Seconda battaglia di Char'kov

 

La Seconda battaglia di Char'kov venne combattuta nel maggio del 1942 sul fronte orientale della seconda guerra mondiale tra le forze dell'Armata rossa, che avevano sferrato un potente attacco nel settore meridionale del fronte con l'obiettivo di riconquistare la grande città ucraina di Char'kov e le truppe della Wehrmacht che a loro volta stavano organizzando in quello stesso settore la loro offensiva generale d'estate (operazione Blu). Dopo alcune fasi drammatiche dall'esito alterno, le Panzer-Division tedesche passarono al contrattacco e isolarono le forze attaccanti che furono completamente accerchiate e quasi totalmente distrutte anche a causa di gravi errori di comando da parte dei dirigenti politico-militari sovietici[6].

La pesante sconfitta in questa battaglia e le gravi perdite subite indebolirono gravemente lo schieramento dell'Armata Rossa nel settore meridionale del fronte e crearono condizioni favorevoli ai tedeschi che poterono raggiungere rilevanti successi durante la successiva offensiva dell’estate 1942 in direzione del Caucaso e di Stalingrado[7].

Indice

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Premessa[modifica]

Il sostanziale fallimento dell’Operazione Tifone dell’inverno 1941 aveva assestato un duro colpo alla Wehrmacht: ormai arrivati alle porte di Mosca, le truppe tedesche furono ricacciate indietro da una potente controffensiva sovietica. Il coraggio delle unità dell’Armata rossa, unito al rigido inverno russo (cui le truppe tedesche non erano preparate) rischiò di mandare all’aria l’intero dispositivo bellico tedesco.

Nel corso dell’inverno, le truppe tedesche organizzarono una linea di difesa basata sul controllo di alcune città-chiave, che divennero dei veri e propri bastioni: nonostante i sovietici riuscissero a spingersi per chilometri attraverso le linee nemiche, il possesso di queste posizioni fortificate permise alla linea di difesa tedesca di non crollare. Il possesso di queste città-bastione costituiva un duplice vantaggio per le difese tedesche: da un punto di vista tattico, le fortificazioni costituivano uno scoglio durissimo per i sovietici; da un punto di vista strategico, la loro posizione a cavallo delle principali vie di comunicazione rendeva il possesso di queste città addirittura dominante. Controllando i nodi stradali e ferroviari, i tedeschi riuscivano ad evitare il crollo delle loro linee e un decisivo sfondamento sovietico.

Nel settore meridionale del fronte, la città di Char'kov costituiva la città-bastione attorno a cui si basava la difesa dell’Ucraina. Gli sfondamenti della IX e della LVII Armata sovietica determinarono la formazione di un profondo saliente a sud della città, nei pressi di Izium; tuttavia, come descritto precedentemente, l’organizzazione difensiva tedesca aveva permesso di contenere questo sfondamento ed evitare una capitolazione.

Verso l’offensiva sovietica[modifica]

Il successo della controffensiva dell’inverno 1941 convinse Stalin che il momento era propizio per lanciare una nuova offensiva nella primavera del 1942. Il dittatore sovietico era certo infatti che le linee tedesche fossero sul punto di crollare sotto la spinta della pressione dell’Armata rossa. Questo convincimento di Stalin si scontrò con l’ostilità e lo scetticismo dell’Alto comando sovietico e dei principali comandanti attivi sul fronte. Era loro opinione, infatti, che fosse preferibile evitare una nuova e rischiosa offensiva, preparandosi invece ad assumere un atteggiamento maggiormente difensivo, consolidando le posizioni occupate nel corso dell’inverno.

Nonostante lo scetticismo, per non dire l’ostilità, dei suoi più alti ufficiali, Stalin non volle sentire ragioni e diede ugualmente l’ordine di preparare un’offensiva limitata, che cogliesse di sorpresa i tedeschi: egli era infatti convinto che prendere per primi l’iniziativa fosse essenziale per generare ulteriore caos nelle linee nemiche, evitando così che i tedeschi potessero riorganizzarsi e sferrare un’offensiva decisiva verso Mosca.

Sul fatto che l’obiettivo finale di una nuova offensiva tedesca nel 1942 sarebbe stato Mosca, oltretutto, c’era notevole sintonia nei vertici politici e militari sovietici; così il grosso delle forze e delle riserve disponibili venne tenuto a difesa della capitale. Solo una quota minima di uomini e di mezzi fu riservata quindi a questa nuova operazione programmata da Stalin; pertanto l’eventuale successo di una manovra offensiva sovietica lontana dall’area di Mosca aveva già in partenza scarse possibilità di successo.

Alla metà di marzo il maresciallo Timošenko, al commando operativo del Teatro Sudoccidentale (che riuniva sotto la sua direzione il Fronte Sud-Ovest ed il Fronte Sud del generale Rodion Malinovskij), propose a Stalin ed alla Stavka un ambizioso piano di offensiva generale nel settore meridionale con il coinvolgimento anche del Fronte di Brjansk del generale Filipp Golikov con l'obiettivo di sconfiggere il Gruppo d'armate Sud tedesco e raggiungere la linea Gomel-Kiev-Čerkasy-Nikolaev[8].

Questo grande progetto venne ritenuto irrealizzabile da Stalin e dall'alto comando e quindi il maresciallo Timošenko presentò una nuova proposta per un attacco a tenaglia da Izjum e da Volčansk con l'obiettivo di riconquistare l'importante centro logistico di Char'kov; in caso di successo le forze sovietiche avrebbero poi potuto proseguire verso Dnipropetrovs'k e Zaporož'e. Nonostante i dubbi del maresciallo Šapošnikov e del generale Vasilevskij, Stalin, sempre desideroso di mantenere l'iniziativa delle operazioni, approvò questo piano più modesto che coinvolgeva solo il Fronte Sud-Ovest e parte del Fronte Sud; l'offensiva quindi venne stabilita per il mese di maggio[9].

L’attacco sovietico verso Char'kov[modifica]

Il Maresciallo Timoshenko, comandante delle truppe sovietiche a Char'kov

Il 12 maggio 1942 iniziò con un intenso fuoco di artiglieria l’attacco delle truppe sovietiche contro le posizioni tedesche presso Char'kov: dall’interno del saliente di Izium la LVII e la IX Armata avrebbero attaccato verso nord, mentre la VI Armata avrebbe dovuto sfondare le linee tedesche sul Donec poco sopra Char'kov. Nel piano del comando sovietico, dunque, queste due ali avrebbero dovuto stringere la città (difesa dalla VI Armata tedesca) in una classica manovra a tenaglia, come quelle condotte con successo dalla Wehrmacht nel 1941.

Nelle prime fasi dei combattimenti, le truppe sovietiche realizzarono dei limitati successi su entrambi gli estremi della tenaglia, determinando un parziale sfondamento delle linee nemiche; tale sfondamento però non giunse mai a mettere seriamente in pericolo le posizioni difensive della Wehrmacht. Per tutto il 14 maggio si protrassero violenti scontri, con l’Armata rossa che cercava di sfondare e i tedeschi che continuarono a martellare le posizioni degli attaccanti. Nella parte settentrionale del fronte, nonostante la determinazione sovietica nel condurre l’offensiva, ben presto la spinta d’attacco iniziò a declinare, soprattutto grazie al supporto aereo offerto alle divisioni tedesche dalla Luftwaffe, che conquistò la superiorità aerea nella regione di Char'kov.

Nella parte meridionale, invece, i sovietici ebbero vita relativamente più facile, incontrando una resistenza meno coriacea da parte dei tedeschi e dei loro alleati. Fu in questo settore, dunque, che i sovietici realizzarono i maggiori successi della loro offensiva, penetrando profondamente attraverso le linee nemiche. A contribuire a questo successo fu, tuttavia, anche la scelta del comando tedesco di dirigere la maggior parte delle riserve disponibili nel settore nord dell’attacco, per contenere lo sfondamento; ciò limitò truppe e mezzi a difesa di quello sud.

Per riportare sotto controllo le linee di difesa a sud di Char'kov, Hitler ordinò alla I Armata corazzata del Generale von Kleist di contrattaccare da sud, avviando così le operazioni che avrebbero portato all’accerchiamento sovietico nella sacca di Izium.

Il successo della resistenza tedesca[modifica]

Lo Stato maggiore del Gruppo d'armate Sud a colloquio con Hitler

La scarsità di riserve e mezzi a disposizione dei sovietici per questa nuova offensiva spiega solo in parte il mancato successo dello sfondamento iniziale e, in seguito, la sconfitta. È necessario considerare, infatti, che la situazione delle forze tedesche su tutto il fronte orientale (in particolare nel settore meridionale) era decisamente mutata rispetto all’inverno del 1941, sia da un punto di vista logistico che strategico.
Il duro inverno sovietico aveva segnato profondamente le unità combattenti tedesche, ma le aveva anche preparate al duro terreno di battaglia. In particolare, nel 1942 i tedeschi erano più preparati alle insidie del terreno e del clima, nonché meglio equipaggiati.

Da un punto di vista strategico, poi, la situazione della Wehrmacht nel 1942 era completamente mutata rispetto all’anno precedente e alle stesse previsioni della Stavka. Il baricentro del dispositivo bellico tedesco, infatti, si era spostato a sud, in base alle nuove direttive di Hitler. Contrariamente al parere dei suoi più alti ufficiali il Fuhrer aveva individuato nella conquista di Stalingrado e del petrolio del Caucaso le nuove priorità tedesche. In coerenza con questi nuovi indirizzi strategici, l’Alto comando tedesco aveva predisposto già a fine aprile un piano d’attacco per rettificare il saliente di Izium; questo piano (nome in codice Operazione Friderikus) prevedeva un attacco condotto dalla VI Armata del Generale Friedrich Paulus da lanciare entro il 18 maggio.

Per realizzare l’Operazione Friderikus e poi la più vasta operazione nel settore meridionale del fronte (Operazione Blu), la gran parte delle riserve e delle risorse tedesche affluirono nell’area di competenza del Gruppo d'armate Sud (al comando del Feldmaresciallo Fedor von Bock) e, in particolare, presso la piazzaforte di Char'kov difesa dalla VI Armata. Il complesso delle forze armate tedesche nell’area, insomma, non era semplicemente meglio armato e organizzato di prima, ma anche pronto per un rilancio dell’offensiva proprio nello stesso periodo scelto dai sovietici. Risulta dunque evidente come l’effetto sorpresa dell’attacco sovietico, così fortemente auspicato da Stalin, avesse finito per cozzare contro forze tedesche che non solo si erano già riorganizzate rispetto all’inverno precedente, ma che soprattutto stavano affilando le unghie proprio nel settore scelto dai sovietici per il loro attacco.

Il contrattacco[modifica]

Truppe motorizzate tedesche si dirigono al fronte

Il 15 e 16 maggio i sovietici cercarono di rilanciare l’offensiva nel settore nord del saliente, incontrando però sempre un’accanita resistenza da parte dei tedeschi. La mancanza di artiglieria pesante e l’inferiorità aerea influirono in modo determinante nel fare arenare questo prolungato sforzo dei sovietici, aiutando i difensori a mantenere le loro posizioni.

I tedeschi decisero così che fosse giunto il momento di abbandonare la strategia di contrattacchi locali di contenimento e di lanciare, invece, quell’offensiva globale che avevano programmato sin dal mese precedente. Il 17 maggio la I Armata corazzata di Paul von Kleist avviò con successo la controffensiva nel settore meridionale del saliente, per distruggere le teste di ponte sovietiche: grazie anche al supporto aereo, le unità della I Armata corazzata sfondarono le linee sovietiche, penetrando per più di dieci chilometri nel solo primo giorno d’attacco.

La situazione per le truppe sovietiche stava iniziando a peggiorare in modo irreparabile; la Stavka e Vasilevsky (sostituto del Capo di Stato Maggiore Generale Boris Michajlovič Šapošnikov), in particolare, fecero ripetute pressioni in favore di una tempestiva interruzione dell'offensiva e di una ritirata delle unità dell’Armata rossa dal saliente di Izium che rischiava di trasformarsi in una trappola; ma Stalin, rassicurato da Timošenko, che non comprese in tempo il pericolo che correvano le sue forze e contava quindi di ristabilire la situazione con l'aiuto delle sue riserve, negò ripetutamente la sua autorizzazione[10].

Su ordine di von Bock, il 19 maggio il Generale Paulus lanciò la sua VI Armata all’attacco da nord, con l’obiettivo di stringere in una sacca le armate sovietiche; in pochissimo tempo la VI Armata realizzò considerevoli successi. A quel punto anche Stalin si convinse della necessità di abbandonare il saliente di Izium; ormai però era troppo tardi: le armate sovietiche furono rapidamente circondate. Nonostante i tentativi di contrattacco e di spezzare l’accerchiamento con le armi, il 28 maggio le tre armate sovietiche impegnate nell’offensiva contro Char'kov vennero totalmente distrutte dalle superiori forze tedesche.

Conclusioni[modifica]

Una colonna di prigionieri sovietici dopo la battaglia di Char'kov

La Seconda battaglia di Char'kov pose fine ai successi realizzati dall’Armata rossa dopo l’offensiva del dicembre 1941. La sconfitta tattica sovietica fu molto pesante, con perdite superiori alle 200.000 unità; una simile disfatta rischiò di trasformarsi da tattica in strategica quando i tedeschi lanciarono la loro offensiva estiva del 1942, che li portò a un vasto sfondamento nel sud.

Le forze sovietiche nel settore meridionale del fronte, infatti, avevano già subito pesanti perdite nel corso degli scontri dell’estate del 1941; le ulteriori perdite subite nella Seconda battaglia di Char'kov minarono ulteriormente le capacità difensive sovietiche nell’area, rendendone ancora più vulnerabili le linee. A tale proposito, il Generale Günther Blumentritt, all’epoca Sottocapo di Stato maggiore dell’Esercito, fece notare che “l’offensiva logorò molte forze che altrimenti sarebbero potuto essere impegnate per contrastare la nostra offensiva[11].

Molti autori hanno indicato tra i motivi di questa sconfitta la sottovalutazione da parte della Stavka e di Stalin della forza della Wehrmacht dopo il fallimento dell’Operazione Tifone; lo stesso Maresciallo Georgy Zhukov nelle sue memorie[12] ammise che tale sottovalutazione costituì la causa principale della sconfitta sovietica. La decisione di Stalin di non concentrare sostanziali riserve strategiche nel settore meridionale del fronte, oltretutto, portò al duplice risultato di indebolire qualsiasi spinta offensiva e, parallelamente, di scoprire i fianchi verso la controffensiva tedesca.

D'altronde deve anche essere notato come questa vittoria convinse ancora di più Hitler della debolezza delle difese sovietiche a sud, spingendolo a considerare realizzabile una manovra di vasto raggio seppur con forze limitate. Iniziava così l’Operazione Blu.

 

Fonte:wikipedia