Operazione Husky

 

L'operazione Husky (colosso) fu la prima invasione alleata del suolo italiano che durante la seconda guerra mondiale permise, con l'utilizzo di sette divisioni di fanteria (tre britanniche, tre statunitensi e una canadese) l'inizio della campagna d'Italia. L'operazione Husky costituì una delle più grandi azioni navali mai realizzate fino ad allora. Le grandi unità impegnate appartenevano alla 7ª Armata USA al comando del generale George S. Patton, e l'8ª Armata britannica al comando del generale Bernard Law Montgomery, riunite nel 15º Gruppo di Armate, sotto la responsabilità del generale inglese Harold Alexander.

La campagna ebbe inizio con lo sbarco in Sicilia (a Licata, tra Gela e Scoglitti e tra Pachino e Siracusa) delle forze alleate, tra il 9 e il 10 luglio 1943, a cui presero parte circa 160 000 uomini.

Indice

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La pianificazione dello sbarco[modifica]

L'attacco all'Italia fu deciso da americani ed inglesi durante la Conferenza di Casablanca del 14 gennaio 1943 (a tal proposito, celebre rimase la definizione dell'Italia di Winston Churchill: «L'Italia è il ventre molle dell'Asse») e la pianificazione e l'organizzazione venne affidata al generale Dwight Eisenhower.

La preparazione allo sbarco interessò una trattativa tra gli Alleati e chi realmente aveva in Sicilia una grande influenza, ovvero la mafia. Dalla relazione conclusiva della Commissione antimafia presentata alle Camere il 4 febbraio 1976: “Qualche tempo prima dello sbarco angloamericano in Sicilia numerosi elementi dell'esercito americano furono inviati nell'isola, per prendere contatti con persone determinate e per suscitare nella popolazione sentimenti favorevoli agli alleati. Una volta infatti che era stata decisa a Casablanca l'occupazione della Sicilia, il Naval Intelligence Service organizzò una apposita squadra (la Target section), incaricandola di raccogliere le necessarie informazioni ai fini dello sbarco e della “preparazione psicologica” della Sicilia. Fu così predisposta una fitta rete informativa, che stabilì preziosi collegamenti con la Sicilia, e mandò nell'isola un numero sempre maggiore di collaboratori e di informatori. Ma l'episodio certo più importante è quello che riguarda la parte avuta nella preparazione dello sbarco da Lucky Luciano, uno dei capi riconosciuti della malavita americana di origine siciliana. Si comprende agevolmente, con queste premesse, quali siano state le vie dell'infiltrazione alleata in Sicilia prima dell'occupazione. Il gangster americano, una volta accettata l'idea di collaborare con le autorità governative, dovette prendere contatto con i grandi capimafia statunitensi di origine siciliana e questi a loro volta si interessarono di mettere a punto i necessari piani operativi, per far trovare un terreno favorevole agli elementi dell'esercito americano che sarebbero sbarcati clandestinamente in Sicilia per preparare all'occupazione imminente le popolazioni locali. “Luciano” venne graziato nel 1946 “per i grandi servigi resi agli States durante la guerra”. E un fatto che quando il 10 luglio 1943 gli americani sbarcarono sulla costa sud della Sicilia, raggiunsero Palermo in soli sette giorni. Scrisse Michele Pantaleone: “...è storicamente provato che prima e durante le operazioni militari relative allo sbarco degli alleati in Sicilia, la mafia, d'accordo con il gangsterismo americano, s'adoperò per tenere sgombra la via da un mare all'altro...”. Ancora la Commissione antimafia: "la mafia rinascente trovava in questa funzione, che le veniva assegnata dagli amici di un tempo, emigrati verso i lidi fortunati degli Stati Uniti, un elemento di forza per tornare alla ribalta e per far valere al momento opportuno, come poi effettivamente avrebbe fatto, i suoi crediti verso le potenze occupanti”.

Le forze contrapposte erano sulla carta di consistenza quasi pari, dato che la Sesta Armata italiana (generale Alfredo Guzzoni) poteva contare su circa 220 000 uomini, solo 170 000 dei quali erano però combattenti. Le grandi unità italiane erano inoltre carenti sotto tutti i punti di vista (armamento e motorizzazione soprattutto), e molte erano unità costiere prive di armamento pesante. Alcune eccezioni erano costituite da un battaglione di artiglieria semovente aggregato alla Divisione Livorno, che aveva in carico un certo numero di semoventi da 90/53, in grado di mettere fuori combattimento qualunque mezzo corazzato alleato. Il contingente tedesco, forte di 30 000 uomini circa ed al comando del generale Frido von Senger und Etterlin (sostituito il 15 luglio da Hans-Valentin Hube), a differenza degli italiani era perfettamente equipaggiato ed aveva sotto il suo controllo anche la Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring", dotata di alcuni carri pesanti Tiger I.

Pantelleria si arrende[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Operazione Corkscrew e Presa di Lampedusa.

I primi segnali dell'invasione si ebbero già un mese prima (11 giugno 1943), con la presa dell'isola di Pantelleria, primo lembo di terra italiana a cadere in mano alleata, seguita dalla caduta dell'isola di Lampedusa il 13 giugno.
A Pantelleria, dopo un violentissimo bombardamento aereo, il comandante italiano chiese e ottenne da Mussolini il permesso di arrendersi, facendo credere di non avere scorte idriche. In realtà le capaci caverne dell'isola, che già ospitavano degli hangar per l'aviazione, erano in grado di offrire un riparo sicuro a tutta la popolazione civile e militare dell'isola, e le scorte idriche e alimentari erano tutt'altro che esaurite. Gli alleati fecero circa 11 000 prigionieri tra le forze italiane.

Le forze in campo[modifica]

Le forze navali[modifica]

Le forze da sbarco, precedute da uno sfortunato lancio di paracadutisti (nessuna delle unità scese nel luogo stabilito e molti parà vennero catturati; inoltre 23 dei 144 Dakota, lungo la rotta di ritorno, sorvolarono le navi alleate e vennero abbattuti perché scambiati per bombardieri dell'Asse) erano protette e scortate da una formidabile flotta combinata.

Il comando della Regia Marina, nonostante le solenni promesse, si guardò bene dal frapporre la propria flotta da battaglia, che pure era intatta, tra le coste siciliane e le forze navali alleate. La decisione fu in qualche modo giustificata dal fatto che, in assenza di adeguata copertura aerea, le corazzate e gli incrociatori italiani sarebbero salpati per una missione suicida. Tuttavia neppure i numerosi sommergibili in agguato a sud della Sicilia ottennero risultati: nel corso della campagna di Sicilia la Regia Marina perse i sommergibili Ascianghi, Bronzo, Flutto, Nereide, Argento ed Acciaio con la morte in tutto di 152 uomini, ottenendo come unica contropartita i gravi danneggiamenti degli incrociatori leggeri Cleopatra e Newfoundland e l'affondamento della motocannoniera MGB 641[1][2].

La flotta alleata contava quattro navi da battaglia (Nelson, Rodney, Warspite e Valiant, quest'ultima appena rientrata in servizio dopo l'attacco di Alessandria), più altre due di riserva ad Algeri ("Forza Z" con le corazzate Howe e King George V), le portaerei Formidable e Indomitable, gli incrociatori Orion, Newfoundland, Mauritius e Uganda, gli incrociatori contraerei Aurora, Penelope, Euryalus, Cleopatra, Sirius e Dido, e 27 cacciatorpediniere. Le forze di appoggio diretto contavano 2 monitori, l'incrociatore Dehly, 8 cacciatorpediniere, 4 cannoniere, 5 mezzi da sbarco trasformati in batterie galleggianti, e 6 mezzi da sbarco con lanciarazzi. La US Navy per parte sua schierava cinque incrociatori (USS Boise, USS Savannah, USS Philadelphia, USS Brooklyn e USS Birmingham), oltre a 25 cacciatorpediniere e a un monitore britannico. Da notare anche la presenza tra queste forze di unità appartenenti a paesi occupati, come Olanda e Grecia. Con l'appoggio di queste forze le prime truppe toccarono terra nelle prime ore del 10 luglio.

Le forze terrestri[modifica]

Nave inglese colpita da un bombardiere tedesco durante lo sbarco a Gela l'11 luglio.

Le forze dell'8ª Armata (il XXX Corpo d'armata formato dalla 1ª Divisione canadese, la 51ª Divisione e la 231ª Brigata Malta, e il XIII Corpo d'armata costituito dalla 5ª e dalla 50ª Divisione) sbarcarono nei tratti di costa compresi tra la penisola di Pachino e la piazzaforte di Siracusa-Augusta, sul versante ionico, ad eccezione della 1ª Divisione canadese che sbarcò più a sud. Due brigate, la 1ª Brigata Paracadutisti e la 1ª Brigata Aviotrasportata (su alianti), distaccate dalla 1ª Divisione Aviotrasportata britannica furono aviosbarcate dietro le linee italiane per conquistare dei punti chiave.

La 7ª Armata di Patton sbarcò dapprima tre divisioni nel tratto di costa compreso tra Licata e Gela. La 3' divisione sbarcò nella costa a ovest di Licata, località Torre di Gaffe e baia di Mollarella, 5-8 chilometri a ovest di Licata. La 1ª divisione sbarcò nei pressi di Gela e la 45ª divisione nei pressi di Scoglitti. L'82ª Divisione Aviotrasportata o paracadutisti fu invece aviosbarcata tra Gela e Scoglitti. Di fronte a queste forze c'erano le divisioni denominate costiere dell'Asse Germania Italia, in particolare la 206ª nell'estremo sud-est dell'isola, la 207ª a Licata e la 18ª Brigata costiera sulla costa di Gela. Furono queste unità, oltre alle batterie costiere, a sopportare l'urto dello sbarco americano. Il fuoco di controbatteria delle navi da guerra e l'appoggio aereo favorirono la rapida attestazione delle forze di invasione, anche se nei punti maggiormente muniti di artiglieria costiera la lotta fu piuttosto aspra. Nei numerosi tratti di costa privi di difesa le truppe alleate poterono avanzare dai punti di sbarco senza difficoltà. Tuttavia a Licata furono combattute aspre battaglie porta a porta e la città fu interamente conquistata dagli Alleati il 21 luglio 1943 e quindi fu fatta sbarcare anche la 2' divisione corazzata. Nell'entroterra erano presenti la divisione Livorno e la divisione Hermann Göring, oltre alla male armata Napoli. In riserva momentanea la 15ª Divisione Panzergrenadier tedesca, divisa in gruppi tattici, non aveva più di 60 carri. A ovest erano schierate le divisioni italiane Aosta e Assietta. Al comando delle forze dell'Asse, da Berlino fu inviato Hans-Valentin Hube.

La Sicilia si arrende[modifica]

I combattimenti[modifica]

Il generale Patton a Palermo riceve il 28 luglio 1943 il gen. Montgomery all'aeroporto

Dopo una serie di bombardamenti dalle navi e di attacchi aerei la settima armata americana alle 2,45 della notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 iniziò lo sbarco di 20 000 uomini a Licata, Baia di Mollarella. Gli altri sbarchi avvennero a Gela, dove tremila paracadutisti furono lanciati nell'entroterra, e a Scoglitti, nel ragusano. In 24 ore 160 000 uomini furono sbarcati. Tra il 10 e l'11 luglio la divisione tedesca "Hermann Goering" e quella italiana "Livorno" contrattaccarono gli americani nella piana di Gela, dove fu combattuta una terribile battaglia: i contrattacchi dei "gruppi mobili" italiani, reparti di formazione motocorazzati costituiti ciascuno da circa 1.500-2.000 uomini, una dozzina di carri o semoventi ed una batteria d'artiglieria misero in seria crisi le posizioni alleate; significativa la carica dei circa 20-30 carri Renault R-35 di preda bellica del 131º Reggimento carri, che da soli attraversarono quasi tutta la testa di ponte americana mettendo, insieme ai vigorosi contrattacchi della "Livorno" (l'unica fra le divisioni italiane parzialmente motorizzata) e della "Hermann Goering", a serissimo rischio tutto il piano d'invasione della 5a Armata USA; tutta l'operazione di sbarco fu salvata solo dall'imprevista efficacia del tiro navale, che si abbatteva inesorabile sugli italotedeschi. Anche gli assalti di un raccogliticcio ma coraggioso CCCCXXIX battaglione costiero, male armato, poco addestrato e addirittura deficiente nelle dotazioni di base (ad esempio, non tutti avevano scarpe, che si passavano a chi doveva fare i turni di guardia) furono così energici da arrestare l'impeto americano.

Sul fiume Simeto fu combattuta un’altra durissima battaglia che impegnò gli inglesi dell'VIII Armata, bloccando la loro avanzata verso Catania. Il 16 luglio gli americani arrivarono ad Agrigento. Nonostante la combattività e il valore di gran parte delle forze dell'Asse (non solo le efficienti unità tedesche)[senza fonte], la Sicilia fu occupata in soli 38 giorni quando, il 17 agosto, le truppe Alleate entrarono a Messina, dopo aver conquistato Palermo il 22 luglio e Catania il 5 agosto.

I tedeschi con un ponte di barche riuscirono a trasferire in Calabria la gran parte delle loro truppe e dei loro mezzi, a differenza degli italiani che abbandonarono molti dei loro.

Lo sbarco a Licata[modifica]

Lo sbarco a Licata avvenne la notte tra il 9 e 10 luglio 1943 mediante la 7^ Armata statunitense comandata dal Generale Pattorn che sbarcò la 3^ Divisione Fanteria (3rd Infantry Division), comandata dal Maggiore Gen. Lucian King Truscott. Lo sbarco avvenne nelle spiagge vicino Licata, poiché il Porto di Licata costituiva obiettivo strategico e quindi occupato dai militari dell'Asse (Germania nazista e Italia). Alle ore 2.45 del mattino del 10 luglio 1943 ebbero inizio le operazioni di sbarco nelle varie spiagge. La 3^ divisione sbarcò contestualmente a ovest della città di Licata, nelle spiagge di Torre di Gaffi e Mollarella e ad est di Licata nelle spiagge di Falconara e nelle spiagge della Playa. Gli Alleati sbarcati a Licata furono bombardati dall'Asse per 3 giorni e furono colpite e affondate la nave Maddox e Sentinel delle forze Alleate. Gli Alleati comunque riuscirono a sbarcare tutti gli uomini dalle navi e conquistata completamente Licata, prosseguirono verso Palma di Montechiaro e Campobello di Licata. Il faro del porto di Licata, data la notevole altezza, ha una portata di circa 21 miglia marine, e costituiva un sicuro riferimento. Il porto di Licata nei giorni successivi allo sbarco, assicurava l'arrivo dei rifornimenti. Gli alleati la mattina del 10 luglio 1943, alle ore 8 circa, avevano già messo la bandiera stelle e stiscie degli Stati Uniti d'America, a Licata, sulla montagna di Sant'Angelo. Il giorno 12 luglio gli Alleati erano nelle campagne di località S.Oliva o Sant'Oliva o San Oliva, nei pressi dell'omonima stazione ferroviaria, distante circa 7 chilometri dalla città di Licata. Nella piana di Licata gli Alleati approntarono qualche giorno dopo lo sbarco, una pista di atterraggio.

L'occupazione alleata[modifica]

A capo dell'amministrazione militare alleata della Sicilia occupata, di competenza dell'AMGOT che venne battezzata in questa occasione, fu indicato Charles Poletti.

Solamente il 3 settembre iniziò lo sbarco e quindi l'invasione alleata nella penisola italiana con l'Operazione Baytown, in concomitanza con la firma dell'armistizio. Armistizio che fu firmato a Cassibile, in provincia di Siracusa.

 

Fonte:wikipedia