Campagna di Polonia

 

La campagna di Polonia (in polacco Wojna obronna 1939 roku «la guerra difensiva dell'anno 1939» o Kampania wrześniowa «campagna di settembre»; in tedesco Polenfeldzug «campagna di Polonia»; in russo Вторжение в Польшу, Vtorženie v Pol'šu) fu l'attacco alla Polonia compiuto su due fronti: dal 1º settembre 1939 dalla Germania e, dal 17 settembre, dall'Unione Sovietica, allo scopo di spartirsi il territorio polacco al termine delle operazioni; la campagna, iniziata il 1º settembre, ebbe termine il 6 ottobre con la resa delle ultime forze polacche. L'invasione della Polonia segnò l'inizio della seconda guerra mondiale, in quanto l'aggressione tedesca spinse, il 3 settembre, i paesi Alleati della Polonia, Regno Unito e Francia, a dichiarare guerra alla Germania.

Indice

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Gli eventi precedenti l'attacco[modifica]

La Grande Germania[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Anschluss.

L'attività diplomatica di Adolf Hitler nei confronti della Polonia, una volta divenuto Cancelliere del Reich nel 1933, fu volta verso un atteggiamento apparentemente distensivo, concretizzato nel tentativo di aggregarla al patto anticomintern, un patto, inizialmente stipulato tra Germania ed Impero giapponese e che successivamente avrebbe compreso il Regno d'Italia, la Spagna, il Regno di Ungheria ed il Manciukuò, da contrapporre al Comintern, o Internazionale comunista, e, nel 1934, stipulando con essa un patto di non aggressione della prevista durata decennale.[6]

Le zone dell'Europa di lingua tedesca nel 1910

Nel medesimo periodo il Führer iniziò concretamente a porre le basi per il suo progetto di costituzione della Großdeutschland, la Grande Germania, ossia l'unificazione dei territori aventi la maggioranza della popolazione di lingua e di etnia tedesca; il primo passo, sempre nel 1934, fu l'aumento della sua influenza sull'Austria, iniziata, il 25 luglio, con l'assassinio del Cancelliere austriaco Engelbert Dollfuß e l'ascesa al potere del nazista austriaco Arthur Seyß-Inquart,[7] divenuto prima ministro degli esteri e successivamente Cancelliere, e conclusa il 12 marzo 1938 con la definitiva annessione del paese, attraverso il cosiddetto Anschluss.[8]

Nel periodo intercorrente tra il 1934 ed il 1938 Hitler ottenne anche la riannessione del territorio del Saarland: la regione della Saar, ricca di miniere di carbone era stata occupata dal 1920 da Francia e Regno Unito sotto mandato della Società delle Nazioni, secondo le clausole contenute nel trattato di Versailles, che avevano concesso lo sfruttamento del carbone della valle della Saar alla Francia, quale indennizzo per i danni subiti dalle miniere di carbone francesi durante la prima guerra mondiale; le clausole del trattato prevedevano che, dopo quindici anni, la popolazione avrebbe dovuto esprimersi, attraverso un referendum popolare, se il territorio avesse dovuto o meno ritornare sotto il governo del Reich ed, il 13 gennaio 1935, il responso fu, con una maggioranza per il «si» di circa il 90%, a favore del ricongiungimento con la Germania ed, una volta che la regione fu smilitarizzata e riannessa, fu ribattezzata "Westmark".[9]

Adolf Hitler fa il suo ingresso a Vienna, nel marzo del 1938, a seguito dell'Anschluss.

Nel medesimo periodo Hitler annunciò, sempre in violazione del trattato di Versailles, il ripristino della coscrizione obbligatoria, l'esistenza della Luftwaffe e la sua intenzione di non osservare più le clausole sul disarmo; la reazione dei paesi appartenenti alla Società delle Nazioni, direttamente interessati alle vicende che si stavano svolgendo in Germania, fu immediata e, tra l'11 ed il 14 aprile 1935, il ministro degli esteri francese Pierre Laval, il primo ministro del Regno Unito Ramsay MacDonald e Benito Mussolini si incontrarono in Italia, nella cittadina di Stresa, dove venne presa la decisione di fronteggiare congiuntamente una eventuale minaccia bellica proveniente dalla Germania, creando il cosiddetto "fronte di Stresa".[10]

La politica di rafforzamento, di riarmo e di espansione condotta fino a quel momento da Hitler non conobbe soste ed il passo successivo fu la rimilitarizzazione della Renania: essa, confinante con Belgio, Olanda e Francia, secondo le clausole del trattato di Versailles era stata demilitarizzata, allo scopo di limitare una possibile futura minaccia proveniente dalla Germania, e, nel 1925, il Cancelliere tedesco Gustav Stresemann sottoscrisse l'impegno con il cosiddetto patto di Locarno, o patto Renano.

Il Führer, il 7 marzo 1936, contravvenendo a quanto stabilito nel patto, inviò nella regione circa 2.000 soldati, giustificando la sua azione come una risposta ad una precedente violazione da parte della Francia. Ancora una volta le due potenze, insieme all'Italia, accettarono senza reagire la violazione del patto; inoltre un successivo referendum proposto alla popolazione della Renania ebbe un risultato schiacciante a favore dell'attraversamento del Reno da parte della Wehrmacht.[11]

L'occupazione della Cecoslovacchia[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce occupazione tedesca della Cecoslovacchia.
Mappa della Cecoslovacchia con evidenziate le minoranze linguistiche; in blu, le regioni a maggioranza tedesca fino alla seconda guerra mondiale

L'intervento della Germania nella guerra civile spagnola a fianco del generale Francisco Franco avvicinò ulteriormente il Terzo Reich all'Italia e, oltre a costituire un utile banco di prova per le nuove armi di cui il paese si stava dotando quali mezzi corazzati, come i carri armati Panzer I e Panzer II, ed aerei come il caccia Messerschmitt Bf 109, l'aereo da trasporto Junkers Ju 52 ed il bombardiere in picchiata Junkers Ju 87 Stuka, rafforzò la posizione di Hitler negli ambienti anticomunisti europei.[12] Il passo successivo fu quello di annettere l'Austria e la Cecoslovacchia;[13] nel marzo del 1938, dopo l'annessione dell'Austria attraverso l'Anschluss, la minoranza etnica tedesca residente in Cecoslovacchia, in particolare in Boemia e Moravia, che contava circa tre milioni di abitanti concentrati principalmente nella regione dei Sudeti, iniziarono a scendere nelle strade al grido di Ein Volk, ein Reich, ein Führer (un popolo, un Reich, un Führer), reclamando un ritorno alla Germania dopo lo "spostamento" avvenuto a seguito della dissoluzione dell'Impero austro-ungarico, e tale richiesta fu formalizzata il 23 aprile dal partito tedesco dei Sudeti, il quale, sotto la guida di Konrad Henlein e Karl Hermann Frank, richiese la completa autonomia per la popolazione di lingua tedesca.[14]

Contemporaneamente Hitler iniziò a dare istruzioni al capo dell'Oberkommando der Wehrmacht, il generale Wilhelm Keitel, per la preparazione del piano "Fall Grün", il "caso verde", per l'invasione della Cecoslovacchia ed il 28 aprile il primo ministro del Regno Unito Neville Chamberlain e quello francese Édouard Daladier si incontrarono a Londra per trovare una soluzione al fine di garantire il mantenimento della pace ma non si riuscì ad andare oltre ad un suggerimento alla Cecoslovacchia di cedere alle richieste tedesche; la successiva mobilitazione dei due eserciti lungo il confine ceco-tedesco indusse i ministri degli esteri Lord Halifax e Georges Bonnet ad ammonire la Germania che un eventuale attacco avrebbe provocato l'inizio di una guerra ma solo nel caso in cui la Cecoslovacchia non avesse ceduto alle richieste provenienti da Berlino e deplorando al tempo stesso "l'inutile provocazione della mobilitazione dell'esercito cecoslovacco".[15]

Manifestazione a Praga di fronte al Parlamento contro la cessione della regione dei Sudeti alla Germania.

L'atteggiamento delle potenze occidentali, compresi gli Stati Uniti d'America, i quali, per voce del loro ambasciatore a Parigi William Christian Bullitt, Jr., sostennero che i "cecoslovacchi preferivano un conflitto che avrebbe distrutto l'Europa piuttosto che accontentare Hitler", era così incline ad evitare qualunque possibilità di guerra che il Governo cecoslovacco, il 5 settembre, esaudì tutte le richieste presentate in aprile da Henlein, facendo venire meno il pretesto di un attacco da parte della Germania, ma il 12 settembre il Führer tenne a Norimberga un appassionato discorso che provocò nei Sudeti una serie di disordini che furono sedati solo con l'introduzione della legge marziale e l'invio dell'esercito nella regione.[16] Neville Chamberlain il 14 settembre chiese ed ottenne un incontro con Hitler che avvenne il giorno successivo a Berchtesgaden, dove il politico inglese assicurò che Gran Bretagna e Francia non si sarebbero opposte all'annessione delle zone della Cecoslovacchia in cui la popolazione tedesca superasse la metà degli abitanti, mentre Hitler si impegnò a non attaccare fino al loro successivo incontro.

La rimozione della barriera di confine tra la Germania e la Cecoslovacchia nella regione dei Sudeti

Gli impegni presi a Berchtesgaden privarono la Cecoslovacchia di una parte consistente di territorio e della sua principale linea di difesa rappresentata dalle montagne della regione dei Sudeti ma il Presidente Edvard Beneš fu costretto ad accettare, ed il 21 settembre firmò la cessione dei Sudeti alla Germania, dove nel frattempo erano stati costituiti i Sudeten German Freikorps, ricevendo lo stesso giorno la richiesta da parte della Polonia della città di Teschen, a maggioranza polacca, e, da parte dell'Ungheria, la cessione delle zone della Rutenia e della Slovacchia abitate in massima parte da magiari.[17] Contemporaneamente Hitler e Chamberlain ebbero il loro secondo incontro a Bad Godesberg dove il Führer rimarcò la necessita di una "germanizzazione" dei territori annessi ed, alla richiesta del primo ministro inglese sulla "dimensione" di questa operazione, Hitler rispose che bisognava evitare che la Cecoslovacchia diventasse uno Stato bolscevico.

Chamberlain comunicò a Beneš le richieste di Hitler, il quale indicò nel 1º ottobre la data dell'attacco tedesco se Praga non avesse evacuato totalmente le zone annesse dalla Germania. L'atteggiamento del Führer spinse la Francia a rafforzare le unità presenti lungo la linea Maginot, il Regno Unito ad allertare la flotta e la Cecoslovacchia a mobilitare circa un milione di riservisti, tanto che il primo ministro britannico, contemporaneamente al Presidente degli Stati Uniti d'America Franklin Delano Roosevelt, inviò una richiesta a Mussolini affinché intercedesse per convocare una conferenza internazionale con l'unico scopo del mantenimento della pace. Il Duce acconsentì, invitando Hitler alla prudenza e concordando un incontro che avrebbe dovuto svolgersi a Monaco il 29 settembre con la partecipazione di Germania, Italia, Francia, Regno Unito ma non della Cecoslovacchia; il presidente Beneš insistette presso Chamberlain affinché un suo rappresentante fosse presente ma questi si limitò a rispondere "che ne avrebbe tenuto conto".[18]

La conferenza di Monaco[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci conferenza e accordo di Monaco e protettorato di Boemia e Moravia.
Il primo ministro del Regno Unito Neville Chamberlain mostra alla stampa una copia dell'accordo, sottoscritto a Monaco il 30 settembre 1938

I quattro capi di Stato si incontrarono il 29 settembre ed il primo atto di Hitler fu quello di ignorare le richieste di Chamberlain sulla presenza di un rappresentante cecoslovacco. Il giorno successivo fu firmato l'accordo, nel quale, in cambio della rinuncia alla guerra, i Sudeti sarebbero stati totalmente germanizzati, l'evacuazione della popolazione cecoslovacca avrebbe dovuto svolgersi tra il 1º ed il 10 ottobre e le rivendicazioni polacche ed ungheresi sarebbero state soddisfatte; una volta ratificato l'accordo ne fu data comunicazione ai delegati cecoslovacchi, giunti a Monaco come "osservatori" a seguito della delegazione britannica. La notizia venne accolta a Praga con amarezza ma Beneš respinse l'idea dei suoi generali della guerra contro la Germania, nella speranza di un intervento Alleato.

Truppe tedesche sfilano nella rinominata "piazza Adolf Hitler" a Chomutov, in Boemia

Il 1º ottobre, dopo che Chamberlain e Daladier erano stati accolti trionfalmente al rientro a Londra ed a Parigi dalle popolazioni felici di avere evitato un'altra guerra,[19] le truppe tedesche fecero il loro ingresso nei Sudeti ed, il giorno 5, Beneš diede le dimissioni da presidente della Cecoslovacchia, sostituito da Emil Hácha.

Risolta la questione dei Sudeti, Hitler proseguì nel suo intento di smantellare lo Stato cecoslovacco, incoraggiando l'Ungheria ad aumentare le sue rivendicazioni per l'autonomia dei territori della Rutenia e della Slovacchia, reclutando al tempo stesso degli agitatori al fine di giustificare un'eventuale occupazione tedesca come unica alternativa al caos ed al disordine; il nuovo presidente Hácha cadde nella trappola e fece imprigionare alcuni elementi di spicco tra i separatisti slovacchi, licenziando inoltre il primo ministro Jozef Tiso, e la conseguenza fu un'immediata votazione del parlamento slovacco a favore dell'indipendenza.[20]

La situazione di ingovernabilità indusse Hácha a chiedere un incontro con Hitler, che avvenne il 14 marzo 1939, dove il Führer sostenne che, data la situazione nel paese, si vedeva costretto ad inviare le proprie truppe e sarebbe stato fondato un protettorato, con la garanzia di una certa libertà nazionale, ma questo sarebbe avvenuto solo a condizione che l'esercito cecoslovacco non avesse resistito, in caso contrario il paese sarebbe stato trattato come Stato conquistato. Il presidente Hácha si vide costretto a firmare un documento con il quale «affidava con fiducia la sorte del popolo e del paese ceco nelle mani del Führer del Reich tedesco»:[21] il pomeriggio dello stesso giorno i primi mezzi corazzati tedeschi fecero il loro ingresso nel paese ed il 16 settembre avvenne l'occupazione di Praga.[22]

La questione di Danzica[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce libera Città di Danzica.

Gli eventi che si erano succeduti dal 1934 ed ai quali le potenze europee avevano opposto in alcuni casi una minima resistenza ed in altri una quasi totale acquiescenza non fermarono i desideri espansionistici di Hitler, il quale, una volta ottenuta l'annessione dell'Austria e dei Sudeti e la creazione del protettorato in Cecoslovacchia, rivolse il suo sguardo verso la Polonia, nel quadro generale del suo pensiero che comprendeva, oltre alla creazione della "Grande Germania", la realizzazione dell'espansione del nazismo verso est, il cosiddetto Lebensraum, lo spazio vitale che egli aveva teorizzato nel Mein Kampf e che avrebbe previsto in seguito, nel quadro più generale del Generalplan Ost, anche l'invasione dell'Unione Sovietica.[23]

Il primo passo fu, il 21 marzo, la presentazione di tre richieste al Governo polacco: la restituzione della città di Danzica, il consenso alla costruzione di una ferrovia e di una autostrada extraterritoriali, ossia privi di dazi doganali, che consentissero il collegamento tra la Germania e la Prussia Orientale attraverso il cosiddetto corridoio di Danzica, ceduto alla Polonia per consentirle uno sbocco sul mar Baltico, ed infine una garanzia, a lunga scadenza, del nuovo assetto territoriale;[24] tali richieste erano in precedenza state avanzate, in via ufficiosa, dal Führer al ministro degli esteri polacco Józef Beck, in un incontro avvenuto a Berchtesgaden il 5 gennaio, con la motivazione che la città ed il suo territorio circostante, ceduti alla Polonia a seguito del trattato di Versailles e resa "città a statuto speciale", sotto il controllo della Società delle Nazioni, erano abitati da cittadini di nascita tedesca per il 95% della popolazione.[25]

Il 22 marzo i tedeschi occuparono la città di Memel in Lituania ed, il 31 marzo, Neville Chamberlain tenne un discorso nel quale garantì l'appoggio della Gran Bretagna e della Francia alla Polonia in caso di violazione dei suoi confini ma questo non servì per fermare le intenzioni di Hitler, il quale, il 3 aprile, emise una direttiva segreta denominata "Fall Weiss", "caso bianco", che ordinava allo Stato maggiore generale tedesco di preparare un piano per l'invasione della Polonia; il 4 aprile, il Führer convocò l'ambasciatore polacco a Berlino Józef Lipski, comunicandogli che i termini delle richieste precedentemente avanzate "non erano più negoziabili".[26] L'atteggiamento si aggravò ulteriormente il 28 aprile, quando Hitler tenne un discorso al Reichstag nel quale sostenne l'umiliazione dei rappresentanti tedeschi a Versailles e la violazione, da parte della Polonia, della dichiarazione di non aggressione decennale stipulata nel 1934; Gran Bretagna e Francia tentarono di coinvolgere l'Unione Sovietica in un accordo di protezione della Polonia ma la reciproca diffidenza, ed il rifiuto della Polonia ad accettare l'idea dell'Armata Rossa che operasse nel proprio territorio, provocarono la sospensione dei negoziati.[27]

Il patto Molotov-Ribbentrop[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce patto Molotov-Ribbentrop.
Il ministro degli esteri tedesco Joachim von Ribbentrop firma il patto Molotov-Ribbentrop; alle sue spalle il leader sovietico Josif Stalin

Hitler prese la decisione di invadere il paese immediatamente dopo il rifiuto polacco alle sue richieste, comunicatogli il 26 marzo, ma ciò che lo preoccupava era la possibile reazione dell'Unione Sovietica ed, allo scopo, Hitler avviò trattative tra i due paesi sfruttando l'avversione di Stalin per "l'occidente capitalista";[28] questo infatti era un elemento comune, a dispetto delle grandi differenze ideologiche che separavano i due capi di Stato. Così, mentre Stalin considerò che un accordo con la Germania avrebbe messo l'Unione Sovietica al riparo da un conflitto tra i due paesi, ritenendo che l'Armata Rossa, in quel periodo in fase di ristrutturazione dopo le grandi epurazioni del 1937 e di ammodernamento per quanto riguardava gli armamenti, non fosse pronta, il Führer evitò la possibilità del ripetersi di quanto era avvenuto nella prima guerra mondiale, ossia un conflitto su due fronti.

I negoziati si conclusero positivamente il 23 agosto 1939, con la firma del patto Molotov-Ribbentrop, dal nome dei due ministri degli esteri Vjačeslav Michajlovič Molotov e Joachim von Ribbentrop, ossia un patto di non aggressione che consentì alla Germania di non temere un'offensiva da est, nonché di continuare ad usufruire delle forniture di petrolio, grano ed acciaio provenienti dall'Unione Sovietica. Al termine delle ostilità era previsto che i due paesi spartissero l'Europa orientale in due sfere di influenza, ed in particolare la divisione della Polonia sulla linea della Vistola e la spartizione degli Stati baltici.

Il patto suscitò ovviamente reazioni politiche e diplomatiche immediate: a livello di opinione le reazioni in Francia ed in Italia di comunisti e fascisti furono di stupore: mentre i primi ritennero che l'Unione Sovietica era stata costretta a firmarlo per prevenire la minaccia di una attacco, i secondi sostennero la tesi opposta, ossia che era la Germania a doversi proteggere da una possibile minaccia proveniente da est;[29] a livello diplomatico il patto indusse il Regno Unito a firmare il 25 agosto un patto di difesa comune con la Polonia ed un accordo con la Francia, attraverso il quale i due paesi si impegnavano reciprocamente a sostenersi in qualunque evento bellico che avesse coinvolto uno dei due,[30] e tali accordi suggerirono ad Hitler di rinviare l'attacco, inizialmente previsto per il 26 agosto,[31] al 1º settembre.

Le ultime richieste della Germania[modifica]

Cacciatorpediniere della marina polacca, il 30 agosto 1939, si dirigono verso i porti della Gran Bretagna nel quadro dell'operazione Peking

Il 29 agosto, con le truppe già schierate e pronte ad avanzare, Hitler comunicò a Londra la sua disponibilità a ricevere un plenipotenziario polacco per proseguire le trattative, trasmettendo, attraverso il ministro degli esteri Ribbentrop, le sue ultime offerte per evitare la guerra: queste furono inoltrate a mezzanotte all'ambasciatore britannico Nevile Henderson e comprendevano il ritorno alla Germania di Danzica, mentre la città di Gdynia sarebbe rimasta alla Polonia, lo svolgimento di un referendum popolare nel corridoio da tenersi entro l'anno, per chiedere alla popolazione il parere sul ritorno alla Germania o la permanenza in Polonia, e la possibilità di uno scambio tra le minoranze etniche dei due paesi.[32]

La Gran Bretagna inoltrò le richieste a Varsavia, pur riconoscendo che esse erano già state precedentemente respinte e soprattutto che venivano presentate sotto forma di ultimatum, con l'unico scopo di ottenere un ulteriore rifiuto. Il governo polacco, comunque disilluso sulle intenzioni di Hitler di rinunciare alla guerra, non volle lasciare nulla di intentato e, il 30 agosto, l'ambasciatore polacco Józef Lipski si recò a colloquio con Ribbentrop: questi gli chiese se era in possesso di pieni poteri per trattare, ma la risposta fu negativa e quindi il negoziato non poté procedere; immediatamente fu trasmessa a Francia e Regno Unito la comunicazione del rifiuto da parte della Polonia, sia dell'offerta che della volontà di intavolare trattative, facendo venire meno tutte le ipotesi di soluzione pacifica del contenzioso territoriale.[33]

A causa del termine delle trattative, il governo polacco dette ordine alle unità della sua marina di salpare verso la Gran Bretagna, nel quadro della cosiddetta operazione Peking, ritenendo che, restando nei porti, in caso di conflitto queste sarebbero state inutilmente sacrificate; contemporaneamente gli aerei lasciarono gli aeroporti in cui erano dislocati per recarsi nei campi di aviazione operativi ed il maresciallo di Polonia Edward Rydz-Śmigły annunciò la mobilitazione delle truppe.[34]

L'incidente di Gleiwitz[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce incidente di Gleiwitz.
La stazione radio di Gleiwitz, nella regione della Slesia, teatro del cosiddetto incidente di Gleiwitz

Esaurite le possibilità diplomatiche, e scaricando sulla Polonia le colpe del mancato raggiungimento di soluzioni negoziali, il Führer riuscì a creare anche il casus belli per iniziare la guerra, ossia il cosiddetto incidente di Gleiwitz, che venne reso noto al mondo alle ore 20:00 del 31 agosto. Alla fine di luglio Hitler aveva chiesto all'Abwehr, il servizio d'intelligence militare tedesco, di aiutare Reinhard Heydrich a preparare "un'operazione speciale": dovevano essere reperite 150 uniformi polacche, armi e libretti paga dell'esercito polacco e messi a disposizione 364 dei suoi uomini, dei quali alcuni avrebbero dovuto conoscere la lingua polacca.

Gli elementi del Sicherheitsdienst (SD), il servizio segreto delle SS, comandati dall'Obergruppenführer Alfred Naujocks, così camuffati, avevano l'incarico di compiere azioni di attacco o di sabotaggio alle installazioni tedesche site sul confine con la Polonia ed in particolare fu scelta la stazione radio sita a Gleiwitz, nella regione della Slesia.

Il piano prevedeva l'esplosione di colpi di arma da fuoco a vuoto contro altri elementi dell'SD, con indosso uniformi delle guardie di confine tedesche, l'occupazione della stazione radio e l'interruzione dei programmi allo scopo di trasmettere un messaggio antitedesco. Per rendere maggiormente credibile l'accaduto furono prelevati prigionieri dai tratti slavi dai campi di concentramento, i quali, dopo essere stati vestiti con le uniformi polacche, sarebbero stati uccisi e fotografati come prova dell'incursione polacca in territorio tedesco.[35]

Il pomeriggio del 31 agosto, dopo che Hitler aveva già ordinato che l'attacco sarebbe avvenuto alle 04:45 del giorno successivo, Naujocks ed i suoi uomini assaltarono la stazione e, dopo avere interrotto il programma in quel momento in onda, misero in atto il piano: dal microfono furono udite grida, spari ed il messaggio antitedesco e, prima che la squadra dell'SD si allontanasse, venne lasciato un cadavere come prova dell'avvenuto incidente; immediatamente le fonti tedesche comunicarono che «la stazione radio di Gleiwitz era stata presa d'assalto da un gruppo di insorti polacchi e momentaneamente occupata» e che questi erano stati «ricacciati oltre confine dagli agenti del posto di polizia di frontiera»; «nello scontro a fuoco uno degli insorti è stato ferito mortalmente», ed il mattino del 1º settembre, ad attacco già in corso, i giornali uscirono con la notizia della provocazione polacca mentre Hitler, durante la lettura alla nazione del messaggio di entrata in guerra, denunciò altri 13 attacchi ad installazioni tedesche.[36]

Le forze in campo[modifica]

Germania[modifica]

Panzer IV A tedesco durante un'esercitazione prebellica

La Germania aveva avviato nel 1936 il suo programma di riarmo ed, alla data di inizio delle ostilità, disponeva di un totale di 98 divisioni, 53 delle quali inviate al confine con la Polonia. La fanteria, armata in massima parte con il fucile Mauser Karabiner 98k, ma anche con la mitragliatrice leggera MP 18 e la mitragliatrice Madsen, disponeva di 35 divisioni di cui 4 motorizzate, 3 divisioni da montagna più altre unità minori, quali guardie di frontiera e paramilitari; in appoggio alla fanteria era presente in organico anche una brigata di cavalleria. L'alto comando tedesco tuttavia aveva concentrato i propri sforzi sullo sviluppo degli armamenti che erano ritenuti i più idonei alla tipologia di guerra che la Wehrmacht avrebbe inteso combattere nell'immediato futuro ossia il carro armato e l'aereo.

I carri armati avrebbero dovuto costituire lo strumento con il quale si sarebbero sfondate le linee nemiche, precedentemente "ammorbidite" dall'artiglieria e dall'azione dei bombardieri in picchiata, che avrebbero avuto l'ulteriore compito di distruggere le linee di comunicazione; la fanteria sarebbe successivamente sopraggiunta per accerchiare le unità nemiche; nel settembre del 1939 i tedeschi disponevano di 6 divisioni corazzate, tutte inviate sul fronte orientale, ognuna composta da 288 panzer, metà dei quali Panzer I, 24 Panzer IV ed il resto Panzer II e III.[37] La Luftwaffe, che nel 1939 era in grado di produrre circa 6.000 aerei all'anno, ne aveva disponibili il 1º settembre 4.800 e 2.695 di questi erano pronti all'impiego così suddivisi: 771 caccia, 408 Zerstörer, 336 bombardieri in picchiata, 1.180 bombardieri, di cui circa 200 svolgevano compiti di ricognizione.[38]

Le forze tedesche al momento dell'attacco erano divise in due gruppi di armate: l'Heeresgruppe Nord, comandato dal generale Fedor von Bock, che comprendeva la 3ª armata, comandata dal generale Georg von Küchler e la 4ª armata, comandata dal generale Günther von Kluge, per un totale di circa 630.000 uomini, e l'Heeresgruppe Süd, comandato dal generale Gerd von Rundstedt, che comprendeva l'8ª armata, comandata dal generale Johannes Blaskowitz, la 10ª armata, comandata dal generale Walter von Reichenau e la 14ª armata, comandata dal generale Wilhelm List, per un totale di 886.000 uomini. Le unità corazzate erano comandate dai generali Heinz Guderian, Paul Ludwig Ewald von Kleist ed Erich Hoepner.[39]

La repubblica Slovacca partecipò alla campagna, mettendo a disposizione dei tedeschi la cosiddetta "Armata campale Bernolák" (Poľná armáda „Bernolák“) forte di 51.300 uomini al comando del generale Ferdinand Čatloš, suddivisi in tre divisioni di fanteria ed un "gruppo mobile" di cavalleria e mezzi corazzati; l'unità fu dispiegata a protezione del fianco orientale del gruppo d'armate Sud tedesco e svolse essenzialmente compiti di presidio, conducendo solo limitate operazioni oltre confine; le perdite slovacche nella campagna ammontarono a 18 morti, 46 feriti ed 11 dispersi.[40]

Polonia[modifica]

L'esercito polacco, comandato dal maresciallo di Polonia Edward Rydz-Śmigły, al 1º settembre 1939 schierava sei armate ed un corpo d'armata disposti lungo i confini con la Germania e la Prussia Orientale: a nord l'armata di Modlin, comandata dal generale Emil Krukowicz-Przedrzymirski, ed il corpo del Narew, comandato dal generale Stefan Dąb-Biernacki, nel corridoio di Danzica l'armata della Pomerania, comandata dal generale Władysław Bortnowski, al centro l'armata di Poznań, comandata dal generale Tadeusz Kutrzeba, e l'armata di Łódź, comandata dal generale Juliusz Rómmel, a sud l'armata di Cracovia, comandata dal generale Antoni Szylling, e, lungo il confine con la Slovacchia, l'armata dei Carpazi, comandata dal generale Kazimierz Fabrycy; il totale comprendeva 950.000 uomini, ripartiti in 33 divisioni di fanteria, una divisione e 14 brigate di cavalleria e 5 reparti corazzati, questi ultimi assegnati in piccole aliquote alle unità di fanteria e cavalleria, cosa che rendeva impossibile il loro impiego in massa.[41]

Caccia polacco PZL P.11

Le forze corazzate della Polonia includevano cinque battaglioni di carri armati: due equipaggiati con i carri di tipo 7TP, uno con carri di tipo R-35, uno con gli obsoleti FT-17, oltre a due brigate di cavalleria meccanizzata dotate di una componente corazzata; in aggiunta a tali reparti l'esercito polacco possedeva una trentina di compagnie di tankette, assegnate alle divisioni di fanteria ed alle brigate di cavalleria.[42]

Le forze aeree polacche, Lotnictwo Wojskowe, erano composte da circa 600 aerei: 185 caccia PZL P.11 e 95 caccia PZL P.7; 175 bombardieri PZL.23 Karaś e circa un centinaio di PZL.37 Łoś. A questi aerei operativi si aggiungeva un altro centinaio di mezzi obsoleti, adibiti per lo più alla ricognizione ed all'addestramento.

La Polonia possedeva inoltre una piccola flotta, dotata anche di sommergibili e di altre unità leggere, che tuttavia non partecipò al conflitto con la Germania, poiché la maggior parte delle unità di superficie lasciarono i porti polacchi per dirigersi verso la Gran Bretagna, mentre le unità subacquee parteciparono all'operazione Worek, ossia il tentativo di danneggiare il traffico delle navi tedesche nel Baltico, ma con scarso successo.

La strategia[modifica]

Il piano Fall Weiß[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci guerra lampo e Fall Weiß.
La prima pagina dell'ordine di attacco alla Polonia, licenziato da Adolf Hitler il 31 agosto 1939
Stormo di bombardieri in picchiata Junkers Ju 87 Stuka; l'impiego congiunto della Luftwaffe e delle forze corazzate, unito alla natura del territorio polacco, consentì ai tedeschi di realizzare la nuova dottrina della guerra lampo

Il piano tedesco "Fall Weiß", o "Caso bianco", fu ideato dal generale Franz Halder, capo dello stato maggiore generale e comandato dal generale Walther von Brauchitsch, capo dell'Oberkommando des Heeres; questo prevedeva lo svolgersi della nuova dottrina della "guerra mobile", o guerra di movimento, basata sull'attività congiunta delle forze corazzate ed aeree,[43] che avrebbe consentito una rapida avanzata verso la capitale, lasciandosi alle spalle il grosso dello schieramento polacco, posto in massima parte a ridosso delle frontiere con la Germania e la Cecoslovacchia, lasciando il compito di accerchiare e distruggere il nemico alla fanteria.

Dal punto di vista geografico la Polonia si prestava ad una attacco da tre lati, Prussia orientale, confine tedesco e Repubblica Slovacca, inoltre le estese pianure occidentali polacche offrivano al nuovo concetto di guerra meccanizzata un terreno molto agevole: la mancanza di catene montuose, ed in generale di grandi ostacoli naturali, seppure in parte controbilanciati dalla presenza di una antiquata rete stradale, offrivano la possibilità di una grande manovra a tenaglia, fornendo ai tedeschi tutti gli elementi indispensabili per la realizzazione del piano,[44] il cui obiettivo era l'accerchiamento, da effettuarsi il più velocemente possibile per rendere disponibili truppe da inviare al confine francese, dell'esercito polacco ad ovest dei fiumi Vistola e Narew.[45]

Il piano Fall Weiß prevedeva l'attacco simultaneo dei due gruppi di armate: da nord l'Heeresgruppe Nord, comandato dal generale Fedor von Bock, composto dalla 3ª e 4ª armata avrebbe invaso il corridoio di Danzica per piegare quindi a sud verso Varsavia, mentre dal sud del paese si sarebbero mosse l'8ª, la 10ª e la 14ª armata che, appoggiate da tre divisioni slovacche, formavano l'Heeresgruppe Süd, comandato dal generale Gerd von Rundstedt, incaricato di invadere la Polonia dalla Slesia in direzione, anch'esso, di Varsavia; un terzo e limitato attacco sarebbe partito dalla Slovacchia per impegnare i polacchi in Galizia.[45] L'attacco avrebbe dovuto avere inizio il 26 agosto ma venne ritardato a causa delle trattative intercorse tra la Polonia ed i paesi Alleati; il 31 agosto le truppe, già dislocate sui confini polacchi, vennero messe nuovamente in stato d'allarme per l'inizio delle ostilità che esplosero il mattino successivo.[46]

Il piano Zachód[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce piano Zachód.
L'ordine di mobilitazione dell'esercito polacco, datato 30 agosto 1939

Il piano di difesa polacco, il cosiddetto piano Zachód, o "piano ovest", prevedeva lo stanziamento della quasi totalità dell'esercito a ridosso dei confini con la Germania, senza una consistente forza di riserva nelle retrovie; tale intendimento era dovuto ad un duplice ordine di ragioni: il primo si basava sulla convinzione che in caso di attacco tedesco, dati gli accordi intercorsi tra Polonia e paesi Alleati, questi avrebbero immediatamente scatenato una massiccia offensiva aerea contro la Germania, seguita da un attacco di terra contro la linea Sigfrido,[47] mentre il secondo era rappresentato dal pericolo di una rapida occupazione della parte occidentale del paese, che avrebbe comportato l'abbandono delle zone industriali, situate ad ovest della linea fluviale della Vistola, e soprattutto delle zone carbonifere della Slesia, rischio che il governo polacco non era disposto a correre.[48]

La disposizione delle forze tedesche e polacche il 31 agosto 1939 con le direttrici d'attacco previste dal Fall Weiß

Il piano era tuttavia debole in diversi punti: il primo era rappresentato dal condizionamento dovuto alla necessità dell'apertura di un secondo fronte avverso la Germania da parte degli Alleati, ed il dislocamento delle truppe era la naturale conseguenza di questa "speranza", ossia la disposizione di circa un terzo di tutte le forze disponibili nella zona del corridoio, dove queste sarebbero state esposte ad un duplice attacco, da ovest e dalla Prussia orientale, con la possibilità di un rapido accerchiamento da parte delle forze tedesche.
Un altro elemento di debolezza era rappresentato dalla disposizione delle forze di riserva: queste infatti erano ammassate nella zona compresa tra Łódź e Varsavia ma, dovendosi muovere per lo più a piedi ed essendo l'esercito polacco praticamente privo d'aviazione, sarebbero state in ogni caso inefficaci per effettuare un rapido contrattacco laddove la linea del fronte fosse stata sfondata.[49]

L'arretratezza dell'esercito polacco, a livello di mezzi corazzati e meccanizzati, rendeva inoltre oltremodo rischiosa la possibilità, comunque prevista, di una ritirata all'interno del paese ed oltre il fiume San, verso i voivodati del sud-est, e la loro eventuale difesa lungo il confine con la Romania; il ripiegamento infatti, nelle intenzioni dello Stato Maggiore polacco, avrebbe dovuto compiersi lentamente, dando la possibilità di consentire il completamento della mobilitazione delle forze armate, che sarebbe avvenuta il 30 agosto, per passare successivamente al contrattacco dopo l'intervento degli Alleati ma il dislocamento delle truppe sui confini non consentiva, o avrebbe comunque fortemente limitato, la possibilità di azioni di contenimento.[50]

L'invasione della Polonia[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce cronologia della campagna di Polonia.

Il 1º settembre 1939[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci teatro del mar Baltico (1939-1945)#La campagna di Polonia, difesa dell'ufficio postale polacco di Danzica, battaglia di Mokra e battaglia di Mława.
Proclamazione dello stato di guerra tra la Germania e la Polonia, firmato dal presidente polacco Ignacy Mościcki il 1º settembre 1939

Il 1º settembre prese il via l'attacco tedesco ma alcuni atti furono compiuti prima delle ore 04:45, ora prevista per l'inizio del piano Fall Weiß: alle ore 04:17 a Danzica alcuni attivisti nazisti presero d'assalto un ufficio postale tenuto dai polacchi, ma gli impiegati, dotati di armi, fecero fuoco sugli assalitori riuscendo a respingerli; alle 04:26 tre Ju 87 bombardarono con precisione il dispositivo di micce, piazzate su un ponte sulla Vistola dai polacchi per distruggerlo, al fine di chiudere quella via di accesso ai tedeschi: tale attacco, condotto a bassissima quota, ebbe successo e la distruzione del ponte fu impedita.[51] Alle ore 04:40 venne bombardata la città di Wieluń con la morte di circa 1.200 persone ed il danneggiamento o la distruzione di un grande numero di edifici, e, poco dopo le ore 04:45, l'antiquata corazzata tedesca Schleswig-Holstein aprì il fuoco contro il deposito di munizioni contenuto all'interno della fortezza di Westerplatte.[52]

Soldati tedeschi nell'atto di rimuovere la sbarra di confine, alla frontiera tra la Germania e la Polonia, il 1º settembre 1939

Alle ore 04:45, lungo i circa 2.800 chilometri di confine tra i due paesi, le artiglierie aprirono il fuoco e gli aerei si lanciarono sugli obiettivi loro assegnati: nel nord della Polonia una fitta nebbia limitò fortemente l'efficacia delle prime incursioni, mentre, nella parte sud, i bombardamenti aerei inflissero gravi danni alla rete ferroviaria, che in quel momento era utilizzata per il trasporto dei soldati che avevano risposto all'ordine di mobilitazione del giorno precedente; contemporaneamente le divisioni corazzate tedesche, seguite dalla fanteria, iniziarono ad avanzare.

Da nord la 3ª armata avanzò verso sud in direzione di Varsavia con il I corpo ed il II corpo, comandati rispettivamente dal generale Walter Petzel e dal generale Adolf Strauß, ed in direzione sud-ovest con il XXI corpo, comandato dal generale Nikolaus von Falkenhorst, allo scopo di unirsi con il XIX corpo corazzato, comandato dal generale Heinz Guderian, e con la Panzer-Division Kempf, comandata dal generale Werner Kempf, che avevano iniziato l'avanzata da ovest, per chiudere la tenaglia alla base del corridoio; Danzica fu occupata dalla brigata Eberhard, una forza composta da reparti delle Waffen-SS, appoggiati da elementi appartenenti alla milizia locale filo-nazista.[53]

Nel settore sud l'8ª armata avanzò in direzione di Łódź, con il duplice compito di contribuire ad accerchiare le forze polacche presenti nel settore di Poznań e di proteggere il fianco sinistro della 10ª armata che doveva puntare velocemente verso Varsavia, mentre la 14ª armata si dirigeva in direzione di Cracovia;[54] le condizioni meteorologiche più favorevoli permisero attacchi aerei più efficaci e le forze polacche a presidio della frontiera, le quali, sulla base del piano Zachód non avevano predisposto linee di difesa mobili o progressive, furono velocemente superate dai carri armati e circondate dalla fanteria, mentre la Luftwaffe, oltre a distruggere le linee ferroviarie e di comunicazione, riuscì facilmente ad avere ragione dei pochi aerei polacchi che riuscirono a decollare.[55] Un episodio di resistenza polacca si verificò nella giornata a Mokra, dove la brigata a cavallo Wolynska, supportata efficacemente dal treno corazzato Śmiały ma martoriata dalla Luftwaffe, respinse per tutta la giornata i mal coordinati attacchi della 4ª divisione corazzata e della fanteria tedesca, ritirandosi solo in serata.[56]

Nella zona di confine slovacco-polacca il XXII corpo d'armata del generale von Kleist si aprì la strada attraverso le unità polacche attestate sul fiume Dunajec, non ottenendo però, anche a causa del terreno difficile, considerevoli progressi sui Carpazi.[57]

L'avanzata tedesca e l'entrata in guerra degli Alleati[modifica]

Soldati polacchi fatti prigionieri dai tedeschi

Il 2 settembre la tenaglia alla base del corridoio fu chiusa dalle punte avanzate della 4ª armata e due divisioni di fanteria ed una brigata di cavalleria, appartenenti all'armata della Pomerania, vi rimasero intrappolate: solo alcune unità della brigata di cavalleria Pomorska tentarono di sfuggire dalla sacca, lanciandosi in un disperato contrattacco contro i carri armati del XIX corpo corazzato venendo praticamente annientate nella battaglia della foresta di Tuchola, mentre la sera tra il 2 ed il 3 settembre la brigata di cavalleria Podlaska sferrò un ridotto e breve attacco lungo un settore del fronte orientale prussiano, compiendo di fatto l'unica incursione polacca sul suolo tedesco.[58][59] La chiusura della sacca fruttò ai tedeschi circa 15.000 prigionieri e le rimanenti forze dell'armata polacca indietreggiarono verso Varsavia per non essere tagliate fuori a loro volta dall'avanzata della 3ª armata,[60] la quale stava proseguendo l'attacco verso la città di Mława; le difese anticarro polacche avevano momentaneamente bloccato l'attacco della divisione corazzata Kempf, che, il 3 settembre, riuscì a conquistare la città grazie all'intervento del XXI corpo comandato dal generale Albert Wodrig, il quale si fece largo tra le difese, consentendo alla divisione corazzata di circondarla velocemente, ottenendo il duplice risultato di costringere l'armata di Modlin a ritirarsi e di bloccare la guarnigione polacca, che si arrese dopo poche ore lasciando sul campo circa 10.000 prigionieri.

Nel settore sud l'attacco proseguì altrettanto velocemente[61] grazie alla 1ª divisione corazzata che respinse la 7ª divisione di fanteria polacca conquistando un ponte sul fiume Warta il 2 settembre.[62] Una seria minaccia al gruppo d'armate Sud di von Rundstedt, conscio della precaria situazione in cui versava il suo fianco nord, avrebbe potuto essere portata dall'armata Poznań di Kutrzeba, ma Rydz-Śmigły negò più volte il permesso di procedere, al fine di evitare una battaglia decisiva sulla riva occidentale della Vistola.[63] A Varsavia l'alto comando dell'esercito polacco si trovò, data la mancanza di comandi intermedi, tagliato fuori dalle linee di comunicazione con le sette armate che stavano ripiegando di fronte all'avanzata tedesca. Il governo polacco lanciò un appello ai paesi Alleati affinché questi mantenessero il loro impegno di entrare in guerra contro i tedeschi, ma le due potenze occidentali esitarono e l'unico atto compiuto il primo giorno di guerra fu un "ammonimento alla Germania"; il giorno 2 trascorse nell'attesa di una risposta da parte di Hitler che tuttavia non arrivò ed i due paesi, intorno alle ore 22:30, si decisero ad intimare congiuntamente un ultimatum per l'arresto delle operazioni militari in Polonia da parte della Wehrmacht con scadenza per il giorno 3, alle ore 11:00 per la Gran Bretagna ed alle ore 17:00 per la Francia.[64]

Abitanti di Varsavia manifestano festosamente di fronte all'ambasciata britannica, a seguito della dichiarazione di guerra consegnata alla Germania il 3 settembre 1939

La giornata del 3 settembre iniziò con la consegna al consigliere d'ambasciata tedesco Paul-Otto Schmidt dell'ultimatum della Gran Bretagna alla Germania da parte dell'ambasciatore britannico a Berlino Nevile Henderson alle ore 09:00. Nel testo era statuito che, se la Germania non avesse dato entro due ore garanzie sufficienti in merito al ritiro delle truppe dalla Polonia, la Gran Bretagna si sarebbe considerata in guerra contro di essa, mentre alle ore 12:00, ad ultimatum britannico già scaduto e quindi resa ufficiale l'entrata in guerra della Gran Bretagna, l'omologo francese Robert Coulondre consegnò a sua volta l'ultimatum con un termine di scadenza inizialmente previsto per il giorno 4 settembre, anche se, diversamente da quello britannico, nel documento non era contenuto esplicitamente il termine "guerra", ma detto termine venne immediatamente anticipato alle ore 17:00.[65]

Colonna di Panzer III tedeschi avanza velocemente verso est

Scaduti i due ultimatum, ed ufficializzata l'entrata in guerra delle due potenze occidentali, seguite lo stesso giorno da India, Australia e Nuova Zelanda, le 33 divisioni di cui disponeva l'Heeresgruppe C, comandato dal generale Wilhelm Ritter von Leeb, completarono il loro schieramento sui confini occidentali della Germania, dalla linea Sigfrido alle frontiere con Belgio ed Olanda. Alle ore 21:00 il sommergibile tedesco U-30 affondò la nave passeggeri britannica SS Athenia: il siluramento della nave, scambiata per un mercantile armato, provocò la morte di 112 persone, tra le quali vi erano 28 cittadini statunitensi, suscitando l'indignazione e la protesta del governo degli Stati Uniti.[66]

Contemporaneamente l'avanzata della Wehrmacht in Polonia, affiancata da reparti delle Waffen-SS, tra le quali la divisione Leibstandarte comandata dall'Obergruppenführer Josef Dietrich,[67] proseguiva al ritmo di circa 70 chilometri al giorno, tanto che il 5 settembre la 10ª armata aveva già coperto la metà della distanza tra le basi di partenza e Varsavia; sul suo fianco sinistro l'8ª armata si stava approssimando a Łódź e la 14ª armata aveva già raggiunto i sobborghi di Cracovia.[68] La velocità dell'avanzata tedesca indusse il maresciallo Edward Śmigły-Rydz ad ordinare la creazione di un "Comando della difesa di Varsavia" (Dowództwo Obrony Warszawy), affidandone il comando al generale Walerian Czuma, fino a quel momento comandante delle forze a presidio della frontiera, ed il colonnello Tadeusz Tomaszewski ne divenne il capo di Stato Maggiore. L'avanzata tedesca sorprese lo stesso Hitler, il quale, recatosi in visita al fronte nel settore nord, fu enormemente compiaciuto nel riscontrare le potenzialità che offriva l'innovativo utilizzo dei carri armati.[69]

L'accerchiamento di Varsavia[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia del fiume Bzura.
L'attacco delle forze polacche sul fianco sinistro dell'8ª armata tedesca

Nel settore centrale l'8 settembre la 4ª divisione corazzata, comandata dal generale Georg-Hans Reinhardt, punta avanzata dell'8ª armata, raggiunse il limite del distretto di Varsavia ma venne fermata dall'azione combinata dell'artiglieria e da un contrattacco effettuato dai carri armati polacchi, che la costrinsero a ripiegare in attesa dell'arrivo dell'artiglieria pesante e della 12ª divisione di fanteria, comandata dal generale Ludwig von der Leyen;[70] sul fianco sinistro dell'8ª armata tuttavia si stavano raggruppando le truppe polacche dell'armata di Poznań, che si stava ritirando verso est, e ciò che restava dell'armata della Pomerania, in ripiegamento dal corridoio verso sud, le quali, ricevuta l'autorizzazione da Śmigły-Rydz, la attaccarono nei pressi di Kutno, impegnando la 30ª divisione di fanteria, comandata dal generale Kurt von Briesen, in combattimenti difensivi che durarono tre giorni, fino a quando l'intervento del XVI corpo corazzato riuscì a sospingere i polacchi ad ovest, in direzione del fiume Bzura, nel tentativo di circondare il loro raggruppamento insieme ai superstiti dell'armata di Łódź.[71]

Truppe motorizzate tedesche avanzano in territorio polacco; la velocità di movimento della Wehrmacht rispetto all'esercito polacco le consentì di realizzare i primi grandi accerchiamenti della seconda guerra mondiale

Il 10 settembre il maresciallo Edward Rydz-Śmigły ordinò una ritirata verso sud-est, in direzione del confine con la Romania, mentre, il 12 settembre, l'attacco polacco all'8ª armata si esaurì e le rimanenti forze tentarono di dirigersi verso est al fine di raggrupparsi nuovamente per creare una linea difensiva ad ovest di Varsavia. L'alto comando tedesco, privo in quel momento di informazioni precise sulla posizione del grosso dell'esercito polacco, ritenne che questo si trovasse già oltre la Vistola ed ordinò alla 10ª armata di attraversare il fiume nella zona tra Varsavia e Sandomierz, allo scopo di intercettarne la ritirata verso la parte sud-orientale del paese, ma il generale von Rundstedt ritenne viceversa che la maggior parte delle forze polacche fossero ancora ad ovest del fiume e riuscì a convincere l'Alto comando a fare dirigere la 10ª armata verso nord, predisponendo una linea di sbarramento lungo il fiume Bzura, ad ovest di Varsavia, con il duplice scopo di impedire alle truppe polacche di raggiungere la capitale e di intrappolarle prima che queste potessero sfuggire al previsto accerchiamento; la manovra ebbe successo e le forze polacche furono in massima parte circondate, con solo poche unità che riuscirono a sfuggire alla tenaglia proseguendo la loro ritirata verso la Vistola.[72]

Cavalleria polacca durante la battaglia del fiume Bzura

Nel giorni successivi al 12 settembre le forze polacche, ormai accerchiate, tentarono inutilmente di spezzare l'anello che si era formato attorno a loro, mentre le restanti truppe delle armate di Łódź e di Modlin ripiegavano verso Varsavia; la Luftwaffe bombardò costantemente le truppe intrappolate nella sacca, ormai prive di collegamenti ed impossibilitate a ricevere aiuto, e gli assalti alla linea formata dalla 10ª armata tedesca si infransero progressivamente fino ad esaurirsi il 18 settembre, quando i superstiti delle 19 divisioni che costituivano la prima linea di difesa del paese capitolarono, consentendo ai tedeschi di catturare 170.000 prigionieri.[73]

Contemporaneamente alla liquidazione della sacca proseguì l'avanzata della 3ª e della 4ª armata da nord verso la capitale, mentre alle sue spalle il XIX corpo corazzato, al quale era stata affiancata la 10ª divisione corazzata, comandata dal generale Ferdinand Schaal, si spinse velocemente oltre il fiume Narew in direzione di Brest-Litovsk, ad est del fiume Bug, allo scopo di congiungersi con le punte avanzate della 14ª armata, con il duplice intento di tagliare la strada alle truppe in ritirata verso la parte sud-orientale del paese e di prendere Varsavia alle spalle; Brest-Litovsk fu occupata tre giorni prima che le truppe impegnate nella battaglia del fiume Bzura si arrendessero, capitolando il 20 settembre, e la cattura della città, distante circa 1.600 km ad est della capitale, ne presagì l'inevitabile capitolazione.[74]

Il primo attacco alla capitale[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia di Varsavia (1939).
Truppe tedesche avanzano nei sobborghi di Varsavia, precedute dai bombardamenti della Luftwaffe

Il 10 settembre la 4ª divisione corazzata e la 12ª divisione di fanteria, rinforzate dalla 16ª divisione di fanteria comandata dal generale Gotthard Heinrici, iniziarono ad avanzare all'interno del perimetro di Varsavia, muovendo attraverso i due quartieri di Wola e di Ochota; il generale Czuma venne affiancato nel compito della difesa della città dal generale Juliusz Rómmel, e le forze radunate nei giorni precedenti, due divisioni di fanteria rinforzate da 64 pezzi di artiglieria e da 33 carri armati, misero in difficoltà i reparti corazzati tedeschi, che si trovarono ad avanzare sotto il fuoco delle armi anticarro tra le barricate erette dai soldati e dalla popolazione civile della capitale, che continuava a resistere con la speranza dell'arrivo degli Alleati.[75]

Mentre le tre divisioni tedesche si facevano largo nei quartieri periferici ad ovest di Varsavia, il 12 settembre la 3ª armata, proveniente da nord, sfondò delle linee difensive esterne della città sul fiume Narew; le divisioni di cavalleria polacca, comandate dal generale Władysław Anders, tentarono un ultimo disperato assalto contro i panzer tedeschi, venendo quasi completamente annientate,[76] ed i superstiti si diressero frettolosamente all'interno della città, giungendovi il 14 settembre, aumentando il numero dei soldati disponibili per la difesa di Varsavia a 120.000 unità.

Il 15 settembre tuttavia l'anello formato dalle forze tedesche si chiuse definitivamente intorno alla capitale dove, il giorno 16, le forze dell'8ª armata tentarono un primo attacco in direzione dei quartieri di Praga e di Grochów che fu respinto dalle truppe del colonnello Stanisław Sosabowski; l'impossibilità di ricevere sia rinforzi dall'esterno che di ripiegare pose le basi per l'assedio della capitale: lo stesso giorno venne offerta la possibilità di resa alla città, che venne tuttavia respinta, ed Hitler, discostandosi da quanto chiedevano i suoi generali, ossia il blocco con l'attesa della presa per fame, dette ordine di conquistare Varsavia impiegando tutte le forze disponibili.[77]

L'attacco sovietico[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce invasione sovietica della Polonia.
Soldati polacchi fatti prigionieri dai sovietici dopo l'invasione

Dopo aver ordinato la mobilitazione generale l'11 settembre,[78] il 17 settembre, alle ore 03:00 del mattino, l'ambasciatore polacco a Mosca venne convocato dal ministro degli esteri sovietico Vjačeslav Michajlovič Molotov che lo informò che il governo polacco aveva cessato di esistere, esprimendo preoccupazioni per la sorte degli abitanti della Bielorussia e dell'Ucraina che l'Unione Sovietica avrebbe inteso proteggere; nello stesso momento tuttavia le truppe dell'Armata Rossa, comandate dai generali Mikhail Kovalov e Semën Konstjantynovyč Tymošenko, stavano oltrepassando i confini orientali della Polonia.[79] Queste truppe, forti di circa 500.000 fanti, 3.000 carri armati e 1.500 aerei[80] erano da un lato la risposta dell'Unione Sovietica agli appelli di appoggio provenienti dai tedeschi, avvenuti il 3 ed 10 settembre, ma anche l'espressione concreta della preoccupazione dell'eccessiva avanzata tedesca e del desiderio di ottenere una equa spartizione dei territori conquistati, con l'inclusione della Lituania nella sua zona di influenza.

Soldati tedeschi e sovietici a Lublino il 22 settembre 1939

La rapidità dell'avanzata tedesca e l'accerchiamento di Varsavia ormai completato avevano indotto lo Stato Maggiore polacco ad iniziare una ritirata in direzione della parte sud-orientale del paese verso il confine con la Romania, allo scopo di proseguire la guerra, continuando a confidare nell'intervento degli Alleati, ma tale intento venne frustrato dall'ingresso sul territorio polacco dell'Armata Rossa, in violazione del trattato di pace di Riga del 1921 e del patto di non aggressione sovietico-polacco del 1932. Il debole fronte orientale polacco, il cosiddetto Korpus Ochrony Pogranicza, aveva a sua disposizione solo 25 battaglioni di fanteria, ai quali avrebbero dovuto unirsi le truppe delle armate del fronte occidentale che stavano ripiegando, ma, prima che queste potessero arrivare, i sovietici erano già penetrati nelle regioni orientali della Polonia occupando le città di Tomaszów Lubelski e Grodno, creando i cosiddetti fronti "bielorusso" ed "ucraino".[81]

Truppe sovietiche a cavallo sfilano a Leopoli il 28 settembre 1939

L'invasione sovietica costrinse dapprima alle dimissioni, ed immediatamente dopo alla fuga, il Presidente della Polonia Ignacy Mościcki ed il maresciallo Rydz-Śmigły, i quali, nonostante esortassero i soldati a continuare a combattere, ripararono in Romania;[82] il giorno successivo i sovietici raggiunsero Brest-Litovsk, occupata due giorni prima dalle avanguardie della 4ª armata tedesca provenienti da nord, incontrandosi, il giorno 20, nell'antica città polacca con le truppe della Wehrmacht, sancendo di fatto, a campagna ancora in corso, una spartizione politica della Polonia.[83]

Le operazioni militari di parte sovietica proseguirono comunque fino alla definitiva capitolazione del paese; esse furono altrettanto rapide di quelle tedesche ma, diversamente da quanto realizzato dalle divisioni meccanizzate della Wehrmacht, il compito fu reso più facile dalla situazione in cui versava la Polonia, ossia un paese ormai senza governo, con un esercito senza più comando ed un doppio fronte aperto: il 22 settembre fu conquistata Leopoli e l'Armata Rossa raggiunse la linea rappresentata dai fiumi Narew, Bug, Vistola e San il 28 settembre, incontrandosi con le unità tedesche provenienti da nord e da ovest, ed è da rilevare che, contrariamente a quanto avvenuto nei confronti della Germania, non vi fu nessun intervento o dichiarazione di guerra da parte degli Alleati nei confronti dell'Unione Sovietica.[84]

La caduta di Varsavia[modifica]

Gli accerchiamenti realizzati dai tedeschi prima dell'attacco finale a Varsavia

Il 17 settembre il generale Walther von Brauchitsch proclamò, ad operazioni ancora in corso, la fine della campagna di Polonia e, contestualmente, l'attacco sovietico alle spalle dello schieramento polacco, che velocemente si era disgregato davanti alle forze meccanizzate tedesche, costrinse ciò che rimaneva dell'esercito della Polonia ad una impari lotta su due fronti, mentre Varsavia era già stata completamente circondata.[85] La stretta finale alla capitale iniziò con una serie di bombardamenti che si sarebbero protratti, sia di notte che di giorno, per tutta la durata della battaglia e per realizzarli vennero utilizzate la 1ª e la 4ª Luftflotte, comandate rispettivamente dai generali Albert Kesselring ed Alexander Löhr, allo scopo di colpire obiettivi militari e civili che accrebbero notevolmente il numero delle vittime.[86]

Bombardiere tedesco Heinkel He 111 durante i bombardamenti su Varsavia

Nei giorni successivi le forze tedesche sferrarono l'attacco finale a Varsavia con nove divisioni, cinque da ovest e quattro da est, preceduto, oltreché dai bombardamenti aerei, da un intenso fuoco di sbarramento realizzato da circa 70 batterie di artiglieria da campo e da 80 di artiglieria pesante; il 20 settembre le forze provenienti dalla riva est della Vistola riuscirono a penetrare nel quartiere di Praga, venendone tuttavia respinte dalla resistenza della Dowództwo Obrony Warszawy e da quella parte di popolazione civile che aveva deciso di non arrendersi e di imbracciare le armi;[87] la situazione all'interno della città era sempre più disperata ed, il 21 settembre, tutte le rappresentanze diplomatiche neutrali furono evacuate dalla capitale mentre, il 22 settembre, Hitler, che si era recato in visita alle truppe che stazionavano nella periferia di Varsavia, ordinò all'8ª armata di attaccarla da ovest, in modo che i profughi in fuga si dirigessero nel territorio ormai occupato dai sovietici, allo scopo, una volta terminate le ostilità, di non occuparsene.[88]

Il generale tedesco Johannes Blaskowitz (di spalle) riceve la resa della città di Varsavia dal generale polacco Tadeusz Kutrzeba

Il 24 settembre tutte le unità tedesche impegnate nell'attacco a Varsavia furono poste sotto il comando del generale Blaskowitz ed il giorno successivo iniziò, preceduta da due giorni consecutivi di bombardamenti aerei, un'ulteriore offensiva che, nonostante la strenua difesa, permise ai tedeschi di cominciare a farsi strada all'interno dei quartieri di Mokotów e di Praga, mentre la situazione della popolazione civile, a causa dei bombardamenti e dei combattimenti incessanti, peggiorava continuamente: la mancanza di cibo e di medicinali, unita alla mancanza di acqua dovuta alla distruzione degli acquedotti, il cessato funzionamento della rete elettrica e telefonica e la presenza di 16.000 soldati e di un numero imprecisato di civili feriti, rendeva la situazione non più sostenibile. Il 26 settembre il generale Rómmel chiese un cessate il fuoco per negoziare la resa, ma stavolta furono i tedeschi a rifiutarla, sostenendo che avrebbero accettato solo una proposta di resa incondizionata.[89]

Viste le condizioni ormai disperate delle forze armate e della popolazione civile all'interno della città i polacchi furono costretti ad accettare ed, a mezzogiorno del 27 settembre, il generale Kutrzeba avviò le trattative con il generale Blaskowitz per la resa di Varsavia; i combattimenti cessarono ed il giorno successivo venne firmata la definitiva capitolazione della capitale polacca con l'ingresso delle truppe tedesche nella città. Durante la battaglia l'esercito polacco perse 6.000 soldati e 16.000 rimasero feriti, ed i circa 140.000 soldati della guarnigione che furono fatti prigionieri iniziarono ad essere inoltrati il giorno 30 verso i campi di concentramento tedeschi, giorno in cui a Londra venne costituito il Governo polacco in esilio presieduto da Władysław Raczkiewicz.[90]

La fine della campagna di Polonia[modifica]

Adolf Hitler al Reichstag, il 6 ottobre 1939, annuncia la fine delle operazioni contro la Polonia

L'esercito polacco, dopo la caduta di Varsavia, l'invasione sovietica ed abbandonate le speranze di un intervento Alleato, proseguì la sua disperata resistenza per un'altra settimana ma le sorti del paese erano ormai segnate: la guarnigione di Modlin, forte di quattro divisioni ed accerchiata dal 10 settembre, si arrese il giorno 28, lasciando ai tedeschi circa 24.000 prigionieri, mentre in precedenza, rispettivamente l'8 ed il 19 settembre, si erano già arrese quelle di Westerplatte e di Gdynia.[91]

Le due corazzate tedesche Schlesien (sullo sfondo) e Schleswig-Holstein durante le operazioni di sbarco sulla penisola di Westerplatte

Nel nord del paese il 1º ottobre fu conquistato anche il forte di Hel, comandato dall'ammiraglio Józef Unrug, che resisteva dall'inizio della guerra con una piccola guarnigione formata da 450 fanti di marina, integrati da una milizia civile: il forte, situato su di una lingua di terra larga 11 chilometri, fu difeso dalle artiglierie costiere e da campi minati ma dovette cedere sotto i colpi provenienti dalle corazzate Schleswig-Holstein e Schlesien e dai bombardamenti degli Stuka, i quali distrussero progressivamente le linee ferroviarie necessarie allo spostamento delle batterie utilizzate per la sua difesa.[92]

Nel sud-est del paese, dove si erano radunate le truppe di quello che avrebbe dovuto diventare il fronte rumeno, i combattimenti proseguirono fino al 5 ottobre, quando le ultime forze polacche di una certa consistenza si arresero nel settore intorno alla città di Kock, anche se circa 100.000 soldati riuscirono a mettersi momentaneamente in salvo al di là delle frontiere neutrali di Lituania, Ungheria e Romania;[93] il 6 ottobre al Reichstag Hitler annunciò la fine delle operazioni militari contro la Polonia, nonostante non vi fosse stato un formale atto di resa del paese da parte del Governo polacco in esilio.

La campagna di Polonia era stata combattuta e vinta in sole cinque settimane, e, nonostante i combattimenti non fossero cessati immediatamente, in quanto l'attività di guerriglia e di resistenza proseguì fino all'inverno, la Germania era riuscita, con la collaborazione dell'Unione Sovietica,[94] a sconfiggere quello che all'epoca era considerato uno degli eserciti migliori del mondo ma, dal punto di vista politico, il Führer non riuscì nell'intento di annettere Danzica e la Polonia mantenendo fuori dal conflitto le potenze Alleate, provocando l'inizio della seconda guerra mondiale.[95]

Gli eventi legati alla campagna di Polonia[modifica]

Crimini di guerra[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce crimini perpetrati in Polonia durante la seconda guerra mondiale.
Fucilazione di civili polacchi a Leszno, ad opera delle Einsatzgruppen
Soldati tedeschi mostrano ai giornalisti alcune vittime tedesche della "domenica di sangue", avvenuta a Bromberg il 3 settembre 1939

La campagna di Polonia costituì il primo esempio di guerra totale, che, durante l'intera seconda guerra mondiale, si sarebbe estesa a tutti i teatri di operazioni; le perdite civili furono molto alte sia durante che dopo i combattimenti. I bombardamenti sulle città iniziarono contestualmente all'avvio delle operazioni militari e la Luftwaffe bombardò tanto gli obiettivi civili quanto le colonne di profughi; i bombardamenti di Wieluń e di Varsavia provocarono un numero elevatissimo di vittime civili e le truppe tedesche, alle quali erano affiancati reparti delle Waffen-SS e del Selbstschutz (unità paramilitari formate da polacchi e cecoslovacchi di etnia tedesca), uccisero diverse migliaia di prigionieri di guerra polacchi e di civili inermi, ed analoghe azioni furono compiute dalle Einsatzgruppen, ossia le unità di eliminazione delle SS, le quali, durante la preparazione dell'operazione Tannenberg, uccisero altre migliaia di polacchi in varie esecuzioni di massa.[96]

In un caso particolare, avvenuto il 3 settembre 1939 e conosciuto come "domenica di sangue di Bromberg", le truppe polacche che si stavano ritirando dall'omonima città, avvertirono colpi di arma da fuoco che esse pensarono provenire da civili di origine tedesca che abitavano la città e, come reazione, i soldati ed i civili polacchi linciarono tra le 223 e le 358 persone di etnia tedesca;[97] la rappresaglia fu immediata: i tedeschi giustiziarono circa 3.000 polacchi ed, entro la fine dell'anno, altri 13.000 furono deportati nel campo di concentramento di Stutthof. In totale le perdite civili polacche ammontarono a 150.000, mentre 250.000 furono gli ebrei vittime di pogrom scatenati dai polacchi approfittando del caos generale.[98]

Vittime del massacro di Katyń, riesumate dai tedeschi nel 1943

Degno di menzione è il massacro di Katyń, che, dopo la sua scoperta, causò la rottura delle relazioni diplomatiche tra l'Unione Sovietica ed il Governo polacco in esilio;[99] questo infatti, dopo la fine della campagna di Polonia, chiese al Governo sovietico il rilascio dei prigionieri di guerra ma risultarono mancanti circa 22.000 uomini, tra i quali circa 10.000 ufficiali, che, nell'aprile del 1940, erano stati trasferiti dai campi di prigionia siti a Kozielsk, Starobielsk ed Ostaszków verso una località sconosciuta senza dare più notizie. Da quel momento il Governo polacco inviò a Mosca 49 note diplomatiche per conoscere la loro sorte senza ricevere mai risposta e quando, nel dicembre del 1942, il generale Władysław Sikorski si recò personalmente da Stalin il dittatore fu evasivo, sostenendo che probabilmente essi erano fuggiti in Manciuria.

Il 13 aprile 1943 radio Berlino diffuse la notizia che, nei pressi di Smolensk, la popolazione locale aveva indicato alle autorità tedesche un punto nella foresta di Katyn' dove sarebbero state compiute esecuzioni di massa e dove la GPU avrebbe trucidato alcune migliaia di ufficiali polacchi; alla diffusione della notizia seguirono dati ed immagini che raffiguravano uomini in uniforme polacca, seppelliti con fori di arma da fuoco alla testa e con le mani legate, ma il Governo sovietico sostenne che tali uomini erano stati impiegati per la costruzione di strade e che, a seguito dell'avanzata della Wehrmacht erano caduti in mano tedesca, venendo successivamente uccisi dai nazisti; tale tesi in quel momento fu avallata dalle potenze Alleate, le quali ritennero la notizia di una strage perpetrata dai sovietici frutto della propaganda di Goebbels.[100]

La spartizione della Polonia[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci occupazione della Polonia e aree polacche annesse all'Unione Sovietica.
La linea di demarcazione delle zone di influenza tedesca e sovietica sulla Polonia, determinate il 28 settembre 1939

Al termine della campagna di Polonia, il paese fu spartito tra la Germania, l'Unione Sovietica, la Lituania e la Slovacchia: alcune parti vennero direttamente annesse alla Germania, per un totale di 94.000 km², la libera città di Danzica e tutti i territori ceduti alla Polonia nel 1918, comprendenti una popolazione di circa 9.500.000 persone, 82% polacchi, 11% tedeschi e 7% altri, mentre altre zone andarono a costituire parte del cosiddetto Governatorato Generale, 94.000 km² e circa 10.000.000 di abitanti; l'Unione Sovietica incorporò circa 200.000 km² di territorio polacco, con circa 13.700.000 abitanti, nella Repubblica Sovietica dell'Ucraina. Il 28 settembre fu siglato un altro accordo segreto tedesco-sovietico, che modificò gli accordi di agosto: tutta la Lituania ricadde nella zona di influenza sovietica, mentre la linea di divisione della Polonia fu spostata in favore della Germania fino al fiume Bug.[101]

Il generale Heinz Guderian osserva le truppe tedesche in parata insieme al generale sovietico Semën Krivošein a Brest-Litovsk il 22 settembre 1939

Le zone di influenza erano separate da barriere naturali costituite dai corsi d'acqua ma, durante la campagna, le truppe sovietiche e tedesche si incontrarono in diverse occasioni, la più importante delle quali avvenne il 22 settembre a Brest-Litovsk: il XIX corpo corazzato tedesco aveva occupato la città ma i ministeri degli esteri dei due paesi avevano precedentemente concordato che questa sarebbe ricaduta nella zona di influenza dell'Unione Sovietica. Il generale Guderian venne raggiunto dal generale sovietico Semën Krivošein, comandante della brigata corazzata che era avanzata fino a Brest-Litowsk, ed i due ufficiali negoziarono personalmente i termini del ritiro delle truppe tedesche dalla città: queste si sarebbero ritirate entro la giornata mentre i sovietici avrebbero fatto il loro ingresso ufficiale e, mentre il XIX corpo corazzato iniziava il trasferimento che lo avrebbe portato ad acquartierarsi a Zambrów, due formazioni dei rispettivi eserciti si unirono in una parata con il relativo scambio di bandiere.[102]

L'Unione Sovietica occupò i territori polacchi con popolazione prevalentemente ucraina e bielorussa e, nel periodo tra il 17 settembre del 1939 ed il 22 giugno del 1941, data di inizio dell'operazione Barbarossa, trovarono la morte o la deportazione circa 1.800.000 ex cittadini polacchi; molti di questi, ritenuti pericolosi per il regime comunista, vennero sottoposti alla sovietizzazione, alla prigionia nei gulag od eliminati, ma una parte di queste morti non fu da ascriversi all'Armata Rossa, quanto piuttosto alle rivalità etniche che esplosero dopo l'inizio dell'occupazione, in particolare quelle compiute dai nazionalisti ucraini che massacrarono la popolazione dei villaggi polacchi dell'Ucraina occidentale.

Il Governatorato Generale[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Governatorato Generale.
Il manifesto di proclamazione del governatorato Generale, datato 26 ottobre 1939

Il 21 settembre, mentre le operazioni militari erano ancora in corso, Reinhard Heydrich elaborò un progetto di deportazione e di trasferimento nei ghetti urbani delle città polacche di centinaia di migliaia di ebrei, sostenendo che questo sarebbe stato il primo passo verso la Endlosung, la soluzione finale della questione ebraica,[103] e le modalità di esecuzione di tale progetto erano legate ai nuovi limiti territoriali che sarebbero stati imposti alla Polonia dopo la fine della campagna. Immediatamente dopo la sconfitta e la spartizione della Polonia le regioni del paese occupate militarmente furono annesse al Reich mentre le zone meridionali ed orientali furono occupate, andando a costituire una sorta di "colonia", la quale assunse la denominazione di governatorato Generale, ossia un luogo privo di garanzie costituzionali ed internazionali, governato unicamente in base al "diritto di occupazione", dove risiedevano tra i 12 ed i 15.000.000 di abitanti, e dove, nei piani di Heydrich, avrebbero dovuto essere trasferiti circa 1.000.000 di ebrei, allo scopo di lasciare "spazio vitale" allo spostamento verso est della popolazione di etnia tedesca; al posto di governatore, o Reichsprotektor, fu nominato Hans Frank.[104]

I cinque distretti del governatorato Generale, istituito dal Governo nazista nella Polonia occupata

Il governatorato Generale, o Reichsgau Wartheland, ufficialmente proclamato il 26 ottobre ma che assunse tale denominazione solo dal 29 gennaio del 1940, fu uno dei due Reichsgau in cui fu suddiviso il territorio polacco dopo l'occupazione nazista; esso ebbe come centro amministrativo e politico la città di Cracovia e fu suddiviso a sua volta in cinque distretti: Varsavia, Cracovia, Galizia, Lublino e Radom, mentre il secondo, il Reichsgau Danzig-Westpreußen, fu suddiviso in tre distretti: Bromberg, Danzica e Marienwerder.[105]

Hans Frank, appena insediatosi, dichiarò che «Varsavia non avrebbe dovuto più essere ricostruita» ed immediatamente dopo iniziò l'applicazione delle direttive provenienti da Heydrich: dal 1º dicembre, i treni riversarono nel governatorato Generale una media di 3.000 persone al giorno, tra le quali erano compresi, oltre gli ebrei, anche zingari e cittadini polacchi sgraditi al nuovo regime, e contemporaneamente iniziarono le deportazioni in Germania, allo scopo di trasportare nel paese manodopera per le industrie belliche; deportazioni che avvennero con modalità coercitive e brutali, tanto che le fucilazioni divennero ben presto una prassi abituale.[106]

Alla deportazione ed alla segregazione fece seguito il secondo scopo che il Reichsprotektor si era prefisso, ossia la distruzione della cultura polacca: con decreto, licenziato il 12 aprile 1940, si dispose che potevano rimanere aperte solo le classi inferiori delle scuole elementari e professionali, fu soppresso l'insegnamento di materie quali storia, geografia e lingue straniere ed anche l'educazione fisica fu vietata; gli istituti per la formazione degli insegnanti furono chiusi ed i maestri polacchi furono sostituiti con poliziotti tedeschi in pensione e, mentre l'istruzione venne sostanzialmente orientata verso professioni agrarie od artigianali, le autorità tedesche "ricompensarono" gli scolari polacchi, adibiti alla raccolta dei rottami di ferro, con abbondanti distribuzioni di acquavite.[107]

L'esecuzione di 56 civili polacchi avvenuta a Bochnia il 18 dicembre 1939

L'opera di smantellamento della cultura polacca non si limitò alle istituzioni ma colpì direttamente anche le persone: un'ordinanza del governatorato Generale stabilì che dovevano essere "preferibilmente" fucilati i giuristi, i medici, i sacerdoti, gli insegnanti, gli artisti e gli scienziati; le biblioteche furono chiuse e le poche che furono riaperte furono private di dizionari di lingua straniera, di libri degli scrittori classici polacchi e delle opere storiche e filosofiche, mentre i docenti universitari di Cracovia vennero inviati in grande numero presso il campo di concentramento di Sachsenhausen fino a quando, nella primavera del 1940, la repressione crebbe ulteriormente, con l'operazione organizzata dalle SS denominata AB-Aktion, o "azione di pacificazione", dove trovarono la morte per fucilazione circa 3.500 intellettuali polacchi.[108]

SS ed elementi del Reichssicherheitshauptamt traggono in arresto intellettuali e docenti universitari a Palmiry, nei pressi di Varsavia, durante l'AB-Aktion.

Nel governatorato Generale anche l'informazione venne fortemente limitata: fu dato ordine di requisire tutti gli apparecchi radio, ed il semplice possesso comportava la condanna a morte. Le disposizioni di Frank prevedettero che i residenti sarebbero stati informati da altoparlanti installati nelle vie e nelle piazze principali, da dove sarebbero state diffuse notizie in lingua polacca. I teatri furono chiusi ed ai pochi che rimasero aperti fu fatto divieto di inscenare drammi ed opere liriche, così come vennero vietate la musica classica, i canti popolari e nazionali, e contemporaneamente si diffuse nel territorio occupato la germanizzazione: vennero aperte scuole, librerie, mostre d'arte e cinema tedeschi e parimenti iniziarono le restrizioni e le persecuzioni nei confronti degli ebrei.[109]

Il muro eretto dalle SS in uno degli ingressi del ghetto di Cracovia, con il cartello che indica il "limite della zona ebraica".

Hitler, a seguito della proclamazione del governatorato Generale, sollevò la Wehrmacht da qualsiasi responsabilità in merito all'occupazione della Polonia e le truppe furono frettolosamente ritirate prima che l'amministrazione dei nuovi distretti si fosse consolidata; il vuoto fu colmato dalle Einsatzgruppen che, affiancate da milizie di Volksdeutsche, o "unità di autodifesa", formate dai cittadini di etnia tedesca, i quali precedentemente avevano subito rappresaglie da parte dei partigiani polacchi, furono delegate al mantenimento dell'ordine nelle zone occupate, godendo, in base alle direttive provenienti dal Reichsführer delle SS Heinrich Himmler, di una libertà di azione pressoché assoluta; la particolare violenza del comportamento delle unità di autodifesa contro la popolazione polacca lo indusse tuttavia a suddividerle in gruppi ed a porle sotto il comando diretto delle SS, e l'Oberführer Gottlob Berger ne divenne il responsabile.[110]

Parallelamente alle attività di repressione, nella Polonia occupata iniziarono quelle di segregazione e di isolamento della popolazione ebraica: questa, che prima della guerra viveva in buona parte in ghetti privi di mura, venne costretta dapprima ad indossare bracciali raffiguranti la stella di David e successivamente ad essere completamente "concentrata" all'interno dei ghetti, i cui accessi vennero inizialmente controllati con barriere e filo spinato ed in seguito chiusi innalzando muri, consentendo l'ingresso e l'uscita per lo più da un unico punto; una volta segregata i nazisti affidarono il controllo della popolazione ebraica a "consigli ebraici", o Judenräte, eletti dagli ebrei o selezionati dai tedeschi, i quali avevano la responsabilità di porsi come tramite tra l'autorità tedesca ed i residenti nei ghetti.[111]

Le condizioni di vita nei ghetti erano miserevoli e, dopo i primi mesi, la media di mortalità per fame e malattie crebbe in maniera esponenziale, tanto che, nei primi mesi del 1941, nel solo ghetto di Varsavia si registrò una media di 2.000 decessi al mese e questo fece solo da preludio a quanto sarebbe accaduto un anno dopo, a seguito delle decisioni prese durante la conferenza di Wannsee del gennaio del 1942, dove fu definitivamente pianificato lo sterminio di tutta la popolazione ebraica residente in Europa. Hans Frank sostenne apertamente che la guerra avrebbe avuto come scopo, oltre alla conquista dello "spazio vitale", "l'eliminazione totale dell'ebraismo, e fu in questa prospettiva che ebbe ufficialmente termine la campagna di Polonia.[112]

La strana guerra[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce strana guerra.
Novembre 1939, soldati britannici e francesi giocano a carte in un campo d'atterraggio durante la strana guerra

Al termine delle operazioni contro la Polonia Hitler lanciò messaggi di pace a Francia e Gran Bretagna ma questi furono respinti dai rispettivi primi ministri l'11 ed il 12 ottobre[113] ed il periodo che seguì vide una preparazione da ambo le parti per l'inizio di un'offensiva terrestre tedesca sul fronte occidentale, preparazione che fu tuttavia priva di significative operazioni, tanto da essere passata alla storia come la "strana guerra".[114]

Il Consiglio supremo Alleato decise di presidiare la linea Mosa-Anversa in caso di attacco tedesco attraverso il Belgio mentre la Germania, con la direttiva n.6 del 6 ottobre 1939, stabilì i piani di invasione della Francia, utilizzando la medesima strategia messa in atto durante la prima guerra mondiale, ossia la violazione della neutralità del Belgio e dell'Olanda, piani che vennero tuttavia scoperti dalle autorità belghe il 10 gennaio 1940 a seguito di un incidente aereo che permise il recupero dei documenti segreti relativi al cosiddetto "Fall Gelb", il "caso giallo", ma anche a fronte di questo importante ritrovamento il Belgio non permise alle truppe britanniche e francesi l'attraversamento del confine per non offrire un casus belli alla Germania.[115]

Più intensa fu l'attività sui mari: i tedeschi condussero una massiccia operazione di posa di mine magnetiche sulle rotte che portavano agli approdi per le navi britanniche,[116] la corazzata tascabile Admiral Graf Spee, si autoaffondò nell'estuario del Río de la Plata, ritenendo impossibile uno scontro con forze navali Alleate erroneamente ritenute superiori, dopo una serie di nove affondamenti di naviglio mercantile nell'oceano Atlantico, e, dopo l'impresa del tenente di vascello Günther Prien nella base britannica di Scapa Flow, sempre più intensa si propose l'attività degli U-Boot.

Note[modifica]

  1. ^ Zaloga 2008, p. 22.
  2. ^ a b Zaloga 2008, p. 23.
  3. ^ a b Zaloga 2008, p. 33.
  4. ^ Zaloga 2008, p. 52.
  5. ^ Zaloga 2008, p. 52.
  6. ^ Il patto di non aggressione stipulato con la Polonia contribuì ad accrescere la reputazione di "uomo pacifico" di Hitler, ad eliminare la possibilità di un attacco da oriente e ad incrinare i rapporti tra Francia e Polonia, le quali avevano, nel 1921, un'alleanza allo scopo di contenere un'eventuale espansione della Germania. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 20.
  7. ^ L'assassinio del Cancelliere austriaco provocò la reazione di Mussolini, il quale, per garantire l'indipendenza dell'Austria, mobilitò quattro divisioni che furono inviate al confine italo-austriaco presso il valico del Brennero. Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 33.
  8. ^ Mussolini evitò, diversamente da quanto accadde nel 1934, di prendere misure concrete, commentando: «è assurdo imporre dall'esterno l'indipendenza ad un popolo che non la vuole». Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 34.
  9. ^ Il risultato della votazione fu di 445.000 voti a favore e solo 48.000 contrari. Vedi Biagi 1992, p. 16.
  10. ^ Il 2 maggio la Francia riuscì a coinvolgere nell'alleanza anti-tedesca l'Unione Sovietica, stipulando un patto di non aggressione e di mutua assistenza e quest'ultima, il 17 maggio, ratificò un patto analogo con la Cecoslovacchia. Hitler, al fine di incrinare il fronte comune che stava crescendo intorno alla Germania, concluse, il 18 giugno, il patto navale anglo-tedesco, che limitava il tonnellaggio della Kriegsmarine al 35% di quello della Royal Navy, ricevendo indirettamente l'autorizzazione da parte dei britannici al suo riarmo navale ed, allo stesso tempo, aprendo una falla nel fronte di Stresa; fronte che crollò definitivamente a seguito dell'invasione italiana dell'Etiopia. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 27.
  11. ^ L'azione di Hitler, prima di venire attuata, ebbe l'opinione contraria dello Stato Maggiore tedesco, il quale temeva una possibile risposta militare da parte della Francia, ed, a causa delle proteste dei vertici militari, il Cancelliere decise di fare attraversare il Reno a circa il 10% dei 22.000 soldati precedentemente mobilitati. Vedi Liddell Hart 2009, p. 7.
  12. ^ Il Führer inoltre, nel 1936, sviluppò il cosiddetto "piano quadriennale", ossia un piano di riarmo, del quale Hermann Göring fu nominato supervisore, in previsione di una guerra che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto svolgersi in tempi brevissimi, facendo nascere e crescere l'idea della cosiddetta Blitzkrieg, la "guerra lampo" che, limitata nel tempo ma basata sulla velocità e sul movimento, avrebbe rapidamente piegato i nemici storici della Germania, ossia la Francia, il Regno Unito e l'Unione Sovietica.
  13. ^ Anche in questo caso, negli ambienti militari, l'atteggiamento del Führer suscitò perplessità, in quanto lo Stato Maggiore tedesco non riteneva la guerra inevitabile ed, allo scopo, egli convocò il 5 novembre 1937 una riunione con i vertici del Reich e delle forze armate nella quale espose le sue teorie a proposito dello spazio vitale, non riuscendo tuttavia a vincere totalmente lo scetticismo su un possibile conflitto su larga scala. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 38.
  14. ^ Konrad Henlein e Karl Hermann Frank, dopo l'occupazione della Cecoslovacchia, furono nominati rispettivamente Gauleiter e vice Gauleiter dei Sudeti del Reich. Vedi Biagi 1992, p. 17.
  15. ^ Hitler annunciò che l'invasione della Cecoslovacchia sarebbe iniziata il 1º ottobre ma ricevette l'obiezione del generale Ludwig Beck e di altri ufficiali superiori sull'impreparazione della Germania alla guerra con minaccia di dimissioni; il generale Walther von Brauchitsch, comandante in capo dell'esercito, convocò una riunione al fine di scongiurare l'ipotesi di dimissioni di un numero elevato di generali in previsione dell'invasione della Cecoslovacchia ma, nel settembre del 1938, il generale Beck rassegnò comunque le dimissioni dall'esercito. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 91.
  16. ^ Il generale Heinz Guderian, presente al discorso, espresse preoccupazione per i toni del discorso del Führer, ritenendo che dal quel momento "si sarebbe guardato al futuro con grande preoccupazione". Vedi Guderian 2008, p. 65.
  17. ^ I tedeschi, una volta fatto l'ingresso nei Sudeti, riscontrarono l'eccezionale dispositivo difensivo dell'esercito cecoslovacco, e lo stesso Hitler, giunto in visita, riconobbe che l'attacco alle fortificazioni "sarebbe costato certamente molto sangue". Vedi Speer 1995, p. 134.
  18. ^ Liddell Hart 2009, p. 7.
  19. ^ Chamberlain, dopo la firma dell'accordo, si trattenne a Monaco cercando inutilmente di concludere un accordo anglo-tedesco, che in futuro impedisse una guerra tra i due paesi, mentre Winston Churchill si dimostrò scettico su quanto avvenuto a Monaco, considerandolo «solo l'inizio»; Daladier si spinse oltre, dicendo, riferendosi alla folla che lo accoglieva festante: "idioti, non sanno cosa stanno applaudendo". Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 110.
  20. ^ Jozef Tiso, su suggerimento di Hitler, immediatamente dopo essere stato rimosso formò un nuovo Governo, votando lo stesso giorno l'annessione della Slovacchia al Reich. Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 35.
  21. ^ L'occupazione della Cecoslovacchia non rimase tuttavia senza conseguenze: Neville Chamberlain il 17 settembre affermò pubblicamente che «se ci fossero stati altri attacchi contro piccoli paesi la Gran Bretagna si sarebbe opposta al massimo delle sue forze». Vedi Keegan 2000, p. 41.
  22. ^ L'occupazione della capitale si completò entro la sera ed alla popolazione fu imposto il coprifuoco. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 113.
  23. ^ Adolf Hitler sosteneva che "se qualcuno in Europa ha bisogno di terre e di spazio se lo può procurare solo a spese dell'Unione Sovietica".
  24. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 9.
  25. ^ Beck rientrò a Varsavia esprimendo la propria preoccupazione e considerando seriamente la possibilità di un futuro conflitto con la Germania. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 140.
  26. ^ In quell'occasione si diffuse nello Stato Maggiore tedesco la sensazione che, diversamente da quanto accaduto con la Cecoslovacchia, il conflitto contro la Polonia sarebbe avvenuto anche nel caso in cui le richieste territoriali di Hitler fossero state soddisfatte. Vedi Fraser 1993, p. 131.
  27. ^ Dopo l'inizio delle ostilità si sostenne che se non ci fosse stata una così netta opposizione della Polonia, che temeva una possibile annessione di porzioni del proprio territorio da parte dell'Unione Sovietica, un accordo sarebbe stato possibile. Vedi Keegan 2000, p. 42.
  28. ^ Uno dei timori di Stalin era quello del desiderio delle potenze occidentali di "abbattere la rivoluzione"; timore giustificato dall'invio, tra il 1918 ed il 1922, di forze di spedizione inviate dall'occidente europeo e dagli Stati Uniti allo scopo di distruggere il neonato Stato Bolscevico. Vedi Lucas 1992, p. 151.
  29. ^ Dopo l'inizio dell'operazione Barbarossa, e la conseguente rottura del patto, Goebbels seguitò a sostenere la tesi che questo fosse stato firmato per prevenire la minaccia sovietica, mentre Stalin intese guadagnare tempo per combattere la Germania a fianco delle potenze capitaliste, dividendo in questo modo i nemici del comunismo. Vedi Ferro 1993, p. 36.
  30. ^ AA.VV. 2004, p. 637.
  31. ^ Adolf Hitler, il 22 agosto 1939, rivolgendosi ai comandanti della Wehrmacht così si espresse: "Gengis Kahn ha gettato nella morte milioni di donne e di bambini, consciamente e con la felicità nel cuore; la storia vede in lui soltanto il grande fondatore degli Stati. Così io, per ora solo all'est, ho schierato le mie squadre della morte con l'ordine di uccidere senza compassione e senza pietà uomini, donne e bambini polacchi. La Polonia sarà spopolata e ripopolata dai tedeschi ed i cittadini dell'Europa occidentale devono tremare di terrore". Vedi Klinkhammer 1998, p. 151.
  32. ^ Il 28 agosto Hitler aveva formalmente abrogato il patto di non aggressione tedesco-polacco. Vedi Keegan 2000, p. 43.
  33. ^ Il governo polacco consentì all'ambasciatore Lipski di recarsi a colloquio con Ribbentrop solo «per non lasciare spontaneamente una mosca su quella ragnatela», mentre Hermann Göring ammonì Hitler, sostenendo che sarebbe stato troppo rischioso giocare "vabanque spiel", ossia "tutta la posta", ma la risposta del Führer fu: «nella mia vita ho sempre giocato vabanque spiel». Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 36.
  34. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 11.
  35. ^ Reinhard Heydrich, nelle istruzioni che recapitò ad Alfred Naujocks scrisse: «la prova tangibile degli attacchi polacchi è essenziale, tanto per la stampa straniera, che per la propaganda tedesca», e la parola d'ordine in codice per l'inizio delle operazioni fu «la nonna è morta». Vedi AA.VV. La Guerra nell'Ombra 1993, p. 38.
  36. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 11.
  37. ^ Jentz 1996, p. 48.
  38. ^ Hootn 1994, p. 281.
  39. ^ Zaloga 2008, p. 35.
  40. ^ Kliment, Nakladal, p.83
  41. ^ I reparti corazzati polacchi non erano costituiti in unità autonome ma distribuiti in altre unità. Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 61.
  42. ^ Zaloga 1993, p. 84.
  43. ^ Alcuni storici inglesi rivendicarono la paternità della nuova condotta di guerra, sostenendo che tale teoria era stata precedentemente elaborata in Gran Bretagna con il nome di "lightning". Vedi Liddell Hart 2009, p. 37.
  44. ^ Secondo le teorie sulla Blitzkrieg per realizzare l'aggiramento dello schieramento avversario la cosiddetta "ala marciante" doveva disporre di una forza pari a sette volte di quella su cui doveva imperniarsi la manovra ed inoltre l'accresciuta "potenza" di questa, rappresentata dalla presenza di mezzi corazzati, avrebbe colmato il divario rispetto alla potenza ed alla rapidità di fuoco del difensore. Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 60.
  45. ^ a b Zaloga 2008, p. 18.
  46. ^ Guderian 2008, p. 74.
  47. ^ La Francia, per voce del generale Maurice Gamelin, aveva suggerito un dislocamento più arretrato delle truppe polacche, al riparo delle barriere naturali rappresentate dai fiumi Vistola e San, ma tale suggerimento venne ignorato a causa del timore del governo polacco di un possibile accordo tra Germania ed Alleati, simile al patto di Monaco, in caso di occupazione dei suoi territori occidentali. Vedi Biagi 1992, p. 21.
  48. ^ Liddell Hart 2009, p. 38.
  49. ^ Biagi 1992, p. 21.
  50. ^ Al momento dell'inizio dei combattimenti le truppe polacche, costrette a muoversi a piedi, sarebbero state raggiunte e superate dalle veloci avanguardie corazzate tedesche prima che potessero raggrupparsi per formare una nuova linea di difesa. Vedi Liddell Hart 2009, p. 39.
  51. ^ Zaloga 2008, p. 42, fornisce una visione esattamente opposta del fatto: gli aerei tedeschi non riuscirono a neutralizzare le micce e i polacchi fecero saltare in aria il ponte.
  52. ^ A Danzica lo scontro a fuoco intorno all'ufficio postale proseguì per tutto il giorno mentre la corazzata Schleswig-Holstein, giunta nel porto della città ufficialmente in visita cerimoniale sparò le sue bordate ad alzo zero contro l'insediamento militare polacco. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 149.
  53. ^ La città fu velocemente occupata ma le truppe polacche presenti nella fortezza di Westerplatte resistettero fino all'8 settembre, mentre la Panzer-Division Kempf, nei pressi di Mława, subì gravi perdite a causa dei cannoni anticarro posti a difesa della città. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 151.
  54. ^ La forza d'urto principale nell'avanzata verso Varsavia era costituita dalla 10ª armata, ed allo scopo essa fu dotata del maggior numero di mezzi corazzati. Vedi Liddell Hart 2009, p. 40.
  55. ^ Gli ordini per i cacciabombardieri tedeschi era quello di distruggere il maggior numero di aerei nemici al suolo ma l'intento non riuscì poiché lo Stato Maggiore polacco aveva precedentemente dato ordine di spostare gli aerei nelle retrovie su piste periferiche. Vedi Keegan 2000, p. 44.
  56. ^ Zaloga 2008, p. 47.
  57. ^ Zaloga 2008, p. 50.
  58. ^ Zaloga2008, p. 55.
  59. ^ I panzer tedeschi, contestualmente all'azione contro la cavalleria polacca, annientarono un reggimento di artiglieria, consentendo ai serventi di sparare solo due colpi, infliggendo gravi perdite anche alla fanteria ed alle colonne di rifornimenti. Vedi Guderian 2008, p. 79.
  60. ^ Le unità a cavallo polacche effettuarono alcune cariche contro i carri armati tedeschi, nel disperato tentativo di disperderne le forze ma il tentativo si rivelò inutile e la brigata subì perdite irrimediabili. Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 54.
  61. ^ La 10ª armata tedesca fu oggetto, il 2 settembre, della più importante missione di bombardamento della campagna condotta dall'aviazione polacca, che impiegò 24 PZL.23 Karaś registrando tuttavia perdite elevate, così come avvenne il giorno successivo quando entrarono in scena, sempre contro la 10ª armata, i più pesanti PZL.37 Łoś. Vedi Zaloga2008, p. 53.
  62. ^ Zaloga2008, p. 59.
  63. ^ Zaloga2008, pp. 59-60.
  64. ^ L'atteggiamento prudente e riluttante dei due paesi ad entrare in guerra fu rilevato dal governo polacco, incapace di spiegarsi come si potessero definire "confusi" gli avvenimenti che stavano accadendo, considerato che la telefonata al primo ministro Chamberlain da parte dell'ambasciatore britannico a Varsavia avvenne mentre si stava verificando un bombardamento aereo. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 156.
  65. ^ Il primo ministro inglese Neville Chamberlain diede, alle ore 11:15, l'annuncio dell'entrata in guerra alla nazione, sostenendo che il paese «non aveva nulla da rimproverarsi» e concluse affermando: «Dio ci protegga e difenda il buon diritto». Vedi Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 18.
  66. ^ Il ministro della propaganda tedesco Joseph Goebbels rovesciò l'accusa sostenendo che il siluramento era avvenuto ad opera dei britannici per trascinare in guerra gli Stati Uniti. Vedi Peillard 1992, p. 35.
  67. ^ Le attività delle SS, che all'inizio della campagna di Polonia sottostavano ancora al comando della Wehrmacht, contro la popolazione civile iniziarono e proseguirono contestualmente alle operazioni militari, suscitando tuttavia malumore tra i reparti dell'esercito, tanto che il 20 settembre, la sezione operativa della 14ª armata annotava che «i soldati sono furibondi perché, invece di combattere al fronte, uomini giovani dimostrano il loro coraggio prendendosela con civili inermi»; identica preoccupazione fu espressa dall'ammiraglio Wilhelm Canaris, capo del servizio segreto militare, il quale rilevò che «un giorno il mondo riterrà responsabile la Wehrmacht per questi metodi, visto che le cose avvengono con il nostro tacito consenso». Vedi AA.VV. Le SS 1993, p. 112.
  68. ^ Il 5 settembre si consumò la battaglia di Piotrków, uno dei pochi scontri significativi della campagna tra mezzi corazzati, da cui la 1ª e la 4ª divisione corazzata tedesche uscirono vittoriose benché riportarono danni maggiori delle controparti corazzate polacche, dividendo così l'armata di Łódź da quella di Cracovia. In serata i tedeschi conquistarono anche Kielce. Vedi Zaloga2008, p. 60.
  69. ^ Il 5 settembre Hitler si recò in visita presso il comando del generale Guderian e fu da questi accompagnato in una visita nei pressi del fronte ed il Führer, vedendo le postazioni di artiglieria polacca distrutte chiese al generale: «lo hanno fatto i nostri Stuka»? E la risposta fu: «no, i nostri panzer». Vedi Guderian 2008, p. 80.
  70. ^ Nella 12ª divisione prestava servizio il generale Werner von Fritsch, il quale, costretto a dimettersi nel 1938 a causa di uno scandalo legato alla sua presunta omosessualità, perse la vita in combattimento il 22 settembre ma circolarono voci, mai confermate, sul suo assassinio da parte della Gestapo, su ordine di Reinhard Heydrich. Vedi Biagi 1992, p. 22.
  71. ^ AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 162.
  72. ^ Una volta che le forze polacche furono chiuse nella sacca ai tedeschi fu sufficiente mantenere il controllo del territorio già conquistato, arginando gli attacchi di un nemico che combatteva a fronte rovesciato e che stava esaurendo le sue risorse. Vedi Liddell Hart 2009, p. 42.
  73. ^ La battaglia del fiume Bzura, pur registrando l'unica breve crisi nel dispositivo tedesco, dovuta all'inaspettato attacco sul fianco dell'8ª armata, fu la prima grande battaglia di accerchiamento della seconda guerra mondiale. Vedi Keegan 2000, p. 44.
  74. ^ L'avanzata tedesca fu talmente rapida che nei pressi di Brest-Litovsk un'unità di carri armati polacca fu distrutta mentre veniva scaricata dai treni. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 162.
  75. ^ Il maresciallo Rydz-Śmigły, nei primi giorni dell'invasione, sollecitò più volte la Francia ad intervenire in modo massiccio contro la Germania ma, il 10 settembre, il capo di Stato Maggiore francese, il generale Maurice Gamelin, lo informò che che metà delle sue divisioni attive erano impegnate contro il nemico e non era possibile fare di più e le azioni cessarono del tutto il 12 settembre. Vedi Liddell Hart 2009, p. 44.
  76. ^ In precedenza, il giorno 11 settembre, era stato disposto che Varsavia fosse difesa a tutti costi e l'azione della cavalleria polacca fu definito "il canto del cigno di un'arma ormai superata". Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 61.
  77. ^ AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 163.
  78. ^ Zaloga 2008, p. 79.
  79. ^ Il ritardo con cui arrivò l'attacco sovietico è da imputare a varie cause: Stalin non immaginava come avrebbero potuto reagire le potenze occidentali, l'Armata Rossa aveva bisogno di tempo per essere pronta al combattimento e inoltre erano in corso combattimenti sul confine sovietico-giapponese con le truppe del Sol Levante. La vittoria riportata nella battaglia di Khalkhin Gol e l'attività tedesca oltre la linea di demarcazione stabilita dal patto Molotov-Ribbentrop spinsero infine Stalin ad agire immediatamente. Vedi Zaloga 2008, pp. 79-80.
  80. ^ Keegan 2000, p. 44.
  81. ^ La mobilitazione dell'Armata Rossa fu tuttavia un procedimento lento ed inoltre la propaganda non era ancora riuscita nell'intento di spiegare le ragioni del patto stipulato con la Germania. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 165.
  82. ^ Su pressioni del governo del Reich i componenti del governo polacco che avevano chiesto asilo in Romania vennero internati. Vedi Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 24.
  83. ^ La linea di demarcazione del nuovo confine sarebbe stata identificata nel fiume Bug, lasciando Brest-Litovsk ai sovietici, ed obbligando le truppe tedesche presenti in città ad evacuarla entro il 22 settembre. Vedi Guderian 2008, p. 89.
  84. ^ Il 28 settembre venne firmato anche un patto di mutua assistenza tra Estonia ed Unione Sovietica, con il diritto da parte di quest'ultima di utilizzare le basi militari del paese. Vedi Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 25.
  85. ^ I combattimenti, oltreché Varsavia, continuarono nelle città e nelle zone già accerchiate dalla Wehrmacht: Poznań si arrese il 19 settembre e Modlin il 29. Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 55.
  86. ^ Keegan 2000, p. 44.
  87. ^ Liddell Hart 2009, p. 43.
  88. ^ Guderian 2008, p. 89.
  89. ^ AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 166.
  90. ^ La popolazione di Varsavia soffrì la perdita di 25.800 vittime e di circa 50.000 feriti ed, a causa dei bombardamenti, il 12% degli edifici fu distrutto o gravemente danneggiato. Vedi Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 25.
  91. ^ Biagi 1992, p. 23.
  92. ^ La caduta della fortezza di Hel lasciò solo alcune isolate sacche di resistenza, le quali si arresero nei giorni successivi, ed indusse le ultime restanti unità della marina polacca, tre cacciatorpediniere ed alcuni sommergibili, a riparare in Inghilterra. Vedi AA.VV. Sognando l'Impero 1993, p. 168.
  93. ^ Molti dei soldati riparati nei paesi confinanti riuscirono a raggiungere la Francia e l'Inghilterra, costituendo le forze armate polacche in esilio. Vedi Keegan 2000, p. 45.
  94. ^ Al momento della cessazione delle ostilità venne rilevato come la spartizione della Polonia da parte della Germania e dell'Unione Sovietica "suggellò l'alleanza ma non la cementò". Vedi Liddell Hart 2009, p. 43.
  95. ^ Hitler, anche dopo l'inizio delle ostilità, rimase fermamente convinto che la Francia e il Regno Unito non avrebbero mantenuto il loro proposito di muovere realmente guerra alla Germania. Vedi Speer 1995, p. 200.
  96. ^ Biagi 1993 vol. I, p. 63.
  97. ^ Nei giorni immediatamente successivi all'invasione la popolazione di etnia tedesca fu fatta oggetto di attacchi da parte di bande di partigiani polacchi, le quali, prima della capitolazione della Polonia, uccisero circa 5.000 tedeschi, mentre altri 50.000 dovettero abbandonare le loro case. Vedi AA.VV. Le SS 1993, p. 111.
  98. ^ Gross 2002, p. 43.
  99. ^ Biagi 1993 vol. VII, p. 2196.
  100. ^ Durante i processi di Norimberga l'accusa sovietica sostenne la responsabilità dei tedeschi nell'eccidio ma nessuno dei gerarchi nazisti fu condannato ed in seguito l'amnistia intercorsa a favore delle potenze vincitrici della guerra per eventuali crimini di guerra impedì qualunque condanna ai sovietici per il massacro di Katyn'. Vedi Biagi 1995 vol. IV, p. 1266.
  101. ^ Il territorio occupato dai tedeschi era il più ricco dal punto di vista industriale mentre quello occupato dai sovietici era in massima parte utilizzabile per lo sfruttamento agricolo. Vedi Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 24.
  102. ^ Nell'accordo, oltre all'abbandono in giornata della città da parte delle truppe tedesche, era contenuta la specifica che queste avrebbero lasciato ai sovietici tutti i mezzi militari precedentemente catturati ai polacchi ed il XIX gruppo corazzato, una volta giunto nella cittadina di Zambrów, venne ufficialmente sciolto. Vedi Guderian 2008, p. 89.
  103. ^ L'espressione fu usata per la prima volta un anno prima da Wilhelm Stuckart, uno dei relatori delle leggi di Norimberga, il quale sostenne che queste avrebbero dovuto essere solo una misura temporanea, in attesa dell'allontanamento degli ebrei dalla Germania. Vedi AA.VV. Macchina di Morte 1993, p. 33.
  104. ^ Hans Frank, avvocato personale di Hitler e ministro della giustizia della Baviera, ricevette in seguito anche il grado di Obergruppenführer delle SS. Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 59.
  105. ^ Il giorno 8 ottobre la Germania aveva ufficialmente riannesso i territori sottrattigli a seguito del trattato di Versailles.Vedi Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 25.
  106. ^ Hans Frank, che staccò personalmente l'aquila d'argento dal tetto del castello reale come simbolo di sfregio, venuto a sapere che Konstantin von Neurath, governatore del protettorato di Boemia e Moravia, aveva fatto fucilare sette studenti cecoslovacchi, ebbe a commentare: «se dovessi fare affiggere un manifesto ogni volta che faccio giustiziare sette polacchi non basterebbero tutte le foreste della Polonia a produrre la carta necessaria». Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 64.
  107. ^ Una delle disposizioni di Hans Frank fu quella secondo la quale dovevano essere favoriti l'alcolismo e le pratiche abortive. Vedi Biagi 1992, p. 24.
  108. ^ Durante l'occupazione nazista la Polonia perse il 32% dei suoi scienziati, del personale scientifico ausiliario e degli insegnanti delle scuole superiori. Vedi Enzo Biagi 1993 vol. I, p. 65.
  109. ^ Nel febbraio del 1940 il numero di ebrei trasferiti nel governatorato Generale arrivò a 200.000, i quali si sommarono al 1.400.000 già presenti al momento dell'occupazione; tale numero, destinato progressivamente ad aumentare, provocò la protesta di Frank nei confronti di Göring, il quale dispose che, da quel momento, ogni trasferimento sarebbe dovuto essere soggetto all'approvazione di Frank. Vedi AA.VV. Macchina di Morte 1993, p. 34.
  110. ^ Il ritiro dell'esercito dal governatorato Generale consentì che l'azione contro l'élite polacca da quel momento potesse avvenire senza le sorgessero lamentele, in merito al comportamento delle SS, dai generali della Wehrmacht ma l'eccesso di violenze delle Volksdeutsche irritò perfino Heydrich, il quale si lamentò della mancanza di disciplina in merito ad «intollerabili ed incontrollate azioni di vendetta». Vedi AA.VV. Le SS 1993, p. 112.
  111. ^ A Varsavia vennero stipate nel ghetto più di 400.000 persone e Robert Ley, capo del fronte del lavoro, commentò che «una razza inferiore ha bisogno di meno spazio». Vedi AA.VV. Macchina di Morte 1993, p. 35.
  112. ^ Il Reichsprotektor sostenne più volte pubblicamente il suo intento ed in varie occasioni dichiarò che era necessario trovare il modo per eliminare tutta la popolazione ebraica dell'Europa, affermazioni confermate durante il processo di Norimberga. Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 67.
  113. ^ Il primo ministro francese trasmise anche un messaggio radiofonico in cui, con «tono sprezzante», esprimeva il suo diniego sui propositi di pace provenienti da Hitler e furono parimenti respinte dai due primi ministri, il mese successivo, le offerte di mediazione della Regina Guglielmina d'Olanda, di re Leopoldo del Belgio e di re Carlo di Romania. Vedi Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 28.
  114. ^ Nei vari paesi il termine ebbe diverse allocuzioni e significati: in tedesco Sitzkrieg, "guerra seduta", in francese drôle de guerre, "guerra buffa", in polacco dziwna wojna, "guerra strana", in inglese bore war, "guerra noiosa", ed in italiano "guerra fittizia", termine coniato da Benito Mussolini; lo storico William Shirer, il 9 ottobre 1939, percorse in treno la ferrovia che costeggiava la riva orientale del Reno e commentò: «vedo i tedeschi issare sulla linea ferroviaria cannoni e provviste senza che i francesi li disturbino; che buffa guerra!». Vedi Biagi 1993 vol. I, p. 146.
  115. ^ L'aereo tedesco fu costretto ad un atterraggio di fortuna nei pressi di Mechelen; i due ufficiali a bordo, il maggiore Reinberger ed il maggiore Hoenmans, stavano trasportando gli ordini destinati al comando del gruppo d'armate B relativi al piano d'attacco in occidente. Vedi Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 40.
  116. ^ La corazzata Nelson fu gravemente danneggiata da una di queste mine prima che i britannici trovassero il modo di neutralizzarle, smagnetizzando lo scafo per mezzo di un cavo elettrico chiamato degaussing. Vedi Peillard 1992, p. 47.

 

Fonte: wikipedia