BEHOLLA

Costruttrice: Beholla

Calibro: 7,65 mm. Auto Pistol

Funzionamento: chiusura labile, percussore lanciato Sicurezza: leva manuale nella parte posteriore sinistra dell'impugnatura

Caricatore: serbatoio amovibile monofilare nel calcio Posizione del fermo: fondo posteriore del calcio Capacità caricatore: 7 colpi

Mirino: lama fissa

Alzo: tacca di mira posteriore a V

Lunghezza totale: 140 mm. Lunghezza canna: 73 mm.

Numero righe: 6

Direzione rigatura: destrorsa

Peso scarica: 0,64 kg.

Contrassegni: sulla sinistra del carrello: SELBSTLADE PISTOL BEHOLLA CAL. 7,65 D.R.P.;

sulla destra del fusto: STENDAWERKE G.m.b.H. WAFFENBAU SUHL.

Marchi di prova: N coronata sulla canna, sulla sinistra del carrello (posteriormente) e sulla sinistra del fusto.

Numero di serie: completo sulla sinistra del fusto;

le ultime due o tre cifre sono anche riportate sul grilletto, sull'incastro a coda di rondine della canna e sotto il carrello, presso la volata.

Questa pistola prende il nome dalla Casa di Becker & Hol­lander di Suhl che ne fu la principale produttrice. Durante la Prima Guerra Mondiale essa fu adottata per impiego militare a causa della deficienza di armi regolamentari e fu prodotta in un certo numero di stabilimenti, spesso sotto un nuovo nome, come Leonhardt o Menta. Il progettista fu Stenda (altro nome sotto il quale si può incontrare la pistola).

Si tratta di una pistola semiautomatica a chiusura labile, abbastanza convenzionale, al limite delle possibilità militari, sufficientemente robusta per sopportare il logorio dell'impiego bellico e con una cartuccia di limitato potere d'arresto.

L'unica caratteristica interessante della sua costruzione è il sistema d'attacco della canna che costringe a ricorrere a una morsa e ad attrezzi per smontare l'arma.

La concezione generale è abbastanza comune, con una canna solidamente fissata al fusto e un carrello aperto supe­riormente comprendente anche l'otturatore munito di bracci, che si estendono longitudinalmente e davanti alla canna per trattenere la molla di recupero.

Per smontare l'arma, si sfila prima il caricatore e si tira indietro il carrello allo scopo di controllare che non vi sia colpo in canna; poi si prende un martello e un punteruolo. Verso la metà del carrello vi è un foro, attraverso il quale si scorge un piolo che trattiene la canna nel fusto e, finché questa vi rimane, non si può procedere alla scomposizione. Con l'arma fermamente tenuta, preferibilmente in un mor­setto, con l'aiuto del martello e del punteruolo si spinge da destra a sinistra il piolo fuori dal suo alloggiamento. Ora si spinge indietro il carrello finché non fa presa nel dente d'ar­resto della leva di sicurezza, trattenendo così il carrello stesso in posizione arretrata, nonostante l'azione della molla di re­cupero. Si può quindi estrarre all'indietro la canna (con l'aiuto del martello, proteggendone la volata con un cuscino che attutisca i colpi, se l'arma non è stata smontata per anni), in modo da sganciare dal suo alloggiamento nel fusto la sezione a coda di rondine sotto la culatta. Poi, tenendo fermo il carrello, si abbassa la leva di sicurezza e si per­mette allo stesso di avanzare fino a quando si libera dal fusto. Si rimuove infine la molla di recupero e il suo porta­molla; non si consiglia di procedere a ulteriori smontaggi.

Per la ricomposizione dell'arma si ripetono le medesime operazioni in senso inverso.

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