Offensiva sovietica gennaio-aprile 1945

 

L'offensiva sovietica del gennaio-aprile 1945 fu una grande operazione di attacco sferrata dall'Armata Rossa a partire dal 12 gennaio 1945, nella fase finale della Seconda guerra mondiale sul Fronte orientale per sbaragliare le deboli difese tedesche apprestate sulla linea della Vistola e del Narew, ed irrompere in modo decisivo nel cuore della Germania.

Dopo che la difesa tedesca, organizzata dal feldmaresciallo Model, aveva miracolosamente fermato i sovietici sulla linea della Vistola nell'agosto 1944 (pur non riuscendo a impedire la formazione delle pericolose teste di ponte a ovest del fiume a Sandomierz, Baranow e Magnuszew), con l'inizio del nuovo anno, dopo aver concentrato potenti forze meccanizzate e grandi raggruppamenti di artiglieria e aviazione, l'Armata Rossa fu in grado di passare nuovamente all'attacco e avanzare in profondità fino a raggiungere la linea dell'Oder a 80 km da Berlino già nei primi giorni di febbraio. Dopo questa rapidissima e travolgente avanzata invernale delle armate corazzate dei marescialli Žukov e Konev, nei mesi successivi le forze sovietiche furono impegnate in duri e prolungati combattimenti per distruggere i raggruppamenti tedeschi rimasti isolati in Prussia orientale ed in Pomerania prima di scatenare l'attacco finale contro Berlino.

Dopo il crollo iniziale e le pesanti perdite, il comando tedesco riuscì per l'ultima volta ad organizzare uno schieramento difensivo sull'Oder per coprire la capitale del Reich, ed a prolungare la resistenza delle truppe accerchiate che costò sanguinose perdite ai sovietici e impedì un attacco immediato a Berlino.

Indice

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Premessa[modifica]

La situazione per le forze armate tedesche tra la fine del 1944 e l'inizio del 1945 era diventata realmente critica. L'offensiva sovietica dell'estate 1944 era stata arrestata sul fronte della Vistola con enormi difficoltà e spreco di forze, mentre la celebre Offensiva delle Ardenne non aveva portato ad alcun risultato concreto sul fronte occidentale. Il Capo di stato maggiore dell'Esercito tedesco, il Colonnello Generale Heinz Guderian aveva cercato di mettere in guardia Hitler della pericolosità della situazione. Principalmente Guderian aveva insistito in ogni modo affinché l'Offensiva delle Ardenne non fosse lanciata, risparmiando così forze e risorse in vista di un attacco sovietico sul fronte della Vistola.

Basandosi sui dati del servizio informazioni militari, il Capo di Stato maggiore illustrò l'ammassamento di truppe che l'Unione sovietica stava avviando sul fronte orientale; a suo avviso ciò poteva significare una sola cosa: l'avvio di una potente offensiva sovietica sulla Vistola. Hitler però non volle credere alle informazioni di Guderian, bollandole come "la più grande falsità dai tempi di Gengis Khan".

Anche il Reichsfuhrer delle SS Heinrich Himmler, da poco insignito di un comando militare nell'alto Reno, disse tronfio al Capo di Stato maggiore: "Lo sa, mio caro Colonnello Generale, io non credo affatto che i russi attaccheranno. È tutto un enorme bluff".

Come ulteriore sberleffo, oltretutto, Hitler ordinò che due divisioni corazzate della riserva dell'OKH (le potenti divisioni Waffen-SS "Totenkopf" e "Wiking") fossero trasferite dal fronte della Vistola a quello di Budapest. Ciò rese ancora più critica e precaria la situazione.

Mentre continuava la logorante e inutile offensiva nelle Ardenne (dove i tedeschi avrebbero perso altri 80.000 uomini), l'Armata rossa, dopo aver ammassato sul fronte tra il Baltico e l'Adriatico circa 6,7 milioni, era pronta a ripartire all'attacco; nel solo settore della Vistola, inoltre, i servizi segreti tedeschi riportarono la presenza di circa 8.000 aerei sovietici.

Così, mentre i capi nazisti si illudevano, il fronte della Vistola stava per essere travolto dall'Armata rossa.

Le forze contrapposte[modifica]

Sul complesso del fronte orientale permaneva all'inizio del 1945 un'enorme sproporzione di forze tra sovietici e tedeschi, molto simile a quella già osservata in precedenza nel corso dell'Operazione Bagration.

Le forze sovietiche potevano contare su:

  • 527 divisioni di fanteria,
  • 43 divisioni di artiglieria,
  • 300 brigate corazzate e motomeccanizzate,
  • 32.143 cannoni e mortai,
  • 6.460 carri e cingolati semoventi,
  • 4.772 aerei.

I tedeschi riuscirono a contrapporre a questa massa di uomini e mezzi soltanto:

  • 164 divisioni,
  • 4.350 cannoni e mortai,
  • 1.170 carri e mezzi cingolati,
  • 260 aerei.

Esisteva, quindi una sproporzione nel rapporto di forze di quest'entità:

  • 5,5 a 1 per gli effettivi,
  • 7,8 a 1 per i cannoni e mortai,
  • 5,7 a 1 per i mezzi corazzati,
  • 17,7 a 1 per l'aviazione.

I tedeschi, i cui servizi segreti militari avevano stimato un rapporto per loro sfavorevole di 3 a 1 in termini di effetti, si sarebbero quindi apprestati ad affrontare una situazione ancora peggiore rispetto alle loro previsioni. Su un fronte sempre più esteso, oltretutto, una simile sproporzione di forze era decisamente insostenibile per una Wehrmacht già duramente provata da quasi cinque anni di guerra.

Furono così pagate a caro prezzo sia la sottovalutazione delle condizioni del fronte orientale, sia gli sprechi di uomini e mezzi nelle Ardenne.

Con un simile vantaggio i sovietici poterono avanzare di circa 20 chilometri al giorno e distruggere le difese tedesche.

L'Armata rossa[modifica]

Due gruppi d'armate sovietici erano direttamente coinvolti nell'assalto che avrebbe condotto l'Armata rossa sul confine orientale tedesco: il 1° Fronte Bielorusso (1FB), al comando del Maresciallo Georgij Žukov, e il 1° Fronte Ucraino (1FU), al comando del Maresciallo Ivan Konev.

Le due unità avrebbero attaccato le posizioni tedesche a sud della Vistola, con l'obiettivo di raggiungere il prima possibile la linea Oder-Neisse: a nord 1FB avrebbe operato nell'ampio settore che da Varsavia arriva fino alle sponde dell'Oder; il 1FU invece avrebbe lanciato l'attacco a sud, dalla testa di ponte di Sandomierz fino alle rive della Neisse.

Parallelamente, per mettere ancora più pressione alle unità tedesche, il 2° Fronte Bielorusso (2FB) del Maresciallo Konstantin Rokossovsky avrebbe portato il suo attacco contro le posizioni tedesche a nord della Vistola. Obiettivo di questo sfondamento sarebbe stato quello di conquistare Danzica e la zona della Prussia orientale, senza spingersi per il momento verso l'Oder.

Le forze a disposizione di Zhukov e di Konev erano veramente enormi. I due Fronti sovietici disponevano di un totale di dieci armate (di cui due di riserva), composte da 163 divisioni.

In totale erano pronti a essere lanciati all'attacco:

  • 2.203.000 soldati,
  • 4.529 carri armati,
  • 2.513 cannoni,
  • 13.763 pezzi di artiglieria da campo,
  • 14.812 mortai,
  • 4.936 cannoni anti-carro,
  • 2.198 razzi Katjuša (i cosiddetti “organi di Stalin"),
  • 5.000 aerei.

La Wehrmacht[modifica]

Le forze tedesche impegnate a contrastare l'offensiva sovietica erano inquadrate in due gruppi d'armate: a nord il Gruppo d'armate Centro, al comando del Generale Rehinardt; a sud il Gruppo d'armate A, al comando del Generale Josef Harpe.

La situazione delle truppe tedesche era realmente precaria in quel settore: alla mancanza di truppe sufficienti per resistere a un attacco in forze, si sommavano l'insufficienza di materiali, rifornimenti e divisioni di riserva, in grado di poter rilevare le prime linee già spossate da lunghi anni di guerra.

Oltretutto, su ordine preciso di Hitler, le due maggiori linee di difesa tedesche (Grosskampflinie e Hauptkampflinie) furono posizionate a una stretta distanza l'una dall'altra. Ciò le lasciava entrambe nel raggio dell'artiglieria sovietica, impedendo alle truppe tedesche di poter arretrare su posizioni più solide e sicure nelle retrovie.

Ordine di battaglia al 12 gennaio 1945[modifica]

Armata rossa[modifica]

  • 1° Fronte Bielorusso (Žukov)
    • III Armata (Simonyak)
    • V Armata (Berzarin)
    • XXXIII Armata (Tsvetaev)
    • XLVII Armata (Perkhorovich)
    • LXI Armata (Belov)
    • LXIX Armata (Kolpakchy)
    • I Armata corazzata della Guardia (Katukov)
    • II Armata corazzata della Guardia (Bogdanov)
    • VIII Armata della Guardia (Čujkov)
    • I Armata polacca (Berling)
  • 1° Fronte Ucraino (Konev)
    • VI Armata (Gluzdovsky)
    • XIII Armata (Pukhov)
    • XXI Armata (Gusev)
    • LII Armata (Koroteev)
    • LIX Armata (Korovnikov)
    • LX Armata (Kurochkin)
    • IV Armata corazzata (Leljušenko)
    • III Armata corazzata della Guardia (Rybalko)
    • III Armata della Guardia (Gordov)
    • V Armata della Guardia (Žadov)

Wehrmacht[modifica]

  • Gruppo d'armate Centro (Reinhardt)
    • II Armata (Weiss)
    • IV Armata (Hossbach)
    • IX Armata (von Lüttwitz)
    • III Armata corazzata (Raus)
  • Gruppo d'armate A (Harpe)
    • XVII Armata (Schulz)
    • I Armata corazzata (Heinrici)
    • IV Armata corazzata (Grasser)

L'offensiva[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Battaglia di Kielce (1945).
Carri armati T34-85 della 44ª Brigata corazzata della Guardia, appartenente all'11° Corpo carri della Guardia, durante l'avanzata verso l'Oder.

Il 12 gennaio, alle 3 del mattino, Konev diede inizio all'offensiva con un massiccio bombardamento di artiglieria contro le posizioni difese dalla IV Armata corazzata tedesca. Con una superiorità di 11 a 1 per la fanteria, di 7 a 1 parte i mezzi corazzati e di 20 a 1 per i cannoni e mortai, l'attacco ebbe rapidamente successo, distruggendo completamente le posizioni tedesche e costringendo la IV Armata corazzata a ritirarsi.

Alla fine del giorno i sovietici avevano già percorso da 15 a 25 chilometri attraverso le linee nemiche e le due armate corazzate a disposizione del maresciallo Konev (3ª Armata corazzata della Guardia del generale Rybalko e 4ª Armata corazzata del generale Leljušenko) poterono avanzare rapidamente verso la città di Kielce dove erano raggruppate le riserve mobili tedesche del 24° Panzerkorps (16. e 17. Panzer-Division, rinforzate dalla 20. Panzergrenadier-Division e da un battaglione di carri pesanti Tiger II, con circa 360 panzer al comando del generale Walther Nehring[5]); posizionate troppo vicine alla prima linee, queste formazioni di riserva erano già state indebolite dal bombardamento preliminare sovietico e dovettero intervenire affrettatamente per cercare di frenare l'impetuosa avanzata dei carri sovietici.

Il 13 e il 14 gennaio infuriarono aspri scontri di carri a sud di Kielce; mentre il 25° Corpo corazzato conteneva, a est della città, la 20. Panzergrenadier-Division, i due corpi meccanizzati della 4ª Armata corazzata sovietica si scontrarono frontalmente con le Panzer-Divisionen in avvicinamento. Più potenti, dotati di molti più mezzi e guidati con efficacia dal generale Leljušenko (comandante particolarmente esperto di guerra con mezzi corazzati[6]) i carristi sovietici ebbero la meglio: il potente 6° Corpo meccanizzato della Guardia sopraffece la 16. Panzer-Division e continuò ugualmente ad avanzare, il battaglione di carri Tiger subì una imboscata di carri pesanti Stalin II, mentre il 10° Corpo carri della Guardia affrontò e respinse la 17. Panzer-Division[7]. I tedeschi persero oltre 180 carri armati[8] e dovettero ripiegare rapidamente per evitare di essere accerchiati, riducendosi ad una "sacca mobile" in ripiegamento verso ovest in mezzo alla colonne meccanizzate sovietiche in marcia verso l'Oder di Breslavia[9].

Il 14 gennaio anche il 1FB di Zhukov lanciò l'attacco contro le posizioni della IX Armata tedesca a sud della Vistola; la XLVII, la LXI e la 2ª Armata corazzata della Guardia (generale Bogdanov) operarono una vittoriosa manovra a tenaglia nel saliente naturale determinato dalla confluenza del Pilica nella Vistola (che piega bruscamente a sinistra a nord di Varsavia), creando così una breccia all'interno delle linee tedesche. Le truppe corazzate di Žukov si lanciarono subito nella breccia, puntando verso occidente: la 1ª Armata corazzata della Guardia dell'esperto generale Mikhail Katukov, in particolare, riuscì ad effettuare un efficace sfondamento in profondità, superò a guado il Pilica, in parte ghiacciato, puntò direttamente in direzione di Lodz. I carri armati di punta dell'energico colonnello Gusakovskij, 44ª Brigata corazzata della Guardia del 11º Corpo carri della Guardia, attraversarono la Pilica direttamente, spostandosi nel letto del fiume e frantumando il ghiaccio[10]. Il 15 gennaio il 40° Panzerkorps (19. e 25. Panzer-Division) tentò inutilmente di fermare la marcia delle due armate corazzate del maresciallo Žukov, ma il tentativo venne ben presto respinto dai corpi corazzati sovietici dei generali Bogdanov e Katukov e i carri dell'Armata Rossa proseguirono in avanti[11].

Nello stesso periodo il 13 e 14 gennaio i generali Rokossovskij e Cerniakovskij, di fronte a difese tedesche molto più munite e organizzate, non riuscirono a sfondare in Prussia orientale, malgrado la superiorità numerica di 3 a 1. Però già il 16 gennaio i due generali ripresero l'offensiva, rompendo infine il fronte tedesco, percorrendo 35 chilometri in 2 giorni, invadendo la Prussia orientale e conquistando il 19 gennaio Tannenberg. I generali tedeschi tentarono di convincere Hitler a far ritirare le truppe dalla Prussia orientale, ma fu tutto inutile, e così il 27 gennaio i sovietici accerchiarono la IV armata tedesca con i suoi 350.000 uomini.

Intanto Zhukov e Konev continuavano ad avanzare in Polonia. La IV Armata corazzata sovietica infatti tra il 15 e il 17 gennaio percorse 115 chilometri, Konev il 19 gennaio occupava Cracovia e Žukov Varsavia il 16 gennaio. Senza aspettare a Varsavia, Žukov riprese l'avanzata e tra il 19 e il 23 gennaio percorse 140 chilometri e occupò lo stesso giorno Bromberg. I carri del generale Katukov (guidati dalla 44ª Brigata corazzata della Guardia del colonnello Gusakovskij) avanzarono alla massima velocità anche durante le ore notturne, soprendendo e disperdendo i reparti di retrovia tedeschi[12]. Alla sua sinistra, il generale Bogdanov (2ª Armata corazzata della Guardia) impiegò una settimana per fare i 175 chilometri che separano Kutno da Poznan, che venne accerchiata il 27 gennaio.

Le altre armate di Žukov procedeva altrettanto celermente e il 31 gennaio, il colonnello Gusakovskij alla testa dei suoi carri armati (44ª Brigata corazzata della Guardia della 1ª Armata corazzata della Guardia del generale Katukov) giunse a 80 chilometri da Berlino dopo aver attraversato l'Oder poco a sud di Küstrin[13]. Il trentesimo giorno dell'offensiva, ovvero il 10 febbraio Stalin annunciò che nei combattimento contro i generali Zukov e Konev i tedeschi in 29 giorni avevano perso 70 divisioni e 295.000 morti, i sovietici avevano preso 86.000 prigionieri e i tedeschi avevano perso 15.000 cannoni e mortai, 34.000 veicoli e 2.955 carri.

Il 22 febbraio Stalin proclamò che dall'inizio dell'offensiva (12 gennaio) su tutti i fronti i tedeschi avevano perso 880.000 morti e 350.000 prigionieri. Le cifre dell'annucnio del 10 febbraio riguardo ai morti e prigionieri sono accettabili, ma riguardo ai mezzi persi non hanno alcun rapporto con la realtà. Comunque, in meno di un mese, le divisioni tedesche erano scese da 164 a 135.

Operazione Solstizio[modifica]

Il Colonnello Generale Guderian progettò nella prima settimana di febbraio di riprendere l'offensiva, allo scopo di mettere in difficoltà i sovietici e riconquistare parte della Prussia orientale. Il piano del Capo di Stato maggiore tedesco prevedeva una manovra a tenaglia che i reparti del Gruppo d'armate Vistola avrebbero dovuto effettuare attaccando dall'Oder a sud di Berlino e dalla Pomerania: ciò avrebbe permesso di tagliare fuori le punte avanzate del 1. Fronte Bielorusso del Maresciallo Georgy Zhukov.

Ovviamente Guderian conosceva bene le condizioni del Gruppo d'armate Vistola e sapeva che da solo non avrebbe potuto sopportare il peso di una simile operazione; basti pensare solo che esso disponeva unicamente di tre divisioni corazzate, per di più a effettivi ridotti. Premesse di una simile operazione erano quindi l'evacuazione via mare del Gruppo d'armate Curlandia e il rinvio dell'offensiva in Ungheria. Come al solito Hitler rifiutò queste proposte.

La situazione, tuttavia, era troppo fragile per evitare di agire in qualche modo: il sottile corridoio tra la Pomerania e la Prussia orientale (il cosiddetto balcone baltico) rappresentava un invitante obiettivo per le forze sovietiche e una posizione troppo ostica da difendere a lungo per la II. Armata. Da qui nacque la decisione di provare una manovra di alleggerimento attaccando a sud dalla Pomerania contro il fianco destro di Zhukov.

Si diede così avvio alla preparazione della battaglia di Stargad, che sarebbe stata l'ultima offensiva tedesca sul fronte orientale.

Anche in questo caso sorsero contrasti tra Hitler e Guderian su chi avrebbe dovuto guidare quest'operazione: il Fuhrer voleva che a capo ci fosse Himmler (comandante del Gruppo d'armate Vistola); Guderian invece spingeva per Walther Wenck, suo vice all'OKH e abile generale, sostenendo che "il Reichsfuhrer delle SS non ha né l'esperienza necessaria, né uno stato maggiore abbastanza competente per dirigere da solo l'attacco". Dopo un'accesa discussione, il comando dell'operazione venne affidato al Generale Wenck.

Il 16 febbraio i tedeschi lanciarono il loro attacco. Erano stati assegnati al Gruppo d'armate Vistola ben 1.200 carri armati, ma mancavano i treni per trasportarli al fronte: perfino una divisione corazzata a corto di effettivi aveva bisogno di 50 treni per trasportare uomini e mezzi, ma in quel momento la situazione della logistica in Germania era difficilissima. Ancora più grave poi era la scarsità di munizioni e di carburante, che sarebbero bastati solo per un attacco di tre giorni.

L'offensiva tedesca (nome in codice "Operazione Solstizio") segnò inizialmente qualche limitato successo parziale, prima che il contrattacco della 2. Armata corazzata della Guardia sovietica partisse al contrattacco.

Il 17 febbraio il Generale Wenck fu ferito e sostituito dal Generale Hans Krebs.

Le truppe tedesche non riuscirono ad arrestare il contrattacco sovietico e così furono ricacciate oltre le posizioni di partenza. Tuttavia quest'assalto, seppur non condusse ad alcun risultato concreto, consentì ai tedeschi di ottenere un po' di respiro: convinse infatti il Cremlino che una rapida puntata verso Berlino era fuori discussione.

Rastrellamento sovietico nei territori orientali[modifica]

Il fallimento dell'Operazione Solstizio diede un po' di respiro ai tedeschi, ma già il 24 febbraio l'Armata rossa prese di nuovo l'iniziativa lanciando un'offensiva contro le stremate difese tedesche. Anche in questo caso la superiorità numerica degli attaccanti era schiacciante: i sovietici attaccarono con 47 divisioni di fanteria contro le solo 8 divisioni tedesche.

Il peso delle unità sovietiche portò presto allo sfondamento delle linee tedesche nell'area del balcone baltico: il 28 febbraio Zhukov raggiunse il Baltico e tra il 1 e 10 marzo sfondò su tutto il settore settentrionale del fronte. La III Armata corazzata tedesca fu annientata (solo 50.000 uomini di quest'unità riuscirono a ripararsi l'11 marzo presso l'isola di Wollin), mentre i resti del Gruppo d'armate Nord vennero circondati nella zona di Königsberg. Più a sud, in Slesia, Konev iniziò l'offensiva il 4 febbraio; dopo aver rotto le difese nemiche, le truppe del 1° Fronte Ucraino superarono di slancio la linea dell'Oder, attestandosi già il 24 febbraio su una nuova linea sulla Neisse. Gli attaccanti sovietici incontrarono particolari resistenze unicamente presso Breslavia, una piazzaforte tedesca appena oltre le sponde dell'Oder: la città fu accerchiata alla fine di febbraio e capitolò unicamente dopo la resa incondizionata della Germania, ovvero il 9 maggio 1945.

Intanto sul Mar Baltico i sovietici liquidavano le rimanenti difese tedesche. A marzo il maresciallo Vasilevskij (successo a Cerniakovskij, ucciso allo scoppio di una granata il 18 febbraio) prese l'offensiva finale contro la IV Armata tedesca accerchiata fin dal 27 gennaio e il 25 marzo e divise l'armata in 2 sacche, una quella di Königsberg, e l'altra, quella di Braunsberg-Heiligenbeil. Quest'ultima si arrese il 30 marzo, e i sovietici comunicarono di aver contato 80.000 morti e 50.000 prigionieri. La sacca di Konigsberg si arrese il 9 aprile, e i vincitori contarono 40.000 morti e 92.000 prigionieri. Il 30 marzo Danzica cadeva in mano ai sovietici, che presero 10.000 prigionieri e molto materiale. Parecchi tedeschi si suicidarono per paura di cadere in mano ai russi.

Il 24 febbraio Poznan si arrese, alla fine di una resistenza alla quale l'Armata Rossa ha reso omaggio. Sull'Oder, la piazzaforte di Glogau, investita il 13 febbraio, capitolò solo il 2 aprile.

La tragedia civile[modifica]

Questa tragedia militare fu accompagnata da una tragedia nazionale senza precedenti nella storia contemporanea, ossia dall'esodo di milioni di tedeschi che, al momento della capitolazione dell'8 maggio 1945, si erano rifugiati dall'altra parte della linea Oder-Neisse. Ma non tutti quelli che fuggirono riuscirono a raggiungere la meta. Infatti secondo stime attendibili un milione e seicentomila tedeschi-specie vecchi, donne e bambini-soccombettero alla sfinitezza o al freddo pungente. Vengono riportati in questo periodo stupri di massa da parte dei soldati sovietici, che sono valutati da alcuni studiosi 1.400.000 in Prussia, 100.000 a Berlino ed altri 500.000 in altri luoghi (nel resto della Germania, in Polonia, in Cecoslovacchia, in Ungheria, di cui stimano 50.000 solo dopo l'occupazione di Budapest). Un ufficiale russo riporta:

  « I nostri ragazzi erano così frustrati che spesso violentarono vecchie di settanta, ottanta anni, con grande stupore di queste nonne, che, spesso non se ne lamentarono. Ma devo riconoscere che è stata una sporca faccenda. In particolare il comportamento di truppe kazake è stato deplorevole »
   

Molte tedesche riportano di essere state violentate ripetutamente, fino a 30 volte, in alcuni casi, tanto da finire all'ospedale. Le autorità, oltre alla pene previste per tali azioni, non presero provvedimento, sia perché spesso non riconobbero la veridicità di questi fatti sia per la difficoltà di attuarli. Le truppe infatti, ubriache, non obbedivano ai superiori e spesso li minacciavano con la mitragliatrice, se intervenivano. I soldati, stremati dalla guerra ed esacerbati contro i tedeschi dalla propaganda stalinista, non si controllavano più. Anche dopo l'estate 1945, quando vennero decise severe sanzioni, fino alla morte per i responsabili di violenze, le denuncie diminuirono solamente, ma solo perché era finita la guerra. Dopo il 1948, quando l'Armata Rossa fu confinata nelle caserme, si esaurì il problema.

In Russia attualmente molti studiosi e autorità politiche affermano che tali fatti avvennero in scala molto più ridotta, come singoli casi sparsi, e contestano la cifra di 2.000.000 di stupri, affermando che furono alcune decine di migliaia o meno su 3 milioni di soldati.[senza fonte]

Dopo una completa emigrazione forzata dei tedeschi a est della linea Oder-Neisse da parte dei russi, terminata nel 1949, si contano circa 12 milioni di tedeschi costretti ad andarsene dalle loro case nei territori orientali.

 

Fonte:wikipedia