RUDOLF HESS

Rudolf Hess
Rudolf Hess

Walter Richard Rudolf Heß, traslitterato comunemente come Hess (Alessandria d'Egitto, 26 aprile 1894 – Berlino, 17 agosto 1987), è stato un politico tedesco. La sua carriera lo ha portato a diventare un uomo tra i più influenti del Terzo Reich e del Partito Nazista.

Indice [nascondi]

1 Biografia

1.1 La nascita

1.2 Deputato di Hitler

1.3 Il volo sulla Scozia

1.4 Il processo e la morte

2 Onorificenze

3 Galleria fotografica

4 Bibliografia

5 Note

6 Altri progetti

 

Biografia[modifica] La nascita[modifica]Nacque in Egitto, ad Alessandria, da una famiglia benestante che si trovava in Africa per motivi di lavoro. Il padre, bavarese, luterano praticante, era un ricco esportatore di vini mentre la madre era discendente della nota famiglia greca Georgiadis di Alessandria. Tornò in Germania con la famiglia nel 1908, a 14 anni. Iscrittosi alle scuole, espresse interesse per l´astronomia ma il padre lo convinse a seguire studi economici in Svizzera.

Partecipò da volontario alla prima guerra mondiale: si arruolò inizialmente nel reggimento List, tra i più aggressivi e tenaci dell'intero conflitto, in cui combatteva anche il caporale di origine austriaca, Adolf Hitler. Poi - fino alla fine della guerra - ha prestato servizio nell'Aviazione come pilota da caccia nella Squadriglia Bavarese 34, dove è stato promosso fino al grado di tenente. Fu Adolf Hitler che convinse Hess ad entrare in politica, nel 1920, anno in cui tra l'altro abbandonò l'Università di Monaco (stava per laurearsi in filosofia).

Il 20 dicembre 1927 Hess sposò la ventisettenne Ilse Pröhl (22 giugno 1900 – 7 settembre 1995) di Hannover. Insieme ebbero un figlio, Wolf Rüdiger Hess (18 novembre 1937 – 24 ottobre 2001).

Deputato di Hitler[modifica]Divenuto amico di Hermann Göring, Hess partecipò al Putsch di Monaco nel 1923. La rivolta fallì ed egli fu arrestato insieme ad Hitler. In carcere, Hess aiutò il futuro Führer a scrivere il Mein Kampf (La mia Battaglia), opera che diventerà il testo sacro del nazismo. Da quel momento egli divenne uno dei più stretti collaboratori di Hitler, tanto da esserne considerato il successore alla guida del partito.

Infatti, nel 1933, Hitler lo nomina suo vice, Reichsleiter, dandogli ampi poteri sia all'interno del partito sia nel governo da poco costituito. Sei anni dopo, Rudolf Hess fu nominato ufficialmente numero tre del partito, dietro ovviamente ad Hitler stesso e a Göring. Tuttavia, Hess non fu mai uomo d'apparato: verrà relegato sempre in occasioni di pura facciata, ed escluso, per la sua posizione di moderato, dalle riunioni di Partito dove venivano deliberate decisioni importanti e spietate (come quelle per lo sterminio delle SA nella Notte dei lunghi coltelli, per le persecuzioni antisemite nella Notte dei cristalli e per l'imminente entrata in guerra della Germania), alle quali invece non mancava mai il suo segretario particolare, l'ambizioso Martin Bormann.

Il volo sulla Scozia[modifica] Dal film di propaganda statunitense Preludio alla guerra (1942) della serie Why We Fight.Non si oppose all'aggressione alla Polonia che poi fu la causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, Hess volò il 10 maggio del 1941 in Scozia, da solo, per raggiungere il castello del Duca di Hamilton (considerato un fautore del dialogo con il Terzo Reich) nel Lanarkshire. Qui si paracadutò. I motivi di quel viaggio non sono mai stati chiariti, ma la versione ufficiale britannica vede in Hess un uomo in crisi, con disturbi mentali, sconvolto dagli orrori della guerra, messo da parte dal regime, intenzionato, all'insaputa del dittatore, a proporre, tramite il Duca, un utopistico piano di pace all'Inghilterra – popolo considerato fratello d'origine – basato sulla spartizione del potere a livello mondiale.[senza fonte] Hitler, parlando alla radio in quell'occasione, lo definì un pazzo; esattamente quanto Hess aveva chiesto di dire a Hitler, in caso di fallimento della missione, nella sua ultima lettera come si legge nella collana degli anni settanta "Pro e contro" dei dossier Mondadori su Hitler.[senza fonte] In ogni caso, Hess fu successivamente consegnato all'esercito inglese, che provvide al suo internamento. La misteriosa vicenda della missione di Hess in Gran Bretagna è stato interpretata in vario modo. Una prima interpretazione, suffragata da documentazione ufficiale sia britannica sia nazista e dalla stessa deposizione del protagonista, vede la missione come un'iniziativa individuale di Hess, che nell'ottica del dittatore nazista si configurava come atto di grave insubordinazione se non di alto tradimento.[senza fonte] La seconda interpretazione, che si colloca nel filone del revisionismo storico, vede questa missione avvenuta con il consenso (se non con l'ordine) di Hitler. Le proposte di Hitler sarebbero state giudicate inaccettabili o l'interlocutore inaffidabile (dopo Monaco) dal governo di Londra e, a questo punto, vi sarebbe stata una coincidenza di interessi tra le parti opposte per far apparire il volo di Hess come un'iniziativa individuale. Lo stesso Hess al termine della guerra avrebbe avuto interesse a presentare il suo volo come un'iniziativa individuale al fine di alleggerire la propria posizione processuale presentandosi come un insubordinato invece che come un emissario di Hitler.[senza fonte] Nessun documento ufficiale avvalora questa tesi, ma rimane la costatazione della severità della condanna inflittagli a Norimberga e della durezza del regime di detenzione, non tanto con riferimento alle sue colpe, indubbiamente non veniali, ma confrontando il suo trattamento con quello riservato ad altri esponenti politici e militari nazisti autori di crimini.

Il processo e la morte[modifica]Al Processo di Norimberga nel 1946, Hess fu assolto dall'accusa di crimini contro l'umanità, ma venne condannato all'ergastolo per "cospirazione contro il trattato di Versailles e crimini contro la pace". Venne quindi rinchiuso nel carcere di Spandau, a Berlino Ovest. Numerose furono in seguito le richieste di grazia soprattutto dopo che Hess era rimasto l'unico detenuto del carcere a seguito della scarcerazione degli altri nazisti condannati a pene detentive, ma rimasero sempre inascoltate per l'intransigenza dell'URSS e il mancato appoggio della Gran Bretagna.

Nonostante la sua posizione di "moderato" ed i suoi difficili rapporti con Hitler e il Nazismo a partire dalla fine degli anni trenta, Hess è diventato un punto di riferimento per i circoli neonazisti tedeschi, composti quasi esclusivamente da giovani: durante ogni anniversario della sua morte, si tiene una marcia commemorativa bandita a più riprese in Germania, che nel 2004 richiamò circa 9.000 persone. Il caso Hess rappresenta infatti l'unico caso di rovesciamento dei ruoli nel quale un nazista appare come vittima.

Hess morì a 93 anni, alla vigilia della sua probabile scarcerazione dopo che Gorbaciov aveva deciso di cancellare il veto sovietico[senza fonte], in circostanze mai del tutto chiarite: fu trovato in un padiglione del cortile del carcere, con un cavo elettrico stretto intorno alla gola. La versione ufficiale del suicidio è stata messa in dubbio, non solo dai familiari, e si è formulata l'ipotesi che sarebbe rimasto vittima di un misterioso agguato.[senza fonte] Anche sulla sua morte così come per il volo in Scozia si scontrano due tesi opposte. Secondo i sostenitori del suicidio il gesto disperato fu causato dal terrore di tornare in libertà in età avanzata dopo mezzo secolo trascorso in carcere in completo isolamento. Per i sostenitori della tesi dell'omicidio, invece, Hess sarebbe stato soppresso per impedire che rilasciasse dichiarazioni e chiarimenti sulla sua misteriosa missione di pace.[senza fonte]

Era sepolto a Wunsiedel, in Baviera. Sulla sua lapide, sotto il suo nome, si leggevano le parole "Io ho osato".

Tra le quattro e le sei del mattino del 20 luglio 2011 la sua tomba è stata smantellata e i resti esumati dopo che la chiesa evangelica proprietaria del terreno su cui sorgeva ha disdetto il contratto di affitto che ne regolava la presenza. Gli eredi di Hess hanno così deciso di far cremare i resti e di procedere successivamente alla dispersione delle ceneri in mare.[1]

Onorificenze[modifica] Insegna d'Oro del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi (Goldene Parteiabzeichen der N.S.-D.A.P.)

 

Fonte: Wikipedia

 

Rudolf Hess o della fedeltà – di Luca Leonello Rimbotti

 

Rudolf Hess o della fedeltà

- di Luca Leonello Rimbotti

 

È stato indubbiamente uno dei personaggi più enigmatici del XX secolo. Ben più vittima che carnefice. Attorno alla sua figura, poi, si sono intrecciate storie, più spesso fiabe, narrazioni inventate di sana pianta, che hanno contribuito a portare confusione anziché chiarezza. Rudolf Hess, il “delfino” di Hitler nella gerarchia del Partito nazionalsocialista, era il numero tre del regime: nel settembre 1939 Hitler lo mise dopo Goering nella scala di successione. Era dunque uno degli uomini di maggior spicco dell’Europa dell’epoca. Negli anni, la figura di Hess ha interessato poco o nulla dal punto di vista politico, ma molto per il suo celebre viaggio solitario in Gran Bretagna nel maggio 1941 quando, compiendo una delle azioni più spettacolari ma anche più misteriose della Seconda guerra mondiale, volò fino in Scozia per vedere di trovare con gli inglesi – presso i quali aveva molti amici, a cominciare dal duca di Hamilton, conosciuto al tempo delle Olimpiadi di Berlino – quella pace che con Churchill al potere non sarebbe mai arrivata. Hess, inoltre, è stato malauguratamente trascinato al centro del pedestre filone “nazi-esoterico”, che è oggi tra i più redditizi dal punto di vista editoriale. Il solo fatto che da giovane – come Rosenberg, Frank ed altri futuri capi hitleriani – fosse stato affiliato all’associazione pangermanica Thule, da cui poi nacque di lì a poco il Partito nazionalsocialista, ha costituito per un’intera falange di ricercatori del brivido l’eccitante premessa per edificare una storiografia popolare da ciarlatani dell’occulto: e dispiace che nella rete di questa rivendita di aria fritta sia caduto anche un politologo di buon nome come Giorgio Galli, che da una ventincinquina d’anni ci propina la stessa storia del volo di Hess come l’esito delle sue trame esoteriche con le cerchie inglesi della Golden Dawn.

Adolf Hitler e Rudolf Hess
Adolf Hitler e Rudolf Hess

Adesso, a trarre Hess fuori dal circo esoterico, e a ricollocarlo nella sua posizione più seria e autentica di protagonista del Novecento, provvede una pubblicazione di qualità, “Ho osato”. Rudolf Hess: il vice di Hitler e araldo di pace, di Ernesto Zucconi, pubblicato dalla Novantico Editrice. Si tratta di una bella edizione, ben curata, di grande formato, con un ricco apparato iconografico e, ciò che non guasta, con un testo sobrio ed essenziale, che nulla concede ai sensazionalismi. È la storia di Hess, cioè di un uomo che anche i suoi nemici hanno riconosciuto essere stato coerente ed onesto: un idealista, un puro, figura strana ed eccentrica, bisogna ammetterlo, soprattutto in relazione a quel mondo di spie, ricattatori e manipolatori in mezzo ai quali letteralmente cadde dal cielo in quel 10 maggio 1941. E che per i quarantasei anni seguenti lo utilizzarono ai loro fini, inquinando la vicenda con depistaggi e falsificazioni di ogni genere.

Quella di Rudolf Hess è una figura tragica. Uomo dimesso e umile, quando era al potere – e che potere! – mantenne sempre un’attitudine composta e defilata, di fedelissimo seguace del suo Führer, quasi sacerdotale nei suoi modi semplici e spartani. Uomo tragicamente vittima, una volta che venne incarcerato e tenuto a Spandau per oltre quarant’anni, al centro delle mene anglo-americane e russe, scalpo dei vincitori e oggetto di ricatti reciproci. La sua dirittura e linearità di onesto credente fu ciò che lo portò a intraprendere l’iniziativa del volo. Ancora oggi non sappiamo se quel gesto fu concordato con Hitler o se invece fu una sua iniziativa, per pervenire attraverso un’azione clamorosa alla pace fra Germania e Gran Bretagna. Non appena ebbe la certezza che si stava preparando la guerra preventiva contro l’Unione Sovietica, Hess, in ogni caso, presentò la sua offerta di pace come un atto di nobile raziocinio: davvero non esistevano motivi di continuare una guerra senza senso fra due nazioni che non avevano motivo di distruggersi a vicenda. Hitler aveva offerto parecchie volte la pace agli inglesi nel 1940: ma le offerte fatte nei suoi discorsi, la cui diffusione venne proibita in Inghilterra, per evitare che sorgessero movimenti d’opinione sfavorevoli alla guerra, caddero nel nulla. Churchill volle in tutti i modi la guerra e continuò la sua guerra, anche a costo di allearsi con i comunisti e di causare – come causò – la fine politica dell’Europa. Ai suoi amici americani aveva già promesso di farli intervenire, permettendo così a Roosevelt di salvarsi dal tracollo economico attraverso una comoda, lunga e lucrosa guerra in Europa e nel Pacifico.

Rudolf Hess al processo di Norimberga (al centro). Sulla sinistra Hermann Goering, sulla destra Joachim von Ribbentrop.
Rudolf Hess al processo di Norimberga (al centro). Sulla sinistra Hermann Goering, sulla destra Joachim von Ribbentrop.

Tutte queste mire di potere mondiale corsero molto al di sopra della testa di Hess, la cui ingenuità nel fare appello alla lealtà inglese faceva a cazzotti con il freddo disegno anglo-americano di andare fino in fondo con la guerra e di sbarazzarsi una volta per tutte sia della Germania sia del Giappone, preferendo spartirsi il mondo con la Russia, ritenuta – giustamente, come la storia ha poi dimostrato – un avversario assai più morbido e conciliante.

Zucconi fa alcune importanti precisazioni. Innanzi tutto, tende a credere che il volo non fu il disegno di un allucinato fuori dal mondo. Quell’iniziativa avrebbe anche potuto aver successo. E, qualora le cose fossero andate nel verso giusto, l’intera storia del secolo sarebbe stata diversa: «Certo i margini di successo non erano ampi – e qui sta il suo coraggio – ma neppure così esigui da liquidare come temeraria l’impresa che si accingeva a compiere», scrive Zucconi. E precisa: «E se Hess fosse riuscito a ribaltare la situazione spingendo i fautori della pace ad ottenere le dimissioni di Churchill, quasi certamente l’operazione “Barbarossa” sarebbe rientrata». È un fatto che, a quel punto, le pretese della Russia sull’Europa orientale si sarebbero smorzate, gli Stati Uniti sarebbero stati indotti a rinfoderare i loro propositi bellicisti e un’alleanza fra Germania e Gran Bretagna avrebbe ridisegnato altrimenti il destino dell’Europa. Ma Churchill ebbe la meglio e sappiamo com’è andata.

Rudolf Hess nel cortile della prigione di Spandau
Rudolf Hess nel cortile della prigione di Spandau

A dispetto del fatto di essere stato l’unico uomo al mondo a insorgere contro la guerra e ad aver rischiato la vita di persona per fermare le armi, come è noto a Norimberga Hess è stato condannato all’ergastolo per aver commesso “crimini contro la pace”. Un simile, grottesco controsenso è tipico di quel nonsenso storico e giuridico che fu il processo “alleato” alla Germania, in base a capi d’imputazione che – come riconobbero anche molti tra i vincitori e, in Italia, Benedetto Croce – non stavano in piedi nel merito e nei modi: i vincitori che giudicano i vinti in base ad articoli di un codice che all’epoca non esisteva e secondo imputazioni retroattive, è un monstrum giuridico che ancora oggi pesa come un macigno sulla credibilità di quei giudici: tra i quali sedevano, non da ultimo, anche i rappresentanti del più formidabile potere criminale del secolo XX, quello sovietico. Inoltre, Zucconi mostra di non credere alla estenuante affabulazione secondo cui Hess sarebbe stato eliminato sin da subito dagli inglesi e sostituito da un sosia: aspetto, anche questo, che ha contribuito non poco a far discendere la vicenda al livello di una rozza letteratura “gialla”, in nessun contatto con la documentazione storica. Infine, tra le molte altre cose, resta da dire che l’ormai vegliardo Hess venne, con tutta probabilità, eliminato dai servizi segreti inglesi in quel 17 agosto 1987, sotto la pressione internazionale che ne chiedeva il rilascio per motivi di salute: il timore che l’uomo, imprevedibile e lucido fino alla fine, ad onta della tante distorsioni propagate in materia, una volta libero sbottasse in qualche sensazionale rivelazione, dovette consigliare agli inglesi l’eliminazione dello scomodo personaggio con metodi sbrigativi. Come ricorda Zucconi, Hess fu trovato morto con un fil di ferro attorcigliato attorno al collo: in base alla ricostruzione dello storico Robert Brydon, la morte sopraggiunse per strangolamento e non per sospensione: evento quanto mai improbabile in un vecchio di 93 anni, fortemente debilitato da ben 46 anni di duro isolamento carcerario. «Ho osato», sta scritto sulla lapide della tomba in cui Hess è sepolto, nella località bavarese di Wunsiedel. Difatti, osò interferire nei piani di Churchill, di ordire, insieme a Roosevelt e a Stalin, una mortale congiura contro l’Europa. E, anziché dargli il premio Nobel per la pace, è stato rinchiuso a Spandau per tutta la vita e, alla fine, liquidato alla maniera mafiosa.

22 luglio 2011

La tomba di Rudolf Hess non c’è più

I resti del vice di Hitler, suicida dopo quarant'anni di prigionia, sono stati rimossi dal cimitero che era diventato luogo di pellegrinaggi neonazisti.

Per 24 anni il cimitero di Wunsiedel, una piccola cittadina di diecimila abitanti della Baviera, ha ospitato i resti di Rudolf Hess, il nazista che per oltre dieci anni fu il vice di Adolf Hitler. Ora i responsabili del cimitero hanno deciso di rimuovere la tomba del gerarca nazista, di cremarlo e di disperdere le sue ceneri in mare, con la speranza di tenere alla larga i numerosi gruppi neonazisti che ogni anno organizzavano marce e ritrovi nella cittadina per ricordare Hess.

Hess era fuggito dalla Germania su un aereo il 10 maggio del 1941 con l’intenzione di raggiungere la Gran Bretagna, forse con l’intento di riaprire i rapporti diplomatici con il paese. La missione non era stata autorizzata da Hitler, che ordinò di inseguire l’aereo del suo vice e di abbatterlo. Hess riuscì ad arrivare fino in Scozia e lì il suo aeroplano fu abbattuto dai britannici dopo quasi cinque ore e mezza di volo. Il gerarca fece in tempo a paracadutarsi, ma si ruppe una caviglia. Fu arrestato e Winston Churchill decise di farlo imprigionare nella Torre di Londra.

Alcuni giorni dopo fu trasferito in un’altra struttura di detenzione e mantenuto in isolamento. I servizi segreti cercarono di ottenere quante più informazioni possibili dal prigioniero, che iniziò a temere seriamente di poter essere ucciso da un momento all’altro. A ottobre cercò di suicidarsi una prima volta e i servizi decisero di sottoporlo ad alcuni accertamenti psichiatrici. La diagnosi fu che non fosse pazzo, ma che avesse comunque sviluppato una forte depressione probabilmente legata al fallimento della sua missione.

A guerra finita Hess fu processato al Tribunale di Norimberga dove fu condannato nel 1946 per crimini contro la pace e cospirazione tesa a commettere nuovi crimini. Le accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità furono invece ritirate. Fu condannato al carcere a vita con regole di detenzione molto dure e la possibilità di avere visite dai propri familiari solo una volta al mese per mezz’ora. La sua posta veniva controllata e non poteva scrivere più di una lettera alla settimana con un massimo di 1200 parole. Nell’agosto del 1987, dopo 40 anni di prigionia, Hess decise di togliersi la vita nella prigione di Spandau di Berlino Ovest quando aveva 93 anni. Annodò un cappio utilizzando un cavo della luce elettrica e si impiccò.

Seguendo le sue volontà, i resti furono sepolti a Wunsiedel, dove la sua famiglia era solita trascorrere le vacanze estive e dove erano già sepolti i suoi genitori. La chiesa luterana responsabile del cimitero acconsentì alla sua sepoltura, dicendo di dover rispettare le ultime volontà di un deceduto. Da allora, ogni anno diversi gruppi neonazisti hanno organizzato visite e pellegrinaggi verso la tomba di Hess, per ricordare e onorare il gerarca nazista nel giorno della sua morte. Le autorità locali cercavano di limitare il fenomeno, ma la tranquillità della cittadina veniva regolarmente disturbata dai nostalgici.

Nel 2005 i magistrati vietarono questo tipo di ritrovi, ma il divieto non ebbe molto seguito, così la chiesa decise di non rinnovare la concessione per la tomba di Hess. Una delle nipoti di Hess si oppose alla decisione della chiesa luterana avviando una causa legale. La donna fu successivamente convinta dal consiglio della chiesa a far decadere la causa e ad acconsentire all’esumazione dei resti di Rudolf Hess. Oltre ai resti, dal cimitero è stata rimossa la lapide di Hess in una operazione non aperta al pubblico. Hess è stato cremato e le sue ceneri saranno presto disperse in mare.

 

Fonte:  www.ilpost.it

La tomba di Rudolf Hess
La tomba di Rudolf Hess
Venerdì 29 luglio 2011

RUDOLF HESS A NORIMBERGA UN PROCESSO DA NON FARE

Leggo nei vari e recenti commenti alla distruzione della tomba di Rudolf Hess che una delle motivazioni della sua condanna al processo di Norimberga era la «cospirazione contro il Trattato di Versailles». Che cosa significa, dal punto di vista del diritto internazionale, «cospirare» contro un trattato che tra l’altro era respinto e contrastato pubblicamente da numerose formazioni politiche in tutta Europa? La lunga carcerazione ed il successivo suicidio (a 93 anni) di Rudolf Hess alla vigilia della liberazione vengono, da taluni storici, considerati come il tentativo di occultare le vere motivazioni della sua, a tutt’oggi inspiegata, misteriosa missione del maggio 1941 che si concluse in un nulla di fatto. Può gentilmente chiarire qualche aspetto giuridico e storico di questa vicenda?

Paolo Bandini ,

RUDOLF HESS A NORIMBERGA UN PROCESSO DA NON FARECaro Bandini,
I capi d’imputazione dei processi di Norimberga erano quattro: partecipazione a un complotto criminale per scatenare una guerra offensiva; crimini contro la pace (guerre d’aggressione); crimini di guerra (trattamento disumano dei prigionieri e delle popolazioni civili); crimini contro l’umanità (operazioni di estrema atrocità contro alcuni gruppi etnici fra cui principalmente gli ebrei). Il terzo e il quarto capo d’imputazione non potevano essere applicati a Rudolph Hess, fuggito in Gran Bretagna alla vigilia dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica e prigioniero degli inglesi sino al giorno in cui fu trasferito nel carcere di Norimberga. Fu deciso quindi che i capi d’imputazione, nel suo caso, sarebbero stati soltanto il primo e il secondo.

Come è ricordato nel libro di Telford Taylor («Anatomia dei processi di Norimberga», Rizzoli 1993), il suo avvocato difensore, Alfred Seidl, cercò di depositare agli atti del processo un fascicolo composto con le molteplici opinioni di coloro che consideravano il Trattato di Versailles un diktat ingiusto e illegale, vera causa della Seconda guerra mondiale. Il tribunale capì che l’accettazione del fascicolo avrebbe ribaltato il processo aprendo una interminabile discussione sulle responsabilità degli Alleati; e i documenti furono dichiarati irrilevanti. La difesa di Hess tentò anche di ricordare che uno dei Paesi rappresentati in quell’aula (l’Unione Sovietica) era stato alleato della Germania nazista nella prima fase del conflitto. Ma il pubblico ministero sovietico, il generale Rudenko, balzò in piedi e chiese insistentemente che il documento, presentato soltanto in lingua tedesca, non venisse messo agli atti.

Queste, caro Bandini, non furono le sole anomalie del processo Hess. Molto più imbarazzante fu la circostanza che l’imputato fosse afflitto da una sorta di amnesia irreversibile e incapace di difendersi in modo coerente e razionale. Dapprima rifiutò di fare qualsiasi dichiarazione, poi chiese di parlare e tirò fuori dalla tasca un mazzo di fogli. Ma quando poté sedersi di fronte a un microfono, pronunciò frasi sconclusionate, accennò a dilemmi storici di cui nessuno comprese il senso e rese infine un patetico omaggio a Hitler, «il più grande figlio che il mio popolo abbia partorito nella sua storia millenaria». Taylor, che fece parte del collegio americano d’accusa, ritenne che Hess non fosse in grado di difendersi e che non era giusto processarlo. Molto più tardi, quando furono lanciate campagne per la sua liberazione dalla prigione di Spandau, dichiarò che era tempo di restituirlo alla sua famiglia e si spinse sino ad affermare che «una detenzione tanto prolungata, soprattutto in un carcere enorme di cui era il solo ospite, era un crimine contro l’umanità». Non fu liberato, caro Bandini, perché l’Unione Sovietica si oppose fermamente a qualsiasi riduzione della pena.

 

Fonte :   www.corriere.it

Qui sotto una interessante ricostruzione di Rudolf Hess durante il Processo di Norimberga