BORCHARDT

Costruttrice: Borchardt Modello: 7,65 mm.

Calibro: 7,65 mm. Borchardt

Funzionamento: corto rinculo, chiusura ad articolazione a ginocchio

Sicurezza: leva manuale sulla sinistra sopra il calcio Caricatore: monofilare amovibile nel calcio

Posizione del fermo: sulla sinistra del calcio, dietro il grilletto Capacità caricatore: 8 colpi

Mirino: lama fissa

Alzo: tacca di mira a V graduata da 100 a 700 metri Lunghezza totale: 279 mm.

Lunghezza canna: 165 mm. Numero righe: 4

Direzione rigatura: destrorsa Peso scarica: 1 ,16 kg.

Contrassegni: sulla parte superiore della culatta:

WAFFENFABRIK LOWE BERLIN DRP No. 75837:

Sulla destra del fusto: SYSTEM BORCHARDT PATENT.

Marchi di prova: B coronata, G coronata e U coronata sulla sinistra della canna. B coronata, U coronata

sulla parte superiore dell'arma.

Numero di serie: completo sul fondo del serbatoio, del calcio e sul grilletto.

La Borchardt fu posta in vendita nel 1894, dopo essere stata brevettata l'anno precedente, ed è degna di nota per alcune particolarità. In primo luogo essa è la prima pistola a cari­camento automatico che abbia avuto un successo commer­ciale e secondariamente la prima dotata del caratteristico otturatore a ginocchio che in seguito diventerà più famoso con la Parabellum; inoltre è la prima arma a presentare il caricatore asportabile contenuto nell'impugnatura. Si dice che abbia avuto un considerevole successo di vendita, ma oggigiorno gli esemplari sono piuttosto rari e la sua parti­colare cartuccia da molti anni non è più in produzione.

 

La cartuccia Borchardt è leggermente più piccola della Mauser 7,63 mm., ma talvolta è possibile utilizzare per l'arma anche questa cartuccia, sebbene sia più potente di quella originale; il giunto a snodo è particolarmente sensibile al tipo di munizionamento impiegato e il connubio tra la pistola Borchardt e la cartuccia Mauser non può essere onestamente raccomandato. Alcuni esemplari furono tuttavia camerati proprio per questa cartuccia e dotati di molle di rinculo più robuste intorno al 1913, ma sono così rari che il proprietario non avrebbe il coraggio di sparare con una di queste! Si dice anche che altri esemplari siano stati camerati per la 7,65 mm. Parabellum, anche se non vi sono prove sicure, e siamo piut­tosto scettici in proposito.

 

Hugo Borchardt, di origine tedesca, fu naturalizzato citta­dino americano dopo il 1870. Fu un tecnico di chiara fama sotto ogni aspetto, occupò molti posti di responsabilità in diversi periodi e trovò anche il tempo di brevettare diversi dispositivi meccanici. Egli partecipò al progetto e alla fabbri­cazione del fucile a retrocarica Sharps-Borchardt e poi, verso la fine degli anni '80, fece ritorno in Germania.

 

Egli si occupò presso la ditta di Ludwig Lowe di Berlino e brevettò la sua pistola che fu poi prodotta. Georg Luger, anch'egli dipendente della Lowe, in seguito apprezzò le buone caratteristiche della pistola Borchardt e provvide a riproget­tarla. Sembra che Borchardt fosse comunque completamente soddisfatto della sua pistola così com'era e non fosse disposto a modificarla. Luger allora procedette per conto suo, brevettò la nuova pistola a suo nome e agì in modo da soppiantare la pistola Borchardt sul mercato. Questo è il legame che conduce alle affermazioni talvolta udite, secondo le quali la Luger sarebbe derivata da un disegno originale americano.

 

In una recensione del libro scritto dal Cap. H.B.C. Pollard « Automatic Pistols» si riporta: « Non crediamo che egli abbia reso piena giustizia alla cartuccia Borchardt, perché sebbene la consideri la progenitrice di quelle che la seguiro­no, egli avrebbe dovuto dire molto di più se avesse cono­sciuto le considerazioni dell'inventore, in cui questi affermava che non poteva passare a produrre la pistola finché non avesse realizzato praticamente una cartuccia in grado di soddisfare alle condizioni d'impiego realmente nuove imposte da un funzionamento automatico. Altre affermazioni fatte da Borchardt mostrano l'esistenza di un certo contrasto sorto con Mauser che, basandosi sulla cartuccia Borchardt, trovò che la costruzione di una pistola di tipo migliore adatta a spararla era di facile attuazione, dato che aveva potuto im­postare il suo studio tenendo conto degli errori dell'altro. Noi non riportiamo questa citazione con spirito critico, poiché nessuno se non coloro che furono impegnati in questo campo e a quell'epoca potrebbe apprezzare dapprima l'incredulità e poi lo stupore che accompagnarono l'esibizione fatta dal Sig. H.F.L. Orcutt nei suoi uffici di Cannon Street del modello realizzato a mano della pistola in circolazione durante il periodo in cui si stavano preparando gli impianti per la produzione in serie.»

 

È un vero peccato che il giornalista abbia omesso la data in cui il prototipo della pistola apparve in pubblico.

La Borchardt ha un aspetto singolare in quanto !'impugna­tura si trova quasi a metà arma. Il calcio è ad angolo retto con l'asse della canna e insieme con la protuberanza poste­riore, a detta di alcuni tra cui l'autore, porta a una cattiva impugnatura.

 

Questa sporgenza è dovuta principalmente alle difficoltà incontrate da Borchardt nel realizzare un sistema a corto rinculo, tenendo presente che stava lavorando su un terreno ancora vergine e quindi non aveva alcun esempio a cui 

ispirarsi. La sua soluzione fu pertanto di adottare una molla di recupero laminare, pressoché analoga a quelle da orologio, che è alloggiata appunto nella parte posteriore dell'arma sporgente verso il basso. Essa è collegata a perni sulla parte posteriore dell'articolazione a ginocchio in modo tale che quando questo si alza accresce la tensione della molla, che poi si ridistende e chiude la culatta. È evidente che il punto debole di questa pistola risiede proprio nella molla che è difficile a sistemarsi in loco nel montaggio dell'arma. A dif­ferenza delle molle elicoidali, essa non può essere accorciata o sostituita da una più lunga, ma deve avere esattamente la giusta lunghezza e tensione: una volta sistemata in loco, essa deve ricevere appunto l'esatta tensione. Tale delicatezza di funzionamento, insieme con le variazioni della pressione in camera e della forza di rinculo da colpo a colpo, comuni alle prime polveri senza fumo, rendeva le operazioni di cari­camento automatico della Borchardt tutt'altro che regolari, anche se naturalmente costituivano un notevole progresso per l'epoca.

 

La pistola fu dapprima prodotta da Ludwig LOwe, ma nel 1896 la sua ditta si fuse con la Deutsche Metallpatronenfabrik di Karlsruhe per divenire la Deutsche Waffen-und Munitions­fabrik (DWM) e le pistole fabbricate dal l gennaio 1897 co­minciarono a portare il monogramma della DWM sull'arti­colazione come le successive Luger. La versione qui esami­nata, con numero di serie 107, fu prodotta invece da Lowe.

Nello smontaggio della Borchardt, il miglior consiglio che abbia mai sentito fu quello di un serio professionista che, quando stavo esaminando la pistola nel corso di una breve visita, disse: « La volete smontare?»

« Credo di no, poiché non ho molto tempo».

« Grazie al ciclo », replicò, « ci ho provato io una volta e ho impiegato due giorni per ricomporla e per farla funzio­nare a dovere». Oggi la facilità di scomposizione e di manu­tenzione di un'arma è considerata di somma importanza sin dall'inizio del progetto e molte armi assai promettenti sono state rifiutate dalle commissioni appunto perché non soddi­sfacenti a questi requisiti. Tuttavia, ai tempi di Borchardt, ciò era di scarso interesse rispetto a un buon funzionamento .

 

Per provvedere allo smontaggio di una Borchardt, in caso di effettiva necessità, bisogna dapprima assicurarsi che il caricatore sia stato sfilato, l'arma sia scarica e il percussore in posizione avanzata. Allora si toglie la vite che fissa al fusto la scatola della molla di recupero, tenendo premuta la scatola contro il fusto stesso. Si fa poi allontanare la scatola dalla pistola (controllando la molla finché fa pressione), quindi si può sganciare la molla dal suo ancoraggio all'arti­colazione. Non conviene togliere invece la molla dalla sua scatola. Ora si possono far girare i coperchietti che si trovano sul fusto per esporre il perno che trattiene la leva di chiu­sura dell'otturatore e quindi sfilarlo. (Si può dire che fino a questo punto si tratta delle medesime operazioni necessarie a scomporre la Luger). Dopo di che si allenta la vite sul gril­letto e si spinge fuori la piastrina copri-grilletto e il grilletto stesso per farli uscire da la propria sede. Si passa dunque a far scorrere in avanti il complesso canna-otturatore ad arti­colazione, mentre parte dell'articolazione e della culatta esco­no posteriormente. I! blocco di culatta è chiuso posterior­mente da una testa a vite che, insieme al percussore e rela­tiva molla, potrà essere rimossa dandole mezzo giro.

I! rimontaggio segue il procedimento inverso, ma si deve fare attenzione ad agganciare la molla di recupero all'artico­lazione e a riportarla quindi nella posizione originaria con la sua scatola.

 

La Borchardt era dotata di un calciolo da spalla allo scopo di trasformarla in una carabina; questo veniva fissato a mezzo di un incastro a coda di rondine alla scatola della molla di recupero, serrando poi una vite « a pollice» nella sezione anteriore del calciolo in modo da riunire saldamente i due elementi. Ne derivò un'unione assolutamente rigida, senz'altro migliore di quella dei successivi modelli Mauser o Luger; è possibile fare degli ottimi centri con una Borchardt con calciolo a una distanza anche superiore ai 100 metri.

Borchardt brevettò successivamente un modello migliorato della sua pistola (American Patent 987.543 in data 21 marzo 1911), ma non risulta che alcun'arma del genere sia stata realizzata.