Battaglia di Kursk

 

La battaglia di Kursk, nome in codice Unternehmen Zitadelle ("Operazione Cittadella"), è stata la più grande battaglia di mezzi corazzati della storia. Gli scontri, che ebbero inizio il 4 luglio 1943, videro opporsi le forze tedesche della Wehrmacht e l’Armata Rossa sovietica. Dopo quasi un mese di violenti combattimenti, la battaglia si risolse con una importante vittoria delle forze sovietiche, che vanificò il successo tedesco precedentemente ottenuto nella Terza Battaglia di Kharkov e diede definitivamente l'iniziativa delle operazioni sul Fronte Orientale all'Armata Rossa.

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Premessa[modifica]

L’inverno tra il 1942 e il 1943 si era concluso con un grande successo sovietico nel settore orientale del Fronte Orientale: l’offensiva tedesca verso Stalingrado e il Caucaso era rovinosamente fallita, permettendo così all’Armata Rossa di riprendere in mano l’inziativa e infliggere un duro colpo alla Wehrmacht. A tale proposito basti considerare che nella sola Battaglia di Stalingrado, le forze dell’Asse persero più di un milione di uomini tra morti, prigionieri e dispersi[6].

Sotto l’abile regia del Feldmaresciallo Erich von Manstein, le forze tedesche riuscirono ad arginare la spinta sovietica con una serie di audaci controffensive nel settore centro-meridionale del fronte. Questi successi contribuirono a stabilizzare la situazione, determinando inoltre la formazione di un ampio saliente (largo circa 250 km e profondo circa 200 km) nella zona circostante la città di Kursk.

La situazione tedesca[modifica]

Le opinioni circa le prospettive strategiche e tattiche sul fronte orientale divisero i vertici militari tedeschi nella primavera del 1943. Da un lato c’era chi proponeva, come il neo nominato Ispettore generale delle truppe corazzate Heinz Guderian, di concentrarsi sulle posizioni difensive e di procedere nel programma di ammodernamento delle unità corazzate; dall’altro chi, come Manstein, insisteva affinché fosse rapidamente ripresa l’offensiva, così da sfruttare i vantaggi tattici determinatisi con la vittoria di Char'kov[7].

L’Alto Comando dell’Esercito tedesco (OKH) valutava con diffidenza l’ipotesi di riprendere una vasta iniziativa sul fronte orientale, soprattutto dopo le perdite patite nel 1942. Il nuovo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, colonnello generale Kurt Zeitzler, propose ad ogni modo di realizzare un’offensiva limitata nel settore del saliente di Kursk. Il piano prevedeva un attacco a tenaglia che avrebbe dovuto stringere le truppe sovietiche in una morsa: sul fianco sinistro del saliente le unità del Gruppo d'armate Centro avrebbero attaccato in direzione sud, mentre sul fianco destro gli uomini del Gruppo d'armate Sud avrebbero attaccato in direzione nord.

Lo scopo che l’OKH intendeva raggiungere con questo attacco era quello di riprendere l’iniziativa nel settore centrale del Fronte Orientale, conquistando una posizione tatticamente assai rilevante: Kursk, difatti, costituiva un importante nodo ferroviario sulla linea che collegava Mosca a Char'kov. Inoltre, i comandi tedeschi valutavano che nel saliente di Kursk fosse schierato circa un milione di uomini dell'Armata Rossa; il successo in una manovra di accerchiamento in questo settore avrebbe quindi potuto portare a imprigionare in una morsa un numero altissimo di soldati nemici, secondo uno schema che già aveva caratterizzato le prime fasi dell’offensiva tedesca in Unione Sovietica. L’eliminazione di questo saliente, infine, avrebbe permesso ai tedeschi di razionalizzare il fronte, accorciando notevolmente le loro linee di difesa: se l'attacco fosse andato a buon fine dalle 18 alle 20 divisioni avrebbero potuto essere trasferite da quel settore e destinate a rafforzare altri punti critici[8].

La situazione sovietica[modifica]

Anche i vertici militari sovietici iniziarono nella primavera del 1943 a programmare la loro strategia per l’estate seguente. In questo contesto, l’Alto Comando sovietico (STAVKA) non poteva non essere preoccupato circa le sorti delle proprie posizioni nel saliente di Kursk, che a tutti pareva essere ormai un obiettivo troppo esposto a una possibile offensiva nemica. I sovietici ricevettero inoltre importanti informazioni dall'agente, da loro cooptato, del servizio informazioni inglese John Cairncross, che trafugò i messaggi criptati tedeschi col codice Enigma, che i servizi informazioni inglesi e polacchi erano riusciti a violare[9], nonché dall'agente svizzero Rudolf Roessler (creatore della rete di spionaggio antinazista "Lucy").

Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile del 1943 il Maresciallo Georgiy Zhukov, in una serie di rapporti allo STAVKA e a Stalin, evidenziò un concentramento di forze nemiche nel settore di Kursk, che minacciava le posizioni dei Fronti Centro e Voronezh[10]. Lo stesso Stalin, d'altronde, era in quel momento convinto che la Wehrmacht fosse ancora sufficientemente forte per lanciare una decisa offensiva in qualsiasi settore del fronte[10], e grazie alle informazioni fornitegli dalle sue spie ne poté essere praticamente certo. Anastas Mikoyan scrive nelle sue memorie che fu informato dei principali dettagli dell'attacco tedesco da Stalin già il 27 marzo.

In seno allo STAVKA emersero due linee alternative per la difesa del saliente di Kursk: da un lato chi come Stalin avrebbe preferito lanciare per primo l’offensiva per cogliere in contropiede i tedeschi; dall’altro chi come Zhukov credeva invece più saggio attestarsi inizialmente su posizioni difensive fortificate così da logorare gli attaccanti. L'8 aprile 1943 il Maresciallo Zhukov spiegò il suo punto di vista a Stalin con queste parole: "considero inutile un'offensiva da parte nostra in un prossimo futuro che miri a prevenire una mossa nemica. Sarebbe meglio lasciar logorare il nemico contro le nostre difese, frantumare le sue forze corazzate e poi, facendo intervenire riserve fresche, passare a un'offensiva generale per polverizzare una volta per tutte i suoi principali contingenti.[11].

Il 12 aprile questa seconda linea di condotta prevalse all’interno dello STAVKA: furono accantonate le operazioni offensive e si avviò invece il rafforzamento delle posizioni difensive delle unità sovietiche nel saliente di Kursk[12]. Il Fronte di Centro e il Fronte di Voronezh iniziarono ad attestarsi su una linea difensiva, preparandosi a respingere con decisione qualsiasi attacco nemico.

I sovietici iniziarono così un imponente rafforzamento delle loro unità all’interno del saliente. Fu stabilito di far affluire in quel settore una gran quantità di materiale bellico, in particolare mine e armi anti-carro, che fu destinato ai due Fronti impegnati in prima linea. Venne altresì inviato nel settore di Kursk un gran numero di riserve fresche; tali imponenti riserve avrebbero costituito il Fronte della Steppa, un’unità di ben sette armate operante alle spalle del Fronte di Voronezh[13].

Particolare importanza fu attribuita alla concentrazione di artiglieria e di armi anti-carro in quel settore[14]. L’Armata Rossa era infatti convinta che da una combinazione di questi due elementi potesse scaturire la strategia difensiva più efficace, che permettesse alle forze sovietiche di logorare gli eventuali attacchi delle forze corazzate nemiche.

Le forze in campo[modifica]

La Wehrmacht[modifica]

Il piano d'attacco tedesco

Nei piani tedeschi l’offensiva avrebbe dovuto essere condotta da due gruppi d'armate, che avrebbero dovuto operare congiuntamente: sul fianco sinistro del saliente l’ala destra del Gruppo d'armate Centro di Kluge avrebbe attaccato verso sud; sul fianco destro invece l’ala sinistra del Gruppo d'armate Sud di Manstein si sarebbe mossa verso nord.

Tuttavia tale decisione rappresentò solo un compromesso fra diverse visioni del piano principale di battaglia che furono tutte discusse presso l'OKH nelle settimane posteriori alla riconquista di Kharkov: secondo la più estrema di tali opzioni tutte le forze disponibili avrebbero dovuto essere concentrate in un unico, potentissimo "maglio corazzato", che avrebbe dovuto attaccare frontalmente puntando su Kursk dall'asse Ovest-Est lungo il corso del fiume Sejm; un'altra visione strategica prevedeva sì un attacco duplice ma non puntato su Kursk, bensì mirato dalla base del saliente alle riserve ammassate nel retrofronte, in maniera da eludere le linee difensive scaglionate attorno alla "città dei fosfati". In ultimo, prevalse la soluzione di compromesso: attacco da due direzioni puntato però su Kursk.

Il piano tedesco prevedeva dunque una vasta manovra a tenaglia, secondo lo schema tipico della battaglia di Canne: l'elemento decisivo per il successo di quest'operazione sarebbe stato, a parere dei tedeschi, la forza d'urto delle unità corazzate e la loro capacità di spezzare le linee difensive nemiche.

Nel settore settentrionale del fronte avrebbe operato la 9. Armata del generale Walther Model, che nel marzo del 1943 aveva evacuato le proprie posizioni nel saliente di Ržev al fine di rinforzare l’ala destra del Gruppo d'armate Centro nei pressi di Orel. Quest’unità, finora estremamente efficace in fase difensiva, era forte di sette divisioni corazzate, due divisioni di Panzergrenadier e nove divisioni di fanteria.

Nel settore meridionale, invece, avrebbe operato la 4. Armata corazzata del generale Hermann Hoth, che aveva il compito di aggredire Kursk da sud, con dieci divisioni corazzate, una divisione Panzergrenadier e sette di fanteria. A supporto delle truppe di Hoth avrebbe operato una seconda unità, il Distaccamento d’armata Kempf (tedesco: Armeeabteilung Kempf), appositamente costituita per quest’operazione e forte di tre corpi d'armata, di cui uno corazzato.

La concentrazione di forze tedesche era realmente elevata: nel complesso la Wehrmacht aveva disposto sul campo di battaglia circa cinquanta divisioni, di cui venti corazzate o Panzergrenadier. Furono coinvolte nello scontro alcune delle unità migliori sia dell’Esercito tedesco (coma la divisione Großdeutschland) che delle Waffen SS (come le divisioni "Leibstandarte Adolf Hitler", "Das Reich" e "Totenkopf".

Al fine di garantire a queste unità il maggior potenziale di fuoco possibile, gli alti comandi tedeschi predisposero non solo un notevole supporto aereo, ma soprattutto la fornitura di armamenti di ultima generazione come i nuovi cacciacarri Ferdinand e i carri Panther e Tiger I.

Schieramento corazzato tedesco mobilitato per l'Operazione Cittadella[15].

Gruppo d'armate sud.
4²armata panzer Panzerkampfwagen III Panzerkampfwagen IV Panzerkampfwagen V Panther Panzerkampfwagen VI Tiger 1 Altri tipi di mezzi corazzati
3²Divisione Panzer 30 33     2 semoventi e 39 carri obsoleti
11²Divisione Panzer 50 48     3 carri lanciafiamme Panzer III ausf. N e 20 carri obsoleti
Divisione Grossdeutschland 20 100   14 35 semoventi e 12 carri obsoleti
1. SS-Panzer-Division Leibstandarte SS Adolf Hitler 12 85   13 35 semoventi e 7 carri obsoleti
2. SS-Panzer-Division Das Reich 46 68   14 34 semoventi e 1 carro obsoleto
3. SS-Panzer-Division Totenkopf 47 78   15 35 semoventi e 8 carri obsoleti
10²Brigata Panzer-51ºBattaglione panzer     100    
10²Brigata Panzer-52ºBattaglione panzer     100    
911º Battaglione Semoventi         31 tra Sturmgeschütz III e Nashorn
Distaccamento Kempf Panzerkampfwagen III Panzerkampfwagen IV Panzerkampfwagen V Panther Panzerkampfwagen VI Tiger 1 Altri tipi di mezzi corazzati
503º schwere Panzerabteilung       48  
6²divisione Panzer 33 53     25 carri obsoleti e 13 carri lanciafiamme Panzer III ausf. N
7²divisione Panzer 41 46     16 carri obsoleti
19²divisione Panzer 22 48     12 carri obsoleti
228²,393² e 905² Brigata semoventi         75 tra Nashorn e Sturmgeschütz III
Gruppo d'armate centro.
9²armata panzer Panzerkampfwagen III Panzerkampfwagen IV Panzerkampfwagen V Panther Panzerkampfwagen VI Tiger 1 Altri tipi di mezzi corazzati
2²Divisione Panzer 38 60     38 carri obsoleti
4²Divisione Panzer 40 52     16 carri obsoleti
9²Divisione Panzer 30 64     17 carri obsoleti
12²Divisione Panzer 20 35     30 carri obsoleti
18²Divisione Panzer 20 12     43 carri obsoleti
20²Divisione Panzer 20 40     25 carri obsoleti
21²Brigata Panzer   45     66 semoventi Brummbar e 8 carri comando
653ºschwere Panzerjäger-Abteilung 10       45 Ferdinand
654ºschwere Panzerjäger-Abteilung 5       45 Ferdinand
177º, 185º, !89º, 244º, 245º, 904º e 909º Battaglione semoventi         250 Sturmgeschütz III
202º, 559º e 616º Battaglione semoventi cacciacarri         100 fra cacciacarri Nashorn e Sturmgeschütz III

L’Armata Rossa[modifica]

Le posizioni sovietiche nel saliente di Kursk erano protette da due Fronti dell’Armata Rossa: il Fronte di Centro, che operava a nord di Kursk al comando del Maresciallo Konstantin Rokossovsky, e il Fronte di Voronezh, operativo invece a sud della città e comandato da Nikolaj Vatutin. Nel complesso erano coinvolte ben undici armate sovietiche, appoggiate da 20.000 pezzi d'artiglieria e protette da fitti campi minati sapientemente disposti lungo i fianchi del saliente.

Alle loro spalle, nei dintorni di Voronezh, si stavano radunando le truppe di riserva affidate a questo settore: il Fronte della Steppa al comando del Maresciallo Ivan Konev. La possibilità di disporre di una così importante riserva, da utilizzare per tamponare le falle causate dall'offensiva tedesca, avrebbe costuituito per l'Armata Rossa un fattore decisivo nell'indirizzare a buon fine le sorti della battaglia.

Una valutazione delle forze in campo[modifica]

Diversi storici militari hanno fornito delle cifre circa l’effettiva forza schierata dai due eserciti opposti. Di sicuro si può affermare che il rapporto in termini di uomini e mezzi fu decisamente favorevole all’Armata Rossa.

Le forze in campo calcolate da David M. Glantz and Karl Heinz Frieser
Operazione Zitadelle Uomini Carri Cannoni
Sovietici Rapporto Tedeschi Sovietici Rapporto Tedeschi Sovietici Rapporto Tedeschi
Frieser[nc 1] 1.426.352 2.8:1 518.271 4.938[nc 2] 2:1 2.465[nc 3] 31.415 4:1 7.417
Glantz[nc 4] 1.910.361 2.5:1 780.900 5.128 1.7:1 2.928      
  1. ^ Frieser utilizza la sole unità effettivamente combattenti[16]
  2. ^ Frieser conta i soli mezzi effettivamente operativi[17]
  3. ^ Frieser conta solo i mezzi effettivamente operativi[17]
  4. ^ Glantz utilizza il totale degli effettivi[18]

Tuttavia un’analisi che valuti il successo sovietico unicamente in funzione dello squilibrio dei rapporti di forza rischia di essere fuorviante. La preparazione tattica dello scontro da parte dei vertici dell’Armata Rossa fu infatti brillante, mentre i tedeschi pagarono caramente i continui rinvii nell’avvio dell’offensiva.

Il ritardo nelle operazioni[modifica]

L'operazione Zitadelle era stata inizialmente prevista dall’OKH, con il consenso di Hitler, per la primavera del 1943. A dispetto delle sue recenti abitudini, questa volta il Fuhrer aveva evitato di interferire in modo pesante nella definizione dei piani operativi: la disfatta di Stalingrado aveva infatti avuto un riflesso assai negativo sulla sicurezza del leader tedesco sulle sue abilità militari[19].

Tuttavia un simile atteggiamento remissivo da parte di Hitler non contribuì a far emergere una forte direzione di quest’operazione da parte dei comandi militari. Si può anzi affermare che l’indecisione del Fuhrer fece accentuare i contrasti tra quanti insistevano per un attacco rapido e quanti invece puntavano a ritardare l’offensiva per rafforzare le unità corazzate combattenti.

L’attacco, inizialmente programmato per il 4 maggio 1943 fu rimandato al 12 giugno, per poi essere ulteriormente posticipato prima al 20 giugno e infine al 5 luglio. Su questi continui rinvii pesò non poco l'atteggiamento di autorevoli generali quali Model e Guderian. Il primo si recò personalmente da Hitler per sostenere come la disposizione delle forze sovietiche richiedesse un tempo maggiore per pianificare l'offensiva e la maggior concentrazione possibile di unità al fronte[20]; il secondo intendeva utilizzare un rinvio delle operazioni per aumentare la forza d'urto delle unità corazzate tedesche grazie allo spiegamento in prima linea del maggior numero possibile di carri Panther, ritenuti maggiormente in grado di tenere testa ai temuti T-34 sovietici[21].

Un tale ritardo, però, non solo non riuscì a rinforzare significativamente le forze d’attacco tedesche, ma finì anche per fornire più tempo ai sovietici per preparare le loro difese; l’Armata Rossa, difatti, ebbe modo di potenziare una fittissima rete di difese anti-carro sul campo di battaglia che risulterà infine essere decisiva. Furono scavati fossati anticarro molto profondi nei quali intrappolare i carri tedeschi; alla spalle di questi ostacoli fu creata una vasta rete, disposta a forma di scacchiera, di postazioni trincerate dei fanti e artiglieri russi. Ad esse si aggiungevano vastissimi campi minati per i quali i genieri tedeschi dovettero operare vari "trucchetti" come quello più famoso di far saltare le mine con dei carri armati finti.

Grazie ai rinvii tedeschi e al lavoro di quasi 300.000 civili, furono create dai sovietici ben otto linee difensive nel saliente di Kursk, scaglionate su una profondità di 160 chilometri[22]. Una simile serie di fortificazioni non era mai stata predisposta da nessun esercito in precedenza, nemmeno durante la guerra di trincea del 1916-1918.

Oltre a questo imponente sistema di fortificazioni, un elemento decisivo a favore dei sovietici fu l’esatta previsione delle intenzioni tedesche sul campo da battaglia, grazie all'efficientisimo spionaggio sovietico che era riuscito ad accedere ai piani; tale successo non fu dovuto, come credettero i tedeschi per molto tempo[23], a un agente infiltrato in seno all'alto comando tedesco, bensì all'accesso clandestino alle fonti britanniche, che a loro volta erano riuscite a decrittare i messaggi cifrati tedeschi "Enigma" . In questo modo i vertici dell'Armata Rossa individuarono correttamente i due assi principali su cui si sarebbe sviluppata l’offensiva nemica; ciò permise di concentrare la massa del fuoco di artiglieria su tali direttrici. La densità di fuoco, unita agli ostacoli creati sul campo di battaglia, rappresentò un elemento fondamentale nel successo della brillante strategia difensiva sovietica; tale condizione, tuttavia, fu nettamente agevolata dal ritardo tedesco nell’avvio dell’attacco[24].

La battaglia: settore nord[modifica]

Il 5 luglio 1943 Model iniziò il suo attacco con otto divisioni di fanteria e una sola divisione corazzata, con l'obiettivo di raggiungere Olkhovatka, per poi impiegare le altre divisioni corazzate per dilagare alle spalle del fronte russo. L'attacco si rivelò subito difficilissimo e i sovietici opposero una resistenza molto più tenace di quanto previsto dai comandanti tedeschi; i campi minati e le posizioni difensive accuratamente preparate impedirono alle forze di fanteria tedesche di muoversi con la velocità sperata e di aprire varchi per le forze corazzate. La sera del primo giorno i carri tedeschi erano riusciti a penetrare per soli sette chilometri, e le cittadine di Ponyri e Maloarkhangelsk, posizionate in un settore chiave alle spalle del fronte, non erano state occupate.

Il 6 luglio le forze sovietiche del Fronte di Centro lanciarono un contrattacco nel tentativo di recuperare il terreno perduto, ma la 9. Armata riuscì a respingere questo tentativo. Model decise di impiegare la propria riserva corazzata, il XLVII Panzerkorps, per cercare di sfruttare lo sfondamento centrale, ma ancora una volta le difese sovietiche si mostrarono poderose e ben organizzate, e i tedeschi non riuscirono a raggiungere i propri obiettivi.

L'entrata in campo delle riserve corazzate tedesche favorì l'avanzata delle forze comandate da Model. Il 7 luglio le divisioni corazzate si spinsero presso le colline di Ol'chovatka, circa cinquante chilometri in profondità dalla linea di partenza. La conquista di queste colline avrebbe rappresentato un vantaggio tattico assai rilevante per la Wehrmacht, che avrebbe potuto approfittare delle alture per dominare le linee di comunicazione e rifornimento sovietiche all'interno del saliente[22]. L'avanzata dei tedeschi aveva momentaneamente spiazzato le difese dell'Armata Rossa; tuttavia le riserve intervennero in tempo per impedire un successo nemico in quel settore.

Nemmeno nei giorni successivi le forze tedesche riuscirono a compiere passi significativi, per cui il 9 luglio Model decise di interrompere i combattimenti: nel settore nord del fronte l'Operazione Zitadelle era virtualmente fallita.

La battaglia: settore sud[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia di Prokhorovka.

Nel settore meridionale del saliente, le due principali formazioni d'attacco tedesche, la 4. Armata Panzer di Hoth e l'Armeeabteilung di Kempf, schierate nell'area di Belgorod, avevano come principale obiettivo le cittadine di Obojan' e Koroča.

All'alba del 5 luglio, contrariamente alla tattica impiegata da Model, l'intero apparato corazzato tedesco venne schierato in battaglia. Nel settore della 4. Armata Panzer, il XLVIII Panzerkorps subì perdite considerevoli per opera dei campi minati, ma, prima del tramonto, le forze tedesche riuscirono a travolgere la prima linea sovietica e a occupare Čerkasskoe. Più a est, anche l'SS-Panzerkorps di Hausser ottenne buoni risultati, e anche le forze di Kempf riuscirono a passare il Donec e a stabilire una testa di ponte. Il 6 luglio, nonostante la strenua resistenza sovietica e le rilevanti perdite tedesche, la 4. Armata Panzer era riuscita ad avanzare di altri 18 chilometri.

L'avanzata in direzione di Prokhorovka, e la crisi delle forze sovietiche di quel settore, destarono grande preoccupazione: per fronteggiare il pericolo rappresentato dall'SS-Panzerkorps, Zhukov autorizzò lo spostamento della principale riserva corazzata disponibile, la 5. Armata Corazzata. Il 7 luglio il XLVIII Panzerkorps attaccò in massa in direzione di Oboyan, distruggendo un numero considerevole di carri nemici, pur senza riuscire ad ottenere uno sfondamento vero e proprio. Il giorno seguente le forze tedesche giunsero in vista del fiume Pena e respinsero tutti i contrattacchi sovietici infliggendo pesanti perdite; anche l'SS-Panzerkorps proseguì la sua avanzata verso Prokhorovka.

Colonna corazzata della divisione SS Das Reich, nella foto un panzer Tigre

Il 9 luglio le unità del XLVIII Panzerkorps, con in punta la divisione "Grossdeutschland", investirono con una violenta e decisa offensiva le linee sovietiche, riuscendo ad avanzare di otto chilometri; il giorno successivo sfruttando il successo conseguito, superò il fiume Pena. Sempre nella giornata del 10 luglio elementi della divisione SS "Totenkopf" riuscirono a passare il fiume Psel e a stabilire una forte testa di ponte sulla sponda settentrionale.

Il 12 luglio non vi era alcun dubbio che la vittoria si sarebbe giocata nel settore di Prochorovka; alle 8.30 le tre divisioni SS (la "Totenkopf" a sinistra oltre lo Psel, la "Leibstandarte" al centro e la "Das Reich" a destra) mossero all'attacco per occupare la città ormai in vista, precedute da intense missioni di appoggio degli Stuka e degli Henschel Hs 129. Le tre divisioni avanzarono con tutti i loro mezzi corazzati (circa 200 carri, tra cui una ventina di Tigre). Alla stessa ora, anche gli 800 carri armati della 5. Armata corazzata (per la maggior parte T-34 e T-70) si mossero frontalmente contro le forze dell'SS-Panzerkorps; fu quello l'inizio della grande battaglia di Prokhorovka.

La battaglia tra i carri degli opposti schieramenti proseguì per tutta la mattinata, e dopo una breve pausa, riprese nel pomeriggio. Tutte le testimonianze dei reduci della battaglia concordano nel descrivere lo scontro di quel giorno come terribile e violentissimo: alla fine della giornata, le tre divisioni SS furono costrette a fermarsi ed a cedere terreno.

La fine di Zitadelle[modifica]

Il 13 luglio Hitler, notevolmente irritato con i vertici militari tedeschi, decise di cancellare l'Operazione Zitadelle. A incidere su questa decisione non fu solo il mancato successo militare dell'offensiva tedesca, ma il peggioramento della situazione strategica generale; il 10 luglio infatti le forze alleate erano sbarcate in Sicilia, e Hitler comprese che la perdita dell'isola avrebbe presto determinato la caduta del regime fascista e l'uscita dell'Italia dall'Asse. Questo avrebbe lasciato la Germania indifesa lungo il fianco meridionale, pertanto Hitler decise di sostenere il morale della parte fascista dell'esercito e della popolazione italiana, spostando in Italia un intero SS-Panzerkorps (in realtà venne trasferita la sola "Leibstandarte"), mossa peraltro inutile nell'immediato vista la lunghissima distanza del trasferimento[25]. Inoltre il 12 luglio i sovietici avevano lanciato un'offensiva contro la città di Orel, riuscendo a penetrare con facilità nelle linee tedesche; questo costrinse Model a spostare consistenti unità delle sue forze per inviarle a rinforzo del settore di Orel.

Di fatto l'Operazione Zitadelle consumò in pochi giorni preziose risorse belliche e da quel momento i tedeschi lasciarono cadere l'iniziativa ad est senza avere mai più la possibilità di riprenderla. Nel fallito attacco i tedeschi persero gran parte dei loro mezzi corazzati, compromettendo seriamente la loro posizione strategica sul fronte: la riserva di forze corazzate a cui la Wehrmacht aveva attinto fino ad allora era stata distrutta e, dati i livelli di produzione tedeschi, non avrebbe potuto più essere costituita. Ciò indebolì le linee difensive tedesche e, soprattutto, consegnò definitivamente l'iniziativa nelle mani dei sovietici.

I sovietici dimostrarono in questa battaglia una notevole duttilità tattica, che li premiò sul campo di battaglia. A determinare, infatti, il loro successo non fu unicamente la superiorità numerica, ma una lucida e corretta analisi (molto aiutata dai precisi dati forniti dallo spionaggio sovietico, che privarono i tedeschi non solo della sorpresa strategica, ma anche tattica) della situazione complessiva. La scelta di logorare le forze nemiche prima di passare all'offensiva e la notevole abilità nell'organizzare le linee di difesa evidenziarono una superiorità tattica che premiò le forze dell'Armata Rossa, ponendole nella migliore condizione per passare successivamente all'assalto.

Dal luglio 1943 sino all'aprile 1945 per i tedeschi inizierà la ritirata, che porterà le truppe russe ad avanzare inesorabilmente sino ai confini polacchi, per poi penetrare in territorio tedesco, fino a Berlino, per la battaglia finale. Per la prima volta nella storia, si erano scontrate forze corazzate tanto imponenti, e nonostante i nuovi carri Tiger e Panther tedeschi (ancora troppo pochi i primi e non ancora a punto i secondi per portare un contributo determinante), la battaglia dimostrò che l'Armata Rossa aveva completato efficacemente il riarmo e la sua superiorità, non solo numerica e industriale ma anche tattica, era ormai un fatto acquisito.

 

Fonte:wikipedia