Brevi cenni introduttivi

 

Il 1870 vide l'avanzata dell'Esercito tedesco in Francia, in una guerra-lampo che rovesciò le previsioni di molti am­bienti militari e che obbligò gli altri eserciti europei ad adottare una nuova concezione tattica e strategica. Le riper­cussioni di quella campagna, sotto certi aspetti, sono ancora sentite ai nostri giorni.

L'anno 1945 segnò il crollo dell'Esercito tedesco sulle sue ultime difese, dopo una guerra che anch'essa aveva capovolto i concetti tattici e riformato quelli strategici e che infine aveva diviso l'Europa in zone di influenza politica secondo un assetto destinato a protrarsi nel futuro.

Negli anni fra le due guerre, l'Esercito germanico si era fatto una fama di efficienza e invulnerabilità, nonostante gli eventi del 1918, che ben presto destarono l'invidia e il timore del resto del mondo, e che si estesero alle armi ad esso in dotazione.

Innumerevoli collezionisti si applicarono così a studi par­ticolareggiati sia sulle pistole Luger o Mauser che sui fucili, moschetti automatici e mitragliatrici impiegati dall'Esercito germanico. Inevitabilmente l'interesse si estese alle armi di fabbricazione tedesca meno conosciute, alcune delle quali in servizio nelle forze armate tedesche e altre prodotte per uso civile o paramilitare.

La fine della campagna franco-prussiana vide l'Esercito tedesco armato con vari tipi di pistole a percussione, ad avancarica. Le unità bavaresi avevano tuttavia in dotazione la pistola Werder a un colpo; quest'arma da 11,5 mm. di­sponeva di un meccanismo di chiusura posteriore di tipo Peabody modificato, il cui disegno fu poi migliorato da Martini.

Si tratta di un blocco oscillante a caduta (otturatore ba­sculante), generalmente azionato da una corta leva sotto il calcio dell'arma, ed è ancora in uso nei fucili da tiro a segno per la sua semplicità e robustezza e per il fatto che si presta a un funzionamento assai rapido. J. L. Werder, un armaiolo di Norimberga, fu sufficientemente sagace da accorgersi che l'unico inconveniente nel sistema per l'applicazione alle armi da guerra era appunto la leva, scomoda da azionarsi nella posizione di tiro « a terra ». Egli modificò perciò il sistema Peabody in modo che l'otturatore si aprisse spingendo in avanti una levetta nel ponticello del grilletto e si chiudesse e armasse con un solo movimento di una leva azionata dal pollice, con una rapidità d'impiego con una sola mano tale da meritarsi il soprannome di « Fulmine bavarese ». Il fucile progettato da Werder ebbe grande successo e le sue pistole, che funzionavano sullo stesso principio, si diffusero rapida­mente in tutta Europa.

 

 

 

Commercialmente il 1870 fu un anno di relativa stasi nel campo delle armi, principalmente a causa delle conseguenze economiche della guerra e delle instabili condizioni dovute alla federazione dei vari stati germanici in un unico stato nazionale. Circa le pistole fabbricate a quest'epoca, si trat­tava in genere di normali revolvers del tipo a spillo, anch'essi costruiti in numero esiguo, dato che i fabbricanti d'armi belgi erano in grado di vendere a minor prezzo qualunque prodotto simile a quello tedesco. Era anche questa una con­seguenza della guerra che rifletteva lo sviluppo delle capacità produttive del Belgio, potenziate oltremisura per rifornire i combattenti, e i cui impianti erano stati ammortizzati con i contratti militari.

Ma dopo l'unificazione, e una volta che il nuovo stato ebbe raggiunto la stabilità, si dovette provvedere a equipaggiare un nuovo esercito nazionale: ebbe quindi inizio un nuovo periodo di prosperità e gli armaioli ripresero anch'essi a guadagnare. Fu la Commissione per le Armi, che operò dal 1877 al 1883 per esaminare i progetti e facilitare la standardizzazione dei materiali del­l'Esercito germanico, a risvegliare l'interesse dei progettisti d'armi.

Fino a quel momento, con gli eserciti relativamente poco numerosi dei singoli stati tedeschi, non valeva quasi la pena di realizzare per essi particolari tipi di materiali bellici: i quantitativi occorrenti erano insufficienti a compensare le spese di ricerca e inoltre si trovava in genere sul mercato sempre qualcosa per soddisfare le loro necessità. Ora invece la prospettiva di forti commesse governative poteva rendere conveniente ogni stanziamento per ricerche e sviluppi.

Apparve subito chiaro che gli armaioli tedeschi si mostra­rono più interessati alla costruzione di pistole automatiche di quanto non lo fossero a quella di revolvers. I tedeschi sono sempre stati una razza dotata di un ingegno portato alla meccanica, e questa caratteristica appare evidente nell'esame degli archivi sui brevetti delle armi da fuoco. Potrebbe sembrare che, una volta che l'Eser­cito germanico si fosse dichiarato soddisfatto del Reichsre­volver nel 1879, nessun armaiolo avesse riconosciuto oppor­tuno continuare gli studi in tal senso. Perciò, d'allora in poi ogni energia fu spesa nel progetto e nello sviluppo delle pistole a caricamento automatico, nella speranza di creare un modello che mostrasse la sua perfezione meccanica in tempo utile per il momento in cui i revolvers sarebbero stati ritirati dal servizio e l'Esercito avrebbe dovuto cercare qual­cosa per sostituirli.

È ben noto che Georg Luger fu l'uomo che approfittò di questa circostanza, ma nonostante il suo successo gli altri armaioli non desistettero dal loro lavoro finché produssero una varietà di modelli e progetti, probabilmente più numerosi di quelli realizzati in qualsiasi altra nazione.

 

 

 

Anche gli Stati Uniti, la patria di ogni realizzazione mec­canica, non ne produssero mai tanti, forse perché l'industria del settore era nelle mani di un numero limitato di grandi Case costruttrici.

In Gran Bretagna, la riluttanza dell'Esercito a separarsi dal suo ben collaudato revolver di grosso calibro fu la causa dell'abbandono di alcuni promettenti studi di pistole automa­tiche; i pochi industriali del ramo esistenti videro poi svanire ogni possibilità di smercio, a causa delle restrizioni dovute alla Legge sulle Armi da fuoco del 1920 e di quelle successive, che rendevano così difficile l'acquisto e la detenzione delle pistole da impedire la vendita di adeguati quantitativi di tali armi sul mercato interno.

In verità si deve riconoscere che anche un certo numero di revolvers fu prodotto in Germania verso la fine del seco­lo, ma si trattò invariabilmente di copie, su licenza o meno, di revolvers stranieri quali la Webley inglese o la Smith & Wesson americana; la fabbrica di Ludwig Lowe & C. di Berlino costruì infatti diverse migliaia di revolvers tipo Smith & Wesson cal. 0,44 Russo per il Governo sovietico, ma in effetti non si trattava di vere e proprie armi tedesche.

La Guerra Civile americana vide l'introduzione di armi a ripetizione e l'impiego di un ristretto numero di mitragliatrici di modello primordiale. Contemporaneamente anche la Francia stava armando il suo Esercito con la « Mitrailleuse », un'arma del genere che si diceva lo avrebbe reso invincibile.

Se utilizzata adeguatamente, essa avrebbe potuto dare cer­tamente ottimi risultati, ma gli avvenimenti del 1870 dimo­strarono che da sola la « Mitrailleuse» era insufficiente. Tut­tavia il principio del fuoco continuo cominciò a diffondersi sui campi di battaglia inducendo tutti i progettisti del mondo a impegnarsi nello studio di armi automatiche in gran nu­mero. Basta un esame dei brevetti rilasciati in quell'epoca per avere una conferma di questa tendenza. Inevitabilmente molti di questi creatori intravidero l'opportunità di sostituire il revolver con qualche modello di arma automatica da pugno.

La possibilità di realizzare armi cosiddette automatiche aveva naturalmente attratto l'interesse degli inventori già da molti anni; nei diari di Pepys vi sono riferimenti occa­sionali alle armi da fuoco, e gli Atti della Società Reale del 1664 fanno cenno a uno sconosciuto meccanico che aveva pre­sentato all'attenzione del principe Rupert una pistola « in cui il moto dello sparo e della pallottola era utilizzato per cari­care l'arma con polvere e pallottola, innescarla e armare il cane ». Purtroppo non si davano ulteriori informazioni su come tutto ciò potesse avvenire. Ma mentre questa relazione riassume il principio del caricamento automatico, contiene anche il motivo per cui era difficile in quell'epoca realizzare il principio dell'automatismo, e cioè il fatto della munizione separata in polvere e pallottola.

 

 

La perfezione di un'arma a caricamento e armamento auto­matico si sarebbe perciò realizzata quando fosse stato rag­giunto un munizionamento compatto, in un sol pezzo, e soprattutto con prestazioni sicure.

E così non si poté realizzare un meccanismo veramente efficiente se non dopo l'adozione della cartuccia con bossolo in ottone, pallottola incamiciata, capsula nel fondello e polvere senza fumo. La pallottola incamiciata era necessaria per sopportare il tormento dell'azione di caricamento e, per la stessa ragione, occorreva il bossolo in ottone; la polvere senza fumo doveva consentire la desiderata potenza in un piccolo bossolo ed evitare anche gli inconvenienti della pol­vere nera, che sporcava i meccanismi e comprometteva ogni tentativo di funzionamento automatico. La capsula doveva essere integrale con il resto della cartuccia per evitare un secondo meccanismo di caricamento per un altro innesco.

La prima pistola automatica riuscita fu l'austriaca Schon­berger, prodotta nel 1892, che ebbe un limitato successo di vendita. Essa è ora eccezionalmente rara, ma è di conside­revole interesse, dato che Schonberger sapeva quel che voleva e fece del suo meglio per ottenerlo. L'arma aveva un otturatore bloccabile, era caricata con una piastrina che veniva espulsa automaticamente quando l'ultima cartuccia era entrata in camera, era ben costruita e inoltre era di facile maneggio.

Il sistema di chiusura era molto ingegnoso, basandosi sull'arretramento della capsula dell'innesco per il funziona­mento; fu la prima volta che questo sistema veniva adottato e una delle poche in cui esso ebbe successo. La Schonberger meritava maggior fortuna, ma ciò non si verificò principal­mente perché tutte le armi a caricamento automatico si basano sulle munizioni per il loro funzionamento; se queste non sono efficienti, così pure sarà la pistola. Nel 1892 l'arte di realizzare cartucce efficienti di calibro così piccolo (8 mm.) doveva fare ancora molta strada; pressioni e velocità differivano da lotto a lotto e anche le singole cartucce potevano dare prestazioni differenti. Perciò non può sorprendere che “nuove pistole" venissero guardate con sospetto da coloro che dovevano affidare la loro vita a un'arma da fianco, così esse divennero ben presto una curiosità.

 

 

Tuttavia Schonberger aveva indicato la strada e da allora in poi gli inventori non si contarono più, attratti dal mirag­gio di un lucroso contratto governativo. Per tutti infatti le pistole erano militari nella concezione e nel calibro; anche quelle che come la Mauser non erano destinate esclusiva­mente a impiego militare furono costruite in maniera robusta per essere adoperate dai cacciatori. Ne derivò un considere­vole numero di calcioli amovibili che venivano offerti con molti dei primi modelli.

Come armi da caccia, queste grosse pistole ad alta velo­cità attrassero molti acquirenti, e la loro adozione da corpi militari come carabine fu puramente casuale e indipendente dalla loro concezione originaria.

Non fu che dopo la realizzazione da parte di John Brow­ning della sua pistola automatica tascabile cal. 7,65, seguita nel 1908 dalla «Baby Browning" da 6,35, che l'idea di co­struire pistole automatiche realmente tascabili fece presa in Germania. In precedenza, è vero che una o due pistole aveva­no ricevuto quest'appellativo, ma presupponevano delle tasche eccezionalmente ampie. Con i modelli Browning, la possibi­lità di produrre armi del genere fu dimostrata in modo con­vincente, e anche i fabbricanti germanici vi si dedicarono con impegno. Da allora in poi i modelli di pistole tascabili a caricamento automatico divennero numerosissimi. Molti di essi non erano che copie scadenti delle Browning originali, ma rispetto a queste alcuni mostravano delle novità di con­cezione e notevoli miglioramenti. Alla fine, come spesso acca­de, emersero solo pochi fabbricanti che cominciarono a dimostrare di essere in grado di creare modelli originali di prim'ordine.

 

 

Per il 1930 questi avevano conquistato quasi tutto il mer­cato, assorbendo all'interno le ditte di minore importanza e stringendo rapporti d'affari con l'estero di notevole portata. La produzione e la finitura delle pistole costruite in Ger­mania dalle maggiori ditte erano al di là di ogni critica e a confronto di un'altra arma, di qualità balistiche più o meno equivalenti, il loro migliore aspetto conquistava l'acquirente, anche se lo costringeva, come per altri prodotti tedeschi, a sborsare una somma più cospicua. E le pistole tedesche delle migliori marche non furono mai a buon prezzo.

A causa della fama mondiale acquistata da tali armi, gli anni venti e trenta videro il sorgere di un'industria minore impegnata nella costruzione di imitazioni di pistole tedesche, imitazioni che costituiscono spesso un rompicapo per lo stu­dioso o per il collezionista. Nomi come «Automatic Pistol», « Buffalo », «Destroyer" e «Union» non mettono general­mente in difficoltà chi ne ricerca l'origine, ma denominazioni come «Automatische Selbstlade Pistole», «Fiel», «Herr­man", « Kaba", « Kebler», «Kobra», «MaJor», «Martian», « Melior», « Mikros », « Phonix ", « Singer», « Stossel », « Wal­man», e « Wolf» possono far sorgere qualche dubbio che si tratti effettivamente di armi prodotte in Germania.

Non è difficile imbattersi in numerose armi del genere e tutte mostravano evidente la loro fabbricazione in Belgio o in Spagna, con prevalenza di quest'ultimo paese. Le armi belghe portano invariabilmente il marchio di prova belga e, se pure a buon mercato, sono abbastanza ben costruite. Anche quelle spagnole compren­dono qualche esemplare ben realizzato in ottimo materiale, ma i tipi più comuni sono costruiti più rozzamente con ma­terie prime scadenti e mostrano una quantità di bei marchi di prova, stampati allo scopo di dare un senso di sicurezza agli ingenui acquirenti. Queste armi sono del tutto inservibili per chi ne debba fare un uso regolare ma, se adoperate rara­mente per difesa personale, si può benevolmente concedere che possano essere soddisfacenti.

Molte di esse erano destinate alla vendita per corrispon­denza a prezzi incredibilmente bassi e, tenuto conto del relativo guadagno, sarebbe stato assurdo aspettarsi una buona qualità di produzione.

 

 

È bene sottolineare, a questo punto, che la non invidiabile fama goduta dalle armi spagnole in quegli anni era dovuta unicamente a questi tipi di pistole, e che la qualità di quelle prodotte dalle migliori Case era davvero buona. Naturalmente la Guerra Civile spazzò via la maggior parte delle ditte-om­bra e l'attuale produzione spagnola è degna di ogni rispetto.

Insieme alle pistole tascabili dai nomi equivoci, vi fu anche un certo numero di plagiari che produssero copie delle Mauser 1912, delle Mannlicher e Steyr austriache e delle Colt e Smith & Wesson americane. Le copie della Mauser ingannavano all'apparenza, ma la somiglianza era soltanto superficiale, in quanto esse mancavano frequentemente di ogni forma di blocco-sblocco dell'otturatore ed erano sem­plici armi ad utilizzazione diretta del rinculo con una pesante molla di rinculo, una pratica dubbia per una cartuccia di tale potenza. Alcune erano poi caratterizzate da una struttura in ferro fuso e da altri pericolosi particolari. Quasi nessuna fu però prodotta con l'intento di attribuirle il nome di Mauser; esse erano infatti contraddistinte da quello del loro fabbricante, evitando ogni denominazione vagamente tedesca. Il peggio era invece riservato, per qualche ragione, al mercato dei revolvers a basso prezzo, le cui imitazioni erano fatte con i materiali più scadenti e senza il nome del fabbricante, con falsi marchi di prova e un'iscrizione sulla canna, come SUITED FOR SMITH & WESSON CARTRIDGES oppure USE WEBLEY & SCOTT 0,455 AMMUNITION.

Gli anni immediatamente antecedenti alla Seconda Guerra Mondiale segnarono l'apogeo di anni di ricerche e il pieno fiorire di progetti di pistole automatiche. I modelli fabbricati da Walther, Sauer e Mauser in quell'epoca furono senza eguali in perfezione, ingegnosità del progetto, utilità pratica ed estetica. Ancor oggi i modelli prodotti da queste stesse Case non mostrano che lievi perfe­zionamenti rispetto a quelli anteguerra.

La guerra stessa vide la scomparsa di quasi tutte le pistole tascabili, mentre i modelli regolamentari militari venivano subappaltati a innumerevoli ditte che altrimenti si sarebbero trovate inattive. Durante gli anni di guerra vi furono pochi sviluppi nel campo delle pistole, specialmente perché i modelli regolamentari erano stati progettati particolarmente per la produzione in grande serie e richiesero irrilevanti modifiche. Infatti un promettente progetto prebellico, lo sviluppo Wal­ther·Genschow delle cartucce “ Ultra” e delle relative pistole, un tentativo per migliorare le prestazioni dei calibri standard universalmente accettati, fu accantonato allo scoppio del conflitto e mai più ripreso. Ciò fu dovuto probabilmente alla convinzione che la guerra dovesse durare poco e che si potes­se combattere interamente con le armi già in dotazione, e così ogni ulteriore esperienza fu proibita dallo Stato Maggiore.

Quindi, indipendentemente da qualche realizzazione nata

per iniziativa privata e che era tra l'altro destinata eventual­mente al dopoguerra, l'unico sviluppo bellico fu quello della Volkspistole, che non si può onestamente ritenere un passo in avanti nella tecnologia delle armi.

Gli anni successivi al conflitto segnarono alla fine la rina­scita di grosse industrie del settore, ma la loro attuale produzione non è diversa se non per poche modifiche dei loro prodotti anteguerra.

Bisogna anche tener presente che, insieme alle pistole descritte qui di seguito, altre armi, come l'Astra 400 spagnola, la Ruby francese, le Beretta italiane, le Browning HP belghe, le Radom polacche ecc., furono impiegate dall'Esercito germanico in quantitativi limitati. Ad esempio, esemplari ( l'Astra portano il marchio di accettazione del Waffenamt l'indicazione del calibro in tedesco (9M/M KURZ): molti questi furono riportati dalla Spagna dalla Legione Condor e si ritiene che alcuni siano stati ufficialmente menzionati nei libri della Luftwaffe.

 

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