BERGMANN

Costruttrice: Bergmann

 

Modello: 6,5 mm. N. 3

 

Calibro: 6,5 mm. Bergmann

 

Funzionamento: utilizzazione diretta del rinculo (chiusura labile), cane esterno

 

Sicurezza: leva manuale sulla sinistra del fusto

 

Caricatore: interno, integrale, alimentato a piastrina

 

Posizione del termo: sulla sinistra del serbatoio

Capacità del caricatore: 5 colpi

 

Mirino: lama fissa

 

Alzo: tacca di mira posteriore a U

 

Lunghezza totale: 262 mm.

 

Lunghezza canna: 112 mm.

 

Numero righe: 4

 

Direzione rigatura: destrorsa Peso scarica: 0,75 kg.

 

Contrassegni: a sinistra del fusto: PATENT BREVETE S.G.D.G.

 

Sul coperchio del serbatoio a destra: PISTOLET BERGMANN.

 

Dietro il grilletto, sul lato destro: uno stemma rappresentante un minatore (Bergmann) con un piccone e una lanterna in una galleria, il tutto in una cornice ovale in senso verticale.

 

Marchi di prova: una U con doppia corona su fusto, canna e otturatore.

 

Numero di serie: riportato completamente sulla canna e sul fusto sotto la culatta.

Theodor Bergmann di Gaggenau fu uno dei primi a interes­sarsi delle pistole automatiche e le sue prime invenzioni furono brevettate nel 1893. Esse furono seguite nel 1894-95 da brevetti che descrivevano sostanzialmente quella che doveva diventare la sua pistola standard. Più tardi altri brevetti inclusero l'incorporazione di congegni per mantenere l'arma aperta e di un caricatore amovibile; Bergmann conservò questo modello di base fino al 1902, quando ritornò a uno schema più convenzionale.

Le prime pistole Bergmann furono realizzate in diversi calibri che impiegavano cartucce, anch'esse progettate da Bergmann, di tipo inconsueto in quanto non prevedevano un estrattore. Il bossolo, accentuatamente conico, veniva espulso dalla camera per mezzo della pressione dei gas residui rimasti nella canna al momento dell'apertura dell'otturatore. Nel complesso il sistema funzionava assai bene per quanto concerneva l'estrazione, ma non altrettanto bene nella fase di espulsione del bossolo fuori dall'arma. L'operazione ese­guita con un estrattore, come in quasi tutti gli altri tipi di pistole, ha almeno il vantaggio di presentare a questo i bos­soli in modo regolare, mentre il sistema Bergmann presuppo­ne che il bossolo colpisca la sommità arrotondata del serba­toio perché rimbalzi all'esterno, lontano dall'apertura di caricamento.

La camera di Bergmann ha un foro sulla destra per l'uscita dei gas in caso avvenga durante il tiro una rottura del bossolo, fatto non inconsueto a quei tempi; quest'apertura tende a sbilanciare la pressione dei gas che espellono il bossolo. Ne consegue che la traiettoria di questo è tutt'altro che prevedi bile e che spesso il bossolo rimane nell'apertura di caricamento inceppando l'otturatore.

Bergmann fu il primo progettista di pistole automatiche a cimentarsi in un modello tascabile del tipo a chiusura labile. Il modello qui descritto è il 6,5 mm.; il 5 mm. e l'8 mm. gli sono simili nel principio, ma differiscono soltanto nelle dimensioni e talora nel sistema d'attacco della canna. L'otturatore è un blocco d'acciaio cavo e leggero, con il percussore scorrevole all'interno. In tutte le Bergmann il percussore è completamente privo di molla, essendo talmente leggero da essere spinto nella posizione di armamento dalla resistenza della cartuccia in camera, senza neppure intaccare la capsula. Un cane esterno colpisce il percussore quando viene sganciato dal grilletto. Il punto debole del modello sta nel caricatore, sebbene serbatoi dello stesso tipo siano stati utilizzati su armi più pesanti e più recenti, come nel fucile Garand M1 di ideazione americana, e in linea generale funzionino bene. Un braccio spinto da una molla è adoperato per spingere le cartucce attraverso una leggera piastrina metallica, fino a una posizione in cui l'otturatore possa sfilar­ne una dal caricatore; il serbatoio stesso è caricato mante­nendo aperta una piastra laterale (quest'azione spinge anche in basso il braccio di elevazione), sistemando la piastrina carica nell'apposito vano e richiudendo lo sportello per ripor­tare l'elevatore contro la cartuccia inferiore. La piastrina, 

munita di una presa circolare per il dito che sporge al di sotto del serbatoio, può ora essere sfilata dalla parte inferiore, lasciando le cartucce all'interno, oppure lasciata in loco, nel qual caso cadrà da sola quando l'ultima cartuccia sarà stata immessa nella camera. Il sistema è abbastanza buono se si lascia dentro la piastrina, ma se sfilata l'eccessivo spazio che rimane nel caricatore può far muovere le cartucce e produrre degli inceppamenti sotto la spinta dell'elevatore.

Per smontare la Bergmann, dopo aver liberato la canna, viene rimossa la vite trasversale nel retro dell'otturatore e viene sfilata verso destra. Si inclina l'arma, si arma il cane e si fa cadere, scuotendolo, il percussore. Si spinge quindi fuori da entrambi i lati l'altra vite trasversale che trattiene l'otturatore e si fa uscire la molla di rinculo; si tira indietro e si toglie l'otturatore, rimuovendo poi il coperchio di questo alzandone l'estremità posteriore e sganciandone quella an­teriore.

Al di sotto della culatta, sulla sinistra, vi è la vite di bloccaggio della canna che si toglie, e la canna stessa si può sganciare previa rotazionè di 180" sfilandola dalla parte ante­riore. Dinanzi al fusto vi è una vite cava, la cui rimozione fa uscire un perno con una molla che lascia libero il coper­chio del serbatoio. Tolta la vite-perno cui è fissato il portello, quest'ultimo e l'elevatore possono essere sollevati. Non oc­corre ulteriore smontaggio per la normale pulizia della pi­stola, comunque quest'operazione non è difficile a prima vista.

Per ricomporre l'arma, si segue l'ordine inverso di quanto descritto.

Quando l'arma è montata, se si desidera trattenere l'ottu­ratore in posizione arretrata occorre tirarlo indietro al mas­simo e premere poi il grilletto, permettendo al cane di alzarsi e di bloccarsi in un arresto ricavato sulla superficie inferiore dell'otturatore in parola. Per sganciare l'otturatore, basta ti­rare indietro col pollice il cane in posizione armata.

Gli ultimi modelli di queste pistole erano dotati di un estrattore convenzionale e di una camera munita di solcature che ne migliorava notevolmente l'efficienza; nei calibri 5 mm. e 8 mm., e talvolta nel cal. 6,5 mm., la canna era sem­plicemente avvitata al fusto invece di essere fissata con il sistema innanzi descritto.

Nel 1893 Bergmann brevettò una versione del modello a culatta bloccata, in cui canna e culatta erano serrate insieme e rinculavano come un sol pezzo per circa 6 mm., dopo di che una camma sul fusto spostava lateralmente l'otturatore per sbloccarle. Il movimento della canna era fermato da una sporgenza nel fusto, che permetteva all'otturatore di continuare la sua corsa completa. Nel movimento di ritorno l'otturatore indietreggiava nel suo allineamento con la canna per mezzo di una molla a lamina e poi riportava la canna in sede. Il concetto e l'aspetto generale erano simili a quelli della pistola a chiusura labile, tranne per il serbatoio delle cartucce che era del tipo più pratico, verticale a colonna.

BERGMANN SIMPLEX

 

Di questo modello furono prodotti pochissimi esemplari, ma il loro aspetto generale fu perpetuato nelle Simplex e nelle Bergmann-Bayard fabbricate in Belgio. Quelle che riuscirono a essere prodotte, note come Modello 1897 o Mod. 5, erano camerate per una speciale cartuccia cal. 7,65 mm. che somigliava alla Mauser tonda da 7,63 mm., ma che ne differiva sensibilmente nel profilo in modo da non poter essere intercambiabile. Il calcio, dalla forma simile a quella di un revolver, era preparato per un calciolo staccabile per il tiro a spalla. Pochissimi pezzi furono dotati di canna prolungata e camerati per una speciale munizione ad alta velo­cità da 7 mm.; questi erano sempre provvisti di calciolo ed erano denominati “ carabine", nell'intento di vendere ancora una volta un'arma da pugno come arma da tiro. È dubbio se mai tali modelli siano stati presi in considerazione per l'armamento della cavalleria.

Gli ultimi brevetti Bergmann furono acquistati dalla Casa Lignose di Berlino e se ne parlerà nella parte dedicata alla produzione di questa ditta.