Autorizzazione all'Ente di gestione e liquidazione immobiliare a delegare agli Istituti di credito fondiario la gestione e la vendita degli immobili ad esso attribuiti

 

Legge 24 febbraio 1941-XIX, n. 158

 

Vittorio Emanuele III
per Grazia di Dio e per la Volontà della Nazione
Re d'Italia e di Albania
Imperatore d'Etiopia


Il Senato e la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, a mezzo delle loro Commissioni legislative, hanno approvato;
Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Articolo unico
L'Ente di gestione e liquidazione immobiliare, istituito con l'art. 11 del R. decreto-legge 9 febbraio 1939-XVII, n. 126, convertito nella legge 2 giugno 1939-XVII, n. 739, è autorizzato a delegare agli Istituti di credito fondiario, di cui all'art. 12 del decreto medesimo, la gestione e la vendita dei beni immobili che a detto Ente siano attribuiti anche con provvedimenti successivi al citato R. decreto-legge 9 febbraio 1939-XVII, n. 126.
Gli Istituti indicati nel comma precedente sono autorizzati ad esercitare le funzioni di cui al comma stesso anche in deroga ai rispettivi ordinamenti o statuti.

La presente legge entrerà in vigore nel giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno.

Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Dato a Roma, addì 24 febbraio 1941-XIX
Vittorio Emanuele
Mussolini, Di Revel


Visto: (ai sensi del R. decreto 20 febbraio 1941-XIX, n. 76) Mussolini

Disposizioni in materia testamentaria nonché sulla disciplina dei cognomi, nei confronti degli appartenenti alla razza ebraica

 

Legge 13 luglio 1939-XVII, n. 1055

 

Vittorio Emanuele III
per Grazia di Dio e per la Volontà della Nazione
Re d'Italia e di Albania
Imperatore d'Etiopia


Il Senato e la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, a mezzo delle loro Commissioni legislative, hanno approvato;
Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Art. 1. È nulla la condizione che subordina il conseguimento di un'eredità o di un legato alla appartenenza del beneficato alla religione israelitica o che priva questi dell'eredità o del legato nel caso di abbandono della religione medesima. Questa disposizione non si applica ai nati da genitori appartenenti entrambi alla razza ebraica.
La predetta nullità ha effetto anche nei riguardi delle successioni aperte prima dell'entrata in vigore della presente legge e per le quali non sia ancora intervenuta convenzione o sentenza definitiva in ordine alla decadenza dell'erede o del legatario.

Art. 2. I cittadini appartenenti alla razza ebraica non discriminati ai termini dell'art. 14 del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, convertito nella legge 5 gennaio 1939-XVII, n. 274, che avessero mutato il proprio cognome in altro che non riveli l'origine ebraica, debbono riprendere l'originario cognome ebraico. Tali cambiamenti possono essere disposti anche d'ufficio.

Art. 3. I cittadini italiani nati da padre ebreo e da madre non appartenente alla razza ebraica, che ai termini dell'art. 8, ultimo comma, del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, non sono considerati di razza ebraica, possono ottenere di sostituire, al loro cognome, quello originario della madre.

Art. 4. I cittadini italiani non appartenenti alla razza ebraica, che abbiano cognomi notoriamente diffusi tra gli appartenenti a detta razza, possono ottenere il cambiamento del loro cognome.

Art. 5. I cambiamenti di cognome, previsti dagli articoli 2, 3, e 4, sono disposti dal Ministro per l'interno, di concerto con quello per la grazia e la giustizia, prescindendo dalla procedura stabilita dal R. decreto 15 novembre 1865, n. 2602, sull'ordinamento dello stato civile e con esenzione, in ogni caso, dalla tassa di concessione governativa.
I provvedimenti adottati nei casi di cui agli articoli 2, 3 e 4 sono pubblicati per estratto nella Gazzetta Ufficiale del Regno e nel Foglio annunzi della provincia di residenza del richiedente; contro di essi è ammessa opposizione, da chiunque vi abbia interesse, nel termine di trenta giorni dalla data dell'ultima pubblicazione.
Sull'opposizione decide il Ministro per l'interno, di concerto con il Ministro per la grazia e la giustizia, con provvedimento insindacabile.
Se non è stata proposta opposizione nel termine anzidetto, ovvero se l'opposizione è stata respinta, il provvedimento è annotato nei registri dello stato civile e della popolazione.

Art. 6. La presente legge entrerà in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno.

Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Dato a San Rossore, addì 13 luglio 1939-XVII
Vittorio Emanuele
Mussolini, Solmi, Di Revel

Visto il Guardasigilli: Grandi

Integrazioni alla legge 13 luglio 1939-XVII, n.1055, contenente disposizioni in materia testamentaria, nonché sulla disciplina dei cognomi, nei confronti degli appartenenti alla razza ebraica

 

Legge 28 settembre 1940-XVIII, n. 1459

 

Vittorio Emanuele III
per Grazia di Dio e per la Volontà della Nazione
Re d'Italia e di Albania
Imperatore d'Etiopia


Il Senato e la Camera dei fasci e delle Corporazioni, a mezzo delle loro Commissioni legislative, hanno approvato;
Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Articolo unico
Gli articoli 3 e 4 della legge 13 luglio 1939-XVII, n. 1055, recante disposizioni in materia testamentaria, nonché sulla disciplina dei cognomi, nei confronti degli appartenenti alla razza ebraica, sono sostituiti dai seguenti:
Art. 3. I cittadini italiani, nati da padre ebreo e da madre non appartenente alla razza ebraica, che ai termini dell'art. 8, ultimo, comma, del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, convertito nella legge 5 gennaio 1939-XVII, n. 274, non sono considerati di razza ebraica, possono ottenere di sostituire, al loro cognome, quello originario della madre, salvo quanto è disposto dall'art. 158, ultimo comma del R. decreto 9 luglio 1939-XVII, n. 1238, sull'ordinamento dello stato civile.
Nel caso che il cognome originario della madre rientri tra le ipotesi indicate nel citato art. 158, ultimo comma, del Regio decreto 9 luglio 1939-XVII, n. 1238, gli interessati possono ottenere di cambiare il proprio cognome con altro non compreso tra dette ipotesi.
Art. 4. I cittadini italiani non appartenenti alla razza ebraica, che abbiano cognomi notoriamente diffusi tra gli appartenenti a detta razza, possono ottenere il cambiamento del loro cognome con altro, osservato il disposto dell'art. 158, ultimo comma, del R. decreto 9 luglio 1939-XVII, n. 1238, sull'ordinamento dello stato civile.

Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Dato a San Rossore, addì 28 settembre 1940-XVIII
Vittorio Emanuele
Mussolini, Grandi, Di Revel

Visto il Guardasigilli: Grandi



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[ N.D.R. L'art. 158, ultimo comma, del Regio decreto 9 luglio 1939-XVII, n. 1238 recita: "In nessun caso possono essere attribuiti, in Via di cambiamento del precedente cognome, ai sensi del comma primo di questo articolo, cognomi di importanza storica od appartenenti a famiglie illustri o comunque note sia nel luogo in cui trovasi l’atto di nascita del richiedente, sia nel luogo di sua residenza, cognomi che sono denominazioni di località‚casati iscritti nell’elenco ufficiale della nobiltà italiana, predicati, appellativi o cognomi preceduti da particelle nobiliari." ]

L'ordine di internamento degli ebrei

 

Ordinanza di Polizia del 1 dicembre 1943 [o 30 novembre]

 

Precedenza assoluta

A tutti i capi delle Province


Comunicasi, per la immediata esecuzione, la seguente ordinanza di polizia che dovrà essere applicata in tutto il territorio di codesta provincia:

Tutti gli ebrei, anche se discriminati, a qualunque nazionalità appartengano, e comunque residenti nel territorio nazionale debbono essere inviati in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni, mobili ed immobili, debbono essere sottoposti ad immediato sequestro, in attesa di essere confiscati nell'interesse della Repubblica Sociale Italiana, la quale li destinerà a beneficio degli indigenti sinistrati dalle incursioni aeree nemiche.

Tutti coloro che, nati da matrimonio misto, ebbero in applicazione delle leggi razziali italiane vigenti, il riconoscimento di appartenenza alla razza ariana, devono essere sottoposti a speciale vigilanza degli organi di polizia.
Siano per intanto concentrati gli ebrei in campi di concentramento provinciali in attesa di essere riuniti in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati.

Il Ministro
F.to Buffarini Guidi

Il rinnovamento delle leggi razziali nella Repubblica Sociale

Nuove disposizioni concernenti i beni posseduti dai cittadini di razza ebraica

 

Decreto Legislativo del Duce, 4 Gennaio 1944-XXII, n. 2

 

Il Duce
della Repubblica Sociale Italiana
Capo del Governo


Ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere;
Visto il decreto-legge 17 novembre 1938, n. 1728, contenente provvedimenti per la difesa della razza italiana;
Visto il decreto-legge 9 febbraio 1939, n. 126, convertito con modificazioni, nella legge 2 giugno 1939, n. 739, riguardante norme di attuazione ed integrazione delle disposizioni di cui all'art. 10 del D. L. 17 novembre 1938, n. 1728, relative ai limiti di proprietà immobiliare e di attività industriale e commerciale per i cittadini italiani di razza ebraica;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Decreta:

Art. 1. I Cittadini italiani di razza ebraica o considerati come tali ai sensi dell'art. 8 del decreto legge 17 novembre 1938, n. 1728, ancorché abbiano ottenuto il provvedimento di discriminazione di cui all'art. 14 dello stesso decreto-legge, nonché le persone straniere di razza ebraica, anche se non residenti in Italia, non possono nel territorio dello Stato:
a) essere proprietari, in tutto o in parte, o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende di qualunque natura, né avere di dette aziende la direzione, né assumervi comunque l'ufficio di amministratore o di sindaco;
b) essere proprietari di terreni, né di fabbricati e loro pertinenze;
c) possedere titoli, valori, crediti e diritti di compartecipazione di qualsiasi specie, né essere proprietari di altri beni mobiliari di qualsiasi natura.

Art. 2. I debitori di persone di razza ebraica, ed i detentori di beni di qualsiasi natura appartenenti, in tutto o in parte, a persone di razza ebraica, devono presentare al Capo della Provincia competente per territorio, in ordine ai singoli beni, denuncia scritta sulla quale risultino: l'importo dei debiti, il nome del creditore o del proprietario, la natura e l'ammontare dei titoli e dei valori e la sommaria descrizione dei beni.
La denuncia deve essere fatta entro 30 (trenta) giorni dalla data di applicazione del presente decreto e, per le obbligazioni sopravvenute, entro trenta giorni dalla data in cui queste siano sorte o divenute liquide.
Sono tenuti alla denuncia di cui sopra le persone fisiche di nazionalità italiana, che hanno la residenza o il domicilio nel territorio dello Stato e tutti gli enti di natura privata ivi comprese le società commerciali, le associazioni e gli enti di fatto di nazionalità italiana, che hanno la loro sede principale nel territorio dello Stato.
Sono inoltre tenuti alla stessa denuncia, anche quando non ricorrono le condizioni prevedute nel comma precedente, le persone fisiche o giuridiche qualunque sia la loro nazionalità, per i beni appartenenti a persone di razza ebraica, da esse detenuti nel territorio dello Stato, e per i debiti verso dette persone, afferenti ad attività commerciale da essi ivi esercitate.

Art. 3. Le Amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici che siano debitori di persone di razza ebraica e che detengano beni appartenenti a persona di razza ebraica e qualunque autorità che comunque debba disporre a favore delle persone stesse il pagamento di somme o la consegna di beni, debbono darne immediata comunicazione scritta al capo della provincia competente ai sensi dell'art. 2, e tenere in sospeso i pagamenti e le consegne in attesa del provvedimento da parte dello stesso capo della provincia.

Art. 4. Gli Istituti e le aziende di credito che hanno scomparti in impianti fissi di sicurezza, dati in locazione a persone di razza ebraica, sono tenuti a darne immediata notizia al Capo della provincia entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ad ogni specie di deposito chiuso esistente presso istituti o aziende di credito ed intestato a persone di razza ebraica.
Dalla data di entrata in vigore del presente decreto , l'apertura degli scomparti locati presso Istituti o aziende di credito di cittadini italiani di razza ebraica, come il ritiro o l'apertura degli altri depositi chiusi intestati ai cittadini stessi,non può farsi se non nei modi stabiliti dal successivo art. 10.

Art. 5. È vietato alle persone di nazionalità italiana, le quali siano debitrici, a qualunque titolo, di somme di denaro verso persone di razza ebraica, ovunque queste si trovino, ovvero siano tenute alla consegna, a favore di dette persone, di titoli, valori, ogni modo di adempimento delle obbligazioni, in attesa del provvedimento di cui all'art. 8 del presente decreto.
È vietata del pari alle persone di nazionalità italiana la consegna di beni, da essi detenuti appartenenti a persone di razza ebraica, salva la disposizione di cui al citato articolo 8.
Eguale divieto si applica agli stranieri per i beni appartenenti a persone di razza ebraica, da essi detenuti nel territorio dello Stato.
In attesa dei provvedimenti di cui all'art. 10 del presente decreto è inoltre vietato di procedere all'apertura degli scomparti in impianti fissi di sicurezza dati in locazione a persone di razza ebraica presso Istituti od aziende di credito.

Art. 6. È nullo qualsiasi atto concluso posteriormente alla data del 30 novembre 1943, che abbia per effetto il trasferimento di proprietà dei beni appartenenti a persone di razza ebraica, ovvero la costituzione sui beni stessi di diritti reali, od anche la locazione di tali beni con pagamento anticipato del canone per oltre un anno.
Questa disposizione non si applica per gli atti compiuti dall'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare, né per i trasferimenti a causa di morte per successioni apertesi prima dell'entrata in vigore del presente decreto, né per quelli effettuati per ordine dell'Autorità.
Su proposta dell'Intendente di Finanza, il Capo della provincia può dichiarare nulle, con apposito decreto, le donazioni avvenute ai sensi dell'art. 6 del decreto legge 3 febbraio 1939, n. 126, nonché gli atti di trasferimento di beni di pertinenza ebraica conclusi anteriormente al 1 dicembre 1943, qualora, da fondati elementi, le donazioni ed i trasferimenti risultino fittizi e fatti al solo scopo di sottrarre i beni ai provvedimenti razziali.
Avverso il Capo della provincia è ammesso ricorso al Ministro dell'Interno entro trenta giorni da quello della notifica del decreto stesso.
Sui ricorsi della specie decide il Ministro dell'Interno d'intesa con quello delle Finanze con provvedimento non soggetto ad alcun gravame, né in via amministrativa, né in via giurisdizionale.

Art. 7. I beni immobiliari e le loro pertinenze, i beni mobiliari, le aziende industriali e commerciali e ogni altro cespite esistente nel territorio dello Stato, di proprietà dei cittadini italiani di razza ebraica o considerati come tali ai sensi della legge 17 novembre 1938, n. 1728, ancorché i cittadini stessi abbiano ottenuto il provvedimento di discriminazione di cui all'art. 14 della legge citata nonché quelli di proprietà di persone straniere di razza ebraica, anche se non residenti in Italia, sono confiscati a favore dello Stato e dati in amministrazione all'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare.

Art. 8. Il decreto di confisca è emesso dal Capo della provincia competente per territorio in ordine ai singoli beni. Detto decreto conterrà la formula esecutiva di cui all'art. 475 C.P.C. colla indicazione che esso è immediatamente eseguibile, e sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale d'Italia a cura del Capo della provincia, il quale provvederà alla trascrizione del decreto stesso presso la competente Conservatoria delle Ipoteche qualora esso si riferisca anche solo in parte a beni o diritti capaci di ipoteca. La trascrizione non è soggetta a tassa o altra spesa.
Il decreto di trasferimento sarà trasmesso in copia autentica esecutiva dal Capo della provincia all'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare.
Altra copia del decreto, con le corrispondenti denuncie, è rimessa dal Capo della provincia al Ministero delle Finanze.
Detto decreto è titolo esecutivo per il rilascio immediato da parte dell'ebreo espropriato o dei terzi detentori dei beni in esso compresi, senza che sia necessaria la notificazione del decreto stesso, né di precetto. Il decreto è immediatamente eseguibile anche nei confronti degli eredi-ebrei, ancorché discriminati e di nazionalità straniera dell'espropriato.
Il rilascio avverrà a richiesta dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare, od in nome e per conto dell'Ente stesso a richiesta di uno degli istituti di Credito Fondiario delegati dall'Ente di cui al successivo art. 13, a mezzo di Ufficiale Giudiziario nei modi stabiliti dall'art. 608 C.P.C. e senza preavviso di cui al primo capoverso dello stesso articolo.
Contro il decreto di trasferimento emanato dal Capo della provincia non sono ammesse opposizioni al rilascio, né in via amministrativa, né in via giudiziaria. Qualora fossero proposte opposizioni giudiziali, queste non potranno sospendere il rilascio dei beni confiscati.
Avverso il decreto di confisca emesso dal Capo della Provincia, gli interessati possono ricorrere al Ministero dell'Interno, entro sessanta giorni da quello della pubblicazione del decreto stesso sulla Gazzetta Ufficiale d'Italia.
Il Ministro dell'Interno decide, d'intesa con quello delle Finanze, con provvedimento non soggetto ad alcun gravame, né in via amministrativa, né in via giurisdizionale.
Il ricorso di cui al presente articolo non sospende il rilascio dei beni confiscati.

Art. 9. I beni ed i diritti immobiliari passano in gestione all'Ente di gestione e Liquidazione Immobiliare con le ipoteche e gli oneri reali di cui sono gravati.
I terzi creditori delle persone di razza ebraica potranno far valere i loro diritti con le norme ordinarie nei confronti dell'Ente di gestione e Liquidazione Immobiliare, purché si tratti di crediti di data certa ed anteriore al primo dicembre 1943.
Sui beni confiscati potranno inoltre essere soddisfatti i seguenti creditori, ad esclusione di qualsiasi altro, e ferme le cause di prelazione fra essi stabilite dalla legge:
1) L'ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare ed i suoi delegati per spese e compensi di gestione;
2) Lo Stato e ogni altro Ente pubblico per imposte, tasse o contributi, che siano loro dovuti;
3) Coloro che derivano il loro titolo da obbligazioni assunte dall'Ente di gestione e Liquidazione Immobiliare nell'interesse della sua gestione;
4) Coloro che derivano il loro titolo da obbligazioni che si riferiscono direttamente ed esclusivamente ai beni confiscati, nella misura in cui dette obbligazioni abbiano concorso all'acquisto, alla conservazione o al miglioramento dei beni stessi;
5) Ogni persona il cui credito abbia data certa anteriore al provvedimento di confisca, purché dimostri che, al momento in cui il credito è sorto, esso non conosceva che i beni del debitore potevano essere confiscati a favore dello Stato.

Art. 10. Ricevuta la comunicazione di cui all'art. 4 del presente decreto, il Capo della provincia disporrà l'apertura degli scomparti o dei depositi chiusi intestati a persona di razza ebraica presso istituti o aziende di credito.
L'apertura dovrà essere presenziata da un rappresentante del Capo della provincia, da un delegato dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare e da un rappresentante dell'Istituto o dell'azienda di credito che detiene lo scomparto o il deposito. A cura del rappresentante del capo della provincia sarà redatto un processo verbale dell'apertura e l'inventario di quanto è contenuto nello scomparto o nel deposito.
Tutto quanto compreso nell'inventario sarà confiscato a favore dello Stato e dato in consegna all'Ente di gestione e Liquidazione Immobiliare con decreto del Capo della provincia ai sensi dell'art. 8. Tale decreto sarà tosto notificato all'Istituto o all'azienda di credito detentrice dello scomparto o del deposito.
Qualora si renda necessaria l'apertura forzata degli scomparti o dei depositi chiusi di cui al presente articolo, le relative spese saranno anticipate dall'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare.

Art. 11. L'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare è autorizzato a delegare agli istituti di credito fondiario, di cui al decreto del Duce 9 giugno 1939 ed alla legge 24 febbraio 1941, n. 158, l'esercizio delle mansioni attribuitegli dalla presente legge.
Gli Istituti di credito fondiario indicati nel comma precedente sono autorizzati ad esercitare funzioni di cui al comma stesso anche in deroga ai rispettivi ordinamenti e statuti.

Art. 12. Fino a quando non ne verrà, effettuata la vendita ai sensi dell'art. 13, i beni e le aziende di pertinenza ebraica di cui al presente decreto saranno amministrati dall'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare, sotto la vigilanza e con le modalità che saranno determinate dal Ministro delle Finanze.

Art. 13. La vendita dei beni confiscati ai sensi dell'art. 7 sarà fatta a cura dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare secondo le istruzioni che verranno impartite dal Ministero delle Finanze.
La vendita sarà fatta di regola per atto pubblico con contestuale pagamento dell'intero prezzo.
Le vendite stipulate dall'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare saranno impegnative per lo Stato soltanto dopo l'approvazione del Ministro delle Finanze.

Art. 14. I crediti, le somme liquide non necessarie ai fini della gestione e il ricavo della vendita dei beni consegnati all'Ente di gestione e Liquidazione Immobiliare ai sensi dell'art. 7, al netto delle spese di gestione e delle passività inerenti ai beni stessi e degli altri oneri a carico dell'Ente medesimo, saranno versati nelle casse dello Stato, con imputazione ad apposito capitolo da trascriversi nel bilancio dell'entrata.
Le spese di gestione, sia quelle proprie dell'Ente, sia quelle dei suoi delegati, saranno regolate con determinazione del Ministro delle Finanze.

Art. 15. Le somme riscosse ai sensi del precedente articolo 14 sono versate allo Stato a parziale ricupero delle spese assunte per assistenza, sussidi e risanamento di danni di guerra ai sinistrati delle incursioni aeree nemiche.

Art. 16. Il debitore di persone di razza ebraica o detentore di cose appartenenti ad essa, che omette di fare la denuncia prescritta dall'art. 2, nel termine ivi stabilito, è punito con l'arresto sino a tre mesi e con l'ammenda fino a L. 30.000 (trentamila).
Chiunque scrive o lascia scrivere false indicazioni in una denuncia presentata a norma dell'art. 2 è punito con la reclusione fino a mesi sei e con la multa fino a L. 30.000 (trentamila), sempre che il fatto non costituisca il reato preveduto dalla prima parte dell'articolo seguente.

Art. 17. Chiunque compie atti diretti all'occultamento, alla soppressione, alla distruzione, alla dispersione, al deterioramento o alla esportazione dal territorio dello Stato di cose appartenenti a persone di razza ebraica, al fine di impedire che ne sia disposta la confisca o che siano poste a disposizione dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare, è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da L. 3.000 (tremila) a L. 30.000 (trentamila).
La reclusione è fino a sei mesi, se il fatto è commesso dal proprietario della cosa soggetta ad esproprio.

Art. 18. Chiunque compie atti ad alienare beni di proprietà di persone di razza ebraica esistenti nel territorio dello Stato od aggravarli di diritti reali di qualsiasi specie, al fine di sottrarli alla confisca o di diminuirne il valore, è punito con la reclusione fino a sei mesi e con la multa da L. 3.000 (tremila) a L. 30.000 (trentamila).
Chiunque stipula con una persona di razza ebraica alcuno degli atti preveduti dalla prima parte del presente articolo essendo a conoscenza del fine cui l'atto stesso è diretto, è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da L. 3.000 (tremila) a L. 30.000 (trentamila).
Il pubblico ufficiale che riceve uno degli atti suindicati essendo a conoscenza del fine cui l'atto stesso è diretto, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a L. 50.000 (cinquantamila).
Chiunque effettua in qualsiasi modo pagamenti o consegna di beni a favore di persone di razza ebraica in violazione delle disposizioni di cui all'art. 5, ovvero consenta il ritiro di valori in violazione dell'art. 10, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa pari al quintuplo della somma pagata o dei valori consegnati in ogni caso non inferiore a L. 10.000 (diecimila).

Art. 19. Le norme del decreto legge 17 novembre 1938, n. 1728 e del decreto legge 9 febbraio 1939, n. 739, che contrastino con le disposizioni del presente decreto sono abrogate.

Art. 20. Il Ministro per le Finanze è autorizzato ad emanare le norme necessarie per l'attuazione del presente decreto e, sempre allo stesso fine,ad introdurre in bilancio, con propri decreti, le variazioni occorrenti.

Art. 21. Il presente decreto entrerà in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale d'Italia.

Dal Quartier Generale, addì 4 gennaio 1941-XXII.
Mussolini

V. Il Guardasigilli: Pisenti

Nuovo statuto e regolamento dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare

 

Decreto Legislativo del Duce, 31 marzo 1944-XXII, n. 109

 

Il Duce
dello Stato Nazionale Repubblicano
Capo del Governo


Visto l'art. 11 del decreto legge 9 febbraio 1939, n. 126, convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739, sul trattamento dei beni ebraici;
Visto il decreto 27 marzo 1939, n. 665, che ha approvato lo statuto dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare;
Vista la legge 19 dicembre 1940, n. 1994, riguardante modifiche alla legge di guerra in materia di beni appartenenti a sudditi nemici;
Visti il decreto legislativo in data 4 gennaio 1944, n. 2, contenente modifiche alle disposizioni riguardante i beni e le aziende ebraiche di cui al predetto decreto legge 9 febbraio 1939, n. 126;
Visto l'art. 17 della legge 16 giugno 1939, n. 942, riguardante le acquisizioni dei beni espropriati dalle esattorie e rimasti invenduti al secondo incanto;
Ritenuta la necessità di modificare detto statuto, in relazione ai nuovi compiti affidati coi suindicati provvedimenti legislativi all'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare;
Su proposta del Ministro delle Finanze;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Decreta:
 
Art. 1. L'art. 11 del decreto 9 febbraio 1939, n. 126, convertito con modificazioni nella legge 2 giugno 1939, n. 739, è sostituito dal seguente:
«È istituito un Ente denominato "Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare" con il compito di provvedere all'acquisto, alla gestione, alla trasformazione e alla vendita dei beni immobiliari con le loro pertinenze, di bene mobiliari, nonché di aziende industriali e commerciali, nell'interesse o d'incarico dello Stato.
All'Ente anzidetto è assegnata una dotazione di L. 20 milioni da stanziarsi con provvedimento del Ministro per le Finanze sul bilancio del Ministero stesso. L'Ente è amministrato da un Consiglio composto dal Presidente e da altri otto componenti, nominati con decreto del Ministro delle Finanze e cioè:
- 2 consiglieri scelti tra i funzionari di grado non inferiore al VI del Ministero delle Finanze;
- 1 consigliere scelto tra i funzionari dell'Ispettorato per la Difesa del Risparmio e l'Esercizio del Credito;
- 1 consigliere in rappresentanza dell'Ispettorato per demografia e razza;
- 1 consigliere su proposta del Segretario del Partito Fascista Repubblicano, Ministro segretario di Stato;
- 1 consigliere su proposta del Ministro per la Giustizia;
- 1 consigliere su proposta del Ministro per l'Agricoltura e le Foreste;
- 1 consigliere su proposta del Ministro per l'Economia corporativa.
Con decreto del Ministro per le Finanze sono nominati tre sindaci effettivi, dei quali uno scelto trai Magistrati della Corte dei Conti. Con lo stesso decreto sono pure nominati due sindaci supplenti.
Il bilancio da compilarsi dall'Ente alla fine di ciascun esercizio annuale è sottoposto all'approvazione del Ministro per le Finanze.
Per l'assistenza, la rappresentanza e la difesa in giudizio, l'Ente si avvale dell'Avvocatura dello Stato.»

Art. 2. Il decreto 27 marzo 1939, n. 665, che ha approvato lo statuto dell'Ente di gestione e Liquidazione Immobiliare è abrogato.
Lo statuto stesso viene sostituito da quello annesso al presente provvedimento, composto di numero 17 articoli.
Il Ministro per le Finanze è autorizzato ad apportare a tale statuto le modifiche che si rendessero in seguito necessarie.
Il presente decreto che entrerà in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, sarà inserto, munito del sigillo dello Stato, nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti.

Dal Quartier Generale, addì 31 marzo 1944-XXII
Mussolini

Il Ministro delle Finanze: Pellegrini

V. il Guardasigilli: Pisenti



––––––––––––––––––––––––––––––
Statuto dell'Ente di gestione
e liquidazione immobiliare


Art. 1. L'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare ha il compito di provvedere all'acquisto, alla gestione, alla trasformazione ed alla vendita di beni immobiliari, con le loro pertinenze di beni mobiliari, nonché di aziende industriali e commerciali, nell'interesse o d'incarico dello Stato.
L'Ente ha personalità giuridica. Esso ha un fondo di dotazione di 20 milioni, da stanziare con provvedimento del Ministro per le Finanze, sul bilancio del Ministero stesso.
Per l'assistenza, la rappresentanza e la difesa in giudizio , l'Ente si avvale dell'Avvocatura dello Stato.
L'Ente potrà inoltre, con la preventiva autorizzazione del Ministro per le Finanze, contrarre mutui ed ottenere sovvenzioni dagli Istituti all'uopo autorizzati per il fabbisogno finanziario dipendente dalla propria attività.
L'Ente ha la sua sede legale in Roma, temporaneamente trasferita a San Pellegrino Terme.

Art. 2. L'E.G.E.L.I. compie tutte le operazioni necessarie per il conseguimento dei propri fini.

Art. 3. Sono organi dell'Ente: il Presidente, il Consiglio di Amministrazione, la Giunta esecutiva.

Art. 4. Il Presidente è nominato con decreto del Ministro delle Finanze, per un triennio, e può essere confermato.
Egli è a capo dell'Amministrazione dell'Ente ed ha la legale rappresentanza dell'Ente stesso.
Convoca e presiede le riunioni del Consiglio di Amministrazione e della Giunta esecutiva, e cura la esecuzione delle deliberazioni del Consiglio e della giunta stessi.
Il Presidente ha facoltà di conferire procure speciali per determinati atti e per determinate specie di atti.
In caso di urgenza il Presidente prende tutti i provvedimenti di competenza della Giunta esecutiva e ne riferisce a questa nella prima seduta successiva per la relativa ratifica.

Art. 5. Uno dei membri del Consiglio di Amministrazione è annualmente designato dal Consiglio stesso a fungere da vice presidente.
Il Presidente è coadiuvato dal vice presidente che lo sostituisce in caso di assenza o di legittimo impedimento.

Art. 6. Il Consiglio di Amministrazione è composto dal presidente e di otto membri nominati dal Ministro per le Finanze e cioè:
- 2 consiglieri scelti tra i funzionari di grado non inferiore al VI del Ministero delle Finanze;
- 1 consigliere scelto tra i funzionari dell'Ispettorato per la Difesa del Risparmio e l'Esercizio del Credito;
- 1 consigliere in rappresentanza dell'Ispettorato per demografia e razza;
- 1 consigliere su proposta del Segretario del Partito Fascista Repubblicano, Ministro segretario di Stato;
- 1 consigliere su proposta del Ministro per la Giustizia;
- 1 consigliere su proposta del Ministro per l'Agricoltura e le Foreste;
- 1 consigliere su proposta del Ministro per l'Economia corporativa.
I consiglieri rimangono in carica tre anni e possono essere confermati nella carica stessa.
Con il decreto del Ministro per le Finanze sono determinate le indennità assegnate al Presidente ed ai componenti il Consiglio di Amministrazione.
Il Consiglio di Amministrazione nomina il Segretario.

Art. 7. Il Consiglio di Amministrazione ha tutti i poteri per il funzionamento dell'Ente.
Esso delibera un apposito regolamento interno da approvarsi dal Ministro per le Finanze, per stabilire le norme di assunzione e di stato giuridico ed il trattamento economico, a qualsiasi titolo, di attività e di quiescenza del personale.
Il Consiglio di Amministrazione è convocato dal Presidente il quale ne da tempestivo avviso ai Consiglieri ed ai Sindaci effettivi.
Per la validità delle deliberazioni occorre l'intervento di almeno 5 componenti.

Art. 8. Il Consiglio di Amministrazione nomina nel suo seno la Giunta esecutiva, determinandone le attribuzioni e i poteri.
La Giunta è composta di tre membri fra i quali il Presidente.
Funge da Segretario della Giunta esecutiva il segretario del Consiglio di amministrazione.
La Giunta esecutiva è convocata dal Presidente, il quale dà tempestivo avviso ai membri ed ai sindaci effettivi.
Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti.

Art. 9. La Giunta esecutiva delibera sulle operazioni per le quali sia stata delegata dal Consiglio di amministrazione e dentro i limiti della delegazione stessa.
Non possono essere delegate alla Giunta le deliberazioni:
a) sulla formazione del bilancio;
b) sul conferimento di deleghe alle mansioni dell'Ente ad Istituti od a privati.
Le deliberazioni della Giunta sono comunicate al Consiglio nella prima seduta successiva.

Art. 10. Le deliberazioni del Consiglio di amministrazione e della Giunta esecutiva sono inserite in appostiti registri di verbali e vengono autenticate con la firma del Presidente e del Segretario.
Le deliberazioni prese dal Presidente in via di urgenza a norma dell'art. 4 sono trascritte in apposito registro e firmate dal Presidente.
Dei verbali relativi alle deliberazioni di cui al presente articolo e delle deliberazioni del Presidente, il Segretario del Consiglio di amministrazione può, con l'autorizzazione del Presidente, rilasciare copia od estratti.

Art. 11. Il Collegio dei sindaci è composto di tre membri effettivi e di due supplenti, nominati con decreto del Ministro delle Finanze. Uno dei sindaci effettivi è scelto fra i Magistrati della Corte dei Conti.
La Presidenza è affidata dal Ministro delle Finanze ad un funzionario dipendente da esso incluso nei tre membri effettivi.
I sindaci effettivi ed i supplenti durano in carica tre anni e possono essere confermati.
Con decreto del Ministro per le Finanze sono fissate le retribuzioni spettanti ai sindaci.
I sindaci esercitano il controllo sulla gestione dell'Ente e sulla osservanza delle disposizioni di legge e dello statuto: assistono alle riunioni del Consiglio di amministrazione e della Giunta esecutiva ed hanno in generale i poteri e gli obblighi che la legge attribuisce ai sindaci delle società commerciali, in quanto applicabili.
Il Collegio dei sindaci presenta al Ministro per le Finanze una relazione annuale in accompagnamento del bilancio della gestione dell'Ente.

Art. 12. L'esercizio finanziario dell'Ente si riferisce all'anno solare. Entro il 31 marzo di ogni anno, il Consiglio di amministrazione sottopone all'approvazione del Ministro delle Finanze il bilancio dell'Ente, accompagnandolo con particolareggiata relazione sulla attività svolta.

Art. 13. I proventi della gestione dei beni di proprietà dell'Ente, gli oneri dell'esercizio e le spese generali di amministrazione, sono registrate nel conto spese e proventi.
Il saldo di tale conto è versato annualmente al bilancio delle entrate dello Stato dopo l'approvazione del bilancio.
I proventi dei beni di cui l'Ente ha la gestione nell'interesse o per conto dello Stato nonché gli introiti effettuati per riscossioni di capitali o alienazioni riguardanti tali beni, sono versati nei modi e nei termini stabiliti dalle relative disposizioni.

Art. 14. La qualità di funzionario o impiegato dell'Ente è incompatibile con qualsiasi impiego privato o pubblico o con l'esercizio di qualsiasi professione, commercio o industria.
I funzionari e gli impiegati non possono coprire cariche di consiglieri di amministrazione, di liquidatori o sindaci di società, salvo espressa autorizzazione del Consiglio di amministrazione.

Art. 15. È fatto divieto ai consiglieri di amministrazione, ai sindaci, ai funzionari di direzione ed agli impiegati dell'Ente di acquistare beni dell'Ente e comunque di contrarre obbligazioni di qualsiasi natura, dirette o indirette con l'Ente, ovvero con acquirenti di beni immobili di proprietà dell'Ente.
I funzionari e gli impiegati dell'Ente sono obbligati al segreto d'ufficio.

Art. 16. L'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare è parificato ad ogni effetto nel trattamento tributario, all'Amministrazione dello Stato; per la notificazione ad istanza dell'Ente medesimo per le copie degli atti ad esso rilasciati e per le misure ipotecarie, come pure per i certificati delle iscrizioni e trascrizioni, nonché per i certificati catastali storici rilasciati nell'interesse dell'Ente, si osservano le disposizioni vigenti per tali adempimenti quando sono richiesti dallo Stato.
Agli effetti delle imposte dirette la equiparazione dell'Ente alle amministrazioni dello Stato nel trattamento tributario, riguarda esclusivamente i redditi propri dell'Ente.
Le tasse di registro per gli atti di alienazione dei beni attribuiti all'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare sono ridotte come segue:
a) alla aliquota fissa dell'1,50% fino al valore di L. 5.000;
b) alla aliquota fissa del 10% oltre il valore di L. 5.000.
La tassa di trascrizione, i diritti catastali e gli onorari notarili per atti di alienazione dei beni attribuiti all'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare sono ridotti alla metà dell'ordinario ammontare, quando non trovino applicazione disposizioni più favorevoli.

Art. 17. Gli atti costitutivi di società che dovessero essere formate con il consenso del Ministro per le Finanze, per rilevare aziende industriali e commerciali attribuite in proprietà o in gestione all'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare sono esenti da tasse di bollo e registro.
Gli atti con i quali società anonime regolarmente costituite rilevano aziende attribuite ovvero gestite dall'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare, sono registrati e trascritti con la tassa di L. 40 ai sensi dell'art. 13 del decreto legge 19 agosto 1943, n. 737.
I diritti catastali e gli onorari notarili per gli atti medesimi sono ridotti al quarto.

Mussolini

Il Ministro delle Finanze: Pellegrini

V.Il Guardasigilli: Pisenti.

Trasformazione della Direzione generale per la demografia e la razza
in Direzione generale per la demografia

 

Decreto Ministeriale, 16 aprile 1944-XXII, n. 136

 

Il Ministro dell'Interno

Visto il Decreto 8 ottobre 1943-XXII, del Duce del fascismo, Capo della Repubblica Sociale Italiana, sulla sfera di competenza e funzionamento degli organi del Governo, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale d'Italia del 22 ottobre 1943-XXII, n. 247;
Visto il R.D. 5 settembre 1938 - N. 1531, relativo alla istituzione presso il Ministero dell'Interno della Direzione generale per la Demografia e la Razza;
Visto il R.D.L. 5 settembre 1938-XVI, n. 1539, convertito nella legge 5 gennaio 1939-XVII, n. 26;
Visto il R.D.L. 17 novembre 1938 - N. 1728, convertito nella legge 5 gennaio 1939-XVII, N. 274;
Visto il R.D.L. 3 giugno 1937-XV, N. 805, convertito nella legge 30 dicembre 1938, n. 2529;
Visto il R.D. 24 dicembre 1934-XIII, N. 2316;
Visto il R.D.L. 5 settembre 1938-XVI, N. 2008, convertito nella legge 22 Maggio 1939-XVII, N. 961;
Vista la legge 22 Maggio 1939-XVII, n. 961;
Decreta:

Art. 1. La Direzione Generale della Demografia e la Razza presso il Ministero dell'Interno è trasformata in Direzione Generale per la Demografia.
Alla detta Direzione Generale è preposto un Prefetto.

Art. 2. Alla Direzione Generale per la Demografia sono devolute tutte indistintamente le attribuzioni ed i provvedimenti in materia di Demografia - ivi comprese le attribuzioni del Ministero dell'Interno previste dalle leggi relative all'istituzione e funzionamento dell'Unione Nazionale Fascista fra le Famiglie Numerose e dell'Opera Nazionale per la Protezione della Maternità ed Infanzia, nonché quelle in materia di Cittadinanza e di matrimoni con stranieri.

Art. 3. Il Consiglio Superiore per la Demografia e la Razza viene trasformato in Consiglio Superiore per la Demografia, chiamato a dare pareri sulle questioni di carattere generale interessanti la Demografia.
Ne fanno parte:
- Il Direttore generale per la Demografia;
- Il Presidente dell'Istituto Centrale di Statistica;
- Il Direttore Generale della Sanità Pubblica;
- Il Presidente dell'Opera Nazionale per la Maternità ed Infanzia;
- Il Presidente dell'Unione Fascista fra le Famiglie Numerose;
- Un rappresentante del Partito Fascista Repubblicano, designato dal Segretario del P.F.R.;
- Un rappresentante per ciascuno dei Ministri degli Affari Esteri, della Giustizia, delle Finanze, dell'Educazione Nazionale, dell'Economia Corporativa, della Cultura Popolare e dell'Africa Italiana, designato dalle rispettive Amministrazioni;
- Un rappresentante dell'Ispettorato della Razza.
Potranno essere chiamati, con provvedimento del Ministro dell'Interno, a far parte del Consiglio Superiore per la Demografia, persone particolarmente versate nei problemi della Demografia.
Le funzioni di Segretario del Consiglio sono esercitate da un funzionario della Direzione Generale per la Demografia di grado non inferiore al VII°.

Art. 4. Il presente Decreto, che sarà sottoposto a ratifica del Consiglio dei Ministri, entrerà in vigore, previa registrazione alla Corte dei Conti, il giorno stesso della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale d'Italia e, munito del sigillo dello Stato, sarà inserto nella raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti.

Dal Quartier Generale, 16 aprile 1944-XII
Il Ministro dell'Interno: Buffarini

V. Il Guardasigilli: Pisenti

Istituzione dell'Ispettorato Generale per la razza

 

Decreto Legislativo del Duce, 18 aprile 1944-XXII, n. 171

 

Il Duce
della Repubblica Sociale Italiana


Visto il decreto 7 giugno 1937-XV, n. 1128, con cui venne istituito presso il Ministero dell'Interno l'ufficio centrale demografico;
Visto il decreto 5 settembre 1938-XVI, n. 1531, con cui l'ufficio centrale demografico viene trasformato in Direzione Generale per la demografia e la razza;
Visto il decreto-legge 5 settembre 1938-XVII, n. 1539, convertito in legge con legge 5 gennaio 1939-XVII, n. 26, con cui venne istituito presso il ministero dell'Interno il Consiglio Superiore per la demografia e la razza;
Visto il decreto-legge 9 febbraio 1939-XVII, n. 126, con cui venne istituito l'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare;
Visto il teso unico delle leggi sulla protezione ed assistenza della maternità ed infanzia, approvato con decreto 24 dicembre 1934-XII, n. 2316;
Vista la legge 13 luglio 1939-XVII, n. 1024, relativa al tribunale della razza;
Visto il decreto 16 aprile 1944-XXII, n. 136, concernente la direzione della demografia e la razza, creando a tal fine un organismo autonomo;
D'intesa con i Ministri dell'Interno, della Giustizia, delle Finanze e della Cultura Popolare;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Decreta:

Art. 1. È istituito l'Ispettorato Generale per la razza, posto alle dirette dipendenze del duce Capo del Governo.
Ad esso è preposto un Ispettore Generale nominato con Decreto del duce Capo del Governo.

Art. 2. Tutte le attribuzioni concernenti la razza attualmente devoluta alla direzione generale demografia e razza del Ministero dell'Interno e all'ufficio Studi e Propaganda sulla razza del Ministero della Cultura Popolare sono trasferite all'Ispettorato generale per la razza.

Art. 3. Il personale di ruolo dei Ministeri dell'Interno e della Cultura popolare che ricopre posti, rispettivamente, alla Direzione generale demografia e razza e all'ufficio Studi e propaganda della Razza del Ministero della Cultura Popolare può essere comandato presso l'Ispettorato Generale razza.
Il personale avventizio alle dipendenze degli uffici di cui al precedente comma può essere trasferito in tutto o in parte all'Ispettorato Generale per la razza.

Art. 4. La commissione della razza prevista dalla legge 13 luglio 1939-XVII, n. 1024 ha sede presso l'Ispettorato Generale per la razza.

Art. 5. Il Consiglio superiore per la demografia e la razza presso il Ministero dell'Interno è soppresso.

Art. 6. Presso l'Ispettorato Generale per la razza esercita funzioni consultive e di collegamento un rappresentante per ciascuno dei Ministeri dell'Interno, della Giustizia, delle Finanze e della Cultura Popolare, designato dalla rispettiva amministrazione.

Art. 7. Rimangono ferme le attribuzioni del Ministero delle Finanze relative all'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare istituito con decreto-legge 9 febbraio 1939-XVII, n. 126.

Art. 8. L'Ispettore Generale può assistere alle riunioni del Consiglio dei Ministri quando vi si trattino argomenti interessanti la razza.

Art. 9. Con decreto del Ministro delle Finanze sarà provveduto alle variazioni di bilancio occorrenti per l'attuazione del presente decreto.

Art. 10. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale d'Italia e, munito del sigillo dello Stato, verrà inserto nella raccolta ufficiali delle leggi e dei decreti.

Dal Quartier Generale, addì 18 aprile 1944-XXII.
Mussolini
Pellegrini, Pisenti, Mezzasoma

V. Il Guardasigilli: Pisenti

Adeguamento del trattamento tributario a favore di tutti i beni gestiti dall'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare (E.G.E.L.I.)

 

Decreto Ministeriale, 15 settembre 1944-XXII, n. 685

 

Il Ministro delle Finanze

Visti gli articoli 16 e 17 dello Statuto e regolamento dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare, approvato con Decreto legislativo in data 31 marzo 1944-XXII, n. 109;
Ritenuta la necessità urgente ed assoluta in relazione all'attuale situazione di consentire un adeguato trattamento tributario a favore di tutti i beni del predetto Ente, tanto se da esso gestiti, quanto se attribuitigli in proprietà
Visto l'art. 2 - terzo comma- del citato decreto legislativo;
Decreta:

Art. 1. Il 3° comma dell'art. 16 dello Statuto dell' Ente di gestione e Liquidazione Immobiliare, approvato con Decreto legislativo del Duce 31 marzo 1944-XXII, n. 109, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 81 del 6 aprile 1944-XXII, è modificato come appresso:
«Le imposte di registro per gli atti di alienazione dei beni attribuiti in proprietà o in gestione all'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare sono ridotte come segue:
a) all'aliquota fissa dell'1,50% fino al valore di L. 5.000;
b) all'aliquota del 10% oltre il valore di L. 5.000
La imposta di trascrizione, i diritti catastali e gli onorari notarili di alienazione dei beni attribuiti in proprietà o in gestione all'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare sono ridotti alla metà dell'ordinario ammontare quando non trovino applicazione disposizioni più favorevoli.»

Art. 2. Le disposizioni del presente decreto si applicano anche agli atti in forma pubblica ed alle scritture private rispettivamente stipulate o registrate dopo il 5 aprile 1944-XII.
Il presente decreto che sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale d'Italia, previa registrazione alla Corte dei Conti, verrà inserto, munito del sigillo dello Stato, nella Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti ed entrerà in vigore, salvo il disposto dell'art. 1, il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

Dalla Sede del Governo, addì 15 settembre 1944-XXII
Il Ministro delle Finanze: Pellegrino

V. Il Guardasigilli: Pisenti

Modifica dello Statuto dell'E.G.E.L.I. ed istituzione del posto di Direttore Generale

 

Decreto Ministeriale, 30 dicembre 1944-XXIII, n. 1036

 

Il Ministro dell'Interno

Visto l'art. 11 del decreto legge 9 febbraio 1939, n. 126 convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739, sul trattamento dei beni ebraici;
 Visto il decreto 27 marzo 1939, n. 665, che ha approvato lo Statuto dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare;
 Vista la legge 19 dicembre 1940, n. 1994, riguardante modifiche alla legge di guerra in materia di beni appartenenti a sudditi nemici;
 Visto il decreto legislativo in data 4 gennaio 1944, n. 2, contenente modifiche alle disposizione riguardanti i beni e le aziende ebraiche di cui al predetto decreto legge 9 febbraio 1939, n. 126;
 Visto l'art. 17 della legge 16 giugno 1939, n. 942, riguardante la requisizione dei beni espropriati dalle esattorie e rimasti invenduti al secondo incanto;
 Visto il decreto legislativo del Duce 31 marzo 1944-XXII, n. 109, che approva lo Statuto e il regolamento dell'Ente;
 Visto il decreto ministeriale 15 settembre 1944, n. 685, relativo all'adeguamento del trattamento tributario per i beni gestiti dall'Ente;
 Ritenuta la necessità di modificare lo statuto dell'Ente per disporre l'istituzione del posto di Direttore Generale onde meglio assicurare il funzionamento dell'Ente;
 Visto il decreto legislativo del Duce 8 ottobre 1943-XXII e 18 gennaio 1944-XXII, N; 41, relativi alla sfera di competenza ed al funzionamento degli organi di Governo;
Decreta:

Art. 1. Lo Statuto dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare in seno al decreto legislativo del Duce 31 marzo 1944-XXII, n. 109, è sostituito da quello annesso al presente provvedimento, composto di numero 18 articoli.
Il presente decreto entra in vigore nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale d'Italia e sarà previa registrazione alla Corte dei Conti ratificato dal Consiglio dei Ministri ed inserto, munito del sigillo dello Stato, nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti.

Posta Civile 316, addì 30 dicembre 1944-XXIII.
Il Ministro: Pellegrini

V. Il Guardasigilli: Pisenti



––––––––––––––––––––––––––––––
Statuto dell'Ente di gestione
e liquidazione immobiliare


[…]

Art. 7. Il Consiglio di Amministrazione ha tutti i poteri per il funzionamento dell'Ente.
Esso delibera un apposito regolamento interno da approvarsi dal Ministro per le Finanze, per stabilire le norme di assunzione e di stato giuridico ed il trattamento economico, a qualsiasi titolo, di attività e di quiescenza del personale.
Designa al Ministro per le Finanze, per la nomina, il Direttore Generale dell'Ente e ne fissa la retribuzione.
Il Consiglio di Amministrazione è convocato dal Presidente il quale ne da tempestivo avviso ai Consiglieri ed ai Sindaci effettivi.
Il Direttore Generale assiste alle riunioni del Consiglio di Amministrazione con voto consultivo ed è tenuto ad esprimere in ogni deliberazione il proprio parere che deve essere trascritto nel relativo verbale.
Per la validità delle deliberazioni occorre l'intervento di almeno 5 componenti.
Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti: in caso di parità prevale il voto del Presidente.

Art. 8. Il Consiglio di Amministrazione nomina nel suo seno la Giunta esecutiva, determinandone le attribuzioni e i poteri.
La Giunta è composta di cinque membri fra i quali il Presidente.
Il Direttore Generale assiste alle riunioni della Giunta con voto consultivo ed è tenuto ad esprimere in ogni deliberazione il proprio parere che deve essere trascritto nel relativo verbale.
Funge da Segretario della Giunta esecutiva il segretario del Consiglio di Amministrazione.
La Giunta esecutiva è convocata dal Presidente, il quale dà tempestivo avviso ai membri ed ai sindaci effettivi.
Per la validità delle sue deliberazioni occorre la presenza di almeno tre membri compreso fra essi il Presidente e, in caso di assenza o legittimo impedimento, il Vice Presidente.
Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti.

Art. 9. La Giunta esecutiva delibera sulle operazioni per le quali sia stata delegata dal Consiglio di amministrazione e dentro i limiti della delegazione stessa.
Non possono essere delegate alla Giunta le deliberazioni:
a) sulla formazione del bilancio;
b) sul conferimento di deleghe alle mansioni dell'Ente quando le deleghe non sono limitate a singole gestioni, specificatamente indicate, di determinati beni o aziende, ma si riferiscono, invece, a mansioni che vengono genericamente affidate ad un delegato per intere circoscrizioni territoriali.
Le deliberazioni della Giunta sono comunicate al Consiglio nella prima seduta successiva.

[…]

Art. 14. Il Direttore Generale che dura in carica tre anni e può essere anche riconfermato, regge gli uffici dell'Ente e ne ha la responsabilità verso il Presidente. Esercita pertanto tutti i necessari controlli e propone al Presidente i provvedimenti da adottare nei confronti del personale e dell'andamento del servizio.

[…]
[n.d.r. gli articoli del precedente regolamento dal n.14 al 17 restano invariati ma vengono rinumerati da 15 a 18]


Il Ministro per le Finanze: Pellegrini

Regolamento Amministrativo dell'Ispettorato Generale per la Razza

 

Decreto Legislativo del Duce, 28 febbraio 1945-XXIII, n. 47

 

Il Duce
della Repubblica Sociale Italiana
e Capo del Governo


Visto il Decreto 18 aprile 1944-XXII, n. 171, riguardante la istituzione dell'Ispettorato Generale per la Razza;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
D'intesa con i Ministri dell'Interno, delle Finanze, della Giustizia e della Cultura Popolare;
Decreta:

Art. 1. L'Ispettorato Generale per la Razza ha il seguente ordinamento:
1) una Direzione Generale da cui dipendono l'Ufficio degli Affari Generali e del personale, l'Ufficio Legislativo, applicazione leggi razziali e statistica, l'Ufficio studi, l'Ufficio propaganda e stampa, l'Ufficio ragioneria, l'Ufficio cassa e l'Ufficio economato;
2) Gabinetto e Segreteria particolare.

Art. 2. Ai servizi dell'Ispettorato si provvede con personale di ruolo nonché con personale distaccato e collocato fuori ruolo da altre Amministrazioni dello Stato nei limiti previsti per ciascun gruppo e grado dell'unita tabella.
All'assunzione di personale è provveduto su proposta dell'Ispettorato Generale per la Razza con decreto del Duce d'intesa con il Ministro per le Finanze, mentre per il distacco o il collocamento fuori ruolo di personale di altre Amministrazioni sarà provveduto su proposta dell'Ispettorato Generale per la Razza, con decreto del Duce d'intesa con i Ministri Interessati.

Art. 3. Per le immissioni nel ruolo di gruppo A è richiesta la laurea conseguita in una Università o in un istituto superiore.
Per le immissioni nel ruolo di Gruppo B è richiesto il diploma di scuola media superiore.
Per le immissioni nel ruolo di gruppo C è richiesto il diploma di scuola media inferiore.
Per i subalterni è richiesta la licenza elementare.

Art. 4. L'Ispettore Generale per la Razza attua le proprie finalità alla periferia, a mezzo delle Prefetture.

Art. 5. Alle spese relative all'impianto e al funzionamento dell'Ispettorato Generale per la Razza si provvede con i fondi stanziati in apposito capitolo, compreso nel bilancio di previsione della spesa del Ministero delle Finanze, alla rubrica "Presidenza del Consiglio dei Ministri".
Il Ministro delle Finanze è autorizzato ad introdurre, con propri decreti, le variazioni di bilancio occorrenti per la attuazione del presente Decreto.

Art. 6. Il presente Decreto ha vigore dal giorno della istituzione dell'Ispettorato Generale per la Razza, sarà pubblicato nella "Gazzetta ufficiale" e, munito del sigillo dello Stato, sarà inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti.

Quartier Generale, addì 28 febbraio 1945-XXIII.
Mussolini
Il Ministro per l'Interno: Zerbino
Il Ministro per le Finanze: Pellegrini
Il Ministro per la Giustizia: Pisenti
Il Ministro per la Cultura Popolare: Mezzasoma

V. Il Guardasigilli: Pisenti


Tabella
2 Funzionari di gruppo A e di grado non inferiore al V
3 Funzionari di gruppo A e di grado non superiore al VI
4 Funzionari di gruppo A e di grado VII
3 Funzionari di gruppo A e di grado VIII
3 Funzionari di gruppo A e di grado IX
3 Funzionari di gruppo A e di grado X e XI
12 Funzionari di gruppo B
15 impiegati di gruppo C
6 impiegati subalterni