Emilio Lussu

Emilio Lussu (Armungia, 4 dicembre 1890Roma, 5 marzo 1975) è stato un politico, scrittore e militare italiano.

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Armungia, luogo della sua prima formazione democratica [modifica]

La famiglia di Emilio apparteneva al ceto benestante di Armungia (piccolo centro situato nel Gerrei e confinante con l'estrema punta meridionale della Barbagia), ma grazie all'esempio paterno egli visse in un clima sostanzialmente egualitario. Il paese di Armungia è stato spesso presentato da Lussu sotto un'aura mitologica, come luogo di formazione dei suoi valori più profondi (rispetto dell'uomo e del lavoro, partecipazione democratica) e in definitiva della sua identità sarda (la lingua natale, le tradizioni, l'orgoglio delle radici e la loro difesa). Questo patrimonio iniziale si rafforzò in una prospettiva più consapevolmente politica nel rapporto con le correnti repubblicane e socialiste del Novecento a Cagliari, Roma e Parigi[1][2]. Ad Armungia, il 7 agosto 2009, è stato inaugurato il museo "Emilio e Joyce Lussu", dove vi sono molte foto, scritti e video.[3]

Lussu e la Grande Guerra [modifica]

A Cagliari si laureò in giurisprudenza nel 1914. Nel periodo universitario Lussu si schierò con gli interventisti democratici (repubblicani, salveminiani), perché l'Italia entrasse nella Prima guerra mondiale contro gli Imperi centrali (Impero tedesco e Austria). Vi prese parte direttamente, come ufficiale di complemento decorato per quattro volte al valor militare si congedò con il grado di capitano nel 151º fanteria nella Brigata Sassari, costituita su base regionale per la maggior parte da contadini e pastori sardi i due reggimenti 151° e 152° che formavano la brigata furono decorati entrambi per due volte con la medaglia d'oro al valor militare.

Nel 1916 la Brigata fu inviata sulle montagne intorno ad Asiago per creare un fronte che resistesse a qualunque costo alla discesa degli austriaci verso Vicenza e Verona; le vittorie dei sardi nei primi scontri furono seguite da un potente contrattacco che li vide impegnati sino al luglio dell'anno successivo, sul Monte Zebio e nei pressi di Monte Castelgomberto, in una sfiancante e sanguinosa lotta che, più che per avanzare, si conduceva per la tenuta delle posizioni. Era del resto questa la vera guerra di trincea, ed era la guerra di una truppa gestita dai suoi distanti generali con modi ed intenzioni che oggi apparirebbero intollerabili.

Questa esperienza ispirò a Lussu il capolavoro per il quale è principalmente noto, Un anno sull'Altipiano, scritto nel 1937 (di quest'opera è stata fatta un riduzione cinematografica ad opera di Francesco Rosi dal titolo Uomini contro del 1970); si tratta di un'importantissima memoria, di un prezioso documento sulla vita dei soldati italiani in trincea che, per la prima volta nella letteratura italiana, descrive l'irrazionalità e il non-senso della guerra, della gerarchia e dell'esasperata disciplina militare in uso al tempo.

Dotato di un algido razionalismo, l'autore poté lucidamente dimostrare nel suo scritto la profonda differenza fra ciò che davvero accadeva ai soldati e quanto invece ne conosceva l'opinione pubblica; dipinse in tutti i suoi drammatici aspetti quanto fosse inutilmente crudele la disciplina militare applicata a poveri contadini analfabeti e quanto infondato fosse il rispetto dovuto ai generali ed agli ufficiali superiori, i quali avevano ed applicavano eccesso di arbitrio. In un brano di notevole efficacia, descrisse il silenzioso terrore dei momenti che precedevano l'attacco, il drammatico abbandono della "sicura" trincea per proiettarsi verso un ignoto, rischioso, indefinito mondo esterno: «... tutte le mitragliatrici ci stanno aspettando».

Si è detto che l'opera stia costantemente guadagnando modernità, se non proprio attualità, e che il suo contenuto stia con pari costanza guadagnando comprensibilità e condivisibilità man mano che la comune considerazione della guerra evolve nel senso di generale riprovazione. Effettivamente, molti dei concetti espressi nel libro hanno trovato postumo suffragio in noti movimenti culturali, ideologie politiche e sentimenti popolari di epoche successive, specialmente dopo la Seconda guerra mondiale ed altri conflitti minori.

Al libro sono stati attribuiti molti significati politici, talora per meri fini strumentali, ma essenzialmente è scritto in forma di reportage, a mezza via fra il resoconto giornalistico ed un racconto in termini familiari; le riflessioni contenute o suggerite sono piuttosto ad un livello morale o filosofico.

Essendo stato prima della stesura dell'opera un interventista ed un rivoluzionario, Lussu sembrò in qualche modo compiere un'inversione di marcia rispetto ai convincimenti precedenti, descrivendo con sobrietà che cosa davvero sia, nei suoi momenti più crudeli, quella guerra dapprima cercata come conflitto dell'istituzione e poi come conflitto contro l'istituzione.

Non rimase fuori dalla narrazione il tema sociale riguardante il modo in cui le classi inferiori venivano "usate" a fini bellici. La partecipazione delle masse contadine sarde alla Grande Guerra fu in effetti un momento di passaggio fondamentale che pose in termini completamente nuovi la "questione sarda". Alla luce delle lotte condotte dal movimento socialista dell'epoca (la rivoluzione russa fu essenzialmente una rivoluzione contadina) essa divenne infatti il leitmotiv di un imponente moto di popolo che, nell'immediato dopoguerra, coinvolse ampi strati delle classi lavoratrici sarde. Fra i suoi organizzatori, Lussu fu uno dei più attivi ed amati.

L'antifascista e il politico [modifica]

Il primo dopoguerra [modifica]

Alla fine della guerra (1919), insieme a Camillo Bellieni ed altri reduci, Lussu fondò il Partito Sardo d'Azione, caratterizzato fin dall'inizio come movimento autonomista e federalista, che pose al centro della sua azione politica la "questione nazionale sarda". Fu un movimento di massa che coinvolse i contadini e pastori sardi in nome della distribuzione delle terre e dei pascoli, contro i ricchi possidenti agrari e i partiti politici da loro sostenuti e prese linfa soprattutto dall'Associazione Nazionale Reduci e Combattenti di cui praticamente tutti gli aderenti sardi vennero iscritti d'ufficio al nuovo partito. Il partito fu munito di personalità giuridica e venne formalmente costituito nel 1921, con l'obiettivo, non certo accessorio, di contrastare la crescita del movimento dei Fasci.

Inizialmente Lussu fu incaricato di trattare un'eventuale fusione tra il Partito Sardo d'Azione e il Partito Fascista, ma nel corso delle trattative, per motivi che la storiografia non è riuscita a chiarire con esattezza, si ritirò dall'incarico (il prefetto fascista Asclepia Gandolfo scrisse a Mussolini che Lussu si era ritirato poiché non gli era stata garantita una funzione di rilievo nel fascismo sardo). La fusione tra Partito Sardo d'Azione e Partito Fascista fu portata avanti da altri esponenti come Paolo Pili, ed ebbe parzialmente successo, ma non ebbe l'appoggio di altri intellettuali e dirigenti del partito come Camillo Bellieni, Francesco Fancello e lo stesso Lussu. Nello stesso anno Lussu fu eletto alla Camera dei deputati e fu in seguito tra i deputati della "secessione aventiniana", nota forma di protesta messa in atto dall'opposizione parlamentare dopo il delitto Matteotti.

Nonostante una prima sottovalutazione del fenomeno fascista, la sua posizione fu in seguito tra le più radicali e nette.

  «  In quest'ultimo caso, fu consapevole che la vittoria sarebbe stata raggiunta (come in effetti fu) soltanto militarmente: da qui l'organizzazione degli Arditi del popolo contro gli squadristi fascisti; la progettazione di un'insurrezione antifascista e repubblicana in Sardegna; l'intervento nella guerra di Spagna con le Brigate internazionali e la partecipazione alla lotta di liberazione nel Partito d'azione.[4][5] »
   

Le aggressioni fasciste, il confino e la guerra civile spagnola [modifica]

Fu più volte personalmente e fisicamente colpito (e ferito) da aggressori rimasti ignoti. Nel 1926, durante uno di questi attacchi (per combinazione subíto lo stesso giorno dell'attentato a Mussolini, a Bologna[6][7]), Lussu sparò ad uno dei numerossissimi aggressori (circa un centinaio) che cercavano di introdursi nella sua casa di Cagliari armati di tutto punto, lo squadrista morì in seguito alla ferita, e Lussu venne perciò arrestato e processato. In Marcia su Roma e dintorni, Lussu racconta questo episodio, sia pur con pietà per l'uomo che fu costretto ad uccidere, in maniera tragicomica, un episodio cioè in cui tutti i fascisti e gli squadristi che allora esistevano a Cagliari e nel cagliaritano, armati di tutto punto, con la complicità di polizia e carabineri, si erano dati ad una precipitosa fuga quando, dopo aver cercato di sfondare la porta della sua abitazione, lui aveva aperto il fuoco. Gli fu riconosciuta anche dal tribunale, oramai in via di fascisticizzazione, l'innegabile circostanza di legittima difesa, ma poco tempo dopo fu condannato a 5 anni di confino a Lipari dal Tribunale Speciale.

Dal confino Lussu evase nel 1929 insieme a Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti grazie all'aiuto del socialista Italo Oxilia, che con un motoscafo li portò a Tunisi[8]. In seguito Nitti narrerà l'avventurosa evasione nel libro Le nostre prigioni e la nostra evasione pubblicato in edizione italiana solo nel 1946 (del 1929 è la prima edizione in inglese col titolo di Escape). Da Tunisi Lussu raggiunse Parigi, dove scrisse un libro sugli avvenimenti di quel decennio (La catena). Insieme a Gaetano Salvemini e allo stesso Rosselli diede vita al movimento antifascista "Giustizia e Libertà", ideologicamente orientato in senso socialista liberale, che proponeva metodi rivoluzionari per abbattere il regime e sradicare dalla società italiana le sue cause (culturali, economiche, politiche); compì le sue attività clandestine con il nome in codice di "Mister Mills". Nel 1936 fu in Svizzera per curare la tubercolosi contratta in prigionia, e qui scrisse un libro di stile manualistico sulla teoria dell'insurrezione. Sempre a Parigi, pubblicò Marcia su Roma e dintorni, che racconta l'affermarsi del fascismo in Sardegna, dal 1919 al 1929, con le sue violenze e i suoi piccoli uomini di regime.

Prese parte alla guerra civile spagnola nel fronte antifranchista (anche se soltanto brevemente, a causa delle sue cattive condizioni di salute). Il suo ritorno in Italia (e in Sardegna) avvenne solo dopo l'armistizio del 1943, in un paese ben presto occupato dai nazisti. Dopo la fusione di Giustizia e Libertà e Partito d'Azione, diventato uno dei leader della nuova formazione politica, partecipò alla Resistenza a Roma, mantenendo comunque stretti rapporti con il Partito Sardo d'Azione. Come esponente di punta dell'ala socialista del partito guidò lo scontro contro la corrente liberaldemocratica di Ugo La Malfa[9], un conflitto che fu la causa scatenante della scomparsa del Partito d'Azione. Il tormentato rapporto di Lussu con la dirigenza moderata e conservatrice del partito sardo post-bellico sfociò nel 1948 in una rottura: la corrente lussiana fondò un nuovo partito (il Partito Sardo d'Azione Socialista), che confluì di lì a poco nel PSI.

Il secondo dopoguerra [modifica]

Nel 1945 fu ministro all'assistenza postbellica nel primo governo di unità nazionale dell'Italia libera, quello presieduto per breve tempo dall'azionista Parri e nel successivo governo del democristiano De Gasperi, come ministro senza portafoglio per i rapporti con la Consulta.

Nella seduta alla Camera del 13 dicembre 1947, i deputati Alberto Cianca e Lussu avevano mosso delle accuse nei confronti di Francesco Chieffi: il primo l'aveva nominato "collaboratore dei tedeschi", ed il secondo aveva dichiarato che Chieffi era stato "fornitore di donne ai tedeschi".
Il 22 dicembre 1947 un'apposita Commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta da Luigi Gasparotto, concluse che le accuse erano senza fondamento sotto ogni profilo[10].

Nel 1964 partecipò alla scissione del PSI da cui nacque il PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) contro la politica di intese con la Democrazia Cristiana avviata da Nenni. Tuttavia guardò con crescente distacco a questa nuova esperienza mano a mano che il PSIUP entrò sempre più nell'orbita del PCI.

La sua vecchiaia operosa lo vide scrivere importanti pagine di storia (fra le quali quelle dedicate alla vicenda del Partito d'Azione), e fu sempre in contatto con la sua terra, dei cui problemi discusse fino all'ultimo. Morì a Roma nel 1975.

La complessità dell'uomo [modifica]

Il cambiamento di posizione concettuale rispetto alla guerra fu oggetto di intensa discussione nel mondo politico[senza fonte], più che in quello letterario: prima giovanissimo interventista, poi esponente di punta delle trattative che dovevano condurre il Partito Sardo d'Azione alla fusione con il Partito Fascista, poi ancora, nell'esilio imposto dai fascisti, autore di un manuale sull'insurrezione contro la tirannide (Teoria dell'insurrezione), e poco tempo dopo autore di un testo che sarebbe difficile non definire come pacifista; poi ancora volontario in Spagna, Lussu consegnava ai critici un'impostazione ideologica ed etica originale, anche se non priva di aspetti problematici. Su di essi gli avversari politici (dai fascisti agli indipendentisti sardi reazionari; dai clericali agli stalinisti) tentarono di speculare per mettere in ombra il suo percorso politico ed umano, improntato ad uno schietto ed intransigente socialismo libertario, sardista e federalista.

Fu interventista democratico (e non nazionalista, come molti di coloro che poi confluirono nel movimento fascista nel primo dopoguerra) all'età di 23-24 anni: l'esperienza drammatica della guerra gli fece capire l'assurdità di quella grande carneficina e ne trasse una serie di insegnamenti che poi ispirarono molta parte delle sue successive scelte politiche. Lottò, infatti, al fianco dei contadini e pastori sardi per il loro riscatto e si oppose alle dittature fasciste e naziste in nome dei principi di giustizia sociale, libertà, autonomia. In quest'ultimo caso, fu consapevole che la vittoria sarebbe stata raggiunta (come in effetti fu) soltanto militarmente: da qui l'organizzazione armata delle "camicie grigie sardiste" contro gli squadristi fascisti; la progettazione di un'insurrezione antifascista e repubblicana in Sardegna; l'intervento nella guerra di Spagna con le Brigate internazionali e la partecipazione alla lotta di liberazione nelle file del Partito d'Azione.

Non rinnegò mai le sue radici sarde e disprezzò sempre chi lo fece; Lussu tuttavia non fu mai un indipendentista e la sua azione politica non può essere mai accostata a questa opzione; restò in contatto sia personale che epistolare con numerosi esponenti del mondo politico sardo (compresi quei sardisti dai quali si era allontanato al momento della scissione); visitò, anche in qualità di uomo politico, numerose volte l'isola, ed il paese natale di Armungia; in parlamento difese le pur deboli prerogative concesse dallo statuto autonomista sardo (consapevole che si trattava di ben poca cosa rispetto all'autogoverno derivante dalla trasformazione federalista dello Stato, obiettivo per cui lottò una vita) e richiamò l'attenzione del governo e delle altre forze politiche sulla necessità di migliorare le condizioni economiche e sociali del popolo sardo e, in particolare, delle sue classi lavoratrici e proletarie (si vedano i due volumi dei suoi Discorsi parlamentari e la raccolta postuma di interventi Essere a sinistra).

Il libro Un anno sull'altipiano resta un capolavoro ed è usualmente letto come opera letteraria in sé, ma di fatto è un manifesto politico.[senza fonte]

Vita privata [modifica]

Lussu sposò Joyce Salvadori, poetessa fiorentina di origine marchigiana, partigiana ed intellettuale di notevole talento, i cui primi lavori furono apprezzati da Benedetto Croce (di Joyce si vedano i libri autobiografici L'olivastro e l'innesto, Fronti e frontiere; molto belle sono anche le sue traduzioni del poeta turco Hikmet).
Ebbero un figlio, Giovanni, che oggi è un affermato grafico editoriale.

Emilio Lussu fu amico di Silvio Mastio, di Emilio Cuccu, di Graziano Mastino, suo collega di università e sottotenente nella Grande Guerra, morto a 23 anni sull'Altopiano di Asiago e dell'eroe tempiese tenente Alfredo Graziani già "Tenente Grisoni" nel libro Un anno sull'altipiano.

Note [modifica]

  1. ^ Giuseppe Fiori, Il cavaliere dei rossomori, Einaudi
  2. ^ Emilio Lussu Il cinghiale del diavolo (romanzo autobiografico).
  3. ^ da L'Unione Sarda
  4. ^ centro studi Emilio Lussu biografia
  5. ^
      « Emilio Lussu scriveva che gli ex combattenti erano tutti dei socialisti potenziali: avevano maturato una concezione internazionalista in trincea… Per capire la contraddittorietà, ma anche la sincerità di quelle tensioni ideali, pensa alle simpatie che la rivoluzione russa riscuote tra molti legionari Fiumani!… Si tratta di una pagina di storia che poi è stata “accomodata” e nascosta, ma fa pensare… Perché per il fascismo era importante appropriarsi anche dell’esperienza fiumana? È semplice: perché il fascismo non aveva la storia del partito socialista, non aveva dietro di sé la cultura cattolica del partito popolare, non aveva neppure le vecchie tradizioni risorgimentali dei liberali; si trattava di un movimento nuovo, che si muoveva solo nella logica della presa del potere, privo di solide radici ideologiche o simboliche, che cercava di “mettere il cappello” ad un’ampia fetta di popolazione in cui era percepibile un disagio istintivo… Il fascismo aveva, insomma, l’esigenza di appropriarsi di una “storia” altrui, non avendone una propria… »
       
    da intervista di IvanTagiaferri autore di morte alla morte, libro, fra gli altri dell'autore, sulla storia degli Arditi del Popolo
  6. ^ Il 31 ottobre 1926, Anteo Zamboni sparò al duce fallendo il bersaglio. Il giovane quindicenne venne poi linciato dagli squadristi presenti.
  7. ^ Secondo AA.VV, Storia d'Italia, Novara, DeAgostini, 1991, pp. 414-415. ISBN 88-402-9440-6 l'abitazione di Lussu venne assaltata il giorno successivo al fallito attentato a Mussolini.
  8. ^ Per la biografia di Italo Oxilia si rimandano alle seguenti opere di Antonio Martino: Fuorusciti e confinati dopo l’espatrio clandestino di Filippo Turati nelle carte della R. Questura di Savona in Atti e Memorie della Società Savonese di Storia Patria, n.s., vol. XLIII, Savona 2007, pp. 453-516. e Pertini e altri socialisti savonesi nelle carte della R.Questura, Gruppo editoriale L'espresso, Roma, 2009.
  9. ^ Nel 1953, durante una tumultuosa seduta al Senato, Lussu schiaffeggiò La Malfa. AA.VV, Storia d'Italia, Novara, DeAgostini, 1991, p. 559. ISBN 88-402-9440-6
  10. ^ Si veda il resoconto della Commissione.

Onorificenze [modifica]

Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valore militare
  «Comandante di una compagnia con suo mirabile esempio di sprezzo del pericolo, trascinava i suoi dipendenti oltrepassando le linee nemiche, spinto dalla sua audacia con pochi uomini impegnatasi con un gruppo nemico riuscendo a catturarlo. Rimasto ferito lasciava il suo reparto solo quando il dolore lo vinse, mirabile fulgido esempio delle più elevate virtù militari.»
— Col del rosso 28 gennaio 1918
Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valore militare
  «Ardito comandante di una compagnia, era sempre primo nel pericolo, dando esempio di slancio e di coraggio ai suoi dipendenti. In un critico momento circondato da soverchianti forze nemiche, disponeva il suo reparto in quadrato, resistendo per più di un'ora ai furibondi attacchi eseguiti dall'avversario con la baionetta e le bombe a mano. Esaurite le munizioni e ricevuto l'ordine di ripiegare, si svincolava dalla stretta con impetuosa lotta all'arma bianca, e raggiungeva gli altri reparti del reggimento. Mirabile esempio di coraggio e fermezza.»
— Campo d'argine (piave)16 giugno 1918
Medaglia di bronzo al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valore militare
  «Fu costante e prezioso aiuto al proprio comandante di battaglione ed esempio ai dipendenti, sia conducendo gli arditi a far brillare i tubi esplosivi nei reticolati nemici, sia a portarsi con sprezzo del pericolo, nei punti più battuti dal fuoco avversario, per incoraggiare i combattenti e per recapitare ordini importanti.»
— altipiano di Asiago luglio 1916
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
   

La storia della fuga di Emilio Lussu dal confino di Lipari