PISTOLE MODELL 1935 RADOM

Costruttrice: Fabryka Broni w Radomu

Modello: Pistole Modell 35(p)

Calibro: 9 mm. Parabellum

Funzionamento: culatta chiusa, utilizzazione del rinculo, cane interno

Sicurezza: nell'impugnatura; fermo per mantenere il cane abbassato sul carrello

Caricatore: serbatoio amovibile monofilare nell'impugnatura

Posizione del fermo: sinistra dell'impugnatura, dietro il grilletto

Capacità caricatore: 8 colpi

Mirino: lama fissa

Alzo: tacca di mira fissa a V

Lunghezza totale: 211 mm.

Lunghezza canna: 115 mm.

Numero righe: 6

Direzione rigatura: destrorsa

Peso scarica: 1,05 kg.

Contrassegni: le pistole originali dell'Esercito polacco portano sul carrello la scritta F.B.RADOM 1938 (o altra data) / Aquila polacca / VIS Mo 35 Pat Nr 15567. La guancetta destra dell'impugnatura porta stampato VIS, quella sinistra FB. Non si conosce il significato di questo VIS; le iniziali dei costruttori sono, come si vedrà, W e S e la V non ha riscontro nella lingua polacca. Le armi prodotte per l'Esercito tedesco hanno un'incisione analoga a parte l'omissione dell'Aquila polacca, e nella parte inferiore vi è inciso, meno profondamente, P .35 (p) .

Marchi di prova: il modello polacco mostra piccole Aquile polacche su canna e carrello, il tipo tedesco i marchi d'ispezione del Waffenamt e di accettazione (Aquila della Wehrmacht su 823 o su WaA 77) sull'aletta della canna, sulla sinistra del carrello e sulla sinistra del fusto.

Numeri di serie: sulla destra del fusto sopra il grilletto, sul fondo del carrello vicino alla sezione otturatore, e le ultime tre cifre sull'aletta della canna.

Sebbene chiamata comunemente «Radom ", il nome polacco di questa pistola è «WIS" (pronunciato Vis) e deriva dal nome dei progettisti Wilniewczyc e Skrzypinski. Costruita unicamente in cal. 9 mm. Parabellum, fu realizzata per l'Eser­cito polacco e merita di apparire in questa rassegna (come gli altri modelli esteri) per il suo impiego da parte dell'Eser­cito germanico, che l'adottò con la denominazione di Pistole Modell 35 (p), dove (p) sta per «polnische" (polacca).

Negli anni venti e trenta, l'Esercito polacco era stato ar­mato con numerosi tipi di pistole, quali le Browning, le Colt, le Parabellum, le Mauser e i revolvers Nagant. Per uniforma­re l'armamento su un solo modello, nel 1935 fu indetto un concorso. Vi parteciparono, tra le altre, la Breda italiana, la Mauser, la Skoda, e i due ingegneri polacchi già citati. La competizione rimase limitata alla Skoda e alla WIS, e per patriottismo il Ministero Polacco per gli Affari Militari acqui­stò la licenza dalla WIS, La produzione fu affidata alla Fab­brica d'Armi Governativa di Radom, la «Fabryka Broni w Radomu ", da cui il nome Radom. Il prototipo subì intensi collaudi e l'arma entrò in produzione nel 1936. Fu fabbricato un solo modello, e la produzione continuò fino alla sconfitta polacca del 1939.

Poco dopo la fabbrica fu riaperta sotto il controllo tedesco e il Modello 35 venne costruito fino al 1944 per la Wehrmacht, divenendo un'arma assai popolare fra le unità aviotrasportate.

La pistola ricorda la Colt M191lAl, da cui è in gran parte derivata, con le variazioni adottate per il tipo belga Browning M35 (come la sostituzione di una camma forgiata sotto la canna al posto di un'articolazione, allo scopo di abbassare la canna e sganciarla dal carrello durante il rinculo). Altre 

modifiche del modello polacco consistono nell'adozione di un'asta portamolla sotto la canna, facendo così a meno del guidamolla amovibile della Colt e modificando di conseguenza l'operazione di smontaggio. Esternamente sembra che l'arma sia dotata di una normale sicura sul fusto, più un altro fermo a molla sul carrello. In realtà nessuno di questi due è un dispositivo di sicurezza vero e proprio. Il fermo sul carrello, azionabile col pollice, una volta abbassato fa rientrare il per­cussore nella sua sede nel carrello e permette al dente d'ar­resto di liberare il cane, consentendo così di abbassarlo con sicurezza anche con una cartuccia in canna. La pistola è quindi pronta per il tiro armando semplicemente il cane col pollice. Il fermo sul fusto. serve invece unicamente allo smontaggio. Un'altra caratteristica particolare dell'arma è rappresentata da una solcatura nella parte posteriore dell'im­pugnatura per !'inserimento di un calciolo-fondina in legno, in modo da trasformare l'arma in una piccola carabina per la cavalleria.

Gli ultimi esemplari prodotti sotto il controllo tedesco dif­feriscono dalle Radom originali per la mancanza, in alcuni casi totale, del dispositivo di sgancio del cane, e per le guan­cette in legno liscio, semplificazioni dovute al sempre mag­giore impegno bellico.

Il Modello 35 è una pistola funzionante sul principio della Browning, a canna e otturatore rinculanti di quantità diverse, collegati durante la corsa a mezzo di alette. La parte interna del dorso del carrello porta solcature laterali e la parte superiore della culatta alette laterali. Sotto la canna vi è un'aletta sagomata che comprende una superficie a camma e che, quando l'arma è caricata e pronta al fuoco, si trova proprio davanti a un perno laterale. In questa posizione le alette della canna si bloccano nelle solcature del carrello, unendo fermamente canna e carrello. Al momento dello sparo entrambi rinculano assieme, finché non diminuisce la pressione nella canna. Durante questa azione, la sporgenza dell'aletta sotto la canna impegna il perno trasversale e il profilo della camma è tale che, continuando il rinculo, la

canna è spinta in basso e staccata dal complesso. Una volta avvenuto ciò, il carrello continua a retrocedere per suo con­to, estraendo il bossolo sparato, mentre la canna è bloccata dalla camma e dal perno. La molla di recupero riporta indie­tro il carrello, camera una nuova cartuccia e disimpegna la canna dal perno per reinserirla nel carrello stesso.

Per smontare la P35, dopo avere sfilato il caricatore e scaricato l'arma, si arretra il carrello di circa due cm. finché la leva azionata con il pollice sul fusto può essere alzata per farla incastrare nell'apposita tacca del carrello. Questo farà uscire dalla parte anteriore dell'arma il portamolla, che affer­rato e tirato in avanti permette di sfilare il piolo d'arresto del carrello dal fusto. Ora si abbassa il fermo e il carrello potrà uscire sfilandosi dalla parte anteriore dell'arma. L'estre­mità dell'asta di guida della molla di recupero presso la culatta è a forma di U; ruotandola di 90°, portamolla e molla possono essere disimpegnati dall'aletta della canna e liberati dal loro alloggiamento. Di conseguenza, anche la canna può essere liberata, dopo averla sollevata e fatta uscire dal car­rello. Una pressione sull'estremità del percussore permetterà alla piastrina di ritegno di essere sfilata dal basso e di ri­muovere l'estrattore con un attrezzo adatto. Allentando le viti nella parte superiore e inferiore di ciascuna guancetta, queste potranno essere staccate, senza però consentire l'ac­cesso al meccanismo di scatto. Tutto il meccanismo in parola è fissato al fusto a mezzo di pioli.

Per rimontare l'arma si segue il procedimento inverso. È consigliabile montare canna e molla di recupero nel carrello e successivamente unire il carrello e il fusto tenendoli capo­volti; questo impedisce che la canna ricada dalle solcature di bloccaggio del carrello. Il perfetto montaggio può essere controllato guardando attraverso il foro per il perno d'arresto del carrello, dove il bordo angolato dell'estremità del porta­molla deve essere visibile nel bordo esterno del foro. Si sistema quindi in ·posizione il perno, si spinge il portamolla e il perno stesso andrà in sede da solo.