Operazione Avalanche

 

La cosiddetta operazione Avalanche fu una delle tre operazioni di invasione alleate in Italia nel settembre 1943, guidata dal generale Harold Alexander e dal suo 15º Gruppo d'Armate (comprendente la 5ª Armata del generale Mark Clark e l'8ª Armata britannica del generale Bernard Montgomery) durante la seconda guerra mondiale. L'operazione Avalanche ebbe luogo attorno Salerno, mentre le altre due operazioni di supporto ebbero luogo in Calabria (operazione Baytown) ed a Taranto (operazione Slapstick).

L'operazione seguiva l'invasione alleata della Sicilia (operazione Husky) durante la campagna d'Italia.

Sbarco di truppe americane sulle spiagge di Laura, nel golfo di Paestum, il 9 settembre 1943

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Indice

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L'Operazione Avalanche[modifica]

Protagonista di uno degli episodi più decisivi della seconda guerra mondiale fu il golfo di Salerno, da Maiori a Castellabate. Gli obiettivi dell’operazione, delineati dal generale Dwight D. Eisenhower, comandante in capo del Teatro di Operazioni Mediterraneo, dal generale Mark Wayne Clark, comandante della 5ª Armata e dal vice ammiraglio Henry K. Hewitt, comandante della Forza Navale d’Impiego Occidentale, erano ben precisi: gli Alleati volevano allontanare i Tedeschi dall’Italia Meridionale, impadronirsi delle basi aeree di Foggia, raggiungere Napoli e liberare Roma.

La scelta delle spiagge[modifica]

Possibili alternative al golfo di Salerno erano il golfo di Gaeta, scartato perché localizzato ad una distanza eccessiva dalla Sicilia, ed il golfo di Napoli, il quale era stato però minato per evitare gli sbarchi nemici. Il golfo di Salerno aveva, inoltre, caratteristiche orografiche tali da costituire una pianura di forma triangolare, dominata da colline e montagne che permettevano ai soldati di controllare la zona attraverso una vasta visuale. La presenza del fiume Sele, la cui profondità gli impediva di essere guadato, costituiva un ulteriore punto a favore della zona in questione; durante il Ventennio fascista, inoltre, la piana del Sele era stata bonificata. Il capoluogo di provincia campano vedeva inoltre confluire verso di esso diverse vie di comunicazione: la Strada Statale 18 Tirrena Inferiore che tuttora da Napoli giunge a Reggio Calabria; la Strada Statale 88 dei Due Principati Salerno-Morcone, che passa per Avellino; la Strada Statale 19 delle Calabrie che dalla limitrofa Battipaglia passa per Eboli, Agropoli e Potenza, per giungere infine a Catanzaro; attraverso il Valico di Chiunzi, infine, si può raggiungere Napoli da Maiori. Inoltre la rete ferroviaria era già efficiente nella zona, e nella zona di sbarco c’era addirittura l’aeroporto di Montecorvino (oggi Aeroporto di Salerno-Pontecagnano).

L'armistizio con gli italiani[modifica]

A distanza di poche ore dallo sbarco alleato, l’8 settembre 1943, Salerno era stata colpita dall’ennesimo bombardamento: alle 19:45 tutti i residenti vennero rinchiusi nei rifugi anti-aerei, dove appresero dalla radio e dal maresciallo Pietro Badoglio che il governo italiano aveva chiesto un armistizio al generale Dwight D. Eisenhower ed aveva firmato la resa incondizionata. La notizia fu appresa anche dai 100 000 soldati inglesi e dai 70 000 soldati statunitensi che componevano il corpo di sbarco: essa suscitò grandi manifestazioni di gioia ed ebbe sfortunate conseguenze psicologiche, in quanto i soldati si erano convinti che a Salerno avrebbero trovato folle in festa. Furono gli ufficiali ad attenuare lo smisurato e fuori luogo calo di tensione, che avrebbe potuto causare conseguenze inimmaginabili al momento dello sbarco.

Gli sbarchi[modifica]

La forza d’invasione, ovvero la 5ª Armata, attuò due sbarchi, a distanza di 15 chilometri l’uno dall’altro, utilizzando il Sele come divisore. La forza d'invasione settentrionale sbarcò su sei spiagge all'altezza di Pontecagnano e Battipaglia, quella meridionale su quattro spiagge a Paestum ed Eboli. Le condizioni meteorologiche erano favorevoli, in quanto la notte era calma e priva di vento, mentre il cielo era sgombro dalle nubi. L’ora X scattò alle 3:30 del 9 settembre, momento di massima oscurità, utile per l’occultamento della forza da sbarco, anche se, d'altro canto, svantaggiosa per le manovre di avvicinamento alla costa. Furono ben 40 i chilometri di costa interessati dall'operazione Avalanche.

Schema delle Operazioni Alleate di invasione del sud Italia

La reazione tedesca[modifica]

Nel momento in cui i soldati iniziarono a prendere terra, l'aviazione tedesca (la Luftwaffe) diede inizio ad una serie di attacchi aerei sulle navi in rada e sui mezzi da sbarco, provocando gravi perdite tra le file alleate. Per risposta i cacciatorpediniere alleati dapprima misero a silenzio l'aviazione, e poi con la novità dell'utilizzo dei lanciarazzi, misero a tacere anche le difese costiere. Il VI Corpo d’Armata e la 36ª Divisione riuscirono però a superare quei duri attacchi e i Commandos della Special Service Brigade sbarcarono senza difficoltà a Marina di Vietri. Nel frattempo anche l’altro corpo speciale, i Rangers, era sbarcato a Maiori.

Il saccheggio di Cava de' Tirreni[modifica]

All’apparire dell’alba gli alleati erano arrivati alle porte di Cava de' Tirreni ed una loro pattuglia ebbe un primo scontro a fuoco con i tedeschi sul ponte di San Francesco. Una camionetta inglese entrò perfino nell’abitato e distribuì sigarette e cioccolata. Poi i tedeschi concentrarono i loro carri armati lungo il Corso Umberto per tenerli al riparo dalle batterie alleate dal mare, e dall’aviazione dal cielo. La popolazione abbandonò il Borgo e si rifugiò in massa nella Badia dei Benedettini o si sparpagliò per la campagna riparandosi nelle case coloniche.

I soldati tedeschi, per approvvigionarsi di dolciumi e di sigarette, scassinarono le tabaccherie, mentre i più spregiudicati della popolazione fecero il resto, incitando i tedeschi a svellere con i carri armati le porte di tutti i negozi. Molti cavesi si diedero al saccheggio, per procurarsi i viveri in quel marasma in cui non era tanta la preoccupazione di scampare alla morte, quanto quella di sopravvivere alla fame. Fu saccheggiato il Molino ed il Pastificio Ferro, e ne furono svuotati i grandi depositi di pasta e di grano; furono svuotati i magazzini del Consorzio e furono saccheggiati tutti i negozi del Borgo. Non mancarono, però, atti di abnegazione e tentativi di mantenere l’ordine tra i civili da parte dei più generosi. Alcuni civili furono costretti dai tedeschi a lavori pesanti, pur sotto le cannonate.

La controffensiva tedesca[modifica]

Situazione alle 24 dell'11 settembre

L’11 settembre il colonnello Lane assunse possesso del governo militare, ma due giorni dopo i tedeschi sferrarono il contrattacco, riconquistando Eboli, Battipaglia ed Altavilla Silentina. Il generale Clark decise allora di far intervenire i paracadutisti dell’82ª Divisione Aviotrasportata statunitense ma senza i risultati attesi. Fu così che il generale Alexander decise di optare per l’intervento della squadra navale: un duro risvolto si ebbe sulla popolazione civile a causa dei bombardamenti aerei, apocalittici per entità, terrore ed orrori.

Il 15 settembre i tedeschi diedero inizio ad un piano di ritiro graduale, che prevedeva l’attuazione della "politica della terra bruciata", ovvero la distruzione di tutto ciò che era impossibile portar via e la cattura degli uomini da condurre nei campi di concentramento.

L'offensiva finale[modifica]

L’offensiva finale vide la luce il 23 settembre: in quel giorno, fu superato con le armi il Passo di Molina di Vietri, lungo la SS18, per giungere a liberare l’Agro Nocerino Sarnese e portare l’ultimo attacco verso Napoli. La resistenza tedesca fu decisa, specialmente quando, oltrepassata Molina, le unità alleate si diressero verso Cava de’ Tirreni. Proprio la mattina del 23 settembre, un carro armato tedesco si accingeva a salire verso la Badia per un' azione di rappresaglia contro la popolazione ivi rifugiata; ma nella strettoia che la strada compie a Sant'Arcangelo, non poté proseguire oltre. Alcuni sconsiderati si fermarono a guardare, ed i tedeschi del carro armato, adirati dall’inconveniente o forse nell’intento di compiere egualmente la rappresaglia, scaricarono su quegli sconsiderati una sventagliata di mitragliatrice. Prima di abbandonare Cava, i tedeschi provvidero a far saltare il ponte di San Francesco sulla strada nazionale e il ponte sulla ferrovia presso Villa Alba, allo scopo di ritardare l’avanzata degli anglo-americani, i quali però in poche ore buttarono un ponte di ferro e legno sul ponte San Francesco ristabilendo immediatamente la comunicazione con Salerno, mentre per l’avanzata dei loro carri armati si erano serviti della strada ferrata che i tedeschi non avevano toccata. Altre mine furono poste dai tedeschi agli altri ponti di Cava e sugli incroci stradali, ma non ebbero il tempo di farle brillare.

Il 28 settembre la battaglia di Cava era conclusa e gli Alleati, procedendo verso l’Agro e superandolo, dopo ventidue giorni e 54 chilometri di combattimenti, alle ore 9:30 del 1º ottobre ‘43, entrarono a Napoli: l’operazione Avalanche era conclusa.

Nei venti giorni che durò la battaglia su Cava, si contarono oltre seicento morti tra la popolazione civile. La spontanea reazione di altra parte della popolazione alle truppe tedesche incominciò non appena queste occuparono il Borgo con i carri armati ed i Villaggi con postazioni di armi pesanti. Questa reazione si tramutò altresì in collaborazione con le truppe alleate, alle quali furono fornite tutte le indicazioni necessarie ad infrangere la resistenza tedesca senza perdite da parte dei liberatori.

 

Fonte:wikipedia