LO SQUADRISMO

Squadrismo è il termine con cui si indica un fenomeno caratteristico del fascismo italiano, consistente nella militanza all'interno di squadre d'azione fasciste fra il 1919 e il 1924.

Indice

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Storia[modifica]

Premessa[modifica]

Manifestazione di protesta organizzata dall'"Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra".

Nel 1917, già prima del termine della Grande Guerra, il governo italiano creò l'Opera Nazionale Combattenti con l'intento di aiutare i reduci che tornavano dal fronte, disoccupati e senza prospettive di lavoro, ad acquistare terra da coltivare. Il tentativo però fallì e gli interventisti, insieme ai reduci che cominciavano ad affluire sul territorio nazionale, si organizzarono in maniera più o meno spontanea[1] per reagire alle iniziative dei socialisti, su posizioni neutraliste nei confronti della guerra e perciò ritenuti "disfattisti".[2]

Con la smobilitazione seguita alla guerra il numero dei reduci aumentò in maniera esorbitante, dando luogo ad una fascia sociale estranea da quelle classiche (padronato, classe media e proletariato), e legata agli ideali nazionalisti ed irredentisti per i quali era andata al fronte, sostanzialmente incapace di rientrare nei ranghi della società borghese.

Le prime formazioni[modifica]

Arditi, pugnale alla mano.
La prima sede dei Fasci Italiani di Combattimento e del Popolo d'Italia, detto "Il Covo", qui l'ufficio di Mussolini

Questi primi reduci andarono a formare, insieme ai futuristi ed al Fascio di Difesa Nazionale, squadre organizzate che si attivarono in modo fattivo per combattere contro i socialisti, che in quel momento si trovavano in forte ascesa.[3] In particolare si trattava di soldati lasciati allo sbando senza lavoro ed appartenenti alle unità di èlite (come gli Arditi), cui lo Stato non concedeva alcun riconoscimento per il ruolo ricoperto in guerra al momento del ritorno alla vita civile.

Furono soprattutto Arditi ed ufficiali e sottufficiali dell'esercito, per loro natura, a divenire i più forti sostenitori di ciò che andavano sostenendo Mussolini e D'Annunzio, trovando in questi due capi naturali il riferimento ideale per incanalare la loro ansia di lotta in una direzione politica precisa e, per loro, appagante.

Le azioni squadriste - di norma caratterizzate da azioni di violenza contro persone e cose (ma talvolta anche da caratteri di mera goliardia)[4][5] - e, soprattutto, dimostrative - avevano lo scopo dichiarato di impedire la realizzazione in Italia di una rivoluzione di ispirazione bolscevica: inizialmente infatti queste aggressioni furono una risposta alle violente azioni e al clima di agitazione politica socialista e anarchica che culminò con il biennio rosso (1919-1920).

Al riguardo lo stesso Alcide De Gasperi commentò le azioni squadriste dicendo:

  « Noi non condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono delle azioni in cui la violenza, anche se assume l'apparenza di aggressione, è in realtà una violenza difensiva, cioè legittima. »
 

e Gaetano Salvemini alcuni anni dopo disse:

  « Gli stessi atti di violenza che i fascisti commisero durante i primi mesi della loro controffensiva possono essere riguardati con una certa indulgenza. Dato che polizia e magistratura erano incapaci di difendere i cittadini dallo strapotere capriccioso e tracotante delle organizzazioni sindacali, questi stessi cittadini potevano ben cercare di difendersi per mezzo di metodi illegali. »
 

La nascita dei Fasci italiani di combattimento[modifica]

Mussolini ad una manifestazione interventista nel 1914.

Il 23 marzo 1919 Mussolini fondò a Milano i Fasci italiani di combattimento, nei quali andarono a confluire in breve tempo la maggioranza delle squadre formatesi autonomamente sul territorio nazionale. Ciononostante, a causa del basso numero di adesioni, almeno per tutto il 1919 l'iscrizione coincideva spesso con l'attività di squadrista.[8] Solo nella Venezia Giulia, che sarebbe stata di lì a poco assegnata all'Italia con il Trattato di Saint Germain e che quindi viveva un periodo di forte esaltazione nazionalistica, l'adesione ai Fasci italiani di combattimento assunse subito caratteri di massa, mentre nel resto del territorio nazionale l'espansione dello squadrismo fu limitata alle sole città del nord Italia. Ciò fu dovuto principalmente alla vicinanza della Venezia Giulia stessa al confine orientale che, sottoposto a rivendicazioni territoriali e politiche (irredentismo), convogliò sui Fasci di combattimento le simpatie dei nazionalisti. A questi si aggiunsero inoltre numerosi legionari dannunziani reduci dell'Impresa di Fiume, che ne costituirono il nerbo iniziale.

Le due anime dello squadrismo[modifica]

Manifestazione delle squadre d'azione a Roma.
Squadra d'azione "Disperata" di Firenze

Lo squadrismo, fin dai primi anni, fu diviso in due tronconi fondamentali:

  • quello urbano: di stampo milanese, mussoliniano, intellettuale, sindacalista e futurista;
  • quello rurale: provinciale, 'duro' ed egemonizzato dai ras.[9]

Grazie a questa commistione di forze diverse tra loro, ma accomunate da un unico filo conduttore, fermentò una caratteristica nuova per la politica italiana (solitamente divisa tra diverse forze partitiche): una fusione di pulsioni innovative, progressiste e rivoluzionarie (futuristi e sindacalisti rivoluzionari e nazionali) con un radicato sentimento nazionale, estremizzato dalle trincee della Grande Guerra e capace di rinnovamento politico e sociale.[10]

È questo il momento in cui Marinetti cominciò a vagheggiare un cartello di nazionalrivoluzionari che comprendesse anche gli anarchici, considerati alfieri di "un'azione distruttiva".[11]

In questa situazione che, con volontà forse non lucida ma reale, andava creando uno schieramento progressista imperniato sul combattentismo rivoluzionario che investisse altri settori anti-sistema della società, usciva fondamentalmente di scena il Partito Socialista Italiano. Esso infatti si mantenne sostanzialmente estraneo a questo disegno, sebbene molte volte Mussolini stesso tentò di riavvicinare il suo vecchio partito (principalmente nel '19[12] e nel '21[13]), realizzandosi la maggiore e divergente differenza tra il fronte nazionalrivoluzionario (fascisti, nazionalisti, futuristi, sindacalisti rivoluzionari, interventisti, fiumani, reduci ed arditi) ed i socialisti fondamentalmente nel nazionalismo. Questa già di per se bastante e, oltretutto, sostenuta anche dall'impolitico atteggiamento socialista di dileggio nei confronti dei valori nazionali e di dissacrazione della guerra vittoriosa.

  « "Fu questa svalutazione del fenomeno combattentistico il primo errore e forse il più fatale" »
 

Altra caratteristica dello squadrismo, anticipata dai futuristi nelle loro manifestazioni interventiste, fu la capacità di far ricorso alla piazza mobilitando rapidamente minoranze attive ed aggressive, capaci di utilizzare la violenza in maniera talmente non conforme per l'epoca, tanto che fu capace di scompaginare il partito socialista, basato su un'organizzazione minuziosa e ramificata attraverso una rete fittissima di leghe, camere del lavoro, cooperative, sindacati, enti locali, etc.[14][15]

Questo aspetto si inseriva nella strategia con la quale il fascismo intendeva portare avanti la sua rivoluzione. Nella situazione italiana di allora, la volontà di costruzione di un sindacalismo fascista si scontrava con le organizzazioni socialiste, di stampo leninista ed internazionalista. Lo squadrismo quindi ebbe, tra l'altro, la funzione di strumento per l'abbattimento delle strutture socialiste esistenti e la creazione di un regime di democrazia sindacale che, nelle intenzioni, avrebbe inserito le masse nella vita dello Stato inteso come nazione.[16]

  « Vi basti per ora sapere che vogliamo essere tutto fuorché la cosiddetta reazione borghese. Se il fascismo fosse questo, e noi ne avessimo ad un tratto la sensazione precisa, esso morirebbe domani, e noi vi aiuteremo ad ammazzarlo. Ma vi sono dei punti fissi, delle verità immanenti che sono stati i nostri punti di partenza e saranno i nostri punti di arrivo: sindacalismo e nazione. »
 
(Dino Grandi sul Resto del Carlino, febbraio 1921[17])

Lo squadrismo urbano[modifica]

I primi atti squadristici avvennero inizialmente a Milano nel 1919, ma anche a Mantova, Brescia e Padova. A parte il caso della Venezia Giulia, dove era forte la presenza dei legionari fiumani, nei primi tempi lo squadrismo rimase collocato in un ambito ristretto, rimanendo appannaggio principalmente di futuristi, sindacalisti rivoluzionari e reduci di esercito e corpi speciali in congedo (in particolare gli Arditi), ma non mancavano elementi di ogni classe sociale[18] tra cui predominavano gli studenti universitari.

La giovane età della gran parte degli squadristi ha fatto pensare ad alcuni autori che la rivoluzione fascista sia stata la prima "rivoluzione generazionale" della storia, contrariamente a quelle che l'avevano preceduta, di norma legate a logiche di classe ed a meccanismi economici.

Il primo nucleo di squadristi fu composto da circa 200 uomini, tutti sindacalisti rivoluzionari ed Arditi, che sostanzialmente costituirono la guardia personale di Mussolini, il quale tempo dopo ebbe a dire al riguardo:

  « Nel complesso erano alcune centinaia di uomini, suddivisi in gruppi agli ordini di ufficiali, e ovviamente ubbidivano tutti a me. Io ero una specie di capo di questo piccolo esercito »
 

Nel 1920 in tutte le principali città cominciarono ad essere formate squadre d'azione armate ed alle dipendenze del Fascio di combattimento locale.

Lo squadrismo agrario[modifica]

Camicie nere.
Squadristi veneti in marcia.

Se il fascismo urbano era improntato su basi intellettuali e sociali, quello agrario fu quello più autentico e genuino, costituito nelle province neo-redente, in cui vennero realizzate le prime squadre d'azione. La prima di queste venne infatti formata a Trieste il 20 maggio 1920 e furono queste squadre delle città provinciali e di campagna quelle grazie alle quali il fascismo irruppe, a partire dalla fine del 1920, in tutta la Valle Padana ed oltre.[20]

La maggioranza dei fascisti dello squadrismo agrario non riusciva, probabilmente, a definire al meglio i propri sentimenti e le lotte che portavano avanti, in quanto gente di popolo e non avendo strumenti intellettuali per codificare il coacervo di populismo e nazionalismo anarchici e romanticheggianti che li distingueva. Alcune delle correnti dello squadrismo agrario (principalmente bolognese, ferrarese, veneziano ad esempio) tentarono l'elaborazione di questa dottrina, ricollegandosi all'esperienza fiumana ed alla Carta del Carnaro. Riguardo a questo ambito Dino Grandi, capo del fascismo di sinistra bolognese in questo periodo, sostenne la tesi di una continuità ideale tra interventismo rivoluzionario ('14-'15), sansepolcrismo ('19), fiumanesimo appunto e squadrismo agrario ('20-'21).[21]

A partire dal 1921 il fascismo riuscì a costituire delle roccaforti importanti, concentrate soprattutto nella pianura padana (come Bologna e Ferrara), dalle quali si estesero anche ai centri secondari più vicini.

In questa fase la maggior parte degli squadristi era composta da giovani studenti nazionalisti, reduci di guerra (perlopiù arditi e legionari fiumani) e componenti delle vecchie formazioni paramilitari, che avevano già contrastato i socialisti durante il cosiddetto Biennio rosso.[22]

Le azioni squadriste contro i socialisti, soprattutto nelle campagne, attirarono l'interesse dei piccoli proprietari terrieri e dei latifondisti che, non essendo riusciti a costituire una propria organizzazione politica, finanziarono quella dei Fasci Italiani di Combattimento[23]. Non di rado gli stessi figli dei proprietari terrieri e dei mezzadri militarono attivamente nelle squadre d'azione.

Lo sviluppo del fenomeno squadrista nelle campagne diventa vigoroso quando, impostosi come valida risposta alla sinistra agli occhi dei proprietari terrieri, questi cominciarono a finanziare generosamente le squadre fasciste, addirittura con forme di vera e propria autotassazione interna tra gli agrari maggiormente preoccupati dallo sviluppo delle leghe contadine e bracciantili rosse[24][25].

Allo stesso tempo, avviene un duplice rapporto tra l'apparato statale ed il movimento fascista: da una parte prefetti e questori collaborarono sempre più strettamente con le azioni degli squadristi[26], dall'altra in molte città e zone del territorio nazionale i fascisti subirono repressioni e scontri sanguinosi soprattutto con le guardie regie, ad esempio in occasione dei Fatti di Cittadella e dei Fatti di Sarzana.[27]

I piccoli proprietari terrieri, i mezzadri e le Leghe rosse[modifica]

Nei primi due decenni del secolo si svilupparono due importanti dinamiche nel mondo agricolo.

Nel 1901 a Bologna avvenne la costituzione di Federterra, legata al Partito Socialista prima ed al Partito Comunista d'Italia poi. In essa confluirono la maggior parte delle leghe contadine e finirà per monopolizzare il mercato del lavoro nel decennio successivo con l'obiettivo di "proletarizzare" i mezzadri, anziché aiutarli a diventare proprietari dei terreni che lavoravano.[28]

Tra il 1911 ed il 1921, d'altra parte, il numero dei piccoli proprietari terrieri era notevolmente aumentato, quasi fino a raddoppiare[29], avendo spesso acquistato le terre dai grandi proprietari terrieri.

La rottura tra mezzadri e leghe socialiste avvenne per sfiancamento dei primi: da una parte i continui ed usuranti scioperi proclamati da queste ultime (culminati nel 1920), che spesso causavano la perdita del raccolto; dall'altra parte dai boicottaggi (ad esempio la mutilazione del bestiame) e dalla violenza esercitata per obbligarli a rispettare le decisioni delle leghe stesse.[30] Federterra organizzò anche tribunali speciali, che disponevano misure di isolamento nei confronti dei proprietari più riottosi, tra le quali vi era il divieto di vendere o acquistare presso le cooperative rosse. Ciò provocava il collasso delle aziende agricole, dato il carattere monopolista delle cooperative stesse.[31]

Un esempio di questa violenza avvenne il 18 settembre 1920, quando il coltivatore cattolico Arcangelo Solferini fu ucciso per non aver aderito alle disposizioni delle leghe rosse.[32]

Il potere socialista crebbe enormemente fino al 1920, quando la maggior parte delle amministrazioni comunali e provinciali dell'Emilia e della Romagna furono conquistate dal Partito Socialista Italiano. Da quel momento le organizzazioni sindacali socialiste ottennero il monopolio della gestione del lavoro, mentre le cooperative socialiste furono in grado di imporre i prezzi delle derrate alimentari, gestire direttamente le imposte comunali (su immobili, attività produttive e famiglie) e concedere in affitto a chi volevano i terreni municipali.[33]

  « A questo proposito è impossibile trascurare il contributo della violenza socialista alla formazione dello squadrismo agrario. (...) questo clima di intimidazione contribuì senza dubbio a provocare la reazione ed a giustificarla agli occhi dell'opinione pubblica »
 
(A. Lyttelton Cause e caratteristiche della violenza fascista, in Bologna '20, Bologna, Cappelli, 1982)

Il periodo rivoluzionario[modifica]

Tra il 1919 ed il 1922, con strascichi che dureranno fino almeno al 1924, l'Italia fu scossa da una guerra civile che vedrà in campo tre fazioni principali, dai contorni non sempre netti:

A questi si aggiungevano i raggruppamenti armati cattolici e del Partito Repubblicano Italiano.

Successivamente, con l'incancrenirsi della lotta, entrarono in gioco altre componenti:

  • il padronato, tanto agricolo quanto industriale, che vedeva nelle squadre d'azione un mezzo per stornare il rischio di una rivoluzione bolscevica in Italia;
  • il mito della Vittoria mutilata, secondo il quale l'Italia, per colpa di governi inetti e dello spirito antinazionale della propaganda socialista, rinunciava dopo la vittoria sugli Imperi Centrali a ciò che si riteneva le spettasse di diritto: Dalmazia, Fiume e compensi coloniali.[36]

Grave errore tattico (se non strategico) del partito socialista fu l'aver trascurato i sentimenti e le richieste dei combattenti, alienandosene la simpatia.[37]

Lo squadrismo contrastò infatti apertamente le iniziative politiche dei marxisti, considerate provocatorie ed offensive nei confronti della Patria e dei reduci di guerra[38]: l'ammainamento del tricolore (a favore della bandiera rossa) nelle istituzioni guidate dai socialisti, l'erezione di monumenti di carattere antimilitarista, l'esaltazione di imboscati e disertori in spregio agli ex-combattenti. Uno di questi disertori, Francesco Misiano fu eletto in Parlamento, suscitando la violentissima reazione degli squadristi di Roberto Farinacci, che lo prelevarono e, dopo averlo imbrattato di vernice, lo costrinsero a percorrere Via del Corso a Roma fra due ali di camicie nere che lo insultarono e lo sputacchiarono. Per questo episodio venne anche coniata una stornellata beffarda, che recitava "Misiano, Misiano, ne hai fatta di carriera! Da disertore a deputato-sputacchiera"[39]. Come risulta dai canzonieri dell'epoca, Misiano era uno dei personaggi più odiati dai fascisti.[40]

Particolarmente pesanti furono anche e soprattutto le aggressioni fisiche, talvolta mortali[41], nei confronti di reduci, decorati ed ufficiali dell'Esercito[42] (i fascisti giustificheranno le loro prime azioni proprio come rappresaglia a queste azioni[43]). Piero Operti raccontò così la sua esperienza a Benedetto Croce circa un'aggressione da lui subita da parte di militanti di sinistra nell'ottobre 1920 a Torino:

  « Inermi e mancanti chi del braccio, chi della gamba, eravamo nell'impossibilità di opporre qualsiasi reazione: ci strapparono le medaglie; le calpestarono; non fecero di più, soddisfatti del gesto o spenta l'ira dalla nostra passività, e si scostarono. Noi raccogliemmo dalla polvere le nostre medaglie e tornammo all'Ospedale. »
 
(Piero Operti in Lettera aperta a Benedetto Croce[44])

È storicamente accertato quindi che, sebbene i principi politici, economici, culturali e sociali delle istanze fasciste abbiano origine anche prima della guerra, l'inizio dello scatenarsi della violenza fascista avvenne in conseguenza dell'esplodere di quella socialista. Ebbe perciò un carattere inizialmente di rappresaglia nei confronti di un vero e proprio potere sovrano extra-statale creato dal partito socialista nelle zone dove si trovava più radicato.[45][46][47][48][49]

Con il consolidarsi del movimento fascista, l'azione dello squadrismo iniziò ad assumere un carattere sistematico ed organizzato, avente come orizzonte una vera e propria contro-rivoluzione sia ai danni dei sempre meno determinati tentativi rivoluzionari(ma anche solo riformisti) socialisti e bolscevichi, che dello Stato liberale, quando esso non si allineava alle posizioni fasciste o si mostrava troppo "tiepido" nei loro confronti. Ciò cominciò ad avvenire a partire dal 1920 nei confronti dei primi, con il refluire del "tentativo velleitario" rappresentato dall'occupazione rossa delle fabbriche[50] e la conseguente esplosione dello squadrismo agrario, la cui azione venne inizialmente diretta ad un'offensiva volta al sistematico smantellamento del sistema di leghe, cooperative e sindacati degli altri movimenti di massa (popolari, socialisti e poi comunisti).

Nel 1920, di fronte allo sviluppo impetuoso del fenomeno squadrista, la dirigenza fascista si rese conto delle sue potenzialità ancora sostanzialmente inespresse per dare sfogo politico al movimento. Alla fine del 1920 fu lo stesso segretario dei Fasci di Combattimento Ugo Pasella a comunicare che l'obbiettivo principale del fascismo diventava quello di potenziare il suo apparato paramilitare, considerato di priorità strategica assoluta.[51] Questa scelta si basava su due ragionamenti principali: il primo che la conquista del territorio avrebbe permesso un avanzamento politico di dimensioni nazionali, il secondo che costanti vittorie contro i socialisti avrebbero rotto la pavidità della classe media, portandola a schierarsi apertamente al fianco dei fascisti stessi, diventandone retroterra sociale. Questo non si realizzò comunque per una scelta ideologica, quanto per un interesse contingente della borghesia stessa (che mirava a proteggere i propri interessi dalla minaccia bolscevica) e sfruttato dai vertici dello squadrismo per la crescita del movimento.[52]

  « Certo è che questa borghesia [...] non si è mossa se non quando si è sentita minacciata nella propria sicurezza e nel proprio portafoglio »
 
(Leandro Arpinati, capo del Fascio bolognese)
[53][54] I Congresso Nazionale (Firenze) 9-10 ottobre 1919 II Congresso Nazionale (Milano) 24-25 maggio 1920 Fine 1920 Febbraio 1921 III Congresso Nazionale (Roma) 7-10 novembre 1921
Numero sezioni 22 56 800 1000 2.200
Iscritti 17.000 30.000 / / 310.000

La crescita del fenomeno squadrista anche nel 1921, giunta ben oltre gli obbiettivi locali di difesa delle classi medie e degli agrari, determinò nuovi problemi. Primo fra tutti fu proprio quello riguardante la convivenza con queste due ultime classi, in quanto la crescita numerica e qualitativa dello squadrismo, unita alla massiccia conquista territoriale nelle province, rese da questo momento il movimento stesso una realtà autonoma decisa a conseguire i propri scopi politici (che andavano a collidere con gli interessi economici della classe borghese e possidente) senza compromessi. Una volta distrutto il sistema economico-finanziario-sindacale socialista, lo squadrismo trovò perciò un nuovo nemico nei latifondisti e nei grandi proprietari terrieri, che ne avevano favorito l'ascesa, e nei commercianti, rei di non uniformarsi ai prezzi popolari "suggeriti".[55]

Già a partire dalla fine del 1920, infatti, vasti settori dello squadrismo cominciarono a rendersi consapevoli di una duplice differenziazione (che per il momento era tale solo per gli esponenti culturalmente più preparati) del movimento, sentito come un'organizzazione che tentava di rigenerare moralmente e materialmente la patria, lottando da una parte contro il bolscevismo rosso e bianco, dall'altra contro i settori più egoisti della borghesia e le sue rappresentanze liberaldemocratiche.[56] Sul piano prettamente politico, invece, tali settori presero coscienza che il ruolo sociale del fascismo non consisteva nella tutela degli interessi del padronato (agrario o urbano che fosse), ma nel superamento dell'antitesi storica tra capitale e lavoro e quindi nell'abbattimento del sistema liberale e borghese, che ne costituiva la struttura.[57]

  « La lotta contro il bolscevismo era un mezzo, non era un fine. Mirava molto più lontano. Così ebbe inizio la rivoluzione fascista contro la classe dirigente e contro il vecchio regime »
 
(Roberto Farinacci Storia della Rivoluzione Fascista, op. cit., I, p.132)

Il timore di essere additati come "guardie bianche" del capitalismo, per i trascorsi dalla parte degli agrari, divenne generale tra gli squadristi e, principalmente, tra i più rivoluzionari di essi: in primis Dino Grandi a Bologna, Bernardo Barbiellini Amidei a Piacenza, Roberto Farinacci a Cremona. Ciò portò al mantenimento di una potente organizzazione squadrista locale anche dopo la Marcia su Roma e la creazione della MVSN, in modo da mantenere un potere di deterrenza nei confronti delle spinte normalizzatrici e per tenere sempre in tensione la capacità di dissenso insita nello squadrismo. Questo avvenne anche grazie al mito della "seconda ondata squadrista", da rivolgere in maniera indiscriminata contro borghesia e capitalismo, che rimase vivo durante tutto il periodo del fascismo-regime.[58]

Nel luglio del '21 si ebbe il primo dei due episodi che posero lo squadrismo, e quindi Farinacci che ne era il capo a livello nazionale, al vertice del fascismo oltre che per la forza d'urto e la capacità di diffusione nelle province, anche per la capacità di imporre le sue vedute politiche alla direzione nazionale. Durante il patto di riappacificazione, con cui Mussolini tentò di trovare un accordo con i socialisti, la sollevazione dello squadrismo capeggiata da Farinacci, Marsich e dal Fascio bolognese, fu totale e portò alle dimissioni di numerosi esponenti di primo piano. Questa intransigenza compatta in tutto lo squadrismo, unita all'esasperazione dopo i recenti fatti di Sarzana, portò Mussolini a tornare sui suoi passi e denota come il rassismo fosse il volto più autentico, popolare e rivoluzionario del fascismo.[59] In occasione di questo episodio, gli squadristi intrasigenti non mancarono di sottolineare come il compito della rivoluzione non dovesse limitarsi a combattere i "sovversivi", ma dovesse opporsi anche alla reazione bianca:

  « Il fascismo deve opporre un'uguale fermezza nei confronti delle due forze che avevano fatto precipitare l'Italia verso la guerra civile: lo Stato-liberale e socialdemocratico e la plutocrazia bancaria »
 
(Pietro Marsich Italia nuova, 28 luglio 1921[60])

Cronologia degli episodi più rilevanti[modifica]

La prima azione di rilievo compiuta dallo squadrismo fu l'assalto al giornale socialista "Avanti!" il 15 aprile 1919, che seguì gli scontri avvenuti poco prima tra fascisti, supportati da ex ufficiali ed arditi, ed attivisti di sinistra in via Mercanti[61], solo tre settimane dopo la fondazione dei Fasci di combattimento.

Intervistato pochi giorni dopo dal Giornale d'Italia, Mussolini dichiarò:

  « Tutto quello che avvenne all'Avanti! fu spontaneo, movimento di folla, movimento di combattenti e di popolo stufi del ricatto leninista. Si era fatta un'atmosfera irrespirabile. Milano vuol lavorare. Vuole vivere. La ripresa formidabile dell'attività economica era aduggiata da questo stato d'animo di aspettazione e di paura specialmente visibile in quella parte di borghesia che passa i pomeriggi ai caffè invece che alle officine. Tutto ciò doveva finire. Doveva scoppiare. È stato uno scoppio climaterico, temporalesco. A furia di soffiare l'uragano si è scatenato. Il primo episodio della guerra civile ci è stato. Doveva esserci in questa città dalle fiere impetuosissime passioni. Noi dei fasci non abbiamo preparato l'attacco al giornale socialista, ma accettiamo tutta la responsabilità morale dell'episodio. »
 
(Benito Mussolini intervistato al Giornale d'Italia[62].)

Gli eventi principali:

1919[modifica]

Il 15 aprile 1919, a Milano, dopo una manifestazione di protesta gli anarchici organizzano un corteo verso piazza Duomo, ma incrociano al passaggio una colonna di duecento fascisti, Arditi, futuristi ed ex ufficiali che li disperdono con armi da fuoco. La colonna capitanata da Marinetti e Di Vecchi si dirige quindi verso la sede del L'Avanti!, dalle cui finestre viene sparato un colpo che uccide un mitragliere di guardia al giornale: gli altri militari lasciano quindi campo libero agli assalitori che distruggono i macchinari ed uccidono due militanti socialisti.

Il 12 settembre 1919, a Fiume Gabriele D'Annunzio proclamò l'annessione al Regno d'Italia della città quarnerina dando vita all'Impresa di Fiume. D'Annunzio, poco prima della partenza con una lettera chiese sostegno a Mussolini.[63]

Il 14 novembre 1919, a Milano, si chiude la campagna elettorale fascista con un comizio di Marinetti in piazza Sant'Alessandro. Colonne di squadristi, armati di bastoni, prima si recano alla sede del Popolo d'Italia, poi ingaggiano violenti scontri con le forze dell'ordine in piazza Duomo. Gli scontri sconvolgono la città fino a notte fonda con spari, cariche di cavalleria e getti di idranti. In seguito agli scontri verranno arrestati cinquanta Arditi (compresi Arpinati e Ferrari) e sequestrati armamenti.

Il 17 novembre 1919, a Milano, dopo la vittoria elettorale socialista avvengono grandi scontri. Le forze dell'ordine si frappongono tra arditi e fascisti da una parte e socialisti, provocanti per la vittoria riportata, dall'altra. Dopo violenti scontri generali, un ardito lancia una bomba thévenot nei pressi della sede de L'Avanti!, ferendo una dozzina di persone. La notte stessa viene arrestato quasi tutto lo stato maggiore ardito e fascista (compresi Mussolini, Marinetti, Vecchi) e sequestrate numerose armi.

Il 1º dicembre 1919 aggressione da parte di studenti e militanti del Partito Nazionalista contro i deputati socialisti che, al mattino, abbandonarono la Camera all'entrata del re al grido di : "Viva il socialismo! Viva la repubblica socialista". Questi fatti portarono alla proclamazione di uno sciopero di solidarietà nelle maggiori città italiane, che provoca gravi incidenti: a Torino un corteo di operai provoca scontri con degli studenti, che causano la morte di tre persone, a Milano tumulti provocati dai manifestanti causano la morte di tre operai e del carabiniere Luigi Cordola, mentre a Bologna muore l'anarchico Amleto Vellani.

1920[modifica]

L'incendio dell'Hotel Balkan ad opera delle squadre d'azione il 13 luglio 1920.
Devastazione di una sede sindacale della CGL a Roma, con falò sulla strada delle carte e suppellettili ivi rinvenute
Palazzo d'Accursio a Bologna, teatro dell'omonima strage.

Tra il 20 ed il 29 gennaio 1920 il sindacato ferrovieri indice uno sciopero generale dei trasporti. Giovani nazionalisti assicurano il servizio, gestendo in prima persona la circolazione dei treni in molti casi. Gli scioperanti sabotano i binari, abbattono linee elettriche, attaccano i convogli e compiono attentati dinamitardi in risposta.

Il 24 maggio 1920, a Roma, durante un corteo studentesco irredentista per la Dalmazia e contro il governo, avvengono violenti scontri con le forze dell'ordine. Muoiono cinque guardie regie e due arditi, più una bambina. Nella notte viene arrestato Giuseppe Bottai e numerosi irredentisti. Per protesta contro gli incidenti e gli arresti, i legionari fiumani invadono e devastano la borgata croata di Ponte Sussak.

Tra il 22 e il 23 giugno 1920, a Milano, al termine di un comizio dell'anarchico Errico Malatesta scontri con le forze dell'ordine, muore il vice brigadiere Giuseppe Ugolini.

Il 13 luglio 1920, a Trieste un militante fascista fiumano Giovanni Nini venne ucciso da uno slavo[64] durante un comizio del segretario cittadino Francesco Giunta, organizzato per protestare contro gli Incidenti di Spalato. Le squadre d'azione raggiunsero protestando l'Hotel Balkan, sede dei gruppi slavofili[65]. In seguito al lancio di alcune bombe dall'edificio, che uccidono il tenente Luigi Casciana, iscritto al fascio di Trieste, il palazzo viene incendiato. Secondo alcune fonti il rapido propagarsi dell'incendio, con numerosi scoppi, fu favorito dal fatto che gli slavi celavano all'interno dell'Hotel Balkan di un arsenale di esplosivi ed armi. Aggressioni antislave anche a Fiume da parte dei legionari dannunziani.

Tra il 9 ed il 10 settembre 1920, a Trieste, avvengono violenti scontri durante il funerale del socialista Foragioni tra socialisti, fascisti e forze dell'ordine. Negli incidenti muoiono due soldati, una guardia regia e due normali cittadini. Il giorno successivo scontri tra esercito e socialisti, in cui moriranno tre normali cittadini e l'assalto degli squadristi alla sede del Narodni Dom di Pola.[66]

Il 14 ottobre 1920 socialisti ed anarchici proclamano lo sciopero generale contro le ingerenze dei governi occidentali in Russia. Avvengono violenti scontri con forze dell'ordine e squadristi. A Bologna muoiono quattro manifestanti e due agenti; a Trieste viene ucciso un fascista redattore del Popolo d'Italia; a Milano avvengono forti scontri tra anarchici e fascisti, in cui i carabinieri sparano su entrambi i contendenti lasciando ucciso lo squadrista Armando Morganti; forze dell'ordine uccidono due socialisti anche a Brescia ed in provincia di Taranto.

Il 4 novembre 1920, nel secondo anniversario della vittoria nella prima guerra mondiale, avvengono pesanti scontri in varie località tra squadristi, nazionalisti e militanti di sinistra. A Bologna i fascisti distruggono la Camera del lavoro, il deputato socialista Bucco ordina alle guardie rosse di non difendere la Camera e nascondere le armi nel proprio appartamento. A Verona scontri nei pressi del municipio in cui muore un deputato socialista per una bomba da lui stesso trasportata; a Sestri Levante un anarchico lancia una bomba su un concerto patriottico, muore Vincenzo Cappellini; a Ferrara viene ucciso un socialista; a Ragusa i nazionalisti assaltano il municipio socialista, mentre in provincia muoiono negli scontri tre socialisti ed una bambina. Tre giorni dopo, sempre in occasione di festeggiamenti per la vittoria, i socialisti assaltano cortei patriottici a Firenze, uccidendo tre persone.

Il 21 novembre 1920, a Bologna, le squadre fasciste furono coinvolte nella Strage di Palazzo d'Accursio, durante l'insediamento del neosindaco socialista Gnudi. I vincitori delle elezioni esposero alle finestre del palazzo comunale la bandiera rossa al posto del tricolore. Questo atto venne considerato dai fascisti una provocazione oltraggiosa, pertanto chiesero al prefetto di vietarla[67]. Non avendo ottenuto soddisfazione fecero circolare la minacciosa voce che avrebbero agito, mettendo in guardia la popolazione dal partecipare alle manifestazioni per l'insediamento della nuova giunta[67]. Il 21 novembre, quindi, nonostante la numerosa folla che si era radunata per acclamare la giunta, un gruppo di squadristi si fece strada verso il Palazzo d'Accursio a colpi di pistola.[67][68]. Si frapposero i regi carabinieri e le Guardie Regie[69]. La strage però si verificò con la deflagrazione di alcune bombe a mano, lanciate dall'interno del palazzo dalle guardie rosse, che provocarono la morte di dieci socialisti[70]. Nella sala del palazzo comunale una guardia rossa spara contro i consiglieri di minoranza ed uccide il mutilato di guerra Giulio Giordani, eletto consigliere comunale democratico-radicale[71] nelle liste dei nazional-fascisti[67]. L'episodio è considerato l'inizio delle attività squadriste in Val Padana.[72]

Il 22 dicembre 1920 si verifica l'Eccidio del Castello Estense: nella città è organizzato un corteo funebre per commemorare la figura di Giulio Giordani[73], reduce mutilato e pluridecorato della Grande Guerra, ucciso il mese precedente a Bologna dalle guardie rosse, in occasione della strage di Palazzo d'Accursio.[74] Il corteo, commemorativo, si stava recando verso il Teatro comunale quando un folto gruppo di militanti rossi esplose numerosi colpi di arma da fuoco lasciando a terra tre fascisti morti e numerosi feriti.[75][76]

Tra il 24-29 dicembre 1920, con il Natale di sangue ha tragico epilogo l'Impresa di Fiume.

1921[modifica]

Sede della Lega dei Braccianti devastata da una azione squadrista a Bologna nel 1921
Fotografia raffigurante l'incendio dell' Avanti!, il 24 marzo 1921
Lo squadrista senese Rino Daus, ucciso dai socialisti a Grosseto il 29 giugno 1921
Renato Ricci con la sua squadra carrarese

Nel gennaio-febbraio 1921 si scatena l'offensiva fascista in tutta Italia: le azioni trovano appoggio e protezione negli organi separati dello Stato. Vengono distrutte le sedi delle organizzazioni operaie ed avvengono scontri armati con i militanti socialisti, spesso forieri di vittime da entrambe le parti.

Il 27 febbraio 1921 un gruppo di anarchici aggredì[77] in piazza Antinori a Firenze, un corteo formatosi dopo l'inaugurazione del vessillo dei Fasci di avanguardia, provocando, anche con il lancio di una bomba, circa quindici feriti di cui alcuni gravi e due morti, il carabiniere Antonio Petrucci e lo studente Carlo Menabuoni (che morirà in ospedale il 14 marzo). Nel pomeriggio una squadra fascista assale l'Associazione comunista degli invalidi di guerra, uccidendo il sindacalista comunista Spartaco Lavagnini e devastando l'associazione. Il giorno successivo avvengono scontri nel quartiere di San Frediano tra squadristi e socialisti, durante i quali rimangono uccisi una dozzina di questi ultimi, un fante dell'esercito e feriti un centinaio di coinvolti. lo squadrista Giovanni Berta venne percosso su un ponte e scaraventato nell'Arno ancora vivo. Muoiono quattro agenti di polizia.[78][79]

Il 1º marzo 1921 avvengono i cosiddetti Fatti di Empoli. Tre camionette che trasportavano 46 marinai, con il compito di riattivare le linee ferroviarie interrotte dagli scioperi di quei giorni a Firenze, e 18 carabinieri, vennero assaltate dalle Guardie Rosse provocando 9 morti e 18 feriti, tutti tra i militari. Il 4 marzo i fascisti fondano il Fascio di Empoli ed attaccano in forze le organizzazioni socialiste della città, occupandola.

Nella notte tra il 23 ed il 24 marzo avvengono sanguinosi scontri a Milano, in seguito alla strage del Diana, causata dall'esplosione di una bomba collocata da anarchici, probabilmente per uccidere il questore Giovanni Gasti. L'ordigno a causa dell'imperizia degli attentatori (Giuseppe Mariani, Giuseppe Boldrini, Ettore Aguggini) manca il bersaglio e provoca circa 80 feriti e 21 morti tra il pubblico e gli orchestrali di uno spettacolo al teatro Kursaal Diana.[80] Mezz'ora dopo un gruppo di squadristi assalta le sedi dell' Umanità Nova, di un circolo socialista e dell'Unione sindacale. Durante la notte avviene anche l'assalto alla sede dell' Avanti!, a cui gli squadristi appiccano il fuoco dopo essere stati respinti dalle forze dell'ordine.

La sera del 21 aprile alcuni giovani fascisti uccidono a colpi di pistola, vicino al Ponte Coperto di Pavia, il principale dirigente del neonato Partito Comunista d'Italia nel pavese nonché ex segretario provinciale della Gioventù Socialista, Ferruccio Ghinaglia, ventunenne. Il giorno dopo il funerale del giovane comunista diventa un'imponente manifestazione di massa per il centro di Pavia.

Il 24 aprile squadristi accorsi a Bolzano da varie regioni italiane attaccano con bombe a mano, pistole e manganelli un corteo del Sindacato sudtirolese socialdemocratico (in tedesco Südtiroler Gewerkschaftsbund) che partecipava all'adunata in occasione della Fiera primaverile annuale. Gli attacchi, chiamati fin dal principio nella stampa locale e in quella austriaca e tedesca "Bozner Blutsonntag"[81] ("domenica di sangue di Bolzano"), culminano nell'uccisione, a colpi di pistola, dell'insegnante di scuola elementare Franz Innerhofer di Merano, che si era rifugiato nel portone del palazzo Stillendorf, cercando di proteggere alcuni bambini.[82]

Nel primo semestre del 1921 si registrano in generale 726 distruzioni operate dalle squadre fasciste: 17 giornali e tipografie, 59 case del popolo, 119 camere del lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 8 società mutue, 141 sezioni socialiste, 100 circoli di cultura, 10 biblioteche, 28 sindacati operai, 53 circoli operai ricreativi, una università popolare.[senza fonte]

Tra il 28 ed il 30 giugno avvengono i primi scontri a Grosseto, fino ad allora non toccata dalla guerra civile. Il 28 una squadra d'azione di Siena compie una spedizione a Grosseto, percuotendo antifascisti fino a contare un morto e cinque feriti. Il giorno successivo avviene l'agguato a Rino Daus, di guardia al bivacco squadrista a Porta Nuova, con conseguente rappresaglia fascista contro la Camera del lavoro, la tipografia de Il Risveglio e vari luoghi di ritrovo socialisti e comunisti. Il 30, ancora per vendicare la morte di Daus, numerose squadre d'azione convergono su Grosseto in assetto di guerra, sconfiggendo antifascisti e carabinieri e occupando la città. Muoiono tre squadristi e si contano trenta feriti.

Il 21 luglio 1921 si verificano i cosiddetti Fatti di Sarzana. Circa trecento squadristi toscani si recano a Sarzana per liberare Renato Ricci, uno dei massimi esponenti dello squadrismo, incarcerato. I fascisti si trovano a fronteggiare i regi carabinieri e, per un colpo sparato da antifascisti durante le trattative, si apre una sparatoria che ucciderà otto squadristi e un carabiniere. La ritirata si trasforma in rotta e, nelle campagne, vengono massacrati e mutilati da vivi tre squadristi. Durante il ritorno in treno troveranno la morte un casellante e un altro squadrista.

Il 24 luglio del 1921 avviene il massacro di Roccastrada. Durante la spedizione formata da circa 70 fascisti (25 di Grosseto, 5 di Firenze, circa 40 di Pisa), a seguito del ferimento a morte di un componente della squadra d'azione, vengono uccisi 10 uomini scelti casualmente (fra i quali anche due anziani e uno storpio), alcuni dei quali di fronte ai familiari.[83] 15 mandati d'arresto contro comunisti e anarchici catturati, 33 contro i fascisti rimasti latitanti.

Il 1º maggio 1921 l'astensione dal lavoro è pressoché generale, i trasporti sono scortati da fascisti armati e fatti oggetto di colpi di arma da fuoco da socialisti e anarchici, sulla linea Pisa-Viareggio muore lo squadrista Pacino Pacini. A Romagnano Sesia i fascisti disperdono un corteo a colpi di pistola, uccidendo un comunista e ferendone due; conflitti a fuoco a Roma, Rieti, provincia di Milano e di Udine; ucciso un socialista a Ravenna, un anarchico e un cattolico in provincia di Reggio Emilia, due militanti di sinistra a Piacenza, un ferroviere a Napoli. A Trieste viene ucciso il fascista Giovanni Comisso ed in rappresaglia assaltato Il lavoratore. Assaltate Camere del lavoro e sedi socialiste in provincia di Bari, Rovigo e Pordenone.

L'8 maggio 1921 avvengono i fatti di Cittadella: per liberare cinque squadristi arrestati dai Regi carabinieri, squadre d'azione provenienti da varie località del Veneto assaltano la locale stazione dei carabinieri. Tre squadristi e il comandante della guarnigione rimangono uccisi negli scontri.

Il 3 agosto 1921 viene firmato il Patto di pacificazione tra fascisti e socialisti, ma le violenze da ambo le parti continuano.

Tra il 12 ed il 13 settembre avviene l'occupazione di Ravenna. Durante i festeggiamenti per il sesto centenario dalla morte di Dante, tremila squadristi comandati da Balbo, Grandi, Caradonna e Misuri entrano a Ravenna, assaltano la Camera del lavoro, sedi di partiti e cooperative socialiste e bastonano preti.

Il 26 settembre 1921 avvengono i fatti di Modena. Un commissario di polizia viene percosso dagli squadristi, in quanto non si è tolto il cappello di fronte ad un gagliardetto di reduci di guerra. Ne seguono tensioni tra le due parti, che provocano sanguinosi scontri che provocano la morte di tre guardie regie e di otto squadristi con numerosi feriti, tra cui il deputato Marco Vicini. Viene sollevato dall'incarico il questore e arrestati il commissario di polizia e due agenti.

Tra il 9 e il 13 novembre è organizzato a Roma il congresso costitutivo del Partito Nazionale Fascista (PNF). Squadristi giungono da tutta Italia per organizzare il servizio d'ordine e si registrano scontri in tutta la città, in cui si registra la morte di sette socialisti e di tre squadristi.

1922[modifica]

Barricate durante i Fatti di Parma dell'agosto 1922.
Squadristi in marcia su Roma.

Il 3 marzo 1922, nello Stato libero di Fiume, i fascisti guidati da Francesco Giunta, alleati ai nazionalisti e appoggiati anche dal 26º battaglione di fanteria[84] di stanza a Fiume, mossero all'assalto del palazzo del governatore occupandolo. Il governatore Riccardo Zanella fu costretto a rassegnare le dimissioni e il giorno seguente fu proclamata l'annessione all'Italia. Giovanni Giuriati fu nominato commissario straordinario.

Il 1º maggio 1922 avvengono scontri su tutto il territorio nazionale durante la festa del lavoro. Vengono assaltate e date alle fiamme numerose Camere del lavoro e circoli e cooperative socialiste. Si conteranno alla fine della giornata sei morti socialisti e sei squadristi. Mussolini commenta sul Popolo d'Italia: "Da trent'anni a questa parte, non vi fu mai, nella storia del socialismo italiano, 1º Maggio più squallido e funereo di quello del 1922".

Il 31 maggio 1922 avviene l'occupazione di Bologna. Migliaia di squadristi ferraresi e modenesi si aggiungono ai bolognesi ed occupano la città, comandate dal segretario del PNF Michele Bianchi. Vengono devastate sedi, cooperative e camere del lavoro socialiste e comuniste. Il ritiro avviene il 2 giugno, quando il governo richiama nella capitale il prefetto Mori, trasferendolo come da ultimatum dei fascisti.

Nel luglio del 1922 si intensificano le occupazioni delle città da parte delle squadre d'azione. Il 15 luglio viene occupata Cremona, il 18-19 Novara, il 30 Savona.

I primi di agosto, in occasione dello sciopero legalitario avvengono scontri violenti in tutto il territorio nazionale, con numerosissimi caduti sia fascisti che socialisti che di forze dell'ordine. Vengono, tra l'altro, occupati dalle camice nere i municipi di Milano, Pistoia, Varese, Alessandria, Firenze, Savona e vengono devastate le sedi ed i circoli di socialisti e comunisti. Il 7 agosto il segretario nazionale del PNF ordina la smobilitazione delle truppe e fa rientrare le squadre d'azione.

Negli stessi giorni avvengono i fatti di Parma. Nel quadro degli scontri finali precedenti alla Marcia su Roma, le squadre d'azione guidate da Italo Balbo assediano la città. Da una parte si trovano 10.000 squadristi, dall'altra il fronte unito antifascista composto da Arditi del Popolo e formazioni di difesa proletaria. Muoiono negli scontri circa 40 squadristi e 5 antifascisti. Il 6 agosto i fascisti lasciano l'assedio. I fatti di Parma rappresentano l'ultima grande vittoria antifascista.

Il 13 agosto il comitato centrale del PNF costituisce un "comando supremo di tre persone con il compito dell'esecuzione di ogni movimento di ordine militare che le circostanze e i programmi fascisti avessero a determinare".

Fino ad ottobre aumentano considerevolmente di numero le occupazioni di municipi ed intere città da parte delle squadre d'azione, vengono scarcerati d'imperio o con la forza decine di fascisti incarcerati per scontri con forze dell'ordine, socialisti e comunisti.

Tra il 27 ed il 31 ottobre avviene la Marcia su Roma e l'occupazione contemporanea di pressoché tutti i centri cittadini italiani. La prima è Siena, la sera del 27, tutti gli altri tra il 28 ed il 29, il 29 Mussolini ottiene l'incarico di formare un nuovo governo. Il 31 viene dato l'ordine di smobilitazione generale.

1923 - 1924[modifica]

Nel dicembre 1923 - e quindi quando Mussolini era già al governo - avvenne la strage di Torino. Vennero uccise 11 persone, sindacalisti ed attivisti politici antifascisti, prelevati dalle loro abitazioni (a cui poi venne dato fuoco) ed uccise sotto gli occhi dei familiari. Ad alcuni di loro venne fracassato il cranio. L'azione nasceva dall'assassinio di due squadristi, uccisi per motivi che poco avevano a che vedere con la politica.

Il 12 settembre 1924 Armando Casalini, vicesegretario generale delle Corporazioni, viene ucciso su un tram con tre colpi di pistola da Giovanni Corvi, che affermò di voler così vendicare Giacomo Matteotti.

Dopo la Marcia su Roma[modifica]

All'indomani della conquista del potere, il fascismo si divise in due schieramenti contrapposti:

  • i revisionisti, che intendevano normalizzare il fascismo, inserendolo all'interno delle strutture istituzionali dello Stato liberale ed ivi diluirne la portata rivoluzionaria. Una posizione conservatrice, "di destra", che faceva capo a uomini come Giuseppe Bottai, Cesare Rossi[85] e Massimo Rocca.
  • i rivoluzionari, gli squadristi intransigenti sostenuti dalla voce di intellettuali fascisti di sinistra come Mino Maccari, con la sua rivista "strapaesana" "Il Selvaggio", e Sukert (più conosciuto con lo pseudonimo di Curzio Malaparte).
  « Ancora nel 1925 quello di Mussolini è un governo liberale amministrato dal fascismo »
 
(Suckert-Malaparte[86])

La lotta tra i due schieramenti si fece furibonda e, spesso, tesissima. Con i normalizzatori, che volevano semplicemente amministrare il potere lasciandosi inglobare all'interno della cultura borghese e moderata dell'Italia monarchica e liberale, e lo squadrismo intransigente che, attraverso l'uso rivoluzionario della violenza, voleva sbarazzarsi proprio di queste gerarchie pre-fasciste come del bolscevismo.

Tra i due prevalse inizialmente lo schieramento intransigente, ma con un margine talmente ristretto da lasciare insoddisfatti i suoi esponenti.[87]

Le violenze[modifica]

Lo squadrismo fascista è stato protagonista di numerosi episodi di violenza. La pratica delle spedizioni punitive venne mediata dalle tecniche d'assalto e dalle tattiche degli arditi, confluiti in massa delle squadre d'azione. La definizione venne mutuata dalla celebre, ma fallimentare, Strafexpedition austriaca sul fronte degli Altopiani nel 1916 ed indica un concentramento di uomini contro un solo obiettivo: di norma una sede socialista o sindacale (più raramente di altri movimenti rivali, come i popolari, i repubblicani. L'azione spesso era condotta anche con metodi spettacolari o goliardici, tesi non solo a impaurire l'avversario, ma anche a scoraggiare eventuali suoi sostenitori più tiepidi, nonché a suscitare simpatia nell'ampia "area grigia" che non intendeva schierarsi inizialmente né con l'una né con l'altra parte.

Gli squadristi si avvicinavano a bordo di camion aperti (generalmente i BL 18 in dotazione all'Esercito), cantando inni e mostrando le armi ed i manganelli, quindi assalivano l'avversario praticando una sistematica devastazione: venivano colpite le sedi ed i luoghi di aggregazione dei partiti (principalmente il partito socialista), le Camere del Lavoro, le sedi di cooperative e leghe rosse. Queste venivano danneggiate o, spesso, completamente devastate, le suppellettili e le pubblicazioni propagandistiche bruciate nella pubblica piazza, gli esponenti o i militanti delle fazioni avverse bastonati e costretti a bere olio di ricino. Tali azioni di norma davano luogo a scontri fisici o con bastoni, spesso però, specialmente nelle fasi più calde del conflitto, diventava frequente l'uso di armi da fuoco e persino da guerra, terminando le azioni con feriti e morti sia tra le diverse fazioni in campo che tra le forze dell'ordine.

È da evidenziare come le squadre d'azione non fossero costituite solo da attivisti e da uomini di cultura animati da una carica ideale e politica (come ad esempio Dino Grandi, Italo Balbo, Giuseppe Bottai, nomi di spicco dello squadrismo), ma all’interno di esse andarono ad inserirsi personaggi con un passato personale discutibile e precedenti penali anche gravi (come l’omicidio)[88]) e dediti allo sfogo della propria indole violenta.[89]

Gli squadristi nell'eventualità avevano a loro disposizione un coltello per la lotta corpo a corpo, ma anche armi da fuoco (generalmente rivoltelle) e, in alcuni casi, bombe a mano sipe e thevenot. L'esperienza delle trincee ed il legame di cameratismo, insieme soprattutto alla struttura fortemente gerarchizzata[90], alla superiorità numerica e di armamento erano un atout delle squadre sugli avversari. Le fazioni più estreme di comunisti e anarchici opposero una forte resistenza e si organizzarono negli Arditi del popolo e nelle formazioni di difesa proletaria, riuscendo in alcuni casi a fronteggiare i fascisti (Fatti di Parma).

Gli avversari politici, quando erano troppo pochi per affrontare le squadre d'azione a viso aperto, si contrapponevano con azioni di guerriglia, che scatenavano reazioni molto dure da parte dei fascisti, che consideravano tali azioni come "vili".[91].

Lo squadrismo e Mussolini[modifica]

Squadristi

Lo squadrismo e Mussolini non ebbero sempre un rapporto idilliaco: quest'ultimo tollerava poco le intemperanze degli squadristi, che mettevano a rischio la sua autorità all'interno del fascismo e la strategia di trattativa con le istituzioni[92]. Infatti molti dei ras erano rapidamente ascesi a posizioni di potere personale che potevano mettere in forse il primato del futuro Duce. Personaggi come Italo Balbo (ras di Ferrara), Roberto Farinacci (Cremona) o Giuseppe Caradonna (pugliese) rappresentavano l'ala dura del fascismo, poco disposta al compromesso con le forze dell'Italia liberale e propensi a spingere a fondo sugli aspetti rivoluzionari[93]. Negli ultimi mesi prima della Marcia su Roma molti squadristi, delusi dall'atteggiamento ritenuto eccessivamente moderato, arrivarono a cantare (sull'aria di Bombacè):

"Chi ha tradito tradirà:

se con noi non marcerà

anche a Mussolini

botte in quantità."[94]

In questa ottica diversi autori - a partire dal De Felice - ritengono che dietro molte delle scelte più radicali di Mussolini (la Marcia su Roma, la rivendicazione politica dell'omicidio Matteotti, le cosiddette leggi fascistissime) vi fossero pressioni, addirittura minacce fisiche, da parte dei ras più importanti[95].

Con la normalizzazione le squadre fasciste tendono ad essere assorbite nell'establishment e nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), mentre i suoi esponenti vengono o accantonati ed emarginati, oppure coinvolti nel potere e neutralizzati. Fa eccezione Roberto Farinacci, il cui potere, anche dopo la fine della sua segreteria nazionale, continuò a reggersi fino all'ultimo sulle squadre nel suo "feudo" cremonese.[96] Anche se per diversi anni dopo le leggi fascistissime si verificheranno episodi di violenza squadrista, questi andarono via via scemando nel corso degli anni.[senza fonte] Lo squadrismo in qualche maniera risorge con la Repubblica Sociale Italiana (RSI), quando i vecchi squadristi messi in disparte durante il regime (primo tra tutti Alessandro Pavolini) tornarono alla ribalta.

Tuttavia, numerosi storici[97] rilevano come, al di là di qualche aggressione anche clamorosa, fino al fallimento delle iniziative socialiste (moti per il carovita del luglio 1919, occupazione delle fabbriche del settembre 1920), Mussolini abbia addirittura corteggiato i vertici dei rivoluzionari di sinistra per cercare un possibile accordo e procedere uniti. Tuttavia la discriminante nazionalista, accesa viepiù dai fatti di Fiume, rese impossibile ogni accordo e, man mano che diminuiva la forza delle azioni socialiste e bolsceviche, crebbe quella fascista.

Le squadre d'azione[modifica]

L'organizzazione[modifica]

Roberto Farinacci, capo dello squadrismo intransigente.

Le squadre normalmente nascevano raccogliendosi attorno ad un caposquadra, più caposquadra andavano riunendosi attorno al federale locale del Fascio (entrambi, dopo la conquista dell'Etiopia vennero soprannominati "Ras"[senza fonte]), che spesso emergeva grazie al proprio carisma ed alla spregiudicatezza; spesso si trattava di un reduce decorato della Grande Guerra.[98]

La presenza di ex arditi con il loro culto del capo[99] rendeva le squadre estremamente disciplinate verso il caposquadra ed il federale.

Maggiori esponenti[modifica]

Quadrumviri[modifica]

Un quadrunvirato ebbe il compito di guidare le squadre d'azione fasciste durante la Marcia su Roma:

Capi Squadre d'azione[modifica]

Tra i più importanti capi, personalità ed intellettuali dello squadrismo troviamo:

Simbologia[modifica]

Uno dei primi gagliadetti fascisti. Questo di Trieste riporta il motto dannunziano "Quis contra nos?"

Le squadre d'azione solitamente si riunivano in bar al di fuori della sede del Fascio dove costituivano il loro punto di raccolta. Qui erano anche raccolti i trofei sottratti agli avversari, in particolare le bandiere rosse simbolo dei socialisti, spregiativamente chiamate "stracci", che venivano esposte al pubblico. Allo stesso modo si comportavano i socialisti e poi i comunisti, infatti molte delle risse che scoppiavano avvenivano solitamente nei pressi dei locali frequentati dall'una o dall'altra parte. L'abituale e costante frequentazione di particolari bar creava un grande spirito di coesione e di "cameratismo" tra gli avventori. Perquisizioni effettuate dalla polizia nei locali degli squadristi rinvennero numerosi manganelli e anche qualche rivoltella, questo armamento serviva all'abbisogna sia per difendere il locale da probabili assalti degli avversari sia di scorta durante le spedizioni punitive.

Le squadre avevano come simbolo un gagliardetto nero, con sopra un motto o il nome. Questo era affidato ad un portabandiera e la sua difesa era considerata come il massimo dovere. In seguito il gagliardetto veniva portato in corteo e, lungo la strada, salutato dagli squadristi e dalla popolazione a costo di qualche scapaccione a chi non lo facesse (il famoso "giù il cappello!"). Simbolo degli squadristi era il teschio mutuato dagli arditi.

Poco a poco, a partire dalle squadre d'azione del ferrarese, si diffuse anche l'uso di indossare la camicia nera. Italo Balbo si vantò in seguito di aver guidato a Ferrara la prima spedizione in cui tutti gli squadristi indossavano una camicia nera. Diversamente da quello che spesso si è pensato la camicia nera non era stata mutuata dagli Arditi della Grande Guerra, ma era in realtà la divisa da lavoro degli operai emiliani e romagnoli.[senza fonte]

Grande importanza assunse il culto dei martiri fascisti, tanto da dare vita a rituali ben precisi come quello del "Presente!" di dannunziana memoria, scandito tre volte dal gruppo sugli attenti dopo la pronuncia del nome del caduto. Mussolini, ad esempio, durante l'orazione funebre del fascista Franco Baldini ucciso da militanti comunisti, parlò del defunto definendolo non una vittima ma, appunto, un martire.[100] Nelle cerimonie funebri dei caduti fascisti si usava disporre numerose bandiere tricolori e cercare la partecipazione di associazioni di arma e di reduci di guerra. Alla cerimonia intervenivano anche moltissimi fascisti di altre città portando appresso i gagliardetti della propria squadra.

Tra i caduti più importanti si ricordano Rino Daus e Giovanni Berta, insigniti del titolo di martiri della rivoluzione fascista e condotti a simbolo della guerra civile.

Un momento di grande passione nazionale al quale parteciparono gli squadristi fu la translazione della salma del Milite Ignoto il 4 novembre 1921, in alcune città le manifestazioni in onore del Milite Ignoto furono promosse dai locali Fasci e, in alcune città come Grosseto, causarono scontri con i repubblicani[101]. A questo tipo di celebrazione solamente socialisti e comunisti non aderirono.

Nomi di Squadre d'Azione fasciste più ricorrenti[modifica]

Il sedicenne Gastone Bartolini, ex legionario fiumano e squadrista caduto a Sarzana.

I nomi delle varie squadre era decise direttamente dagli appartenenti alla stessa. Ricorrono più spesso: nomi legati alla storia nazionale, come Giuseppe Garibaldi; termini e nomi relativi a vicende recenti come l'Impresa di Fiume, che porta ad intitolazioni alla città di Fiume ed a Gabriele D'Annunzio; ma si sveglievano anche nomi goliardici, di norma truci o spavaldi, il più frequente dei quali sembra essere "La Disperata". Dopo la morte dei primi fascisti vennero intitolate squadre ai caduti, come Gastone Bartolini, deceduto dopo uno scontro a fuoco tra squadristi e regi carabinieri noto come i "Fatti di Sarzana".

Principali inni e canti dello squadrismo[modifica]

Lo squadrismo nella mitologia del regime fascista[modifica]

Alla figura dello squadrista furono intitolate due cacciatorpediniere in servizio nella Regia Marina di classe Soldati, il Camicia Nera (varato nel 1938, rinominato Artigliere nel 1943 e poi ceduto all'URSS come riparazione di guerra) e lo Squadrista (varato nel 1942, rinominato Corsaro nel 1943 e affondato l'anno successivo).

Nel decennale della Marcia su Roma fu girato un lungometraggio di Giovacchino Forzano, intitolato Camicia Nera, nel quale accanto a nomi importanti dell'allora industria cinematografica italiana, recitavano anche semplici popolani dei luoghi in cui furono effettuate le riprese[102].

Note[modifica]

  1. ^ Mario Piazzesi Diario di uno squadrista toscano
  2. ^ Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario pag. 420: "Il 16 ottobre (1918) venne organizzata a Roma una riunione dei rappresentanti delle maggiori organizzazioni interventiste... (nella quale) venne proposto di 'ricercare i disfattisti ovunque si nascondano, ricorrendo ad azioni energiche e dirette sia contro di essi sia contro gli uffici sia contro i negozi dove si potranno nascondere'. Il giorno dopo una delegazione del Fascio parlamentare si recò da Orlando e gli chiese energici provvedimenti contro i 'disfattisti' e in particolare contro i socialisti"
  3. ^ Giordano Bruno Guerri, "Fascisti", Oscar Mondadori (Le scie), 1995 Milano pagg. 76-77.
  4. ^ Cfr. le descrizioni delle varie imprese squadristiche a sfondo sarcastico lasciate da Mario Piazzesi in op. cit. e da Bruno Frullini in Squadrismo fiorentino, Vallecchi 1933. Asvero Gravelli definisce gli accenti e i canti fascisti "note goliardiche, becere ed ilari" (A. Gravelli, op. cit., p. 142). "Non è questa la sede per rilevare quanto i rituali collettivi della goliardia possano essere stati travasati nello squadrismo di inizio ventennio; nondimeno, il sospetto di un'osmosi non è distante". Cfr. Per chi suona la campana? Note su Addio giovinezza! (1927) di Francesco Pitassio su http://www.muspe.unibo.it/period/fotogen/num045/13PITASSIO.htm
  5. ^ Attilio Tamaro, Venti anni di storia, Editrice Tiber, Roma, 1953, pp. 153: "(La violenza squadrista) Ideava azioni che dovevano rendere ridicoli gli avversari più in vista, come il taglio della barba o la colorazione della faccia o l'improvviso apparire di una squadra a un loro banchetto o il trafugamento delle bandiere rosse. Una volta a Venezia, catturata una fanfara socialista, la costrinsero a suonare gli inni fascisti."
  6. ^ Giordano Bruno Guerri, Fascisti, Oscar Mondadori (Le scie), 1995 Milano pag. 77.
  7. ^ Giordano Bruno Guerri, "Fascisti", Oscar Mondadori (Le scie), 1995 Milano pagg. 76-77.
  8. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, 2003, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag.148
  9. ^ Renzo de Felice Mussolini il fascista, I, Torino, Einaudi, 1966
  10. ^ Renzo de Felice Mussolini il fascista, I, Torino, Einaudi, 1966
  11. ^ A. Lyttelton Cause e caratteristiche della violenza fascista, in Bologna '20, Bologna, Cappelli, 1982
  12. ^ F. J. Demers, Le origini del fascismo a Cremona, Roma-Bari, Laterza, 1979.
  13. ^ Renzo de Felice Mussolini il fascista, I, Torino, Einaudi, 1966.
  14. ^ Renzo de Felice Mussolini il rivoluzionario. 1883-1920, Torino, Einaudi, 1965.
  15. ^ Luca Leonello Rimbotti, Fascismo di sinistra, Settimo Sigillo, Roma, 1989.
  16. ^ Paolo Nello, L'avanguardia giovanile alle origini del fascismo, Laterza, Bari, 1978.
  17. ^ Attilio Tamaro, Venti anni di storia, Editrice Tiber, Roma, 1953.
  18. ^ Mario Piazzesi, op. cit.
  19. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag.233
  20. ^ Almerigo Apollonio, Dagli Asburgo a Mussolini, Goriziana, 2001.
  21. ^ Paolo Nello, L'avanguardia giovanile alle origini del fascismo, Laterza, Bari, 1978.
  22. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag.161
  23. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag.171
  24. ^ "I Fasci di combattimento schierati contro leghe rosse e leghe bianche sollecitarono i finanziamenti privati, giustificati coi benefici arrecati dall'intervento repressivo delle squadre d'azione. Si istituì una tassazione parallela, col versamento regolare di somme commisurate all'estensione delle tenute". Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009. p. 67.
  25. ^ "Nel 1921, mentre gli industriali puntavano non tanto sul fascismo quanto su Giolitti, gli agrari delle regioni settentrionali e i grandi proprietari di quelle centrali aderivano o appoggiavano in modo più univoco il fascismo". Giampiero Carocci, Storia del fascismo, Newton, 1994. p. 17
  26. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009., pagg. 87-119
  27. ^ Mimmo Franzinelli Squadristi, op. cit.
  28. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pagg.173-174
  29. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag.173:"Dal 1911 al 1921 l'aliquota dei piccoli proprietari di terra fra gli occupati in agricoltura salì dal 18,3% al 32,4%"
  30. ^ G. Sabbatucci e V. Vidotto, Storia contemporanea, Il Novecento, 2003, Editori Laterza, Bari, Febbraio 2008, pag. 78: "Questo sistema, nato quasi spontaneamente sull'onda delle lotte dei braccianti, non era privo di aspetti autoritari (chi si sottraeva alla disciplina della lega veniva "boicottato", in pratica bandito dalla comunità) e celava al suo interno non pochi motivi di debolezza."
  31. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag. 174: "Speciali tribunali di Federterra decidevano forme di boicotaggio che portavano al quasi totale isolamento di quanti erano colpiti dal provvedimento; costoro non riuscivano più ad acquistare alimenti o indumenti negli spacci delle cooperative socialiste, o a vendere alimenti o indumenti negli spacci delle cooperative socialiste, o a vendere alle cooperative i propri prodotti. In taluni casi gli fu persino negata l'assistenza medica."
  32. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009., pag. 295
  33. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, 2003, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag. 174: "Potevano disporre del ricavato di imposte localmente stabilite sugli immobili, sulle attività produttive e a carico delle famiglie, potevano concedere in affitto i terreni comunali, esercitare la sorveglianza sulle attività produttive, e avevano competenza in materia di piani regolatori e di assistenza sociale."
  34. ^ Renzo De Felice, Breve storia del fascismo, Oscar Storia Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 12: (Il movimento fascista fu )"...aiutato da contingenze favorevoli: l'atteggiamento di Giolitti nei confronti del fascismo e la vera e propria esplosione del fascismo agrario. A Mussolini era sin troppo chiaro come quello assegnato da Giolitti al movimento fosse un valore strumentale..."
  35. ^ Renzo De Felice, Breve storia del fascismo, Oscar Storia Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 15-16: (L'accesso al potere di Mussolini)"Tale intendimento doveva tenere conto della necessità da più parti rilevata-da Giolitti per primo al "Corriere della Sera" di Albertini,...- di "costituzionalizzare" il fascismo: necessità dettata in gran parte dalla crisi che aveva colpito le organizzazioni di sinistra. Una crisi che non rappresentava comunque per il fascismo un fattore del tutto positivo: se la piccola e media borghesia si erano appellate ad esso contro la sinistra, una volta esaurita la "minaccia rossa", il fascismo appariva meno "seducente" e quindi meno meritevole di sovvenzioni."
  36. ^ Nicola Tranfaglia, La prima guerra mondiale e il fascismo - TEA, 1995
  37. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, 2003, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag.179: "Soprattutto i socialisti, dopo la fine della guerra, avevano guardato con odio e disprezzo ai circa 154 mila ufficiali in congedo dell'esercito, i quali erano spesso andati in guerra direttamente dalla scuola o dall'università
  38. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, 2003, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag. 342:"La disumanizzazione dell'avversario e la metaforica guerresca dei fascisti furono giustificate con il fatto che la sinistra scorgesse il proprio modello non nella propria nazione, ma in Russia. I fascisti vi colsero un empio vilipendio della nazione: la dissacrazione dei valori nazionali."
  39. ^ Savona e Straniero, Canti dell'Italia fascista, Garzanti, 1978
  40. ^ Mario Piazzesi, in Diario di uno squadrista toscano, cita dei manifesti socialisti dove un candidato alle elezioni menava vanto di essere stato disertore e condannato: “Nello Tarchiani, tramviere, condannato per diserzione all’ergastolo dal Tribunale Militare”
  41. ^ Pierluigi Romeo di Colloredo, La Battaglia del Solstizio, Italia, 2008. A causa del ripetersi di simili episodi fu anche proibito agli ufficiali di mostrarsi in uniforme durante la libera uscita.
  42. ^ "In ogni località dove erano alloggiate guarnigioni di Arditi, l'ordine pubblico era periodicamente turbato da aggressioni a cittadini e a esponenti di sinistra [...] La violenza non era da una parte sola, poiché laddove un Ardito, o anche un ufficiale dell'esercito, si trovava da solo in quartieri popolari o in borgate rosse veniva insultato e svillaneggiato, nonché percosso se accennava a una reazione: l'antimilitarismo delle sinistre incolpava i graduati dei lutti bellici. Di simili episodi, abbastanza frequenti nei grandi centri urbani, beneficiò indirettamente il fascismo in termini di popolarità e di adesioni fra gli ufficiali.", pagg. 18-19, Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009.
  43. ^ "le manifestazioni socialiste contro la guerra impedirono perfino l’esposizione di tricolori (visti dai socialisti come una provocazione) nel primo anniversario della vittoria, e che gli insulti e gli sputi per i reduci che uscivano in libera uscita in divisa erano all’ordine del giorno" in Marco Cimmino, Il primo dopoguerra; B. Villabruna, Il combattentismo cit. in A.V. Savona – M.L. Straniero: Canti dell’Italia fascista, Garzanti, 1979; Asvero Gravelli, I canti della Rivoluzione, Nuova Europa, Roma 1929
  44. ^ Pino Rauti-Rutilio Sermonti, Storia del Fascismo, verso il Governo, Centro Editoriale Nazionale, Roma, pag. 107
  45. ^ A. Lyttelton Cause e caratteristiche della violenza fascista, op. cit.
  46. ^ Luigi Preti, Le lotte agrarie nella Valle padana, Einaudi. "In periodo di sciopero gli incendi dei fienili, la distruzione dei raccolti, l’uccisione dei capi di bestiame, le violenze ai proprietari e ai contadini coltivatori diventavano frequentissimi"
  47. ^ Renzo De Felice, Interpretazioni del fascismo, Laterza, 2005.
  48. ^ Valerio Castronovo, Renzo De Felice, Pietro Scoppola, L'Italia del Novecento, Utet, 2004.
  49. ^ Fabio Fabbri, Le origini della guerra civile, Utet, 2009.
  50. ^ Cfr. Lelio Basso, lezione citata nonché Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario, cit. et. alia
  51. ^ A. Lyttelton La conquista del potere - Il fascismo dal 1919 al 1929, Roma-Bari, Laterza, 1974, p. 84
  52. ^ A. Lyttelton Cause e caratteristiche della violenza fascista, op. cit., p. 42
  53. ^ G. A. Chiurco Storia della Rivoluzione Fascista, Firenze, Vallecchi, 1929, II ed., Milano, 1973, I
  54. ^ Renzo de Felice Breve storia del Fascismo, Mondadori, 2002
  55. ^ A. D'Orsi La rivoluzione antibolscevica, Angeli, Milano, 1985
  56. ^ Renzo de Felice Autobiografia del fascismo, Bergamo, Minerva Italica, 1978, p.63
  57. ^ Renzo de Felice Mussolini il fascista, II, op. cit., p.6
  58. ^ Renzo de Felice Mussolini il fascista, II, op. cit.
  59. ^ Renzo de Felice Mussolini il fascista, I, op. cit., p. 115
  60. ^ Renzo de Felice Mussolini il fascista, I, op. cit., p. 143
  61. ^ Silvio Bertoldi, articolo "Nelle cantine del covo bombe a mano e olio di ricino", su Storia illustrata n° 224, Luglio 1976 pag. 43: "Il 15 aprile, giorno dello sciopero generale, c'era stato il primo grande scontro tra gli uomini di Mussolini e i dimostranti di sinistra che dall'Arena scendevano verso via Mercanti."
  62. ^ Mario Fusti Carofiglio, Vita di Mussolini e storia del fascismo, Società editrice torinese, Torino, 1950, pag. 38
  63. ^ Leandro Castellani, L'impresa di Fiume, su Storia illustrata n° 142, Settembre 1969 pag. 36
  64. ^ Attilio Tamaro, Venti anni di storia, Editrice Tiber, Roma, 1953, pp. 79:"Mentre si svolgeva l'imponente comizio e Francesco Giunta, segretario del fascio, parlava, uno slavo uccise un fascista, che s'era intromesso per salvare un ufficiale da quello aggredito
  65. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009.
  66. ^ Si veda una ricostruzione più dettagliata in M. Kacin Wohinz, L'incendio del Narodni Dom a Trieste in Vivere al confine. Sloveni e italiani negli anni 1918-1941, GMD, Gorizia 2005, pp. 79 ss.
  67. ^ a b c d Salvatore Lupo, Il fascismo: la politica in un regime totalitario, p. 66, Donzelli, 2005
  68. ^ Non è chiaro chi abbia aperto il fuoco per primo: secondo Jonathan Dunnage (The Italian police and the rise of Fascism: a case study of the Province of Bologna. 1897-1925, Greenwood Pub. Inc., 1997, p. 105) è probabile che siano stati i fascisti e che i socialisti abbiano risposto al fuoco
  69. ^ Sempre Dunnage (ibidem) - pur escludendo una qualche forma di premeditazione e accordo fra squadristi e forze di polizia - fa notare come i Carabinieri all'esterno del palazzo e le Guardie Regie all'interno praticamente si schierassero dalla parte dei fascisti. All'interno in particolare si accese uno scontro a fuoco fra Guardie Regie e Guardie Rosse, mentre sia i Carabinieri che i Regi spararono anche sulla folla
  70. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 299:"..le "Guardie rosse" gettano bombe dalla casa municipale: 10 morti (tutti di parte socialista: Antonio Amadesi, Attilio Bonetti, Gilberto Cantieri, Enrico Comastri, Vittorio Fava, Livio Fazzini, Marino Lenzi, Ettore Masetti, Leonilda Orlandi, Carolina Zacchi), una sessantina i feriti.
  71. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009.
  72. ^ Almanacco della Repubblica a cura di Mario Ridolfi, Bruno Mondadori, 2003, p. 48
  73. ^ Salvatore Botta, Ezio Villani: un socialista di Galliera nell'Assemblea costituente, Pendragon, Bologna, 2008.
  74. ^ Del Fante, Giulio Giordani, martire del fascismo, Galleri, Bologna, 1934.
  75. ^ Francesco Protonotari, Nuova Antologia, University of Michigan, 1934.
  76. ^ Giorgio Alberto Chiurco, Storia della Rivoluzione Fascista, Vallecchi.
  77. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, p. 48: "Un gruppo di anarchici assale in piazza Antinori un corte formatosi dopo l'inaugurazione del vessillo dei Fasci di avanguardia...
  78. ^ Bruno Frullini Squadrismo fiorentino, Selecta Editrice
  79. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009
  80. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, p. 312
  81. ^ Norbert Mumelter, 24. April 1921, der Bozner Blutsonntag und sein Todesopfer Franz Innerhofer - Gedenkschrift zur 60. Wiederkehr des Tages, Merano, 1981.
  82. ^ Cfr. al riguardo Stefan Lechner, "Die Eroberung der Fremdstämmigen". Provinzfaschismus in Südtirol 1921–1926, Innsbruck, Wagner, 2005. ISBN 3-7030-0398-7
  83. ^ Nicola Capitini Maccabruni, La Maremma contro il nazifascismo, La Commerciale, Grosseto, 1985
  84. ^ Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, Società Editrice Il Mulino, 2007 Bologna, pag. 165
  85. ^ Il primo fascismo, Roma, Volpe, 1964
  86. ^ Acquarone-Vernassa Il regime fascista, Bologna, Il Mulino, 1974, p. 97
  87. ^ Bruno Gatta Gli uomini del Duce, Rusconi, Milano, 1986
  88. ^ Tra i nomi più noti, Sandro Carosi, farmacista e sindaco di Vecchiano, organizzatore di spedizioni punitive, si vantava di essere responsabile di 11 omicidi; dopo la marcia su Roma viene fermato dai carabinieri mentre viaggia con due valigie contenenti il cadavere sezionato dell’amante da lui uccisa. Condannato all'ergastolo, viene graziato dal regime e torna a fare il farmacista. Altro pluriassassino è Amerigo Dumini, ardito e guardia del corpo di Mussolini, è stato tra l’altro uno degli esecutori materiali dell’omicidio Matteotti (in Massimo Franzinelli, “Squadristi, protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922”, Mondadori editore, 2003).
  89. ^ Massimo Franzinelli, “Squadristi, protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922”, Mondadori editore, 2003.
  90. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, 2003, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag.302:"Specialmente per i componenti delle milizie fasciste l'evento carico di violenza della guerra rappresentò un pilastro fondamentale del loro habitat mentale, che si ripercosse nel profondo significato da loro attribuito alla violenza, alla disponibilità al sacrificio e all'eroismo, all'autoritarismo militare e al cameratismo"
  91. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 50: "Gli avversari degli squadristi, incapaci di reggere lo scontro frontale e di prevalere in campo aperto, contrapposero alla spedizione collettiva il metodo guerrigliero dell'imboscata, comportamento giudicato vile dai fascisti, che in simili casi reagivano con irruenza ingigantita dall'indignazione
  92. ^ Renzo de Felice, Mussolini il Rivoluzionario, Einaudi - 2005
  93. ^ Cfr. Mario Piazzesi, Diario di uno squadrista toscano, Bonacci, Roma, 1980
  94. ^ G. Galli, I partiti politici in Italia - vol. 1, UTET, Torino, 1994, e G. B. Guerri, Fascisti, Mondatori, Milano 1995 secondo il quale nel 1921 Cremona venne fatta tappezzare da Farinacci con manifesti recanti questo stornello
  95. ^ Renzo de Felice, Mussolini il Rivoluzionario, Einaudi - 2005
  96. ^ Giuseppe Pardini. Roberto Farinacci ovvero della Rivoluzione Fascista, Le Lettere, 2007
  97. ^ Cfr. Lelio Basso, lezione tenuta il 30 gennaio 1961 in Savona-Straniero, Canti dell'Italia fascista, Garzanti, 1978, nonché Paolo Spriano, L’occupazione delle fabbriche – settembre 1920, Einaudi, 1964
  98. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 48:"I comandanti erano nella quasi totalità decorati al valore militare; fra di essi spiccavano nobili decaduti... e rampolli di possidenti terrieri...
  99. ^ Giorgio Rochat: Gli arditi della Grande Guerra
  100. ^ "Non sei una vittima, sei un martire. La tua memoria rimarrà incisa per sempre nel profondo dei nostri cuori e tu ci sarai di sprone, di monito, d'insegnamento"
  101. ^ Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune, 2003, Società Editrice Il Mulino, Bologna, 2009, pag.305: "In alcune città di provincia le cerimonia in onore del Milite Ignoto promosse dai fascisti locali provocarono contrasti fra le parti politiche, come per esempio a Grosseto dove si verificarono scontri tra fascisti e repubblicani"
  102. ^ Il Morandini, Zanichelli editore

 

Fonte: Wikipedia