PISTOLE MODELL 12

Costruttrice: Osterreichische Waffenfabrik Steyr

Modello: Pistole Modell 12 (o)

Calibro: 9 mm.

Funzionamento: culatta bloccata, rinculo utilizzato, cane interno

Sicurezza: leva manuale sulla parte posteriore sinistra del fusto

Caricatore: serbatoio integrale nel calcio

Posizione del fermo: sprovvista

Capacità caricatore: 8 colpi

Mirino: lama regolabile

Alzo: tacca di mira a V

Lunghezza totale: 216 mm.

Lunghezza canna: 128 mm.

Numero righe: 4

Direzione rigatura: destrorsa

Peso scarica: 1 ,02 kg.

Contrassegni: sulla sinistra del carrello: «P08" STEYR 1916 (o altra data, 1912-1918).

Marchi di prova: nessuno.

Numero di serie: completo sul carrello e sul fusto sopra il grilletto

L'arma è più conosciuta forse come Steyr Modello 1912 o Steyr-Hahn (Steyr con cane). Essa era la pistola d'ordinanza degli Eser­citi austro-ungarico e romeno durante la Prima Guerra Mon­diale, apparve in dotazione agli ufficiali italiani del Corpo Truppe Volontarie in Spagna (esemplari di P.B. del 1918) e durante la Seconda Guerra Mondiale fu lievemente modifi­cata per l'Esercito tedesco. Secondo il progetto originario, all'inizio del secolo esso aveva una caratteristica non com­pletamente insolita: sparava cioè una cartuccia realizzata appositamente. Tale cartuccia, la 9 mm. Steyr, è più lunga della 9 mm. Parabellum, la pallottola è più appuntita e in genere rivestita d'acciaio, e la carica di lancio è più potente.

Tutto ciò le conferisce un notevole potere di penetrazione, ma per ragioni ignote la cartuccia non fu prescelta da altri fabbricanti, e di conseguenza l'arma rimase nel paese d'ori­gine, dove il relativo munizionamento era facilmente re­peribile.

Sia detto per inciso, che la Webley & Scott di Birmingham produsse in effetti una pistola automatica camerata per questa cartuccia, ma si trattava di un contratto per l'Esercito rumeno e non fu mai posta sul mercato in questo calibro.

Quando le forze armate austriache furono assorbite dalla Wehrmacht nel 1938, si presentò la necessità di evitare armi che utilizzassero cartucce non regolamentari allo scopo di non complicare i rifornimenti. La soluzione più rapida sareb­be stata la sostituzione delle Steyr con le P08 o P38 ma, siccome queste non erano disponibili a quel tempo, gli au­striaci, data la loro 'mentalità indipendente, preferirono giu­stamente la loro arma. Venne così scelta la soluzione più ovvia di ricamerare i Modelli 1912 per la normale cartuccia Parabellum cal. 9. Le dimensioni di base erano tanto simili che non occorsero modifiche alla testa dell'otturatore o all'e­strattore, e anche le cartucce più corte si adattavano al ca­ricatore, cosicché bastò ridisegnare la rampa di caricamento in modo da far scivolare meglio l'estremità più rotonda e più corta della nuova cartuccia. Dopo la conversione, sul carrello fu impresso “08” o “P08” sulla sinistra e l'arma fu adottata dall'Esercito germanico con la denominazione di “Pistole Modell 12” .

La Steyr 1912 spara a culatta chiusa, ed è una delle armi più robuste mai fabbricate. Sebbene teoricamente impossibile, riesce ugualmente a sparare con le cartucce Parabellum da 9 mm. nonostante qualche difficoltà nell'alimentazione. Ma con le munizioni adatte è un'arma potente e precisa. Non si conosce bene la sua discendenza ma, come i Modelli Roth­Steyr e Roth-Frommer, sembra debba molto ai fratelli Krnka, a Roth e a Frommer. Il sistema di chiusura è basato sulla rotazione della canna, che è munita di quattro alette: due superiori che alloggiano in feritoie trasversali del carrello, una trasversale in basso che è incastrata in una feritoia nel fusto e frena i movimenti in avanti e all'indietro, e una eli­coidale sotto la canna che muovendo in una solcatura del fusto regola la rotazione della canna stessa.

Al momento dello sparo canna e carrello, solidali per l'in­castro delle alette dorsali, rinculano di circa 8 mm. Durante questo movimento, l'aletta elicoidale scorre nella solcatura fissa e fa ruotare la canna di circa 20" sganciando le alette dorsali dal carrello. Non appena queste raggiungono il punto di disimpegno, la quarta aletta, sul fondo della canna, arriva all'estremità della sua feritoia e ferma la canna stessa.

Il carrello continua a retrocedere comprimendo la molla di recupero al di sotto della canna. La cartuccia sparata viene estratta dalla camera ed espulsa, mentre il vano si riarma. Il ritorno in posizione del carrello sfila una nuova cartuccia dal serbatoio e la sistema in camera; mentre av­viene questo, il carrello comincia a spingere in avanti la canna. L'aletta elicoidale fa ora ruotare la canna, allo scopo di riportare l'aletta trasversale nel suo alloggio nel carrello, e il movimento viene interrotto quando l'aletta limitatrice di corsa urta la parte anteriore del suo alloggiamento nel fusto. La pistola è quindi di nuovo pronta a sparare.

Come in molti modelli realizzati dalla Steyr, il caricatore è integrale con il calcio ed è caricato mediante una piastrina di caricamento da 8 colpi. Per introdurre le cartucce nel serbatoio, si arretra il carrello fino a impegnare il ritegno della leva di sicurezza con l'apposita tacca nel carrello stesso. La piastrina viene poi inserita nelle guide ricavate nel car­rello e i colpi vengono spinti nel caricatore. Sfilando la pia­strina e sganciando la leva di sicurezza, il carrello avanzerà per portare il primo colpo in canna. Per scaricare il serbatoio, il carrello viene arretrato e bloccato col solito sistema, e viene premuto il bottone zigrinàto al di sopra della guancetta sinistra dell'impugnatura. Questo libera un ritegno a molla nel caricatore e permette alla molla di elevazione di espel­lere le cartucce con tanta violenza da farle arrivare a circa cinque metri di distanza.

Forse l'unico difetto che si può trovare in questa pistola è dato dal calcio che è troppo ad angolo retto con il resto del fusto, per cui quando si spara istintivamente si tende a mirare troppo in basso. Se l'arma avesse avuto quest'angolo più ottuso di altri 10°_15° e fosse stata camerata per un munizionamento più diffuso, avrebbe avuto un maggior suc­cesso e sarebbe stata prodotta più a lungo.

Alcune Steyr 1912 furono poste in commercio alla vigilia della Prima Guerra Mondiale; esse avevano un'ottima finitura e portavano il contrassegno WAFFENFABRIK STEYR sul carrello e marchi di prova austriaci di tipo civile. Oggi sono comunque molto rare.

Una variante non priva di interesse di questa pistola è in possesso dell'Imperial War Museum ed è dotata di un pro­lungamento del caricatore che gli conferisce la capacità di 20 colpi e di un selettore sulla destra che disimpegna il disconnettore, permettendo il tiro a raffica. Camerata per il 9 mm. Steyr, non sembra progettata per l'attacco del calciolo e, in assenza di ogni documento ufficiale relativo alla modi­fica, si crede sia stata realizzata per i piloti dei primi aerei militari (si ricordi che qualcosa di analogo fu fatto dall'Eser­cito americano per le sue Colt 45 MI911A). Qualunque ne sia stato l'impiego, sparare una raffica con una cartuccia di tale potenza doveva essere un'esperienza emozionante.

Per scomporre la pistola Steyr, dopo avere arretrato il carrello e se necessario svuotato il caricatore, si lascia ritor­nare in avanti il carrello stesso e si preme il grilletto. Al­l'estremità anteriore dell'arma, proprio sotto la volata, si può notare un fermo a molla che attraversa carrello e fusto. Con un attrezzo adatto, come il manico di un cacciavite, si deve spingere questo piolo_ da sinistra a destra. Esso spunterà dalla destra e sarà trattenuto nel carrello dalla molla a lami­na che serve a tenerlo in sede. Si potrebbe supporre che ciò sia sufficiente per smontare l'arma, ma è invece necessario rimuovere completamente il perno d'unione introducendo la lama del cacciavite dalla sinistra del carrello per sollevare la molla a lamina e spingere del tutto fuori il perno. Ciò fatto, si tira totalmente indietro il carrello sollevandolo dal fusto. Si vedrà così che il carrello in parola è provvisto di alette anteriori, che devono essere arretrate fino al punto in cui il fusto è intagliato per essere liberate; il carrello non può uscire dalla parte anteriore a causa delle rotaie e delle solcature di guida alla sua estremità posteriore che termina­no proprio dietro il caricatore.

La canna può essere sollevata dalla sua sede nel fusto, ma solo in caso di effettiva necessità. Togliendo le guancette, è possibile smontare il caricatore, pur non essendo consigliabile. Per rimontare l'arma, si riporta la canna nella sua sede nel fusto, assicurandosi che l'aletta di rotazione scorra nella sua scanalatura nel fusto stesso, quindi bisogna metterla in posi­zione di massimo rinculo con l'aletta che ne limita la corsa, a stretto contatto della parte terminale della sua feritoia. Dopo di che si deve appoggiare il carrello al di sopra, facendo attenzione che l'aletta adiacente alla sede del perno di bloc­caggio cada nella parte intagliata del fusto presso la culatta. Si porta poi avanti il carrello, abbassando la piattaforma del­l'elevatore per consentirne il movimento, e si inserisce il bloccaggio trasversale in modo da farlo passare anterior­mente alla molla di recupero. Ci si deve assicurare che il perno attraversi completamente il fusto e che la molla a la­mina scatti sulla parte sinistra dell'arma. Quando si ricom­pone la pistola si può osservare che il perno di bloccaggio porta incisa una freccia, che deve essere nella parte supe­riore e diretta da destra a sinistra quando esso viene rimesso in sede.