L'ECCIDIO DI LIMMARI

Nell'autunno del 1943 la guerra giunse nella valle del Sangro dal Molise dove i tedeschi, sul Trigno, avevano contrastato più duramente l'avanzata alleata. Una resistenza per poter allestire, intanto, un'efficiente linea di difesa invernale dall'Adriatico al Tirreno passante sui massicci del chietino, dell'aquilano (Altopiano e Parco) e del Molise (Mainarde) e, più a Sud, sui rilievi del cassinate. La Linea Gustav, studiata in loco dallo stesso Kesselring, i cui punti fermi avanzati dovevano essere costituiti dai fiumi Sangro, Aventino, Volturno e Garigliano. Poco prima della Forchetta di Palena, come il Valico è comunemente chiamato, si diparte la strada, per Pizzoferrato e Gamberale di accesso alla valle del Sangro e proseguendo si giunge sugli Altipiani. Con l'abbandono del versante destro, a fine novembre, il mantenimento di tutto il territorio fu di competenza della 1^ Divisione Paracadutisti, una delle unità più valorose della Wehrmacht. A Pietransieri e nella sua località Limmari, frazione di Roccaraso, sulla sponda del Sangro, in prima linea, era schierato il 1° Reggimento. Dopo la metà di quel terribile mese iniziarono a distruggere sistematicamente anche i paesi di questa sponda obbligando contestualmente le popolazioni a sfollare verso le retrovie.

La strage

E’ stata una strage commessa dai nazisti durante il periodo di occupazione in Italia, avvenuta il 21 novembre 1943 a Pietransieri, oggi frazione del comune di Roccaraso in provincia di L’Aquila. In località bosco di Limmari (Valle della Vita) i soldati tedeschi trucidarono 128 persone, di cui 60 donne, senza motivazioni documentate, ma per il semplice sospetto che la popolazione civile sostenesse i partigiani. La zona in cui avvenne il massacro rappresentava uno dei capisaldi della linea difensiva Gustav su cui le forze armate tedesche si attestarono dopo lo sbarco alleato a Salerno. Hitler ordinò alle forze tedesche di stanza in Italia centrale di mantenere le proprie posizioni, facendo terra bruciata attorno alle formazioni partigiane operanti, ed il maresciallo il 30 ottobvre 1943 Albert Kesselring fece affiggere un manifesto, nelle località: Rivisondoli, Pescocostanzo, Roccaraso, Roccacinquemiglia e Pietransieri, che recitava in lingua tedesca: "Tutti coloro che si troveranno ancora in paese o sulle montagne circostanti saranno considerati ribelli e ad essi sarà riservato il trattamento stabilito dalle leggi di guerra dell’esercito germanico": la fucilazione sul posto, che fu probabilmente ignorato dalla popolazione. Ubbidirono in pochi al messaggio dei tedeschi, molti pietransieresi si rifuggiarono nei boschi dei limmari convinti di essere al riparo, ma fu proprio li il luogo della strage. 

Virginia e Pia

 

 

La rappresaglia dei tedeschi, comandati dal tenente Schulemburg, si accanì in un primo momento contro il bestiame razziato, mitragliato e abbandonato nei boschi circostanti. In un secondo momento contro la popolazione. Alcuni pietransieresi, vennero sorpresi e fatti saltare all’interno dei casolari (testimonianza di Cocco Pia superstite della stage, figlia di Maria Cordisco morta sotto una mina nazista all’interno di un casolare). Molti altri vennero uccisi, con fucilazioni di massa, l’unica superstite fu Virginia Macerelli, una bambina di sei anni che fu occultata e protetta dalle vesti della mamma.

LE VITTIME

 

Le vittime furono 128: tra essi 34 bambini al di sotto dei 10 anni e un bimbo di un mese. I corpi restarono a lungo abbandonati nella boscaglia, sepolti dalla neve sino alla primavera del 1944. Sul luogo della strage fu edificato un piccolo tempio le cui pareti sono coperte di targhette di pietra che recano il nome e l’età di tutti i caduti. Le vittime della Strage, ora riposano all’interno del sacrario realizzato a Pietransieri in via XXI Novembre in loro memoria, per non dimenticare.

Elenco delle vittime

Fonte: http://pietransieri.jimdo.com/eccidio-di-limmari/