Invasione della Jugoslavia

 

L'invasione della Jugoslavia, attuata alle ore 5,15 del 6 aprile 1941 a seguito della direttiva n.25, piano di occupazione nazista dello Stato balcanico elaborato dall'Oberkommando der Wehrmacht (OKW) durante la Seconda guerra mondiale è, per la storiografia jugoslava, chiamato anche Guerra d'aprile.

Indice

[nascondi]

Cause[modifica]

Il Regno di Jugoslavia, nato alla fine della Prima guerra mondiale dalla dissoluzione dell'Impero asburgico e da quello Ottomano, aveva incluso nel suo territorio popolazioni diverse per etnia, religione e costumi (i serbi, ortodossi, i croati e gli sloveni cattolici, ed i bosniaci musulmani) che iniziarono ben presto a scontrarsi tra loro.

La politica tedesca nei Balcani era volta a mettere contro le diverse nazioni tra loro, spingendo sulle rispettive rivendicazioni territoriali, a seguito del primo conflitto mondiale, tutto ciò per evitare un allineamento a favore degli Alleati. Dopo la sconfitta degli Alleati sul fronte occidentale nel 1940, ai tedeschi fu ancor più facile penetrare militarmente, economicamente e politicamente nei Balcani: si garantirono il petrolio rumeno e le derrate alimentari ungheresi; e sancirono questa nuove alleanze, "costringendo" gran parte di questi paesi ad entrare nel Patto Tripartito (sottoscritto il 28 settembre 1940 dall'Italia fascista, dalla Germania nazista e dall'Impero giapponese).

Tuttavia, dopo l'attacco italiano alla Grecia, nel paese ellenico era confluito un corpo di spedizione britannico, che costituiva una grave minaccia per i piani di espansione tedesca ad est, nel prossimo attacco alla Russia di Stalin. Per risolvere questa questione, vennero ammassate in Bulgaria ed in Romania, diverse divisioni tedesche pronte ad intervenire in Grecia, ma Hitler voleva che anche la Jugoslavia consentisse il passaggio di truppe e quindi aderisse al Patto Tripartito per sancire definitivamente il suo allineamento alla politica dell'Asse.

Il 25 marzo 1941, dopo pesanti pressioni e la promessa del porto di Salonicco in Grecia, il governo jugoslavo aderì al Patto Tripartito. Nella stessa giornata venne presa anche la decisione di ritardare l'Operazione Barbarossa di quattro settimane per l'invasione della Grecia. Ma il patto durò poco: nella notte tra il 26 ed il 27 marzo un gruppo di ufficiali serbi contrari all'intesa con la Germania nazista rovesciarono con un colpo di stato il governo del Primo Ministro Cvetković e del reggente Paolo. Sul trono salì il giovane Pietro II che affidò l'incarico di formare un nuovo governo al generale Simović.

Subito vennero preparati nuovi piani, l'Operazione 25 appunto, per l'invasione della Jugoslavia.

Le forze in campo[modifica]

Jugoslavia[modifica]

L'esercito jugoslavo disponeva di circa 30 divisioni di fanteria e 3 di cavalleria, oltre a qualche reggimento corazzato, ma era sparso per 2.880 km di fronteria. Il I. Gruppo d'Armate al comando del Generale Milorad Petrovic, era attestato lungo i confini con l'Italia e l'Austria; il II. Gruppo d'Armate del Generale Milutin Nedic lungo i confini con Ungheria e Romania; e il III. Gruppo d'Armate del Generale Milan Nedić lungo il confine rumeno meridionale, con la Bulgaria, la Grecia e l'Albania. L'aeronautica jugoslava era ben equipaggiata. Le sue formazioni da caccia, anche se poche, erano equipaggiate con gli ottimi aerei da caccia Hurricane di costruzione inglese, quasi uguali come potenza ai più conosciuti Supermarine Spitfire. Il difetto principale, che condizionò l'andamento delle operazioni in modo negativo per il giovane Regno di Jugoslavia, fu la mancata nazionalizzazione del suo Esercito: i Reggimenti non erano ad etnia mista, e nella maggioranza, comandati da ufficiali e da sottufficiali di etnia serba (Belgrado trattava le altre etnie: croati, sloveni, dalmati e montenegrini, come fossero colonie).

Germania[modifica]

Le forze della Wehrmacht dislocate nei Balcani erano organizzate in due armate e in un gruppo corazzato. La 2. Armata di Maximilian von Weichs, comprendeva 5 divisioni di fanteria, 2 corazzate, una da montagna e una motorizzata, era di base in Ungheria. La 12. Armata di Wilhelm List e il 1. Panzergruppe di von Kleist comprendevano 5 divisioni di fanteria, 3 da montagna, 4 corazzate, 1 motorizzata oltre a forze delle SS (la brigata motorizzata "Leibstandarte" e la divisione "Das Reich") e reparti d'elite come il reggimento di fanteria motorizzato "Grossdeuschtland" e la brigata corazzata "Hermann Göring".

La Luftwaffe inoltre fornì il supporto aereo necessario schierando la IV. Armata aerea forte di 1 200 velivoli.

Italia[modifica]

L'Italia fascista partecipò alle fasi dell'invasione partendo dalle proprie basi in Venezia Giulia e Istria, da Zara, e dall'Albania.

A nord era schierata la 2. Armata (9 divisioni di fanteria, 4 motorizzate e 1 corazzata) sotto il comando del Generale Vittorio Ambrosio con obiettivo Lubiana e la discesa lungo la costa dalmata. A Zara vi era una guarnigione di 9.000 uomini, al comando del Generale Emilio Giglioli, che allo scoppio delle ostilità si diresse su Sebenico, Spalato per giungere a Ragusa (Dubrovnik) il 17 aprile; infine dall'Albania vennero impegnate 4 divisioni della 9. Armata sotto il comando del Generale Alessandro Pirzio Biroli.

Ungheria[modifica]

L'Ungheria prese parte agli scontri a partire dall'11 aprile, con la 3. Armata (8 divisioni di fanteria e 2 brigate motorizzate) al comando del Generale Elemér Gorondy-Novak, occupando la Vojvodina e puntando su Novi Sad.

L'attacco[modifica]

Alle 5,15 del 6 aprile 1941 i tedeschi entrarono nel Regno di Jugoslavia; il piano prevedeva che la 12. Armata dalla Bulgaria muovesse verso Skopje e Monastir per impedire che l'esercito jugoslavo potesse unirsi alle truppe greche venute in loro soccorso. Due giorni dopo il 1. Panzergruppe di von Kleist doveva muovere verso Niš e Belgrado mentre il 12 aprile la 2. Armata dall'Austria e dall'Ungheria e il XLI. Panzerkorps dalla Romania dovevano puntare verso Belgrado.

L'attacco tedesco iniziò con un massiccio bombardamento sulla capitale jugoslava, che durò due giorni consecutivi, e sull'aviazione jugoslava che fu quasi completamente distrutta. L'avanzata dell'esercito tedesco procedette secondo i piani: il 10 aprile Zagabria era già stata occupata, e i tedeschi vennero accolti come liberatori; il giorno successivo venne proclamata la costituzione dello Stato Indipendente di Croazia. Lubiana venne occupata dalle truppe italiane l'11 aprile e il giorno successivo anche Karlovac venne raggiunta dalle colonne italiane e tedesche.

A sud la 12. Armata raggiunse rapidamente i suoi obiettivi: Niš venne conquistata dai panzer di von Kleist il primo giorno senza particolari difficoltà, i quali procedettero poi su Krusevac, occupata il 10 aprile, per poi raggiungere Belgrado. Il 12 aprile tutte le colonne tedesche convergevano sulla capitale jugoslava che si arrese la sera stessa dopo un colpo di mano da parte di Fritz Klingenberg della divisione delle SS "Das Reich". Ancora più a sud i tedeschi raggiunsero Skopje il 7 aprile e si ricongiunsero poi con le forze italiane provenienti dall'Albania.

L'esercito italiano, nel frattempo, con partenza da Zara, dopo sanguinosi combattimenti raggiunse Sebenico e Spalato (15 aprile), e Ragusa e Mostar (17 aprile) riunendosi ai reparti partiti dall'Albania.

Il 15 aprile il Governo del Regno di Jugoslavia avanzò una richiesta di pace e il 17 aprile venne firmata la resa.

La spartizione della Jugoslavia[modifica]

Zone di occupazione italo-tedesche della Jugoslavia.

Con la fine delle ostilità il paese slavo venne suddiviso tra le forze italiane, tedesche e ungheresi. Come mostra la cartina qui a fianco:

A Zagabria venne proclamata l'indipendenza e venne creato lo Stato Indipendente di Croazia (colore rosso) sotto la guida di Ante Pavelić. Anche in Serbia venne creato uno stato fantoccio sotto la guida del Generale Milan Nedić.

 

Fonte:wikipedia