Guerra civile spagnola

La guerra civile spagnola, nota in Italia anche semplicemente come guerra di Spagna, fu un conflitto combattuto dal luglio 1936 all'aprile 1939 fra i nazionalisti anti-marxisti, noti come Nacionales, ed i Republicanos composti da truppe governative e sostenitori della Repubblica spagnola filo-marxisti. Guerra lacerante terminata con la sconfitta della causa repubblicana che diede il via alla dittatura del generale nazionalista Francisco Franco.

La guerra accese, per ragioni diverse, un forte interesse nelle comunità politiche e intellettuali internazionali e presso le cancellerie europee. Il generale Francisco Franco che manifestava idee filofasciste era appoggiato apertamente dal III Reich della Germania nazista e dall'Italia fascista di Mussolini. Dal regime italiano fu vista come una "crociata anti-bolscevica" per la civiltà europea e per la civiltà cristiana contro la "barbarie dei rossi", rappresentati nelle forze repubblicane del Fronte Popolare di ispirazione marxista, la cui sconfitta rinforzò la posizione del "duce" italiano sia sul piano nazionale che internazionale. Anche se le cause fondamentali furono gli ideali anti-marxisti e le pulsioni nazionaliste di una parte della società spagnola, gli interessi dei ceti conservatori e possidenti e l'acuirsi nel paese della lotta di classe, la guerra civile fu seguita in tutto il mondo come la prima importante contesa militare tra le forze di sinistra e quelle sempre più potenti e pesantemente armate della destra fascista, e sarà vissuto dalle democrazie occidentali come un allarmante segnale del riarmo bellico della Germania, anticamera e presagio della seconda guerra mondiale che seguirà poco dopo.

Il numero delle vittime è stato a lungo dibattuto, con stime che vanno dalle 500.000 ad un milione di persone uccise dalla guerra; ma al di là delle cifre, il paese uscì profondamente segnato dal protrarsi e inasprirsi del conflitto, con effetti sulla società spagnola che influiranno per decenni. Molti artisti ed intellettuali spagnoli furono uccisi come Federico Garcia Lorca, Ramiro de Maeztu e Ramiro Ledesma, compresa gran parte della Generazione spagnola del 1927 che fu costretta all'esilio. L'economia spagnola richiese decenni per recuperare i danni provocati dal conflitto (vedi Miracolo spagnolo).

Le ripercussioni politiche ed emotive della guerra andarono ben oltre i confini della nazione. A seconda dei punti di vista è stata considerata una guerra tra tirannia e democrazia, fascismo e libertà, o comunismo e società civile.

Indice

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Nascita della seconda repubblica [modifica]

Nel 1931 il re Alfonso XIII abbandonò la Spagna a causa delle pressioni dei partiti politici a lui ostili e in seguito alla sconfitta dei suoi candidati nelle elezioni amministrative. Nasceva la seconda repubblica spagnola, con presidente Manuel Azaña, che alle prime elezioni generali di quell'anno vide la netta vittoria di un fronte formato da repubblicani e socialisti. La politica del nuovo governo, mirante a trasformare il paese con profonde riforme, che andavano contro i grandi capitalisti, la cultura cattolica, gli interessi delle alte gerarchie ecclesiastiche, i latifondisti e i militari, provocò un clima di scontro con le forze della destra, alimentato anche dalla forte tradizione anarchica radicatasi nel paese, dalla crescita delle organizzazioni sindacali e delle istanze socialiste e dal crescente ruolo politico dei comunisti, ancora minoritari tra le forze della sinistra e nelle organizzazioni dei lavoratori ma sostenuti dall'Unione Sovietica.

Le elezioni generali del 1933 registrarono infatti la netta vittoria di una coalizione di centro-destra che comprendeva i conservatori cattolici della Confederación Española de Derechas Autónomas (CEDA). Il nuovo governo cancellò le riforme avviate nei tre anni precedenti e questa scelta portò ad una serie di scioperi generali a Valencia e a Saragozza, a scontri di piazza a Madrid e Barcellona e ad una sollevazione dei minatori nelle Asturie, che venne repressa con la forza dalle truppe comandate dal generale López Ochoa e dai Legionari comandati dal tenente colonnello Juan Yagüe, sotto la direzione del ministro della Guerra Diego Hidalgo. Durante questo periodo il governo annullò molte delle leggi attuate dal precedente governo, opponendosi, sotto la spinta dei latifondisti e della Chiesa cattolica, specialmente alla riforma agraria.

Dopo una serie di crisi governative, le combattute elezioni del 16 febbraio 1936, portarono al potere la coalizione del Fronte Popolare (Frente Popular), composto dai partiti della sinistra. Le elezioni furono aspramente contestate dall'opposizione con l'accusa di brogli. Da tempo, soprattutto i carlisti della Comuniòn Tradicionalista, il movimento di estrema destra,cattolico e monarchico, seguaci della linea dinastica originatasi da Carlos Maria Isidro, fratello del Re Ferdinando VII, morto senza figli maschi, si preparavano per la guerra civile ed avevano la loro roccaforte storica nella Navarra. In seguito alla vittoria, gruppi di comunisti e di anarchici si abbandonarono a violenze e vendette nei confronti, soprattutto, di sacerdoti cattolici, proprietari terrieri e membri dell'opposizione, provocando centinaia di vittime[1].

L'Alzamiento [modifica]

Intanto, da Pamplona, capitale della Navarra carlista, il generale di brigata Emilio Mola, che comandava la locale guarnigione, si impegnò con successo all'unificazione di tutte le componenti della cospirazione nazionale e in particolare a convincere i carlisti a insorgere unitamente alle Forze Armate. La festa di San Fermìn, che si svolge a Pamplona dal 7 al 14 luglio e si caratterizza per le sfrenate corse dei tori nelle vie della città, in mezzo ai "sanfermines" che si conclude nell'ingresso alla Plaza de Toros, fu l'ideale occasione di copertura della cospirazione che assunse il nome di Alzamiento nacional. Il piano per il colpo di Stato era stato fissato dal Generale Mola, chiamato "El Director". Gli epicentri della rivolta erano la Navarra con i Requetés, cioè la milizia carlista, all'estremo nord e i territori del Marocco spagnolo, dove era insediato il Tercio de los Extranjeros, cioè la Legione Straniera, la forza d'élite dell'Esercito oltre alle truppe indigene denominate "Regulares", a capo delle quali si sarebbe posto il generale Francisco Franco, Governatore militare delle Canarie e già capo di Stato maggiore generale.

Dopo l'arresto e l'uccisione il 13 luglio 1936 del leader dell'opposizione di destra, il deputato cattolico José Calvo Sotelo, da parte di alcuni socialisti, guidati da alti esponenti del Governo Repubblicano, e probabile ritorsione per l'omicidio politico dell'ufficiale di polizia José Castillo, simpatizzante socialista e membro di un'organizzazione antifascista per militari, il 17 luglio 1936 le forze conservatrici e nazionaliste insorsero contro il governo del Fronte Popolare di Spagna eletto qualche mese prima. L'insurrezione, partita dalla sollevazione delle truppe di stanza nel Marocco spagnolo, non fu solo un colpo di stato militare, ma ebbe anche una grande partecipazione popolare in molte zone del paese. I nazionalisti speravano di ottenere il rapido controllo della capitale, Madrid, e delle principali città spagnole. Siviglia, Pamplona, La Coruña, Cadice, Jerez de la Frontera, Cordova, Saragozza e Oviedo caddero tutte sotto il controllo degli insorti, diversamente da Barcellona e Madrid (anche per la mobilitazione collettiva della cittadinanza e delle improvvisate milizie volontarie che riuscirono a contenere gli insorti). A causa di ciò, il moto golpista si trasformò in una lunga guerra civile.

I capi della sollevazione armata furono i generali Francisco Franco, Emilio Mola, Gonzalo Queipo de Llano e José Enrique Varela, i noti cuatro generales. Il navarrese e carlista generale Sanjurjo fu il leader incontestato del sollevamento militare, ma rimase ucciso tre giorni dopo l'inizio della rivolta in un incidente aereo che qualcuno ritiene provocato da un attentato dinamitardo, il 20 luglio 1936 mentre si recava in Spagna per prendere il controllo delle forze insorte. Francisco Franco, al comando delle truppe ammutinate di stanza in Africa e dei legionari del Tercio, prese la guida delle forze nazionaliste del sud della Spagna, il generale Emilio Mola di quelle del Nord. Dopo la morte nel 1937 di quest'ultimo, Francisco Franco rimase il comandante indiscusso di tutti i nazionalisti e gestì gli eventi in modo tale che alla fine della guerra non ci sarebbe stata opposizione interna a un suo governo dittatoriale.

I partecipanti attivi nella guerra civile coprivano l'intero arco delle posizioni politiche e ideologiche dell'epoca. Le file nazionaliste comprendevano i fascisti della Falange, i carlisti e i monarchici legittimisti, i nazionalisti spagnoli, la maggior parte dei conservatori e delle forze politiche reazionarie e la parte preponderante del clero cattolico. Appartenevano allo schieramento repubblicano i repubblicani propriamente detti, la maggioranza dei liberali, gli autonomisti Baschi e Catalani, i socialisti, i comunisti Stalinisti, gli anarchici di varie ideologie e "Trotzkyisti", definiti così dalla stampa dell'epoca (seppur con Lev Trockij non avessero il minimo legame), a motivo delle posizioni di comunismo dissidente, rivoluzionario e antistalinista, contrarie al criterio del Centralismo Democratico o comunque non allineate sulle posizioni di Mosca. I combattenti più efficienti, organizzati e motivati erano, in campo nazionalista, i Requetés carlisti che dettero uno straordinario tributo di sangue alla vittoria e i legionari e i Regulares marocchini; in campo repubblicano, i comunisti.

Dal punto di vista sociale, i nazionalisti comprendevano la maggioranza dei cattolici praticanti di qualsiasi ceto sociale e del clero (eccettuate la Catalogna e le regioni basche della Guipùzcoa e, soprattutto, della Vizcaya, mentre le altre due province basche, la Navarra e l'Alava si schierarono immediatamente con i nazionalisti), importanti elementi dell'esercito e la gran parte dei grandi proprietari terrieri e dei latifondisti e della alta borghesia imprenditoriale e capitalista. I repubblicani erano composti dalle masse operaie urbane, dalle classi contadine e da una parte del ceto medio istruito anti-cattolico, dalla massoneria e da numerosi intellettuali.

Una delle motivazioni principali sostenute all'epoca dell'iniziale sollevazione dalla propaganda nazionalista fu quella di contrastare l'anticlericalismo del regime repubblicano, in cui cresceva il carattere rivoluzionario, e di difendere la Chiesa cattolica, che era stata colpita per il suo esplicito appoggio alla monarchia e allo status quo e che molti, da parte repubblicana, ritenevano come il principale alleato della restaurazione conservatrice, complice delle spinte reazionarie e delle iniziative repressive portate avanti dalla Destra.

La repressione anticattolica [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Martiri della guerra civile spagnola.

Nel clima di odio popolare e di conflitto sociale scaturito dalla turbolenta situazione economica e politica, che portò a una radicalizzazione della lotta delle classi contadine e operaie, vennero uccisi migliaia di religiosi, soprattutto durante l'inizio della guerra (quando le autorità repubblicane erano in preda al caos e senza controllo su larghe zone di territorio)[2].

Già il 9 ottobre 1934, a Turòn, presso Oviedo, durante la rivolta delle Asturie, si era verificato un cruento episodio di intolleranza religiosa, da parte degli attivisti di una "casa del popolo", che fucilarono 19 sacerdoti, sei seminaristi, e otto religiosi laici[3]. Nel periodo immediatamente precedente alla guerra, comunisti ed anarchici occuparono, saccheggiarono e distrussero, spesso incendiandoli, 160 tra chiese, conventi e altri edifici religiosi.[4]

La persecuzione vera e propria, esplose all'indomani dell'"Alzamiento" militare. Tra il 18 e il 31 luglio 1936 furono uccisi 861 sacerdoti. Nel mese di agosto ne furono uccisi altri 2.077, compresi i vescovi di Siguenza, Lérida, Cuenca, Barbastro, Segorbe, Jaén, Tarragona, Ciudad Real, Almeria e Guadix. Alla fine del 1936, il numero dei religiosi soppressi si avvicinò alle 6.500 unità, per poi scemare e concludersi quasi del tutto nel corso del 1937[5], ma, alla fine delle ostilità, una stima indica in 6.832 il numero totale degli uccisi, tra preti e suore[6], comprensivo di altri due vescovi (Barcellona e Tetuel). Tale dato equivale al 13 per cento dei sacerdoti e al 23 per cento dei religiosi di tutta la Spagna, ma è distribuito soltanto nelle zone controllate dal governo repubblicano. Si è trattato della più feroce persecuzione anti cristiana del XX secolo[7]. La responsabilità della repressione va attribuita quasi per intero alle milizie di volontari reclutate dai sindacati dei lavoratori socialisti, comunisti, e anarchici, che operarono con inusitata barbarie e crudeltà.

Un'eccezione a questa contrapposizione fra cattolici e anticattolici era rappresentata dai nazionalisti baschi della Guipúzcoa e della Vizcaya che, pur essendo in maggioranza cattolici e conservatori, si schierarono con la Repubblica; per tale motivo, quest'ultimi vennero poi perseguitati dai franchisti, che nei Paesi Baschi incarcerarono o deportarono 278 preti e 125 frati, 16 dei quali vennero fucilati.[8]. La violenza che fu impiegata dai nazionalisti contro i baschi del PNV, il Partito Nazionalista Basco, derivò dal fatto che soprattutto per i cattolici baschi della Navarra e dell'Alava, i loro "fratelli" della Guipùzcoa e della Vizcaya avevano tradito la fede cattolica, essendosi schierati dalla parte di anarchici, massoni e comunisti.

Il 14 settembre 1936, Papa Pio XI, di fronte a 500 profughi spagnoli, espresse il suo dolore per la persecuzione della Chiesa in Spagna e l'ammirazione per tutti coloro che erano stati perseguitati e maltrattati o che avevano sofferto il martirio. In una riunione svoltasi il 7 gennaio 1937 a Valencia, allora capitale della Repubblica, Manuel de Irujo, ministro cattolico navarro del governo repubblicano, presentò il seguente memorandum[9]:

  « "La situazione de facto della Chiesa a partire dallo scorso luglio in tutto il territorio leale al governo, eccetto quello basco, è la seguente:
  • Tutti gli altari, immagini e oggetti di culto salvo pochissime eccezioni, sono stati distrutti, la maggior parte di essi con vilipendio.
  • Tutte le chiese sono state chiuse al culto, che è stato totalmente e assolutamente sospeso.
  • Gran parte delle chiese della Catalogna è stata incendiata, come se si trattasse di cosa del tutto normale.
  • Le istituzioni e gli organismi ufficiali hanno ricevuto campane, calici, cibori, candelabri e altri oggetti di culto e dalla loro fusione è stato ricavato materiale destinato a scopi bellici o industriali.
  • Nelle chiese sono stati installati depositi di ogni tipo, negozi, garage, stalle, caserme, rifugi ecc.
  • Tutti i conventi sono stati evacuati e la vita religiosa al loro interno è stata sospesa. Gli edifici, gli oggetti di culto e i beni sono stati saccheggiati incendiati, occupati o demoliti.
  • I sacerdoti e i religiosi sono stati arrestati, imprigionati e fucilati, migliaia di loro senza causa istruttoria, fatti che, anche se in diminuzione, continuano a verificarsi tuttora non solo presso la popolazione rurale, dove è stata data loro la caccia e sono stati messi a morte in modo selvaggio, ma anche nelle città. A Madrid, Barcellona e nelle altre grandi città sono centinaia gli arresti senza altra causa conosciuta che il fatto di essere sacerdoti o religiosi.
  • È stato fatto divieto assoluto di tenere in privato immagini e oggetti di culto. La polizia, che pratica perquisizioni nelle case, rovistando nelle abitazioni e nella vita intima, personale e familiare, distrugge con scherno e violenza immagini, stampe, libri religiosi e quanto si collega al culto o lo evoca. »
   

Il ministro de Irujo propose anche il ripristino in pubblico del culto cattolico (in privato - a rigor di legge - il culto non fu mai proibito), ma ciò non consentì al governo repubblicano di riguadagnare i cattolici alla sua causa. Il 19 marzo 1937, Pio XI nell'enciclica Divini Redemptoris denunciò l'influsso del comunismo negli eventi spagnoli, attribuendogli la responsabilità di aver eseguito una spaventevole distruzione "con un odio, una barbarie e una efferatezza che non si sarebbe creduta possibile nel nostro secolo"[10].

Il 1º luglio 1937, 43 vescovi cattolici pubblicarono la "Carta collettiva dell'episcopato spagnolo", nella quale si indicava nella vittoria dei nazionalisti l’unica speranza di sopravvivenza dei diritti della Chiesa e dei valori cristiani in Spagna. Nel maggio 1938, la Santa Sede riconobbe ufficialmente il governo franchista.

La stragrande maggioranza della Chiesa cattolica salutò la vittoria di Francisco Franco come un provvidenziale intervento divino nella storia di Spagna. Nel suo radiomessaggio del 16 aprile 1939, Con immensa gioia, papa Pio XII parlò di una vera e propria vittoria "contro i nemici di Gesù Cristo".

Durante il suo pontificato, papa Giovanni Paolo II approverà complessivamente la canonizzazione di undici fra preti e suore, considerati martiri della guerra civile spagnola, uccisi nelle rappresaglie, nei tumulti e dai tribunali popolari, e la beatificazione di altre 460 vittime (di cui 233 nella sola udienza dell' 11 marzo 2001)[11].

Il 28 ottobre 2007 papa Benedetto XVI beatificherà altri 498 ecclesiastici uccisi per la loro fede.

L'intervento straniero e la situazione internazionale [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Brigate internazionali.

La sollevazione militare venne contrastata dal governo repubblicano con le truppe che gli erano rimaste leali, così come da milizie di volontari socialisti, comunisti e anarchici. La faida interna, organizzata dai servizi segreti sovietici per eliminare i non allineati all'Internazionale Comunista guidata da Mosca, spaccò il Fronte Popolare in due tronconi, e vide gli stalinisti del Partido Comunista de España (PCE) e del Partit Socialista Unificat de Catalunya (PSUC), vicini al sindacato Unión General de Trabajadores (UGT), sbarazzarsi dei loro alleati e delle loro milizie operaie: gli anarcosindacalisti della Confederación Nacional del Trabajo (CNT) che avevano il loro organo politico nel Federación Anarquista Ibérica (FAI) e i comunisti dissidenti e i trotzkyisti del P.O.U.M. (Partido Obrero de Unificación Marxista). I metodi andavano dalla calunnia, all'arresto fino all'assassinio. Questa tattica finì col facilitare i falangisti e mise gli stalinisti in una posizione di crescente dominio nel fronte antifascista e democratico.

Sia l'Italia Fascista di Benito Mussolini sia la Germania nazista violarono l'embargo e inviarono corpi di spedizione (Corpo Truppe Volontarie, con 70 000 uomini, quello italiano), mezzi aerei (l' Aviazione Legionaria italiana e la potentissima Legione Condor tedesca), armi e pezzi d'artiglieria di ogni tipo in supporto a Francisco Franco. In aggiunta, ci furono pochissimi volontari isolati e non appartenenti a truppe regolari, provenienti da altre nazioni e che combatterono al fianco dei nazionalisti, come Eoin O'Duffy dall'Irlanda e Ion Moţa dalla Romania.

La Germania usò la guerra come banco di prova per mezzi corazzati e aerei, sviluppati aggirando o infrangendo il Trattato di Versailles: il carro armato Panzer I e Panzer II, il caccia Messerschmitt Bf 109, il bombardiere/trasporto Junkers Ju 52 e il bombardiere da picchiata Stuka, alcune tra le nuove macchine belliche impiegate.

Se nazionalisti ricevettero apertamente aiuto in forma di armi e truppe da Germania e Italia, i repubblicani ne ricevettero in modo semi-ufficiale dall'URSS, e comprando nei mercati clandestini di varie nazioni (Messico, Polonia, Cecoslovacchia, ed in qualche misura dalla Francia). Le potenze europee, come Regno Unito e Francia, erano ufficialmente neutrali, ma incoraggiarono la partecipazione antifascista dei loro cittadini, animata fortemente dall'attenzione della stampa e dell'opinione pubblica.

L'Unione Sovietica guidata da Stalin appoggiò in misura crescente e più o meno apertamente i repubblicani, inviando prima finanziamenti, armi ed equipaggiamenti e, in seguito, anche mezzi corazzati (con alcune unità di carristi sovietici) e commissari politici. Inoltre furono impiegati i caccia sovietici Il-15 e Il-16. Più solidale ma meno incisivo fu il sostegno del Messico, allora governato da un partito rivoluzionario aderente all'internazionale socialista.

Volontari antifascisti partecipi dello slancio rivoluzionario e idealista (circa 40 000 uomini e donne, un terzo dei quali cadde in battaglia), collettivamente conosciuti come Brigate Internazionali, giunsero da molte nazioni (circa 55). Gli antifascisti italiani formarono la Brigata Garibaldi, gli statunitensi la Brigata Abraham Lincoln, i canadesi il Battaglione Mackenzie-Papineau (i "Mac-Paps"). Tra i più famosi partecipanti stranieri alla lotta contro i nazionalisti troviamo George Orwell combattente della 29.ma divisione repubblicana costituita da militanti del Partido Obrero de Unificación Marxista; sul fronte di Huesca fu ferito alla gola da una fucilata e partecipò alle giornate di maggio dei moti interni di Barcellona, la cui esperienza descrisse in Omaggio alla Catalogna. Anche Ernest Hemingway partecipò come reporter e il suo romanzo Per chi suona la campana fu ispirato alle esperienze in Spagna. Il medico Norman Bethune sfruttò questa opportunità per sviluppare le sue doti speciali nella medicina da campo (egli morirà volontario durante la Rivoluzione cinese). Tra gli oltre 3.800 italiani troviamo Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Pietro Nenni, Giuseppe Di Vittorio, Ettore Quaglierini, Giovanni Pesce, Camillo Berneri, Pietro Pajetta, Randolfo Pacciardi, Francesco Fausto Nitti, Guido Picelli e Carlo Rosselli che partecipò con la sua organizzazione antifascista Giustizia e Libertà.

La Guerra civile spagnola fu un esempio di guerra totale: venne sperimentato il bombardamento a saturazione sulla città basca di Guernica da parte della Legione Condor e dell'Aviazione Legionaria; fece prevedere episodi della Seconda guerra mondiale, come le campagne di bombardamenti. Il clima di scontro e di violenze arrivò ad un punto tale che i combattenti spagnoli di sinistra, in caso di sconfitta, preferivano arrendersi non a reparti spagnoli, ma ad unità italiane[12].

Le forze straniere in campo [modifica]

Pro Repubblicani [modifica]

  • Brigate internazionali: complessivamente 39.000 volontari e 10.000 infermieri e sanitari, in particolare francesi (circa 9.000) tedeschi (circa 5.000), Italiani (3.500), statunitensi (2.800), britannici (2.000), canadesi (1.000), iugoslavi (1.000) e Cubani (800).
  • Unione Sovieticacirca 3.000 uomini tra volontari (500), piloti e istruttori militari. Dopo un iniziale disimpegno, la nomenklatura sovietica si decise ad appoggiare la Repubblica spagnola, col preciso obiettivo, in caso di vittoria, di creare un'isola bolscevica a cavallo fra il Mediterraneo e l'Atlantico. Tuttavia una Spagna fedele a Mosca era non solo un cambio di politica, che vedeva l'Unione Sovietica accantonare la teoria del "socialismo in un solo paese", ma poneva problemi eminentemente pratici: primo fra tutti la conquista del potere assoluto da parte del partito comunista spagnolo, a danno delle altre numerose formazioni di sinistra, anarchici, sospetti trotzkyisti, internazionalisti, visti da Stalin come un pericolo al pari dei ribelli nazionalisti. Una volta presa la decisione l'intervento sovietico, anch'esso mascherato e non ufficiale, si concretizzò nell'invio di istruttori ed esperti militari, di un discreto numero di piloti, e di una quantità di materiale bellico seconda solo a quella inviata dall'Italia a favore dei golpisti. Il materiale bellico sovietico rialzò temporaneamente le sorti della Repubblica, con i temibili carri armati T-26, i velocissimi bombardieri Tupolev SB2, i caccia I-15 e I-16.
  • Polonia: 5.000 volontari organizzati nella "brigata Jarosław Dąbrowski". Il governo polacco, convinto della necessità di danneggiare il nemico tedesco, fu il secondo maggior fornitore di armi alla Repubblica spagnola, dopo l'URSS.
  • Messico: 300 uomini. Il governo messicano appoggiò decisamente la Repubblica spagnola, provvedendo alla raccolta di fondi e all'invio di armi e aerei. In Messico troveranno rifugio molti profughi dopo la sconfitta repubblicana.
  • Francia: la causa della Repubblica spagnola ebbe subito la simpatia della Francia, il cui governo era allora marcatamente di sinistra (Fronte Popolare). L'aiuto fornito dai francesi, seppur non direttamente e in via ufficiale, fu prezioso per la repubblica, soprattutto nelle fasi iniziali del conflitto. Dalle frontiere aperte della Francia transitarono armi ed equipaggiamenti, tra cui numerosi aeroplani che furono una vera manna per l'Aviación Militar, che nel 1936 poteva contare solo su antiquati apparecchi, tra cui i caccia Hispano Nieuport Ni-52. Bombardieri e caccia venduti in via privata dalle industrie nazionali francesi diedero un po' di ossigeno agli aviatori repubblicani. Moltissimi volontari che confluirono nelle Brigate Internazionali arriveranno in Spagna dalla frontiera francese, come pure moltissimi profughi spagnoli troveranno scampo grazie all'ospitalità della Francia. Secondo quanto stabilito in linea di massima dalla comunità internazionale, la Francia rimase però ufficialmente estranea al conflitto, e benché importante, il suo aiuto non si rivelò sufficientemente incisivo per la causa repubblicana.

Pro Nazionalisti [modifica]

  • Italia: 60 000 uomini del Corpo Truppe Volontarie. Il governo italiano seguiva con moderato interesse le vicende di politica interna spagnola. Dei fondi segreti erano stanziati ogni anno per finanziare formazioni fasciste o vicine al fascismo, la più importante delle quali, per vicinanza di ideali, era la Falange di José Antonio Primo de Rivera. Il pronunciamiento militare vide l'immediato intervento italiano a favore dei ribelli, incominciato con l'invio di aerei da bombardamento Savoia-Marchetti S.M.81 e con la partecipazione, nell'agosto 1936, di volontari fascisti e mercenari - guidati dallo squadrista bolognese Arcovaldo Bonaccorsi - alla difesa dell'isola di Maiorca, occupata dai nazionalisti ma invasa da forze fedeli alla Repubblica comandate da Alberto Bayo. L'intervento militare italiano non fu ufficiale, ma basato su base volontarie, in ottemperanza alle decisioni non interventiste della comunità internazionale. In realtà si trattò di un intervento massiccio in uomini e mezzi. La sola entità del Corpo Truppe Volontarie era pari ad un grosso Corpo d'armata, costituita da truppe regolari italiane. Dal punto di vista delle forze aeree l'Italia fornì circa 750 velivoli di tutti i tipi, lasciandone molti alle nuove forze aeree spagnole al termine del conflitto. Il contributo degli aerei italiani, e dei numerosissimi equipaggi addestrati che fecero parte prima della componente aerea del Tercio, e diedero poi vita all'Aviazione Legionaria, fu fondamentale per la supremazia aerea nazionalista. L'Italia intervenne, sempre indirettamente, anche con dispiegamenti di forze navali corsare, che attaccarono navi repubblicane, e arrivarono a bombardare nottetempo le coste catalane e la città di Barcellona. Le proteste delle altre potenze indussero tuttavia a interrompere una vera e propria guerra navale non dichiarata. La guerra civile spagnola risucchiò risorse ingenti e preziose per l'Italia, è ciò risultò pesare con l'entrata in guerra contro Gran Bretagna e Francia poco più di un anno dopo la fine delle operazioni in Spagna.
  • Germania: 20 000 uomini, tra cui la Legione Condor. L'intervento della Germania nazionalsocialista fu più limitato nelle cifre, ma decisamente meglio pianificato di quello italiano, ed estremamente più efficace per gli obiettivi tedeschi, che fondamentalmente erano quelli di sperimentare i nuovi armamenti in vista del confronto con le potenze occidentali e con l'URSS. Tristemente celebre, e immortalata dal capolavoro di Pablo Picasso, è il bombardamento effettuato dai Dornier Do 17 sulla cittadina basca di Guernica, primo esempio di un attacco diretto indiscriminatamente contro la popolazione civile. Nel corso delle operazioni i tedeschi (inquadrati nella Legione Condor) sperimentarono nuove efficacissime tecniche di attacco aereo, affinarono il bombardamento in picchiata collaudando i celebri Junkers Ju 87 che di lì a pochi anni saranno il terrore della Polonia, della Norvegia, dell'Olanda e della Francia. Le forniture militari agli spagnoli non mancarono, ma le armi migliori rimasero sempre sotto diretto controllo tedesco.
  • Portogallo: circa 8.000 volontari chiamati Viriatos, Il regime dittatoriale del presidente Salazar manifestò subito le proprie simpatie per i ribelli spagnoli, e non pochi furono gli aiuti in uomini, mezzi e finanziamenti giunti dal Portogallo a favore della causa nazionalista.
  • Romania: una legione di volontari della Guardia di Ferro, al comando di Ion Mota, che cadde in combattimento.
  • Irlanda: circa 700 volontari nazionalisti delle Blueshirts.
  • Legione straniera spagnola: 5.000 soldati del Tercio di stanza nel Marocco spagnolo. Queste truppe in gran parte ispaniche, furono le prime a sollevarsi contro la Repubblica.
  • Volontari internazionali: 2.000 circa, tra cui 500 francesi della compagnia Jeanne D'Arc, 1.000 provenienti dalla Guinea spagnola, Norvegia, Brasile, Belgio, Gran Bretagna e Grecia, e una legione di russi bianchi[13].

La guerra: 1936 [modifica]

Nei primi giorni di guerra, oltre 50.000 persone si trovarono prese nella parte "sbagliata" delle linee e vennero giustiziate o assassinate. Nelle cosiddette paseos ("passeggiate"), le vittime venivano prese dai loro rifugi o prigioni, da gente armata, per essere fucilati fuori dalla città. Probabilmente il caso più famoso tra questi fu quello del poeta e drammaturgo Federico García Lorca. I due lati delle linee ebbero circa lo stesso numero di morti. La guerra fornì anche un pretesto per molti regolamenti di conti dovuti a odi tra vicini.

Tutte le speranze di una rapida fine della guerra cessarono il 21 luglio, il quinto giorno di guerra, quando i nazionalisti catturarono la principale base navale spagnola di Ferrol, nella Spagna nord-occidentale. Questo incoraggiò le nazioni totalitarie d'Europa a sostenere Franco, che aveva già contattato i governi di Germania e Italia il giorno prima. Il 26 luglio queste due nazioni diedero il loro appoggio ai nazionalisti.

L'aiuto dell'Asse avvantaggiò immediatamente Franco. Le sue forze nazionaliste ottennero un'altra grande vittoria il 27 settembre, quando la città di Toledo venne catturata (una guarnigione nazionalista comandata dal colonnello Moscardó aveva tenuto l'Alcázar, nel centro della città, fin dall'inizio della ribellione). Due giorni dopo, Franco si proclamò Generalísimo e Caudillo ("capo") mentre unificava i vari elementi falangisti, fascisti e realisti della causa nazionalista in un unico movimento. In ottobre, i franchisti lanciarono una grossa offensiva verso Madrid, ma la crescente resistenza da parte del governo e l'arrivo di "volontari" dall'Unione Sovietica fermò l'avanzata l'8 novembre. Due giorni prima, il 6 novembre, il governo aveva riparato da Madrid a Valencia, fuori dalla zona di combattimento.

Il 18 novembre, Germania e Italia riconobbero ufficialmente il regime di Franco, e il 23 dicembre, l'Italia inviò dei volontari (non richiesti da Franco, ma inviati per iniziativa del governo fascista) a combattere per i nazionalisti.

A cavallo del novembre 1936 - gennaio 1937 Madrid subì un terribile attacco concentrico da parte dei nazionalisti, sventato dai repubblicani e dalle Brigate Internazionali.

Cronologia dettagliata: 1936 [modifica]

16 febbraio
Il Fronte Popolare vince le elezioni
14 marzo
José Antonio Primo de Rivera viene arrestato.
12 luglio
L'ufficiale di polizia José Castillo, simpatizzante socialista e membro di un'organizzazione antifascista per militari è ucciso da quattro fascisti davanti alla sua abitazione.
13 luglio
In rappresaglia per l'omicidio di Castillo, José Calvo Sotelo, leader di destra, è arrestato e ucciso dalla polizia.
17 luglio
Sollevazione dell'esercito di stanza nelle colonie in Marocco.
18 luglio
La sollevazione si estende alla Spagna metropolitana.
19 luglio
Franco vola dalle Canarie a Tetouan e prende il comando dell'esercito in Africa.
Santiago Casares Quiroga si dimette da capo del governo repubblicano.
Diego Martínez Barrio cerca di formare un nuovo governo, ma non riesce ad ottenere un sostegno parlamentare sufficientemente ampio.
José Giral forma un governo, che ordina la distribuzione di armi alla popolazione.
20 luglio
Inizio dell'assedio dell'Alcázar di Toledo.
21 luglio
Gli insorti nazionalisti hanno il controllo delle zone spagnole del Marocco, delle Isole Canarie, delle Baleari (eccetto Minorca), della parte della Spagna a nord della Sierra de Guadarrama e del fiume Ebro (eccetto le Asturie, Santander, il nord dei Paesi Baschi, e della Catalogna). Tra le città principali, gli insorti tengono Siviglia, ma i repubblicani hanno il controllo di Madrid e Barcellona, dove 12.000 soldati ribelli sono costretti a desistere dalla polizia lealista e da milizie operaie.
24 luglio
I nazionalisti formano un governo, nella forma della Giunta di difesa Nazionale (in spagnolo, Junta de Defensa Nacional ), che si riunisce per la prima volta a Burgos.
28 luglio
Primi arrivi di aeroplani tedeschi e italiani in aiuto dei nazionalisti.
luglio-agosto
Rivoluzione sociale "spontanea"; collettivizzazioni.
7 agosto
Inizio dell'appoggio francese alla Repubblica, con invio di armi e aeroplani.
8 agosto
La Francia chiude la frontiera con la Spagna, in seguito a pressioni britanniche per non intervenire nel conflitto.
14 agosto
Le forze nazionaliste guidate dal colonnello Juan Yagüe prendono Badajoz dopo una battaglia durata 28 giorni, unendo le due parti del territorio in mano ai nazionalisti. Dopo la resa della città i franchisti commettono uno dei più gravi eccidi della guerra noto come il Macello di Badajoz.
16 agosto
Truppe repubblicane sotto il comando del capitano Alberto Bayo sbarcano a Maiorca e stabiliscono una piccola base, sotto pesanti bombardamenti italiani. Verranno comunque sconfitte meno di un mese dopo, il 12 settembre.
4 settembre
I socialisti prendono la guida del governo repubblicano con Francisco Largo Caballero.
9 settembre
Conferenza di Londra sul non intervento in Spagna. Fra le nazioni democratiche il Messico è l'unico ad esprimere appoggio al governo repubblicano, ritenendo che assumere una posizione neutrale tra un governo democratico e una giunta militare non sia una posizione appropriata e che il non interventismo fornirebbe grande appoggio ai nazionalisti.
14 settembre
Il Papa esprime condanna nei confronti del governo repubblicano.
19 settembre
I nazionalisti prendono il controllo della Guinea spagnola (oggi Guinea Equatoriale).
29 settembre
Incrociatori nazionalisti ottengono una vittoria decisiva, sottraendo il controllo dello Stretto di Gibilterra alla Repubblica. Il Comintern approva la creazione delle Brigate Internazionali.
1º ottobre
Franco si dichiara capo dello stato e Generalissimo.
Il governo repubblicano concede l'autonomia ai Paesi Baschi (in pratica, Biscaglia e Guipúzcoa) come Euzkadi, con José Antonio Aguirre come presidente.
6 ottobre
In opposizione alla fornitura di aiuto ai nazionalisti da parte di Germania, Italia e Portogallo, l'URSS dichiara di rifiutare il non interventismo e di voler vendere armi ai repubblicani.
7 ottobre
Formata la prima Brigata Internazionale ad Albacete.
4 novembre
Con i nazionalisti alle porte di Madrid, gli anarchici della CNT si uniscono al governo di Largo Caballero.
6 novembre
La difesa di Madrid viene organizzata sotto la direzione della recentemente creata Junta de Defensa, diretta dal generale José Miaja.
Il governo repubblicano si sposta a Valencia.
8 novembre
Inizio della battaglia di Madrid.
Arrivo delle prime Brigate Internazionali.
18 novembre
Italia e Germania riconoscono il governo di Franco.
19 novembre
Il capo anarchico Buenaventura Durruti viene ferito gravemente durante i combattimenti a Madrid. Muore il giorno seguente.
20 novembre
José Antonio Primo de Rivera, figlio del dittatore Miguel Primo de Rivera e fondatore della Falange, viene giustiziato in carcere ad Alicante, dove era stato tenuto prigioniero fin dall'inizio dell'insurrezione.
23 novembre
La battaglia di Madrid finisce con entrambe le parti esauste e il fronte stabilizzato, impedendo quindi una rapida vittoria nazionalista.

La guerra: 1937 [modifica]

Franco fece un altro tentativo per catturare Madrid nel gennaio e febbraio del 1937, ma fallì di nuovo. L'8 febbraio venne presa la grande città di Malaga e il 28 aprile gli uomini di Franco entrarono a Guernica due giorni dopo il bombardamento della città da parte della Legione Condor tedesca. Dopo la caduta di Guernica il governo repubblicano si riorganizzò ed iniziò a controbattere con sempre maggiore efficacia.

In maggio il governo si mosse per riconquistare Segovia, costringendo Franco a togliere truppe dal fronte di Madrid per fermarne l'avanzata. Mola, il comandante in seconda di Franco, rimase ucciso in un incidente aereo il 3 giugno. Ai primi di luglio il governo lanciò una forte controffensiva nell'area di Madrid, che i nazionalisti respinsero con difficoltà.

Successivamente Franco riprese l'iniziativa, invadendo Aragona in agosto e prendendo le città di Santander e Gijón. Il 28 agosto il Vaticano riconobbe il governo di Franco e alla fine di novembre, con i nazionalisti che premevano su Valencia, il governo si spostò di nuovo, a Barcellona.

Cronologia dettagliata: 1937 [modifica]

17 gennaio
I nazionalisti iniziano la battaglia per prendere Málaga. Tre colonne nazionaliste, formate da legionari italiani, convergono sulla città da Siviglia e Granada, coaudiuvate da un attacco di truppe spagnole lungo la costa.
18 gennaio
Barcellona è sottoposta al primo bombardamento navale operato illegalmente dal sommergibile italiano Torricelli: in 12 minuti i pezzi da 120mm sparano 43 granate, colpendo le navi attraccate e i depositi della compagnia petrolifera Campsa.
6 febbraio
Le truppe repubblicane arrivano ad Almería, dopo una ritirata da Malaga male organizzata e sotto il costante bombardamento dell'artiglieria tedesca.
6-24 febbraio
Offensiva nazionalista di Jarama da parte delle forze guidate dal generale Orgaz, che tentano di isolare Madrid. Nei pesanti combattimenti le forze repubblicane comandate dai generali Pozas e Miaja riescono a impedire che l'obiettivo venga raggiunto.
13 febbraio
Ancora un'azione corsara da parte di una nave da guerra italiana ai danni di Barcellona: l'incrociatore Eugenio di Savoia apre il fuoco da 9 000 metri al largo e in poco meno di cinque minuti si abbattono sulla città 9 salve di 72 proiettili da 152 mm. Colpiti gli stabilimenti aeronautici dell'Elizalde, e una caserma. Si contano sedici morti, fra civili e militari.
8-18 marzo
Battaglia di Guadalajara, un altro tentativo di isolare Madrid. Dopo una rapida avanzata dei nazionalisti e delle truppe italiane, i repubblicani contrattaccano, aiutati dai carri armati e dagli aerei di fabbricazione sovietica e col valoroso (sebbene numericamente poco rilevante) apporto dei 'garibaldini' italiani delle Brigate Internazionali; nonostante le maggiori perdite repubblicane e il termine della battaglia per esaurimento delle energie di entrambi i contendenti, gli italiani subiscono una dura battuta d'arresto, brillantemente sfruttata dalla propaganda fino ad ingigantirne gli effetti sul morale.
31 marzo
Inizio dell'offensiva nazionalista del generale Mola per prendere Bilbao, difesa dalle forze sotto il comando del generale Llano de la Encomienda.
19 aprile
Decreto di Unificazione: Franco dichiara l'unificazione della Falange e dei carlisti, creando così la Falange Española Tradicionalista y de las Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista (FET y de las JONS).
26 aprile
Bombardamento di Guernica da parte della Legione Condor, l'aviazione tedesca.
3-8 maggio
Insurrezione operaia a Barcellona (le giornate di maggio). Si scontrano il POUM (partito comunista antistalinista) e la CNT (sindacato anarchico) da una parte, contro il PSUC (partito comunista catalano) e Guardia de Asalto (polizia) dall'altra, in seguito ai decreti governativi che imponevano lo scioglimento delle milizie non regolari e alla presa con la forza della Telefónica (sede del servizio telefonico di Barcellona già sotto controllo operaio dei lavoratori stessi di telefonia pubblica) da parte delle forze governative. Numerosi esponenti di spicco del POUM e anarchici vengono arrestati e uccisi. Tra loro l'italiano Camillo Berneri. George Orwell, miliziano del POUM, riesce a mettersi in salvo.
17 maggio
Cade il governo di Largo Caballero. Juan Negrín, socialista, diviene capo del governo.
3 giugno
Il generale nazionalista Mola muore in un incidente aereo (forse frutto di un attentato). Fidel Dávila prende il comando delle sue truppe, che stanno attaccando Bilbao.
16 giugno
Il POUM viene messo fuori legge dal governo centrale e i suoi leader sono arrestati.
17 giugno
La Jaime I, una delle migliori navi dei repubblicani, viene affondata a Cartagena.
19 giugno
Bilbao viene presa dai franchisti, causando il collasso del sistema difensivo repubblicano, ottimisticamente chiamato Cinturón de Hierro ("Cinturone di ferro").
21 giugno
Agenti sovietici assassinano il capo del POUM, Andreu Nin.
5-28 luglio
Battaglia di Brunete. Tentando di ridurre la pressione nazionalista su Madrid, il generale Miaja ordina un'offensiva, guidata dai generali Juan Modesto e Enrique Jurado. Questi prendono Brunete, spostando il fronte di otto chilometri. Il contrattacco nazionalista, guidato dal generale José Enrique Varela annulla quasi completamente questo vantaggio.
31 novembre
Il governo repubblicano lascia Valencia per Barcellona.
15 dicembre
Inizio della battaglia di Teruel

La guerra: 1938 [modifica]

Fiat C.R.32 del XVI Gruppo Autonomo "Cucaracha" scortano un Savoia-Marchetti S.M.81 in una missione di bombardamento.

Le due parti si scontrarono sul possesso della città di Teruel durante tutto gennaio e febbraio, con i nazionalisti che infine ne presero il controllo definitivo il 22 febbraio. Il 14 aprile, i nazionalisti arrivarono al Mar Mediterraneo tagliando in due la parte di Spagna controllata dai repubblicani. Il governo cercò di trattare la pace in maggio, ma Franco chiese la resa incondizionata, e la guerra continuò a infuriare.

Il governo allora pose tutte le sue risorse in una campagna per riconnettere le due parti del suo territorio, nella Battaglia dell'Ebro, che iniziò il 24 luglio e durò fino al 26 novembre. Il fallimento dell'obiettivo determinò lo sviluppo finale della guerra. Otto giorni prima dell'anno nuovo, Franco reagì lanciando un massiccio attacco alla Catalogna.

Cronologia dettagliata: 1938 [modifica]

8 gennaio
Le truppe repubblicane, comandate dai Generali Hernández Sarabia e Leopoldo Menéndez prendono la città di Teruel, dopo la resa del colonnello Rey d'Harcourt. Le dure condizioni climatiche dell'inverno impediscono il tempestivo arrivo delle truppe inviate da Franco sotto il comando dei generali Varela e Aranda.
20 febbraio
Le truppe repubblicane sono costrette ad abbandonare Teruel e a dirigersi verso Valencia, sotto la pressione delle truppe marocchine del generale Yagüe. Fine della battaglia di Teruel.
6 marzo
Battaglia navale di Capo Palos (un incrociatore nazionalista, il Baleares viene affondato da un incrociatore repubblicano).
13 marzo
La Francia riapre le frontiere per permettere il transito di armi nella zona repubblicana.
5 aprile
Il Ministro della Difesa, il socialista Indalecio Prieto si dimette per protestare contro il livello dell'influenza sovietica sull'esercito.
15 aprile
I nazionalisti raggiungono il Mediterraneo a Vinaroz, dividendo in due la zona repubblicana.
giugno
La Francia chiude nuovamente il confine.
24 luglio
Inizio della battaglia dell'Ebro. Le forze repubblicane tentano di distogliere i nazionalisti dall'attaccare Valencia e di diminuire la pressione sulla Catalogna. In un primo momento le truppe repubblicane, comandate dal generale Modesto, ottennero un considerevole successo, ma vennero limitate dalla supremazia aerea nazionalista. I pesanti combattimenti continuarono fino a novembre.
21 settembre
Negrín, capo del governo repubblicano, in un discorso alla Società delle Nazioni, annuncia che le Brigate Internazionali verranno ritirate dalle zone di combattimento. Il ritiro inizia il 4 ottobre.
30 ottobre
I nazionalisti contrattaccano, costringendo le truppe repubblicane a ritirarsi, riattraversando l'Ebro.
2 novembre
I nazionalisti affondano la nave repubblicana SS Cantabria al largo di Norfolk, nel Mare del Nord.
18 novembre
Fine della battaglia dell'Ebro.
23 dicembre
Inizia la battaglia per Barcellona. Viene lanciato un attacco nazionalista a sei punte, con file separate che vanno dai Pirenei all'Ebro. I franchisti prendono Borjas Blancas, circondano Tarragona e raggiungono la periferia di Barcellona. Il governo repubblicano si ritira da Barcellona a Girona, anche se le sue truppe continuano a mantenere la difesa della città.

La guerra: 1939 [modifica]

I nazionalisti conquistarono la Catalogna, con una campagna tumultuosa, durante i primi due mesi del 1939. Tarragona cadde il 14 gennaio, Barcellona il 26 gennaio e Girona il 5 febbraio. Cinque giorni dopo la caduta di Girona, l'ultima resistenza in Catalogna fu spezzata.

Il 27 febbraio, i governi di Regno Unito e Francia riconobbero con riluttanza il regime franchista.

Solo Madrid e pochi altri capisaldi rimasero nelle mani delle forze governative. Il 28 marzo, Madrid cadde nelle mani dei nazionalisti. Il giorno seguente, anche Valencia, che aveva resistito sotto i cannoni dei nazionalisti per quasi due anni, si arrese. La vittoria venne proclamata il 1º aprile, quando l'ultima delle forze repubblicane comunicò la resa.

Cronologia dettagliata: 1939 [modifica]

  • 15 gennaio: La Francia, ancora una volta, permette il passaggio di armi verso la Repubblica.
  • 26 gennaio: Barcellona cade nelle mani dei nazionalisti.
  • 5 febbraio: I nazionalisti prendono Gerona, l'esercito repubblicano in Catalogna è stato virtualmente disintegrato.
  • 27 febbraio: Francia e Regno Unito riconoscono il Regime Franchista.
  • 28 febbraio: Manuel Azaña si dimette da Presidente della Repubblica.
  • 4 marzo-12 marzo: Colpo anticomunista del colonnello Segismundo Casado e di Cipriano Mera. Nelle strade di Madrid, c'è una guerra civile all'interno della guerra civile. Il Consejo de Defensa Nacional (Consiglio di Difesa Nazionale), guidato dal colonnello Casado, cerca di negoziare con Franco.
    Il governo repubblicano fugge in esilio in Francia.
  • 28 marzo: Con la virtuale disintegrazione dell'esercito repubblicano, i nazionalisti prendono Madrid.
  • 29 marzo: Cadono Cuenca e Almería
  • 30 marzo: Cadono Valencia e Alicante.
  • 31 marzo: Fine effettiva delle ostilità.
  • 1º aprile: Franco annuncia la fine della guerra.

Mezzi aerei impiegati in Spagna [modifica]

Repubblica [modifica]

  • Nieuport Ni-52 C1: caccia di fabbricazione francese, in carico all'aviazione spagnola prima del conflitto, venne inizialmente impiegato da entrambi i contendenti.
  • Hawker Fury: caccia di origine britannica, di prestazioni non brillantissime, utilizzato in limitato numero.
  • Dewoitine D 371: caccia monoplano ad ala alta, fornito "sotto banco" dai francesi, privo però dell'armamento originale, che prevedeva anche cannoncini da 20mm. Era complessivamente una buona macchina le cui potenzialità, per i limiti di armamento e per il modesto livello addestrativo dei piloti repubblicani, non poterono essere sfruttate a fondo.
  • Loire 46: altro apparecchio da caccia francese, risultato tuttavia nettamente inferiore al Fiat CR.32 italiano, per il difficile pilotaggio unito al mediocre addestramento della maggioranza dei piloti repubblicani.
  • Polikarpov I-15: il celebre Chato (corto) costituì un punto di forza per l'aviazione repubblicana, ma le sue mitragliatrici a tiro rapido risultarono poco precise e di calibro troppo piccolo per avere la meglio su grossi aerei.
  • Polikarpov I-16: il Rata (topo) costituì una sorpresa in negativo per i piloti nazionalisti. Sufficientemente veloce per intercettare tutti gli avversari, eccettuato il Me 109 tedesco. Tuttavia l'I-16 era una macchina di difficile pilotaggio, e presentava gli stessi limiti del Chato quanto all'armamento.
  • Breguet XIX: antiquato bombardiere leggero, apparteneva inizialmente sia alle file governative che a quelle nazionaliste, facendo parte della dotazione dell'Aviación Militar prebellica.
  • Potez 540: macchina poco riuscita e già superata al momento della sua comparsa, costituì tuttavia una ulteriore dimostrazione della non neutralità della Francia. Utilizzato come bombardiere medio, era facile preda per i caccia nazionalisti.
  • Tupolev SB-2: il Martin bomber, temibile bombardiere veloce, poteva essere intercettato solo dai Messerschmitt, e con qualche rischiosa acrobazia, dai Fiat. Le potenzialità del bimotore sovietico non vennero sfruttate a fondo.
  • Polikarpov R-Z: robusto ma antiquato biplano impiegato per l'attacco al suolo.

Nazionalisti [modifica]

  • Nieuport Ni-52 C1.
  • Heinkel He.51: biplano da caccia tedesco, costituì un aiuto prezioso, sebbene fosse inferiore ai pari classe di fabbricazione sovietica. Fu ampiamente utilizzato dalle squadriglie spagnole.
  • FIAT C.R.32: il caccia italiano costituì la vera ossatura dell'aviazione nazionalista, sino ad acquistare una fama quasi leggendaria. Oltre che dal numero di esemplari forniti (il più elevato in assoluto del conflitto) il biplano Fiat fu effettivamente avvantaggiato rispetto agli avversari dalle armi più affidabili e di maggiore calibro, e certamente dal miglior addestramento dei piloti. Il CR.32 rimase in servizio con l'aviazione spagnola ben oltre la fine del conflitto, benché fosse ormai largamente superato.
  • Heinkel He 112: moderno monoplano da caccia tedesco, venne sperimentato dalla Legione Condor.
  • Messerschmitt Bf 109: sperimentato nelle varianti C e D, dimostrò come una macchina molto più veloce dei suoi avversari, con qualche colpo bene aggiustato di armi pesanti, potesse risultare molto più efficace rispetto a un manovrabile ma lento biplano. I tedeschi inaugurarono e misero a punto nuove tattiche operative molto efficaci, impiegate poi con successo nel secondo conflitto mondiale.
  • FIAT G.50: al pari dell'He 112, venne sperimentato in Spagna con un limitato numero di macchine, armando una sola unità che a quanto pare non ebbe impiego operativo durante il conflitto.
  • Heinkel He 59: grosso e antiquato idrovolante, ottenne successi inaspettati e clamorosi come bombardiere.
  • Junkers Ju 52: il celebre trimotore tante Ju tuttofare, venne impiegato come bombardiere e trasporto (permise di realizzare un vero e proprio ponte aereo, il primo del genere, per trasferire le truppe di Franco dal Marocco alla Spagna). Efficientissimo in ogni occasione, risultava però troppo lento, e quindi una delle prede maggiormente ambite dalla caccia repubblicana.
  • Savoia-Marchetti S.M.81: primo aiuto di Mussolini ai nazionalisti, venne impiegato con successo per tutto il conflitto come bombardiere tattico, affiancando il più veloce e moderno S.M.79.
  • Savoia-Marchetti S.M.79: principale bombardiere fornito in aiuto ai nazionalisti, impressionò per la sua velocità e robustezza, risultando inintercettabile dalla maggioranza dei caccia repubblicani. Il Rata, che era in grado di raggiungerlo e intercettarlo, aveva spesso difficoltà ad infliggergli seri danni a causa dell'armamento troppo leggero. Le qualità di bombardiere dell'S.M.79 vennero tuttavia sopravvalutate oltre misura, cosa che risulterà chiara con la seconda guerra mondiale.
  • Dornier Do 17: uno dei primi bombardieri moderni tedeschi, nelle varianti E ed F la matita volante fu sperimentato ampiamente in Spagna, partecipando anche al famigerato attacco su Guernica.
  • Junkers Ju 86: bimotore da bombardamento e ricognizione, venne sperimentato in Spagna ma non ebbe seguito operativo con la Luftwaffe.

Rivoluzione sociale [modifica]

Nelle zone sotto controllo degli anarchici (Aragona e Catalogna), in aggiunta ai successi militari, ci fu una vasta rivoluzione sociale. Dalla metà di luglio alla fine di agosto 1936 i lavoratori e i contadini collettivizzarono i trasporti urbani e ferroviari, le industrie metallurgiche e tessili, il rifornimento d'acqua e alcuni settori del grande e piccolo commercio. Circa 20 000 imprese industriali e commerciali furono così espropriate e gestite direttamente dai collettivi dei lavoratori e dai loro sindacati con validi risultati dal punto di vista produttivo, dovuto in gran parte a nuovo atteggiamento partecipativo e solidale dei lavoratori rispetto al prodotto del proprio lavoro. Un Consiglio dell'Economia venne costituito per coordinare l'attività dei diversi settori della produzione. Nel settore agricolo la collettivizzazione fu più radicale con misure quali l'abolizione della moneta, la collettivizzazione dei beni e dei mezzi di produzione, la modifica dei limiti comunali, la creazione di organizzazioni di mutua assistenza fra collettività ricche e povere, la parificazione delle remunerazioni, la creazione di salari familiari e la messa in comune degli attrezzi e dei raccolti.

La necessità di accelerare e completare la rivoluzione rivendicata da parte della sinistra, venne avversata dai comunisti, appoggiati dall'Unione Sovietica, e dai repubblicani democratici; i primi perché contrari all'opportunità ad affrontare una rischiosa rivoluzione sociale, nella quale non avrebbero potuto assumere una posizione egemone, mentre era in atto una guerra civile contro il fascismo, i secondi perché spaventati dallo sconvolgimento economico che ne sarebbe derivato. Con il progredire della guerra, il governo e i comunisti furono in grado di fare leva sul loro accesso alle armi sovietiche per ripristinare il controllo politico, sia con la diplomazia che con la forza. Nei giorni di maggio del 1937, i contrasti all'interno del campo repubblicano esplosero in conflitto aperto quando i comunisti staliniani cercano di conquistare militarmente il controllo degli edifici pubblici di Barcellona, difesi dagli anarchici. Già precedentemente il Partito Comunista, per sconfiggere Franco, aveva sostenuto l'opportunità di un blocco sociale il più esteso possibile rinviando quindi ogni prospettiva rivoluzionaria alla fine della guerra. Inoltre la necessità dell'Unione Sovietica di rimanere l'unico punto di riferimento politico ed ideologico per i comunisti di tutto il mondo spinse Stalin ad opporsi anche militarmente alla componente anarchica e a quella trotskijsta (come il POUM, il Partito Operaio di Unificazione Marxista), dello schieramento repubblicano. Un massiccio intervento dei servizi segreti russi eliminò molti capi rivoluzionari che non erano d'accordo con la posizione di Mosca.

La tragedia dei Giorni di maggio di Barcellona fu poi narrata da George Orwell in Omaggio alla Catalogna.

Vittime [modifica]

Il numero dei caduti [modifica]

Ángel David Martín Rubio, specialista di storia spagnola, in particolare del periodo della Repubblica, della Guerra civile e del dopoguerra, ha effettuato uno studio minuzioso sull'ammontare complessivo delle vittime della Guerra civile[14].

Secondo tale studio, il numero dei caduti dell'esercito repubblicano è di 71.038 morti, di cui 57.332 di nazionalità spagnola e 13.706 di nazionalità straniera. Tra le file dei nazionalisti si sono avuti 68.551 morti, di cui 56.444 combattenti spagnoli e 12.107 stranieri. 20.646 sono morti per bombardamenti e incidenti. Inoltre, nel corso della guerra, si è avuto un numero stimato di altri 110.000 morti per le opposte repressioni, di cui circa 60.000 nelle retrovie repubblicane e circa 50.000 nelle retrovie nazionaliste. Il totale ammonta a circa 270.000 morti, su una popolazione complessiva stimata nel 1935 a 24.578.000 abitanti.

Sono conseguenti, però, alle vicende della Guerra civile, la soppressione di circa 30.000 dissidenti da parte dei nazionalisti, e altri 2.641 morti in azioni di guerrilla (di cui 339 membri delle forze dell'ordine) nell'immediato dopoguerra[15].

La Valle de los Caídos [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Valle de los Caídos.

La Valle de los Caídos ("Valle dei Caduti") è una basilica sotterranea fatta costruire tra il 1940 ed il 1958 dal governo spagnolo nella valle della Sierra de Guadarrama, per onorare tutti i morti, sia repubblicani che falangisti, caduti durante la guerra civile. Le salme di 33.872 caduti trovano sepoltura all'interno della basilica (vi si trovano anche quelle dei volontari italiani, sia fascisti che antifascisti, oltre che quella del fondatore della Falange Antonio Primo de Rivera). Con la costruzione di questo monumento, il governo spagnolo tentò di dimostrare una volontà politica di pacificazione nazionale, onorando tutti i caduti, da qualunque parte essi avessero combattuto: in contemporanea, tuttavia, continuavano le persecuzioni e le condanne a morte nei confronti degli oppositori, l'ultimo dei quali, Salvador Puig Antich, venne garrotato nel 1974.

Alcuni storici sostengono che il monumento venne costruito con il lavoro coatto dei prigionieri repubblicani,[16] altri che i prigionieri barattarono gli anni di galera a cui erano stati condannati con il lavoro per la costruzione della cattedrale, ricevendo anche un piccolo salario.[17].

Tradizionalmente, il 20 novembre, in occasione dell'anniversario della morte di Franco, veniva celebrata una messa in sua memoria. Dal 2004 tale commemorazione è stata annullata. Il 16 ottobre 2007, la Commissione costituzionale del Congresso spagnolo ha approvato un progetto di legge sulla memoria storica, che comprende un articolo sulla Valle dei Caduti. Questo articolo è passato con il sostegno di tutti i partiti politici, ed è un regolamento per depoliticizzare la valle, e renderla esclusivamente un luogo di culto.

Membri della Famiglia Reale vittime della Guerra Civile [modifica]

Anche la famiglia dell'attuale re Juan Carlos I di Spagna, ha avuto i suoi caduti nel periodo della Guerra civile:

  • donna Elena Maria de Borbon y de la Torre, figlia di don Francisco de Borbon y de Castellvi, duca d'Angiò, e di donna Maria Luisa de la Torre y de Besave, assassinata il 24 settembre 1936.
  • don José Luis de Borbon y Rich, figlio di don José Maria de Borbon y de la Torre (fratello della precedente) e di donna Maria Luisa Rich y Carvajo, assassinato il 29 agosto 1936.
  • don Enrique de Borbon y de Leon, figlio del sopravisto duca d'Angiò e della seconda moglie marchesa donna Felisa de Leon y Navarro de Balboa, assassinato 29 ottobre 1936. Con lui sono uccisi suo figlio don Jaime de Borbon y de Esteban, quindicenne, e il fratello don Alonso de Borbon y de Leon, marchese di Squilache.
  • la duchessa di Sant'Elena, donna Clotilda Gallo Ruiz y Diaz de Bustamente, moglie di don Alberto I de Borbon y de Castellvi, duca di Sant'Elena, assassinata il 18 dicembre 1936.

Esiliati [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce La Retirada.

Oltre alle numerose vittime, la vittoria franchista ha determinato un imponente fenomeno di emigrazione di massa degli aderenti alla Repubblica e/o ex-combattenti nelle file repubblicane. Tuttavia, tale fenomeno, stimato in circa 500.000 fuorusciti, in molti casi ebbe carattere di evacuazione temporanea. Detratti i ritorni, il saldo finale di circa 200.000 esiliati è comunemente accettato dagli autori che si sono specificamente occupati del fenomeno in questione[18][19].

Personaggi [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Personaggi della guerra civile spagnola.

Personaggi identificati con i repubblicani [modifica]

Personaggi identificati con i nazionalisti [modifica]

Martiri della guerra civile spagnola

I martiri della guerra civile spagnola sono i religiosi e i laici cattolici spagnoli che, durante la guerra civile spagnola (1936-1939), furono uccisi a causa della loro fede, e nei quali la Chiesa ha ritenuto di individuare gli elementi caratteristici del martirio cristiano. Alcuni sono stati canonizzati, molti beatificati, la maggior parte nel 2001 (233) e nel 2007 (498).

Indice

 [nascondi

Il contesto storico [modifica]

Il 14 aprile 1931 iniziò la seconda repubblica spagnola, con la proclamazione della Repubblica e l'esilio del re Alfonso XIII. In tale circostanza la Chiesa cattolica, con papa Pio XI, aveva invitato i cattolici alla collaborazione con il nuovo governo, nell'interesse della Spagna.

Tuttavia, appena un mese dopo la proclamazione della Repubblica, iniziò una forte ondata di anticlericalismo, con i primi atti di violenza nei confronti di religiosi e laici, a causa del malcontento verso l'appoggio dato dalla Chiesa spagnola ai ceti dominanti, in particolar modo ai latifondisti e, in seguito, al generale Franco. La violenza colpì però indiscriminatamente anche molte persone estranee alle vicende politiche.

Il maggior numero di episodi di violenza si registrarono dopo il 1936, dopo la vittoria del Fronte popolare, formato da socialisti, comunisti e antifascisti sul modello del Fronte popolare francese. Le violenze si intensificarono tra il 18 luglio 1936 e il 1º aprile 1939, dando origine a una vera e propria persecuzione religiosa, che portò alla distruzione del 70% delle chiese spagnole e all'uccisione di quasi diecimila persone, tra le quali 13 vescovi, 4.184 sacerdoti e seminaristi, 2.365 religiosi, 283 religiose e diverse migliaia di laici di entrambi i sessi, il cui numero è tuttavia impossibile precisare[1].

Le santificazioni [modifica]

Santi martiri di Turón , 9 ottobre 1934 [modifica]

I Martiri di Turón non furono uccisi, a rigore, durante la guerra civile, ma subirono il martirio nel corso di una sollevazione di sinistra contro il governo repubblicano, nella regione delle Asturie, tra il 5 e il 14 ottobre 1934.

I nove canonizzati fanno parte di un gruppo di diciannove sacerdoti, sei seminaristi, e otto frati delle scuole cristiane. Proprio questi ultimi, insieme al padre passionista Emanuele Canoura Arnau, sono stati elevati agli onori degli altari[2]. Erano stati prelevati dalla loro chiesa da una trentina di rivoluzionari nella mattina del 5 ottobre 1934 e rinchiusi in una "casa del popolo" per quasi quattro giorni. La notte del 9 ottobre furono portati al cimitero di Turòn, ove era già stata preparata per loro una grande fossa, e mitragliati a morte.

Sono stati beatificati il 19 aprile 1990 e canonizzati il 21 novembre 1999 da Giovanni Paolo II. I loro nomi sono:

San Pedro Poveda Castroverde [modifica]

Pedro Poveda Castroverde era nato a Linares, il 3 dicembre 1874. L’UNESCO ha incluso il suo nome, come umanista e pedagogo, fra le personalità illustri che hanno influito profondamente nello sviluppo della società umana e della cultura mondiale, nel campo dell’educazione e della scienza. Fu ucciso a Madrid il 28 luglio 1936, dopo aver dichiarato ai suoi assassini: “Sono un sacerdote di Cristo”.

Beatificato da Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1993; è stato proclamato santo il 4 maggio 2003, nel corso del quinto viaggio in Spagna dello stesso papa, davanti ad una folla di circa un milione di fedeli, radunati nella Plaza de Colón a Madrid.

San Giacomo Ilario (Emanuele) Barbal Cosàn [modifica]

Giacomo Ilario (Emanuele Barbal Cosàn), nato a Enviny il 2 gennaio 1898, fu arrestato nel 1936 dai miliziani della repubblica spagnola mentre camminava per la strada del suo paese di nascita. Dopo essere stato affidato a una famiglia in libertà vigilata, fu trasferito nel carcere di Lérida e poi portato davanti al comitato di Tarragona, che lo internò nella nave-carcere «Mahon». Di fronte al tribunale confermò di essere un fratello religioso delle scuole cristiane, e non un ortolano, come consigliava il suo avvocato. Condannato a morte, fu fucilato in un boschetto il 18 gennaio 1937, ma le prime due scariche di fucile lo lasciarono illeso, facendo fuggire i miliziani spaventati; fu quindi ucciso con un colpo alla tempia dal comandante del plotone di esecuzione[3].

Beatificato da Giovanni Paolo II il 29 aprile 1990, è stato canonizzato il 21 novembre 1999.

Le beatificazioni [modifica]

Le beatificazioni antecedenti al 2001 [modifica]

Tra il 1987 e il 1999, Giovanni Paolo II ha beatificato 227 martiri, in più udienze successive:

  • Maria del Pilar di San Francesco, Teresa di Gesù Bambino e Mariangela di San Giuseppe (carmelitane scalze di Guadalajara)
  • Vincenzo Díez Tejerina e 25 compagni (passionisti di Daimiel)
  • Mercedes del Sacro Cuore Prat y Prat
  • Braulio Maria Corres Diaz de Cerio, Federico Rubio Alvarez e 69 compagni religiosi Fatebenefratelli)
  • Filippo di Gesù Munárriz Azcona e 50 compagni (claretiani di Barbastro)
  • Diego Ventaja Milán, Manuel Medina Olmos, e 7 lasalliani (martiri d'Almeria)
  • Vittoria Díez y Bustos de Molina
  • Anselmo Polanco Fontecha e Filippo Ripoll Morata
  • Pietro Ruiz De Los Panos y Angel e 8 compagni (sacerdoti della Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Sacro Cuore di Gesù)
  • Dionisio Pamplona Polo e 12 compagni (religiosi scolopi)
  • Carlo Erana Guruceta, Fedele Fuidio Rodriguez e Gesù Hita Miranda (religiosi marianisti)
  • Angela di San Giuseppe e 16 compagne (suore della Congregazione della Dottrina Cristiana della Comunità di Mislata)
  • Vincenzo Vilar David
  • Florentino Asensio Barroso
  • Ceferino Giménez Malla
  • Maria Gabriella Hinojosa Naveros e 6 compagne (visitandine di Nuns)
  • Maria Sagrario di San Luigi Gonzaga Moragas Cantarero
  • Rita dell’Addolorata del Cuore di Gesù Pujalte y Sánchez e Francesca del Cuore di Gesù Aldea y Araujo
  • Vincenzo Soler Munarriz e 7 compagni (agostiniani reccolletti)

Le beatificazioni del 2001 [modifica]

L'11 marzo 2001 papa Giovanni Paolo II ha beatificato Josè Aparicio Sanz e i 232 compagni martiri di Valencia, appartenenti a 37 diverse diocesi della Spagna. Tra di loro figurano sia religiosi che laici, impegnati in diverse attività apostoliche, uomini e donne di tutte le età e appartenenti a diverse professioni e ceti sociali.

A tutti loro è stato riconosciuto il martirio in odium fidei, cioè l'uccisione per il solo fatto di professare la fede. Tutti morirono perdonando i propri carnefici e mantenendo fede al loro credo[4].

Le beatificazioni di Benedetto XVI [modifica]

Il 29 ottobre 2005, in San Pietro, Benedetto XVI ha beatificato i seguenti martiri:

  • Maria De Los Angeles Ginard Martí
  • Josep Tàpies e 6 compagni

Il 28 ottobre 2007, a Roma, il cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha beatificato, su mandato di papa Benedetto XVI, 498 martiri spagnoli, sia religiosi sia laici, appartenenti a diverse diocesi e congregazioni, uccisi "in odium fidei" durante la guerra civile spagnola.

Note [modifica]

  1. ^ Justo Fernández Alonzo, Martiri della Guerra di Spagna, voce da Bibliotheca sanctorum, Città Nuova
  2. ^ http://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_19991121_bertran-compagni_it.html
  3. ^ http://www.santiebeati.it/Detailed/90243.html
  4. ^ Scheda dal sito del Vaticano
  5. ^ [1]
  6. ^ [2]

Brigate internazionali

  « Di tutti i popoli, di tutte le razze, veniste a noi come fratelli,
figli della Spagna immortale,
e nei giorni più duri della nostra guerra,
quando la capitale della Repubblica spagnola era minacciata,
foste voi, valorosi compagni delle Brigate Internazionali,
che contribuiste a salvarla con il vostro entusiasmo combattivo,
il vostro eroismo e il vostro spirito di sacrificio.
 »
 
(Dolores Ibárruri, Discorso per lo scioglimento delle Brigate Internazionali, 1938)

Il 22 ottobre 1936, il primo ministro della repubblica spagnola Francisco Largo Caballero, autorizzò la formazione di “brigate internazionali”, costituite da gruppi di volontari stranieri, per appoggiare l'esercito repubblicano e combattere le forze nazionaliste comandate dal generale Francisco Franco nella Guerra civile spagnola. Le prime organizzazioni che, in tutto il mondo, si attivarono per reclutare volontari, furono i partiti comunisti e i sindacati dei lavoratori. La prima unità, detta “11ª Brigata mista internazionale” venne inviata a Madrid, già sotto assedio; era composta da operai, studenti, liberali, socialisti, comunisti, anarchici. Le Brigate si distinsero principalmente nella difesa di Madrid e nella battaglia di Guadalajara.

Il 21 settembre 1938 il nuovo primo ministro Juan Negrín, su pressione delle democrazie occidentali impegnate nella politica di non intervento, dispose il ritiro dal fronte di tutti i combattenti non spagnoli, stimati in 13.000 unità ad ottobre 1938. Il 29 ottobre 1938, a Barcellona, le Brigate internazionali tennero una sentita e commossa parata di addio.

Il governo provvisorio franchista di Burgos rispose rinunciando al supporto di 10.000 militari italiani inviati al suo fianco dal regime fascista (ma ne rimasero circa 38.000, oltre ai tedeschi).

Indice

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La consistenza delle Brigate [modifica]

Stendardo del Battaglione Lincoln

Il totale dei volontari intervenuti in Spagna sotto l'egida delle Brigate internazionali fu di circa 59.000 unità, ma non esistono dati precisi in merito; i diversi autori, infatti, non concordano sul numero totale degli Interbrigatisti, c'è chi parla esagerando anche di 100.000, ma la cifra più vicina può collocarsi in quella indicata da Andreu Castell (59.000). I primi contingenti delle Brigate Internazionali furono sostenuti logisticamente dal Comintern dopo non poche esitazioni da parte di Stalin[1].

I volontari giunsero da ben 53 nazioni dei cinque continenti. Circa 5.000 furono inquadrati direttamente nel regolare esercito repubblicano e ben 20.000 furono addetti a servizi sanitari, logistici ed ausiliari[2]. Al loro interno, le Brigate Internazionali erano generalmente divise in raggruppamenti nazionali. Ogni Brigata era suddivisa in battaglioni. I volontari italiani erano inquadrati nel battaglione Garibaldi (dall'aprile 1937: Brigata Garibaldi); gli americani nella brigata Abraham Lincoln [3]; i canadesi nel battaglione Mackenzie-Papineau [4]; gli irlandesi erano raggruppati nella Colonna Connolly.

I contingenti più numerosi erano costituiti da francesi (circa 9.000), tedeschi (circa 5.000), italiani (circa 4.050), statunitensi (circa 3.000), britannici (circa 2.000) e canadesi (circa 1.000). Altre centinaia provennero da numerosi stati e continenti fra cui: Belgio, Svizzera, Cuba, Jugoslavia, Albania, Ungheria, Cina, Polonia, Bulgaria, Cecoslovacchia, Irlanda, Scandinavia, Sud America, Africa e paesi arabi (circa 300 volontari di ceppo musulmano, da recenti ricerche)[senza fonte]. In rapporto al numero della popolazione del paese d'origine, il contingente più numeroso fu quello cubano, con 800 volontari.

Circa la metà dei volontari risultarono "dispersi o feriti" alla fine della guerra. Lo storico César Vidal[5] indica intorno al 30% il numero dei brigatisti morti e intorno al 50% i feriti. Tuttavia Ángel David Martín Rubio, specialista di storia spagnola, in particolare del periodo della Repubblica, della Guerra civile e del dopoguerra, ha effettuato uno studio minuzioso sull'ammontare complessivo delle vittime della Guerra civile, secondo il quale il numero dei caduti di nazionalità straniera combattenti a fianco dell'esercito repubblicano è di 13.706[6].

L'apporto dei volontari italiani [modifica]

Il battaglione Garibaldi [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Battaglione Garibaldi.

Prima delle Brigate Internazionali si erano costituite delle spontanee colonne, come la Colonna Italiana di ispirazione prevalentemente libertaria e giellista (Giustizia e Libertà) creata dagli esuli antifascisti Carlo Rosselli, Mario Angeloni (subito caduto in battaglia il 28 agosto 1936, a Monte Pelato) e Camillo Berneri o come la colonna Picelli e la Centuria Gastone Sozzi, formate da comunisti.

Nell'estate del 1936, Rosselli propose a Randolfo Pacciardi, ex-segretario del Partito Repubblicano Italiano ed esule a Lugano, l'eventuale concorso alla formazione di una legione italiana nelle brigate repubblicane spagnole. Lo scopo fondamentale, dichiarato da Carlo Rosselli stesso in Oggi in Spagna, domani in Italia, era l'abbattimento del fascismo, il cui definitivo annientamento era preso come presupposto per l'instaurazione di una società organizzata su basi più libere ed egualitarie.

Già noto come capo militare per l'audacia dimostrata combattendo nella prima guerra mondiale, Pacciardi aveva già avuto l'idea di un corpo di volontari che accorresse a dar man forte alla repubblica democratica minacciata; pensava però a una «legione italiana» assolutamente apartitica, organizzata secondo il modello dei garibaldini che nel 1897-1898 avevano combattuto in Grecia contro i turchi o di quelli accorsi in Francia nel 1914 prima dell'entrata in guerra dell'Italia[7].

Considerato 'super-partes' sia dai socialisti che dai comunisti, il 26 ottobre 1936 Pacciardi firmò a Parigi l'accordo per la formazione di una Legione antifascista italiana sotto il patronato politico dei partiti socialista, comunista e repubblicano e con il concorso delle organizzazioni aderenti al comitato italiano pro Spagna[8].

Randolfo Pacciardi

A Pacciardi fu affidato il comando del Battaglione Garibaldi, con il grado di maggiore; con la carica di "Commissario politico" gli furono affiancati i comunisti Antonio Roasio e Luigi Longo e il socialista Amedeo Azzi[9]. Il battaglione era composto da cinque compagnie . Anche la colonna Picelli e la Centuria Gastone Sozzi confluirono nel Battaglione Garibaldi [10].

Pacciardi guidò il battaglione alla difesa di Madrid, prima al Cerro de los Angeles, poi alla Puerta de Hierro e nella città universitaria. In seguito, a Pozuelo, venne promosso tenente colonnello. Fu alla testa del battaglione anche a Boadilla del Monte, Mirabueno e Majadahonda. Nella Battaglia del Jarama venne ferito a una guancia e a un orecchio. Trasferitosi a Parigi per sottoporsi alle necessarie medicazioni, Pacciardi partecipò solo alle ultime fasi della Battaglia di Guadalajara (il comando del battaglione era stato temporaneamente affidato al Vice Commissario Ilio Barontini); ripreso il comando, combatté anche sul fronte di Morata de Tajuna e Casa de Campo, nell'aprile 1937. Restò alla guida dei volontari fino al giugno del 1937, dopo che, in aprile, il Battaglione Garibaldi si era trasformato nella brigata omonima; diresse quindi i combattimenti a Huesca e Villanueva del Pardillo. In dissenso con i comunisti per la mancata realizzazione di una brigata completamente italiana e contrario all'uso della Brigata Garibaldi contro gli anarchici, Pacciardi lasciò la Spagna nell'estate del 1937 dopo aver assistito, a Barcellona, alla commemorazione di Carlo Rosselli, che era stato ucciso il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l'Orne da una formazione della destra francese filo fascista. Alla guida della brigata subentrarono cinque successivi comandanti in tredici mesi, sino allo scioglimento del 24 settembre 1938. Gli ultimi veterani della Garibaldi, Giovanni Pesce e Vincenzo Tonelli, sono deceduti nel luglio 2007 e nel luglio 2009.

Lo storico Andreu Castell segnala come nel battaglione, e poi nella Brigata Garibaldi, vi fosse la maggior tolleranza e senso di fraternità fra comunisti filo-sovietici, trotskisti e anarchici. Diversi anarchici, sciolta la Brigata italiana, infatti, non vollero entrare nel ricostituito esercito popolare e lasciarono la Spagna.

Volontari in altre formazioni [modifica]

Molti italiani che rivestivano il ruolo di alti funzionari comunisti e socialisti in esilio, svolsero un importante supporto a livello politico. Tra di essi, si ricorda in particolare il contributo dato dal segretario del PCI Palmiro Togliatti, supervisore politico per incarico affidatogli dal Comintern; di Luigi Longo, che succederà a Togliatti alla guida del PCI e che, con il nome di battaglia Gallo, è stato Commissario ispettore generale delle Brigate Internazionali, dopo aver ricoperto per breve tempo il ruolo di Commissario politico del Garibaldi. Commissario politico di divisione furono il socialista Pietro Nenni e il comunista Giuseppe Di Vittorio, nome di battaglia Mario Nicoletti; quest'ultimo fu commissario della XI e poi della XII Brigata Internazionale, ma prese anche parte attivamente ai combattimenti, risultando ferito a Guadalajara.

Altri italiani combatterono non inquadrati nel Battaglione Garibaldi ma direttamente nelle file dell'Esercito repubblicano spagnolo. Si segnalano tra di loro Francesco Fausto Nitti, già fondatore del movimento Giustizia e Libertà, che fu comandante di battaglione; Vittorio Vidali, il Comandante Carlos Contreras, fondatore del Quinto Regimiento dell'Esercito repubblicano spagnolo o Ettore Quaglierini, nome di battaglia Pablo Bono, comandante di battaglione nello stesso Quinto Regimiento. Di particolare importanza fu il ruolo di Nino Nannetti, nominato tenente colonnello dell'esercito spagnolo e comandante di battaglione durante la difesa di Madrid; a Guadalajara, fu affidato a Nannetti il comando di una divisione, composta da tre brigate e un reggimento di cavalleria. Morì il 21 luglio 1937 all'ospedale di Santander, dopo essere stato gravemente ferito nel corso di un bombardamento aereo.

Altri italiani, infine, militarono in brigate internazionali diverse dal "Garibaldi", come Riccardo Formica, capo di stato maggiore della brigata La Marseillaise, con il nome di battaglia Aldo Morandi.

Il contributo dei brigatisti ebrei [modifica]

Il fotoreporter Robert Capa

Molti furono gli ebrei che combatterono tra le file delle Brigate Internazionali. Un Battaglione fu formato completamente da ebrei per lo più comunisti: il Botvin (martire ebreo e comunista già vittima delle SS in Germania). Nel Mausoleo del Fossar de la Pedrera di Barcellona, innalzato nei pressi dell'enorme fossa comune dove i franchisti seppellirono i repubblicani fucilati dopo la guerra, una lapide omaggia gli eroi ebrei caduti tra i 7.000 ebrei volontari di tutti i paesi combattenti della Libertà in Spagna 1936-1939. Lo storico tedesco Arno Lustiger, nel libro Shalom Libertad!, stima che la loro presenza raggiungesse le 7.758 unità, vale a dire quasi il 20% dell'intero corpo volontario.[11][12].

Pur essendo difficile fare stime sicure sul numero complessivo dei volontari, alcuni storici affermano con certezza che la percentuale di ebrei in ogni contingente nazionale fu sicuramente molto superiore alla percentuale di ebrei nella popolazione del paese d'origine considerato[13]. Ebreo era, tra gli altri, uno dei più famosi corrispondenti dal fronte, il fotografo Robert Capa.

Militanti provenienti dall'arte, dalla cultura e dal giornalismo [modifica]

Nelle Brigate Internazionali militarono molti noti personaggi dell'arte, dalla cultura e dal giornalismo. In particolare si cita lo scrittore inglese George Orwell e il poeta John Cornford, nipote di Charles Darwin; il francese André Malraux, organizzatore di una squadriglia aerea di caccia, e l'artista franco-rumeno Tristan Tzara. Fra i cubani va ricordato l'intellettuale Pablo de la Torriente Brau, caduto in battaglia all'inizio del '37 a Majadahonda nelle file di una formazione spagnola (presso Madrid): lascia scritta una delle più calzanti frasi circa l'epopea internazionalista e combattente in Spagna, "Per noi, oggi, il concetto di Patria è Universale.".

Molti altri intellettuali appoggiarono le Brigate Internazionali, pur senza intervenire militarmente nella guerra civile. Fra questi ultimi: Simone Weil, Samuel Beckett, Bertolt Brecht, Pearl Buck, William Faulkner, Pablo Neruda, Stephen Spender, John Steinbeck, Virginia Woolf, Dos Passos e Ernest Hemingway, come reporter.

Inni e canti [modifica]

Le Brigate Internazionali avevano ognuna loro canti e veri e propri inni: fra i più noti "Die Thaelmann Kolonne" [14], "Jarama Valley", "Viva la Quince Brigada!", "Die Moorsoldaten", "The Red Flag" (in inglese, da non confondersi con l'italiana 'Bandiera Rossa'), "La Guardia Rossa", all'epoca inno del PCd'I. L'inno della "Garibaldi" era "Doce Brigada, Bandera de Gloria", tuttora inedito ma reperibile in incisione 'artigianale' su noti canali video web [15], il cui ritornello recita: "Somos Hermanos de España e Italia, todos luchamos con igual valor..."

L'inno generale di tutte le Brigate era in tedesco (allora la lingua più internazionale, insieme al francese): "Lied der Internationalen Brigaden", su melodia del canto dei sindacati brasiliani Himno a Carlos Prestes; di tale inno esistono versioni in spagnolo, reperibile anche in altre lingue sul web.

Le Brigate e i Battaglioni [modifica]

La stella rossa a tre punte, emblema delle Brigate
Monumento alle Brigate internazionali a Seattle (USA)
  • XIV Brigata Internazionale "La Marseillaise" [17]
    • 1o Battaglione Noves Nacions (franco-belga, italiano, austro-tedesco, olandese, danese, svizzero e polacco)
    • 2o Battaglione Domingo Germinal [18] (spagnolo)
    • 3o Battaglione Henri Barbusse (francese)
    • 4o Battaglione Pierre Brachet (franco-belga)
    • Battaglione Vaillant-Couturier (franco-belga)

La XV Brigata Internazionale fu definita l'unità militare più intellettuale della storia, dato l'elevato numero di studenti universitari.

  • 129ª Brigata Internazionale
  • 150ª Brigata Internazionale Dambrowski
  • Brigata Garibaldi (dal 1º maggio 1937) [20]
    • 1o Battaglione
    • 2o Battaglione
    • 3o Battaglione
    • 4o Battaglione

Comandanti di battaglione e di brigata [modifica]

Monumento memorial delle Brigate Internazionali
  • Hans Beimler, commissario politico del battaglione Thälmann[21]
  • Valentín González, El Campesino[22]
  • Waclaw Komar, ufficiale del Battaglione Dambrowski
  • Manfred Stern, comandante col nome di generale Kléber, comunista e russo di religione ebraica, morì in un gulag di Stalin[23]
  • Oliver Law sindacalista, leader di un movimento di emancipazione dei neri, subì numerosi arresti per la propria attività negli Stati Uniti. Caposquadra della compagnia mitraglieri nella battaglia di Jarama, per il suo comportamento valoroso ed efficiente divenne nell'aprile 1937 comandante del battaglione Lincoln ed in seguito del Washington, primo uomo di colore nella storia militare Stati Uniti a comandare formazioni a grande partecipazione di bianchi. Cadde in combattimento guidando i suoi nella battaglia di Brunete tentando la conquista di Mosquito Crest. Fra i miliziani antifascisti americani di colore occorre menzionare il caso particolare dell'infermiera Salaria Kee, soprannominata da Langston Hughes[24], addetto alla propaganda a favore dei repubblicani, "slender chocolate colored girl". Salaria Kee era stata infermiera dell'Harlem Hospital, in patria aveva partecipato alle manifestazioni contro la Guerra di Etiopia e la Croce Rossa aveva rifiutato la sua collaborazione perché di colore nell'intervento di appoggio agli alluvionati dell'Ohio.
  • Enrique Líster, ex cavapietre, comandante del Quinto Regimiento dell'Esercito repubblicano spagnolo, fra i migliori del fronte antifascista
  • André Marty (6 novembre 1886 Perpignan- 23 novembre 1956 Toulouse), dirigente del PCF fino al 1952, deputato dal 1924 al 1955 (in forma non continuativa), segretario dell'Internazionale Comunista dal 1935 al 1943.[25]
  • Juan Modesto, colonnello del Quinto Regimiento dell'Esercito repubblicano spagnolo
  • Aldo Morandi, capo di stato maggiore de La Marseillaise, nome vero: Riccardo Formica.
  • Nino Nannetti, tenente colonnello dell'esercito spagnolo, morto il 21 luglio 1937 all'ospedale di Santander, dopo essere stato gravemente ferito nel corso di un bombardamento aereo.
  • George Nathan, capo di Stato Maggiore della XV brigata e comandante in successione del battaglione marsigliese, del battaglione Lincoln, del battaglione Washington e del battaglione inglese; ferito a morte il 16 luglio 1937 nel corso della battaglia di Brunete.
  • Francesco Fausto Nitti, comandante di un reggimento della 153° Brigata Mista dell'Esercito repubblicano spagnolo
  • Randolfo Pacciardi, comandante del Battaglione Garibaldi, poi trasformato in Brigata Garibaldi (dall'Aprile 1937).
  • Ettore Quaglierini, nome di battaglia Pablo Bono, comandante di battaglione del Quinto Regimiento dell'Esercito repubblicano spagnolo
  • Karol Walter, comandante XIV brigata internazionale La Marseillaise
  • Vittorio Vidali, il Comandante Carlos Contreras, fondatore del Quinto Regimiento dell'Esercito repubblicano spagnolo
  • Máté Zalka, comandante la XII brigata internazionale; nome di battaglia: Lukacs

Le componenti politiche [modifica]

La composizione politica del totale dei miliziani antifascisti, che agirono sia nelle Brigate internazionali sia aggregati ad altre formazioni, risulta pari a circa 35.000 unità, di cui quasi il 60% 'genericamente' autodefinitisi comunisti.

Lo storico Pietro Ramella ha analizzato, tempo addietro, l'appartenenza politica degli allora stimati circa 4000 italiani secondo i dati dall'Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna,[26] ottenendo i seguenti dati (i dati sono in costante aggiornamento grazie alle costanti ricerche di storici come il valente friulano M.Puppini):

  • Anarchici: 328 (9,7%)
  • Comunisti: 1301 (38,3%)
  • Giustizia e Libertà: 39 (1,2%)
  • Repubblicani: 56 (1,6%)
  • Socialisti: 224 (6,6%)
  • Appartenenza sconosciuta: 1449 (42,6%)

Assumendo quindi che l'adesione ideologica dei volontari di cui non si conosce l'appartenenza segua la distribuzione già evidenziata per gli altri si ottengono le seguenti percentuali:

  • Anarchici: 16,9%
  • Comunisti: 66,8%
  • Giustizia e Libertà: 2,0%
  • Repubblicani: 2,8%
  • Socialisti: 11,5%

Da notare, comunque, che la superiorità organizzativa dei comunisti e delle altre fazioni politiche, che si traduceva pure in una più regolare registrazione del nome del combattente e della sua milizia politica, può portare a sottostimare le presenze anarchiche, sicuramente più rappresentate all'interno della componente di appartenenza sconosciuta. È comunque indiscutibile che i comunisti furono la formazione largamente maggioritaria. Rimangono invece dei dubbi circa le loro divisioni interne ovvero sulla distinzione fra i filo-sovietici e coloro che si opponevano alla linea di Mosca, ma in anche in questo caso si può affermare che i primi furono nettamente maggioritari.

Battaglie fondamentali [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerra civile spagnola.
Ruderi a Belchite
  • Battaglia di Madrid - XI e XII Brigata (novembre 1936)
  • Jarama - XI, XII, XIV e XV Brigata (febbraio 1937)
  • Guadalajara - XI e XII Brigata (marzo 1937)
  • Huesca XII Brigata (giugno 1937)
  • Brunete XI, XII, XIII e XV Brigata (luglio 1937)
  • Belchite XI e XV Brigata (settembre 1937)
  • Teruel XI e XV Brigata (gennaio 1938)
  • Caspe tutte le 5 Brigate (marzo 1938)
  • Aragona XI, XII e XV Brigata (aprile-luglio 1938)
  • Ebro tutte le 5 Brigate (luglio-ottobre 1938)

Dopo l'ultima grande offensiva fallita dell'Ebro, iniziava la Retirada e "si chiudeva l'epopea di quelli che erano stati l'esempio eroico della solidarietà e dell'universalità della democrazia".

La frase appena citata, anche se ha una gran valenza emotiva può indurre in un certo equivoco. Molti volontari delle Brigate Internazionali, infatti, non combattevano per la restaurazione della democrazia borghese, ma per una società più egualitaria che andasse oltre quella rappresentata dalla democrazia borghese, società ipotizzabile in tutte le varie sfumature che vanno dal liberal socialismo di Carlo Rosselli, al comunismo di Vittorio Vidali ed Andrés Nin (contrastanti fra loro ma ispirati agli ideali marxisti), al comunismo anarchico di Camillo Berneri.

È poi da sfatare la "leggenda nera" che vorrebbe le Brigate Internazionali utilizzate nella repressione anti dissidenza del maggio 1937 a Barcellona: le forze impiegate dal governo contro la CNT-FAI e il POUM furono fondamentalmente le Guardias de Asalto (controllate dal PCE) e reparti regolari repubblicani.

Più di una volta le Brigate Internazionali o loro comandanti rifiutarono compiti di polizia o di repressione del dissenso: obbiettivo loro era di combattere il nemico comune fascista.

Brigatisti italiani [modifica]

Il gruppo dei grossetani [modifica]

Un gruppo di antifascisti italiani che per vicissitudini sia nel periodo pre-fascista che durante la presa di potere del fascismo che nel prosieguo durante la vicenda della Guerra di Spagna mantennero una certa coesione ed un rigida finalità di intenti, fu il gruppo dei grossetani; per cui, nonostante i tempi difficili e le singole ideologie, magari diverse, è stato abbastanza agevole ricostruirne le vicissitudini che risultano un'interessante spaccato della vicenda di Spagna. Nel gruppo, in realtà, vi erano anche livornesi e fiorentini di nascita, ma al momento risiedenti nel grossetano.[28]. Un lavoro così esauriente su un gruppo ridotto, può esser di grande interesse storico generale anche per gli addentellati, come ad esempio il problema degli espatri in Corsica e della Legione Straniera.

 

Note [modifica]

  1. ^ L'armamento delle Brigate Internazionali fu all'inizio costituito individualmente dai fucili a ripetizione manuale tipo Mauser 1916 o 1896 su licenza spagnola, poi da una quantità difforme per calibro e qualità di fucili derivanti soprattutto dalla prima guerra mondiale, come i francesi Lebel e Berthier, gli austro-tedeschi Schmidt-Rubin, i giapponesi Arisaka, gli americani Remington P14 e P17 (validissimi e derivanti da giacenze USA rimaste in Francia dopo il 1918). Dopo la decisione stentorea di Stalin di inviare aiuti più consistenti, giunsero enormi quantitativi di fucili russi Mosin-Nagant 91/30, rozzi ma di grande robustezza, che andarono ad armare anche l'esercito repubblicano, non inquadrato negli internazionalisti. Le mitragliatrici più diffuse fra le Brigate Internazionali erano le medie russe Maxim 1910 (su rotelle e con scudo protettivo), le Maxim-Tokarev e le leggere Degtyarev 28 con caricatore a padella orizzontale e bipede. Le granate a mano erano polacche ad ananas, le Lafitte francesi, l'infinita varietà delle spagnole a frammentazione (dette Tonelete ecc.) e le bottiglie molotov anticarro autoprodotte. Le pistole erano perlopiù le diffusissime spagnole Astra 400, dette sigaro (puro); vi erano poi le nuovissime sovietiche Tokarev TT33 (rare). I mezzi pesanti d'appoggio erano essenzialmente i carri sovietici T26B (200 mezzi c.a), i migliori di tutta la guerra spagnola ma non rimpiazzati da Stalin dopo le varie perdite: tali carri (comandati dal generale sovietico Pavlov, poi scomparso nelle purghe staliniane nonostante i suoi meriti) furono decisivi sul Jarama e a Guadalajara così come i caccia sovietici Polikarpov ed i Chatos e Mosca, più agili dei velivoli italiani e tedeschi inviati da Hitler e dal duce.
  2. ^ dati ANPI
  3. ^ Tra i Lincolns vi era l'italo-americano Humberto Galliani, prima arruolato nel battaglione Garibaldi - di cui fu comandante per breve tempo prima di Randolfo Pacciardi - e poi passato, per dissensi politici, nello stato maggiore della XV Brigata
  4. ^ Dal nome del loro battaglione i canadesi erano soprannominati Mac-Paps
  5. ^ César Vidal, Las Brigadas Internacionales, Madrid, Espasa Calpe, 1999.
  6. ^ Cfr. Le vittime della Guerra Civile spagnola, articolo riportato sul sito Storia & Identità. Annali Italiani [www.identitanazionale.it]
  7. ^ Liberal. Fondazione di Alberto Indelicato, Anno II n. 14 - Ottobre-Novembre 2002
  8. ^ Randolfo Pacciardi, Il Battaglione Garibaldi. Volontari italiani nella Spagna Repubblicana, La Lanterna, Roma, 1945, pp. 41-42
  9. ^ Istituto storico grossetano della Resistenza: il Battaglione Garibaldi
  10. ^ Esiste una pubblicazione dell'A.I.C.V.A.S, il Quaderno 4, in cui è scritto: «22 ottobre 1936 viene formalmente sciolta la Centuria Gastone Sozzi (giovane comunista di Cesena ucciso nelle carceri italiane). I suoi combattenti entrano a far parte del Battaglione Garibaldi. La terza compagnia del Garibaldi prenderà il nome di Gastone Sozzi»
  11. ^ dal saggio di Pietro Ramella
  12. ^ secondo il libro Shalom Libertad! Arno Listiger ipotizza il numero di 7.758 volontari ebrei, indicati dall'austriaco Joseph Toch sulla rivista Zeitgeschichte, nel 1974, fra i quali Manfred Stern, comandante col nome di generale Kléber presente biografia su Wikipedia inglese, Máté Zalka e Waclaw Komar
  13. ^ Alberto Fernandez, Tiempo de Historia nº10, "Judios en la guerra de España"
  14. ^ DieThaelmann Kolonne
  15. ^ Cerca: 'Anthem of Garibaldi Brigade'
  16. ^ La partecipazione ebraica alla Guerra civile spagnola a cura di Luciano Tas
  17. ^ da biografia ANPI di Aldo Morandi ovvero Rino Formica
  18. ^ Domingo Germinal; anarchico morto sul fronte di Alicante. Il figlio, successivamente, tenne collegamenti con i rivoluzionari cubani di Fidel Castro nell'ottica dell'unità di lotta conto Franco e contro Fulgencio Batista da Libera Cuba
  19. ^ riorganizattore della Brigata fu Nathan George
  20. ^ Istituto storico grossetano della Resistenza: la Brigata Garibaldi
  21. ^ biografia
  22. ^ considerato fra i migliori comandanti repubblicani
      «  Pur considerando che i migliori ufficiali dell'esercito repubblicano Líster, Modesto, El Campesino erano comunisti, come pure molti comandanti di brigata e di divisione, essi non sarebbero stati certo in grado di condizionare tutto l'apparato militare  »
       
    da ANPI articolo di Pietro Ramella
  23. ^ biografia su Wikipedia inglese
  24. ^ scrittore, poeta e columnist nero (1º febbraio 1902 - 22 maggio 1967). Hughes è molto conosciuto per il suo lavoro durante il soprannominato Harlem Renaissance e la sua corposa biografia è presente su Wikipedia inglese.
  25. ^ presente su Wikipedia FR
  26. ^ Saggio di Pietro Ramella
  27. ^ molti di questi avevano un passato di militanti degli Arditi del Popolo, fra cui Armando Fedeli, Umberto Marzocchi, Ilio Barontini, Vittorio Vidali, Antonio Cieri, Guido Picelli, Francesco Leone, Aristodemo Maniera
  28. ^ vicenda e biografie dei "grossetani" (archiviato dall'url originale)
  29. ^
  30. ^ biografia da ANPI, oltre che alla Guerra di Spagna partecipa anche alla Resistenza romana nelle file del Partito d'Azione, fra i suoi libri di importanza per la ricostruzione storica sono Vita di Carlo Rosselli (1945), la Storia dei fuorusciti (1953), Gli intellettuali e la guerra di Spagna (1959),
  31. ^ Professore Ordinario, presso il Dipartimento di storia. Membro della Facoltà di Lettere e Filosofia, università' di Pisa
  32. ^ Professore ordinario, dal 1984, insegna Diritto ecclesiastico e canonico, dopo aver insegnato già in diversi atenei la stessa disciplina, preso la Facoltà di Giurisprudenza Università “Federico II”, Napoli
  33. ^ biografia Paolo Alatri
  34. ^ biografia da ANPI, il vero nome di Aldo Morandi è Riccardo Formica
  35. ^ storico ed ispanista francese, considerato una della massima autorità fra gli esperti della storia della Spagna. Una sintesi biografica è su Wikipedia Spagnola
  36. ^ "Gli ebrei nella guerra civile spagnola" di Anneliese Herskovits, la biografia inerente ad Arno Lustiger si trova su Wikipedia tedesca
  37. ^ Felix Morrow fra i maggiori dirigenti Trotsktisti americani, molto conosciuto il suo libro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione In Spagna.Militante della Lega comunista d'America, nel 1933,forma una frazione con Max Shachtman's ed è direttore di una sua rivista intitolata, Quarta Internazionale.Nel 1943 assume sue posizioni nell'organizzazione assieme a Albert GoldmanMarrxists’ Internet Archive Felix Morrow
  38. ^ Eric Gobetti, dottore di ricerca presso la Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino. Il presente libro è un'elaborazione della sua tesi di laurea, altri libri dell'autore <Dittatore per caso; Un piccolo Duce protetto dall'Italia fascista, edizioni L'Ancora del Mediterraneo,, 2001.

Battaglione Garibaldi

Il Battaglione Garibaldi era una formazione militare, costituita da volontari italiani nel 1936, per combattere le forze nazionaliste comandate dal generale Francisco Franco nella Guerra civile spagnola, a supporto dell'esercito della Repubblica di Spagna. Il 30 aprile 1937, fu elevato a rango di Brigata.

Indice

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Costituzione del battaglione Garibaldi [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Brigate internazionali.

Il 22 ottobre 1936, il primo ministro Francisco Largo Caballero, autorizzò la formazione di “brigate internazionali”, costituite da gruppi di volontari stranieri, per difendere la repubblica spagnola dalla sollevazione armata delle truppe di stanza nel Marocco spagnolo, che stavano rapidamente prendendo il controllo di gran parte del territorio. Le prime organizzazioni che, in tutto il mondo, si attivarono per reclutare volontari, furono i partiti dell' Internazionale comunista e i sindacati dei lavoratori.

Già in precedenza, peraltro, gli esuli antifascisti italiani avevano costituito delle colonne che si erano spontaneamente affiancate all'esercito repubblicano spagnolo, come la Colonna Italiana di ispirazione prevalentemente libertaria e giellista (Giustizia e Libertà) creata Carlo Rosselli, Mario Angeloni e Camillo Berneri o come la colonna di Guido Picelli e la Centuria Gastone Sozzi, formate da comunisti.

Nell'estate del 1936, Rosselli propose a Randolfo Pacciardi, ex-segretario del Partito Repubblicano Italiano ed esule a Lugano, l'eventuale concorso alla formazione di una legione italiana nelle brigate repubblicane spagnole. Lo scopo fondamentale, dichiarato da Carlo Rosselli stesso in Oggi in Spagna, domani in Italia, era l'abbattimento del fascismo, il cui definitivo annientamento era preso come presupposto per l'instaurazione di una società organizzata su basi più libere ed egualitarie.

Già noto come capo militare per l'audacia dimostrata combattendo nella prima guerra mondiale, Pacciardi aveva già avuto l'idea di un corpo di volontari che accorresse a dar man forte alla repubblica democratica minacciata; pensava però a una «legione italiana» assolutamente apartitica, organizzata secondo il modello dei garibaldini che nel 1897-1898 avevano combattuto in Grecia contro i turchi o di quelli accorsi in Francia nel 1914 prima dell'entrata in guerra dell'Italia[1].

Considerato 'super-partes' sia dai socialisti che dai comunisti, il 26 ottobre 1936 Pacciardi firmò a Parigi l'accordo per la formazione di una Legione antifascista italiana sotto il patronato politico dei partiti socialista, comunista e repubblicano e con il concorso delle organizzazioni aderenti al comitato italiano pro Spagna[2].

Il comando di Randolfo Pacciardi [modifica]

Randolfo Pacciardi

A Pacciardi fu affidato il comando del battaglione Garibaldi, con il grado di maggiore; con la carica di "Commissario politico" gli furono affiancati i comunisti Antonio Roasio e Luigi Longo e il socialista Amedeo Azzi. Il battaglione faceva parte della XII brigata internazionale insieme al battaglione franco-belga André Marty e al tedesco Thälmann. Era composto da quattro compagnie, oltre allo stato maggiore [3]: la 1a compagnia Gastone Sozzi, comandata da Luigi Luperini, ove erano confluite le truppe della preesistente centuria [4]; la 2a compagnia Fernando De Rosa, comandata da Umberto Raspi; la 3a compagnia Mario Angeloni, comandata da Erasmo Ferrari; la 4a compagnia Lauro De Bosis, comandata da Silvio Bianchi e la 5a compagnia Madrid (composta da elementi spagnoli del Battaglione Madrid e dai membri del la soppressa "colonna Picelli"), comandata da Mariano Fulmini. Le compagnie erano affiancate da un plotone d’assalto, comandato dall'ungherese Nemech e da un Gruppo Arditi, comandato da Giorgio Braccialarghe; nel dicembre 1936 il Gruppo Arditi assorbirà anche il plotone d’assalto.

Pacciardi guidò il battaglione alla difesa di Madrid, prima al Cerro de los Angeles - ove il battaglione ebbe il battesimo del sangue - poi alla Puerta de Hierro e nella città universitaria. In seguito, a Pozuelo, venne promosso tenente colonnello. Fu alla testa del battaglione anche a Boadilla del Monte, Mirabueno e Majadahonda. Nella Battaglia del Jarama venne ferito a una guancia e a un orecchio. Trasferitosi a Parigi per sottoporsi alle necessarie medicazioni, Pacciardi partecipò solo alle ultime fasi della Battaglia di Guadalajara (il comando del battaglione era stato temporaneamente affidato al Vice Commissario Ilio Barontini); ripreso il comando, combatté anche sul fronte di Morata de Tajuna e Casa de Campo, nell'aprile 1937.

La Brigata Garibaldi [modifica]

Giovanni Pesce (1918-2007)

Il 30 aprile 1937, il battaglione si costituì in brigata e le sue compagnie furono elevate al rango di battaglione: il 1° battaglione era comandato da Libero Battistelli (commissario politico Carlo Pozzi); il 2° battaglione era comandato da Albino Marvin (commissario politico Elio Cagnoni); il 3° battaglione era comandato da Carlo Penchienati (commissario politico Anilo Giorgi); il 4° battaglione, era composto e comandato da elementi spagnoli.

Pacciardi restò al comando della brigata e la guidò nei combattimenti a Huesca e Villanueva del Pardillo. In dissenso con i comunisti per la mancata realizzazione di una brigata completamente italiana e contrario all'uso della Brigata Garibaldi contro gli anarchici, Pacciardi lasciò la formazione ad agosto del 1937 e lasciò la Spagna dopo aver assistito, a Barcellona, alla commemorazione di Carlo Rosselli, che era stato ucciso il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l'Orne da una formazione della destra francese filo fascista.

Dopo l'addio di Pacciardi, al comando della brigata subentrarono cinque successivi comandanti in tredici mesi: Carlo Penchienati, Agostino Casati, Luciano Zannoni, Eloj Paradinas e Alessandro Vaia. La brigata combatterà ancora al Farlete (sul fronte di Saragozza), dal 24 al 30 agosto 1937, alle Fuentes de Ebro, dal 10 al 18 ottobre 1937, alla Sierra de Gredos, il 15-16 febbraio 1938, al fronte di Ginestra, dal 4 aprile al 2 settembre 1938, e sull'Ebro, dal 3 al 23 settembre 1938, sino allo scioglimento del 24 settembre 1938. Il 21 settembre precedente, infatti, il nuovo primo ministro spagnolo, Juan Negrín, su pressione delle democrazie occidentali impegnate nella politica di non intervento, aveva disposto il ritiro dal fronte di tutti i combattenti non spagnoli, stimati in 13.000 unità ad ottobre 1938. Il 29 ottobre 1938, a Barcellona, tutte le Brigate internazionali tennero una sentita e commossa parata di addio.

Gli ultimi veterani della Garibaldi, Giovanni Pesce e Vincenzo Tonelli, sono deceduti nel luglio 2007 e nel luglio 2009.

Lo storico Andreu Castell segnala come nel battaglione, e poi nella Brigata Garibaldi, vi fosse la maggior tolleranza e senso di fraternità fra comunisti filo-sovietici, trotskisti e anarchici. Diversi anarchici, sciolta la brigata italiana, infatti, non vollero entrare nel ricostituito esercito popolare e lasciarono la Spagna.

Militanti del battaglione Garibaldi [modifica]

Ilio Barontini (1890-1951), fu al comando del Battaglione nella Battaglia di Guadalajara
  • Vittorio Bardini, tenente della Batteria "Antonio Gramsci", internato al Vernet, poi trasferito a Ventotene
  • Ilio Barontini, comunista, sostituì brillantemente Pacciardi al comando del Battaglione Garibaldi, nella Battaglia di Guadalajara
  • Alessandro Bianconcini, musicista, sergente della 2a Compagnia
  • Giovanni Battista Canepa, ufficiale di Stato Maggiore, ferito a Guadalajara
  • Antonio Carini, tre volte ferito, internato al Vernet, dal 1941 a Ventotene
  • Giorgio Braccialarghe, repubblicano, comandante del plotone d'assalto
  • Giandante X, pseudonimo di Dante Pescò, scultore, internato al Vernet nel 1939, poi confinato ad Ustica
  • Luigi Longo, nome di battaglia Gallo, commissario politico (dal 1937 Commissario ispettore generale delle Brigate Internazionali)
  • Aristodemo Maniera, ufficiale, ferito sull'Jarama, internato al Vernet
  • Alfredo Mordini, ferito sull'Ebro, futuro comandante partigiano nella Resistenza italiana
  • Randolfo Pacciardi, repubblicano, comandante del Battaglione, poi trasformato in Brigata
  • Pietro Pajetta, comunista, caduto della Resistenza italiana
  • Giovanni Pesce, comunista, più volte ferito in combattimento
  • Guido Picelli, comandante di plotone inglobato nel "Garibaldi" il 13 dicembre 1936, caduto il 5 gennaio 1937 sul fronte di Guadalajara
  • Mario Ricci, ferito in combattimento ad Arganda, internato al Vernet, poi trasferito a Ventotene
  • Egisto Rubini, ferito nella battaglia Brunete, sarà arrestato e torturato durante la Resistenza
  • Ilario Tabarri, repubblicano, confinato a Ventotene, sarà comandante dell' 8ª Brigata Garibaldi "Romagna" durante la Resistenza
  • Mario Traverso, anarchico, capitano nel battaglione Garibaldi, due volte ferito, caduto il 16 febbraio 1938 in Estremadura
  • Giuseppe Verginella, ferito sull'Ebro, internato al Vernet, poi al Gurs
  • Asim Vokshi, kosovaro di etnia albanese ,ufficiale di stato maggiore, caduto sull'Ebro

Componenti politiche [modifica]

Lo storico Pietro Ramella ha analizzato l'appartenenza politica di un campione di circa 4000 italiani aderenti alle Brigate, secondo i dati dall'Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna,[5] ottenendo i seguenti dati (i dati sono in costante aggiornamento grazie alle costanti ricerche di storici come il valente friulano M.Puppini):

  • Anarchici: 328 (9,7%)
  • Comunisti: 1301 (38,3%)
  • Giustizia e Libertà: 39 (1,2%)
  • Repubblicani: 56 (1,6%)
  • Socialisti: 224 (6,6%)
  • Appartenenza sconosciuta: 1449 (42,6%)

Note [modifica]

  1. ^ Liberal. Fondazione di Alberto Indelicato, Anno II n. 14 - Ottobre-Novembre 2002
  2. ^ Randolfo Pacciardi, Il Battaglione Garibaldi. Volontari italiani nella Spagna Repubblicana, La Lanterna, Roma, 1945, pp. 41-42
  3. ^ Istituto storico grossetano della Resistenza: il Battaglione Garibaldi
  4. ^ Esiste una pubblicazione dell'A.I.C.V.A.S, il Quaderno 4, in cui è scritto: «22 ottobre 1936 viene formalmente sciolta la Centuria Gastone Sozzi (giovane comunista di Cesena ucciso nelle carceri italiane). I suoi combattenti entrano a far parte del Battaglione Garibaldi.
  5. ^ Saggio di Pietro Ramella