MILIZIA VOLONTARIA DI SICUREZZA NAZIONALE

La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) fu un corpo di polizia civile, ad ordinamento militare, dell'Italia fascista. Per via del colore della camicia, parte integrante della divisa di questo corpo, i suoi membri e la Milizia stessa erano noti anche con il nome Camicie nere (nome comune con il quale la Milizia è spesso indicata anche nella storiografia non italiana).

La sua fondazione risale ad una deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo del gennaio 1923. Inizialmente pensato come milizia ad uso esclusivo del Partito Nazionale Fascista (PNF) (rispondeva solo al Presidente del Consiglio ed a lui solo era dovuto il giuramento, in contrasto con l'obbligo di giuramento al sovrano), nel tempo con la «costituzionalizzazione» del fascismo e con un evidente contrasto con l'esercito del Regno d'Italia, perse la sua esclusività nei compiti e finì col mescolarsi quasi del tutto con l'esercito, eccezion fatta per qualche compito puramente formale.

Indice

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Origini e costituzione[modifica]

La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale nasceva dall'esigenza del Partito Nazionale Fascista, appena giunto al potere, di irregimentare le squadre d'azione in una vera e propria milizia riconosciuta dallo Stato. A fronte di ciò, Benito Mussolini incaricava una commissione di studio, composta da Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi, Aldo Finzi, Italo Balbo ed Attilio Teruzzi, di studiare il problema.

La commissione realizzava un progetto sulla formazione ed organizzazione di un corpo di volontari, inquadrato nell'esercito nazionale mediante regolare reclutamento, in una fascia di età compresa tra 17 e 50 anni analogamente ad altri Stati che godevano di guardie nazionali. Il progetto era approvato con una deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo il 12 gennaio 1923, previa approvazione del Consiglio dei ministri, il 28 dicembre 1922; diveniva legge con il Regio Decreto n. 31 del 14 gennaio 1923. La Milizia riceveva così il suo crisma di legalità e veniva alla luce in data 1º febbraio 1923, quale «Guardia armata della rivoluzione», «al servizio di Dio e della Patria».

Camicie Nere dell'MVSN

La MVSN era sottoposta alla Presidenza del Consiglio dei ministri e, per legge, concorreva a mantenere sul territorio italiano l'ordine pubblico ed a difendere gli interessi nazionali. In caso di mobilitazione, il Regio Decreto n. 31/1923 ne prevedeva l'assorbimento da parte del Regio Esercito e della Regia Marina.

Il Regio Decreto n. 1292 del 4 agosto 1924 faceva assurgere la MVSN a forza armata dello Stato, con dipendenza dal Ministero della Guerra, dal Regio Esercito e dalla Regia Marina (per la Specialità Artiglieria Marittima) in merito ai reparti d'istruzione ed all'impiego bellico. Il citato decreto sanciva all'art. 1 che «La MVSN fa parte delle Forze Armate dello Stato. I suoi componenti prestano giuramento di fedeltà al Re e sono soggetti alle stesse disposizioni disciplinari e penali di quelli appartenenti al Regio Esercito». Con riferimento a quest'ultimo inciso, taluni appartenenti al PNF definivano il provvedimento normativo come «l'evirazione della Milizia».

Tessera M.V.S.N.

L'organizzazione della Milizia si articolava su un Comando generale (il comandante generale era Mussolini, con il grado di Primo Caporale d'Onore; alle sue dipendenze il Capo di Stato Maggiore, preposto a reggere il Comando generale), il quale era sovraordinato a delle Zone Camicie Nere, suddivise in gruppi e quindi in legioni di romana memoria. Ogni legione si componeva di tre coorti, a loro volta formate da tre centurie; ogni centuria era formata da tre manipoli ed ogni manipolo da tre squadre. Dopo alcune modifiche sostanziali all'ordinamento, susseguitesi tra 1929 ed il 1935, nel 1939 si tornava alla struttura di partenza.

Per quanto concerne gli ufficiali, vi erano quelli in servizio permanente effettivo, quelli inclusi nei cosiddetti quadri (non abitualmente in servizio, ma richiamabili) e quelli compresi nella riserva. Il sistema prevedeva la possibilità per gli ufficiali generali e superiori, nonché per i centurioni, di transitare a domanda, dalle altre Forze Armate alla Milizia. Il Comando generale, delegato per legge, provvedeva alla nomina degli ufficiali.

Reparti della MVSN in piazza Siena a Roma passati in rivista dal Duce in occasione del decennale della Marcia su Roma 1933

Il servizio svolto dai miliziani della MVSN fino al grado di caposquadra (che corrisponde grosso modo a quello di sergente) non era di carattere continuativo, ma si basava su delle chiamate periodiche, in genere in vista di particolari eventi o per ragioni addestrative. La mobilitazione generale era di esclusiva competenza di Mussolini. Con l'arruolamento, diveniva obbligatoria l'iscrizione al Partito Nazionale Fascista e l'adozione del saluto romano. I militari erano responsabili della custodia dell'uniforme, del tutto identica a quella del Regio Esercito, eccetto che per il fez, la camicia nera, le fiamme nere sul bavero ed i fasci littori al posto delle stellette. L'armamento in dotazione, custodito presso le armerie delle caserme della MVSN, era distribuito ai miliziani al momento della chiamata e riconsegnato al termine della stessa. L'organizzazione di tale corpo, oltre ad avere una propria progressione di carriera (succedeva ad esempio che il gerarca Achille Starace fosse contemporaneamente generale della Milizia e colonnello del Regio Esercito), non poteva prescindere da una propria struttura amministrativa e sanitaria; idem per quanto concerne i cappellani militari.

Le specialità della Milizia ordinaria[modifica]

In seno alla Milizia ordinaria erano altresì presenti

Organizzazioni giovanili della Milizia[modifica]

Le Milizie speciali[modifica]

A fianco della Milizia strictu sensu erano presenti le seguenti Milizie speciali:

Corrispondenza tra i gradi[modifica]

Bandiera di rappresentanza per il Comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale

Ufficiali[modifica]

Regio Esercito MVSN Distintivo
nessun grado equivalente caporale d'onore  
generale d'armata comandante generale MVSN-Comandante generale.jpg
generale di corpo d'armata luogotenente generale capo manipolo MVSN-Luogotenente generale capo di manipolo.jpg
generale di divisione luogotenente generale MVSN-Luogotenente generale.jpg
generale di brigata console generale MVSN-Console generale.jpg
colonnello console Fascist Rank Consul 2.jpg
tenente colonnello primo seniore Fascist Rank First Senior 2.jpg
maggiore seniore Fascist Rank Senior 2.jpg
capitano centurione Fascist Rank Centurion 2.jpg
tenente capo manipolo Fascist Rank First Chief Maniple 2.jpg
sottotenente sotto capo manipolo Fascist Rank Second Chief Maniple 2.jpg

Sottufficiali e truppa[modifica]

Regio Esercito MVSN
Maresciallo maggiore Primo aiutante
Maresciallo capo Aiutante capo
Maresciallo ordinario Aiutante
Sergente maggiore Primo capo squadra
Sergente Capo squadra
Caporale maggiore Vice capo squadra
Caporale Camicia nera scelta
Appuntato Camicia nera
Soldato Legionario

Reparto Stampa della Milizia[modifica]

Anche la Milizia era dotata di un Ufficio Centrale Stampa e Propaganda con sede presso il Comando generale della Milizia. Del comando di questo ufficio fu incaricato il Luogotenente generale Auro d'Alba che la strutturò in quattro sezioni:

  • Ufficio Stampa Interna ed estera;
  • Ufficio Propaganda;
  • Ufficio Storico;
  • Gabinetto cine-fotografico.

L'Ufficio Stampa provvedeva alla regolare pubblicazione del quindicinale Foglio d'Ordini che funzionava da notiziario divulgativo sull'attività della Milizia e del periodico settimanale Milizia Fascista. Vennero create anche delle Biblioteche di Legioni che erano sotto il diretto controllo dell'Ufficio Stampa e Propaganda. L'Ufficio Storico provvide alla compilazione degli Albi d'Oro dei Caduti e dei Decorati, con 367 nominativi il primo volume e con 333 nominativi il secondo volume. Il Gabinetto cine-fotografico comprendeva una biblioteca, una emeroteca e una fototeca.

L'impiego bellico[modifica]

Il primo scenario operativo della Milizia può essere considerato quello libico, nel settembre del 1923. Qui tre legioni prendevano parte agli scontri di Beni Ulid, El Regima, El Zuetina e Got el Sass. Il buon rendimento profuso dai reparti convinceva il governo a costituire due legioni stanziali sulla cosiddetta quarta sponda: una a Tripoli e l'altra a Bengasi.

Dopo aver giurato fedeltà a Vittorio Emanuele III, il 28 ottobre 1924, la Milizia si occupava prevalentemente della formazione militare delle giovani schiere e partecipava ad alcune operazioni di soccorso a favore di popolazioni colpite da calamità naturali (Valtellina, 1926). Nel 1928 lo Stato Maggiore dava impulso al processo di inquadramento della M.V.S.N. nelle grandi unità del Regio Esercito, mentre nel 1934 si rafforzava l'integrazione col predetto attraverso delle esercitazioni congiunte.

Una Legione dell'MVSN schierata in Africa Orientale

Campagna d'Etiopia 1935-1936[modifica]

Il battesimo del fuoco giungeva nel 1935, durante la guerra d'Etiopia, dove la Milizia arrivava a dislocare sette divisioni e due gruppi di battaglioni, più alcuni reparti minori. La chiamata alle armi in occasione delle operazioni nel Corno d'Africa, iniziate il 3 ottobre del 1935, coinvolgeva circa 5.611 ufficiali e 162.390 camicie nere (secondo altre fonti circa 3.751 ufficiali e 112.000 militi). La campagna militare si concludeva sette mesi dopo con l'entrata ad Addis Abeba delle truppe italiane e con circa 1.290 caduti per la Milizia. Parte dei militi che avevano partecipato al conflitto rientravano quindi in Italia, altri invece rimanevano in loco con compiti di polizia coloniale.

Campagna di Spagna 1936-1939[modifica]

Nel 1936 con l'inizio della guerra civile spagnola, si costituiva il Corpo truppe volontarie italiane, inviato in appoggio alle forze del generale Francisco Franco. Di tale contingente, circa 20.000 unità erano militi inquadrati su tre divisioni, che nel 1937 saranno ridotte a due divisioni e successivamente ad una, a cui se ne affiancherà un'altra fornita dal Regio Esercito. Nel 1938 anche l'ultima divisione della Milizia veniva smobilitata; permanevano invece sul territorio spagnolo alcune unità minori di camicie nere. I volontari della Milizia furono protagonisti nella conquista di Malaga e Bilbao ed ancora nelle battaglie dell'Ebro e di Santander, nonché a Guadalajara, Tortosa e Levante, per poi entrare a Madrid assieme ai nazionalisti di Franco. La guerra civile spagnola si concludeva il 26 gennaio 1939; la Milizia annoverava tra i suoi caduti circa 3.298 persone.

Spedizione in Albania (1939)[modifica]

Nel 1939 sei battaglioni della Milizia partecipavano all'Occupazione italiana del Regno di Albania. Nello stesso anno era costituita l'omologa milizia albanese, retta da ufficiali italiani ed albanesi, che in seguito sarà impiegata sul fronte greco. Su tale scenario, nel 1941, saranno inoltre costituiti alcuni battaglioni d'elite di assaltatori, i così detti Battaglioni M, contraddistinti dalle "M" rosse applicate alle fiamme nere della giubba (nel corso della guerra si avranno in totale 22 Battaglioni M, più 4 da sbarco). Il fronte balcanico assorbirà lo sforzo di circa 144 battaglioni tra il 1941 ed il 1943.

La MSVN nella seconda guerra mondiale, periodo 1940-1943[modifica]

All'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940, venivano mobilitati circa 220 battaglioni (seguiti poi da altri 81 battaglioni costieri, 51 territoriali e 29 compagnie costiere) della MVSN, nelle varie specialità, ed impiegati su tutti i fronti. Di tale novero, circa 85.000 uomini erano in forza alla Milizia Artiglieria Contro Aerei, inquadrati in 22 legioni. La Milizia Artiglieria Marittima, subordinata alla Regia Marina, si articolava invece su 10 legioni; gli organici erano di eterogenea provenienza: in genere ufficiali artiglieri in congedo ed individui esenti dagli obblighi militari.

Grecia[modifica]

Dall'ottobre 1940 alla fine della campagna di Grecia nell'aprile del 1941, la M.V.S.N. impiegò in combattimento ben 56 battaglioni. Le perdite subite furono ingentissime se si considera che ben 27 battaglioni andarono persi e fra questi 7 vennero sciolti perché ridotti agli estremi. Alla fine della tremenda campagna i battaglioni che maggiormente si erano distinti vennero trasformati in battaglioni "M" che da allora costituirono il fior fiore dei reparti combattenti della M.V.S.N. Loro distintivo di onore erano due "M" rosse traversate da fascetti dorati. La "M" era notoriamente la caratteristica sigla di Mussolini. Nel loro inno essi si definiscono "battaglioni della morte creati per la vita" I primi battaglioni a trasformarsi in "M" furono i battaglioni del raggruppamento del generale Galbiati e i 2 della Legione Leonessa che inquadrava militi provenienti dalle zone del bresciano.

Nordafrica[modifica]

In Nordafrica, le tre divisioni presenti subivano nel dicembre 1940 l'offensiva delle forze inglesi, che giungevano ad occupare la Cirenaica. Quest'ultima sarà ripresa dalle Forze dell'Asse nel giugno del 1941 e quindi ripersa sul finire dello stesso anno. Le forze della Milizia schierate sullo scenario nordafricano seguiranno la sorte delle truppe italiane e tedesche presenti in loco. In seguito non saranno più formate altre divisioni della Milizia, ma si avrà l'assegnazione di una legione per ogni divisione del Regio Esercito.

Africa Orientale Italiana[modifica]

In Africa Orientale le forze della MVSN (circa trenta battaglioni) presero parte alle operazioni nella Somalia britannica, alla battaglia di Cheren (Battaglia di Gondar nel novembre del 1941) ed in veste di bande armate nel Galla Sidama Alla data del 10 giugno del 1940 giorno della dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna, alla difesa dell Africa Orientale Italiana erano preposti 255.950 uomini così ripartiti: 181.895 Truppe Coloniali, 47.412 uomini appartenenti al Regio Esercito e 26.643 appartenevano alla M.V.S.N.

Fronte orientale[modifica]

Circa 12 battaglioni di militi parteciparono ai combattimenti sul fronte russo all'interno del CSIR prima e dell'ARMIR dopo. Le offensive sovietiche condotte sul fronte orientale nel corso del 1942 vedevano la distruzione di gran parte di questo contingente (rimanevano sul campo circa il 90% dei comandanti di battaglione, il 70% degli ufficiali ed il 55% dei militi).

Nel maggio del 1943 nasceva la Divisione Corazzata Camicie Nere M, composta da circa 5.700 uomini, veterani del fronte greco e russo, nonché da volontari. Il sostegno logistico dell'unità era fornito dai tedeschi, ossia 36 mezzi corazzati (carri armati Panzer IV modello 'G' e Panzer III modello 'N' e cannoni d'assalto StuG III, cannoni Flak 36 da 88 mm). La divisione comunque venne disarmata dai tedeschi al momento della caduta del fascismo e i suoi equipaggiamenti re-incorporati nella Wehrmacht.

Nello stesso anno, alcuni battaglioni d'assalto e costieri della M.V.S.N. partecipavano alla difesa delle coste siciliane dallo sbarco alleato.

La caduta del Fascismo[modifica]

Uomini del Battaglione "Emme" della M.V.S.N.

Alla caduta del regime fascista, il 25 luglio 1943, nonostante qualche reazione isolata da parte di singoli plotoni, la maggioranza dei reparti della M.V.S.N. rimaneva in attesa di ordini da parte del Comando generale. Lo stesso Battaglione M di Como, in marcia su Roma, veniva fermato poco lontano dalla capitale in seguito ad un ordine impartito dal capo di S.M. della Milizia, generale Galbiati. La stessa Divisione M riceveva l'ordine tra il 25 ed il 26 luglio 1943 di continuare l'attività di addestramento. Tale reparto si era peraltro messo in contatto con il comando della 3. Divisione Panzergrenadier, onde coordinare un'eventuale reazione armata, ma la cosa era rimasta lettera morta. Di lì a poco il generale Galbiati usciva di scena, lasciando l'incarico di Capo di S.M. al generale del Regio Esercito Conticelli. Il generale Pietro Badoglio dava quindi l'ordine alla Milizia di rimuovere i fasci dal bavero della giubba e di sostituirli con le stellette. Veniva nominato quale comandante generale il generale Armellini, che prendeva il posto di Benito Mussolini. La stessa sorte subivano tutti i comandanti delle Milizie speciali, rimpiazzati con alti ufficiali del Regio Esercito o dell'Arma dei Carabinieri.

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Con l'armistizio di Badoglio, l'8 settembre 1943, la Milizia si dissolse nel contesto dello sbandamento generale delle Forze Armate italiane. I reparti schierati a nord della penisola, in Francia e nei Balcani aderirono in gran parte alla neonata Repubblica Sociale Italiana, mentre i battaglioni sbarcati in Corsica in parte collaborarono con i nazisti ed i tedeschi, combattendo contro gli altri reparti dell'Esercito italiano, in parte si unirono a quest'ultimo. I reparti della MVSN passati alla RSI furono assorbiti dalla Guardia Nazionale Repubblicana e dall'esercito della RSI. Il 6 dicembre 1943 il generale Badoglio stabiliva lo scioglimento definitivo della Milizia con il Regio Decreto n. 16 B, tramutandone i resti in reggimenti ordinari di fanteria. Alla fine della seconda guerra mondiale, la MVSN annoverava più di 14.000 caduti. Vantava nel proprio medagliere: 20 Ordini militari di Savoia, 90 Medaglie d'oro, 1.232 d'argento e 2.421 di bronzo.

 

Fonte: Wikipedia