Operazione Stella

 

Operazione Stella (Звезда, Zvezda in russo) era il nome in codice assegnato dai sovietici alla nuova offensiva sferrata a partire dal 2 febbraio 1943 nel settore del Donec (Fronte di Voronež del generale Filipp Golikov) dopo le riuscite operazioni Ostrogorzk-Rossoš e Voronež-Kastornoe. Convinti dell'imminente crollo generale del settore meridionale del fronte dell'Asse (dopo le ripetute e dure sconfitte subite dai tedeschi e dalle armate alleate a partire dal mese di novembre 1942), Stalin, lo Stavka e molti dei generali sovietici più esperti imposero, nonostante il progressivo esaurimento fisico e materiale di uomini e mezzi, il proseguimento ininterrotto dell'offensiva per sfruttare gli enormi vuoti aperti nello schieramento nemico, puntando contemporaneamente sulle importanti città di Kursk e Kharkov. Inoltre una nuova offensiva (Operazione Galoppo) sarebbe stata sferrata anche più a sud, in direzione dei ponti sul Dniepr di Zaporož'e e Dnepropetrovsk, con le forze del Fronte Sud-Ovest del generale Nikolaj Vatutin[3]. La nuova offensiva del fronte di Voronež fu inizialmente coronata da successo e, grazie allo slancio delle truppe e alla debolezza delle difese nemiche, Kursk venne liberata l'8 febbraio e Kharkov il 16 febbraio (dopo la bruciante sconfitta inflitta dalla 3ª Armata corazzata sovietica alle truppe d'élite Waffen-SS appena giunte dalla Francia).

Nonostante questi successi e l'euforia generale, tuttavia, l'Operazione Stella si sarebbe conclusa nel mese di marzo con la pesante sconfitta della Terza battaglia di Kharkov, causata dall'abile e potente controffensiva generale delle forze tedesche del feldmaresciallo von Manstein, che avrebbe rovesciato la situazione sul settore meridionale, bloccato bruscamente (con perdite sanguinose) l'avanzata sovietica, riconquistato ancora Kharkov (la città più aspramente contesa del fronte orientale) e posto le premesse per la successiva Battaglia di Kursk[4].

Indice

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Situazione strategica[modifica]

Il 2 febbraio 1943 i resti della VI Armata tedesca a Stalingrado cessavano ogni resistenza;si concludeva così la lunga e gigantesca battaglia che aveva provocato la svolta decisiva della guerra sul fronte orientale. Lo stesso giorno Stalin e lo Stavka sferravano la nuova Operazione Stella, condotta dal fronte di Voronež del generale Golikov, con obiettivo iniziale la liberazione delle grandi città di Kursk e Kharkov e, in una seconda fase, il raggiungimento della linea Rylsk-Lebedin-Poltava (Golikov e Vasilevskij avevano discusso i dettagli operativi di questa nuova offensiva direttamente con Stalin già il 21 gennaio ancor prima dell'inizio dell'attacco aggirante su Voronež[5]). Fin dal 29 gennaio anche il Fronte Sud-Ovest del generale Vatutin aveva ripresa la sua massiccia offensiva (dopo una brevissima pausa) in direzione del corso inferiore del fiume Dniepr, di cui era previsto il superamento nella regione di Zaporoze-Dnepropetrovsk. In quelle stesse giornate il Gruppo d'Armate del Don del feldmaresciallo von Manstein era sempre impegnato nel suo difficile compito di proteggere la via di fuga attraverso Rostov del Gruppo d'Armate 'A' (generale von Kleist) in lenta ritirata dal Caucaso: grazie all'abilità delle truppe e dei comandanti il risultato sarebbe stato raggiunto e i sovietici (fronte Meridionale del generale Malinovsky ) sarebbero entrati a Rostov solo il 14 febbraio[6]. Infine era già in corso la pianificazione da parte di Stalin e dei suoi generali riguardo al nuovo ed immediato impiego delle forze del fronte di Stalingrado di Rokossovskij rese disponibili dopo la fine della battaglia e la resa delle residue truppe tedesche accerchiate; facendo mostra di eccessivo ottimismo e di megalomania strategica il dittatore e lo Stavka prevedeva di impegnare queste armate veterane (circa 250.000 uomini) non per rafforzare le offensive previste a sud (Operazioni Stella e Galoppo ) ma per architettare una nuova gigantesca manovra nel settore centrale del fronte orientale(creando un nuovo fronte Centrale al comando di Rokossovskij) per puntare su Orël e anche Smolensk e costringere alla ritirata (o distruggere) l'intero Gruppo d'Armate Centro tedesco[7]. Sarebbe stato uno degli errori principali che avrebbero causato il fallimento finale dell'Operazione Stella e favorito la successiva controffensiva vittoriosa tedesca del marzo 1943.

Il generale Filipp Golikov,comandante in capo del Fronte di Voronež.

In un primo momento le carenze dei piani sovietici non divennero immediatamente evidenti; le armate russe proseguirono la loro avanzata di fronte alle deboli e disorganizzate forze tedesche schierate nel settore del Donec superiore (i resti delle armate tedesche e satelliti del Gruppo d'Armate 'B' - generale von Weichs - praticamente distrutte dalle offensive sovietiche Piccolo Saturno, Ostrogorzk-Rossoš e Voronež-Kastornoe); non interrompere le operazioni e non dare tregua al nemico (nonostante le carenze e la stanchezza delle forze sovietiche attaccanti) sembravano le scelte operative più opportune[8].

Paul Hausser,il comandante del 2ºPanzerkorps-SS.

Effettivamente le forze tedesche impegnate a improvvisare una difesa nell'enorme settore del fronte compreso tra la regione a ovest di Voronež e quella a sud di Valujki apparivano estremamente deboli e demoralizzate; esse consistevano nei resti della II Armata tedesca (decimata durante l'Offensiva Voronež-Kastornoe e sfuggita solo per miracolo ad una totale distruzione) sempre in ritirata verso Kursk e nel modesto Distaccamento Lanz (al comando del generale Hubert Lanz) costituito con i superstiti del Gruppo Kramer e con alcune deboli divisioni di fanteria tedesche (168.,320. e 298.) che tentavano di sbarrare il fiume Oskol per proteggere le vie d'accesso a Kharkov. Più a sud si batteva la 19. Panzerdivision ridotta a un pugno di carri armati e già impegnata a fronteggiare l'avanzata del fronte di Vatutin ( Operazione Galoppo iniziata il 30 gennaio)[9].

In realtà l'Alto comando tedesco, pienamente cosciente del pericolo, stava tentando di rafforzare questo precario dispositivo difensivo e quindi era previsto l'imminente arrivo della potente divisione Panzergrenadier Grossdeutschland (dirottata dal Gruppo d'Armate Centro) e soprattutto fin dal 20 gennaio era cominciato l'afflusso (in verità con difficoltà e solo a scaglioni a causa dei problemi di comunicazione e dell'inclemenza del clima invernale) della grande riserva corazzata proveniente dalla Francia: il 2º Panzerkorps Waffen-SS (al comando dell'esperto generale Paul Hausser) costituito dalle tre divisioni Panergrenadier-SS, a pieno organico e dotate di mezzi corazzati ultimo modello (tra cui alcuni contingenti di carri armati Tiger)[10].

Negli irrealistici progetti di Hitler, l'afflusso di queste potenti formazioni d'élite (già autorizzata il 30 dicembre) avrebbe dovuto servire apparentemente per organizzare un nuovo tentativo di salvataggio delle truppe tedesche accerchiate a Stalingrado, previsto per il febbraio 1943(cosiddetta 'Operazione Dietrich')[11]. La realtà operativa sul campo impose, naturalmente, un impegno ben diverso di queste formazioni ideologicamente motivate: fin dagli ultimi giorni di gennaio i vari reparti entrarono in combattimento in tutta fretta, scaglionati a gruppi, per cercare di tamponare le continue falle e i cedimenti sul precario fronte dei fiumi Oskol e Donec: un kampfgruppe della divisione SS 'Das Reich' prese posizione nella regione di Valujki in appoggio dei primi elementi della Grossdeutschland, mentre un altro kampfgruppe della SS 'Leibstandarte Adolf Hitler' si schierava sul Donec[12]. Dato che la Divisione-SS 'Totenkopf' era molto in ritardo, le due divisioni già sul posto avrebbero sprecato parte della loro potenza offensiva durante questi frettolosi impieghi difensivi.

L'offensiva sovietica[modifica]

L'offensiva del fronte di Voronež (sempre al comando del generale Filipp Golikov), iniziata il 2 febbraio 1943,venne sferrata su due direttrici strategiche contemporaneamente, sempre nell'illusione di avere di fronte un nemico ormai in disfacimento e deciso alla ritirata generale. Le armate del fianco destro (la 60a e la 38aArmata),reduci dalla vittoriosa campagna Voronež-Kastornoe, rinforzate dal 4º Corpo corazzato, avrebbero puntato su Kursk e Obojan inseguendo i resti in rotta della II Armata tedesca, mentre il raggruppamento sul fianco sinistro, imperniato sulla massa d'urto principale della 3a Armata corazzata (con il 12º e il 15º Corpo corazzato) e sulla 40a e 69a Armata, sarebbe avanzato fulmineamente oltre l'Oskol e il Donec, organizzando quindi una manovra convergente sulla grande città ucraina di Kharkov. Il 6ºCorpo di cavalleria della Guardia avrebbe coperto sulla sinistra questo raggruppamento e avrebbe mantenuto il contatto con le forze del fronte Sud-Ovest del generale Vatutin a loro volta all'offensiva verso Slavjansk e Izjum (Operazione Galoppo)[13].

Le armate sovietiche mantenevano una netta superiorità di uomini e mezzi (circa 210.000 uomini e 315 carri armati contro 70.000 tedeschi e meno di 200 carri all'inizio dell'Operazione Stella[1]), ma in realtà le forze dell'Armata Rossa erano già in parte esaurite e logorate dalle precedenti battaglie e avanzate (effettuate in inverno con neve abbondante e temperature progressivamente più rigide). Per esempio la stessa 3aArmata corazzata del generale Pavel Rybalko, punta di diamante dell'offensiva e protagonista dello spettacolare accerchiamento delle forze dell'Asse sull'Alto Don in gennaio, era scesa a 56.000 uomini e 165 carri armati[14](rispetto agli oltre 400 con cui aveva cominciato la campagna).

Nonostante questi primi segnali di logoramento, l'inizio dell'offensiva fu favorevole alle truppe sovietiche,con il morale altissimo dopo le continue vittorie, sia sul fianco destro, dove la 60aArmata dell'abile generale Ivan Cernjakovskij puntò risolutamente su Kursk, conquistandola già l'8 febbraio (dopo aver respinto la debole 4. Panzer-division appena arrivata, con pochissimi carri armati, proveniente dal Gruppo d'armate Centro); sia sul fianco sinistro. In questo settore mentre la 40aArmata avanzava su Belgorod (che liberò il 9 febbraio) e la 69a Armata procedeva verso Volčansk (contrastate dal gruppo Kramer e dai primi elementi della Grossdeutschland), i carri armati della 3aArmata corazzata,in progressione più a sud, affrontavano duramente i Kampfgruppen della 'Das Reich' e della 'Leibstandate Adolf Hitler' e raggiungevano già il 4 febbraio il Donec. In questa regione la resistenza delle truppe scelte Waffen-SS (progressivamente rafforzate con l'arrivo di nuovi reparti) fu accanita, le perdite russe divennero pesanti e le teste di ponte sul fiume a Pechengi e Chuguev respinsero i primi assalti dei russi[15].

Anche le Waffen-SS sperimentano la durezza del fronte orientale.

Fin dal 6 febbraio Hitler aveva convocato a Rastenburg i feldmarescialli von Manstein e von Kluge (comandante del Gruppo d'Armate Centro) per esaminare la situazione generale e riorganizzare lo schieramento; il Führer, molto scontento, logorato dalla recente lugubre fine della battaglia di Stalingrado, ma fiducioso su un auspicato miracolo operativo grazie all'impiego delle sue truppe Waffen-SS, decise (dopo estenuanti discussioni) lo scioglimento dell'ormai distrutto Gruppo d'Armate 'B' del generale von Weichs, l'assegnazione del Distaccamento Lanz e del 2ºPanzerkorps-SS a von Manstein; il passaggio dei resti della II Armata, in ritirata a ovest di Kursk, al feldmaresciallo von Kluge e, soprattutto, il ripiegamento dal saliente di Ržev-Vjazma (operazione Bluffe) con conseguente recupero della II Armata corazzata che sarebbe scesa a sud per collegarsi con la II Armata e bloccare qualunque minaccia su Orël o Smolensk[16]. Infine Hitler premeva per un impiego offensivo del Panzerkorps SS (del tutto impossibile data la situazione operativa sul campo di battaglia) e escludeva tassativamente, per motivi propagandistici e di economia bellica, la possibilità di abbondonare il grande centro di Kharkov (che doveva quindi essere difeso a tutti i costi)[17].

La realtà operativa avrebbe presto dissolto le miracolistiche aspettative e gli irrealizzabili piani di difesa sul posto di Hitler.

La prima liberazione di Kharkov[modifica]

Il 10 febbraio, dopo duri scontri con la 'Leibstandarte Adolf Hitler' e elementi della 'Das Reich', i carri armati della 3ª Armata corazzata del generale Rybalko riuscirono finalmente a forzare il Donec: il 15º Corpo corazzato conquistò Pečengi, mentre il 12º Corpo Corazzato si impadroniva di un'altra testa di ponte più a sud a Čuguev[18]. Queste colonne corazzate puntavano ora su Kharkov da sud-est, mentre la città era contemporaneamente minacciata anche da est (reparti della 69ª Armata) e da nord/nord-ovest (dall'avanzata della 40ª Armata del generale Kirill Moskalenko, rinforzata dal 4º Corpo corazzato, proveniente in tutta fretta da Kastornoe. La situazione tedesca, lungi dal migliorare secondo le aspettative del Führer, si stava ulteriormente aggravando. La 'Leibstandarte Adolf Hitler', dopo essere stata respinta dal Donec dai corpi corazzati della 3ª Armata corazzata, aveva ripiegato a sud di Kharkov e era anche impegnata a contenere una minaccia sulla sua sinistra portata dal 6º Corpo di cavalleria della Guardia; la 'Das Reich' e la Grossdeutschland erano a loro volta in ripiegamento, sotto la pressione sovietica, verso Kharkov e rischiavano di essere aggirate sulla loro sinistra, mal difesa dal Gruppo Raus (nuova denominazione del Gruppo Kramer) costituito solo da logore divisioni di fanteria[9].

Kharkov minacciava di trasformarsi in una nuova trappola per alcune divisioni scelte tedesche in assenza di un pronto ripiegamento a ovest della città; questo era l'intendimento sia di von Manstein (ora alla testa di tutte le forze tedesche del settore meridionale - nuovo Gruppo d'armate Sud) sia del generale Paul Hausser comandante del 2º Panzerkorps-SS: in assenza di una ritirata si rischiava, a causa della superiorità numerica sovietica e della situazione tattica, una piccola Stalingrado[19]. La volontà del Führer era del tutto diversa: anche per ragioni di prestigio le sue truppe fidatissime Waffen-SS dovevano resistere a Kharkov e anche contrattaccare in direzione sud con l'aiuto della divisione 'Totenkopf' di cui era previsto l'imminente arrivo (in realtà questa potente divisione, ritardata dal maltempo, non sarebbe arrivata in tempo utile). Di conseguenza gli ordini per il generale Hubert Lanz (comandante superiore del Panzerkorps-SS e del Gruppo Raus), furono imperativi. Lanz ritrasmise ripetutamente gli ordini di Hitler, imponendo a sua volta a Hausser di rimanere e combattere a Kharkov anche a rischio di rimanere tagliati fuori dentro la città[9]. Il 15 febbraio la situazione tedesca a Kharkov si aggravò ulteriormente: da sud-est i corpi corazzati di Rybalko respinsero dentro l'abitato la 'Das Reich'; a ovest la Grossdeutschland era messa in difficoltà dalla 69ª Armata, e soprattutto a nord-ovest si profilava la minaccia della 40ª Armata con il rischio di rimanere totalmente accerchiati[20].

Dop aver ripetutamente illustrato la situazione e richiesto l'autorizzazione a ripiegare, il 16 febbraio Hausser agì d'iniziativa e ordino l'abbandono di Kharkov e la ritirata della 'Das Reich' e della Grossdeutschland verso ovest per ricollegarsi con la 'Adolf Hitler' (che nel frattempo aveva inflitto una dura sconfitta più a sud al 6º Corpo di cavalleria della Guardia) e il Gruppo Raus. Il 16 febbraio, quindi, i reparti tedeschi evacuavano Kharkov e riuscivano miracolosamente a sfuggire alla tenaglia sovietica: nello stesso momento i carri armati del 15º Corpo corazzato (guidati dal valoroso generale Vasilij Kopcov) della 3ª Armata corazzata da sud-est e truppe della 40ª Armata da nord entravano nel centro cittadino[21]: era una nuova prestigiosa vittoria sovietica e una dolorosa sconfitta per le truppe d'élite naziste, almeno dal punto di vista propagandistico (come Stalin sottolineò subito in una celebre missiva a Churchill[22]). L'euforia si diffuse per un momento in tutte le nazioni alleate: lo stesso Roosevelt inviò il 23 febbraio un messaggio a Stalin dai toni estremamente elogiativi e ottimistici[23].

Il generale Rybalko insieme ai suoi ufficiali nel centro di Kharkov.

In realtà la provvidenziale iniziativa di Hausser aveva salvato le truppe scelte Waffen-SS appena arrivate sul fronte orientale e aveva posto le premesse operative per un consolidamento del fronte tedesco e per una eventuale offensiva; quanto a Hitler, furibondo, si affrettò a silurare Lanz, che aveva passivamente cercato di eseguire i suoi ordini (sostituito dal generale Werner Kempff), e lasciò al suo posto Hausser (anche per non sminuire il prestigio e la fama di teutonica fedeltà delle truppe scelte del nazismo)[9]. Lo smacco (cronologicamente vicino alla resa di Stalingrado del 2 febbraio e alla caduta di Kursk l'8 febbraio e di Rostov il 14 febbraio) era umiliante e sembrava segnare il crollo del fronte tedesco[24],ma la situazione stava cambiando con l'ulteriore esaurimento dei russi sempre più lontani dalle loro basi logistiche, sempre più a corto di mezzi e rifornimenti e ora pericolosamente esposti a possibili contrattacchi tedeschi[25].

Nuovi sviluppi[modifica]

La vittoria di Kharkov da parte del fronte di Voronež di Golikov e l'imprevedibile cedimento delle truppe scelte naziste (accanto alle spettacolari avanzate del fronte Sud-Ovest di Vatutin più a sud in direzione del Dniepr), in realtà avevano contribuito a consolidare ulteriormente l'ottimismo di Stalin e dei generali sovietici: la ritirata delle Waffen-SS segnalava evidentemente lo scoramento delle truppe nemiche e anche la decisione tedesca di organizzare un ripiegamento generale[26]. Compito dell'Armata Rossa diveniva quindi il proseguimento senza pause dell'avanzata e anche un suo ulteriore allargamento per trasformare la ritirata del nemico in rotta irreversibile. L'errore di Stalin dell'inverno 1941-42 così si ripeteva almeno in parte: troppo impaziente e desideroso di liberare subito i territori sovietici occupati, il dittatore (in realtà questa volta supportato anche dai suoi generali più esperti) sottovalutava le difficoltà del terreno e del clima, la stanchezza e l'indebolimento delle sue forze e anche la capacità dei soldati tedeschi di mantenere la coesione e la combattività e dei generali tedeschi di architettare manovre strategiche ad ampio respiro per ribaltare, almeno localmente, la situazione[25].

La imminente controffensiva del feldmaresciallo von Manstein (che sarebbe iniziata già il 19 febbraio) e la Terza battaglia di Kharkov avrebbero bruscamente interrotto la serie di vittorie sovietiche e inflitto perdite sanguinose a quegli stessi reparti scelti sovietici che avevano così brillantemente guidato la esaltante marcia verso ovest nel gennaio-febbraio 1943[27].

 

Fonte:wikipedia