Fronte occidentale (prima guerra mondiale)

 

In seguito allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, l’esercito tedesco aprì il fronte occidentale dapprima invadendo il Lussemburgo e il Belgio, quindi guadagnando il controllo di importanti zone minerarie ed industriali della Francia. L’onda dell’invasione cambiò drammaticamente direzione con la prima battaglia della Marna. Le due parti si attestarono allora lungo una serpeggiante linea fortificata, che si stendeva dal mare del Nord alla frontiera svizzera, linea che rimase essenzialmente invariata per la maggior parte della guerra.

Fra il 1915 e il 1918 su questo fronte ebbe luogo una serie di importanti offensive. Nel corso degli attacchi si fece largo uso di bombardamenti d’artiglieria ed avanzate in massa della fanteria. Tuttavia, la combinazione di trinceramenti, nidi di mitragliatrici, filo spinato ed altre difese, causò ripetutamente gravi perdite alla parte attaccante.

Nel tentativo di rompere lo stallo, questo fronte vide l’introduzione di nuove tecnologie militari, tra cui le armi chimiche e i carri armati. Ma fu solo dopo l’adozione di tattiche più moderne che si restaurò un certo grado di mobilità. Nonostante la natura in generale statica del fronte, questo teatro di guerra si sarebbe dimostrato decisivo per l'andamento generale del conflitto. L’inesorabile avanzata delle armate alleate nel 1918 persuase i comandanti tedeschi che la sconfitta era inevitabile, e il governo fu indotto ad assoggettarsi alle condizioni di resa.

Indice

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Premesse[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci guerra franco-prussiana e revanscismo.

Il perché dell'attacco tedesco, ha radici profonde, da ricercare nei fatti accaduti durante la seconda metà del secolo precedente, dalla guerra franco-prussiana del 1870, alla riorganizzazione politica e militare di Francia e Germania.

Nel luglio 1870 le forze di Napoleone III subirono alcune sconfitte non gravi e men che meno decisive, ma da quel momento in poi l'esercito francese iniziò a ritirarsi e non si fermò più. I tedeschi non davano loro tregua, l'inseguimento delle armate francesi era continuo e senza sosta, e portò l'esercito francese ad asserragliarsi prima a Metz, dove metà dell'esercito comandato dal generale François Bazaine venne circondato e dove si arrese dopo due mesi di inerzia, e poi a Sedan, in cui l'altra metà dell'esercito, comandato da Patrice de Mac-Mahon, venne intrappolato e costretto alla resa definitiva. Fu una vera e propria catastrofe per l'esercito francese che da secoli si considerava la sola vera razza di guerrieri d'Europa. Quattro mesi dopo il re di Prussia si proclamò Kaiser nella Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles, nel palazzo su cui si fregiava la scritta Á toutes les Gloires de la France davanti ad un dipinto che raffigura i francesi in atto di umiliare i tedeschi[9].

La situazione in Francia[modifica]

La Francia si ritrovò con un esercito in sfacelo e una nazione demoralizzata e finanziariamente in serie difficoltà, con il paese dilaniato da una sanguinosa guerra civile. Per la sconfitta militare si trovò come capro espiatorio la persona di Bazaine, l'Alsazia e la Lorena, i centri industriali dell'Europa e della Francia, vennero ceduti al reich tedesco, e la grossa somma di 200 milioni di sterline per danni di guerra venne pagata alla Germania molto prima della scadenza. Cosicché nel settembre 1873 gli ultimi soldati prussiani lasciarono il suolo francese. Ma l'orgoglio francese e una nuova ventata di ottimismo nell'esercito diedero nuovo slancio alla Francia, ansiosa di revanscismo verso l'odiato nemico tedesco[9].

Ma i nuovi confini interponevano tra il nemico e Parigi solo 300 km, per di più senza alcuna interposizione di barriere naturali come il Reno e il Vosgi. Perciò la Francia, dopo essersi ripresasi economicamente e militarmente, iniziò la costruzione lungo la frontiera est di un forte sistema difensivo. Per non ricadere nella trappola di Metz, invece di fortificare le città venne decisa la costruzione di due linee continue di forti. Venne realizzato così il famoso sistema Séré de Rivières, ideato dall'omonimo generale Raymond Séré de Rivières, che consisteva in una lunga linea fortificata che aveva il "nodo principale" proprio nelle fortezze di Verdun.

Quindici anni dopo Sedan, l'esercito francese aveva riguadagnato la sua potenza difensiva e offensiva, e nel giro di pochi anni la perdita dell'Alsazia e della Lorena, venne in parte dimenticata dopo le numerose conquiste coloniali francesi di fine '800. La Francia visse a cavallo tra il XIX e il XX secolo un periodo molto prospero economicamente e culturalmente che gli fece dimenticare per un momento i bellicosi sentimenti revanscisti[10].

Poi venne l'Affaire Dreyfus, che per un decennio polarizzò le passioni dell'intero paese, e quando fu fatta luce sull'Affaire sui capi dell'esercito che fino ad allora si erano schierati compatti contro quello sventurato, cadde la disistima dell'intera nazione. Si crearono dei pregiudizi anticlericali all'interno dell'esercito, per via del sostegno avverso dell'ala conservatrice e cattolica contro Dreyfus. Stato e chiesa soprattutto all'interno dell'esercito subirono una scissione dove i cattolici si trovarono in svantaggio nella carriera militare[11].

All'Affaire Dreyfus seguirono quindi provvedimenti politici atti alla scissione tra Stato e chiesa, a cui seguì la più intensa campagna antimilitarista che la Francia avesse conosciuto dal 187[11], e la fiducia nell'esercito toccò il punto più basso.

Dopo la crisi di Agadir nel 1911, Francia e Germania ebbero una nuova revivescenza dell'ardore militare, nel 1913 venne ripristinata la ferma di tre anni tolta dopo il caso Dreyfus, e un convinto revanscista originario della Lorena, tale Raymond Poincaré fu eletto Presidente. Nel paese tutto ad un tratto crebbe il desiderio di rivincita, e nell'esercito il morale non fu mai così alto, la guerra era ormai alle porte e tutto il popolo francese avrebbe risposto prontamente[12][13]. L'esercito ritrovò vigore e il sostegno della nazione, il sistema difensivo de Rivières venne completato, ma con il ritrovato ardore anche le concezioni tattiche che avevano portato alla costruzione di un sistema difensivo, mutarono spinte dal grido fanatico di "attacco ad oltranza"[12].

La paura di rimanere in caso di nuovo conflitto, impantanati in una nuova disastrosa ritirata, unita alla ritrovata fiducia nell'esercito, fecero crescere nelle file degli ufficiali francesi la caparbia teoria dell'"attacco ad oltranza", ben profetizzata dal colonnello Louis de Grandmaison. Questa nuova concezione prevedeva tattiche militari incentrate sulla sola offensiva, basate sul fermo principio che:

  « se il nemico osava prendere l'iniziativa anche per un solo istante, ogni pollice di terreno doveva essere difeso fino alla morte e, se perduto riconquistato con un contrattacco immediato anche se innoportuno[14]»
   

Così si andarono a delineare le tattiche militari francesi, ostentate durante tutta la Grande Guerra, che costarono alla Francia un prezzo spropositato di vite umane. In base a queste teorie, utilizzate anche dopo i continui fallimenti del biennio 1914-'15, i comandi francesi da Foch a Joffre fecero continuo affidamento nella tattica dell'"attacco ad oltranza", ritenendo inizialmente inutili e superflue anche le armi di cui l'esercito tedesco dell'epoca faceva già ampio uso, come l'artiglieria pesante a supporto della fanteria e l'uso manovrato delle mitragliatrici. Questa voluta arretratezza in nome della "volontà di conquista" teorizzata da de Grandmaison, tentava di assicurare la vittoria solo con l'impiego di soldati motivati e con impetuosi attacchi alla baionetta[15], svolti col massimo ardore possibile.

Tale stravagante filosofia, basata sull'aggressione, senza curarsi della difesa, e soprattutto senza curarsi delle intenzioni del nemico, fu instillata negli ufficiali e nei soldati in modo massiccio, tanto che allo scoppio della guerra, l'esercito francese non possedeva praticamente nessuna arma di grosso calibro in quanto adatte solo ad operazioni di difesa e quindi inutili nelle teorie di de Grandmaison[15].

La situazione in Germania[modifica]

  « Una generazione che ha preso una bastonatura è sempre seguita da una che la dà[16] »
 

La Germania continuava a guardare con una certa preoccupazione alle iniziative e ai movimenti militari francesi, l'idea di revanscismo tra le file francesi non si era mai definitivamente placata, lo stesso cancelliere tedesco Bismarck più di una volta pensò ad una guerra preventiva. Nel frattempo la Germania viveva anch'essa un periodo di splendore economico e sociale. Un incremento di popolazione superiore alla Francia unito all'annessione di due regioni industriali come l'Alsazia e la Lorena resero in pochi anni la Germania una potenza industriale in espansione[17].

Alla fine del secolo però, due nuovi fattori imposero una completa revisione della strategia da parte dello Stato Maggiore tedesco. Il sistema di fortificazioni "Séré de Rivières", che avrebbe provocato lunghi e duri combattimenti in caso di attacco lungo le tradizionali vie di invasione, e l'alleanza tra Francia e Russia che significava che la Germania avrebbe dovuto affrontare una guerra su due fronti. Questi fattori aguzzarono l'ingegno di una delle più grandi menti militari tedesche, il conte Alfred von Schlieffen che ideò l'omonimo piano che prevedeva di debellare la Francia con una "guerra lampo" mentre in Russia erano ancora in corso le operazioni di mobilitazione[18].

Benché l'esercito tedesco del 1914 fosse una potenza spaventosa a confronto di quello del 1870[19], se in Francia la politica e la religione determinavano le promozioni, il sistema delle caste in Germania aveva ostacolato le carriere di brillanti ufficiali di umile origine come Erich Ludendorff a favore di generali mediocri e pavidi come Moltke il giovane che decisero in negativo le sorti dell'esercito tedesco[19].

Politicamente, all'inizio del 1879 Bismarck decise di stipulare un'alleanza difensiva e conservatrice con l'Austria-Ungheria, e dopo un certo riavvicinamento della Germania alla Francia risultò che la conseguenza dell'attività diplomatica di Bismarck fu l'emarginazione della Gran Bretagna. Ciò comportò una certa libertà di azione della Germania che formò in pochissimi anni, dal nulla e sulla spinta dell'"età dell'imperialismo", un consistente impero coloniale. Nel 1890 però, Guglielmo II di Germania strappò le redini del governo a Bismarck, redasse un proprio programma di riforme sociali e cominciò a ingerirsi negli affari del Marocco con idee poco chiare. Sempre dopo la crisi di Agadir anche la Germania diede una grossa accelerata alle operazioni di riarmo già intraprese dal cancelliere Bismarck a fine '800, riarmo che permise all'esercito tedesco di presentarsi nel 1914 in una situazione materiale decisamente migliore rispetto al nemico francese, ma guidata da generali non in grado di comandare oltre un milione e mezzo di uomini[11].

Si aprono le ostilità[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci crisi di luglio e piano Schlieffen.
Carica francese alla baionetta.
Fanteria tedesca in marcia, 7 agosto 1914.

Dopo la rottura delle relazioni diplomatiche fra Austria-Ungheria e Regno di Serbia, il governo tedesco, in conseguenza alla mobilitazione generale russa nei confronti dell'Austria-Ungheria, il 31 luglio dichiarò guerra alla Russia e alla Francia e mobilitò le sue truppe in oriente ma soprattutto in occidente. Se la Francia avesse riunito tutto il suo potenziale bellico e avesse dichiarato guerra alla Germania proprio mentre le armate tedesche avanzavano ad oriente, la Germania avrebbe corso il rischio di trovarsi in serie difficoltà ad ovest. In ottemperanza al piano Schlieffen, la strategia tedesca mirava a sconfiggere con una "guerra lampo" la Francia e, confidando nella sulla lenta e pesante macchina bellica russa, rivolgere poi tutte le proprie forze ad oriente[20].

Il piano, ideato dal generale Alfred von Schlieffen e completato nel 1905, prevedeva che la Francia fosse attaccata da nord attraverso il Belgio e i Paesi Bassi, così da evitare la lunga linea fortificata alla frontiera francese e consentire all'esercito tedesco di calare su Parigi con un'unica grande offensiva. Schlieffen anche dopo essersi ritirato dall'esercito continuò a lavorare sul piano, che aveva sottoposto ad un'ultima revisione nel dicembre 1912, poco prima di morire. Il generale von Moltke, suo successore a capo di stato maggiore dell'esercito, poco prima dello scoppio del conflitto accorciò il fronte su cui effettuare l'offensiva eliminando i Paesi Bassi. Parigi sarebbe stata occupata, e la Francia soggiogata, nel giro di sei settimane; la Germania avrebbe potuto allora marciare contro la Russia[21].

La Gran Bretagna il 31 luglio 1914, in piena crisi diplomatica, chiese a Francia e Germania di rispettare la neutralità del Belgio, a cui era vincolata da un trattato.[22]. La Francia si impegnò a farlo, la Germania tacque[21]. Il 2 agosto, per la prima volta dal 1871, alcune pattuglie tedesche attraversarono la frontiera francese, dando luogo a scontri sporadici. A Joncherey, vicino al confine svizzero-tedesco, venne ucciso il caporale Andrè Peugeot; la prima vittima di una guerra che sarebbe costata alla Francia oltre un milione di morti. Seguendo i piani bellici, alle 19 del 2 agosto la Germania inviò un ultimatum al Belgio, concedendogli dodici ore di tempo per consentire il passaggio delle truppe tedesche; i belgi rifiutarono. Il giorno seguente la Germania dichiarò guerra alla Francia, e in ottemperanza del piano Schlieffen le truppe tedesche entrarono in Belgio[21].

La Francia fu invasa da un fervore patriottico; si sarebbero potute riconquistare l'Alsazia e la Lorena e sarebbero state vendicate le umiliazioni del 1871. Mentre la Gran Bretagna, che non era vincolata con la Francia da nessun trattato di alleanza ma solo dall'Entente cordiale[23]; l'invasione del Belgio avrebbe però complicato le cose; la Gran Bretagna, in base al trattato del 1839, era il garante della sua neutralità e inviò un ultimatum alla Germania che sarebbe scaduto alle 23 del 4 agosto. La Germania non aveva scelta, il suo piano globale di guerra su due fronti era già in atto, e sette ore prima della scadenza dell'ultimatum britannico le truppe tedesche oltrepassarono la frontiera belga; di conseguenza alle 23 la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania[24].

L’invasione del Belgio e della Francia[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci battaglia di Liegi, battaglia delle frontiere e assedio di Anversa (1914).
Fort Loncin, uno dei forti intorno a Liegi, semidistrutto dopo l'assedio tedesco dell'agosto 1914.
Uomini del 4th Battalion Royal Fusiliers nella piazza di Mons prima di essere impiegati nell'ominima battaglia, 22 agosto 1914.

La mattina del 4 agosto alcuni milioni di soldati, che costituivano le avanguardie dei rispettivi eserciti, si radunarono nelle caserme oppure si misero in marcia. A est le truppe russe inviate al confine con la prussia orientale, avanzarono in direzione Berlino; alla frontiera con l'Alsazia-Lorena le truppe francesi, seguendo il piano XVII[25], sconfinarono in Germania convinte di riscattare le umiliazioni del passato; il Lussemburgo fu occupato senza opposizione il 2 agosto, e più a nord, alla frontiera con il Belgio, i tedeschi avanzavano a gran velocità dando corpo all'invasione. La Gran Bretagna non aveva truppe sul continente europeo, il suo corpo di spedizione, al comando di Sir John French, doveva ancora essere radunato, armato e inviato al fronte al di là della Manica[21].

Quel giorno le forze tedesche andarono all'assalto del primo vero ostacolo sul loro cammino, la fortezza di Liegi con la sua guarnigione di 35.000 soldati. L'assalto durò più del dovuto e solo il 7 agosto la fortezza centrale capitolò, ma non gli altri dodici forti, che resistettero per molti giorni prima che i tedeschi potessero condurre l'avanzata secondo i piani[26]. Il 12 agosto l'Austria-Ungheria invase la Serbia, mentre sul fronte occidentale continuavano furiosi i combattimenti sul confine franco-tedesco ma soprattutto in Belgio, dopo la caduta di Liegi la maggioranza dell’esercito belga si ritirò, e più a nord i tedeschi il 25 bombardarono Anversa con uno Zeppelin durante le fasi preliminari dell'assedio della città che durò fino al 28 settembre e comportò incredibili devastazioni[27]. L’esercito tedesco passò oltre Anversa, ma questa rimase una spina nel fianco fino alla fine di settembre. Intanto più a sud, dopo aver superato Liegi, dal 17 al 23 agosto seguì un altro assedio, alla fortezza di Namur seconda in grandezza solo a Liegi, che cadde in mano tedesca il 24 agosto[28]. Intanto lo stesso 12 agosto le avanguardie del corpo di spedizione britannico attraversò la Manica, scortata da 19 navi da guerra, e in dieci giorni furono sbarcati 120.000 uomini, senza che una sola vita o una sola nave andassero perdute, la marina tedesca non disturbò mai le operazioni[29].

Il 20 agosto, mentre i forti di Namur subivano l'urto dell'esercito nemico, le truppe tedesche entrarono a Bruxelles. All'estremità meridionale del fronte, i francesi penetrati in Alsazia erano vicini alla città di Mulhouse, i francesi arrivarono a sedici chilometri dal Reno, ma non sarebbero mai andati oltre. Più a nord i francesi penetrati in Lorena furono sconfitti a Morhange e iniziarono a ritirarsi verso Nancy. La città, nonostante la pressione tedesca, resse l'urto grazie ai sacrifici della 2ª armata francese[30].

All'alba del 22 agosto su un'ampia fascia centrale del Belgio, due armate tedesche, una al comando di Alexander von Kluck e l'altra al comando di Karl von Bülow, erano ormai stabilmente schierate e a metà del percorso che le divideva dai porti di Ostenda e Dunkerque. A questa avanzata si opponevano tre nazioni, i belgi a Namur, i francesi a Charleroi e i britannici a Mons, arrivati nello stesso momento in cui la 1ª armata di von Kluck puntava a sud verso la frontiera francese. Quello stesso giorno inziò l'avanzata tedesca lungo tutto il fronte; la 5ª armata francese fu cacciata da Charleroi, e per gli inglesi cominciò furiosa la battaglia di Mons, il battesimo del fuoco il corpo di spedizione britannico. I britannici resistettero con tenacia, sorprendendo i tedeschi che non si aspettavano una resistenza simile[31]. I tedeschi riuscirono comunque a rompere la resistenza delle forze di John French e il 23 iniziarono ad avanzare; quello stesso giorno sia i francesi da Charleroi che i belgi da Namur cedettero alla pressione nemica e iniziarono a ripiegare. L'avanzata tedesca era irresistibile; il 30 agosto le forze anglo-francesi erano state respinte oltre il fiume Aisne e continuavano a ritirarsi verso la Marna. Il 2 settembre il governo francese si rifugiò a Bordeaux e le truppe anglo-francesi, venute a conoscenza che i tedeschi non avrebbero attaccato a sud direttamente Parigi ma a sud-ovest diretti contro i britannici[32], si attestarono sulla Marna, facendo saltare tutti i ponti[33].

Il "miracolo della Marna"[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce prima battaglia della Marna.

Il 3 settembre l’esercito tedesco giunse a 40 chilometri da Parigi[34], ma inseguendo gli anglo-francesi in ritirata, gli invasori persero l'occasione di espugnare la capitale, e si lasciarono trascinare a est di Parigi e a sud della Marna dove gli Alleati si preparavano ad ingaggiare battaglia. La battaglia della Marna iniziò il 5 settembre e i tedeschi ormai esausti e indeboliti furono sopraffatti dai contrattacchi anglo-francesi e il 13 respinti oltre l'Aisne, ritirandosi di quasi 100 chilometri dall'inizio della battaglia[35].

Le ferrovie che servivano i territori conquistati non erano all'altezza del compito di trasportare ingenti quantità di rifornimenti indispensabili all'avanzata delle armate tedesche; né potevano sollevare il soldato dalla fatica di marciare 50 o 60 km al giorno. I rifornimenti che raggiungevano i posti di smistamento ferroviario tendevano a rimanere fermi lì, e nonostante l'apertura di nuove strade, i veicoli a disposizione non riuscivano a soddisfare le esigenze di cinque armate. Dal punto di vista operativo, ogni giorno che passava portava il fronte sempre più vicino a Parigi; quest'area ospitava una fitta rete di ferrovie che dava ai francesi la possibilità di muovere le proprie truppe molto rapidamente. Durante la battaglia, la comparsa di truppe anglo-francesi in punti imprevisti costrinse lo stato maggiore tedesco ad autorizzare una ritirata generale[36]. La battaglia della Marna, durata quattro giorni, decretò la fine del piano Schlieffen e cancellò per sempre la possibilità di una rapida vittoria tedesca sul fronte occidentale, ora i contendenti cercarono di riprendere la guerra di manovra; uno spostamento a sud era sconsigliato, la neutralità della Svizzera lo proibiva, l'unico spazio disponibile era a nord.[37].

La "corsa al mare"[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci corsa al mare, prima battaglia di Ypres e battaglia dell'Yser.
Durante le fasi finale della "corsa al mare" le forze Alleate ricorsero ad allagamenti di ampi territori per impedire l'avanzata delle truppe tedesche. In questa foto, i territori allagati nei pressi di Ramskappelle.

In seguito a questo arretramento tedesco le forze contrapposte tentarono di aggirarsi reciprocamente sul fianco nella cosiddetta corsa al mare, e in breve estesero il proprio sistema trincerato dal canale della Manica alla frontiera con la Svizzera[38] La corsa al mare costituì la seconda fase decisiva della guerra ad occidente, e dopo la caduta definitiva di Anversa, i tedeschi puntarono decisi verso le coste del Belgio e della Francia. I britannici mandarono rinforzi della Royal Naval Division a Ostenda, intanto il 3 ottobre i tedeschi proseguendo la loro avanzata verso il mare del Nord, occuparono Ypres e l'11 iniziarono l'assedio di Lille[39]. Nella corsa al mare furono però gli anglo-francesi ad avvicinarsi per primi alla meta; il 14 i britannici occuparono Bailleul cacciando i tedeschi, il 15 i tedeschi occuparono il porto di Ostenda e il 18 i britannici riconquistarono Armentiéres e Ypres costringendo i tedeschi ad arretrare fino a Menin[40]. Da quel momento i due eserciti fecero continui tentativi di aggiramento che portarono il fronte fino a Nieuwpoort sul mare del Nord. Dopo due cruente battaglie, a Ypres e a Nieuwpoort dove i tedeschi tentarono di aprirsi la strada verso il mare ma che chiusero con dei successi Alletati, la guerra di manovra finì definitivamente e iniziò una guerra di trincea che avrebbe caratterizzato tutto il conflitto fino alla sua conclusione nel 1918[41].

Inizia la guerra di trincea[modifica]

Trincea francese nel settore di Gueudecourt, Somme, durante l'inverno 1916-1917.
Fotografia aerea del complesso sistema trincerato nel settore Loos-Hulluch nel luglio 1917.

I due schieramenti iniziarono quindi a rafforzare e fortificare le posizioni scavando trincee con camminamenti, rifugi e casematte. Dal mare del Nord alle Alpi, fra uno schieramento e l'altro, si estendeva la terra di nessuno, martoriata dalle granate e continuamente contesa, senza che mai, dall'una e dall'altra parte, i cecchini cessassero di sparare, l'artiglieria di bombardare e gli aerei di effettuare incursioni[42]. I soldati combattevano in trincee distanti tra loro dai 200 ai 1000 m, che si estendevano dal mare del Nord fino al confine svizzero, in un terreno completamente martoriato dalle esplosioni, pieno di cadaveri e reso un vero e proprio pantano di fango a causa delle piogge, della neve e del terreno scosso dalle granate. I combattimenti continuarono anche dopo la conclusione della battaglia di Ypres senza che nessuno dei due contendenti si avvantaggiasse, e con l'inverno la situazione peggiorò; le trincee si sommersero, a causa delle piogge torrenziali, di acqua gelida che rendevano la vita ai soldati un vero inferno in un susseguirsi di incursioni e piccoli attacchi lungo tutto il fronte[43].

Solo durante il Natale 1914 sui campi di battaglia sbocciò un sentimento di pace, e dopo cinque mesi di aspri combattimenti, alla vigilia di Natale le armi tacquero lungo tutto il fronte e i due schieramenti decisero per una tregua di tre giorni in cui seppellire i morti e festeggiare insieme il Natale in quella che passerà alla storia come la tregua di Natale; uno spiraglio di umanità che non si ripeté mai più durante tutta la guerra[44].

Il 10 marzo, come parte di una offensiva maggiore nella regione dell’Artois, l’esercito inglese attaccò a Neuve Chapelle nel tentativo di prendere il crinale di Aubers. L’assalto fu condotto da quattro divisioni lungo un fronte di tre chilometri. Preceduto da un bombardamento concentrato durato 35 minuti, l’assalto iniziale fece rapidi progressi, e il villaggio fu catturato in quattro ore. Tuttavia l’attacco rallentò per problemi logistici e di comunicazione. I tedeschi inviarono delle riserve e contrattaccarono vanificando il tentativo di cattura del crinale. Poiché i britannici avevano utilizzato un terzo delle proprie scorte totali di proiettili d’artiglieria, sir John French attribuì il fallimento alla mancanza di munizioni, nonostante il successo iniziale dell’attacco[45].

La situazione di stallo a occidente non impediva né le incursioni aeree inglesi nella terra di nessuno né i continui scambi di colpi delle artiglierie. Dopo un tentativo britannico di conquistare Aubers e il centro di comunicazione di Lille con l'offensiva di Neuve Chapelle[46], nella terza settimana dell'aprile 1915 cominciò una nuova fase, che, secondo i tedeschi, avrebbe dovuto farli uscire dalla stallo e condurli alla vittoria. Il 22 aprile per la prima volta dall'inizio della guerra entrarono in scena i gas, utilizzati il 22 aprile nel secondo attacco al saliente di Ypres, cercando disperatamente di riprendere quel conflitto di manovra che erano stati addestrati a combattere[47]. I tedeschi aprirono dalle 4000 alle 5700 bombole contenenti 168 tonnellate di cloro sul campo di battaglia, diretto contro le truppe coloniali britanniche stanziate sulla cima Pilckem[48][49]. La nube giallo-verde asfissiò i difensori della prima linea, e nelle retrovie causò il panico provocando una breccia nella linea alleata. Tuttavia tedeschi non erano preparati a un tale successo, e non avevano approntato riserve sufficienti per approfittarne. L'attacco era stato di natura sperimentale, non tattica, giacché inizialmente i tedeschi non avevano preso nemmeno in considerazione di entrare a Ypres. I tedeschi ebbero grosse difficoltà a coordinare l'avanzata dei soldati e il lancio dei gas; se il vento non era a favore, avanzare era rischioso per la possibilità che i soldati si trovassero nella stessa nube destinata al nemico[50]. Il 1° maggio i tedeschi erano sicuri di poter vincere ad occidente, dopo che con lanci di gas avevano fatto arretrare i britannici fino alle porte di Ypres, ma nonostante ripetuti bombardamenti e attacchi, i tedeschi non riuscirono a superare lo stallo neppure ricorrendo ai gas e il 25 le operazioni cessarono[51].

La guerra dei gas[modifica]

Mitraglieri britannici mentre fanno fuoco con una Mitragliatrice Vickers muniti di maschera antigas. Somme, luglio 1916.

Per uscire dallo stallo della guerra di trincea, l'esercito tedesco introdusse l'arma chimica, ossia l'impiego di gas tossici, di cui i tedeschi erano all'avanzata nelle dottrine di impiego[52]. I tedeschi furono i primi ad avvalersi di uno dei più micidiali prodotti tecnologici del conflitto, impiegando per la prima volta sul campo di battaglia del fronte occidentale il gas tossico, a Ypres nel 1915. Dopo questo attacco anche gli Alleati cominciarono a sviluppare la nuova arma senza tuttavia riuscire ad eguagliare i nemici nella tossicità degli aggressivi e nelle loto tecniche d'impiego. Fu però nel 1917 che i tedeschi perfezionarono la loro tecnica d'impiego; inizialmente l'artiglieria interveniva con salve di granate cariche di agenti starnutatori o irritanti, che rendevano difficile ai difensori di indossare la maschera antigas. Poi questi venivano investiti da una scarica di granate al fosgene, con effetti asfissianti e inabilitatori, quindi veniva sparato un terzo tipo di granate cariche di gas mostarda, raramente letale, ma che grazie alla sua persistenza nell'atmosfera consentiva rendeva difficile ai difensori il contrattacco[53].

Questa miscela fu utilizzata a Cambrai e durante le offensive della primavera del 1918; al termine del conflitto si stimò che il gas tossico aveva mietuto almeno 78.198 vittime fra gli Alleati mettendone fuori combattmento almeno 908.645, mentre gli Alleati, nonostante avessero impiegato nel corso della guerra la stessa quantità di gas dei tedeschi[54], inflissero ai tedeschi appena 12.000 perdite e 288.000 feriti, a dimostrare l'efficacia nelle tattiche d'impiego tedesche nei confronti dei nemici[55].

Le prime offensive Alleate[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Seconda battaglia dell'Artois e battaglia del crinale di Aubers.
Le rovine di Carency dopo che fu ripresa dai francesi.
Fanti britannici attraversano la terra di nessuno attraverso una nube di gas, Loos, 25 settembre 1915.

Il 9 maggio sul fronte occidentale le truppe francesi attaccarono le posizioni tedesche sul crinale di Vimy; fu il primo tentativo congiunto anglo-francese di fare breccia nelle fortificatissime trincee nemiche. Dopo un bombardamento di cinque ore i francesi uscirono dalle trincee e dopo aver percorso un migliaio di metri si trovarono davanti ai reticolati tedeschi ancora intatti; sotto il fuoco delle mitragliatrici tentarono di aprirsi un varco con le cesoie e i pochi superstiti si trovarono davanti ad un nuovo reticolato. Alla fine raggiunsero le trincee lasciate libere dai tedeschi che erano arretrati e quindi si trovarono sotto il fuoco delle loro stesse artiglierie[56]. Quello stesso giorno i britannici attaccarono per conquistare il crinale di Aubers che non erano riusciti a conquistare due mesi prima con l'offensiva di Neuve-Chapelle; dopo un insufficiente bombardamento preliminare, indiani e inglesi uscirono dalle loro trincee per essere massacrati dalle mitragliatrici tedesche rimaste intatte dopo il bombardamento. Intanto iniziarono a sbarcare sul continente le armate britanniche di volontari del generale Horatio Kitchener mentre ad Aubers le truppe di Douglas Haig venivano sterminate dalle mitragliatrici tedesche in una serie di attacchi frontali che causarono in quel primo giorno 458 morti tra gli ufficiali e 11.161 tra i soldati[57].

Il fallito fuoco di sbarramento d'artiglieria ad Aubers e l'impossibilità di lanciare altri attacchi per mancanza di munizioni suscitarono le ire di French che lamentava penuria di rifornimenti, l'offensiva cessò e dopo il fallimento dei tedeschi a Ypres, lo stallo al fronte diventò totale. Per tutto il maggio 1915 migliaia di francesi morirono nell'Artois cercando di aprirsi un varco nelle trincee tedesche; al 18 giugno il bilancio era di circa 18.000 soldati francesi morti o feriti e la battaglia venne interrotta. La guerra ad occidente era costituita ormai soltanto da incursioni nelle trincee nemiche, da bombardamenti intermittenti e da assalti occasionali[58].

Sul fronte occidentale passarono quattro mesi e mezzo tra la battaglia di Aubers e le nuove offensive Alleate, che nelle intenzioni avrebbe dovuto ridurre le difficoltà militari della Russia a oriente; quattro mesi di "tregua" in cui però non mancarono mai i bombardamenti e i tiri dei cecchini[59]. Nel settembre 1915 gli Alleati lanciarono alcune grandi offensive: i francesi nella regione della Champagne e i britannici a Loos. I francesi avevano impiegato l’estate nei preparativi per quest’azione, mentre i britannici assumevano il controllo di porzioni maggiori del fronte per liberare truppe francesi. Il bombardamento, accuratamente diretto per mezzo di fotografie aeree, iniziò il 22 settembre e l’assalto principale avvenne il 25 settembre e, almeno inizialmente, fece buoni progressi nonostante permanessero sbarramenti di filo spinato e nidi di mitragliatrici[60].

Sempre il 25 settembre i britannici diedero inizio alla loro offensiva a Loos, che aveva lo scopo di supportare l’iniziativa maggiore in atto nella Champagne. L’attacco fu preceduto da un bombardamento di quattro giorni con 250.000 granate e l'utilizzo per la prima volta degli inglesi del lancio di 5.243 cilindri di gas al cloro, che provocarono la morte immediata di 600 tedeschi. L’attacco interessò due corpi d’armata nel suo teatro principale, ed altri due che effettuarono attacchi diversivi a Ypres. I britannici ebbero gravi perdite durante l’attacco, specialmente a causa dei continui attacchi frontali che cozzavano contro il fuoco delle mitragliatrici tedesche, causando centinaia di morti tra i britannici[61] conseguendo solo limitati guadagni di terreno al costo di centinaia di vite[62].

Per i francesi l'offensiva della Champagne fu un successo, quando si concluse, Joseph Joffre annunciò che erano stati catturati 25.000 soldati nemici e 150 cannoni pesanti. Per i britannici Loos fu invece una sconfitta che provovò grande scorramento; dei quasi 10.000 attaccanti, 385 ufficiali e 7861 soldati erano stati uccisi o feriti. Il 19 dicembre il generale Sir Douglas Haig fu nominato comandante supremo delle forze britanniche in Francia sostituendo John French. Il 1915 si avviava al termine e le condizioni sul fronte occidentale diventavano sempre più atroci; per tutto il mese di novembre continuò a piovere con tale intensità che l'acqua arrivava in molte trincee fino alle ginocchia, i casi di "piede da trincea" si moltiplicavano fino a diventare un vero e proprio flagello che durante l'inverno fece più feriti che le ferite di pallottola. La "tregua" avvenuta spontaneamente nel Natale 1914 non si ripetè nel 1915, tra le file Alleate vennero diramati ordini molto severi affinché non si ripetessero i casi di "fraternizzazione" e per tutto il giorno di Natale furono sparate migliaia di granate verso le postazioni tedesche per impedire ai soldati di uscire e ripetere quanto accaduto l'anno prima[63][64].

Duelli d’artiglieria e guerra d’attrito[modifica]

Un artigliere canadese mentre scrive un "messaggio" diretto ai tedeschi su una granata da 381 mm stipata assieme a molte altre in vista dei bombardamenti quotidiani durante l'offensiva della Somme. L'utilizzo massiccio delle artiglierie fu uno dei capisaldi Alleati nelle loro offensive, in quello che i tedeschi chiamarono Materialschlacht, ossia "guerra dei materiali".

Da un punto di vista strategico, durante il 1915, le armate tedesche erano rimaste sulla difensiva in occidente. Anche se i battaglioni, i reggimenti e talora anche le divisioni, si impegnassero talora in attacchi con obiettivi limitati, in una più vasta concezione delle cose, la Germania si accontentava di tenere il terreno conquistato in Francia e Belgio mentre concentrava le proprie attenzioni ad oriente dove concentrò il grosso delle truppe. Questa strategia si sarebbe capovolta ad oriente dove le potenze centrali avrebbero mantenuto la difensiva ad oriente e cercato di far uscire la Francia dalla guerra[65].

Contrariamente ai generali anglo-francesi, che cercavano di utilizzare l'artiglieria per aprirsi un varco tra le linee nemiche e quindi riprendere le manovre a livello operativo, il capo di stato maggiore tedesco Erich von Falkenhayn[66], intendeva usare l'artiglieria come arma strategica che lo avrebbe liberato dal bisogno di condurre la guerra a livello operativo. I suoi cannoni avrebbero dovuto colpire ciò che egli riteneva il punto debole dell'alleanza anglo-francese: la riluttanza dei soldati francesi a morire per quelli che Falkenhayn e la propaganda tedesca considerava gli interessi della Gran Bretagna. Egli intendeva usare l'artiglieria per uccidere più soldati francesi possibile a spingerli a rinunciare all'alleanza con la Gran Bretagna e a cercare una pace separata[65]. Per fare ciò Falkenhayn aveva bisogno della "collaborazione" dei francesi, e doveva trovare un luogo al quale la fanteria francese non avrebbe rinunciato facilmente, una calamita che avrebbe attirato i francesi nel raggio d'azione della sua artigliera[67]. Il luogo migliore fu la fortezza di Verdun, considerata inattaccabile dai comandi francesi, che videro le fortezze intorno alla città resistere efficacemente all'assedio dell'armata del Kronprinz durante l'attacco sulla Marna di due anni prima. In quella occasione Verdun si ammantò di una veste ancor più "eroica" e importante di quello che già era[10][68].

A febbraio 1916, erano comunque allo studio due piani, quello tedesco, di logoramento, contro Verdun e quello anglo-francese atto a sfondare in estate le linee nemiche sulla Somme pianificato per distruggere le difese tedesche con una vera e propria "guerra d'attrito". I britannici avrebbero tentando di vincere la resistenza tedesca con il peso della loro industria bellica sotto forma di un incessante tiro di artiglieria seguito da un massiccio attacco di fanteria che creasse le condizioni e aprisse ampi varchi per una rapida avanzata della cavalleria e, forse, la vittoria definitiva[69][70].

Da Verdun alla Somme[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci battaglia di Verdun e battaglia della Somme.
Fanteria tedesca all'attacco della Mort-Homme. In primo piano è possibile vedere alcuni uomini impegnati nel lancio di granate, mentre sullo sfondo alcuni fanti in azione con il temuto lanciafiamme, 15 marzo 1916.
Un carro armato britannico Mark I nella versione Male durante l'offensiva della Somme, 25 settembre 1916. In questo teatro di scontro per la prima volta nella storia comparve il carro armato come arma di supporto per la fanteria.
Fanteria britannica in avanzata vicino Ginchy, durante la battaglia di Morval, Somme, 25-28 settembre 1916.

Per Falkenhayn la scelta dell'obiettivo da attaccare era tra Belfort e Verdun; la scelta cadde sulla seconda opzione, soprattutto perché l'armata che avrebbe condotto l'attacco sarebbe stata la 5ª armata comandata dal figlio del Kaiser, il Kronprinz Guglielmo, ed una sua eventuale vittoria avrebbe avuto degli utili risvolti propagandistici soprattutto nel fronte interno[71].

Il massimo sforzo dei tedeschi fu assorbito dall'artiglieria: tutto il loro piano infatti si basava su un utilizzo massiccio di quest'arma. In linea di massima, il piano strategico prevedeva l'utilizzo dei cannoni pesanti che avrebbero avuto il compito di scavare un profondo vuoto nelle linee francesi che la fanteria tedesca avrebbe poi gradualmente occupato; sarebbero poi stati distrutti anche i flussi di rifornimento francesi grazie ad un costante e violento fuoco di sbarramento verso le retrovie, così da impedire eventuali contrattacchi organizzati. Questo assembramento eccezionale fu tale che su un fronte di appena 14 km, vennero dispiegati circa 1.220 pezzi d'artiglieria, ossia uno ogni 12 metri circa[71].

Il 21 febbraio i tedeschi iniziarono l'assalto dopo un massiccio bombardamento di artiglieria durato otto ore, i comandi non si attendevano molta resistenza avanzando verso Verdun e i suoi forti[72]. Il primo giorno di battaglia non sortì per i tedeschi l'effetto sperato. I francesi resistettero stoicamente e anche se cedettero in vari punti non erano stati "spazzati via" come invece le prime ricognizioni aeree tedesche erroneamente riportarono. Neanche la comparsa dei lanciafiamme sul campo di battaglia servì per stanare i fanti francesi dalle loro posizioni[73]. Nonostante tutto Fort Douaumont che cadde il 25 febbraio, e malgrado l'iniziale impeto, l'attacco tedesco tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo si era lentamente impantanato anche per via del riassetto che Philippe Pétain[74] dette alle linee del fronte, dove vennero portati numerosi pezzi d'artiglieria e migliaia di uomini, mentre i tedeschi si trovarono a dover avanzare in un terreno fangoso e sconvolto dai loro bombardamenti, che non consentiva di far avanzare i pesanti cannoni come la loro tattica prevedeva[75].

I tedeschi rivolsero quindi i propri sforzi a nord sulla Mort-Homme, una bassa collina dietro cui i francesi avevano piazzato un efficiente apparato di artiglieria. Dopo alcuni dei più intensi combattimenti della campagna, la collina venne presa dai tedeschi alla fine di maggio. Dopo un avvicendarsi nel comando francese a Verdun, da Philippe Pétain, orientato sulla difensiva, a Robert Georges Nivelle, più portato per l’attacco, i francesi tentarono di riprendere Fort Douaumont il 22 maggio ma furono facilmente respinti. I tedeschi intanto catturarono Fort Vaux il 7 giugno e, con l’aiuto del gas fosgene, a luglio tentarono l'assalto all'ultimo caposaldo di Verdun, Fort Souville. Il 14 luglio però fu dato l'ordine di fermare qualunque offensiva tedesca a Verdun; la "limitata offensiva" di Falkenhayn era già costata quasi 250.000 uomini all'esercito tedesco, ossia il doppio degli effettivi delle nove divisioni concesse al Kronprinz nell'offensiva iniziale di febbraio. Falkenhayn fu sostituito da comandante dell'esercito il 28 agosto dal duo Paul von Hindenburg ed Erich Ludendorff, che ordinarono immediatamente la cessazione di ogni attacco, in attesa delle inevitabili controffensive francesi.

In primavera i comandanti Alleati erano preoccupati circa la capacità della Francia; a causa dell'ingente quantità di uomini fagocitati a Verdun, i francesi videro via via scemare la loro capacità di sostenere il loro ruolo sulla Somme; i piani originali dell'attacco sulla Somme vennero modificati per lasciare ai britannici l’impegno maggiore. Questo avrebbe alleviato la pressione sui francesi impegnati a Verdun[76]. Il 1º luglio, dopo una settimana di incessanti bombardamenti contro le linee tedesche, quindici divisioni britanniche e sei divisioni francesi uscirono a passo d'uomo dalle loro trincee dirette sulle linee tedesche che i generali inglesi credevano distrutte dal bombardamento preliminare e sguarnite dai tedeschi in fuga. Così non fu; i tedeschi invece, protetti dai loro Stollen al termine del bombardamento uscirono dalle loro postazioni e si trovarono davanti contro file inspiegabilmente compatte di fanti britannici, appesantiti da zaini di oltre 30 kg, che vennero letteralmente spazzati via dalle mitragliatrici nemiche[77]. Quel 1° luglio fu probabilmente il giorno più sanguinoso di tutta la prima guerra mondiale e la più grande disfatta dell'esercito britannico della storia; in quel solo giorno si contanrono circa 51.470 perdite tra le forze del generale Haig, tra i quali 21.382 tra morti e dispersi. Uno degli obiettivi del primo giorno fissati per il primo giorno da Haig, Beaumont-Hamel, cadde solo il 13 novembre, dopo cinque mesi di incessanti combattimenti[78].

Per tutto luglio e agosto i britannici conseguirono una serie di limitate avanzate, ma le armate anglo-francesi conducevano una guerra di logoramento più che di movimento; era una guerra di boschi, macchie, vallate, gole e villaggi presi e perduti, ripresi e di nuovo perduti[79]. La battaglia vide per la prima volta l’uso dei carri armati sul campo di battaglia per uscire dall'empasse del fronte sulla Somme; gli Alleati prepararono per il 15 settembre un attacco con 13 divisioni britanniche e quattro corpi d’armata francesi supportati da quarantanove carri armati. L’azione fece inizialmente grandi progressi, con un'avanzata di circa quattro chilometri, ma i carri ebbero un ruolo limitato per l’inaffidabilità meccanica: al loro esordio valse soprattutto l’effetto psicologico sulla fanteria nemica impaurita da questi mostri metallici[80].

La fase finale della battaglia ebbe luogo in ottobre e inizio novembre, nuovamente con guadagni limitati in cambio di pesanti perdite. Alla fine dei conti, la battaglia della Somme consentì una penetrazione nel fronte nemico di circa dieci chilometri, e riconsegnò cinquantuno villaggi ai legittimi proprietari. Sul piano esclusivamente strategico la battaglia fu un successo per gli Alleati, Falkenhayn fu costretto a spostare truppe da Verdun, tra luglio e agosto i tedeschi impiegarono trentacinque nuove divisioni contro i britannici sulla Somme, consentendo ai francesi guidati da Robert Nivelle di riprendere l'iniziativa sulle rive della Mosa e quindi obbligare i tedeschi a concludere l'offensiva di Verdun[81]. Da un punto di vista puramente tattico però, nonostante la sconfitta tedesca, per gli Alleati il guadagno in termini di territorio fu molto esiguo rispetto al prezzo pagato; furono circa 620.000 le perdite complessive Alleate e 450.000 quelle tra i tedeschi[82][83].

A Verdun il 3 novembre i francesi ripresero Fort Vaux, e il 18 sulla Somme le linee britanniche avanzate di circa dieci chilometri in cinque mesi, distavano ancora cinque da Bapaume, che era l'obiettivo iniziale. Il numero complessivo delle perdite in entrambi gli schieramenti raggiunse la spaventosa cifra di circa 960.459 soldati morti; questo significa che mediamente morivano ogni giorno oltre 6.600 soldati, oltre 277 l'ora, quasi 5 al minuto[84].

La guerra aerea[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Aviazione nella prima guerra mondiale.
Piloti tedeschi posano accanto ad un Albatros C.I nelle vicinanze di Reims.

Di conseguenza, dall'offensiva della Somme dell'estate del 1916, a quella tedesca del 1918, la Germania si mantenne sulla difensiva lungo il fronte occidentale. Di pari passo con la strategia terrestre, l'aviazione tedesca (Luftstreitkräfte) pose in atto tattiche di combattimento aereo anch'esse difensive, atte ad interdire al nemico lo spazio aereo dietro le proprie linee. Poiché nello spazio aereo del fronte occidentale le forze Alleate vantavano una superiorità numerica nel rapporto di 2:1, l'aviazione tedesca ovviò all'inconveniente concentrando i propri mezzi in unità di più vaste dimensioni. Nel 1916 le formazioni aeree furono riorganizzate in squadriglie di 10-12 velivoli. Lo scopo era quello di concentrare i velivoli in un particolare settore, in modo tale da conseguire la superiorità aerea locale[85]. L'esperimento si rivelò un successo e nel giugno 1917 l'aviazione creò il Primo Gruppo Caccia (Jagdgeschwader 1) formato dalla 4ª,6ª,10ª e 11ª squadriglia sotto il comando del "Barone Rosso" Manfred von Richthofen[86].

La mobilità dei gruppi caccia consentiva all'aviazione tedesca di dislocarsi e concentrarsi in corrispondenza di ogni nuova minaccia; nell'aprile 1917 fu quindi in grado di affrontare i piloti Alleati in appoggio all'offensiva di Arras; in quel mese i tedeschi abbatterono 151 velivoli contro una perdita di 66; nel marzo 1918, nell'azione di appoggio all'offensiva di Ludendorff, l'aviazione tedesca riuscì a conquistare la superiorità numerica nello spazio aereo sovrastante il fronte, concentrando in tutta segretezza 730 aeroplani da opporre ai 579 britannici[87]. Nonostante le potenze Alleate avessero prodotto 138.685 aerei di fronte ai 53.222 degli Imperi centrali, la superiorità tattica d'impiego e le migliori tecnologie fecero sì che l'aviazione tedesca rappresentò un temuto avversario fino alla conclusione del conflitto. Sin dal 1917 i tedeschi progettarono aerei destinati ad attacchi a obiettivi terrestri[88], mentregli Alleati non progettarono mai velivoli specifici per tali compiti, continuando invece a usare i caccia[89].

Nel 1918 l'aviazione imperiale tedesca aveva raggiunto forza ed efficienza tali da poter essere impiegata con successo in missioni di supporto tattico alle operazioni di terra, missioni che compì con notevole efficacia fino alla fine del conflitto; tuttavia gli Alleati furono avvantaggiati dalla maggior capacità produttiva delle loro industrie, che consentì ricambi continui e missioni offensive continue che impegnarono molto i tedeschi[90].

L’Impero britannico prende l’iniziativa[modifica]

Visione aerea della Linea Hindenburg nei pressi di Bullecourt.
Un cannone da 152 mm fa fuoco contro le linee tedesche durante l'attacco a Vimy.

Mentre la battaglia della Somme si avviava al termine, sui due fronti si tracciavano già i piani per una nuova offensiva nel 1917. A partire dal 1° febbraio 1917, il Kaiser Guglielmo II ordinò la guerra sottomarina indiscriminata per convincere la Gran Bretagna a sedersi nel tavolo delle trattative e cercare una pace, mentre sul fronte occidentale, i mesi di dicembre e gennaio assunsero l'aspetto di una lotta incessante con tre protagonisti assoluti: le granate, i cecchini e il fango. Intanto i rapporti diplomatici tra Germania e Stati Uniti d'America andavano deteriorarsi velocemente a causa delle numerose imbarcazioni neutrali e statunitensi affondate dagli U-Boot. Il 3 febbraio, mentre l'entrata in guerra degli Stati Uniti si faceva sempre più probabile, il primo contingente portoghese sbarcò in Francia e mandato direttamente in prima linea[91].

Il giorno dopo tuttavia, il Kaiser ordinò alle truppe dislocate sul fronte occidentale che si ritirassero sulla Linea Hindenburg, recentemente fortificata, riducendo la lunghezza del fronte di una quarantina di chilometri e liberando tredici divisioni che si andarono ad aggiungere a quelle di riserva. Prima di ritirarsi i tedeschi fecero terra bruciata: demolirono le case, incendiarono le fattorie, distrussero i frutteti, minarono i pochi edifici rimasti in piedi e cancellarono le strade, non si lasciarono alle spalle altro che rovine. La Germania si preparava ad affrontare la potenza statunitense; il timore di un'entrata in guerra degli Stati Uniti perseguitava l'alto comando tedesco ma ad est, i tumulti della rivoluzione e la possibile uscita dal conflitto della Russia lasciava ancora buone speranze alla Germania[92]. Il 6 aprile gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania; l'impatto delle truppe statunitensi sarebbe stato potenzialmente enorme; gli Stati Uniti avrebbero addestrato almeno un milione di uomini che sarebbero saliti a tre milioni. Ma l'operazione avrebbe richiesto molto tempo, ci sarebbe voluto almeno un'anno perché l'enorme macchina dell'arruolamento, dell'addestramento, del trasferimento al di là dell'Atlantico e del rifornimento in Francia potesse funzionare a pieno regime[92].

Le offensive di Arras e dell'Aisne[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci battaglia di Arras (1917), battaglia del crinale di Vimy e seconda battaglia dell'Aisne.

Il 9 aprile, lunedì di Pasqua, le forze anglo-canadesi sferrarono simultaneamente le offensive di Arras e del crinale di Vimy. Gli attacchi furono preceduti da cinque giorni di scontri aerei, nel corso dei quali l'aviazione britannica cercò di ripulire i cieli per poter svolgere al meglio l'opera di ricognizione. Le prime fasi della battaglia furono favorevoli agli Alleati, che sfondarono la Linea Hindenburg, anche grazie alla nuova tattica d'artiglieria, la cosiddetta "barriera di fuoco", in base alla quale, mentre l'artiglieria spostava gli obiettivi sistematicamente in avanti mentre la fanteria interveniva subito dopo il tiro, quando i difensori erano ancora frastornati dai bombardamenti[93]. Nonostante questo, la terza linea tedesca, assai meglio munita delle precedenti, resistette a tutti gli assalti; i carri armati britannici che avrebbero dovuto precedere la fanteria, rimasero sempre più indietro bloccati dalle avarie e intrappolati nel fango, mentre i cannoni trainati dai cavalli non riuscivano a superare le trincee espugnate. Nonostante l'ottimismo verso una facile vittoria, il quarto giorno di combattimenti gli attaccanti erano ormai allo stremo, i canadesi riuscirono a conquistare il crinale, ma il 15 aprile in seno alle crescenti perdite, Haig sospese l'attacco che, se misurata con il metro in uso sul fronte occidentale, poteva considerarsi vittoriosa; gli anglo-canadesi avevano infatti aperto una breccia di sei chilometri nella prima linea tedesca che ne misurava sedici[94]. Nell'inverno 1916-17, la tattica aerea tedesca venne migliorata, fu aperta una scuola per piloti da caccia a Valenciennes e vennero introdotti aerei migliori con mitragliatrici binate[95]. Il risultato furono perdite quasi disastrose per la forza aerea alleata, particolarmente per i britannici, che soffrivano per aerei antiquati, scarso addestramento e tattiche rudimentali. Durante l'attacco ad Arras, i britannici persero 316 equipaggi, contro 114 dei tedeschi, in quello che per i Royal Flying Corps fu l'"aprile di sangue"[96].

Mitraglieri britannici in azione antiearea nel settore di Arras.

Il 16 aprile i francesi con venti divisioni dispiegate su un fronte di quaranta chilometri attaccarono a loro volta i tedeschi attestati sul fiume Aisne. L'offensiva, ideata dal generale Nivelle da cui prese il nome, fu un disastro, benché per la prima volta i francesi impiegassero i carri armati. Nivelle aveva previsto un'avanzata di dieci chilometri; dovette fermarsi dopo 600 metri. Aveva previsto circa 15.000 morti, ce ne furono quasi 100.000. Dei 128 carri armati entrati in azione, 32 furono messi fuori uso il primo giorno, dei 200 aerei che avrebbero dovuto alzarsi in volo, ne furono disponibili all'inizio dell'attacco solo 131 che ebbero la peggio contro i bombardieri tedeschi. Non un solo dettaglio andò come previsto, l'attacco a forte di Nogent-L'Abbesse, uno dei forti intorno a Reims dal quale i tedeschi bombardavano sistematicamente la città, fallì miseramente e due villaggi che si trovavano nella zona dei combattimenti, Nauroy e Moronvillers, furono rasi al suolo. I combattimenti continuarono, il generale Charles Mangin aprì una breccia di sei chilometri nelle linee tedesche, ma il 20 aprile la battaglia venne interrotta, lo stesso Nivelle ammise che era impossibile sfondare le linee nemiche; i tedeschi detenevano la fondamentale supremazia aerea; il 21 aprile il barone Manfred von Richthofen celebrò la sua ottantesima vittoria[97].

Per tutto maggio i britannici continuarono gli attacchi contro le linee tedesche; in sei settimane di combattimenti i tedeschi arretrarono dai tre agli otto chilometri su un fronte lungo trentacinque, sparando oltre sei milioni di granate. A metà maggio le truppe al comando di Haig avevano compiuto un'avanzata più consistente di quando, due anni e mezzo prima, era cominciata la guerra di trincea: in poco più di un mese di combattimenti avevano conquistato un centinaio di chilometri quadrati di terreno, catturando oltre 20.000 prigionieri e 252 cannoni pesanti. Il carro armato era ormai diventato parte integrante degli attacchi della fanteria britannica. Il 14 maggio, a Magonza, anche i tedeschi sperimentarono il carro armato, due giorni prima che terminasse la battagia di Arras[98].

Il morale della Francia[modifica]

La primavera del 1917 in seno a molti eserciti iniziò a serpeggiare un forte risentimento verso la guerra, soprattutto nell'esercito francese, reduce da oltre due anni di una guerra sanguinosa, dove si moltiplicava il numero dei disertori. Il 26 maggio arrivarono sul territorio francese i primi 1308 soldati statunitensi, ma l'arrivo delle prime truppe d'oltre oceano coincise con il momento più drammatico nel settore francese; le diserzioni sempre più numerose si erano trasformate il 27 maggio in un vero e proprio ammutinamento. Ben 30.000 soldati di prima linea avevano abbandonato le trincee e gli alloggiamenti sullo Chemin des Dames, portandosi nelle retrovie. Gli ammutinamenti proseguirono, il 1° giugno a Missy-aux-Bois un reggimento di fanteria francese si impadronì della città e nominò un "governo" pacifista. Per una settimana regnò il caos in tutto il settore francese del fronte; gli ammutinati si rifiutarono di tornare a combattere. Le autorità militari agirono tempestivamente, e sotto il pugno di ferro di Pétain, cominciarono gli arresti di massa e si insediarono le corti marziali. I tribunali francesi giudicarono colpevoli di ammutinamento 23.395 soldati, di questi, più di 400 furono condannati a morte, 50 fucilati e gli altri inviati ai lavori forzati nelle colonie penali. Di conseguenza Pétain introdusse immediati miglioramenti concedendo periodi di riposo più lunghi, congedi più frequenti e rancio migliore; dopo sei settimane gli ammutinamenti erano cessati[99].

Gli ammutinamenti furono di tale portata che fecero capire all'alto comando francese che i soldati non erano più disposti a sopportare i tormenti di una nuova offensiva; in altre parole avrebbero tenuto la posizione, ma non sarebbero usciti dalle trincee. Ora tutto il peso ricadeva sulle spalle delle forze britanniche, che si sarebbero di lì a poco a sostenere il peso della ripresa dei combattimenti in Francia e nelle Fiandre[100].

Le offensive britanniche[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci battaglia di Messines e battaglia di Passchendaele.
Trincee tedesche distrutte dai bombardamenti britannici a Messines.
Il campo di battaglia il mattino dopo la prima battaglia di Passchendaele, 12 ottobre 1917.
Il villaggio di Passchendaele prima e dopo la battaglia, completamente polverizzato dai bombardamenti.
  « La forza e la resistenza del popolo tedesco sono ormai logore da indurre a ritenerne possibile il crollo entro quest'anno »
 
(Sir Douglas Haig, 5 giugno 1917[101])

Il 7 giugno i britannici lanciarono la loro seconda offensiva in due mesi lungo il crinale di Messines-Wytschaete. L'attacco fu preceduto nelle prime ore del mattina da una spaventosa esplosione, percepita fino alla città di Lille occupata dai tedeschi a venticinque chilometri di distanza[102]; le squadre di minatori britannici avevano scavato sotto le linee nemiche diciannove mine dal potenziale esplosivo di 500 tonnellate. A Messines l'effetto delle esplosioni fu devastante, si ritiene che furono uccisi all'istante oltre 10.00 tedeschi, migliaia rimasero storditi e 7354 furono presi prigionieri. Alle esplosioni seguì un massiccio bombardamento con 2266 pezzi d'artiglieria, per riprendere il terreno perso nella prima battaglia di Ypres del 1914, che tuttavia non furono sufficienti per scacciare i tedeschi; l’offensiva si arrestò per il terreno fangoso, ed entrambe le parti soffrirono perdite consistenti[103].

Ad una settimana di distanza dallo scoppio delle mine, e la ritirata dei tedeschi attestatisi poco più a est, il fronte ripiombò nello stallo, ma la volontà di continuare a combattere non venne meno nonostante gli orrori della guerra di trincea[104], nonostante il caos in Russia, nonostante gli ammutinamenti francesi[105].

Intanto l'8 giugno il generale John Pershing, comandante delle truppe statunitensi in Europa sbarcò a Liverpool con il suo stato maggiore, il 26 giugno arrivò in Francia il primo grosso contingente statunitense forte di 140.000 uomini, ma il loro arrivo non modificò la situazione nei piani di battaglia, quei soldati dovevano ancora essere addestrati e attendere quindi i rinforzi che avrebbero cominciato ad arrivare solamente tre mesi dopo[103].

Un'offensiva sul fronte occidentale fu fortemente caldeggiata da Haig, e nonostante l'impiego di truppe statunitensi fosse ancora lontano, il 31 luglio i britannici avrebbero nuovamente attaccato sul saliente di Ypres e come primo obiettivo venne prefissato il villaggio di Passchendaele. Le truppe britanniche inizialmente avanzarono con successo nonostante le ingenti perdite, e nei primi tre giorni di battaglia furono catturati oltre 5000 tedeschi per un'avanzata che variava dai due ai quattro chilometri. Nel frattempo sul fronte orientale le forze russe sconvolte dalle avvisaglie della rivoluzione, si ritiravano inesorabilmente sotto i colpi delle truppe tedesche e austro-ungariche[106].

I veterani canadesi di Vimy e di quota 70 si unirono alle provate truppe dell’ANZAC e alle forze britanniche e presero il villaggio di Passchendaele il giorno 30 nonostante la pioggia battente che aveva trasformato il terreno in una palude. L'offensiva venne ripresa con vigore il 10 agosto, ma dopo quattro giorni i violenti acquazzoni bloccarono le operazioni. Gli attacchi continuarono per tutto agosto e tutto settembre ma i tedeschi iniziarono con una serie di contrattacchi ad inizio di ottobre che consentirono ai tedeschi prendere oltre 20.000 prigionieri[107]. Haig preparò un'ennesima offensiva per il 9 ottobre che però fu nuovamente interrotta dalle pioggie, i campi si trasformarono in pantani, e il 13 Haig sospese l'attacco che avrebbe dovuto portare le proprie truppe a Passchendaele. Dopo la terza battaglia di Ypres, gli Alleati erano tuttavia più ottimisti che dopo la Somme; avevano conquistato una maggiore porzione di territorio con minori perdite[108], mentre per i tedeschi l'offensiva fu un duro colpo; perdite assai elevate e morale a terra, morti e feriti furono circa 400.000, quasi il doppio dei britannici, in quello che il generale Hermann von Kuhl definì:

  « [...] il più grande martirio della prima guerra mondiale [in cui] nessuna divisione riusciva a resistere più di una settimana in quell'inferno[109]»
   

Cambrai[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce battaglia di Cambrai.

Evidentemente le aspettative di Haig non furono corrette e i tedeschi erano ben lontani dal cedere. Il 23 ottobre sull'Aisne i francesi lanciarono un attacco circoscritto alle postazioni tedesche sullo Chemin des Dames; l'attacco venne preceduto da sei giorni di bombardamento a cui seguì l'attacco di otto divisioni e ottanta carri armati francesi che riuscirono ad avanzare per tre chilometri e mezzo facendo 10.000 prigionieri e strappando ai tedeschi un importante punto di osservazione a Laffaux. I tedeschi si ritirarono quasi senza combattere attestandosi tre chilometri e mezzo più in basso, il loro impegno in quel momento era soprattutto rivolto sul fronte italiano, dove le forze austro-tedesche stavano sfondando a Caporetto[110]. Il 26 ottobre Haig tentò ancora di sfondare a Passchendaele, il 30 i canadesi entrarono finalmente nel villaggio nonostante avessero subito gravissime perdite, ma ne furono ricacciati subito dopo. Intanto sul fronte orientale la guerra cedeva rapidamente il passo alla rivoluzione; ad inizio novembre il potenziale bellico della Russia, che fino a quel momento era stato il braccio orientale dell'Intesa, non esisteva più. Con la Russia immobilizzata, gli Alleati si prodigarono per mantenere al meglio la spinta offensiva sugli altri fronti mentre sul fronte italiano stava dilagando il panico[111].

Il 10 novembre la battaglia di Passchendaele terminò; dal 31 luglio gli Alleati erano avanzate di sette chilometri pagando il prezzo di 62.000 morti e 164.000 feriti, mentre tra le file tedesche i morti furono 83.000 e i feriti 250.000 con 26.000 prigionieri. Dal momento che le forze russe non esistevano più e gli italiani erano stati ricacciati sul Piave, il peso delle offensive passò del tutto sulle spalle anglo-francesi.

L'inaffidabilità dei cingoli fu uno dei maggiori problemi che afflissero i carri armati britannici durante l'offensiva di Cambrai.

Il 20 novembre per la prima volta nella storia militare il peso principale dell'attacco ricadde sui carri armati lanciati verso la città di Cambrai e i territori alle sue spalle. Durante la battaglia di Cambrai (la terza grande offensiva del 1917), i britannici attaccarono con 324 carri, di cui un terzo tenuto come riserva, e dodici divisioni, contro due divisioni tedesche. I carri demolirono i reticolati e nel giro di qualche ora sfondarono le linee nemiche su tutta la lunghezza del fronte[112].

Nonostante l'impeto iniziale, i carri furono fermati nei salienti di Flesquières e Mesnières dall'artiglieria tedesca a neppure metà strada da Cambrai, mettendone fuori combattimento trentanove[113] e dai guasti meccanici. Il 23 gli Alleati furono bloccati al bosco Bourlon, l'effetto sorpresa dei carri stava svanendo e le perdite iniziavano a salire, a fine novembre iniziò a cadere la prima neve e alla guerra coi carri subentrò la guerra all'arma bianca fino al 27 novembre quando i britannici furono costretti a sospendere l'attacco. Cambrai sarebbe rimasta distante e irraggiungibile, e il 30 novembre i tedeschi contrattaccarono avanzando per circa cinque chilomentri, con un'attacco congiunto di armi chimiche e aerei nel ruolo di supporto ravvicinato alle truppe di terra. La battaglia di Cambrai, che inizialmente sembrò volgere favorevolmente agli Alleati, si risolse in due settimane con un fallimento. Le potenze Alleate erano in difficoltà su tutti i fronti, la Russia iniziò i contatti per un trattato di pace e 42 divisioni tedesche furono spostate da oriente ad occidente, in Italia gli austriaci erano nei pressi di Venezia e sul fronte occidentale l'offensiva di Cambrai non mutò la situazione, vigeva ancora una situazione di stallo[114]. Il 1917 si avviava verso la conclusione e le prospettive di pace in Europa apparivano molto lontane; il cessate il fuoco sul fronte orientale non fu altro che il preludio di una sanguinosa guerra civile. A Costantinopoli nel 1917 morirono di stenti circa 10.000 persone, nell'impero Austro-Ungarico la fame provocò tumulti a Vienna e Budapest, in Germania in quello stesso anno, più di 250.000 civili morirono di fame in conseguenza del blocco britannico. I tormenti della guerra non si facevano sentire solo al fronte ma anche tra la popolazione, eppure la guerra sarebbe durata ancora per un altro anno[115].

Le offensive finali[modifica]

Soldati tedeschi su un carro A7V a Roye, nella Somme, 21 marzo 1918.
Truppe tedesche balzano fuori dalle trincee in vista di un attacco nei pressi di Montdidier, giugno 1918.

Erich Ludendorff[116], concluse che la sola opportunità di vittoria per la Germania consistesse in un attacco decisivo sul fronte occidentale in primavera, ossia prima che il potenziale americano diventasse significativo. Il 3 marzo 1918 fu firmato il trattato di Brest-Litovsk, e la Russia si ritirò dalla guerra. Questo rese disponibili 44 divisioni tedesche del fronte orientale per uno spostamento ad ovest, portando il vantaggio tedesco a 192 divisioni contro 173 alleate. Le forze tedesche erano poi addestrate alle nuove tattiche d’assalto già impiegate con successo sul fronte orientale[117]. Ludendorff decise un attacco contro le forze britanniche, considerate tatticamente inferiori ai francesi, inoltre il rapporto di forze e il territorio favorevole ad un'azione offensiva contro le forze britanniche, che inoltre, occupavano un territorio che avrebbe permesso un aggiramento ai fianchi e di tagliarne la ritirata, trasformando una vittoria tattica (lo sfondamento e l'accerchiamento) in una vittoria operativa (la distruzione delle forze britanniche. La strategia di Ludendorff si basava su una massiccia offensiva intesa a separare i francesi dai britannici, per sospingere questi ultimi in direzione dei porti sulla Manica. L’attacco avrebbe combinato le nuove tattiche delle truppe d’assalto con aerei da attacco al suolo e uno sbarramento d’artiglieria accuratamente pianificato comprendente pure l’uso di gas[118].

L'offensiva tedesca di primavera[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce offensiva di primavera.

Dal gennaio 1918 truppe statunitensi sbarcavano settimanalmente in Francia, dopo quarantadue mesi e mezzo dall'inizio della guerra la presenza delle truppe di Pershing sul campo di battaglia era un dato di fatto e il 23 febbraio per la prima volta le truppe statunitensi presero parte ad un'azione, a Chevregny insieme ai francesi, con due ufficiali e 24 soldati. E mentre le truppe tedesche dilagavano ad oriente il 21 marzo Ludendorff lanciò la sua grande offensiva che se avesse avuto successo avrebbe consentito alla Germania di vincere la guerra[119].

L'"operazione Michael"[120], fu la prima delle offensive tedesche; quasi riuscì a separare i due eserciti degli Alleati, con un’avanzata di circa 65 chilometri solo nei primi otto giorni, portando le linee del fronte verso ovest di più di 100 chilometri, con Parigi entro il raggio dell’artiglieria per la prima volta dal 1914. Le conquiste fatte dai tedeschi durante l'offensiva furono impressionanti per gli standard del fronte occidentale; 90.000 prigionieri catturati, 1300 cannoni persi, 212.000 soldati nemici morti o feriti e un'intera armata britannica (la quinta) messa fuori combattimento. Le perdite tra i tedeschi furono comunque alte 239.000 tra ufficiali e soldati; alcune divisioni furono ridotte alla metà dei loro effettivi, molte compagnie poterono contare solo 40, 50 uomini[121]. L'offensiva riuscì a sfondare il sistema difensivo inglese, ma furono necessari tre giorni invece che uno, e ciò permise ai britannici di richiamare le loro riserve e mandare così a monte ogni significativo sfruttamento. Ma la fiducia di Ludendorff non si piegò e all'operazione Michael seguirono altri tre attacchi. Il 27 maggio alle prime luci dell'alba, 4000 pezzi d'artiglieria tedesca aprirono il fuoco sul fronte dell'Aisne, cominciò così la terza battaglia dell'Aisne, il 29 i tedeschi entrarono a Soissons e il 30 maggio arrivarono sulla Marna arrivando a 60 km da Parigi. Il 3 giugno attraversarono la Marna pronte ad attaccare Chateau-Thierry difesa dalle truppe statunitensi[122]. Il 7 giugno i tedeschi attaccarono fra Montdidier e Compiègne con un bombardamento di potenza inaudita: furono sparati 750.000 proiettili all'iprite, al fosgene e alla difenilcloroarsina, per un totale di 15.000 tonnellate di gas, alle 4.30 del mattino entrò in azione la fanteria che avanzò per più di 8 chilometri facendo 8000 prigionieri[123]. L'ultima offensiva tedesca scattò il 14 luglio, ma ad inizio agosto lo slancio tedesco su tutto il fronte cessò, mentre quasi un milione di soldati americani erano giunti in Francia a dar manforte agli Alleati. Le truppe tedesche ad un soffio dalla vittoria, erano però esauste e patirono enormi perdite; smisero di avanzare, anzi, cominciarono lentamente a ritirarsi, in una lenta ritirata che terminò solo l'11 novembre 1918[124].

Il contrattacco alleato[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce offensiva dei cento giorni.

Già in luglio Ferdinand Foch diede inizio alla prevista controffensiva sulla Marna prodottasi in seguito agli attacchi tedeschi. In agosto il saliente era stato sgomberato, e grazie allo slancio e alla presenza ormai massiccia delle truppe fresche di Persching gli Alleati continuarono le controffensive. L'8 agosto partì seconda offensiva, lanciata due giorni dopo la precedente. Questo attacco interessò truppe franco-britanniche, e vide l’impiego di 600 carri e 800 aerei; ebbe successo, tanto che Ludendorff definì l’8 agosto come "il giorno nero dell’esercito tedesco" [125]. L'assalto fu il primo di quelli che Foch chiamava "attacchi di liberazione" contro la nuova linea tedesca, che proseguirono il 15 agosto con un nuovo contrattacco sulla Somme, mentre a Parigi si riuniva il neocostituito Consiglio Interalleato per gli approvvigionamenti che pianificò la continuazione della guerra almeno fino 1919[126]. Su tutto il fronte il morale dei tedeschi era a terra e gli Alleati continuavano ad avanzare cacciando i tedeschi da Compiègne, Antheuil-Portes, Lassigny e sulla Somme conquistarono Thiepval, bosco Mametz e il 27 le truppe tedesche iniziarono ad evacuare le Fiandre abbandonando i territori conquistati quattro mesi prima; Ludendorff optò per questa strategia difensiva cercando in tutti i modi di tenere la Linea Hindenburg. A fine agosto i tedeschi lasciarono l'Aisne sotto i colpi del generale Mangin, ad inizio settembre i canadesi iniziarono i primi assalti alla Hindenburg e il 3 settembre Foch diede l'ordine perentorio di attaccare senza sosta per tutta la lunghezza del fronte occidentale, non bisognava dare tregua al nemico. L'11 agosto gli statunitensi attaccarono Saint-Mihiel che venne conquistata il 13, liberando un saliente in mano nemica da ben quattro anni[127]. Il 25 settembre iniziò la battaglia della Mosa-Argonne a cui parteciparono dieci divisioni americane, le due operazioni insieme valsero la cattura di oltre 500 chilometri quadrati di territorio[128].

La Germania aveva visto il potenziale umano del proprio esercito gravemente compromesso da quattro anni di guerra e si trovava in gravi difficoltà dal punto di vista economico e sociale. Il 1° ottobre i britannici si apprestavano a superare la Hindenburg a St. Quentin e gli statunitensi a sfondare nelle Argonne; Ludendorff si recò direttamente dal Kaiser per chiedergli di avanzare immediatamente una proposta di pace, dando grossa parte della colpa alle "idee spartachiste e socialiste che avvelenavano l'esercito tedesco"[129]. Le battaglie infuriavano ancora quando il 2 ottobre la prima rivoluzione tedesca ebbe luogo. Il 4 ottobre il principe Max von Baden telegrafò a Washington per richiedere l'armistizio[130]. La Germania pur essendo nello scompiglio non era precipitata nell'anarchia né aveva deciso di arrendersi e l'8 ottobre Wilson respinse la proposta tedesca, l'11 i tedeschi iniziarono a ritirarsi su tutto il fronte senza però rinunciare a combattere[131]. L'offensiva dei cento giorni diede il colpo finale, e dopo questa serie di sconfitte le truppe tedesche iniziarono ad arrendersi in numero crescente. Quando finalmente gli Alleati ruppero il fronte tedesco, la monarchia imperiale tedesca giunse al collasso, e i due comandanti dell’esercito, Hindenburg e Ludendorff, dopo aver tentato invano di convincere il Kaiser a combattere ad oltranza, si fecero da parte[132].

La resa delle forze tedesche[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Armistizio di Compiègne.

Il 30 ottobre l'Impero Ottomano firmò l'armistizio con gli Alleati, il 3 novembre, l'Austria-Ungheria, l'impero che con tanta baldanza aveva aperto le ostilità era giunto al suo capolinea, firmò l'armistizio di Villa Giusti con l'Italia; solo sul fronte occidentale si continuava a combattere. Gli Alleati continuavano ad avanzare inesorabilmente raggiungendo il confine belga mentre il Kaiser lasciò Berlino per Spa, dove i politici stava discutendo una sua eventuale abdicazione a favore del giovane figlio, la maggioranza dei partiti politici del Reichstag era favorevole all'ipotesi; il Kaiser avrebbe dovuto sacrificarsi per far sopravvivere la dinastia. Il Kaiser di tutta risposta si indignò e con il pieno appoggio di Hindenburg, l'imperatore si rifiutò di abdicare[133]. Gli statunitensi il 6 raggiunsero i pressi di Sedan e i canadesi entrarono in Belgio, mentre Groener, tornato da Spa dopo quattro giorni passati al fronte, avvertì il Kaiser di persona che bisognava firmare l'armistizio entro il 9 novembre; la flotta tedesca si era ammutinata, la rivoluzione appariva imminente e l'autorità del governo era caduta tanto in basso che le truppe si rifiutavano di sparare sui rivoluzionari. La mattina del 7 novembre i delegati tedeschi si riunirono a Spa e furono condotti oltre le linee del fronti per la foresta di Compiègne in territorio francese. Intanto a Berlino la maggioranza socialista del parlamento chiese l'abdicazione del Kaiser, al rifiuto di questi, i deputati si dimisero in blocco e indissero uno sciopero generale in tutto il paese; il collasso del paese era vicino e neppure dopo la richiesta telefonica di von Baden fece cambiare idea all'imperatore[134]. La sera dell'8 novembre l'ammiraglio Paul von Hintze comunicò al Kaiser che la sua beneamata marina non avrebbe più obbedito ai suoi ordini, e la mattina del giorno dopo i delegati arrivarono a Compiègne. Il paese era al collasso, i rivoluzionari avevano in mano i principali snodi ferroviari e la città di Aquisgrana, molti soldati avevano abbracciato la rivoluzione, e la superiorità militare Alleata stava schiacciando i nemici. Il 10 novembre mentre i canadesi entrarono a Mons[135], il governo tedesco accettò le condizioni della resa, vennero sistemati gli ultimi particolari e alle 5.30 del mattino dell'11 novembre venne firmato l'armistizio che sarebbe entrato in vigore alle ore 11 del mattino[136]. I combattimenti continuarono per tutta la mattina dell'11 novembre fino a che le lancette degli orologi non segnarono le ore 11:

  « Ci fu un attimo di silenzio e di attesa, poi si udì uno strano mormorio, che gli osservatori in posizione molto arrertrata rispetto al fronte paragonarono al soffio di una leggera brezza. Erano gli uomini che esultavano dal Vosgi fino al mare[137] »
   

La guerra era finita, un tripudio di festeggiamenti coinvolse le capitali delle potenze vincitrici, ma in Francia Persching era irritato perché i suoi consigli di continuare a combattere finché i tedeschi non si fossero arresi sul campo non furono ascoltati:

  « Suppongo che la nostra campagna sia conclusa, ma quale enorme differenza avrebbe fatto qualche giorno ancora di guerra. [...] la mia paura è che la Germania non abbia capito di averle prese. Se ci avessero dato un'altra settimana, glielo avremmo fatto capire »
   

I tedeschi, con le truppe ancora sotto le armi, le trincee piene di uomini, le artiglierie in posizione, i soldati sul suolo francese e belga, si sentirono traditi da coloro che avevano firmato l'armistizio consegnando la vittoria agli Alleati sul tavolo dei negoziati. Quel giorno il generale Karl von Einem, comandante della 3ª armata, disse alle sue truppe:

  « Il fuoco è cessato. Non sconfitti...voi concludete la guerra in territorio nemico[138] »
   

Conseguenze[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Conferenza di pace di Parigi (1919), trattato di Versailles (1919) e conseguenze della prima guerra mondiale.
Da sinistra a destra, il primo ministro David Lloyd George il re Vittorio Emanuele Orlando, il primo ministro francese Georges Clemenceau, e il presidente statunitense Woodrow Wilson, alla conferenza di pace di Parigi, 27 maggio 1919.
Truppe francesi in parata a Coblenza.
Freikorps della Marienbrigade Erhardt durante il putsch di Kapp.

La disfatta aveva portato con sé il crollo delle istituzioni imperiali, la proclamazione della repubblica e la costituzione di un governo la cui autorità non era riconosciuta nemmeno per le strade di Berlino. Anche l'esercito cadde nello sconforto, le unità delle retrovie avevano contribuito al rovesciamento della monarchia, mentre le armate impiegate al fronte venivano condotte in patria e smobilitate[139]. Tra il 1° e il 4 dicembre le truppe britanniche, statunitensi e francesi varcarono la frontiera tedesca e varcarono il Reno occupando Colonia, Coblenza e Magonza, verso città che ignoravano tutto della guerra ed erano risentite dell'arrivo dei conquistatori che, secondo una convinzione sempre più diffusa, non avevano sconfitto la Germania sul campo, ma si erano assicurati l'armistizio per l'incapacità dei governanti tedeschi di scongiurare la rivoluzione e il repubblicanesimo[140]. Fin dai primi giorni di pace l'infamante marchio della sconfitta e la gravità della situazione economica costituirono uno stimolo per le forze della rivoluzione e del fanatismo in Germania, Austria e Ungheria.

  « Mai invero nella storia del mondo [...] un popolo ha dovuto confrontarsi con condizioni di armistizio tanto terribili e ha dovuto prendere atto della sua totale sconfitta, benchè nessuno dei suoi avversari abbia ancora messo piede sul suo suolo [...] l'uomo della strada non riesce a capire che cosa sia accaduto così all'improvviso, e si sente completamente disorientato. »
   

Queste le parole con cui Arthur Ruppin, sionista tedesco, scriveva sul suo diario il 7 dicembre 1918[141]. Intanto mentre i prigionieri di entrambi gli schieramenti tornavano nei rispettivi paesi e a Berlino Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg venivano uccisi forze paramilitari di estrema destra durante gli scontri nella capitale, il 18 gennaio si aprì la conferenza di pace di Parigi, una data che suonava offensiva ai tedeschi, poichè si trattava dello stesso giorno in cui fu solennemente proclamato l'impero quarantanove anni prima.

  « La Germania accetta la responsabilità propria e dei suoi alleati di aver provocato tutte le perdite e i danni che gli Alleati, i governi associati e le loro nazioni hanno dovuto subire a causa di una guerra che è stata loro imposta dall'aggressione della Germania e dei suoi alleati»
   

Questa fu una delle clausole del trattato. Mai una frase avrebbe avuto ripercussioni così negative - e a tempo debito violente. Proprio la clausola della "colpevolezza" per come fu percepita in Germania ed enfatizzata dai suoi politici, sarebbe divenuta il bersaglio dell'ex caporale Adolf Hitler. Nella gente del popolo nacque il mito secondo cui l’esercito non fosse stato sconfitto, ma abbandonato dal governo e tradito dai nemici interni, la Dolchstoßlegende; ciò in seguito sarebbe stato sfruttato dalla propaganda nazista per giustificare almeno in parte l’abbattimento della Repubblica di Weimar[142].

Al discorso di apertura della conferenza di Versailles, il capo della delegazione tedesca, conte Ulrich von Brockdorff-Rantzau si rifiutò di firmare la clausola dell'ammissione di colpevolezza, puntando il dito sul blocco navale ancora in vigore che stava mietendo migliaia di vittime nella popolazione. Gli Alleati risposero il blocco sarebbe continuato fino a che non fosse stato ratificato il trattato. La bozza finale del trattato fu ricevuta dalla delegazione tedesca il 7 maggio 1919, il 29 la stessa delegazione presentò un memorandum di protesta contro le proposte avanzate dagli Alleati in cui accettarono di disarmare in anticipo ma a patto che la riduzione degli armamenti fosse di dimensioni analoghe a quelle degli Alleati; accettarono di rinunciare alla sovranità in Alsazia e Lorena, ma proponevano si tenesse un plebiscito; accettarono entro certi limiti di pagare i danni di guerra ma rifiutarono di assumersene la colpa. La risposta degli Alleati fu perentoria, la guerra era un ricordo ancora troppo vivo, "non possono ora sfuggire alle conseguenze delle loro azioni" fu la risposta di Lloyd George. Il 22 giungo a Versailles i delegati acconsentirono la firma del trattato, tranne la clausola della dichiarazione di "colpevolezza"; e mentre i capi Alleati si stavano preparando a discutere questo nuovo gesto di sfida, arrivò la notizia dell'autoaffondamento della flotta tedesca a Scapa Flow. Fu immediatamente deciso non solo di rifiutare qualsiasi modifica al trattato, ma di concedere ai tedeschi solo ventiquattr'ore di tempo per sottoscriverlo[143]. Per non diventare oggetto di riprovazione generale, il governo tedesco si dimise, ma Friedrich Ebert rifiutò le dimissioni e chiese a Hindenburg se la Germania avesse potuto difendersi in caso si riaprissero le ostilità, per tutta risposta Hindenburg uscì dalla stanza, e solo quattro ore prima della scadenza il governo acconsentì la firma del trattato. Il 28 giugno venne firmato il trattato, i termini della pace dettati dalle potenze vincitrici furono umilianti e avrebbero cancellato la Germania come potenza militare ed economica. Il trattato di Versailles riportò alla Francia la provincia di confine dell’Alsazia-Lorena, importante per i giacimenti di carbone nella Ruhr, limitò severamente il numero di effettivi dell’esercito a 100.000 unità e vietò la ricostituzione di una forza aerea e navale[144] La riva occidentale del Reno sarebbe stata demilitarizzata, e il canale di Kiel aperto al traffico internazionale.

Quattro imperi erano caduti nel 1918, e con essi, i loro sovrani. Il Kaiser esiliò nei Paesi Bassi, e in Germania la violenza non diminuì. La nazione sconfitta divenne vittima di coloro che cercavano una soluzione militarista ai suoi problemi; la Repubblica di Weimar sopravvisse ai diversi attentati alla sue esistenza, Kapp a Berlino nel marzo 1920, Hitler a Monaco nel 1923. Nelle file degli anonimi sostenitori di Hitler, nel giorno del tentato putsch, fu notata l'imbarazzante presenza di un famoso eroe di guerra, il generale Ludendorff. La Repubblica riaffermò la sua autorità, come peraltro fece in tutto il decennio successivo, il governo di Weimar riusc' a far ridurre l'importo delle riparazioni di guerra e nel 1925 a Locarno fu ammessa a far parte del sistema di sicurezza europeo. Ma nel 1933 Hitler spazzò via quella stabilità che avrebbe potuto segnare il definitivo ritorno della Germania alla vita normale, senza una nuova guerra[145].

Note[modifica]

  1. ^ Australia in the First World War. Australian War Memorial. URL consultato il 28 agosto 2011.
  2. ^ (EN) Canada in the First World War. Veteran Affairs Canada, 1992. URL consultato il 28 agosto 2011.
  3. ^ (EN) Gordon Corrigan, Sepoys in the Trenches: The Indian Corps on the Western Front 1914–1915, Spellmount Ltd., 1999. ISBN 1-86227-354-5
  4. ^ (EN) New Zealand in the First World War. New Zealand's History Online. URL consultato il 28 agosto 2011.
  5. ^ TAIF: Truppe Ausiliarie Italiane in Francia. cimeetrincee.it. URL consultato il 28 agosto 2011.
  6. ^ Il Portogallo nella prima guerra mondiale. albertorosselli.it. URL consultato il 28 agosto 2011.
  7. ^ Con l'ingresso degli Stati Uniti in guerra, anche il Brasile si schierò a fianco delle forze dell'Intesa. Le principali nazioni coinvolte in guerra. lagrandeguerra.net. URL consultato il 28 agosto 2011.
  8. ^ James H McRandle, James Quirk (a cura di), The Blood Test Revisited: A New Look at German Casualty Counts in World War I, The Journal of Military History, pp. 667,701.
  9. ^ a b A. Horne, op. cit., p. 9
  10. ^ a b A. Horne, op. cit., p. 13
  11. ^ a b c A. Horne, op. cit., p. 15
  12. ^ a b A. Horne, op. cit., p. 16
  13. ^ Si pensi che venne calcolato che la percentuale di disertori durante la mobilitazione avrebbe dovuto essere intorno al 13%, ma in realtà alla vigilia del conflitto fu inferiore all'1,5%; durante il primo anno di guerra i disertori furono solo 509 - A. Horne, op. cit., p. 16
  14. ^ A. Horne, op. cit., p. 18
  15. ^ a b P. Davis, op. cit., p. 466
  16. ^ A.Horne, op. cit., p. 11
  17. ^ A. Horne, op. cit., p. 10
  18. ^ A. Horne, op. cit., p. 20
  19. ^ a b A. Horne, op. cit., p. 21
  20. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 44,45.
  21. ^ a b c d M. Gilbert, op. cit., p. 46.
  22. ^ La Gran Bretagna (come peraltro le grandi potenze europee) e Belgio erano da tempo vincolate dal trattato dei XXIV articoli che ne avrebbe garantito la neutralità e la protezione in caso di attacco. Vedi: L. Albertini, op. cit., Vol.III pp. 393-394.
  23. ^ Firmata nel 1904 allo scopo di dirimere le annose questioni per l'Egitto e il Marocco, l'"Intesa cordiale" definì tra Francia e Gran Bretagna il reciproco riconoscimento di sfere d’influenza coloniale. Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 50.
  24. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 51,52.
  25. ^ Il piano d’attacco francese d’anteguerra, "piano XVII", era inteso a catturare l’Alsazia-Lorena subito dopo lo scoppio delle ostilità. L’offensiva principale fu lanciata il 14 agosto con attacchi a Sarrebourg in Lorena e Mulhouse in Alsazia. Vedi: William R. Griffiths, The Great War, Square One Publishers, Inc., 2003. ISBN 0757001580
  26. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 55.
  27. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 64,65.
  28. ^ T. Griess, op. cit., pp. 22-24,25-26.
  29. ^ Il ministero della marina tedesco era sicuro di riuscire ad impedire ai soldati britannici di raggiungere i porti francesi e belgi, ma quando gli ammiragli dissero al capo di stato maggiore von Moltke, che avrebbero potuto fermare le truppe britanniche durante la traversata, questi si oppose osservando:
      « Non è necessario, anzi sarà tanto di guadagnato per noi se le armate occidentali riusciranno a sistemare in un sol colpo anche gli inglesi insieme ai francesi e ai belgi »
       
    Vedi:M. Gilbert, op. cit., p. 53.
  30. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 71,73.
  31. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 78,79,81.
  32. ^ Alle 23 del 1° settembre l'alto comando francese ricevette dallo spionaggio un'informazione preziosa. Un ufficiale tedesco della 1ª armata dopo aver sbagliato strada, si imbattè in una pattuglia francese che lo uccise; questi in tasca aveva una mappa con l'esatta posizione delle truppe di von Kluck e soprattutto le direttrici di avanzata, non Parigi a sud-ovest della capitale in direzione del corpo di spedizione britannico sulla Marna. Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 91.
  33. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 83,89,91.
  34. ^ Alcune pattuglie di cavalleggeri tedeschi si spinsero addirittura fino a Ecouen, a soli 13 chilometri dalla capitale. Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 93.
  35. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 93,101.
  36. ^ B. Gudmundsson, op. cit., pp. 82,83.
  37. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 83.
  38. ^ T. Griess, op. cit., pp. 31,37.
  39. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 112,114,118.
  40. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 118,119,120.
  41. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 122.
  42. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 129,130.
  43. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 147,152.
  44. ^ M. Jürgs, op. cit., pp. 7,8.
  45. ^ J. Fuller, op. cit., pp. 166,167
  46. ^ L’assalto fu condotto da quattro divisioni lungo un fronte di tre chilometri. Preceduto da un bombardamento concentrato durato 35 minuti, l’assalto iniziale fece rapidi progressi, e il villaggio fu catturato in quattro ore. Tuttavia l’attacco rallentò per problemi logistici e di comunicazione. I tedeschi inviarono delle riserve e contrattaccarono vanificando il tentativo di cattura del crinale. Poiché i britannici avevano utilizzato un terzo delle proprie scorte totali di proiettili d’artiglieria, sir John French attribuì il fallimento alla mancanza di munizioni, nonostante il successo iniziale dell’attacco. Vedi: Michael J. Lyons, World War I: A short history, Prentice Hall, 2000, p. 112. ISBN 0-13-020551-6 e J. Fuller, op. cit., pp. 166-167
  47. ^ B. Gudmundsson, op. cit., pp. 181,182.
  48. ^ J. Fuller, op. cit., pp. 172,173
  49. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 126.
  50. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 183,184.
  51. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 205,206.
  52. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 195.
  53. ^ B. Gudmundsson, op. cit., pp. 66,67.
  54. ^ 68.100 tonnellate per la Germania contro le 68.905 tonnellate per gli Alleati (britannici, francesi e americani). Vedi: B. Gudmundsson, op. cit., p. 66.
  55. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 66.
  56. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 202.
  57. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 203.
  58. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 207,208,218.
  59. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 239.
  60. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 244.
  61. ^ I tedeschi nel constatare gli effetti devastanti delle loro mitragliatrici contro le ondate di fanti britannici, soprannominarono il luogo della battaglia Das Leichenfeld von Loos ("Il campo dei morti di Loos"). Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 248.
  62. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 245.
  63. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 249,272,273.
  64. ^ La vigilia di Natale, nei pressi di Wulvergem i tedeschi innalzarono sul parapetto della prima linea un albero illuminato dalle candeline.
      « Per qualche istante le fiammelle ondeggiarono incerte nell'oscurità, finché un ufficiale inglese non ordinò di sparare a volontà e l'albero fu distrutto. »
     
    (Lyn MacDonald, The Death of Innocence, Londra, Hodder and Stoughton, 1993, p. 52.)
    .
  65. ^ a b B. Gudmundsson, op. cit., p. 149.
  66. ^ Falkenhayn sostituì von Moltke il 14 settembre 1914, a cui fu attribuita la colpa dell'insuccesso del piano Schlieffen. Vedi: P. Davis, op. cit., p. 465. Anche il tenente generale Wilhelm Groener, ufficiale di stato maggiore del dopoguerra e fervente ammiratore del piano Schlieffen, pubblicò due studi sulla campagna del 1914, indicando in von Moltke il principale responsabile del fallimento del piano, in quanto ingorò quanto stabilito dal piano stesso, ossia concentrare lo sforzo sul fianco destro, mentre lui aveva deciso di rafforzare il fianco sinistro impegnato nell'inutile battaglia in Lorena, perdendo il controllo della destra che avrebbe dovuto circondare e chiudere Parigi in una enorme sacca. Vedi: B. Gudmundsson, op. cit., p. 43
  67. ^ Tutto ciò accadde e fu applicato sanguinosamente per quasi dieci mesi, in cui la piazzaforte divenne il teatro di una immane battaglia di logoramento, che coinvolse entrambi i contendenti. Vedi: P. Davis, op. cit., p. 467
  68. ^ Per informazioni più precise vedi anche: La piazzaforte di Verdun
  69. ^ A. Horne, op. cit., pp. 284,316
  70. ^ A. Gualtieri, op. cit., p. 9
  71. ^ a b A. Horne, op. cit., p. 45
  72. ^ M. Lyons, op. cit., p. 143.
  73. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 155
  74. ^ La perdita di Fort Douaumont arrivarono velocemente anche al quartier generale francese, e come prima cosa Joffre acconsentì alla scelta del suo secondo, il generale Edouard De Castelnau, di inviare immediatamente a Verdun la 2ª armata comandata da Philippe Pétain. Vedi: A. Horne, op. cit., p. 145
  75. ^ A. Horne, op. cit., p. 145
  76. ^ A. Gualtieri, op. cit., p. 36
  77. ^ A. Gualtieri, op. cit., p. 13
  78. ^ A. Gualtieri, op. cit., p. 10
  79. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 342
  80. ^ A. Gualtieri, op. cit., p. 76
  81. ^ A. Gualtieri, op. cit., pp. 88,89
  82. ^ Secondo quanto riporta Martin Gilbert: dal 1° luglio al 1° novembre i morti britannici sulla Somme erano 95.675, quelli francesi 50.729 per un totale di 146.404 uomini. Le vittime tedesche erano invece 164.055. I prigionieri in entrambi gli schieramenti furono circa 70.000. Vedi M. Gilbert, op. cit., p.365
  83. ^ A. Gualtieri, op. cit., p. 90
  84. ^ M. Gilbert, op. cit., p.366
  85. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 59
  86. ^ Walter Musciano, Eagles of the Black Cross, New York, Ivan Obolensky, 1965, p.106.
  87. ^ B. Gudmundsson, op. cit., pp. 59,60
  88. ^ Come gli Junkers J 1, Halberstadt C1II e l'Hannover C1II; questi ultimi due impiegati a Cambrai con successo contro gli Alleati e nelle principali offensive tedesche del 1918. Vedi B. Gudmundsson, op. cit., p. 60
  89. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 60
  90. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 64
  91. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 365,374,376.
  92. ^ a b M. Gilbert, op. cit., p. 376.
  93. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 390.
  94. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 391,392.
  95. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 57.
  96. ^ C. Campbell, op. cit., p. 71
  97. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 393,394,395
  98. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 402,403
  99. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 406
  100. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 407
  101. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 409.
  102. ^ Vera Brittain ricordò che l'esplosione si senti in tutta l'Inghilterra meridionale che ricordò come
      « una strana scossa, simile ad un terremoto »
       
    . Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 410.
  103. ^ a b T. Griess, op. cit., p. 124.
  104. ^ Così era descritta da un ufficiale diciannovenne la situazione al fronte:
      « [...] la terra ulcerata, cosparsa di cadaveri gonfi e anneriti di centinaia di giovani [...] il fetore nauseabondo della carne inputridita [...] melma densa come porridge, trincee come crepe superficiali e traballanti in un porridge, un fetido porridge sotto il sole. Sciami di mosche e mosconi che si posano a grappoli sulle buche rigurgitanti escrementi. Feriti abbandonati nei crateri fra i cadaveri putrescenti: inermi sotto il sole cocente e le notti pungenti, sotto l'incessante pioggia di granate. Uomini sventrati, senza polmoni, con la faccia accecata, spappolata, le membra saltate in aria. Uomini che gridano e farfugliano. Uomini feriti che agonizzano sui reticolati, finché un getto pietoso di fuoco liquido non li accartoccia come mosche su una candela »
       
    . Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 409.
  105. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 411.
  106. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 429,430,431.
  107. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 431,442
  108. ^ Queste ammontarono a 244.897 di cui 66.000 morti circa, mentre sulla Somme le perdite furono 419.654. Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 442.
  109. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 442.
  110. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 446,447.
  111. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 446,454.
  112. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 457,458,459.
  113. ^ Sette fuorno bloccati da un unico artigliere, il sottufficiale Kruger, che azionò il suo cannone da solo finché non venne ucciso, fu l'unico soldato tedesco della Grande Guerra ad essere menzionato nei bollettini militari inglesi. Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 459.
  114. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 462,463,464.
  115. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 473,474,475.
  116. ^ Che insieme a Paul von Hindenburg era il comandante supremo dell'esercito tedesco dopo la cacciata di Falkenhayn seguente il fallimento di Verdun
  117. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 271
  118. ^ B. Gudmundsson, op. cit., pp. 272,273
  119. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 484,489,491.
  120. ^ S. Marshall, op. cit., pp. 353,357.
  121. ^ B. Gudmundsson, op. cit., pp. 284,286.
  122. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 522.
  123. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 523,534.
  124. ^ B. Gudmundsson, op. cit., p. 287
  125. ^ T. Griess, op. cit., pp. 155,156.
  126. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 545,547.
  127. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 551-544.
  128. ^ T. Griess, op. cit., pp. 159,161.
  129. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 569.
  130. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 572.
  131. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 575-578.
  132. ^ T. Griess, op. cit., p. 163.
  133. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 592.
  134. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 598,599.
  135. ^ Entrnado a Mons il tenente J.W.Muirhead vide tre cadaveri di soldati inglesi:
      « Ciascuno portava il nastrino di chi aveva combattuto a Mons nel 1914, Erano stati uccisi quella mattina da una mitragliatrice »
       
    . Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 605
  136. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 603,604.
  137. ^ J. Buchan, The King's Grace, p.203
  138. ^ Le ultime due citazioni come il testo, sono presi da: M. Gilbert, op. cit., p. 607
  139. ^ J. Corum, op. cit., p. 41.
  140. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 609,611.
  141. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 611.
  142. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 613,615.
  143. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 621,622.
  144. ^ La flotta militare fu diretta a Scapa Flow e si autoaffondò per non cadere nelle mani degli Alleati. Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 622.
  145. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 630,631.

 

Fonte :wikipedia