LE VARIE ARMI BIANCHE

La spada è propriamente l'arma bianca lunga con lama dritta ad uno o due tagli (o taglienti o fili). In passato, principalmente nel XVI e XVII secolo, prese anche il nome di striscia, per via della forma a della sua lama stretta a due fili quasi paralleli. Quando la spada era piuttosto larga, come quelle dei cavalieri medioevali, ad esempio, e fino a quelle delle cavallerie settecentesche, veniva usata prevalentemente di taglio, in fendenti più o meno larghi, e la porzione di filo normalmente interessata era di circa due terzi partendo dalla punta. Successivamente, con il restringersi e il conseguente alleggerirsi delle lame, la si usò prevalentemente di punta e la porzione di filo veramente interessata all'eventuale taglio si ridusse a circa un terzo. Le cavallerie pesanti dell'epoca napoleonica, armate in genere con lame dritte, caricavano a testa bassa e braccio teso, colpendo, di primo impatto, di punta, come con una lancia, e solo nel corpo a corpo venivano portati fendenti.

Il fioretto è, più che un'arma, un attrezzo sportivo da allenamento, per la scherma, da usare esclusivamente di punta.

La sciabola è un' arma a lama più o meno curva, con il filo della parte convessa ed un breve controfilo in prossimità della punta. Veniva usata prevalentemente di taglio.

Lo spadino è un pugnale con lama prevalentemente dritta e stretta, a due fili, che sul finire del Settecento entrò in uso per gli ufficiali prima (e, in Marina, per alcuni graduati), per accademie e scuole militari poi. Impropriamente si è soliti chiamare spadini anche le spade leggere (la small sword dei britannici) dal fornimento elaborato, lezioso,prezioso, tipiche dei civili del Settecento, dei gentiluomini di corte, dei diplomatici, degli ambasciatori, dei funzionari civili o anche portati con l'uniforme di gala o di Corte dagli ufficiali.

La daga è un'arma corta, una via di mezzo tra un lungo pugnale e una corta spada, solitamente dritta, a uno o due fili, ma nell'epoca che stiamo trattando talvolta indica impropriamente anche l'arma corta da fianco (che i regolamenti chiamano invece sempre sciabola) in dotazione alle truppe a piedi. Con questo nome si indica a volte anche il grande coltello da caccia dritto o curvo, ormai al tramonto ma ancora usato alla metà dell'Ottocento da molti cacciatori, chiamato anche, nel linguaggio antiquariale, con vocabolo di origine tedesca, paloscio, che però sarebbe proprio dell'imponente spada da cavalleria pesante (pallasch).

Il pugnale è propriamente un'arma più corta della daga, con lama solitamente dritta ma anche curva, all'orientale, acuminata, a due fili, a sezione di losanga molto schiacciata o di triangolo.

Il coltello è genericamente un attrezzo corto, per lo più ad un filo normalmente arcuato, con lama fissa o pieghevole.

La baionetta è arma prevalentemente corta con lama di varia lunghezza e forma che consente di trasformare il fucile, con appositi accorgimenti, in un'arma d'asta. È bene ricordare che la baionetta è stata per secoli arma da caccia oltre che militare, e forse il suo uso primitivo, al di là delle leggende e delle tradizioni, è stato proprio civile.

La sciabola-baionetta, infine, è una specie di daga o pugnale o coltello, talora di spada con lama piuttosto lunga fino al finire dell'Ottocento, da montare sul fucile, ma usabile facilmente anche come una normale arma da mano.

 

L'EVOLUZIONE FINO AI NOSTRI GIORNI.

Ormai l'arma bianca lunga ha perduto nel mondo moderno ogni significato.

In campo civile sopravvive come attrezzo da scherma, in ambito militare permane sulla punta del fucile o come pugnale da combattimento, per il resto è orpello da parata, arma di dotazione di reparti d'onore e, sotto forma di spadino, delle accademie militari. In campo civile è rimasta fino a pochi anni fa parte integrante dell' abbigliamento dei diplomatici, di superstiti ordini cavallereschi, della massoneria e dei neotemplari.

Tra gli Stati ancora maggiormente legati alla spada è l'Inghilterra, dove la ormai secolare Wilkinson continua a produrre armi bianche da parata per tutti i reparti inglesi oltre che fornire numerosi altri paesi.

In Italia l'arma bianca è ormai relegata (e lo sarà sempre più) nel dimenticatoio: restano le sciabole in dotazione ai reparti di carabinieri e polizia a cavallo per l'alta tenuta; dei corazzieri; ufficiali e sottufficiali portano ancora, in particolari occasioni, la sciabola, che si è però trasformata ormai in un semplice accessorio della divisa. Restano gli spadini delle accademie e di alcune scuole militari. Tutte «armi» la cui produzione tradizionale è ormai legata quasi esclusivamente alla ditta napoletana dei Fratelli Turco, che le produce ormai da oltre cento anni.

Ma quali furono le origini di queste ultime nostre armi? Bisogna risalire a più di cento anni fa, quando il ministro della guerra generale Ricotti, tra il 1871 ed il 1876 procedette ad una serie di riforme destinate a rendere più funzionale ed omogeneo l'esercito del nuovo Regno d'Italia.

Non furono dimenticate le armi bianche lunghe, che già a quell'epoca erano prerogativa dei soli reparti a cavallo e, come già detto, degli ufficiali e sottufficiali delle varie armi.

Si cominciò a sostituire la pesante sciabola mod. 1860 con un modello più funzionale, più facile a maneggiarsi e che meno stancava l'uomo. Nacque così il mod. 1871, un'arma sobria, lineare, con guardia in ferro a due sole grandi else, con impugnatura in legno nudo e duro, liscia e con una lunga cappa dorsale di rinforzo; la presenza di un accentuato «naso» inferiore ne rendeva migliore la presa ed il maneggio, mentre nel piatto di guardia, sul prolungamento ideale della cappetta, venne praticato un incavo destinato ad accogliere la punta del dito pollice. La lama della 71 fu concepita più stretta, leggera ed acuminata, rinforzata da un robusto dorso rotondo «a bacchetta». Lama e impugnatura erano collegate strettamente dal codolo, sul quale era avvitato un bottone a mezza oliva. Il fodero, in lamiera di ferro, era dotato di un'ampia bocchetta che permetteva di ringuainare con maggiore facilità e di due campanelle poi ridotte ad una sola. Quest'arma ha avuto una vita piuttosto lunga, se si considera che con la semplice modifica apportata nel mod. 1871/29, cioè il ritorno alle due campanelle, rimase invariata fino ad oggi, anche se, come arma da combattimento, cessò di esistere nel 1943.

Le sciabole oggi utilizzate per parata dalle nostre forze armate sono quasi totalmente derivate, con scarse variazioni, dai vecchi modelli ottocenteschi, con l'eccezione di pochissimi modelli nuovi.

 

UN PO' DI STORIA

In Piemonte, precedentemente allo sconvolgimento creato dalla Rivoluzione Francese e poi dai vent'anni di campagne napoleoniche, le armi da fianco, sia in mare che in terra erano, per gli ufficiali, prevalentemente le classiche spade dritte con fornimento ad arco, traversa e due valve di vario disegno del tipo, per capirci, che vedremo di seguito, dette «di antico Modello». Arma analoga, ma con forni mento più semplice interamente in ottone (per i granatieri a lama curva), portava anche la truppa di alcuni reparti di fanteria. Al momento dello scoppio della bufera rivoluzionaria, la truppa e i sottufficiali dei reparti appiedati e di artiglieria portavano al fianco tutta una sere di corte sciabole a lama larga sgusciata o piatta, fornite in ottone o legno, ottone e cuoio, dette «sabri»: alcuni vennero usati ancora nei primi anni della Restaurazione da qualche reparto di milizia, come quella sarda, o almeno questo mostrano alcune tavole attendibili dell' epoca.

Con il Regolamento del 1833 viene data una decisa svolta alla situazione dell'armamento bianco, vengono definite correttamente le caratteristiche delle varie armi per truppa e per ufficiali di ogni corpo, meno che per i bersaglieri, le cui armi saranno definite nel brevetto istitutivo del corpo che è del 1836. Prima di questa data i modelli erano qualcuno in meno ed erano stati adottati nel 1814, 1819, 1824 e 1829.

Il regolamento del 1833 stabiliva che: «Saranno armati di spada tutti gli Uffiziali che vestono l'abito lungo, qualunque ne sia l'arma ed il grado, ed ancorché servissero a cavallo. Gli Uffiziali de' Carabinieri Reali, quantunque vestano l'abito lungo, saranno tuttavia armati di sciabola ognora che siano comandati di servizio a cavallo. In ogni altra occasione però cingeranno la spada». Veniva di seguito specificata quale questa spada doveva essere, cioè quella comunemente chiamata dai collezionisti «albertina». Lo stesso regolamento stabiliva vari modelli di sciabole per la cavalleria, per l'artiglieria a cavallo e a piedi, per il Piemonte Reale e per altri corpi. L'anno successivo vennero stabilite le armi di dotazione per la truppa di fanteria e fu nuovamente cambiata la sciabola per la cavalleria nelle versioni dritta e curva. Dal 1839 al 1848 verranno definite quelle per falegnami di fanteria e per i sottufficiali del genio, mentre verrà sostituita, per gli ufficiali di Stato Maggiore, l'albertina con una sciabola dall'impugnatura del tipo alla turca, reminiscenza del gusto orientale portato in Europa da Napoleone ai tempi dell'Egitto. Nel 1848 vengono infine adottate le nuove armi per le guide dello Stato Maggiore. Nel 1850 è la volta degli ufficiali dei bersaglieri di abbandonare l'albertina per la tipica sciabola con fornimento in bronzo a quattro rami e testa di leone. Nel 1855 entra in uso una delle armi più note e diffuse dell'esercito piemontese ed italiano: la mod. 1855, appunto, un'arma semplice, sobria, funzionale, con guardia a staffa, tutta in ferro meno l'impugnatura in ebano.

 

Arma degli ufficiali di tutti i corpi non montati, avrà, con leggere varianti, una lunga vita, perché rimarrà in dotazione a reparti non operanti fino ai primi del Novecento, quando ormai è stata adottata la modello 1888. Nel 1859 i cannonieri ricevono la nuova daga. Tra l'anno successivo ed il '64, sulla scorta delle esperienze delle prime campagne risorgimentali, cambia ancora la sciabola da cavalleria, che diviene, con il mod. '60, una pesante arma dalla lama robusta, lunga e larga ma discretamente equilibrata: resterà in uso fino al 1871.

Per quanto riguarda la Marina, l'ultima sciabola adottata per combattimento fu quella da arrembaggio modello 1847. Per gli ufficiali e i sottufficiali vi saranno poche varianti dal 1868 ad oggi.

Nel 1888 vede la luce anche la sciabola da truppa per l'artiglieria a cavallo. Tra questa e la 71 le differenze più evidenti sono date dal fornimento con guardia a tre else e dalla calotta a testa piriforme per la prima, che ha anche la lama leggermente più corta. Nello stesso anno entra in servizio il modello per ufficiali, che assume uguale datazione con guardia a tre else, impugnatura in ebano con quattro punti di presa (denti), lama alla piemontese con sgusci nervati all'ultimo quarto. Ne era prevista una versione con fodero in cuoio e fornimenti in ferro (ottone per i bersaglieri) per l'uso in colonia: se ne conoscono rari esemplari perché gli ufficiali continuarono ad usare le loro sciabole di vecchio e nuovo modello. Essa, con qualche leggera modifica, specie nella lama, è in pratica l'arma ancora usata dagli ufficiali italiani. Nel 1887, ai corazzieri verrà sostituita la sciabola modello 1860 con un nuovo modello dalla guardia d'acciaio ornata di disegni traforati. Da questa bisogna giungere al 1900 per vedere comparire una nuova sciabola italiana, appunto la 1900, dalla lama dritta, lunghissima e dall'impugnatura anatomica. Non ebbe particolare fortuna neppure nella versione accorciata e non sostituì mai, come era previsto, la 71, con la quale convisse per un certo periodo.

 

Le sciabole degli ufficiali dei corpi a cavallo del nuovo secolo traggono un po' da quelle del 1864 e '73 per il disegno generale della guardia, mentre l'impugnatura si ispira a quella del '71, sia pure in ebano e non in legno naturale come per la truppa. Secondo le più antiche tradizioni, per i reparti della vecchia «linea» sono impiegate lame dritte, per quelli della «leggera» lievemente curve. Come al solito si trovano molte lame non consone all' ordinanza.

Nel 1907 i sottufficiali dei corpi a piedi ricevono la nuova sciabola dalla lama corta, larga, piatta, quasi dritta, con ampio fornimento a tre else e calotta corta, che nel disegno ricorda quella delle vecchie sciabole da sottufficiali modello 1833, il fornimento però è interamente in ferro e l'impugnatura in legno annerito o in gomma dura. Il fodero è in cuoio con fornimenti in ferro, come avrebbe dovuto essere quello delle armi da ufficiale 1887 per uso in colonia. Per i marescialli dei bersaglieri, la 1907 è uguale a quella degli altri corpi tranne che per i fornimenti della lama e del fodero che sono in ottone. Successivamente ne vennero fatte numerose varianti, caratterizzate dalla lama più leggera, in genere più lunga, dalla calotta a spicchi e da un diverso numero di rami, oltre che dall'avere tutta la guardia in lamiera sottile anziché massiccia.

Da queste varianti derivò poi, nel 1929, una sciabola per marescialli dei corpi a piedi assai simile nelle linee generali alla 1906, ma sempre con lama sottile di maggior lunghezza, con due soli rami divisi da un piccolo spacco a goccia. A seconda dei gradi troviamo l'impugnatura in legno naturale liscio o bachelite nera zigrinata. Rimaneva l'ottone della guardia e della calotta per i sottufficiali dei bersaglieri, elemento distintivo, questo, tuttora in uso.

Tra le nostre sciabole, quella che più si distingue, a parte quella della Marina e, successivamente, quella quasi identica dell' Aviazione (1923), è quella dei bersaglieri. Gli ufficiali del Corpo erano inizialmente armati con la spada dritta mod. 33, detta comunemente «albertina», e solo nel 1850 adottarono la caratteristica sciabola con fornimento in bronzo a quattro else e cappetta a testa di leone tuttora in uso. Questa sciabola ha probabilmente una sua progenitrice in quella in uso presso il Battaglione Real Navi, poi reggimento Real Marina, che aveva un fornimento molto simile, caratterizzato però da una testa di mostro marino. Di questo modello compare per la prima volta un disegno nel regolamento del 1833.

Attualmente, come accennato, le varie tipologie in uso con l'alta tenuta sono pressoché unificate, ferma restando la presenza di lame dritte o curve e l'uso di plastica bianca (raramente avorio) per gli ufficiali generali.