IL MITO DELLO STERMINIO EBRAICO 3^ parte

<<<<<<-------------------------SECONDA PARTE

 

"Agli ebrei che venivano inviati a Belzec si ordinava di spogliarsi come per
fare un bagno. Effettivamente venivano condotti in uno stabilimento di
bagni che aveva una capienza di diverse centinaia di persone. Ma lì
venivano uccisi a schiere mediante corrente elettrica"178.
Nel 1944 il mito si arricchisce: ne viene elaborata una nuova versione che fonde
i temi dell'acqua e della lastra metallica.
Il 12 febbraio 1944 il New York Times pubblicò il seguente racconto di "un
giovane ebreo polacco" relativo alla "fabbrica delle esecuzioni" di "Beljec:":
"Gli ebrei erano spinti nudi su una piattaforma metallica che funzionava
come un elevatore idraulico che li calava in una enorme vasca piena d'acqua
fino al collo delle vittime, disse egli. Essi venivano folgorati con la corrente
per mezzo dell'acqua. L'elevatore poi sollevava i corpi ad un crematorio che
si trovava di sopra, disse il giovane". La fonte del racconto era costituita da
"individui che erano fuggiti dopo essere stati realmente dentro la
"fabbrica"179, dunque da "testimoni oculari".
Questa nuova forma del mito fu ripresa nel 1945 da Stefan Szende. I trasporti
ebraici "entravano attraverso un tunnel nei locali sotterranei del luogo di esecuzione".
La tecnica dello "sterminio" descritta da Szende è a dir poco fantascientifica:
"Gli ebrei nudi venivano condotti in sale gigantesche. Queste sale potevano
contenere parecchie migliaia di uomini alla volta. Esse non avevano finestre,
erano di metallo, col pavimento che si poteva abbassare. [69]
Il pavimento di queste sale con migliaia di ebrei veniva calato in una
cisterna piena d'acqua che si trovava sotto -- però soltanto in modo tale che
gli uomini sulla lastra metallica non fossero immersi completamente.
Quando tutti gli ebrei sulla lastra metallica stavano già nell'acqua fino ai
fianchi, si faceva passare nell'acqua la corrente ad alta tensione. Dopo pochi
istanti tutti gli ebrei, migliaia alla volta, erano morti.
Poi il pavimento di metallo si sollevava fuori dall'acqua. Su di esso
giacevano i cadaveri dei giustiziati. Si inseriva un altra linea elettrica e la
lastra metallica si trasformava in una cassa da morto crematoria
(Krematoriumssarg) incandescente, finché tutti i cadaveri erano inceneriti.
Potenti gru sollevavano allora la gigantesca cassa da morto crematoria ed
evacuavano le ceneri. Grosse ciminiere da fabbrica evacuavano il fumo. La
procedura era compiuta"180.
Un'altra variante del mito menziona un "forno elettrico" (!) come strumento di
"sterminio".
"Poi essi entrano in una terza baracca che contiene un forno elettrico (einen
elektrischen Ofen). In questa baracca hanno luogo le esecuzioni"181 '.
Nel 1945 la prima versione del mito assurse a verità ufficiale sul "campo di
sterminio" di Belzec. Essa fu accolta nel rapporto del governo polacco e letta dal
rappresentante sovietico dell'accusa L. N. Smirnow all'udienza dei 19 febbraio 1946
del processo di Norimberga:
"Nello stesso rapporto, nell'ultimo capitolo, a pagina 136 del libro dei
documenti, troviamo una dichiarazione sul fatto che il campo di Beldjitze 182


178 A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, Genf, 1944, V, pp. 21-22.
179 The New York Times, 12 febbraio 1944, p. 6.
180 Stefan Szende, Der letzte Jude aus Poland, Zürich, 1945, pp. 291-292.
181 A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, Genf, 1944. III, pp. 42-43.
182 Deformazione del nome di "Belzec", come risulta dal contesto, in cui sono
menzionati gli altri due "campi di sterminio" di Treblinka e di "Sobibur" (trascrizione
fonetica di "Sobibór"). Tale deformazione può essere dovuta alla confusione con la

fu costruito nel 1940; [70] però gli impianti elettrici speciali per lo
sterminio in massa di uomini furono installati nel 1942. Col pretesto di
portarle a fare il bagno, le persone venivano costrette a spogliarsi
completamente e spinte nella casa il cui pavimento era elettrificato (mit
elektrischem Strom geladen); lì venivano uccise"183&&&&&.
Il mito dello "sterminio" ebraico a Belzec mediante corrente elettrica non è stato
il solo a circolare nel corso della seconda guerra mondiale.
Il "testimone oculare" Jan Karski, che pretende di aver visitato tale campo in
divisa da guardia estone, descrive un procedimento di "sterminio" alquanto singolare:
gli ebrei venivano caricati su vagoni cosparsi di calce viva.
Quando il carico era completo, il treno partiva e raggiungeva una zona deserta a
80 miglia da Belzec, dove restava fermo fino a quando tutti gli ebrei erano morti per
l'azione corrosiva della calce e per soffocamento184.
Nonostante le dettagliate "testimonianze oculari" che abbiamo riferito, anche
per Belzec si è imposto definitivamente come verità ufficiale il mito delle "camere a
gas" a monossido di carbonio. Tale mito, che ha ricevuto la sanzione ufficiale della
Commissione di inchiesta sui crimini [71] tedeschi in Polonia185, appare
improvvisamente nel 1946 nella raccolta "Dokumenty i materialy"186.
La nuova versione si fonda sulla "testimonianza oculare" di Rudolf Reder187, che
è in gran parte un volgare plagio del famoso rapporto Gerstein188.
La "testimonianza oculare" di Kurt Gerstein, SS-Obersturmführer, sul "campo di
sterminio" di Belzec, è un caso tipico di acriticità e di malafede nell'assunzione delle
"prove" da parte degli storici di regime.
Nel nostro studio Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso abbiamo segnalato
103 assurdità, contraddizioni interne ed esterne, falsificazioni storiche, contraddizioni


cittadina polacca di Belzyce (foneticamente molto simile a Beldjitze), situata a circa 25 km da Lublino, oppure a un errore di traslitterazione dal polacco in russo o dal russo in tedesco.
183 IMG, vol. VII, pp. 633-634.
184 Jan Karski, Story of a Secret State, Boston 1944, pp. 339-354. Una storia
simile appare già -- senza specifico riferimento a Belzec -- nel rapporto del 25
novembre 1942 (a) e, con riferimento a Belzec, nel rapporto del governo polacco in
esilio a Londra del 10 dicembre 1942 (b) e in un rapporto ricevuto a Londra nel
dicembre 1942 (c).
(a) Documenti del Foreign Office, FO 371/30917 5365, p. 78.
(b) Documenti del Foreign Office, FO 371/30924 5365, p. 123. Cfr. The Black
Book of Polish Jewry, op. cit., p. 122.
(c) The Black Bcok of Polish Jewry, op. cit., pp. 13-5-138.
185 Biuletyn GIownej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce, Warsawa,
1946, III, Obóz zaglady w Belzcu, pp. 31-45 (trad. inglese: Central Commission for the
Investigation of German Crimes in Poland. German Crimes in Poland, Warsaw 1947,
vol. II, Belzec extermination camp, pp. 89-96).
M. Muszkat, Polish Charges against German War Criminals, Warsaw, 1948, Case No.
1372 (The Camp in Belzec), pp. 223-232.
186 Dokumenty i materiaJy, op. cit., vol. I, pp. 217-224.
187 RudoIf Reder, Belzec, Krakow, 1946; Dokumenty i materialy, op. cit., vol. I, pp. 221-
224 (testimonianza di Rudolf Reder).
188 Fin qui abbiamo riassunto e integrato i capitoli XI e XII della nostra opera Il
rapporto Gerstein. Anatomia di un falso (Sentinella d'Italia, Monfalcone 1985). La
"testimonianza" di Rudolf Reder è analizzata nel cap. VIII.

rispetto alla storiografia ufficiale, esagerazioni iperboliche e inverosimiglianze che
rendono questa "testimonianza oculare" assolutamente inattendibile.
Ma ciò non tange minimamente gli storici di regime, che dichiarano pressoché
unanimamente:
"Non si nutre oggi alcun dubbio sulla veridicità del rapporto Gerstein"189.
"Anche l'attendibilità obiettiva di tutti i particolari essenziali del rapporto è
fuori questione"190.
Gli storici di regime giustificano le false testimonianze -- da essi stessi
riconosciute tali -- su Treblinka, Sobibor [72] e Belzec, sostenendo che durante la
guerra si aveva una conoscenza precisa solo del fatto, dello "sterminio", ma non delle
sue modalità pratiche e tecniche. Pierre Vidal-Naquet scrive al riguardo:
"Nel flusso di informazioni che proveniva dai territori occupati c'era del
vero, del meno vero e del falso. Sul senso generale di quanto stava
accadendo non esisteva alcun dubbio, circa le modalità vi era spesso motivo
di esitare tra l'una e l'altra'versione".
Egli ammette che ci furono anche "le fantasie e i miti", ma dichiara che essi non
sono esistiti per se stessi, bensì "come un'ombra proiettata dalla realtà, come un
prolungamento della realtà"191.
Questa argomentazione è una eccellente applicazione del principio metodologico
"la conclusione precede le prove" che Pierre Vidal-Naquet attribuisce alla storiografia
revisionista192.
In effetti, riprendendo mutatis mutandis la domanda di Robert Faurisson, perché
le "testimonianze oculari" relative alle "camere a vapore" di Treblinka, al "cloro" e alle
"cantine" di Sobibor e allo "sterminio" ebraico a Belzec mediante corrente elettrica o
treni della morte sono improvvisamente riconosciute false, mentre le "testimonianze
oculari" relative alle "camere a gas" sono considerate vere?
E' importante sottolineare che qui si ha a che fare con "testimonianze oculari"
rigorosamente equivalenti riguardo all'attendibilità (o, più esattamente,
all'inattendibilità) e completamente contradditorie riguardo al contenuto, sicché solo
in quanto si ammette a priori l'esistenza delle "camere a gas" -- la conclusione precede
le prove! -- si può parlare di "fantasie e miti" che sono "come una ombra proiettata
dalla realtà".
[72]
Del resto, quanto poco questa "realtà" sia tale, risulta chiaramente anche dallo
studio della genesi del mito delle "camere a gas" di Auschwitz.
Tale mito si è imposto molto tardi, perché, sorprendentemente, "il più grande di
tutti i luoghi di supplizio, la cosiddetta «fabbrica della morte» di Auschwitz-Birkenau,
riuscì a serbare il suo segreto fino all'estate del 1944"193.
Infatti nel luglio 1944 si diffusero i rapporti di due ebrei slovacchi evasi da
Auschwitz194 che furono pubblicati negli Stati Uniti dal War Refugee Board nel
novembre dello stesso anno insieme ad altri due rapporti195. Il più importante di essi,


189 Saul Friedländer, Kurt Gerstein o l'ambiguità del bene, Milano, 1967, p. 85.
190 Helmut Krausnick, Dokumentation zur Massen-Vergasung, Bonn, 1956, p. 3.
191 Pierre Vidal-Naquet, "Tesi sul revisionismo", in: Rivista di storia contemporanea,
Torino, 1983, p. 7 e 8.
192 Idem, p. 6.
193 Martin Gilbert, Auschwitz und die Alliierten, op. cit., p. 9.
194 The New York Times, 3 luglio 1944, p. 3 (Inquiry confirms nazi death camps); 6
luglio 1944, p. 6 (Two death camps places of horror).
195 Executive Office cf the President. War Refugee Board. Washington, D.C. German Extermination Camps -- Auschwitz and Birkenau. November, 1944.

quello di Alfred Wetzler, è palesemente falso: costui presenta infatti una pianta e una
descrizione dei crematori I e II (= Il e III secondo la numerazione ufficiale) di Birkenau
completamente inventate, come risulta già dal semplice confronto con la pianta
originale196. Ma ciò non impedisce agli'storici di regime di proporlo subdolamente
come vero!
Tipico è il caso di Georges Wellers, il quale utilizza goffamente la suddetta
descrizione di Alfred Wetzler in due opere in cui appare riprodotta la pianta originale
del crematorio II di Birkenau197!
Ma prima di ricevere la sua codificazione ufficiale nelle "confessioni" di Rudolf
Höss, il mito delle "camere a gas" di Auschwitz ha subìto altre vicissitudini sia
riguar[74]do al luogo, sia riguardo alla tecnica, sia riguardo al período dello
"sterminio".
Al processo di Norimberga, nel corso dell'udienza dell'8 agosto 1946, lo
Sturmbannführer delle SS Georg Konrad Morgen descrisse con dovizia di particolari
gli impianti del "campo di sterminio di Monowitz" (Vernichtungslager Monowitz):
"Poi questi autocarri partivano. Essi non andavano al campo di
concentramento di Auschwitz, ma in un'altra direzione, al campo di
sterminio di Monowitz, che distava alcuni chilometri. Questo campo di
sterminio era costituito da una serie di crematori. Questi crematori
dall'esterno non erano riconoscibili come tali. Potevano essere scambiati per
grandi impianti di bagni. Ciò era noto anche ai detenuti. Questi crematori
erano circondati da una recinzione di filo spinato e all'interno erano
sorvegliati dai summenzionati gruppi di lavoro ebraici".
E ancora:
"Il campo di sterminio di Monowitz era molto lontano dal campo di
concentramento. Si trovava in una vasta zona industriale e non era
riconoscibile come tale. Dappertutto all'orizzonte c'erano ciminiere ed esso
fumava. Il campo stesso era sorvegliato all'esterno da un reparto speciale di
uomini del Baltico, estoni, lituani e ucraini. L'intero procedimento tecnico
era esclusivamente nelle mani dei detenuti stessi incaricati di ciò, i quali
solo di volta in volta erano sorvegliati da un Unterführer. L'uccisione vera e
propria veniva eseguita da un altro Unterführer che faceva sprigionare dei
gas in questo locale"198.
In realtà il campo di Monowitz, al pari dei trentanove campi esterni di
Auschwitz, non ha mai posseduto né "camere a gas" né forni crematori199.
[75]
Per quanto concerne la tecnica di "sterminio", un rapporto del 18 aprile 1943
menzionava i seguenti metodi di uccisione, oltre alle "camere a gas" e alle fucilazioni:
"b) Camere elettriche; queste camere avevano pareti metalliche; le vittime vi
venivano spinte dentro e poi si inseriva l'alta tensione.
c) Il sistema del cosiddetto martello pneumatico. Si trattava di camere
speciali nelle quali dal tetto discendeva un "martello pneumatico" e le


196 Vedi: WilheIm Stäglich, Der Auschwitz-Mythos. Legende oder Wirklichkeit?
Tübingen, 1979, pp. 234-237 e "Bildteil".
197 Georges Wellers, Les chambres à gaz ont existé. Des documents, des témoignages,
des chiffres, Gallimard, 1981, pp. 114-115 (pianta del crematorio II fuori testa).
Georges WeIlers, "Auschwitz", in: Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas,
op. cit., pp. 228-229 (pianta del crematorio Il alle pp. 344-345).
198 IMG, vol. XX, p. 550 e 551.
199 Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, Paris, 1979, p. 8.

vittime venivano uccise per mezzo di un congegno speciale sotto un'alta
pressione d'aria"200.
Come commenta Martin Gilbert, questi due metodi erano "pure fantasie”201.
Nel 1945, presso i falsi testimoni più sprovveduti, si affermò la versione della
"gasazione" tramite docce finte.
Al processo Belsen la dottoressa Ada Bimko descrisse gli spruzzatori (sprays), i
due "tubi" (pipes) e i due "enormi contenitori metallici che contenevano il gas" (huge
metal containers containing gas) della "camera a gas" di Birkenau, che questa
"testimone oculare" aveva visitato personalmente202!
In che modo questi falsi testimoni immaginavano che avvenissero le "gasazioni"
risulta chiaramente dalla seguente narrazione di Sofia Schafranov, alla quale un
detenuto del Sonderkommando avrebbe raccontato quanto segue:
"Veniva simulata una doccia e alle vittime, per quanto queste sapessero,
ormai, di che genere di doccia si trattasse, si fornivano perfino asciugamani
e un pezzo di sapone; dopo di che, erano fatte denudare e venivano cacciate
in basse camere di cemento, ermeticamente chiuse. Al [76] soffitto erano
applicati dei rubinetti, da dove, invece che acqua, era irrorato del gas
tossico"203.
Questa storia fu ripetuta al processo Degesch del 1949: un testimone aveva
sentito che "a Birkenau il gas veniva immesso nei locali attraverso docce finte". Ma sia
il dottor Heli, inventore dello Zyklon B, sia il dottor Ra., fisico, dichiararono che la
tecnica di "gasazione" descritta era impossibile, sicché il Tribunale respinse come falsa
la storia in questione:
"Il Tribunale non dubita del fatto che l'ipotesi che il gas sia tratto fuori dal
barattolo di ZykIon B mediante una cannula e portato nelle camere a gas, sia
errata, sicché non è più necessario fare l'esperimento richiesto da uno degli
accusati"204.
Ma ciò non impedisce a Vincenzo e Luigi Pappalettena di fornire il seguente
commento -- evidentemente ispirato a quanto era già stato asserito a Norimberga205 --
alla fotografia della "camera a gas" di Mauthausen:
"Avviati alla doccia, i prigianieri venivano investiti, anziché dall'acqua, dal
micidiale gas che usciva dai forellini"206.
Infine, riguardo al periodo dello "sterminio", il dott. Reszö Kastner riferì una
comunicazione da Bratislava secondo la quale "le SS erano in procinto di restaurare e
riparare le camere a gas e i crematori di Auschwitz che erano fuori uso dall'autunno


200 Martin Gfibert, Auschwitz und die Alliierten, op. ct., p. 153.
201 Ibidem.
202 Trial of Joseph Kramer and Forty-Four Others (The BeIsen Trial), William Hodge
and Company, London Edinburgh Glasgow, pp. 67-68. Per un esame approfondito
della falsa testimonianza di Ada Bimko rimandiamo al nostro studio di prossima
pubblicazione Come si falsifica la storia. Auschwilz: due false testimonianze.
203 Alberto Cavaliere, I campi della morte in Germania nel racconto di una
sopravvissuta, Milano, 1945, p. 40.
204 Schwurgericht in Frankfurt am Main, Sitzung vom 28. März 1949. in: C.F. Rilter,
Justiz und NS-Verbrechen, Sammlung deutscher Strafurteile wegen
nationalsoziaIistischer Tötungsverbrechen 1945-1966, Amsterdam, 1968-1981, vol.
XIII, p. 134.
205 IMG, vol. IV, p. 292.
206 Storia illustrata. Numero speciale. Il processo di Norimberga. N. 156, Novembre
1970, p. 78.

dei 1943" (die seit dem Herbst 1943 ausser Gebrauch waren)207. In una dichiarazione
giurata del 1945, egli precisò:
[77]
"Una comunicazione diceva che a Oswiecim si lavorava febbrilmente alla
risistemazione delle camere a gas e dei crematori, che non erano in funzione
da molti mesi" (die monatelang nicht in Betrieb waren)208, mentre la
storiografia ufficiale non registra -- per il periodo in questione -- alcuna
sosta dell'attivítà delle "camere a gas" e dei forni crematori209, per cui,
nell'edizione del rapporto Kastner del 1961 il passo summenzionato è stato
soppresso210!
La prima "perizia tecnica" sul "campo di sterminio" di Auschwitz è stata
effettuata dai sovietici. La Commissione straordinaria di inchiesta sui crimini tedeschi
ad Auschwitz ha "accertato" che in tale'campo furono assassinate più di quattro
milioni di persone211, cifra che per Reitlinger "fa ridere"212. In che modo la
Commissione sovietica sia giunta a tale concluione fa ridere ancora di più.
"Nel crematorio n. 1, che esistette per 24 mesi, si potevano cremare 9.000
cadaveri al mese, il che dà un totale di 216.000 per tutto il tempo della sua
esistenza. Le cifre corrispondenti (degli altri crematori) sono:
-- crematorio n. 2, 19 mesi, 90.000 cadaveri al mese, totale 1.710.000;
-- crematorio n. 3, 18 mesi, 90.000 cadaveri al mese, totale 1.620.000;
-- crematorio n. 4, 17 mesi, 45.000 cadaveri al mese, totale 765.000;
-- crematorio n. 5, 18 mesi, 45.000 cadaveri al mese, totale 810.000.
[78]
La capacità totale dei cinque crematori era di 279.000 cadaveri, per un
totale di 5.121.000 per tutto il tempo della loro esistenza".
Siccome da un lato i tedeschi bruciarono un gran numero di cadaveri su roghi,
dall'altro i crematori non funzionarono sempre a pieno regime, la "Commissione
tecnica" sovietica ha "accertato" appunto la cifra di quattro milioni di morti!213"
Questo calcolo è assolutamente ridicolo già per il semplice fatto che la capacità
massima di cremazione di 270.000 cadaveri al mese per i quattro crematori di
Birkenau (= 9.000 al giorno) è nove volte superiore a quella reale214!
La "Commissione tecnica" sovietica ha inoltre "accertato" che nelle "camere a
gas" di Auschwitz era stato impiegato il gas "Zyklon A", che però non era più in uso
dagli anni venti215!


207 Rezsò Kastner, Der Bericht des jüdishen Rettungskomitee aus Budapest, Genf ,1946,
p. 30.
208 PS-2605.
209 Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland, German Crimes
in Poland, op. cit., vol. I, pp. 83-90. Più dettagliatamente: Hefte von Auschwitz,
Wydawnictwo Panstwowego Muzeum w Oswiecimu, 6, 1962; 7, 1964.
210 Der Kästner-Bericht über Eichmanns Menschenhandel in Ungarn, Mit einern
Vorwort von Professor Carlo Schmidt. München, 1961, p. 82. E' omessa la frase "die
seit dem Herbst 1943 ausser Gebrauch waren".
211 URSS-8.
212 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 559.
213 URSS-8.
214 Il crematorio del cimitere di Hamburg-Öjendorf, uno dei piú moderni d'Europa, è
fornito di quattro forni a gas Volkmann-Ludwig ciascuno dei quali, in 24 ore, può
cremare fino a 21 cadaveri ("Holocaust nun unterirdisch?" Historische Tatsachen Nr.
9. Vlotho/Weser 1981, p. 36). Se fossero stati altrettanto efficienti, i 46 forni di
Birkenau avrebbero cremato solo 966 cadaveri al giorno.

Quale valore sia da attribuire alle conclusioni delle varie "commissioni
d'inchiesta" sovietiche risulta chiaramente dal caso Katyn: la Commissione speciale
che ha indagato sul massacro di Katyn -- notoriamente perpetrato dai russi --, ha
"accertato", sulla base di "più di cento testimoni", di "perizie medico-legaIi" e di
"documenti e [79] elementi di prova", che i responsabili dell'eccidio furono i
tedeschi216!
La Commissione di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia, in un primo tempo,
come abbiamo dimostrato, ha "accertato" che gli ebrei venivano uccisi a Treblinka in
"camere a vapore" e a Belzec mediante corrente elettrica, indi ha "accertato" che essi
venivano avvelenati in "camere a gas" ad ossido di carbonio, il che è già più che
sufficiente per valutare la serietà della suddetta Commissione.
Riguardo al campo di Auschwitz, essa ha "accertato" che la capacità di
incinerazione dei quattro crematori di Birkenau era di 12.000 cadaveri in 24 ore217, il che è assurdo.
Jan Sehn, giudice e membro della "Commissione generale di inchiesta sui crimini
hitleriani in Polonia", la riduce a 8.000218. Questa ridicola cifra è stata ripresa da una
pubblicazione del Museo di Auschwitz del 1979219, nonostante che un'altra
pubblicazione del 1961 dello stesso Museo menzioni un documento tedesco da cui
risulterebbe una capacità massima di 4.416 cadaveri220.
Evidentemente sprovvisto del senso del ridicolo, Jan Sehn osa dichiarare:
"I dettagliatissimi documenti raccolti dalla Commissione Straordinaria di
Stato sovietica come pure dalla Commissione Generale di Inchiesta sui
Crimini Hitleriani in Polonia provano che il "rendimento" delle "camere [80]
a gas" di Brzezinka (Birkenau) era"di circa 60.000 (sessantamila) persone in
24 ore"221!
La fonte più importante della "verità" ufficiale su Auschwitz è notoriamente
costituita dalle "confessioni" di Rudolf Höss, la cui veridicità viene accettata
acriticamente e dogmaticamente da tutti gli storici di regime.
Nell'Autobiografia egli scrive a proposito del suo primo interrogatorio da parte
degli inglesi:
"Il mio primo interrogatorio si concluse con una confessione, dati gli
argomenti più che persuasivi usati contro di me. Non so che cosa contenga


215 Schwurgericht des Landgerichts Frankfurt am Main, Sitzung vom 27. Mai 1955, in: C. F. Rüter, op. cit., vol. XIII, p. 108.
Dal 1923 l'acido cianidrico in Germania fu usato a scopo di disinfestazione
soltanto in forma di ZykIon B (Schwurgericht in Frankfurt am Main, Sitzung vom 28.
Mán 1949, in: C. F. Rüter, op. cit., vol. XIII, p. 138).
Lo ZykIon B era acido cianidrico liquido fatto assorbire da un coibente poroso come la
farina fossile e confezionato in barattoli ermeticamente chiusi (NI-9098, p. 35 e 38).
216 IMG, vol. VII, p. 470.
217 Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland. German Crimes
in Poland, op. cit., vol. I, p. 98.
218 Jan Sehn, Le Camp de Concentration d'Oswiecim-Brzezinka, Warszawa, 1957, pp.
147-148.
219 Problèmes choisis de l'histoire du KL Auschwitz, Edition du Musée d'État à
Oswiecim, 1979, p. 45.
220 Hefte von Auschwitz, Wydawnictwo Panstwowego Muzeum w Oswiecimiu, 4, 1961,
p. 110.
221 Jan Sehn, Le Camp de Concentration d'Oswiecim-Brzezinka, op. cit, p. 132.

la deposizione, sebbene l'abbia firmata. Ma l'alcool e la frusta furono
troppo, anche per me"222.
Martin Broszat avverte in nota:
"Si tratta di un protocollo dattiloscritto di 8 pagine che Höss firmò il 14-3-
1946 alle 2,30 (=documento di Norimberga NO-1210). Riguardo al'contenuto,
esso non differisce sensibilmente in nessun punto da ciò che Höss
dichiarò o scrisse a Norimberga o a Cracovia"223.
Dunque la prima "confessione" di Rudolf Höss, quella che ha costituito il
modello di tutte le altre, è stata inventata dagli inquirenti inglesi!
Per convicersene senza ombra di dubbio è sufficiente un rapido sguardo al
documento in questione. Höss "confessa" di essere stato convocato a Berlino nel giugno 1941 da Himmler, il quale gli comunicò che il Führer aveva ordinato "la soluzione finale della questione ebraica in Europa", cioè "lo sterminio totale di tutti gli ebrei d'Europa", come gli viene fatto "con[81]fessare" nella dichiarazione giurata del 5 aprile 1945224 -- il che non solo è falso, perché. la "soluzione. finale", come si è visto, designava l'emigrazione degli ebrei europei nel Madagascar, ma contraddice anche cronologicamente i cardini della
storiografia ufficiale, come rileva con grande imbarazzo Gerald Reitlinger, il quale
elimina la contraddizione posticipando d'autorità di un anno la data della pretesa
convocazione di Höss e del preteso ordine del Führer225!
Nel giugno 1941, continua la "confessione" dt Höss, nel Governatorato generale
esistevano tre "campi di sterminio": Wolzek, Belzec e Tublinka (sic). Ma il primo non è
mai esistito, mentre il secondo e il terzo (Treblinka) entrarono rispettivamente in
funzione -- secondo -- la storiografia ufficiale -- nel marzo e nel luglio 1942226.
Höss "confessa" anche di aver visitato il campo di Treblinka nella primavera del
1942 e di avervi assistito ad un processo di "gasazione", il che è comunque
impossibile, perché la costruzione del campo iniziò il 10 giugno, mentre la prima
"gasazione" vi sarebbe stata effettuata il 23 luglio 1942227.
Nella dichiarazione giurata del 5 aprile 1946 questa pretesa visita ha luogo nel
1941, quando il campo di Treblinka ancora non esisteva!
Ma non è tutto. Il comandante del campo riferì a Höss che nel corso del semestre
precedente aveva "gasato" 80.000 persone, il che significa che le "gasazioni" erano
iniziate nell'autunno del 1941, cioè parecchi mesi prima che il campo fosse costruito!
Secondo il PS-3868, il comandante di Treblinka "aveva a che fare principalmente
con la liquidazione di tutti gli [82] ebrei del ghetto di Varsavia", il che è assurdo,
perché la deportazione a Treblinka di questi ebrei iniziò il 22 luglio 1942.
Gli inquirenti inglesi, che avevano conoscenze molto approssimative anche
riguardo ad Auschwitz, hanno fatto "confessare" a Höss che i primi due crematori di


222 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, Torino 1985, pp. 158-159.
223 Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss.
Herausgegeben von Martin Broszat, München, 1981, p. 149, nota 1. Citiamo
dall'originale tedesco perché la traduzione italiana della nota è incompleta.
224 PS-3868.
225 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., pp. 131-132.
226 Adalbert RückerI, NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse, op. cit., p. 133 e 200.
227 Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland. German Crimes in Poland, op. cit., vol. I, p. 96.

Birkenau furono completati nel 1942, il che è falso228, avevano ciascuno cinque forni
doppi, il che è parimenti falso229, e potevano cremare 2.000 cadaveri in 12 ore, il che
è ugualmente falso230; gli altri due crematori furono completati sei mesi dopo, il che è
falso231 e possedevano ciascuno quattro forni, il che è parimenti falso232.
Ad Auschwitz furono uccise tre milioni di persone, di cui due milioni e mezzo
nelle "camere a gas". Ma nelle "Aufzeichnungen" di Cracovia Rudolf Höss "confessa":
"Ritengo, ad ogni modo, che la cifra di due milioni e mezzo sia eccessiva.
Anche ad Auschwitz le possibilità di sterminio erano limitate"233.
Successivamente, dinanzi al Tribunale Supremo Polacco, egli ridusse la cifra
a 1.135.000234.
Nelle dichiarazioni giurate del 5 aprile e del 20 maggio 1946235 Höss ripete la
"confessione" del documento NO-[83] 1210, precisando che mezzo milione di persone
morirono di fame e di malattie, cifra che supera abbondantemente il totale dei
detenuti immatricolati236!
Gli inquirenti inglesi hanno infine spostato al marzo 1945 il fantomatico ordine
di Himmler che avrebbe decretato la fine delle "gasazioni", il che è in contraddizione
con le date a loro volta contraddittorie della storiografia ufficiale.
Estradato in Polonia, Rudolf Höss ha continuato a fare lo stesso genere di
"confessioni".
I polacchi hanno riveduto e corretto (in base ai documenti sequestrati al campo
di Auschwitz) la "confessione" del 14 marzo 1946 redatta dagli inquirenti inglesi,
sviluppandola nell'Autobiografia e nelle "Annotazioni", che costituiscono la fonte
essenziale della "verità" ufficiale su Auschwitz.
E' fin troppo facile immaginare in che modo tali "confessioni" siano state estorte
a Rudolf Höss: basta pensare ai metodi dei grandi processi di Mosca per costringere gli
imputati a fare la "confessione" desiderata.
Istauratosi il clima della "guerra fredda", i polacchi hanno consentito a Höss di
descrivere il trattamento subito da parte della giustizia "borghese":
"Dopo qualche giorno venni trasferito a Minden sul Weser, il centro
principale d'inchiesta per la zona inglese. Qui dovetti subire altri
maltrattamenti per opera di un maggiore inglese, Pubblico Ministero. Le


228 I crematori IV e Il di Birkenau furono completati rispettivamente il 22 e il 31 marzo
1943 (Hefte von Auschwitz, Wydawnictwo Panstwowego Muzeum w Oswiecirmiu, 4,
1961, p. 85 e 87).
229 I crematori Il e III avevano ciascuno 5 forni tripli (a tre muffole) (Hefte von
Auschwitz, Wydawnictwo Panstwowego Muzeum w Oswiecimiu, 4, 1961, p. 110).
230 Se fossero stafi efficienti come quelli del crematorio del cimitero di HamburgÖjendorf
(vedi nota 71), i forni dei crematori Il e III di Birkenau avrebbero potuto
cremare solo 630 cadaveri in 24 ore.
231 I crematori V e III furono completati rispettivamente il 4 aprile e il 25 giugno 1943
(Hefte von Auschwitz, Wydawnictwo Panstwowego Muzeum w Oswiecimiu, 4, 1961, p.
88 e 109.
232 I crematori IV e V possedevano ciascuno un forno a 8 muffole (Hefte von Auschwitz,
Wydawnictwo Panstwowego Muzeum w Oswiecimiu, 4, 1961, p. 110. Vedi anche:
Problèmes choisis de l'histoire du KL Auschwitz, op. cit., p. 44).
233 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit, p. 183.
234 William L. Shirer, Storia dei Terzo Reich, Torino, 1969, p. 1476.
235 PS-3868 e NI-034.
236 In totale ad Auschwitz furono immatricolati 405.222 detenuti (Problèmes choisis de
l'histoire du KL. Auschwitz, op. cit., p. 17). Secondo la storiografia ufficiale, gli ebrei
destinati allo "sterminio" non venivano immatricolati nei ruolini del campo.

condizioni della prigione furono in tutto degne del suo comportamento.
Dopo tre settimane, con mia sorpresa, mi rasarono, mi tagliarono i capelli e
mi consentirono anche di lavarmi. Era la prima volta, dal momento
dell'arresto. che mi toglievano le manette".
[84]
Da Minden, Höss fu portato a Norimberga:
"Le condizioni generali in prigione erano buone (potevo anche leggere a
volontà durante il tempo libero, perché avevamo a disposizione una nutrita
biblioteca), ma gli interrogatori erano davvero molto spiacevoli, non dal
punto di vista fisico, ma psichico, cosa anche peggiore. Ma non posso certo
prendermela con quelli che mi interrogavano: erano tutti ebrei.
Spiritualmente fui come vivisezionato: i miei inquisitori volevano conoscere
tutti i particolari: perfino gli ebrei. Non mi lasciarono alcun dubbio sulla
sorte che mi attendeva"237.
E' facile immaginare in che cosa consistessero le pressioni psicologiche esercitate
su Rudolf Höss. Un solo esempio tratto dal vasto repertorio dei grandi processi di
Mosca:
"Gli ostaggi servono ad alimentare l'essenza delle torture morali. Eccone una,
per esempio, semplicissima e che sarà sempre ignorata dai giornalisti esteri ammessi
ad assistere al processo: si proietta davanti al prevenuto un film di torture raffinate e
gli si sussurra che tale sarà la sorte di sua moglie, o della sua bambina se…"238.
Non si creda che il "civile" Occidente rifuggisse da tali metodi. La commissione
d'inchiesta costituita dai giudici van Roden e Simpson, che fu inviata in Germania nel
1948 per indagare sulle irregolarità commesse dal Tribunale Militare americano di
Dachau -- che aveva processato 1.500 tedeschi condannandone a morte 420239 --
accertò che gli imputati erano stati sottoposti a torture fisiche e psichiche di ogni
genere per costringerli a fare le "confessioni" desiderate. Ad esempio, in 137 dei 139
casi esaminati, gli imputati tedeschi avevano subìto danni irre[85]parabili ai testicoli a
causa dei calci che erano stati loro inferti durante gli interrogatori240.
Ma ciò non deve stupire, perché rientra nella logica dei processi contro i
cosiddetti "criminali di guerra" nazisti, il cui principio ispiratore fu esposto
candidamente dal procuratore generale degli Stati Uniti Justice Robert H. Jackson nel
corso dell'udienza del 26 luglio 1946 del processo di Norimberga:
"Gli Alleati si trovano tecnicamente ancora in stato di guerra con la
Germania, sebbene le istituzioni Politiche e militari del nemico siano
infrante. In quanto Corte di Giustizia Militare, questa Corte di Giustizia
costituisce una continuazione degli sforzi bellici delle Nazioni Alleate"241.
In conclusione, dubitare della realtà storica dello "sterminio" ebraico è non solo
lecito, ma doveroso, perché è doveroso ricercare la verità storica "sottoponendo
sistematicamente testimonianze, documenti e reperti al vaglio di quei metodi critici il
cui impiego nessuno si sognerebbe mai di contestare quando si tratta di applicarli a


237 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., pp.
159-160.
238 S. Labin, Stalin il Terribile, Garzanti 1950, p. 126.
239 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 617.
240 Freda Utley, Kostspielige Rache, Hamburg, 1951, p. 215 e seguenti. Sulle
torture cui furono sottoposti gli imputati del processo di Malmédy vedi anche:
La vérité sur l'affaire de Malmédy et sur le colonel SS Jochen Peiper, Editions du
Baucens, 1976;
The Malmédy Trial, by Dietrich Ziemssen, Institute for Historical Review, 1981.
241 IMG, vol. XIX, p. 440.

qualsiasi altro problema storico, perché è su di essi, è su nient'altro, che la ricerca
storica fonda la sua scientificità"242, non già accettando aprioristicamente e
acriticamente qualunque documento e "testimonianza oculare", come fanno
regolarmente gli storici di regime.

 

242 "Note rassineriane con appendice sulla persecuzione giudiziaria di R. Faurisson", in:Alla Bottega, marzo-aprile 1983, p. 41.

 

 

Carlo Mattogno