La morte di Mussolini: cronotanatologia di un omicidio

La morte di Mussolini: cronotanatologia di un omicidio


Ecco quello che ancora oggi si apprende studiando i libri di scuola: Benito Mussolini e Claretta Petacci sarebbero stati uccisi da Walter Audisio (il colonnello Valerio) alle 16,20 del 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra, un paese situato sul lago di Como là dove questo volge alquanto ad oriente. Accatastati sul pianale di un camion, alle 3 del 29 aprile i cadaveri del Duce e di Claretta sono stati deposti a Milano sul selciato di piazzale Loreto (W. Audisio, «In nome del popolo italiano», Edizioni Teti, 1975).

Foto 1: Piazzale Loreto ore 9-10 del 29 aprile 1945

mussolini1.jpg

Il dittatore viene fatto appoggiare sul petto della Petacci.
Per scherno i partigiani gli fanno impugnare l’asta di un gagliardetto fascista (notare la chiusura del pugno, segno di rigidità cadaverica).
Mussolini indossa un giaccone di foggia borghese con le maniche raglan e provvisto di un vistoso bottone allacciato in alto a destra.
L’analisi fotografica diretta e computerizzata ha dimostrato che l’indumento era imperforato
(F. Andriola, «La morte di Benito Mussolini: una macabra messa in scena», Storia in Rete. numero 10, maggio 2006).

Si tenga presente che all’autopsia sul corpo del Duce sono state dimostrate 9 ferite da arma da fuoco con i caratteri delle lesioni premortali (inferte in vita) (P. L. Baima Bollone, «Le ultime ore di Mussolini», Mondadori, 2005).
Il che sta ad indicare che il capo del fascismo è stato rivestito dopo morto.
Prima di morire era, infatti, rimpannucciato con la divisa da Caporale d’Onore della Milizia e con un pastrano militare (W. Audisio, opera citata).
Giacca e cappotto d’ordinanza non sono mai stati ritrovati.
Avendo le maniche raglan, il giaccone non militare vestito dal Duce in piazzale Loreto era l’indumento più idoneo da far indossare ad un morto in rigidità cadaverica catalettica.

Foto 2: Piazzale Loreto ore 10,30-12 del 28 aprile 1945


mussolini2.jpg

Il corpo di Mussolini e della Petacci, affiancati, vengono impiccati per i piedi al traliccio metallico di un distributore di benzina.
Le braccia del Duce fanno un angolo superiore di poco a 90° con il tronco in quanto la rigidità del cingolo scapolo-omerale (spalla) si è completata (atteggiamento del tuffatore).

Foto 3: Analogo atteggiamento lo assume la Petacci (contemporaneità o quasi del decesso)


mussolini3.jpg

Foto 4: Obitorio milanese di via Ponzio

mussolini4.jpg

Tardo pomeriggio del 29 o mattina presto del 30 aprile 1945 (prima dell’autopsia iniziata alle ore 7,30).
Il Duce e Claretta giacciono supini.
Il braccio di lei circuisce quello di lui in atto di cortigiana galanteria.
Una posa impossibile da realizzarsi se la piega del gomito fosse stata irrigidita dal rigor mortis. Notare la flessione del polso.

Foto 5: Notare il collo reclinato (ciondolante) di Claretta che poggia sulla testa deformata di Mussolini


mussolini5.jpg

Foto 6: Obitorio milanese di via Ponzio

mussolini6.jpg

Pomeriggio avanzato del 29 aprile 1945 o mattina del 30.
Mussolini e Claretta, fino ad allora supini, sono posti in posizione seduta.
Le loro teste sono sorrette dalle mani dei partigiani perché il collo ciondolava.
Le braccia si sono sciolte spontaneamente dal lubrico «braccetto» e sono ricadute inerti lungo
i fianchi.
I dati nell’insieme indicano che la rigidità cadaverica era in fase di avanzata risoluzione (subentrato rilasciamento).

Commento tecnico: «La rigidità cadaverica si rende evidente dapprima nei muscoli della faccia 2-3 ore dopo la morte; si estende ai muscoli della nuca, agli arti superiori, al tronco, infine agli arti inferiori e si completa 12-24 ore seguendo un ordine cranio-caudale. L’irrigidimento totale del corpo si mantiene stazionario per circa 36-48 ore dalla morte. La rigidità comincia a risolversi gradualmente seguendo lo stesso ordine (cranio-caudale) dopo 72-84 ore». (www.sunhope.it/tanatologia.htm. Reperibile per via telematica; B. Brinkmann, B. Madea. Handbuch Gerichtliche Medizin. Springer, 2003).

Conclusioni: Da tutto ciò si evince che Mussolini e la Petacci sono stati uccisi ben prima delle 16,20 del 28 aprile 1945.
Davanti al cancello di villa Belmone a Giulino di Mezzegra il colonnello Valerio ha sparato su due cadaveri morti da un pezzo.
Questo è quello che ha detto a Giorgio Pisanò il partigiano Guglielmo Cantoni (Sandrino),
un testimone oculare (G. Pisanò. «Gli ultimi cinque secondi di Mussolini», Il Saggiatore, 2004).

Nel programma televisivo Stargate di Roberto Giacobbo, andato in onda su La 7 il 27 ottobre del 2002, si è addirittura affermato, in base all’analisi fotografica, che il leader fascista era morto non il 28, ma bensì il 27 aprile del 1945.

Va, tuttavia, tenuto presente un fatto: i ripetuti maltrattamenti subiti postmortem dal Duce (trazioni, percosse, stiramenti) potrebbero aver interferito sulla rigidità cadaverica, modificando le posture e condizionando certi atteggiamenti (professor G. Pierucci, emerito di Medicina Legale all’Università di Pavia, comunicazione personale).

Sul verbale ufficiale, redatto dal dottor Caio Mario Cattabeni dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Milano, si legge: al momento dell’autopsia (ore 7,30 del 30 aprile 1945) la «rigidità cadaverica è risolta alla mandibola; persistente agli arti (sic!)» (P. L. Baima Bollone, opera citata).
E’ evidente il tentativo di mistificare il quadro autoptico per far combaciare l’orario della morte con quanto affermato dai comunisti: W. Audisio e compagni (ore 16,20 del 28 aprile).
E’ un’affermazione gratuita che ha tutta l’apparenza di una giustificazione non richiesta.

Le fotografie sono tratte dalla videocassetta Combat Film, girata da cineoperatori americani
della V armata.

Professor Alberto Bertotto

 

Fonte: http://firewolfdossier.blogspot.it/2008/05/la-morte-di-mussolini-cronotanatologia.html