Campagna di Guadalcanal

 

La campagna di Guadalcanal o battaglia di Guadalcanal ebbe luogo tra il 7 agosto 1942 e il 9 febbraio 1943 nel teatro del Pacifico della seconda guerra mondiale. Essa venne combattuta in terra, in mare e in aria e fu una campagna militare strategicamente significativa, che vide contrapposti gli Alleati e l'Impero giapponese. I combattimenti si concentrarono attorno all'isola di Guadalcanal, nelle Isole Salomone meridionali e fu la prima offensiva in grande scala lanciata dagli Alleati contro l'impero giapponese[8].

Il 7 agosto 1942 le forze alleate, principalmente composte da truppe degli Stati Uniti, sbarcarono nelle isole di Guadalcanal, di Tulagi e dell'Isola Florida, nella parte meridionale dell'arcipelago. L'obiettivo principale era il controllo di questi territori per impedire al Giappone di usarle come base per minacciare le rotte dei rifornimenti tra gli Stati Uniti, l'Australia e la Nuova Zelanda. Gli Alleati intendevano utilizzare Guadalcanal e Tulagi come basi per supportare una campagna per neutralizzare o catturare le basi principali giapponesi a Rabaul o nella Nuova Britannia. I primi sbarchi Alleati ebbero la meglio sui difensori giapponesi, che erano in inferiorità numerica.

Sorpresi dall'offensiva alleata, i giapponesi effettuarono, tra l'agosto e il novembre 1942, numerosi tentativi di riprendere la base aerea Henderson a Guadalcanal. Questi tentativi causarono tre battaglie di terra, cinque grandi battaglie navali e battaglie aeree quasi quotidiane, culminate nella decisiva battaglia navale di Guadalcanal all'inizio del novembre 1942, nella quale venne respinto l'ultimo grande sforzo giapponese di far sbarcare un numero sufficiente di truppe per catturare la base aerea. A dicembre del 1942, il Giappone abbandonò ogni sforzo di riconquista dell'isola di Guadalcanal ed evacuò le forze restanti entro il 7 febbraio 1943, lasciando definitivamente l'isola in mano agli Alleati.

Le operazioni furono molto cruente in terra e sul mare, tanto che un soldato giapponese scrisse:

  « L'inferno non è come lo descrivevano gli Americani, un sotterraneo pieno di fiamme dove vanno i cattivi dopo la loro morte. L'inferno è Guadalcanal[9]. »
   

La campagna di Guadalcanal segnò la prima vittoria strategica significativa delle forze alleate sul Giappone nel teatro del Pacifico. Per questo motivo venne spesso definita "il punto di svolta" della guerra. La campagna rappresentò per gli Alleati l'inizio della transizione dalle operazioni difensive a quelle offensive, mentre il Giappone venne costretto a cessare le offensive e iniziare a concentrarsi sulla difesa. Dal successo a Guadalcanal, gli Stati Uniti continuarono la loro campagna, che culminò con la sconfitta del Giappone e il termine della seconda guerra mondiale.

Indice

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[modifica] Preludio

Il 7 dicembre 1941 le forze giapponesi attaccarono la flotta statunitense del Pacifico a Pearl Harbor, nelle Hawaii. L'attacco affondò o mise fuori combattimento molte navi da battaglia statunitensi e fece precipitare le relazioni tra i due paesi in una formale dichiarazione di guerra. Gli obiettivi iniziali del Giappone erano la neutralizzazione della flotta nemica, il controllo dei territori ricchi di risorse naturali e la costituzione di basi militari strategiche per la difesa dell'impero giapponese nel Pacifico e nell'Asia. Per supportare questi obiettivi, le forze giapponesi presero il controllo delle Filippine, della Thailandia della Malesia britannica, di Singapore, delle Indie Orientali Olandesi, dell'Isola di Wake, delle Isole Gilbert, della Nuova Britannia e di Guam. Gli Stati Uniti vennero sostenuti nella guerra contro il Giappone dalle forze alleate[10].

Controllo giapponese del Pacifico occidentale tra maggio ed agosto 1942. Guadalcanal è situato nel quadrante in basso a destra della mappa.

I due tentativi del Giappone di estendere il proprio perimetro difensivo verso il Pacifico del sud e del centro vennero ostacolati dalle sconfitte riportate nella battaglia del mar dei Coralli e nella battaglia delle Midway. Queste due vittorie strategiche permisero agli Alleati di sfruttare l'iniziativa e lanciare un'offensiva nel Pacifico[11], scegliendo come obiettivo le Isole Salomone (un protettorato del Regno Unito) ed in particolare le isole meridionali di Guadalcanal, Tulagi e Florida[12].

Gli strateghi Alleati sapevano che la marina imperiale giapponese aveva occupato Tulagi nel maggio 1942 e aveva costruito lì una base. Le preoccupazioni alleate aumentarono quando all'inizio del luglio 1942 la marina imperiale iniziò a costruire, nella vicina Guadalcanal, una grande base aerea nei pressi di Lunga Point. Ad agosto dello stesso anno, il Giappone disponeva di 900 soldati a Tulagi e nelle isole vicine (in prevalenza fanti di marina) e 2 800 membri del personale a Guadalcanal (2 200 dei quali coreani e specialisti di costruzioni giapponesi). Queste basi, una volta completate, avrebbero protetto la base principale giapponese di Rabaul, minacciando i rifornimenti e le linee di comunicazioni alleate e stabilendo una testa di ponte da cui lanciare future offensive verso le isole Figi, l'arcipelago di Nuova Caledonia e le isole Samoa. Il Giappone pianificò il dispiegamento di 45 aerei da combattimento e di 60 bombardieri a Guadalcanal quando la base fosse stata completata. Essa poteva fornire copertura aerea per le navi giapponesi che avanzavano verso il Pacifico meridionale[13].

I piani degli Alleati di invadere le Isole Salomone meridionali furono concepiti dall'ammiraglio statunitense Ernest King, comandante in capo della flotta statunitense. King propose l'azione offensiva per impedire che il Giappone usasse delle isole come basi, utilizzabili come punti di partenza per minacciare le rotte di rifornimento tra gli Stati Uniti e l'Australia. Inoltre, era possibile sfruttare questa campagna, in congiunzione con quella della Nuova Guinea comandata da Douglas MacArthur, per catturare le Isole dell'Ammiragliato e l'Arcipelago di Bismarck, tra cui la principale base giapponese di Rabaul. L'obiettivo finale sarebbe stato la riconquista delle Filippine[14]. I Comandi congiunti (Joint Chiefs of Staff) degli Stati Uniti crearono il teatro del Sud Pacifico e il 19 giugno 1942 diedero al viceammiraglio Robert Ghormley il comando per dirigere l'offensiva nelle Isole Salomone. L'ammiraglio Chester Nimitz, a Pearl Harbor, venne nominato Comandante in Capo Alleato dell'Area del Pacifico[15].

La base di punta Lunga a Guadalcanal in costruzione da parte di operai giapponesi e coreani nel luglio 1942.

A maggio 1942, in preparazione alle future offensive nel Pacifico, il maggiore generale dei marines Alexander Vandegrift ricevette l'ordine di spostare la 1a Divisione marines dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda. Altre forze alleate di terra, mare e aria vennero inviate per stabilire delle basi nelle isole Figi, a Samoa, Nuove Ebridi e Nuova Caledonia[16]. Espiritu Santo, nelle Nuove Ebridi venne scelta come quartier generale e base principale per l'offensiva alle Isole Salomone meridionali, a cui venne assegnato il nome in codice di Operazione Torre di Guardia (Operation Watchtower), con data di inizio fissata al 7 agosto 1942. Inizialmente venne pianificata un'offensiva alleata solo a Tulagi e nelle Isole Santa Cruz, tralasciando Guadalcanal. Tuttavia, dopo che i ricognitori Alleati scoprirono la base aerea in costruzione, l'operazione a Santa Cruz venne annullata e venne pianificata la cattura di quella base[17].

Le forze della Torre di Guardia, costituite da 75 navi da guerra e da trasporto (tra cui vascelli statunitensi e australiani), si assemblarono presso le isole Figi il 26 luglio 1942 ed effettuarono le prove generali di sbarco, prima di dirigersi verso Guadalcanal il 31 luglio[18]. Il comandante sul campo della forze di spedizione Alleate era il vice ammiraglio statunitense Frank Fletcher (la cui ammiraglia era la portaerei USS Saratoga). Il comando delle forze anfibie era il contrammiraglio statunitense Richmond K. Turner. Vandegrift guidò i 16 000 soldati di fanteria (principalmente marines statunitensi) coinvolti negli sbarchi[19].

[modifica] Sbarchi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci battaglia di Tulagi e battaglia dell'isola di Savo.
Rotte delle forze alleate su mezzi anfibi per gli sbarchi a Guadalcanal e a Tulagi, il 7 agosto 1942.

La mattina del 7 agosto, il maltempo permise alle forze alleate di giungere nei pressi di Guadalcanal senza essere individuate dai giapponesi[20]. Le navi vennero suddivise in due gruppi: uno con il compito di assaltare Guadalcanal e l'altro l'isola di Tulagi, di Florida e le isole vicine[21]. Le navi alleate bombardarono le spiagge, mentre la portaerei colpì con attacchi aerei le posizioni giapponesi sulle isole e distrusse 15 idrovolanti giapponesi nella base di Tulagi[22].

Tulagi e le due piccole isole vicine, Gavutu e Tanambogo, vennero assaltate da 3 000 marines[23]. Il personale giapponese presente sull'isola oppose una strenua resistenza agli attacchi dei marines[24]. Con qualche difficoltà, le truppe statunitensi misero in sicurezza tutte le tre isole: Tulagi l'8 agosto e Gavutu e Tanambogo il 9 agosto[25]. I difensori giapponesi vennero uccisi quasi fino all'ultimo uomo, mentre i marines subirono 122 perdite[26].

A differenza di Tulagi, di Gavutu e Tanambogo, gli sbarchi di Guadalcanal incontrarono molte meno resistenze. Alle 09:10 del 7 agosto, Vandagrift e 11 000 soldati giunsero sulle spiagge dell'isola tra punta Koli e punta Lunga. Avanzando attraverso punta Lunga, le truppe non incontrarono difficoltà, se non quelle dovute alla foresta pluviale. La notte, i soldati si fermarono a 1 km circa dalla base aerea di punta Lunga. Anche il giorno successivo i marines avanzarono senza incontrare eccessiva resistenza e procedettero lungo il fiume, mettendo in sicurezza la base alle 16:00 dell'8 agosto. Gli addetti alle costruzioni e le truppe da combattimento giapponesi, al comando del capitano Kanae Monzen, non dotati di armi pesanti e in preda al panico causato dal bombardamento navale e aereo, abbandonarono la base e fuggirono a 5 km verso il fiume Matanikau ad ovest, lasciandosi dietro viveri, rifornimenti, equipaggiamenti e veicoli, oltre a 13 cadaveri[27].

I marines sbarcano sulla spiaggia di Guadalcanal il 7 agosto 1942.

Durante le operazioni di sbarco il 7 e l'8 agosto, gli aerei della base navale di Rabual, al comando di Sadayoshi Yamada, attaccarono le forze anfibie, danneggiando gravemente il cacciatorpediniere USS Jarvis e la nave da trasporto George F. Elliot (che affondò due giorni dopo, ma che costituì con le sue fiamme un pericoloso riferimento per gli equipaggi giapponesi durante la battaglia dell'isola di Savo)[28].

Dopo questi scontri Fletcher, allarmato dalle perdite della forza aerea della sua portaerei e preoccupato dalle minacce costituite da ulteriori attacchi aerei giapponesi e per i livelli di carburante, si ritirò dall'area delle Isole Salomone con la sua task force la sera dell'8 agosto[29]. Con la mancanza di una copertura aerea fornita dalla portaerei, Turner maturò la decisione di ritirare le sue navi da Guadalcanal. Tuttavia solo la metà dei rifornimenti e dell'equipaggio pesante necessario alle truppe sbarcate era stato scaricato[30], cosicché Turner ordinò di sbarcare più rifornimenti possibili a Guadalcanal e a Tulagi durante la notte dell'8 agosto e partire con le navi il giorno successivo[31].

Quella notte, mentre i trasporti venivano scaricati, due gruppi di navi da guerra alleate, al comando del contrammiraglio britannico Victor Crutchley, che stavano controllando i trasporti, vennero sorpresi e sconfitti nella battaglia dell'isola di Savo da una flotta di sette incrociatori e un cacciatorpediniere giapponese dell'8ª flotta. Un incrociatore australiano e tre incrociatori statunitensi vennero affondati e le altre navi, un incrociatore e due cacciatorpediniere, vennero danneggiate. La flotta giapponese subì un modesto danno ad un incrociatore. Mikawa, preoccupato dei possibili attacchi aerei lanciati dalle portaerei statunitensi durante il giorno e ignaro della decisione di Fletcher di ritirarsi con le portaerei, si ritirò a sua volta immediatamente a Rabaul, senza tentare di attaccare i trasporti Alleati, che non erano protetti. Turner ritirò tutte le forza navali alleate restanti la sera del 9 agosto, lasciando i marines privi della maggior parte dell'equipaggiamento pesante, dei rifornimenti e con parte delle truppe ancora non sbarcata. Per sua fortuna, la decisione di Mikawa di non attaccare i trasporti indifesi si dimostrò in seguito un errore cruciale per l'andamento della campagna: se i trasporti fossero stati affondati, probabilmente la forza da sbarco statunitense sarebbe stata annientata e la campagna sarebbe terminata sul nascere[32].

[modifica] Operazioni iniziali

Difese statunitensi iniziali attorno alla pista di Lunga Point, a Guadalcanal, 12 agosto 1942.

Gli 11 000 marines che erano a Guadalcanal si concentrarono inizialmente nel formare un perimetro difensivo attorno a Lunga Point e alla base aerea, spostando i rifornimenti all'interno del perimetro e terminando la costruzione della base aerea. In quattro giorni di sforzi intensi, i rifornimenti vennero portati dalle spiagge e ammucchiati. I lavori nella base aerea iniziarono immediatamente, utilizzando equipaggiamenti giapponesi catturati. Il 12 agosto, la base aerea venne rinominata in base Henderson, in onore dell'aviatore Lofton R. Henderson ucciso durante la battaglia delle Midway. Il 18 agosto la base era pronta per le operazioni[33]. Viveri per cinque giorni vennero fatti sbarcare con navi da trasporto e, sommati ai viveri abbandonati dalle truppe giapponesi, fornirono 14 giorni di scorte di cibo. Le truppe alleate razionarono le scorte a due pasti al giorno[34] e furono colpiti, fin dai primi giorni dopo lo sbarco, da una grave forma di dissenteria che fece ammalare quasi una persona su cinque. Anche se alcuni costruttori coreani si arresero, la maggior parte del personale in fuga si radunò ad ovest del perimetro sulla riva occidentale del fiume Matanikau, nutrendosi principalmente di noci di cocco. Venne stabilito un avamposto giapponese a Taivu Point, situato a circa 35 km ad est del perimetro, e l'8 agosto un cacciatorpediniere giapponese proveniente da Rabaul portò 113 soldati delle truppe di rinforzo nella postazione di Matanikau[35].

La sera del 12 agosto, una pattuglia statunitense, composta da 25 membri dell'intelligence militare e guidati dal tenente colonnello Frank Goettge, sbarcò ad ovest del perimetro tra Point Cruz e il fiume Matanikau, in missione di ricognizione. L'obiettivo secondario era stabilire un contatto con un gruppo di truppe giapponesi che si pensava che volessero arrendersi. Poco dopo lo sbarco, un plotone giapponese li attaccò immediatamente uccidendoli quasi tutti.[36]

Mappa che mostra gli attacchi dei marines statunitensi ad ovest del fiume Matanikau il 19 agosto.

Il 19 agosto, Vandegrift inviò tre compagnie del 5º Reggimento Marines per attaccare la concentrazione giapponese ad ovest di Matanikau. La prima compagnia attaccò attraverso l'imboccatura del fiume; la seconda attraversò il fiume a circa 1 km nell'entroterra e attaccò le forze giapponesi nel villaggio Matanikau; la terza compagnia giunse con una barca più a ovest e attaccò il villaggio Kokumbuna. Dopo aver occupato brevemente i due villaggi, le tre compagnie tornarono al perimetro, dopo aver ucciso 65 soldati giapponesi e aver subito 4 perdite. Questa azione, che viene chiamata anche la "Prima battaglia di Matanikau", fu la prima di varie azioni attorno al fiume omonimo durante la campagna[37].

Il giorno successivo la portaerei di scorta USS Long Island inviò due gruppi di aerei alla base di Henderson, uno composto da 19 Grumman F4F Wildcat e il secondo da 12 SBD Dauntless. Gli aerei divennero noti come la "Cactus Air Force" ed entrarono in azione il giorno successivo, attaccando i bombardieri che colpivano quasi giornalmente la zona. Il 22 agosto arrivarono cinque P-39 Airacobra con i relativi piloti[38].

[modifica] Battaglia di Tenaru

Cadaveri dei soldati giapponesi sulla sabbia all'imboccatura di Alligator Creek, a Guadalcanal dopo la Battaglia di Tenaru.

In risposta agli sbarchi alleati, i quartier generali imperiali giapponesi assegnarono alla 17ª Armata dell'esercito, di base a Rabaul e al comando del tenente generale Harukichi Hyakutake, il compito di riprendere il controllo dell'aeroporto. L'esercito era supportato da varie unità navali giapponesi, tra cui la Flotta Combinata[39] al comando di Isoroku Yamamoto, il cui quartier generale era a Truk. L'armata, al tempo coinvolta pesantemente nella campagna in Nuova Guinea, aveva solo poche unità disponibili da inviare nell'area delle Isole Salomone. Di queste unità, la 35ª Brigata Fanteria, comandata da Kiyotake Kawaguchi, era situata a Palau, il 4º Reggimento nelle Filippine e il 28º Reggimento, al comando del colonnello Kiyonao Ichiki, era a bordo delle navi nei pressi di Guam. Queste unità iniziarono contemporaneamente a muoversi verso Guadalcanal, ma il reggimento di Ichiki, il più vicino, giunse per primo nell'area. Il "primo elemento" dell'unità di Ichiki, costituito da circa 917 soldati, sbarcò dai cacciatorpediniere a punta Taivu, ad est del perimetro il 19 agosto[40].

Sottostimando la forza degli Alleati a Guadalcanal,nelle prime ore del 21 agosto l'unità di Ichiki sferrò un assalto frontale notturno alle postazioni dei marine nei pressi di Alligator Creek, nel lato est del perimetro. L'assalto, che divenne noto come la battaglia di Tenaru, venne respinto con gravi perdite nelle file dei giapponesi. Alle prime luci dell'alba i soldati statunitensi contrattaccarono i soldati sopravvissuti, uccidendone la maggior parte; Ichiki, constatata la sconfitta, si suicidò. In totale, solo 128 dei 917 soldati che costituivano il "primo elemento" del reggimento sopravvissero alla battaglia e attesero ulteriori rinforzi ed ordini da Rabaul[41].

[modifica] Battaglia delle Isole Salomone orientali

La portaerei USS Enterprise sotto attacco da parte di aerei nemici durante la Battaglia delle isole Salomone orientali.

Mentre la battaglia di Tenaru terminava, ulteriori rinforzi giapponesi erano già in viaggio. Il 16 agosto partirono da Truk tre navi da trasporto con i restanti 1 400 soldati del 28º Reggimento Fanteria, oltre a 500 uomini delle truppe della 5ª Forza Speciale da Sbarco[42]. Questi trasporti erano protetti da 13 navi da guerra comandati dal contrammiraglio Raizo Tanaka, soprannominato l'ostinato, che pianificava di compiere lo sbarco dei soldati il 24 agosto[43]. Per coprire gli sbarchi e fornire supporto alle operazioni di recupero della base Henderson, Yamamoto ordinò a Chuichi Nagumo di avvicinarsi alle isole Salomone Orientali con la sua flotta, che comprendeva tre portaerei e altre 30 navi[44].

Nel frattempo, tre portaerei statunitensi si avvicinarono a Guadalcanal per contrastare l'offensiva giapponese. Il 24 e il 25 agosto le due flotte si scontrarono nella Battaglia delle isole Salomone Orientali, che terminò con il ritiro di entrambe le compagini dall'area di scontro, dopo aver subito ingenti danni. Il Giappone perse una portaerei leggera e il convoglio di Tanaka, dopo aver subito gravi danni da un attacco da parte degli aerei di Henderson, tra cui l'affondamento di una nave da trasporto, fu costretto a dirigersi nelle isole Shortland a nord, dove trasferì le truppe superstiti sui cacciatorpediniere, con cui inviarle successivamente a Guadalcanal[45].

[modifica] Battaglie aeree sopra la base di Henderson e rafforzamento del perimetro

Aerei F4F Wildcat decollano dalla base di Henderson per attaccare aerei giapponesi in avvicinamento nel periodo compreso tra la fine di agosto e l'inizio di settembre 1942.

Durante il mese di agosto, piccoli gruppi di aerei statunitensi con i relativi equipaggi continuarono a giungere a Guadalcanal. Per la fine del mese, erano presenti nella base 64 aerei di vari tipi[46]. Il 3 settembre, il comandante Roy S. Geiger vi giunse con il suo personale prendendo il comando di tutte le operazioni aeree della base[47]. Le battaglie aeree tra gli aerei alleati di Henderson e i bombardieri e aerei da combattimento giapponesi provenienti da Rabaul continuarono quotidianamente. Tra il 26 agosto e il 5 settembre gli Stati Uniti persero 15 aerei, mentre il Giappone ne perse 19. Più della metà degli equipaggi dei velivoli alleati abbattuti venne recuperato, a differenza della maggior parte degli equipaggi giapponesi. Il volo di 8 ore (andata e ritorno) da Rabaul a Guadalcanal, che copriva una distanza totale di 1800 km impediva ai giapponesi di stabilire la superiorità aerea nei confronti di Henderson. I guardacoste[48] australiani nell'Isola di Bougainville e nell'isola di Nuova Georgia erano spesso in grado di allertare con buon anticipo le forze alleate a Guadalcanal sull'arrivo di attacchi aerei giapponesi, permettendo agli aerei da combattimento alleati di decollare e portarsi in posizione per contrattaccare appena gli attaccanti erano in prossimità dell'isola. Quindi, le forze aeree giapponesi stavano lentamente perdendo una guerra di logoramento nei cieli[49].

Intanto Vandegrift continuò a rafforzare e migliorare le difese del perimetro. Tra il 21 agosto e il 3 settembre riposizionò 3 battaglioni, tra cui il 1º battaglione marines, al comando di Merritt A. Edson e il 1º battaglione paracadutisti (anch'esso dei marines). Queste unità aggiunsero 1 500 uomini agli 11 000 già presenti a difesa dell'isola[50]. Il 1º battaglione paracadutisti, che aveva sofferto grandi perdite nella Battaglia di Tulagi e di Gavutu-Tanambogo ad agosto, venne posto al comando di Edson[51]. L'altro battaglione venne fatto giungere il 27 agosto con le barche ad ovest di Matanikau, nei pressi del villaggio di Kokumbuna, con il compito di attaccare le unità giapponesi nell'area, come nell'azione del 19 agosto. Qui tuttavia i marines vennero ostacolati dal terreno, dal caldo e dalle difese giapponesi. La mattina successiva si scoprì che i giapponesi erano partiti durante la notte, quindi i marines ritornarono con le barche al perimetro[52]. Nell'azione morirono 20 soldati giapponesi e 3 marines[53].

Piccoli convogli alleati giunsero il 23 agosto, il 29, il 1 e l'8 settembre per portare rifornimenti, cibo, munizioni, carburante e tecnici per gli aerei. Il 1 settembre vennero fatti sbarcare anche 392 genieri del 6º Navy Construction Battaillon (i cosiddetti seabees[54]), che si affiancarono ai genieri del 1º battaglione del genio dei marines sbarcati con il contingente iniziale, per effettuare manutenzioni e migliorare la base aerea[55].

[modifica] Tokyo Express

Le truppe giapponesi si imbarcano su un cacciatorpediniere per una spedizione di tipo "Tokyo Express".

Il 23 agosto, la 35a Brigata Fanteria raggiunse Truk e venne imbarcata su navi da trasporto per il resto del viaggio verso Guadalcanal. Il danno al convoglio di Tanaka, durante la battaglia delle isole Salomone orientali, aveva fatto riconsiderare i tentativi di inviare ulteriori truppe per mezzo dei lenti trasporti. Le navi che trasportavano i soldati vennero inviate a Rabaul e da lì i giapponesi pianificarono di inviare le truppe tramite dei cacciatorpediniere attraverso una base navale nelle Isole Shortland. I cacciatorpediniere giapponesi erano normalmente in grado di compiere un viaggio attraverso le acque (chiamate "The Slot") del New Georgia Sound verso Guadalcanal e tornare indietro in una sola notte. In questo modo veniva minimizzata l'esposizione agli attacchi aerei alleati. Queste navi venivano chiamate "Tokyo Express" dagli Alleati e "trasporto topi" dai giapponesi[56]. Con questo sistema, tuttavia, era possibile far giungere sull'isola solo le truppe: buona parte dell'equipaggiamento pesante (l'artiglieria pesante, i veicoli e le munizioni) e le provviste necessarie dovevano essere inviate con altri mezzi. Inoltre, quei trasporti occupavano i cacciatorpediniere, che erano disperatamente richiesti dalla Marina Imperiale per la difesa dei convogli. Gli Alleati non contrastarono questi trasporti notturni, per mancanza di volontà o per incapacità, e così i giapponesi controllarono le acque attorno alle Isole Salomone durante le ore notturne. Tuttavia, ogni nave giapponese che restava entro la portata degli aerei durante le ore diurne - in un raggio di circa 300 km - era in grave pericolo. Questa situazione tattica permase per diversi mesi durante la campagna[57].

Tra il 29 agosto e il 4 settembre, vari incrociatori leggeri, cacciatorpediniere e navi di pattuglia giapponesi furono in grado di far sbarcare circa 5 000 soldati a Taivu Point, tra cui la maggior parte della 35a Brigata Fanteria, buona parte del 4º Reggimento Aoba e il resto del reggimento di Ichiki. Il generale Kawaguchi, giunto sul posto con il viaggio del 31 agosto, venne posto al comando di tutte le forze dell'isola[58]. Un altro convoglio portò altri 1 000 soldati appartenenti alla brigata di Kawaguchi, al comando del colonnello Akinosuke Oka a Kalimbo, situato ad ovest del perimetro difensivo alleato[59].

[modifica] Battaglia di Edson's Ridge

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia di Edson's Ridge.
Il tenente colonnello Merritt A. Edson (qui fotografato con il grado di generale di brigata) che condusse i marines statunitensi nella Battaglia di Edson's Ridge.

Il 7 settembre, Kawaguchi inviò il suo piano di attacco per «sbaragliare e annichilire il nemico nei pressi della base aerea dell'isola di Guadalcanal». Il piano prevedeva che le forze venissero suddivise in tre parti, per avvicinarsi al perimetro ed effettuare un attacco notturno di sorpresa. Le forze di Oka avrebbero attaccato il perimetro da ovest, mentre il battaglione di Ichiki, rinominato Battaglione Kuma, avrebbe attaccato da est. L'attacco principale sarebbe stato compiuto dal "Corpo centrale" di Kawaguchi, che contava 3 000 uomini suddivisi in tre battaglioni, dalla giungla a sud del perimetro[60]. Il 7 settembre le truppe di Kawaguchi partirono da Taivu per iniziare la marcia verso Lunga Point lungo la costa. Circa 250 soldati rimasero in retroguardia per sorvegliare la base dei rifornimenti a Taivu[61].

Nel frattempo le truppe presenti a Taivu, nei pressi del villaggio di Tasimboko, vennero avvistate e Edson pianificò un attacco nel punto di concentrazione dei soldati[62]. L'8 settembre, dopo essere sbarcati nei pressi di Taivu con le barche, i soldati di Edson catturarono il villaggio di Tasimboko assieme ai giapponesi che si erano ritirati verso la giungla[63]. Lì venne scoperto il principale deposito di carburante di Kawaguchi, oltre a grandi quantitativi di cibo, munizioni, forniture mediche ed una potente radio ad onde corte. Dopo aver distrutto ogni cosa, tranne alcuni equipaggiamenti e dei documenti, i marines tornarono al perimetro. L'analisi dei documenti catturati rese edotti gli Alleati che almeno 3 000 soldati nemici erano presenti nell'isola e stavano apparentemente pianificando un attacco alle difese statunitensi[64].

Edson, assieme al colonnello Gerald Thomas, l'ufficiale alle operazioni di Vandegrift, riuscì a prevedere che l'attacco giapponese sarebbe avvenuto in uno stretto ed erboso crinale, lungo 1 km scarso, che correva parallelo al fiume Lunga ed era situato appena a sud della base Henderson. Questo crinale, chiamato Lunga Ridge, era un accesso naturale alla base aerea, controllava le aree circostanti ed era praticamente senza difese. L'11 settembre, 840 soldati del battaglione di Edson vennero dispiegati nel crinale ed intorno ad esso, preparati a difenderlo[65].

Mappa del perimetro difensivo di Guadalcanal che mostra i percorsi di avvicinamento delle forze giapponesi e le posizioni degli attacchi giapponesi durante la battaglia. Gli assalti di Oka avvennero ad ovest (a sinistra nella mappa), il Battaglione Kuma attaccò da est (a destra) e il corpo centrale delle truppe assaltò il crinale nella parte centrale inferiore della mappa.

La notte del 12 settembre, il 1º Battaglione di Kawaguchi attaccò gli Alleati tra il fiume Lunga e il crinale, costringendo una compagnia di marines a ripiegare prima che i giapponesi cessassero le ostilità. La notte successiva, Kawaguchi affrontò 830 soldati Alleati con 3 000 uomini delle truppe della brigata, oltre al supporto dell'artiglieria leggera. I giapponesi attaccarono appena giunta la notte e assaltarono il fianco destro, ad ovest del crinale. Dopo aver sfondato le linee alleate, l'assalto venne fermato da unità che erano a difesa della parte settentrionale[66].

Due compagnie del 2º Battaglione di Kawaguchi effettuarono un assalto sul lato meridionale del crinale e spinsero le truppe di Edson indietro verso la collina 124 nella parte centrale. Durante la notte, i marines in quella posizione, supportati dall'artiglieria, sconfissero ondata dopo ondata gli attacchi frontali giapponesi, alcuni dei quali si risolsero in scontri corpo a corpo. Le unità giapponesi che si infiltrarono nella base aerea vennero respinte. Gli attacchi del battaglione Kuma e dell'unità Oka nelle altre posizioni vennero anch'essi respinti. Il 14 settembre, Kawaguchi guidò i sopravvissuti della brigata in una marcia di cinque giorni ad ovest della valle Matanikau per unirsi all'unità di Oka[67]. In totale le forze giapponesi subirono 850 perdite, mentre i marines 104[68].

Il 5 settembre, Hyakutake apprese della sconfitta di Kawaguchi e inoltrò la notizia ai quartier generali imperiali in Giappone. In una sessione di emergenza, i comandi dell'esercito e della marina conclusero che «Guadalcanal potrebbe diventare la battaglia decisiva nella guerra». I risultati della battaglia stavano evidenziando un impatto strategico nelle operazioni giapponesi nelle altre aree del Pacifico. Hyakutake comprese che, se voleva inviare un numero di truppe sufficienti (e il relativo equipaggiamento) per sconfiggere gli Alleati a Guadalcanal, non avrebbe potuto contemporaneamente supportare la principale offensiva in corso a Kokonda Track in Nuova Guinea. Hyakutake, assieme ai quartier generali, ordinò quindi alle truppe in Nuova Guinea che erano a 50 km circa dal loro obiettivo a Port Moresby, di ritirarsi fino a quando non fosse stata risolta la "questione di Guadalcanal". Hyakutake si preparò ad inviare ulteriori truppe, in un nuovo tentativo di catturare la base aerea Henderson[69].

[modifica] Rinforzi

La portaerei USS Wasp in fiamme dopo essere stata colpita da vari siluri giapponesi il 15 settembre.

Mentre i giapponesi si raggruppavano ad ovest di Matanikau, le forze statunitensi puntellavano e rafforzavano il perimetro di difesa. Il 14 settembre Vandegrift spostò a Guadalcanal un altro battaglione, il 3º Battaglione Marines da Tulagi. Quattro giorni dopo, un convoglio alleato inviò a Guadalcanal 4 157 uomini della 3a Brigata (il 7º Reggimento e un battaglione del 11º Reggimento, oltre a unità aggiuntive di supporto), 137 veicoli, tende, carburante per gli aerei, munizioni, razioni ed equipaggiamento per gli ingegneri. Questi rinforzi cruciali permisero a Vendegrift, a partire dal 19 settembre, di stabilire una linea di difesa attorno al perimetro, che non venne mai più superata. Durante la missione di copertura del convoglio, la portaerei USS Wasp venne affondata dal sottomarino giapponese I-19 a sudest di Guadalcanal, lasciando solo la portaerei USS Hornet nell'area delle operazioni del Sud Pacifico[70]. Vandegrift effettuò alcune modifiche nella catena di comando delle unità di combattimento, trasferendo molti ufficiali che non raggiungevano i suoi standard e promuovendo giovani ufficiali che avevano dato prova delle loro capacità. Uno di essi era il recentemente promosso colonnello Merritt Edson, che venne posto al comando del 5º reggimento[71].

Nei cieli sopra Guadalcanal ci fu un momento di pausa tra il 14 e il 27 settembre, poiché il maltempo impedì i raid aerei giapponesi. Entrambe le parti approfittarono di questo periodo rafforzando le rispettive unità aeree. I giapponesi inviarono 85 aerei da combattimento e bombardieri a Rabaul, mentre gli Stati Uniti inviarono 23 velivoli da combattimento a Henderson. Il 20 settembre i giapponesi potevano così contare su un totale di 117 aerei a Rabaul e gli Alleati su 71 aerei a Henderson[72]. Il 27 settembre gli scontri aerei ripresero[73].

Vennero iniziati i preparativi per il successivo tentativo delle forze imperiali: il 3º Battaglione, 4º Reggimento Fanteria (Aoba) venne fatto sbarcare nella baia Kamimbo all'estremità occidentale dell'isola l'11 settembre, troppo tardi però per unirsi all'attacco di Kawaguchi. Ma ora, il battaglione si era unito alle forze di Oka nei pressi di Matanikay. I trasporti "Tokyo Express" compiuti dai cacciatorpediniere il 14, 20, 21 e 24 settembre portarono cibo e munizioni, assieme a 280 soldati del 1º Battaglione a Kamimbo. Nel frattempo, la 2ª e la 38ª Divisione vennero trasportate a partire dal 13 settembre dalle Indie Orientali Olandesi a Rabaul. I giapponesi pianificarono il trasporto di 17 500 soldati di queste due divisioni a Guadalcanal per costituire un grande attacco sul perimetro, che sarebbe avvenuto il 20 ottobre[74].

[modifica] Azioni lungo il Matanikau

Una pattuglia di marines statunitensi attraversa il fiume Matanikau nel settembre 1942.

Vandegrift e i suoi ufficiali erano a conoscenza del ritiro delle truppe di Kawaguchi ad ovest di Matanikau e che numerosi gruppi di ritardatari erano sparpagliati lungo tutta l'area tra il perimetro e il fiume Matanikau. Vandegrift quindi decise di condurre un'altra serie di piccole operazioni attorno alla valle di Matanikau, con lo scopo di rastrellare i gruppi sparsi di truppe nemiche ad est di Matanikau e mantenere il corpo principale delle truppe giapponesi sbilanciato. In questo modo era possibile impedire il consolidamento delle posizioni vicine alle difese alleate[75].

La prima operazione dei marines e il tentativo di attaccare le forze ad ovest di Matanikau venne condotta tra il 23 e il 27 settembre ma fu respinta dalle truppe di Kawaguchi. Durante l'azione, tre compagnie di marines vennero circondate dalle forze giapponesi nei pressi di Point Cruz ad ovest di Matanikau, subendo forti perdite e riuscendo a fuggire grazie all'assistenza di un cacciatorpediniere statunitense e di una nave da sbarco della guardia costiera statunitense[76].

Nella seconda azione, avvenuta tra il 6 e il 9 ottobre, una forza più consistente di soldati statunitensi attraversò il fiume Matanikau, attaccò le forze giapponesi appena sbarcate al comando dei generali Masao Maruyama e Yumio Nasu, infliggendo gravi perdite al 4º Reggimento Fanteria giapponese. Questa azione costrinse le forze giapponesi a ritirarsi ed ostacolò i preparativi per il grande attacco al perimetro difensivo[77].

Tra l'8 e l'11 ottobre il 1º Battaglione colpì due piccoli avamposti situati a 50 km ad est del perimetro nei pressi della baia Aola: i marines uccisero 35 giapponesi, perdendo 17 soldati e tre marinai[78].

[modifica] Battaglia di Capo Speranza

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia di Capo Speranza.

Tra l'ultima settimana di settembre e la prima di ottobre, i trasporti "Tokyo Express" inviarono truppe della 2a Divisione Fanteria a Guadalcanal. La marina imperiale giapponese prese l'impegno di supportare l'offensiva pianificata dall'esercito non solo trasportando le truppe necessarie, l'equipaggiamento e i rifornimenti, ma anche inviando navi da guerra per bombardare la base aerea[79].

L'incrociatore statunitense USS Helena, parte della Task Force 64 al comando di Norman Scott.

Nel frattempo, Millard F. Harmon, comandante delle forze di terra nel Pacifico del Sud, convinse Ghormley che, se gli Alleati volevano difendere con successo l'isola dalla successiva offensiva nemica, i marines a Guadalcanal dovevano ricevere rinforzi immediati. Fu così che l'8 ottobre i 2 837 uomini del 164º Reggimento Fanteria si imbarcarono in Nuova Caledonia per Guadalcanal, con una data di arrivo prevista del 13 ottobre. Per proteggere i trasporti che stavano portando il 164º, Ghormley ordinò alla Task Force 64, costituita da quattro incrociatori e cinque cacciatorpediniere al comando del contrammiraglio Norman Scott, di intercettare e ingaggiare qualunque nave giapponese che fosse in avvicinamento all'isola e minacciasse l'arrivo del convoglio[80].

L'8ª Flotta di Mikawa programmò un trasporto vasto ed importante per la notte dell'11 ottobre. Due navi appoggio idrovolanti e sei cacciatorpediniere vennero assegnate al trasporto di 728 soldati, artiglieria e munizioni. Nello stesso istante, ma in una operazione distinta, tre incrociatori pesanti e due cacciatorpediniere al comando del Contrammiraglio Aritomo Gotō furono assegnate ad una missione di bombardamento della base Henderson con speciali munizioni esplosive, per distruggere gli aerei presenti e le strutture. Poiché le navi della marina statunitense avrebbero tentato di bloccare missioni di tipo "Tokyo Express", i giapponesi per quella notte non si attendevano alcuna opposizione dalle forze navali di superficie[81].

Poco prima della mezzanotte, le navi di Scott rilevarono la flotta di Gotō sul radar nei pressi dell'ingresso dello stretto tra l'Isola di Savo e Guadalcanal. La flotta di Scott era in posizione per effettuare un taglio del T della flotta giapponese, che non sospettava di nulla. Quando aprì il fuoco, le navi da guerra alleate affondarono un incrociatore e un cacciatorpediniere, danneggiarono gravemente un altro incrociatore, ferirono mortalmente Gotō e costrinsero il resto della flotta ad abbandonare la missione di bombardamento e ritirarsi. Durante lo scontro, la flotta di Scott subì l'affondamento di un cacciatorpediniere e il danneggiamento pesante di un incrociatore e un altro cacciatorpediniere. Mentre la battaglia infuriava, il convoglio giapponese con i rifornimenti riuscì a sbarcare il carico e iniziò il suo viaggio di ritorno senza essere scoperto dalla flotta statunitense. Nella successiva mattina del 12 ottobre, quattro cacciatorpediniere appartenenti al convoglio tornarono indietro per assistere la ritirata delle navi di Gotō danneggiate. Durante il giorno gli attacchi degli aerei di Henderson affondarono due cacciatorpediniere. Il convoglio delle truppe statunitensi raggiunsero Guadalcanal come previsto il 13 ottobre e sbarcarono il carico assieme ai passeggeri senza problemi[82].

[modifica] Bombardamento della base di Henderson

Nonostante la vittoria statunitense nei pressi di Capo Speranza, i giapponesi continuarono i piani e i preparativi per il grande attacco precedentemente pianificato. Il 13 ottobre un convoglio di sei navi cargo con otto cacciatorpediniere partì dalle isole Shortland diretto verso Guadalcanal. A bordo erano presenti un totale di 4 500 soldati del 16º e del 230º Reggimento Fanteria, due batterie di artiglieria pesante e un gruppo di carri armati[83].

La nave da battaglia Haruna.

Per proteggere il convoglio dagli aerei di Henderson, Yamamoto inviò due navi da battaglia da Truk per bombardare la base. Alle 01:33 del 14 ottobre, le navi da battaglia Kongō e Haruna, scortate da un incrociatore leggero e nove cacciatorpediniere, raggiunsero Guadalcanal e aprirono il fuoco sulla base Henderson da una distanza di 16000 m. In un'ora e 23 minuti le due navi spararono 973 proiettili da 14 pollici sul perimetro, la maggior parte dei quali caddero in un'area di 2200 m di lato attorno alla base. Molti proiettili erano a frammentazione, specificatamente progettati per la distruzione di bersagli terrestri. Il bombardamento danneggiò gravemente entrambe le piste, incendiò la maggior parte del carburante disponibile, distrusse 48 dei 90 aerei e uccise 41 persone, tra cui 6 piloti. Dopo il bombardamento, la flotta tornò immediatamente a Truk[84].

Nonostante i gravi danni, il personale della base fu in grado di ripristinare una delle piste in poche ore. Diciassette SBD e 20 Wildcat vennero velocemente inviati da Espiritu Santo alla base e gli aerei da trasporto dell'esercito e della marina statunitense iniziarono a trasferire carburante. Consci dell'avvicinamento di un grande convoglio di rifornimenti giapponese, gli Stati Uniti cercarono disperatamente un modo per impedire il suo transito, prima che giungesse a destinazione. Utilizzando il carburante prelevato dagli aerei distrutti, gli aerei ancora funzionanti della base decollarono e attaccarono due volte il convoglio il 14 ottobre, ma non provocarono danni[85]

Una nave da trasporto giapponese distrutta dagli aerei Alleati a Tassafaronga (un promontorio dell'isola di Guadalcanal) il 15 ottobre.

Il convoglio giapponese raggiunse Tassafaronga a mezzanotte del 14 ottobre e iniziò le operazioni di scarico. Durante il giorno successivo, un gruppo di aerei della base Henderson bombardò il convoglio, distruggendo tre navi da trasporto. Il resto della flotta salpò quella notte, avendo terminato lo sbarco di tutte le truppe e di due terzi del carico di rifornimenti ed equipaggiamento. Diversi incrociatori pesanti nipponici bombardarono nuovamente la base durante la notte tra il 14 e il 15 ottobre, distruggendo qualche altro aereo, ma senza causare danni significativi[86].

[modifica] Battaglia di Henderson Field

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia di Henderson Field.

Tra il 1 e il 17 ottobre, il Giappone inviò 15 000 uomini di truppa a Guadalcanal e Hyakutake ebbe a sua disposizione un totale di 20 000 uomini per compiere l'offensiva. A causa della perdita delle posizione a est di Matanikau, i giapponesi decisero che l'attacco principale sarebbe avvenuto da sud. La 2ª Divisione (rinforzata dalle truppe della 38a Divisione), al comando del tenente generale Masao Maruyama, era costituita da 7 000 soldati suddivisi in tre reggimenti di fanteria da tre battaglioni ciascuno. Questa forza marciò attraverso la giungla e attaccò le difese alleate da sud nei pressi della riva orientale del fiume Lunga[87]. L'attacco principale venne stabilito per il 22 ottobre e successivamente rinviato al 23. Per distrarre gli statunitensi dall'attacco da sud, l'artiglieria pesante di Hyakutake e cinque battaglioni di fanteria (circa 2 900 unità) al comando del maggior generale Tadashi Sumiyoshi avevano il compito di attaccare da ovest lungo la costa. I giapponesi stimarono in 10 000 il numero delle truppe a difesa dell'isola, mentre il vero numero si aggirava intorno ai 23 000 effettivi di truppa[88].

Mappa della battaglia (23 — 26 ottobre). Le forze di Sumiyoshi attaccarono ad ovest di Matanikau (a sinistra nella mappa), mentre la 2ª Divisione di Maruyama attaccò il perimetro da sud (a destra nella mappa).

Il 12 ottobre una compagnia di ingegneri iniziò a tracciare un percorso, chiamato "la strada Maruyama", da Matanikau verso la porzione meridionale del perimetro difensivo. Il tracciato, lungo 25 km attraversava molti terreni difficili, tra cui numerosi fiumi e ruscelli, gole profonde e fangose, ripidi crinali e una densa giungla. Tra il 16 e il 18 ottobre, la 2a Divisione iniziò la marcia lungo la strada Maruyama[89].

Il 23 ottobre, le forze di Maruyama erano ancora intente ad attraversare la giungla per raggiungere le linee statunitensi. Quella sera, dopo aver appreso che le proprie forze dovevano ancora raggiungere le postazioni di attacco, Hyakutake rimandò l'azione alle ore 19:00 del 24 ottobre. Gli Alleati erano completamente all'oscuro dell'avvicinamento dei giapponesi[90].

Sumiyoshi venne informato dallo staff di Hyakutake del rinvio dell'offensiva al 24 ottobre, ma non fu in grado di contattare le sue truppe per informarle del ritardo. Per questo inconveniente, il 23 ottobre due battaglioni del 4º Reggimento Fanteria e nove carri della 1ª Compagnia lanciarono l'attacco alle forze statunitensi nell'imboccatura di Matanikau. L'artiglieria, i cannoni e le armi leggere degli Alleati respinsero gli attacchi, distruggendo tutti i carri, uccidendo molti soldati giapponesi e limitando le perdite[91].

Infine, la sera del 24 ottobre, le forze di Maruyama raggiunsero il perimetro. Per due notti consecutive condussero senza successo numerosi attacchi frontali contro le postazioni difese dalle truppe del 1º Battaglione, al comando del Tenente Colonnello Chesty Puller e del 3º Battaglione, 164º Reggimento Fanteria, al comando del tenente colonnello Robert Hall. Le armi dei marines e dell'esercito, costituite da mitragliatrici, mortai, artiglieria e cannoni anticarro M3 da 37 mm fecero «una terribile carneficina» dei giapponesi[92]. Un piccolo gruppo di giapponesi sfondò le linee difensive, ma i soldati vennero scovati e annientati nei giorni successivi. Più di 1 500 soldati di Maruyama vennero uccisi negli attacchi, mentre i marines persero 60 uomini. In quei due giorni gli aerei della base Henderson difesero la base da attacchi aerei e navali, distruggendo 14 aerei e affondando un incrociatore leggero[93].

I cadaveri dei soldati giapponesi della 2ª Divisione ricoprono il campo di battaglia dopo il fallimento degli assalti del 25 e 26 ottobre.

Altri attacchi giapponesi nei pressi di Matanikau avvennero il 26 ottobre, ma furono tutti respinti con forti perdite per l'esercito nipponico. Di conseguenza, alle 08:00 del 26 ottobre, Hyakutake sospese ogni ulteriore attacco e ordinò alle forze di ritirarsi. Circa metà dei sopravvissuti delle forze di Maruyama si ritirarono verso la valle di Matanikau, mentre il 230º Reggimento Fanteria, al comando del Colonnello Toshinari Shōji venne inviato verso Koli Point, ad est del perimetro difensivo. Il 4 novembre gli elementi più avanzati della 2ª Divisione raggiunsero l'area dei quartier generali della 17ª Armata a Kokumbona, ad ovest di Matanikau. Nello stesso giorno l'unità di Shoji raggiunse Koli Point e stabilì un campo. Decimata dalle perdite di combattimento, con i suoi uomini stremati da ferite, malnutrizione e malattie tropicali, la 2a Divisione non fu in grado di sostenere ulteriori azioni offensive, e combatté come forza di difesa lungo la costa per il resto della campagna. In totale i giapponesi persero da 2 200 a 3 000 uomini nella battaglia, mentre gli statunitensi persero 80 uomini[94].

[modifica] Battaglia delle Isole di Santa Cruz

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia delle Isole di Santa Cruz.

Mentre le truppe di Hyakutake stavano attaccando il perimetro difensivo, le portaerei nipponiche, assieme ad altre grandi navi da guerra, sotto la direzione generale di Isoroku Yamamoto, si spostarono nei pressi delle Isole Salomone meridionali. Da questa posizione, la flotta sperava di ingaggiare e sconfiggere definitivamente tutte le forze navali statunitensi, in particolar modo le portaerei che contrastavano l'offensiva terrestre di Hyakutake. Le portaerei alleate, passate al comando di William F. Halsey che sostituì Ghormley il 18 ottobre, speravano a loro volta di incontrare le forze navali giapponesi. Nimitz sostituì Ghormley con Halsey dopo aver concluso che quest'ultimo stava diventando troppo pessimistico e miope per continuare efficacemente a guidare le forze alleate nell'area del Pacifico meridionale[95].

Le due flotte si confrontarono la mattina del 26 ottobre in quella che divenne nota come la battaglia delle isole di Santa Cruz. Dopo uno scontro di aerei da combattimento, le navi di superficie alleate furono costrette a ritirarsi dall'area di battaglia quando venne perduta la portaerei USS Hornet e venne gravemente danneggiata la USS Enterprise. Le portaerei giapponesi tuttavia si ritirarono a loro volta poiché avevano subito pesanti perdite nelle forze aeree e danni significativi. Anche se il Giappone ottenne una apparente vittoria tattica (in termini di navi affondate e danneggiate), la perdita di molti equipaggi di aerei, veterani e per lo più insostituibili, costituì nel lungo termine un vantaggio tattico alleato, le cui perdite nelle forze aeree erano state relativamente basse. Le portaerei giapponesi non riuscirono più a giocare un ruolo significativo nella campagna[96].

[modifica] Sbarchi di novembre

Per sfruttare la vittoria nella Battaglia di Henderson, Vandegrift inviò sei battaglioni di marines, successivamente rinforzati da un battaglione dell'esercito, in una azione offensiva ad ovest di Matanikau. L'operazione fu comandata da Merritt Edson con l'obiettivo di catturare Kokumbona, i quartier generali della 17a Armata, ad ovest di Point Cruz. La difesa di questa zona era affidata alle truppe dell'esercito appartenenti al 4º Reggimento Fanteria, al comando di Nomasu Nakaguma. Le forze giapponesi erano fortemente indebolite a causa delle perdite negli scontri precedenti, delle malattie tropicali e della mancanza di cibo[97].

I marines statunitensi trascinano fuori dai loro bunker i cadaveri dei soldati giapponesi nei pressi di Point Cruz dopo la battaglia avvenuta ad inizio novembre.

L'offensiva statunitense iniziò il 1 novembre e, dopo alcune difficoltà, il 3 novembre riuscì a distruggere le forze a difesa della zona di punta Cruz, tra cui le truppe inviate per rinforzare il debole reggimento di Nakaguma. Gli americani erano ad un passo dallo sfondamento delle difese nipponiche e la cattura di Kokumbona. Tuttavia, altre forze statunitensi scoprirono ed ingaggiarono nuove truppe giapponesi che erano sbarcate nella parte orientale del perimetro, nei pressi di Koli Point. Per contrastare questa nuova minaccia, il 4 novembre Vandegrift interruppe temporaneamente l'offensiva a Matanikau. Gli Stati Uniti persero 71 soldati, mentre il Giappone oltre 400 uomini nell'azione[98].

A Koli Point cinque cacciatorpediniere giapponesi inviarono 300 uomini per supportare le forze di Shōji, che erano in rotta dopo la battaglia di Henderson. Vandegrift inviò un battaglione di marines al comando di Herman H. Hanneken per intercettarli. Poco dopo lo sbarco, i soldati giapponesi incontrarono e respinsero il battaglione di Henneken verso il perimetro. In risposta Vandegrift ordinò al battaglione di Puller e a due dei battaglioni del 164º di unirsi a quello di Henneken, spostarsi verso punta Koli e contrattaccare[99].

Mentre gli statunitensi iniziavano a muoversi, Shōji e i suoi soldati giungevano a Koli Point. A partire dall'8 novembre, le truppe statunitensi cercarono di circondare le forze nipponiche a Gavaga Creek. Nel frattempo Hyakutake ordinò a Shōji di abbandonare le posizioni e unirsi alle forze presenti a Kokumbona nell'area di Matanikau. Tra il 9 e l'11 novembre Shōji e circa 2 000 — 3 000 uomini fuggirono nella giungla a sud. Il 12 novembre gli americani sovrastarono e uccisero tutti i giapponesi rimasti nella sacca. Al termine dello scontro vennero contati i corpi di circa 450-475 soldati giapponesi a Koli Point; vennero catturate la maggior parte delle armi pesanti e i rifornimenti. Tra le forze statunitensi si contarono 40 uccisi e 120 feriti nell'operazione[100].

I raider di Carlson sbarcano nella baia di Aola il 4 novembre.

Il 4 novembre due compagnie di marines, comandate dal tenente colonnello Evans Carlson sbarcarono nella baia di Aola a 65 km ad est di Lunga Point. Assieme a truppe del 147º Reggimento dell'esercito avevano il compito di proteggere 500 esperti di costruzione che tentavano di costruire una base aerea in quella posizione. Halsey, su raccomandazione di Turner, approvò la costruzione di una base aerea nella baia, che venne tuttavia abbandonata alla fine di novembre a causa di problemi logistici[101].

Il 5 novembre, Vandegrift ordinò a Carlson di marciare con le sue truppe via terra e attaccare le forze di Shōji che erano in fuga. Con il resto delle compagnie del suo battaglione, che giunsero qualche giorno dopo, Carlson costituì delle pattuglie da Aola al perimetro. Durante il pattugliamento si verificarono numerosi scontri con le forze giapponesi in ritirata e gli statunitensi uccisero almeno 500 soldati, perdendo 16 uomini. Quando le forze di Shōji raggiunsero il fiume Lunga a metà novembre, circa a metà strada da Matanikau, restavano solo 1 300 soldati. E quando raggiunsero le posizioni della 17ª Armata, rimanevano in vita solo da 700 a 800 soldati. Essi si riunirono ad altre unità nipponiche in difesa del monte Austen e l'area superiore del fiume Matanikau[102].

Le spedizioni del Tokyo Express del 5, 7 e 9 novembre inviarono truppe di rinforzo provenienti dalla 38a Divisione, per la maggior parte effettivi del 228º Reggimento. Esse vennero impiegate velocemente a punta Cruz e Matanikau e aiutarono a resistere agli attacchi delle truppe statunitense avvenuti il 10 e il 18 novembre. I due schieramenti continuarono a fronteggiarsi lungo una linea situata poco ad ovest di punta Cruz per le sei settimane successive[103].

[modifica] Battaglia navale di Guadalcanal

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia navale di Guadalcanal.

Dopo la sconfitta nella battaglia di Henderson Field, l'esercito nipponico pianificò un nuovo tentativo di conquista della base aerea a novembre 1942, ma erano necessari ulteriori rinforzi per procedere nell'operazione. L'esercito imperiale richiese assistenza a Yamamoto per l'offensiva e questi mise a disposizione 11 grandi navi da trasporto per portare 7 000 effettivi delle truppe della 38a Divisione Fanteria assieme a munizioni, viveri e equipaggiamento pesante da Rabaul a Guadalcanal. Inoltre fornì una flotta di navi da guerra di supporto, che includeva le navi da battaglia Hiei e Kirishima, equipaggiate con speciali munizioni a frammentazione, con il compito di bombardare la base aerea alleata durante la notte del 12-13 novembre per distruggerla assieme agli aerei presenti. In questo modo i lenti trasporti avrebbero potuto raggiungere in sicurezza Guadalcanal e sbarcare il giorno successivo[104]. Le navi da guerra erano comandate dal Vice Ammiraglio Hiroaki Abe, a bordo della Hiei[105].

Contrammiraglio della statunitense U.S. Navy Daniel J. Callaghan.

All'inizio di novembre, i servizi segreti Alleati vennero a conoscenza che i giapponesi stavano preparando nuovamente un'offensiva per riprendere la base Henderson[106]. Gli Stati Uniti inviarono la Task Force 67, un grande convoglio che trasportava truppe di rinforzo dei Marines, due battaglioni dell'esercito, munizioni e viveri, al comando di Turner. La protezione del convoglio era stata affidata a due flotte, comandate dai Contrammiragli Daniel J. Callaghan e Norman Scott e dagli aerei della base Henderson[107]. Le navi vennero attaccate numerose volte l'11 e il 12 novembre dagli aerei giapponesi provenienti dalla base di Rabaul, ma la maggior parte di esse riuscì a sbarcare gli uomini e il carico senza patire troppi danni[108].

Aerei da ricognizione statunitensi avvistarono le navi giapponesi in avvicinamento ed avvertirono il comando alleato[109]. Allertato, Turner distaccò tutte le navi da combattimento utilizzabili per proteggere le truppe presenti a terra e ordinò alle navi di scorta a Guadalcanal di salpare al calare della sera del 12 novembre[110]. La flotta di Callaghan consisteva di due incrociatori pesanti, tre incrociatori leggeri e 8 cacciatorpediniere[111].

Attorno alle 01:30 del 13 novembre, la flotta di Callaghan intercettò il gruppo di bombardamento di Abe tra Guadalcanal e l'Isola di Savo. Oltre alle due navi da battaglia, la flotta nipponica comprendeva un incrociatore leggero e 11 cacciatorpediniere. Nell'oscurità quasi completa (a causa della luna nuova) le due flotte si incrociarono prima di aprire il fuoco a distanza molto ravvicinata. Nella mischia, le navi di Abe affondarono o danneggiarono gravemente tutte le navi della flotta di Callaghan, che perse la vita nello scontro, eccetto un incrociatore e un cacciatorpediniere. Due cacciatorpediniere giapponesi affondarono, mentre una terza e la Hiei vennero gravemente danneggiate. Nonostante la sconfitta della flotta di Callaghan, Abe ordinò il ritiro delle sue navi da guerra senza bombardare la base Henderson. L'ammiraglia Hiei affondò il giorno successivo, dopo essere stata ripetutamente attaccata dagli aerei Alleati provenienti da Henderson e dalla portaerei USS Enterprise. A causa del fallimento di Abe, Yamamoto ordinò ai convoglio dei trasporti, al comando di Raizo Tanaka e situato nei pressi delle Isole Shortland, di attendere un giorno prima di dirigersi verso Guadalcanal. Yamamoto ordinò a Nobutake Kondō di assemblare una nuova flotta utilizzando le navi da guerra provenienti da Truk e le navi sopravvissute della flotta di Abe e attaccare la base aerea alleata il 15 novembre[112].

Nel frattempo, attorno alle 02:00 del 14 novembre, un incrociatore e un cacciatorpediniere provenienti da Rabaul, al comando di Gunichi Mikawa, condussero un bombardamento della base Henderson. La base, nonostante i danni inflitti, continuò tuttavia ad essere operativa, con la maggior parte degli aerei intatti. Mentre le navi di Mikawa si stavano ritirando verso Rabaul, il convoglio di Tanaka, confidando che la base fosse stata distrutta o quanto meno disabilitata, iniziarono a dirigersi verso Guadalcanal attraverso lo "Slot". Gli aerei della base e dell'Enterprise attaccarono le navi di Mikawa e i trasporti di Tanaka, affondando un incrociatore pesante e sette navi da trasporto. La maggior parte delle truppe venne recuperata dai cacciatorpediniere di scorta e fu riportata nell'isola Shortland. Dopo la notte, Tanaka e le quattro navi da trasporto rimanenti continuarono verso Guadalcanal, mentre la flotta di Kondo si avvicinava all'isola per bombardare nuovamente la base aerea[113].

La nave da battaglia statunitense Washington apre il fuoco contro la corazzata giapponese Kirishima.

Per intercettare la flotta di Kondo, Halsey distaccò le navi da battaglia Washington e South Dakota, assieme a quattro cacciatorpediniere dalla task force dell'Enterprise. La flotta, al comando di Willis A. Lee che era a bordo della Washington, raggiunse Guadalcanal e l'Isola di Savo poco prima della mezzanotte del 14 novembre, anticipando la flotta nipponica costituita dalla Kirishima, da due incrociatori pesanti, due incrociatori leggeri e nove cacciatorpediniere. Dopo il primo contatto tra i due schieramenti, le forze di Kondo affondarono velocemente tre dei quattro cacciatorpediniere statunitensi e danneggiarono gravemente sia la quarta sia la South Dakota. Mentre le navi giapponesi prendevano di mira la nave da battaglia statunitense, la Washington riuscì ad avvicinarsi senza essere notata e aprì il fuoco ripetutamente sulla Kirishima creando dei danni critici. Dopo un inseguimento della Washington, senza successo, Kondo ordinò alla sua flotta di ritirarsi senza bombardare la base aerea. Un cacciatorpediniere giapponese venne affondato durante lo scontro[114].

Durante la ritirata, le quattro navi da trasporto giunsero nei pressi di Tassafaronga a Guadalcanal alle 04:00 e i soldati iniziarono velocemente a sbarcare i rifornimenti. Alle 05:55 gli aerei alleati e l'artiglieria iniziarono ad attaccare i trasporti arenati sulla spiaggia, distruggendoli assieme alla maggior parte dell'equipaggiamento che trasportavano e che non era stato ancora sbarcato. Solo circa 2 000 — 3 000 uomini riuscirono a sbarcare sull'isola, ma erano a corto di rifornimenti. A causa di questo nuovo fallimento, il Giappone fu costretto a cancellare l'offensiva pianificata per novembre[115].

Il 26 il tenente generale Hitoshi Imamura prese il comando dell'8ª Armata, che era stata appena costituita a Rabaul. Il nuovo comando comprendeva sia la 17ª Armata di Hyakutake che la 18ª Armata di stanza in Nuova Guinea. Una delle priorità di Imamura fu il proseguimento dei tentativi di contrastare la base aerea Henderson. L'offensiva alleata a Buna, in Nuova Guinea, tuttavia costrinse Imamura a modificare priorità: la nuova minaccia a Buna poneva infatti in pericolo Rabaul, e Imamura rimandò l'invio di ulteriori rinforzi a Guadalcanal per concentrarsi sulla situazione nella Nuova Guinea[116].

[modifica] Battaglia di Tassafaronga

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia di Tassafaronga.

I giapponesi continuarono ad avere difficoltà nell'invio di materiale per sostenere le truppe a Guadalcanal. Anche l'impiego dei sottomarini nelle ultime due settimane di novembre non riuscì a fornire i rifornimenti necessari alle forze di Hyakutake. Il tentativo di stabilire delle basi delle isole centrali dell'arcipelago per rendere più facile l'invio dei convogli fu anch'esso fallimentare a causa degli attacchi aerei alleati. Il 26 novembre, la 17ª Armata notificò a Imamura che esisteva il pericolo di affrontare una crisi nei rifornimenti alimentari. Alcune unità sul fronte non ricevettero i rifornimenti per sei giorni e anche le truppe di retroguardia avevano a disposizione un terzo delle razioni normali. La situazione costrinse i giapponesi ad impiegare nuovamente i cacciatorpediniere per inviare i rifornimenti[117].

Raizo Tanaka.

Il personale dell'8ª Flotta ideò un modo per ridurre l'esposizione dei cacciatorpediniere che rifornivano Guadalcanal: dei grandi barili, utilizzati per liquidi o gas, vennero ripuliti e riempiti di forniture mediche e cibo; i barili contenevano aria a sufficienza per galleggiare ed erano uniti in gruppi con delle corde; quando i cacciatorpediniere giungevano a Guadalcanal avrebbero compiuto una rapida virata e sarebbero stati lanciati in mare i barili e una barca o un nuotatore sarebbe quindi stato in grado di afferrare i barili galleggianti e trainarli a riva[118].

Le unità di rinforzo dell'8ª Flotta (il Tokyo Express), al comando di Raizo Tanaka, vennero assegnate da Mikawa al primo viaggio con il nuovo sistema dei barili, durante la notte del 30 novembre. La flotta di Tanaka era forte di otto cacciatorpediniere, di cui sei trasportavano tra 200 e 240 barili ciascuna[119]. Allertato dall'intelligence di questo tentativo di rifornimento, Halsey ordinò alla nuova Task Force 67, costituita da quattro incrociatori e quattro cacciatorpediniere al comando del Contrammiraglio Carleton H. Wright di intercettare la flotta di Tanaka. Due cacciatorpediniere aggiuntivi si unirono alla flotta statunitense il 30 novembre[120].

Alle 22:40 del giorno 30, la flotta di Tanaka giunse nei pressi di Guadalcanal e si preparò a scaricare i barili contenenti i rifornimenti. Nel frattempo, le navi da guerra di Wright si avvicinarono attraverso Ironbottom Sound dalla direzione opposta. I cacciatorpediniere alleati rilevarono le navi nemiche sul radar e un comandante chiese il permesso a lanciare i siluri. Wright attese quattro minuti prima di ordinare di aprire il fuoco, per avere la flotta nemica in posizione ottimale. Tutti i siluri statunitensi mancarono i bersagli. Contemporaneamente, gli incrociatori alleati aprirono il fuoco, colpendo e distruggendo velocemente un cacciatorpediniere nipponico. Il resto della navi da guerra di Tanaka abbandonarono la missione di rifornimento, accelerarono e virarono lanciando in totale 44 siluri in direzione della flotta di Wright[121].

I siluri colpirono e affondarono l'incrociatore USS Northampton e danneggiarono gravemente gli incrociatori USS Minneapolis, USS New Orleans e USS Pensacola. Il resto della flotta di Tanaka riuscì ad allontanarsi senza danni, ma i rifornimenti a Guadalcanal non erano stati consegnati[122].

Il 7 dicembre le forze di Hyakutake perdevano circa 50 uomini al giorno a causa della malnutrizione, delle malattie e degli attacchi alleati dalla terra e dall'aria[123]. Ulteriori tentativi di Tanaka di inviare rifornimenti il 3, il 7 e l'11 dicembre fallirono e un cacciatorpediniere nipponico venne affondato da un siluro alleato[124].

[modifica] Ritiro del Giappone

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce operazione Ke.

Il 12 dicembre la marina nipponica propose l'abbandono di Guadalcanal. Contemporaneamente diversi ufficiali dell'esercito suggerirono ai quartier generali imperiali che era impossibile compiere ulteriori sforzi per riprendere il controllo dell'isola. Una delegazione guidata dal colonnello dell'esercito Joichiro Sanada, a capo delle operazioni del settore, visitò la base di Rabaul il 19 dicembre e si consultò con Imamura e il suo staff. Al ritorno della delegazione a Tokyo, Sanada raccomandò l'abbandono di Guadalcanal. I leader del quartier generale imperiale furono d'accordo con la raccomandazione di Sanada e il 26 dicembre ordinarono di iniziare il ritiro, di costituire una nuova linea di difesa nelle isole Salomone centrali e di spostare priorità e risorse in Nuova Guinea[125].

Il 28 dicembre, il generale Hajime Sugiyama e l'ammiraglio Osami Nagano informarono personalmente l'Imperatore Hirohito della decisione di ritirarsi da Guadalcanal. L'Imperatore acconsentì formalmente tre giorni dopo. Il Giappone iniziò segretamente un piano di evacuazione, chiamato Operazione Ke, per il gennaio 1943[126].

[modifica] Battaglie di Monte Austen, Galloping Horse e Sea Horse

Il maggior generale Alexander Patch (al centro) succedette a Vandegrift (a destra) il 9 dicembre 1942.

A dicembre la 1ª Divisione Marines venne fatta ritirare e nel corso del mese successivo le operazioni passarono al XIV Corpo. Esso era costituito dalla 2a Divisione Marines, la 25ª Divisione Fanteria dell'esercito e il maggior generale Alexander Patch sostituì Vandegrift al comando delle forze alleate a Guadalcanal, che a gennaio contavano oltre 50 000 uomini[127].

Il 18 dicembre le forze statunitensi iniziarono ad attaccare le posizioni giapponesi sul monte Austen. Una postazione nipponica pesantemente fortificata, chiamata "Gifu", ostacolò gli attacchi, costringendo gli Alleati ad arrestare temporaneamente l'offensiva il 4 gennaio[128].

Le ostilità ripresero il 10 gennaio, con un nuovo assalto alleato a Monte Austen, e a due crinali vicini chiamati "Seahorse" e "Galloping Horse". Dopo alcune difficoltà, gli Alleati riuscirono a catturare tutti gli obiettivi il 23 gennaio. Contemporaneamente i marines avanzavano lungo la costa settentrionale dell'isola. Gli statunitensi persero 250 soldati nell'operazione, mentre le perdite giapponesi furono di circa 3 000 soldati[129].

[modifica] Evacuazione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci battaglia dell'Isola di Rennell e operazione Ke.

Il 14 gennaio una spedizione giapponese inviò un battaglione come retroguardia, per proteggere l'evacuazione, denominata in codice operazione Ke. Un ufficiale da Rabaul accompagnò le truppe per notificare a Hyakutake l'ordine di ritirarsi. Contemporaneamente, le navi da guerra giapponesi assieme a vari aerei iniziarono a portarsi in posizione attorno alle aree di Rabaul e Bougainville per eseguire l'operazione di ritiro. L'intelligence alleata rilevò i movimenti della flotta, ma li interpretò erroneamente come i preparativi per un nuovo tentativo di riconquistare l'isola[130].

La USS Chicago mentre sta affondando il 30 gennaio durante la battaglia dell'isola di Rennell.

Patch, avvertito di quella che pensava essere un'imminente offensiva nemica, inviò una parte relativamente piccola delle sue truppe per continuare l'offensiva alle forze di Hyakutake. Il 29 gennaio Halsey, agendo in base alle stesse informazioni di intelligence, inviò un convoglio di rifornimento a Guadalcanal con la copertura di un gruppo di incrociatori. Durante la sera questa flotta di navi alleate venne avvistata da bombardieri giapponesi, che l'attaccarono danneggiando gravemente l'incrociatore USS Chicago. Il giorno successivo altri aerei attaccarono il Chicago affondandolo. Halsey ordinò al resto della task force di tornare alla base e il resto delle forze navali di spostarsi nel Mar dei Coralli, a sud di Guadalcanal per essere pronti a ricevere l'offensiva nemica[131].

Nel frattempo, la 17ª Armata nipponica si ritirò verso la costa occidentale dell'isola, mentre le unità in retroguardia controllavano l'offensiva statunitense. Durante la notte del 1 febbraio, 20 cacciatorpediniere dell'8ª Flotta di Mikawa al comando di Shintaro Hasimoto raccolsero con successo 4 935 soldati, principalmente appartenenti alla 38ª Divisione. Durante l'evacuazione entrambi gli schieramenti persero un cacciatorpediniere a testa a causa di attacchi aerei e navali[132].

Nelle notti del 4 e del 7 febbraio, Hashimoto e i suoi cacciatorpediniere completarono l'evacuazione del resto delle forze giapponesi da Guadalcanal. A parte alcuni attacchi aerei, le forze alleate, ancora in attesa della presunta offensiva nemica, non tentarono di bloccare le operazioni di salvataggio di Hashimoto. In totale, il Giappone riuscì a prelevare da Guadalcanal 10 652 soldati. Il 9 febbraio Patch capì che i giapponesi avevano lasciato l'isola e dichiarò Guadalcanal sicura per le forze alleate, ponendo fine alla campagna[133].

[modifica] Epilogo e conseguenze

La base di Henderson nell'agosto 1944.

Dopo il ritiro giapponese, le strutture di Guadalcanal e Tulagi vennero ampliate diventando grandi basi alleate a supporto dell'avanzata attraverso l'arcipelago delle Isole Salomone. Oltre alla base aerea Henderson, vennero costruite due piste a Lunga Point e una base aerea per bombardieri a Koli Point. Nelle isole vennero costruiti vasti porti e strutture logistiche navali. La zona attorno a Tulagi divenne una base avanzata molto importante per le navi da guerra statunitensi e per quelle da trasporto che supportavano la campagna della Isole Salomone. Le forze di terra vennero stabilite in grandi accampamenti e caserme a Guadalcanal prima di essere inviate verso le Salomone[134].

La battaglia delle Midway è da molti - seppur non unanimemente - considerata come il punto di svolta della guerra del Pacifico, essendo una vittoria navale strategica che arrestò l'espansione orientale del Giappone verso le Hawaii e la costa occidentale degli Stati Uniti. Tuttavia, l'impero del Giappone continuò ad espandersi nel Pacifico meridionale, fino a quando non venne sconfitto in due scontri decisivi dagli Alleati. Le forze di terra australiane sconfissero i marines giapponesi nella Nuova Guinea nella battaglia della baia di Milney nel settembre 1942, che fu la prima sconfitta terrestre del Giappone nel Pacifico. Al termine dello stesso anno fu chiaro che il Giappone avrebbe perso la Campagna di Guadalcanal, un fallimento più grave per i piani strategici dell'Impero e una sconfitta per mano degli americani senza precedenti[135].

Il cadavere di un soldato giapponese a Guadalcanal nel gennaio 1943.

La campagna di Guadalcanal fu molto costosa per il Giappone, sia strategicamente che per le perdite di materiali e uomini. Circa 25 000 soldati delle truppe di terra vennero uccisi. Il Giappone perse il controllo delle isole Salomone e la capacità di bloccare i trasporti alleati in Australia. La base di Rabaul venne minacciata direttamente dalle forze aeree alleate. Di maggiore importanza, le forze di aria, mare e terra giapponesi scomparvero definitivamente dalla regione di Guadalcanal. Gli aerei giapponesi distrutti e le navi affondate nella battaglia si rivelarono insostituibili, poiché erano dirette da equipaggi veterani e ben addestrati, in particolare gli aviatori a bordo delle navi. Si ipotizza che questa vittoria degli Alleati fu la prima della lunga serie di successi che condussero infine all'occupazione delle isole dell'arcipelago giapponese e alla resa del Giappone[136].

La battaglia di Guadalcanal fu una delle prime campagne del Pacifico, una battaglia di attrito che mise duramente alla prova le capacità logistiche di entrambe le parti. Per gli Stati Uniti essa richiese lo sviluppo di un sistema di trasporti aerei efficaci. Il Giappone fu costretto ad affidare i rifornimenti a cacciatorpediniere e sottomarini, con risultati modesti. All'inizio della campagna, gli statunitensi erano ostacolati dalla scarsità delle risorse a causa della politica bellica che poneva in primo piano la minaccia tedesca. La marina statunitense soffrì così tante perdite durante la campagna che si rifiutò di pubblicare il numero totale delle vittime per molti anni. Tuttavia, mentre la campagna continuava e l'opinione pubblica veniva maggiormente a conoscenza dell'eroismo delle forze armate a Guadalcanal, vennero inviate maggiori forze nella regione. Il problema del Giappone era costituito dal suo complesso militare-industriale, che non era in grado di reggere il confronto con la produzione industriale statunitense. Quindi, man mano che la campagna procedeva, il Giappone perdeva unità insostituibili, mentre gli Stati Uniti riuscivano a rimpiazzare le perdite e addirittura ad aumentare le unità[137].

I comandanti Alleati si radunano a Guadalcanal nell'agosto 1943 per pianificare la successiva operazione alleata contro il Giappone nelle Isole Salomone nell'operazione Cartwheel.

Dopo la campagna di Guadalcanal, i giapponesi si disposero chiaramente in difensiva nel Pacifico. La pressione costante su Guadalcanal indebolì gli sforzi dell'impero nipponico negli altri teatri, cosa che all'inizio del 1943 permise alla controffensiva australiana e statunitense in Nuova Guinea di catturare le basi di Buna e Gona. Gli Alleati riuscirono a guadagnare una iniziativa strategica che non venne più contrastata. A giugno, gli Alleati lanciarono l'Operazione Cartwheel che, dopo una modifica nell'agosto 1943, formalizzò la strategia dell'isolamento di Rabaul e il taglio delle linee marittime di comunicazioni. Grazie a questa operazione fu possibile condurre la campagna del Centro Pacifico al comando del Generale Douglas MacArthur e la campagna delle isole del Pacifico al comando dell'Ammiraglio Chester Nimitz. Il resto delle difese giapponesi nella regione meridionale dell'Oceano vennero quindi distrutte oppure oltrepassate dalle forze alleate mentre la guerra progrediva verso la sua conclusione[138].

Diversi leader politici e militari giapponesi, tra cui Naoki Hoshino, Osami Nagano e Torashirō Kawabe, affermarono dopo la fine della guerra che Guadalcanal fu il punto di svolta decisivo nel conflitto. Kawabe disse: «il punto di svolta (della guerra), quando le azioni positive cessarono o diventarono addirittura negative, fu, penso, Guadalcanal»[139].

 

Fonte:wikipedia