Operazione Blu

 

Operazione Blu (in tedesco: Fall Blau) era il nome in codice assegnato dalla Wehrmacht tedesca alla grande offensiva estiva del 1942 sul fronte orientale. La sua denominazione originale avrebbe dovuto essere Operazione Sigfrido, come l'eroico personaggio della mitologia teutonica wagneriana, ma Hitler, dato lo scarso successo della precedente Operazione Barbarossa (anch'essa con nome mutuato dalla tradizione tedesca) preferì usare il più modesto nome di Operazione Blu[4].

Gli obiettivi politico-strategico di questa seconda offensiva estiva tedesca in Russia, limitata al solo settore meridionale dell'immenso fronte, avrebbero dovuto essere: la distruzione del raggruppamento sovietico sul fiume Donec, la conquista del Donbass, la invasione del Kuban e del Caucaso, il raggiungimento del Don e del Volga, la "neutralizzazione" (strategica e economica) dell'importante centro manifatturiero di Stalingrado. Il raggiungimento di questi grandiosi obiettivi, stabiliti in gran parte personalmente da Hitler, avrebbe permesso alla Germania di ottenere enormi risorse agricole, energetiche e petrolifere sufficienti e necessarie per continuare con successo una lunga guerra aeronavale globale contro le potenze anglosassoni. Iniziata il 28 giugno, l'Operazione Blu, nonostante grossi successi tattici e notevoli guadagni territoriali, avrebbe mancato i suoi obiettivi strategico-politico-economici fondamentali e avrebbe condotto l'Esercito tedesco (anche per le continue variazioni imposte da Hitler alla pianificazione originale) in una situazione strategica difficile e pericolosa, premessa alla successiva catastrofe invernale di Stalingrado.

Indice

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La situazione strategica[modifica]

Al 30 marzo 1942, il Diario dell'OKH calcolò le perdite totali della Wehrmacht dall'inizio dell'Operazione Barbarossa in 1.073.000 soldati, tra morti (336.000), feriti e dispersi/prigionieri, ovvero quasi un terzo del totale dell'Esercito tedesco impegnato all'Est il 22 giugno 1941[5]. Nonostante questi enormi sacrifici (in tutte le campagne precedenti la Wehrmacht aveva subito solo 218.000 perdite complessive[6]) i risultati ottenuti, per quanto grandiosi, non avevano portato alla attesa vittoria rapida e definitiva; l'Unione Sovietica aveva resistito (pur con perdite umane e territoriali colossali) e era passata al contrattacco durante l'inverno.

Grazie alla indubbia abilità tattica e al coraggio dei soldati e degli ufficiali tedeschi, ai metodi troppo dispendiosi e a volte sconsiderati dei sovietici (ancora piuttosto disorganizzati e a corto di risorse) ed anche alla risolutezza di Hitler e alla sua decisione di non permettere una ritirata generale allo scoperto d'inverno (che avrebbe potuto trasformasi in un catastrofe 'napoleonica'), l'esercito tedesco era riuscito comunque alla fine di marzo a contenere e fermare in tutti i settori la ostinata e sanguinosa controffensiva sovietica invernale[7].

I conquistatori in marcia verso l'Oriente.

Con l'inizio della primavera 1942 le due parti in lotta iniziarono quindi la loro pianificazione per la inevitabile ripresa delle operazioni sul gigantesco fronte orientale. La decisione fondamentale di Hitler fu, naturalmente, quella di riprendere l'offensiva per ottenere finalmente la vittoria definitiva e raggiungere gli obiettivi territoriali e strategico-economici ritenuti da lui necessari per continuare la guerra mondiale a tempo indefinito anche contro le potenze anglosassoni. Le concezioni hitleriane scaturivano da complessi calcoli geostrategici e di economia militare e minimizzavano i problemi puramente tattici e operativi che invece erano al centro delle attenzioni dei generali dell'OKW e dell'OKH[8].

Cosciente della ristrettezza del tempo a sua disposizione per chiudere vittoriosamente la guerra sul fronte orientale prima di un intervento massiccio e risolutivo della formidabile potenza americana, Hitler decise risolutamente di abbandonare i nuovi piani predisposti dai generali dei Quartier generali per un nuovo tentativo per conquistare Mosca e anche escluse totalmente qualsiasi opzione a favore di un mantenimento della difensiva strategica (come ipotizzato dal feldmaresciallo Gerd von Rundstedt già nell'ottobre 1941).

La sua decisione fu la più ambiziosa date le forze a sua disposizione: non più praticabile (a causa dell'indebolimento complessivo dell'Esercito tedesco) un attacco contemporaneo su tutte e tre le direttrici principali, il Fuhrer individuò nel settore meridionale l'obiettivo della nuova offensiva, con lo scopo di schiacciare le truppe sovietiche del settore e dilagare quindi verso il Don, il Volga e il Caucaso. L'ottenimento delle risorse economiche del Donbass, del Kuban, della regione di Stalingrado e dei petroli del Caucaso avrebbe risolto molte delle carenze dell'economia di guerra della Germania; erano attesi anche risultati politici importanti (possibile sollevazioni delle popolazioni musulmane caucasiche) e inoltre la pianificazione si spinse (in caso di crollo totale sovietico) fino ad ipotizzare mirabolanti operazioni dirette verso l'Iran, l'Iraq e la penisola Arabica (eventualmente anche con la collaborazione di Rommel dall'Egitto)[9].

Lo scettico generale Franz Halder, capo di SM dell'Esercito tedesco, era certamente alieno da simili fantastici piani, ma tuttavia negli ambienti dell'esercito (oltre che nell' 'entourage' di Hitler) non mancavano valutazioni ottimistiche provenienti in parte anche da un sentimento di superiorità tecnico-culturale ancora presente tra truppe e ufficiali nei confronti del nemico orientale[10]. Quanto a Hitler, egli affermò esplicitamente nelle sue direttive la convinzione di un decisivo indebolimento dell'Armata Rossa a seguito delle catastrofi estive e poi dei sanguinosi scacchi durante la controffensiva invernale e quindi la sua speranza e fiducia in un possibile crollo definitivo della resistenza nemica. Pertanto, dopo una riunione preparatoria il 28 marzo, il 5 aprile Hitler diramava la sua famosa direttiva n.41 ( Operazione Blu ) che stabiliva nel dettaglio le varie fasi operative previste per ottenere gli scopi strategici fondamentali della campagna dell'estate 1942.

Al quartier generale del Führer si decidono i piani dell'Operazione Blu.

Il 1 maggio 1942, Stalin proclamava per la prima volta pubblicamente la sua fiducia su una vittoria definitiva entro il 1942[11].;questo sbandierato ottimismo (non privo di motivazioni legate al mantenimento del morale e della fiducia nell'esercito e nella popolazione) nasceva da una serie di valutazioni certamente premature e per il momento irrealistiche.

Stalin considerava già indebolito in modo irreversibile l'Esercito tedesco (dopo gli apparenti successi tattici invernali), contava su un netto aumento della produzione bellica negli Urali e in Siberia (dopo la riuscita conclusione dei trasferimenti degli impianti industriali dalle aree invase), sull'apporto delle forniture generosamente promesse dagli Alleati occidentali e anche sull'auspicata e attesa apertura di un Secondo Fronte in Europa occidentale per colpire alle spalle la Germania e attirare una parte rilevante dell'esercito tedesco impegnato all'est[12]. In verità l'ottimismo staliniano veniva confermato solo in parte a livello di pianificazione strategico-operativa da parte dello Stavka (Alto comando sovietico).

Ben lontani da considerare fattibile una decisiva offensiva generale per liberare i territori occupati già nel 1942, i generali più avveduti (come Šapošnikov e Vasilevsky allo SM Generale) avrebbero invece preferito realisticamente l'organizzazione di un solido schieramento difensivo per logorare preventivamente il nemico tedesco; altri generali, più audaci, premevano per sferrare alcune offensive localizzate su direttrici importanti per scompagginare i preparativi tedeschi e impedire una loro offensiva estiva. In particolare il generale Žukov caldeggiava una ripresa dell'attacco sulla direttrice di Mosca per schiacciare il raggruppamento tedesco di Ržev-Vjazma; mentre il maresciallo Timošenko ipotizzava una grandiosa offensiva nel settore meridionale per ritornare a Kharkov, Nikolaev e Gomel.

Stalin esitò, dubbioso sulle possibilità offensive del suo esercito ma ugualmente incerto sulla capacità dell'Armata Rossa di sostenere con ordine una prolungata battaglia difensiva contro la Wehrmacht[13]. La decisione staliniana finale fu particolarmente infelice: escluse impossibili offensive generali ma rifiutò anche il progetto di Šapošnikov di difensiva strategica; impose invece una serie di numerosi attacchi limitati di disturbo per intralciare i tedeschi e guadagnare tempo[14].

Le conseguenze di questa decisione sarebbero state particolarmente drammatiche per i sovietici: le varie offensive limitate si conclusero in clamorose sconfitte (battaglia del fiume Volkhov, Seconda battaglia di Kharkov, battaglia di Crimea) e inoltre logorarono le armate sovietiche ancor prima dell'inizio del'Operazione Blu, rovesciando a favore dei tedeschi il rapporto di forze complessivo principalmente proprio nel settore meridionale del fronte orientale.

Il piano e gli schieramenti[modifica]

Operazione Blu: Avanzata tedesca dal 7 maggio 1942 fino al 18 novembre 1942

██ fino al 7 luglio 1942

██ fino al 22 luglio 1942

██ fino al 1 agosto 1942

██ fino al 18 novembre 1942

Le sonanti vittorie tedesche di primavera inflissero ulteriori 400.000 perdite[15](morti e prigionieri) alle già indebolite forze sovietiche ed inoltre posero le migliori premesse operative (insieme alle ulteriori operazioni offensive parziali di rettifica del fronte eseguite con successo nel mese di giugno) per l'esecuzione della Operazione Blu.

Dopo una serie di rinvii ed uno spiacevole incidente aereo con conseguente divulgazione degli ordini segretissimi dell'operazione (con destituzione del generale Georg Stumme, comandante del reparto coinvolto nella fuga di notizie[16]), l'operazione Blu ebbe inizio il 28 giugno 1942. Essa si articolava, nella versione originale della Direttiva n,41 rielaborata da Halder e l'OKH, in vari fasi interconnesse da eseguire in successione con complesse manovre di accerchiamento per circondare in grandi sacche l'esercito sovietico nel settore meridionale (come nel 1941) e ottenere via libera verso l'avanzata in profondità nel Caucaso.

Inizialmente, il fronte doveva essere sfondato nella regione a est di Kursk progredendo poi fulmineamente verso il Don e conquistando di sorpresa Voronež (Operazione Blu I), quindi con una avanzata lungo la sponda occidentale del fiume sarebbero state accerchiate le truppe sovietiche ad ovest del Don (Operazione Blu II), nella terza fase una nuova manovra a tenaglia si sarebbe chiusa sul Volga a Stalingrado, conquistando tutta l'aerea tra il Don, il Volga e Rostov (Operazione Blu III). Distrutte in questo modo tutte le forze sovietiche, conquistate teste di ponte a sud del Don e con i fianchi coperti dal raggruppamento attestato sul Volga, le truppe tedesche si sarebbero quindi lanciate verso sud, con l'obbiettivo di raggiungere Maykop, Grozny, Baku e i loro enormi giacimenti di petrolio, e di conquistare l'intera area compresa tra il Mar Nero ed il Mar Caspio (Operazione Blu IV)[17].

Bisogna notare come la città di Stalingrado non rivestisse, inizialmente, una importanza decisiva nel quadro complessivo dell'Operazione Blu[18]. La città, un importante centro manifatturiero, doveva essere "neutralizzata" (principalmente con bombardamenti aerei) come centro industriale di produzione di armamenti e come nodo di comunicazioni ferroviarie e fluviali. L'aspetto propagandistico legato al nome della città non veniva sottolineato; il raggiungimento del Volga nell'area della città avrebbe dovuto permettere la solida copertura delle comunicazioni del raggruppamento tedesco che si sarebbe spinto nel Caucaso e avrebbe inoltre interrotto i collegamenti della regione caucasica con il resto dell'Unione Sovietica. La conquista del centro abitato non veniva esplicitamente menzionata.

Le forze destinate a compiere tale operazione erano quelle del Gruppo d'armate Sud, al comando inizialmente del feldmaresciallo Fedor von Bock, organizzate in due raggruppamenti operativi:

impegnati inizialmente nella marcia su Voronež;

che sarebbero intervenuti in un secondo momento per convergere con il raggruppamento settentrionale in direzione del Volga e poi dilagare nel Caucaso.

ancora impegnata nel rastrellamento della Crimea e di Sebastopoli, ma di cui era previsto l'intervento a est dello stretto di Kerč per attaccare il porto di Novorossisk sul Mar Nero da ovest.

A queste potenti forze offensive tedesche si sarebbero affiancate successivamente, con il progredire dell'avanzata, una serie di armate 'satelliti' italiane, rumene e ungheresi che sarebbero state impiegate principalmente in compiti difensivi (non essendo in grado per carenze tattiche, organizzative e di armamenti di svolgere azioni offensive di rilievo) lungo il Don, disimpegnando cosi divisioni tedesche da impegnare più utilmente in attacco. In dettaglio era previsto l'intervento della:

  • II Armata ungherese (generale Gustzatv Jany), nella regione a sud di Voronež;
  • III Armata romena (generale Petre Dumitrescu; inizialmente destinata al Caucaso ma che in ottobre sarebbe stata dirottata sul Don (in sostituzione delle divisioni italiane spostate più a nord dopo i duri combattimenti difensivi di Serafimovič, cosiddetta Prima battaglia difensiva del Don)
  • VIII Armata italiana (generale Italo Gariboldi); schierata sul Medio Don, tranne il Corpo Alpino di cui era previsto l'impiego nel Caucaso.

Il Supporto aereo era garantito dalla Luftflotte 4 del generale Wolfram von Richthofen con circa 1800 aerei da combattimento.

Alla data del 16 giugno 1942 le forze tedesche ammontavano a 52 divisioni di fanteria di vario tipo (fanteria di linea, fanteria leggera, cacciatori da montagna), 9 divisioni corazzate (Panzerdivisionen), 5 divisioni motorizzate e la divisione Waffen-SS 'Wiking'; a ciò si sarebbero aggiunte successivamente 24 divisioni romene (di cui 1 corazzata), 10 divisioni italiane (di cui 1 di cavalleria meccanizzata) e 10 divisioni ungheresi (di cui 1 corazzata), per un totale complessivo di oltre un milione di soldati tedeschi e 600 000 soldati alleati, con circa 2300 carri armati[19].

Soldati tedeschi durante la battaglia per Voronež.

La situazione di Stalin e dell'Armata Rossa si era indubbiamente aggravata dopo il completo fallimento degli attacchi parziali sovietici ideati e condotti principalmente per intralciare i preparativi offensivi tedeschi; le gravi perdite di uomini e materiali indebolivano il dispositivo dell'Esercito proprio nel settore meridionale particolarmente minacciato dal nemico e inoltre i ripetuti fallimenti avevano condotto ad un certo scadimento del morale delle truppe dopo il breve sollievo seguito alla battaglia di Mosca.

Inoltre le pianificazioni di Stalin e dello Stavka erano sorprendentemente errate riguardo alle ipotizzate intenzioni del nemico; sia il dittatore sovietico che i generali dello Stato maggiore generale (alla cui guida Vasilevsky avrebbe sostituito per ragioni di salute il 26 giugno Šapošnikov) temevano principalmente una nuova offensiva tedesca per conquistare Mosca, con una marcia da sud sulla direttrice Kursk-Voronež-Tambov-Gorkij (con aggiramento della capitale) o anche per la via Orel-Tula[20].

Pertanto le principali riserve meccanizzate disponibili (l'Armata Rossa era nel pieno di una complessa riorganizzazione dei corpi corazzati e meccanizzati e stava costituendo le prime armate corazzate) vennero raggruppate in queste regioni allo scopo di coprire Mosca da sud invece di essere impiegate per rafforzare lo schieramento meridionale falcidiato dopo le sconfitte di primavera. Manovre di inganno e depistaggio dei Servizi tedeschi potrebbero aver contribuito a questi errori di valutazione dell'Alto comando sovietico (cosiddetta 'Operazione Kremlin'[21]).

Inoltre, alla fine di giugno, Stalin non aveva del tutto sospeso le sue costose e inutili offensive di disturbo; il Fronte di Brjansk del generale Filipp Golikov (principale obiettivo dell'attacco iniziale tedesco), nell'imminenza dell'operazione Blu, era stato rinforzato con 3 nuovi corpi corazzati proprio per sferrare una offensiva di alleggerimento nella regione di Kursk. Quindi alla vigilia dell'attacco tedesco, i due fronti meridionali sovietici (Fronte Sud-Ovest del maresciallo Timošenko e Fronte Sud del generale Rodion Malinovsky) erano pericolosamente indeboliti, mentre il fronte di Brjansk era stato rinforzato non per scopi difensivi ma per sferrare ulteriori attacchi di disturbo per frenare la prevista spinta tedesca su Mosca da sud[22].

La potenza e la direzione della offensiva tedesca avrebbero quindi sorpreso e sconvolto lo schieramento e i piani di Stalin e dei generali sovietici.

L'offensiva tedesca e la battaglia per Voronež[modifica]

I panzer guidano l'avanzata.

L'inizio dell'offensiva tedesca ottenne un clamoroso successo; colte di sorpresa, le forze sovietiche del Fronte di Brjansk (attaccate per prime) non furono in grado di organizzare una difesa coerente. Le potenti masse corazzate della IV Armata corazzata del generale Hoth (24º e 48ºPanzerkorps con 3 Panzerdivision e 3 divisioni motorizzate) penetrarono immediatamente in profondità in direzione di Voronež e respinsero alcuni disordinati contrattacchi dei corpi corazzati (1º e 16º) a disposizione di Golikov. Stalin, allarmato al massimo, tempestò Golikov di ordini e disposizioni per evitare uno sfondamento e inviò sul posto il generale Fedorenko (capo delle truppe corazzate dell'Armata Rossa), e anche Vasilevsky in persona, per organizzare contrattacchi allo scopo di impedire l'avanzata tedesca in direzione di Voronež (sempre considerata come preludio ad una successiva spinta da sud verso Mosca)[23].

I grossi reparti di carri armati inviati di rinforzo (600 mezzi della nuova 5.Armata corazzata) non ottennero risultati; sorpresi dalla Luftwaffe e impiegati disorganicamente, subirono una dura sconfitta da parte delle agguerrite Panzerdivisionen[24]. Dal 30 giugno al 5 luglio, la 9. e la 11.Panzerdivision respinsero i contrattacchi, mentre la 24.Panzerdivision e la potente divisione motorizzata Großdeutschland proseguirono risolutamente su Voronež. Fin dal 30 giugno, inoltre, anche la poderosa VI Armata del generale Friedrich Paulus (rafforzata dal 40ºPanzerkorps con altre due divisioni corazzate e una divisione motorizzata) era passata all'attacco più a sud e, manovrando a tenaglia con la IV Armata corazzata, minacciava le truppe sovietiche sul fiume Oskol. Stalin autorizzò una rapida ritirata verso il Don e continuò a rinforzare lo schieramento in difesa di Voronež, su cui stavano convergendo grandi forze tedesche. In questa fase sorse un primo importante contrasto tra Hitler, dubbioso sull'opportunità di insistere su Voronež con il rischio di perdere tempo e uomini, e von Bock (comandante del Gruppo d'Armate Sud) apparentemente desideroso di conquistare la importante città. Il 4 luglio le avanguardie della 24.Panzerdivision e della Grossdeutschland superarono d'assalto il Don e fecero irruzione dentro Voronež, ma i sovietici non rinunciarono: Stalin costituì un nuovo Fronte di Voronež (affidato all'energico generale Nikolaj Vatutin ) e organizzò, per guadagnare tempo e permettere lo sganciamento delle truppe dei fronti meridionali, un'aspra difesa della città che avrebbe impegnato per settimane (come temuto da Hitler) una grossa parte della IV Armata corazzata[25].

Un carro armato sovietico KV1 in fiamme, centinaia di carri sovietici furono distrutti durante i primi giorni dell'offensiva.

Insoddisfatto (a causa della perdita di tempo e dello scarso numero di prigionieri raccolto fino a quel momento - circa 50.000 uomini), il Führer ordinò lo sganciamento immediato della 24.Panzerdivision, della Grossdeutschland e soprattutto del grosso della VI Armata verso sud lungo la riva occidentale del Don per proseguire l'avanzata secondo lo schema 'Blu II', senza attardarsi ulteriormente nella regione di Voronež.

Il 7 luglio Stalin, cosciente ormai del pericolo incombente sul settore meridionale del fronte orientale e sul Caucaso, e delle vere direttrici principali dell'offensiva tedesca, ordinava la ritirata generale delle truppe del Fronte Sud-Ovest di Timošenko e del Fronte Sud di Malinovsky; la minaccia da nord era manifesta, e inoltre le forze di riserva disponibili erano state tutte impiegate sul fronte di Brjansk e sul nuovo fronte di Voronež. Su consiglio di Vasilevsky, il dittatore aveva deciso questa volta di evitare nuovi catastrofici accerchiamenti delle truppe sovietiche; era inoltre urgente organizzare nuovi raggruppamenti per predisporre la difesa dell'ansa del Don, di Stalingrado ed anche del Caucaso[26].

Truppe motorizzate tedesche in avanzata.

Le forze corazzate della IV Armata corazzata e della VI Armata, intanto, proseguivano a sud lungo la sponda occidentale del Don, intralciate principalmente dalle carenze delle forniture di carburante più che dalla difesa delle truppe sovieitche in ritirata; all'alba del 7 luglio la 3.Panzerdivision fece irruzione dentro Rossoš rischiando di catturare al completo lo stesso stato maggiore del Fronte Sud-Ovest (Timošenko e i suoi ufficiali sfuggirono all'ultimo momento). Infine, il 9 luglio entrava in campo anche il nuovo Gruppo d'Armate 'A' del feldmaresciallo Wilhelm List, costituito con la I Armata corazzata (altre 3 Panzerdivision e la divisione Waffen-SS 'Wiking') e la XVII Armata, che passò all'attacco nella regione del fiume Donec in direzione di Vorosilovgrad. L'avanzata di questo nuovo raggruppamento fu facilitata dalla scarsa resistenza delle truppe sovietiche già in ripiegamento verso sud per coprire Rostov[18].

Nel tentativo di incrementare il numero dei prigionieri, a questo punto Hitler improvvisò (contro il parere di Halder e von Bock e in contrasto ocn il primitivo piano 'Blau') una nuova manovra a tenaglia con obiettivo Millerovo; tra il 10 e il 12 luglio grandi forze corazzate tedesche furono inutilmente concentrate in questa regione (il 40º e il 48ºPanzerkorps provenienti da nord e il 3º e il 14ºPanzerkorps provenienti da ovest). Il bottino fu scarso (appena 60.000 prigionieri) e la confusione notevole, venne inoltre perso ulteriore tempo che avrebbe permesso alle forze sovietiche di continuare la loro ritirata (per la verita piuttosto caotica e demoralizzante) in due direzioni divergenti: verso l'ansa del Don e Stalingrado, e a sud del basso corso del Don e il Kuban. Deluso,Hitler avrebbe colto l'occasione di questo nuovo infortunio a Millerovo per destituire il recalcitrante von Bock dalla testa del Gruppo d'Armate 'B' (nuova denominazione del Gruppo d'Armate Sud dopo la sottrazione delle forze assegnate al feldmaresciallo List), nominando al suo posto il meno prestigioso generale Maximilian von Weichs[27].

Inseguimento e ritirata[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Battaglia di Stalingrado e Battaglia del Caucaso.

Il 12 luglio Stalin costituiva il nuovo Fronte di Stalingrado con tre armate (62.,63. e 64.Armata) affrettatamente richiamate dalle riserve dello Stavka posizionate nella regione centrale dell'URSS. Questo nuovo raggruppamento, affidato momentaneamente sempre al maresciallo Timošenko, aveva il difficile compito di contenere e possibilmente fermare (anche con l'aiuto dei resti disorganizzati delle armate in ritirata) l'avanzata tedesca verso la grande ansa del Don e la città di Stalingrado[28].In realtà, in questa fase Hitler aveva concentrato la sua attenzione su una nuova complessa manovra di accerchiamento a Rostov, ammassando la maggior parte dei suoi carri armati nel Gruppo d'Armate 'A' del feldmaresciallo List (comprese la IV Armata corazzata e il 40ºPanzerkorps); la VI Armata di Paulus, con il solo 14ºPanzerkorps, avrebbe dovuto proseguire autonomamente in direzione di Stalingrado, coperta sulla sua sinistra dal progressivo afflusso delle armate 'satelliti' italiana e ungherese.

Le divisioni corazzate si incontrano nella steppa.

La nuova manovra di Rostov fu un altro fallimento; le truppe sovietiche sfuggirono ancora alla trappola, lasciando a difendere la città le truppe fanatiche dell'NKVD,che si batterono accanitamente per rallentare l'avanzata tedesca e proteggere i grandi ponti sul Don. Il 23 luglio Rostov cadde in mano, dopo aspra lotta, della 125.divisione di fanteria della XVII Armata; i ponti vennero alla fine conquistati dalla 13.Panzerdivision e dalla divisione SS 'Wiking': la'porta del Caucaso' era in possesso della Wehrmacht[18]; i russi proseguivano la ritirata nel Kuban, mentre lo Stavka attivava frettolosamente il Fronte del Caucaso settentrionale (maresciallo Budenny) e il Fronte Trans-caucasico (generale Tjulenev) per cercare di difendere con mezzi insufficienti queste importanti regioni politico-economiche[12].

Lo stesso 23 luglio Hitler, stabilitosi nel suo nuovo Quartier generale di Vinnica,diramava la nuova Direttiva N.45 'Braunschweig'; convintosi (per la continua e demoralizzante ritirata dei russi) della debolezza irreversibile del nemico, il Führer era nuovamente preda di un eccesso di ottimismo (non condiviso da Halder)[29]. Il nuovo piano prevedeva una offensiva contemporanea sia verso Stalingrado (la cui conquista ora acquisiva una importanza militare e anche propagandistica capitale) da parte della VI Armata rinforzata con il 24ºPanzerkorps ed eventualmente anche con una parte della IV Armata corazzata (Operazione Airone); sia verso i petroli del Caucaso e i porti del Mar Nero da parte del Gruppo d'Armate 'A' (Operazione Edelweiss). La direttiva, inoltre, si accompagnava con una riduzione delle forze tedesche sul campo, dato che la XI Armata di von Manstein sarebbe stata diretta a Leningrado e che la 9.Panzerdivision e la Grossdeutschland si sarebbero spostate nel settore centrale del fronte orientale (dove i russi continuavano i loro costosi attacchi di alleggerimento).

La nuova avanzata divergente, basata su una erronea valutazione da parte di Hitler (ma anche di molti generali tedeschi) delle forze in campo e delle capacità di resistenza sovietiche, avrebbe portato alla decisiva battaglia di Stalingrado (iniziata già il 17 luglio) e alla lunga e logorante battaglia del Caucaso, che avrebbero segnato il fallimento finale dell'Operazione Blu e la svolta decisiva a favore dell'Armata Rossa della guerra sul fronte orientale.

 

Fonte:wikipedia