WEHRMACHT

Wehrmacht (trad. in italiano "forza di difesa") è il nome assunto dalle forze armate tedesche con la riforma del 1935 e per tutta la durata della seconda guerra mondiale, fino all'agosto 1946, quando fu formalmente sciolta dopo la resa incondizionata dell'8 maggio 1945. Nata dalle ceneri della Reichswehr, nel corso del primo dopoguerra, in seguito alla sconfitta della Germania nel secondo conflitto mondiale, fu poi sostituita dalla Bundeswehr nella Repubblica Federale di Germania e dalla Nationale Volksarmee nella Repubblica Democratica Tedesca a seguito alla divisione della Germania in est e ovest nel secondo dopoguerra.

La Wehrmacht era costituita da tre forze armate:

  1. Heer (esercito)
  2. Kriegsmarine (marina militare)
  3. Luftwaffe (aeronautica militare)

ed era sottoposta ad un comando supremo denominato Oberkommando der Wehrmacht (OKW), cui sottostavano i comandi supremi delle tre forze armate, che tuttavia godevano di larga autonomia.

Indice

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Organizzazione[modifica]

Il trattato di Versailles limitava le forze terrestri tedesche a sette divisioni di fanteria, tre di cavalleria, per complessivi 100.000 uomini dei quali 4.000 ufficiali, e che le unità che potessero possedere un deposito fossero i reggimenti di fanteria, di cavalleria, di artiglieria campale, oltre ai battaglioni del genio; il tutto non poteva essere inquadrato in più di due corpi d'armata, con il relativo quartier generale; lo stato maggiore generale era disciolto e ne era proibita la ricostituzione sotto qualsiasi forma che fosse orientata ad assicurare delle capacità complessive di comando e controllo; anche il personale con status di ufficiale presente nei ministeri non poteva superare il numero di 300 unità, che venivano comunque comprese nelle 4.000 già menzionate[2] Per gli ufficiali della marina mercantile era proibita qualsiasi forma di addestramento presso la marina militare, come recitava l'articolo 194 del trattato.

Con questi presupposti doveva essere impossibile ricostituire l'efficienza di una forza armata che rappresentasse una minaccia per gli altri paesi.

L'innovazione nei materiali[modifica]

I materiali che venivano messi a disposizione delle forze armate erano frutto di ricerche che si collocavano all'avanguardia, e venivano prodotti in stretta collaborazione con le forze armate. Per quanto riguarda la Luftwaffe, esisteva un apposito Ministero dell'Aria del Reich, o RLM (in tedesco Reichsluftfahrtministerium), incaricato dello sviluppo e della produzione dei velivoli, soprattutto per la forza armata, ma anche ad uso civile. Hermann Göring mantenne sempre uno stretto controllo su tutto ciò che volava, ostacolando anche lo sviluppo di unità operative aeree all'interno della Kriegsmarine, che aveva messo in programma una classe di portaerei, la Graf Zeppelin, già dal 1935[3]. D'altro canto, Hitler condizionò pesantemente l'evoluzione delle forze armate e le strategie di approvvigionamento, tramite il suo ministro Albert Speer, così come quelle operative, con una immanenza che divenne paranoia dopo il fallito attentato di Rastenburg del 20 luglio 1944.

L'innovazione nelle tattiche[modifica]

Uno Heinkel He.111 della Legione Condor all'aeroporto di Levida durante il caricamento delle bombe

Le forze armate tedesche sperimentarono importanti innovazioni nelle tattiche di guerra terrestre ed aerea; in terra con la blitzkrieg venne rivoluzionato il concetto di utilizzo dei mezzi corazzati, soprattutto dal generale Heinz Guderian, con ampi studi sulle tattiche per usare i carri armati supportati da fanteria meccanizzata come massa di manovra veloce e potente invece che come appoggio alla fanteria, come molti eserciti continueranno a fare anche dopo l'inizio della seconda guerra mondiale. Guderian, fin dal 1920 col grado di maggiore fu aggregato ad uno stato maggiore clandestino denominato Truppenamt (ufficio truppe) dove poté sperimentare le sue tattiche innovative con finti carri armati montati su trattori e camion, mettendo inoltre a frutto le sue cognizioni tecniche di ufficiale delle trasmissioni, ruolo ricoperto durante la prima guerra mondiale, per sviluppare ed affinare la rapidità di collegamenti e cooperazione di grandi masse di mezzi corazzati sul campo di battaglia[4]; le sue teorie furono trattate in un libro, Achtung – Panzer!, pubblicato nel 1937, che troverà applicazione durante l'invasione della Polonia del 1939. Altro aspetto fondamentale fu una stretta cooperazione tra forze di terra e di aria, con l'affermarsi degli aerei da supporto tattico ravvicinato coordinati con le truppe attraverso controllori a terra. Tra gli aerei che verranno sviluppati allo scopo, il famoso bombardiere in picchiata Stuka[5].

Le nuove tattiche di combattimento venivano sperimentate, quando possibile, su reali teatri operativi; in quest'ottica venne visto l'impegno della Kriegsmarine e della Luftwaffe nella guerra civile spagnola scoppiata nel 1936, dove la prima venne impegnata nel blocco navale delle coste spagnole, ufficialmente per prevenire il contrabbando di armi, ma in realtà per impedirne l'afflusso alla sola parte repubblicana, fronteggiando anche in alcune circostanze la Royal Navy.

L'industria bellica[modifica]

L'industria bellica tedesca procedette alla produzione dei mezzi per il riarmo della Wehrmacht inizialmente tra mille cautele, viste le limitazioni imposte dal trattato di Versailles[6]. Durante i primi anni i mezzi terrestri ed aerei vennero ufficialmente prodotti per uso civile, ma con poche modifiche potevano essere utilizzati per scopi militari. Anche le navi da guerra inizialmente erano conformi ai dettami del trattato, che ponevano come limite 6 corazzate, 6 incrociatori leggeri, 12 cacciatorpediniere, 12 torpediniere e nessun sottomarino[7].

Una figura chiave dell'industria tedesca di quel periodo fu Gustav Krupp, direttore dell'omonima fabbrica attiva nel settore dell'acciaio e delle munizioni. Visto dagli Alleati come uno dei responsabili della potenza dell'Impero tedesco durante la prima guerra mondiale e contrario alla Repubblica di Weimar, sin dal 1922 egli tenne contatti con il generale Hans von Seeckt (propugnatore di un riarmo tedesco) e, nonostante sei mesi di prigionia scontati per aver violato il trattato di Versailles, stipulò accordi con fabbriche straniere offrendosi di progettare brevetti e concedere licenze in cambio di azioni finanziarie. In tal modo il personale tecnico rimase sempre attivo e anche quando i governi esteri vietarono le collaborazioni, Krupp fondò delle holding per aggirare il problema.[8]

Una volta salito al potere nel 1933 Hitler spese parte delle sue energie a potenziare e farsi amica l'industria pesante tedesca. Lo stesso Gustav Krupp, inizialmente diffidente, scansò ogni dubbio e appoggiò la causa del dittatore tedesco convinto della possibilità di una rinascita della Germania, arrivando persino a raccogliere soldi per il Partito Nazista e ad introdurre il saluto nazista nelle fabbriche di sua proprietà. In parallelo all'avvio di grandi costruzioni pubbliche (prima tra tutte una nuova rete stradale) Hitler si avvicinò anche all'industria chimica firmando nel dicembre 1933 un accordo con il titolare della IG Farben Carl Bosch nel quale era assicurata la produzione dietro compenso di varie agevolazioni fiscali. Altri provvedimenti tesi a migliorare le condizioni degli industriali furono l'abolizione degli scioperi e la messa al bando dei sindacati.[8]

Struttura di comando[modifica]

Hitler, von Brauchitsch e Keitel durante una riunione allo OKW

La struttura della Wehrmacht si formò seguendo l'ascesa al potere del partito nazista, anche se le tre armi non ebbero la stessa evoluzione; mentre lo Heer, la cui struttura di comando era formata prevalentemente da ufficiali provenienti dall'aristocrazia tedesca, era più tradizionalista, così come la Kriegsmarine, la Luftwaffe, arma neonata e con a capo il feldmaresciallo Göring, già ufficiale pilota durante la prima guerra mondiale, era molto più vicina al nazismo, anche se non a livello delle milizie di partito come SA ed SS.

Ufficialmente, il comandante in capo della Wehrmacht era il Cancelliere del Reich, posizione che Adolf Hitler mantenne dal 1933, quando assunse tale carica, fino al suo suicidio nell'aprile del 1945. L'influenza degli alti ufficiali sulle scelte politiche della nazione era già tradizionalmente limitata dalla tradizione prussiana e dall'indottrinamento di von Seekt riguardo ad una cieca obbedienza; nel 1938 fu evidente che nelle alte gerarchie esisteva comunque una sacca di dissenso, da un lato mitigata dalla manifesta volontà di Hitler di restaurare la potenza delle forze armate tedesche ma comunque rinfocolata dal fatto che il cancelliere non era un appartenente alla casta aristocratico-militare; avvalendosi del prestigio raccolto con i risultati della Conferenza di Monaco che annetteva i Sudeti alla Germania senza sparare un colpo, Hitler impose le dimissioni del generale Beck da capo di stato maggiore dello Heer[9].

Nel marzo del 1939 il controllo operativo delle forze armate tedesche fu unificato sotto l'Oberkommando der Wehrmacht (OKW - Alto Comando delle Forze Armate) il cui comandante era il Generaloberst (poi feldmaresciallo) Wilhelm Keitel.

La struttura gerarchica delle forze armate tedesche era rigidamente centralizzata: al vertice stava il Comando Supremo delle Forze Armate, l'OKW (Oberkommando der Wehrmacht) di cui facevano parte Hitler e lo Stato Maggiore delle forze armate diretto dai generali Alfred Jodl e Wilhelm Keitel[10] che coordinava tutte le azioni militari; tuttavia, le singole armi (esercito, aviazione, marina) erano gestite autonomamente dai rispettivi alti comandi. Esisteva quindi l'Oberkommando des Heeres (OKH), diretto dal generale Walther von Brauchitsch; l'Oberkommando der Marine (OKM), tenuto dall'ammiraglio Erich Raeder; e l'Oberkommando der Luftwaffe (OKL) al cui vertice c'era il reichsmarschall Hermann Göring[10]. L'autonomia della Luftwaffe era ancora più ampia di quella delle altre forze a causa dell'influenza esercitata da Göring, dovuta alla sua appartenenza all'elite del partito nazista. Goering, eroe pluridecorato della prima guerra mondiale e marito di una aristocratica, delegava ampiamente ai suoi subordinati la parte attuativa a causa della sua incompetenza, ma curava moltissimo l'aspetto dell'immagine, apparendo al popolo tedesco come l'ultimo uomo del Rinascimento[11]. La Luftwaffe manteneva un suo esercito di terra con divisioni di fanteria e unità di artiglieria pesante e leggera contraerea che durante la seconda guerra mondiale arriverà a contare centinaia di migliaia di uomini, con anche una divisione (sulla carta) corazzata, la Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring". Come le altre forze, tutte le divisioni paracadutiste (Fallschirmjäger) erano sotto l'esclusivo controllo della Luftwaffe.

Gradi[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci gradi dello Heer, gradi della Luftwaffe (Wehrmacht) e gradi della Kriegsmarine.

I gradi dello Heer e della Kriegsmarine rimasero immutati nella denominazione rispetto a quelli presenti nella Reichsheer e nella Reichsmarine; i gradi della Luftwaffe vennero mutuati da quelli dell'esercito.

Storia[modifica]

Bandiera del comandante in capo delle forze armate tedesche (1935 - 1938)

I soldati della Wehrmacht raggiunsero livelli professionali molto elevati e quando entrarono in guerra, nel 1939, lo fecero con la ferma convinzione di essere i migliori soldati del mondo. D'altra parte, a queste elevate capacità tattiche non corrispondeva una elevata visione strategica, sia a livello operativo che logistico, che nel lungo periodo porterà al collasso delle forze armate tedesche per mancanza di carburante e materie prime.[12]

La Wehrmacht venne impegnata in guerra per quasi sei anni, in tutta Europa e nell'Africa settentrionale, riportando numerosi successi, ma la superiorità logistica e numerica delle forze armate Alleate in termini di uomini e di armamenti, e la potenza del loro apparato industriale, in particolare di quello degli Stati Uniti d'America, aveva trasformato a poco a poco il conflitto in una guerra di logoramento, nella quale la Germania cercava di ritardare al massimo la capitolazione sul fronte occidentale, impegnando le proprie forze migliori sul fronte orientale contro l'avanzata travolgente dell'esercito dell'Unione Sovietica.

Il riarmo[modifica]

Il trattato di Versailles del 1919 limitò fortemente le capacità militari della Germania, le forze armate non potevano avere più di 100.000 uomini a lunga ferma[13] e per molti anni non fu possibile alle forze armate tedesche di costruire o adoperare artiglieria pesante, carri armati, aeroplani, sottomarini e gas tossici.[8]

Il 2 agosto 1934 Hitler assunse la carica di comandante supremo delle forze armate e ai soldati tedeschi fu imposto il giuramento al Führer.[8] Il 16 marzo 1935 venne ripristinata la coscrizione obbligatoria e venne annunciata la costituzione di una forza aerea tedesca, mettendo così fine alle limitazioni che il trattato di Versailles aveva imposto alla Germania al termine della prima guerra mondiale riguardo alla consistenza e alla potenza delle sue forze armate. Nei quattro anni successivi l'esercito tedesco si trasformò dalla Reichswehr del generale Hans von Seeckt alla Wehrmacht di Hitler[12]. Lo stesso von Seeckt aveva accuratamente selezionato dopo il 1919 i giovani ufficiali più promettenti, che successivamente diventeranno gli ufficiali superiori e generali della Wehrmacht; tra i nomi che diventeranno più noti Fedor von Bock, Gerd von Rundstedt, Walther von Brauchitsch, Alfred Jodl, Wilhelm Ritter von Leeb, Johannes Blaskowitz[9].

Heer[modifica]

L'esercito tedesco rimase inizialmente limitato dal trattato di Versailles a 15.000 uomini tra soldati e ufficiali. Entro il 1920 inoltre i volontari non avrebbero dovuto essere più di 100.000, fu vietata la coscrizione obbligatoria e sciolto lo stato maggiore così come le accademie militari.[8]

La debolezza della Repubblica di Weimar e le umiliazioni imposte dagli Alleati portarono al putsch di Kapp del marzo 1920, in seguito al quale il generale Walther von Lüttwitz prese brevemente il potere a Berlino. In questo clima di forte tensione si propose come artefice del riarmo tedesco il generale Hans von Seeckt. Sostenitore di una maggiore fedeltà verso la nazione piuttosto che alle deludenti istituzioni di Weimar, Seeckt (agendo segretamente per via del trattato di Versailles) integrò i Freikorps nell'esercito e ne aumentò le fila grazie a veterani della prima guerra mondiale e a nazionalisti, tuttavia sancì l'incompatibilità della politica con la vita militare vietando ai militanti nei Freikorps di iscriversi ad un qualsiasi partito. Le scuole ufficiali ripresero vita sotto le mentite spoglie di "corsi di formazione e specializzazione" e anche la polizia fu impostata come serbatoio di uomini per l'esercito.[8]

Sfruttando il fatto che il trattato di Versailles non imponeva paletti per il numero dei sottufficiali, von Seeckt addestrò circa 40.000 tra sergenti e caporali alle mansioni ricoperte normalmente da un ufficiale, cosicché nell'ipotesi di un'espansione futura non mancassero uomini validi per coordinare le operazioni militari. La cronica instabilità politica della Repubblica di Weimar, testimoniata anche dal putsch di Monaco del 1923, favorì von Seeckt che aprì al dialogo con Mosca ottenendo il permesso di costruire due scuole militari in territorio sovietico gestite dal Sondergruppe R, fondatore tra l'altro di un ufficio che si occuperà della costruzione di fabbriche volte alla produzione di armamenti.[8]

Il licenziamento di von Seeckt nel 1926 andò a vantaggio del Partito Nazista, notevolmente cresciuto a seguito delle elezioni del 1930 ma che tuttavia trovò un avversario nel nuovo comandante della Reichswehr Kurt von Hammerstein e nel ministro della difesa Wilhelm Groener, il quale pensò di ampliare l'esercito a 200.000 uomini per frenare l'impeto di Hitler e delle sue SA. Nonostante il parere favorevole del presidente von Hindenburg il parlamento non varò la legge per sciogliere le formazioni paramilitari naziste e l'esercito, convinto di poter ricavare molto da Hitler, abbandonò lo stesso Groener.[8]

Dopo il ripristino del servizio di leva voluto da Hitler si cercò di mitigare il tradizionale autoritarismo dell'esercito prussiano e di migliorare le condizioni del servizio in modo da attirare volontari che optassero per la carriera militare. Comunque, un certo ostacolo al controllo dell'esercito da parte del regime nazista fu rappresentato, inizialmente, da alcuni ufficiali superiori che ne osteggiavano la politica estera troppo aggressiva per la preparazione della Wehrmacht del tempo; tra questi il generale Ludwig Beck, capo dell'Ufficio strategico, Werner von Blomberg, comandante dello Heer e Werner von Fritsch, capo di stato maggiore[14]. Nel 1938 uno scandalo pilotato da Göring costrinse von Blomberg alle dimissioni, ed un'altra opportuna situazione fece lo stesso con von Fritsch, che era il suo possibile successore[14]; per vari altri ufficiali la posizione fu solo formale e finirono anch'essi con l'approvare i piani del Führer: in tal modo l'esercito tedesco della seconda guerra mondiale divenne, almeno fino al 1943, uno strumento leale, obbediente e fidato del dittatore.

Nel 1939 lo Heer contava 98 divisioni, 52 delle quali in servizio attivo e altre 10 immediatamente utilizzabili, mentre le 36 rimanenti erano formate in gran parte da veterani del primo conflitto mondiale e risultavano di fatto carenti di artiglieria e mezzi corazzati[13]. Inoltre con la mobilitazione generale si sarebbero potute allestire altre 10 divisioni Ersatz (riserva)[13]. La fanteria all'inizio del conflitto era armata con fucile Mauser 1924, con la mitragliatrice leggera Bergmann-Schmeisser, con mortaio da 81 mm, cannoni controcarro da 37 mm, mitragliere contraeree da 20 mm, nonché un vecchio cannone da 77 mm risalente alla prima guerra mondiale[13]. Le unità di artiglieria erano invece ottimamente armate con obici da 105 mm, cannoni da 105 e 155 mm e con il famoso 8,8 cm FlaK controcarro e contraereo[13].

Ma il comando supremo tedesco concentrò gli sforzi soprattutto nel rinforzare le due armi che i suoi strateghi pronosticarono vincenti, il carro armato e l'aereo. Per quello che riguarda il primo mezzo, profeta e instancabile propagandista in questo senso fu il generale Heinz Guderian, che elaborò, con l'approvazione del Fürher, una teoria basata sulla "guerra di movimento", dove il carro armato e l'aeroplano non saranno più ad ausilio della fanteria, ma le principali armi di sfondamento, autonome, e schierate a protezione della fanteria arretrata[10]. Grazie al lavoro di Guderian, nel settembre 1939 poterono essere schierate 6 divisioni corazzate, ciascuna dotata di 288 panzer di cui però la metà del tipo Panzer I[10], carri di sole 6 tonnellate, poco armati e corazzati in modo esiguo, metre i più efficaci Panzer IV erano solo 24 per divisione, mentre i restanti erano del tipo Panzer II e III, rispettivamente da 9 e 16 tonnellate e armati con cannoncini da 20 mm e cannoni da 37 mm[10].

Kriegsmarine[modifica]

Uno dei simboli più noti della Kriegsmarine: la nave da battaglia Bismarck.

L'arma che fu più colpita dai dettati del trattato di Versailles fu la Kaiserliche Marine soprattutto per via dei timori inglesi di vedersi minacciato il prestigio e la potenza della Royal Navy.[15] La nuova Reichsmarine, nata nel 1921, era ridotta ad una flottiglia di dragamine, rimorchiatori e vecchie corazzate. In aggiunta, era vivo nella memoria di molti tedeschi l'autoaffondamento della Hochseeflotte e una parte dell'opinione pubblica, compreso Hitler, riteneva inutile riportare la nuova marina militare alla potenza di una volta.[15]

Agli inizi dell'ottobre 1928 capo della Reichsmarine divenne il veterano della prima guerra mondiale Erich Raeder. Tenace assertore di un rafforzamento della sua arma, egli trovò difficoltà nel convincere la classe politica della Repubblica di Weimar ad avallare il suo progetto, ma grazie all'aiuto di von Hindenburg riuscì finalmente a far partire i suoi piani di rivitalizzazione della Reichsmarine.

I vari modelli di U-Boot, che secondo gli accordi di Versailles erano proibiti alla Germania, vennero progettati da una fittizia industria straniera (tecnica adottata anche dall'esercito e dall'aviazione), nel caso specifico l'olandese Ingenieurskantoor voor Scheepsbouw, nella realtà nient'altro che la Krupp. Questo modo di procedere andò avanti fino al marzo 1935, quando Hitler decise di non sottostare più ai termini del trattato di Versailles. Il 21 maggio dello stesso anno la Reichsmarine cambiò nome in Kriegsmarine e la produzione di nuove navi cominciò in tutto e per tutto, anche perché Hitler aveva abbandonato le sue idee negative sulla marina, ora vista come uno strumento necessario per fare grande la Germania.[15]

L'ambiguità britannica sul riarmo tedesco venne definitivamente alla luce poco dopo, quando il 18 giugno venne siglato un accordo tra i due paesi secondo il quale il Regno Unito dava il proprio benestare alla ricostituzione di una marina militare tedesca, sebbene in misura non superiore al 35% del tonnellaggio totale della Royal Navy (percentuale salita al 45% nel caso dei sottomarini). Nei fatti non si concesse molto, anche perché l'arma subacquea non era molto estesa nella Royal Navy ed era vista principalmente come mezzo di difesa.[15] In ogni caso il 29 giugno 1935 fu varato a Kiel il primo esemplare della classe Tipo I. La prima flottiglia creata con queste imbarcazioni fu chiamata "Weddingen" e vi fu posto a capo il capitano di fregata Karl Dönitz, futuro comandante degli U-boot tedeschi.

Il 27 gennaio 1939 Hitler diede la sua approvazione definitiva al cosiddetto "Piano Z", un imponente programma di costruzioni navali a lungo termine, avente l'obiettivo di mettere la Kriegsmarine in condizioni di competere quasi in parità con la Royal Navy britannica. Il piano era a malapena agli inizi quando scoppiò la guerra; viste le circostanze, venne deciso di interrompere la costruzione di grandi navi di superficie in favore della realizzazione di una vasta flotta di sommergibili, più rapidi e meno costosi da produrre[16]. Così all'entrata in guerra erano disponibili le corazzate Scharnhorst e Gneisenau, le corazzate tascabili da 10.000 tonnellate (nominali) Deutschland, Admiral Scheer e Admiral Graf Spee, l'incrociatore pesante Admiral Hipper, gli incrociatori leggeri Emden, Köln, Königsberg, Leipzig, Nürnberg e Karlsruhe, oltre che le sole 21 cacciatorpediniere e 12 motosiluranti[10]. Ancora in costruzione erano poi gli incrociatori pesanti Blücher, Prinz Eugen, Lützow (poi ceduto all'URSS nel 1939) e Seydlitz che non verrà mai portato a termine[10]. A queste unità vanno aggiunte poi le possenti Bismarck e Tirpitz prodotte tra l'agosto 1940 e il febbraio 1941, la portaerei (mai ultimata) Graf Zeppelin e 150 U-Boote (di cui entro il 1º luglio 1943 ne entreranno in servizio ben 1.193)[10].

Luftwaffe[modifica]

Una parata del 1937.

Dal 1919 alla Germania fu imposto lo scioglimento dell'aviazione militare (Luftstreitkräfte) e lo smantellamento di tutti gli aerei rimasti. Ciononostante, lo stato tedesco riuscì a mantenere segretamente una propria forza aerea che divenne sempre più forte con il passare degli anni. L'addestramento clandestino dei piloti (in città come Braunschweig e Rechlin, ma accordi di cooperazione erano stati stretti anche con l'Unione Sovietica e uno dei frutti era stato il centro di addestramento di Lipeck)[17] iniziò sin dal 1926 grazie soprattutto alla compagnia aerea nazionale Lufthansa e al Nationalsozialistisches Fliegerkorps: la prima disponeva di aerei militari come lo Junkers Ju 86 e l'Heinkel He 111 abilmente camuffati da aerei di linea o da trasporto, la seconda aveva alianti e ultraleggeri su cui i futuri piloti della Luftwaffe potevano fare pratica.

La vera svolta però venne data dal governo nazista a seguito della decisione di Hitler di riarmare la Germania. La Luftwaffe venne fondata clandestinamente nel 1933 con circa 4.000 addetti[18] mentre erano già da ta tempo in produzione vari tipi di aerei militari, e due anni dopo, nel 1935, la creazione venne resa pubblica a tutto il mondo. In data 1º settembre 1939, la Luftwaffe fu in grado di utilizzare ben 2.695 velivoli, suddivisi in 771 caccia Messerschmitt Bf 109, 408 cacciabombardieri Bf 110 e 1.516 bombardieri tra Junkers Ju 87, Ju 88, Dornier Do 17 e Heinkel He 111.[10]. L'Oberkommando der Luftwaffe venne assegnato nel 1935 all'ex asso dell'aviazione tedesca, nonché ministro dell'aviazione, Hermann Göring, il quale si circondò di collaboratori come Erhard Milch (ispettore generale della Luftwaffe), Hans Jeschonnek (responsabile dei rifornimenti, dell'addestramento, della telecomunicazione e delle azioni di guerra) ed Ernst Udet (capo dell'ufficio tecnico)[19]. La nomina del personale invece era competenza esclusiva di Göring.

Le strategie di attacco erano ancora in fase di sperimentazione, in particolare, vi erano due linee di pensiero distinte: Walther Wever, comandante dello Stato Maggiore generale dell'aviazione fino al 1936, sosteneva l'importanza dei bombardamenti strategici compiuti da aerei quadrimotore; Ernst Udet invece era convinto che l'aviazione dovesse essere usata solamente a supporto delle truppe a terra e per contrastare i velivoli nemici. Forte dell'esperienza bellica in Spagna dove i bombardieri in picchiata svolsero egregiamente il loro compito, e complice la morte accidentale di Wever, Udet riuscì a convincere l'intero comando della Luftwaffe che la sua linea di pensiero era quella da seguire. I progetti per i grandi aerei da bombardamento, come il Do 19 e lo Ju 89, vennero quindi abbandonati.

Nel settembre 1939 la Luftwaffe era composta da quattro Luftflotte (flotte aeree), con sede a Stettino, Braunschweig, Roth e Reichenbach; a queste se ne aggiunsero altre tre nel corso della guerra, di cui una, la Luftflotte Reich, creata appositamente per la difesa del territorio tedesco.[20]

Il battesimo del fuoco[modifica]

La prima occasione per la Wehrmacht di misurarsi con forze armate nemiche venne con la guerra civile spagnola.

In appoggio a Francisco Franco, Hitler approvò tre massicce operazioni militari tedesche in Spagna. La prima, operazione "Feuerzauber" (fuoco magico), ebbe inizio verso la fine di luglio 1936, in cui vennero impiegati venti trimotori Junkers Ju 52 e sei caccia di scorta, e iniziò il trasferimento delle prime truppe tedesche di stanza in Marocco in Spagna. Nel settembre successivo Hitler mobilitò ulteriori uomini e mezzi a favore di Franco, con l'operazione "Otto", vennero trasferiti in Spagna 24 Panzer I e il numero di uomini della Wehrmacht in territorio iberico fu portato a circa 600-800 unità.

Successivamente Hitler appoggiò l'ultimo grosso impegno, con l'impiego della Luftwaffe nelle operazioni di guerra, dall'ottobre 1936, sotto le vesti della Legione Condor. A fianco dell'aviazione italiana effettuò diversi bombardamenti terroristici su città spagnole, tra cui il primo e tristemente famoso effettuato sulla città di Guernica con il supporto dell'Aviazione Legionaria.

Anche la Kriegsmarine ebbe un ruolo nella guerra: una squadra tedesca venne attaccata il 29 maggio 1937 dall'aviazione repubblicana, e la corazzata tascabile Deutschland ebbe 31 morti e 101 feriti[21][22], mentre la nave rientrava in Germania per le riparazioni, la gemella Admiral Scheer bombardò per rappresaglia la città di Almería.

Nell'apice del suo impegno, le forze della Wehrmacht in Spagna contarono circa 12.000 unità, anche se circa 19.000 combatterono in territorio spagnolo. In totale la Germania nazista rifornì i nazionalisti spagnoli di circa 600 aerei, 200 carri armati e almeno un migliaio di pezzi d'artiglieria.[23]

La politica espansionistica e il ruolo della Wehrmacht[modifica]

Dopo essere stato eletto cancelliere del Reich, Hitler iniziò subito a perseguire una politica in linea con quanto scritto nel Mein Kampf, ossia l'annullamento dell'umiliante trattato di Versailles, e la conquista dello "spazio vitale" (Lebensraum) per il popolo tedesco. In questo senso nel 1933 Hitler fece uscire la Germania dalla Società delle Nazioni e iniziò subito il programma di riarmo della Wehrmacht, che venne impegnata fin dall'inizio nelle azioni militari di annessione della Saar nel 1935 e di rioccupazione militare della Renania nel 1936. Dopo aver riannesso le regioni perse con il trattato del 1919, Hitler rivolse il suo sguardo a est e per attuare i suoi piani il Führer ebbe nuovamente bisogno delle sue forze armate.

La conferenza di Monaco e l'avvicinarsi del conflitto[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce conferenza e accordo di Monaco.

Gli accordi di Monaco vennero sottoscritti il 29 settembre 1938 dai rappresentati di Francia (Édouard Daladier), Regno Unito (Neville Chamberlain), Italia (Benito Mussolini) e Germania (Adolf Hitler), al termine di un convegno tenuto nella capitale bavarese, atto alla risoluzione del problema dei Sudeti, regione con popolazione boema di lingua tedesca che da tempo chiedeva l'annessione alla Germania di Hitler[24].

L'impetuosa propaganda tedesca, spinse le altre nazioni sedute al tavolo a cercare una soluzione diplomatica al problema, e alla fine sottoscrissero il documento che permise alla Germania di occupare militarmente la zona dei Sudeti tra il 1º e il 10 ottobre, a patto che i tedeschi rinunciassero a qualsiasi ulteriore ingrandimento territoriale.[25]

Sudeti e Cecoslovacchia[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci occupazione tedesca della Cecoslovacchia e Protettorato di Boemia e Moravia.
  « Chi possiede la Boemia è padrone dell'Europa »
 
(Otto von Bismarck[26])
Truppe tedesche sfilano nella rinominata piazza Adolf Hitler a Chomutov, in Boemia.

Il 1º ottobre le truppe tedesche iniziarono l'occupazione dei Sudeti, l'operazione militare era pronta nei minimi dettagli già da parecchi mesi e questa fu la prova che la sorte della regione era segnata anche senza la firma degli accordi di Monaco.[27]

L'occupazione dei Sudeti, terra che comprendeva la Boemia, la Moravia e una parte della Silesia, diede alla macchina bellica tedesca considerevoli risorse minerarie ma soprattutto delle industrie belliche efficienti come le fabbriche Škoda[28]. Dalle fabbriche cecoslovacche usciranno molti modelli di carri armati in migliaia di esemplari che verranno massicciamente utilizzati soprattutto sul fronte sovietico durante la seconda guerra mondiale, come ad esempio i cacciacarri leggeri della famiglia Marder[29], derivati dal modello Škoda LT vz 35 e successive evoluzioni[30].

Nel Protettorato verranno anche successivamente basate scuole ed unità addestrative tedesche.

L'Anschluss[modifica]

Una colonna tedesca entra in Austria salutata da alcune donne, è l'Anschluss.
  « L'Anschluss fu il fatto più grave e carico di conseguenze dalla fine del primo conflitto mondiale »
 

Fin dalla salita al potere nel 1933, Adolf Hitler premette per l'annessione dell'Austria come provincia tedesca, supportato anche dal forte peso che il partito nazista austriaco aveva nel paese. In prima istanza, nel 1935, Hitler fece un tentativo in questo senso, ma lo schieramento delle forze italiane alla frontiera del Brennero unita ad una relativamente alta considerazione della solidità dell'apparato militare italiano lo fece desistere. Questo non accadde nel 1938 quando una serie di accordi, il tacito consenso italiano e il mutato clima politico internazionale, permisero alle forze tedesche di entrare senza sforzo in Austria, aumentando il proprio potenziale bellico con l'inserimento in organico delle forze austriache. Il 12 marzo la Wehrmacht attraversò la frontiera, il 13 l'annessione divenne effettiva e la svastica sventolò su Vienna. Hitler cancellò una nazione e portò i confini della Grande Germania fino al Brennero,[32] la Blumenkrieg (guerra dei fiori) era conclusa, e con essa anche l'annessione dell'Austria.[33]

Lo scoppio del conflitto[modifica]

L'invasione della Polonia[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce campagna di Polonia.
Soldati della Wehrmacht forzano il confine con la Polonia

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, il 1º settembre 1939, l'OKW era presieduto da Wilhelm Keitel[34] che formò due gruppi d'armate per l'invasione della Polonia: il gruppo d'armate Nord (Fedor von Bock) con 18 divisioni[35], articolate in 4 divisioni dipendenti direttamente dal comando Gruppo d'Armate, 8 divisioni più una corazzata e la guardia di frontiera inquadrate nella 4ª armata, 5 divisioni e 3 brigate non indivisionate inquadrate nella 3ª armata (di cui una corazzata, la 3. Panzer-Division ed una motorizzata, la 2. Infanterie-Division (mot)) e tre brigate indipendenti; il gruppo d'armate Sud (Gerd von Rundstedt)[35] con 34 divisioni di cui 4 corazzate (la , la , la e la ) e 2 motorizzate (la 13ª e la 29ª). A questi gruppi d'armata si aggiungeva il gruppo di armate Bernolak (slovacco) su 3 divisioni ed un gruppo mobile[35].

Queste forze erano massicciamente supportate dalla Luftwaffe con circa 2.000 velivoli, contro i 397 velivoli operativi dell'aviazione polacca, la Wojska Lotnicze[36].

La guerra sul mare fu invece notevolmente limitata in quanto la Kriegsmarine poté solo appoggiare l'assalto alla base polacca di Westerplatte, con la sua obsoleta corazzata Schleswig-Holstein, che fu comunque la prima unità militare tedesca ad iniziare le ostilità, alle 4:00 circa della mattina del 1º settembre, ed attaccare con alcuni cacciatorpediniere la base di Hel; la difesa di Westerplatte si protrasse fino al 7 settembre, data della resa della guarnigione[37].

Le forze armate polacche opposero una strenua resistenza per 36 giorni, ma il Blitzkrieg tedesco stupì il mondo e Hitler fu in grado di rendere innocui i pochi inviti alla prudenza che venivano ancora da alcuni alti ufficiali dell'esercito. Le perdite furono di 16.000 morti e 32.000 feriti[38].

La guerra dei convogli[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia dell'Atlantico (1939-1945).
Un U-Boote sotto attacco

Fin dal 19 agosto, cioè dodici giorni prima dell'inizio delle operazioni in Polonia, le corazzate tascabili Deutschland e Graf von Spee e 18 U-Boote presero posizione nell'Atlantico, dove tra il 1º settembre 1939 e il 30 marzo 1940 affondarono circa 753.000 tonnellate di naviglio nemico, mentre nella Manica e nel mare del Nord altre 317.154 t di naviglio verranno colate a picco in seguito ad azioni aeree e a causa di azioni navali e sottomarine[10].

Ma nonostante questi primi successi, lo scoppio della seconda guerra mondiale colse la Kriegsmarine impreparata ad affrontare le preponderanti forze alleate: il programma di ampliamento della flotta (il Piano Z) fu ufficialmente avviato solo nel gennaio 1939[39].

Questo perché la guerra con altre grandi potenze navali (Gran Bretagna in particolare) non era prevista nell'immediato, ma solo dopo alcuni anni. Quindi, il numero di grandi unità disponibili era piuttosto basso[40].

Nonostante questa inferiorità numerica, la marina tedesca ottenne risultati molto positivi, soprattutto nei primi anni di guerra. Infatti, la flotta condusse operazioni di appoggio all'invasione della Norvegia, crociere nel Nord Atlantico, nel mare di Barents e nel Mare Artico[41].

Tali operazioni vennero condotte dapprima anche con l'uso di navi di superficie, come le navi da battaglia Bismarck e Tirpitz e le corazzate tascabili come la Graf von Spee, la Scharnhorst e la Gneisenau, ma poi il carico del contrasto alle flotte alleate passò totalmente sugli U-boote, i sommergibili d'attacco. In generale, le navi di superficie ottennero buoni risultati, come l'affondamento dell'incrociatore da battaglia Hood. Notevoli risultati furono ottenuti anche dagli incrociatori ausiliari tedeschi, tra cui il celebre Atlantis, che, utilizzati come navi corsare per il contrasto al traffico mercantile alleato, affondarono oltre 140 unità, per circa 700.000 tonnellate di naviglio[42].
Dopo il 1943, la flotta di superficie rimase praticamente ferma nei porti, e la guerra in mare fu condotta soprattutto dagli U-boot. Questi arrivarono ad operare fino al Golfo del Messico. Tuttavia, lo sviluppo di nuove tecnologie per la scoperta dei battelli subacquei, nonché l'aumento delle unità di scorta ai convogli, resero l'azione dell'arma sottomarina sempre meno efficace.

Alla fine della guerra, solo due grandi unità di superficie erano ancora in condizioni operative: una era l'incrociatore pesante Prinz Eugen; tutte le altre erano state affondate in azione oppure autoaffondate negli ultimi mesi del conflitto per bloccare gli ingressi dei porti[43]. Per quanto riguarda i sottomarini, 751 battelli furono affondati durante le ostilità[44], pari all'80% del totale[45].

Il contributo della Kriegsmarine non si limitò alla guerra in mare. Infatti, furono costituite unità di terra, che vennero impiegate nelle batterie costiere. Inoltre, a partire dai primi mesi del 1945, furono formate sei divisioni di marina (Marine-Infanterie-Division), che combatterono come fanteria nelle fasi finali della guerra[46]. Anche la Luftwaffe partecipò con i suoi aerei, soprattutto con il suo ricognitore-bombardiere a lungo raggio Focke-Wulf Fw 200, soprannominato il flagello dell'Atlantico.

Le vittorie iniziali[modifica]

Reparti della Wehrmacht sfilano sotto l'Arco di Trionfo, Parigi, giugno 1940
Un aereo della Luftwaffe sorvola Londra
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci campagna di Francia, operazione Weserübung e Campagna del Nord Africa.

Dopo la vittoria in Polonia, la Germania trasferì le sue forze ad ovest per prepare l'invasione della Francia. Nel maggio del 1940 l'esercito tedesco venne organizzato in tre gruppi d'armate: gruppo d'armate A (Gerd von Rundstedt) con 45 divisioni di cui 7 corazzate; gruppo d'armate B (Fedor von Bock) con 29 divisioni di cui 3 corazzate; gruppo d'armate C (Wilhelm List) con 19 divisioni. Questo terzo gruppo teneva una posizione difensiva sulla linea Maginot, mentre l'offensiva principale venne lanciata dal gruppo d'armate A nelle Ardenne, con l'appoggio del gruppo d'armate B che nel frattempo invadeva il Belgio e l'Olanda.

Dal 9 aprile, data in cui forze tedesche invasero la Danimarca e la Norvegia, fino all'armistizio con la Francia, il 25 giugno 1940, l'esercito tedesco dimostrò la superiorità della sua organizzazione e della sua tattica. Le perdite in Norvegia furono di 5.650 uomini, mentre l'invasione della Francia, del Belgio e dei Paesi Bassi era costata 27.100 morti, 111.000 feriti e 18.300 dispersi.

Nell'intento di rafforzare il suo fianco meridionale contro un'invasione dell'Unione Sovietica, Hitler costrinse il principe Paolo Karađorđević, reggente del regno di Jugoslavia, ad entrare nell'alleanza dell'Asse; ma alla fine di marzo del 1941 questi fu destituito da un gruppo di ufficiali dell'esercito jugoslavo e venne proclamato re il principe Pietro II Karađorđević. Hitler ordinò allora alle sue truppe l'invasione della Jugoslavia: lanciata il 6 aprile 1941, l'invasione del paese balcanico ebbe completo successo, il 17 aprile la Jugoslavia capitolò e contro una perdita di 558 uomini da parte tedesca, l'esercito jugoslavo fu totalmente distrutto e quasi 345.000 uomini fatti prigionieri.

Il 6 aprile 1941 cinque divisioni della 12ª armata tedesca agli ordini del generale Wilhelm List invasero il Regno di Grecia ma, nonostante un'accanita resistenza, l'esercito greco, con l'appoggio di truppe inglesi, fu costretto alla resa nella Macedonia orientale. Il 20 aprile l'armata greca dell'Epiro si arrese e il 22 aprile gli Alleati iniziarono ad evacuare la Grecia. La campagna si concluse con la conquista dell'isola di Creta, che fu ultimata il 1º giugno. Si trattò della prima invasione aviotrasportata della storia[47].

Intanto il generale Erwin Rommel arrivò a Tripoli il 12 febbraio 1941, dopo la richiesta italiana di un intervento tedesco a seguito della perdita dell'intera Cirenaica, conquistata dagli inglesi, e due giorni dopo arrivarono le prime due unità[48] di quello che sarebbe diventato il famoso Deutsche Afrika Korps: il generale tedesco lanciò il 13 marzo un'offensiva contro gli inglesi con la 5. Leichte-Division tedesca (nel frattempo arrivata interamente e composta da un reggimento corazzato, due battaglioni da ricognizione, tre batterie di artiglieria campale ed un battaglione antiaereo, due battaglioni mitraglieri, oltre a unità minori[49]) e due divisioni italiane. Nonostante i successi iniziali le forze dell'Asse furono contenute dagli inglesi; nel frattempo, le forze dell'Afrika Korps erano progressivamente cresciute con l'arrivo a scaglioni della 21. Panzer-Division, della 164ª divisione leggera e della 90ª divisione leggera, oltre che della brigata paracadutisti Ramcke e di vari reparti minori.

L'invasione dell'Unione Sovietica[modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce operazione Barbarossa.

Il 22 giugno 1941 alle 3.15 fu lanciata l'Operazione Barbarossa, la più grande invasione della storia militare: per invadere l'Unione Sovietica l'esercito tedesco poteva contare su 120 divisioni di fanteria, 14 divisioni motorizzate e 19 divisioni corazzate, per un totale di 3.680 carri armati e 2.500.000 di uomini. Le forze tedesche erano divise in tre gruppi d'armate che dovevano operare su un vasto fronte; i loro obiettivi erano la distruzione dell'Armata Rossa e la conquista di tutto il territorio ad occidente della linea Volga-Arcangelo. Colta di sorpresa, l'Armata Rossa fu sul punto di crollare e subì perdite enormi, mentre le colonne corazzate tedesche penetravano profondamente nel territorio russo. Nel giro di sei mesi i tedeschi avevano catturato più di 3.000.000 di soldati sovietici e le avanguardie erano alle porte di Mosca. Nonostante l'apparente successo l'esercito tedesco non era riuscito a raggiungere i suoi obiettivi e l'Armata Rossa, pur con le sue immense perdite, era sempre un'importante forza bellica. Anche i tedeschi avevano sofferto molto, perdendo nel solo 1941 quasi 175.000 uomini.

Le sconfitte decisive[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci seconda battaglia di El Alamein, operazione Husky e battaglia di Stalingrado.
Il teatro degli scontri tra Libia ed Egitto, con indicata Bir Hakeim, teatro dell'omonima battaglia
Prigionieri tedeschi a Stalingrado

Dopo una serie di attacchi e contrattacchi lanciati da entrambe le parti in diciotto mesi di combattimenti, la riconquista da parte dell'Asse della Cirenaica con l'importante piazzaforte di Tobruk (il 20 giugno 1942[50]) e il superamento della frontiera egiziana[51] e le battaglie di Gazala e Bir Hakeim, l'offensiva si arrestò ad El Alamein, a 160 km da Alessandria d'Egitto[52]. Rommel era convinto di riuscire a catturare ingenti scorte di materiale bellico al nemico per sopperire alla scarsità di rifornimenti che dovevano percorrere lunghissime linee di comunicazione via terra (2500 km da Tripoli e 1000 km da Bengasi) o pericolosi tragitti via mare[53]. Parte della colpa del problema rifornimenti era peraltro da ascrivere allo stesso Rommel che per proseguire l'avanzata aveva fatto rinviare (in realtà abortire definitivamente) la progettata operazione Herkules, l'invasione di Malta, che rappresentava un pedaggio pesantissimo per i rifornimenti dell'Asse[54].

Dopo la prima e la seconda battaglia di El Alamein, le forze dell'Asse dovettero ritirarsi di fronte alla incontenibile pressione della 8ª Armata inglese, e poi all'ulteriore minaccia costituita dallo sbarco alleato nel Marocco[55].

Abbandonata Tripoli e la Libia le forze dell'Asse si ritirarono in Tunisia dove continuarono la lotta, riportando anche qualche successo tattico contro le inesperte truppe statunitensi, come nella battaglia del passo di Kasserine[56]. Il DAK, nel frattempo diventato Panzerarmee Afrika[57] prima e Deutsch-Italienische Panzerarmee[58] e Heeresgruppe Afrika[59] poi, e al cui comando dopo Rommel si erano succeduti vari generali, si arrese insieme alle altre truppe dell'Asse infine nel maggio del 1943[60]

La perdita del Nord Africa e l'invasione alleata della Sicilia misero i tedeschi in una posizione difficile. Per fare dell'Italia un cuscinetto contro le forze alleate, i tedeschi mandarono oltre le Alpi divisioni pronte a prendere il possesso del paese dopo che il governo italiano stipulò l'armistizio di Cassibile, l'8 settembre 1943. Per mezzo di tenaci azioni difensive, a cui si aggiunsero le indecisioni degli Alleati, l'esercito tedesco comandato dal feldmaresciallo Albert Kesselring guadagnò tempo e riuscì a costruire una serie di linee difensive lungo la penisola, ritardando così l'avanzata alleata fino all'aprile del 1945.

Nel 1942 gli attacchi tedeschi si concentrarono nel settore meridionale del fronte; il piano di Hitler prevedeva di conquistare il centro industriale di Stalingrado e il Caucaso con i suoi pozzi petroliferi, in modo che la Germania potesse accedere ai ricchi giacimenti minerari. L'offensiva, iniziata bene, finì per bloccarsi e incontrò una tenace resistenza proprio intorno a Stalingrado. Il 19 novembre 1942 i sovietici lanciarono una massiccia offensiva che prese in trappola la 6a armata tedesca; invece di permettere all'armata accerchiata di ritirarsi dalla città per riorganizzarsi e preparare una nuova offensiva, Hitler insistette perché continuasse a combattere: nonostante il rispetto degli ordini, Paulus e i suoi uomini si arresero il 2 febbraio 1943.

Durante la primavera del 1943 l'esercito tedesco si riorganizzò, in modo che l'estate successiva le forze sul fronte orientale ammontassero a circa 3.000.000 di uomini (tre quarti dell'intero esercito). Durante questa tregua i tedeschi avevano preparato l'Operazione Zitadelle, ossia l'eliminazione del saliente di Kursk, ma la nuova offensiva non ebbe successo e i tedeschi subirono gravi perdite, ottenendo per contro solo piccole conquiste territoriali. La battaglia eliminò le divisioni corazzate: quasi 1.000 carri armati furono distrutti. Dopo il fallimento di Kursk, i tedeschi persero l'iniziativa strategica e furono costretti a mantenersi costantemente sulla difensiva.

Le controffensive alleate[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci sbarco in Normandia e operazione Bagration.

In seguito alla sconfitta della Francia nell'estate del 1940 e all'abbandono dei piani per invadere la Gran Bretagna, l'esercito tedesco assunse un ruolo difensivo nell'Europa occidentale occupata. Inizialmente la Francia fu poco più di un terreno per riorganizzare le divisioni ritirate dal fronte orientale, ma dall'autunno del 1943 l'OKW inizio a predisporre opere difensive per un'invasione ritenuta certa. Malgrado la sorpresa degli sbarchi in Normandia (molti comandanti tedeschi ritenevano, infatti, che l'invasione sarebbe avvenuta nella regione del Pas de Calais) e la schiacciante superiorità di uomini e di mezzi, Hitler non permise che le sue forze armate ripiegassero ordinatamente, provocando così il disastro di Falaise e la conseguente ritirata precipitosa verso la Germania nell'autunno del 1944. Questa ritirata costò all'esercito tedesco gravi perdite.

Il collasso e la sconfitta[modifica]

Entro la fine del 1944 la linea del fronte occidentale venne stabilizzata e vennero elaborati piani per l'ultima offensiva tedesca della guerra in occidente, la battaglia delle Ardenne. Nonostante alcuni successi iniziali, l'operazione terminò in un fallimento e i tedeschi iniziarono ad indietreggiare; l'assenza di appoggio aereo e la scarsità di ogni tipo di materiale necessario per la guerra resero la sconfitta inevitabile. Il 30 aprile, Adolf Hitler si uccise e le forze armate tedesche iniziarono a deporre le armi; la capitolazione finale venne firmata il 7 maggio 1945.

L'offensiva sovietica dell'estate del 1944 distrusse quasi l'intero gruppo d'armate centro; la Wehrmacht perse i Balcani e fu costretta a retrocedere sulle frontiere della Germania, di fronte alla superiorità materiale sovietica (rapporto di 3,5 a 1 in effettivi, di 3 a 1 in mezzi corazzati e di 5 a 1 in aerei, nella primavera del 1945). Dopo la conclusione della battaglia di Berlino, il 7 maggio 1945 l'esercito sovietico divenne padrone della capitale tedesca. La guerra sul fronte orientale aveva assorbito la maggioranza delle forze militari della Germania, e, di fatto, finì per distruggerla: quasi 4 milioni furono i morti su tale fronte (vedi conteggio delle vittime della seconda guerra mondiale per nazione).

La resa incondizionata[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Fine della seconda guerra mondiale in Europa.

Il 30 aprile 1945 Hitler si suicidò nel suo bunker nella Berlino assediata dall'Armata Rossa, ed i poteri passarono all'ammiraglio Karl Dönitz, suo successore designato dopo che Göering aveva tentato una pace separata con gli Alleati. Il 7 maggio a Reims alle ore 1:41, presso il Quartier Generale di Dwight Einsenhower, i rappresentanti tedeschi firmarono la resa incondizionata di tutte le forze tedesche agli alleati.la Germania capitolava incondizionatamente agli Alleati[61][62]. Resa che avrà effetto dalle 0:01 del 9 maggio 1945 anche se ogni azione di guerra cessò immediatamente alla firma della resa[61]. Il giorno seguente a Karlshorst presso Berlino venne firmata la resa tedesca ai sovietici[61] e i resti della 16a e 18a armata tedesche, da molti mesi isolate in Curlandia si arrendono alle forze sovietiche del Fronte di Leningrado, Dresda e Gorlitz si arrendono alle forze del 1º Fronte ucraino, mentre i patrioti tengono ancora occupati i tedeschi intorno a Praga mentre in Croazia i combattenti di Tito liberano Zagabria ancora in mano tedesca[61]. Molte unità tedesche cercarono di raggiungere il territorio controllato dagli anglo-americani per non arrendersi all'Armata Rossa, ma circa 200.000 uomini (134.000 secondo un'altra fonte) vennero catturati dai sovietici e la maggior parte fu imprigionata nei gulag[63]. Circa 1 milione di uomini venne preso prigioniero nel complesso dalle truppe alleate[64].

Il processo di Norimberga[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce processo di Norimberga.

Per i vari crimini commessi durante le ostilità, venne celebrato il processo di Norimberga, al quale partecipò anche in veste di imputati la maggior parte dei vertici militari tedeschi. Molte furono le condanne a morte e le lunghe pene detentive, compresi alcuni ergastoli.

La Wehrmacht nella società tedesca[modifica]

Il ruolo della propaganda[modifica]

Un manifesto di propaganda per la difesa antiaerea

La propaganda della Wehrmacht era orientata verso il popolo tedesco sotto vari punti di vista; essa serviva a mantenere la volontà di sacrificio e di spirito di difesa del proprio popolo, a vincere lo scoraggiamento causato dal vedere i nemici invadere o bombardare il proprio territorio; altro obiettivo infine era quello di ingannare gli avversari sulle reali intenzioni militari tedesche[65].

Gli arruolamenti e le unità straniere[modifica]

Il sistema di reclutamento e addestramento tedesco durante la seconda guerra mondiale era organizzato su base regionale. Prima dell'Anschluss i distretti militari (Wehrkreise) erano 13 (nominati con numeri romani da I a XIII), diventati in seguito 15 (XVII e XVIII) e infine 17 dopo la campagna di Polonia (XX e XXI). Ogni Wehrkreis aveva il compito di reclutare e addestrare i cittadini del suo territorio e quasi tutte le divisioni prelevavano le reclute dal distretto sotto cui si trovavano (eccezion fatta per la Luftwaffe, le Waffen-SS e la Großdeutschland). Questo generò divisioni a forte carattere territoriale, dato che se un soldato veniva trasferito (con ordine diretto dell'OKH) si cercava di mandarlo in una divisione arruolata nello stesso Wehrkreis (salvo fusioni tra divisioni al fronte o se il soldato era membro delle truppe corazzate o da montagna)[66].

I corpi armati creati nei paesi stranieri occupati dalla Wehrmacht vennero posti sotto il controllo dell'esercito, ma più tardi molte di queste unità vennero trasferite sotto il controllo delle SS, formando le unità Freiwilligen (volontari), inquadrate in kampfgruppe, brigate e divisioni facenti parte delle Waffen-SS.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce truppe straniere nella Wehrmacht.

Il collasso e l'arruolamento di giovani e vecchi[modifica]

Anche gli anziani vennero richiamati all'estrema difesa del Terzo Reich.

Man mano che le unità operative si dissanguavano sui vari fronti, i vuoti venivano colmati con personale proveniente dall'organizzazione giovanile nazista, la Hitlerjugend, e da persone anziane, che normalmente non sarebbero state prese in considerazione per la mobilitazione. Vennero formate molte unità con armamento ed addestramento approssimativo, che costituivano il Volkssturm (letteralmente assaltatori del popolo).

L'idea di creare il Volkssturm si ebbe fin dal 1935, ma fu fatta solo nel 1944, quando Martin Bormann, sotto l'ordine diretto di Hitler, reclutò ben sei milioni di tedeschi per formare una milizia nazionale.

L'unità base del Volkssturm era il battaglione di 642 uomini, composti per la maggior parte da membri della Hitlerjugend, anziani, invalidi e persone considerate precedentemente riformati dal regolare servizio militare.

Durante gli ultimi mesi del conflitto, il Volkssturm passò sotto il comando del dottor Joseph Goebbels, partecipando alla difesa di Berlino.[67]

Le Wunderwaffen[modifica]

Wunderwaffen è un termine tedesco che significa "armi miracolose", coniato e utilizzato dalla propaganda tedesca di Goebbels durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale. Le "armi miracolose", secondo la propaganda, avrebbero cambiato radicalmente il corso del conflitto, che volgeva ormai chiaramente a favore degli Alleati. In ogni caso, esse rappresentarono un concreto sviluppo tecnologico del quale gli Alleati si sarebbero largamente avvalsi nel futuro, per entrambi i blocchi che si sarebbero poi fronteggiati nella guerra fredda.

Molte di queste "armi miracolose" sono state molto spesso associate, erroneamente, alle Vergeltungswaffen (italiano: armi di rappresaglia), e comunque rimasero a livello di progetto (come il programma nucleare tedesco) o di prototipi (come il Panzer VIII Maus). Anche le armi di rappresaglia furono un grande problema per le forze alleate che dovettero sottrarre consistenti forze di caccia e terrestri per contrastare ed eliminare questa minaccia alle popolazioni civili, efficace soprattutto sul piano psicologico.

Le perdite[modifica]

Le perdite complessive sofferte dalla Wehrmacht ammontano ad oltre 2.090.000 tra morti e dispersi più di 4.388.000 feriti, su un totale di oltre 17.900.000 uomini che vi prestarono servizio tra il 1939 ed il 1945. Tali cifre risultano così ripartite:

  • Heer: tra il 1939 ed il 1945, vi servirono ben 13 milioni di uomini[68]. Oltre 1,6 milioni di questi morirono o risultarono dispersi e 4,1 feriti[69].
  • Kriegsmarine: tra il 1939 ed il 1945 vi furono arruolati 1,5 milioni di uomini. 65.000 rimasero uccisi, 105.256 dispersi e 21.000 feriti[70].
  • Luftwaffe: tra il 1939 ed il 1945 vi prestarono servizio 3,4 milioni di uomini. 165.000 di questi persero la vita, 155.450 vennero classificati come dispersi e 192.000 rimasero feriti[71].

Il dopoguerra[modifica]

Dopo la resa incondizionata tedesca proclamata il 7 maggio 1945 (resa effettiva l'8 maggio) alla Germania venne proibita la formazione di un esercito indipendente dotato di armamenti moderni. Ci vollero dieci anni prima che le tensioni della Guerra Fredda spingessero alla creazione di forze militari indipendenti da parte della Repubblica Federale Tedesca e della Repubblica Democratica Tedesca. L'esercito della Germania Ovest venne ufficialmente creato il 5 maggio 1955, con il nome di Bundeswehr (forze difensive federali). Nella Germania Est, per contraltare, venne creato il 1º marzo 1957 l'esercito nazionale del popolo (in tedesco: Nationale Volksarmee). Ciascuna delle due forze venne creata con la consulenza e con l'impiego attivo di ufficiali esperti della defunta Wehrmacht.

Note[modifica]

  1. ^ Media degli effettivi in servizio dal 1º giugno 1939 al 30 aprile 1944. Vedi (EN) Numeri e statistiche in feldgrau.com. URL consultato il 17 dicembre 2010.
  2. ^ (EN) The Avalon Project - The Versailles Treaty (1919) in avalon.law.yale.edu. URL consultato il 8 dicembre 2010. Articolo 160. - 1. By a date which must not be later than March 31, 1920, the German Army must not comprise more than seven divisions of infantry and three divisions of cavalry. After that date the total number of effectives in the Army of the States constituting Germany must not exceed one hundred thousand men, including officers and establishments of depots. (...) The total effective strength of officers, including the personnel of staffs, whatever their composition, must not exceed four thousand. (...) The following units may each have their own depot: An Infantry regiment; A Cavalry regiment; A regiment of Field Artillery; A battalion of Pioneers. 3. The divisions must not be grouped under more than two army corps headquarters staffs. The maintenance or formation of forces differently grouped or of other organisations for the command of troops or for preparation for war is forbidden. The Great German General Staff and all similar organisations shall be dissolved and may not be reconstituted in any form. The officers, or persons in the position of officers, in the Ministries of War in the different States in Germany and in the Administrations attached to them, must not exceed three hundred in number and are included in the maximum strength of four thousand laid down in the third sub-paragraph of paragraph (1) of this Article.
  3. ^ (EN) Graf Zeppelin - german-navy.de in german-navy.de. URL consultato il 3 dicembre 2010.
  4. ^ (EN) Generaloberst Heinz Wilhelm Guderian su achtungpanzer.com in achtungpanzer.com. URL consultato il 17 dicembre 2010.
  5. ^ (EN) Blitzkrieg - The successful German tactic of rapidly advancing armored forces and massive air support in 2worldwar2.com. URL consultato il 9 dicembre 2010.
  6. ^ (EN) The Avalon Project - The Versailles Treaty (1919) in avalon.law.yale.edu. URL consultato il 12 dicembre 2010. Articolo 171
  7. ^ (EN) The Avalon Project - The Versailles Treaty (1919) in avalon.law.yale.edu. URL consultato il 12 dicembre 2010. Articolo 181
  8. ^ a b c d e f g h Ferruccio Gattuso. Il "complesso" di Versailles portò la Germania al riarmo in storiain.net. URL consultato il 11 dicembre 2010.
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  11. ^ Hermann Göring - (1893-1946) - Jewish library. URL consultato il 4 novembre 2010.
  12. ^ a b Zaloga, p. 13
  13. ^ a b c d e Salmaggi Pallavisini 1981, p. 14
  14. ^ a b Corni, pp. 19-21
  15. ^ a b c d (EN) Kriegsmarine - storia fino al 1939 in u47.org. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  16. ^ Thomas H. Flaherty (a cura di), Il Terzo Reich - Guerra sul mare, Hobby & Work, 1993, pp. 17 - 20. ISBN 88-7133-047-1
  17. ^ (EN) A secret aviation school in airpages.ru. URL consultato il 5 dicembre 2010.
  18. ^ Silvestri 2002, p. 1071
  19. ^ Bishop 2008, p. 9
  20. ^ Bishop 2008, p. 10
  21. ^ (EN) International Naval Intervention and Protection Force 1936 in rwhiston.wordpress.com. URL consultato il 3 dicembre 2010.
  22. ^ Antony Beevor, La Guerra civile spagnola, Rizzoli storica, 2006, ISBN 88-17-01048-0, p. 335
  23. ^ Thomas, Hugh. The spanish civil war, Penguin Books, London, 2001, p. 944
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  25. ^ Salmaggi Pallavisini 1981, pp. 8-9
  26. ^ Innocenti 2000, p. 10
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  37. ^ Zaloga, pp. 36-42
  38. ^ Zaloga, p. 86
  39. ^ Il Piano Z prevedeva la costruzione, tra il 1939 ed il 1946, di 800 unità, al costo di 33 miliardi di Reichsmark. Tra le altre, avrebbero dovuto entrare in servizio 13 tra navi ed incrociatori da battaglia e quattro portaerei. L'intero piano fu interrotto all'invasione della Polonia, ed il materiale utilizzato per la costruzione di sottomarini. Per una panoramica completa del Piano Z vedere german-navy.de. URL consultato il 2 aprile 2009.
  40. ^ Allo scoppio della seconda guerra mondiale, la Kriegsmarine era di dimensioni relativamente modeste. Contava infatti appena 11 grandi unità, 21 cacciatorpediniere e 57 U-boot. Vedere german-navy.de. URL consultato il 2 aprile 2009.
  41. ^ Le operazioni della Kriegsmarine su german-navy.de. URL consultato il 2 aprile 2009.
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  47. ^ La battaglia di Creta. URL consultato il 2 aprile 2009.
  48. ^ erano il 3º battaglione da ricognizione ed il 39º battaglione anticarro della 5. Leichte-Division (5ª divisione leggera) - Irving, cap. VII, p. 79
  49. ^ Irving, cap. VII, p. 82
  50. ^ Irving, cap. XIII, pp. 196-197
  51. ^ Irving, cap. VIII, IX, X, XI, XII e XIII
  52. ^ Irving, cap. XIV, p. 203
  53. ^ Il generale Fritz Bayerlein, capo di stato maggiore del DAK (che in futuro diventerà il comandante della Panzer Lehr) e in quel momento comandante ad interim in quanto Rommel era stato ferito, riferì che Albert Kesselring, responsabile per la Wehrmacht del fronte sud appoggiò il punto di vista di Rommel dicendogli: "in qualche modo riusciremo a procurarle i necessari rifornimenti" - Irving, cap. XIII, p. 198
  54. ^ Irving, cap. XIII, p. 189
  55. ^ Irving, cap. XVII, p. 254
  56. ^ Irving, cap. XIX, pp. 281-292
  57. ^ Irving, cap. XIX, p. 292
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