FRANZ von PAPEN

Franz Joseph Hermann Michael Maria von Papen zu Köningen nacque nella cittadina anseatica di Werl, in Vestfalia, il 29 ottobre 1879, terzogenito del matrimonio tra Friedrich Franz Michael von Papen e Anna Laura von Steffens. La famiglia paterna era il ramo principale di un’antica casata locale di fede cattolica, citata per la prima volta nel 1298 e nobilitata definitivamente nel 1708, che si tramandava il possesso delle miniere di sale della zona e il conseguente titolo di Erbsälzer zu Werl und Neuwerk. Il padre, colonnello (Oberst) del 5° rgt. Ulani di Vestfalia e veterano delle guerre del 1866 e del 1870-71, gli impartì una severa educazione aristocratica e cattolica, basata sulla disciplina, l’esercizio fisico e la pratica religiosa. Dopo un’istruzione privata, frequentò la Rektorat Schule a Werl, per essere ammesso, nel 1891, nel Regio Corpo Prussiano dei Cadetti. Fu addestrato presso l’Accademia dei Cadetti a Bensberg fino al 1895, e poi, fino al 1898, presso l’Accademia Militare a Lichterfelde, dove appartenne all’elite degli allievi. Ne uscì con il grado di sottotenente (Leutnant), anch’egli, come suo padre, nel 5° rgt. Ulani di Vestfalia (15 marzo 1898).

 

La carriera militare

 

Oltre a sfoggiare modi perfetti, eccelleva anche nell’arte militare e nell’equitazione. Per questo, svolse incarichi di docenza presso l’Istituto Militare di Ginnastica (1 marzo 1901) e la Scuola Militare d’Equitazione (1 ottobre 1902). Si sposò il 3 maggio 1905 con Martha von Boch-Galhau, figlia del Consigliere segreto di commercio (Geheimer Kommerzienrat) lorenese René von Boch-Galhau, proprietario della “Villeroy & Boch Keramische Werke” e recentemente nobilitato. Intanto, proseguì la sua carriera militare: tra il 26 luglio 1904 e il 30 settembre 1907 attese alle mansioni di aiutante reggimentale, raggiungendo il grado di tenente (Oberleutnant) nel 1908; dopodiché trascorse tre anni (1 ottobre 1907 – 21 luglio 1910) presso l’Accademia Militare a Berlino, per passare poi allo Stato Maggiore Imperiale (20 marzo 1911), dove conobbe Kurt von Schleicher e fu influenzato dal Generale Friedrich von Bernhardi, e infine promosso capitano (Hauptmann) nel 1912. Il 13 gennaio 1914, fu assegnato in qualità di addetto militare all’ambasciata di Washington e alla legazione di Città del Messico.

 

Qui fu osservatore attento degli eventi della Rivoluzione Messicana, in particolare della spedizione statunitense a Veracruz. Con lo scoppio della Grande Guerra, il suo compito divenne quello di portare il Messico su posizioni amichevoli alla Germania, mentre a Washington, con l’aiuto dell’addetto alla marina Karl Boy-Ed e dell’addetto al commercio Heinrich Albert costituì una rete di spionaggio e sabotaggio a danno dell’appoggio statunitense agli Alleati. In particolare, fu coinvolto nel trasmettere informazioni riguardanti naviglio commerciale britannico, nel favorire il trasferimento in Germania di riservisti tedeschi attraverso Paesi neutrali, nel stringere accordi con i nazionalisti irlandesi e indiani per suscitare insurrezioni anti-britanniche, e nella progettazione di attentati alle ferrovie in Siberia, Canada e Stati Uniti in modo da ostacolare i rifornimenti agli Alleati. Per questi motivi, Papen fu dichiarato persona non grata il 28 dicembre 1915, mentre era in viaggio verso la Germania. Il suo bagaglio fu intercettato e furono trovate 126 ricevute di pagamento a suoi agenti. Nell’aprile successivo fu dichiarato in arresto in contumacia per il suo coinvolgimento in un complotto per distruggere il Canale Welland.

 

Nel frattempo, in Germania, dopo aver fatto rapporto delle sue attività all’Imperatore Guglielmo II e al Capo di Stato Maggiore von Falkenhayn, fu inviato al fronte, nelle Fiandre, al comando del 2° battaglione del 93° rgt. fanteria di riserva, nella 4° Divisione di Fanteria Guardie, circostanze in cui si dimostrò un ottimo soldato e ufficiale. Dopo la battaglia d’Arras, nell’agosto 1917 fu inviato in Siria, come membro dello Stato maggiore tedesco inviato a riorganizzare la 7° Armata Turca e resistere all’offensiva inglese in Palestina. Dopo la caduta di Gerusalemme (11 dicembre 1917), riuscì a tenere il fronte con le forze turche a sua disposizione fino all’autunno successivo, quando sotto la pressione crescente della potenza militare alleata, le forze degli Imperi Centrali si disintegrarono e furono costrette alla resa. Papen riuscì ad arrivare in patria all’inizio del 1919.

 

La carriera politica

 

Dopo la guerra, Papen, congedato dall’esercito con il grado di tenente colonnello (Oberstleutnant) nella primavera del 1919, fu chiamato a testimoniare nell’ambito dei processi sulle responsabilità della guerra, e si discolpò delle sue attività compiute negli Stati Uniti, in quanto conformi alle leggi di guerra e agli ordini ricevuti. Si dedicò quindi all’amministrazione delle sue tenute, prendendo dimora in una magione di campagna (Haus Merfeld) presso Dülmen nel Münsterland, e stringendo solide relazioni con gli altri proprietari terrieri della regione, in particolare il Barone von Kerckerinck zur Borg, capo dell’Associazione dei Coltivatori della Vestfalia (Westfälischen Bauernverein), che lo propose come candidato al Parlamento di Stato Prussiano (Preußische Landtag), cui fu eletto il 20 febbraio 1921 nel collegio Nord Vestfalia. Le sue posizioni erano fortemente critiche del Trattato di Versailles, e a favore di una Germania unita negli intenti e fondata sul cristianesimo e sul lavoro comune. In campo economico, sosteneva la necessità di tagli alla spesa pubblica e di incentivare l’iniziativa privata, in modo da risanare il bilancio pubblico. Si collocava quindi nell’ala conservatrice e monarchica della Deutsche Zentrumspartei, d’ispirazione cattolico-sociale.

 

Negli anni successivi, si dedicò soprattutto a tutelare gli interessi dell’agricoltura tedesca, proponendo una maggiore libertà economica ai coltivatori, inquadrati in organizzazioni professionali, autonome rispetto allo Stato, e al tempo stesso maggiore protezione rispetto alla concorrenza straniera. Diventò uno dei principali politici all’interno del suo partito, nonostante la sua linea politica pendesse più a destra, il che lo portò spesso ad opporsi alla SPD, sostenuto dalla DNVP. Nel 1924, chiese a quest’ultimo partito di votare l’approvazione al Piano Dawes, previsto dagli Alleati, per il risanamento finanziario della Germania, in modo da ottenere la partecipazione di questo partito ai governi di centro. Il suo scopo esplicito, portato avanti anche attraverso il giornale di partito “Germania”, da lui controllato, era quello di spostare il proprio partito su posizioni più conservatrici[1], come quando nel 1925, apportò a Hindenburg i voti del centro, per la sua elezione a Presidente. La Zentrumspartei, per via della sua posizione di cardine tra le due ali, mantenne per tutto il periodo repubblicano una grande importanza, tanto da poter esprimere in totale cinque cancellieri (su dodici).

 

A partire dai tardi anni ’20, Franz von Papen fu sicuramente vicino alla Rivoluzione Conservatrice, per lo meno alla sua ala giovane-conservatrice (Jungkonservativen), come attestano la sua iscrizione allo Herrenklub, il circolo politico amburghese erede dello Juniklub fondato da Arthur Moeller van den Bruck, e la sua collaborazione alla rivista del circolo, “Der Ring”[2]. Tuttavia promosse sempre una politica non nazionalista, quanto conservatrice, ovvero fondata sui valori cristiani e cattolici in chiave occidentalista e antibolscevica, arrivando a proporre un’alleanza con Francia e Polonia contro la Russia, rivedendo quindi la politica anti-tedesca di Versailles, e reintegrando la Germania fra le altre potenze occidentali. Si tratta quindi di posizioni del tutto antitetiche rispetto all’ala nazionalrivoluzionaria della Deutsche Bewegung, però il progetto di Papen non si limitava ad una semplice conservazione o restaurazione dell’ordine prussiano precedente, ma mirava ad una rifondazione del Reich tedesco, non dissimile da quella caldeggiata da altri giovani conservatori cattolici come Karl Anton Prinz von Rohan e Carl Schmitt.

 

Nel marzo-aprile 1932 sostenne ancora l’elezione a Presidente di Hindenburg, di contro a Hitler, ma non si ricandidò al Parlamento Prussiano, dopo la riforma elettorale della maggioranza uscente per impedire la formazione di una maggioranza di destra. In compenso, al termine del cancellierato di Heinrich Brüning, anch’egli della Zentrumspartei, Papen fu nominato da Hindenburg, su consiglio del Generale Kurt von Schleicher, Cancelliere, il 1 giugno 1932. Nonostante avesse promesso altrimenti a Ludwig Kaas, presidente del suo partito, accettò ed uscì dal partito il 3 giugno. Il governo che formò fu soprannominato “Kabinett der Barone” per via dell’alta percentuale di aristocratici, alcuni dei quali membri dello Herrenklub[3]. A causa dello scarso supporto in Parlamento, a parte la DVNP, Papen ottenne da Hindenburg di indire nuove elezioni il 31 luglio 1932, ma il risultato fu un aumento dei voti dei nazionalsocialisti (che divennero il primo partito) e dei comunisti, così che fu costretto a indire ulteriori elezioni.

 

Contemporaneamente, il 20 luglio, sempre su mandato presidenziale, fece sciogliere d’autorità il Parlamento Prussiano (Preußenschlag), diventando Reichskommissar per la Prussia. Nonostante il tentativo di assicurarsi il favore della NSDAP, legalizzando nuovamente le Sturmabteilungen, neanche le elezioni del 6 novembre 1932 furono favorevoli a Papen, che rassegnò le dimissioni il 17 novembre, mentre il 2 dicembre Hindenburg nominò Schleicher Cancelliere al posto suo. Il cancellierato di Schleicher durò poco, dal momento che non riuscì ad ottenere una maggioranza parlamentare, fallendo quindi il suo tentativo di formare un “fronte incrociato” (Querfront) tra esercito, sindacati cristiani e socialdemocratici e nazionalsocialisti di sinistra. Hindenburg, in lega con Papen e Hitler, accolse le dimissioni di Schleicher il 28 gennaio 1933, scegliendo Hitler come nuovo Cancelliere il 30.

 

In cambio, Papen ottenne la nomina a vicecancelliere. Nel breve periodo in cui ricoprì questa carica, egli assistette pressoché impotente alla graduale concentrazione e passaggio dei poteri nelle mani dei nazionalsocialisti, a scapito dei conservatori come lui e Hindenburg che si erano illusi di poter controllare Hitler e il suo movimento. Il 27 febbraio, successivamente all’incendio del Reichstag, furono sospesi i diritti civili, mentre il 24 marzo 1933 fu votata la legge che avrebbe consentito al governo di legiferare senza consultare il Parlamento. Nel nuovo Reichstag (eletto il 3 marzo con maggioranza relativa della NSDAP) fu fondamentale il voto dei cattolici della Zentrumspartei, che fu contraccambiato con la stipulazione di un Concordato tra il Reich tedesco e la Santa Sede (20 luglio 1933); in entrambi i casi, fu rilevante l’intervento di Papen. Mentre era a Roma, il Vicecancelliere si vide esautorare nel suo potere in Prussia, dove il Landtag, ormai a maggioranza nazionalsocialista, elesse Primo Ministro Hermann Göring.

 

Nei dodici mesi a seguire, crebbero le tensioni politiche tra la destra conservatrice degli industriali, degli agrari e dell’esercito, cui apparteneva Papen, e la sinistra nazionalsocialista delle SA, comandate da Röhm, le quali invocavano una “seconda rivoluzione” di stampo socialista. Inoltre, a destra si deploravano le misure totalitarie messe in opera da Hitler, anche ben dopo aver stroncato l’opposizione marxista e democratica. Papen si fece portavoce di queste inquietudini con il famoso discorso pronunciato all’Università di Marburgo il 17 giugno 1934. La reazione nazionalsocialista non si fece attendere: nella notte del 30 giugno (la “Notte dei Lunghi Coltelli”) le Schütz-Staffeln di Himmler, eliminarono i vertici delle SA, rilevandone quindi il ruolo di milizia politica nazionalsocialista, nonché numerosi altri dissidenti, inclusi Schleicher e i collaboratori di Papen (Jung, Bose e Klausener), il quale poco dopo rassegnò le dimissioni da Vicecancelliere.

 

Gli ultimi anni

 

Su consiglio di Göring, la vita di Papen era stata risparmiata, e fu inviato in Austria, dopo l’assassinio del Cancelliere Dollfuß. Qui, Papen, in qualità di ministro e poi di ambasciatore, ebbe il compito ufficiale di migliorare i rapporti tra i due Paesi, arrivando a firmare un Trattato d’Amicizia tra Germania e Austria (11 luglio 1936). In realtà, lavorò per quattro anni alla preparazione dell’Anschluß, favorendo i nazionalsocialisti austriaci e indebolendo il governo di Vienna, finché l’Austria non fu annessa alla Germania (13 marzo 1938). Di lì a poco, il suo collaboratore Wilhelm Freiherr von Ketteler fu assassinato dalla Gestapo. Dall’aprile 1939 all’agosto 1944, invece, fu ambasciatore ad Ankara, dove lavorò per mantenere la Turchia fuori dal campo alleato ed anzi persuaderla a schierarsi a fianco di Hitler. Arrivò a un buon punto, quando ottenne un Trattato d’Amicizia tra Germania e Turchia (18 giugno 1941), che assicurava la neutralità benevola dello Stato turco. Inoltre, qui conobbe e strinse rapporti con Monsignor Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII. Il 24 febbraio 1942 scampò ad un attentato sovietico, da alcuni ritenuto un’operazione dei servizi tedeschi per suscitare una reazione anti-sovietica in Turchia, analogamente ad un progetto di medesimo tenore delineato per l’Austria pochi anni prima.

 

Rientrato in Germania, fu catturato dagli Alleati il 10 aprile 1945. Processato a Norimberga con l’accusa di cospirazione e crimini contro la pace, fu riconosciuto colpevole al più di “immoralità politiche” non punibili giuridicamente, e quindi assolto. In compenso, fu condannato ad otto anni di lavori forzati da un tribunale tedesco per la denazificazione, ma rilasciato già nel 1949. Prese quindi dimora nel castello di Benzenhofen, nell’Alta Svevia. Pur non riuscendogli un rientro in politica, continuò ad interessarsene, mantenendo rapporti con il Vaticano e la Spagna, sostenendo la necessità di un’integrazione politica economica e militare europea in chiave antisovietica. Contemporaneamente, si dedicò allo studio in retrospettiva del periodo politico da lui vissuto (in particolare 1932-1933), pubblicando libri memorialistici di tono apologetico come “Der Wahrheit eine Gasse” (1952) e “Vom Scheitern einer Demokratie” (1968). Morì il 2 maggio 1969 a Obersasbach.

 

Fonte: http://andreavirga.blogspot.it