Junio Valerio Borghese

Il principe Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria Borghese , noto semplicemente come Junio Valerio Borghese e soprannominato il Principe nero (Artena, 6 giugno 1906Cadice, 26 agosto 1974) è stato un militare e politico italiano, membro della nobile famiglia Borghese.

Ufficiale di Marina, durante la seconda guerra mondiale entrò a far parte della Xª Flottiglia MAS e divenne noto per alcune audaci imprese nel Mediterraneo. Come comandante della omonima unità indipendente aderì alla Repubblica Sociale Italiana combattendo a fianco dei tedeschi contro il Regno d'Italia, contro l'esercito anglo-americano e contro la Resistenza italiana, svolgendo altresì la funzione di sottocapo di Stato Maggiore della Marina repubblicana. Al termine della guerra in Italia, fu arrestato dal Comitato di Liberazione Nazionale e successivamente preso in custodia dai servizi segreti statunitensi, che lo trasferirono a Roma. Dopo essere stato rilasciato e nuovamente arrestato, fu detenuto a Forte Boccea, a Regina Coeli, a Poggioreale e l'isola di Procida, e processato per collaborazionismo e crimini di guerra a Roma, dopo che una sentenza della Cassazione del 17 maggio 1947 lo sottrasse al giudice naturale a Milano per «legittima suspicione».

La Corte di Assise lo prosciolse già in istruttoria, per insufficienza di prove, da ben 43 omicidi eseguiti da uomini ai suoi ordini ai danni di partigiani. Il processo si concluse il 17 febbraio 1949 con una sentenza che dichiarò Junio Valerio Borghese colpevole del reato di collaborazione militare con i tedeschi per aver fatto eseguire ai suoi uomini «continue e feroci azioni di rastrellamento» ai danni dei partigiani che, di solito, si concludevano con «la cattura, le sevizie particolarmente efferate, la deportazione e l'uccisione degli arrestati», allo scopo di rendere tranquille le retrovie dell'esercito invasore, e per concorso nell'omicidio di otto partigiani a Valmozzola, condannandolo alla pena prevista per tali reati, due ergastoli. Il dispositivo della sentenza, tuttavia, ridusse gli ergastoli a soli 12 anni di reclusione, dei quali 9 furono immediatamente condonati in virtù dei gesti di valore commessi da Borghese - decorato di medaglia d'oro e croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - durante il servizio con la Regia Marina, per la sua asserita attività volta alla salvaguardia delle industrie del Nord dalle distruzioni minacciate dai tedeschi e per la volontà di difesa della Venezia Giulia, nonché per l'opera assistenziale compiuta presso i campi di deportazione tedeschi. Tenendo inoltre conto dell'amnistia emanata da Palmiro Togliatti, la Corte dispose l'immediata scarcerazione del condannato, che aveva già scontato per intero, in regime di carcerazione preventiva, la pena residua.[1][2]

Nel dopoguerra Borghese costituì gruppi clandestini armati, in stretto collegamento con Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, due organizzazioni di estrema destra[3]. Nel 1970 fu tra i promotori di un tentativo di colpo di stato, il fallito "Golpe Borghese" (noto anche come "golpe dell'Immacolata"), improvvisamente interrotto in circostanze tuttora non chiare. Borghese non nascose mai la propria adesione politica al fascismo e il suo anticomunismo, il quale veniva spesso manifestato tramite dichiarazioni estreme (è famosa una sua intervista del 1971 alla televisione svizzera nella quale sosteneva la necessità di "sterminare" tutti i comunisti italiani i quali, a suo modo di vedere, costituivano un "eterno pericolo").

Indice

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Primi anni [modifica]

Nacque come Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese ad Artena (Roma), in una delle famiglie più blasonate della nobiltà capitolina. Di antiche origini senesi (ultimo ramo Borghese-Torlonia), con tre cardinali, un papa e la sorella di Napoleone Bonaparte (Paolina) fra i suoi rami araldici. È il figlio secondogenito del principe Livio Borghese di Sulmona (1874-1939), principe di Rossano, principe di Vivaro, principe di Montecompatri, duca di Palombara, duca di Poggio Nativo e Castelchiodato; la madre era la principessa Valeria Maria Alessandra Keun (Smirne, 1880-Catania, 1956), figlia di Alfred August Keun e Virgina Amira. Il matrimonio venne sciolto a Roma il 31 maggio 1911. Come conseguenza del fatto che il padre era un diplomatico, Junio visse nei primi anni di vita in viaggio fra l'Italia e le principali capitali estere, soggiornando in Cina, Egitto, Spagna, Francia e Gran Bretagna. In Italia trascorse per lo più il suo tempo a Roma e ai Castelli romani (precisamente ad Artena, dove era situata la villa di famiglia, Villa Borghese appunto). Sposò a Firenze, il 30 settembre 1931, la russa Daria Wassilievna contessa Olsoufiev Schouvalov (Mosca, 1909-Roma, 1963), da cui ebbe quattro figli:

  • Elena Maria Nives (nata a Roma nel 1932)
  • Paolo Valerio Livio Vassilj Michele Scipione Romano Maria (Roma, 1933-Roma, 1999), sposa Nikè Arrighi, da cui Flavia.
  • Livio Giuseppe Maria della Neve (Roma, 1940-Sperlonga, 1989), sposa Piera Loreta Rita Vallone (1941), da cui :
    • Daria, sposa Carmelo Tibor Salleo dei Baroni di San Filippo (1968)
    • Livia
    • Marcantonio (Roma, 1970), sposa Francesca d'Amore
    • Niccolò
  • Andrea Scirè Maria della Neve (Roma, 1942), sposa Marisa Conti, da cui :
    • Luca
    • Alessio (gemello di Luca)
    • Karen
    • Valerio

L'inizio della carriera militare [modifica]

  « Sembrava un leader nato, un condottiero, un capitano di ventura, come nella tradizione delle antiche repubbliche. »
 
(Ammiraglio Franco Maugeri[4])

Attratto dalla vita militare, nel 1922 venne ammesso ai corsi della Regia Accademia Navale, dalla quale uscì nel 1928 con il grado di guardiamarina; dovette comunque attendere quasi un anno per avere il suo primo imbarco, sull'incrociatore Trento. Nel 1930 venne promosso sottotenente di vascello e imbarcato su una delle torpediniere operanti in Adriatico; l'anno successivo frequentò il corso superiore dell'Accademia Navale, e nel 1932 venne trasferito ai sommergibili.

Dopo aver frequentato il corso di armi subacquee, nel 1933, promosso tenente di vascello, venne imbarcato dapprima sulla Colombo, quindi sulla Titano. Nonostante avesse nel frattempo conseguito i brevetti di palombaro normale e di grande profondità, fu solo nel 1935 che ricevette il primo incarico di sommergibilista, partecipando alla guerra d'Etiopia, dapprima imbarcato a bordo del sommergibile Tricheco, successivamente del Finzi.

La guerra civile spagnola [modifica]

Nel 1937 assunse, infine, il primo comando: con il sommergibile Iride prese parte alla guerra civile spagnola.[5] In questa occasione il sommergibile fece parte ufficialmente della flotta nazionale spagnola e il suo nome venne cambiato da Iride in Gonalez Lopez e poi L.3. In seguito all'esperienza della guerra civile spagnola venne decorato l'8 aprile 1939 della medaglia di bronzo al Valor militare per «... l'elevato spirito offensivo e le solide qualità professionali...» dimostrate nel corso delle operazioni.

La seconda guerra mondiale [modifica]

Trasferito successivamente presso la base di Lero, nel Dodecaneso, vi rimase fino all'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940. Nelle prime fasi del conflitto, come comandante del sommergibile Vittor Pisani, prese parte alla battaglia di Punta Stilo e a una serie di falliti tentativi di forzare il porto di Gibilterra, tra il settembre e l'ottobre del 1940. Promosso capitano di corvetta, nel 1941 venne designato alla Xª Flottiglia MAS, dove assunse gli incarichi di comandante del sommergibile Scirè e di capo del reparto subacqueo: anche con il suo contributo vennero pianificati e realizzati i progetti per il forzamento delle rade di Gibilterra (operazione B.G.4) (20-21 settembre 1941) e Alessandria (operazione G.A.3) (18-19 dicembre 1941, operazione che condusse al grave danneggiamento delle navi da battaglia inglesi Queen Elizabeth e Valiant), venendo per questo nominato Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia.

In seguito alla prima riuscita azione su Gibilterra (operazione B.G.2, 21 ottobre 1940 - 3 novembre 1940), il 2 gennaio 1941 gli viene conferita la Medaglia d'oro al Valor Militare (M.O.V.M.).

Il 1 maggio 1943, fu promosso capitano di fregata per merito di guerra in seguito al successo dell'operazione B.G.4 del settembre 1941. L'attacco era stato portato a termine da T.V. Decio Catalano, S.C. Giuseppe Giannoni, T.V. Amedeo Vesco, S.C. Antonio Zozzoli, T.V. Licio Visintini, S.C. Giovanni Magro nella notte tra il 19 e 20 settembre. I sei operatori sono stati insigniti per questa operazione della Medaglia d'Argento al Valor Militare (M.A.V.M.). Le navi affondate o gravemente danneggiate sono la cisterna Fiona Shell, la motonave armata Durham e la cisterna militare Denbydale.

In totale, sono stati affondati o gravemente danneggiati dai mezzi d'assalto italiani, nelle azioni compiute nel Mediterraneo dal 10 giugno 1940 all'8 settembre 1943, 77.380 tonnellate di naviglio da guerra e 187.412 tonnellate di naviglio mercantile, per un totale di 264.792 tonnellate.[6]

Nel luglio 1943 Borghese progettò un attacco contro New York, che non fu attuato a seguito dell'armistizio di due mesi dopo.[7] In particolare il piano prevedeva che un sommergibile atlantico (il Leonardo da Vinci) della base di Bordeaux, trasportasse come un canguro un mini sommergibile, il CA, fino a New York. Qui il piccolo sommergibile si sarebbe staccato dal sommergibile trasportatore e avrebbe risalito il fiume Hudson per arrivare fino a Manhattan. Qui gli uomini gamma avrebbero minato un grattacielo in citta'.[8]

La Repubblica Sociale Italiana e il processo [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Xª Flottiglia MAS (RSI).
  « In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo. »
 
(Junio Valerio Borghese)
Junio Valerio Borghese durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana. Sull'uniforme spiccano la Croce di Ferro tedesca, la Medaglia d'Oro al Valor Militare e l'Ordine Militare di Savoia.

Immediatamente dopo l'armistizio dell'8 settembre costituì un reparto di volontari denominato Decima Mas (prendendo il nome della Xª Flottiglia Mas), riuscendo a concludere, il 14 settembre, un accordo con il Korvettenkapitän Max Berninghaus, comandante navale delle forze del Terzo Reich in Liguria, con il quale la neonata flottiglia venne riconosciuta quale unità combattente con piena autonomia in campo logistico, organico, della giustizia, disciplinare e amministrativo e battente bandiera italiana. Alla nascita, pochi giorni dopo, della Repubblica Sociale Italiana, la Decima Mas fu inserita nell'organico della Marina Nazionale Repubblicana, sebbene essa agisse di fatto in maniera del tutto autonoma. Nonostante i contrasti con i vertici politici e militare della Repubblica Sociale (contrasti che condussero al suo arresto con l'accusa di essere a capo di una congiura tesa a rovesciare Mussolini), le sue forze furono impegnate su tutti i fronti più importanti, a partire da quello di Anzio e Nettuno.

Il regolamento della Decima è un interessante unicum nella storia militare italiana: prevedeva la totale uguaglianza fra ufficiali e truppa (panno della giubba uguale per tutti, pasti in comune), promozioni guadagnate solo sul campo, pena di morte per i marò colpevoli di furto, saccheggio, diserzione o vigliaccheria in faccia al nemico.

I militari della Decima furono tutti volontari (che ritenevano di sottrarsi all'onta di quello che era stato loro presentato o essi avevano inteso come un tradimento nei confronti dell'alleato germanico), provenienti dalle più diverse armi delle Forze Armate Repubblicane.[9] Non si registrò mai un calo del numero di volontari e infatti si costituirono numerosi corpi di "fanteria di marina", il tutto anche in virtù della popolarità che Borghese riscuoteva fra le masse; in contrapposizione la GNR per aumentare il numero degli uomini fu costretta ad arruolamenti forzati a seguito di azioni di coscrizione degli abili.

Negli ultimi mesi del conflitto, al fine di difendere l'italianità dell'Istria, Borghese avviò contatti con la Regia Marina al sud (ammiraglio De Courten) per favorire uno sbarco italo-alleato in Istria e salvare le terre orientali dall'avanzata delle forze iugoslave[10]. Lo sbarco studiato dalla marina italiana del Sud si sarebbe avvalso dell'appoggio delle formazioni fasciste e della Decima, con o senza l'intervento Alleato[11]. L'opposizione inglese fece fallire questo piano[12], non potendo inimicare Stalin dopo l'accordo di Yalta[13] e favorendo così l'avanzata degli iugoslavi, che ebbero peraltro anche l'attivo sostegno della Royal Navy britannica.

L'attività della Xª MAS non si limitò alle incursioni navali contro le forze nemiche, ma si estese alla costituzione di reparti di terra che assunsero al termine del conflitto le dimensioni di una vera e propria divisione di fanteria leggera. Tuttavia a causa dell'opposizione tedesca (che mal vedeva la ricostituzione di grandi unità italiane) la Divisione Decima (composta da due gruppi di combattimento) non poté mai entrare in azione come unità organica, ma fu frazionata in battaglioni usati dai comandi tedeschi sul fronte della Linea Gotica e poi del Senio. Una parte della Divisione (il Secondo Gruppo) era pronto per muovere sul confine orientale, per difendere Trieste e Fiume dall'avanzata degli iugoslavi, ma fu bloccato prima dai tedeschi e poi dalla svolta rappresentata dalla Liberazione nell'aprile 1945. A partire dal 1944 la Decima fu impiegata anche in attività antipartigiane e rastrellamenti di civili nelle zone dove agivano i partigiani, al fianco dei tedeschi; in queste azioni si registrarono casi di tortura su prigionieri (sia partigiani che civili) e numerose esecuzioni sommarie.[14]

Gli ultimi reparti della divisione, decimati dagli attacchi inglesi, si arresero a nord di Schio (Veneto) il 2 maggio 1945.

Il salvataggio di Borghese [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce CIA - Arruolamento di ex nazisti e fascisti.

Al termine del conflitto, dopo lo scioglimento formale della Xª MAS il 26 aprile 1945 in piazzale Fiume[15] a Milano, Borghese fu preso in consegna dalla polizia partigiana.[16] Il 9 maggio fu contattato da un agente dei Servizi segreti italiani Carlo Resio e dall'agente dell'OSS James Angleton che lo informarono che l'ammiraglio Raffaele de Courten intendeva incontrarlo a Roma.[17] In seguito, l'11 maggio, con l'aiuto dei servizi segreti americani, scortato da Resio e Angleton, fu trasferito a Roma, dove trascorse un breve periodo prima di essere ufficialmente arrestato dalle autorità americane il 19 maggio per essere trasferito nel carcere di Cinecittà.[18] Secondo Renzo De Felice: "Gli americani erano interessati alla Xª Mas perché pensavano di utilizzare i suoi famosi maiali per la guerra contro i giapponesi. Gli inglesi fecero di più: una nave (ma forse le navi furono due) che, a operazioni belliche finite, trasportava dalla Iugoslavia armi per gli ebrei in Palestina, fu fatta saltare dai maiali della Xª".[19]

Rilasciato in ottobre, venne nuovamente arrestato dalle autorità italiane e trasferito da un luogo di detenzione all'altro, in attesa dell'inizio del processo. Grazie alla protezione accordatagli dai Servizi segreti statunitensi, con i quali era già in contatto da diversi mesi prima della fine della guerra, Borghese ottenne di essere giudicato di fronte ad una Corte d'Assise a lui tutt'altro che sfavorevole, quella di Roma, presieduta dal dottor Caccavale, ex vicepresidente dell'"Unione fascista per le famiglie numerose" ed amico del principe Gian Giacomo Borghese, ex gerarca fascista ed ex governatore fascista di Roma, parente stretto dell'imputato.[20] Il suo avvocato Italo Formichella aveva infatti inoltrato istanza di ricusazione dela Corte d'Assise di Milano per legittima suspicione. Il 17 febbraio 1949, ritenuto colpevole solo del reato di collaborazionismo con i tedeschi e dell'omicidio di otto partigiani, venne formalmente condannato a due ergastoli ma, in seguito all'applicazione di una serie di condoni e riduzioni di pena, fu subito scarcerato.[21][22][23][24][25][26][27]

Il dopoguerra e il tentato golpe [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Golpe Borghese.

Nel dopoguerra Borghese aderì al Movimento Sociale Italiano, di cui fu nominato presidente onorario nel 1951; inizialmente appoggiò Almirante, poi abbandonò il partito, che giudicava troppo debole, si avvicinò alla destra extraparlamentare e nel settembre 1968 fondò il Fronte Nazionale, allo scopo - secondo i servizi segreti - "di sovvertire le istituzioni dello Stato con disegni eversivi".

Intanto nel 1963, aveva ottenuto l'incarico puramente onorario di presidente del Banco di Credito Commerciale e Industriale, che fu in seguito acquisito dal "Banchiere di Dio" Michele Sindona.[28]

Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 promosse un colpo di stato, avviato e poi interrotto, con la collaborazione di altri dirigenti del Fronte Nazionale, paramilitari appartenenti a formazioni dell'estrema destra e di numerosi alti ufficiali delle forze armate e funzionari ministeriali[29]

  « Italiani, l'auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo [...]. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l'Italia sull'orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. Le forze armate, le forze dell'ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d'altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Gli studi Rai sono stati occupati, la camere ed il senato pure! ... Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore, vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d'amore: Italia, Italia, Viva Italia! »
(Con queste parole - peraltro mai pronunziate - Junio Valerio Borghese avrebbe dovuto proclamare il buon esito del Golpe)

[senza fonte]

Le circostanze del fallimento sono tuttora oscure e controverse. Fu Borghese in persona a impartire il contrordine, ma si rifiutò di spiegarne le ragioni persino ai suoi più fidati collaboratori.

Riguardo alla dinamica del Golpe si espresse anche l'Ammiraglio Gino Birindelli (Medaglia D'Oro al Valor Militare) affermando che "Borghese fosse una persona troppo intelligente e patriota da fare queste fesserie". Secondo lui, infatti, l'idea del "Golpe" era frutto solo dell'entusiasmo dei giovani sostenitori del Principe Borghese.

In seguito al fallimento del golpe, Borghese si rifugiò in Spagna dove, non fidandosi della giustizia italiana che nel 1973 revocò l'ordine di cattura, rimase fino alla morte, avvenuta in circostanze sospette a Cadice, il 26 agosto 1974. Lo stesso anno Borghese era stato in Cile con Stefano Delle Chiaie, per incontrare il generale Augusto Pinochet e il capo della polizia segreta cilena, Jorge Carrasco. È sepolto nella cappella di famiglia, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.

Onorificenze [modifica]

Onorificenze italiane [modifica]

Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Capitano di Corvetta M.M. Al comando del sommergibile Scirè, aveva già dimostrato in precedenti circostanze di possedere delle doti di ardimento e di slancio. Incaricato di riportare nelle immediate vicinanze di una munitissima base navale nemica alcuni volontari, destinati a tentarne il forzamento con mezzi micidiali, incontrava, nel corso dei reiterati tentativi di raggiungere lo scopo prefisso, le più aspre difficoltà create dalla violenta reazione nemica e dalle condizioni del mare e delle correnti. Dopo aver superato con il più assoluto sprezzo del pericolo e con vero sangue freddo gli ostacoli opposti dall'uomo e dalla natura, riusciva ad assolvere in maniera completa il compito affidatogli, emergendo a brevissima distanza dall'ingresso della base nemica ed effettuando con calma e con serenità le operazioni di fuoruscita del personale. Durante la navigazione di ritorno sventava la rinnovata caccia del nemico e, nonostante le dìfficilissime condizioni di assetto in cui era venuto a trovarsi il sommergibile, padroneggiava la situazione, per porre in salvo l'unità e il suo equipaggio. Mirabile esempio di cosciente coraggio, spinto agli estremi limiti di perfetto dominio d'ogni avverso evento.»
— Mediterraneo Occidentale, 21 ottobre-3 novembre 1940
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia commemorativa della guerra di Spagna (1936-38) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra di Spagna (1936-38)

Onorificenze straniere [modifica]

Croce di ferro di 1ª classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di ferro di 1ª classe


Croce di ferro di 2ª classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di ferro di 2ª classe

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

Bibliografia [modifica]

  • Junio Valerio Borghese, Decima Flottiglia MAS, Milano, Garzanti, 1950.
  • Silvio Lanaro, Storia dell'Italia repubblicana. L'economia, la politica, la cultura, la società dal dopoguerra agli anni '90, Venezia, Marsilio, 1992, pp.381 - 382, ISBN 978-88-317-6396-7
  • Sergio Nesi, Junio Valerio Borghese. Un principe, un comandante, un italiano, Bologna, Lo Scarabeo, 2005.
  • Sergio Nesi, Scirè, storia di un sommergibile e degli uomini che lo resero famoso, Bologna, Lo Scarabeo, 2007.
  • Mario Bordogna, Junio Valerio Borghese e la Xª Flottiglia MAS, Mursia, 2003.
  • Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008.

Note [modifica]

  1. ^ Romano Canosa, Storia dell'epurazione in Italia: le sanzioni contro il fascismo, 1943-1948, Baldini&Castoldi, Milano, 1999, ISBN 88-8089-522-2, pp. 366-367
  2. ^ Sergio Nesi, Il processo, in Junio Valerio Borghese. Un principe, un comandante, un italiano. Bologna, Lo Scarabeo, 2004, pp. 555-556.
  3. ^ Anna Cento Bull, Italian neofascism: the strategy of tension and the politics of Nonreconciliation, Berghahn Books, Oxford - New York, 2007, ISBN 978-1-84545-335-0, pp. 112-113 "According to various sources, including ex-member of Ordine Nuovo Vincenzo Vinciguerra, ex-OSS officer Peter Tompkins (1995; 2005), and an official American history of couterintelligence (Rafalko 1998), Prince Junio Valerio Borghese, the Commander of the X MAS for the Republic of Salò, was one of the fascists who agreed to collaborate with the Americans and for this reason was saved from reprisal by the partisans. On the basis of the testimony of Carlo Digilio, Vinciguerra and others, as we saw, it was alleged that many members of Ordine Nuovo were in the pay of America intelligence structures. Among these were Carlo Digilio himself, Delfo Zorzi and Marcello Soffiati. Further substantial evidence, already examined in Part I, points to close links between Ordine Nuovo and the Italian military intelligence structures, as well as between Avanguardia Nazionale and the Office of Classified Affairs within the Ministry of the Interior."
  4. ^ Franco Maugeri, From the Ashes of disgrace, New York, Reynal and Hitchcock, 1948, pag. 240"
  5. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 23 "La marina italiana si impegnò anche in missioni segrete,soprattutto con sommergibili. Fu in questo contesto che Junio Valerio Borghese apparve per la prima volta sulla scena mondiale. Nel 1937, infatti, ricevette l'incarico di comandante del sommergibile Iride (che pochi anni più tardi sarebbe stato il primo a effettuare una missione con gli Slc) e partecipò alle operazioni della forza navale inviata in appoggio dei nazionalisti spagnoli."
  6. ^ Junio Valerio Borghese, Decima Flottiglia MAS. Milano, Garzanti, 1950.
  7. ^ Attacco a New York (dal Corriere della Sera del 23/09/2001)
  8. ^ Ricciotti Lazzero, La Decima MAS, p.15, Rizzoli, Milano, 1984
  9. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 165 "Al suo appello risposero migliaia di marò (come venivano chiamati gli uomini della Xª Mas), i quali accorsero ovunque vi fosse un punto di raccolta lungo la costa. Molti erano volontari, richiamati alle armi dalle gesta compiute dalla flottiglia e, soprattutto, dalla fama di colui che la comandava"."
  10. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 180"La graduale avanzata dei comunisti di Tito in Istria spiega perché, a un certo punto, Borghese fece delle aperture agli Alleati, in particolare alla marina italiana del Sud...."
  11. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 182-183:"Il SIS, guidato dal capitano di vascelo Agostino Calosi, aveva ricevuto istruzioni precise dall'ammiraglio De Courten, divenuto capo di stato maggiore della marina. L'idea era quella di sbarcare in Istria senza avvalersi dell'aiuto degli Alleati, in modo da non turbare i rapporti con Tito."
  12. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 180"In ogni caso, gli Alleati respinsero queste avance, forse con una certa avventatezza"."
  13. ^ Sergio Nesi, Junio Valerio Borghese. Un principe, un comandante, un italiano, p.403, Lo Scarabeo, Bologna, 2004 "Roosvelt e Eisenhower non volevano rompere assolutamente con "l'amico Stalin" di cui avevano massima stima e inoltre non si potevano buttare all'aria gli accordi di Yalta".
  14. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 192 "L'estate del 1944 fu il periodo in cui le azioni antipartigiane si fecero più intense, non solo perché i partigiani erano diventati tanto numerosi da minacciare le linee di comunicazione dell'esercito tedesco, ma anche perché i tedeschi avevano bisogno di rastrellare le alture vicino alla valle del Po per potervisi trincerare qualora la linea gotica sugli Appennini fosse stata sfondata"."
  15. ^ Rinominata dopo la guerra in Piazzale delle Repubblica
  16. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 198 "In seguito agli accordi raggiunti, il 26 aprile 1945 la Xª Mas si arrese davanti a Riccio e al maggiore Argenton del CLN nel cortile della caserma milanese di piazzale Fiume. La cerimonia si concluse alle 17.00 con l'ammainabandiera, dopodiché Borghese si allontanò con Pulejo e Faini.... Il 26 aprile, Borghese lasciò l'appartamento di piazza Principessa Clotilde e si trasferì a casa del capitano Del Giudice, in viale Beatrice d'Este. Vi arrivò di notte, a bordo di un'auto. Lì sorvegliato dalla polizia partigiana, attese gli ufficiali del servizio segreto della marina che dovevano trarlo in salvo. Stando al suo diario, trascorse sereno quei momenti"."
  17. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 199 "L'8 maggio si presentò in casa il capitano dei carabinieri Giuseppe Polosa, dicendo che Carlo Resio e l'agente dell'Oss James Jesus Angleton erano a Milano e cercavano Borghese per dargli un messaggio dell'ammiraglio De Courten. L'incontro ebbe luogo il 9 maggio. Resio e Angleton informarono il principe che De Courten lo voleva a Roma per parlargli, ma questi, non del tutto convinto da quel messaggio che gli era stato riferito solo oralmente, rispose che si sarebbe riservato di decidere."
  18. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 200 "Il principe decise di partire con i due e giunse a Roma il giorno successivo....Borghese fu portato in un appartamento in via Archimede e arrestato il 19 maggio dagli americani. Il principe e la moglie furono gli unici due fascisti italiani del periodo dell'RSI a essere tratti in salvo dagli Stati Uniti, che sostanzialmente desideravano avvalersi di Borghese per la sua competenza nelle operazioni segrete e l'abilità nel combattere i comunisti. Alcune persone furono salvate dagli inglesi."
  19. ^ Renzo De Felice, Rosso e nero, Baldini Castoldi Dalai, 1995, pag. 133
  20. ^ Pier Giuseppe Murgia, Il vento del Nord: storia e cronaca del fascismo dopo la Resistenza, 1945-50, Kaos, Milano, 2004, ISBN 88-7953-137-9, p. 170.
  21. ^ Giorgio Bocca, Storia della Repubblica italiana: dalla caduta del fascismo a oggi, Volume 1, Rizzoli, Milano, 1982, p. 69: "Il processo a Junio Valerio Borghese è una burletta: presiede la Corte di Assise il dottor Caccavale, amico della famiglia Borghese e vecchio gerarca; nel collegio giudicante ci sono ex fascisti notori. La sentenza il 17 febbraio '47 supera ogni limite di impudenza: vengono concesse a Borghese le attenuanti del valor militare, per il salvataggio delle industrie del nord, perché si è battuto per salvare la Venezia Giulia, per l'assistenza ai deportati dai tedeschi. Insomma sarebbe meritevole di avere assistito i partigiani e gli antifascisti che ha catturato e mandato nei lager nazisti. Con tutte le attenuanti e gli indulti, a Boghese restano ancora nove anni; su suggerimento dei difensori si studiano altri indulti finché al principe resta un solo anno. E su questa condanna a un anno di reclusione il processo farsa sta per chiudersi quando un'avvocato difensore ricorda al presidente che per la legge del 1946 il condono deve essere superiore a un anno e allora il dottor Caccavale torna di fretta in camera di consiglio, toglie l'ultimo anno come dal conto del salumaio e Borghese esce libero, portato in trionfo."
  22. ^ RAI - La Storia siamo noi: Il Golpe Borghese, storia di un'inchiesta cfr. sezione "Approfondisci": "La formazione, che gode di una singolare autonomia e di un regolamento particolare, collabora con l'occupante tedesco nella guerra agli Alleati e nella spietata repressione della Resistenza partigiana, ma ancora prima della fine del conflitto allaccia rapporti con i servizi segreti americani (l'OSS, da cui nascerà nel 1947 la CIA) in funzione anticomunista ed antislava. [...] Terminata la guerra, dopo un concitato periodo di latitanza e ripetuti arresti, Borghese è condannato il 17 febbraio 1949 per collaborazionismo riuscendo però, grazie alla protezione americana (in particolare dal responsabile del controspionaggio dell'OSS, James Jesus Angleton), ad essere in breve tempo scarcerato."
  23. ^ R.J.B. Bosworth, The Oxford Handbook of Fascism, Oxford University Press, New York, Apr. 2009, ISBN 978-0-19-929131-1, p. 593
  24. ^ Eredità del fascismo e legittimazione atlantica: l'anticomunismo antidemocratico di Nicola Tranfaglia: "E poi si scopre che il capo dei servizi segreti americani in Sicilia è James Jesus Simon Angleton, destinato a divenire uno dei più importanti dirigenti della CIA nel secondo dopoguerra. Questo personaggio stabilì uno dei patti fondamentali legati alla nascita della nostra democrazia. Fu Angleton infatti a salvare sul Lago di Garda Junio Valerio Borghese, a portarlo a Milano e a nasconderlo a casa di un partigiano, attraverso l'intercessione di uno degli esponenti principali del Partito d'Azione; quindi a condurre Borghese, travestito da ufficiale, a Roma e a premere affinché il suo processo si concludesse con una lieve condanna. Come puntualmente avvenne. In seguito fu sempre Angleton a reclutare dieci ufficiali della Decima Mas nei servizi segreti americani per le azioni anticomuniste."
  25. ^ Fondazione Italiani: Junio Valerio Borghese, biografia "Al termine del conflitto, dopo lo scioglimento della Decima tenta la fuga ma viene arrestato dal Comitato di Liberazione Nazionale e processato per collaborazionismo con il nemico e crimini di guerra. Condannato a 12 anni di reclusione, resterà nel carcere dell'isola di Procida solo fino al 1949, grazie alla protezione accordatagli dai servizi segreti statunitensi."
  26. ^ Golpe Borghese. Ipotesi di un piano eversivo "Nel 1947 e per due anni, in seguito alla liberazione del paese, Borghese è chiamato a pagare per i crimini commessi ai danni dei civili e contro il governo di Badoglio: il processo per collaborazionismo con il nemico si chiuderà con una condanna mitigata da attenuanti ottenute con la mediazione dei servizi segreti statunitensi, pochi anni di carcere e poi la libertà."
  27. ^ Dizionario del fascismo , volume primo, a cura di Victoria de Grazia e Sergio Luzzatto, Einaudi editore, 2002.: "Come d'altronde hanno poi confermato i numerosi documenti declassificati dell'OSS oggi reperibili, Wolff e Dulles collaborarono insieme per il "riciclaggio" delle forze militari fasciste nei servizi segreti in funzione anti-comunista. Americani e inglesi nutrivano infatti un vivo interesse per l'Unità italiana della Decima MAS, soprattutto per la sua attività di contrasto delle forze partigiane comuniste attuata anche con il metodo dell'infiltrazione a scopi di provocazione e spionaggio. Il loro obiettivo era di "ripulire" il comandante fascista dei suoi crimini di guerra… «il governo italiano, tuttavia, nel '45 chiese agli alleati che egli gli venisse consegnato, per poterlo processare a Milano. I suoi amici intervennero, e il processo fu trasferito a Roma, dove Dulles e Angleton sapevano che molti altri burocrati fascisti erano ancora attivi e la magistratura nutriva idee più conservatrici». Il 17 febbraio del '49 venne scarcerato con l'applicazione di 9 anni di condono, dopo il processo per "collaborazionismo" che si era concluso con la condanna a 12 anni di reclusione."
  28. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 229 "Borghese era uscito dalla sua condizione di semipensionamento più o meno all'epoca della morte della moglie, la principessa Daria Olsoufiev, in un incidente d'auto il 4 febbraio 1963. Per motivi finanziari era stato nominato presidente del Credito commerciale, la prima banca di proprietà di Sindona. Era una carica ampiamente onoraria, che però gli permetteva di guadagnare bene e di seguire da vicino lo svolgersi degli avvenimenti politici."
  29. ^ Golpe Borghese

Golpe Borghese

Con golpe Borghese (o golpe dei forestali o golpe dell'Immacolata) si indica un colpo di Stato tentato in Italia durante la notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 (chiamata anche notte di Tora Tora, in ricordo dell'attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941) e organizzato da Junio Valerio Borghese, sotto la sigla Fronte Nazionale, in stretto rapporto con Avanguardia Nazionale.

Borghese, noto anche con il soprannome di principe nero, era in precedenza conosciuto per essere stato il comandante della Xª Flottiglia MAS che dopo l'8 settembre 1943 aveva aderito alla Repubblica di Salò. Il golpe fu annullato dallo stesso Borghese mentre era in corso di esecuzione, per motivi mai chiariti.

Indice

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Sinossi storico-politica [modifica]

Nel 1970 Eugenio Henke lasciava i servizi per assumere importantissimi incarichi militari.[1] Gli subentrava Vito Miceli, che fino all'anno precedente aveva diretto il SIOS esercito. La vigilia dell'Immacolata del 1970 fu posto in atto il golpe Borghese, di cui probabilmente Miceli aveva sentore da lunga data.[2] Formalmente però ne ebbe notizia dal suo subordinato (Ufficio «D») Gasca Queirazza,[3] che Miceli invitò a non immischiarsi, posto che sarebbe intervenuto personalmente il capo del SID medesimo. Ciò che effettivamente avvenne fu che i golpisti, opportunamente messi sull'avviso, poterono desistere dall'occupazione del Viminale senza patirne conseguenze.[4] Le indagini svolte successivamente dal SID furono mantenute strettamente circoscritte all'ambito del servizio, salvo una scarna informativa all'ufficio politico della questura di Roma.[5]

Nell'inchiesta giudiziaria del 1971, Miceli mantenne costantemente un atteggiamento reticente, negando sia la concreta rilevanza dell'azione di Borghese, sia la complicità degli apparati di sicurezza (anche se lui stesso, in un colloquio con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, era incorso in un'involontaria confessione della sua ampia conoscenza del piano[6]).[7] Tra il 1971 ed il 1974 si tentò insistentemente di avallare, anche nell'opinione pubblica, il convincimento che si fosse trattato dell'operazione grottesca di un manipolo di vegliardi.[8] Per quanto si cercasse di celare particolarmente questo aspetto, sembra ormai storicamente acquisita la cooperazione della massoneria nella conduzione del colpo di stato,[9] segnatamente con la programmata iniziazione di quattrocento ufficiali.[10] In particolare, emersero i nomi di Gavino Matta[11] e Giovanni Ghinazzi,[12][13] entrambi della "loggia coperta"[14] denominata "comunione di Piazza del Gesù",[15] ed entrambi veterani falangisti della guerra di Spagna. E proprio la Spagna sarà —nel 1971— il luogo di rifugio di Borghese e Matta nel momento in cui scattarono i primi arresti per l'abortita impresa dell'Immacolata. Altri congiurati non furono altrettanto fortunati o tempestivi, ma comunque per tutti fu garantito nei fatti un trattamento restrittivo di favore, consistente nella "detenzione" in agiate cliniche private, a causa di supposte condizioni critiche di salute. Ricorderemo in proposito il "parà" Sandro Saccucci[4] e Remo Orlandini.[16] Quest'ultimo, che aveva da anni rapporti con elementi del SIOS esercito,[17] ricevette anche, nel luogo di "cura" ove era trattenuto, la visita di Miceli, che gli promise protezione in cambio del suo silenzio.[18]

È stata suggerita una diretta connessione tra il golpe Borghese e l'attività (mai completamente chiarita) della rete Gladio.[19] Il colpo di stato in questione sarebbe stato appoggiato anche da Luciano Liggio, Gaetano Badalamenti e Stefano Bontate, ovvero dai vertici mafiosi del tempo.[20]

Mentre rimane un mistero se il fallito golpe dell'8 dicembre fosse in realtà solo una specie di prova generale per l'azione effettiva, quello che sembra sicuro è che Borghese rappresentava comunque una pedina di un gioco più grande di lui, che gli sarebbe stato programmaticamente tolto di mano al momento previsto, consentendo l'attuazione di una serie di misure di sicurezza analoghe a quelle teorizzate nel più volte citato Piano Solo.[21] Sempre dalla medesima fonte,[22] apprendiamo del ruolo di istigatore che Guido Giannettini[23] avrebbe svolto presso alcuni quadri dell'Arma affinché aderissero alla congiura. Secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2, fu Licio Gelli ad impartire il contrordine ai complottisti per farli rientrare nei ranghi.[24] Vi sono risultanze processuali dei contatti di Gelli con i servizi e con i carabinieri in vista del colpo di stato.[22] Quasi trent'anni più tardi è emerso come Gelli fosse stato uno dei primi associati al Fronte nazionale e che al tempo del golpe Borghese migliaia di ufficiali massoni partecipavano a sodalizi eversivi.[25] Parimenti da fonte processuale sarebbe ipotizzabile che Gelli avesse avuto la missione di catturare il presidente Saragat.[26][27]

Nixon e Andreotti nel 1973 in una pubblica cerimonia

È da ritenere che l'ordine di abbandonare il golpe sia conseguenza di un aspro dibattito, negli ambienti reazionari, tra chi auspicava un'immediata soluzione forte (presa materiale del potere), e chi era fautore di una condotta maggiormente politica dell'affare, sia pure eventualmente con qualche accorgimento non del tutto legale.[28] Un'inchiesta del 1972, condotta da Gian Adelio Maletti ed Antonio Labruna (Ufficio «D» del SID) aveva appurato una solida intesa tra De Lorenzo, Borghese, Miceli e Orlandini, e persino la singolare circostanza che un armatore di Civitavecchia aveva messo a disposizione i propri mercantili per trasportare nelle Isole Lipari le persone catturate dai golpisti.[28] Una parte da protagonista sarebbe stata svolta dal dirigente Selenia Hugh Fenwick,[29] che secondo Orlandini avrebbe funto da ufficiale di collegamento tra Borghese e Nixon, posto che il presidente USA sarebbe stato propenso a sostenere l'azione eversiva in parola.[28][30]

L'informativa Labruna-Maletti venne poi trasmessa da Andreotti alla procura della Repubblica di Roma[31] (luglio 1974), ma non si trattò di impulso alle indagini, bensì di un tentativo di ostacolare quelle coeve dei giudici di Torino e Padova, effettivamente culminato nell'ordinanza del giudice istruttore capitolino Filippo Fiore,[32] che statuiva —riguardo Miceli— che «non era partecipe delle cose criminose», declassandone l'apporto al rango di mero favoreggiamento.[33][34][35] Vi sono del resto fondati motivi per ritenere intrinsecamente finalizzata al depistaggio[36] l'intera "inchiesta Maletti" sul golpe Borghese: infatti, scaturiva per lo più dalle dichiarazioni di Orlandini, dissimulando invece la conoscenza che il SID —autonomamente e ben prima— aveva su tutta la questione, come abbiamo già detto in apertura di sezione.[37] Si preferì, all'evidenza, abbandonare al proprio destino (peraltro non particolarmente tragico) gli esecutori materiali dell'operazione, omettendo ogni riferimento ai generosi finanziatori (industriali nazionali e d'oltreoceano). Sostanzialmente analoghe saranno le conclusioni del procedimento giudiziario del 1975.[38] Nel 1978 la Corte d'assise di Roma assolse comunque Miceli anche dall'accusa di favoreggiamento, dopo che già era stata accantonata la più grave ipotesi incriminatoria di cospirazione.[39]

Il giudizio d'appello del 1984 completò l'opera, mandando assolti con la formula "perché il fatto non sussiste"[40] persino gli imputati che avevano ammesso di aver preso parte al noto evento.[41] Solo nel 1995, il magistrato Guido Salvini sosterrà l'esistenza di un apparato eversivo complesso, diffuso sull'intero territorio nazionale, affiancato dalla criminalità organizzata, in cui erano coinvolte personalità quali l'onnipresente Licio Gelli, il generale Francesco Mereu,[42] —capo di Stato Maggiore esercito— e l'ammiraglio Giovanni Torrisi —capo del SIOS marina—, tutti affiliati alla P2.[43] Torrisi sarebbe stato in contatto con tale dottor Salvatore Drago,[44] un medico "piduista"[45] in servizio al Ministero dell'Interno, che godeva di buone conoscenze in ambienti mafiosi.[46] È stato ipotizzato che l'iniziativa di occultare i nomi di maggior rilievo nelle varie inchieste si debba far risalire ad Andreotti, che al tempo era ministro della Difesa, ma l'interessato ebbe a puntualizzare che i vertici politici avevano voluto soltanto proteggere le persone la cui partecipazione al complotto non era assodata.[47]

Il ruolo degli USA [modifica]

1975. Graham Martin nella stanza ovale con Gerald Ford, Brent Scowcroft,[48] Frederick Weyand ed Henry Kissinger
Otto Skorzeny nel 1943

Si è già accennato[27] alla supposta dimensione internazionale dell'abortito colpo di stato del '70. Documenti de-classificati negli anni 1990 dagli USA sembrano confortare tale supposizione. L'ambasciatore americano a Roma,[49] Graham Martin,[50] il 7 agosto 1970 aveva inviato un rapporto[51] al Dipartimento di Stato su una conversazione intercorsa con un uomo d'affari suo compatriota (il già nominato Hugh Fenwick?).[29]
Il businessman era stato avvicinato da Adriano Monti, il quale —delineato per sommi capi il progetto del golpe Borghese— aveva cercato di sondare l'atteggiamento che l'amministrazione statunitense avrebbe assunto nei confronti degli insorgenti.[52] Monti, che ha pure lui vittoriosamente superato il processo penale per la vicenda di cui trattiamo, ha concordato in un suo libro sulla concretezza dei propositi di Borghese, nonché sul sostanziale placet degli Stati Uniti.[53] Nei primi mesi del 1970, su istruzioni di Borghese ed Orlandini, Monti era volato a Madrid, dove aveva conferito con Otto Skorzeny —un uomo dall'illustre passato nelle SS,[54] che poi era divenuto una pedina di primo piano della cosiddetta "rete Gehlen".[55][56]
Skorzeny, ben introdotto presso la CIA,[57][58] dichiarò che gli USA non avrebbero obiettato sull'ipotesi golpista, purché l'instauranda giunta militare avesse espresso prontamente una leadership "centro-democratica", conforme ai gusti dell'opinione pubblica e del Congresso statunitensi.[59]

Dopo questo colloquio preliminare, Monti —per il tramite del famoso "uomo d'affari americano"[60]— ottenne un abboccamento con Herbert Klein,[61] all'epoca collaboratore di Kissinger, che dettò le condizioni alle quali il governo USA non avrebbe contrastato l'azione eversiva:[62]

  1. dovevano rimanervi estranei civili e militari americani dislocati in basi NATO;[63]
  2. dovevano invece prendervi parte tutte e tre le forze armate dell'epoca, con espressa menzione dei carabinieri;[64][65]
  3. arrivato a buon fine il colpo di stato, il potere provvisorio doveva essere assunto da un politico DC, che riscuotesse il gradimento americano e si prodigasse ad organizzare nuove elezioni politiche entro un anno;
  4. tali elezioni, pur essendo in linea di principio "libere", non avrebbero contemplato liste comuniste, né di estrema sinistra, escludendo anche formazioni di analogo orientamento, ancorché "sotto mentite spoglie".[66]

In una "puntata" di Mixer, Monti dichiarò che il democristiano designato al descritto ruolo di traghettatore era Andreotti, pur precisando di ignorare se questi fosse informato e/o favorevole riguardo ad un simile disegno.[67]

Il Segretario di Stato Rogers nel 1969

Nella relazione dell'ambasciatore Martin, cui accennavamo in apertura di sezione, si ricordava come il dibattito interno al Dipartimento di Stato sull'opportunità di sovvertire l'assetto politico italiano durasse da molto tempo, ma l'affaire Borghese aveva recentemente conferito drammatica attualità a quella che poteva parere una pura esercitazione speculativa da analisti. In particolare, Miceli (direttore SIOS pro tempore) aveva incontrato l'addetto militare[68] presso l'ambasciata americana, James Clavio,[69] sottoponendo a questo consigliere diplomatico il nastro di una registrazione in cui un presunto uomo politico italiano (ignoto) faceva oscuramente riferimento ad un "colpo militare" che poteva svolgersi "intorno a ferragosto". Questa discutibile prova era asseverata dal fatto che —a detta di Miceli— vari ufficiali italiani avrebbero ricevuto lettere, esortanti all'insurrezione; una successiva indagine del Miceli stesso avrebbe individuato Borghese quale autore delle missive.[70]

Il Segretario di Stato del tempo, William Rogers, replicò a Martin manifestando dubbi sulle probabilità di riuscita del complotto, ma anche commentando parti del dossier Martin tuttora non esaminabili.[71] Il Segretario di Stato concludeva chiedendo al diplomatico se fosse il caso di avvisare Saragat o il premier[72] Colombo.[73]

L'ambasciatore faceva seguito a stretto giro, riferendo al suo superiore[74] di aver invitato l'ammiraglio Henke ad approfondire le sue conoscenze su Borghese e sul Fronte Nazionale.[75] Henke aveva prontamente interessato il Capo dello Stato Maggiore Difesa, Enzo Marchesi, e il ministro della difesa in carica, Tanassi: poiché quest'ultimo era vicinissimo al suo compagno di partito (PSDI) Saragat, Rogers riteneva superflua ogni ulteriore iniziativa in proposito.[76]

Nel 1971, dopo che la trama Borghese era stata oggetto di un articolo di Paese Sera, Martin scrisse nuovamente al Dipartimento di Stato, sposando la nota tesi[77] del "golpe dei pensionati".[73][78]

Concludendo la disamina, sulla scorta degli elementi ad oggi non secretati, si può affermare con sicurezza che gli USA conoscessero preventivamente le intenzioni del principe Junio Valerio, mentre bisogna sospendere il giudizio sull'ipotesi di una loro partecipazione attiva.

Il cosiddetto testamento Borghese [modifica]

Da uno degli innumerevoli procedimenti penali che costellano la storia qui trattata,[79] è emerso una sorta di testamento spirituale, attribuito a Borghese, che (una volta che fosse accertata la genuinità) potrebbe portare un'inedita luce sulla complessa vicenda dell'Immacolata. Si tratta di uno scritto di natura apologetica, con cui il vecchio comandante della X MAS tenterebbe di allontanare da sé i sospetti di tradimento che allignavano nell'ambiente dell'estrema destra. Il documento, concepito per un uso strettamente privato, era stato rinvenuto in modo quasi casuale dentro ad un mobile già di proprietà di Enrico De Boccard, esponente repubblichino.[80]

Il "testamento" confermerebbe la tesi dell'apporto fattivo statunitense; il già ricordato Angleton si sarebbe adoperato per mettere in contatto Borghese con uomini del Dipartimento di Stato e della NATO. In effetti, quella che (il supposto) Borghese definisce "ventennale amicizia" e "vera fraternità" trova riscontro nell'episodio in cui l'americano lo salvò dai partigiani, travestendolo da suo commilitone nel 1945.[81] Prosegue con la nota raccomandazione di affidare subito il governo provvisorio ad Andreotti. Quest'ultimo, tuttavia, non avrebbe avuto rapporti diretti con Borghese, preferendo, per opportunità, farsi rappresentare da Gilberto Bernabei,[82] consigliere di Stato e suo uomo di fiducia. Il fallimento del golpe sarebbe ascrivibile ad una fuga di notizie partita da un ignoto "capitano del SIOS", che avrebbe informato il generale Renzo Apollonio,[83] (un sopravvissuto all'eccidio di Cefalonia) che a sua volta ne parlò con il colonnello Giorgio Genovesi,[84] e quest'ultimo ne parlò con Miceli. Ripercorrendo la linea gerarchica (Bernabei e Clavio), alla fine la falla nella segretezza avrebbe indotto Andreotti ad impartire il famoso contrordine.

L'autenticità del supposto testamento spirituale di Borghese è tutt'altro che pacifica, ma se fosse confermata ci obbligherebbe a riconsiderare l'intera vicenda dell'8 dicembre 1970 in modo sensibilmente diverso dall'approccio tradizionale.

Il piano [modifica]

Il golpe era stato progettato nei minimi particolari: dal 1969 erano stati formati gruppi clandestini armati con stretti rapporti con le Forze Armate. In accordo con diversi vertici militari e membri dei Ministeri, il golpe prevedeva l'occupazione del Ministero dell'Interno, del Ministero della Difesa, delle sedi RAI e dei mezzi di telecomunicazione (radio e telefoni) e la deportazione degli oppositori presenti nel Parlamento.

Nei piani c'erano anche il rapimento del capo dello stato Giuseppe Saragat e l'assassinio del capo della polizia Angelo Vicari. A tutto questo sarebbe stato accompagnato un proclama ufficiale alla nazione, che Borghese stesso avrebbe letto dagli studi RAI occupati. Il testo seguente venne ritrovato nei suoi cassetti:

  « Italiani, l'auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, ha portato l'Italia sull'orlo dello sfacelo economico e morale, ha cessato di esistere. Nelle prossime ore con successivi bollettini, vi verranno indicati i provvedimenti più immediati e idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione.

Le Forze Armate, le Forze dell'Ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della Nazione sono con noi; mentre, dall'altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli, per intendersi, che volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo Stato che insieme creeremo, sarà un'Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera: il nostro glorioso Tricolore! Soldati di Terra, di Mare e dell'Aria, Forze dell'Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria e il ristabilimento dell'ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali; vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento, nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi.

Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso Tricolore vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d'amore: Italia! Italia! Viva l'Italia![85] »
   

Attuazione e annullamento [modifica]

Il piano cominciò a essere attuato tra il 7 e l'8 dicembre 1970, con il concentramento nella Capitale di diverse centinaia di congiurati, con azioni simili in diverse città italiane, tra cui Milano.

All'interno del Ministero degli Interni iniziò anche la distribuzione di armi e munizioni ai cospiratori; il generale dell'Aeronautica militare italiana Giuseppe Casero e il colonnello Giuseppe Lo Vecchio presero posizione al Ministero della Difesa, mentre un gruppo armato del Corpo Forestale dello Stato, di 187 uomini, guidato dal maggiore Luciano Berti si appostò non lontano dalle sedi televisive della RAI. A Milano, invece, si organizzò l'occupazione di Sesto San Giovanni tramite un reparto al comando del colonnello dell'esercito Amos Spiazzi.

Il golpe era in fase di avanzata esecuzione quando, improvvisamente, Valerio Borghese ne ordinò l'immediato annullamento.

Le motivazioni di Borghese per questo improvviso ordine a poche ore dall'attuazione effettiva del piano non sono ancora certe ed esenti da una possibile smentita.

Secondo la testimonianza di Amos Spiazzi[86], il golpe sarebbe stato in realtà fittizio: immediatamente represso dalle forze governative tramite un piano che sarebbe stato chiamato Esigenza Triangolo, sarebbe stato ideato come scusa per consentire al governo democristiano di emanare leggi speciali.

Borghese, tuttavia, si sarebbe reso conto (o sarebbe stato avvertito) della trappola e si sarebbe dunque fermato in tempo. Il movimento di Amos Spiazzi a Sesto San Giovanni non è da confondersi: esso faceva parte della legittima operazione Esigenza triangolo, finalizzata proprio a reprimere il golpe, non al golpe stesso. Egli testimoniò di aver incrociato durante il tragitto in autostrada quella notte numerose autocolonne militari oltre la sua. Oltre a lui, altri militari avvisarono Borghese del piano di ordine pubblico.

Colpi di stato di questo tipo ("derivative putsch") sono avvenuti in altri paesi: il più famoso è il colpo di stato spagnolo del 1981.

Recentemente in un programma di Giovanni Minoli si è presentata la documentata visione dello stop del golpe come di un ordine proveniente dai servizi americani, che avrebbero dato il loro beneplacito al proseguimento del colpo di mano solo nel caso che al vertice del nuovo assetto politico fosse stato posto Giulio Andreotti (che invece avrebbe rifiutato). Questa ipotesi, ovviamente, non esclude la precedente, ma piuttosto la integra.[87]

Le indagini [modifica]

Gli italiani scoprirono il tentato golpe tre mesi dopo.

Paese Sera titolò: "Piano eversivo contro la repubblica, scoperto piano di estrema destra". Il 18 marzo 1971 il sostituto procuratore di Roma Claudio Vitalone firmò i mandati di arresto con l'accusa di usurpazione dei poteri dello stato e cospirazione per il costruttore edile Remo Orlandini, Mario Rosa, Giovanni De Rosa, Sandro Saccucci, Giuseppe Lo Vecchio e Junio Valerio Borghese.

In seguito al fallimento del golpe, Borghese si rifugiò in Spagna dove rimase fino alla morte, avvenuta a Cadice il 26 agosto 1974, non rientrando in Italia neanche dopo che, nel 1973, fu revocato l'ordine di cattura spiccato nei suoi confronti dalla magistratura italiana.

Il ruolo del SID, della mafia e della P2 [modifica]

Il 15 settembre 1974 Giulio Andreotti, all'epoca Ministro della Difesa, consegnò alla magistratura romana un dossier del SID diviso in tre parti che descriveva il piano e gli obiettivi del golpe, portando alla luce nuove informazioni.

Il dossier fu redatto dal numero due del SID, il generale Gianadelio Maletti, che avviò un'inchiesta sulle cospirazioni mantenendolo nascosto anche a Vito Miceli, direttore del servizio. Aiutato dal capitano Antonio La Bruna, furono registrate le dichiarazioni di Remo Orlandini, quest'ultimo coordinatore per Borghese verso collegamenti all'estero e in Italia.

Durante un colloquio, Orlandini fece il nome di Vito Miceli, come una figura coinvolta direttamente come Borghese. A questo punto Maletti fu costretto a scavalcare Miceli e a parlare direttamente con Andreotti.

Miceli si giustificò affermando che doveva acquisire delle informazioni. Venne subito destituito insieme ad altri 20 generali e ammiragli, senza particolari spiegazioni.

La Magistratura fece partire altri 32 arresti, tra cui anche quello di Adriano Monti. Nel 1974 Monti negò tutto e, scarcerato per motivi di salute, fuggì all'estero e vi rimase latitante per 10 anni.

Nel 1991 si scoprì che le registrazioni consegnate nel 1974 da Andreotti alla magistratura non erano la versione integrale.

In origine, Remo Orlandini faceva il nome di numerosi personaggi di spicco in ambito politico e militare, ma Andreotti ha recentemente dichiarato che ritenne di dover tagliare quelle parti per non renderle pubbliche, in quanto tali informazioni erano «inessenziali» per il processo in corso e, anzi, avrebbero potuto risultare «inutilmente nocive» per i personaggi ivi citati.

Le parti cancellate includevano il nome di Giovanni Torrisi, successivamente Capo di Stato Maggiore della Difesa tra il 1980 e il 1981; inoltre venivano fatti riferimenti a Licio Gelli e alla loggia massonica P2, che si doveva occupare del rapimento del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Infine si facevano rivelazioni circa un "patto" stretto da Borghese con alcuni esponenti di Cosa nostra secondo cui alcuni sicari della mafia, in effetti presenti a Roma la notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970, avrebbero ucciso il capo della polizia Angelo Vicari.

L'esistenza di tale patto sarebbe poi stata confermata da vari pentiti di mafia tra i quali Tommaso Buscetta. Grazie alle rivelazioni di Buscetta e di Antonino Calderone sono emersi anche i legami tra il progetto golpista e l'organizzazione mafiosa. I due collaboratori hanno rievocato la vicenda nel corso del cosiddetto processo Andreotti.

La loro audizione è stata riassunta in questi termini nella requisitoria dei Pubblici Ministeri Scarpinato e Lo Forte:

  « Il primo a riferire la vicenda di queste trattative (già in data 3 dicembre 1984) è stato Tommaso Buscetta, il quale - anche in questo dibattimento, all'udienza del 9 gennaio 1996 - ha precisato che:

nel 1970 — nello stesso periodo di tempo in cui si svolgevano i campionati mondiali di calcio in Messico — egli si era recato a Catania insieme a Salvatore Greco "ciaschiteddu" (giunto appositamente dal Sud-America, ove soggiornava) per incontrare Giuseppe Calderone e Giuseppe Di Cristina. Nell'occasione, entrambi avevano preso alloggio in casa di "Pippo" Calderone, il quale frattanto - in una villetta di San Giovanni La Punta - ospitava il latitante Luciano Leggio. Oggetto di questo incontro era la discussione della proposta di partecil progetto di "golpe" prevedeva un ruolo attivo degli affiliati all'organizzazione Cosa Nostra, a cui Tommaso Buscetta sarebbe stata affidata la "gestione" del territorio ricompreso nel mandamento di ciascuna famiglia mafiosa, per «calmare e far vedere al popolo siipazione a un "golpe", avanzata dal principe Borghese; il progetto di "golpe" prevedeva un ruolo attivo degli affiliati all'organizzazione Cosa Nostra, a cui Tommaso Buscetta sarebbe stata affidata la "gestione" del territorio ricompreso nel mandamento di ciascuna famiglia mafiosa, per «calmare e far vedere al popolo siciliano che noi eravamo d'accordo, ognuno per la sua sfera di influenza che avevamo nelle nostre terre»; in contropartita del ruolo attivo di Cosa Nostra, il principe Borghese aveva offerto la revisione di molti processi in corso a carico di esponenti dell'organizzazione criminale, facendo un particolare riferimento al "processo Rimi" (si rammenti che, in quel momento, i due Rimi erano già stati condannati all'ergastolo anche in Appello). Al progetto di "golpe" era interessata la Massoneria, e l'allora Capitano dei Carabinieri Giuseppe Russo — anch'egli massone — era informato del tentativo insurrezionale e avrebbe avuto, anzi, il compito di arrestare il Prefetto di Palermo; il principe Borghese — in caso di accettazione della proposta di partecipazione al "golpe" da parte del vertice di Cosa Nostra — avrebbe richiesto un elenco di tutti gli uomini d'onore partecipanti alle operazioni golpiste o — in subordine — avrebbe voluto che durante l'insurrezione armata gli uomini d'onore si rendessero riconoscibili agli altri golpisti mediante una fascia di colore verde da portare al braccio; proprio queste ultime richieste del principe Borghese avevano indotto i partecipanti alla riunione di Catania (Buscetta, Leggio, Giuseppe Calderone, Salvatore Greco) a diffidare della proposta e a esprimere disinteresse; tuttavia, poiché una delle contropartite all'intervento di Cosa Nostra offerte dal principe Borghese riguardava proprio la revisione del "processo Rimi", i convenuti avevano deciso di coinvolgere nella decisione definitiva Gaetano Badalamenti, ben consapevoli di quanto egli avesse a cuore la sorte del cognato Filippo e del di lui padre, già condannati all'ergastolo. Per questo motivo avevano stabilito di incontrare il Badalamenti a Milano, nei cui pressi egli si trovava in soggiorno obbligato; in occasione dell'incontro di Milano — al quale, insieme a Buscetta, avevano partecipato Salvatore Greco "Ciaschiteddu", Salvatore Riina, Gerlando Alberti e Giuseppe Calderone — pure Riina aveva apertamente espresso il proprio dissenso. Al termine dell'incontro — nel quale si era convenuto di rifiutare l'offerta — alcuni dei partecipanti, tra cui lo stesso Buscetta, si erano allontanati con una vettura ed erano stati fermati e identificati dalla Polizia, sfuggendo all'arresto perché muniti di documenti falsi (25 giugno 1970); tuttavia, la famiglia Rimi aveva autonomamente continuato a interessarsi del progetto di "golpe", tanto che Natale Rimi — figlio di Vincenzo Rimi, a cui premeva la revisione del processo a carico del padre — era tra coloro che nella notte tra il 7 e l'8 dicembre del 1970 si erano recati a prendere le armi in una caserma militare di Roma; questo dettaglio era stato riferito al Buscetta da Gaetano Badalamenti; egli aveva saputo, comunque, del fallimento del tentativo insurrezionale, bloccato in extremis perché in quel giorno o in quel periodo c'era una flotta russa nel Mediterraneo e agli americani questo non piaceva. Quindi era stata rimandata a nuova data, senza che poi più si fece, perché la flotta russa era presente nel Mediterraneo:

Le circostanze esposte da Tommaso Buscetta circa la connessione tra il "processo Rimi" e le trattative riguardanti l'eventuale partecipazione di Cosa Nostra al "golpe Borghese", sono state pienamente e analiticamente confermate dal collaboratore di giustizia Antonino Calderone, il quale — all'udienza del 17 settembre 1996 — ha riferito che: vi erano state varie riunioni tra gli esponenti di vertice di Cosa Nostra per valutare la proposta del principe Valerio Borghese di una partecipazione dell'organizzazione mafiosa al golpe (ci sono state tante riunioni... c'è stato anche il discorso del golpe Borghese, ne hanno parlato... Valerio Borghese voleva parlare con delle persone, esponenti della mafia della Sicilia... ne hanno parlato, ne hanno discusso e poi si è arrivato alla determinazione che qualcuno ci andava a parlare); suo fratello Giuseppe Calderone, all'uopo prescelto dall'organizzazione, si era quindi incontrato a Roma con il principe Borghese; questi voleva conoscere i nomi degli affiliati all'organizzazione, e offriva in cambio la revisione dei processi di Rimi e di Luciano Leggio (Volevano i nomi... si è chiesto in contropartita che si dovevano fare la revisione dei processi di Rimi e di Luciano Liggio... E questo è stato accordato, dice: noialtri... facciamo la revisione dei processi; però, dopo che ci insediamo, non è che dovete continuare a fare dei reati, perché poi vi arrestiamo noialtri...); Quello che spingeva fortissimo era Gaetano Badalamenti (Gaetano Badalamenti avrebbe fatto il patto con il diavolo per potere risolvere questo processo di suo cognato e del padre di suo cognato... avrebbe fatto la "qualunque", ha schiacciato tutti i bottoni, voleva risolvere questo processo in qualsiasi modo e in qualsiasi maniera); ma anche tutta Cosa Nostra si muoveva intorno al processo Rimi;

Le trattative non avevano avuto esito positivo; e tuttavia Natale Rimi aveva continuato a muoversi, aveva toccato tutte le pedine, si era fatto trasferire a Roma, e aveva avuto un ruolo personale nel fallito golpe. »
   

Il processo e l'assoluzione di tutti gli imputati [modifica]

Il 30 maggio 1977 cominciò il processo per il golpe a 68 imputati.

Remo Orlandini dichiarò che la notte dell'8 dicembre, dopo l'avvio dell'operazione, ricevette una telefonata da Borghese il quale gli ordinava di rientrare, ma il motivo del contrordine era rimasto sconosciuto.

Il ruolo di Adriano Monti fu invece quello di fare da "mediatore" per accertare il gradimento o meno del golpe in ambienti esteri.

Grazie al Freedom of Information Act, nel 2004 si è scoperto infatti che il piano di Borghese era noto al governo degli Stati Uniti; Monti era in collegamento con l'ambasciata americana attraverso Ugo Fenwich, il quale, subito dopo l'arresto di Monti, fuggì negli USA con un aereo appositamente predisposto.

Monti, inoltre, si recò a Madrid per incontrare il tedesco Otto Skorzeny, amico di Borghese, che aveva preso parte alla liberazione di Mussolini il 12 settembre 1943.

L'incontro fu necessario per confermare l'"avallo" statunitense al golpe, che fu dato, a condizione però che fosse assicurato il coinvolgimento di un personaggio politico italiano "di garanzia". Il nome indicato fu quello di Giulio Andreotti, che sarebbe dovuto diventare una sorta di presidente "in pectore" del governo post-golpe. Monti tuttavia non seppe se Andreotti fosse al corrente dell'indicazione statunitense.

Venne accertato che la colonna delle guardie forestali, comandata dal capitano Berti, da Rieti si diresse verso Roma, arrestandosi sulla via Olimpica. Questa marcia venne in seguito giustificata come «una coincidenza».

Il processo per il fallito golpe si concluse in secondo grado in Corte d'Assise d'appello il 29 novembre 1984 con una complessiva assoluzione. I giudici disposero l'assoluzione di tutti i 46 imputati dall'accusa di cospirazione politica («perché il fatto non sussiste»), aggiungendo che tutto ciò che era successo non era che il parto di un «conciliabolo di 4 o 5 sessantenni».

La sentenza, riformando completamente la decisione di primo grado, si limitava per il resto a ridurre le condanne che erano state inflitte nel luglio del 1978 ad alcuni imputati minori per il reato di detenzione e porto di armi da fuoco.

Il golpe e la satira [modifica]

Una feroce caricatura del tentativo di golpe viene fatta nel 1973 da Mario Monicelli con il suo film Vogliamo i colonnelli, nel quale si prefigura un colpo di stato da attuare in emulazione dell'omologo fatto greco, e con l'appoggio del servizio segreto greco. Tra i personaggi compare, durante le varie fasi del tentativo un ardito ma fuori dal tempo colonnello reduce della seconda guerra mondiale e un generale dell'aeronautica completamente svanito (nei panni equivalenti al ruolo di Borghese), oltre a un gruppo di congiurati da operetta.

L'anno successivo è il fumettista Max Bunker, nel numero 60 di Alan Ford, intitolato programmaticamente "Golpe", a narrare come i servizi segreti statunitensi, preoccupati per l'esito delle elezioni che minaccia di far salire al potere dei "sovversivi", organizzano, col volenterosissimo aiuto di "tre illustri membri del governo in carica", un colpo di Stato a "Penisolandia".

Anche Rino Gaetano, infine, nella canzone La donna mia - Scusa Mary - inclusa nell'album E io ci sto (1980) farà cenno al golpe col verso:

  « e mentre la forestale tenta il golpe alla Rai / c'era stato un concerto all'isola di Wight »
   

Gli accadimenti del golpe borghese sono stati ricostruiti anche nella commedia teatrale "Pane e golpe" - La lunga notte del 7 dicembre 1970 di Marco Boccia messa in scena, per la regia di Roberto Fei, al Teatro Belli di Roma a 40 anni esatti dagli avvenimenti.

Note [modifica]

  1. ^ Dapprima comandante di squadra navale, poi capo di Stato Maggiore della Difesa
  2. ^ Norberto Valentini, La notte della Madonna, Le Monde editrice, 1978, pagg. 85-86
  3. ^ Rita Di Giovacchino, 'Il libro nero della prima Repubblica', Fazi Editore, 2005, ISBN 8881126338, ISBN 9788881126330 pag. 83
  4. ^ a b La Storia siamo noi - Il golpe Borghese
  5. ^ De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 107
  6. ^ De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 106
  7. ^ Procura della Repubblica di Roma, Requisitoria del pubblico ministero Claudio Vitalone nel procedimento "golpe Borghese", depositata il 9 settembre 1975, pagg. 129-130
  8. ^ Maurizio Dianese, Gianfranco Bettin, La strage: Piazza Fontana : verità e memoria, Editore Feltrinelli Editore, 1999, ISBN 880781515X, ISBN 9788807815157, pag. 163
  9. ^ Lettera del 23 settembre 1969 dl Prisco Brilli, consigliere dell'Ordine del Grande Oriente d'Italia all'ingegner Siniscalchi. (De Lutiis, I servizi, op. cit., nota a pag. 529)
  10. ^ Atti dell'istruttoria del giudice Sica sull'omicidio Pecorelli, interrogatorio Viezzer del 12 maggio 1981 e 25 maggio 1981
  11. ^ IL GOLPE BORGHESE È TORNATO IN TRIBUNALE - Repubblica.it » Ricerca
  12. ^ Guarino - Raugei, Gli anni del disonore, op. cit., pag. 81
  13. ^ Ghinazzi, che in Spagna aveva fatto una sfolgorante carriera militare per meriti di guerra, era stato anche esponente politico, prima di area socialdemocratica e poi monarchica. (De Lutiis, I servizi, op. ct., pag. 109)
  14. ^ Quinta puntata/Storia della massoneria ligure con gli articoli di Sabelli Fioretti - Le opere di bene dei “massoni dei fiori”
  15. ^ Altre Obbedienze (Massoneriascozzese.it)
  16. ^ Golpe Borghese. Ipotesi di un piano eversivo - Fondazione Italiani
  17. ^ Valentini, La notte, op. cit., pag. 164
  18. ^ De Lutiis, I servizi, op. ct., pag. 109
  19. ^ Rapetto - Di Nunzio, L'atlante, op. cit., pag. 490
  20. ^ Ferruccio Pinotti, Fratelli d'Italia, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, ISBN 8817018090, ISBN 9788817018098, pag. 531
  21. ^ Interrogatorio di Paolo Aleandri, (Paolo Aleandri − archivio900.it) 16 ottobre 1982
  22. ^ a b Interrogatorio di Paolo Aleandri dinanzi al giudice Rosario Minna,(Rosario Minna | RadioRadicale.it) 23 settembre 1982
  23. ^ Piazza Fontana dalla A alla Z - Il Cassetto
  24. ^ De Lutiis, I servizi, op. ct., pag. 110
  25. ^ Tribunale di Milano, Ufficio istruzione, Sentenza-ordinanza 24 marzo 1995, pag. 282
  26. ^ Colloquio del 31 maggio 1974 tra Maurizio Degli Innocenti e il colonnello Romagnoli, in Tribunale di Milano, Ufficio istruzione, Sentenza-ordinanza 24 marzo 1995, pag. 295
  27. ^ a b De Lutiis, (I servizi, op. cit., pag. 116) a proposito della presenza di Gelli, ravvisa in ciò un sintomo della partecipazione al golpe della "massoneria internazionale".
  28. ^ a b c De Lutiis, I servizi, op. ct., pag. 111
  29. ^ a b EMCORE CORP (Form: DEF 14A, Received: 01/28/2002 10:37:29)
  30. ^ Silj, Malpaese, op. cit., pag. 138
  31. ^ Sito della Corte di Appello di Roma
  32. ^ Filippo Fiore | RadioRadicale.it
  33. ^ IN NOME DEL POTERE - www.marilenagrill.org
  34. ^ La Loggia P2 e Licio Gelli fino a Berlusconi
  35. ^ 1972: ricordi della strategia della tensione
  36. ^ Depistaggio: Definizione e significato del termine depistaggio
  37. ^ De Lutiis, I servizi, op. ct., pag. 112
  38. ^ Procura della Repubblica di Roma, requisitoria del pubblico ministero Claudio Vitalone nel procedimento "golpe Borghese", depositata il 9 settembre 1975, pag. 169
  39. ^ DELITTI CONTRO LA PERSONALITA' INTERNAZIONALE DELLO STATO
  40. ^ Codice di Procedura Penale
  41. ^ De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 113
  42. ^ La loggia massonica P2
  43. ^ Tribunale di Milano, Ufficio istruzione, Sentenza-ordinanza 24 marzo 1995, pag. 347
  44. ^ Mario Guarino, Poteri segreti e criminalità: l'intreccio inconfessabile tra 'ndrangheta, massoneria e apparati dello Stato, EDIZIONI DEDALO, 2004, ISBN 8822053400, ISBN 9788822053404, pag. 31
  45. ^ "Piduista" - Dizionario italiano WordReference.com - ad vocem
  46. ^ Procura della Repubblica di Roma, requisitoria del pubblico ministero Claudio Vitalone nel procedimento "golpe Borghese", depositata il 9 settembre 1975, pag. 304
  47. ^ De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 114
  48. ^ Brent Scowcroft profile
  49. ^ U.S. Embassy Rome
  50. ^ Bibliografia in punto:
    • Encyclopedia of the Vietnam War, ed. Spencer Tucker, s.v. Graham A. Martin.
    • Aid, Matthew M. The Secret Sentry, ISBN 978-1596915152, Bloomsbury Press, 2009; pages 125-7.
  51. ^ Monti, Il golpe Borghese, op. cit., pagg. 122-125. Contiene una riproduzione fotostatica dello scritto di cui al testo principale.
  52. ^ De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 116
  53. ^ Monti, Il golpe Borghese, op. cit., pagg. 123-124
  54. ^ SS-Oberführer, comandante del gruppo speciale Oranienburg dell'Amt VI dell'RSHA dall'aprile 1943; comandante di divisione sull'Oder, gennaio 1943; nel 1947 fu assolto dall'accusa di "condotta criminosa" in relazione alla offensiva delle Ardenne.
    (Fonte: Gerald Reitlinger, Storia delle SS, Longanesi, Milano 1967, vol. II, sezione Dramatis personae, ad vocem)
  55. ^ OP Gehlen − archivio900.it
  56. ^ Reinhard Gehlen and His Organization
  57. ^ CIA Admits Long Relationship With WWII German Gen. Reinhard Gehlen
  58. ^ CIA Admits Nazi Connection Introduction by Robert Lederman
  59. ^ Monti, Il golpe Borghese, op. cit., pag. 44
  60. ^ De Lutiis (I servizi, op. cit., pag. 116 e segg.) afferma con certezza che egli "è facilmente identificabile" con Fenwick, ma —apparendo questa una congettura, sprovvista di fonti, benché autorevole e sensata— preferiamo qui mantenere un profilo più generico e prudente.
  61. ^ Biography at the Biographical Directory of the United States Congress
  62. ^ De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 117
  63. ^ Elenco delle basi e installazioni militari degli USA in Italia
  64. ^ Ricordiamo che l'Arma dei Carabinieri, fino al 2000, era semplicemente la prima arma dell'Esercito Italiano.
  65. ^ Si noti che la polizia dell'epoca (Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza) era stata scartata dal piano golpista perché "troppo infiltrata" dai comunisti (De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 116)
  66. ^ Monti, Il golpe Borghese, op. cit., pag. 55
  67. ^ Video per la storia siamo noi 5 dicembre 2005 (YouTube)
  68. ^ Bibliografia sul concetto di attaché militare:
  69. ^ Storia e Futuro strage loggia usa - articoli Rivista di Storia e Storiografia On Line
  70. ^ De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 118
  71. ^ Rogers esprimeva vivo consenso per i paragrafi 10 ed 11 del documento dell'ambasciatore, che invece nella versione oggi nota consta di otto paragrafi. (De Lutiis I servizi, op. cit., pag. 118)
  72. ^ Emilio Colombo fu Presidente del Consiglio dal 6 agosto 1970 al 17 febbraio 1972.
  73. ^ a b Gianni Cipriani, Lo stato invisibile, Sperling & Kupfer, 2002, ISBN 8820031817, ISBN 9788820031817, pag. 474 e segg.
  74. ^ Il sistema giuridico americano assegna tra l'altro al Segretario di Stato la funzione di supervisor of the United States Foreign Service. ("Duties of the Secretary of State of the United States". www.state.gov. United States Department of State. 2009-01-20. Retrieved 2010-03-28.)
  75. ^ Monti, op. cit., pagg. 122-125
  76. ^ De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 119
  77. ^ Il golpe che passerà alla storia sotto vari appellativi (Osteriacalcutta.com)
  78. ^ General Records of the Department of State, Numeric Files, 1970-1973, Political & Defense, box 2394, 10 agosto 1970
  79. ^ Aldo Sabino Giannuli, consulenza tecnica per la Procura della Repubblica di Brescia nel procedimento penale 91/97, incarico del 2003
  80. ^ DE BOCCARD ENRICO
  81. ^ Nicola Tranfaglia, Come nasce la Repubblica: la mafia, il Vaticano e il neofascismo nei documenti americani e italiani 1943-1947, Bompiani, 2004, ISBN 8845211088, ISBN 9788845211089 (Citato in De Lutiis, I servizi, op. cit., nota a pag. 532)
  82. ^ Il Viandante - Partiti - DC
  83. ^ L'eccidio della Divisione Acqui
  84. ^ Udienza 05/03/09 - Brescia - 28 maggio 1974 :: Associazione Casa ...
  85. ^ Cecilia Dalla Negra. Proclama. Fondazioneitaliani.it. URL consultato il 2009-07-03.
  86. ^ Maurizio Dianese e Gianfranco Bettin, La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria, Feltrinelli, 2002, pp.165-169 ISBN 880781515X
  87. ^ Il golpe Borghese: storia di un'inchiesta da "La storia siamo noi" di Giovanni Minoli - Rai Educational | Minuto 39:34