Operazione Torch

 

Operazione Torch (Torcia) era il nome in codice Anglo-Americano per lo sbarco in Marocco e Algeria con 3 corpi d'armata a partire dal 8 novembre 1942. Nonostante l'impreparazione e l'improvvisazione palesate dagli americani, alla loro prima esperienza in operazioni di questo tipo, in seguito a questa operazione e al ricongiungimento delle forze sbarcate con l' VIII° Armata Britannica, le truppe italo-tedesche furono cacciate dall'Africa. Questo non impedì alle truppe alleate di subire alcune cocenti sconfitte tattiche, nonostante la immensa superiorità in uomini e mezzi, come quella del passo di Kasserine, in Tunisia.

Indice

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[modifica] Lo sbarco

L'obiettivo di aprire un secondo fronte alle spalle delle forze delle Potenze dell'Asse in nord Africa non poteva essere raggiunto senza passare per i territori coloniali della Francia, in quel momento sotto il governo collaborazionista del maresciallo Philippe Pétain di Vichy. Pertanto le forze alleate dovevano neutralizzare le forze francesi in Marocco e Algeria senza spargere troppo sangue francese, anche per non rendere più debole la posizione delle forze della Francia Libera. Si cercò quindi di assicurarsi la collaborazione delle autorità locali per far sì che lo sbarco non fosse contrastato. Il comandante francese che avrebbe dovuto contrastare lo sbarco anglo-americano, François Darlan, fu assassinato il 24 dicembre ad Algeri, in circostanze riconducibili a questi accordi segreti. Il piano prevedeva tre sbarchi: uno a Casablanca, in Marocco, uno ad Algeri e l'ultimo a Orano, in Algeria, da parte di forze miste anglo-americane.

Lo sbarco in Marocco fu affidato al generale americano George Patton, che divise le sue forze in tre parti: il fianco sinistro, a nord, doveva sbarcare a Port Lyautey, mentre il centro avrebbe preso terra a Fedala 18 km a nord di Casablanca, per ricongiungersi con le forze che costituivano il fianco meridionale della forza da sbarco, sbarcate frattanto a Safi, più a sud. L'8 novembre 1942 le forze americane misero piede in Marocco, e a Port Lyautey iniziarono subito i problemi: i mezzi da sbarco furono investiti dal fuoco delle postazioni di mitragliatrici francesi sulla spiaggia, ma le truppe statunitensi riuscirono ad aver ragione di questa opposizione e a conquistare una testa di ponte. Ma non era finita qui; anche l'aviazione transalpina fece la sua parte, con continui mitragliamenti alle inermi truppe americane prive di armi contraeree (che dovevano ancora essere sbarcate).

Intanto a sud, il corpo centrale stava raggiungendo i pressi di Casablanca, a poca distanza dal fianco destro, ma anche qui sorse una grande difficoltà, la corazzata francese Jean Bart, ormeggiata nel porto di Casablanca e armata con potenti cannoni da 381 mm, aprì il fuoco sulle imbarcazioni americane, e prontamente le rispose la corazzata statunitense USS Massachussets. Anche le forze di terra al servizio di Vichy non fecero attendere la loro reazione, che fu tuttavia piuttosto blanda ed inefficace. Una volta che la Jean Bart fu messa a tacere, le truppe americane poterono finalmente prendere terra e iniziare la loro marcia di avvicinamento a Casablanca.

A Safi, nel frattempo, le forze americane erano sbarcate, ma dovettero subire un contrattacco da parte di un distaccamento corazzato francese, forte di diversi carri Renault R35, a cui si opposero cinque carri leggeri M5 Stuart americani. I carri statunitensi ressero bene il colpo, ma dopo un po' cominciarono a cedere sotto la superiorità numerica francese. Ma intervenne il tiro delle unità navali ancorate presso la zona dei combattimenti, che fece a pezzi la maggior parte dei mezzi nemici e costrinse i superstiti a ritirarsi.

Ma i combattimenti più duri si ebbero ancora a Port Lyautey, dove i francesi si erano asserragliati in una kasbah portoghese, una fortezza cinquecentesca situata in posizione strategica e facilmente difendibile dai 500 uomini che ne costituivano la guarnigione. Il primo assalto americano, eseguito da semplice fanteria, venne duramente respinto, e pertanto il comandante statunitense chiese l'invio di un obice semovente da 105 mm M7 Priest per bombardare la porta del forte e permettere alle sue truppe di entrarvi. Il semovente effettivamente arrivò, ma non poté nulla contro l'incredibile robustezza della porta che, seppur costruita nel '500 per resistere ai rudimentali cannoni dell'epoca, riusciva a non cedere neanche sotto i colpi di un moderno obice del 1942. Ancora una volta la situazione fu risolta grazie ad un bombardiere, che sganciò il suo carico sulle mura, sbrecciandole e consentendo il passaggio alle truppe americane, che poterono così conquistare l'importantissimo campo d'aviazione situato a 3 km di distanza. Superate le opposizioni, Patton fece convergere le proprie forze su Casablanca, conquistata l'11 novembre, successo condiviso con quello degli altri due sbarchi.[1]

 

[modifica] Il prosieguo

Consolidata la testa di ponte, le forze alleate si diressero ad est, ma a questo punto il feldmaresciallo Rommel, comandante delle truppe dell'Asse in Nordafrica, doveva reagire per non vedersi tagliate le linee di rifornimento; pertanto, mentre Hitler occupava la Tunisia con nuove truppe inviate dal continente e poste al comando del generale Hans-Jürgen von Arnim, il feldmaresciallo si ritirò nel ridotto del Mareth, facilmente difendibile anche con poche truppe, peraltro in maggioranza veterani dell'Afrika Korps e delle divisioni italiane superstiti dalla battaglia di El Alamein. Lì l'avanzata alleata venne contrastata efficacemente, anche con alcune vittorie contro le forze americane avanzanti, la cui inesperienza venne duramente messa in risalto nelle battaglie di Sidi Bou Zid e di Kasserine, ma infine la pressione alleata non poté essere più contrastata, e la sacca si restrinse sempre di più. Rommel fu richiamato infine in Germania da Hitler in persona, e sostituito al comando dal generale Hans-Jürgen von Arnim, fino alla resa finale del 13 maggio 1943.

 

Fonte:wikipedia