IL MITO DELLO STERMINIO EBRAICO 2^ parte

<<<<<<<---------------------PRIMA PARTE

 

marzo-aprile 1942, Hitler intendeva rimandare a dopo la fine della guerra la soluzione
della questione ebraica91 e il 24 luglio 1942 egli stesso asserì che, dopo la fine della
guerra, "avrebbe distrutto città dopo città se gli ebrei non ne fossero usciti e non
fossero emigrati nel Madagascar o in un altro stato nazionale ebraico"92.
Alcuni mesi prima, il 7 marzo 1942, Goebbels aveva annotato sul suo diario:
"La questione ebraica dev'essere risolta su scala europea. In Europa ci sono
ancora 11.000.000 di ebrei. Tanto, per cominciare, dovranno essere tutti
confinati in Oriente; è possibile che dopo la guerra venga assegnata loro una
isola, per esempio Madagascar (Eventuell kann man ihnen nach dem Kriege
eine Insel, etwa Madagaskar, zuweisen). Certo non vi sarà pace per l'Europa
finché tutti gli ebrei, sino all'ultimo, non ne siano stati eliminati
(ausgeschaItet)"93.
Conformemente alle direttive di Hitler, il progetto Madagascar fu dunque
provvisoriamente abbandonato. Una lettera informativa di Rademacher del
10 febbraio 1942 ne spiega la ragione:
"Nell'agosto del 1940 Le consegnai per i Suoi atti il piano della soluzione
finale della questione ebraica (zur Endlösung der Judenfrage) elaborato dal
mio ufficio, secondo il quale, nel trattato di pace, si doveva esigere dal[33]la
Francia l'isola di Madagascar, ma l'esecuzione pratica del compito doveva
essere assegnata all'Ufficio centrale di Sicurezza del Reich.
Conformemente a questo piano, il Gruppenführer Heydrich è stato
incaricato dal Führer di attuare la soluzione della questione ebraica in
Europa.
La guerra contro l'Unione Sovietica ha frattanto dato la possibilità di
mettere a disposizione altri territori per la soluzione finale (für die
Endlösung). Di conseguenza il Führer ha deciso che gli ebrei non devono più
essere espulsi nel Madagascar, ma all'Est.
Perciò il piano Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione
finale (Madagaskar braucht mithin nicht mehr für die Endlösung
vorgesehen zu werden)"94.
Qualche settimana prima, il 27 gennaio, il Führer aveva dichiarato:
"L'ebreo deve andarsene fuori dall'Europa. La cosa migliore è che se ne
vadano in Russia"95.
La "soluzione finale della questione ebraica" non si è dunque mai riferita al
preteso "piano hitleriano di sterminio degli ebrei d'Europa".
Al processo di Norimberga Hans Lammers, ex capo della Cancelleria del Führer,
interrogato dal dott. Thoma, asserì di sapere molte cose riguardo alla "soluzione
finale".
Nel 1942 egli apprese che il Führer aveva affidato a Heydrich -- tramite Göring --
l'incarico di risolvere la questione ebraica. Per saperne di più, egli si mise in contatto
con Himmler e gli chiese "che cosa significasse propriamente soluzione finale della
questione ebraica". Himmler gli rispose che aveva ricevuto dal Führer l'incarico di
attuare la soluzione finale della questione ebraica e che questo incarico consisteva


91 PS-4025.
92 Henry Picker, Hitlers Tischgespräche im Führerhauptquartier, Wilhelm Goldmann
Verlag, 1981, p. 456.
93 R. Manvell-H. Fraenkel, Vita e morte del dottor Goebbels, Milano 1961, p. 240. Testo
tedesco in: Wilhelm Stäglich, Der Auschwitz Mythos, op. cit., p. 116.
94 NG-5570.
95 Adolf Hitler, Monologe im Führerhauptquartier 1941-1944, Hamburg, 1980, p. 241

essenzialmente nel fatto che [34] gli ebrei dovevano essere evacuati dalla Germania".
Successivamente questa spiegazione gli fu confermata dal Führer in persona.
Nel 1943 sorsero voci secondo le quali gli ebrei venivano uccisi. Lammers cercò
di risalire alla fonte di tali voci, ma senza esito, perché esse risultavano sempre
fondate su altre voci, per cui egli giunse alla conclusione che si trattasse di
propaganda radiofonica nemica.
Tuttavia, per chiarire la faccenda, Lammers si rivolse di nuovo a Himmler, il
quale negò che gli ebrei venissero uccisi legalmente: essi -- venivano semplicemente
evacuati all'Est e questo era l'incarico affidatogli dal Führer. Durante tali evacuazioni
potevano certo accadere casi di morte tra persone vecchie o ammalate, potevano
verificarsi disgrazie attacchi aerei e rivolte che Himmler era costretto a reprimere nel
sangue a mo' d'esempio, ma questo era tutto.
Allora Lammers andò di nuovo dal Führer, che gli diede la stessa risposta di
Himmler: «Egli mi disse: “Deciderò successivamente. dove andranno gli ebrei; per il
momento sono sistemati là”.»
Il dott. Thoma chiese poi a Lammers:
"Himmler Le ha mai detto che la soluzione finale degli ebrei dovesse aver
luogo con il loro sterminio?
Lammers -- Di ciò non si è mai fatto parola. Egli ha parlato soltanto di
evacuazioni.
Dott. Toma -- Ha parlato soltanto di evacuazioni?
Lammers -- Soltanto di evacuazioni.
Dott. Thoma -- Quando ha sentito che questi cinque milioni di ebrei sono
stati sterminati?
Lammers -- L'ho sentito qualche tempo fa qui"96.
Dunque il Capo della Cancelleria del Führer aveva saputo solo a Norimberga del
preteso "sterminio" ebraico!
Il rapporto statistico "Die Endlösung der europäischen Judenfrage" (La soluzione
finale della questione [35] ebraica europea) di Richard Korherr riassume
numericamente i risultati della politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica: fino
al 31 dicembre 1942 dal vecchio Reich, dal territorio dei Sudeti, dal Protettorato di
Boemia e Moravia e dall'Austria erano emigrati 557.357 ebrei. Almeno altrettanti
erano emigrati dai territori orientali e dal Governatorato Generale, perché la cifra
riportata da Korherr -- 762.593 ebrei -- assomma le emigrazioni e l'eccedenza della
mortalità naturale97.
In conclusione, Adolf Hitler, dal 1933 al 1942, ha consentito l'emigrazione di
almeno un milione di ebrei che si trovavano in suo potere.
Quanto agli altri, a che scopo sterminarli? Poliakov stesso rileva al riguardo:
"E, da un punto di vista più terra terra, quale poteva essere l'utilità dello
sterminio? Era totalmente più vantaggioso, in senso economico, destinarli ai
lavori più duri: chiudendoli in una riserva, ad esempio"98.
Appunto ciò fece Hitler.
Col progredire della guerra i campi di concentramento e i ghetti divennero
infatti importanti centri dell'economia bellica tedesca, per cui "lo sfruttamento della
mano d'opera ebraica fu per il Terzo Reich e per i suoi uomini un'altra fonte di redditi
di prima importanza"99.


96 IMG, vol. XI, pp. 61-63.
97 NO-5193.
98 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit, p. 21.
99 Idem, p. 109.

Il campo di concentramento di Auschwitz, ad esempio, il cui comprensorio
includeva una "sfera di interesse" di circa 40 km2, era il centro di gravità di una vasta
zona industriale. Esso riforniva di mano d'opera molte industrie tedesche, tra cui: IGFarbenindustrie,
Berghütte, Vereinigte Oberschlesische Hüttenwerke A.G., Hermann
Göringwerke, Siemens-Schuckert-Werke A.G., Energie-Versorgung-Oberschlesien A.G.,
Oberschlesische Hydrierwerke, [36] Oberschlesische Gerätebau G.m.b.H., Deutsche
Gas- und Russgesellschaft, Deutsche Reichsbahn, Heeresbauverwaltung, Schlesische
Feinweberei, Union-Werke, Golleschauer Portland-Zement A.G.
Negli anni 1942-1944 il campo centrale di Auschwitz aveva 39 campi esterni, di
cui 31 per detenuti usati come mano d'opera; 19 di essi impiegavano in maggior parte
detenuti ebrei100.
A Monowitz gli stabilimenti della IG-Farbenindustrie impiegavano 25.000
detenuti di Auschwitz, circa 100.000 operai civili e circa 1.000 prigionieri di guerra
inglesi101.
Anche i ghetti si trasformarono in centri economici di grande importanza. Con la
rivolta del ghetto di Varsavia "l'industria di guerra tedesca perdeva, nell'Est, uno dei
suoi importanti centri di forniture militari"102. Il secondo ghetto per importanza
economica, dopo quello di Varsavia, era il ghetto di Lodz: "Le sue fabbriche di ogni
genere, e in particolare le sue industrie tessili, costituivano per l'economia tedesca un
apporto di grande valore103.
Il 19 gennaio 1942 fu istituito l'Ufficio centrale economico e amministrativo
delle SS (SS Wirtschafts-Verwaltungshauptamt: SS-W. V. Hauptamt)104, il cui scopo era
appunto quello di "utilizzare su grande scala la mano d'opera dei detenuti"105. Veniva
così sancito un importante cambiamento nelle finalità dell'internamento nei campi di
concentramento, come sottolineò il capo dell'SS-W.V. Hauptamt SSObergruppenführer
Pohl in una lettera al Reichsführer-SS datata 3 aprile 1942:
[37]
"La guerra ha reso necessario un evidente cambiamento di struttura dei
campi di concentramento e ha cambiato radicalmente i loro compiti
riguardo all'impiego dei detenuti. L'aumento dei detenuti soltanto per
motivi di sicurezza o di rieducazione o di prevenzione non è più in primo
piano. La mobilitazione di tutte le capacità lavorative anzitutto per i compiti
di guerra (accrescimento dell'armamento) e in secondo luogo per le
costruzioni in tempo di pace si pone sempre di più in primo piano"106.
Tali disposizioni valevano anche per gli ebrei. Già il 25 gennaio Himmler aveva
inviato il seguente ordine all'ispettore generale dei campi di concentramento SSBrigadeführer
Glücks:
"Poiché prossimamente non si può contare su prigionieri di guerra russi,
invierò nei campi un gran numero di ebrei e di ebree che vengono espatriati
dalla Germania.
Nelle prossime settimane si prepari ad accogliere nei campi 100.000 ebrei e
50.000 ebree.


100 Contribution à l'histoire du KL Auschwitz, Édition du Musée d'Etat à Oswiecim, s.d.,
pp. 44-57.
101 Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland, German Crimes
in Poland, Warsaw 1946, vol. I, p. 37.
102 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 316.
103 Idem, p. 148.
104 NO-495; NO-719.
105 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 110.
106 R-129.

Nelle prossime settimane i campi di concentramento assumeranno grandi
incarichi e compiti economici.
L'SS-Gruppenführer Pohl La informerà dettagliatamente" 107.
All'inizio del 1943 nel territorio del Reich erano impiegati nell'industria bellica
circa 185.000 ebrei108.
Nel maggio 1944 Hitler ordinò di impiegare 200.000 ebrei come mano d'opera
nel programma di costruzioni Jäger (Jäger-Bauprogram) del direttore ministeriale
Dorsch. L'ordine concernente il personale di sorveglianza fu impartito da Himmler
l'11 maggio:
"Il Führer ha ordinato che per la sorveglianza dei 200.000 ebrei che il
Reichsführer-SS invia nei campi di concentramento del Reich per impiegarli
nelle grandi costruzioni dell'organizzazione Todt e in altri compiti di [38]
importanza militare siano assegnati alle Waffen-SS 10.000 uomini con
ufficiali e sottufficiali"109.
L'ex ministro degli Interni ungherese Gabor Wajna riferì una dichiarazione di
Himmler secondo cui "da quando gli ebrei erano impiegati nel programma Jäger, la
capacità era aumentata del 40%"110.
Da una lettera dell'SS-W. V. Hauptamt datata "Oranienburg, 15 agosto 1944"
risulta che era imminente l'internamento di 612.000 persone -- tra cui 90.000 ebrei
del programma Ungheria -- nei campi di concentramento"111.
L'importanza del potenziale lavorativo ebraico appare ancor più chiaramente se
si considera l'impellente esigenza di mano d'opera dell'economia di guerra tedesca.
Il 21 marzo 1942 Hitler nominò Fritz SauckeI plenipotenziario generale per
l'impiego della mano d'opera, col compito di sopperire a tale esigenza112. Secondo un
rapporto inviato da SauckeI a Hitler e a Göring il 27 luglio 1942, nel Reich erano
impiegati 5.124.000 lavoratori stranieri. Malgrado ciò il bisogno di mano d'opera era
tale che, nel gennaio 1943, Sauckel ordinò la mobilitazione totale di tutti i tedeschi
per l'economia di guerra. Il 5 febbraio 1943, al congresso dei Gauleiter che si tenne a
Posen, SauckeI dichiarò: "La durezza inaudita della guerra mi ha costretto a
mobilitare, in nome del Führer, molti milioni di stranieri per impiegarli in tutta
l'economia di guerra tedesca e tenerli al massimo del rendimento". Ma all'inizio del
1944 Hitler chiese altri 4 milioni di lavoratori113.
Lo "sterminio" degli ebrei era dunque un'assurdità economica, come riconosce lo
stesso Poliakov114, tanto più [39] che, secondo Collotti, "fu tra l'altro la necessità
economica di servirsi del loro lavoro che impedì lo sterminio in massa dei prigionieri
sovietici voluto da Hitler"115.
Ma se la necessità economica dei tedeschi era tanto impellente riguardo ai russi,
perché non lo era anche riguardo agli ebrei?
Gli storici di regime replicano asserendo che lo "sterminio" ebraico,
corrispondendo all'obiettivo fondamentale del Führer, eccedeva qualunque esigenza
economica, anche a rischio di assumere un carattere nettamente antieconomico.
Hannah Arendt espone mirabilmente questa tesi:


107 NO-500.
108 NO-5195.
109 NO-5689.
110 NO-1874.
111 NO-1990.
112 Enzo Collotti, La Germania nazista, Torino, 1973, p. 266.
113 Idem, p. 267.
114 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 115.
115 Enzo ColIotti, La Germania nazista, op. cit., p. 267.

"L'incredibilità degli orrori è strettamente legata alla loro inutilità
economica. I nazisti portarono questa inutilità all'estremo, fino all'aperta
anti-utilità quando nel bel mezzo della guerra, malgrado la scarsezza di
materiale edilizio e rotabile, costruirono enormi e costose fabbriche di
sterminio trasportando milioni di persone avanti e indietro. Agli occhi dì un
mondo rigorosamente utilitarista l'evidente contrasto fra queste azioni e le
necessità militari dava all'intera impresa un'aria di folle irrealtà"116.
E' fin troppo facile obiettare che, se per Hitler lo "sterminio" degli ebrei era
tanto importante da far passare in secondo piano le impellenti necessità
dell'economia di guerra tedesca fino all'anti- utilità, non avrebbe certamente
permesso -- fino ai primi due anni di guerra -- l'emigrazione di almeno un milione di
ebrei!
In realtà, fino a che punto i nazisti fossero utilitaristi riguardo agli ebrei, è
dimostrato dalI'"Europa-Plan", le cui trattative cominciarono in forma ufficiale nella
primavera del 1944. Himmler proponeva lo scambio di un milione di ebrei (bambini,
donne, vecchi) "per 10.000 [40] autocarri pesanti, mille tonnellate di caffè e un po' di
sapone"117.
Joel Brand, che conduceva le trattative da parte ebraica, si recò ad Istambul e di
lì al Cairo.
"In pratica gli ostacoli sorsero da parte degli alleati. Joel Brand fu internato
dalle autorità britanniche, senza aver avuto la possibilità di portare a
termine il suo incarico; e il Dipartimento di Stato americano proibì al dottor
Schwartz, direttore dell'American Jewish Joint, di trattare con sudditi
nemici"118.
Joel Brand riusci a trasmettere la proposta tedesca a Lord Moyne, allora ministro
di stato britannico per il Medio Oriente, che gli rispose: "E che dovrei farmene di un
milione di ebrei? Dove dovrei metterli?"119.
La debolezza della suddetta tesi è strettamente connessa alla debolezza della
presunta motivazione dello "sterminio" ebraico.
Per quasi tutti gli storici di regime è un fatto scontato che tale motivazione sia
da rintracciare nella pretesa concezione nazionalsocialista secondo la quale gli ebrei,
in quanto "razza inferiore", erano da sterminare "per il solo fatto di essere ebrei".
Questa ridicola tesi è smentita categoricamente dal fatto della politica di
emigrazione ebraica -- addirittura forzata! -- propugnata dal governo del Reich
persino nei primi due anni di guerra.
Poliakov stesso riconosce senza mezzi termini l'infondatezza di questa tesi. Dopo
essersi posta la "lancinante domanda" della ragione per cui fu presa la decisione dello
"sterminio", egli prosegue:
«”Odio per gli ebrei”, “follia di Hitler”, sono termini troppo generali, e che,
per ciò stesso, non significano nulla: e Hitler -- almeno fino a quando la
sorte del Terzo [41] Reich non fu segnata -- sapeva essere un politico
calcolatore ed accorto. Abbiamo visto, del resto, che lo sterminio degli ebrei
non faceva affatto parte dei progetti nazisti. E allora, perché questa
decisione, di cui abbiamo visto quanto di irrazionale comportasse, fu presa,
e perché proprio in quel certo momento?
Sarà opportuno quindi approfondire, pur essendo pienamente consapevoli
che, in mancanza di ogni testimonianza, di ogni verbale, di ogni documento


116 Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Milano, 1967, p. 609.
117 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 544.
118 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 345.
119 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 545.

irrefutabile, deduzioni di questo genere rasentano l'astrattezza e la
gratuità"120.
In altre parole si ignora non solo quando e da chi, ma addirittura perchè
sarebbe stata presa la decisione dello "sterminio".
Riguardo alla motivazione della pretesa decisione, infatti, la storiografia di
regime non è in grado di fornire se non "deduzioni" che "rasentano l'astrattezza e la
gratuità" e che sono per di più in aperta contraddizione col fatto della politica
nazionalsocialista di emigrazione ebraica.
Fino a che punto ciò sia vero alla lettera, è dimostrato dal seguente giudizio di
Robert Cecil, "vicepreside della scuola di specializzazione in studi europei
contemporanei dell'università di Reading e, dal 1968, professore di storia
contemporanea tedesca presso la stessa università":
"Il massacro degli slavi, come quello degli ebrei, fu un omicidio rituale, che
non solo non contribuì affatto alla vittoria militare ma, come vedremo fra
poco, ostacolò gravemente la Wehrmacht nel suo compito"121.


120 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 155.
121 Robert Cecil, Il mito della razza nella Germania nazista, Vita di Alfred Rosenberg,
MiIano 1973, p. 199.

--NASCITA E SVILUPPO DEL REVISIONISMO

La politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica, perseguita ufficialmente
fino all'inizio di febbraio del 1942, pone dunque una domanda realmente
"lancinante", secondo la definizione di Poliakov.
Infatti, se fosse vero che il processo dello "sterminio" ebraico "corrispondeva
all'obiettivo fondamentale del nazionalsocialismo"122; se fosse vero che esso non fu "il
risultato di una imprevedibile esplosione di violenza, o della prevaricazione di
subordinati, ma il frutto di una ideologia di morte e di un disegno organico"123; se
fosse vero che "tra gli scopi che, secondo Hitler, dovevano essere raggiunti per mezzo
della guerra, aveva parte importantissima lo sterminio generale degli ebrei, e al
raggiungimento di esso dedicò il governo tedesco gran parte delle sue forze"124, per
quale misteriosa ragione Adolf Hitler si sarebbe privato di almeno un milione di
vittime predestinate permettendo loro di emigrare?
Era dunque inevitabile che un'accusa così atroce, basata essenzialmente su
"deduzioni e considerazioni psicologiche", su "racconti di terza o di quarta mano", sul
"gioco delle induzioni psicologiche", su "deduzioni" che "rasentano l'astrattezza e la
gratuità" e su '"risposte frammentarie e talora ipotetiche" fosse messa in dubbio.
Già nell'immediato dopoguerra e negli anni successivi erano state espresse
severe critiche ai processi contro i cosiddetti "criminali di guerra" nazisti -- in
particolare [43] al processo di Norimberga125 -- e alla condotta di guerra degli
Alleati126.


122 Ernst Nolte, I tre volti del fascismo, Milano 1971, p. 559.
123 Vittorio E. Giuntella, Il Nazismo e i Lager, Roma 1980; p. 46.
124 Elia S. Artom, Storia d'Israele, Roma 1965, vol. III, p. 227.
125 Tra le opere più significative sui processi contro i "criminali di guerra" nazisti
segnaliamo:
Anonimo, The Nuremberg "Trial", 1946.
Montgomery Belgion, Epitaph on Nuremberg, London, 1946.
Maurice Bardèche, Nuremberg ou la terre promise, Paris, 1948.
Maurice Bardèche, Nuremberg II ou les Faux Monnayeurs, Paris, 1950.
F. J. P. Veale, Advance to Barbarism, London 1948.
F. J. P. Veale, Crimes Discreetly Veiled, London 1958 (ambedue ristampate
dall'Institute for Historical Review, Torrance, California, USA, 1979).
G. A. Amaudruz, Ubu justicier au premier procès de Nuremberg, Paris 1949.
Reginald T. Paget, Manstein. His Campaigns and his Trial, London, 1951.
Utley, Freda. The High Cost of Vengeance, Regnery, 1949.
August von Knieriem, The Nuremberg Trials, Regnery, 1959.
Gerhard Brennecke, Die Nürnberger Geschichtsentstellung, Tübingen, 1970.
José A. Llorens Borràs, Crìmenes de guerra, Barcelona, 1973.

Ma colui che per primo mise in dubbio la realtà dello "sterminio" ebraico fu il
francese Paul Rassinier127, che è considerato a giusto titolo il precursore dell'attuale
revisionismo storico. La sua opera fu ripresa e continuata da altri ricercatori che
hanno creato una ricca letteratura revisionista, di cui menzioniamo i titoli più
importanti.
Nel 1967 fu pubblicato a Vienna Geschichte der Verfehmung Deutschlands
(Wien, Selbstverlag des Verfassers) di Franz Scheidl. Due anni dopo apparve anonimo
negli Stati Uniti The Myth of the Six Million (The Noontide Press, Torrance,


La vérité sur l'affaire de Malmédy et sur le colonel SS Jochen Peiper, Editions du
Baucens, 1976.
Werner Maser, Nuremberg. A Nation on Trial, New York, 1979.
David Irving, Der Nürnberger Prozess, München, 1980.
Dietrich Ziemssen, The Malmédy Trial, Institute for Historical Review, 1981.
Léon de Poncins, Le procès de Nuremberg, in: Top Secret, Chiré-en-MontreuiI,
1972, pp. 91-126
Piero SeIla, "Occupazione della Germania e repressione politico-giudiziaria:
Norimberga", in: L'Occidente contro l'Europa, Milano, 1984, pp. 155-184.
126 Tra le opere più importanti sui crimini di guerra degli Alleati ricordiamo:
Erich Kern, Verbrechen am deutschen Volk. Dokumente alliierten Grausamkeiten
1939-1949, Verlag K.M. Schütz KG Pr. Oldendorf, 1964.
Erich Kern-Karl Balzer, Alliierten Verbrechen an Deutschen, Verlag K.W. Schütz
KG Pr. Oldendorf, 1980.
Wilhelm Anders, Verbrechen der Sieger, DruffeI-Verlag, Leoni am Starnberger
See, 1975.
"Crimes de guerre des alliés?" Défense de l'Occident, Numéro spécial 39-40,
1965.
Alliierten Kriegsverbrechen und Verbrechen gegen die Menschlichkeit, Samisdat
Publishers LTD., Toronto, 1977.
J. Bochaca, Los crìmeres de los "buenos", Barcelona, 1952.
Rudolf Trenkel, "Polens Kriegsschuld. Der Bromberger Blutsonntag", Kritik, April
1981 (Nordland-Verlag).
David Irving, The Destruction of Dresden, London, 1963.
The Crime of Moscow in Vynnytsia, New York 1951 (ristampato dall'Institute for
Historical Review, s.d.).
Louis FitzGibbon, Katyn, Institute for Historical Review, 1979.
Friedwald Kumpf, Die Verbrechen an Deutschen, Mannheirn, 1954.
Rudolf Aschenauer, Krieg ohne Grenzen. Der Partisanenkampf gegen Deutschland
1939-1945, Druffel-Verlag, Leoni am Stamberger See, 1982.
127 Opere principali di Paul Rassinier:
La menzogna di Ulisse, Le Rune, Milano 1966 (edizione originale: Le mensonge
d'Ulysse, Ed. Bressanes, 1950).
Ulysse trahi par les siens, La Vieille Taupe, Paris 1980 (edizione originale:
Librairie Francaise, 1961).
Le véritable procès Eichmann ou les vainqueurs incorrigibles, La Vieille Taupe,
Paris, 1983 (edizione originale: Les Sept Couleurs, 1962).
Il dramma degli ebrei, Roma 1967 (edizione originale: Le drame des Juifs
européens, Les Sept Couleurs, 1964).
L'Opération "Vicaire". Le rö1e de Pie XII devant l'histoire, La TabIe Ronde, 1965.
Les responsables de la seconde guerre mondiale, Nouvelles Editions Latines, 1967
(cap. IV: La question juive).

California), seguito, nel 1970, da The Big Lie: Six Million Murdered Jews (Fyshwick
A.C.T. Unity Printers and Publishers), a cura di The History Research Unity, e
"Auschwitz ou le Grand Alibi", a cura di La Vieille Taupe (Paris).
Nel 1973 videro la luce Die Auschwitz-Lüge (Kritik Verlag, Mohrkirch) di Thies
Christophersen (trad it.: La Fandonia di Auschwitz, Edizioni La Sfinge, Parma 1984),
The Six Million Swindle (Boniface Press, Takoma Park, Maryland) di Augustin App e
Hexen-Einmal-Eins einer Lüge (Verlag Hohe Warte -- Franz von Bebenburg) di Emil
Aretz.
L'anno dopo fu pubblicato in Inghilterra Did Six Million Really Die? (Historical
Review Press, [45] di Richard Harwood (trad. it.: Auschwitz o della soluzione finale.
Storia di una leggenda, Le Rune, Milano 1978), seguito nel 1976, presso la stessa casa
editrice, dall'eccellente opera The Hoax of the Twentieth Century di Arthur Butz.
Nel 1978 Robert Faurisson scrisse il noto articolo «Le “problème des chambres à
gaz”» (Défense de l'Occídent, n° 158, juin 1978, pp. 32-40) e l'anno dopo apparvero
l'eccellente studio Der Auschwitz-Mythos. Legende oder Wirklichkeit? (Grabert-Verlag,
Tübingen) di Wilhelm Stäglich, The Six Million Reconsidered (Historical Review Press)
a cura del Committe for Truth in History, gli importanti articoli di Robert Faurisson
"Le camere a gas non sono mai esistite" (Storia illustrata, n° 261, agosto 1979, pp. 15-
35) e «The Problem of the "Gas Chambers" or “The Rumor of Auschwitz”» (Revisionist
Press), El mito de los 6 millones. El fraude de les Judios asesinados por Hitler
(Ediciones BAU. S.P., Badalona) di J. Bochacha, "Anne Frank's Diary -- A Hoax"
(Institute for Historical Review) di Ditlieb Felderer e Holocaust, hoe lang nog? (Haro
Boekdienst, Antwerpen) 128.


128 Altri scritti fino al 1979:
Heinrich Härtle, Freispruch für Deutschland. Unsere Soldaten vor dem
Nürnberger Tribunal, Verlag KX Schütz, Göttingen, 1965.
J.-P. Bermont (Paul Rassinier), La verità sul processo di Auschwitz, Quaderni di
Ordine Nuovo, Roma 1965.
Léon de Poncins, "Six million innocent victims", in: Judaism and the Vatican,
Liberty Bell Publications, 1967, pp. 178-190.
Francois Duprat, "Le mystère des chambres à gaz", in: Défense de l'Occident, n°
63, juin 1967, pp. 30-33.
Heinz Roth, Was hätten wir Väter wissen müssen? 1970.
Heinz Roth, Was geschah nach 1945? 1972.
Heinz Roth, …der makaberste Betrug aller Zeiten… 1974 (opere edite in proprio
dall'Autore, Odenhausen/Lumda).
Heinz Roth, Warum werden wir Deutschen belogen? Refo Druck + VerIag H.F.
Kathagen, 1973.
James J. Martin, Revisionist Viewpoints, Colorado Springs, 1971.
Erich Kern, Die Tragödie der Juden. Schicksal zwischen Wahrheit und
Propaganda. Verlag K.W. Schütz KG, Preuss. Oldendorf, 1979.
Udo Walendy, Europa in Flammen 1939-1945, Verlag für Volkstum und
Zeitgeschichtsforschung, Vlotho/Weser, 1966, Band I.
Udo Walendy, Bild "Dokumente" für Geschichtsschreibung? VIotho/ Weser 1973.
Udo Walendy, "Die Methoden der Umerziehung", Historische Tatsachen Nr. 2,
VIotho/Weser 1976.
W.D. Rothe, Die Endlösung der Judenfrage, Frankfurt/Main 1974.
Richard Harwood, Der Nürnberg Prozess. Methoden und Bedeutung. Historical
Review Press, 1977.
Richard Harwood, Nuremberg and other war crimes trials, Historical Review
Press, 1978.

Nel settembre 1979 presso la Northrop University di Los Angeles si è tenuta la
prima "Revisionist Convention", organizzata dall'Institute for Historical Review, che
dalla primavera del 1980 pubblica l'importante rivista trimestrale The Journal of
Historical Review, alla quale collaborano i più importanti storici revisionisti di ogni
paese.
Ciò ha contribuito ulteriormente a rendere il revisionismo storico una realtà
inconfutabile e un movimento di pensiero inarrestabile. Infatti la tesi revisionista
guadagna sempre più sostenitori.
Dal 1980 ad oggi sono state pubblicate parecchie opere, soprattutto in Francia,
sulla scia dell' "Affare Faurisson".
[47]
Oltre ai numerosi articoli apparsi nella rivista "The Journal of Historical Review",
segnaliamo:
"Auschwitz Exit" (Vol. I, Täby, Svezia, 1980), di Ditlieb Felderer,
"1981 Revisionis't Bibliography. A Select Bibliography of Revisionist Books
Dealing with the Two World Wars and their Aftermaths. Compiled and Annoted by
Keith Stimely" (Institute for Historical Review, 1980), che comprende anche le opere
revisioniste sullo "sterminio" ebraico in lingua inglese;
"Vor dem Tribunal der Sieger: Gesetzlose Justiz in Nümberg" (Verlag K.W. Schütz
KG -- Preuss. Oldendorf, 1981), di Hildegard Fritzsche;
"Auschwitz im IG-Farben Prozess. Holocaustdokumente?" (Herausgegeben von
Udo Walendy, Verlag für Volkstum und Zeitgeschichtsforschung, Vlotho/Weser,
1981);
"Holocaust nun unterirdisch?" (Historische Tatsachen Nr. 9, Vlotho/Weser,
1981), "Kenntnismängel der Alliierten" (Historische Tatsachen Nr. 15, Vlotho/Weser.
1982),"Adolf Eichmann und die "Skelettsammlung des Ahnenerbe e.V."" (Historische


Alexander Scronn, General Psychologus, Kritik Nr. 42, Februar 1978 (Kritik-
Verlag, Mohrkirch).
Horst Mattern, Jesus, die Bibel und die 6.000.000 Lüge, Samisdat Publishers,
Toronto, 1979.
Friedrich Schlegel, Das Unrecht am deutschen Volk, W. P. Publications, Liverpool,
W. Va. USA, 1978.
Friedrich SchIegel, Die Befreiung nach 1945, W. P. Publications, Liverpool, 1978.
Friedrich SchIegel, Wir werden niernals schweigen, W. P. Publications, Liverpool,
1978.
Friedrich Schlegel, Versehwiegene Wahrheiten, Samisdat Publishers, Toronto,
s.d.
W. StägIich - U. Walendy, NS-Bewältigung, Historical Review Press, 1979.
Thies Christophersen, Der Auschwitz-Betrug, Kritik Nr. 27, Kritik-Verlag,
Mohrkirch, s.d.
J. G. Burg, Schuld und Schicksal, München, 1962.
J. G. Burg, Sündenböcke, München, 1967.
J. G. Burg, NS-Verbrechen. Prozesse des schlechten Gewissens, München,1963.
J. G. Burg, Das Tagebuch (der Anne Frank), München, 1978.
J.G. Burg, Maidanek in alle Ewigkeit? München, 1979.
Wilhelm Stäglich, Das Institut für Zeitgeschichte eine Schwinddelfirma? Kritik Nr.
38, Kritik-VerIag, Mohrkirch 1977.
Wilhelm Stäglich, Die westdeutsche Justiz und die sogenannten NS
Gewaltverbrechen, Kritik-Verlag, Mohrkirch, 1978.
Heinrich Härtle, Was Holocaust verschweigt, Leoni am Starnberger See, 1979.

Tatsachen Nr. 18, Vlotho/Weser,1983), "Einsatzgruppen im Verbande des Heeres"
(Historische Tatsachen Nr. 16 e 17, Vlotho/Weser, 1983), "Alliierte Kriegspropaganda
1914-1919" (Historische Tatsachen Nr. 22, Vlotho/Weser, 1985), "Macht + Prozesse =
"Wahrheit? (Historische Tatsachen Nr. 25, Vlotho/Weser, 1985) ,tutti di Udo Walendy;
«“Massentötungen“ oder Desinformation?» (Historische Tatsachen Nr. 24,
Vlotho/Weser 1985), di Ingrid Weckert;
"Ich suchte -- und fand die Wahrheit" (Kritik Nr. 58, Mohrkirch, 1982), di Robert
Faurisson;
"The "Holocaust"": 120 Questions and Answers (Institute for Historical Review,
1983), di C. E. Weber;
[48]
"Nazi Gassing a Myth?" (IHR Special Report. Institute for Historical Review,
1983);
"The Dissolution of the Eastern European Jewry" (Institute for Historical Review,
1983), di Walter Sanning;
"Les grands truquages de l'histoire" (Jacques Grancher éd., Paris, 1983), di
Hervé Le Goff (opera in cui compare uno studio sull'impostura del diario di Anna
Frank: pp. 13-40)129;
"The man who invented "genocide"" (Institute for Historical Review, 1984) di
James J. Martin;
"Dachau… Buchenwald… Belsen… etc…" (Antwerpen, Vrij Historisch Onderzoek,
1984), di Z. L. Smith;
"Het Dagboek van Anne Frank: een vervalsing" (Antwerpen, Vrij Historisch
Onderzoek, 1985), di Robert Faurisson;
"Worldwide Growth and Impact of "Holocaust" Revisionism" (Institute for
Historical Review, 1985), IHR Special Report.
Aggiungiamo le opere più significative sull'"Affare Faurisson":
"Vérité historique ou vérité politique? Le dossier de l'affaire Faurisson. La
question des chambres à gaz" (La Vieille Taupe, Paris, 1980) di Serge Thion;
"Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire. La
question des chambres à gaz" (La Vieille Taupe, Paris, 1980) di Robert Faurisson,
opere di valore eccezionale;
"L'Affaire Faurisson" (Le lutteur de classe, novembre 1981);
"Intolérable intolérance" (Editions de la Différence, 1981) di autori vari;
[49]
"Les petits suppléments au Guide des droits des victimes. N. 1. L'incroyable
Affaire Faurisson" (La Vieille Taupe, Paris, 1982) a firma "Le Citoyen";
"Réponse à Pierre Vidal-Naquet" (Edité par l'Auteur, 1982) di Robert Faurisson;
"L'Affaire Faurisson" (Université de Bordeaux III. Option Journalisme 1982-1983)
di Marie- Paule Mémy;
"Épilogue judiciaire de l'"Affaire Faurisson" (La Vieille Taupe, Paris, 1983) di J.
Aitken;
"Il caso Faurisson" (edito dall'Autore) di Andrea Chersi (Castenedolo 1983)130.


129 Vedi al riguardo:
"Le journal d'Anne Frank pourrait être un faux!" in: Le Courrier des Yvelines, 9
février 1984, p. 4;
"On sait aujourd'hui que le journal d'Anne Frank était un faux. Le beau mensonge" in:
Spécial dernière, 1er mars 1984, p. 11.
130 Altri scritti sull'"Affare Faurisson":
Vérité et solidarité, in: La Guerra sociale, N. 7, pp. 33-39.
Robert Poulet, La vérité au compte-gouttes, in: Rivarol, 25 Février 1983, p. 11.

Nel gennaio 1985 è apparso il primo numero della rivista revisionista spagnola
"Revisión" (Alicante, Spagna).
Segnaliamo inoltre la rivista revisionista "Taboe. Revisionistisch tijdschrift voor
kritisch en wetenschappelijk onderzoek" (Tabù. Rivista revisionista di ricerca critica e
scientifica) (Antwerpen, Belgio).
Ci sia infine consentito di menzionare tre nostri studi:
"Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso" (Sentinella d'Italia, Monfalcone
1985);
"La Risiera di San Sabba" (Sentinella d'Italia, Monfalcone 1985);
«”Medico ad Auschwitz”. Anatomia di un falso. La falsa testimonianza di Miklos
Nyiszli»131 (di prossima pubblicazione).
[50]
Questa vasta letteratura è di valore disparato e va dalla divulgazione superficiale
e spesso inesatta -- giustamente criticata dagli storici sterminazionisti, come vengono
chiamati dai revisionisti i sostenitori della realtà dello "sterminio" ebraico -- alla
ricerca scientifica metodica e approfondita.
Essa ha suscitato reazioni di varia natura132.
Sul piano letterario alcuni scritti, fortemente passionali, tendono essenzialmente
a screditare i revisionisti sia mediante la diffamazione personale, sia deformandone le
tesi per poi facilmente volgerle al ridicolo, sia tentando di far passare il revisionismo


Note rassineriane con appendice sulla persecuzione giudiziaria di R. Faurisson,
in: Alla Bottega, Marzo-Aprile 1983, pp. 33-41.
Robert Faurisson, El caso Faurisson (o la represión en Francia), in: Cedade, n.
104, Febrero 1982. pp. 9-12.
Robert Faurisson, Revisionism on Trial in France, in: The Journal of historical Review,
Summer 1985, pp. 133-181.
131 Altri scritti:
Ich, Adolf Eichmann. Ein historischer Zeugenbericht. Herausgegeben von Dr.
Rudolph Aschenauer, Druffel-Verlag, Leoni am Stamberger See, 1980.
L. Degrelle, Lettera al Papa sulIa truffa di Auschwitz, Sentinella d'Italia,
Monfalcone 1980.
Die grosse Holocaust-Debatte. Übersetzung aus der US-Zeitschrift "Spotlight".
Sonderdruck l. Dezember 1980.
H. Fikentscher, Sechs Millionen Juden vergast -- verbrannt. Kritik. Nr. 51. Kritik-
Verlag, Arhus, Danimarca.
J. Bochaca, El mito de Anna Frank, in: Cedade, n. 104, Febrero 1982, pp. 18-20.
"Holocaust" News. "Holocaust" Story An Evil Hoax, Revisionists' Reprints,
Manhattan Beach, 1982.
Mohamed Levy-Cohen, Zur geschichtlichen Analyse der nationalsozialistischen
Konzentrationslager als Gegenstand des heutigen Kampfes, in: Die Aktion, Nummer
19-20, August-September 1983, pp. 267-276; Nummer 21-22, November-Dezember
1983, pp. 293- 303.
Sulla genesi e lo sviluppo del revisionismo vedi anche:
A. R. Butz, The International "Holocaust" Controversy, in: The Journal of
Historical Review, Spring 1980, pp. 5-22.
Robert Fautrisson, El verdadero motivo de angustia del Estade de Israele. El
revisionismo historico, in: Cedade, N. 134, Julio-Agosto 1985, pp. 12-13.
132 Sulle reazioni negli Stati Uniti vedi: Revisionists' Reprints, Manhattan Beach,
January 1985.

Nel gennaio 1985 è apparso il primo numero della rivista revisionista spagnola
"Revisión" (Alicante, Spagna).
Segnaliamo inoltre la rivista revisionista "Taboe. Revisionistisch tijdschrift voor
kritisch en wetenschappelijk onderzoek" (Tabù. Rivista revisionista di ricerca critica e
scientifica) (Antwerpen, Belgio).
Ci sia infine consentito di menzionare tre nostri studi:
"Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso" (Sentinella d'Italia, Monfalcone
1985);
"La Risiera di San Sabba" (Sentinella d'Italia, Monfalcone 1985);
«”Medico ad Auschwitz”. Anatomia di un falso. La falsa testimonianza di Miklos
Nyiszli»131 (di prossima pubblicazione).
[50]
Questa vasta letteratura è di valore disparato e va dalla divulgazione superficiale
e spesso inesatta -- giustamente criticata dagli storici sterminazionisti, come vengono
chiamati dai revisionisti i sostenitori della realtà dello "sterminio" ebraico -- alla
ricerca scientifica metodica e approfondita.
Essa ha suscitato reazioni di varia natura132.
Sul piano letterario alcuni scritti, fortemente passionali, tendono essenzialmente
a screditare i revisionisti sia mediante la diffamazione personale, sia deformandone le
tesi per poi facilmente volgerle al ridicolo, sia tentando di far passare il revisionismo


Note rassineriane con appendice sulla persecuzione giudiziaria di R. Faurisson,
in: Alla Bottega, Marzo-Aprile 1983, pp. 33-41.
Robert Faurisson, El caso Faurisson (o la represión en Francia), in: Cedade, n.
104, Febrero 1982. pp. 9-12.
Robert Faurisson, Revisionism on Trial in France, in: The Journal of historical Review,
Summer 1985, pp. 133-181.
131 Altri scritti:
Ich, Adolf Eichmann. Ein historischer Zeugenbericht. Herausgegeben von Dr.
Rudolph Aschenauer, Druffel-Verlag, Leoni am Stamberger See, 1980.
L. Degrelle, Lettera al Papa sulIa truffa di Auschwitz, Sentinella d'Italia,
Monfalcone 1980.
Die grosse Holocaust-Debatte. Übersetzung aus der US-Zeitschrift "Spotlight".
Sonderdruck l. Dezember 1980.
H. Fikentscher, Sechs Millionen Juden vergast -- verbrannt. Kritik. Nr. 51. Kritik-
Verlag, Arhus, Danimarca.
J. Bochaca, El mito de Anna Frank, in: Cedade, n. 104, Febrero 1982, pp. 18-20.
"Holocaust" News. "Holocaust" Story An Evil Hoax, Revisionists' Reprints,
Manhattan Beach, 1982.
Mohamed Levy-Cohen, Zur geschichtlichen Analyse der nationalsozialistischen
Konzentrationslager als Gegenstand des heutigen Kampfes, in: Die Aktion, Nummer
19-20, August-September 1983, pp. 267-276; Nummer 21-22, November-Dezember
1983, pp. 293- 303.
Sulla genesi e lo sviluppo del revisionismo vedi anche:
A. R. Butz, The International "Holocaust" Controversy, in: The Journal of
Historical Review, Spring 1980, pp. 5-22.
Robert Fautrisson, El verdadero motivo de angustia del Estade de Israele. El
revisionismo historico, in: Cedade, N. 134, Julio-Agosto 1985, pp. 12-13.
132 Sulle reazioni negli Stati Uniti vedi: Revisionists' Reprints, Manhattan Beach,
January 1985.

per una "parte costitutiva di un movimento neonazista internazionale", come insinua
espressamente Robert Kempner133, cioè per un rigurgito di antisemitismo nazista.
Questo tentativo appare chiaramente già dai titoli più ricorrenti di tale
letteratura:
"Sulla critica della pubblicistica dell'estremismo di destra antisemita"134;
"Sguardo sulla letteratura neona[51]zista"135; -- La Soluzione Finale e la Mitomania
Neonazista"136;
"La «soluzione finale» della questione ebraica nella recente letteratura neonazista"
137.
Tra gli articoli più virulenti segnaliamo:
"La politica dello struzzo", di Augusto Segre, in: La Rassegna mensile di Israel ,
gennaio-marzo 1979, pp. 109-110;
"La distruzione della ragione", di Giuseppe Laras, in: La Rassegna mensile di
Israel, agosto-settembre 1979, pp. 285-288;
"Le camere a gas sono esistite!" (risposta di Enzo Collotti a Robert Faurisson), in:
Storia illustrata, n. 262, settembre 1979, pp. 19-29 (vedi al riguardo: "Faurisson
replica a Collotti", in: Storia illustrata, n. 263, ottobre 1979, pp. 30-37).
Stefano Levi della Torre dedica al revisionismo un paragrafo dell'articolo "Nuove
forme della giudeofobia" che è compreso nella sezione "Antisemitismo oggi"138.
In realtà tale accusa è completamente infondata ed ha una finalità chiaramente
propagandistica. Infatti le credenziali di colui che è considerato il fondatore del
revisionismo, Paul Rassinier, non lasciano dubbi in proposito: socialista, resistente,
arrestato dalla Gestapo nell'ottobre del 1943, torturato per 11 giorni, deportato a
Buchenwald e poi a Dora per 19 mesi, invalido al 95% in conseguenza della
deportazione, detentore della medaglia "vermeil de la Reconnaissance française" e
della "Rosette de la Résistance".
[52]
In Francia l'eredità di Rassinier è stata raccolta da ambienti di sinistra, a
cominciare dal gruppo che fa capo alla casa editrice "La Vieille Taupe"139.


133 Nürnberg und "Auschwitz-Lüge", in: Freiheit und Recht, Nr. 7-8, Juli-August 1975,
p. 15.
134 Martin Broszat, Zur Kritik der Publizistik des antisemitischen Rechtsextremismus, in:
Aus Politik und Zeitgeschichte. Beilage zur Wochenzeitung "Das Parlament", 8 Maggio
1976, pp. 3-7.
135 Hermann Langbein, Coup d'oeil sur la littérature néo-nazie, in: Le Monde Juif, n. 78,
Avril-Juin 1975, pp. 8-20.
136 Georges WeIlers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, édité par Beate et
Serge Klarsfeld, 1979.
137 Articolo di E. Kulka in: Quaderni del Centro di studi sulla deportazione e
l'internamento, n. 9 (1976-1977), pp. 112-124.
138 Stefano Levi della Torre, Nuove forme della giudeofobia (3. Revisionismo), in: La
Rassegna mensile di Israel, maggio-agosto 1984, pp. 249-280.
139 Oltre al già citato "Le lutteur de classe", segnaliamo al riguardo: La Guerre
sociale: De l'exploitation dans les camps à l'exploitation des camps, n° 3, juin 1979,
pp. 9-31; De l'exploitation dans les camps à l'exploitation des camps (suite et fin). Une
mise au point de "La Guerre sociale", Paris, mai 1981.
Le Frondeur: Le mythe concentrationnaire, printemps 1981; n° 7, pp. 9-17; hiver
1982, n° 8, pp. 7-13;
Du judaïsme à la judaïté, juillet-septembre 1982, n° 9, pp. 3-6.
Il caso Rassinier, in: Alla Bottega, Luglio-Agosto 1981.

Altri scritti sterminazionisti, pur risentendo del pathos che suscita
inevitabilmente la negazione dello "sterminio" ebraico, tentano di porsi sul piano
della critica obiettiva. Tra i più significativi ricordiamo:
"Lies About the Holocaust", di Lucy Dawidowicz, in: Commentary, December
1980, pp. 31- 37;
"Les redresseurs de morts. Chambres à gaz: la bonne nouvelle. Comment on
révise l'histoire", di Nadine Fresco, in: Les Temps Modernes, n° 407, juin 1980, pp.
2150-2211. L'Autrice si propone di mostrare i metodi storiografici dei revisionisti.
"Les chambres à gaz ont existé" (éditions Gallimard, 1981), di Georges Wellers.
Opera diretta contro Robert Faurisson.
"La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie" (édité par Beate et Serge
Klarsfeld, 1979), di Georges Wellers. Opera diretta contro Paul Rassinier.
"Six Million Did Die" (Johannesburg, 1978), di Arthur Suzman e Denis Diamond.
Opera diretta contro Richard Harwood e Arthur Butz.
"Un Eichmann de papier. Anatomie d'un mensonge", di Pierre Vidal-Naquet, in:
Les Juifs, la mémoire et le présent, Paris, 1981, pp. 195-272. Studio diretto contro
Robert Faurisson.
[53]
"Tesi sul revisionismo", di Pierre Vidal-Naquet, in: Rivista di storia
contemporanea (Loescher Editore, Torino), I, gennaio 1983, pp. 3-24. Articolo di
carattere generale contro il revisionismo.
"Nationalsozialistischen Massentötungen durch Giftgas" (Herausgegeben von
Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl u.a., Frankfurt am Main, 1983),
opera collettiva di 24 storici mirante a confutare l'intera storiografia revisionista140.
Alcuni tentativi di riaffermare la "verità" sterminazionista hanno sortito l'effetto
contrario. Particolarmente importanti a questo riguardo sono:
"The Holocaust Revisited: A Retrospective Analysis of the Auschwitz-Birkenau
Extermination Complex (Central Intelligence Agency, Washington, D.C. U.S.
Department of Commerce. NationaI Technical Informatíon Service, February 1979), di
Dino A. Brugioni e Robert G. Poirier (trad. francese in: "Le Monde Juif", n° 97, janviermars
1980, "Auschwitz à vol d'oiseau", pp. 1- 22), opera in cui sono pubblicate delle
fotografie aeree di Auschwitz-Birkenau scattate nel 1944 dall'aviazione americana le
quali demoliscono il mito degli immensi stermini che sarebbero stati perpetrati in tale
campo nel 1944;
"Les "Krématorien" IV et V de Birkenau et leurs chambres à gaz", di Jean-Claude
Pressac, in: Le Monde juif, n° 107, juillet-septembre 1982, pp. 91-131 (vedi il
resoconto di Robert Faurisson "Le mythe des "chambres à gaz" entre en agonie", in:
Réponse à Pierre Vidal-[54]Naquet, deuxième édition augmentée, La Vieille Taupe,
Paris, 1982, pp. 67-87).
L'Album d'Auschwitz. D'après un album découvert par Lili Meier survivante du
camp de concentration. Texte de Peter Hellman traduit de l'américain par Guy Casaril.


140 Altri scritti di rilievo:
P. Viansson-Ponté, Le mensonge, in: Le Monde, 17-18 juillet 1977, p. 13.
G. WeIlers, Le cas Darquier de Pellepoix, in: Le Monde Juif, n° 92, octobredécembre
1978, pp. 162-167.
G. Wellers, La Négation des crimes nazis. Le cas des documents photographiques
accablants, in: Le Monde Juif, n° 103, juillet-septembre 1981, pp. 96-107.
Vincenzo e Luigi Pappalettera, Un intervento di Pappalettera, in: Storia illustrata,
N. 263, Ottobre 1979, pp. 38-44.
Primo Levi, Il difficile cammino della verità, in: La Rassegna mensile di Israel, n. 7-12,
Luglio-Dicembre 1982, pp. 5- 11.

Éditions du Seuil, 1983 (vedi l'analisi di Robert Faurisson "Les tricheries de l'Album
d'Auschwitz", dattiloscritto inedito, 1983).
Ma le reazioni degli oppositori del revisionismo non si sono limitate al piano
letterario. I processi intentati contro i revisionisti -- onde ottenere da parte dei
tribunali la condanna ufficiale delle tesi degli avversari -- testimoniano dell'incapacità
degli storici di regime di confutare seriamente ed efficacemente le argomentazioni
revisioniste.
Alcuni casi, come quelli di Christophersen, di Faurisson e di Felderer, sono
diventati tristemente noti141.
Tristemente nota è anche l'esistenza nella Repubblica Federale Tedesca di un
organo preposto al controllo degli scritti "pericolosi per la gioventù"
(Bundesprüfstelle für jugendgefährdende Schriften), mero espediente per poter
esercitare una censura legale sulla letteratura revisionista, le cui opere vengono
regolarmente messe all'"Indice"! (Index für jugendgefährdende Schriften)142.
Fino a che punto possa giungere la cieca intolleranza nei confronti di coloro che
negano mediante una seria [55] documentazione la realtà dello "sterminio" ebraico, è
testimoniato dal casa del dottor WilheIm Stäglich. Nel novembre 1982 il Consiglio dei
Decani della Georg-August-Universität di Gottinga, presso la quale egli aveva
conseguito la laurea in giurisprudenza nel 1951, ha intrapreso una procedura per
ritirargli il titolo di dottore per aver scritto l'eccellente opera "Der Auschwitz Mythos"
(Il Mito di Auschwitz), che, a giudizio non propriamente spassionato di tale Consiglio,
ha reso Wilhelm Stäglich "indegno di portare il titolo di dottore".
La cosa più singolare è che il fondamento giuridico di tale procedura è costituito
da due leggi naziste del 1939 143!
[56]


II-- LA CRITICA REVISIONISTA


Sarebbe arduo riassumere in poche pagine i risultati della critica revisionista.
Del resto, a noi preme di più esporre la ragion d'essere e i metodi di lavoro del


141 Inquisitionsprozesse heute -- Hexenprozess der Neuzeit, Kritilk Nr. 55, Kritik-
Verlag, 1981 (processo Christophersen).
Per il caso Faurisson vedi le opere già citate.
Ditlieb Felderer fu arrestato il 26 novembre 1982 e condannato nel maggio 1983 a
dieci mesi di prigione per aver diffuso "materiale che incita all'odio", cioè per aver
negato la realtà dello "sterminio" ebraico (IHR Newsletter, The IHR 1982 Annual
Report; IHR Newsletter, May 1983, Number 19; Revisionists' Reprints, n. 6, Manhattan
Beach, Fall 1983).
142 Udo WaIendy, Der moderne Index, Historische Tatsachen Nr. 7. Vlotho/Weser
1980.
Udo Walendy, Strafsache wissenschaftliche Forschung, Historische Tatsachen Nr.
21, Vlotho/Weser 1984.
Bescblagnahmt! Eingezogen! Verboten! Bücher, die wir nicht lesen dürfen! Kritik Nr.
52, Kritik-Verlag, Mohrkirch 1981.
143 Wilhelm Stäglich, "Der Auschwitz-Mythos": A Book and its Fate, in: The
Journal of Historical Review, Spring 1984, pp. 47-68.
Bollettino del "Comité contre l'application en 1983 des lois nazies de 1939 par
l'Université Georg-August de Göttingen", s.d.

revisionismo, per cui dedichiamo questo capitolo al chiarimento delle ragioni per le
quali, a nostro avviso, è necessario dubitare della realtà dello "sterminio" ebraico.
Al processo di Norimberga il Pubblico Ministero inglese Sir Hartley Shawcross
nella sua requisitoria del 26 luglio 1946 accusò i tedeschi di aver ucciso più di sei
milioni di ebrei "nelle camere a gas e nei forni di Auschwitz, Dachau, Treblinka,
Buchenwald. Mauthausen, Maidanek e Oranienburg"144.
Ciascuna di queste "camere a gas" ha avuto naturalmente i suoi "testimoni
oculari".
L'abate Georges Hénocque descrive così quella di Buchenwald:
"Mi sentii rassicurato e, aprendo subito la porta di ferro, mi trovai nella
famosa camera a gas. Il locale poteva avere venticinque metri quadrati di
superficie e un'altezza di tre metri -- tre metri e mezzo. Sul soffitto,
diciassette cipolle di annaffiatoio, sigillate e poste a intervalli regolari. A
guardarle, nulla rivelava la loro funzione omicida. Esse assomigliavano a
inoffensivi sfiatatoi d'acqua.
I deportati che prestavano servizio al crematorio mi avevano informato: per
una specie di ironia, ogni vittima, entrando in questa camera, riceveva un
asciugamano e un pezzetto di sapone. Questi sventurati potevano credere di
andare alle docce. Dietro di loro veniva chiusa la pesante [57] porta di ferro,
bordata di una specie di guarnitura di gomma di mezzo centimetro di
spessore, destinata ad impedire la penetrazione dell'aria.
All'interno i muri erano lisci, senza fessure, e come verniciati. All'esterno,
accanto all'architrave della porta, si vedevano quattro bottoni posti l'uno
sotto l'altro: uno rosso, uno giallo, uno verde e uno bianco.
Un dettaglio tuttavia mi preoccupava: non capivo in che modo il gas potesse
venire giù dalle bocche degli annaffiatoi. Il locale in cui mi trovavo era
situato accanto a un corridoio. Vi penetrai e dentro vidi un enorme tubo che
le mie braccia non riuscivano a cingere completamente e che era ricoperto
di uno spessore di gomma di circa un centimetro. Accanto, una manovella
che si poteva girare da sinistra a destra provocava l'arrivo del gas. Esso
discendeva così fino al suolo con una forte pressione, sicché nessuna delle
vittime poteva sfuggire a ciò che i tedeschi chiamavano "la morte lenta e
dolce".
Al di sopra del punto in cui il tubo formava un gomito per entrare nel locale
di asfissia c'erano gli stessi bottoni che si trovavano sulla porta esterna:
rosso, verde, giallo e bianco, che servivano evidentemente a controllare la
discesa del gas.
Tutto era davvero predisposto e organizzato scientificamente. Il Genio del
male non avrebbe potuto trovare di meglio. Rientrai nella camera a gas per
cercare di scoprire quella del crematorio"145.
L'SS-Obersturmbannführer Kaindl, ex comandante del campo di concentramento
di Oranienburg-Sachsenhausen, dichiarò dinanzi a un Tribunale Militare sovietico:
"Alla metà di marzo del 1943 ho introdotto le camere a gas come luogo di
sterminio in massa.
Pubblico Ministero -- Di Sua iniziativa?

144 IMG, vol. XIX, p. 483.
145 Abbé G. Hénocque, Les Antres de la Bête, Paris, 1947, pp. 115-116. Da: Robert
Faurisson, Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire, La
Veille Taupe, Paris, 1980, riproduzione in facsimile alle pp. 191- 192.

Kaindl -- In parte, sì. Poiché le installazioni esistenti non erano sufficienti
per lo sterminio previsto, convocai una riunione alla quale partecipò anche
il medico capo Baumkötter, il quale mi disse che l'avvelenamento di uomini
mediante acido cianidrico in camere speciali aveva come effetto la morte
istantanea. Allora considerai la costruzione di camere a gas per lo sterminio
di uomini opportuna e anche più umana"146.
Riguardo al campo di Dachau, il dott. Franz Blaha asserì in una dichiarazione
giurata:
"Nel campo ci furono molte esecuzioni mediante gas, fucilazioni e iniezioni.
La camera a gas fu terminata nel 1944 ed io fui chiamato dal dott. Rascher
per esaminare le prime vittime. Delle otto o nove persone che si trovavano
nella camera, tre erano ancora vive e le altre sembravano morte. I loro occhi
erano rossi e i loro volti gonfi. Molti detenuti furono uccisi successivamente
in questo modo"147.
Il 19 agosto 1960 il giornale tedesco Die Zeit pubblicò -- sotto il titolo "Keine
Vergasung in Dachau" (Nessuna gasazione a Dachau) -- una lettera del dott. Martin
Broszat dell'Istituto di Storia contemporanea di Monaco nella quale dichiarava:
"Né a Dachau né a Bergen-Belsen né a Buchenwald sono stati gasati ebrei o
altri detenuti. La camera a gas di Dachau non fu mai ultimata del tutto e
non entrò mai «in funzione»".
E ancora:
"Lo sterminio in massa degli ebrei mediante gasazione iniziò nel 1941-1942
ed ebbe luogo esclusivamente (ausschliesslich) in pochi luoghi
appositamente scelti e forniti di adeguate istallazioni tecniche, soprattutto
(vor allem) nel territorio polacco occupato (ma in nessun luogo nel [59]
Vecchio Reich): ad Auschwitz-Birkenau, a Sobibor, sul Bug, a Treblinka, a
Chelmo e a Belzec"148.
Le riserve espresse in questa lettera furono chiarite dal dott. Broszat nella "Nota
preliminare" all'articolo di Ino Arndt e Wolfang Scheffler "Organisierter Massenmord
an Juden in nationalsozialistischen Vernichtungslagern":
"Come abbiamo già rilevato, gli stermini di ebrei in senso istituzionale
(esecuzione del programma della "soluzione finale") mediante impianti di
gasazione ebbero luogo esclusivamente nei campi summenzionati149 dei
territori polacchi occupati. Al contrario nei campi di concentramento
generalmente c'erano sì crematori (per la cremazione dei detenuti morti in
massa oppure uccisi durante la guerra), ma non impianti di gasazione. Dove
però in particolare ciò accadde (Ravensbrück, Natzweiler, Mauthausen), essi
non servivano allo sterminio ebraico nel senso del programma della
"soluzione finale". Essi dovevano piuttosto facilitare psichicamente ai
Kommandos di esecuzione il loro "lavoro", che fino ad allora veniva
effettuato mediante fucilazioni, iniezioni di fenolo e altri sistemi"150.
Simon Wiesenthal conferma che "non ci furono campi di sterminio in terra
tedesca"151.


146 Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas. Herausgegeben von Eugen
Kogon, Hermann Langbein, Adalbert RückerI u.a., Frankfurt am Main ,1983, p. 255.
147 IMG, vol. V, p. 198 (PS-3249).
148 Die Zeit, Nr. 34, Freitag, den 19. August 1960, p. 16.
149 Si tratta dei campi di Chelmno, Belzec, Treblinka, Majdanek, Sobibor e Auschwitz-
Birkenau menzionati a p. 105 (vedi nota seguente).
150 Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 24. Jahrgang, 1976, Heft 2, P. 109.
151 London Books and Bookmen, April 1955, p. 5.

In conclusione, né a Buchenwald, né a Oranienburg-Sachsenhausen sono mai
esistite "camere a gas", mentre la pretesa "camera a gas" di Dachau152 non è mai stata
utilizzata, come si può leggere anche nella pubblicazione ufficiale su tale campo:
[60]
"La «camera a gas» di Dachau non fu mai messa in funzione. Nel crematorio
entrarono solo morti per la «cremazione», nessun vivente per la
«gasazione»"153.
"Come abbiamo già detto, l'ultimo anno Dachau ebbe una camera di
gasazione propria. Ma le sue "docce" non furono mai utilizzate"154.
Di conseguenza, le "testimonianze oculari" di coloro che pretendono di aver
visto in questi campi "camere a gas" o di avervi assistito a "gasazioni" sono false.
Tale circostanza avrebbe indotto qualunque storico serio ad effettuare una
revisione critica di tut te le fonti dello "sterminio" ebraico, ma ciò naturalmente non è
accaduto155.
In effetti, la domanda che pone Robert Faurisson è più che legittima:
"Perché le «prove», le «certezze», le «testimonianze» raccolte sui campi che
geograficamente ci sono vicini non hanno improvvisamente più valore,
mentre le «prove», le «certezze», le «testimonianze» raccolte sui campi della
Polonia restano vere?"156.
La domanda appare ancora più legittima se si considera ciò che Gerald Reitlinger
scrive sulle prove relative ai "campi dì sterminio" polacchi:
"La più gran parte delle documentazioni sui campi di morte in Polonia, ad
esempio, è stata raccolta dalle Commissioni d'inchiesta del Governo polacco
e dalla Com[61]missione Centrale di Storia ebraica della Polonia
interrogando i superstiti fisicamente validi, i quali erano ben di rado uomini
di qualche cultura. Inoltre l'ebreo dell'Europa orientale è retorico per
natura, ama esprimersi con similitudini fiorite. Quando un testimone diceva
che le vittime provenienti dal lontano Occidente arrivavano al campo di
morte in vagone-letto, intendeva probabilmente dire che arrivavano in
vetture passeggeri e non in carri bestiame. Talvolta la fantasia superava
ogni credibilità, come quando i contrabbandieri di viveri del ghetto erano
descritti come uomini giganteschi, con tasche che andavano dal collo alle
caviglie. Anche i lettori che non soffrono di pregiudizi razziali possono
trovare un poto troppo pesanti, per poterli digerire, i particolari di questi
assassini mostruosi, ed essere indotti a gridare Credat Judaeus Apella e a
relegare questi racconti tra le favole. In fondo i lettori hanno diritto di
pensare che si tratta di testimoni "orientali", per i quali i numeri non sono


152 In realtà non esiste la minima prova che il locale in questione sia mai stato o fosse
destinato ad essere una "camera a gas". Vedi al riguardo: Robert Faurisson, Mémoire
en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire, op. cit., pp. 197-220.
153 Wie war das im KZ Dachau? Kuratorium für Sühnemal KZ Dachau, 1981, p. 16.
154 Idem, p. 30.
155 Unica eccezione -- ma limitatamente ai campi del Vecchio Reich -- Olga
Wormser-Migot, la quale, dall'analisi delle "testimonianze oculari" relative, è giunta
alla conclusione che né a Ravensbrück né a Mauthausen sono mai esistite "camere a
gas" (a), suscitando in tal modo le ire dei suoi colleghi (b).
(a) Olga Wormser-Migot, Le Système concentrationnaire nazi, Presses
Universitaires de France, 1968, pp. 541- 544.
(b) Germaine Tillon, Ravensbrück, Paris, 1973, pp. 235-248.
156 Serge Thion, Vérité historique ou vérité politique? Le dossier de l'affaire Faurisson.
La question des chambres à gaz. La Vieifle Taupe, Paris, 1980, p. 87.

che elementi retorici. Perfino i loro nomi -- Sunschein, Zylberdukaten,
Rothbalsam, Salamander: Raggio di Sole, Ducati d'argento, Balsamo Rosso,
Salamandra -- sembrano parti di fantasia"157.
Riguardo ai metodi di lavoro di tali commissioni di inchiesta e alle
"testimonianze" da esse raccolte, Reitlinger dichiara esplicitamente:
"Non si può non essere d'accordo con R. T. Paget, K. C., membro della
Camera dei Comuni, quando dice che le ricerche eseguite dopo la guerra
dalle commissioni d'inchiesta polacche sono di scarso valore probativo. Esse
consistono, infatti, essenzialmente di descrizioni staccate di persone singole,
ben raramente confermate da altre fonti"158.
[62]
Le "prove" dell'esistenza di "camere a gas" nei pretesi "campi di sterminio"
orientali sono dunque costituite pressoché esclusivamente da "testimonianze oculari"
oltremodo sospette la cui veridicità viene ammessa a priori dagli storici che
propugnano la realtà dello "sterminio" ebraico, e questa acriticità intenzionale è la
caratteristica essenziale del loro metodo di lavoro storiografico.
Eppure l'analisi di queste "prove" e il loro confronto reciproco dovrebbe indurre
tali storici a maggiore cautela.
Lo studio della genesi del mito dello "sterminio" ebraico a Treblinka, a Sobibor e
a Belzec, ad esempio, è abbastanza rivelatore al riguardo.
Una delle prime "testimonianze oculari" su Treblinka -- il rapporto inviato il 15
novembre 1942 dall'organizzazione clandestina del ghetto di Varsavia al governo
polacco in esilio a Londra -- descrive lo "sterminio" di ebrei in tale campo mediante
vapore acqueo!
Nel marzo 1942 -- si legge in tale rapporto -- i tedeschi iniziarono la costruzione
del nuovo campo di Treblinka B -- nei pressi del campo di Treblinka A -- che fu
terminato alla fine di aprile del 1942. Verso la prima metà di settembre esso
comprendeva due "case della morte".
La "casa della morte n. 2" (dom smierci Nr 2) era una costruzione in muratura
lunga circa 40 metri e larga 15. Secondo la relazione di un testimone oculare (wg
relacji naocznego swiadka) essa conteneva dieci locali disposti ai due lati di un
corridoio che attraversava tutto l'edificio. Nei locali erano installati dei tubi attraverso
i quali passava il vapore acqueo (para wodna).
La "casa della morte n. 1" (dom smierci Nr 1) si componeva di tre locali e di una
sala caldaie.
"Dentro la sala caldaie -- prosegue il rapporto -- c'è una grande caldaia per
la produzione del vapore acqueo, e, mediante tubi che corrono attraverso le
camere della morte e che sono forniti di un adeguato numero di fori, [63] il
vapore surriscaldato si sprigiona all'interno delle camere".
Le "vittime" venivano rinchiuse nei locali suddetti e uccise col vapore acqueo!
"In questo modo le camere di esecuzione si riempiono completamente, poi
le porte si chiudono ermeticamente e comincia la lunga asfissia (duszenie)
delle vittime. mediante il vapore acqueo (para wodna) che viene fuori dai
numerosi fori dei tubi. All'inizio dall'interno giungono urla strozzate che si
acquietano lentamente e dopo 15 minuti l'esecuzione è effettuata"159.


157 Gerald Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli ebrei d'Europa
1939-1945, Milano, 1965, p. 651.
158 Idem, p. 71.
159 Likwidacja zydowskiej Warszawy. Treblinka, in: Biuletyn Zydowskiego Instytutu
Historycznego, Warszawa, Styczen-Czerwiec, 1951, Nr. I, pp. 93-100. Citazioni: p. 95 e 99.

Questa storia è stata ripresa ed elevata a verità ufficiale dalla Commissione
suprema di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia, la quale ha accusato l'ex
governatore Hans Frank di aver ordinato l'installazione di un "campo di sterminio" a
Treblinka per l'eliminazione in massa degli ebrei "in camere riempite di vapore" (in
Dampf gefüllten Kammern)!160.
Successivamente si è imposto il mito delle "camere a gas" a monossido di
carbonio161 che vale tuttora come verità ufficiale sui tre "campi di sterminio" orientali.
[64]
La cosa è stata semplice: è bastato trasformare in "camere a gas" le "camere a
vapore" del rapporto del 15 novembre 1942!
Così il "testimone oculare" Yankel Wiernik scrisse già nel 1944 che a Treblinka
gli ebrei venivano uccisi in due costruzioni, una grande, con dieci "camere a gas",
l'altra piccola, con tre "camere a gas"162, esattamente come le due "case della morte"
del rapporto summenzionato avevano dieci e tre "camere a vapore". Anche la
disposizione dei locali della nuova costruzione è tratta di sana pianta dal rapporto del
15 novembre 1942: dieci camere disposte ai due lati di un corridoio che attraversava
tutta la costruzione163.
Quanto sia attendibile questo "testimone oculare", si può arguire già da questa
sua affermazione: in ogni "camera a gas" che misurava "circa 150 piedi quadrati"
(about 150 square feet), cioè meno di 14 metri quadrati, potevano essere stipate
1.000-1.200 personne164, con una densità di 71-85 personne per metro quadrato!
Eccoci dunque in presenza di uno di quei "testimoni oculari" par i quali, come
asserisce Gerald Reitlinger, "i numeri non solo che elementi retorici"!
Nel 1946, le "camere a gas" di Sobibor venivano descritte cosi:
"A prima vista si ha tutta l'impressione di entrare in un bagno come gli altri:
rubinetti per l'acqua calda e fredda, vasche per lavarsi… appena tutti sono
entrati le porte vengono chiuse pesantemente. Una sostanza nera, [65]
pesante, esce in volute da fori praticati nel soffitto. Si sentono urla
raccapriccianti che però non durano a lungo perché si tramutano presto in


160 PS-3311. Accusa n. 6 contro Hans Frank. Norimberga, 5 dicembre 1945. Un estratto
del documento fu letto al processo di Norimberga: IMG, vol. III, pp. 632-633.
161 L'ingegnere americano F. P. Berg ha dimostrato nell'eccellente studio tecnico "The
Diesel Gas Chambers: Myth Within a Myth" (The Journal of Historical Review, Spring
1984, pp. 15-46) che una "gasazione" mediante ossido di carbonio prodotto da un
motore Diesel (a) è quanto mai irrazionale e inefficiente. Infatti, mentre un motore
Diesel produce una concentrazione media di ossido di carbonio inferiore allo 0,4%, un
motore a benzina emette normalmente il 7% di ossido di carbonio e l'1% di ossigeno.
Modificando il carburatore, si può arrivare ad una concentrazione di ossido di
carbonio del 12% (trenta volte superiore a quella di un motore Diesel), per cui "la
storia della camera a gas Diesel è incredibile già per questi motivi" (p. 38).
(a) Secondo la storiografia ufficiale l'ossido di carbonio per le "camere a gas" era
prodotto da motori Diesel.
162 Yankel Wiernik, A Year in Treblinka, New York 1944, p. 13 e 18. Wiernik dichiara di
essere stato deportato a Treblinka il 24 agosto 1942 (p. 8), epoca in cui già esisteva la
piccola costruzione con tre "camere a gas" (p. 13). La nuova costruzione con dieci
"camere a gas" fu realizzata in cinque settimane a partire dalla fine di agosto (p. 18).
Il rapporto polacco sulle "camere a vapore" fu ricevuto "nella prima metà di
settembre" del 1942 (op. cit., p. 95), per cui le due "testimonianze oculari" si
riferiscono allo stesso periodo.
163 Idem, p. 18.
164 Ibidem.

respiri affannosi e soffocati e in attacchi di convulsioni. Si dice che le madri
coprano i figli con il loro corpo.
Il guardiano del "bagno" osserva l'intero procedimento attraverso una
finestrella nel soffitto. In un quarto d'ora tutto è finito. Il pavimento si apre
e i cadaveri piombano in vagoncini che aspettano sotto, nelle cantine del
"bagno" e che, appena riempiti, partono velocemente. Tutto è organizzato
secondo la più moderna tecnica tedesca. Fuori, i corpi vengono deposti
secondo un certo ordine e cosparsi di benzina, quindi viene loro dato
fuoco"165.
La "testimone oculare" Zelda Metz fornì la seguente descrizione:
"Poi entravano nelle baracche. dove alle donne venivano tagliati i capelli,
indi nel "bagne", cioè nella camera gas. Erano asfissiati col cloro (dusili
chlorem). Dopo 15 minuti erano tutti asfissiati. Attraverso una finestrella si
verificava se erano morti. Poi il pavimento si apriva automaticamente. I
cadaveri cadevano in una vagone di une ferrovia che passava attraverso la
camera a gas e portava i cadaveri al forno."166
Ma già nel 1947 la "Commissione centrale di inchiesta sui crimini tedeschi in
Polonia" optava per l'uccisione "mediante gas di combustione prodotto da un motore
situato nella stessa costruzione e collegato alle camere per mezzo di tubi"167,
riconoscendo così false le "testimonianze" summenzionate. Ma ciò non impedì a Zelda
Metz di presentarsi come teste d'accusa il 23 agosto 1950 al [66] processo contro gli
ex guardiani di Sobibor Hubert Gomerski e Johan Klier168, nel quale il Pubblico
Ministero sostenne appunto che in tale campo "le uccisioni avevano luogo mediante
gas di scarico di un motore"169!
Le "testirnonianze oculari" relative a Belzec sono ancora più istruttive.
Il primo mito dello "sterminio" ebraico nacque l'8 aprile 1942, solo tre settimane
dopo l'apertura del campo: "le vittime venivano radunate in una casupola che aveva
per pavimento una lastra di metallo attraverso la quale veniva fatta passare la
corrente elettrica che folgorava gli ebrei"170.
Una storia simile appare nella Kronika oswiecimska nieznanego autora (Cronaca
di Oswiecim di autore ignoto) che sarebbe stata dissotterrata nel novembre 1953 nel
terreno dell'ex campo di Auschwitz: a Belzec gli ebrei venvano folgorati
(elektryzowano)171.


165 Alexander Pechersky, La rivolta di Sobibor, traduzione jiddish di N. Lurie, Mosca,
Editrice statale Der Emes, 1946. In: Yuri Suhl, Ed essi si ribellarono. Storia della
resistenza ebraica contro il nazismo. Milano, 1969, p. 31.
166 Dokumenty i materialy, opracowal Mgr Blumental, Lodz 1946, Tom I, p. 211.
167 Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland, German Crimes
in Poland, Warsaw 1947, vol. II, p. 100.
168 Frankfurter Rundschau, 24 agosto 1950, p. 5.
169 Frankfurter Rundschau, 22 agosto 1950, p. 4. Secondo la stariografia ufficiale,
le "camere a gas" di Sobibor erano prive di cantine (Nationalsozialistische
Massentötungen durch Giftgas. op. cit., p. 158; NS-Vernichtungslager im Spiegel
deutscher Strafprozesse, Herausgegeben von Adalbert RückerI, München, 1979, p.
163).
170 Michael Tregenza, "Belzec Death Camp", in: The Wiener Library Bulletin, n. 41/42,
1977, pp. 16-17.
171 Biuletyn Zydowskiego Instytutu Historycznego, Warszawa, Styczen-Czerwiec, 1954 Nr. 9-10, p. 307.

Un rapporto datato 10 luglio 1942, giunto a Londra nel novembre dello stesso
anno172 e pubblicato il 10 dicembre sulla Polish Fortnightly Review descrive così lo
"sterminio" degli ebrei a Belzec:
"Dopo essere stati scaricati, gli uomini vanno in una baracca a destra, le
donne in una baracca situata a sinistra, dove si spogliano, apparentemente
per prepararsi a fare il bagno. Dopo che si sono spogliati, entrambi i gruppi
vanno in una terza baracca dove c'è una lastra elettrificata in cui vengono
effettuate le esecuzioni"173.
[67]
Una variante del mito menziona l'acqua al posto della lastra metallica: gli ebrei
venivano uccisi facendo passare attraverso l'acqua in cui erano stati immersi la
corrente elettrica174.
La versione della folgorazione su lastra metallica riappare in un rapporto del
novembre 1942:
"Si ordina alle vittime di spogliarsi nude -- apparentemente per un bagno --
ed esse sono poi condotte in una baracca con una lastra di metallo per
pavimento. Poi la porta viene chiusa, la corrente elettrica passa attraverso le
vittime e la loro morte è quasi istantanea"175.
Nel rapporto del governo polacco in esilio a Londra del 10 dicembre 1942 si
legge tra l'altro:
"All'inizio le esecuzioni venivano effettuate mediante fucilazione; tuttavia,
viene riferito che in seguito i tedeschi applicarono nuovi metodi, quali il gas
tossico, mediante cui la popolazione ebraica fu sterminata a Chelm, o la
folgorazione, per la quale fu organizzato un campo a Belzec, dove, nel corso
di marzo e aprile 1942, gli ebrei delle province di Lublino, Lwow e Kielce
furono sterminati a decine di migliaia"176.
Tale staoria fu ripetuta il 19 dicembre in una dichiarazione dell' "Inter-Allied
Information Committee":
"Non si dispone di dati reali riguardo al destino dei deportati, ma sono
disponibili notizie -- notizie irrefutabli -- secondo le quali sono stati
organizzati dei luoghi di esecuzione a Chelm e a Belzec, dove, coloro che
sopravvi[68]vono alle fucilazioni, sono uccisi in massa mediante
folgorazione e gas letali"177.
Un rapporto del 10 novembre 1943 descrive così l' "inferno di Belzec" (Die Hölle
von Belzec):


172 "Who knew of the extermination? Kurt Gerstein's Story". In: The Wiener Library
Bulletin, n. 9, 1955, p. 22.
173 Polish Fortnightly Review, 1o Dicembre 1942, p. 4.
174 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit, p. 172.
175 "News is reaching the Polish Govemment in London about the liquidation of the
Jewish ghetto in Warsaw": Documenti del Foreign Office, FO 371/30917 5365, p. 79
(vedi anche: The Black Book of PoIish Jewry, New York 1943, p. 131: Report of Dr. I.
Schwarzbart).
Secondo Martin Gilbert, il rapporto in questione fu redatto dal "testimone
oculare" Jan Karski e da questi consegnato al governo Polacco in esilio a Londra il 25
n'ovembre 1942 (M. Gilbert, Auschwitz und die Alliierten, München, 1982, pp. 107-
109).
Sulla "testimonianza oculare" di Jan Karski vedi p. 70.
176 Documenti del Foreign Office, FO 37113M4 5365, p. 12.
177 The New York Times, 20 dicembre 1942, p. 23.

 

 

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