Martin Bormann
Martin Bormann

Martin Bormann (Wegeleben, 17 giugno 1900 - Berlino, 2 maggio 1945 oppure Asunción, 1969) è stato un politico tedesco.

Martin Bormann

Capo della cancelleria del NSDAP (Parteikanzlei) e segretario personale di Adolf Hitler, fu tra i membri più importanti nella gerarchia della Germania nazista.

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Infanzia e gioventù[modifica]

Martin Bormann nacque a Wegeleben in Germania, il 17 giugno 1900. Il padre Theodor Bormann, prussiano, fu prima sergente maggiore di un reggimento di artiglieria e successivamente impiegato delle poste. Rimasto vedovo, con due figli, si risposò con Antoine, che gli diede tre figli di cui il primo fu Martin. Nel 1904 Theodor morì e Antoine, in difficoltà economiche, si affrettò a risposarsi con Albert Vollborn, direttore di un'agenzia bancaria.

Bormann, durante la scuola superiore, si interessò di musica e del gioco degli scacchi; partecipò a vari circoli nei quali ebbe occasione di parlare della situazione ebraica mondiale e del sionismo. Lasciò presto gli studi per lavorare in una fattoria nel Meclemburgo. Durante il termine della Prima guerra mondiale venne arruolato come cannoniere in una sezione di artiglieria, ma non conobbe mai l'esperienza della battaglia. Nel 1922 si unì ai Freikorps. Nel marzo 1924 venne condannato ad un anno di prigione perché complice di Rudolf Höss nel brutale omicidio del suo stesso insegnante di scuola elementare, Walther Kadow, militante comunista e sospettato di aver consegnato alle autorità francesi il nazista Albert Leo Schlageter. Scontò undici mesi di reclusione e, squattrinato e senza lavoro, si unì nuovamente ai Freikorps.

Ascesa nel partito nazista[modifica]

Si iscrisse al NSDAP il 17 febbraio 1927: tessera numero 60508. Il partito gli offrì l'incarico di amministratore del fondo previdenziale delle Sturmabteilung (SA). Dal 1928 al 1930 fu membro del Comando Supremo delle SA. Nell'ottobre 1933 divenne Reichsleiter e in novembre membro del Reichstag. Da luglio 1933 al 1941 Bormann fu segretario personale di Rudolf Hess.

Fu lui a dirigere la costruzione del famoso Kehlsteinhaus, noto come "nido dell'aquila", la fortezza progettata da Albert Speer e costruita sul picco da cui prese il nome, il Kehlstein, che sovrasta la località montuosa dell'Obersalzberg. Dimostrò di essere un uomo ligio al dovere anche a costo di essere crudele: distrusse strade e case, sfrattandone gli inquilini. Lo chalet, donato ad Hitler per il suo cinquantesimo compleanno, nonostante fosse stato disegnato secondo alcune sue direttive, non gli piacque avendo subito molti cambiamenti durante la costruzione. Il Führer, infatti, continuò a preferire la sua più piccola e modesta villetta poco distante, il Berghof.

Bormann sostenne la repressione di tutti i gruppi organizzati di opposizione, in particolar modo delle Chiese; e di ogni influenza religiosa dal partito. Nel luglio 1938 proibì che nel partito fossero ammessi preti, il 6 giugno 1939 gli scienziati di fede cristiana, successivamente gli studenti di teologia. Lottò contro qualsiasi genere di insegnamento religioso nelle scuole. Nel 1941 emanò una circolare[1] indirizzata ai gauleiter, ossia ai funzionari locali del partito nazionalsocialista, nella quale, senza ambiguità di sorta, sancì l'assoluta inconciliabilità tra il Nazionalsocialismo e il Cristianesimo (vi si legge, tra l'altro, che "nazionalsocialismo e cristianesimo sono incompatibili" e che i contenuti del cristianesimo "nei loro punti essenziali, sono di derivazione giudaica. Anche per questo motivo noi non abbiamo nessun bisogno del cristianesimo"). La circolare fu inclusa negli atti di accusa contro Bormann al processo di Norimberga, e venne classificata come documento 075-D. Questo è uno dei documenti che contrastano insanabilmente con la controversa tesi espressa da Richard Steigmann-Gall nel libro "il Santo Reich", secondo il quale il nazismo sarebbe un'ideologia "cristiana".

Bormann colse l'occasione di subentrare ad Hess, quando nel 1941 questi volò in Inghilterra nel tentativo di proporre una pace separata con il governo inglese. Divenne capo della Parteikanzlei e gli fu affidato il compito di amministrare il Fondo Adolf Hitler dell'industria tedesca . Il 12 aprile 1943 venne nominato ufficialmente segretario personale di Hitler. Ottenne poteri superiori a quelli del suo predecessore: controllo di tutte le leggi e le direttive emanate dal Gabinetto del Führer, e direzione del Consiglio dei ministri per la Difesa del Reich.

Il 16 luglio 1941 Bormann partecipò alla conferenza presso il Quartier Generale del Führer insieme a Göring, Rosenberg, Keitel e Lammers. Si stabilirono piani per l'annessione di territori russi e di altri Paesi dell'Est. Partecipò a una seconda riunione l'8 maggio 1942 con Hitler, Rosenberg e Lammers sulla soppressione della libertà religiosa. Sostenne politiche sulla condizione dei prigionieri di guerra particolarmente dure e sanguinarie. Firmò il decreto del 9 ottobre 1942 che stabiliva l'eliminazione permanente di tutti gli ebrei nel territori della Germania; quello del 1º luglio 1943 che dava controllo assoluto sugli ebrei ad Eichmann e un ultimo, del 30 settembre 1944, dove la giurisdizione di tutti i prigionieri di guerra veniva affidata ad Himmler e alle SS.

Nonostante la sua figura poco appariscente rispetto a quella di altri gerarchi, Bormann fu un uomo dal grande potere, soprattutto nel periodo della Seconda guerra mondiale. Come testimonia Albert Speer nelle sue memorie, la sua influenza su Hitler fu totale e divenne il filtro fra il Führer e il mondo esterno, l'interprete delle sue volontà.[senza fonte]

La sua influenza negativa su Hitler, portò spesso a scelte errate ed illogiche ai fini del decorso della guerra, tanto che in molti credettero erroneamente che egli fosse persino una spia di Stalin, rifugiatosi poi con i russi. Per quanto inverosimile fosse questa versione della sua scomparsa, ne esce tuttavia un quadro che evidenzia come molti generali tedeschi erano propensi a considerare Bormann, come il migliore alleato di Stalin, alla luce delle scelte in battaglia che egli faceva fare a Hitler.[senza fonte]

Nell'inutile tentativo di arginare il potere negativo di Bormann presso il Führer, Speer, Göring e Goebbels cercarono di coalizzarsi per metterlo in difficoltà di fronte a Hitler. Il tentativo non andò a buon fine, in parte a causa di una certa conflittualità che esisteva tra Goebbels e Göring, quest'ultimo sempre più distante dalla realtà, a causa dell'assunzione di morfina.[2]

Bormann, negli ultimi giorni della dittatura nazista, firmò il testamento politico di Hitler e fu testimone delle nozze del Führer con Eva Braun.

Dal 5 luglio 1941 fino al 1944 fece trascrivere i discorsi tenuti da Hitler con i suoi invitati. Questi furono poi pubblicati con il titolo Conversazioni a tavola di Hitler.[3]

La famiglia Bormann[modifica]

Bormann sposò nel 1929 Gerda, figlia di Walter Buch, giudice del tribunale del partito nazista. I suoi testimoni di nozze furono Hess e Hitler. Quest'ultimo fu anche il padrino del primo figlio della coppia. Martin e Gerda Bormann, morta di cancro nel 1946 nell'Alto Adige, ebbero dieci figli.

La morte[modifica]

Bormann fu giudicato colpevole al processo di Norimberga e condannato a morte in contumacia. Nulla di certo si sapeva di lui da quando aveva abbandonato il Führerbunker insieme al dottore delle SS Ludwig Stumpfegger e al capo della gioventù hitleriana, Artur Axmann. L'ultimo uomo ad averlo visto era stato Erich Kempka, autista di Hitler, durante la notte fra il e il 2 maggio 1945. Kempka sostenne di aver visto Bormann essere mortalmente colpito dall'esplosione di un carro armato, nel tentativo di attraversare le linee nemiche russe.

Versioni differenti furono narrate da altri testimoni. Alcuni dissero di averlo visto fuggire nella zona sud di Berlino, passando prima per un sistema di gallerie sotterranee e poi spostandosi al fianco di alcuni carri armati tedeschi catturati dalle forze angloamericane. Altri sostennero che avesse legami con i servizi segreti americani, che avesse pronta un'appetibile ricompensa per la sua salvezza: uranio e scienziati tedeschi. Si racconta di come nei primi di maggio del 1945 si fosse imbarcato ad Amburgo sull'U-Boot 234, e, arrivato in Spagna, scappò verso il Sud America. Nel marzo 1966 durante un'intervista televisiva il figlio di Adolf Eichmann, Klaus, convinto che Bormann si trovasse in Sud America, gli lanciò un'aspra invettiva.

Nell'ottobre 1972 in un cantiere a Berlino alcuni operai, durante uno scavo, trovarono due scheletri. I teschi furono consegnati al reparto di medicina legale della polizia di Berlino. I denti di uno dei due teschi vennero confrontati con la scheda odontoiatrica di Bormann, conservata nell'archivio militare: i risultati della comparazione diedero esito positivo al cento per cento. Però le ossa erano ricoperte di una terra rossiccia che non era berlinese. Da qui nacque l'ipotesi che il cadavere di Bormann, morto in Sud America, fosse stato portato di nascosto a Berlino e appositamente fatto trovare per depistare le indagini su tutti gli altri nazisti fuggiti prima della fine della guerra dalla Germania tramite l'organizzazione ODESSA. Ad ogni modo le ossa vennero cremate e le ceneri disperse nel mare nel 2000, in acque internazionali. Nel 1973, tuttavia, lo scrittore Ladislas Farago dichiarava di aver visitato Bormann in un ospedale boliviano e di aver discusso con lui per alcune ore. Farago segnalò numerosi particolari utili al rintracciamento e all'identificazione di Bormann, che però scomparve prima di poter effettuare una ricerca approfondita.

Nell'agosto 1993 fonti del governo paraguayano sostennero che Bormann sarebbe morto ad Asunción e sepolto in una fossa comune. I dubbi vengono sciolti nel maggio 1998 quando le analisi del DNA di uno dei due scheletri ritrovati nel 1972 stabiliscono che si tratta del gerarca nazista[5].

 

Fonte:  Wikipedia