IL REVISIONISMO SU BELZEC 3^ parte

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4.6. “La superficie reale delle fosse comuni”

 51 In questo paragrafo ho rilevato quanto segue: «Gli accertamenti di A. Kola riguardo alla superficie e al volume delle fosse comuni sono in realtà piuttosto aleatori. Egli stesso, come abbiamo visto nel § 5, ha rilevato: “Nella prima zona fu rilevata l'unione di fosse vicine più piccole in fosse più grandi possiamo supporre  a causa della distruzione delle pareti di terra che le separavano”. E alcune pagine dopo ha aggiunto: “Confusioni supplementari nelle strutture archeologiche furono prodotte dagli scavi intensivi subito dopo la guerra, quando la popolazione locale cercava gioielli. Questi fatti rendono difficoltoso per gli archeologi definire esattamente i contorni delle fosse comuni”. I Tedeschi lasciarono Bełżec nel settembre del 1943. I Sovietici vi arrivarono nell'ottobre 1944. Nell'ottobre 1945 il tribunale provinciale di Zamość aprì un'inchiesta sul presunto campo di sterminio. Il 14 ottobre il testimone Stanisław Kozak dichiarò: “Dopo la rimozione della recinzione la popolazione dei dintorni cominciò a scavare il terreno del campo alla ricerca di oro, brillanti e altri oggetti preziosi lasciati dagli Ebrei. Ciò dura ancora oggi. Si spiega così la grande quantità di ossa umane che sono sparpagliate nell'area dell'ex campo e la grande quantità di buche  scavate”. Altri testimoni, come Eustachy Ukraińsky 162 e Eugeniusz Goch 163 confermarono questa dichiarazione. Nel suo rapporto dell'11 aprile 1946 il pubblico ministero di Zamość scrisse: “Attualmente l'area del campo è completamente scavata dalla popolazione dei dintorni alla ricerca di oggetti preziosi. In conseguenza di ciò sono venute alla luce le ceneri di cadaveri umani e di legna, ossa carbonizzate e ossa solo parzialmente carbonizzate”. Per di più, come abbiamo visto sopra, 9 fosse erano state scavate per disposizione del giudice istruttore distrettuale Cz. Godziszewski il 12 ottobre 1945. L'area del campo rimase esposta agli scavi della popolazione locale fino alla fine del 1963, quando esso fu trasformato in monumento con la costruzione dell'attuale recinzione 164 . Quante fosse vi furono scavate in un paio di decenni?»165. Muehlenkamp replica così: «Come risulta evidente dalla citazione da parte di Mattogno dell’affermazione di Kola all’inizio di questo paragrafo, il gruppo di lavoro di Kola era ben consapevole delle difficoltà create dalle predazioni del dopoguerra nella localizzazione delle fosse comuni. Si può così presumere che, contrariamente alle accuse di Mattogno alla fine di questo paragrafo, Kola e il suo gruppo di lavoro considerò la possibilità di una modificazione originale della forma o della superficie delle fosse dovute agli scavi predatori». Ma la mia “accusa” è questa: A. Kola, che doveva fornire la “prova materiale” del presunto sterminio in massa a Bełżec, non ha tenuto conto di questi fatti, perciò la planimetria delle fosse da lui indicata è del tutto aleatoria, al pari della loro superficie, del loro volume e del loro stesso numero». In altri termini, io affermo che le 33 fosse con superficie di 5.490 metri quadrati e 21.310 metri cubi identificate da Kola comprendono anche tutte le fosse e gli scavi precedenti menzionati sopra, mentre Muehlenkamp sostiene che egli «considerò la possibilità» di ciò, cosa che ho scritto pure io. Ma il problema è che per lui si trattava di una possibilità puramente teorica che non ha tradotto in pratica neppure in forma dubitativa, asserendo ad esempio che numero, superficie e volume delle fosse comuni originarie erano almeno probabilmente minori di quanto da lui accertato. Muehlenkamp afferma inoltre che

Note:

 162 Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 1119.

163) Idem, p. 1135.

164) Ciò avvenne il 1° dicembre 1963. R. Sforni, Il sabba di Bełżec, op. cit., p. 98.

165) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 118-119.

52 «le modificazioni della struttura delle fosse dovute agli scavi predatori non cambia il fatto che l’area della maggior parte delle fosse identificate da Kola», 26 su 33, secondo il suo conteggio, come dimostrerebbero le figure delle fosse pubblicate da Kola, «ha una forma geometrica regolare (quadrato, rettangolo, trapezoide)», perciò, conclude Muehlenkamp, «è evidente che queste forme regolari difficilmente possono essere state il prodotto di scavatori di fosse».

CM belzec7.jpgDocumento 7

Egli mi dà qui l’opportunità di un ulteriore approfondimento di questa importante questione. In realtà le forme geometriche delle fosse comuni delineate da Kola non costituiscono un fatto, ma una sua arbitraria congettura.A p. 70 del suo libro Kola pubblica la mappatura delle trivellazioni eseguite nell’area del campo a 5 metri di distanza l’una dall’altra166 I cerchietti rappresentano le 2.227 trivellazioni eseguite da Kola, quelli colorati in rosso le trivellazioni che hanno rilevato la presenza di fosse comuni, che dovrebbero essere 236 ma in questa mappatura sono 229. Unendo questi cerchietti si ottengono 21 aree da cui Kola ha desunto il numero e la forma delle fosse.










CM belzec8.jpgDocumento 8

Tuttavia queste aree non hanno nulla a che vedere né con il numero, né con la forma di queste fosse, come risulta evidente dal confronto tra queste aree e i relativi disegni di O’Neil 167:

• le aere n. 1 e 2 dovrebbero corrispondere alle fosse n. 13, 33, 32 e 9,

• l’area n. 3 alla fossa n. 29,

• l’area n. 4 e 5 alla fossa n. 26,

• l’area n. 5 alla fossa n. 25,

• l’area n. 6 alle fosse 27, 28, 30 e 31,

• l’area n. 7 alle fosse 12 e 24,

• l’area n. 8 alla fossa n. 10,

• l’area n. 9 e 11 alla fossa n. 14,

• l’area n. 10 alle fosse 16 e 17,

• l’area n. 12 alle fosse 15, 18 e 19,

• l’area n. 13 alla fossa n. 20,

• l’area n. 14 alla fossa n. 8,

• l’area n. 15 alla fossa n. 7,

• l’area n. 16 alla fossa n. 22,

• l’area n. 17 alle fosse n. 6 e 23,

• le aree n. 18 e 20 alla fossa n. 5,

• l’area n. 19 alla fossa n. 3,

• l’area n. 21 alle fosse n. 1 e 4,

• le 3 trivellazioni a destra dell’area 19 alla fossa n. 2,

• la (una sola!) trivellazione sotto l’area 14 alla fossa n. 11,

• la (una sola!) trivellazione sotto l’area 15 alla fossa n. 21.

Come si vede, «definire esattamente i contorni delle fosse comuni» era tanto «difficoltoso» che Kola li ha definiti in modo del tutto fantasioso e arbitrario. I suoi disegni delle fosse comuni, con le 26 forme geometriche su 33 che Muehlenkamp afferma di aver individuato, sono dunque puramente fittizi e non corrispondono affatto ai risultati delle trivellazioni. D’altra parte, poiché le trivellazioni sono orientate secondo linee ortogonali nord–sud ed ovest–est, è facile trovare nelle aeree summenzionate linee rette ed angoli retti, che però non seguono l’andamento dei contorni delle fosse, bensì, appunto, quello delle trivellazioni. Come ho rilevato sopra, sia la posizione sia la forma delle fosse presuntamente identificate da Kola sono chiaramente incompatibili con la presunta razionalizzazione scientifica dello sterminio che viene attribuita ai Tedeschi, concetto che ho espresso paradossalmente scrivendo che «se il

 Note:

 166) Vedi documento 7.

167) Vedi documento 8.

 53 comandante di Bełżec avesse fatto scavare le fosse comuni in questa disposizione, sarebbe stato fucilato per sabotaggio».

CM belzec9.jpgDocumento 9

Ciò risulta particolarmente evidente dal confronto della pianta di O’Neil con quella di Arad168, che ho orientato allo stesso modo. In tale pianta, le fosse comuni sono indicate dai rettangoli contrassegnati dai n. 18 e 19; quest’ultimo rappresenta un fossato anticarro usato come fossa comune169. Come ho osservato nel mio studio, «se si prende in esame la pianta di Bełżec pubblicata da Yitzhak Arad, si deve concludere che gli alloggi delle guardie ucraine, gli impianti sanitari (barbieri, infermeria, dentisti per SS e Ucraini), la cucina per le guardie ucraine, il garage e i laboratori di calzoleria e sartoria (indicati nella pianta con i numeri 3,4,5, 7 e 8) si trovavano a ridosso di fosse comuni o addirittura sopra di esse!». La pianta di Arad è perlomeno razionale e bisogna ritenere, con Muehlenkamp, che essa sia «presumibilmente basata» sulle osservazioni fatte «dal personale del campo e dai detenuti permanenti» del campo di Bełżec, come le altre affermazioni di Arad da lui addotte.










CM belzec10.jpg

Documento 10

Se si confronta la pianta di O’Neil anche con quella disegnata dall’ex SS-Unterscharführer Robert Jührs170, bisogna inoltre concludere che l’area delle fosse comuni era limitata esclusivamente al quadrante nord-ovest del campo, che copriva meno di un quarto della sua superficie, sicché le fosse di Kola n. 1, 2, 3, 4, 5, 15, 18, 19, 20 ne restavano al di fuori completamente, la fossa n. 14 per metà. Poiché queste fosse hanno un volume complessivo di 7.775 metri cubi, ne consegue che le fosse originarie non occupavano più di (21.310 – 7.775 =) 13.535 metri cubi, con una superficie di circa 3.500 metri quadrati. In conclusione, il numero, la forma e le dimensioni delle fosse comuni presuntamente individuate da Kola sono del tutto arbitrari, la loro posizione è irrazionale e in contrasto con le testimonianze di ex detenuti (Reder) e di imputati (Jührs), con le indagini polacche (Commissione di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia) e con la storiografia (Arad).

 

    1. La capienza delle fosse comuni”

 In questo paragrafo ho addotto a titolo di confronto una reale esumazione di cadaveri eseguita in fosse comuni presso il campo di Treblinka I: «Nell'agosto 1944 i Sovietici trovarono 3 fosse comuni con superficie totale di circa 150 metri quadrati e volume di circa 325 metri cubi, di cui 250 effettivamente utilizzati (i cadaveri erano coperti da uno strato di sabbia di circa 50 centimetri) che contenevano in tutto 305 cadaveri, dunque 1,2 cadaveri per metro cubo171. Un anno dopo i Polacchi, nel bosco di Maliszewa, circa 500 metri a sud del campo di Treblinka I, scoprirono 41 fosse comuni con una superficie complessiva di 1.607 metri quadrati le quali, secondo la stima del giudice Łukaszkiewicz, contenevano 6.500 cadaveri. Secondo il medico legale, infatti, una fossa di metri 2 x 1 x 1 conteneva 6 cadaveri, ossia 3 cadaveri per metro cubo172. Dunque anche l'ipotesi puramente teorica che le fosse comuni originarie potessero contenere 170.500 cadaveri resta priva di basi materiali e la cifra effettiva dev'essere notevolmente ridimensionata». Muehlenkamp afferma che questo confronto è «semplicemente ridicolo». Ed eccone il motivo: «Dovrebbe essere facilmente comprensibile che il numero dei corpi seppelliti per metro cubo in altre fosse comuni in altri luoghi, usando altri metodi e con in mente altri scopi non è di alcuna importanza per sapere quanto volume disponibile delle fosse fu usato a Bełżec o in altri campi dell’ Aktion Reinhard(t). Le fosse del campo di lavoro del campo di Treblinka I presso il campo di sterminio di Treblinka II menzionate da Mattogno, contenevano ovviamente i cadaveri di lavoratori morti o uccisi, tutti o in maggioranza adulti, che furono

 Note:

168) Vedi documento 9.

169) Y. Arad, Bełżec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard death camps, op. cit., pp. 436-437.

170) Vedi documento 10.

171) C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op. cit., pp. 97-98.

172) Idem, pp. 110-111.

 54 semplicemente gettati nelle fosse senza riguardo al maggiore sfruttamento possibile del volume della fossa. D’altra parte a Bełżec le vittime erano per lo più donne e bambini e come in altri campi dell’ Aktion Reinhard(t) i corpi vi erano accuratamente disposti nelle fosse in modo tale da sfruttare il più possibile il volume disponibile delle fosse, come già mostrato nel paragrafo 4.1.». Muehlenkamp è tanto immerso nelle sue inconsistenti congetture che il confronto con la realtà gli appare «ridicolo». La sua spiegazione si basa appunto su una semplice congettura, che cioè a Bełżec i presunti cadaveri fossero stati «accuratamente disposti nelle fosse in modo tale da sfruttare il più possibile il volume disponibile delle fosse». Come ho dimostrato sopra, questa congettura non solo non è suffragata da alcuna prova, ma è categoricamente smentita dalle testimonianze di Reder e di Gerstein. Dal confronto con le fosse comuni di Treblinka I non ho tratto la conclusione che anche le fosse comuni di Bełżec potessero contenere solo 3 cadaveri per metro cubo, ma che la cifra puramente teorica di circa 170.500, basata sulla presenza di 8 cadaveri per metro cubo (21.310 x 8) era sicuramente eccessiva. Sopra ho rilevato che 6 cadaveri di adulti equivalgono a 7,20 cadaveri di adulti e bambini–ragazzi nel rapporto di 2:1. I 3 cadaveri di adulti delle fosse comuni di Treblinka corrispondono pertanto a 3,6 cadaveri di adulti e bambini–ragazzi delle ipotetiche fosse comuni di Bełżec. Perciò, volendo quantificare, le fosse comuni di Kola avrebbero potuto contenere (21.310 x 3,6 =) 76.716 dei circa 434.000 o 600.000 cadaveri dei presunti gasati. Indi Muehlenkamp tenta un’incursione nella realtà con un paragone, quello sì, «semplicemente ridicolo»: «Per illustrare ulteriormente fino a che punto le fosse erano piene in questi campi c’è la lamentela fatta nell’ottobre del 1942 dal comandante locale di Ostrow circa l’odore insopportabile dei corpi degli Ebrei seppelliti “non adeguatamente” a Treblinka, che a quanto pare aveva raggiunto questi signori del posto di comando, a 20 km di distanza da campo». Il testo originale del documento dice «nicht ausreichend beerdigt»173, ossia «seppelliti insufficientemente», il che può significare soltanto che erano stati ricoperti di uno strato insufficiente di terra, perciò si diffondeva la puzza. Ma che cosa c’entra questo col presunto «maggiore sfruttamento possibile del volume della fossa» ocon la presunta disposizione accurata dei cadaveri nelle fosse? Per di più, nulla esclude che il documento in questione si riferisse ai circa 6.800 cadaveri summenzionati di Treblinka I, eventualità che rende ancora più ridicolo il paragone di Muehlenkamp. Egli conclude asserendo che Mattogno «paragona mele con arance, una nota tattica delle menzogne “revisionistiche”». Come ho dimostrato sopra, è lui che paragona letame con corpi umani, una nota tattica delle menzogne “olocaustiche”.

 “Spiegazioni alternative”

Muehlenkamp dichiara che «le conclusioni della storiografia (cui credo che Mattogno non appartenga) circa l’assassinio di almeno 434.000 persone nel campo di sterminio di Bełżec sono compatibili non solo con le fosse comuni localizzate e descritte da Kola, ma anche con le altre prove, costituite da testimonianze oculari di testimoni, deposizioni di imputati, documenti e dati demografici». Sopra ho dimostrato la totale inconsistenza delle sue obiezioni e conseguentemente di queste conclusioni. Ciò che invece qui è importante sottolineare, è il fatto che Muehlenkamp omette tutta

 Nota:

 173) Archivio Nazionale di Washington, T 501, Roll 219, fotogramma 461.

 55 la mia discussione sui ritrovamenti archeologici (strutture edilizie) di Kola, ossia l’intero paragrafo 5, Le indagini archeologiche polacche: gli edifici174, del capitolo che egli ha preteso di confutare. L’omissione è grave, perché Kola non ha trovato la minima traccia dei due presunti edifici di gasazione, come ha ammesso R. O'Neil dichiarando: «Non abbiamo trovato alcuna traccia delle baracche di gasazione risalenti alla prima o alla seconda fase della costruzione del campo»175. Riassumo le conclusioni della mia analisi dei ritrovamenti di Kola. Riguardo al presunto primo edificio di gasazione: «Ricapitolando, la baracca di S. Kozak [le presunte camere a gas] si trovava in un luogo diverso dai resti della “costruzione D”176; fu costruita espressamente come struttura di gasazione, mentre la “costruzione D” fu eretta con diversa funzione; misurava m 12 x 8 contro i m 26 x 12 di quest' ultima; era suddivisa in tre locali contro i sei della “costruzione D”, e infine nelle vicinanze di quest'ultima non c'è alcuna traccia della ferrovia campale: dunque la descrizione di S. Kozak è in totale disaccordo con i ritrovamenti archeologici».Riguardo al presunto secondo edificio di gasazione: «Ricapitolando, da un lato i reperti archeologici contraddicono le testimonianze e gli accertamenti giudiziari rendendoli inattendibili; dall'altro l'ipotesi di A. Kola circa la funzione della “costruzione G”177 è  contraddetta dalle testimonianze e dagli accertamenti giudiziari. Ma, se si accetta la tesi ufficiale, non è possibile svincolarsi da queste fonti: o le camere a gas sono esistite come le descrivono i testimoni, o non sono esistite affatto. E poiché i reperti archeologici contraddicono i testimoni, le camere a gas della seconda fase del campo non sono mai esistite». I penosi e inani sforzi di Kola per individuare le presunte camere a gas confermano pienamente che questo, insieme all’individuazione delle fosse comuni, era lo scopo prioritario delle sue ricerche. Muehlenkamp, che si è accanito su ogni particolare dei miei argomenti, qui ha taciuto, evidentemente perché non sapeva che cosa controbattere. Egli ha taciuto la verità per lui troppo imbarazzante che le dichiarazioni dei “testimoni oculari” sulle camere a gas sono state nettamente smentite dalle indagini archeologiche di Kola, sicché nessuno può dire, se non per un atto fideistico, che siano realmente esistite. E non ci si venga a dire che, di tutte le strutture edilizie che si trovavano al campo, le SS avrebbero distrutto fin dalle fondamenta soltanto le presunte camere a gas, lasciando intatte le fondamenta delle altre: forse perché sapevano già che una cinquantina di anni dopo Kola sarebbe andato a cercarle con la sua trivella a mano? Ma ormai nessuno potrà più cercare nulla. Come risulta dalle fotografie pubblicate in rete178, i lavori per la costruzione del memoriale hanno sconvolto il terreno dell’ex campo di Bełżec. Una camminamento a mo’ di trincea di cemento armato attraversa il campo nella sua lunghezza e la superficie del campo è stata ricoperta di grosse pietre179, sicché ormai qualunque verifica dei dati addotti da Kola è diventata impossibile. Muehlenkamp ha taciuto inoltre tutti gli argomenti che dimostrano quanto sia insensata la storia delle camere a gas di scappamento di un motore Diesel da me addotti nel libro Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp, pp. 139-170, ai quali avevo esplicitamente rimandato:« Non ho invece ritenuto opportuno riproporre le obiezioni tecniche relative alla gasazione con i gas di scarico di un motore Diesel che valgono per le presunte camere a gas di Treblinka quanto per quelle di Bełżec»180

Note:.

 174) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 123-129.

175) Idem, p. 129.

176) I resti di una costruzione che Kola voleva spacciare per primo edificio della gasazione.

177) I resti di un’altra costruzione che Kola voleva spacciare per secondo edificio della gasazione

178) Nel sito http://www.deathcamps.org/Bełżec/buildingsite.html.

179) Nel sito http://www.scrapbookpages.com/Poland/Belzec/Belzec02.html

180) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 8.

56 Riporto i titoli dei relativi paragrafi e un brevissimo accenno al contenuto per darne solo un’idea, premettendo che il tutto rientrava in un preteso segreto di Stato ordinato dalle massime autorità nazionalsocialiste:

1) Progettazione e costruzione dei “campi di sterminio” orientali: “campi di sterminio” costruiti senza una precisa progettazione e uno specifico bilancio;

3) Motore Diesel o motore a benzina?: inadeguatezza di un motore Diesel rispetto a uno a benzina per lo sterminio con i gas di scarico;

4) La “lotta” tra il gas di combustione e l’acido cianidrico: scelta del gas di scarico di un motore Diesel nonostante la consapevolezza che fosse inadeguato rispetto allo Zyklon B;

5) La “missione” di Kurt Gerstein: l’assurda vicenda di un ufficiale SS inviato a sostituire il sistema di sterminio dei campi orientali mediante gas di scarico di un motore Diesel, perché considerato inadeguato, con il sistema dell’acido cianidrico, e ritornato senza aver fatto nulla e senza render conto a nessuno del suo operato;

6) Motori russi o motori tedeschi?: l’assurdo impiego di vecchi motori Diesel russi per attuare il presunto sterminio, che tra l’altro, avrebbe costretto i gasatori a catturare carri armati russi intatti o a chiedere i pezzi di ricambio a Stalin;

7) Camere a gas o camere di asfissia?: l’assurda costruzione di camere a gas dove le vittime sarebbero morte per gasazione in circa 30-40 minuti, per asfissia in circa 20-30 minuti;

8) Il problema della pressione nelle camere a gas: la sovrappressione generata dal motore Diesel (funzionante come un compressore) avrebbe fatto esplodere la camera a gas o equilibrato quella del motore, spegnendolo in pochi minuti.

 Si aggiungano le contraddizioni inesplicabili dei due “testimoni oculari” fondamentali: Gerstein parla inequivocabilmente di un «motore Diesel» (Dieselmotor), Reder, altrettanto inequivocabilmente, di un «motore con propulsione a benzina», di un «motore azionato a benzina» (motor pędzony benzyną) che consumava «4 bidoni di benzina al giorno» o «circa 80-100 litri di benzina al giorno». Gerstein attribuisce inoltre ai gas di scarico del suo motore Diesel la morte delle vittime delle presunte camere a gas, Reder afferma invece che i gas di scarico del suo motore a benzina erano convogliati all'esterno delle camere a gas!181. Ciò che ho prospettato nel capitolo V del mio studio, e le critiche di Muehlenkamp che espongo sotto, devono essere considerate alla luce di tutto ciò. Sulla mortalità effettiva di Bełżec, ho ipotizzato che «sebbene sia impossibile stabilire il numero di questi morti, dalle considerazioni esposte sopra si può ipotizzare comunque un ordine di grandezza di qualche decina di migliaia». Muehlenkamp si chiede perché le SS avrebbero avuto bisogno di 33 fosse con superficie di 5.919 metri quadrati e 21.310 metri cubi per seppellire «qualche decina di migliaia» quando «già secondo i calcoli di Mattogno avrebbero potuto contenere circa 170.000 cadaveri?». L’obiezione è chiaramente pretestuosa, perché i 170.000 cadaveri sono soltanto una concessione polemica che non accetto come reale in quanto basata su una densità di cadaveri, sempre polemicamente, spropositata e un numero, una superficie e un volume delle fosse comuni del tutto arbitrari, come ho dimostrato sopra. Qui è importante rilevare che, mentre la discussione della tesi olocaustica esige l’assunzione del limite massimo teorico di volume di seppellimento (per cui, se esso poteva accogliere solo una parte dei corpi dei presunti gasati, la tesi della gasazione in massa cade e tutte le relative le testimonianze oculari risultano conseguentemente false e storicamente inutilizzabili), la discussione della tesi revisionistica non richiede nulla e resta aperta ogni possibilità. Persino la stima che ho esposto sopra di «qualche decina di migliaia» di vittime è una concessione eccessiva alla tesi olocaustica. In questo caso il ragionamento di Muehlenkamp vale esattamente al contrario: perché le SS di Bełżec, dovendo seppellire un numero molto limitato di cadaveri, avrebbero dovuto attuare un

 Note:

181) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 54.

 57 risparmio di spazio? Che cosa avrebbe impedito loro di seppellire 3 o addirittura 2 cadaveri per metro cubo? E di coprire le fosse comuni con uno strato di sabbia più spesso? Per questo motivo il calcolo del numero delle vittime in base al limite massimo teorico di volume di seppellimento non ha senso, perché non escluderebbe che il numero reale sia molto più basso. E la mia stima costituisce appunto il limite massimo teorico del numero delle vittime. Muehlenkamp gioca poi sulle parole per irridere ai termini da me usati. Nel mio studio ho parlato di «un atteggiamento molto duro dei Tedeschi verso gli Ebrei»182 che nella traduzione americana è stato reso con «very severe» e che egli declassa a «severe», aggettivo che considera eufemistico riguardo al trasporto da Kolomea a Bełżec del 10 settembre 1942, in cui furono ammassati 8.200 Ebrei in 51 vagoni; ma io l’ho descritto come «trasporto catastrofico»183: un altro “eufemismo”? Egli afferma che «non c’è nulla di “umano” nel trasportare 100 persone in un vagone ferroviario nel trasporto del 7 settembre 1942», mentre io ho scritto che «quando era possibile, i trasporti venivano effettuati in condizioni meno inumane»184, che non è certo la stessa cosa. Egli si sofferma minuziosamente su semplici ipotesi che avevo formulato per la mancanza di qualunque prova documentaria opponendomi ipotesi contrarie che valgono quanto le mie. Ma l’obiezione che egli ritiene essenziale è questa: «Infine, perché 434.000 Ebrei avrebbero dovuto essere trasferiti a Bełżec, un campo con una superficie di non più di 6 ettari? E dove si suppone che fossero stati portati da lì? Questa è una questione essenziale e ci si aspetterebbe che Mattogno avesse dedicato la maggior parte del suo libro a rispondervi, perché a meno che egli sia in grado di spiegare in modo plausibile la sorte di circa 434.000 Ebrei che a suo avviso non furono uccisi a Bełżec, tutta la sua cavillosità contro la sua selezione di prove sul campo di sterminio di Bełżec è piuttosto inutile. Tuttavia Mattogno dedica sei pagine (da 103 a 108) a Il campo di Bełżec nella politica tedesca di deportazione ebraica all’Est e da nessuna parte in questo capitolo cerca mai di delineare la traiettoria di una parte di questi 434.000 “all’est” dove afferma che andarono, cioè nei territori occupati dell’Unione Sovietica». Una tale obiezione, per riprendere l’espressione di Muehlenkamp, è «semplicemente ridicola». Com’egli sa bene, sul campo di Bełżec esistono pochissimi documenti, in massima parte risalenti al marzo 1942, dai quali si possono trarre solo ipotesi. Se esistessero documenti sul trasferimento di «almeno 434.000 Ebrei» da Bełżec «all’est», non esisterebbe la controversia a causa della quale ho redatto il mio studio: Bełżec sarebbe soltanto e indiscutibilmente un campo di transito. Ma dato che i documenti non esistono, è già molto se ho dedicato alla questione sei pagine. Muehlenkamp afferma inoltre che «a quanto pare Mattogno non si è reso conto che Kolomea è situata in Galizia, ad est di Bełżec [in realtà a sud–est], e che i rapporti su questo trasporto sono perciò documenti che mostrano che la pretesa che Bełżec fosse un luogo da dove Ebrei inabili “andranno oltre il confine e non ritorneranno più nel Governatorato generale” [come dice il rapporto di Fritz Reuters del 17 marzo 1942 e come io interpreto alla lettera] era soltanto una cinica menzogna». In realtà, proprio nella frase da cui Muehlenkamp ha isolato l’aggettivo “severe”, all’inizio del paragrafo Il campo di Bełżec alla luce dei documenti, ho scritto:

 Note:

 182) Per un errore questo passo non appare nella versione italiana.

183) Prima avevo parlato dell’ «arrivo di trasporti effettuati in condizioni disastrose – come quello che partì da Kolomea il 10 settembre 1942». Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 121.

184) Idem, p. 138.

 58 «I pochi documenti originali sulle deportazioni a Bełżec (dalla Galizia) che si sono conservati, pur mostrando un atteggiamento molto duro dei Tedeschi verso gli Ebrei, non confermano la loro presunta politica di sterminio ebraico totale». E qualche pagina dopo ho scritto: «Nella seconda metà di ottobre dalla Galizia occidentale partirono – verosimilmente alla volta di Bełżec – trasporti con un numero di deportati enormemente più basso di quello del 10 settembre da Kolomea»185. Ma non è questo che bisogna rimproverare a Muehlenkamp, bensì una grave omissione correlata. In tale contesto ho infatti rilevato che il 28 ottobre 1942 l’SS–Obergruppenführer Friedrich Wilhelm Krüger, lo Höherer SS– und Polizeiführer nel Governatorato generale, promulgò una “Ordinanza di polizia relativa all’istituzione di zone di residenza ebraica nei distretti di Varsavia e Lublino” (Polizeiverordnung über die Bildung von Judenwohnbezirken in den Distrikten Warschau und Lublin) che istituiva 12 zone di residenza ebraica; il 10 novembre 1942 egli designò altre 4 zone di residenza ebraica nel distretto di Radom, 5 nel distretto di Cracovia e ben 32 nel distretto di Galizia, due delle quali nella circoscrizione di Rawa Ruska (Rawa Ruska ghetto e Lubaczów), ed ho elencato tutte queste zone di residenza186. Ciò significa che il 10 novembre 1942 a Rawa Ruska, località situata a circa 20 km dal “campo di sterminio” di Bełżec, esisteva ancora un ghetto! Secondo Hilberg, il campo di Bełżec era destinato allo sterminio degli Ebrei del distretto di Cracovia e della Galizia187, e questi ultimi erano di gran lunga più numerosi. Il rapporto dell’SS– Gruppenführer Fritz Katzmann del 30 giugno 1943 dice che, fino al 10 novembre 1942, erano stati «evacuati o trasferiti» dalla Galizia 254.989 Ebrei, il 27 giugno 1943 434.329 188. Il rapporto Höfle, come si è visto sopra, menziona 434.508 deportati a Bełżec fino al 31 dicembre 1942. In tale data in Galizia (distretto di Lemberg) c’erano ancora 161.514 Ebrei189, il 37% del totale, che dunque non furono inviati al “campo di sterminio” che era stato creato per loro! Perché il 10 novembre 1942 furono create zone di residenza ebraica in Galizia? Perché Bełżec cessò la sua presunta attività di sterminio un mese dopo? Dove furono sterminati i restanti 161.514 Ebrei «evacuati o trasferiti» dalla Galizia ma non inviati a Bełżec? ome si è visto sopra, Muehlenkamp aggrava queste contraddizioni pretendendo che l’esumazione e l’arsione dei cadaveri a Bełżec fosse iniziata nel novembre 1942. Prima di chiarire la questione realmente essenziale, è bene soffermarsi sull’insinuazione di Muehlenkamp relativa alla mia presunta «selezione di prove sul campo di sterminio di Bełżec», vale a dire, omissione di «prove», che egli espone così: «Mattogno non ha menzionato né l’annotazione del diario di Goebbels del 27 marzo 1942 (per ragioni che dovrebbero essere facilmente comprensibili per chi legge la traduzione di Browning del suo primo paragrafo) né gli altri documenti citati da Browning, ad eccezione del rapporto del tenente della riserva Westermann, che sembra essere la stessa persona del “Leutnant der Schutzpolizei der Reserve (tenente della riserva della polizia di sicurezza) Wassermann” citato a p. 101 del libro di Mattogno». L’annotazione di Goebbels non menziona Bełżec e qui si parla di documenti su questo campo. Browning, nella discussione citata da Muehlenkamp 190, semplicemente suppone che essa parli degli Ebrei «inviati a Bełżec». Non si tratta dunque di un documento su Bełżec.

 Note:

 185) Idem, p. 139.

186) Idem, pp. 139-141.

187) La distruzione degli Ebrei d'Europa. Giulio Einaudi editore.Torino,1995, p. 502.

188) Rapporto di Katzmann a Krüger. L-18.

189) Rapporto Korherr, NO–5194, p. 11.

190) Evidence for the Implementation of the Final Solution: Electronic Edition, by Browning, Christopher R..V.C, Documentary Evidence concerning the Camps of Bełżec, Sobibor, and Treblinka. In: http://www.holocaustdenialontrial.com/trial/defense/brown...

 59 Di quest’annotazione, che ha un significato ben diverso da quello supposto da Browning, mi sono occupato dettagliatamente nella mia critica all’opera di Hilberg191.Gli altri cinque documenti citati da Browning e non da me non apportano granché alla conoscenza della questione. Un rapporto settimanale della Sezione Propaganda del 20 marzo 1942 menziona l’evacuazione di 35.000–38.000 Ebrei del ghetto di Lublino dal 16 marzo 1942 che dovevano essere «portati in direzione est» (nach Richtung Osten geschafft).Una nota di Türk del 20 marzo 1942 parla dell’ «esistenza di un campo di raccolta (Sammellager) ad una certa distanza dalla stazione di Bełżec sul confine del distretto che però è completamente chiuso» e dell’arrivo di un Kommando di 60 persone. Un altro rapporto, del 19 marzo 1942, menziona l’evacuazione di 30.000 Ebrei anziani e altri non inseriti nel processo produttivo «nella regione di Lublino» e precisa che «è da vedere fino a che punto questa evacuazione equivarrà ad una decimazione (Dezimierung)», il si riferisce più alla eventuale mortalità parziale degli Ebrei da deportare dovuta all’evacuazione stessa che non ad uno sterminio totale a Bełżec. Il protocollo di una conferenza sull’evacuazione ebraica che si tenne il 26 e 28 settembre 1942 annuncia che probabilmente dal 1° novembre 1942 sarebbe circolato «1 treno al giorno dal distretto di Lublino nord a Bełżec» e infine un rapporto del 17 ottobre 1942 riferisce, nel quadro delle azioni di evacuazione, che l’ebraismo era informato del suo destino e che un membro del consiglio ebraico di Lemberg aveva dichiarato che gli Ebrei portavano tutti un certificato di morte in tasca con in bianco solo il giorno della morte, un’iperbole in relazione con i timori o le aspettative di “decimazione” di cui sopra. E veniamo alla questione realmente essenziale, che è la risposta alla seguente domanda: in quale contesto vanno interpretate le deportazioni a Bełżec, inclusi i trasporti catastrofici come quello da Kolomea? Nel mio studio ho analizzato anzitutto «come e perché si formò l’attuale versione “accertata” della storiografia ufficiale su Bełżec», delineando la storia della propaganda nera sul campo che nacque già nei primi mesi del 1942. Ho riportato le “testimonianze oculari” sull’impianto di folgorazione di Bełżec,  ostituito da «una baracca dove c'è una lastra elettrificata in cui vengono effettuate le esecuzioni»; oppure da «una piattaforma metallica che funzionava come un elevatore idraulico che li calava in una enorme vasca piena d'acqua fino al collo delle vittime. [...]. Essi venivano folgorati con la corrente elettrica attraverso l'acqua. L'elevatore poi sollevava i corpi fino a un crematorio che si trovava sopra»; oppure da «una baracca, che contiene una stufa (o un forno: Ofen) elettrica. In questa baracca si svolgono le esecuzioni». Ho inoltre riportato le testimonianze sui treni della morte, che, attraverso un “tunnel”, scendevano nei locali di sterminio “sotterranei”: «Questi locali non avevano finestre, erano tutti di metallo e avevano un pavimento che poteva essere calato giù. Per mezzo di un meccanismo ingegnoso il pavimento, con tutte le migliaia di Ebrei, veniva calato in una cisterna che si trovava al di sotto del pavimento – ma solo finché l'acqua non arrivava ai loro fianchi. Allora attraverso l'acqua veniva fatta passare la corrente ad alta tensione e in pochi istanti tutte le migliaia di Ebrei erano stati uccisi. Poi il pavimento, con tutti i cadaveri, veniva tirato fuori dall'acqua. Si inseriva un'altra linea elettrica e queste grandi sale diventavano ora roventi come un forno crematorio fino a quando tutti i cadaveri non erano inceneriti. Potenti gru ribaltavano il pavimento ed evacuavano le ceneri. Il fumo veniva espulso attraverso grandi camini da fabbrica».

Nota:

191) Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. 2008. 9. Goebbels e il presunto sterminio ebraico, pp. 38-39, in: http://vho.org/aaargh/fran/livres8/CMhilberg.pdf

http://civiumlibertas.blogspot.com/2008/01/carlo–mattogno–raul–hilberg–e–i–centri.html.

  60 Oppure gli Ebrei venivano asfissiati in «un baraccamento sotterraneo»; oppure in una baracca mediante «gas e corrente elettrica ad alta tensione»; oppure «il pavimento della camera a gas, dopo l'uccisione degli Ebrei si apriva facendo cadere i cadaveri giù, da dove venivano portati ad una fossa comune con vagoncini»; oppure «i Tedeschi facevano passare nei muri dei fili elettrici che non erano isolati. Gli stessi fili passavano a terra. Quando la sala era piena di persone nude, i Tedeschi attaccavano la corrente. Era una gigantesca sedia elettrica»; oppure «il pavimento del “bagno” era metallico e al soffitto erano appesi dei pomi di doccia. Quando il locale era pieno, le SS inserivano la corrente ad alta tensione a 5000 volt nella piastra metallica. Nello stesso tempo i pomi delle docce sputavano acqua. Un breve grido e l'esecuzione era terminata»; oppure a Bełżec non c’era alcun impianto di sterminio, ma, secondo la “testimonianza oculare” di Jan Karski, gli Ebrei venivano ammassati su un treno, cosparsi di calce viva, portati a circa 80 miglia di Bełżec e lasciati morire nel treno immobile. Per non parlare della immancabile «fabbrica di sapone umano», che ovviamente utilizzava «le persone più grassottelle»192. Su queste macabre fantasie Muehlenkamp non dice nulla, e a ragion veduta, perché ne risulta una conseguenza devastante per la tesi ufficiale. Tregenza ha infatti appurato quanto segue: «Fin dall'inizio nel villaggio [di Bełżec] ognuno sapeva che cosa accadeva al campo. Ciò risultava dall'amicizia stretta tra il personale del campo e gli abitanti ucraini del villaggio, che ospitarono nelle loro case molti membri della guarnigione SS e “uomini di Trawniki” e furono a loro volta ben ricompensati per la loro “ospitalità”. Ciò includeva anche la prostituzione. Alcune ragazze – stando alle dichiarazioni di abitanti del villaggio – si sarebbero prostituite agli uomini di Trawniki in cambio di gioielli e altri oggetti di valore. Inoltre delle prostitute andarono a Bełżec anche da altre cittadine. Negli atti delle indagini della polizia popolare polacca ci sono riferimenti ad abitanti del villaggio che erano impiegati nelle più svariate installazioni del campo delle SS. In particolare, le tre sorelle della famiglia J. lavoravano nella cucina del comando SS e nella lavanderia SS, che apparteneva alla famiglia B. Il panificio del villaggio, che era di proprietà della famiglia ucraina N., era incaricata della cottura di alcune centinaia di pagnotte per la guarnigione SS, per gli “uomini di Trawniki” e per il migliaio di Ebrei che erano impiegati al campo. Il pane veniva consegnato con un carretto contadino da vari abitanti del villaggio al cancello del campo. Uno di essi era il già menzionato ebreo Mojzesz Hellman, che viveva clandestinamente a Bełżec col nome di Ligowski. Veniva pagato con oggetti preziosi o cognac. Quattro uomini operarono all'interno dell'area del campo, tra cui Dmitri N., che controllava o riparava docce e bagni degli “uomini di Trawniki”. Mieczysław K. e Wacław O. lavoravano come meccanici nel garage o come elettricisti del campo. L'elettricista Michał K. installò cavi e luce nel secondo edificio di sterminio, la cosiddetta “Fondazione Hackenholt” e avrebbe assistito occasionalmente a gasazioni. A conoscenza dell'autore, questo è l'unico caso conosciuto in Polonia di un Polacco che abbia partecipato direttamente – volontariamente e dietro compenso – allo sterminio ebraico in un campo di sterminio. Non meno sorprendente è il fatto che gli abitanti del villaggio Eustachy U. e Wojciech I. non solo furono autorizzati a tenere una macchina fotografica, ma fu addirittura permesso loro di fotografare il personale del campo di sterminio, anzi, furono addirittura esortati a farlo. Alcune fotografie furono da loro scattate addirittura all'interno del campo. I soldati SS e gli “uomini di Trawniki” si fotografarono anch'essi reciprocamente e inviarono i rullini a sviluppare e a fare copie da Wojciech I.»193. Ma se «ognuno sapeva che cosa accadeva al campo» come si spiega la nascita di quelle macabre fantasie? Perché non fu divulgata subito la “verità”? Perché, come ho anticipato sopra, questa “verità” si impose faticosamente soltanto nel 1947? Fatto a dir poco strano, con tutti questi “testimoni oculari” che circolavano liberamente per il “campo di sterminio” come se stessero a casa propria e si potevano permettere persino di scattare fotografie!

Nota:

 192) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 13-46.

193) Idem, pp. 57-58.

 61 L’unica conclusione che si può trarre da ciò è che nel 1942 non c’era alcuna “verità” da rivelare. E questo è il primo punto. Il secondo è che i risultati delle indagini archeologiche di Kola dimostrano che a Bełżec non poterono essere seppelliti 600.000 cadaveri e neppure 434.508. E questo fatto non è minimamente scalfito dalle obiezioni inconsistenti di Muehlenkamp. Il terzo punto è che queste stesse indagini hanno dimostrato che a Bełżec non esistettero affatto i presunti edifici di gasazione asseriti dai testimoni. Il quarto punto è l’inconsistenza dell’intera storia dei campi di sterminio orientali e delle gasazioni con gas di scappamento di un motore Diesel che ho dimostrato nello studio su Treblinka da me scritto in collaborazione con J. Graf e ho riassunto lapidariamente sopra. Il quinto punto, che ho sviluppato in un altro studio194, riguarda la genesi stessa del campo di Bełżec nel quadro del “Generalplan Ost”. L'SS- Brigadeführer Odilo Globocnik, che rivestiva la carica di SS-und Polizeiführer di Lublino, era stato infatti nominato da Himmler, prima ancora che capo dell’Aktion Reinhardt, «Incaricato della costruzione di basi delle SS e della Polizia nel nuovo territorio orientale» (Beauftragte für die Errichtung der SS- und Polizeistützpunkte im neuen Ostraum), col compito di creare la catena di comando «per la costruzione di basi delle SS e della Polizia nel nuovo spazio orientale». Il 26 novembre, Globocnik, in virtù dell’incarico conferitogli da Himmler, ordinò alla Zentralbauleitung di Lublino «la costruzione di un campo di transito per rifornimenti [Durchgangsnachschublager] per lo Höhere SS- und Polizeiführer di Russia Sud e aucasia che comprendeva 13 baracche, di cui 11 erano magazzini. Il campo fu completato e consegnato l'11 settembre 1942. Esso era destinato a rifornire i vari uffici addetti alle costruzioni nei territori orientali. Nello stesso periodo cominciò la costruzione del campo di Bełżec. Höfle, come sostituto di Globocnik, operava anch'egli nel quadro del “Generalplan Ost”, che prevedeva grandi spostamenti di popolazioni all’Est. Questo è il contesto reale in cui dev’ essere considerata nel suo complesso la questione di Bełżec,  inclusa la sorte di coloro che vi furono deportati. Ciò che più conta, è che questi Ebrei non furono uccisi a Bełżec. Sulla loro destinazione precisa, come ho rilevato sopra, non esistono documenti, ma ci sono vari indizi, che ho esposto nel libro su Treblinka ben noto a Muehlenkamp, in particolare nel § 6 del capitolo VIII 195. Ecco qualche accenno. Nel 1943 il prof. Eugene M. Kulischer, membro dell’ International Labour Office di Montreal, Canada, pubblicò un documentato studio demografico intitolato “The displacement of population in Europe”196 in cui diede conto degli spostamenti della popolazione ebraica europea ad opera del regime nazionalsocialista. Ad esempio, nel paragrafo sui “Territori di destinazione e metodi di confino” egli sottolineò così la direttiva principale della deportazione ebraica: «Alcuni Ebrei dal Belgio furono inviati in una zona limitrofa dell’Europa occidentale per lavoro forzato, ma, generalmente parlando, la tendenza è stata di trasferire gli Ebrei all’Est. Molti Ebrei dell’Europa occidentale, a quanto è stato riferito, furono deportati nelle miniere della Slesia. La grande maggioranza fu mandata nel Governatorato generale e, in numero sempre crescente, nell’area orientale, cioè nei territori che erano stati sotto il regime sovietico dal settembre 1939 e in altre aree occupate dell’Unione Sovietica»197 (corsivo mio).

 Note:

194) Genesi e funzioni del campo di Birkenau. 2008. http://vho.org/aaargh/fran/livres8/CMGeneralplanOst.pdf

195) Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp?, op. cit., “La meta finale degli Ebrei deportati all’Est” , pp. 316-325.

196) E. M. Kulischer, The Displacement of Population in Europe. Published by the International Labour Office, Montreal 1943.

197) Idem, p. 107.

 62 Secondo Radio Mosca, alcune migliaia di Ebrei francesi erano stati trasferiti in Ucraina. Nel numero 71 dell’aprile 1944 il foglio ebraico clandestino “Notre Voix” pubblicò la seguente notizia: «Grazie! Una notizia che rallegrerà tutti gli Ebrei di Francia giunge dalle onde di Radio Mosca. Chi di noi non ha un fratello, una sorella, una moglie, un parente tra i deportati di Parigi? E chi non proverà una gioia intensa al pensiero che ottomila Ebrei di Parigi sono appena stati salvati dalla morte dalla gloriosa Armata Rossa? È stato uno di essi a raccontare a Radio Mosca come era stato salvato dalla morte, insieme ad altri ottomila Ebrei parigini. Essi si trovavano tutti in Ucraina al momento dell’ultima offensiva sovietica e i banditi SS li dovevano fucilare prima di lasciare il paese. Conoscendo la sorte che era loro riservata e avendo appreso che le truppe sovietiche non erano lontane, gli Ebrei deportati decisero di fuggire. Essi sono stati subito accolti dall’Armata Rossa e si trovano attualmente tutti in Unione Sovietica. L’eroica Armata Rossa avrà così meritato, una volta di più, la riconoscenza della comunità ebraica di Francia»198. A quanto pare, Muehlenkamp non si è reso conto che il distretto di Galizia faceva parte del Governatorato generale, il quale confinava a est col Reichskommissariat Ukraina. Perciò se Höfle, secondo il rapporto di Fritz Reuters del 17 marzo 1942, aveva dichiarato che poteva «accogliere 4- 5 trasporti al giorno di 1.000 Ebrei con stazione finale Bełzec. Questi Ebrei andranno oltre il confine e non ritorneranno più nel Governatorato generale», ciò non era necessariamente «soltanto una cinica menzogna», perché sia i trasporti ebraici provenienti da ovest (distretti di Cracovia e Lublino), sia quelli provenienti da sud-est (distretto di Galizia) potevano oltrepassare il confine a est e non ritornare più nel Governatorato generale.

 

Ringraziamenti.

Ringrazio Roberto Muehlenkamp per avermi dato l’occasione di riconfermare e di approfondire i risultati del mio studio su Bełżec e per averne dimostrato ex contrario, grazie alle sue insulse critiche, il valore e la fondatezza.

Nota:

 198)Riprodotto in: La presse antiraciste sous l’occupation hitlérienne. Préface de A. Raisky, Parigi, 1950, p.179.

D o c u m e n t i

 Documento 1 : Pianta del campo di Bełżec disegnata da Józef Bau in base alla descrizione del testimone oculare Rudolf Reder.

Da: R. Reder, Bełżec. Centralna Żydowska Komisja Historiczna przy C.K. Żydów Polskich – Oddział w Krakowie. Cracovia, 1946, p. 43.

Documento 2: Pianta ufficiale del campo di Bełżec della Commissione centrale di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia.

Da: E. Szrojt, Obóz zagłady w Bełżcu, in: Biuletyn Głównej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce, III, Poznań 1947, inserto senza numero di pagina.

 Documento 3:  Pianta del campo di Bełżec che indica le aree con fosse comuni (tratteggiate) e la posizione delle strutture murarie (in nero).

Da: Hitlerowski obóz zagłady Żydów w Bełżcu w świetle źródeł archeologicznych. Badania 1997–1999. Rada Ochrony Pamięci Walk i Męczeństwa, United States Holocaust Memorial Museum, Warszawa.Waszyngton,2000, p. 19.

 Documento 4:  Mappa della posizione e dell’orientamento delle fosse comuni.

Da: R. O’Neil, Bełżec – the “Forgotten” Death Camp, in: “East European Jewish Affairs”, vol. 28, n. 2, 1998-9, p. 59.

 Documento 5:  Planimetria e sezione della fossa n. 10. Fonte: vedi documento 3, p. 27.

 Documento 6:  Air Curtain Destructor.

Da: R.D. Lund, I. Kruger and P. Weldon, Options for the mechanised slaughter and disposal ofcontagious diseased animals - a discussion paper. Paper Presented at Conference on Agricultural Engineering, Adelaide, 2-5 April, 2000,in: http://www.rodoh.us/arts/arts1/carcass/disposal–paper.pdf.

Documento 7:  Mappatura delle trivellazioni eseguite nell’area del campo di Bełżec da A. Kola. Fonte: vedi documento 3, p. 70.

 Documento 8:   Mappatura delle trivellazioni eseguite nell’area del campo di Bełżec da A. Kola (documento 7) e mappa della posizione e dell’orientamento delle fosse comuni di O’Neil (documento 4) a confronto.

 Documento 9:   Mappa della posizione e dell’orientamento delle fosse comuni di O’Neil (documento 4) e pianta del campo di Bełżec di Y. Arad* a confronto.

* Da: Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps. Indiana University Press,Bloomimgton and Indianapolis 1987, p. 437.

 Documento 10:    Mappa della posizione e dell’orientamento delle fosse comuni di O’Neil (documento 4) e pianta disegnata dall’imputato Robert Jührs l’11 ottobre 1961* a confronto.

* Da: http://www.deathcamps.org/belzec/pic/bmap05.jpg.

 

 

CARLO MATTOGNO

 

 

034- Una messa a punto di Carlo Mattogno sulle presunte gasazioni sperimentali di Belzec

 

POSTILLA
sull’articolo di Thomas Kues “Le presunte gasazioni sperimentali di Bełżec”[1]

 

di Carlo Mattogno (2009)

Discutendo la deposizione di Stanisław Kozak del 14 ottobre 1945, di cui riporto sotto il relativo passo, Thomas Kues rileva che le tre stufe di 250 kg collocate, a dire del testimone, in ciascuno dei tre locali in cui era suddivisa la prima “baracca di gasazione” a Bełżec, secondo l’interpretazione olocaustica servivano per

«riscaldare le stanze della baracca, permettendo così al gas in bottiglia e allo Zyklon B utilizzati nella prima fase delle attività omicide del campo di funzionare in modo più efficace quando il tempo era freddo»[2].

Ritornerò sotto su questa singolare formulazione: «gas in bottiglia» e «Zyklon B».
Anzitutto bisogna infatti accertare da dove provenga la menzione dello Zyklon B in tale contesto. La fonte è lo storico Michael Tregenza [nella foto sotto a destra.BW5a], che , insieme a Yitzhak Arad e a Robin O’ Neil, è uno dei tre massimi esperti olocaustici mondiali di Bełżec. In un articolo intitolato “Bełżec - Il campo dimenticato dell’Olocausto” egli ha scritto:

Michael Tregenza,a dex.jpg«I primi esperimenti di eccidio di massa mediante gas furono eseguiti da Wirth nella piccola baracca di gasazione nel febbraio 1942. Ne furono vittime i già menzionati 150 lavoratori ebrei deportati a Bełżec per la costruzione del campo. Essi furono gasati con Zyklon B»[3].

Tregenza rinvia all’interrogatorio di Josef Oberhauser del 12 dicembre 1960[4].
Questo riferimento, con la correzione della data (13 dicembre 1960), è stato ripreso successivamente da Robin O’ Neil in un suo studio su Bełżec:

«La prima uccisione sperimentale con lo Zyklon B fu attuata da Wirth su un gruppo di circa 150 Ebrei che erano stati portati al campo dalla vicina città di Lubycza-Królewska per completare la costruzione del campo e tagliare alberi»[5].

Va osservato che l’interrogatorio di Oberhauser del 12 dicembre 1960, un protocollo di 5 pagine, non parla affatto delle presunte gasazioni a Bełżec, mentre quello del 13 dicembre, un verbale di 11 pagine, non menziona minimamente lo Zyklon B, come risulta dalle citazioni che riporto sotto in un altro contesto, in cui interviene il terzo esperto olocaustico mondiale di Bełżec: Yitzhak Arad.
Nel capitolo «L’ “Azione Reinhard: camere a gas nella Polonia orientale» di un'opera classica degli anni Ottanta[6], egli scrisse:

Yitzhak Arad was a NKVD partisan in Lithuania during World War Two.jpg[In foto Yitzhak Arad,ebreo, fu un NKVD partigiano in Lithuania durante la II^ GM.BW5a]

«La prima grande comunità ebraica che fu portata a Bełżec per esservi sterminata veniva da Lublino: in quattro settimane, dal 17 marzo al 14 aprile, dei 37.000 abitanti del ghetto circa 30.000 furono deportati a Bełżec. Nello stesso periodo furono deportati a Bełżec altri 18.000-20.000 Ebrei del distretto di Lublino, tra cui 3.000 da Zamość, 3.400 da Piaski, 2.200 da Izbica e da altre località.
Il primo trasporto ebraico dal distretto di Lemberg arrivò da Zotkiew, una città a 50 km a sud-ovest di Bełżec. Questo trasporto comprendeva circa 700 Ebrei e giunse a Bełżec il 25 o 26 marzo 1942. Poi in due settimane, fino al 6 aprile, arrivarono di nuovo dal distretto di Lemberg a Bełżec circa 30.000 Ebrei. Tra di essi c'erano 15.000 Ebrei che erano stati deportati da Lemberg nel quadro della cosiddetta “azione di marzo”, inoltre 5.000 da Stanislau, lo stesso numero da Kolomea e altri da Drohobycz e Rawa-Ruska. La maggior parte delle persone che durante quest'ondata di deportazioni giunsero a Bełżec dal distretto di Lemberg furono classificate “inabili al lavoro”.
Dopo che erano stati uccisi 80.000 Ebrei in circa quattro settimane di grandi azioni, i trasporti furono sospesi. Verso la fine di aprile o l'inizio di maggio 1942, Wirth e le sue SS lasciarono il campo. Oberhauser disse al riguardo: “Dopo queste prime gasazioni Wirth e Schwarz e tutto il personale tedesco sparirono da Bełżec...”»[7].

Arad fa dunque avallare a Oberhauser la storia dei presunti 80.000 Ebrei gasati, ma l'ex sottufficiale SS aveva dichiarato tutt'altra cosa:

«Le gasazioni di Ebrei nel campo di Bełżec fino al 1° agosto 1942 si possono dividere in due categorie. La prima serie di esperimenti fu eseguita su 2-3 trasporti con 4-6 vagoni e 20-40 persone per vagone.
In media furono consegnati e uccisi 150 Ebrei per trasporto. Queste gasazioni non facevano ancora parte di un'azione sistematica di sterminio, ma si voleva anzitutto provare e verificare la capacità del campo, come si potesse eseguire tecnicamente una gasazione.
Dopo queste prime gasazioni Wirth e Schwarz e tutto il personale tedesco sparirono da Bełżec»[8].

oberhauser.jpgOberhauser si riferiva dunque alla gasazione di 2-3 trasporti di 150 persone ciascuno, al massimo 450 persone, mentre Arad lo ha reso garante della gasazione di 80.000 persone!

Oberhauser durante un processo nel dopoguerra.BW5a


Arad continua poi così la sua “ricostruzione” storica:

«A metà maggio Wirth ritornò a Bełżec. Nell'ultima settimana di maggio pervennero al campo due piccoli trasporti di 1.350 Ebrei dai ghetti di Laszczow e Komarow, nei pressi di Zamość. All'inizio di giugno arrivarono nuovi trasporti, questa volta dal distretto di Cracovia. Tre trasporti con 5.000 Ebrei giunsero dalla città di Cracovia tra il 1° e il 6 giugno. Circa una settimana dopo, tra l'11 e il 13 giugno, furono portati a Bełżec circa 11.000 Ebrei da Cracovia e dintorni, subito dopo altri 4.500»[9].

Dunque in questo periodo sarebbero stati gasati altri 31.850 Ebrei. Ecco invece che cosa dichiarò al riguardo Oberhauser:

«Nelle 6 settimane successive a Bełżec regnò la quiete. [...]. Fino al 1° agosto 1942 fu eseguita un'altra serie di esperimenti. In questo periodo arrivarono a Bełżec in tutto 5-6 trasporti (per quanto mi è noto) con 5-7 vagoni e 30-40 persone [per vagone]. Gli Ebrei di questi due trasporti furono gasati ancora nella piccola camera, poi Wirth fece demolire la baracca di gasazione e costruì un nuovo edificio in muratura con capacità più grande. Gli Ebrei dei trasporti restanti furono poi gasati in questo nuovo edificio di gasazione»[10].

Dunque, secondo Oberhauser, il numero dei gasati fu al massimo di 1.680, cifra ben lontana dai 31.850 di Arad.

Secondo lo storico ebreo, dunque, Oberhauser avrebbe attestato la gasazione di oltre 111.000 Ebrei, mentre questi aveva menzionato poco più di 2.000 vittime.

Arad è stato costretto a ricorrere a questo meschino sotterfugio perché la contraddizione tra la versione di Oberhauser e quella ufficiale è troppo stridente per essere ricomposta in qualche modo.

Robin O’ Neil.jpgRobin O’ Neil [in foto.BW5a], in un dettagliatissimo (quanto fantasioso) elenco dei trasporti ebraici a Bełżec indica un totale di 199.490 deportati in tale campo[11]. Ne consegue che o questi 199.490 Ebrei (o i circa 111.000 di Arad) furono tutti gasati, e allora la deposizione di Oberhauser è completamente falsa; oppure questa deposizione è veridica, e allora tutti questi Ebrei o non furono deportati affatto a Bełżec, oppure, se vi furono deportati, ne uscirono vivi, tranne i circa 2.000 gasati. Le due posizioni sono perciò assolutamente inconciliabili, ma gli storici olocaustici, invece di riconoscerlo apertamente, fanno di tutto per occultarlo, anzi fingono disonestamente che siano conciliabili, creando così una “convergenza” di testimonianze puramente fittizia

Con ciò arriviamo al mezzo impiegato per l’uccisione.
A questo riguardo Oberhauser dichiarò:

«Mentre nella prima serie di esperimenti e nei primi trasporti della seconda serie si gasò ancora con gas in bombole, gli Ebrei degli ultimi trasporti della seconda fase di esperimenti furono uccisi già con i gas di scarico di un motore di carro armato o di autocarro accudito da Hackenholt»[12].

Egli parlò appunto di gas in bombole, Flaschengas, che, nel contesto della sua deposizione, si riferisce evidentemente all’ossido di carbonio, non già allo Zyklon B. Questo disinfestante veniva infatti confezionato in barattoli (Zyklon-Dosen). È vero che, inizialmente, soprattutto in Francia e nelle sue colonie, ma anche in Inghilterra, veniva impiegato a scopo di disinfestazione acido cianidrico liquido nel quadro del “procedimento Galardi”, consistente nel versare in una ciotola o direttamente sul pavimento una bottiglia di acido cianidrico (Blausäureflasche)[13] da mezzo litro simile a una bottiglia di acqua minerale[14].
Bisogna però aggiungere che, per la sua pericolosità, in Germania l'acido cianidrico liquido non era più usato nella disinfestazione dall'introduzione del “procedimento Bottich” (1917) e dello Zyklon B (1922)[15]. L'acido cianidrico liquido poteva essere trasportato soltanto refrigerato, di notte e con un veicolo speciale[16].

Pertanto, tornando a quanto ho lasciato in sospeso sopra, la formulazione «gas in bottiglia» e «Zyklon B» è doppiamente errata, sia perché Oberhauser non fece il minimo accenno allo Zyklon B, sia perché egli si riferiva senza alcun dubbio a ossido di carbonio in bombole.
Ciò viene dichiarato esplicitamente da Tregenza stesso nel passo successivo a quello che ho citato sopra:

«Per gli esperimenti ulteriori furono costituiti piccoli trasporti di Ebrei che vivevano nei campi di transito di Izbica e Piaski, luoghi situati entrambi sulla strada tra Bełżec e Lublino. Di queste prime vittime fecero parte anche pazienti psichiatrici giudeo-tedeschi che erano stati deportati dal Reich. Queste vittime furono uccise con gas monossido di carbonio da bombole di acciaio (mit Kohlenmonoxyd-Gas aus Stahlzylindern). […]. All’inizio di marzo 1942 lo scarico di un motore di carro armato sovietico fu collegato a un sistema di tubi installato sotto il pavimento delle camere a gas e che aveva uno sbocco in ciascuna camera a gas»[17].

È dunque chiaro che Tregenza identificava il Flaschengas di Oberhauser con bombole di ossido di carbonio (sicché il suo riferimento precedente allo Zyklon B è evidentemente falso). Per di più, la fonte da lui addotta in relazione al collegamento, mediante tubi, del motore alle camere a gas, è la deposizione di Stanisław Kozak del 14 ottobre 1945. Al riguardo il testimone asserì:

«In ciascuna delle tre parti di questa baracca, a 10 centimetri dal pavimento, erano montati tubi per l'acqua. Inoltre nella parete occidentale di ogni parte di questa baracca i tubi erano deviati ad angolo fino a un metro dal pavimento e terminavano con una apertura rivolta verso il centro della baracca. I tubi erano collegati con un gomito a tubi che correvano sotto il pavimento lungo le pareti della baracca. In ciascuna delle tre parti della baracca menzionata abbiamo piazzato STUFE del peso di 250 kg. Si deve presumere che i gomiti dei tubi fossero poi stati collegati alle stufe. Le stufe erano alte metri 1,10, larghe 55 centimetri e lunghe 55 centimetri. Per curiosità attraverso lo sportello della stufa ho dato un'occhiata al suo interno. Non vi ho visto alcuna griglia. L'interno della stufa era - così sembrava - rivestita di mattoni refrattari. Lo sportello della stufa era ovale, con una circonferenza di 25 centimetri a 50 centimetri di altezza dal pavimento»[18].

Dunque il testimone non sapeva nulla di un collegamento dei «tubi per l’acqua» ad un motore, ma riteneva che essi dovessero essere collegati alle stufe.

Così Tregenza, con quest’altro sotterfugio – una grave omissione e una semplice congettura presentata come un fatto – ha trasformato in una “prova” una dichiarazione che contrasta invece in modo stridente con la tesi delle camere a gas.

Ancora con riferimento alla deposizione di Oberhauser, Raul Hilberg afferma che
«dapprima a Bełżec si utilizzò gas in bottiglia; si trattava dello stesso preparato di monossido di carbonio che si mandava nei centri di eutanasia, o forse di acido cianidrico (acido prussico[19], congettura che gli serviva evidentemente per creare un collegamento pretestuoso con la famosa “missione” di Kurt Gerstein, l’ufficiale SS che sarebbe stato incaricato dall’Ufficio centrale di Sicurezza del Reich (Reichssischerheitshauptamt) di trasformare il sistema operativo delle presunte camere a gas dei campi orientali da gas di combustione di motori Diesel ad acido cianidrico, e avrebbe portato con sé al tal fine, da Kolin a Bełżec, in un viaggio di oltre 800 km, 45 bottiglie di acido cianidrico liquido, sebbene ad Auschwitz, sempre per ordine del Reichssischerheitshauptamt, fossero pretesamente già in corso da mesi gasazioni con Zyklon B!

Tornando all’interpretazione olocaustica menzionata sopra, l’installazione di stufe nella “baracca di gasazione” di Bełżec tra l’ottobre e il novembre 1941 allo scopo di favorire l’evaporazione di acido cianidrico presuppone la decisione preliminare di installare in questo campo, appunto, camere a gas ad acido cianidrico. D'altra parte la Corte d'Assise di Monaco, sentenziando (senza riferimento alla fonte) che

«come strumento di uccisione fu impiegato nelle prime settimane gas Zyklon-B, poi, per motivi di risparmio, i gas di scarico di un motore Diesel»[20],

invalidò anche lo scopo della presunta missione criminale di Gerstein: se l'impiego di Zyklon B (acido cianidrico) era già stato escluso nel marzo 1942 per ragioni economiche, perché esso sarebbe stato di nuovo proposto qualche mese dopo[21], e per di più nella forma fuori commercio, ancora più dispendiosa e più pericolosa, di acido cianidrico liquido?


Reinhard Heydrich.jpgReinhard Heydrich,capo del RSHA  SS-Gruppenführer in Agosto 1940, qui ritratto durante una pausa delle gare di spada nei tornei interni SS.


Prima di concludere bisogna inoltre segnalare la singolare previdenza del Reichssischerheitshauptamt, che fin dalla fine del 1941 si sarebbe preoccupato di far installare impianti di riscaldamento in presunte camere a gas sperimentali ad acido cianidrico a Bełżec, ma non si sarebbe curato affatto, all’inizio del 1943, di dotare di dispositivi simili le pretese camere definitive a Zyklon B di Birkenau[22].

Tutto ciò rende completamente insensata l’interpretazione olocaustica delle stufe del testimone Kozak e la presenza di stufe e tubi per l’acqua nelle “camere a gas” resta ancora inesplicata.
E in tutta questa vicenda i tre esperti mondiali di Bełżec, Michael Tregenza, Yitzhak Arad e Robin O’ Neil, fanno una figura molto grama, offrendoci un piccolo ma significatico esempio di manipolazione delle testimonianze.

Carlo Mattogno, 30 marzo 2009.


Note:


[1] Pubblicato sul Blog ( http://andreacarancini.blogspot.com/ ) il 27 marzo 2009.
[2] Belzec Camp History, in: http://www.deathcamps.org/belzec/belzec.html. L’autore è anonimo.
[3] M. Tregenza, Bełżec - Das vergessene Lager des Holocaust, in: I. Wojak, P. Hayes (a cura di), “Arisierungim Nationalsozialismus, Volksgemeinschaft, Raub und Gedächtnis. Fritz Bauer Institut, Francoforte sul Meno. Campus Verlag, Francoforte sul Meno, New York, 2000, pp. 248-249.
[4] Idem, nota 34 a p. 263.
[5] R. O’Neil, Belzec: Stepping Stone to Genocide; Hitler's answer to the Jewish Question, capitolo 8, in: http://www.jewishgen.org/Yizkor/Belzec1/bel081.html#33
[6] Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas. Eine Dokumentation. A cura di Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl e altri. Fischer Verlag, Francoforte sul Meno, 1983, pp. 146-193.
[7] Idem, p. 170.
[8] Interrogatorio di Josef Oberhauser del 12 dicembre 1962. Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen (Ufficio centrale delle amministrazioni provinciali della giustizia), Ludwigsburg (d’ora in avanti: ZStL.), 208 AR-Z 252/59, vol. IX, pp. 1683-1684
[9] Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas. Eine Dokumentation, op. cit., p. 171.
[10] Interrogatorio di Josef Oberhauser del 12 dicembre 1962. ZStL, 208 AR-Z 252/59, vol. IX, p. 1685.
[11] R. O’Neil, «Bełżec: A Reassessment of the Number of Victims», in: East European Jewish Affairs, vol. 29, n. 1-2 1999, pp. 89-92.
[12] Idem, p. 1685.
[13] In tedesco “Flasche” significa sia bombola, sia bottiglia.
[14] Gerhard Peters, Blausäure zur Schädlingsbekämpfung. Sammlung chemischer und chemisch-technischer Vorträge. Verlag Ferdinand von Enke, Stoccarda, 1933, pp. 54-55.
[15] O.Lenz, L.Gassner, Schädlingsbekämpfung mit hochgiftigen Stoffen, Heft 1: Blausäure. Verlagsbuchhandlung von Richard Schoetz, Berlino, 1934, pp. 8-10.
[16] Schwurgericht in Frankfurt am Main, Sitzung vom 28, März 1949, in: C.F.Rüter, Justiz und NS-Verbrechen. Sammlung deutscher Strafurteile wegen nationalsozialistischer Tötungsverbrechen, 1945-1966. Amsterdam, 1968-1981, vol.. XIII, p. 137.
[17] M. Tregenza, Bełżec - Das vergessene Lager des Holocaust, op. cit., p. 249.
[18] Interrogatorio di Stanisław Kozak del 16 ottobre 1945. ZStL, 208 AR-Z 252/59, vol. I, p. 1130.
[19] R. Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa. Giulio Einaudi editore.Torino,1995, p. 955.
[20] A. Rückerl (a cura di), NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse. DTV-Verlag, Monaco, 1979, p. 133.
[21] Gerstein avrebbe ricevuto l’ordine per la sua “missione” l’8 giugno 1942.
[22] Riguardo alla funzione dell’impianto per l'apporto di aria calda (Warmluftzuführungsanlage), progettato del resto solo per il crematorio II e mai realizzato, rimando al capitolo 2.7 del mio studio di prossima pubblicazione Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli «indizi criminali» di Jean-Claude Pressac e sulla «convergenza di prove» di Robert Jan van Pelt.