Il Vaticano e il Nazismo

I NAZISTI e IL VATICANO
Una strana alleanza


 

Hitler, fervente cattolico (a sinistra lo vediamo mentre si fa fotografare all'uscita di una chiesa, devotamente col cappello in mano e, sotto, mentre intrattiene premurosamente una suora in serafico atteggiamento) ha addirittura considerato "profetica" la sua "missione" rifacendosi al un motto dei re prussiani "Gott mit uns!" (Dio è con noi!).

Evidentemente tanto affetto per la Chiesa Cattolica è stato in qualche modo ricambiato, dato che il Vaticano, come è noto e come racconteremo in questa pagina, si è attivamente adoperato per FAR FUGGIRE IN SUDAMERICA il maggior numero possibile di CRIMINALI NAZISTI, salvandoli dai processi per crimini di guerra e concedendo loro, ivi compreso MENGELE, il medico torturatore di bambini, il PASSAPORTO DIPLOMATICO DELLA SANTA SEDE con tanto di falso nome.

Il riverente ossequio dello Stato italiano nei confronti del Vaticano ha sempre ostacolato una completa ricostruzione storica di ciò che si celava dietro un simile costante ed appassionato interessamento.

Recentemente però, allo scadere dei 50 anni di segretezza, gli USA hanno aperto gli archivi di guerra, (ovvero nel 1995), evidenziando ancora di più le complicità della "santa sede" nelle operazioni di "salvataggio" dei criminali nazisti.

Sorge spontanea la domanda: PERCHE' tanta reciproca amicizia fra Nazisti e Vaticano?
Perché la chiesa cattolica si è sentita in qualche modo "debitrice" e riconoscente nei confronti dei NAZISTI?

Certamente i nazisti e il Vaticano condividevano gli stessi "nemici storici": gli EBREI e i COMUNISTI. ma questo non basta a spiegare i motivi di un affiatamento così coordinato.

La fuga di molti criminali nazisti in sudamerica, la perfetta organizzazione che ha consentito loro di disporre di passaporti della santa sede con falso nome e con incredibile tempestività, il loro inserimento sociale nella nuova patria, prevalentemente l'Argentina, scrupolosamente curato e finanziato dalla chiesa cattolica.... tutto lascia supporre che il Vaticano avesse stabilito già da tempo degli accordi segreti con i nazisti che prevedevano una tale forma di assistenza in caso di disfatta.

Chissà cosa prevedevano questi misteriosi accordi nel caso in cui la guerra fosse stata sciaguratamente vinta dai tedeschi! Nessuno lo saprà mai, sia per la difficoltà di simili ricerche storiche, sia perché i diretti interessati hanno ovviamente i loro motivi per mantenere la più totale ed impenetrabile omertà.

Sotto: Foto di vescovi che partecipano sorridenti a manifestazioni naziste

Spettacolare immagine di vescovi col braccio alzato nel saluto nazista "Heil Hitler!

 

 

Joseph Mengele
Medico nazista appassionato di "esperimenti"
su cavie umane, compresi i bambini
Sfuggito alla giustizia grazie ad un passaporto del vaticano
che gli ha consentito di fuggire in sudamerica

mengeleFu il dottor-morte, l’angelo nero di Auschwitz, la "primula rossa" del nazional-socialismo, colui che sterminò migliaia di ebrei, utilizzandoli come cavie umane, in esperimenti indicibili, volti a ricercare il gene per la creazione di una pura e sacra razza ariana.

Nato a Gunzburg, il 16 marzo 1911, figlio di una facoltosa famiglia di imprenditori tedeschi, si iscrisse alla facoltà di medicina, conseguendo la laurea nel 1935, con una tesi, di cui fu relatore il professor Mollison, convinto sostenitore della disparità delle razze, che gli procurò un posto da ricercatore presso l’università di Francoforte, ove Mengele fece l’incontro fatale con il professor Ottmar von Verschuer, genetista del reich e teorico della manipolazione genetica, convinto che la chiave per la creazione di una pura razza ariana, fosse da ricercare nel sistema biologico dei gemelli.

Arruolatosi nelle SS, ed autorizzato alle nozze con Irene Schoenbein, allo scoppio della guerra Mengele fu inviato all’ufficio di Poznan per la razza e gli insediamenti umani fino al 1942, quando venne assegnato al corpo sanitario della divisione Waffen SS Wiking, stanziata sul fronte russo; poco più tardi venne ferito, rimpatriato a Berlino e decorato al valore con la croce di ferro di prima classe; ritornato nella capitale, si ricongiunse con il professor Verschuer, divenuto, nel frattempo, direttore del dipartimento di antropologia e genetica del prestigioso "Kaiser Wilhelm Institut"; i due proseguirono i loro studi sulla teoria dei gemelli, rendendosi ben presto conto che la guerra stava offrendo la possibilità di sfruttare direttamente, per le loro ricerche, cavie umane, attingendo alle decine di migliaia di ebrei, deportati nei campi di concentramento.

Il 30 maggio 1943 fu il giorno della svolta: Josef Mengele venne inviato in Polonia, presso il campo di sterminio destinato a diventare l’emblema dell’olocausto, Auschwitz, ove sarebbe, tristemente, divenuto noto come "l’angelo sterminatore", in quanto non solo si occupò delle selezioni dei nuovi arrivati, con assoluto potere di vita o di morte, ma, in via principale, si dedicò alla continuazione dei suoi studi, facendo ricorso allo sterminato serbatoio umano a sua disposizione.

Nel suo laboratorio, presso il blocco numero 10 del campo, si lasciò andare ad esperimenti indicibili, agghiaccianti, aventi ad oggetto, soprattutto, le coppie di gemelli rastrellate nel campo: operazioni senza anestesia, mutilazioni, iniezioni di virus come la lebbra o il tifo. Mengele praticò trasfusioni incrociate tra gemelli, tentò di creare in laboratorio dei fratelli siamesi, cucendoli insieme, iniettò liquido nei loro occhi al fine di mutarne il colore, procedette a castrazioni, sterilizzazioni, congelamenti ed ad altri orrori indicibili.

Il suo laboratorio era un raccapricciante coacervo di ossa feti, organi sottovuoto, cervelli, tutto materiale che veniva inviato a Berlino, al maestro professor Verschuer.

Con l’avvicinarsi della sconfitta l’angelo nero pianificò, meticolosamente, la sua fuga, che lo condusse in Sudamerica, sotto falso nome ("Gregor Helmut") GRAZIE AL PASSAPORTO GENTILMENTE FORNITO DAL VATICANO.

Nonostante la spietata caccia mossagli dal servizio segreto israeliano, riuscì a farla franca e ad evitare la resa dei conti per i suoi spaventosi crimini.

Nessuno è tuttora a conoscenza del vero destino di Mengele; si dice che sia morto il 24 gennaio 1979, per annegamento, a Bertioga, in Brasile, ma in realtà, quelle che sono state le vicende dell’angelo sterminatore di Auschwitz, rimarranno, per sempre, avvolte nel mistero.

 

RISULTATI DI UNA INDAGINE CONDOTTA
DAL QUOTIDIANO SECOLO XIX

 

Le lunghe indagini di Goni, volte a dimostrare che l'immigrazione in Argentina di criminali della Seconda Guerra Mondiale non fu subita passivamente bensì pianificata e organizzata dal governo di Juan Domingo Peron con la collaborazione di ex ufficiale delle SS e con la complicità della Chiesa, accendevano di riflesso i riflettori su Genova.

La città veniva indicata quale luogo di passaggio, soggiorno e imbarco di alcuni fra i più noti e sanguinari ufficiali delle SS e di collaborazionisti francesi e ustascia. La rete di protezione e aiuto dei gerarchi in fuga aveva visto la luce a Genova nel 1947 con l'apertura in via Albaro 38 degli uffici della Daie - Delegaciòn Argentina de Inmigraciòn en Europa - ad opera di Carlos Fuldner, ex ufficiale delle SS di nazionalità tedesco-argentina, inviato speciale del presidente Peron.

Ad occuparsi dell'accoglienza e delle formalità di imbarco verso il Sudamerica erano dei sacerdoti: in particolare il francescano ungherese della parrocchia di Sant'Antonio di Pegli, Edoardo Dömoter, e l'ex ustascia padre Carlo Petranovic e, in almeno un'occasione, del segretario della Confraternita di San Girolamo, a Roma, padre Krunuslav Draganovic.

Sulla scorta di questi elementi, l'inchiesta del Secolo XIX è andata ricostruendo le tappe della presenza in città e dell'imbarco verso il Sudamerica di criminali nazisti come Adolf Eichmann, Klaus Barbie, Eric Preibke, Joseph Mengele, Gerhard Bohne, del capo ustascia Ante Pavelic e dei suoi stretti collaboratori. Il tutto attraverso l'esame e la pubblicazione di documenti - i passaporti della Croce Rossa rilasciati ai fuggitivi, i cartellini di sbarco in Argentina ritrovati negli archivi desecretati del Centro di Immigrazione di Buenos Aires, i rapporti del Foreign Office e dell'intellingence americana, l'esame della corrispondenza di alti prelati vaticani quali monsignor Alois Hudal e il cardinal Eugene Tisserant... - interviste a personaggi coinvolti nella vicenda, interventi di storici e reportage da Buenos Aires, Washington e dal Canada.

Partirono da Genova, con coperture del clero, Mengele, Eichmann, Priebke: "Il Secolo XIX - scrive Le Monde - fornisce date, indirizzi dei nascondigli, nomi e stabilisce connessioni fra tutto ciò, ricordando il ruolo dell'organizzazione Odessa, e pubblicando documenti compromettenti".

Ferenc Vajta

Ferenc Vajta era un criminale di guerra ungherese autore di spietati eccidi di massa.

È stato protagonista attivo della politica clandestina degli emigrati politici sin dal 1932, quando cominciò a impegnarsi in questi campi per ordine del Ministero degli Affari Esteri ungherese.

Fu uno dei principali propagandisti nazisti nei quotidiani patrocinati dalla Germania, aveva lavorato per i servizi segreti ungheresi prima della guerra. Il 10 aprile 1947, Vajta fu arrestato a Roma dalle autorità italiane, ma il 26 aprile venne rilasciato, malgrado si trovasse sulla lista ufficiale dei criminali di guerra e lItalia dovesse consegnarlo come tale alle autorità straniere.

Il rilascio di Vajta era stato congegnato da Pecorari, segretario generale della Democrazia Cristiana [e vicepresidente dellAssemblea costituente] e da Insabato, capo del Partito Agrario Italiano.

Aveva eccellenti contatti in Vaticano, in Inghilterra, in Francia e in Spagna. Inoltre conosceva personalmente il generale Franco, il ministro degli esteri spagnolo Artajo e il cardinale primate di Spagna. Nel 1947, Vajta intraprese un viaggio segreto con Casimir Papee, uno straordinario diplomatico polacco  presso la Santa Sede dal 1939,  un autorevole membro dellIntermarium [che aveva] collegamenti con i servizi segreti occidentali.  Nel corso del loro viaggio i due sincontrano con funzionari dei servizi segreti inglesi e francesi.

A seguito di pressioni da parte del governo ungherese, la polizia italiana emise un mandato d'arresto nei confronti di Vajta. Il 3 settembre, al ritorno dal suo viaggio con Papee, lungherese fu avvisato del suo imminente arresto.  Vajta si recò immediatamente a Castelgandolfo, la residenza estiva del Pontefice. La mattina del giorno successivo poté tornare impunemente a Roma, grazie alle sue potenti amicizie: Alcide De Gasperi, che era anche primo ministro, aveva personalmente garantito per la [sua] salvezza. Inoltre egli aveva ottenuto dei documenti falsi, rilasciati dai francesi. A Roma ottenne una breve ospitalità presso un padre gesuita ungherese nell'Università Gregoriana Gesuita, e scappò poi per Livorno con la gente del CIC Gowen, per poi scappare in Spagna. Da quell'anno, si mise a lavorare per gli americani al progetto dell'Unione Continentale.

Il 16 dicembre 1947 arriva a New York con un visto emesso dal consolato americano a Madrid e contrassegnato dalla dicitura "Diplomatico". Negli USA, Vajta incontrò il cardinale Spellmann, il leader gesuita padre La Farge e un gran numero di capi politici emigrati allo scopo di procurarsi appoggi per lUnione Continentale. La visita di Vajta non passò inosservata, e grazie all'intervento dei due noti giornalisti Drew Pearson e Walter Winchell il governo fu sommerso dalla pubblicità negativa.

Vajta fu immediatamente arrestato, e il 3 febbraio 1948 gli ungheresi chiesero la sua estradizione. Gli americani non volevano restituirlo all'Ungheria e finalmente fu cacciato dagli Stati Uniti nel febbraio del 1950 e dopo il rifiuto da parte di Italia e Spagna di raccoglierlo, andò in Colombia. Il Vaticano intervenne e fece in modo che la Colombia lo accettasse e che un piccolo collegio cattolico situato laggiù lo impiegasse. Trascorse il resto della sua vita a Bogotà come professore di economia.

Gustav Wagner

Comandante del campo di concentramento di Sobibor durante la guerra. Arrestato, fuggì dalle prigioni alleate e percorse insieme a Franz Stangl la strada per Roma.
Fuggì infine in Brasile grazie all'opera caritatevole del vescovo Hudal.

 

Alois Brunner

Uno degli ufficiali più spietati che portarono a compimento il programma di deportazione degli ebrei, riuscì a fuggire attraverso la rete ordita dal Vaticano per permettere la fuga dei nazisti. Fuggì a Damasco, in Siria, dove vive ancora sotto il nome di dottor George Fischer,  impunito per le centinaia di migliaia di vittime che inviò a Stangl e Wagner affinché le processassero.

 

Walter Rauff

Criminale di guerra, capo della Gestapo nella Repubblica di Salò e terminale milanese della rete di fuga del vescovo Hudal nel dopoguerra. Partecipò direttamente allo sterminio degli Ebrei, mettendo a punto una innovativa tecnica di morte: A seguito dellangoscia provata da Himmler [ministro degli interni] nell'assistere a una fucilazione di massa di ebrei a Minsk nel 1941, Rauff aveva diretto lo svolgimento del programma per la messa a punto di furgoni a gas mobili nei quali morirono circa centomila persone, per la maggior parte donne e bambini dell'Europa orientale. In seguito alla caduta del regime di Mussolini, nel settembre del 1943 Rauff fu inviato in Italia settentrionale, dove prestò servizio presso le SS nella zona intorno a Genova, Torino e Milano. Ancora una volta il suo incarico era quello di sterminare la popolazione ebrea.

Nella primavera del 1943, il vescovo Hudal entrò in contatto con questo famigerato autore di stragi, incontrandolo a Roma, dove Rauff era stato mandato dal suo superiore Martin Borrmann per sei mesi. In quei mesi furono stabiliti i primi contatti col Vaticano, che avrebbero portato, infine, all'istituzione da parte di Hudal di una rete per l'espatrio clandestino dei criminali nazisti. Con l'aiuto di Rauff, i più alti funzionari della Wehrmacht nell'Italia settentrionale [ed in particolare l'Obergruppenführer Karl Wolff] intrapresero una serie di negoziati segreti per la resa. Allen Dulles, il capo del servizio segreto americano in Svizzera, concluse la resa con le forze tedesche con l'aiuto di intermediari del Vaticano. A questi negoziati venne dato il nome in codice di "operazione Sunrise" e, anche se non abbreviarono la guerra, gli ufficiali nazisti che vi parteciparono sfuggirono ad una dura pena. Sull'operazione Sunrise, Il Secolo Corto ci fornisce ulteriori particolari.

L'operazione era condotta ufficialmente per risparmiare inutili morti, ma il suo scopo reale era invece di evitare che fossero i partigiani democratici italiani a conseguire la vittoria sull'esercito tedesco, poiché ciò avrebbe rafforzato il loro potere. I contatti fra Dulles e Rauff erano cominciati già all'inizio del gennaio 1945. Nel marzo dello stesso anno, le trattative fra OSS e SS erano giunte a un punto talmente avanzato da giustificare una prova concreta di buona fede da parte tedesca. Il 3 marzo Walter Rauff ebbe un incontro a Lugano con Dulles.  Lincontro  servì per organizzare il rilascio dei prigionieri americani e inglesi che si trovavano nelle mani della Gestapo in Italia. Le trattative proseguirono poi a ritmo serrato. A metà aprile Wolff si recò in Svizzera contando sulla sua reputazione personale presso gli anglo-americani per ottenere garanzie da parte di Dulles che "gli elementi idealisti e rispettabili dellesercito, del partito, e delle SS avrebbero potuto svolgere una parte attiva nella ricostruzione della Germania". Non si trattava quindi soltanto della resa delle truppe tedesche nell'Italia settentrionale, ma di qualcosa che implicava una connivenza futura con i quadri qualificati del nazismo.

Dulles concesse in pratica un'amnistia ufficiosa alle SS. Quasi una pace separata, comprendente non solo la salvaguardia della vita, ma anche la libertà personale e la protezione dell'espatrio verso luoghi lontani e sicuri. Quando, il 29 aprile del 1945, l'esercito tedesco si arrese, Rauff ottenne un falso passaporto a nome di Carlo Comte e affittò un appartamento a Milano. Poi prese la sua copia dei documenti della polizia segreta di Mussolini, che comprendevano le liste degli iscritti al partito fascista, e la seppellì di nascosto fuori città. Sapeva che quei documenti si sarebbero rivelati molto utili nei mesi a venire e la sua previsione si dimostrò corretta. Il giorno seguente, tuttavia, Rauff venne arrestato dagli americani e rinchiuso nella prigione di San Vittore a Milano. Nel giro di alcune ore, arrivò un sacerdote e fece in modo che l'ufficiale tedesco venisse trasferito in un ospedale dell'esercito americano. Rauff venne rilasciato per essere affidato alla custodia della "S Force Verona", un'unità dell'OSS che operava con la squadra di controspionaggio speciale anglo-americana in Italia, comandata da James Jesus Angleton. Tra le altre cose, la S Force era l'equivalente occidentale della sezione anticomunista di Rauff durante la guerra.

NOTA: Angleton e Dulles divennero in seguito, rispettivamente, capo del controspionaggio e direttore della CIA, e mantennero per tutta la durata della loro carriera il controllo esclusivo sui collegamenti tra i servizi segreti americani ed il Vaticano. Rauff fu rilasciato dopo un lungo interrogatorio sulle attività anticomuniste della Gestapo. Monsignor Giuseppe Bicchierai, segretario del cardinale di Milano Schuster, organizzò le cose in modo tale che questi potesse starsene nascosto nei conventi della Santa Sede.

Rauff prese contatto con l'arcivescovo di Genova Siri e andò immediatamente a Milano a lavorare per il Vaticano alla creazione di un sistema per far fuggire clandestinamente i nazisti.

Secondo Il Secolo Corto, dal 1945 al 1949 Rauff, agendo per conto dei servizi segreti americani sotto la copertura di un'organizzazione di aiuto ai rifugiati gestita dal Vaticano, avrebbe fatto partire clandestinamente verso asili sicuri più di 5.000 fra agenti della Gestapo e SS.

Nel 1949 Rauff lascia l'Italia per il Sud America, senza neanche prendere la precauzione di usare documenti falsi: il nome sul passaporto era infatti proprio il suo. Visse tranquillamente in Cile, paese che ne negò l'estradizione anche dopo che fu eletto il socialista Salvador Allende.

 

Adolf Eichmann

Principale artefice dell'olocausto nella veste di capo del Dipartimento per gli affari ebrei. Nel 1950, Hudal gli fornì una nuova identità, quella del profugo croato Richard Klement e lo mandò a Genova. Lì Eichmann  fu nascosto in un monastero, sotto il controllo caritatevole dell'arcivescovo Siri, prima di essere fatto fuggire clandestinamente in Sudamerica.
La Caritas ha addirittura pagato tutte le spese di viaggio per permettere a Eichmann di raggiungere il Sudamerica.
Alla fine, Eichmann fu rintracciato in Argentina dal servizio segreto israeliano, rapito, processato e giustiziato a Gerusalemme nel 1962.

 

Fonte : http://www.cristianesimo.it

 

 

NAZISTI E VATICANO:


 
STORIA FOTOGRAFICA DELLE  CONNIVENZE FRA
CLERO CATTOLICO E CRIMINALI NAZISTI


 

20 luglio 1933: il Segretario di Stato del Vaticano, Eugenio Pacelli, che nel 1939 diventerà papa col nome di Pio XII, firma il Concordato fra la Germania nazista e la Santa Sede, ovvero il Reichskonkordat. Nella foto sotto, ripresa da più lontano, è riconoscibile all'estrema destra Giovanni Battista Montini, che in seguito, nel giugno del 1963, diventerà papa Paolo VI.


Fondamenti del Nazismo, istruttiva lezione tenuta da un vescovo

 


Hitler con il nunzio apostolico Orsenigo
Il nome e la reputazione di Orsenigo sono strettamente legati a quelli di Pio XII. Entrò nella diplomazia vaticana grazie a Pio XI, con cui aveva stretto amicizia a Milano prima della Grande guerra, ed era nunzio a Budapest quando fu chiamato a sostituire Eugenio Pacelli, promosso segretario di Stato, alla nunziatura di Berlino. Toccò a lui quindi la quotidiana applicazione del Concordato che Pacelli negoziò con il governo tedesco nelle settimane seguenti. La Santa Sede fece subito qualche concessione al regime.

La Conferenza episcopale tedesca cancellò una precedente delibera con cui aveva proibito ai fedeli l'iscrizione al partito nazionalsocialista e autorizzò i deputati cattolici a votare per i pieni poteri che Hitler aveva chiesto al Parlamento.

SENZA L'INTERVENTO DELLA CHIESA CATTOLICA, HITLER NON AVREBBE POTUTO AVERE PIENI POTERI SU DELEGA PARLAMENTARE! 

LA STORIA SAREBBE STATA SICURAMENTE DIVERSA E MOLTI CRIMINI POTEVANO ESSERE EVITATI.

 


Nazisti fedeli e fedeli nazisti: tutti a messa!


Nazisti escono dalla chiesa con i loro vessilli.


Raduno di preti e vescovi uniti dalla fede... in Cristo? No, nel nazismo.


Vescovi e gerarchi: sempre uniti fianco a fianco.


Il nunzio apostolico Vasallo saluta confidenzialmente Hitler


Hitler: sempre sorridente e cordiale con preti e vescovi.
Nella foto: il nunzio apostolico Vasallo.


Svastiche e croci insieme: non è una invenzione del nostro sito, era la realtà delle chiese cattoliche tedesche.

CIMELI E SIMBOLI CATTO-NAZISTI

 

 

Pagine di storia
TROPPO DIMENTICATE

Ludwig Kaas:
CHI ERA COSTUI?

Il partito Nazionalsocialista prese il potere legalmente in Germania il 23 marzo 1933, in virtù di una alleanza tra il partito cattolico Zentrum, guidato dal prelato cattolico Ludwig Kaas ed il partito nazista, che da solo non disponeva della  maggioranza parlamentare.

SENZA L'ATTIVO INTERVENTO DELLA CHIESA CATTOLICA PRESSO IL PARTITO DEL CENTRO CATTOLICO, HITLER NON AVREBBE AVUTO PIENI POTERI.

LA RESPONSABILITA' MORALE DEI CRIMINI NAZISTI RICADE QUINDI IN GRAN PARTE SULLA CHIESA CATTOLICA E IN PARTICOLARE SU PIO XII.

 


Un premuroso Orsenigo intrattiene Goebbels


Il matrimonio cattolico di Goering con Hitler in prima fila.


E' Hitler che va a salutare i vescovi, e non viceversa!
Da notare le onorificenze naziste sul sorridente vescovo a destra.


Ancora Hitler con il nunzio apostolico Orsenigo.


Hitler si faceva fotografare spesso con le
chiese sullo sfondo, per sottolineare la
somiglianza ideologica fra nazismo e
cattolicesimo.
 


Il nunzio Orsenigo si avvia verso la lussuosa auto del gerarca nazista


Un altro incredibile documento: il vescovo marcia insieme agli ufficiali nazisti, ed è l'UNICO fra loro a fare il saluto nazista.


Cattedrale cattolica che espone la bandiera nazista


Vescovi che fanno il saluto nazista e cantano un inno, esprimendo così
la loro completa adesione ideologica al nazismo.


Hitler e il nunzio apostolico Orsenigo erano inseparabili:
eccoli insieme anche a teatro.

 

Concludiamo la rassegna fotografica con un quiz:
CHI E' QUESTO GIOVANE HITLERIANO?

 

 

Ricevemmo delle nuove uniformi e dovemmo marciare per Traunstein cantando canzoni di guerra, forse per mostrare alla popolazione che il Führer disponeva ancora di soldati giovani e addestrati di recente.
(Joseph Ratzinger, La mia vita, edizioni San Paolo, pag.34-35)

 

 

 

 

 

 

 

http://www.panorama.it/mondo/americhe/articolo/ix1-A020001020528

ARGENTINA: DOPO L'APERTURA DEGLI ARCHIVI SUI NAZISTI

Quei 47 dossier mancanti

di  Alvaro Ranzoni
su Panorama, 29/8/2003 

Molte delle carte sui gerarchi di Hitler accolti e protetti da Peron non si trovano più. Lo rivela il centro Wiesenthal, mentre un libro accusa apertamente la Santa sede.


Aspetteranno ancora per un po', poi quelli del centro Simon Wiesenthal, specializzato nella caccia ai criminali nazisti (2.500 nomi rivelati in 17 anni), torneranno alla carica con il presidente argentino Néstor Kirchner. Non è possibile infatti che dai meandri del vecchio Hotel de Inmigrantes, che custodisce gli archivi dell'autorità argentina per l'immigrazione, siano saltati fuori solo due dei 49 fascicoli richiesti, con la storia di soli 17 criminali di guerra sui 68 segnalati. Troppo poco, se si considera che di questi 17 ben 16, tutti ùstascia croati, sono contenuti in un unico faldone, mentre l'altro dossier venuto alla luce è quello di un criminale belga, Jan-Jules Lecomte, il borgomastro-boia di Chimay.

I primi torturarono e uccisero migliaia di serbi ed ebrei, il secondo si divertiva a scovare i bambini ebrei rifugiati nei monasteri per avviarli ai campi di sterminio. Non stelle di prima grandezza nella classifica dell'orrore, insomma. Non sono stati trovati finora i dossier che spiegherebbero come fecero ad arrivare in Argentina e da chi furono aiutati criminali del calibro di Josef Mengele, il medico che sperimentò le sue folli teorie su migliaia di vittime; Adolf Eichmann, il pianificatore dello sterminio degli ebrei, poi giustiziato in Israele; Klaus Barbie, il «boia di Lione»; Erich Priebke, responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, l'unico ancora vivo (novantenne, sconta l'ergastolo agli arresti domiciliari a Roma).

«Il nuovo presidente argentino ha promesso piena trasparenza» spiega a Panorama Sergio Widder, direttore della sezione di Buenos Aires del centro Wiesenthal, «e noi non abbiamo motivo di dubitarne. Ma certo non ci accontenteremo di spiegazioni a mezza bocca su dossier smarriti o bruciati non si sa perché e non si sa da chi» aggiunge.
Quello che è emerso è comunque abbastanza sconcertante.

Subito dopo la guerra il dittatore Juan Domingo Peron, che vagheggiava una sorta di «Quarto Reich», aveva creato una rete perfetta per portare in Argentina i criminali nazisti ricercati dalle forze alleate.
Dal 1947 ai primi anni Cinquanta il terminale europeo di questa «rotta dei topi» fu Genova dove c'era uno speciale ufficio retto da un ex capitano delle Ss, Carlos Fuldner, amico di Peron.

Il terminale italiano era gestito in gran parte da religiosi. «A Genova operava, tra gli altri, un monsignore croato, Karlo Petranovic, dipendente dalla locale curia e protetto dall'arcivescovo Giuseppe Siri (ma la Curia genovese smentisce, ndr).
A Roma un altro prete, Stefan Draganovic, fondatore della confraternita di San Gerolamo, avviava i criminali nazisti verso il capoluogo ligure con l'attiva collaborazione del vescovo Aloys Hudal, rettore del Collegio tedesco di S. Maria dell'Anima, e sotto la protezione del Vaticano.

A Buenos Aires agivano i cardinali Antonio Caggiano e Santiago Copello. Tutto giustificato con la lotta al comunismo» spiega lo scrittore argentino Uki Goñi, autore del libro L'autentica Odessa, frutto di sei anni di ricerche, di cui Garzanti pubblicherà a febbraio l'edizione italiana.
Mai erano emerse tanto chiare le accuse al regime peronista e alla Santa sede (più volte ricorre il nome di Giovanni Battista Montini, poi Papa Paolo VI). È di Goñi la prima bozza dell'elenco che il centro Wiesenthal ha presentato al governo argentino.

Lo scrittore ha trascorso un anno negli archivi dell'Hotel de Inmigrantes, l'edificio che ospitò per i primi giorni molti dei 5 milioni di emigranti in Argentina e che oggi l'Associazione Italia-Argentina vorrebbe restaurare come sede delle aziende italiane a Buenos Aires. Ha rovistato tra centinaia di migliaia di cartoline di sbarco e su quelle dei personaggi più significativi ha trovato i numeri dei relativi dossier. Che però nessuno sa dove siano finiti.

LA STAMPA, 3/11/2003
Sezione: Cultura Pag. 16

LA FUGA DEI CRIMINALI NAZISTI VERSO L'ARGENTINA DI PERÓN:
UNA METICOLOSA E DOCUMENTATA RICOSTRUZIONE DELLO STORICO UKI GOÑI

OPERAZIONE ODESSA
Mi manda il Cupolone

Giovanni De Luna

Lo chiamavano il «Mengele danese», Carl Vaernet era un medico delle SS che sosteneva di aver scoperto una «cura» per l'omosessualità; nel 1944 Himmler mise a disposizione delle sue folli ricerche la popolazione del «triangolo rosa», gli omosessuali internati a Buchenwald. I malcapitati furono castrati e gli fu impiantato un «glande sessuale artificiale», un tubo metallico che rilasciava testosterone nell'inguine. Secondo i racconti dei sopravvissuti, i medici delle SS a Buchenwald raccontavano barzellette raccapriccianti su quel tipo di esperimenti. Vaernet era un pazzo sadico; inserito nella lista dei criminali di guerra, alla fine del conflitto riuscì a scappare sano e salvo in Argentina. E come lui migliaia di aguzzini nazisti tedeschi, fascisti italiani, ustascia croati, rexisti belgi, collaborazionisti francesi ecc.; tutti se la cavarono grazie a una rete di complicità mostruosamente efficiente e all'aperta connivenza del governo di Juan Domingo Perón. Un romanzo (Dossier Odessa) di Frederick Forsyth, raccontava di un gruppo di membri delle SS che dopo la sconfitta si erano raccolti in un'organizzazione segreta (Odessa, acronimo di Organisation der Ehemaligen SS-Angehorigen) che aveva il duplice scopo di salvare i commilitoni dalle forche degli Alleati e creare un Quarto Reich che completasse l'opera di Hitler. Per quanto romanzesca fosse la trama «inventata» da Forsyth, il suo racconto si avvicinava in modo inquietante alla realtà. Odessa esisteva davvero. Solo era difficilissimo ricostruirne la storia: i fascicoli del suo archivio erano stati distrutti in gran parte nel 1955, nel marasma degli ultimi giorni del governo di Perón; quelli che rimasero furono definitivamente buttati via nel 1996. Ma le tracce della sua attività erano troppo evidenti per essere cancellate del tutto. Così ora, finalmente, grazie alla pazienza e all'abilità dello storico e giornalista argentino Uki Goñi (Operazione Odessa. La fuga dei gerarchi nazisti verso l'Argentina di Perón, Garzanti, pp. 480, e.24) e lunghe ricerche in Belgio, Svizzera, Londra, Stati Uniti, Argentina, disponiamo di una storia completa della più incredibile operazione di salvataggio di migliaia di criminali mai progettata e mai realizzata in tutto il Novecento.
Diciamolo subito. Se l'Argentina di Perón era la «terra promessa», l'asilo già generosamente predisposto ancor prima che la guerra finisse, il cuore e il cervello dell'intera operazione Odessa era a Roma (dove Perón soggiornò dal 1939 al 1941), nel cuore del Vaticano. In quel turbinoso dopoguerra italiano era veramente difficile distinguere tra vincitori e vinti. Nazisti e fascisti avevano perso la guerra; eppure mai ai vinti mancò il soccorso dei vincitori, il sostegno di quelle istituzioni che sarebbero dovute nascere all'insegna dell'antifascismo e della democrazia e che invece erano ricostruite nel segno della più rigorosa continuità con i vecchi apparati del regime fascista. Fu l'anticomunismo, furono le prime avvisaglie della «guerra fredda» a spingere i vincitori a salvare i vinti.
Il Vaticano fu il motore di questa scelta. Ma veramente monsignor Montini fu il protagonista di questo intervento che garantì l'incolumità a criminali come Erich Priebke, Josef Mengele, Adolf Eichmann ecc.? E veramente il Vaticano fu il crocevia di tutta una serie di iniziative che puntavano a rimettere in piedi il movimento ustascia di Ante Pavelic per organizzare una guerriglia anticomunista contro la Jugoslavia di Tito? Sì, veramente. Già nel 1947 i servizi segreti americani avevano stabilito che «una disamina dei registri di Ginevra inerenti tutti i passaporti concessi dalla Croce Rossa internazionale rivelerebbe fatti sorprendenti e incredibili». Oggi la disamina di quei registri è possibile e Goñi l'ha fatta. E le sue conclusioni sono nette: la Chiesa cattolica non fu solo un complice dell'«operazione Odessa» ma la sua protagonista indiscussa: oltre a monsignor Montini i suoi vertici furono i cardinali Eugène Tisserant e Antonio Caggiano (quest'ultimo, argentino, nel 1960 espresse pubblicamente - «bisogna perdonarlo» -, il suo rincrescimento per la cattura di Eichmann da parte degli israeliani), mentre la dimensione operativa fu curata da una pattuglia di alti prelati, il futuro cardinale genovese Siri, il vescovo austriaco Alois Hudal, parroco della chiesa di Santa Maria dell'Anima in via della Pace a Roma e guida spirituale della comunità tedesca in Italia, il sacerdote croato Krunoslav Draganovic, il vescovo argentino Augustín Barrère.
I documenti citati da Goñi sono molti e molto convincenti, da una lettera del 31 agosto 1946 del vescovo Hudal a Perón che chiedeva di consentire l'ingresso in Argentina a «5 mila combattenti anticomunisti» (la richiesta numericamente più imponente emersa dagli archivi) all'intervento di Montini per esprimere all'ambasciatore argentino presso la Santa Sede l'interesse di Pio XII all'emigrazione «non solo di italiani» (giugno 1946). Non si tratta di iniziative estemporanee e certamente la loro rilevanza storiografica non può esaurirsi in una lettura puramente «spionistica».
Un versante della seconda guerra mondiale trascurato dagli storici è quello che vede gli Stati latini, cattolici e neutrali, europei e sudamericani, protagonisti di vicende diplomatiche segnate però da un particolare contesto culturale e ideologico: nella cattolicissima Argentina (la Vergine Maria fu nominata generale dell'esercito nel 1943, dopo il golpe dei militari) ci si cullò nell'illusione di poter formare insieme con la Spagna e il Vaticano una sorta di «triangolo della pace», per preservare «i valori spirituali della civiltà» fino a quando la guerra in Europa continuava. Un progetto più ambizioso puntava a unire, con la leadership del Vaticano, i paesi dell'Europa cattolica, Ungheria, Romania, Slovenia, Italia, Spagna, Portogallo e Francia di Vichy per integrarli nel «nuovo ordine europeo» voluto dai nazisti; in quel periodo (1942-1943), in Sud America governi filonazisti esistevano già in Argentina, Cile, Bolivia e Paraguay: il disegno era di conquistare a un'alleanza in chiave antiamericana anche il piccolo e democratico Uruguay e il grande e cattolico Brasile. Questi disegni naufragarono tutti sotto il peso delle rovinose sconfitte militari dell'Asse ma furono l'humus ideologica da cui nacque nel dopoguerra la rete di «Odessa».
La centrale italiana operò soprattutto per il salvataggio degli ustascia di Ante Pavelic. Alla fine della guerra ce n'erano migliaia, sparsi nei vari campi a Jesi, Fermo, Eboli, Salerno, Trani, Barletta, Riccione, Rimini ecc. Una poderosa ricerca ora avviata dal giovane storico Costantino Di Sante sta facendo luce su una delle pagine più oscure di quel periodo. Si trattava di criminali macchiatisi di delitti che avevano suscitato orrore perfino nei loro alleati nazisti (che biasimarono «gli istinti animaleschi» dei croati): fucilazioni di massa, bastonature a morte, decapitazioni, per conseguire il risultato di uno Stato (la Croazia) razzialmente puro e cattolico al 100%. Alla fine della guerra circa 700 mila persone erano morte nei campi di sterminio ustascia a Jasenovac e altrove: le vittime appartenevano soprattutto alla popolazione serba ortodossa ma nell'elenco figuravano anche moltissimi ebrei e zingari. Il principale teorico del regime croato, Ivo Gubernina, era un sacerdote cattolico romano che coniugava le nozioni di «purificazione» religiosa e «igiene razziale» con un appello affinché la Croazia «fosse ripulita da elementi estranei».
Gran parte di questi criminali si salvò passando da Roma verso l'Argentina: la via di fuga portava a San Girolamo, un monastero croato sito in via Tomacelli 132. Parlando del loro capo, Ante Pavelic, un rapporto dei servizi segreti americani concludeva: «Oggi, agli occhi del Vaticano, Pavelic è un cattolico militante, un uomo che ha sbagliato, ma che ha sbagliato lottando per il cattolicesimo. È per questo motivo che il Soggetto gode ora della protezione del Vaticano». Alla fine, tra il 1947 e il 1951, secondo i dati raccolti da Di Sante, furono 13 mila gli ustascia che riuscirono a salvarsi usando il canale italoargentino.

Il Führer e il prelato, cattolici con la svastica

di Martino Patti

su Il Manifesto del 06/10/2006

L'apertura degli archivi del vescovo filonazista Alois Hudal, rettore per decenni del Collegio pangermanico di Santa Maria dell'Anima a Roma ripropone la necessità di una analisi in profondità dei rapporti tra la gerarchia cattolica tedesca e l'ideologia hitleriana


Da tempo, ormai, il dibattito storiografico sui rapporti tra chiesa cattolica e Germania nazista sembra essersi impantanato sull'enigmatica figura di Pio XII. Ben sapendo che una porzione consistente delle carte resta ancora sotto chiave negli archivi vaticani (ognuno ha i suoi tempi, per carità) si continuano a costruire le ipotesi più fantasiose sui presunti silenzi del pontefice, sul suo presunto antisemitismo, sulle sue presunte responsabilità nelle vicende legate al secondo conflitto mondiale e all'Olocausto, quasi fosse questa la sola cosa essenziale. Certo il reality - vero o falso che sia - vende discretamente bene e a molti, in fondo, imbastire polemiche conviene.
Ma sul serio non c'è dell'altro? Sul serio, per comprendere in che modo - tanto per iniziare - il cattolicesimo tedesco reagì alla virulenta ondata hitleriana e alla demolizione definitiva della Repubblica, non possiamo prescindere dal povero Pacelli, e provare a ritagliare un numero esauriente di casi empirici, da cui dedurre - come richiederebbero le leggi più elementari della storiografia - situazioni, convergenze ricorrenti e eventualmente una prima interpretazione? «Guré, guré behet kalaja» recita un antico proverbio albanese: pietra su pietra, si fa il castello.

Un prelato arrivista

Gli spazi di lavoro, del resto, sono ampi e variegati. Talvolta, persino al di qua del Brennero: come ci dimostra il Collegio Pangermanico di Santa Maria dell'Anima in Roma, che con un doveroso gesto di coraggio (tardivo anch'esso, ma comunque ammirevole) inaugura oggi l'apertura agli studiosi degli archivi personali di monsignor Alois Hudal. Il passaggio è di notevole importanza, anche se forse sull'infame Netzwerk Odessa saranno poche le sorprese. I novantasei faldoni hudaliani, infatti, oltre a gettare luce sulla personalità (contorta e arrivista) dell'autorevole prelato austriaco, a confermare in maniera non più discutibile le tristi immagini affrescate da Ernst Klee nei suoi brillanti reportage (tradotti in italiano in Chiesa e nazismo, Einaudi 1993) e a suggerire nuove piste di ricerca, mettono bene in risalto l'ingombranza fastidiosa dell'enorme piattaforma mentale e culturale offerta da ampi settori del cattolicesimo di ambientazione germanica alla presunta «rivoluzione nazionale» ventilata dal Führer e dal suo movimento.
Le simpatie di monsignor Hudal per il nazismo non sono una novità per nessuno né si dimentica che, ancora nei primi anni '60, fu lo stesso rettore emerito del prestigioso istituto pontificio a ribadire con superbia, dall'esilio forzato di Grottaferrata, tra le righe dei Römische Tagebücher (i «Diari romani»), la sua tesi ributtante: sempre meglio Hitler che la paccottiglia giudeo-bolscevica, la democrazia socialdemocratica o per contro il capitalismo americano. E ai forni polacchi neanche un accenno, una allusione di pietà.
Trent'anni addietro, inoltre - al chiaro scopo di convincere le gerarchie ecclesiastiche e i cattolici più «illuminati», e tuttavia ancora timorosi, circa l'intrinseca bontà o recuperabilità in chiave cristiana del nazismo - Hudal aveva dato alle stampe il ponderoso trattato Die Grundlagen des Nationalsozialismus («I fondamenti spirituali del nazionalsocialismo», Lipsia-Vienna, 1936).

Condanne in contumacia

Nessuno sgomento, dunque, nel ritrovare, tra i forzieri rinascimentali dell'Anima, obbrobri clamorosi quali la dedica del volume al dittatore tedesco («Al Führer del Risorgimento tedesco. Al novello Sigfriedo della grandezza e della speranza della Germania - Adolf Hitler») o la copia del telegramma datato 15 luglio 1937, con cui Hudal, ormai vescovo titolare di Ela, esprimeva alla dirigenza del Reich le proprie cordiali congratulazioni per la buona riuscita dell'Anschluß. Di fronte a simili sbottate lo sdegno è sacrosanto. E tuttavia, condannare in contumacia i monsignori - com'è d'uso da almeno mezzo secolo - basta davvero a far progredire la ricerca? Evidentemente no. Quel che serve, semmai, è afferrare le radici nel profondo, stabilire legami verosimili tra il presente e il passato - e poi, è ovvio, agire e contestare se necessario. È una questione anche di strategia: per poterlo sconfiggere, prima bisogna conoscerlo, il nemico. Ma da questo punto di vista è desolante constatare quanto superficiale sia stato finora, in generale, l'approccio analitico al fenomeno del consenso cattolico nei confronti dei regimi autoritari fioriti in mezza Europa tra le due guerre mondiali. Che non si sia compreso come il sostegno di Hudal al nazismo, lungi dal rappresentare il singolare esito patologico di una qualche deviazione individuale, riassuma in miniatura una intera stagione teologico-intellettuale, e forse persino magistrale, precisamente questo è grave.
Ma cosa dicono le fonti? In realtà, le più recenti acquisizioni documentarie, e segnatamente gli scritti di monsignor Hudal, suggeriscono la netta impressione che, specie nei primi ventiquattro mesi di dittatura - sullo sfondo della modernità illuminista e liberale, della secolarizzazione, del Kulturkampf «d'infausta memoria» e della minacciosa rivoluzione d'Ottobre - sia scattata una sciagurata interferenza tra la profezia ideologica divulgata, e in parte poi inverata, dalla Nsdap (il partito nazista) e le correnti teologiche più avanzate dell'epoca. Nella congiuntura di sofferta transizione scaturita da Versailles, contrassegnata dalla depressione economica e dal radicalizzarsi del conflitto sociale, la lezione aristotelico-tomista e agostiniana (mediata tra Otto e Novecento da pensatori neoscolastici del calibro di Josef Kleutgen, di Martin Grabmann, di Erich Przywara) sembra infatti aver fornito ai genî più volenterosi - tra cui Hudal in prima fila - il presupposto logico necessario per tradurre in certe istanze restaurative della condizione di Ordine la riproposizione del primato, tutto medievale, del dato oggettivo su quello soggettivo, dello stato (civitas) e dell'auctoritas sul contrattualismo illuminista, dell'unità responsabile sugli egoismi frammentari e particolaristici. In tal modo, la collaborazione con il nuovo stato avrebbe potuto concretizzarsi (e si concretizzò, sovente) intorno a quattro poli fondamentali.

La coscienza tedesca

Prima di tutto l'impero, perché l'unico schema politico-istituzionale in grado di salvaguardare l'ordine cristiano della creazione, l'ordine buono vero e giusto del reale (natürliche Weltordnung), era quello in cui l'autorità derivava da Dio e non dall'uomo, cioè dalla repubblica democratica: come del resto esigeva la migliore tradizione nazional-germanica che, a prescindere dalla volgare retorica hitleriana, contemplava già per conto suo il Führerprinzip autoritario. Al riguardo, basti pensare al caso paradigmatico di Otto von Bismarck. In secondo luogo l'unità, perché del Kulturkampf, almeno una conseguenza non potrà mai esser posta in discussione dagli storici: aver approfondito l'infausta spaccatura ereditata da Lutero, frantumando ulteriormente la coscienza nazionale dei tedeschi e generando, nei cattolici, la sgradevole sensazione di essere, in fondo, una minorità ingiustamente perseguitata dallo Stato. Ma cosa sventolava il buon Ottone redivivo, sotto il naso dei tedeschi, se non proprio la solenne immagine programmatica della Volksgemeinschaft, della Volkswerdung ossia dell'agognata riunificazione di tutti i Volksgenossen (termine che non si traduce in italiano con «cittadini», ma piuttosto con «membri» cioè «fratelli nel sangue, nella lingua e nella terra condivisa») nella ritrovata comunità nazionale ed ecclesiale? Terzo punto, la totalità: sin dai tempi di Pio IX, il magistero ufficiale aveva adottato l'antica visione teologica, anche questa di chiara matrice patristica e aristotelico-tomista, secondo la quale, nei limiti della Creazione divina, la sfera politico-civile si vedrebbe destinata, secondo natura, ad armonizzarsi alla dimensione religiosa e sovrannaturale, pur restando entrambe ermeticamente separate. Ed ecco, se da un lato la politica religiosa del regime in via di normalizzazione a nient'altro mirava che alla spoliticizzazione coatta delle chiese in quanto associazioni tra le tante, dall'altro lato larghi settori del cattolicesimo tedesco non disdegnarono affatto la formula del «cristianesimo positivo», che avrebbe permesso loro di affossare, insieme agli altri partiti d'epoca liberale, il Zentrum scellerato, riducendo la chiesa al suo più genuino ufficio spirituale. Infine, il corporativismo organicista: con rara fermezza, nell'enciclica Quadragesimo anno, Pio XI aveva preso posizione contro «la lotta di classe fratricida fomentata dal bolscevismo marxista», invitando i cristiani a ristrutturare il corpo sociale in direzione sia della definitiva redemptio proletariorum sia, soprattutto, della berufsständische Volksordung. Questa espressione - legata per definizione ai concetti di natura (Natur), di ordine cosmico naturale (natürliche Ordnung) e di ordine stabilito da Dio (gottgewollte Ordnung) - non gode di una traduzione immediata in italiano ma è densa di significato perché sottende una forte valenza non solo metafisica, ma anche etica. Stando alla lettera, infatti, essa raffigura per un verso quell'Ordine ideale, quell'articolazione «ontologica» che il Volk (che non vuol dire «popolo» quanto piuttosto «nazione», anch'essa creata nel sangue dalla mano paterna di Dio) tenderebbe ad assumere in ragione dell'attuazione da parte di ogni suo membro delle proprie doti naturali (natürliche Fahigkeiten) ma per un altro verso, anche, quella realtà comunitaria (Gemeinschaft, non Gesellschaft) che, strutturandosi per ceti o corporazioni professionali (Berufstände, berufsständische Körperschaften), esclude o congela la possibilità stessa della mobilità sociale: giacché, in quella prospettiva, «professione» significa né più né meno «risposta a una vocazione naturale» (si pensi a Max Weber). Ma, quantomeno sul piano delle similitudini formali, non è possibile rilevare una certa contiguità tra questa visione ideale e l'impianto classista della riforma giuslavorista varata dai ministeri Schmitt-Mansfeld il 20 gennaio 1934 nel quadro più o meno emergenziale della nuova economia di guerra? Inoltre, se è vero che il dottor Angelico aveva sentenziato «Bonum commune melius est et divinius bono unius», non è altrettanto vero che Hitler e i suoi scherani inneggiavano nei discorsi ufficiali e negli scritti programmatici al primato del bene comune sull'interesse privato («Gemeinnutz vor Eigennutz!»)?
Sebbene sia ancora troppo presto per lanciarsi in categoriche asserzioni positive, alla luce di queste osservazioni si è comunque tentati di stabilire un paio di conclusioni. In primo luogo, dal punto di vista metodologico (come amava insegnare Edward Hallett Carr), colui che vuol spiegare la storia in tutta la sua complessità materiale deve non solo introdurre una gerarchia tra diverse cause in inter-relazione, ma anche rivivere interiormente ciò che avvenne nelle menti delle sue dramatis personae, ascoltando prima di giudicare. Ma nel nostro caso specifico questo può significare una cosa soltanto: abbandonare quell'ottica forzatamente laicizzante che da decenni ormai ci impedisce di discutere in maniera adeguata questioni le cui radici affondano anche in un humus palesemente storico-religioso e teologico.

Oltre le versioni ufficiali

In secondo luogo, premesso che in effetti sarebbe rischioso «anche solo supporre un atteggiamento univoco o unitario di tutta la Chiesa cattolica o di tutta la Curia romana nei confronti del nazionalsocialismo» (Hubert Wolf), e che certo vi è una differenza sostanziale tra la fase della Machtergreifung (30 gennaio 1933) e quella successiva - inaugurata il 30 giugno 1934 con la liquidazione del fronte conservativo: la cosidetta «notte dei lunghi coltelli» - viene da chiedersi se alla fine dei conti non sia ingenuo accettare la versione ufficiale dei fatti e credere che la «grande conciliazione» (Günter Lewy) dischiusa alle relazioni tra stato e chiesa cattolica in Germania dalla storica conferenza di Fulda (30 maggio-1 giugno 1933), con l'abolizione del divieto episcopale di adesione alla Nsdap ad esempio, sia stato il semplice risultato di una serie di circostanze accidentali e di eventi contingenti. Non è forse arrischiato ridurre il concordato, siglato con il Reich nel luglio '33, al provvidenziale strumento giuridico intessuto dall'astuta diplomazia pacelliana per attuare una improbabile opposizione al regime oppure per salvare il salvabile ed evitare il collasso letale - e niente più? Smettiamo di fare apologia, da una parte e dall'altra, e affrontiamo la realtà.
Molto probabilmente, nella misura in cui il nuovo Stato totale avesse conformato anche solo in via preliminare la propria politica interna a un modello rigido di tipo etico e organicista, lasciando intravedere la restaurazione, da operarsi anche manu militari, della Weltanschauung dell'Ordine naturale, il ripristino dell'Ordine della Creazione, la Chiesa avrebbe sostenuto senza troppo tergiversare e anzi con viva sollecitudine l'opera del Führer. E del resto, dato quel passato, dato quel presente, data quella mentalità, data quella sensibilità morale, non è verosimile pensare che, quantomeno a livello gerarchico e organizzativo, difficilmente sarebbe potuto accadere altrimenti?

Cultura

Vaticano e Croce Rossa aiutarono la fuga dei criminali nazisti?

 

 

25 maggio 2011

E’ il risultato di una minuziosa ricerca di Gerald Steinacher, ricercatore all’Università di Harvard, al quale è stato dato accesso a migliaia di documenti interni agli archivi del CICR 

Sono migliaia i criminali nazisti che non hanno pagato per quanto commesso, o al massimo, lo hanno fatto in età molto avanzata. E i sospetti che molti di essi furono aiutati nella fuga da personaggi o Istituzioni insospettabili, è più di un’ipotesi. Lo studio del professor Gerald Steinacher, ricercatore all’Università di Harvard, getta altra benzina sul fuoco del sospetto.

L’AIUTO RICEVUTO DALLA CROCE ROSSA -  La Croce Rossa ha in realtà già ammesso in passato di aver aiutato molti criminali di guerra nazisti a fuggire perché gli amministratori sono stati indagati; ma la ricerca di Steinacher suggerisce che il numero di fuggitivi erano molto più alto di quanto si pensasse. Egli ha avuto accesso a migliaia di documenti interni agli archivi del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), i quali gettano una nuova luce significativa su come e perché gli assassini di massa come Adolf Eichmann, Josef Mengele e Klaus Barbie e migliaia di altri, sono riusciti a sfuggire alla cattura da parte degli alleati. Confrontando le liste dei criminali di guerra ricercati coi documenti di viaggio rilasciati, Steinacher sottolinea quanto la sua ricerca riveli che tale era il caos dopo la fine della guerra, che già le sole Gran Bretagna e Canada hanno inavvertitamente ospitato circa 8.000 ex membri delle Waffen-SS nel 1947.

L’INDULGENZA DEL VATICANO -  I documenti – che sono discussi nel libro di Steinacher “Nazis on the run: How Hilter’s henchmen fled justice” – sono particolarmente significativi per far comprendere il pensiero del Vaticano su di loro, perché nel suo archivio oltre 1.939 documenti sono ancora chiusi. E il Vaticano ha sempre rifiutato di commentare i fatti. Steinacher crede che il Vaticano abbia voluto aiutare tutti quei gerarchi nazisti con la speranza che essi un domani avessero potuto sostenere un risveglio del cristianesimo europeo. Oltre per la rinomata paura dell’Unione Sovietica. Ma mischiandoli tra i rifugiati, la Commissione del Vaticano e alcuni sacerdoti e vescovi, hanno graziato i criminali di guerra anche non in cerca di perdono, fornendo loro false identità.

LE CIFRE E I LUOGHI DELLA FUGA – Steinacher dice che i documenti indicano che la CICR, per lo più a Roma e a Genova, ha rilasciato almeno 120.000 permessi ai nazisti in fuga, e il 90% di essi è scappato in Spagna, Nord e Sud America; soprattutto in Argentina. Gli ex membri delle SS spesso si sono mescolati con i veri rifugiati ed erano in grado di presentarsi come “stateless” tedeschi etnici per ottenere documenti di transito. Addirittura ebrei che tentavano di raggiungere la Palestina attraverso l’Italia si sono mischiati a questi nazisti. Steinacher dice che singole delegazioni delLA CICR hanno rilasciato documenti “per simpatia, atteggiamento politico, o semplicemente perché erano sovraccarichi”. Afferma Steinacher: ” E ‘stato difficile per loro sbarazzarsi del lavoro compiuto. Nessuno voleva farlo…”. Meno male aggiungiamo noi.

LA CROCE ROSSA SI ASSUME TIMIDAMENTE LE PROPRIE RESPONSABILITA’ – La CICR ha rifiutato di commentare direttamente gli accertamenti del professor Steinacher. Tuttavia, l’organizzazione ha dichiarato sul proprio sito: “La CICR ha già deplorato il fatto che Eichmann e altri criminali nazisti hanno abusato dei suoi documenti di viaggio per nascondere le loro tracce e coprire la propria fuga”. Dopo questa notizia, vedere una foto di un giovane Ratzinger con la divisa della Hitler Jugend farà venire ancora di più i brividi.

 

Fonte: http://www.giornalettismo.com

La Storia ci dice che il Vaticano Appoggia Sempre i Regimi Fascisti

di Greg Szymanski
18 gennaio 2008
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.com/
 


Il libretto di Edith Moore del 1941, No Friend of Democracy (scaricabile interamente in pdf a questo link, in versione inglese, ndr) è una lettura obbligata per quegli americani che cercano di scoprire il ruolo segreto del Vaticano e dell'Ordine dei Gesuiti negli Illuminati e nella tendenza del Nuovo Ordine Mondiale a distruggere gli Stati Uniti dall'interno.

Secondo il libretto di Edith Moore, No Friend of Democracy, il Vaticano per secoli fu sempre stretto collaboratore dei regimi fascisti. Il libro, che non ha mai avuto molta pubblicità ed è stato soppresso nelle principali librerie statunitensi, spiega nel dettaglio il Vaticano e il lavoro sotto copertura dell'Ordine dei Gesuiti con personaggi del calibro di Stalin, Mussolini e Hitler, solo per citarne alcuni.
Per chiunque sia interessato a scoprire come il malvagio Vaticano e i loro scagnozzi nella Compagnia di Gesù non abbiano alcuna morale e parlino ad entrambi lati della bocca, ritagliando affari con i regimi fascisti per ricchezza e potere religioso, ascoltate le parole di apertura dell'autrice:
"Questo opuscolo si propone di aiutare a spiegare come il cattolicesimo romano, come la Chiesa, la Dottrina e la Coscienza abbiano operato in relazione a questa guerra e alle forze fasciste che l'hanno provocata. Esso offre una selezione di materiale che mostra come il Fascismo e il Nazismo abbiano sradicato la libera circolazione della civiltà e abbiano stabilito il proprio potere autoritario con la Chiesa al loro fianco come alleata."
"Si racconta di come con la benedizione del Cattolicesimo i dittatori lanciarono campagne di aggressione, le quali gonfiarono così le ambizioni e aumentarono la fiducia in se stesse delle Potenze dell'Asse, la cui visione di dominazione mondiale poteva essere concepita in termini di  pratica politica".
"Si sostiene che il fallimento della Lega e degli statisti non fascisti nella dimostrazione della volontà di pace del mondo, possa essere spiegata in parte in riferimento alla politica cattolica. Essa mostra come in un paese dopo l'altro la Chiesa allevò il disfattismo perché essa aspirava a corteggiare il fascismo per le ragioni di ottenimento dei favori dello Stato. Esso afferma che i concetti del Cristianesimo Cattolico sono in larga misura simili all'ideologia fascista, e alieni agli ideali che ispirarono i più ferventi oppositori del fascismo."
"Questo libretto è offerto a tutte le persone, cristiane e non cristiane allo stesso tempo, che si oppongono al nazismo perché essi vogliono che si accenda la libertà di vivere e diventi una vera forza del mondo. Esso è pubblicato come un avvertimento e nella speranza che essi trattino con la dovuta cautela le aperture dei rappresentanti cattolici durante la guerra. In caso contrario, essi potrebbero scoprire che attraverso il loro lavoro hanno rafforzato una Chiesa che marcia sotto la bandiera della libertà solo per garantire la libertà per se stessa, e in seguito per sradicare la libertà di parola, azione e coscienza dalla faccia della terra."
Per quanto riguarda il concordato Vaticano del 1933 con la Germania di Hitler e l'agenda nascosta dei Gesuiti di portare Hitler al potere, la Moore disse:
 
"Qualsiasi discorso di una lotta Cattolica o Papale contro il Fascismo in Germania è una falsificazione storica..." 

Eugenio Pacelli, in seguito Pio XII, firma un Concordato con la Germania di Hitler (1933)

"Anche in Germania, Hitler è salito al potere con l'aiuto attivo del Partito Cattolico di Centro e delle forze ecclesiastiche della Chiesa Cattolica Romana. Il paese era in fermento politico dopo i ripetuti cambiamenti di governo e i mesi di governo tramite decreti di emergenza. Hitler promise di porre fine a tutto questo e di portare stabilità alla nazione. Soprattutto, giurò di distruggere le forze disgregatrici del Comunismo. Da ogni angolo di strada e marciapiede gli oratori Fascisti proclamavano che il paese doveva scegliere tra l'anarchia del bolscevismo e l'ordine del nazionalsocialismo. I rappresentanti della Chiesa presero spunto da loro e si unirono nella protesta generale, proclamando che il Comunismo Russo era alla gola della nazione, e che il compito supremo era quello di salvare il paese dalla Rovina Rossa. Con i voti Cattolici e il sostegno ideologico Cattolico, Hitler finalmente prese il potere e iniziò la sua campagna di terrore e assassinio per sterminare le forze sociali che si trovavano in opposizione al Fascismo. Ci fu il Cattolicesimo tra queste forze? La Chiesa e i suoi rappresentanti protestarono contro l'orrendo e barbaro teppismo che proveniva dalla politica e dal governo della Germania, che violava la vita e i più elementari diritti degli esseri umani? I santi custodi della moralità umana avvertirono il mondo del destino terribile in serbo, dello schema la cui esistenza era nelle pagine del Mein Kampf? No. L'attenzione della Chiesa si focalizzò sul compito supremo di indagare che cosa era destinato a fare per la Chiesa e la religione Cattolica il sanguinario dittatore, e se avrebbe potuto concludere un accordo idoneo simile a quello che regolava le relazioni tra la Chiesa e lo Stato italiano. Con l'assunzione al potere Hitler assicurò la Chiesa che:
'Siccome vediamo nel Cristianesimo il fondamento incrollabile della vita morale, così è nostro dovere continuare a coltivare rapporti amichevoli con la Santa Sede e svilupparli.' (Dal discorso di Hitler al Reichstag il 23 marzo 1933, in cui indicava il programma del suo governo. Vedi Universe, 31 marzo 1933.)
La Chiesa fu ulteriormente rassicurata dalla volontà fascista di trovare una base per la cooperazione quando Von Papen fu inviato a Roma per offrire un Concordato che copriva l'intero territorio del Reich, prometteva allo Stato della Chiesa tutela per le sue proprietà e la sua dottrina, in cambio della dissoluzione del Partito di Centro. Il Concordato fu firmato, e, come spiega George Seldes:
'Il Monsignor Kaas andò a Roma. Con la sorpresa di un intervistatore, che si aspettava una forte denuncia di Hitler dal vecchio capo del Partito Cattolico, il prelato disse:"Hitler sa bene come guidare la nave. Questo uomo, un portatore di ideali, farà tutto ciò che è necessario per salvare la nazione dalla catastrofe.."'.
E Seldes sintetizza:
'I Partiti Comunista e Socialista erano stati conquistati con il fuoco e la spada; i Nazionalisti Hugenberg con gli intrighi, i cattolici in accordo con il Vaticano.'"

"Non bisogna dimenticare che l'articolo 16 del Concordato tra Hitler e il Papa obbligava tutti i Vescovi Tedeschi a fare il seguente giuramento davanti alla Reichsstatthalter:
'Giuro davanti a Dio e sui Santi Vangeli e prometto che, quando diventerò vescovo, sarò fedele al Reich Tedesco e allo Stato. Giuro e prometto di rispettare il governo costituzionale e di farlo rispettare al mio clero.'"

"La Gerarchia tedesca espresse la disponibilità del cattolicesimo a cooperare con lo Stato nazista nei seguenti termini:
'L'Episcopato di tutte le Diocesi tedesche, come è stato dimostrato dalla sua dichiarazione al pubblico, è stato lieto di esprimere, appena possibile, dopo il recente cambiamento della situazione politica, attraverso la dichiarazione di Sua Eccellenza, la propria propria disponibilità sincera a cooperare per la sua migliore capacità con il nuovo governo, che ha proclamato il suo obiettivo di promuovere l'educazione cristiana, e condurre una guerra contro l'empietà e l'immoralità, per rafforzare lo spirito di sacrificio per il bene comune e per tutelare i diritti della Chiesa.'(Da una lettera di Sua Eminenza Cardinale Bertram al Cancelliere Hitler dopo la conclusione del Concordato tra Vaticano e governo tedesco. Vedere Universe, 18 agosto 1933.)"

"Fritz Thyssen, il ricco magnate dell'acciaio che finanziò il partito nazista per molti anni, affermò in Swiss Arbieterzeitung, che quelli di seguito erano i piani per una nuova Germania che avevano previsto i Cattolici Romani (L'articolo è intitolato: Pio XII, come Nunzio, portò Hitler al potere):
'...L'idea era di avere una sorta di Stato Cristiano Corporativo, organizzato in accordo alle classi, che avrebbe dovuto essere sostenuto dalla Chiesa, in occidente da quella Cattolica e in oriente da quella Protestante -- e tramite l'Esercito...',(Cavalcade, 28 settembre 1940).
La tesi è che ancora una volta, in cambio della promessa di benefici per la Chiesa, la Chiesa tradì le forze democratiche all'interno e fuori dai suoi ranghi, e utilizzò l'influenza ecclesiastica e il suo potere per favorire la fedeltà al fascismo."
Hitler al raduno del partito nazista: nota la Chiesa di Nostra Signora sullo sfondo. Foto scattata a Norimberga, in Germania (circa 1928). [Pubblicata in Storia ventesimo secolo, dall'Holocaust Museum Statunitense]

Il libro della Moore avvertiva anche i Protestanti tornati negli anni '40 di non unirsi al Vaticano sotto il grido gesuitico per "l'unità dei cristiani" perché esso era inteso come un metodo subdolo per unirsi sotto ciò che la Bibbia chiama l'Anticristo e la Bestia a Roma.
Gli stessi echi si avverano oggi, come testimoniato nel falso movimento ecumenico portato avanti dal Vaticano, mentre i lettori dovrebbero ascoltare le parole della Moore come un monito a non unirsi con la "Bestia dell'Apocalisse".
"Che cosa dobbiamo dire, poi, alla quantità crescente di unità confessionale a cui sta assistendo questo paese, e che è sponsorizzata dai Cinque Punti della Pace del Papa? Un Manifesto Comune con sopra le firme del Cardinale Hinsley, degli Arcivescovi di Canterbury e York, e del Moderatore del Consiglio Federale della Chiesa Libera, che accettano queste proposte recanti gli obiettivi di guerra di tutti i Cristiani. Questi leader Cristiani sono inoltre convenuti su cinque principi che dovrebbero governare la vita economica e sociale negli anni dopo la guerra. Sono state annunciate campagne interconfessionali per la diffusione di un Ordine Cristiano post-guerra."

"I Cattolici Romani pianificano di estendere la cooperazione raggiungendo in tal modo ogni paese, città e parrocchia, tramite l'istituzione di un Consiglio Cristiano di Azione al fine di far pressione sui rappresentanti pubblici nazionali e locali, e in combinazione con la presentazione un programma pratico a una Convention Cristiana, che possa quindi diventare in punto focale di una lotta per "cristianizzare" questo paese. E' anche evidente che saranno fatte delle aperture ai circoli della classe lavoratrice al fine di persuaderla ad adottare la politica del Papa, e diventare parte integrante del Nuovo Fronte cristiano. L'editore del Catholic Herald, in una recente lettera al New Statesman e a Nation ha invitato la sinistra non comunista ad unirsi con i cristiani nel loro lavoro per un Nuovo Ordine. Il Catholic Herald ha intervistato il Sig. George Gibson, presidente del Trades Union Congress, con l'obiettivo di scoprire quali siano le probabilità che i Dieci Punti Cristiani vengano adottati dal TUC, e in accordo al relazione del documento, ricevano un'accettazione abbastanza amichevole."


"I Cinque Punti della Pace del Papa hanno ricevuto troppa pubblicità e necessitano di essere citati in dettaglio qui. Come espressione del desiderio che venga posta fine all'anarchia internazionale essi non sono un oggetto di critiche? In ogni caso la pratica della Chiesa nel favoreggiamento di quei guerrafondai che può utilizzare per il suo tornaconto, rende dubbiosi circa la genuinità di quel desiderio. In ogni caso, tale sentimento è già diffuso. Un altro guazzabuglio di frasi generiche circa la necessità dell'indipendenza delle nazioni, del disarmo progressivo, delle istituzioni internazionali come la Lega delle Nazioni e della Corte dell'Aja, ecc, ecc.., non contribuisce affatto alla soluzione dei problemi pratici che comportano la messa al bando della guerra. Le miserie del mondo sono dovute al fatto che quei politici e finanzieri che vogliono potere e ricchezza a scapito di milioni di persone che vengono derubate dei loro diritti e della loro sicurezza, sono stati avvicinati con trame pie a profusione, ma raramente da persone che sono armate con un piano dettagliato e realistico e delle soluzioni da realizzarsi. "


"I Cinque Standard Sociali che i capi del cattolicesimo, Anglicanesimo e Metodismo hanno adottato in comune non sono meno aperti alla stessa critica. Poche persone progressiste negherebbero che le disparità di ricchezza e istruzione dovrebbero essere sradicate. Le difficoltà sorgono solo quando cominciamo a definire cosa intendiamo per uguaglianza e consideriamo come sarà raggiunto un tale stato di parità. Ancora, le richieste che affermano che la famiglia debba essere salvaguardata, che il senso di una vocazione divina deve essere ristabilito nel lavoro quotidiano dell'uomo, e che le risorse della terra dovrebbero essere usate come regali di Dio all'uomo, non forniscono guide pratiche a qualsiasi questione di politica sociale."
 
La Gerarchia Cattolica Spagnola fa il saluto fascista a Santiago de Compostela (immagine tratta da No Friend of Democracy)
"Comunque, tutta questa ambiguità non è dovuta al caso. Infatti, è solo attraverso l'adesione a proposizioni nebulose, che l'unità tra le denominazioni è possibile a tutti. Dove afferma il proprio potere, la Chiesa Cattolica protegge la famiglia, per esempio, attraverso un'educazione cattolica obbligatoria, attraverso la censura cattolica, attraverso il rendere impossibile il divorzio e facendo della distribuzione di informazioni sul controllo delle nascite un reato punibile, a costringendo le donne ad adottare la "vocazione" di  Moglie e la Maternità per mezzo della chiusura a loro delle porte dell'industria e delle professioni. (Adesso, al di la delle parole di facciata, sembra che i Gesuiti in combutta con i globalisti, abbiano adottato una politica di costrizione esattamente opposta, propagandando il controllo delle nascite come una cosa solo positiva e facendo scadere il ruolo di madre, il quale sarebbe da impedimento alla carriera; inoltre, il ruolo di madre è anche impedito da condizioni sociali contingenti create a tavolino; il tutto al fine del controllo sociale e della depopolazione, ndr). Pochi cristiani fuori dalla Chiesa Cattolica riconoscerebbero la costrizione come affine ai propri ideali. Ancora, la parità di istruzione è sempre stata, in questo paese, un mezzo per la fedeltà dei cattolici, dove si richiede che ai bambini cattolici debba essere insegnata la religione cattolica attraverso insegnanti cattolici in scuole cattoliche a spese del pubblico. E molti sono i movimenti in corso, sia in pubblico che dietro le porte chiuse, per preparare l'avvio delle riforme scolastiche che permetteranno ai sacerdoti cattolici una maggiore portata di azione nelle scuole, e, in generale, daranno al settarismo religioso libero sfogo nella vita scolastica. Moltissimi Cristiani, così come i non cristiani, saranno fortemente avversi ad una richiesta di uguaglianza di educazione che serve solo come pretesto per le riforme che dividono e segregano i bambini nelle scuole sulla base di differenze che essi non possono assolutamente capire." 
Il ReichBischof Müller e l'Abate Cattolico Romano Schachleitner sono accolti da Hitler al raduno di Norimberga (immagine tratta da No Friend of Democracy)
"Per queste ragioni, i Cristiani al di fuori della Chiesa Cattolica Romana decadranno, a loro rischio e pericolo, per via di tali schemi di Unità Cristiana. Molti di loro si sono opposti al Nazismo perchè credono che le menti e la coscienze della gente dovrebbero essere inviolabili ed oggetto di rispetto, e riconoscono che il Nazismo frantuma con mani rudi e brutali i valori che essi apprezzano così tanto. Ma questi valori sono allo stesso modo minacciati, anche se in modo meno evidente, e in modo meno immediato, con il cattolicesimo romano. Questi cristiani che stanno collaborando con il Cattolicesimo Romano vorranno fuggire dalla padella solo per bruciare nel fuoco? Nei paesi non-fascisti la strategia Cattolica Romana sta cercando di direzionare le chiese cristiane e il sentimento cristiano sotto la guida della Chiesa di Roma, e inserire un cuneo più profondo tra Cristiani e non Cristiani. Ma in realtà il vero scisma esiste altrove, tra cattolici intolleranti -- insieme ai rappresentanti particolarmente bigotti delle altre Chiese -- e quelle persone dentro e fuori le chiese che vogliono un mondo con maggiore libertà alla fine di questa guerra. Il risultato finale dell'Unità del Cristiani, per quanto riguarda l'interesse dei capi del Cattolicesimo, è quello di stimolare la crescita cattolica come un passo verso quella condizione politica che permetterà alla Chiesa di portare a termine la sua missione divina di proselitismo e di perseguitare coloro che non mostreranno nessuna volontaria attitudine a lasciare che le loro menti e la loro volontà divengano di proprietà della Chiesa. La guerra sarà stata davvero combattuta invano, se il popolo d'Europa evitasse il Nuovo Ordine di Tirannia di Hitler, solo per scoprire troppo tardi questo altro nemico proprio dentro le loro porte, che forgerà, in nome della religione, un sistema ugualmente intollerante, altrettanto autoritario e, se necessario, altrettanto brutale."

"Non vi è alcuna base ragionevole per l'unità di tutti i cristiani nel corso di questa guerra. Quelle persone all'interno della Chiesa Anglicana e delle Chiese Libere, le quali vogliono vedere le persone libere in modo vero e profondo, devono ripudiare l'alleanza che è stata avviata dai loro leader. Lasciateli andare fuori dalle Chiese con gli amanti della libertà. E lasciate che essi definiscano, in comune con questi altri, gli Obiettivi di Guerra in termini che sfideranno il diritto di qualsiasi Stato o Istituzione di plasmare i giovani in modelli in serie, e porre sanzioni sulle opinioni degli adulti, e sulla coscienza umana"
 
Fonte:http://nwo-truthresearch.blogspot.com