DREYSE

Il nome di Dreyse è forse maggiormente collegato a progetti di fucili e mitragliatrici che a quelli di pistole, sebbene Johann Niklaus von Dreyse sia morto quarant'anni prima.

Tre pistole Dreyse sono state tuttavia prodotte e, cosa inconsueta, sono tutte e tre diverse invece di essere ( come spesso accade ) la stessa pistola riprodotta in diverse dimensioni.

DREYSE 6,35 mm

Il nome di Dreyse è forse maggiormente collegato a progetti di fucili e mitragliatrici che a quelli di pistole, sebbene Johann Niklaus von Dreyse sia morto quarant'anni prima.

Tre pistole Dreyse sono state tuttavia prodotte e, cosa inconsueta, sono tutte e tre diverse invece di essere ( come spesso accade ) la stessa pistola riprodotta in diverse dimensioni.

tevse 1.35 Il.

Costruttrice: Dreyse

modello: 6,35 mm.

Calibro: 6,35 mm.

Auto Pistol

Funzionamento: chiusura labile, percussore lanciato

Sicurezza: leva manuale sulla sinistra dell'impugnatura

Caricatore: serbatoio amovibile monofilare nell'impugnatura

Posizione del fermo: fondo posteriore dell'impugnatura

Capacità caricatore: 6 colpi

Mirino: lama fissa

Alzo: tacca di mira fissa a V

Lunghezza totale: 114 mm.

Lunghezza canna: 52 mm.

Numero righe: 4

Direzione rigatura: destrorsa

Peso scarica: 0,40 kg.

Contrassegni: sulla sinistra del carrello: "DREYSE “ ; sulla parte posteriore delle guancette, stampato, un monogramma della RMF (Rheinische Metallwaren- und Maschinenfabrik).

Marchi di prova: N coronata sulla canna, sul carrello e sul fusto.

Numero di serie: al di sotto della canna, sotto la sezione di culatta del carrello e sulla destra del fusto, al di sopra dell'impugnatura, in avanti.

La pistola tascabile cal. 6,35 mm. è fabbricata secondo un brevetto depositato da Louis Schmeisser nel 1909 (Brevetto inglese n. 20.660) che riguarda il sistema di montaggio dei vari componenti. Per quanto concerne il suo funzionamento, si tratta di una normale pistola a chiusura labile, abbastanza ben costruita, ma tutt'altro che eccellente.

Quando il carrello è tirato indietro nel modo abituale per caricare l'arma e armare il cane, ci si accorge subito di una singolarità rappresentata dalla parte posteriore del carrello che reca una nervatura superiore mobile, rendendo l'espul­sione del bossolo un'operazione più precisa del solito. Sia il mirino che la tacca di mira sono fissati alla nervatura e per smontare l'arma, dopo aver preso le normali precauzioni, occorre afferrare la tacca di mira, tirarla verso l'alto e spin­J1erla contro la molla di questa nervatura; essa viene poi tirata indietro per estrarre completamente la nervatura dal carrello. La pistola deve quindi essere tenuta per il calcio capovolta nella mano destra, mentre le dita della sinistra afferrano la parte zigrinata del carrello e la tirano all'indietro vincendo la resistenza della molla di recupero. Se ciò viene eseguito esattamente, la canna cadrà nel palmo della mano sinistra. Essa è infatti sistemata nell'arma abbastanza sem­plicemente (con un piolo che attraversa la parte superiore del fusto) ed è ancorata in sede unicamente dalla nervatura superiore. Tolta la canna, il carrello può essere sfilato in avanti e la molla di recupero con relativo portamolla possono essere tolti dalla loro sede nel fusto. Percussore e relativa molla, che normalmente appoggiano contro la parte sovra­stante il fusto stesso, possono essere sfilati dal loro foro nel carrello. Non è consigliabile procedere a ulteriore smon­taggio.

L'operazione di rimontaggio dell'arma avviene seguendo l'ordine inverso; per rimettere a posto la canna è meglio tenere la pistola in modo ortodosso, con le dita intorno all'impugnatura e, spingendo il carrello all'indietro di un paio di centimetri, trattenerlo col pollice. Allora la canna può tornare a posto da sola, il carrello ritornare in posizione di chiusura e la nervatura superiore entrare in sede e rimanervi bloccata forzando la tacca di mira nel suo vano.

DREYSE 7,65 mm

Costruttrice: Dreyse

Modello: 7,65 mm.

Calibro: 7,65 mm. Auto Pistol

Funzionamento: chiusura labile, percussore lanciato

Sicurezza: leva manuale sulla parte posteriore sinistra del fusto

Caricatore: serbatoio amovibile monofilare nell'impugnatura

Posizione del fermo: fondo posteriore dell'impugnatura capacità caricatore: 7 colpi

Mirino: lama fissa

Alzo: tacca di mira fissa a V

Lunghezza totale: 159 mm.

Lunghezza canna: 93 mm.

Numero righe: 4

Direzione rigatura: destrorsa Peso scarica: 0,71 kg.

Contrassegni: sulla sinistra della piastra di copertura della culatta: DREYSE RHEINMETALL ABT. SoMMERDA.

Nella parte superiore delle guancette, un monogramma stampato della RMF (Rheinische Metallwaren- und Maschinenfabrik).

Marchi di prova: N coronata sulla volata, sul carrello, sull'alloggiamento della canna e del fusto.

Numero di serie: sulla parte superiore del fusto, proprio prima dello spazio del serbatoio; sul fondo dell'alloggiamento della canna, sotto la culatta; sopra il blocco di culatta.

La seconda Dreyse più grande, una pistola automatica da 7,65 mm., fu in origine studiata per uso civile proprio prima della Prima Guerra Mondiale, ma nel 1917 fu adibita in un arto numero al servizio militare per mancanza di armi regolamentari, specialmente per gli ufficiali di stato maggiore e per le truppe di seconda linea.

Essa presenta diverse interessanti caratteristiche di costru­zione che testimoniano molta originalità nel progetto, e che esamineremo a proposito del suo smontaggio.

Per essere certi che l'arma è scarica, dopo aver estratto il caricatore premendo il fermo al di sotto dell'impugnatura, occorre tirare indietro il Carrello. Tuttavia il carrello di que­st'arma non è « soltanto quello che si trova sopra l'impugna­tura; al di sopra della canna vi è una parte zigrinata e, dopo averla afferrata e tirata indietro, si vedrà che il car­rello è soltanto la metà superiore di quanto sembra l'allog­giamento della canna e che esso continua formando un bloc­co di culatta, che si tira indietro dalla scatola fissa sopra l’impugnatura. Quando il carrello è abbandonato, il percus­sore emerge attraverso la parte posteriore del blocco di culatta per indicare che l'arma è carica. Facendo pressione sul grilletto attraverso l'azione di un dente d'arresto, si libera il percussore.

Per scomporre l'arma è preferibile disporre di un cacciavite o di qualcosa di simile; la parte finale della canna è circon­data da un sottile anello che deve essere premuto di circa 6 mm. per consentire a un perno di questo anello di liberarsi da un incavo ricavato nel carrello. Una volta libero, il car­rello può essere sollevato, ma a questo punto bisogna stare attenti perché l'anello della canna e la molla di recupero tendono a schizzare fuori con violenza. Essi devono quindi essere liberati pian piano per sollevare poi il carrello.

Spingendo indietro quest'ultimo nell'alloggiamento della canna e poi sollevandone il naso, essa si potrà smontare insieme con la sezione del blocco di culatta che forma la sua parte posteriore. L'estrattore può venire sollevato dal suo solco nel blocco, e il percussore e la relativa molla potranno essere smontati svitando il grosso tassello forato, attraverso cui emerge l'asta del percussore ad arma in posizione di sparo. Non è necessario un ulteriore smontaggio. Per ricom­porre l'arma, si segue l'ordine inverso; il manicotto della canna va tenuto abbassato con il cacciavite finché il carrello non sia rimesso in sede sull'aletta.

Nell'arma vi sono altri due punti interessanti: al di sotto della parte posteriore del blocco di culatta, sul fusto, vi è un fermo che con il pollice può essere spinto a destra per liberare l'intera sezione canna-carrello, che poi si impernia su un piolo proprio davanti al paragrilletto. Secondariamente, 

una vite nell'alloggiamento della canna, sulla sinistra della culatta, mantiene in sede la canna stessa; togliendo la vite, questa si sblocca e può essere svitata ed estratta con un attrezzo adatto che faccia presa nelle incisioni della canna ricavata proprio davanti alla culatta.

Il meccanismo di sparo di questa particolare pistola è comune, ma alcune delle armi prodotte durante la guerra presentano un sistema leggermente modificato che, quando si preme il grilletto, fa arretrare ancora il percussore, ne comprime maggiormente la molla e quindi lo libera. Il siste­ma, usato anche per la 9 mm. Dreyse, è probabilmente dovuto alla cattiva qualità delle cartucce del tempo di guerra e quale rimedio contro molle di qualità scadente, mancata manutenzione, fango e simili, che potevano rendere più debole il colpo del percussore con il sistema tradizionale.

Un altro espediente del periodo bellico era ricavare una rientranza nella p'arte anteriore del carrello, attraverso la quale fosse possibile spingere indietro il manicotto della canna con l'unghia invece di ricorrere ad attrezzi.

DREYSE 9 mm

Costruttrice: Dreyse

Modello: 9 mm.

Calibro: 9 mm. Parabellum

Funzionamento: chiusura labile, percussore lanciato

Sicurezza: leva manuale sulla parte posteriore sinistra del fusto

Caricatore: amovibile

Posizione del fermo: fondo dell'impugnatura

Capacità caricatore: 8 colpi

Mirino: lama fissa

Alzo: tacca di mira fissa a V

Lunghezza totale: 206 mm.

Lunghezza canna: 126 mm.

Numero righe: 6

Direzione rigatura: destrorsa

Peso scarica: 1,05 kg.

Contrassegni: come nella Dreyse 7,65 mm. Alcuni esemplari sono stati visti talvolta con la scritta RHEINISCHE METALLWAREN- UNO MASCHINENFABRIK, SOMMERDA sul carrello.

La 9 mm. Dreyse, mentre appare una versione ingrandita della 7,65 mm. nell'aspetto generale, ha qualche caratteristica che la rende alquanto differente nella costruzione. L'arma sembra sia stata realizzata nell'imminenza della Prima Guerra Mondiale per impiego civile ma, per il suo munizionamento 9 mm. Parabellum, fu spesso impiegata dai soldati anche se non adottata o approvata ufficialmente. Essa appartiene alla categoria delle armi a chiusura labile e può essere considerata una delle prime armi a utilizzare questo sistema per un calibro così elevato. Tale applicazione richiede o un pesante otturatore o una robusta molla di recupero, perciò per man­tenere la medesima costruzione della 7,65 mm. occorre sosti­tuire appunto la molla. Questo porta a difficoltà nell'arma­mento del cane, e chiunque ne dubiti è invitato ad armare una spagnola Astra cal. 9 mm., specialmente quando questa sia stata leggermente lubrificata. Così, per ovviare all'incon­veniente, la Dreyse è stata studiata in modo da sganciare la molla di recupero dal carrello durante le operazioni di armamento.

La struttura generale della pistola da 9 mm. non si discosta molto da quella della versione cal. 7,65 mm.; la molla di recupero avvolge la canna ed è sempre trattenuta da una boccola. Ma, invece che della parte rinculante ancorata alla boccola in volata, la parte del carrello che si estende sulla canna è dotata di un braccio di armamento, incernierato all'inizio della volata e provvisto posteriormente di prese

per il pollice e per le dita, sopra il retro del blocco di culatta. Questa leva di armamento costituisce il coperchio della parte superiore della pistola; è anche dotata di un'aletta che, quando la leva di armamento stessa è abbassata, si incastra in un'altra sporgenza della boccola che trattiene la molla di recupero e che in quest'arma si estende all'indietro, fino a circa metà della canna. Si può osservare che la canna sembra sproporzionatamente lunga per una pistola del genere, e la ragione più probabile è di permettere alla boccola un movi­mento sufficientemente ampio prima di arrivare in contatto con l'estremità posteriore della canna.

Per caricare la pistola, dopo avere inserito nell'impugna­tura un caricatore pieno, si afferrano le prese situate poste­riormente alla leva d'armamento e si alza leggermente il tutto in modo da sganciare le due alette. Quindi l'armamento (e con esso carrello e blocco di culatta) viene arretrato e poi riportato in avanti, camerando la cartuccia, senza altro sforzo se non quello necessario a superare la debole resistenza della molla del percussore che viene parzialmente compressa durante l'armamento. Una volta chiusa la culatta, la leva d'armamento viene riabbassata per fare incastrare le due alette. Al momento dello sparo, il blocco di culatta, rincu­lando, porta con sé il carrello e la leva di armamento e, a causa dell'incastro delle due sporgenze, quest'ultima fa arre­trare la boccola della molla di recupero comprimendola.

Mentre tutto ciò funziona molto bene in teoria, e anche in 

pratica quando l'arma è nuova e costruita in materiale di buona qualità, le cose tendono a peggiorare con l'uso. L'in­conveniente fondamentale sembra essere costituito dalle sporgenze, e principalmente quella della leva d'armamento, che non erano particolarmente « indurite» e dopo alcuni anni d'uso si logoravano fino a non incastrarsi più con quelle della boccola. A questo punto sparare porta alla separazione delle due parti, al sollevamento della leva d'armamento e al violento rinculo del carrello-otturatore che rimane aperto.

Questa è quasi sempre la ragione per cui le pistole Dreyse cal. 9 mm. si vedono solo raramente. lo ho provato l'arma una volta, ma non ho alcun desiderio di ripetere l'esperi­mento.

Come già detto a proposito della 7,65 mm., il meccanismo di sparo è fatto in modo da rinforzare l'azione del percussore quando si preme il grilletto.

La scomposizione dell'arma non differisce gran che dalla versione da 7,65 mm. La leva di armamento deve essere 

sollevata e tirata indietro, dopo di che si scopre un fermo che mantiene la boccola della molla di recupero. Abbassando questo fermo, la boccola e la molla stesse possono essere rimosse. Il piolo che impernia la leva d'armamento al car­rello può essere spinto in fuori per dividere i due elementi e permettere di sfilare posteriormente carrello e otturatore.

Invece della presa per il pollice che consentiva alla pistola da 7,65 mm. di rimanere aperta, il modello da 9 mm. ha un sistema molto più forte e più efficace: un piolo a molla che passa attraverso fusto e alloggio di culatta; abbassando la molla con un cacciavite, questo piolo può essere spinto fuori da destra e la canna essere liberata dal fusto per facilitarne la pulitura.

La 9 mm. Dreyse fu fabbricata in quantità relativamente modesta; la produzione fu però interrotta durante la Prima Guerra Mondiale, Rrobabilmente verso la metà del 1917, e mai più ripresa. L arma è oggi piuttosto ricercata.