ACHILLE STARACE

Achille Starace (Sannicola, 18 agosto 1889Milano, 29 aprile 1945) è stato un militare, politico e dirigente sportivo italiano. È stato segretario del Partito Nazionale Fascista e presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano.

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Biografia[modifica]

Nato a Sannicola (LE), all'epoca frazione di Gallipoli, da una benestante famiglia della piccola nobiltà salentina, rinunciò agli studi a Venezia per intraprendere la carriera militare raggiungendo in breve il grado di sottotenente.

La Grande Guerra e L'episodio del Caffè Biffi[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Prima guerra mondiale.

Il giovane Starace già nell'agosto 1914, mentre era seduto al caffè Biffi di Milano, ingaggiò una rissa contro manifestanti pacifisti, che portando al collo dei fazzoletti rossi e sventolando bandiere rosse, sfilavano nella Galleria gridando slogan contro la guerra. Starace, da solo, li aggredì gridando loro: "Traditori d'Italia, non permetteremo che facciate dell'Italia una Svizzera di albergatori e di camerieri". Afferrata l'asta di una bandiera la spezzò e con quella affrontò coloro che gli venivano incontro. L'azione di Starace suscitò l'ammirazione degli altri avventori e i giornali diedero ampio risalto alla notizia.[1].[2]

Coerentemente partecipò alla prima guerra mondiale, comandato dal colonnello (poi generale) Sante Ceccherini. Nel corso del conflitto ottenne la promozione ad ufficiale dei bersaglieri oltre a una medaglia d'argento, quattro di bronzo, due croci al valor militare, oltre a numerosi riconoscimenti anche dall'esercito francese. Il colonnello Ceccherini chiese per Starace un'altra medaglia d'argento, nonché la promozione a maggiore per merito di guerra, ma le sue richieste non furono accolte.

Caduto il regime, un sedicente vecchio commilitone (che rimase sempre anonimo) il 25 settembre 1943 consegnò un memoriale a un fiduciario della polizia politica contestando la legittimità della concessione della medaglia d'argento. Appare alquanto sospetto che l'informatore getti insinuazioni calunniose su Starace a distanza di tanto tempo e in maniera assai irrituale.[3]. Inoltre (come rileva Antonio Spinosa nella sua biografia) Starace ottenne la medaglia d'argento non per il dubbio episodio ricordato dall'informatore, bensì per una azione di portaordini sul Veliki.

La presunta appartenenza alla massoneria del suo comandante, il colonnello Ceccherini, alimentò il dubbio che lo stesso Starace fosse affiliato alla Massoneria. Non sappiamo se Starace appartenne a questa associazione, tuttavia bisogna tener presente che Mussolini all'inizio del 1923 decretò l'incompatibilità fra fascismo e massoneria. Perciò Starace deve aver scelto l'appartenenza al partito fascista in quell'occasione. È comunque da rilevare che Padre Pietro Tacchi-Venturi, esponente dell'alto clero Vaticano, ancora nel 1938 fosse convinto dell'affiliazione di Starace alla Massoneria.

Si sposò presto, lasciando la moglie sempre a Gallipoli per il seguito della carriera.

Il dopoguerra - gli scontri in Alto Adige[modifica]

Nel primo dopoguerra Starace divenne un fedelissimo di Benito Mussolini, tanto che sarebbe stato definito dallo stesso Duce per la sua fedeltà, "Il mastino della rivoluzione fascista".[senza fonte]

Da Mussolini ricevette l'incarico di radicare il fascismo nel Trentino-Alto Adige e nelle Venezie, dove si trovava anche Farinacci. Negli anni del primo dopoguerra Starace fu fondatore del Fascio di Trento nel 1920. Il programma politico di Starace a Trento e Bolzano prevedeva una forte italianizzazione dei nuovi territori acquisiti all'Italia e la destituzione di tutti i sindaci eletti sotto il precedente governo asburgico. Irriducibile avversario di Starace fu il borgomastro di Bolzano Julius Perathoner, il quale non nascondeva i suoi sentimenti pangermanisti e il desiderio di ricongiungere l'Alto Adige al Tirolo austriaco. Più volte Perathoner si rifiutò di esporre il tricolore italiano sugli edifici pubblici e per contrastare l'entrata in circolazione della Lira italiana fece stampare banconote con il valore espresso in Corone, in modo da richiamare la Corona austro-ungarica[4]. Il 24 aprile 1921, in occasione della Fiera campionaria di Bolzano, avvennero scontri tra sud-tirolesi e fascisti nel corso dei quali morì un manifestante e ci furono 66 feriti. Due fascisti furono tratti in arresto. Questi scontri passarono alla storia come Domenica di sangue.

Il 2 ottobre 1921 le squadre di Starace occuparono il Municipio di Bolzano imponendo l'affissione di un ritratto di re Vittorio Emanuele III. Il giorno dopo occuparono anche il Palazzo della Provincia obbligando il governatore Luigi Credaro alle dimissioni. Dopo due giorni di occupazione i fascisti consegnarono l'edificio alle autorità italiane con una cerimonia che prevedeva gli onori ai gagliardetti fascisti da parte dei militari[5].

Sempre nell'ottobre 1921, al Congresso di Roma, Starace fu nominato vicesegretario del Partito Nazionale Fascista, carica che mantenne fino all'ottobre del 1923.

La marcia su Roma[modifica]

Starace partecipò alla Marcia su Roma stabilendo il proprio quartier generale a Verona dove aveva il compito di occupare tutti i principali centri di potere della città (questura, prefettura, poste, telegrafo e la sede del quotidiano Corriere del Mattino). Dopo la buona riuscita del piano gli squadristi di Starace si diressero a Milano.

Il Fascismo al potere[modifica]

Nel 1923 a Starace è affidato l'incarico di creare la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) di cui Starace sarebbe divenuto Luogotenente Generale. Nell'ottobre 1923 lasciò l'incarico di vice-segretario nazionale per assumere quello di comandante della Milizia di Trieste.

Alle Elezioni politiche italiane del 1924 fu eletto deputato nel collegio di Sannicola, ma compresso nella sua regione d'origine da Caradonna e Crollalanza, aveva perso alla lunga la sua base locale e non era più molto radicato sul territorio. Inoltre la costituzione (1923 e 1927) delle due nuove province di Taranto e Brindisi, a danno della Lecce di Starace, era un fattore di un suo ulteriore indebolimento politico. Starace ritornò alla vicesegreteria del partito nel 1926. Il 18 dicembre 1928 Starace fu inviato a Milano per ripulirne la federazione all'epoca molto chiacchierata.

In seguito alle indagini promosse da Starace emersero precise responsabilità del podestà di Milano Ernesto Bellone che fu inizialmente sospeso a tempo indeterminato dal partito, poi fu espulso e condannato a cinque anni di confino. Lo scandalo travolse anche il federale di Milano Mario Giampaoli che fu destituito. Il 19 maggio 1929 Starace comunicò a Mussolini il buon esito delle indagini e l'avvenuta destituzione di tutti i colpevoli.

  « Dopo cinque mesi di lavoro durante i quali ho compiuto ogni sforzo per corrisponder sia pure in parte alla fiducia che in me avete riposto vi garantisco che il fascismo milanese riordinato nella sua organizzazione e rinsaldato nello spirito é più che mai sensibile all'onore di ricevere vostri ordini. Starace »
 
(Dalla lettera inviata da Starace al Duce, al termine delle indagini svolte a Milano 19 maggio 1929)

Segretario del PNF[modifica]

Starace (al centro) e Italo Balbo (primo da destra) all'Alfa Romeo.

La sua fedele acquiescenza nei confronti dell'uomo di Predappio gli consentì di fare carriera: il 7 dicembre 1931 fu nominato segretario nazionale del Partito Fascista, sostituendo Giovanni Battista Giuriati anche se ciò comportò obiezioni.

In questa veste operò per diffondere una capillare presenza del partito nella vita della società, coinvolgendo nella fascistizzazione le masse, in organizzazioni ed in manifestazioni che includevano ed inquadravano «fascistamente» i cittadini, dalla scuola elementare all'università, al dopolavoro.

Profondendo tutto sé stesso nell'arduo compito di trasformare una popolazione divisa da gap storici, sociali, culturali e geografici nel "granitico blocco" tante volte evocato dalla sua propaganda, di forgiare le coscienze disincantate e spesso ciniche degli italiani in un 'fiume di volontà' che scorresse con irruenza nella direzione indicata da Mussolini Starace ottenne molto meno successo di quanto ne ottenne Goebbels in Germania. In particolare il suo insistere sulla continua esibizione di uniformi e sulla pratica callistenica e ginnica (viste come fondamento del motto latino mens sana in corpore sano) fecero assumere a certe manifestazioni della "vita pubblica" fascista ritmi e aspetti teatrali.

Al fine di fascistizzare anche le organizzazioni giovanili, Starace portò sotto il controllo diretto del PNF sia l'Opera Nazionale Balilla che era diretta da Renato Ricci; sia i Fasci giovanili che furono sciolti e fatti confluire nella nuova Gioventù Italiana del Littorio (GIL) intorno alla quale si stringevano i Figli della Lupa e le Giovani Italiane.

Alla fine di agosto 1932, Starace a bordo di un'auto raggiunse la residenza di Mussolini a Villa Carpegna senza essere identificato dal servizio di sicurezza. Il fatto imarcò un dissidio fra Starace e l'Arma dei Carabinieri, ritenuta forse meno affidabile politicamente per il suo orientamento filo-monarchico. Fu anche presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, dal 1933 al 1939, in un periodo in cui il movimento sportivo era utilizzato dal regime per fini propagandistici.

Guerra d'Etiopia[modifica]

Achille Starace in Africa Orientale
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerra d'Etiopia.

Mussolini inviò Starace in Etiopia il più tardi possibile. La spiegazione più probabile per il ritardo è che Mussolini, pur desideroso di evidenziare una valida capacità militare delle formazioni fasciste, non volesse turbare il delicato equilibrio fra le forze armate filomonarchiche e le forze militari di partito.

A marzo Starace parti infine per l'Abissinia raggiungendo Asmara. Il 15 marzo 1936 Starace ripartì alla volta di Gondar alla testa di una colonna motorizzata, composta in prevalenza da camicie nere, occupando la città il 1º aprile.[6] La colonna guidata da Starace proseguì poi la sua marcia su Gorgorà raggiungendo il lago Tana e poi Bahar Dar. Su questa impresa Starace scrisse al ritorno in Italia un'opera intitolata "La marcia su Gondar". L'opera staraciana pur ottenendo un notevole successo non godè della prefazione di Mussolini[7], che toccò invece alla "Guerra d'Etiopia" del maresciallo Pietro Badoglio. Raccolse comunque l'apprezzamento di Gabriele D'Annunzio che gli invio il 28 febbraio 1937 tramite lettera e che fu pubblicato sul Corriere della Sera.

Il declino politico[modifica]

Nel 1939 il consenso al regime appare in calo (restrizioni suntuarie, prospettive di guerra, alleanza con i tedeschi). Anche Ciano subiva un appannamento, tuttavia la neutralità proclamata dal suocero lo rilanciò. Il 29 ottobre 1939 Mussolini comunica a Starace la sua destituzione da segretario del partito, e il suo assegnamento alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale come capo di stato maggiore.

Forse l'allontanamento di Starace fu il tentativo da parte di Mussolini di ritrovare il consenso della piccola borghesia, base sociale del regime, che vedeva sempre più allarmata crescere la tentazione della guerra. Secondo Renzo De Felice infatti Starace avrebbe assunto, almeno inizialmente, atteggiamenti filogermanici eccessivi [8]: il Manifesto del razzismo Italiano fu infatti una creazione di Starace, anche se non esclusiva; anche la rivista "La Difesa della Razza" avrebbe visto Starace quale entusiasta promotore.

Più recentemente, lo storico Roberto Festorazzi avanzò il dubbio che difficilmente Starace avrebbe potuto essere stato allontanato dalla segreteria a causa di un atteggiamento filotedesco, essendo questo diventato l'indirizzo della politica estera italiana, e che forse i motivi potessero essere altri.[9]

Il 21 dicembre 1940 Puntoni, aiutante del re, riceve il colonnello Aimé, capo del SIM, che gli accenna a frequenti rapporti fra Ciano, Farinacci, e Starace: "...lascerebbero credere a una cospirazione antimonarchica"[senza fonte] Vera o no che fosse quest'ultima ipotesi, Farinacci si distingue per le accuse a Badoglio (notoriamente dalla parte del sovrano) in relazione all'attacco alla Grecia, e critico per la condotta bellica contro i greci sarebbe stato anche Starace; Farinacci fu anche l'unico - fra gli uomini di spicco del fascismo - a difendere Starace dopo la sua caduta politica.[senza fonte]

Arrivato sul fronte greco, Starace partecipò alla Campagna italiana di Grecia dove nel 1941 fu ferito e rimpatriato. Il 16 maggio 1941 fu rimosso dall'incarico di Capo di Stato Maggiore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, con comunicazione giunta da Mussolini tramite lettera. Le ragioni politiche del drastico allontanamento di Starace da ogni carica di rilievo debbono essere tuttora chiarite in sede storica: all'epoca si ipotizzarono alcuni commenti negativi relativi alle deficienze dell'esercito italiano palesatesi nell'invasione anti-ellenica.

Gli ultimi anni[modifica]

Nell'agosto 1943 il capo della polizia Senise fece arrestare Starace, che fu condotto a Forte Boccea (probabilmente per la sua qualità di alto ufficiale dell'esercito), venendo rilasciato poco tempo dopo. Il 23 agosto 1943 sono arrestati Muti, Bottai, Galbiati e Teruzzi, accusati di avere collegamenti sospetti con l'ambasciata tedesca.

Dopo l'8 settembre del 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana, nella quale, tuttavia, restò emarginato da ogni incarico politico di rilievo.

Mussolini, anzi, si stancò presto delle sue lagnanze, espresse in missive inviate quasi quotidianamente come al tempo in cui, da segretario del Partito, inviava giornalieri rapporti. Con il sospetto che Starace fosse invischiato in qualche oscura trama massonica insieme a Badoglio fu arrestato ed internato nel campo di concentramento di Lumezzane dal 30 giugno al 9 settembre 1944. Liberato dopo qualche mese, Mussolini diede ordine che non gli fosse consentito avvicinarlo e che non gli venissero inoltrate le lettere che Starace proseguiva a scrivere.

Starace restò quindi politicamente isolato e privo di grandi risorse economiche, in un modesto appartamento di Milano dove si coltivava un piccolo orto, sostenuto economicamente dalla figlia e dalla Federazione fascista di Milano.[10]

La fucilazione[modifica]

La mattina del 28 aprile del 1945 Starace, uscito di casa in tuta da ginnastica si apprestava ai quotidiani esercizi quando, credendo di riconoscerlo, alcuni partigiani gli rivolsero la parola mentre si allontanava. "Starace, dove vai?" gli chiesero, per sentirsi rispondere placidamente: "Vado a prendere il caffè".

Bloccato, l'ex gerarca venne condotto in un'aula del Politecnico dove venne sommariamente processato e condannato a morte per fucilazione. Per l'esecuzione Starace fu portato in Piazzale Loreto dove nel frattempo erano stati appesi i cadaveri di Mussolini, della Petacci e di altri gerarchi. Non intimorito rivolse il saluto romano al Duce prima di cadere fulminato dal plotone di esecuzione.[11][12]

Il cadavere fu in seguito appeso alla pensilina di una stazione di servizio, insieme agli altri corpi.

Starace nella vita quotidiana italiana[modifica]

Volute con convinzione da Starace, furono infatti rese obbligatorie alcune forme con le quali il fascismo (o perlomeno Starace) si proponeva di caratterizzare la vita pubblica degli italiani. Queste pratiche quotidiane venivano rese obbligatorie e diffuse attraverso i fogli d'ordine del PNF, che furono raccolti dal giornalista Asvero Gravelli nel Vademecum di stile fascista.

Una delle più note è la sostituzione della stretta di mano (considerata una «mollezza» anglosassone) col saluto romano, codificato fin nell'angolatura del braccio teso, che doveva ergersi a 170 gradi dal busto, con le dita della mano tesa, unite. La "vecchia" stretta di mano divenne uso da perseguire, ed in uno dei suoi innumerevoli fogli scrisse: «"Dedito alla stretta di mano", ecco la nota caratteristica da segnare nella cartella personale di chi persista in questa esteriorità caratteristica di scarso spirito fascista.».

Seguirono l'uso del «voi» al posto del «lei» nella lingua parlata e scritta e l'obbligatorietà dell'uso della divisa al sabato (il «sabato fascista») e alle feste. Starace istituì anche, per i gerarchi del Partito, periodiche manifestazioni ginnico - acrobatiche che prevedevano per i partecipanti l'esibizione in esercizi di prestanza e agilità sul tipo del salto nel cerchio di fuoco.

Motto fascista ancora parzialmente visibile su una casa di Caggiano

Stabilì le articolate forme del collettivo «saluto al Duce» (che lo stesso interessato avrebbe definito «una litania cui manca solo di risponder amen») e prescrisse che la parola «DUCE» si dovesse scrivere con tutte le lettere maiuscole. Più ancora, suggerì di decorare le facciate libere delle case con scritte riproducenti motti, slogan fascisti o il nome del Duce; intervenne perché nell'erigendo quartiere romano di San Basilio, una delle case popolari in costruzione (in realtà un gruppo di tre palazzine) avesse una pianta riproducente la parola «DVX», così che fosse «leggibile» dagli aerei in transito.

Propose anche di istituire l'obbligo di concludere tutte le lettere private con la frase «Viva il DUCE», ma Mussolini, ragionevolmente intuendo quale effetto sarebbe potuto scaturire nel caso di lettere non allegre, ad esempio di messaggi di condoglianze, oppure di comunicazioni poco gradevoli, categoricamente lo proibì, malgrado le sue insistenze. Fu invece d'accordo nell'iniziativa che prevedeva di lasciare le luci dello studio di Palazzo Venezia accese tutta la notte, così che i passanti potessero immaginare che Mussolini stesse lavorando anche di notte, qualunque ora fosse. Per non affondare nel ridicolo, però, pare che Mussolini incaricò un commesso di spegnere le luci dopo la mezzanotte.

Con la fase dell'autarchia, Starace sviluppò il progetto (già abbozzato da altri) di incrementare l'uso dell'orbace, una lana grezza e assai resistente prodotta in Sardegna, al posto dei tessuti tradizionali. La campagna dell'orbace, quanto meno, alimentò utilmente l'economia rurale dell'isola. Di orbace furono infatti le uniformi della Milizia e delle organizzazioni giovanili del regime.

Starace promosse inoltre una campagna per l'italianizzazione dei termini stranieri di uso comune. Astrusi sostantivi italiani rimpiazzarono quindi i corrispondenti stranieri, imponendosi ad esempio l'uso di «mescita» per bar, di «coda di gallo» per il cocktail, di «pallacorda» per il tennis, di «cialdino» per cachet, «arzente» per cognac e così via. Si arrivò al punto che il brano musicale St. Louis Blues fu inciso dal cantante genovese Natalino Otto con il titolo «Le tristezze di San Luigi».

Il lato tragicomico del fascismo[modifica]

Starace e Mussolini in una foto del 1938.

È ovvio indicare in Starace il catalizzatore principale delle energie della satira e dei lazzi popolari durante il fascismo. Le citazioni della prolifica penna staraciana sono innumerevoli, e la maggior parte di esse, intendendo per un momento astrarsi dalla tragicità dei momenti storici, sono a sé bastanti per rendere nozione di quanto Starace si fosse allontanato dal senso pratico nel suo perseguire un percorso propagandistico per il regime:

  « Chissà perché ci si attenda ancora a considerare la fine dell'anno al metro del 31 dicembre, piuttosto che a quello del 28 ottobre. L'attaccamento a questa consuetudine è indice di mentalità non fascista. »
   
  « Alla parola "comizio" d'ora innanzi prego di sostituire la parola "raduno di propaganda". Il comizio ci ricorda tempi superati per sempre. »
   

L'aneddotica è vastissima. Invitato una volta ad un convegno di medici, Starace vi arrivò con un'ora di ritardo ed agli innascondibili brontolii dei convegnisti (non si sarebbero potute elevare proteste, dato il suo ruolo) replicò disarmante: «Fate ginnastica e non medicina. Abbandonate i libri e datevi all'ippica». Quest'ultima frase divenne immediatamente un modo di dire assai diffuso, tuttora utilizzato quando si desideri sollecitare qualcuno (ritenuto inadeguato) a cambiare programma o interessi.

Galeazzo Ciano spiegava l'odio che gli italiani riservavano a Starace precisando, salacemente ma non senza centrare il punto, che gli italiani «possono perdonare a chi fa loro del male», ma non «a chi rompe loro le scatole». Si diceva infatti, a proposito del «bestiario» simbolico del fascismo: «La lupa, che è vorace; l'aquila, che è rapace; l'oca, che è Starace».

Dopo la sua morte prese a circolare una sorta di filastrocca, che recitava: «È morto Starace, vestito d'orbace, di nulla capace, requiescat in pace». Un'altra variante di questa filastrocca, recitava: «Qui giace Starace / vestito d'orbace / in pace rapace / in guerra fugace / a letto pugnace», che richiama l'esortazione da lui rivolta ai compatrioti, secondo la quale «tutti gli organi del partito funzionano: devono funzionare perciò anche gli organi genitali».[13]

Opere[modifica]

La marcia su Gondar, Arnoldo Mondadori Editore, 1936

Onorificenze[modifica]

Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
   
Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia
  — 17 maggio 1919 R.D. n.107
Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia
  — 24 agosto 1936 R.D. n.180

[14]

Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
   
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
   
Medaglia di bronzo al valor militare /4 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare /4 volte)
   
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro
  «in occasione della sua nomina a Segretario del P.N.F.»
— 7 dicembre 1931

[15]

Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, argento - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, argento
  «la medaglia in argento venne concessa ai 19 comandanti delle colonne delle squadre organizzate per convergere su Roma.»
— 1923

Note[modifica]

  1. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 23 "Quell'azione...destò una profonda impressione, suscitando l'approvazione di quanti erano seduti al Biffi e ai tavolini degli altri locali. I giornali uscirono con la cronaca dell'incidente e l'ardito sottotenente da poco richiamato alle armi ebbe il suo momento di gloria.
  2. ^ Franco M. Pranzo, "Starace", su Historia n° 142, Settembre 1969 pag. 31:"Il gesto coraggioso piacque a quanti in quel momento erano seduti al Biffi e negli altri locali della Galleria e in breve intorno al sottotenente dei bersaglieri si formò un cerchio plaudente."
  3. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 25 "Ciò che rende dubitabiile l'attendibilità del testimone è soprattutto il fatto di essere anonimo, per non parlare delle modalità irrituali con cui il collaboratore di polizia riferisce di aver raccolto la confidenza. L'uomo che racconta l'episodio di guerra è infatti "un ex bersagliere" il quale avvicina per caso l'informatore dell'OVRA dopo un'adunata del regime, domandando dove fosse una certa strada di Milano che non conosceva.
  4. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 35 "Perathoner...si rifiutò per tre volte di esporre il tricolore, accanto alla bandiera tirolese, in piazza Walter e, per ostacolare la circolazione della nuova moneta, la lira, fece coniare banconote da cento, cinquanta, venticinque e dieci corone.
  5. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 38 "Starace ottenne che, durante la cerimonia che segnava il trapasso dei poteri, i reparti militari tributassero onori ai gagliardetti fascisti.
  6. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 144 "Starace si conquistò la gloria sul campo con l'impresa dei Gondar. Alla testa di un imponente corpo dio spedizione motorizzato, il gerarca partì da Asmara il 125 marzo e in soli 15 giorni, dopo una marcia forzata di seicento chilometri, raggiunse la città santa di Gondar."
  7. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 153 "Il volume, intitolato La marcia su Gondar, fu un vero best-seller. Stampato da Mondadori, il libro non piacque però a Mussolini, il quale infastidito dal titolo che scimiottava un'altra e ben più decisiva marcia, quella su Roma, gli negò la prefazione."
  8. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 176 "Renzo De Felice imputò la causa dell'allontanamento di Starace alla sua presunta ostinazione filohitleriana e interventista.
  9. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 173 "Fosse stato davvero funzionale a una linea politica intransigentemente bellicista, probabilmente il bersagliere di Gallipoli sarebbe rimasto al suo posto. Invece affacciamo il dubbio che la sua destituzione non fosse unicamente dovuta a un inevitabile logoramento, ma a una incrinatura sotterranea della sua fedeltà politica al Duce, almeno sul piano della politica estera.
  10. ^ Franco M. Pranzo, "Starace", su Historia n° 142, Settembre 1969 pag. 31:"Si hanno le prove che fu aiutato dalla Federazione fascista con un assegno mensile che non bastava certo a farlo vivere in mezzo agli agi."
  11. ^ Pierluigi Baima Bollone. Le ultime ore di Mussolini, Mondadori, oscar storia, 2005, p.198: "Achille Starace, che è stato arrestato per strada, ha subito un processo sommario ed è stato trasportato a piazzale Loreto per l'esecuzione. Per nulla intimorito, fa il saluto romano davanti al cadavere del Duce e viene immediatamente fucilato.
  12. ^ Antonio Spinosa L'uomo che inventò lo stile fascista, Mondadori, Milano, 2002
  13. ^ Marta Boneschi. Senso - I costumi sessuali degli italiani. Mondadori, p.124
  14. ^ [1]
  15. ^ [dal libro Guerre e Decorazioni 1848-1945 di Giuseppe Morittu]
Predecessore: Segretario del PNF Successore: National Fascist Party logo.svg
Giovanni Giuriati dicembre 1931 - 31 ottobre 1939

Ettore Muti

 

Fonte: wikipedia