Battaglia di Kiev (1941)

 

La battaglia di Kiev, ritenuta da alcuni storici la più grande battaglia di accerchiamento di tutta la storia militare[4], venne combattuta tra il 25 agosto e il 26 settembre 1941, nel corso delle prime fasi del conflitto tra il Terzo Reich e l'URSS. Questa battaglia non si svolse solamente nella città di Kiev, ma in un'area assai più vasta: dalle rive della Desna a quelle del Dnepr, passando per il settore di Kiev e la parte meridionale delle paludi del Pripet.

L’esercito tedesco ottenne una vittoria schiacciante, che però non si rivelò decisiva come sperato da Hitler.

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Premessa[modifica]

A poco più di due mesi dall’inizio dell’Operazione Barbarossa, sia tra le file tedesche che tra quelle sovietiche emerse la necessità di compiere un primo bilancio della guerra. La profondità dell’avanzata degli attaccanti all’interno del territorio nemico e l’approssimarsi del duro inverno russo imponevano (soprattutto ai tedeschi) di ridefinire le prospettive strategiche della guerra in relazione alla nuova situazione.

La situazione tedesca: il fronte centrale[modifica]

I due mesi iniziali della guerra avevano già portato il Gruppo d'armate Centro del Feldmaresciallo von Bock a raggiungere risultati assai rilevanti. La Wehrmacht si era infatti impossessata praticamente di tutto il territorio bielorusso, infliggendo sconfitte pesanti al dispositivo di difesa sovietico nelle battaglie di Białystok-Minsk e Smolensk. In particolare questa seconda sconfitta rappresentò un durissimo colpo per i sovietici: ciò non solo e non tanto per le perdite subite durante la battaglia, ma soprattutto perché con la caduta di Smolensk cadde l’ultima piazzaforte difensiva prima di Mosca.

All’inizio di agosto del 1941, perciò, l’Alto Comando tedesco e tutto lo Stato maggiore del Gruppo d'armate Centro riteneva arrivato il momento di puntare con decisione verso Mosca; ciò avrebbe permesso di assaltare la capitale sovietica prima dell’arrivo del rigido inverno russo, che già in passato aveva bloccato Napoleone Bonaparte. In questo tutti i maggiori ufficiali tedeschi dimostrarono di aver fatto tesoro delle indicazioni del Generale von Clausewitz che tempo addietro sostenne: "soltanto un potente colpo che arrivasse a Mosca poteva consentire al Bonaparte di sperare".

Hitler non la pensava come loro: riteneva infatti che l’offensiva su Mosca potesse aspettare e che fosse maggiormente importante accaparrarsi il controllo delle ingenti risorse agricole e industriali dell’Ucraina. Respingendo le obiezioni dell’Alto Comando, il Fuhrer diramò la direttiva 21.8.1941 in cui veniva formalizzata la nuova linea di condotta: "l’obiettivo più importante non è la conquista di Mosca, bensì l’occupazione della Crimea e del bacino industriale e carbonifero del Donets".

Quando il 23 agosto il Capo di Stato maggiore dell’Esercito, Generale Franz Halder, informò i suoi colleghi del Gruppo d'armate Centro delle nuove direttive, lo stupore e la rabbia di tutti fu enorme. Heinz Guderian fu spedito alla Tana del lupo per discutere personalmente con Hitler delle obiezioni al piano e della necessità di lanciare il prima possibile l’assalto su Mosca. Come suo solito, Hitler non volle sentire ragioni e confermò tutte le sue disposizioni. Invece di puntare su Mosca, la Panzergruppe 2 di Guderian avrebbe dovuto dirigersi a sud, per dar man forte alle truppe operanti nell’area di Kiev.

La situazione tedesca: il fronte meridionale[modifica]

Mentre le truppe del Gruppo d'armate Centro ottennero rilevanti successi nella loro avanzata, non altrettanta fortuna ebbero le forze del Gruppo d'armate Sud al comando del Feldmaresciallo Gerd von Rundstedt. A causare questo ritardo furono numerosi fattori. Innanzitutto deve essere sottolineato come in quel settore le forze tedesche non godessero di una netta superiorità in termini numerici, soprattutto per quanto riguarda le forze corazzate. Il fatto di disporre di un solo gruppo corazzato (il I di von Kleist), oltretutto, impediva agli attaccanti tedeschi la realizzazione di quelle grandi manovre a tenaglia che invece avevano riscosso così tanti successi nel settore del Gruppo d'armate Centro.

La disposizione strategica del dispositivo offensivo tedesco, inoltre, determinò un costante pericolo per i progressi dell'offensiva. Nel pianificare l'attacco, infatti, l'Alto Comando tedesco aveva preferito concentrare le forze lungo le tre direttrici principali, lasciando deliberatamente scoperti i fianchi delle colonne che sarebbero avanzate in territorio sovietico: ciò permise alle forze armate tedesche di disporre di una maggiore forza d'urto, ma rendeva vulnerabili i fianchi contro i contrattacchi sovietici. A soffrire di questa decisione fu in particolare il Gruppo d'armate Sud, sul cui fianco sinistro si stendevano le paludi del Pripet: in quell'area si nascosero sapientemente le unità sovietiche (in particolare le divisioni di cavalleria), che lanciarono pericolosi contrattacchi contro le posizioni dalla VI Armata.

Inoltre, la situazione logistica era assai precaria: le vaste pianure ucraine bagnate dalle frequenti piogge si trasformavano in enormi pantani di fango; ciò bloccava a lungo l'avanzata delle truppe e impediva ai mezzi corazzati di agire rapidamente attraverso le linee nemiche. Nonostante le difficoltà, soprattutto grazie all'abilità dei comandanti tedeschi, il Gruppo d'armate Sud riuscì a raggiungere le sponde del Dnepr a fine agosto del 1941. In particolare a determinare una svolta fu senz’altro la grande vittoria riportata a Uman, che diede un duro colpo alle posizioni sovietiche a difesa della riva occidentale del Dnepr. Si crearono in questo modo le condizioni per un attacco più profondo anche nel settore meridionale del fronte.

La situazione dei sovietici[modifica]

I sovietici erano stati colpiti di sorpresa dall’invasione tedesca: ancora nella primavera del 1941, infatti, Stalin era convinto di poter mantenere in pace il fronte orientale. Anche in virtù di questo convincimento, il dittatore sovietico aveva sottovalutato gli avvertimenti dell’intelligence britannica, che avevano indicato riservatamente al governo dell’URSS addirittura la data precisa dell’inizio dell’Operazione Barbarossa. Nonostante l’Alto Comando sovietico fosse mediamente ben informato su composizione e armamento delle unità tedesche, le truppe sul confine polacco furono spazzate via con facilità. A determinare questo risultato, oltre all’effetto sorpresa, era soprattutto l’inesperienza di truppe e comandi sovietici nell’affrontare una guerra moderna, combattuta con massiccio utilizzo di aviazione e mezzi corazzati.

Le sconfitte iniziali erano stati brucianti, così Stalin fu costretto a una complessiva riorganizzazione di tutto il fronte di difesa dell’Armata rossa, facendo ricorso a qualsiasi tipo di risorsa cui potesse attingere: furono reclutate truppe da tutto il territorio russo; addirittura furono reclutate donne nelle unità combattenti ed addestrati cani da utilizzare come “kamikaze” contro le unità corazzate.

Dopo le sconfitte brucianti di Minsk e Smolensk Stalin sapeva che era necessaria una svolta e, perciò, decise di puntare con ancora più insistenza sul carattere patriottico della guerra e sull’orgoglio nazionale. Fu così che emanò il famoso ordine di battaglia che avrebbe accompagnato le truppe fino alla Battaglia di Stalingrado: "non più un passo indietro! Resistere sul posto e, se necessario, morire". La svolta, però era ancora lontana.

Verso lo scontro[modifica]

Il campo di battaglia[modifica]

L’area su cui si sarebbe svolto lo scontro era un enorme e profondissimo saliente che si spingeva entro le linee tedesche. Le due estremità del saliente erano rappresentate da due fiumi che le truppe di Hitler avrebbero dovuto attraversare per correre verso il centro: la Desna a nord e il Dnepr a sud. Al centro del saliente si trovava la zona di Kiev, protetta a nord dalle paludi del Pripet.

Le posizioni tedesche[modifica]

La manovra tedesca si sarebbe sviluppata con un attacco in contemporanea dalle due estremità del saliente; l’obiettivo era quello di chiudere le forze sovietiche con un’enorme manovra a tenaglia. Un ruolo centrale veniva riservato alle due formazioni corazzate assegnate dall’OKH per realizzare l’operazione: la Panzergruppe 2 di Guderian avrebbe dovuto attaccare da nord attraverso la Desna; la Panzergruppe 1 di von Kleist avrebbe attaccato da sud attraverso il Dnepr. Le due morse della tenaglia si sarebbero dovute ricongiungere a Romny, più di 150 chilometri a est di Kiev.

Alla VI. Armee di Walter von Reichenau sarebbe spettato il ruolo dell’incudine: mentre i due gruppi corazzati avrebbero martellato i fianchi del fronte, le truppe di von Reichenau avrebbero tenuto le posizioni al centro del saliente.

Le posizioni sovietici[modifica]

A difendere le posizioni sovietiche nell’area di Kiev e del saliente appena descritto era posizionato il Fronte sudoccidentale al comando del Generale Semyon Budyonny. Il fronte aveva un tratto molto ampio di territorio da difendere, ma disponeva di quattro armate e di numerosi rinforzi.

Date le difficoltà di difendere un saliente così profondo, il Generale Budyonny avrebbe voluto far ripiegare le proprie truppe, soprattutto quando si iniziò a palesare l’assalto tedesco. Tuttavia gli ordini di Stalin erano chiari: mai più un passo indietro. Per sostenere questa linea di condotta, il dittatore sovietico diede disposizioni affinché il fronte di Kiev potesse concretamente reggere alla forza d’urto tedesca: ventotto nuove divisioni furono posizionate nell’ansa del Dnepr e, soprattutto, gran parte dei nuovi mezzi corazzati prodotti nelle aziende Kharkov fu trasferita in questo settore.

La battaglia[modifica]

Gli scontri veri e propri iniziano il 29 agosto, con i tentativi della Panzergruppe 2 di Guderian di attraversare la Desna. Guderian sapeva che bisognava fare presto: un’operazione di accerchiamento di così vasta portata imponeva infatti di chiudere la tenaglia il prima possibile, così da cogliere il nemico di sorpresa ed evitare che potesse ripiegare verso oriente. Inoltre il generale tedesco era convinto che i sovietici avessero imparato la lezione del precedente accerchiamento nei pressi di Uman e che si stessero preparando a un ampio ripiegamento dietro la linea fortificata del Donetz.

Dopo alcuni giorni di sterili combattimenti, il 3 settembre il comando del XXIV . Panzerkorps di Geyr von Schweppenburg venne in possesso di alcune mappe sovietiche che mostravano un punto debole nella linea difensiva sulla Desna. Immediatamente la 3. Panzer-Division del Generale Walther Model fu lanciata all’assalto di quel settore. Il successo di Model fu totale: le linee sovietiche vennero sfondate e il 7 settembre i tedeschi consolidarono la loro testa di ponte sul Desna a Novgorod-Seversky.

La 3. e la 4. Panzer-Division vennero così lanciate verso sud; obiettivo: raggiunger il prima possibile Romny per chiudere le forze sovietiche in una sacca. Il XLVII Panzerkorps e il reggimento Großdeutschland avrebbero coperto il fianco sinistro dell’avanzata; quello destro sarebbe stato coperto dal XLVI. Panzerkorps. Il 9 settembre le forze di Guderian avevano già ottenuto una vittoria importantissima sbaragliando le difese sovietiche presso Konotop e si lanciarono verso Romny.

A sud la Panzergruppe 1 di von Kleist non si mosse prima del 10 settembre. Solo in quel giorno infatti iniziarono le manovre di sfondamento del XLVIII. Panzerkorps sul fronte del Dnepr: già in serata elementi di quel corpo d’armata riuscirono a realizzare una testa di ponte oltre il fiume e così i mezzi corazzati poterono essere lanciati verso Romny. Il 13 settembre la 16. Panzer-Division riuscì a conquistare Lubny, un’altra importante posizione alle spalle di Kiev. La 9. e la 14. Panzer-Division continuarono invece la loro corsa per raggiungere le avanguardie di Guderian e chiudere l’accerchiamento.

Il 14 settembre alle ore 18:20 i due gruppi corazzati tedeschi si ricongiunsero presso il ponte di Sstencia: l’accerchiamento delle quattro armate sovietiche ammassate nel saliente era ormai completo. Le prime formazioni ad incontrarsi furono il reparto corazzato della 3. Panzer-Division guidato dal tenente Wartmann e le unità del battaglione da ricognizione della 16. Panzer-Division guidate dal tenente Rinschen[5]. A questo punto, in notevole ritardo, il Comando sovietico autorizzò il Generale Budyonny a cercare di rompere l’accerchiamento, aprendosi un varco verso oriente con il fuoco di tutte le unità disponibili. Per supportare l'azione degli uomini chiusi nella sacca, furono organizzati anche attacchi contro il fianco sinistro delle unità tedesche, nel tentativo di creare falle attraverso le loro linee.

Iniziarono così violenti attacchi contro le posizioni tedesche, in particolare nel settore della Panzergrenadierdivision Großdeutschland. Le unità tedesche riuscirono a salvarsi dall’attacco grazie all’abilità delle proprie truppe e alla disorganizzazione dei sovietici: mancò infatti alle unità dell’Armata rossa la capacità di organizzare l’attacco contro un centro di gravità, lanciando così inutili e confusi attacchi su tutto il fronte. Lo schema di difesa elastico, che Guderian aveva organizzato lungo un fronte profondo molti chilometri, resse così a tutti gli attacchi sovietici.

Mentre i due gruppi corazzati resistevano ai tentativi di sfondamento sovietico, la 6ª Armata di Walter von Reichenau iniziò a risalire il centro del saliente. Il 19 settembre Kiev venne conquistata dalle avanguardie della 6ª Armata, dando così un colpo decisivo alle speranze delle armate sovietiche circondate di riuscire a riorganizzarsi. Il 26 settembre le ostilità cessarono: i tedeschi avevano conseguito un successo militare straordinario.

Conclusioni[modifica]

La vittoria tedesca nella battaglia di Kiev rappresenta a tutt’oggi un’operazione militare assolutamente straordinaria: si trattò di una delle più grandi battaglie di accerchiamento della storia militare, mentre lo stesso Hitler la definì "la più grande battaglia della storia del mondo"[6]. Tuttavia, essa non fu per i Tedeschi quella vittoria decisiva che il Führer cercava dall’inizio dell’Operazione Barbarossa.

Al contrario, il risultato di una così importante vittoria militare pesò in modo assai negativo sulla capacità dell’Alto Comando tedesco e del Fuhrer di avere una visione lucida sullo sviluppo delle operazioni. Il dittatore nazista si convinse infatti che dopo le perdite subite a Kiev tutto il settore meridionale del fronte sovietico fosse ormai a un passo dalla crisi e senza più riserve: è facile capire quanto un giudizio del genere pesò in modo negativo sullo sviluppo delle operazioni nel 1942.

In effetti le perdite sovietiche nella battaglia di Kiev furono enormi: quattro armate furono annientate, mentre i Tedeschi affermarono che le perdite del nemico sarebbero state superiori ad un milione di uomini e rivendicarono la cattura di 665.000 soldati, di 3.718 cannoni e di materiale bellico di ogni genere; 884 carri armati sarebbero stati distrutti[7]. Le fonti sovietiche più recenti invece forniscono cifre inferiori, ma sempre elevatissime, rispetto ai dati tedeschi e calcolano le perdite totali sovietiche a 700.544 soldati (di cui 616.000 morti e dispersi/prigionieri), 28.419 cannoni e 411 carri armati[8].

 

Fonte:wikipedia