Conseguenze della prima guerra mondiale

 

I combattimenti della prima guerra mondiale finirono con l'entrata in vigore dell'armistizio alle ore 11:00 dell'11 novembre 1918.

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L'embargo della Germania[modifica]

A seguito della guerra, gli alleati mantennero un blocco navale contro la Germania. Si è stimato che il blocco causò la morte di circa 800.000 civili tedeschi a causa della malnutrizione, durante gli ultimi due anni di guerra. Il mantenimento dell'embargo, come venne descritto da Leckie in Delivered From Evil, avrebbe "tormentato i tedeschi...guidandoli con furia nelle armate del diavolo". Molti storici hanno argomentato che il trattamento riservato alla Germania, dopo la fine della guerra, fu una delle cause della seconda guerra mondiale, altri sostengono l'opposto. Tutti concordano che il trattamento fu o troppo duro o troppo morbido, non ci fu la giusta via di mezzo. Tra i primi critici di tale trattamento si trova il famoso economista John Maynard Keynes, membro della delegazione inglese alla Conferenza di Parigi.

Churchill fece riferimento al blocco durante un discorso del 3 marzo 1919, alla Camera dei Comuni: "Stiamo mantenendo tutti i nostri mezzi di coercizione pienamente operativi...stiamo rafforzando il blocco con vigore...la Germania è prossima alla morte per fame. Le prove di cui dispongo...mostrano...il grande pericolo del collasso dell'intera struttura sociale tedesca e della vita nazionale, sotto la pressione di fame e malnutrizione!".

Il blocco non venne sollevato fino al giugno 1919, con la firma del Trattato di Versailles.

Il Trattato di Versailles[modifica]

A seguito della Conferenza di pace di Parigi del 1919, il Trattato di Versailles firmato il 28 giugno 1919 pose ufficialmente fine alla guerra. Tra i suoi 440 articoli, il trattato richiedeva alla Germania di accettare la responsabilità della guerra e di pagare un risarcimento danni di 132 miliardi di marchi d'oro. Il trattato includeva anche una clausola per creare la Società delle Nazioni e per stabilire degli stati cuscinetto (come ad esempio la Polonia) per arginare la potenza delle nazioni più forti. Il Senato degli Stati Uniti non ratificò mai il trattato, nonostante la campagna del Presidente Wilson in suo favore. Gli Stati Uniti negoziarono una pace separata con la Germania, che venne finalizzata nell'agosto del 1921. Il trattato fu imposto alla Germania con la minaccia dell'occupazione militare e del blocco economico. Le gravose imposizioni finanziarie imposte dagli Alleati misero in ginocchio lo Stato germanico e, mettendo a dura prova la solidità dell'economia germanica, già precedentemente vessata dalla prima guerra mondiale, costituirono i prodromi delle pesanti ripercussioni della crisi del '29 sull'economia Germanica e sulla conseguente ascesa del Partito Nazionalsocialista e delle sue rivendicazioni pangermaniste.

L'epidemia Spagnola[modifica]

Un evento distinto, ma collegato, fu la grande pandemia di influenza. Un nuovo ceppo virale, che si originò negli Stati Uniti (ma è conosciuto come spagnola) venne accidentalmente portato in Europa dalle truppe americane. La malattia si diffuse rapidamente attraverso gli Stati Uniti e l'Europa, e raggiunse poi tutto il resto del Mondo. Il numero esatto di vittime è sconosciuto, ma una cifra superiore ai 20 milioni (superiore anche alle perdite belliche) non è considerata una sovrastima.

Conseguenze geopolitiche ed economiche[modifica]

Rivoluzioni[modifica]

Probabilmente il singolo evento più importante causato dalle privazioni della guerra fu la Rivoluzione Russa. Sollevazioni socialiste e comuniste si ebbero anche in molte altre nazioni europee a partire dal 1917, soprattutto in Germania e Ungheria.

Come risultato della volontà da parte bolscevica di non cedere territorio, le forze tedesche e austriache sconfissero le armate russe, e il nuovo governo comunista firmò il Trattato di Brest-Litovsk nel marzo 1918. Nel trattato, la Russia rinunciava a tutte le pretese su Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia (in particolare, sull'ex Regno del Congresso del 1815, controllato dai Russi) e Ucraina, e venne lasciato a Germania e impero austro-ungarico di "determinare il futuro stato di questi territori in accordo con la loro popolazione". Più tardi il governo di Lenin rinunciò anche al trattato di partizione della Polonia, rendendo possibile a quest'ultima di rivendicare i confini del 1772.

Situazione in Italia[modifica]

La guerra costò molto all'Italia: l'ingente spesa sostenuta dallo Stato per finanziare la guerra formò un debito saldato solo alla fine degli anni settanta. L'acquisizione del Trentino-Alto Adige, di Trieste, dell'Istria, ma non della Dalmazia, territori complessivamente solo per i tre quarti etnicamente italiani (a maggioranza non italiana stando al censimento austriaco del 1910-1911, a maggioranza italiana secondo quello italiano del 1921), fu pagata a caro prezzo. La profonda delusione per il mancato rispetto del Patto di Londra e la profonda crisi economica e politica che si sviluppò nel dopoguerra, infatti, portarono alle gravi tensioni sociali che sfoceranno prima nel biennio rosso e poi nel Fascismo.

Francia[modifica]

Per la Francia, la fine della guerra sembrò segnare idealmente la fine dello strapotere prussiano nell'area, che durava da quando prussiani e britannici sconfissero Napoleone Bonaparte nel 1814, e soprattutto dopo la sconfitta francese del 1870 nella Guerra Franco-Prussiana.

Il comandante supremo delle forze alleate, il maresciallo di campo Ferdinand Foch, aveva richiesto, per la futura protezione della Francia, che il fiume Reno dovesse fare da confine tra Francia e Germania. Basandosi sulla storia, era convinto che la Germania sarebbe di nuovo diventata una minaccia, e sapendo che i termini del Trattato di Versailles l'avevano lasciata sostanzialmente intatta, osservò con grande preveggenza che «Questa non è pace. È un armistizio di vent'anni».

Estremamente importante nella guerra fu la partecipazione di truppe coloniali francesi, provenienti dall'Indocina, dal Nord Africa e Madagascar, senza le quali la Francia sarebbe potuta cadere. Alcuni di questi soldati, tornati alle loro case, vistisi trattati ancora come cittadini di seconda classe, andarono ad ingrossare le file dei gruppi pro-indipendentisti.

Germania[modifica]

Quasi il 15% del territorio e delle acque dell'Impero tedesco, venne ceduto su insistenza alleata a diverse nazioni per lo più senza interpellarne le popolazioni (in antitesi con i principi dei quattordici punti di Wilson). La parte più consistente venne ceduta alla Polonia, che rivendicò molte aree che ne avevano fatto parte prima della partizione del 1772-1795. Alcuni di questi territori costituirono quello che viene a volte definito il "Corridoio Polacco", a causa della sua posizione tra la Prussia Orientale ed il resto della Germania, il che ne faceva la via d'accesso polacca al mare anche attraverso il porto di Danzica, che aveva ottenuto lo statuto di città libera. Il Regno Unito (con i suoi Dominions) e la Francia occuparono la quasi totalità delle ex-colonie tedesche e ottomane come "mandati della Lega delle Nazioni". Il Giappone occupò lo scalo tedesco di Tsingtao che nel 1922 fu però recuperato dalla Cina.

Nonostante le umiliazioni della pace, la Germania onorò con spirito revanscista i suoi eroi di guerra e commemorò le sue vittorie, soprattutto con la costruzione nel 1927 di un enorme monumento a Tannenberg per la vittoria contro i russi. I nazionalisti tedeschi ben presto elaborarono delle teorie su come le trame interne avessero impedito la vittoria tedesca nella Grande Guerra, la nota idea della "pugnalata alle spalle". Molti tedeschi finirono col credere che avrebbero potuto vincere se non fosse stato per il tradimento della classe politica.

Nonostante fossero stati a favore del pagamento delle riparazioni di guerra da parte della Germania, gli USA finirono con il prestarle aiuti economici per la ricostruzione economica. Tali fondi vennero in realtà utilizzati per pagare le riparazioni. Le riparazioni (saldate in parte con beni e materie prime) causarono una recessione economica di vaste proporzioni non solo in Germania, ma anche in altri mercati legati economicamente a quello tedesco e che conobbero una consistente flessione in termini sia quantitativi che di prezzi.

È bene ricordare come questo Diktat, imposto dalle potenze vincitrici, oltre a essere oltremisura gravoso per l'economia tedesca, fu talmente umiliante da alimentare quel sentimento nazionale di rivincita e riscossa che il nazismo sfruttò per salire al potere. L'irresponsabilità in questo senso dei governi vincitori (soprattutto quello francese: la sconfitta del 1870 contro i Prussiani pesava ancora) fu molto grave. Bisogna d'altro canto tener conto che questa politica da parte dei governi dell'Intesa (in particolare di quelli europei) doveva dare soddisfazione alle popolazioni dei propri Paesi, stremate da cinque anni di guerra e di martellante propaganda e assetate più di vendetta che di giustizia.

Impero austro-ungarico[modifica]

L'impero austro-ungarico cessò di esistere. Essendo un organismo plurinazionale, basava la propria forza (o debolezza) su una forma di fedeltà dinastica di stampo quasi medievale, inconciliabile con le spinte nazionali dei popoli che ne avevano fatto parte fino al 1918.[senza fonte] Dal suo smembramento nacquero nuovi Stati, come quello d'Austria (una repubblica che disconosceva la continuità con l'impero) e di Ungheria (che si diede ben presto un governo ultraconservatore guidato dall'ammiraglio Horthy, ufficialmente reggente in nome di un re che non venne mai scelto). Boemia, Moravia e Slovacchia formarono la Cecoslovacchia. La Galizia venne trasferita alla Polonia e l'attuale Trentino-Alto Adige, con Trieste e la Venezia Giulia, all'Italia. Bosnia e Erzegovina, Croazia, Slovenia, e Vojvodina vennero unite a Serbia e Montenegro per formare il Regno di Serbi Croati e Sloveni, in seguito Regno di Jugoslavia. La Transilvania divenne parte della Romania. Questi cambiamenti vennero riconosciuti come già avvenuti e in parte causati dal Trattato di Versailles.

A causa della distribuzione della popolazione e parzialmente per gli interessi delle grandi potenze, i nuovi confini non sempre seguirono una divisione etnica (come avrebbe previsto il "principio di autodeterminazione dei popoli", uno dei 14 punti di Wilson). Semplicemente era impossibile stabilire un'esatta linea di demarcazione tra popolazioni che erano vissute a contatto per secoli e perciò molti dei nuovi stati dell'Europa orientale ex-asburgica, avevano delle minoranze etniche al loro interno. Centinaia di migliaia di tedeschi continuarono a vivere nelle nuove nazioni (come nella regione dei Sudeti in Cecoslovacchia o nell'Alsazia assorbita nuovamente nello Stato francese). Un quarto dell'etnia ungherese si trovò a vivere fuori dall'Ungheria. Un'altra inosservanza di questo principio furono le annessioni al Regno d'Italia dell'attuale Alto Adige/Südtirol e di parte della Carniola abitata da Sloveni. Tali annessioni rispondevano a criteri, importanti per l'epoca, di natura geografica o strategica, anche se vennero viste da taluni come una forma di risarcimento nei confronti del giovane Stato italiano.

Gran Bretagna e Impero britannico[modifica]

Per quanto riguarda la Gran Bretagna, il finanziamento della guerra ebbe un enorme costo economico. Da principale investitore oltremare, si trovò ad essere uno dei principali debitori, con il pagamento degli interessi che formava circa il 40% di tutte le spese statali. L'inflazione raddoppiò tra il 1914 ed il 1920, mentre il valore della sterlina inglese crollò. Le riparazioni di guerra, in forma di carbone tedesco, danneggiarono la produzione locale di minerale, e la situazione peggiorò ulteriormente con lo sciopero generale del 1926.

Cambiamenti di minor rilievo si produssero fra gli Stati membri del Commonwealth. Battaglie come quelle di Gallipoli per Australia e Nuova Zelanda, e del crinale di Vimy per il Canada, stimolarono la coscienza e l'orgoglio nazionali determinando, a partire dagli anni venti del Novecento, una maggiore insofferenza nei confronti della dominazione britannica e nell'umiliante subordinazione al Regno Unito.

Impero ottomano[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Spartizione dell'Impero ottomano.

Alla fine della guerra l'Impero ottomano, come quello austro-ungarico, cessò di esistere e il proprio territorio venne in massima parte suddiviso tra le potenze vittoriose.

Francia e Regno Unito si presero gran parte del Medio Oriente, e ai britannici venne dato il Mandato di Palestina sotto l'egida della Lega delle Nazioni.

La Grecia ottenne parte dell'Anatolia, ma qualche anno più tardi la reazione turca riuscì ad espellere i Greci dal paese. Lo stato indipendente di Armenia, creato nella Turchia orientale, venne invaso dall'Armata Rossa nel 1920 ed annesso all'Unione Sovietica.

Venne creata anche un'area autonoma curda, ma i tentativi di ottenere l'indipendenza negli anni venti venne frustrata dai Turchi nell'indifferenza di tutto l'Occidente.

Russia[modifica]

Durante la Rivoluzione polacca-ungarica, e le guerre civili, molte nazioni russe si guadagnarono un'indipendenza temporanea o duratura. Tra queste troviamo Finlandia, Lituania, Lettonia, ed Estonia.

La prima si salvò dall'invasione sovietica, mentre le altre furono invase dall'URSS nel 1940.

Proclamato da tedeschi e austriaci sull'area del Regno del Congresso nel 1916, il Regno di Polonia venne rimpiazzato dalla Seconda Repubblica Polacca nel 1918. Sotto la dinamica guida del temporaneo capo di Stato Jozef Pilsudski, si riunì alle ex-province polacche di Austria e Prussia. Pilsudski voleva anche aiutare Bielorussia ed Ucraina a diventare nazioni indipendenti, ma il suo piano fallì e queste divennero due distinte Repubbliche Sovietiche.

La Romania, inizialmente formata dall'unione di Valacchia e Moldavia recuperò la parte orientale della Moldavia dalla Russia.

Gli stati di Armenia, Georgia e Azerbaijan vennero creati nella regione del Caucaso. Nel 1922 tutte queste nazioni vennero invase e dichiarate Repubbliche Sovietiche. Eventi simili si verificarono in Asia centrale.

Stati Uniti[modifica]

Gli Stati Uniti furono i veri vincitori della guerra: il numero delle vittime fu decisamente esiguo rispetto a quelli delle altre potenze dell'Intesa (ancor più se calcolati in ragione della popolazione), e il ruolo decisivo giocato dagli americani, specie in campo economico-finanziario, fu comunque fondamentale per l'esito della guerra favorevole a queste ultime. Ciò portò a una sorta di "dipendenza" economica nei confronti degli Stati Uniti da parte di un'Europa allo sfascio, che, nel rivendicare porzioni di territorio, aveva dato via a una guerra di proporzioni devastanti, che la aveva portata a perdere un'intera generazione di uomini e il predominio mondiale di cui godeva da secoli.

Gli ideali promessi dal Presidente Woodrow Wilson non vennero raggiunti appieno, in generale si tentò di realizzare il principio dell'autodeterminazione dei popoli, ma non sempre fu possibile; inoltre nei confronti delle potenze vincitrici questo principio fu più flessibile. Il popolo americano scelse l'isolazionismo, uscendo dalla Società delle Nazioni. Godette per diversi anni di una prosperità relativa, fino al crollo della borsa del 1929.

Economia mondiale[modifica]

Le pressioni sull'economia mondiale causate dalle riparazioni tedesche, la presenza in Occidente di un apparato produttivo sviluppatosi in funzione della guerra e in attesa di riconversione e, non ultime, alcune nefaste e incontrollabili tendenze speculative prodotte dal capitalismo americano, furono le cause principali della Grande depressione del 1929.

Trauma sociale[modifica]

Le esperienze della guerra portarono a una sorta di trauma collettivo in tutte le nazioni partecipanti. L'ottimismo del 1900 svanì quasi completamente e gli ex-combattenti iniziarono a esser conosciuti come la Generazione Perduta poiché non si ripresero mai completamente da quell'esperienza. Il fenomeno fu particolarmente acuto in Francia, dove un largo numero di giovani erano stati uccisi o feriti durante il conflitto. Negli anni seguenti molte nazioni (fra cui anche l'Italia) vollero celebrare il proprio dolore per i tanti propri figli persi e migliaia di memoriali vennero eretti in molti centri grandi e piccoli d'Europa.

Resti delle munizioni[modifica]

Lungo le aree dove erano situate le trincee e le linee di combattimento, come nella regione della Champagne, o nell'Italia nord-orientale erano rimasti un gran numero di proiettili inesplosi (e altre munizioni) che hanno continuato a costituire un pericolo e a provocare ferite e occasionali uccisioni fino al XXI secolo. Alcuni esemplari vengono rinvenuti ancora oggi, ad esempio dagli agricoltori che arano i loro campi. Talune munizioni contengono inoltre composti chimici tossici come l'iprite. La ripulitura dei principali campi di battaglia è un compito che non può considerarsi ancora concluso. Squadre apposite rimuovono, disinnescano o distruggono centinaia di tonnellate di munizioni ogni anno in Belgio e in Francia.
Il graduale scioglimento dei ghiacciai sull'arco alpino orientale, teatro degli scontri italoaustriaci, sta riportando alla luce altrettanto munizionamento inesploso. La pericolosità di tale fenomeno è accentuata dal fatto che oggi queste zone sono meta di notevoli flussi turistici, con il rischio di possibili ferimenti, anche mortali.

Memoriali e tombe[modifica]

Memoriali[modifica]

Molte nazioni partecipanti hanno edificato nelle proprie città memoriali di guerra dedicati ai cittadini che persero la vita durante il conflitto. Quelli di importanza nazionale comprendono:

Tombe del Milite ignoto[modifica]

 

Fonte:wikipedia