REVOLVER COMMISSIONE (REICHSREVOLVER M79)

Costruttrice: Commissione 1880 Modello: M1879 (revolver)

Calibro: 10,55 mm. Artiglieria tedesca Funzionamento: a rotazione, 6 colpi senza estrattore, azione singola

Sicurezza: leva sulla sinistra del fusto Caricatore: tamburo girevole

con apertura di caricamento sulla destra Posizione del fermo: perno centrale amovibile Capacità tamburo: 6 colpi

Mirino: lama fissa

Alzo: tacca di mira a V Lunghezza totale: 310 mm. Lunghezza canna: 183 mm. Numero righe: 6

Direzione rigatura: destrorsa Peso scarica: 1 ,03 kg.

Contrassegni: L'M79 è diverso dall'M83 soltanto per le dimensioni. Vi è una leggera differenza nel perno di ritegno del tamburo che per sganciarlo deve essere ruotato verso il basso anziché premuto. I marchi reggimentali di questo modello sono sulla piastra del calcio, invece che sulla correggia posteriore come al solito. Essi consistono nell'incisione incrociata 11.R.A.4.28 e 1.M.27.40. La cifra di Guglielmo I (Wilhelm), una corona con la W, appare anche sulla piastra del calcio un marchio di controllo (corona su F gotica) è stampato sotto il fusto dinanzi al paragrilletto. Il marchio del fabbricante è S & S VCS CGH SUHL e indica ancora una volta gli sforzi congiunti di Sauer, Schilling e Haenel.

REVOLVER COMMISSIONE (REICHSREVOLVER M83)

Costruttrice: Commissione

Modello: 1883 (revolver)

Calibro: 1 D,55 mm. Artiglieria tedesca Funzionamento: a rotazione,

6 colpi senza estrattore, azione singola

Sicurezza: leva sulla sinistra del fusto

Caricatore: tamburo girevole

con apertura di caricamento sulla destra

Posizione del fermo: perno centrale amovibile

Capacità tamburo: 6 colpi

Mirino: lama fissa

Alzo: tacca di mira a V

Lunghezza totale: 260 mm.

Lunghezza canna: 126 mm.

Numero righe: 6

Direzione rigatura: destrorsa

Peso scarica: 0,92 kg.

Contrassegni: Il monogramma della ditta costruttrice si trova sulla sinistra del fusto al di sopra del grilletto.

Il pezzo qui illustrato è contraddistinto da un ovale contenente le iniziali VCS CGH SUHL.

Contrassegni militari: In molti casi la storia dell'esistenza della pistola può essere determinata dai contrassegni incisi sulla correggia posteriore del calcio. Questo era il posto abituale dove i vari reggimenti imprimevano successivamente i marchi che contraddistinguevano le pistole quando facevano parte del loro armamento.

Marchi di prova: Nessuno. Queste armi furono infatti fabbricate prima della legge del 1891 che prescriveva tali marchi.

Numeri di serie: consistenti generalmente in 2 lettere iniziali e un numero indicativo di 4 cifre che si trovano sull'esagono della canna, sul manicotto d'attacco della stessa, sul fusto al di sopra del paragrilletto, sulla superficie frontale del portello di caricamento e sulla superficie posteriore del cilindro.

Inoltre gli ultimi 2 numeri si possono trovare su ognuna delle parti amovibili, come la leva di sicurezza, tutte le viti esposte (sulla testa), e il numero senza iniziali sulla parte del perno centrale del cilindro che serve alla presa.

Le armi progettate da una Commissione non risultano ag­giornate come gli ultimi prodotti dell'industria e neppure efficienti dal punto di vista dell'impiego bellico. Tuttavia la Commissione tedesca, incaricata del riequipaggiamento del­l'Esercito quando le nuove armi a ripetizione con cartucce metalliche stavano facendo la loro apparizione, riuscì a pro­durre modelli degni di rilievo, e i due tipi di revolvers realizzati si considerano armi riuscite ed efficienti per il loro tempo. Vi è una certa confusione sulla loro denominazione, dato che esse vengono chiamate M79 da Cavalleria (o Modello da Truppa), nel caso della canna lunga, e M83 da Fanteria (o Modello da Ufficiali), nel caso della versione a canna corta.

L'M83 qui illustrato fu fabbricato a Suhl e porta le iniziali VCS CGH che indicano la produzione da parte di un consor­zio comprendente la V.C. Schilling e la C.G. Haenel. Si tratta di un revolver a fusto rigido, a singola azione, caricabile attraverso un portello incernierato verso l'esterno sul lato destro, ma sorprendentemente è senza alcun mezzo per estrarre il bossolo sparato se non con lo smontaggio com­pleto del tamburo e con l'espulsione dei bossoli uno per uno con l'uso del perno di rotazione del tamburo stesso. Dico « sorprendentemente» in quanto per il 1883 vi erano già diversi sistemi di espulsione sul mercato; può essere acca­duto che la Commissione sia stata dell'avviso che il dovere degli ufficiali e sottufficiali consistesse soltanto nel sorveglia: l'attività dei soldati senza essere tenuti a partecipare combattimenti.

Pertanto, siccome il revolver doveva essere impiegato per sparare uno o due colpi in momenti critici, un rapido ricaricamento era un lusso di cui si poteva fare a meno.

D'altro canto può darsi che i sistemi d'estrazione più pratici fossero legati a costosi brevetti, anche se quando si trattò di adottare un fucile la Commissione non sembrò preoccupa da questo punto di vista.

Un'altra caratteristica inconsueta del revolver è data dal presenza di una leva di sicurezza, proprio sotto il cane, d viene abbassata per l'uso. Tale caratteristica è però raramente presente sui revolvers inglesi o americani, mentre più facile trovarla sui tipi continentali, ma sembra piuttosto superflua su un revolver e per giunta ad azione singola. l altro congegno di sicurezza è il mezzo cane adoperato and per sganciare il cilindro per la sua ricarica attraverso lo sportellino.

Il revolver è formato da un fusto che porta il sistema l armamento e sparo, il tamburo e un bocchettone in cui canna è avvitata e calettata a caldo. Il manicotto e la sezione posteriore della canna sono di forma esagonale allo scopo l facilitarne il montaggio. Il tamburo a 6 camere si può smontare premendo il ritegno a molla sulla sinistra del fusto e spingendo in avanti lo spinotto assiale. Aprendo il portello di caricamento, il tamburo si stacca.

Si vedrà che la parte posteriore della camera è scavata in modo da chiudere completamente in sé la testa della cartuc­cia. Si tratta di una encomiabile misura di sicurezza dovuta alle condizioni delle cartucce metalliche intorno al 1880 e fu più tardi salutata come grande innovazione, quando. fu applicata sui revolvers caI. 0,22. Si noterà altresì che ogni camera è numerata esternamente sul tamburo, il che è però di dubbia utilità.

La cartuccia da 10,55 mm. per questa pistola appare sotto diverse denominazioni: 10,6 mm., 10,8 mm., 11 mm. e perfino 11,5 mm., ma le cifre « 10,55» incise su entrambi gli esem­plari qui illustrati risolvono la questione. Le munizioni origi­narie sono oggi introvabili, pur essendo possibile utilizzare la cartuccia caI. O,44in russa (Smith & Wesson) anche su queste pistole. Entrambe sono abbastanza robuste per resistere alla carica di polvere nera di queste munizioni e la lunga canna del Mod. 79 permette un tiro preciso. Naturalmente non è il caso di sottoporle al tormento causato da una carica di pol­vere senza fumo.