Operazione O.D.E.S.S.A.

Con il termine ODESSA o, più precisamente, O.D.E.SS.A. (acr. ted. di Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, Organizzazione degli ex-membri delle SS), ci si riferisce ad una rete di ex-gerarchi e criminali nazisti fuggitivi, organizzata verso la fine della seconda guerra mondiale da un gruppo di ex-ufficiali delle SS con la collaborazione e l'aiuto di altri soggetti per consentire la fuga dei gerarchi nazisti principalmente in America latina. Il concetto di una struttura organica ed unitaria dedita al salvataggio e alla copertura di SS e criminali nazisti denominata ODESSA diviene noto nel 1972[1][2] grazie al grande successo[3] del romanzo thriller Dossier Odessa, scritto dal celebre autore di spy-story Frederick Forsyth (avvalendosi anche della consulenza di Simon Wiesenthal), poi portato sul grande schermo da Ronald Neame con lo stesso titolo nel 1974.

Su O.D.E.SS.A. sussistono controversie essendo gli autori divisi circa l'esistenza di un'unica struttura e sui suoi organizzatori[4][5][6][7], nel complesso quadro generale dei numerosi e diversificati canali di fuga e copertura di cui si avvalsero criminali nazisti per sfuggire alla giustizia nel dopoguerra, e per il loro coinvolgimento nelle attività di vari servizi di sicurezza e servizi segreti durante la guerra fredda.[8][9][10][11][12][13]

Indice

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Nascita e struttura di O.D.E.SS.A. [modifica]

Nella primavera del 1946 un ufficiale americano mostrò a Simon Wiesenthal una busta sequestrata ad un colonnello delle SS, detenuto nel campo di prigionia di Ebensee, in Austria.

Tra i documenti contenuti nella busta era presente il verbale di un colloquio che si era tenuto nell'agosto 1944 all'Hotel Maison Rouge di Strasburgo. Riuniti in consesso alla Maison figuravano rilevanti personalità legate al mondo dell'industria e della finanza: il re del carbone Emil Kirdof, il magnate dell'acciaio Fritz Thyssen, Georg von Schnitzler della IG-Farben, Gustav Krupp, il banchiere di Colonia Kurt von Schroeder, oltre ai portavoce della VW Werke, della Büssing-NAG, della Siemens, della Röchling.

Erano inoltre presenti i delegati di Martin Bormann, di Albert Speer e di Wilhelm Canaris: settantasette uomini rappresentanti gran parte del potere politico-economico della Germania nazionalsocialista hanno avviato una riunione che si protrarrà per oltre quarantotto ore.

In conclusione fu approvata la proposta avanzata dal delegato personale di Bormann: gli imprenditori avrebbero finanziato la fuga dei gerarchi, i quali avrebbero custodito e gestito tutti i capitali trasferiti all'estero. Una soluzione che avrebbe garantito la salvezza ai gerarchi nazisti, oltre alla possibilità della rifondazione di un Terzo Reich in luogo e con modalità da definirsi, e agli imprenditori l'opportunità di conservare i loro beni e metterli in salvo dalla confisca che sicuramente sarebbe seguita alla sconfitta militare.[14]

A seguito dell'incontro di Strasburgo cospicue somme di denaro vennero subito trasferite in banche di Paesi neutrali: Svizzera, Spagna, Turchia e soprattutto Argentina e Paraguay. Con i capitali tedeschi vennero create di lì a poco numerose società commerciali: secondo un rapporto del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti che risale al 1946 furono in complesso 750 le imprese finanziate dagli industriali nazisti; 112 in Spagna, 58 in Portogallo, 35 in Turchia, 214 in Svizzera, 98 in Argentina e 233 in varie altre nazioni.

Grazie all'esperienza maturata nel corso della guerra da ufficiali dell'RSHA, in un lasso di tempo relativamente breve l'O.D.E.SS.A. riuscì a mettere in piedi inoltre un sistema di corrieri, che riuscirono a far uscire clandestinamente dalla Germania gli uomini delle SS.

Alcune persone riuscirono persino a procurarsi un lavoro come autisti dei camion dell'esercito americano sull'autostrada Monaco-Salisburgo, nascondendo i fuggitivi sul retro dei veicoli per farli passare oltre il confine austriaco. Ogni 50 km era stanziata una Anlaufstelle ("Centro di ricezione") di O.D.E.SS.A., gestito da non più di cinque persone, che erano a conoscenza soltanto delle due Anlaufstellen che precedevano e seguivano la propria lungo il percorso. Molti uomini delle SS terminavano il loro viaggio a Bregenz o a Lindau, due località sul lago di Costanza, da dove passavano in Svizzera e infine salivano su voli aerei civili diretti in Medio Oriente o in Sudamerica.

O.D.E.SS.A. percorreva anche la cosiddetta "Via dei Monasteri" (detta anche ratline o Rattenlinien ovvero la "via dei ratti") chiamata così per il fatto che i fuggiaschi riparavano nei luoghi di culto, memori di una tradizione medievale per cui tali luoghi erano inviolabili e quindi sicuri per definizione, tra l'Austria e l'Italia, dove parte del clero cattolico anticomunista faceva passare i nazisti ricercati attraverso una lunga serie di "case rifugio" di religiosi. Oltre a ciò l'organizzazione manteneva importanti contatti con il personale delle ambasciate di Spagna, Egitto, Siria e di numerosi Paesi sudamericani.

Secondo Simon Wiesenthal [15] la formazione di “comitati di soccorso” per l'assistenza ai criminali detenuti ebbe una parte rilevante nella genesi dell'organizzazione O.D.E.SS.A. Sotto la copertura degli aiuti umanitari questi comitati raccoglievano fondi, stabilivano contatti tra vecchi camerati e contrabbandavano lettere. La via di fuga principale attraversava la Svizzera e quindi l'Italia.

Ad aiutare i gerarchi in fuga, secondo Wiesenthal, sarebbero stati alcuni prelati della Chiesa cattolica e in particolare i francescani che nascondevano i fuggiaschi da un monastero all'altro. Wiesenthal ritiene che tale aiuto sia stato dato fraintendendo il concetto di carità cristiana[16].

Ricercati come Heinrich Müller, Capo della Gestapo e molti altri criminali di guerra probabilmente utilizzarono O.D.E.SS.A. per scomparire; altri nazisti come Adolf Eichmann, Josef Mengele, Erich Priebke, Klaus Barbie, Aribert Heim, trovarono rifugio in America Latina, essenzialmente in Paesi senza estradizione, e poterono essere smascherati e assicurati alla giustizia solo dopo molti anni.

Per citare un esempio, Eichmann, largamente responsabile della logistica della "soluzione finale", fu scoperto e rapito dal Mossad in Argentina per essere tradotto in Israele, giudicato e conseguentemente giustiziato per i suoi crimini. Erich Priebke invece fu ritrovato da un giornalista americano che lo intervistò; a seguito di questa intervista fu catturato, processato e condannato.

Uno dei principali organizzatori di O.D.E.SS.A. fu l'SS-Obersturmbannführer Franz Roestel, che aveva combattuto nella divisione "Frundsberg" delle Waffen-SS; mentre altri ritengono che l'SS-Obersturmbannführer Otto Skorzeny e l'SS-Sturmbannführer Alfred Naujocks siano stati attivi nell'organizzazione e in particolare Skorzeny fosse il direttore della struttura[17].

Uki Goñi, nel suo libro The Real Odessa: Smuggling the Nazis to Perón's Argentina[18] , suggerisce che il Vaticano abbia avuto un ruolo attivo nella copertura dei gerarchi nazisti in fuga. Analoga ricostruzione fanno Daniel Jonah Goldhagen,[19] e Michael Phayer[20].

Il giornalista tedesco Guido Knopp avanza l'ipotesi che O.D.E.SS.A. sia più un mito che una reale organizzazione strutturata e che in realtà le vie di fuga furono molteplici[21].

Cinematografia [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ AA.VV., curatore Thom Burnett, Conspiracy Encyclopedia: The Encyclopedia of Conspiracy Theories, Chamberlain Bros., New York, 2005, ISBN 1596091568, p. 218; "The Organisation der ehemaligen SS Angehorigen (ODESSA), made famous by novelist Frederick Forsyth and his source, Jewish Nazi hunter Simon Wiesenthal may be a figment of the imagination as an SS ratline organization".
  2. ^ L’Argentina rifugio delle SS di Uki Goñi e Alessandro Melazzini
  3. ^ Corriere della Sera: «I ragazzi venuti dal Brasile» e «Dossier Odessa» La sua vita diventò spy story
  4. ^ Hunting Evil: How the Nazi War Criminals Escaped and the Hunt to Bring Them to Justice, by Guy Walters
  5. ^ Heinz Schneppen, Odessa und das Vierte Reich - Mythen der Zeitgeschichte
  6. ^ La bufala di Odessa
  7. ^ AA.VV., curatore Thom Burnett , Conspiracy Encyclopedia: The Encyclopedia of Conspiracy Theories, Chamberlain Bros., New York, 2005, ISBN 1596091568, p. 218; "The Organisation der ehemaligen SS Angehorigen (ODESSA), made famous by novelist Frederick Forsyth and his source, Jewish Nazi hunter Simon Wiesenthal may be a figment of the imagination as an SS ratline organization".
  8. ^ R.J.B. Bosworth, The Oxford Handbook of Fascism, Oxford University Press, New York, Apr. 2009, ISBN 9780199291311, p. 593; "...[Nazi] criminals after the war and enrolled them as soldiers and spies in the war against communism. In Germany, one of the Nazis in question was General Reinhard Gehlen, formerly the army's intelligence chief for the eastern front. At the end of the war, Gehlen was effectively recruited by the CIA and was able to re-establish an intelligence network which made use of Nazis and known war criminals, and later was incorporated into the official West German secret service, BND. [...] Another recruiter was the former SS colonel Otto Skorzeny, responsible for rescuing Mussolini from the Gran Sasso in 1943, who created the ODESSA organization after the war to help Nazis escape from prosecution. Skorzeny also set up the Paladin mercenary group which was based in Spain and operated mainly in Africa until his death in 1975. While working for the CIA, these people remained faithful to their Nazi and racist ideals. In Italy, the Americans, specifically James Jesus Angleton, Head of the Office of Strategic Services (OSS), rescued Prince Junio Valerio Borghese who notoriously had led the naval X Mas for the Republic of Salò and had been responsible for murdering and torturing scores of Italian partisans. [...] Again in Italy, the discovery in 1994 of 695 judicial files on Nazi and fascist war crimes, which had been concealed in the late 1940s to prevent the culprits from being prosecuted, brought to light the connection between this episode and the 'exigencies' of the Cold War."
  9. ^ John S. Craig, Peculiar Liaisons in War, Espionage, and Terrorism in the Twentieth Century, Algora Publishing, New York, 2005, ISBN 9780875863337, p. 163; "Skorzeny [...] In the 1950's he set up "ratlines" or safe routes known as the ODESSA network that allowed Nazis safe passage to South America, South Africa, Egypt, and Indonesia. [...] Within the ODESSA network Skorzeny supposedly employed ex-SS member Helmut Naujocks, the Leader of Operation Himmler (aka the Gleiwitz Deception), the deception that Hitler used to launch the invasion of Poland. Skorzeny's ODESSA was allegedly supported by British and American intelligence in the hopes that Nazis could help in the fight against the Soviets. General Rein hard Gehlen, the chief of Nazi intelligence in the east and linked to Skorzeny's ODESSA... [...] American intelligence servics allowed Gehlen to employ fellow Nazis after the war in an effort to gain more Soviet intelligence under the cover name of South German Industrial Development Organization."
  10. ^ Martin A. Lee, The beast reawakens - Fascism's Resurgence from Hitler's Spymasters to Today's Neo-Nazi Groups and Right-Wing Extremists", Little, Brown and Company, Routledge, New York, 2000, ISBN 0-415-92546-0, pp. 41-42 "ODESSA - the fabled postwar Nazi network whose alleged exploits have generated profuse literary and cinematic embellishments: CIC documents confirm that a Nazi "Brown aid" network actually existed and that Skorzeny was immersed in this web of intrigue. Many names have alluded to this shadowy Nazi underground - Die Spinne (The Spider), Kamradenwerk (Comradeship), Der Brudershaft (the Brotherhood). Operation Brandy, a CIC probe of ODESSA, discerned signs of a "well organized illegal mail service" among German POWs. [...] Curious as to where the ratlines led, a CIC mole arranged the escape of himself and two inmates from Dachau. The experience of this informant provided additional corroboration of "an underground movement, bearing the codename of ODESSA." The CIC explicitly identified "Otto Skorzeny, who is directing this movement out of Dachau," as a leader of ODESSA. [...] A Vatican-run way station in Rome dispensed false papers to fascist fugitives, who were farmed out to distant pastures. A top-secret May 1947 State Department report described the Vatican as "the largest single organization involved in the illegal movement of emigrants, including many Nazis." e p. 44 "Skorzeny's ongoing association with Gehlen was emblematic of the pivotal alliance between ODESSA and the Org - and, by implication, the CIA as well. For many of those unsavory characters who constituted the ODESSA underground, Gehlen was the life raft; he was the one who commandered the vehicle to rescue the comradeship. In the end, the most important service performed by the Org had little to do with gathering information for the CIA. "Gehlen's organization was designed to protect the ODESSA Nazis. It maounts to an exceptionally well-orchstrated diversion," maintains historian William Corson, a retired U.S. intelligence officer."
  11. ^ Why Israel's capture of Eichmann caused panic at the CIA - Information that could have led to Nazi war criminal was kept under wraps by Julian Borger in Washington Thursday 8 June 2006
  12. ^ C.I.A. Knew Where Eichmann Was Hiding, Documents Show
  13. ^ Attenzioni alle fonti di Goñi di Giorgio Sacerdoti e Alessandro Melazzini
  14. ^ Cfr. Simon Wiesenthal, Giustizia, non vendetta, Mondadori, Milano, 1999, p. 71; Jorge Camarasa, Organizzazione ODESSA, Mursia, Milano, 1998, pp. 13-16
  15. ^ Simon Wiesenthal, Giustizia, non vendetta, Mondadori, Milano, 1999
  16. ^ Odessa
  17. ^ Nazi war crimes, US intelligence and selective prosecution at Nuremberg: controversies regarding the role of the Office of Strategic Services, Michael Salter, Routledge, 2007 ISBN 190438580X, 9781904385806
  18. ^ Goñi, Uki (2002): The Real Odessa: Smuggling the Nazis to Perón's Argentina. New York; London: Granta Books. ISBN 1-86207-581-6
  19. ^ Daniel Jonah Goldhagen Una questione morale. La chiesa cattolica e l'olocausto, Mondadori, Milano, 2003. Trad. Alessio Catania
  20. ^ Michael Phayer La chiesa cattolica e l'olocausto, Newton & Compton, Roma 2001. Trad. Roberta Continenza
  21. ^ Guido Knopp, Les SS. Un avertissement de l'histoire ; Presses de la Cité, Paris, 2004.

ORGANIZZAZIONE ODESSA (mito o realtà) : La fuga dei nazisti in Argentina

Chi aiutò i nazisti in fuga lungo tutta l'Europa nelle mani degli alleati vincitori ? Come fu possibile ? La chiesa cattolica à responsabile di aver offerto protezione e documenti falsi per l'espatrio in paesi compiacenti ?
Alla «Maison Rouge» (Casa rossa) , situata a Strasburgo , il 10 Agosto 1944 , lussuose automobili , alcune iimbandierate con la svastica , sono posteggiate in prossimità dell'edificio . All'interno della Maison Rouge , in un ampia sala provvista di camino , settantasette uomini rappresentanti il potere assoluto della Germania nazista hanno avviato una riunione che si protrarrà per alcuni giorni .
Le persone convocate alla riunione , protetta dal massimo riserbo e da eccezionali misure di sicurezza , condividevano un problema , un passato e un esigenza , quella di fronteggiare il futuro che si intravedeva ostile . In relazione alle loro analisi , l'unico modo per raggiungere questo obiettivo era uno solo : salvaguardare la vita e il denaro dei più eminenti gerarchi . Nel corso della giornata erano arrivati su treni blindati o in automobili imponenti , i delegati del numero due nella gerarchia hitleriana . Martin Bormann , il ministro degli armamenti , Albert Speer , il comandante militare ammiraglio Wilhelm Canaris, oltre ai proprietari di quelle industrie che avevano costituito il motore della macchina bellica: Krupp Messerchmidt, Thyssen, Bussing Reihmetal, VW Wercke, Rochling, I.G. Farben, AEG, Siemens e Kirdorf. Erano presenti inoltre i grandi banchieri, i finanzieri, gli imprenditori in campo assicurativo, nonché gli industriali dei bacini del Reno e della Ruhr.

Le caratteristiche della riunione - e il suo stesso svolgimento, data la segretezza nella quale fu concepita - si sarebbero conosciuti solo molti mesi dopo, e comunque parzialmente, continua a essere oggetto di studi.' Pur accomunati dalla preoccupazione per l'aggravarsi della situazione, gli uomini riuniti nella Maison Rouge manifestarono da subito aspirazioni distinte: i funzionari politici del partito miravano alla rinascita del Terzo Reich, in un luogo e con modalità da definirsi; gli industriali e gli imprenditori ricercavano una strada per conservare i loro beni e metterli in salvo dalla confisca che sicuramente sarebbe seguita alla disfatta. Tuttavia, la comune disgrazia aveva maggior peso dei differenti appetiti, e i due gruppi giunsero a un accordo e trovarono una formula che soddisfece a tutti gli interessi.
La proposta che fu approvata, secondo la presunta ricostruzione dei fatti, era stata avanzata dal delegato personale del vicefuhrer, Martin Bormann, e può essere cosi sintetizzata: gli imprenditori avrebbero finanziato la fuga dei gerarchi, i quali avrebbero custodito e gestito tutti i capitali trasferiti all'estero.
Per i grandi industriali la strada era obbligata: compromessisi con il finanziamento del nazismo, dal trionfo alleato si potevano aspettare nella migliore delle ipotesi il carcere e l'esproprio. Affidarsi ai gerarchi era l'unica cosa possibile.
Un frammento degli atti firmati al termine della riunione permette di comprendere meglio il disegno: «Il comando del partito ritiene che alcuni membri sarebbero condannati: di conseguenza e necessario collocarli come "periti tecnici" in varie imprese chiave. il partito e disposto a elargire elevate somme di denaro a quegli industriali che contribuiscano all'organizzazione postbellica all'estero. Chiede però in cambio che tutte le riserve finanziarie siano trasferite all'estero o possano esserlo successivamente, affinché dopo la disfatta possa essere fondato in futuro un poderoso nuovo Reich ».
L'aspetto più curioso di questo paragrafo è che non e possibile nemmeno intuire chi funga da portavoce del «partito».
Non si alludeva a Hitler ne a Himmler, poiché nessuno dei due era al corrente dello svolgimento dell'incontro: lo avrebbero infatti impedito giudicandolo disfattista e sleale. Potrebbe forse corrispondere a Martin Bormann. In quei giorni, il delfino aveva gia acquisito un evidente vantaggio sugli altri camerati.
A seguito dell'incontro di Strasburgo cospicue somme di denaro vengono subito trasferite in banche di Paesi neutrali: Svizzera, Spagna, Turchia e soprattutto Argentina e Paraguay. Con i capitali tedeschi vengono create numerose società commerciali: secondo un rapporto del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti che risale al 1946 furono in complesso 750 le imprese finanziate dagli industriali nazisti; 112 in Spagna, 58 in Portogallo, 35 in Turchia, 214 in Svizzera, 98 in Argentina e 233 in varie altre nazioni. E questo è solo il principio.
L'elenco completo delle imprese, elaborato dal dipartimento delle Finanze degli Stati Uniti, che indica fra parentesi l'anno di insediamento in ArRGENTINA di Peron :
Aachen & Munich, compagnia di assicurazioni (1942) ; El Fenix Sudamericano, compagnia di riassicurazioni; Accumulatorch-Fabrik A.G., apparecchi elettrici; Afa-Tudor-Varta, fabbrica di accumulatori; AEG, Compania Argentina de Electricidad, apparecchi elettrici (1944); SEMA Sociedad Electrometalurgica Argentina, fabbricazione di condutture di rame (1945); Alambrica, apparecchi elettrici; CESIA Conductores Electro Sociedad Industrial Argentina, fabbricanti di condutture di bronzo e rame; Metalurgica Comercial SRL, macchinari (1942); Weco y Cia.; Beirdorf SRL, prodotti chimici e medicinali (1944); Berger y Cia., materiali e attrezzatture (1942); La Lipsia SA (1942); Vicum y Cia., macchinari (1942); Boker y Cia., macchinari (1942); Robert Bosch, importatrice e produttrice di materiali elettrici e motori Diesel (1944); Riberena del Plata, commercio di carbone e legna, riparazione di navi (1944); Banco Germanico de America del Sud (1943); Edificio Germanico, amministrazione di proprieta; Midas, societa finanziaria; Banco Aleman Transatlantico (1942); Compaiila Argentina de Mandatos; Farma Platense SRL, prodotti chimici e medicinali (1940); Instituto Behring de Terapeutica Experimental (1944); Anilinas Alemanas, prodotti chimici e medicinali (1944); Quimica Bayer SA; Monopol, chimica industriale e commerciale; Agfa Argentina, strumenti ottici e materiale fotografico (1939); La Plata Ozalid, materiale fotografico; Weyland Sigfrido, prodotti chimici; Ferrostaal SA, ferro e acciaio (1944); Geco, produttori di munizioni (1941); Guen y Bilfinger, edilizia; Danubio, tessile; Hardt y Cia., import-export; Herbder F.A. Sohn, import-export (1943); Compafiia General de Construcciones (1939); GEOPE, impresa edile (1944); Establecimiento Klockner SA, ferro e acciaio (1943); Maldonado y Cia., ferro e acciaio; Manuello y Cia., ferro e acciaio; Ferrocal SRL, calce viva (1941); Otto Deutz, motori (1943); Oficina Cientifica Knoll; Tubos Manesmann (1943); Morseletto SA, stabilimenti metallurgici; SICA SRL (1944); La Internacional, compagnia di assicurazioni; La Mannheim, compagnia di assicurazioni; Merck Quimica Argentina; Stinnes, importatrice di motori in acciaio, esportatrice di cuoio, pelli e lana; Stinnes Maritima, agenti navali; Amme, Giesecke y Konegan, macchinari; Wayss & Freitag SA, costruzioni (1943); Lloyd Norte Aleman, agenti navali; Orestein & Koppel SA, materiale rotabile (1943); Osram, materiali elettrici (1943); Reinmetall-Borsig Cia., ferro e metalli (1943); Cedema, ferro e acciaio; Ribera del Plata, commercio di car-bone, legna e coke, riparazione di navi (1944); Gunther Wagner, carta da lettera (1944); Arcotina y Cia., commercio e finanza; Schering SA, chimica; Compalia General de Construcciones; Rhenania, commercio e finanza; SAEMA SA, legno e derivati; SAERA SA, agroalimentare; Establecimientos Vitivinicolas Escorihuela; Compaiiia de Seguros la Mercantil Andina; Compania Inmobiliaria de Buenos Aires; Siemens-Schuckert, materiali elettrici (1942); Siemens Baunion, costruzioni (1943); Siemens y Halske, materiali elettrici (1942); INAG, attrezzature chirurgiche e di laboratorio (1944): Compania Internacional de Telefonos; Fenix, laterizi; Agrin Metal SRL, strumenti chirurgici (1942); Springer y Moeller SA, prodotti chimici e medicinali; Aceros Roeschling Buderus SA (1942); Staudt y Cia, cotone, lana e cuoio (1944); Bromberg y Cia., import-export di macchinari (1940); Pallavicini y Cia., zucchero e sali (1944); Jobke y Nieding, macchinari ed edilizia; Atanor SA, prodotti chimici (1944); Unitas, compagnia finanziaria; La Querencia SA, societa immobiliare e finanziaria (1944); Planificadora de Cordoba SRL; Casa Denk Aceros Boehler, ferro e acciaio (1939); Thyssen-Lametal, ferro e acciaio (1943); Arbizu y Cervino, societa industriale e cornmerciale (1942); Crefin SA, crediti e finanziamenti, ferro e acciaio (1942); La Union Bulonera Argentina, ferro e acciaio (1942); Speratti Romanelli SRL, impresa edile; Sudasteel, ferro e acciaio (1941); TAEM, officine elettromagnetiche; Wella Sudamericana, prodotti per parrucchieri (1941); Wilckens Hnos., import-export (1938); Zeiss Carl, strumenti ottici e materiale fotografico (1942).

La progettazione della fuga
Oltre che per l'organizzazione finanziaria per il futuro, la riunione alla Maison Rouge servì anche per altre decisioni di ordine pratico.
Con l'aiuto dei funzionari della cancelleria nazista, diretta da Bormann, le persone convocate a Strasburgo progettarono minuziosi piani di fuga che i gerarchi costretti alla fuga avrebbero dovuto rispettare alla lettera. Nella progettazione di questi piani furono considerate le situazioni politiche dei Paesi di destinazione e le eventuali relazioni dei presenti con tali nazioni.
Furono delineati tre itinerari principali: il primo partiva da Monaco di Baviera e si collegava a Salisburgo per approdare a Madrid; anche gli altri due percorsi partivano da Monaco e, via Strasburgo o attraverso il Tirolo, giungevano a Genova, dove i gerarchi avrebbero potuto imbarcarsi verso l'Egitto, il Libano o la Siria oppure verso l'Argentina (Buenos Aires).
Ogni particolare era stato previsto: lungo quei percorsi era possibile transitare con relativa facilità e senza eccessivi rischi, grazie alla disponibilità di mezzi di trasporto, case sicure, luoghi in cui munirsi di documentazione e, soprattutto, aiuto di sostenitori lungo tutto il tragitto.
Una voce poco diffusa ma credibile indica che alla vigilia di Natale del 1944, a soli quattro mesi dalla riunione di Strasburgo, i gerarchi ricevettero una serie di documenti falsi da utilizzare durante la fuga. Con il trascorrere dei giorni e l'imminenza della disfatta, furono presi questi e altri provvedimenti, gli stessi interessati potendo sfruttare il proprio potere per la realizzazione del piano.
Fra le possibilità, una risultava fondamentale, la relazione sancita previamente con gli alti gradi della Chiesa cattolica.
Il ruolo della Chiesa
La rete in cui intervenne la Chiesa - la cosiddetta «via dei topi» o «rete romana» - fu, a detta di alcuni storici e dei servizi segreti, la più efficace: secondo le stime, 5.000 capi nazisti riuscirono a scappare grazie ai servizi di questa organizzazione.
La sua sede centrale era a Roma, dove operava da uffici propri sotto la copertura della Commissione pontificia di assistenza; mente dell'organizzazione era il vescovo austriaco Alois Hudal , rettore del Collegio teutonico Santa Maria dell'Anima di piazza Navona e per sua medesima definizione «capo spirituale dei cattolici tedeschi residenti in Italia».
L'ORGANIZZAZIONE ODESSA : L'organizzazione che protegge i criminali di guerra delle SS; che vive ed opera tuttora (alcuni storici smentiscono l'esistenza trattandosi solamente di un mito della fantasia cinematugrafica).
Odessa (Organisation der Ehemaligen Ss-Angehörigen , Organizzazione dei membri delle ex Ss) l'organizzazione clandestina nazista nata attorno alla fine del conflitto che ha operato per decenni sembra addirittura, come vedremo, che le sue ultime ramificazioni siano tuttora attive anche se con altri fini rispetto ai suoi primi «compiti istituzionali»
Sin dalla sua nascita l'organizzazione delle SS non era stata solo una milizia di partito ma ramificandosi aveva metastatizzato come un male incurabile dapprima all'interno del NSDAP (National Sotialistisces Deuthscher Arbeiter Partei), poi del tessuto del Terzo Reich, divenendo una struttura autosufficiente, autonoma e autogestita.
Secondo un rapporto del suo capo ufficio Economia e Amministrazione Oswald Pohl dell'aprile del 1943, poteva contare su circa quaranta proprie grandi aziende nei più svariati settori in tutto il Reich, territori conquistati compresi: edile, alimentare, di lavorazione del legno, agricolo, forestale, ittico, tessile, dei pellami, editoriale, fotografico, chimico, di realizzazione e manutenzione di monumenti, storico, nonché case di riposo e negozi di abbigliamento nelle maggiori città.
Con l'avvicinarsi della sconfitta, però, questo "Stato nello Stato" comprendendo che avrebbe dovuto affrontare la resa dei conti, si era organizzato mirando ad un fine unico: salvare la pelle dei propri appartenenti, a partire dal Reichsfürehr delle SS Heinrich Himmler sino all'ultima delle reclute.
Così quando gli Alleati chiesero al popolo tedesco chi aveva commesso le atrocità dei campi di sterminio, si sentirono rispondere "Sono state le SS". Ma le SS erano scomparse.
Questi strani patrioti (le Waffen SS, hanno commesso innumerevoli crimini di guerra e gestirono alcuni Campi di Concentramento) che non erano mai stati al fronte ma che avevano impiccato i soldati della Wehrmacht per ogni minimo sospetto di cedimento, che avevano grassato, ucciso, stuprato, massacrato a man salva in Germania e nei Paesi conquistati senza mai combattere ma scagliandosi contro civili inermi, donne vecchi, bambini, vivevano clandestini in Germania o in Austria quando non erano emigrati all'estero.
A partire dal gennaio del 1945 la struttura delle SS si era andata, senza dare nell'occhio, liquefacendo e tutti indistintamente avevano fatto in modo di aprirsi una via di uscita che consentisse loro, nel marasma della sconfitta, di scomparire .
Operando indipendentemente, così, gli elementi delle SS distaccati presso le ambasciate di Argentina, Brasile, Turchia, Egitto e Italia avevano stretto accordi con Governi, partiti, industrie e ambienti religiosi predisponendo contemporaneamente vastissimi fondi segreti nelle banche svizzere e mediorientali dei quali ancora oggi non si conosce l'esatta consistenza, frutto delle ruberie naziste in tutta Europa e della resa dei campi di sterminio.
Fondi che dovevano costituire le risorse economiche del movimento, ma che provenivano anche dall'industria, considerando che gli stessi industriali tedeschi che avevano aiutato Hitler ad andare al potere, quando avevano compreso che il Reich del Millennio era sull'orlo della fossa si erano accordati fra loro per impedire che parte dell'economia nazionale finisse in mano agli alleati.
Per questo avevano iniziato a trasferirli gradatamente all'estero, favorendo la nascita di nuove attività in Paesi neutrali sotto la copertura di persone giuridiche fittizie; in breve era nata una impressionante rete di aziende e industrie.
Secondo un rapporto del 1946 pubblicato dal Dipartimento del Tesoro USA, questa sorta di anomalo impero comprendeva 98 imprese in Argentina, 58 in Portogallo, 112 in Spagna, 214 in Svizzera e 35 in Turchia nonché altre 233 in vari Paesi per un totale di 750 attività.
Questa struttura, grazie all'azione di ex nazisti, di cittadini compiacenti (e molti purtroppo ndr) o costretti ad esserlo, era in grado di offrire protezione a chi era in pericolo fornendogli un'identità falsa, denaro e, all'occorrenza, l'espatrio grazie all'esistenza di un certo numero di reti clandestine predisposte prima della fine del conflitto per una eventuale resistenza ad oltranza (una delle allucinazioni delle quali si nutrivano i nazisti nel 1945), ma poi più intelligentemente usate da questi per sopravvivere.
La più nota di queste reti era detta Spinne (ragno), ma alla fine queste organizzazioni clandestine, operando di concerto per scopi indubbiamente vitali e comuni, diedero origine ad una fusione che in breve si trasformò appunto in Odessa che è l'acronimo delle parole Organisation Der Ehemaligen SS Anghehörigen , ossia Organizzazione Degli Ex Membri delle SS.
L'Argentina di Perón che nel dopoguerra rilascerà all'organizzazione ben 7.000 passaporti in bianco e il Brasile che aveva bisogno di tecnici per le proprie industrie, la Siria e altri Paesi arabi memori dell'accoglienza fatta a Berlino al Gran Muftì, che avevano bisogno di istruttori militari per dare una parvenza di efficienza alle proprie Forze Armate, in seguito l'Egitto di Nasser che avrà bisogno di esperti di armamenti per la propria industria della Difesa aprirono volentieri le porte ai fuggiaschi ,chiudendo tutti e due gli occhi sul loro passato quando addirittura questo non venne considerato un vanto dalla paranoia antisemita araba.
Non a tutti, certo. Odessa era estremamente selettiva: prima di tutto doveva esistere uno stato di pericolo, poi si andava per livelli gerarchici. Prima gli alti gradi, poi quelli inferiori. E, qui riemergeva in tutta la sua spregevolezza il disprezzo che le SS avevano sempre nutrito per chiunque non appartenesse alla loro casta, era indispensabile l'appartenere al Corpo Nero. Era impossibile che un caporale della Wehrmacht o un capitano della Luftwaffe, per quanto nazisti, ricevessero aiuto.
Così migliaia di criminali presero ad abbandonare la Germania seguendo tre direttrici principali: la prima portava dall'Austria all'Italia e infine alla Spagna. La altre due, sempre tramite l'Italia, erano indirizzate verso i Paesi Arabi e verso il Sudamerica retto da dittature, giunte di destra o dai militari.
Perché sempre attraverso l'Italia?
Prima di tutto perché l'Italia disponeva di grandi porti mercantili; poi perché non era sottoposta al controllo militare, a volte veramente vessatorio, delle Potenze vincitrici; quindi perché vi si trovava il VATICANO, fonte di grandi e consistentissimi appoggi; infine per la scarsa efficienza dei suoi apparati di Polizia.
Carabinieri e Pubblica Sicurezza, come allora si chiamava la Polizia di Stato, pur essendo validi per il mantenimento dell'ordine pubblico, la repressione della criminalità, la tutela delle leggi, avevano valore pressoché nullo per i criminali di guerra: i contatti con le Polizie Militari degli Alleati erano inesistente, mentre quello che rimaneva dei servizi segreti era impegnato più a controllare il fronte dei partiti di sinistra che a fare il suo lavoro istituzionale di Intelligence.
Le vie di fuga, che potevano aver inizio da una qualsiasi città tedesca, convergevano sempre verso Memmingen, una antica cittadina tra la Baviera e il Württemberg, per poi dirigere su Innsbruck ed entrare in Italia attraverso il valico del Brennero. Gli spostamenti nel tratto Germania meridionale, Austria, Tirolo e Italia settentrionale si svolgevano in grande sicurezza a tappe di 50 km circa, ad ognuna delle quali corrispondeva una "stazione" gestita da 3-5 persone che conoscevano solamente la stazione precedente e quella successiva, ma non altro.
Spesso i fuggiaschi venivano trasferiti con i sistemi più impensati e, in un certo senso, geniali, come a bordo dei furgoni che, condotti da infiltrati di Odessa, curavano la distribuzione locale di Stars and Stripes, il giornale dell'Esercito americano.
Spesso e volentieri veniva fatto riferimento a istituti religiosi compiacenti , mentre le fughe erano agevolate anche da un buon numero di organizzazioni di beneficenza ma anche dalla Caritas internazionale che, per motivi non ben chiari, avevano stabilito che le SS in fuga erano profughi ingiustamente perseguitati dagli Alleati.
Ancora meno chiaro, e questa è una macchia che permane sul VATICANO, fu il notevole aiuto che venne offerto da un buon numero di religiosi come il sacerdote pallottino Antonio Weber, uno dei capi della Lega di San Raffaele, che agevolò la fuga di Adolf Eichmann, o il frate minore cappuccino Benedetto da Bourg d'Iré, o ancora da prelati come il vescovo austriaco Alois Hudal, fervente filonazista e rettore dal 1923 del seminario di lingua tedesca della chiesa di Santa Maria dell'Anima a Roma che, utilizzando come centro di raccolta un convento francescano della capitale, consentì l'espatrio di alcune migliaia di ex SS.
Del resto anche padre Krunoslav Draganovic, croato e segretario dell'Istituto Croato di San Girolamo fece altrettanto con centinaia di assassini provenienti dalle file degli Ustascia di Ante Pavelic in fuga dalla vendetta titina.
Si dirà: un malinteso senso della carità cristiana; può essere, ma nessuno lo ebbe nei confronti degli ebrei che cercavano di sfuggire al massacro nazista.
Comunque per le SS una volta giunte in luoghi sicuri la fuga era abbastanza semplice. Un ufficio ecclesiastico confermava l'identità della persona e la Croce Rossa Internazionale, sulla base della conferma, forniva il passaporto ma ad una condizione: che il fuggiasco fosse battezzato e anticomunista. Se erano necessari altri spostamenti, la Caritas si accollava le spese di viaggio.
In questa maniera fuggirono senza troppe difficoltà criminali come Walter Rauff, ex capitano di corvetta cacciato dalla Marina ed entrato nelle SS, inventore dei furgoni-camera a gas che raggiunse il Cile nel 1954 con l'aiuto di monsignor Hudal; Adolf Eichmann del quale è inutile parlare, che da Genova raggiunse l'Argentina nel luglio del 1950; o Franz Stangl, il boia di Treblinka che, sempre grazie a monsignor Hudal raggiunse Damasco nel 1950 e l'anno successivo il Brasile dove venne arrestato, operaio della Volkswagen di San Paolo, 21 anni dopo; o Herman von Alvensleben, responsabile in Polonia della morte di almeno 80.000 persone che, grazie ai gesuiti austriaci e ai francescani italiani raggiunse l'Argentina imbarcandosi a Genova nel 1949; o, e qui ci fermiamo ma la lista sarebbe lunghissima, il dottor Josef Mengele, l'"angelo della morte" di Auschwitz che dopo aver vissuto impunemente in Germania per sei anni, tramite l'Italia e la Spagna arrivò in Argentina nel 1951 e anni dopo in Paraguay dove ottenne la naturalizzazione.
Ma il compito di Odessa non si esauriva con la fuga, l'appoggio economico ed una relativa protezione nel tempo, al contrario. Per quanto se ne sa nei primi anni 50, quando il primo compito istituzionale dell'organizzazione si stava esaurendo perché migliaia e migliaia di criminali avevano oramai lasciato Germania e Austria e si trovavano relativamente al sicuro, una riunione fra i suoi capi principali portava alla formulazione di cinque nuove direttrici rese possibile dalla nascita, nel 1949, della Repubblica Federale Tedesca.
Le idee di restaurare il Reich, come abbiamo detto, erano state da tempo accantonate in quanto ritenute irrealizzabili anche da queste mentalità esaltate, ma adesso era stato reso disponibile un potenziale terreno di coltura. Venne perciò decisa:
1) la reinfiltrazione in Germania degli ex nazisti che venne effettuata durante gli anni 50;
2) la successiva infiltrazione della struttura politica tedesca in maniera di condizionarla occultamente per bloccare processi e riprese di ricerche dei kameraden;
3) l'inserimento nel tessuto economico del Paese al fine di favorirne un "miracolo economico" e trarne il massimo vantaggio, cosa che avvenne puntualmente fra gli anni 50 e 60;
4) favorire e agevolare in tutti i modi e con tutti i mezzi quanti cadono nelle mani della giustizia, attività in corso a tutt'oggi; 5) dare vita ad una massiccia ed oculata campagna di disinformazione e propaganda a lunghissimo termine.
Per quanto riguarda i punti 1, 2 e 3 non esistono dubbi che siano stati portati a termine con teutonico scrupolo e precisione. Molti ex criminali sono rientrati in Germania sotto mentite spoglie, un buon numero di essi è andato ad occupare i livelli medio bassi (per non dare nell'occhio inutilmente) della CDU, la Democrazia Cristiana tedesca e della CSA, l'Unione Sociale Cristiana. Come pure si sono inseriti nell'industria e nel commercio, devolvendo parte degli introiti alla nascita di alcuni movimenti di estrema destra come in National Partei Democratische (NPD) di Von Thielen e Von Tadden degli anni 60 e al sostegno di una stampa estremista ma ufficiale, come ad esempio il giornale National und Soldaten Zeitung.
Il punto 4, l'appoggio giuridico legale e non solo è tuttora in vigore e ha dato alle volte origine ad episodi che sarebbero inspiegabili se non fossero giustificati dall'azione di Odessa,
È il caso, ad esempio, di Walter Rauff; dopo cinque anni di permanenza in Cile, nel 1955 fa domanda, da quel Paese, alla Direzione Finanziaria per la liquidazione delle Indennità di Guerra tedesca per avere la sua pensione di capitano di corvetta. La cosa desta però sospetti e si innesca un lungo processo che porta alla sua identificazione e, più di dieci anni dopo ad una incriminazione e ad un processo che si dovrebbe tenere presso la corte di competenza di Hannover.
Rauff si deve presentare davanti ai giudici di Santiago che devono decidere della sua estradizione ma questi, il clima politico cileno è quello che è e nel dicembre 1962 la Corte decide per il non luogo a procedere verso questo valoroso e sfortunato soldato d'onore.
Otto anni dopo, nel 1970, viene eletto Presidente Salvador Allende, uomo politico di sinistra e di indubbia reputazione democratica. Simon Wiesenthal , il famoso cacciatore di criminali nazisti che aveva seguito in prima persona la vicenda, pensa che i tempi siano finalmente cambiati e il 21 agosto del 1972 scrive ad Allende perorando la causa dell'estradizione di Rauff, fornendo informazioni, testimonianze e prove sul caso.
Il Presidente risponde pochi giorni dopo con grandi parole di stima e di approvazione per Wiesenthal e per la causa alla quale dedica la vita, aspre condanne del nazismo, dei suoi esecutori e dello sterminio del popolo ebreo, poi conclude dicendo che non può fare niente perché il processo è stato chiuso e non lo può riaprire, e poi in virtù della legge cilena lui non può esercitare funzioni giudiziarie. Capitolo chiuso.
In realtà la situazione politica cilena dopo i primi momenti trionfali dell'elezione di Allende era andata sempre peggiorando assieme a quella economica, e il Presidente, al quale rimaneva meno di un anno di vita prima del golpe della giunta militare, sapeva che non si poteva inimicare il membro di una comunità importante e rispettata ed economicamente molto ben inserita nel Paese. Così qualcuno che proteggeva Rauff ebbe modo di fargli pervenire un "consiglio" che venne ascoltato.
Siamo così giunti al punto 5. Propaganda e disinformazione, nascita delle correnti prima di revisione poi negazioniste nei confronti dell'Olocausto sono tutte attività nelle quali traspare la presenza di Odessa, ma che tutto sommato si possono definire allineate con la sua fisionomia, con una sorta di continuità storica.
Ma dalla fine degli anni 80, con la caduta del Muro, ne sono iniziate altre, inizialmente in Germania, che poi si sono andate diffondendo anche in altri Paesi europei.
La destabilizzazione a livello sociale nella ex Repubblica Democratica Tedesca, la nascita e la successiva diffusione dei movimenti naziskin, elementi destabilizzanti che niente hanno a che fare con il nazismo e si potrebbe dire anche la "militarizzazione" delle loro frange nei cosiddetti black block non sono fenomeni verificatisi per caso, e hanno avuto per lo più origine in Germania.
CONCLUSIONE : Se l'Argentina di Perón era la «terra promessa», l'asilo già generosamente predisposto ancor prima che la guerra finisse, il cuore e il cervello dell'intera operazione Odessa era a Roma (dove Perón soggiornò dal 1939 al 1941), nel cuore del Vaticano. In quel turbinoso dopoguerra italiano era veramente difficile distinguere tra vincitori e vinti. Nazisti e fascisti avevano perso la guerra; eppure mai ai vinti mancò il soccorso dei vincitori, il sostegno di quelle istituzioni che sarebbero dovute nascere all'insegna dell'antifascismo e della democrazia e che invece erano ricostruite nel segno della più rigorosa continuità con i vecchi apparati del regime fascista. Fu l'anticomunismo, furono le prime avvisaglie della «guerra fredda» a spingere i vincitori a salvare i vinti. .
Oltre a questa organizzazione ne esistevano molte altre . Citiamo l'organizzazione Gelen . Il 22 Maggio 1945 il generale nazista Reinhard Gehlen, ex comandante delle Armate Straniere Est e responsabile nei servizi segreti nazisti della sezione che curava lo spionaggio antisovietico, si consegna agli americani che lo spediscono a Washington da William Donovan, direttore centrale dell'OSS, con 52 casse contenenti la schedatura dei comunisti europei "pericolosi". In breve tempo Gehlen diviene direttore della sezione affari sovietici dell'OSS e successivamente della CIA.
L'ex generale torna in Europa il 12 Luglio del 1946 dove crea l'Organizzazione Gehlen, servizio spionistico alle dirette dipendenze dei servizi segreti USA. l'1/4/1956 l'Organizzazione Gehlen passa sotto il controllo del governo della Germania Occidentale, nasce così il servizio informazioni federale BND. Gehlen è promosso generale di corpo d'armata e direttore del BND. Poi c'era l'organizzazione Spinner, l'organizzazione Paladin. L'Europa e il mondo erano piene di questi personaggi e di queste reti. Qui possiamo aggiungere l'organizzazione Gaeta, che era quella che sosteneva dalla Germania i detenuti nazisti che in Italia erano rinchiusi, come Kappler e Reder, nella fortezza di Gaeta. Su tutto questo governavano poi i servizi segreti ufficiali, allora non era ancora nato il SISMI, sorto dalla riforma del 1978, l'anno successivo. I servizi segreti erano a loro volta strettamente connessi con i carabinieri.

GENOVA 2003 - Dagli uffici di Albaro della Daie, nel triennio dal 1947 al 1950, passarono tutti: da Joseph Mengele, il medico che sterminò migliaia di ebrei utilizzandoli come cavie umane, ad Adolf Eichmann, ufficiale delle SS teorico e organizzatore dello sterminio; da Klaus Barbie, il boia di Lione responsabile della deportazione dalla Francia di migliaia di ebrei, a Erich Priebke, il comandante delle SS responsabile della strage delle Fosse Ardeatine. E con loro centinaia di "figure minori" di sterminatori e seviziatori al servizio della follia nazista che negli uffici diretti da Carlos Fuldner trovavano una nuova identità, un visto per entrare in Argentina e, alla fine, un passaporto rilasciato dalla Croce Rossa. L'ultima tappa burocratica: quella che dava il via libera all'imbarco per il Sudamerica.
Nel libro inchiesta che ha impegnato per sei anni Uki Goñi, cinquantenne studioso argentino.
Una messe di documenti che Goñi ha rintracciato in Svizzera, Gran Bretagna, Stati Uniti e in Argentina raccolte nel libro La autentica Odessa, di pubblicata in Italia per i tipi di Garzanti con il titolo Operazione Odessa.
BUENOS AIRES (Argentina) 2003 - Si chiama Pàgina/12 ed è il quotidiano di Buenos Aires che ha seguito più da vicino il caso "Odessa" fin dall'uscita in libreria del saggio di Uki Goñi, trasformando le rivelazioni che vi sono contenute in un vero e proprio caso nazionale.
A partire dallo scorso dicembre gli editoriali e gli articoli di Sergio Kiernan, caporedattore alle pagine politiche del quotidiano argentino, hanno mantenuto viva l'attenzione sulla denuncia di collusione del governo Peron con i reduci del Reich che i documenti raccolti da Goñi formulavano e seguito passo passo le iniziative del Centro Wiesenthal che hanno portato il ministro degli interni, Anibal Fernàndez, a decretare l'apertura degli archivi del Centro di Immigrazione di Buenos Aires. Pàgina/12 è stato il primo quotidiano del Paese a rivelare il contenuto dei primi dossier sottratti a un segreto cinquantennale.
Primo fra tutti quello realtivo all'immigrazione in Argentina degli ustascia seguiti da qualcosa come 7500 croati con una cronaca documentaria che sta gettando ombre sull'operato del Vaticano e della Croce Rossa .

 

Fonte : http://www.lager.it