Adolf Eichmann

 

Karl Adolf Eichmann (Solingen, 19 marzo 1906Ramla, 31 maggio 1962) è stato un para-militare tedesco.

Col grado di SS-Obersturmbannführer era responsabile di una sezione del RSHA; esperto di questioni ebraiche, nel corso della cosiddetta "soluzione finale" organizzò il traffico ferroviario che trasportava gli ebrei ai vari campi di concentramento. Criminale di guerra, sfuggito al processo di Norimberga, si rifugiò in Argentina, ma venne poi catturato, processato e condannato a morte in Israele.

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L'infanzia e gli inizi [modifica]

Adolf Eichmann nacque a Solingen, nella Renania settentrionale, figlio di Adolf Karl Eichmann e Maria Schefferling. Nel 1914, dopo la morte della madre, la famiglia si trasferì a Linz, in Austria. Durante il primo conflitto mondiale il padre di Eichmann servì nell'esercito austro-ungarico per poi tornare ai propri affari a Linz quando la guerra finì.

Eichmann abbandonò la scuola superiore (Realschule[1]) senza essersi diplomato e iniziò un corso per diventare meccanico ma abbandonò anche questo per iniziare, nel 1923, a lavorare presso l'azienda di estrazione mineraria di proprietà del padre. Tra il 1925 e il 1927 Eichmann trovò impiego come agente commerciale presso la Oberösterreichische Elektrobau AG. Passato a lavorare come agente distrettuale per la Vacuum Oil Company AG, una sussidiaria della Standard Oil, Eichmann rientrò in Germania nel luglio 1933.

Eichmann, che non aveva mai mostrato particolare interesse verso la politica, cominciò a partecipare a manifestazioni e raduni di partiti politici che in quegli anni si svolgevano numerosi dappertutto sia in Germania che in Austria, e durante a una manifestazione della NSDAP, incontrò un vecchio amico di famiglia, Ernst Kaltenbrunner alle cui dirette dipendenze entrò a far parte delle SS.

Il ruolo nelle deportazioni [modifica]

La svolta nella vita di Eichmann fu probabilmente rappresentata dalla lettura di un libro, Lo stato ebraico di Theodor Herzl, il fondatore del movimento sionista.

Affascinato dalla conoscenza del nemico, Eichmann intuì che una reale possibilità di fare carriera all'interno delle SS fosse proprio quella di presentarsi come esperto di ebraismo e sionismo e arrivò persino, nel 1937, a recarsi in Palestina dove, sotto copertura, visitò Haifa e diversi Kibbutz, prima di essere scoperto dai britannici (la Palestina era Mandato britannico) ed espulso.

La grande occasione per Eichmann di distinguersi agli occhi dei capi delle SS e dei pezzi grossi del partito nazista arrivò nel 1938 quando, in seguito all'Anschluss, si rese necessario provvedere all'espulsione degli ebrei austriaci dal territorio annesso al Reich. Si insediò a Vienna, nel palazzo del barone Philip de Rothschild. In merito all'evacuazione di Vienna, in cui gli ebrei vennero sistematicamente spogliati di ogni avere e costretti ad abbandonare precipitosamente il paese per tentare di salvarsi, Eichmann rivendicò con orgoglio la propria impresa, dicendo di aver «fatto trottare i signorini» cacciandone oltre 50.000 dall'Austria.

Fu in questo modo che Eichmann, promosso intanto ufficiale delle SS, divenne l'esperto degli spostamenti di massa degli ebrei e fu questo talento per l'organizzazione logistica che lo portò a ricoprire un ruolo estremamente importante nell'evoluzione degli eventi che portarono al genocidio. Il successo logistico di Eichmann fu talmente apprezzato che il capo dello SD, il servizio di sicurezza del Reich, Reinhard Heydrich, predispose un Ufficio centrale per l'immigrazione ebraica perché provvedesse all'emigrazione forzata degli ebrei secondo il modello viennese.

Eichmann, diventato così il braccio destro dello specialista degli affari ebraici Heydrich, nel 1939 fu mandato a Praga per provvedere alla emigrazione forzata degli ebrei dalla Cecoslovacchia appena conquistata da Hitler. Qui le cose non furono così facili come a Vienna, perché Eichmann, al contrario che in Austria, non poté contare sulla collaborazione delle sue vittime, visto che ormai erano pochissimi i paesi disposti ad accogliere ebrei in fuga dall'Europa, quindi si rese necessario ammassare la popolazione nei ghetti dove fu decimata da fame, malattie e freddo.

Il riempimento dei ghetti fu l'anticamera dei campo di concentramento e, per Eichmann, il banco di prova per le deportazioni di massa verso i lager: nel gennaio del 1942, con la Conferenza di Wannsee (quartiere berlinese), i vertici nazisti decisero di procedere alla "soluzione finale", e, dal marzo 1942, quando i carichi di deportati cominciarono a confluire verso i campi di concentramento di tutta Europa, Eichmann fu il coordinatore e il responsabile della macchina delle deportazioni, colui che materialmente provvedeva a organizzare i convogli ferroviari che trasportavano i deportati verso Auschwitz.

Eichmann fu dunque fino alla fine della guerra uno dei principali esecutori materiali dell'Olocausto, dirigendo personalmente le deportazioni degli ebrei ungheresi fino alla fine del 1944. Fu il "padrone" della vita e della morte di centinaia di migliaia di persone, ma non divenne mai membro dell'élite nazista e non ebbe mai, con suo grande rammarico, alcun peso in alcuna decisione strategica della politica o della guerra nazista, restando un efficiente ma oscuro burocrate, poco apprezzato anche dai suoi superiori e dai suoi commilitoni che gli rimproveravano una moglie non ariana e l'inclinazione all'alcol e alle donne.

Tuttavia la scarsa notorietà gli fornì, alla fine della guerra, la possibilità di far perdere le proprie tracce e nascondersi nelle campagne tedesche, dove rimase per cinque anni, prima di trovare rifugio, come molti altri nazisti, in Argentina.

La fuga in Sud America [modifica]

Il passaporto falso con il quale Adolf Eichmann arrivò in Argentina

Eichmann, come altri fuoriusciti nazisti (vedi Mengele - il dottor morte), nel giugno 1948 venne munito di documenti di identità falsi a nome "Riccardo Klement", rilasciati dal Comune di Termeno e che asserivano la sua nascita nello stesso comune altoatesino.[2]

Adolf Eichmann salpò alla volta del Sud America con la speranza di lasciarsi il passato alle spalle, ma con il sogno di potere fare un giorno ritorno in Germania. Le cose non andarono però come previsto da Eichmann e quello che sarebbe successo 10 anni dopo la sua fuga in Argentina era in qualche modo imprevedibile.

Il figlio di Eichmann frequentava una ragazza tedesca, a cui si era presentato col suo vero cognome e con cui si lasciò andare ad affermazioni compromettenti sul "mancato genocidio"; la ragazza informò la famiglia, e nel 1957 il padre, Lothar Hermann, un ebreo ceco sfuggito all'olocausto, collegato il cognome Eichmann al criminale nazista ricercato in tutto il mondo, informò il procuratore tedesco Fritz Bauer che passò l'informazione al Mossad. Si scoprì dunque che Adolf Eichmann si nascondeva a Buenos Aires. Dopo un lungo periodo di preparazione, il servizio segreto israeliano organizzò, nel 1960, un'operazione che portò al rapimento ed al segreto trasferimento (nel sistema giuridico argentino l'estradizione non era prevista) di Eichmann in Israele affinché venisse sottoposto a processo per i crimini di cui si era reso responsabile durante la guerra.

Al momento del rapimento (a pochi metri dalla sua residenza), un gruppo di operazione dei servizi segreti israeliani lo stava aspettando con la scusa di un problema meccanico della loro auto. Al sentire "un momento, signore", Eichmann capì che si trovava nei guai, dato che era consapevole del fatto che fosse ricercato. Nonostante la sua resistenza, fu caricato sull'auto "guasta" e portato in un luogo segreto per il seguente passo dell'operazione, trasportarlo in Israele e processarlo. Recentemente è stato ritrovato, tra i documenti coperti dal segreto di stato in Argentina, il passaporto falso con il quale Eichmann lasciò l'Italia nel 1950: era intestato a Riccardo Klement, altoatesino, e rilasciato dalla Croce Rossa di Ginevra in base alla testimonianza del padre francescano Edoardo Domoter.

Il processo [modifica]

Adolf Eichmann durante il processo

Il processo Eichmann, celebrato nel 1960, a quattordici anni da quello di Norimberga fu il primo processo a un criminale nazista tenutosi in Israele.

L'arrivo di Eichmann in Israele fu accolto da una fortissima ondata di esultanza mista a odio verso quello che si era impresso nell'immaginario dei sopravvissuti ai lager come uno dei maggiori responsabili della sorte degli Ebrei. Tuttavia Eichmann offrì di se stesso un'immagine poco appariscente, quasi sottomessa, ben diversa da quella di inflessibile esecutore degli ordini del Führer; negò di odiare gli ebrei e riconobbe soltanto "la responsabilità di aver eseguito ordini come qualunque soldato avrebbe dovuto fare durante una guerra". Hannah Arendt lo descrisse, con una frase poi passata alla storia, come l'incarnazione dell'assoluta banalità del male.

La linea difensiva fu impostata nel dipingere l'imputato Eichmann come un impotente burocrate, mero esecutore di ordini inappellabili, negando quindi ogni diretta responsabilità; egli stesso d'altro canto non mostrò nessun segno di sincero rimorso e di critica verso l'ideologia razzista del terzo Reich e le sue concrete e criminali applicazioni. La sua colpevolezza, provata in maniera esaustiva dalle testimonianze di numerosi sopravvissuti chiamati a deporre contro di lui, condusse il giudice militare a pronunciare la definitiva sentenza di morte.

Prima che il condannato fosse giustiziato furono presentate diverse richieste di grazia (in prima persona da Eichmann, dalla moglie e da alcuni parenti di Linz), tutte respinte dall'allora presidente d'Israele, Yitzhak Ben-Zvi. Adolf Eichmann fu condannato a morte e impiccato nel carcere di Ramla il 31 maggio 1962.

Esecuzione [modifica]

Eichmann fu impiccato pochi minuti prima della mezzanotte di giovedì 31 maggio 1962[3] in una prigione a Ramla, in Israele. Questa è rimasta l'unica esecuzione capitale eseguita in Israele, che ha una politica generale di non impiego della pena di morte. Eichmann, presumibilmente, rifiutò l'ultimo pasto preferendo invece una bottiglia di Carmel, vino rosso secco israeliano. Ne consumò mezza bottiglia.

Secondo un calcolo ufficiale, furono due le persone che tirarono contemporaneamente le leve della corda, in maniera tale che nessuno sapesse con certezza per quale mano Eichmann morì.[4]

Esiste una disputa sulle ultime parole pronunciate da Eichmann. Una versione afferma che furono «Lunga vita alla Germania. Lunga vita all'Austria. Lunga vita all'Argentina. Questi sono i paesi con i quali sono stato associato e io non li dimenticherò mai. Io dovevo rispettare le regole della guerra e la mia bandiera. Sono pronto».[5].

Come da verdetto il cadavere fu cremato e le sue ceneri vennero caricate su una motovedetta della marina israeliana e disperse nel Mar Mediterraneo al di fuori delle acque territoriali israeliane. Il secchio che le trasportò venne molto accuratamente risciacquato con acqua di mare perché niente di lui ritornasse a terra. Dopo quasi cinquant'anni, il racconto degli ultimi mesi e dell'esecuzione è stato fatto dal suo boia, Shalom Nagar, una guardia israeliana d'origine yemenita, che ha accettato di raccontarsi nel film-documentario "The Hangman" [6].

 

Fonte: Wikipedia