Mischling - I "mezzi" ebrei

Apparentemente il Primo Regolamento alla Legge sulla Cittadinanza si presentava senza ambiguità. Ciononostante all'atto della sua applicazione pratica i problemi sociali, amministrativi e legali si presentarono in tutta la loro drammaticità.
Ovviamente il problema non si poneva per gli ebrei puri: la loro sorte era definitivamente segnata con il marchio del futuro Olocausto. I problemi sorgevano per i Mischlinge assimilati agli ebrei puri e ai Mischlinge assimilati nel gruppo dei non ariani.


I Mischlinge di secondo grado

I Mischlinge di secondo grado (con un solo nonno ebraico) potevano uscire dalla definizione di non ariani dimostrando che il nonno "presunto ebreo" non lo era realmente.
Teniamo conto che per dimostrare di essere "ariani" occorreva presentare il proprio certificato di nascita (o di battesimo), quelli dei genitori e quelli dei nonni. È immediatamente intuibile la difficoltà di reperimento di questi documenti tenendo tra l'altro conto che sino al 1875-76 la registrazione delle nascite era affidata alle Chiese tedesche.
Ci si affidava ai cosiddetti Sippenforscher, cioè genealogisti di fiducia che compivano tutte le necessarie ricerche negli archivi. Vedere riconosciuta la propria arianità significava per un mischlinge di secondo grado riacquistare i diritti civili, uscire da quella sfera di assenza di garanzie legali nei quali la Legge sulla Cittadinanza li aveva relegati. Significava riappropriarsi integralmente dei propri diritti civili.
Una volta avviata la procedura di ricorso questo poteva essere respinto o accolto. In caso di accoglimento il Mischlinge di secondo grado diveniva a tutti gli effetti un tedesco.
Il processo decisionale era denominato Befreiung (liberazione) e poteva condurre ad una unechte Befreiung (liberazione parziale) o ad una echte Befreiung (liberazione completa).
Una "liberazione parziale" consisteva nel riconoscimento giudiziale della arianità del nonno presunto ebreo. Pur avendola ottenuta, pur essendo "diventato tedesco" l'ex Mischling rimaneva un tedesco "dimezzato". Per ottenere una "liberazione completa" nella contorta mentalità nazista il Mischling doveva dimostrare anche "meriti personali".
In altri termini con la riabilitazione giuridica rimanevano per così dire delle ombre di dubbio che avevano "sporcato" l'arianità, un comportamento "meritevole" rappresentava la dimostrazione decisiva della arianità e dissolveva al di là di qualsiasi dubbio ragionevole o irragionevole la macchia. Per ottenere una liberazione completa occorreva presentare una domanda direttamente ad Adolf Hitler al quale era demandata la decisione finale.


I Mischlinge di primo grado

Avere due nonni ebrei e, quindi, essere un Mischling di primo grado esponeva il malcapitato a difficoltà assai maggiori.
Poteva riuscire ad ottenere una "liberazione" (parziale o completa) dimostrando la non ebraicità di ambedue i nonni o, nel caso peggiore, poteva riuscire a dimostrare di avere un solo nonno ebreo e, in tal caso, poteva essere riclassificato come Mischling di secondo grado. Tuttavia anche per i Mischlinge di primo grado l'obiettivo era uscire dalla categoria dei non ariani. Questa categoria però più che a vedere riconosciuta la propria "arianità" si batteva più spesso per veder annullata la classificazione di ebraicità.
Occorre infatti tenere presente che un Mischling di primo grado era considerato ebreo puro qualora appartenesse alla religione giudaica o fosse sposato con un coniuge ebreo.
Il secondo caso è dimostrabile e lampante. Il primo poneva tutta una serie di difficoltà. Come riportato da Raul Hilberg in diversi esempi le decisioni erano particolarmente oscillanti:
"Nel 1941, il Tribunale amministrativo del Reich esaminò la richiesta di un mezzo ebreo che non era stato educato nella fede giudaica e che non era mai stato iscritto in nessuna sinagoga. Ciononostante, i giudici lo dichiararono ebreo perché era provato che, dopo il 1914, a più riprese, lui stesso si era qualificato come ebreo in diversi questionari e documenti ufficiali, senza, in seguito, avere mai fatto nulla per rettificare presso le autorità competenti l'immagine che aveva dato in quel modo di sé stesso. Il solo fatto di non essersi opposti a una presunta ebraicità, bastava dunque a giustificare una classificazione nella categoria degli Ebrei."
(Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa, p. 74).


Il livello di discriminazione dei Mischlinge


Dal punto di vista della discriminazione essere un Mischling comportava una serie di limitazioni che, rapportate al livello di discriminazione degli Ebrei puri, possono apparire relativi ma che in realtà erano pesantissime.
In base alla legge sulle eredità nessuno di loro poteva ereditare una impresa agricola; era vietato essere editore o pubblicare come autore qualsiasi libro. Conseguentemente erano esclusi dalla Camera della Cultura del Reich. Ovviamente non potevano ricoprire alcun incarico nell'Amministrazione Pubblica, nel Partito Nazionalsocialista. Pur essendo loro ammesso di appartenere all'esercito non potevano avere un grado superiore a soldato semplice (a partire dall'8 aprile 1940 però per disposizione del maresciallo Keitel vennero successivamente esonerati dal servizio attivo). Non era loro consentito di essere tutori di bambini tedeschi o mischlinge di secondo grado e per i propri figli non godevano di alcuna esenzione fiscale così diffuse nella Germania nazista.
Per contro ai Mischlinge non venne mai imposto come agli ebrei di portare la famigerata stella sugli abiti, addirittura non erano necessarie speciali autorizzazioni per i matrimoni con partner ariani. Dal punto di vista professionale era loro consentito di svolgere liberamente qualsiasi attività nel mondo degli affari.
Dal punto di vista numerico nel territorio del Reich e nell'Austria annessa i Mischlinge censiti erano 64.000 di primo grado e 43.000 di secondo grado.
All'apparenza questo dato può far ritenere che il problema venisse ritenuto secondario, viceversa esso fu sempre presente ai vertici nazisti. Sino a quando esistevano i Mischlinge la Germania non si poteva definire totalmente judenfrei.


Il destino dei Mischlinge in Germania

Sin dall'inizio della nascita del concetto di Mischlinge il Partito Nazista non aveva gradita l'esistenza di questa "terza razza". L'opinione costantemente ribadita all'interno del Partito era che i Mischlinge di primo grado dovessero essere completamente assimilati agli ebrei e condividerne la sorte. Sino al 1941 questa posizione non aveva trovato abbastanza forza per esercitare pressioni decisive ma, dopo l'invasione dell'Unione Sovietica, la decisione di avviare concretamente la "Soluzione Finale" ridiede fiato al problema dei Mischlinge.

La burocrazia ministeriale ed il Partito riaprirono il problema ufficialmente in una riunione tenutasi il 13 ottobre 1941 da un lato era presente il capo dell'Ufficio Politico per la Razza del Partito Gross, e dall'altro il Capo della Cancelleria Lammers.
Di fronte alla rigidità delle posizioni del Partito Lammers concesse una apertura: non c'era alcuna opposizione del Ministero degli Interni alla sterilizzazione di massa di tutti i mezzi ebrei. Per quanto riguardava i matrimoni misti Lammers proponeva il divieto assoluto di matrimonio tra Mischlinge. Si dovevano autorizzare soltanto i matrimoni tra Mischlinge e tedeschi in modo da diluire progressivamente la componente di sangue ebraico.
Gross ribatté che sarebbe stato più sensato fare il contrario: autorizzare solo i matrimoni tra Mischlinge. Questo avrebbe portato con il tempo alla generazione di ebrei sempre più puri che, alla fine, "sarebbero potuti soccombere ad ogni forma di sterminio".

La discussione tra Lammers e Gross era stata puramente accademica ma aveva, per così dire, saggiato le due opposte visioni sul problema: il Partito voleva lo sterminio, i burocrati una lenta estinzione naturale.
Il 20 gennaio 1942 la questione dei Mischlinge venne posta con grande forza durante la famosa Conferenza di Wannsee. La posizione del Partito venne espressa al più alto livello da Reinhard Heydrich che giunse con una serie di proposte già pronte:

1) I Mischlinge di 1° grado dovevano seguire la stessa sorte degli ebrei nell'ambito della "soluzione finale" (vale a dire l'evacuazione) a meno che:

a) fossero sposati con persone di sangue tedesco e dal matrimonio fossero nati figli.

b) fossero già stati esentati (cioè"liberati") per deliberazione del Partito o dello Stato

I Mischlinge di 1° grado esclusi dalla evacuazione dovevano essere sterilizzati su base volontaria. La sterilizzazione però, pur essendo volontaria, doveva essere considerata il requisito per poter rimanere in Germania, gli sterilizzati sarebbero stati liberati da tutte le restrizioni alle quali erano soggetti.


2) I Mischlinge di 2° grado dovevano essere sostanzialmente assimilati ai tedeschi ad eccezione di tre casi nei quali dovevano essere assimilati agli ebrei:

a) Mischlinge di 2° grado nati dal matrimonio tra due Mischlinge

b) Aspetto razziale esteriore particolarmente sfavorevole che li faceva assomigliare ad ebrei

c) Giudizi particolarmente negativi da parte di autorità politiche o di polizia comprovanti che il soggetto si sentiva ebreo e si comportava come tale.



La posizione espressa dal capo della Polizia di Sicurezza e SD Reinhard Heydrich di fatto annullava le deliberazioni del "Primo Regolamento alla Legge sulla Cittadinanza" . I burocrati non potevano accettarle ma neppure opporvisi in modo reciso. Si badi bene che la posizione dei burocrati non può essere considerata come dettata da considerazioni umanitarie. L'opposizione era più che altro dettata da considerazioni di ordine legale e amministrativo (anche se su questo punto al Processo di Norimberga contro Stuckart fu impossibile stabilire le vere motivazioni dell'opposizione).
Qualunque siano le motivazioni Stuckart si limitò a far notare che le soluzioni proposte comportavano "oneri amministrativi infiniti", propose che la sterilizzazione fosse resa obbligatoria e per quanto riguardava i matrimoni misti che fossero sciolti de iure. Di fatto non si può definire la Conferenza di Wannsee un successo per il Partito ma la questione era stata posta ai massimi livelli.

La terza riunione sul problema dei Mischlinge si svolse il 6 marzo 1942 ad un livello più basso. L'accesa discussione che ebbe luogo produsse due proposte di soluzione. La prima riprendeva l'idea della sterilizzazione di massa, la seconda (voluta dai rappresentanti del Partito) riprendeva le posizioni espresse il 20 gennaio da Reinhard Heydrich. Applicandole - sostenevano i rappresentanti del Partito - sarebbero rimasti pochissimi Mischlinge che si sarebbero potuti sterilizzare e lasciare morire in pace nel territorio del Reich. Le due proposte vennero inviate alle autorità superiori.

A questo punto Stuckart espose senza reticenze la sua posizione in una lettera del 16 marzo 1942. Stuckart ricordava che le Leggi di Norimberga avevano prodotto un risultato: l'emigrazione degli ebrei per tre quarti e dei mezzi ebrei. Gli altri mezzi ebrei, i Mischlinge di primo grado, de facto, erano integrati nella comunità tedesca, combattevano al fronte e lavoravano. Molti erano stati poi "liberati" anche per ordine diretto di Hitler pur essendo stati classificati come ebrei dalle definizioni di legge.
A questo punto una legge generale avrebbe rimesso in discussione la legge e la volontà del Führer. In secondo luogo se non si fossero coinvolti "ebrei liberati" sarebbe stato illogico coinvolgere Mischlinge di primo grado. Se ciò non era sufficiente occorreva pensare ai parenti di puro sangue tedesco: vista la grande quantità di persone coinvolte c'era da attendersi una qualche reazione popolare. Infine sottolineava come non si potesse rinunciare a "quella parte di sangue tedesco che essi portavano in sé". In sintesi Stuckart rimaneva nella sua posizione e ribadiva la soluzione della sterilizzazione e della estinzione anche se questa si sarebbe realizzata in trenta o quaranta anni.

L'intervento di Stuckart, venne seguita da una lettera di risposta del Ministro della Giustizia Schlegelberger che avanzava idee analoghe se non "più benevole". La burocrazia si era pronunciata e ciò bastò a rallentare l'iniziativa del Partito. Ma la calma durò assai poco.
Nel settembre 1942 la voce che annunciava la deportazione dei Mischlinge di primo grado dalla Germania verso l'Est era così insistente che Bernhard Losener, che era il massimo esperto di problemi giudaici del regime e vero autore della definizione degli ebrei, scrisse a Himmler. Se la sterilizzazione appariva impossibile in tempo di guerra, questa si sarebbe potuta ottenere assai facilmente dopo il conflitto. Considerato poi i Mischlinge ancora fertili e quindi bisognosi di sterilizzazione si sarebbe dovuto operare solo su 39.000 individui. Riprendendo le argomentazioni di Stuckart anche Bernhard Losener sottolineava gli interventi di liberazione di Hitler e raccomandava di porre l'intera questione nelle mani del Führer.

Per rompere questa situazione di stallo venne convocata una terza riunione il 27 ottobre 1942. La presiedette il capo dell'ufficio IV-B-4 che si occupava di questioni ebraiche Adolf Eichmann. Gli uomini dell'RSHA che insieme ad Eichmann erano intervenuti in gran numero presentarono una novità non emersa nelle precedenti riunioni: grazie agli ultimi studi medici la sterilizzazione di massa poteva essere attuata durante la guerra.
Di fronte a questo "progresso" della medicina tedesca tutti i convenuti furono d'accordo: si doveva procedere alla sterilizzazione di massa di tutti i Mischlinge di primo grado. La sterilizzazione sarebbe stata operata su base volontaria ma, chi vi si fosse opposto, non avrebbe potuto più risiedere in Germania. I Mischlinge di secondo grado dovevano a questo punto essere considerati tedeschi a tutti gli effetti pur con le limitazioni della loro categoria.

Il problema dei Mischlinge sembrava definitivamente risolto con la parziale vittoria del partito. Ma in base a quali considerazioni Eichmann aveva potuto sostenere insieme ai membri dell'RSHA che la sterilizzazione di massa era possibile?
Sin dal maggio 1941 Heinrich Himmler si stava muovendo per trovare una soluzione al problema della sterilizzazione di massa. In una riunione svoltasi a Berlino il 7 luglio 1942 aveva dato incarico al professor Karl Clauberg, di recarsi ad Auschwitz e di proseguire lì sulle prigioniere ebree i suoi studi di sterilizzazione non chirurgica. Ancora prima, il 10 marzo 1942 Himmler aveva fornito appoggio finanziario ad un certo dottor Madaus che conduceva studi sulla sterilizzazione ottenuta con la somministrazione di estratto di Caladium seguinum una pianta sudamericana che aveva dato buoni risultati sui ratti. Il professor Madaus trasferì le sue ricerche ad Auschwitz nel settembre 1942.
Quasi contemporaneamente nell'agosto 1942, Himmler dava il via alla sperimentazione ad Auschwitz di un terzo sistema alternativo per la sterilizzazione: l'uso dei raggi X. Gli studi su cavie umane vennero condotti dal dottor Horst Schumann.
Così, alla riunione del 27 ottobre 1942 il solerte Adolf Eichmann aveva potuto annunziare insieme ai suoi colleghi dell'RSHA che la sterilizzazione di massa era possibile, evidentemente con tre diverse tecniche allo studio direttamente su cavie umane Himmler era certo di un risultato positivo. Per l'eliminazione dei Mischlinge tedeschi stavano morendo orrendamente centinaia di donne e di uomini ad Auschwitz.
Nessuno dei tre sistemi di sterilizzazione diede alcun risultato pratico. Il metodo non venne trovato e i Mischlinge tedeschi scamparono alla deportazione e alla sterilizzazione.

I 150mila soldati ebrei di Hitler

Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” de- dicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).

 Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.

 Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.

Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 e questo sconvolse tutte le sue certezze.

Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.

Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, nel senso che ogni intervistato faceva i nomi di altri camerati. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il ’98!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.

Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.

Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.

Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.

L’elenco di Rigg è sconvolgente. Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o mezzi ebrei o ebrei per un quarto o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.

Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.

Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.

E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.

Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.

«Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.

Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico.


P. Squitieri


da http://www.raixevenete.net/documenti/doc378.asp