IL MITO DELLO STERMINIO EBRAICO 1^ parte

Introduzione storico-bibliografica alla storiagrafia revisionista

di Carlo Mattogno

Parte prima


I -- "NESSUN DOCUMENTO E' RIMASTO, NE'
FORSE E' MAI ESISTITO".


Ciò che più colpisce nello studio della vastissima letteratura consacrata allo
"sterminio" degli ebrei, è l'enorme sproporzione che esiste tra un'accusa così grave e
la fragilità delle prove addotte a sostegno di essa.
In effetti l'elaborazione e la realizzazione di un "piano di sterminio" così
gigantesco avrebbe richiesto una organizzazione tecnica, economica e amministrativa
assai complessa, come rileva Enzo Collotti:
"Ma è facile comprendere che una così immane tragedia non poteva essere
materialmente opera soltanto di poche centinaia o anche dì poche migliaia
di uomini, non poteva realizzarsi senza un'organizzazione capillare che
attingesse aiuti e collaborazione nei settori più disparati della vita
nazionale, praticamente in tutti i rami dell'amministrazione, senza cioè la
connivenza di milioni di persone, che sapevano, che vedevano, che
acconsentivano o che comunque, anche se non erano d'accordo, tacevano e
il più delle volte lavoravano senza reagire a dare il loro contributo
all'ingranaggio della persecuzione e dello sterminio"1.
Gerald Reitlinger sottolinea che "nella Germania di Hitler abbiamo uno Stato
poliziesco al massimo grado, che lasciò documenti a centinaia di tonnellate e
testimoni preziosi a migliaia di unità", sicché, in conclusione, "non [4] vi è stato nulla,
in verità, che questo. avversario non abbia affidato alla carta"2.
Alla fine della seconda guerra mondiale gli Alleati sequestrarono "tutti gli
archivi segreti del governo tedesco, compresi i documenti del Ministero degli Esteri,
dell'Esercito e della Marina, del Partito nazionalsocialista e della polizia segreta di
Stato, di Heinrich Himmler"3.
Tali "archivi furono vagliati dalle Potenze vincitrici in vista del processo di
Norimberga:


1 Enzo Collotti, La Germania nazista, Torino 1973, p. 146.
2 GeraId Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli ebrei d'Europa
1939-1945, Milano 1965, p. 593.
3 William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Torino 1971, p. XIII.


"Centinaia di migliaia di documenti tedeschi sequestrati furono raccolti in
gran fretta a Norimberga per essere usati come prove nel processo contro i
principali criminali di guerra nazisti"4.
Gli Americani da soli esaminarono 1.100 tonnellate di documenti5, tra i quali ne
selezionarono 2.5006.
Ci si aspetterebbe dunque di essere sommersi da una marea di documenti
comprovanti la realtà dello "sterminio" ebraico, ma le cose stanno assai diversamente,
come ammette Léon Poliakov:
"Gli archivi del Terzo Reich e le deposizioni e i racconti dei capi nazisti, ci
permettono di ricostruire nei particolari la nascita e lo sviluppo dei piani di
aggressione, delle campagne militari e di tutta la gamma di procedimenti
con i quali i nazisti intendevano rifare a guisa loro il mondo.
Soltanto il piano di sterminio degli Ebrei, per quanto concerne la sua
concezione, come per molti altri aspetti essenziali, rimane avvolto nella
nebbia.
[5]
Deduzioni e considerazioni psicologiche, racconti di terza o di quarta mano,
ci permettono però di ricostruirne lo sviluppo con notevole
approssimazione.
Molti particolari, tuttavia, resteranno per sempre sconosciuti. Per quanto
riguarda la concezione propriamente detta del piano di sterminio totale, i
tre o quattro principali responsabili non sono più in vita.
Nessun documento è rimasto, né forse è mai esistito. Di tanta segretezza i
capi del Terzo Reich, millantatori e cinici come in altre circostanze7,
circondarono il loro crimine maggiore"8.
Dal tempo della prima stesura dell'opera di Léon Poliakov9 la situazione non è
mutata:
"Malgrado la grande messe di documenti nazisti catturati dagli Alleati alla
fine della guerra, ci mancano proprio i documenti che riguardano il
processo di formazione dell'idea della "soluzione finale della questione
ebraica" al punto che, fino ad ora, è difficile dire come quando e chi
esattamente dette l'ordine di sterminare gli ebrei"10.
Il "piano di sterminio totale" resta avvolto nel mistero anche dal punto di vista
tecnico, economico e amministrativo:
"Il genio tecnico dei Tedeschi permise loro di organizzare nel giro di pochi mesi una
industria della morte razionale ed efficace. Come ogni altra industria, anch'essa
comportava studi di ricerca e di perfezionamento, servizi amministrativi, ed anche
una contabilità e degli archivi.


4 Idem, p. XV.
5 Werner Maser, Nuremberg. A Nation on Trial, New York 1979, p. 305.
6 Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen
Militärgerichtshof. Nürnberg 14. November 1945 -- 1. Oktober 1946. Veröffentlicht in
Nürnberg, Deutschland 1947 (d'ora in avanti: IMG), vol. II, p. 169.
7 Traduzione poco felice. Il testo originale dice: "aussi vantards et cyniques qu'ils aient
été à d'autres occasions.", cioè: "sebbene in altre occasioni siano stati millantatori e
cinici" (Léon PoIiakov, Bréviaire de la haine. Le IIIe Reich et les Juifs, Paris 1979, p.
124).
8 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, Torino 1977, p. 153.
9 Vedi nota 11.
10 Liliana Picciotto Fargion, La congiura del silenzio, La Rassegna mensile d'Israel,
maggio-agosto 1984, p. 226.

Diversi aspetti di queste attività ci restano ignoti, avvolti in un segreto senza
confronto più impenetrabile di quello di altre industrie di guerra tedesche.
I tecnici dei razzi e dei siluri tedeschi, i pianificatori dell'economia del Reich,
sono sopravvissuti e hanno consegnato ai vincitori i loro piani e i loro procedimenti; i
tecnici della morte sono scomparsi quasi tutti dopo aver distrutto i loro archivi.
Campi di sterminio erano sorti, con istallazioni dapprima rudimentali, poi via
via più perfezionate: chi curò questa perfetta efficienza? Essa rivela una profonda e
sicura conoscenza della psicologia della folle, utilizzata al fine di rendere
perfettamente docili gli uomini votati alla morte; chi ne furono i promotori?
Tutte domande a cui non possiamo dare per il momento11 che risposte
frammentarie e talora ipotetiche"12.
"Notizie frammentarie ci permettono di intravvedere la parte avuta dai
tecnici dell'eutanasia nello sterminio degli Ebrei della Polonia. Ma molti
punti restano ancora oscuri; in linea generale, della storia dei campi
polacchi si ha una conoscenza molto imperfetta"13.
Ma un "piano di sterminio" sistematico presuppone evidentemente un ordine
specifico che, per forza di cose, non può non essere imputato al Führer. Inutile dire
che questo fantomatico "Führerbefehl" (ordine del Führer) è immerso nella più
impenetrabile oscurità:
[7]
"Fino ad oggi non è stato trovato un ordine scritto di Hitler di uccidere
l'ebraismo europeo e con tutta probabilità non è mai esistito"14.
"Non esiste cioè qualcosa come un ordine scritto, firmato da lui, per lo
sterminio degli ebrei in Europa"15.
"Il momento in cui Hitler ha dato l'ordine -- senza dubbio mai redatto per
iscritto -- di sterminare gli ebrei, non si può datare esattamente"16.
"Non sappiamo il momento preciso in cui l'idea dello sterminio fisico degli
ebrei sì concretizzò nel cervello di Hitler"17.
L'assoluta mancanza di prove consente alla fantasia degli storici di regime di
sbizzarrini a piacimento.
Dopo aver insinuato che "fu senza dubbio Adolf Hitler a firmare la sentenza di
morte degli Ebrei d'Europa"18 Léon Poliakov prosegue:


11 La prima edizione del libro di Poliakov è dei 1951. Nell'edizione del 1979
citata nella nota 7 egli dichiara:
"Questa edizione integrale del "Bréviaire de la haine" è conforme all'edizione originale
del 1951-1960. Non è il caso di introdurvi importanti cambiamenti o complementi. In effetti, le conoscenze di cui si dispone sulla politica cosiddetta "razziale" del Terzo
Reich mirante a sterminare gli ebrei e a ridurre il numero degli slavi per mezzo di
procedimenti talvolta simili, non si sono sensibilmente arricchite dal 1951" (p. XIII).

12 Léon PoIiakov, Il nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 248.
13 Idem, p. 260.
14 Walter Laqueur, Was niemand wissen wollte: Die Unterdrückung der Nachrichten
über Hitlers "Endlösung", Frankfurt/M.-Berlin-Wien 1981, p. 190.
15 Colin Cross, Adolf Hitler, Milano, 1977, p. 313.
16 Adolf Hitlers Mein Kampf. Eine kommentierte Auswahl von Christian Zentner,
München, 1974, p. 168.
17 Saul Friedländer, Kurt Gerstein o l'ambiguità del bene, Milano 1967, p. 75.
18 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 153.

"Tutto quel che possiamo affermare con certezza è che la decisione del genocidio
venne presa da Hitler in un momento situabile tra la conclusione della campagna
dell'Ovest, nel giugno 1940, e l'aggressione contro la Russia dell'anno successivo.
Contrariamente alla relazione del dottor Kersten, ci pare più verosimile situarla
qualche mese più tardi, cioè al principio del 1941.
Entriamo qui nel gioco delle induzioni psicologiche, quelle cui siamo obbligati di
fare appello per trovare risposta alla seconda e lancinante domanda: quali fattori
pesarono sulla risoluzione hitleriana?"19.
[8]
Dunque Poliakov afferma "con certezza" che la decisione dello "sterminio" fu
presa nell'arco di tempo di un anno (giugno 1940 -- giugno 1941)! Che qui egli metta
largamente in opera "il gioco delle induzioni psicologiche", è dimostrato dal fatto che,
in un'altra opera, egli anticipa tranquillamente di un anno e mezzo la data della
fatidica "decisione" del Führer:
"Il programma del partito nazionalsocialista esigeva l'eliminazione degli
ebrei dalla comunità tedesca; tra il 1933 e il 1939 essi furono
metodicamente maltrattati, spogliati, costretti ad emigrare; la decisione di
ucciderli fino all'ultimo risale anchessa all'inizio della guerra"20.
Al riguardo, Arthur Eisenbach dichiara:
"Oggi è un fatto accertato che i piani dello sterminio in massa della
popolazione ebraica d'Europa erano stati preparati dal governo nazista
prima dello scoppio della seconda guerra mondiale e furono poi attuati
gradualmente secondo la situazione politica e militare europea"21.
Secondo Helmut Krausnick, Hitler impartì l'ordine segreto di sterminare gli ebrei
"al più tardi nel marzo del 1941"22.
La motivazione 79 della sentenza del processo Eichmann di Gerusalemme
asserisce invece che l'ordine di sterminio "fu dato da Hitler stesso poco prima
dell'invasione della Russia"23, mentre la sentenza del processo di Norimberga sancisce:
"Il piano di sterminio degli ebrei fu elaborato subito dopo l'aggressione
all'Unione Sovietica"24.
[9]
Pertanto, tutto ciò che gli storici di regime possono affermare "con certezza", per
riprendere l'espressione di Poliakov, è che la pretesa "decisione" del Führer fu presa --
e il preteso "ordine di sterminio" fu impartito -- nell'arco di tempo di quasi due anni!
Altrettanto fantomatico è il preteso ordine di Himmler che avrebbe posto fine
allo "sterminio" ebraico.
Kurt Becher, ex SS-Standartenführer, asserì che Himmler decretò tale ordine "tra
la metà di settembre e la metà di ottobre del 1944"25, il che è in contraddizione con la
testimonianza di Reszö Kastner, secondo il quale Kurt Becher gli aveva riferito che
Himmler il 2526 o il 26 novembre27 aveva ordinato di far distruggere i crematori e le "camere a gas" di Auschwitz e di sospendere lo "sterminio" ebraico.


19 Idem, p. 155.
20 Léon Poliakov, Auschwitz, Paris 1973, p. 12.
21 Arthur Eisenbach, Operation Reinhard, Mass extermination of Jewish population in
Poland, in: Polish Western Affairs, 1962, vol. III, n. 1, p. 80.
22 Broszat/Jacobsen/Krausnick, Anatomie des SS-Staates, München 1982, vol. 2, p. 297.
23 Bernd NeIlessen, Der Prozess von Jerusalem, Düsseldorf/Wien 1964, p. 201.
24 IMG, vol. I, p. 280.
25 PS-3762.
26 PS-2605.

Stranamente questo fantomatico ordine, che anche il "Kalendarium" di
Auschwitz fa risalire al 26 novembre28, giunse ai crematori di Auschwitz nove giorni
prima che l'ordine stesso fosse impartito, cioè il 17 novembre29!
Secondo un'altra testimonianza riportata in Het doedenboek van Auschwitz,
l'ordine in questione sarebbe giunto da Berlino ancora prima, il 2 novembre 194430.
Dieter Wisliceny, ex SS-Hauptsturmführer, dichiarò a Norimberga che il controordine
di Himmler fu emanato nell'ottobre del 194431.
In conclusione, non esiste alcun documento comprovante la realtà del "piano di
sterminio" ebraico, sicché "è difficile dire come quando e chi esattamente dette
l'ordine di sterminare gli ebrei".

II -- LA POLITICA NAZIONALSOCIALISTA DI EMIGRAZIONE EBRAICA.

Il preteso "piano di sterminio" ebraico, oltre a non essere corroborato da alcun
documento, è decisamente smentito dalla politica nazionalsocialista di emigrazione
ebraica, che in questa sede possiamo delineare soltanto nelle sue linee essenziali.
Nella lettera all'amico Gemlich del 16 settembre 1919, considerata "il primo
documento scritto della carriera politica di Hitler"32, egli riguardo alla questione
ebraica dichiara:
"L'antisemitismo della ragione però deve condurre alla lotta e
all'eliminazione legale dei privilegi dell'ebreo, che egli solo possiede a
differenza degli altri stranieri che vivono tra di noi (legislazione relativa agli
stranieri). Ma il suo scopo finale (letztes Ziel) dev'essere irremovibilmente
soprattutto l'allontanamento degli ebrei (die Entfernung der Juden)"33.
Il 13 agosto 1920 Hitler pronunciò a Monaco il discorso "Perché siamo
antisemiti?" (Warum sind wir Antisemiten?) in cui ribadì che la conoscenza scientifica
dell'antisemitismo doveva tradursi in azione per condurre all'"allontanantento degli
ebrei dal nostro popolo" (Entfernung der Juden aus unserem Volke)34.
[11]
Tale soluzione della questione ebraica divenne il principio ispiratore del
programma politico nazionalsocialista e della sua dottrina razziale. Infatti, come rileva


27 Der Kästner-Bericht über Eichmanns Menschenhandel in Ungarn. Mit einem Vorwort
von Professor Carlo Schmidt. München, 1961, p. 242.
28 Hefte von Auschwitz, Wydawnictwo Panstwowego Muzeum w Oswiecimiu, 8, 1964. p.
89. Cfr. p. 90, nota 130.
29 Miklos Nyiszli, Medico ad Auschwitz, Milano, 1977, p. 166.
30 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit. p. 275.
31 IMG, vol. IV, p. 398.
32 Eberhard Jäckel, La concezione del mondo in Hitler, Milano 1972, p. 66.
33 Ernst Deuerlein, "Hitlers Eintritt in die Politik und die Reichswehr", in:
Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 1959, p. 204.
34 ReginaId H. Phelps, "Hitlers "grundlengende" Rede über den Antisemitismus", in:
Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 1968, p. 417.

Poliakov, "né dai dogmi dei nazionalsocialisti né dai loro testi principali, conseguiva
direttamente che vi dovesse essere una strage. "Mein Kampf', che quasi a ogni pagina
reca la parola "Ebrei", tace sulla sorte loro riservata nello Stato nazionalsocialista". Il
programma ufficiale del Partito35 dichiarava che "un Ebreo non può essere
compatriota", né, conseguentemente, cittadino, mentre i commenti al programma
esigevano più esplicitamente "l'espulsione degli Ebrei e degli stranieri indesiderabili
"36.
L'allontanamento degli ebrei dal Reich fu il cardine della politica ebraica di
Hitler fin dalla sua ascesa al potere. Il 28 agosto 1933 il Ministero dell'Economia del
Reich stipulò coll'Agenzia ebraica per la Palestina il cosiddetto Haavara-Abkommen,
un accordo (Abkommen) economico per favorire il trasferimento (Haavara)37 degli
ebrei tedeschi in Palestina38.
Una nota del Ministero degli Esteri del 19 marzo 1938 auspicava la liquidazione
dell'accordo perché, come si legge al punto 3, la Germania non era interessata a
promuovere l'emigrazione degli ebrei ricchi coi loro capitali, ma esisteva piuttosto un
interesse tedesco "ad una emigrazione in massa degli ebrei" (an einer jüdischen
Massenauswanderung)39.
Le leggi di Norimberga del 15 settembre 193540 riaffermarono dal punto di vista
legislativo gli articoli 4 e 5 [12] del programma del Partito elaborato a Monaco il 24
febbraio 1920. Lo scopo della legge sulla cittadinanza del Reich e di quella per la
difesa del sangue e dell'onore germanico era di separare ed isolare dall'organismo
tedesco il corpo estraneo ebraico in vista della sua prossima espulsione, come
sottolinea Reitlinger:
"Nel 1938, poco prima dell"agreement" di Monaco, quando il Quinto
Decreto Integrativo aveva appunto finito di estromettere gli ebrei
dall'ultima professione liberale, Wilhelm Stuckart, l'uomo che delle Leggi di
Norimberga era stato non soltanto l'estensore, ma in gran parte il
promotore, scriveva che ormai l'obiettivo della legislazione razziale era
raggiunto. Molte delle decisioni realizzate attraverso le Leggi di Norimberga
"vanno svuotandosi di importanza a mano a mano che ci si avvicina alla
Soluzione finale del problema ebraico". La frase, come appare ovvio, non era
ancora un mascheramento del concetto di sterminio della razza, anzi
alludeva chiaramente al fatto che le leggi non miravano a perpetuare il
problema ebraico, bensì ad eliminarne i motivi. Gli ebrei dovevano lasciare
il Reich per davvero e per sempre"41.
In effetti alla fine del 1936 fu costituito un "Servizio per le questioni ebraiche"
presso il Servizio di Sicurezza delle SS. "Scopo essenziale del nuovo servizio era
l'esame di ogni problema preparatorio connesso a un'emigrazione in massa degli
Ebrei"42.


35 PS-1708.
36 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, Torino, 1977, p. 20.
37 Termine ebraico (ha'abhârâh) che significa appunto "trasferimento".
38 Broszat-Jacobsen-Krausnick, Anatomie des SS-Staates, München, 1982, vol. 2, p. 265.
Joseph Walk (Hrsg.), Das Sonderrecht für die Juden im NS-Staat, Heidelberg-Karlsruhe,
1981, p. 48.
39 NG-1889.
40 PS-1417.
41 Gerald Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli ebrei d'Europa
1939-1945, Milano 1965, p. 23.
42 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 36.

Nell'aprile 1938 fu istituita a Vienna la "Zentralstelle für jüdische
Auswanderung" (Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica) la cui direzione fu affidata
da Heydrich ad Adolf Eichmann43.
Qualche giorno dopo la cosiddetta "notte dei cristalli", il 12 novembre 1938,
Göring riunì il Consiglio dei ministri [13] per far fronte alla difficile situazione che si
era creata. Dal verbale stenografico della riunione risulta inequivocabilmente
l'atteggiamento dei capi nazionalsocialisti nei confronti degli ebrei tedeschi. Heydrich
dichiarò che la estromissione degli ebrei dalla vita economica tedesca non aveva
risolto "il problema fondamentale dello scopo finale" (das Grundproblem letzten
Endes): l'allontanamento degli ebrei dalla Germania. A Vienna, per ordine del
Reichskommissar, era stata istituita una centrale di emigrazione ebraica
(Judenauswanderungszentrale) grazie alla quale almeno 50.000 ebrei avevano lasciato
l'Austria, mentre nello stesso lasso di tempo solo 19.000 ebrei avevano abbandonato il
Vecchio Reich. Egli propose perciò di istituire anche nel Reich una centrale simile a
quella di Vienna e di organizzare un'operazione migratoria da attuare nell'arco di 8-
10 anni. Il ministro delle finanze von Krosigk approvò la proposta di Heydrich:
bisognava fare ogni tentativo per evacuare gli ebrei all'estero. Il ministro dell'interno
Frick ribadì che l'obiettivo doveva essere quello di far emigrare il maggior numero
possibile di ebrei44.
Per superare le difficoltà economiche che comportava l'emigrazione ebraica, nel
dicembre 1938 Hitler approvò il piano Schacht.
"La proposta discussa da Schacht a Londra nel mese di dicembre con Lord
Bearsted, Lord Winterton e il signor Rublee fu, grosso modo, la seguente: il
Governo tedesco avrebbe congelato i beni degli ebrei, facendo di essi il
fondo di garanzia per un prestito internazionale, redimibile in 20-25 anni.
Supponendo che i beni degli ebrei valessero un miliardo e mezzo di marchi,
vi sarebbe stato un quantitativo di valuta estera sufficiente per finanziare
l'ordinata emigrazione degli ebrei del Grande Reich nel corso di 3-5 anni.
Dopodiché Schacht rientrò in Germania [14] e il 2 gennaio 1939, a
Berchtesgaden, ebbe un lungo colloquio con Hitler sull'accoglienza che le
sue proposte avevano ricevuto a Londra. Hitler sembrò esserne impressionato,
perché tre giorni dopo nominò Schacht delegato speciale per l'incremento
dell'emigrazione degli ebrei"45.
Reitlinger attribuisce il fallimento del piano Schacht alla reazione suscitata in
Hitler dal rifiuto da parte di Schacht di accrescere la circolazione cartacea, in
conseguenza del quale, il 20 gennaio 1939, Schacht fu dimesso dalla presidenza della
Reichsbank. Tuttavia, in una intervista concessa a Rolf Vogel nel gennaio 1970,
Schacht dichiarò che il fallimento del piano fu dovuto all'opposizione di Chaim
Weizmann46.
La politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica procedeva però
alacremente.
Il 24 gennaio 1939 Göring promulgò un decreto che sanciva l'istituzione di una
"Reichszentrale für jüdische Auswanderung" (Centrale del Reich per l'emigrazione


43 Idem, pp. 49-50. IMG, vol. XXI, p. 586.
44 PS-1816, p. 47, 55 e 56.
45 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 36. A Norimberga Schacht dichiarò
che, se il suo piano fosse stato realizzato, "non sarebbe perito neppure un ebreo
tedesco", (IMG, vol. XX, p. 442).
46 Erich Kern, Die Tragödie der Juden, Verlag K.W. Schütz KG-Preussisch Oldendorf,
1979, p. 73.

ebraica). Göring riassumeva anzitutto lapidariamente il principio ispiratore della
politica nazionalsocialista:
"L'emigrazione degli ebrei dalla Germania deve essere promossa con ogni
mezzo" (Die Auswanderung der Juden aus Deutschland ist mit allen Mitteln
zu fördern).
Proprio in vista di ciò egli istituiva la suddetta "Reichszentrale für jüdishe
Auswanderung", che aveva il compito di "adottare tutti i provvedimenti per la preparazione
di una emigrazione intensificata degli ebrei", di provvedere all'emigrazione
preferenziale degli ebrei poveri e infine di facilitare le pratiche burocratiche di
emigrazione per i singoli individui. La direzione della "Centrale del Reich [15] per
l'emigrazione ebraica" veniva affidata da Göring al capo della Polizia di Sicurezza
Heydrich"47.
Una relazione del Ministero degli Esteri del 25 gennaio 1939, intitolata Die
Judenfrage als Faktor der Aussenpolitik im Jahre 1938 (La questione ebraica come
fattore della politica estera nell'anno 1938) ribadiva inequivocabilmente il principio
ispiratore della politica nazionalsocialista nei confronti degli ebrei:
"Lo scopo finale della politica ebraica tedesca è l'emigrazione di tutti gli
ebrei che vivono nel territoria del Reich" (Das letzte Ziel der deutschen
Judenpolitik ist die Auswanderung aller im Reichsgebiet lebenden Juden)48.
Tale relazione propugnava "una soluzione radicale della questione ebraica
mediante emigrazione -- come già da anni qui viene perseguita" (eine radikale Lösung
der Judenfrage durch die Auswanderung -- wie sie hier schon seit Jahren verfoIgt
wird), secondo il commento dell'SS-Obersturmbannführer Ehrlinger dell'Ufficio
Centrale di Sicurezza del Reich49.
Dopo la creazione del Protettorato di Boemia e Moravia, Eichmann ricevette da
Heydrich l'ordine di istituire a Praga un "Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica"
(Zentralstelle für jüdishe Auswanderung)50. Nel documento relativo, firmato dal
Reichsprotektor von Neurath il 15 luglio 1939, si legge:
"In conformità alla regolamentazione del Reich, per evitare disagi e ritardi, è
necessario concentrare la trattazione di tutte le questioni relative
all'emigrazione ebraica.
[16]
Per l'incremento e la regolamentazione accelerata dell'emigrazione degli ebrei da
Boemia e Moravia viene perciò istituito l'Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica di
Praga"51.
Pur tra crescenti difficoltà, la politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica
fu perseguita anche durante la guerra.
La difficoltà maggiore fu indubbiamente il malcelato antisemitismo dei paesi
democratici, i quali, se da un lato alzavano alte grida contro la persecuzione ebraica
da parte nazionalsocialista, dall'altro si rifiutavano di accogliere gli ebrei perseguitati,


47 NG-2586-A.
48 PS-3358.
49 Reichsführer-SS. An den SD-Führer des SS-O.A. Betr.: "Die Judenfrage als Faktor der
Aussenpolitik im Jahre 1938". 13. März 1939. In: Livre Brun. Les criminels de guerre
et nazis en Allemagne occidentale. Verlag Zeit im Bild, Dresden, s.d. Documento 35
(fotocopia fuori testo; traduzione a p. 383).
50 Ich. Adolf Eichmann. Ein historischer Zeugenbericht. Herausgegeben von Dr. Rudolf
Aschenauer, Druffel Verlag, Leoni am Starnberger See, 1980, p. 99.
51 H. G. AdIer, Der Kampf gegen die "Endlösung der Judenfrage", Herausgegeben von
der Bundeszentrale für Heimatdienst, Bonn 1958, p. 8.

come risultò chiaramente nel corso della conferenza di Evian, che si svolse dal 6 al 15
luglio 1938.
Questa conferenza fu organizzata per iniziativa del presidente Roosevelt al fine
di facilitare l'emigrazione delle vittime delle persecuzioni nazionalsocialiste, in primo
luogo, degli ebrei. Ma le buone intenzioni del 'Presidente americano apparvero dubbie
fin dall'inizio:
"Alla sua conferenza stampa di Warm Springs, il presidente Roosevelt limitò
già le possibilità di Evian dicendo che come sua conseguenza non erano
previste revisioni né aumenti delle quote di immigrazione negli Stati Uniti.
Nel suo invito a questa Conferenza rivolto ai 33 paesi, Roosevelt sottolineava
che non ci si attendeva da nessun paese che acconsentisse a ricevere un
numero di immigrati superiore alle norme della sua legislazione in vigore".
Con tali premesse, la conferenza di Evian era destinata al fallimento già in
partenza. Infatti il suo risultato fu che "il mondo libero abbandonava gli ebrei di
Germania e d'Austria alla loro sorte spietata"52.
"Traendo le conseguenze dalla conferenza -- scrive Rita Thalmann -- il
Danziger Vorposten constatava [17] che "ci si impietosisce per gli ebrei
quando si tratta di alimentare una agitazione ostile contro la Germania, ma
nessuno Stato è disposto a lottare contro la tara culturale dell'Europa
centrale accettando qualche migliaio di ebrei. La conferenza -- concludeva il
giornale -- è dunque una giustificazione della politica tedesca contro gli
ebrei".
I dirigenti tedeschi ebbero in ogni caso la dimostrazione che i trentadue Stati
che avevano partecipato alla conferenza di Evian (l'URSS e la Cecoslovacchia non
erano rappresentate, l'Italia aveva declinato l'invito, Ungheria, Romania e Polonia
avevano inviato osservatori al solo scopo di chiedere che li si liberasse dei loro ebrei)
non avevano l'intenzione di occuparsi seriamente della sorte dei perseguitati, né di
accoglierli"53.
Ancora nel marzo 1943 Goebbels poteva rilevare sarcasticamente:
"Quale sarà la soluzione del problema ebraico? Si creerà un giorno uno stato
ebraico in qualche parte del mondo? Lo si saprà a suo tempo. Ma è
interessante notare che i paesi la cui opinione pubblica si agita in favore
degli Ebrei, rifiutano costantemente di accoglierli. Dicono che sono i pionieri
della civiltà, che sono i geni della filosofia e della creazione artistica, ma
quando si chiede loro di accettare questi geni, chiudono loro le frontiere e
dicono che non sanno che farsene. E' un caso unico nella storia questo
rifiuto di accogliere in casa propria dei geni"54.
La rapida sconfitta della Polonia suggerì ai dirigenti nazionalsocialisti una
soluzione provvisoria della questione ebraica.
Il 21 settembre 1939 Heydrich inviò una lettera espresso (Schnellbrief) a tutti i
capi dei gruppi d'azione della Polizia di Sicurezza. In tale lettera, che aveva come
ogget[18]to "La questione ebraica nel territorio occupato" (Judenfrage im besetzten
Gebiet), egli esponeva le disposizioni che erano state concertate in una riunione
tenutasi lo stesso giorna a Berlino e che si riassumevano in due punti: la meta finale
(Endziel) e le fasi del raggiungimento di essa. In vista di questa meta finale, gli ebrei
dovevano essere concentrati dalle campagne nelle città55.


52 M. Mazor, "Il y a trente ans: La Conférence d'Evian", in: Le Monde Juif, Avril-juin
1968, N. 50, p. 23 e 25.
53 Dieci lezioni sul nazismo, a cura di Alfred Grosser, Afilano 1977, p. 243.
54 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., pp. 351-352.
55 PS-3363.

Poliakov commenta: "Si parla di una «meta finale»". Quale poteva essere? Certo,
non ancora l'eliminazione: siamo soltanto nel 1939. Un passo del documento ce ne dà
la chiave: nella zona "situata a est di Cracovia" gli Ebrei non verranno disturbati; se
nelle altre regioni vengono raggruppati in prossimità delle stazioni ferroviarie è senza
dubbio perché si ha l'intenzione di evacuarli in un secondo tempo con maggiore
facilità. E la destinazione molto probabilmente sarà proprio quella zona "situata a est
di Cracovia"56.
Si delineò così "il progetto di risolvere il problema ebraico concentrando nella
regione di Lublino, presso la frontiera con l'URSS, tutti gli Ebrei che si trovavano sotto
la dominazione nazista. Al piano di istituire una "riserva ebraica" fu data una certa
pubblicità nella stampa tedesca del tempo. Fu prescelto un territorio delimitato, a
quanto pare (le notizie sono parziali e contraddittorie), dalla Vistola, dal San e dalla
frontiera dell'URSS, nel quale gli Ebrei dovevano essere adibiti a lavori di
colonizzazione sotto la sorveglianza delle SS"57.
Ma per varie circostanze sfavorevoli, questo progetto non fu mai realizzato in
pieno.
Nel contempo il Governo del Reich continuava la tradizionale politica di
emigrazione. Infatti, come rileva Poliakov, "parallelamente a queste deportazioni verso
oriente, il Centro per l'emigrazione ebraica tentava di dirigere [19] gli Ebrei tedeschi
verso altre destinazioni. L'emigrazione legale era divenuta quasi impossibile: tuttavia,
soprattutto dall'Austria, un esile filo di emigranti continuava a defluire, i quali,
attraverso l'Italia, si dirigevano verso i paesi d'oltremare. Qualche convoglio
clandestino, formato coll'aiuto di Eichmann, tentò di discendere il Danubio su barche,
mirando alla Palestina: ma il governo britannico rifiutò di lasciar entrare nel Focolare
nazionale ebraico questi viaggiatori sprovvisti di visto.
Più oltre ci imbatteremo di nuovo in questo amaro paradosso: la Gestapo che
spinge gli Ebrei verso il luogo della salvezza, mentre il governo democratico di Sua
Maestà britannica ne preclude l'accesso alle future vittime dei forni crematori"58.
La sconfitta della Francia fornì l'occasione per una attuazione in grande stile
della politica di emigrazione ebraica:
"Quando, con il crollo della Francia, agli occhi dei nazisti si aprirono
prospettive smisurate, ritornò sul tappeto, in tutta attualità, un piano da
alcuni di essi a lungo vagheggiato. E pensarono di avere finalmente tra le
mani la chiave della "soluzione finale del problema ebraico". Si è visto che
nel corso della sorprendente seduta del 12 novembre 1938 Goering aveva
fatto menzione della "questione del Madagascar".
Un testimone assicura che Himmler pensava a questa soluzione sin dal 1934.
L'idea di sistemare tutti gli Ebrei in una grande isola -- e per di più in un'isola
appartenente alla Francia -- non poteva non soddisfare l'amore dei nazisti per il
simbolismo. Comunque, subito dopo l'armistizio di Rethondes, l'idea viene lanciata
dal Ministero degli Esteri, ripresa con entusiasmo dal RSHA, gradita da Himmler e, a
quanto pare, dallo stesso Führer"59.
[20]
Nel corso della seduta del 12 novembre 1938 Göring aveva in effetti informato
gli astanti che il Führer, secondo quanto gli aveva riferito personalmente tre giorni
prima, si accingeva a compiere una mossa di politica estera presso le potenze che
avevano sollevato la questione ebraica per giungere ad una soluzione della questione
56 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 61.


57 Idem, pp. 61-62.
58 Idem, pp. 64-65.
59 Idem, p. 72.

del Madagascar. "Egli dirà agli altri stati: "Perché parlate sempre degli ebrei? --
Prendetevelli!"60.
Anche Himmler era favorevole ad una emigrazione ebraica in massa, come
risulta dalla nota "Einige Gedanken über die Behandlung der Fremdvölkischen im
Osten" (Alcuni pensieri sul trattamento degli appartenenti a razze straniere in
Oriente) del maggio 1940, nella quale scrisse:
"Io spero di veder scomparire completamente la parola ebrei mediante la
possibilità di una grande emigrazione di tutti gli ebrei in Africa oppure in
una colonia"61.
Nella stessa nota egli respingeva "il metodo bolscevico dello sterminio fisico di
un popolo per intima convinzione come non germanico e impossibile" (die
bolschewistische Methode der physischen Ausrottung: eines Volkes aus innerer
Überzeugung als ungermanisch und unmöglich)62.
Il 24 giugno 1940 Heydrich comunicò al ministro degli Esteri Ribbentrop che
oltre 200.000 ebrei erano emigrati dal territorio del Reich, ma il "problema generale",
costituito dai tre milioni e duecentocinquantamila ebrei che si erano venuti a trovare
sotto il dominio tedesco, non poteva più essere risolto coll'emigrazione, per cui si
profilava la necessità di "una soluzione finale territoriale" (eine territoriale
Endlösung)63.
[21]
In conseguenza di tale lettera, il Ministero degli Esteri elaborò il "progetto
Madagascar".
Il 3 luglio 1940 Franz Rademacher, capo della sezione "ebraica" del Ministero
degli Esteri, redasse un rapporto che fu approvato da Ribbentrop e trasmesso
all'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich che "elaborò un piano particolareggiato per
l'evacuazione degli Ebrei al Madagascar e il loro insediamento sul posto, piano che fu
approvato dal Reichsführer delle SS"64.
Il 12 luglio, di ritorno da Berlino dove era stato ricevuto da Hitler, il governatore
della Polonia Hans Frank pronunciò un discorso in cui dichiarò:
"Dal punto di vista della politica generale, vorrei aggiungere che si è deciso
di trasportare il più presto possibile dopo la conclusione della pace tutta la
genia ebraica del Reich tedesco, del Governatorato generale e del
Protettorato in una colonia africana o americana. Si pensa al Madagascar,
che a tal fine deve essere ceduto dalla Francia"65.
Il 25 luglio Frank ribadì che il Führer aveva stabilito che gli ebrei sarebbero stati
evacuati completamente non appena i trasporti d'oltremare lo avessero consentito66.
L'ex ambasciatore tedesco a Parigi Otto Abetz dichiarò invece che la destinazione
dell'emigrazione ebraica doveva essere costituita dagli Stati Uniti:
"Ho parlato col Fíihrer della questione ebraica solo una volta, e
precisamente il 3 agosto 1940. Egli mi disse che voleva risolvere la
questione ebraica per l'Europa in modo generale, e precisamente mediante


60 PS-1816, p. 56.
61 "Denkschrift Himmlers über die Behandlung der Fremdvölkischen im Osten (Mai
1940)", in: Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 1957, p. 197.
62 Ibidem.
63 Gerald Fleming, Hitler und die Endlösung, Wiesbaden und München, 1982, p. 56.
64 Léon PoIiakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 74.
65 PS-2233, IMG, vol. XXIX, p. 378. H. Monneray, La persécution des Juifs dans les pays
de l'Est présentée à Nuremberg, Paris 1949, pp. 201-202.
66 PS-2233, IMG, vol. XXIX, p. 405

una clausola del trattato di pace, ponendo ai paesi vinti la condizione che
essi trasferissero i loro cittadini ebrei fuori dell'Europa.
[22]
Egli voleva agire nello stesso modo sugli stati a lui alleati. In tale contesto egli
menzionò gli Stati Uniti d'America come un paese che da molto tempo non era
sovrappopolato come l'Europa e perciò era in grado di accogliere ancora parecchi
milioni di Ebrei"67.
Nell'ottobre 1940 Alfred Rosenberg scrisse un articolo intitolato "Juden auf
Madagascar" (Gli ebrei nel Madagascar) in cui auspicava la creazione di una riserva
ebraica nell'isola.
Secondo una comunicazione di Bormann a Rosenberg in data 3 novembre 1940,
Hitler per il momento si opponeva alla pubblicazione dell'articolo in questione, pur
non escludendo che potesse essere pubblicato nel giro di qualche mese "68.
Ciò era dovuto al fatto che i tedeschi in quel periodo erano in contatto col
governo di Vichy in relazione al progetto Madagascar. "Era dunque naturale che Hitler
rinviasse a più tardi l'informazione pubblica sul progetto in questione. Nel suo
discorso del 30 gennaio 1941 (anniversario della presa del potere) egli si accontentò
di proclamare che "il giudaismo avrà cessato di svolgere il suo ruolo in Europa", il che
concorda parimenti col piano Madagascar"69.
A quanto pare, HitIer non autorizzò neppure in seguito Rosenberg a rendere
pubblico il progetto Madagascar, perché alla conferenza "La questione ebraica in
quanto problema mondiale", tenuta da Rosenberg il 28 marzo 1941, questi dichiarò
che il problema ebraico sarebbe stato risolto quando l'ultimo ebreo fosse stato
allontanato dall'Europa in una riserva la cui localizzazione restava ancora da
stabilire"70.
[23]
Goebbels invece, secondo la testimonianza di Moritz von Schinneister, ex
funzionario del Ministero della Propaganda, parlò più volte pubblicamente del
progetto Madagascar:
"Dott. Fritz -- Dove erano evacuati gli ebrei secondo le dichiarazioni del
dott. Goebbels?
Von Schinneister -- Fino a tutto il primo anno della campagna di Russia il
dott. Goebbels ha menzionato ripetutamente il piano Madagascar nelle
conferenze da lui presiedute. Successivamente mutò avviso e disse che
bisognava istituire all'Est un nuovo stato ebraico nel quale poi sarebbero
andati gli ebrei"71.
A Norimberga, interrogato su un documento datato 24 settembre 1942,
Ribbentrop testimoniò:
"Il Führer allora aveva in progetto di evacuare gli ebrei dall'Europa nel
Nordafrica -- ma si parlava anche del Madagascar. Egli mi aveva dato
l'ordine di prendere contatto con vari governi provvedendo secondo il
possibile all'emigrazione degli ebrei, e di allontanare gli ebrei dagli organi
governativi importanti. Tale disposizione è stata da me diramata al
Ministero degli Esteri e, per quanto mi ricordo, un paio di volte si prese


67 NG-1838, p. 5.
68 CXLVI-51 e CXLIII-229. Cfr. J. Billig, Alfred Rosenberg dans l'action idéologique,
politique et administrative du Reich hitlérien, Paris 1963, p. 196, n. 632 e 633.
69 Idem, p. 193.
70 CXLVI-23. Idem, p. 197, n. 635.
71 IMG, vol. XVII, pp. 275-276.

contatto con vari governi, si trattava dell'emigrazione degli ebrei in una
parte del Nordafrica, che era prevista"72.
Nella nota "Progetto Madagascar" del 30 agosto 1940, Rademacher dichiarava
che l'istituzione del Governatorato generale di Polonia e l'annessione dei nuovi
distretti orientali avevano portato grandi masse di ebrei sotto il dominio tedesco.
Questa ed altre difficoltà, come l'inasprimento della legislazione relativa
all'immigrazione da parte dei paesi d'oltremare, rendevano difficile condurre a
termine, in un tempo non troppo lontano, "la soluzione del problema ebraico nel
territorio del Reich, compreso il Pro[24]tettorato di Boemia e Moravia, per mezzo
dell'emigrazione"73, donde, appunto, il progetto Madagascar.
Eìchmann si mise alacremente al lavoro. "Si circondò di esperti marittimi per
elaborare un piano di trasporti, che dovevano essere assicurati da un "pool" delle
grandi compagnie tedesche di navigazione: le operazioni di imbarco dovevano aver
luogo nei principali porti del Mare del Nord e del Mediterraneo.
Nello stesso tempo si dava da fare per fare assegnare al "Fondo centrale" i beni
confiscati agli Ebrei. Inviò incaricati nei paesi occupati o controllati per raccogliere
dati statistici circa il numero degli Ebrei, la loro età e distribuzione professionale, ecc.
Queste statistiche particolareggiate serviranno poi, come si vedrà, ad altro scopo…
Tutto era pronto per mettere in moto la macchina appena si fosse conclusa la pace"74.
Infatti, nella nota summenzionata, Rademacher, calcolando che il trasferimento
di quattro milioni di ebrei nel Madagascar avrebbe richiesto circa quattro anni,
rilevava:
"Dopo la conclusione della pace, la flotta mercantile tedesca sarà
indubbiamente molto occupata in altro modo. E perciò necessario includere
nel trattato di pace che, al fini della soluzione del problema ebraico, sia la
Francia sia l'Inghilterra mettano a disposizione il tonnellaggio necessario"75.
Il paragrafo "Finanziamento" della nota "Progetto Madagascar" si apre con le
seguenti parole:
"L'attuazione della soluzione finale (Endlösung) proposta richiede rilevanti
mezzi"76.
La famigerata "soluzione finale della questione ebraica" si riferiva dunque
semplicemente al trasferimento degli ebrei europei nel Madagascar, come riconosce
Poliakov:
[25]
"Fino al suo abbandono, il "Piano Madagascar" fu talvolta designato dai dirigenti
tedeschi col nome di «soluzione finale della questione ebraica»"77.
Come è noto, secondo gli storici di regime, questa espressione sarebbe
successivamente divenuta sinonimo di "sterminio" ebraico:
"«Soluzione finale del problema ebraico» fu una delle frasi convenzionali
per indicare il piano hitleriano di sterminio degli ebrei d'Europa. Se ne
servirono i funzionari tedeschi dall'estate del 1941 in poi, per evitare di
dover reciprocamente ammettere l'esistenza del piano; anche prima, però,
in varie occasioni, la frase era stata usata per indicare, in sostanza,
l'emigrazione degli ebrei"78.


72 IMG, vol. X, p. 449.
73 NG-2586-C. Cfr. Erich Kern, Die Tragödie der Juden, op. cit. p. 95.
74 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit, p. 76.
75 NG-2586-C. Cfr. Erich Kern, Die Tragödie der Juden, op. cit., p. 101.
76 NG-2586-C. Cfr. Erich Kern, Die Tragödie der Juden, op. cit, p. 103.
77 Léon Poliakov, Le procès de Jérusalem, Paris 1963, p. 152.
78 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 19.

In realtà tale affermazione è assolutamente infondata ed arbitraria, in quanto
non solo non è suffragata da alcuna prova, ma esistono documenti che la smentiscono
categoricamente.
In questa sede dobbiamo limitarci a qualche breve accenno.
Gli inquisitori di Norimberga si rendevano perfettamente conto, che un "piano
di sterminio" che aveva provocato -- secondo l'accusa -- la morte di quattro milioni e
mezzo79 o di sei milioni di ebrei80, non poteva essere stato attuato senza lasciare la
minima traccia negli archivi nazisti, né, in sede giuridica, potevano ricorrere alla
ridicola scappatoia degli storici di regime secondo cui tutti i documenti
compromettenti sono stati distrutti.
Essi elaborarono allora quel metodo esegetico aberrante che consente di far dire
a qualsiasi documento ciò che si vuole. Il fondamento di questo metodo esegetico è il
presupposto -- infondato quanto arbitrario -- che le supreme autorità
nazionalisocialiste adoperassero persino nei documenti più riservati una sorta di
linguaggio cifrato la [26] cui chiave gli inquisitori di Norimberga pretendevano
naturalmente di avere scoperto. Donde il travisamento sistematico -- in funzione dello
“sterminio" -- di documenti affatto innocui.
L'esempio più noto di tale travisamento sistematico si riferisce appunto
all'interpretazione della parola "Endlösung", che fu fatta divenire sinonimo di
"sterminio degli Ebrei"81.
Come vedremo tra breve, alla "soluzione finale" mediante trasferimento degli
ebrei europei nel Madagascar subentrò la "soluzione finale territoriale" mediante
deportazione degli ebrei europei nei territori orientali occupati dai tedeschi.
Col decreto del 31 luglio 1941, Göring affidò a Heydrich il compito di fare tutti i
preparativi necessari per la "soluzione finale", cioè di organizzare l'emigrazione totale
e definitiva degli ebrei che erano sotto il dominio tedesco. Tale decreto sanciva infatti:
"A integrazione del compito già assegnatole con decreto del 24-1-39, di
portare la questione ebraica ad una opportuna soluzione in forma di
emigrazione o evacuazione (in Form der Auswanderung oder Evakuirung) il
più possibile adeguata alle circostanze attuali, La incarico con la presente di
fare tutti i preparativi necessari dal punto di vista organizzativo, pratico e
materiale per una soluzione totale (Gesamtlösung) della questione ebraica
nei territori europei sotto l'influenza tedesca. Nella misura in cui vengono
toccate le competenze di altre autorità centrali, queste devono essere
cointeressate.
La incarico inoltre di presentarmi quanto prima un progetto complessivo dei
provvedimenti preliminari organizzativi, pratici e materiali per l'attuazione
dell'auspicata soluzione finale della questione ebraica (Endlösung der
Judenfrage)"82.
[27]
In base al metodo esegetico summenzionato, questo decreto costituirebbe "uno
dei documenti fondamentali della storia dello sterminio"83: in esso compare infatti
l'espressione "soluzione finale", che designerebbe, come asserisce Reitlinger, "il piano
hitleriano di sterminio degli ebrei d'Europa".
In realtà, come risulta chiaramente dal testo, l'auspicata "soluzione finale della
questione ebraica" è una "soluzione in forma di emigrazione o evacuazione".


79 IMG, vol. II, p. 140.
80 IMG, vol. I, p. 283; vol. III, p. 635; vol. XXII, p. 289.
81 IMG, vol. I, p. 280.
82 NG-2586-E/PS-710.
83 Léon Poliakov, Le procès de Jérusalem, op cit., p. 158.

Quanto sia tendenziosa l'interpretazione degli storici di regime appare evidente
dal fatto che Reitlinger e Shirer, citando il decreto in questione, espungono la parte
del documento che parla appunto di emigrazione e evacuazione!84.
Che il decreto di Göring del 31 luglio 1941 si riferisca esclusivamente
all'emigrazione ebraica, è confermato da un importantissimo documento, il
promemoria di Martin Luther del 21 agosto 1942.
In questo documento, Martin Luther, capo del Dipartimento Germania del
Ministero degli Esteri, ricapitola i [28] punti essenziali della politica nazionalsocialista
nei confronti degli ebrei:
"Il principio della politica ebraica tedesca dopo la presa del potere
consistette nel promuovere con ogni mezzo l'emigrazione ebraica. A tal fine
nel 1939 fu istituita dal Generalfeldmarschall Göring, nella sua qualità di
incaricato del piano quadriennale, una Centrale del Reich per l'emigrazione
ebraica, la cui direzione fu affidata al Gruppenführer Heydrich come Capo
della Polizia di Sicurezza".
Dopo aver accennato al progetto Madagascar, che ormai era stato superato dagli
avvenimenti, Luther prosegue rilevando che il decreto di Göring del 31 luglio 1941
fece seguito ad una lettera di Heydrich con la quale questi lo informava che
"il problema complessivo dei circa tre milioni e duecentocinquantamila
ebrei dei territori che si trovano sotto il controllo tedesco non può essere
più risolto coll'emigrazione; sarebbe necessaria una soluzione finale
territoriale (eine territoriale Endlösung). Riconoscendo ciò, il
Reichsmarschall Göring il 31 luglio 1941 incaricò il Gruppenführer
Heydrich di fare, in collaborazione con le autorità centrali tedesche
interessate, tutti i preparativi necessari per una soluzione totale della
questione ebraica nella sfera d'influenza tedesca in Europa.
In base a quest'ordine il Gruppenführer Heydrich il 20 gennaio 1942
convocò in tutti gli organi tedeschi interessati, alla quale parteciparono per
gli altri ministeri i sottosegretari, per il Ministero degli Esteri io stesso.


84 William. L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Torino 1971, p. 1464; Gerald Reitlinger, Lasoluzione finale, op. cit., p. 108.
Ecco le rispettive traduzioni:
"Con la presente vi incarico di fare tutti i preparativi… necessari per una
SOLUZIONE TOTALE del problema ebraico in tutti i territori d'Europa che si
trovano sotto l'influenza tedesca…
Inoltre vogliate trasmettermi al più presto un prospetto da cui risultino le…
misure già prese per l'attuazione della progettata SOLUZIONE FINALE del
problema ebraico".
Shirer espunge senza indicazione la parte iniziale del decreto e inventa
l'espressione "le… misure già prese".
"Con la presente vi delego ad attuare tutti i preparativi per l'organizzazione,
materiale e finanziaria, di una soluzione totale della questione ebraica nei
territori europei sotto controllo tedesco. Ogni qualvolta ciò coinvolga la
competenza di altre organizzazioni centrali, tali organizzazioni dovranno
essere chiamate a partecipare.
Vi incarico inoltre di sottopormi non appena possibile uno schema dei
provvedimenti organizzativi, materiali e finanziari, per l'esecuzione della
desiderata Soluzione finale del problema ebraico".
Anche Reitlinger espunge senza indicazione la parte iniziale del decreto. Solo in
nota (a) egli fa precedere il testo tedesco da tre puntini di sospensione.
(a) Nota 44 a p. 121.

Alla conferenza il Gruppenführer Heydrich spiegò che l'incarico del
Reichsmarschall Göring gli era stato affidato per ordine del Führer e che il
Führer ormai invece dell'emigrazione aveva autorizzato l'evacuazione degli
ebrei all'Est come soluzione. In base a quest'ordine del Führer -- continua
Luther -- fu intrapresa l'evacuazione degli ebrei dalla Germania".
La destinazione era costituita dai territori orientali via governatorato generale:
[29]
"L'evacuazione del Governatorato generale è un provvedimento provvisorio.
Gli ebrei saranno trasferiti ulteriormente nei territori orientali occupati non
appena ce ne saranno i presupposti tecnici"85.
In una nota datata 14 dicembre 1942 e intitolata "Finanzimento delle misure in
vista della soluzione della questione ebraica", il consigliere ministeriale Maedel
confermava:
"Già qualche tempo fa il Maresciallo del Reich ha incaricato il Reichsführer
SS e Capo della Polizia tedesca di preparare le misure atte ad assicurare la
soluzione finale della questione ebraica in Europa. Il Reichsführer SS ha
incaricato il Capo della Polizia di Sicurezza e del S.D. dell'esecuzione di
questo compito. Questi ha innanzitutto accelerato per mezzo di misure
speciali l'emigrazione legale degli ebrei verso i paesi d'oltremare. Quando la
guerra rese impossibile l'emigrazione oltremare, egli ha preparato lo
sgombero progressivo del territorio del Reich dai suoi ebrei mediante la loro
evacuzione verso l'Est"86.
Le difficoltà belliche e le prospettive aperte dalla campagna di Russia avevano
imposto provvisoriamente l'abbandono della politica di emigrazione totale.
In conseguenza di ciò, il 23 ottobre 1941 fu proibita per la durata della guerra
l'emigrazione degli ebrei dalla Germania87, ma, a quanto pare, l'ordine non fu
eseguito, perché esso fu diramato nuovamente il 3 gennaio 194288 e promulgato infine
da Himmler il 4 febbraio 1942. In tale data, infatti, il "Militärbefehlshaber" in Francia
emanò la seguente ordinanza:
"Il Reichsführer-SS e Capo della Polizia tedesca al RMdJ ha ordinato che
cessi in generale qualsiasi emigrazione ebraica dalla Germania e dai paesi
occupati".
[30]
Himmler sì riservava di autorizzare singole emigrazioni quando gli interessi
della Gerniania lo richiedessero89.
La conferenza di Heydrich menzionata da Luther si tenne il 20 gennaio 1942 a
Berlino, am Grossen Wannsee 56/58. Il relativo "protocollo" si apre con un riassunto
della politica nazionalsocialista nei confronti degli ebrei:
"Il capo della Polizia di Sicurezza e del SD, SS-Obergruppenführer Heydrich,
comunicò all'inizio la sua nomina a incaricato per la preparazione della
soluzione finale della questione ebraica europea (Endlösung der
europäischen Judenfrage) da parte del Maresciallo del Reich e sottolineò che
era stato invitato a convocare questa conferenza per chiarire questioni di
principio.
Il desiderio del Maresciallo del Reich che gli fosse trasmesso un progetto relativo
alle questioni organizzative, pratiche e materiali relative alla soluzione finale della


85 NG-2586-J.
86 NG-4583. Cfr.: Le Monde Juif, Janvier 1952, p. 9.
87 Das Sonderrecht für die Juden im NS-Staat, op. cit., p. 353.
88 Idem, p. 361.
89 NG-1970 (XXVI-10).

questione ebraica europea, esige una trattativa preliminare comune di tutte le
autorità centrali direttamente interessate a tali questioni per coordinare le direttive di
azione.
La direzione della preparazione della soluzione finale della questione ebraica
(Endlösung der Judenfrage), senza riguardo a confini geografici, spetta centralmente
al Reichsführer-SS e Capo della Polizia tedesca (al Capo della Polizia di Sicurezza e del
SD).
Il Capo della Polizia di Sicurezza e del SD diede poi un rapido sguardo
retrospettivo alla lotta sino ad allora condotta contro questo nemico. I momenti
essenziali sono:
a) l'espulsione degli ebrei dalle singole sfere vitali del popolo tedesco;
b) l'espulsione degli ebrei dallo spazio vitale del popolo tedesco.
Per attuare questi obiettivi fu iniziata sistematicamente e intensificata, come
unica possibilità provvisoria di soluzione, l'accelerazione dell'emigrazione degli ebrei
dal territorio del Reich.
[31]
Per ordine del Maresciallo del Reich nel gennaio 1939 fu istituita una Centrale
del Reich per l'emigrazione ebraica la cui direzione fu affidata al Capo della Polizia di
Sicurezza e del SD. Essa aveva in particolare il compito di:
a) prendere tutti i provvedimenti per la preparazione di una emigrazione ebraica
intensificata;
b) dirigere l'ondata di emigrazione;
c) accelerare la realizzazione dell'emigrazione nei casi singoli.
Lo scopo di questo incarico era quello di ripulire in modo legale degli ebrei lo
spazio vitale tedesco".
In conseguenza di tale politica, fino al 31 ottobre 1941, nonostante varie
difficoltà, circa 537.000 ebrei erano emigrati dal Vecchio Reich, dall'Austria e dal
Protettorato di Boemia e Moravia.
"Frattanto -- continua il "protocollo" -- il Reichsführer-SS e Capo della
Polizia tedesca, in considerazione dei pericoli di una emigrazione durante la
guerra e in considerazione delle possibilità dell'Est, ha proibito
l'emigrazione degli ebrei.
Al posto dell'emigrazione, come ulteriore possibilità di soluzione con previa
autorizzazione del Führer, è ormai subentrata l'evacuazione degli ebrei
all'Est.
Tuttavia queste azioni devono essere considerate unicamente delle possibilità di
ripiego e qui vengono raccolte quelle esperienze pratiche che sono di grande
importanza in relazione alla futura soluzione finale del problema ebraico"90.
[32]
Per ordine del Führer, dunque, la soluzione finale, cioè l'emigrazione totale degli
ebrei europei, era sostituita dall'evacuazione nei territori orientali occupati, ma
soltanto come possibilità di ripiego, in attesa di riprendere la questione dopo la
conclusione della guerra. Infatti, secondo una nota della Cancelleria del Reich del


90 NG-2586-G. Come è noto, anche il cosiddetto "protocollo di Wannsee" viene
interpretato dagli storici di regime in funzione dello "sterminio" ebraico. In questa
sede ci limitiamo a rilevare che, se le evacuazioni alI'Est significassero realmente la
deportazione degli ebrei nei "campi di sterminio" orientali, esse non potrebbero certo
essere definite delle "possibilità di ripiego".
Per un esame approfondito della questione vedi: Wilhelm Stäglich, Der Auschwitz-
Mythos. Legende oder Wirklichkeit, Tübingen, 1979, pp. 38-65 (Das "Wannsee-
Protokoll").

 

 

                                                                        SECONDA PARTE  ------------------->>>>>>>>>>>