IL REVISIONISMO SU BELZEC 2^ parte

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 20 quali, a causa della decomposizione, perdevano 1/15 del loro volume, sicché i suddetti 100.000 cadaveri venivano a trovarsi in fosse di (100 x 25 x 15 =) 37.500 metri cubi, mediamente (100.000 : 37.500 =) 2,67 cadaveri per metro cubo.

Muehlenkamp è così confutato persino dal “testimone oculare” più importante di Bełżec!

Egli può anche rinunciare al principio olocaustico dell’infallibilità dei testimoni oculari e dichiarare che questa testimonianza è falsa, ma allora deve dichiarare falsa anche quella di Gerstein, che sta alla base di tutti i suoi ragionamenti, come ha fatto Tregenza, che ha avuto il coraggio di dichiararle entrambe «inattendibili» 72 . Pienamente consapevole dell’incosistenza dei suoi argomenti, Muehlenkamp cerca di appigliarsi a un’altra ipotesi non meno infondata:

«Oltre a ciò che ho descritto sopra, un’altra procedura che può essere stata applicata almeno occasionalmente a Bełżec al fine di ampliare la capacità delle fosse comuni è quella dell’arsione parziale dei cadaveri nelle fosse per far spazio per altri cadaveri. Questa procedura è indicata dalle seguenti dichiarazioni di una deposizione fatta il 9 novembre 1959 e il 25 aprile 1960 dal prof. Wilhelm Pfannenstiel, il quale in base a queste e ad altre deposizioni precedenti citate da Mattogno stesso nella traduzione inglese del suo libro, a p. 61, aveva visitato Bełżec il 18 e 19 agosto 1942 in compagnia di Gerstein».

Si tratta del seguente passo di una dichiarazione resa da Pfannenstiel il 25 aprile 1960 (corsivo di Muehlenkamp):

«Dal punto di ispezione i cadaveri furono portati direttamente in una profonda fossa comune, che si trovava nei pressi dell'impianto di sterminio. Quando la fossa fu abbastanza piena, i cadaveri furono cosparsi di benzina – poteva essere anche un altro liquido infiammabile – e furono incendiati. Potei accertare solo che i cadaveri bruciarono soltanto in modo incompleto. Indi fu di nuovo gettato uno strato di terra sui cadaveri e poi furono gettati altri cadaveri nella medesima fossa» 73.

Questo Muehlenkamp è veramente incredibile!

Egli sa bene che Pfannenstiel non solo è l’unico testimone che abbia menzionato una arsione di cadaveri a Bełżec prima del dicembre 1942, ma è stato smentito da sé stesso e da Gerstein. Gerstein e  Fannenstiel erano presuntamente insieme, ma

il primo “osservò” esclusivamente il seppellimento dei cadaveri con annesso rigonfiamento–sgonfiamento,

il secondo esclusivamente la loro arsione.

Muehlenkamp non solo sorvola su questa contraddizione, ma pretende addidittura che entrambe le procedure fossero vere!

Ma anche se Aristotele avesse disquisito a vanvera sul principio di non contraddizione, l’affermazione che i cadaveri «bruciarono soltanto in modo incompleto» significa che rimasero al più carbonizzati, sicché, anche in questo caso, la riduzione del loro volume sarebbe stata irrilevante. In tale contesto Muehlenkamp si occupa del capitolo che ho dedicato alla deposizione di Pfannenstiel. Ovviamente i miei argomenti sarebbero una «sciocchezza assoluta». Egli afferma: «Mentre è ben possibile che sia Gerstein sia Pfannenstiel fossero [andati] a Bełżec più spesso e/o per altre ragioni rispetto a quelle che entrambi erano pronti ad ammettere, che Pfannenstiel e/o Gerstein confondessero varie gasazioni di cui erano stati testimoni, che indulgessero in speculazioni su certi dettagli degli eventi cui avevano assistito sui quali non erano abbastanza sicuri e che specialmente Pfannenstiel cercasse di giocare al ribasso sull’estensione e/o sull’orrore degli eventi cui aveva assistito, l’unica ragione per la quale questi testimoni e specialmente Pfannenstiel avrebbero dovuto inventare completamente azioni di massacro cui non avevano assistito, come Mattogno suppone, sarebbe il fatto che essi sentirono la pressione di entità cospirative decise a mettere insieme una documentazione falsa di ciò che accadde a Bełżec durante la seconda guerra  mondiale. Queste sinistre entità,

Note:

 72) Idem, pp. 69-70.

  1. Idem, pp. 82-83.

 21 secondo le speculazioni di Mattogno, avrebbero incluso le autorità della giustizia criminale della Repubblica Federale Tedesca o ottenuto il loro aiuto. La totale assurdità e infondatezza di tali congetture “revisionistiche”, che risalgono ai più vecchi guri “revisionisti” come Butz e Stäglich, è sinteticamente espressa da John Zimmerman nel capitolo 6 del suo libro  Holocaust Denial...».

Ovviamente «è ben possibile» tutto, ma in campo storico ci si deve attenere a ciò che è documentato. Nel caso specifico, ciò che è documentato (nel senso di ciò che risulta dalle loro dichiarazioni), è che Gerstein e Pfannenstiel visitatono Bełżec una sola volta. Con questo artificio infantile Muehlenkamp elimina con un sol colpo tutte le contraddizioni da me rilevate tra le dichiarazioni di Gerstein e di Pfannenstiel, dato che questi testimoni sono in contraddizione con sé stessi e reciprocamente. Quanto alla supposizione relativa alle «entità cospirative decise a mettere insieme una documentazione falsa di ciò che accadde a Bełżez  durante la seconda guerra mondiale», si tratta di una sciocca invenzione di Muehlenkamp. La mia tesi è un’altra.

La propaganda nera, del tutto infondata, che ho descritto nel capitolo primo del mio studio, già durante la guerra creò l’idea che Bełżec fosse un campo di sterminio (e poco importa che all’epoca si parlasse di uccisione mediante folgorazione o altri sistemi fantasiosi, sui quali mi soffermerò nel paragrafo 5). Nel capitolo secondo ho descritto come quando e perché da queste storie propagandistiche si sviluppò faticosamente la versione attuale. Nell’ottobre 1944, la Commissione sovietica di inchiesta sul territorio di Sokal disponeva di testimonianze su Bełżec di questo tenore (dichiarazione di Rozalja Schelewna Schier circa ciò che le aveva riferito il marito, all’epoca deceduto):

«Quando il bagno era completamente riempito di 100–120 persone, si immetteva in questa baracca gas e corrente elettrica ad alta tensione. In 5 minuti tutte le persone che si trovavano nel bagno erano morte. Nella baracca il pavimento si ribaltava automaticamente e i cadaveri cadevano in una fossa già  redisposta, dove le vittime erano cosparse di un liquido infiammabile e si consumavano» 74.

La posizione dei giudici polacchi non era migliore, come ho rilevato nel mio studio adducendo varie dichiarazioni testimoniali:

«D'altra parte, le indagini condotte tra la fine del 1945 e l'inizio del 1946 dal giudice istruttore distrettuale Czesław Godziszewski del tribunale di Lublino e dal pubblico ministero del tribunale di Zamość Jan Grzybowsky, con l'escussione di decine di testimoni, non solo non avevano chiarito quale fosse stato il presunto metodo di sterminio, ma avevano creato al riguardo una confusione inestricabile. I testimoni indiretti, che parlavano per sentito dire, menzionarono infatti alla rinfusa vari presunti metodi di esecuzione senza essere tuttavia in grado di indicare quale fosse quello unico o prevalente» 75.

L’unico sedicente testimone oculare, Reder, aveva reso al riguardo una dichiarazione disarmante:

«L'aria nelle camere, dopo la loro apertura, era pura, limpida e inodore. In particolare, in esse non si percepiva alcun fumo dei gas di combustione del motore. Questi gas erano convogliati dal motore direttamente all'esterno e non nelle camere (Gazy te były odprowadzane z motoru wprost na dwór a nie do komór)» 76.

Come fossero uccisi i deportati restava ancora un fitto mistero. Ancora al processo di Norimberga, nell’udienza del 19 febbraio 1946, il rappresentante sovietico dell’accusa, Smirnov, menzionò la folgorazione come metodo di uccisione a Bełżec 77. In pratica, nell’immediato dopoguerra, tutti erano convinti che a Bełżec c’era stato uno sterminio in massa, ma questa convinzione generale si basava essenzialmente sulla propaganda nera del periodo bellico. Solo nel 1947 la Główna Komisja Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce (Commissione centrale di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia) decise in modo fraudolento il metodo di uccisione da

Note:

74) Idem, pp. 27-28.

75) Idem, pp. 48-49.

76) Idem, p. 51.

  1. Idem, p. 48.

22 attribuire al campo di Bełżec: «i Tedeschi uccisero per mezzo dei gas di scarico prodotti da un motore installato nell'edificio dell'esecuzione». Questa conclusione era unicamente basata su due testimonianze, quella di Stanisław Kozak, che non menzionò alcun metodo di sterminio, e quella di Rudolf Reder, secondo la quale i gas di scarico di un motore a benzina non erano convogliati nelle camere a gas! 78

Questo non era certo una «cospirazione», ma un’impostura sì.

Nel mondo occidentale il cosiddetto “rapporto Gerstein” era divenuto di pubblico dominio già il 30 gennaio 1946, quando il procuratore generale aggiunto della Repubblica Francese, Charles Dubost, presentò al Tribunale di Norimberga un gruppo di documenti, classificati PS–1553, che contenevano anche una dichiarazione redatta in francese da Kurt Gerstein e datata 26 aprile 1945. Inoltre il 16 gennaio 1947 il documento PS–1553 fu presentato in traduzione tedesca al processo dei medici come Exhibit 428 79 e ciò segnò la nascita giudiziaria e storiografica del vangelo secundum Gerstein relativo allo sterminio ebraico a Bełżec. Con ciò arriviamo alla «giustizia criminale della Repubblica Federale Tedesca», circa la quale ho affermato:

«Nel 1965, quando a Monaco fu celebrato il processo Bełżec, il quadro storico–giudiziario ufficiale di questo campo era ormai consolidato e agli imputati, per cercare di ottenere il minimo della pena, non restò che accettarlo incondizionatamente, esibendosi in penose “confessioni”» 80.

Ciò vale anche per Pfannenstiel, che nel suo primo interrogatorio (30 ottobre 1947) negò perfino di essere mai stato a Bełżec, ma poi fece ammissioni alquanto fumose, confondendo per di più Bełżec con Lublino! Le sue successive confessioni rese alla magistratura tedesca furono uno scialbo adeguamento al “rapporto Gerstein”, che egli ormai non poteva più contestare pubblicamente per non pregiudicare l’esito dei suoi processi. Ma in privato, in una lettera a Rassinier del 3 agosto 1963, egli definì il rapporto in questione

«una letteratura dozzinale in effetti estrememente inattendibile in cui la “finzione” prevale di gran lunga sulla verità» 81.

A partire dagli anni Cinquanta, Pfannenstiel «iniziò la sua carriera di garante ufficiale della veridicità del rapporto Gerstein a beneficio della nascente storiografia olocaustica tedesca. I risultati non si fecero attendere: Pfannenstiel fu prosciolto per mancanza di prove da tre istruttorie intentate contro di lui dal pubblico ministero di Marburg/Lahn (un piccolo atto di gratitudine da parte dei vertici della magistratura) e tutti i passi relativi a lui, che lo ponevano in cattiva luce, furono espunti nella prima pubblicazione ufficiale tedesca del rapporto Gerstein del 4 maggio 1945 curata dallo storico Hans Rothfels nel 1953 (un piccolo atto di gratitudine da parte della storiografia). Non stupisce, dunque, che, a partire dal 1950, Pfannenstiel, ufficialmente e pubblicamente, abbia garantito l'attendibilità del “rapporto Gerstein” (ad eccezione dei passi relativi a sé stesso)» 82.

Egli divenne dunque il testimone vivente più importante, e come tale apparve al processo Bełżec nel 1965. Ho concluso l’esame delle testimonianze di Pfannenstiel con questa osservazione:

«Il compito di Pfannenstiel era quello di effettuare un ridimensionamento sistematico del racconto di Gerstein, di eliminare le esagerazioni insensate che contiene per riportarlo ad un nocciolo accettabile. Ormai alcuni storici ufficiali, come M. Tregenza, considerano la testimonianza di Pfannenstiel più importante di quella di Gerstein stesso, che comincia (finalmente) ad essere considerata inattendibile. Ma per quale ragione Gerstein avrebbe

Note:

78) Idem, p. 51.

79) Idem, p. 53.

80) Idem, p. 55.

81) Idem, pp. 73-74.

  1. Idem, p. 73.

23 dovuto fornire di un evento reale un resoconto tanto insensato da renderlo inattendibile?»83.

Lascio la risposta a Muehlenkamp.

 Egli afferma poi:

«Per i suoi valorosi tentativi di screditare Pfannenstiel come testimone usando argomenti “revisionistici” che sono notoriamente penosi, Mattogno dimentica di fornire una spiegazione fededegna delle  dichiarazioni summenzionate che cita a p. 61 del suo libro, la seconda delle quali (del 25 aprile 1960) ampliava la prima (del 9 novembre 1959) nel menzionare espressamente la ragione per cui i cadaveri furono bruciati in fosse comuni dall’alto verso il basso usando un liquido infiammabile quando «le fosse erano piuttosto piene»: per fare spazio per altri cadaveri nella fossa. Perché Pfannenstiel avrebbe dovuto inventare un tale dettaglio che, come i fantasmi cospirativi lo inducono a sottolineare, “era in contrasto sia con le sue stesse affermazioni, sia con il rapporto Gerstein, sia con la storiografia ufficiale (G. Reitlinger)”? Mattogno avrebbe fatto meglio a non citare questa “osservazione” di Pfannenstiel, che smentisce le sue speculazioni circa la natura compiacente dei racconti di Pfannenstiel e nuoce così alla sua posizione».

Quest’ultimo consiglio mostra quale sia il principio metodologico di Muehlenkamp: non citare un documento o una testimonianza quando «nuoce alla sua posizione». Il mio commento alle affermazioni di Pfannenstiel è questo:

«Questa “osservazione” di Pfannenstiel era in contrasto sia con le sue stesse affermazioni, sia con il rapporto Gerstein, sia con la storiografia ufficiale (G.Reitlinger), e Pfannenstiel lo sapeva benissimo: essa non poteva essere che intenzionale. Perché Pfannenstiel volle contraddire questo dogma olocaustico?».

Ho già accennato al fatto che nell'interrogatorio del 6 giugno 1950 Pfannenstiel aveva asserito che i cadaveri erano stati semplicemente «ammucchiati in una fossa», non bruciati, ma di ciò a Muehlenkamp non importa nulla, perché «nuoce alla sua posizione». Resta comunque la domanda: perché il 6 giugno 1950 il testimone parlò soltanto di inumazione e il 9 novembre 1959 menzionò l’arsione? Dato che Pfannenstiel stesso aveva parlato in precedenza soltanto di inumazione e che anche Gerstein, che era con lui, parlò soltanto di inumazione, è sciocco pretendere che egli avesse detto la verità sulla base della domanda infantile: “Perché avrebbe dovuto mentire su questo,dettaglio”? Muehlenkamp invece si sarebbe dovuto chiedere: “Perché Pfannenstiel rese una dichiarazione in contraddizione con la sua dichiarazione precedente e con quella di Gerstein”? Non sapendo a che cosa appigliarsi, egli ricorre ad un trattato giuridico, asserendo che «le aggiunte o i cambiamenti di dettagli in varie deposizioni fatte da un testimone non sono nulla di insolito nella pratica forense e che la psicologia forense considera persino che queste aggiunte o cambiamenti sono a favore piuttosto che contro l’attendibilità del testimone riguardo al nucleo della sua testimonianza».

 Ma qui non si tratta di semplici «aggiunte» o di «cambiamenti di dettagli», ma di una contraddizione: i cadaveri o furono inumati o furono cremati. Muehlenkamp dovrebbe chiedersi anche perché Pfannenstiel fece la dichiarazione in questione solo nel 1959: forse che la sua “memoria” migliorava col trascorrere degli anni? E qui arriviamo alla mia spiegazione, che non sarà forse «fededegna», ma almeno è ragionevole. La mia affermazione che la dichiarazione di Pfannenstiel relativa all’arsione di cadaveri «era in contrasto sia con le sue stesse affermazioni, sia con il rapporto Gerstein, sia con la storiografia ufficiale (G. Reitlinger)» non ha nulla a che fare con «i fantasmi cospirativi» evocati da Muehlenkamp, e lui lo sa bene. Ho infatti spiegato che il “Bericht vom 26, April 1945” (rapporto di

Nota:

83 Idem, pp. 83-84.

24 Gerstein del 26 aprile 1945) fu alla base dell'interrogatorio di Pfannestiel del 9 novembre 1959, come risulta dal fatto che fu da lui esplicitamente menzionato, e ho precisato:

«Nel corso dell'interrogatorio Pfannenstiel citò anche il libro di Gerald Reitlinger Die endlösung (La Soluzione finale)84, perciò era ben informato anche sulla dogmatica storiografica dell'epoca e sapeva bene che cosa doveva dire. La “conferma” di Pfannenstiel era inequivocabilmente ricalcata sul “rapporto Gerstein”, tuttavia egli trovò il modo di inserirvi (intenzionalmente?) contraddizioni e assurdità  supplementari». Gerstein aveva menzionato soltanto l’inumazione dei cadaveri e Reitlinger aveva scritto che Bełżec «nel novembre, o poco dopo fu posto definitivamente fuori uso, ma il Sonderkommando ebraico vi rimase fino al giugno seguente, a cancellare le tracce delle fosse comuni», e che nell’aprile 1943 si sentiva ancora «il lezzo dei cadaveri esumati»85, che evidentemente non erano stati cremati prima. Perciò non gli immaginari «fantasmi cospirativi» di Muehlenkamp, ma la realtà dei fatti rende palese il contrasto tra le dichiarazioni del testimone e dello storico più importanti di allora – Gerstein e Reitlinger – e quella di Pfannenstiel. La tediosa insistenza di Muehlenkamp sul presunto metodo per far spazio nelle fosse non elimina le obiezioni principali che ho esposto sopra:

– l’inattendibilità del testimone, contraddetto da sé stesso e da Gerstein

– l’irrilevanza del risultato ottenuto grazie a una semplice carbonizzazione dei cadaveri.

La congettura di Muehlenkamp è per di più insensata, perché le SS di Bełżec avrebbero assurdamente carbonizzato e seppellito cadaveri che poi sarebbe stato molto più difficile bruciare, invece di bruciarli direttamente su roghi! Muehlenkamp continua così:

«A parte il fatto che è incompatibile con le teorie cospirative di Mattogno, la descrizione di Pfannenstiel di come la capacità delle fosse comuni fosse ampliata con la cremazione sopra–sotto è confermata dalle note già menzionate del sottufficiale della Wehrmacht Wilhelm Cornides. Nella sua annotazione del 31 agosto 1942 Cornides riferì in che modo si era imbattuto nel campo di sterminio di Bełżec come segue: “6,20 pomeridiane. Oltrepassammo il campo di Bełżec. Prima viaggiammo per un certo tempo attraverso una foresta di alti pini. Quando la donna disse ‘Ora viene!’ si poté vedere una fitta siepe di abeti. Si avvertì distintamente un intenso odore dolciastro. ‘Puzzano già’, disse la donna. ‘Che sciocchezza, è solo il gas’, disse ridendo il poliziotto ferroviario. Frattanto – avevamo percorso circa 200 metri – l’odore dolciastro si trasformò in un forte odore di bruciato. ‘Viene dal crematorio’, disse il poliziotto». La citazione termina con questa frase, parimenti evidenziata dal mio critico:

«La donna disse che talvolta, mentre passava, si poteva vedere del fumo provenire dal campo, ma non potei osservare nulla di simile. La mia stima è che le misure del campo fossero 800 x 400 metri».

Indi egli commenta:

«L’interlocutore di Cornides attribuì il “forte odore di bruciato” percepito da Cornides a ciò che chiamò “crematorio”, una designazione impropria delle installazioni di arsione dei campi dell’ Aktion Reinhard(t) (che non erano crematori in senso stretto, ma impianti all’aria aperta) che si trovano in alcune testimonianze. Da dove poteva venire questo «forte odore di bruciato» all’epoca, molto tempo prima della esumazione e cremazione generale dei cadaveri a Bełżec se non dal processo di cremazione sopra–sotto descritto da Pfannenstiel?».

Muehlenkamp cita poi un’altra nota del 1° settembre 1942 in cui “un poliziotto” a Chelm disse: «E poi [i cadaveri] vengono immediatamente bruciati» e conclude:

Note:

84) Il libro era stato pubblicato a Berlino da Colloquium Verlag nel 1956.

  1. G. Reitlinger, La soluzione finale.Il tentativo di sterminio degli Ebrei d'Europa 1939–1945. Casa editrice Il Saggiatore, Milano, 1965, p. 172.

25 «Sebbene nessuna delle due cose annotate da Cornides sia una testimonianza oculare diretta del processo di cremazione sopra–sotto descritto da Pfannenstiel, è certamente un forte indizio che la descrizione di Pfannenstiel non era affatto un parto della sua immaginazione».

Osservo anzitutto che le annotazioni riportate da Muehlenkamp non confermano affatto la dichiarazione di Pfannenstiel. La nota dice soltanto che i passeggeri del treno percepirono un «forte odore di bruciato», ma in quell’occasione nessuno vide fumo. Che l’odore dovesse venire necessariamente «dal processo di arsione sopra–sotto descritto da Pfannenstiel» è una semplice illazione senza alcun fondamento. Dal punto di vista olocaustico, esso poteva in effetti essere opera di quel «commando degli stracci [Lumpenkommando] e specialisti del fuoco [Feuermeister]» che, a quanto riferisce O’Neil, «distruggevano tutti i beni personali [dei deportati] e le cose denneggiate bruciandoli»86. E che il termine «crematorio» sia una «designazione impropria» di un rogo all’aperto è un semplice cavillo, perché un crematorio è una struttura dotata di uno o più forni crematori e non ha nulla a che vedere né «in senso stretto», ma neppure in senso lato, con impianti di cremazione all’aria aperta. Qui Muehlenkamp dimostra di nuovo la sua arroganza pretendendo di correggere (come già nel caso del numero dei presunti gasati di Bełżec) gli storici olocaustici.

La dichiarazione di Pfannenstiel cui egli attribuisce tanta importanza è del 1960 e la nota di Cornides fu pubblicata nel 1959: si tratta dunque di materiale già noto da decenni. Nonostante ciò, nessuno di coloro che sono considerati i massimi specialisti olocaustici del campo di Bełżec hanno mai tratto da esse l’ingiustificata conclusione di Muehlenkamp. Y. Arad ha scritto:

«L’apertura delle fosse comuni a Bełżec e la cremazione dei corpi esumati da esse cominciò alla cessazione dell’arrivo dei trasporti e delle attività locali di uccisione alla metà di dicembre del 1942. A quel tempo c’erano circa 600.000 cadaveri di Ebrei assassinati nelle fosse»87.

La stessa cosa vale per coloro che hanno scritto dopo le indagini di Kola. M. Tregenza, che, tra l’altro, ha studiato accuratamente le testimonianze dei Polacchi del luogo interrogati dagli inquirenti polacchi e sovietici nel 1945, le testimonianze dell’ex personale SS del campo e quelle di un gruppo di Polacchi del luogo intervistati da lui, si è limitato ad asserire:

«Il campo di sterminio di Bełżec operò fino all’inizio di dicembre del 1942. Dall’inizio di novembre cominciò l’esumazione e la cremazione di centinaia di migliaia di cadaveri»88.

Quanti esattamente? Tregenza risponde così:

«Sul numero dei roghi a Bełżec ci sono grosse divergenze. Testimoni del villaggio affermano che furono impiegati fino a 5 roghi, mentre i militi SS durante le indagini processuali a Monaco [di Baviera] negli anni 1963–1964 parlarono di due roghi. Secondo le loro dichiarazioni, su questi roghi furono bruciate almeno 500.000 persone. Se si assume un numero minimo di 500.000 persone soltanto su 2 roghi, nel caso di 5 roghi bisogna considerare un numero di vittime molto più alto – forse addirittura il doppio dell'attuale cifra ufficiale di 600.000 persone»89.

Dunque egli riteneva che a Bełżec fossero stati cremati certamente almeno 500.000 cadaveri, ma probabilmente 1.200.000! Neppure R. O’Neil sa nulla del presunto «processo di arsione sopra–sotto»; nel paragrafo del suo saggio su Bełżec dedicato all’arsione dei cadaveri egli rileva:

Note:

86) R. O’Neil, Bełżec: Stepping Stone to Genocide;Hitler's answer to the Jewish Question, in:

http://www.jewishgen.org/yizkor/Bełżec1/bel041.html

87) Y. Arad, Bełżec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard death camps, op. cit., p. 172.

88) M.Tregenza, Das vergessene Lager des Holocaust, in: I. Wojak, P. Hayes (Hrsg.), “Arisierung” im Nationalsozialismus, Volksgemeinschaft, Raub und Gedächtnis. Fritz Bauer Institut, Francoforte sul Meno. Campus Verlag, Francoforte sul Meno, New York, 2000, p. 252.

  1. Idem.

26 «I trasporti di “reinsediamento” al campo della morte di Bełżec cessarono l’11 dicembre 1942 ma erano già in corso preparativi per avviare le cremazioni dei cadaveri. [...]. Il numero dei roghi impiegati a Bełżec non è chiaro perché i testimoni parlano di 2–5 roghi. Questi erano stati costruiti a metà novembre 1942 e furono usati in continuazione fino al marzo 1943. [...]. Al processo Bełżec i testimoni riferirono che almeno 300.000 corpi furono cremati sul primo rogo e altri 240.000 sul secondo rogo; perciò a Bełżec furono cremati su roghi almeno 540.000 cadaveri»90 .

Su questo punto mi ero soffermato anch’io nel mio studio riportando la seguente dichiarazione di Heinrich Gley del 7 gennaio 1963:

«Le gasazioni, secondo i miei ricordi, cessarono alla fine del 1942, quando c'era già la neve. Poi cominciò l'esumazione generale e l'arsione dei cadaveri, che durò probabilmente dal novembre 1942 al marzo 1943. Le arsioni furono eseguite ininterrottamente giorno e notte e precisamente in un focolare [rogo], poi in due. In un focolare si potevano bruciare circa 2.000 cadaveri in 24 ore. Circa 4 settimane dopo l'inizio delle arsioni, fu costruito il secondo focolare. Mediamente furono perciò bruciati in un focolare circa 300.000 cadaveri in 5 mesi circa, nell'altro 240.000 cadaveri in circa 4 mesi. Naturalmente queste sono valutazioni medie»91.

Qui si parla dunque di 540.000 cremati che superano abbondantemente i 434.508 gasati che è disposto ad ammettere Muehlenkamp. Egli elabora così una sua teoria cospirativa per cui testimoni e storici sono concordi nel non dare il minimo peso alla storiella del «processo di arsione sopra–sotto». Per fortuna c’era lui, Muehlenkamp, che ha scoperto questa sconvolgente “verità” che evidentemente era stata finora “occultata”! Un’ultima considerazione circa le osservazioni di Cornides sulla linea ferroviaria che passava davanti a Bełżec (e che, prima della costruzione del memoriale, si trovava a circa 80 metri dalla recinzione del campo). A questo riguardo nel mio studio ho rilevato che

«ciò che colpisce di più nella visita a questo campo è proprio la sua vicinanza alla strada (l'attuale statale 17, che collega Zamość a Rava Russkaja e prosegue per Lviv (chiamata all'epoca dai Tedeschi Lemberg e dai Polacchi Lwów) e alla ferrovia che unisce Lublino a Rava Russkaja. Poiché il campo era situato sul fianco di una collinetta e le presunte camere a gas omicide della seconda fase, come pure le fosse comuni, si trovavano nella parte alta, la recinzione di 3 metri, anche se era intessuta di rami di pinastro e di abete, non avrebbe impedito a nessuno di osservare tutte le fasi del presunto sterminio da una certa distanza. Il “terribile segreto” di Bełżec sarebbe dunque stato svelato immediatamente»92.

Riprenderò e approfondirò questa importante questione nel paragrafo 5. Ed ecco finalmente la conclusione di Muehlenkamp:

«Se, come bisogna supporre secondo le testimonianze citate sopra, la capacità delle fosse era ampliata coi mezzi menzionati in queste descrizioni, ciò significa che calcolare il numero dei corpi posti nelle fosse comuni di Bełżec soltanto sulla base dello spazio geometrico disponibile non è altro che speculazione, mentre la speculazione supportata dalla composizione dei trasporti a Bełżec testimoniata [da Gerstein] e l’esperimento fatto da Charles Provan sono comunque più realistici dell’affermazione di Mattogno presuntamente tratta da “dati sperimentali”».

Ferma restando la totale inconsistenza della testimonianza di Gerstein e dell’esperimento di Provan, come ho dimostrato sopra, il ragionamento di Muehlenkamp è ulteriormente inficiato e vanificato da una generalizzazione abusiva: Pfannenstiel parla di una sola fossa da lui pretesamente vista un

Note:

90) R. O’Neil, Bełżec: Stepping Stone to Genocide;Hitler's answer to the Jewish Question, cap. 10, Bełżec's dead: burning of the corpses, in: http://www.jewishgen.org/yizkor/Bełżec1/bel100.html.

91) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., 112.

  1. Idem, p. 57

27 solo giorno di agosto (il 18 o 19); Muehlenkamp applica il presunto procedimento di cremazione sopra–sotto a tutte le fosse di Bełżec e a tutti i giorni di attività del campo.

Da quale testimonianza risulta ciò?

E come si può considerare seriamente «realistico»?

Ma anche accettando per assurdo la validità delle congetture di Muehlenkamp, resterebbe sempre il fatto che la diminuzione del volume dei cadaveri a causa della loro combustione parziale sarebbe stata ampiamente compensata dal volume della sabbia gettata nelle fosse secondo le medesime testimonianze addotte dal mio critico, volume equivalente, come ho dimostrato sopra, a quello di almeno 105.405 cadaveri.

Tutto sommato, questa presunta procedura avrebbe più fatto perdere che creato spazio.

Il presupposto essenziale e indimostrato di tutta la discussione di Muehlenkamp è che le autorità del campo avessero fatto di tutto per «ottenere il maggior spazio possibile per il seppellimento» e per non sprecare volume di seppellimento. Questo presupposto fallace è smentito clamorosamente proprio dai risultati delle indagini di Kola. Invito di nuovo ad osservare con attenzione la mappatura delle fosse comuni elaborata da O’Neil93 : chi può credere seriamente che, per risparmiare spazio, l’amministrazione del campo avrebbe disposto una dislocazione delle fosse comuni così confusa eirrazionale?

L’intera discussione di Muehlenkamp è resa ancora più insensata da una semplice constatazione: che bisogno c’era di risparmiare spazio se la superficie delle fosse comuni individuate da Kola copre appena l’11% della superficie del campo? E che cosa impediva alle SS di Belzec di utilizzare una parte più ampia del campo o di ampliarlo se avevano davvero bisogno di ulteriore spazio? La stessa assurdità si osserva nella dichiarazione di Gerstein che sta alla base delle elucubrazioni di Muehlenkamp. Come ho rilevato sopra, sebbene le SS dovessero gasare 5.250 Ebrei e sebbene disponessero di sei camere a gas, ne utilizzarono soltanto quattro, rinserrando pretesamente in ciascuna 750 persone o 30 persone per metro quadrato. Ciò, se fosse stato possibile, avrebbe richiesto una lunga e paziente tecnica di “incastro” delle persone per sfruttare il minimo spazio libero: ma a che scopo affannarsi tanto se poi lasciarono due camere a gas vuote? Muehlenkamp obietta ancora che «le profondità delle fosse comuni stabilite da Kola mediante le sue caute trivellazioni, evitando il più possibile il contatto con strati di cadaveri, non furono necessariamente le profondità originali delle fosse comuni». Indi cita il seguente passo del libro di Kola che avevo riportato anch’io:

«La maggior parte delle fosse situate qui raggiungono una profondità di 4–5 metri. Si può supporre che una tale profondità fosse considerata ottimale; a una profondità maggiore appare la falda freatica» 94 e commenta: «Se 4 o 5 metri era la profondità ottimale, è probabile che le fosse comuni fossero di regola scavate a questa profondità», dimenticando però di esplicitare il significato dell’avverbio usato da Kola: «Qui furono rilevate 12 fosse (circa il 36% del totale)»95. Dunque di regola erano profonde 4–5 metri solo 12 fosse su 33. Indi Muehlenkamp cita la dichiarazione dell’ex SS Alfred Schluch che una fossa «poteva essere profonda 5–6 metri». “Poteva”, non “era”: si tratta dunque di una mera stima, non di una misurazione. Quanto al commento precedente, può anche essere «probabile» che «di regola» le fosse comuni fossero profonde 4–5 metri, ma in tal caso, anche assumendo una profondità di 5 metri con una

Note:

93) Vedi documento 4.

94) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 96.

95) Vedi la citazione completa nel già citato Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, p. 96.

28 copertura di sabbia di 30 centimetri, le fosse comuni avrebbero potuto contenere circa 222.600 96 cadaveri, non circa 434.000. Ma il problema non è questo. Qui devo ripetere un’affermazione di Tregenza che ho già esposto sopra:

«Ufficialmente oggi si parla di “almeno 600.000 persone uccise”, tuttavia secondo recenti ricerche e scavi bisogna partire da una cifra di vittime considerevolmente più alta, eventualmente fino a un milione».

Tregenza ha tratto questa conclusione dai risultati effettivi delle indagini di Kola, quelli da lui pubblicati, e anch’io mi sono basato su questi risultati effettivi, lasciando da parte il «possibile» o il «probabile»: e, per quanto riguarda le fosse, il risultato effettivo è il loro numero, 33, la loro superficie, circa 5.490, e il loro volume, circa 21.310 metri cubi. Tutto il resto sono chiacchiere vane e inconistenti. La conclusione generale di Muehlenkamp – «che ci sono importanti ragioni che parlano contro l’assunzione che il volume delle fosse comuni esistenti a Bełżec non era sufficiente a contenere i cadaveri dei circa 434.000 ebrei deportati menzionati nel rapporto di Höfle a Heim dell’11 gennaio 1943» – è del tutto priva di valore. Persino assumendo come validi tutti i suoi presupposti fallaci o arbitrari (15 cadaveri per metro cubo, profondità delle fosse di 5 metri), le fosse di Bełżec avrebbero potuto contenere circa 417.400 cadaveri 97 , mentre la presunta pratica della combustione incompleta avrebbe sottratto spazio per circa 205.000 cadaveri, che sarebbe stato recuperato solo in parte dalla diminuzione di volume dei  cadaveri carbonizzati. Non è chiaro infine come Muehlenkamp concili la cifra di 434.000 con quella stabilita al processo Bełżec: 540.000 cadaveri cremati.

Bisogna pensare che l’imputato Heinrich Gley abbia mentito deliberatamente e che il tribunale abbia avallato le sue menzogne?

In tal caso che valore avrebbero le risultanze processuali del processo Bełżec?

Oppure si dovrebbe credere seriamente che il testimone incorse in un “errore” di 106.000 vittime?

 

 4.2. "Il fabbisogno di legna"

 

Nella mia analisi ho assunto a base dei calcoli «un cadavere del peso di 45 kg (peso medio che include l'ipotetica presenza di cadaveri di bambini)» 98 , rinviando al libro su Treblinka da me scritto in  collaborazione con J. Graf, in cui avevo esposto dettagliatamente tutti i dati tecnici che ho ripreso nello studio su Bełżec. In tale libro avevo rilevato, tra l’altro, che la storica olocaustica americana Konnilyn G. Feig aveva parlato di 700.000 cadaveri del peso totale di 35.000 tonnellate, che occupavano 69.000 metri cubi, ossia 10 cadaveri per metro cubo, rilevando erroneamente che ella assumeva un peso medio di 50 kg per cadavere. Muehlenkamp, dopo aver citato questi passi, commenta:

«Come si può vedere, Mattogno non presenta alcuna spiegazione sul perché egli consideri il peso di 50 kg assunto da Konnilyn Feig una media precisa o come sia arrivato alla conclusione che la disseccazione dei corpi nei mesi avrebbe ridotto il loro peso medio solo del 10%, da 50 a 45 kg».

Qui Muehlenkamp prende un abbaglio, in quanto nel libro in questione ho sì scritto che assumevo il peso medio di 45 kg per cadavere «perché si tratta di cadaveri esumati che hanno perduto parte del loro contenuto acqueo», ma non partivo affatto dal peso di 50 kg, bensì, da 58 kg. Se il numero dei bambini e ragazzi fino a 14 anni in Polonia nel 1931 era del 29,6%, ossia poco meno di 1/3, e il loro peso medio era di 35 kg e se il peso medio di un adulto è di 70 kg, si può considerare che il peso medio di 3 persone (due adulti e un bambino o ragazzo) sia di ([70 + 70 + 35] : 3 =) 58,3 kg,

 

Note:

96) Calcolo rapidamente con una proporzione: se a una profondità di m 3,6 corrispondono circa 170.500 cadaveri, a una profondità di m 4,7 ne corrispondono circa 222.600.

97) Anche qui calcolo rapidamente con una proporzione: se 8 cadaveri per metro cubo corrispondono a circa 222.600 cadaveri, 15 cadaveri per metro cubo corrispondono a circa 417.400 cadaveri.

  1. Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 113.

29 sicché il peso di 45 kg corrisponde a una perdita media del 35% del contenuto acqueo iniziale dei cadaveri. Poiché il grosso del presunto sterminio a Bełżec sarebbe avvenuto in quattro mesi, da agosto a novembre 99 , una tale ipotesi non è irragionevole. Muehlenkamp invece si appella di nuovo al fallace esperimento di Provan, dal quale, come si è visto, risulta un peso medio di 32,25 kg a persona, ma poi concede generosamente il peso medio addotto da Gerstein: 35 kg. Curiosamente, mentre da me pretende fiscalmente la dimostrazione di ogni cifra da me addotta, quando si tratta delle cifre addotte dai suoi testimoni, le accetta sempre supinamente.

Quale prova presenta Gerstein circa il presunto fatto che più della metà delle presunte vittime erano bambini?

Le aveva contate ad una ad una e poi aveva calcolato la percentuale?

E come è arrivato alla conclusione che il peso medio delle vittime era di 35 kg?

Aveva pesato tutte le vittime e poi aveva alcolato il peso medio?

Persino tralasciando tutte le considerazioni esposte sopra, Gerstein espone semplicemente una stima puramente soggettiva basata per di più sul presupposto insensato della presenza di 750 persone in un locale di 25 metri quadrati: neppure Provan ha osato tanto, fermandosi a 703: Ma, con un po’ di buona volontà, aggiungendo la bambola di Barbie e il pupazzo dell’Uomo Ragno... Muehlenkamp mi oppone poi i risultati dell’arsione in massa di carcasse di animali morti o soppressi a causa di epidemie. Egli cita un rapporto intitolato Options for the Mechanised Slaughter and Disposal of Contagious Diseased Animals – A Discussion Paper sull’arsione di maiali malati presentato nel 2000 ad una conferenza in Australia in cui si dice che 504 maiali, del peso di 41.300 kg, furono completamente distrutti con 40 metri cubi di legna .Egli afferma poi che la legna da ardere con il potere calorifico più alto, quella asciutta di quercia, ha un peso di 1.708–2.195 kg per “cord”, che è una catasta di 3,625 metri cubi, «sicché 40 metri cubi di legna da ardere corrispondono a circa 11 “cords”, il che significa che il peso della legna usata per bruciare 41.300 kg di carcasse suine fu al massimo di circa 11 x 2.195 = 24.145 kg o [21,145 : 41.300 =] 0,58 kg di legna per kg di carcassa!».

 Io invece, sulla base di esperimenti da me eseguiti con carne da macello (ma solo tessuti molli, senza ossa), ho fissato un fabbisogno di 3,5 kg di legna per 1 kg di carne 100 . Dallo studio serio della letteratura relativa all’arsione di carcasse animali durante le epidemie risulta invece un quantitativo equivalente a 140 kg di legna riferito a un corpo umano di un cadavere di 70 kg 101 , dunque 2 kg di legna per 1 kg di carne.Come si spiega allora il dato addotto da Muehlenkamp? Il rapporto da lui citato è reperibile in rete 102. Esso è accompagnato da un disegno che mostra l’impianto utilizzato per l’arsione dei maiali103: si tratta di un vero e proprio macchinario collegato a un cassone refrattario o a una fossa, come in questo caso, al di sopra della quale viene collocata una camera aperta di pannelli refrattari. Un potente soffiante insuffla aria sul fondo della camera di combustione o della fossa, provocando una iperossigenazione del fuoco e una combustione

Note:

99) Ad es., Sforni attribuisce a questi quattro mesi 373.200 vittime, ai mesi da marzo a luglio 103.900, a dicembre 5.500. Il sabba di Bełżec. Con la traduzione italiana della testimonianza del sopravvissuto Rudolf Reder, op. cit., p. 107.

100) C. Mattogno, «Verbrennungsexperimente mit Tierfleisch und Tierfett. Zur Frage der Grubenverbrennungen in den angeblichen Vernichtungslagern des 3. Reiches», in: Vierteljahresehefte für freie Geschichtsforschung, anno 7, n. 2, luglio 2003, pp. 185-194.

101) Heinrich Köchel, «Leichenverbrennung im Freien», in: Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 8, n. 4, dicembre 2004, pp. 427-432.

102) R.D. Lund, I. Kruger and P. Weldon, Options for the mechanised slaughter and disposal of contagious diseased animals - a discussion paper. Paper Presented at Conference on Agricultural Engineering, Adelaide, 2-5 April, 2000, in: http://www.rodoh.us/arts/arts1/carcass/disposal–paper.pdf.

103) Vedi documento 6.

 30 completa senza fumo con alta temperatura104. Secondo l’articolo citato da Muehlenkamp, la temperatura della fossa oscillò tra i 980°C e i 1100°C. I forni crematori Topf di Auschwitz– Birkenau avevano una temperatura di esercizio di 800°C. Il mio critico rimanda poi ad un rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura e della Commissione Veterinaria del Texas sulla medesima arsione (eseguita, appunto, nel Texas nel 1994)105  il quale lascia pensare che i 40 metri cubi di legna summenzionati furono usati in ciascuno dei tre giorni di arsione, e ciò «significherebbe che la media calcolata sopra dev’essere moltiplicata per 3, giungendo ad un quantitativo di 1,74 kg di legna per kg di carcassa», ossia circa la metà di quanto ho assunto io. Poiché i due rapporti sono contraddittori, Muehlenkamp scrisse alla ditta Burners LLC in Florida. La risposta fu che il consumo di legna era all’incirca pari a quello delle carcasse, cioè 1 kg di legna per 1 kg di carcassa. A questo punto Muehlenkamp osserva:

«Quest’affermazione si riferisce a incinerazioni con air curtain, che implica una macchina che insuffla forzatamente una massa d’aria attraverso un collettore creando in tal modo una turbolenza in cui la cremazione viene accelerata fino a sei volte di più che in un’arsione all’aperto. Perciò sorge il problema se la cremazione di cadaveri su griglie fatte di rotaie, come fu effettuata nei campi dell’ Aktion Reinhard(t), sia paragonabile alla cremazione con air curtain per quanto riguarda il quantitativo di combustibile necessario. La cremazione air curtain combina il vantaggio di evitare perdita di calore, perché la cremazione avviene in una fossa o in una camera di combustione, con quello di avere una grande quantità di ossigeno intorno per favorire la combustione, il che era una caratteristica di strutture come quelle usate nei campi dell’ Aktion Reinhard(t), perciò si può dire che essa è più efficiente riguardo al combustibile della cremazione all’aperto su una griglia».

Egli afferma poi che in altre fonti la cremazione con air curtain non è considerata per la sua efficienza in fatto di combustibile, ma è dichiarata combustibilmente intensa, essendo il rapporto legna–carcassa di 1:1 o di 2:1». Indi egli cita uno studio sull’arsione delle carcasse in cui si dice che, per distruggere 250 carcasse,sono necessari:

250 traversine ferroviarie

250 balle di paglia

6.250 kg di legna da ardere

50.750 kg di carbone

1 gallone di gasolio per metro lineare di rogo106.

Per riportare il consumo alla legna, Muehlenkamp calcola il potere calorifico dei quantitativi di combustibile summenzionati in BTU (British Thermal Unit, 1 BTU = 0,252 Kcal) e giunge alla seguente conclusione:

«Energia totale necessaria per bruciare 250 carcasse: 3.923.646.250 BTU. Ciò corrisponderebbe a 3.923.646.250 : 16.671 = 235.358 kg di legna da ardere». Egli poi assume che il peso medio di una carcassa (bovina) fosse di 500 kg, perciò 250 carcasse pesano 125.000 kg e il fabbisogno medio di legna risulta di (235.358 : 125.000 =) circa 1,9 kg per kg di carcassa, il che corrisponde al fabbisogno di legna nel caso di cremazione con air curtain. Il calore totale corrisponde a 988.758.855 Kcal, quello della legna (16.671 BTU) a 4.200 Kcal.

Note:

104) The Use of Air Curtain Destructors for Fuel Reduction, in: http://www.fs.fed.us/eng/pubs/html/02511317/02511317.htm Air Curtain Destructor and Refractory Pit, in: http://driallusa.com/acd_literature.pdf Air Curtain Destructor Operating Procedures, in: https://www.gwinnettcounty.com/departments/fire_emergency/pdf/air_curtain_destructor_details.pdf

105) Swine carcass disposal evaluation using Air Curtain Incinerator System, Model T–359, in:

http://www.airburners.com/DATA–FILES_Tech/ab_swine_report.pdf

106) Burning of carcasses, in: http://www–infocris.iaea.org/en/w3.exe$EAFull?ID=67

31 Il punto debole del calcolo è proprio questo. Il potere calorifico della legna da ardere assunto da Muehlenkamp è abbondantemente superiore persino a quello della legna ben stagionata: «Il potere calorifico dei differenti tipi di legna dipende molto dalla loro umidità e di conseguenza la potenza delle caldaie o delle stufe è direttamente influenzata dal tipo di legna impiegato, in media una legna ben stagionata ha un potere calorifico di 3200 kcal/kg». La seguente tabella mostra il potere calorifico della legna da ardere in funzione del contenuto diumidità 107 :

 

% di umidità                 Potere calorifico - kcal/kg

      15%                                            3490

      20%                                            3250

       25%                                           3010

       30%                                           2780

       35%                                           2450

       40%                                            2300

 

Per igroscopia, «il legno assorbe acqua fino a raggiungere la saturazione delle fibre. Il peso del contenuto idrico è pari fino al 30% del peso secco del legno». Per porosità, «il peso del contenuto idrico sarà maggiore del 30% del peso secco del legno. Se il legno è immerso o è a contatto con l’acqua, questa sostituisce gradualmente l’aria fino a raggiungere la condizione di imbibizione totale dove l’acqua sostituisce completamente l’aria»108.

Assumendo un tenore idrico minimo del 30% (il 25% è quello di una bara con potere calorifico di circa 3.000 Kcal/kg), corrispondente a 2.780 Kcal/kg, il fabbisogno di combustibile dell’arsione bovina summenzionata fu l’equivalente di (988.758.855 : 2.780 =) 355.668 kg legna da ardere, pari a (355.668 : 125.000 =) 2,84 kg per kg di carcassa, un valore vicino a quello assunto da me (3,5 kg). Qui però c’è un punto fondamentale da chiarire. Le arsioni veterinarie sorsero e si svilupparono allo scopo essenziale di distruggere i germi patogeni infettivi che provocavano le epidemie nel bestiame: «L’idea di rendere inoffensivi per mezzo della cremazione le carcasse degli animali colpiti da contagio si deve al veterinario Georg Feist; egli era persuaso che il seppellimento servisse soltanto a creare un focolaio di diffusione del contagio nella zona in cui esso infuriava, contagio che nello stesso tempo era la rovina economica del paese. Le idee del dott. Feist furono subito approvate dal suo collega veterinario Zündel e dalle autorità locali. Le autorità di Strasburgo hanno concesso l’autorizzazione a costruire un forno speciale in ciascuno dei dipartimenti più grandi colpiti dal contagio, cioè a Johaness-Rohrbach e nel cantone Saaralben»109.

Feist costruì appunto il primo impianto per l’arsione delle carcasse animali, che porta il suo nome: l’apparato Feist. Per realizzare tale scopo, non è necessaria una incinerazione come in un forno crematorio, ma è sufficiente la combustione di tutti i tessuti molli. L’altro punto debole dell’esempio addotto da Muehlenkamp è proprio questo: egli non ha indicato il risultato dell’arsione delle 250 carcasse summenzionate, ossia il peso e la qualità dei residui. È infatti evidente che una carbonizzazione, anche intensa, richiede meno combustibile di una incinerazione. L’arsione con air curtain non è invece affatto paragonabile a quella su un rogo,perché la sua efficienza è enormemente maggiore, come è testimoniato dalle altissime temperature di combustione dichiarate.

Note:

107) La legna, in: http://www.fuocoelegna.it/legna.php.

108) Bernardo Hellrigl, Il potere calorifico del legno, in:

http://cms.eniweb.it/media/piemmeti/documents/sezione_3/Grigolato.pdf

109) M. de Cristoforis, Etude pratique sur la crémation. Imprimerie Treves Frères, Milano, 1890, p. 125.

 32 Bisogna inoltre aggiungere che, nel caso di Bełżec, l’arsione, in massa dei cadaveri sarebbe stata effettuata, secondo Muehlenkamp, dal novembre 1942 al marzo 1943. Il “testimone oculare” Reder dichiarò che «il 15 di novembre [1942], faceva già freddo e la neve e il ghiaccio ricoprivano il terreno»110. Sopra ho già riportato l’affermazione di Gley del 7 gennaio 1963 che «le gasazioni, secondo i miei ricordi, cessarono alla fine del 1942, quando c'era già la neve». Infine O'Neil ci informa che nell'area di Bełżec d'inverno c'erano temperature di –25°C111, sicché per la legna –imbibita d’acqua, coperta di neve o addirittura gelata – usata per l’arsione di cadaveri congelati su un rogo all’aperto esposto a neve o pioggia, un potere calorifico di 2.300 Kcal/kg è già una concessione straordinaria 112 . Per avere un’idea delle condizioni in cui sarebbe stata effettuata la cremazione di circa 600.000 o 540.000 o 434.000 cadaveri basta dare un’occhiata alle fotografie di Bełżec del febbraio 2004 pubblicate nel sito olocaustico indicato in nota 113 . Applicando dunque questo dato più realistico al calcolo di Muehlenkamp, il fabbisogno di combustibile sarebbe l’equivalente di (988.758.855 : 2.300 =) almeno 429.895 kg di legna da ardere, pari a (429.895 : 125.000 =) 3,44 kg per kg di carcassa, il che in pratica conferma la validità del mio assunto. Il dato summenzionato è ulteriormente confermato da un altro caso concreto in cui i tipi di combustibile usati permetteno di calcolare più facilmente il fabbisogno equivalente in legna verde. Nel marzo 2001, nei pressi di Lille, in Francia, fu costruito un enorme rogo lungo 100 metri per bruciare le carcasse di 600 montoni e di altri 218 ovini. L’arsione richiese:

350 traversine ferroviarie

56 metri cubi di legna

10 tonnellate di paglia

60 tonnellate di carbone e nafta 114.

Eseguo i calcoli in riferimento alla legna stagionata (traversine e paglia: ~ 3.500 Kcal/kg), tranne che per i 56 metri cubi di legna, che assumo fresca (~ 2.300 Kcal/kg), Per una traversina, Muehlenkamp calcola un volume di 0,0975 metri cubi. Il legno utilizzato è faggio, quercia o rovere, che, essiccato, ha un peso specifico medio di circa 0,7. Il peso totale risulta pertanto di 350 x (0,0975 x 700) = ~ 23.900 kg. Il peso di 1 metro cubo di legna è, secondo Muehlenkamp, (2.195 : 3,625) 115 = 605 kg, dunque (56 x 605 =) ~ 33.900 kg. La paglia ha un potere calorifico di circa 4.000 kcal/kg 116, sicché 10 tonnellate corrispondono a (10.000/3500 x 4000 = ) circa 11.400 kg di legna stagionata. Il carbone ha potere calorifico minimo di 7.000 Kcal/kg, perciò 1 kg di carbone corrisponde a 2 kg di legna stagionata, perciò 60 tonnellate di carbone corrispondono a 120.000 kg di legna essiccata. Tralascio la nafta, di cui non è indicato il quantitativo, e che ha comunque un potere calorifico superiore a quello del carbone (~ 10.200 Kcal/kg). Complessivamente furono impiegati l’equivalente di 189.200 kg di legna, di cui 155.300 cssiccata i restanti 33.900 verde. Riportato alla legna verde, il consumo fu di 33.900 + (155.300/2300 x 3500 =) ~ 270.200 kg.

Note:

110) R. Sforni, Il sabba di Bełżec. Con la traduzione italiana della testimonianza del sopravvissuto Rudolf Reder, op. cit., p. 130.

111) R. O’Neil, Bełżec: Stepping Stone to Genocide;Hitler's answer to the Jewish Question, in:

http://www.jewishgen.org/yizkor/Bełżec1/bel050.html

112) G. Salvi, La combustione. Teoria e applicazioni. Tamburini Editore, Milano 1972, p. 786, per la legna verde adduce un potere combustibile di 2.330 Kcal/kg.

113) Thttp://www.deathcamps.org/Bełżec/buildingsite.html

114) Valérie Cormont, «Un bûcher de 100 m de long pour 600 moutons», in : La Voix du Nord, 6 marzo 2001.

115) Peso e volume di 1 cord di legna.

116) http://www.apeac.it/biomasse.htm

 

 

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Una pecora media pesa 60-75 kg, una pesante 75-90 kg117. Assumendo il peso massimo, le 818 carcasse pesavano ( 818 x 90 =) 73.620 kg e il fabbisogno di legna per l’arsione fu di (270.200: 73.620 =) ~ 3,67 kg di legna per kg di carcassa. Per quanto riguarda la cremazione di cadaveri umani mediante legna, il criterio di giudizio migliore è quello del funzionamento del crematorio a gasogeno sviluppato dalla ditta indiana Teri per apportare un rilevante risparmio all’enorme dispendio di legna necessario per la cremazione di un singolo cadavere secondo i sistemi tradizionali: «Fu osservato che ogni cremazione usando il gasogeno durava approssimativamente 60–80 minuti con un consumo di 100–150 kg di legna invece di 400–600 nel sistema tradizionale e circa 250–300 nel sistema di fuoco all’aperto migliorato usando una griglia metallica. Dopo l’esecuzione di collaudi ben riusciti il sistema di crematorio basato sul gasogeno è stato ora messo regolarmente in funzione a Ambernath. Durante le prove il tempo richiesto per la cremazione oscillò tra 70 e 85 minuti, mentre il consumo specifico di legna oscillò tra 110 e 145 kg per cremazione»118. Da questi dati sperimentali risultano in media, per un cadavere medio di 70 kg:

7,14 kg di legna per 1 kg di cadavere per il rogo tradizionale

3,9 kg di legna per 1 kg di cadavere per il rogo su griglia metallica

1,8 kg di legna per 1 kg di cadavere per il forno crematorio.

 Come risulta da un video, quest’impianto è un vero e proprio forno crematorio, dotato di camera di cremazione chiusa e di un gasogeno esterno in cui la legna viene gasificata e il gas combustibile che si forma viene spinto da un soffiante nella camera di cremazione, generando una potente fiamma119. Nel caso di Bełżec, anche se la cremazione dei corpi dei presunti gasati fosse avvenuta su rotaie, come viene affermato per Treblinka, sarebbe stata simile al secondo sistema di arsione, quello su griglia metallica, con un fabbisogno di 3,9 kg di legna per kg di cadavere, perciò la validità della mia assunzione di 3,5 kg resta pienamente confermata.

 Muehlenkamp trae poi le sue fallaci conseguenze dai suoi calcoli fallaci: «Assumendo un rapporto legna–cadavere di 1:1, il quantitativo di legna necessaria per bruciare 600.000 cadaveri con un peso medio di 35 kg sarebbe stato di circa 21.000.000 di kg = 21.000 tonnellate, invece delle 96.000 tonnellate assunte da Mattogno. Per i cadaveri dei circa 434.000 Ebrei la cui deportazione a Bełżec può essere stabilita con certezza assoluta, il quantitativo necessario con questo rapporto sarebbe stato di 434.000 x 35 = 15.190.000 kg o 15.190 tonnellate di legna da ardere. Assumendo 2 kg di legna per kg di cadavere, il quantitativo sarebbe stato di 30.380 tonnellate». Assumendo invece il quantitativo reale che risulta dai suoi calcoli (3,44 kg), anche accettando un peso medio dei cadaveri di 35 kg, il fabbisogno di legna sarebbe stato di (35 x 3,44 =) 120,4 kg di legna per cadavere e per 600.000 cadaveri (600.000 x 120,4 =) 72.240.000 kg o 72.240 tonnellate, oppure, nel secondo caso (434.000 x 120,4 =) 52.253.600 o 52.253,6 tonnellate.Se si assume invece il dato relativo alla cremazione in India su griglia metallica, i rispettivi quantitativi di legna da ardere sarebbero di:

(35 x 3,9 =) 136,5 kg per cadavere

(600.000 x 136,5 =) 81.900.000 kg o 81.900 tonnellate, e

(434.000 x 136,5 =) 59.241.000 kg o 59.241 tonnellate.

Le conclusioni di Muehlenkamp sono pertanto del tutto infondate.

 Note:

 117) http://workingsheepdogs.homestead.com/Pecore.html

118) Teri Development of gasifier based crematorium. TERI Project Report No.1999BE63. Nuova Deli, 2003.

119) Vedi http://www.youtube.com/watch?v=XNv3gwz–Uk0

 34 Procedendo, Muehlenkamp osserva che il peso medio arbitrario da lui ipotizzato di 35 kg si riferisce a cadaveri freschi, mentre qui bisogna tener conto della perdita di peso dovuta alla decomposizione. Egli invoca anzitutto il sito di un museo australiano in cui appaiono sei fotografie della carcassa di un maialino di un chilo e mezzo (!) in sei fasi del processo di decomposizione 120, la prima delle quali mostra alcuni maialini vivi. Nelle altre fotografie appaiono cinque fasi del processo di decomposizione di un maialino, ma senza neppure precisare quanto tempo dopo la morte dell’animale furono scattate. Per ciascuna fase viene indicato in lasso di tempo che va da un minimo di 0-3 giorni a un massimo di 50-365 giorni!

Muehlenkamp le descrive rilevando che la fase finale richiede, appunto, fino a 365 giorni all’aperto. Invece in una fossa il processo dura di più. Egli cita allora il dott. Trisha McNair, secondo il quale «la  ecomposizione all’aperto è due volte più rapida di quando il corpo è sott’acqua e quattro volte più rapido di quando è sotto terra. I cadaveri si preservano più a lungo quando sono sepolti più in profondità purché il terreno non sia imbevuto d’acqua». Indi cita da un’altra fonte di medicina legale la massima di Casper, secondo la quale «una settimana di putrefazione all’aperto equivale a due settimane nell’acqua, o a otto settimane di sepoltura nella terra, data la medesima temperatura ambientale». Egli poi assume come «ragionevole» che l’affermazione del dott. McNair si riferisca alla fase della putrefazione nera o della fermentazione butirrica, sempre in riferimento al maialino summenzionato, e argomenta:

«Ciò che è decisivo per il nostro argomento è il fatto che i cadaveri seppelliti a Bełżec ben difficilmente avrebbero conservato in sé acqua alla fine della fase della putrefazione nera, che, secondo quanto detto sopra, durò da 40 a 80 giorni dopo che erano stati collocati nelle fosse di sepoltura. Il peso e la massa di questi cadaveri si ridusse di conseguenza, poiché è noto che il 60–70% del corpo umano è acqua. Secondo il sito di una enciclopedia tedesca, un corpo umano che pesa 70 kg contiene circa 42 kg di acqua, il che significa che il suo corpo, dopo che l’acqua se n’è andata, peserà solo circa 28 kg o circa il 40% del suo peso originale». Dopo una lunga disquisizione che risparmio al lettore, Muehlenkamp decide finalmente che il contenuto medio di acqua dei corpi delle presunte vittime di Bełżec era il 60% e conclude:

«In riferimento al nostro caso ciò significa che il peso medio dei cadaveri sepolti nelle fosse comuni di Bełżec sarebbe diminuito da 35 a 14 kg 121 a causa della fase di fermentazione butirrica. Se, come sembra plausibile e si potrebbe persino calcolare più precisamente in base alla lista dei trasporti a Bełżec122, circa due terzi dei cadaveri delle circa 434.000 persone menzionate nel rapporto di Höfle erano in fase avanzata di decomposizione quando cominciò la pulizia generale delle fosse, mentre il resto si trovava ancora nella fase di putrefazione, il peso medio della massa di cadaveri da cremare era di (289.000 x 14 +145.000 x 35) : 434.000 = 21 kg. Se, d’altro canto, si assume lo scenario relativamenteimprobabile di una eguale distribuzione tra i cadaveri allo stato di putrefazione e quelli instato avanzato di decomposizione, il calcolo è (217.000 x 14 + 217.000 x 35) : 434.000 =24,5 kg». Egli poi suppone generosamente lo scenario «più favorevole a Mattogno», ossia che il peso mediodei cadaveri cremati fosse di 25 kg, e giunge a questa conclusione:

 Note:

 120) Decomposition, in: http://www.deathonline.net/decomposition/decomposition/index.htm

121) Cioè (35 – [35 x 0,6] =) 14 kg di sostanza secca e 21 kg di acqua.

122) In realtà non c’è alcuna lista dei trasporti originale; quelle esistenti sono state stilate arbitrariamente dagli storici olocaustici, tanto arbitrariamente che la lista di Arad conta circa 517.000 deportati (Y. Arad, Bełżec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps, op. cit., pp. 383–389), quella di O’Neil 800.555 deportati (R. O’Neil, Bełżec: A Reassessment of the Number of Victims, in: “East European Jewish Affairs”, vol. 29, n. 1-2 1999, pp. 89-100). Ma,come si è visto sopra, il numero documentato dei deportati è di 434.508.

35 «Assumendo un fabbisogno di 1 kg di legna per kg di massa di cadaveri, ne risulta unquantitativo di 25.000 x 434.000 = 10.850.000 kg = 10.850 tonnellate. Assumendo 2 kg dilegna per kg di massa di cadaveri, il quantitativo sarebbe stato di 21.700 tonnellate».

Tutto il ragionamento è basato:

1) sulle fasi di putrefazione della carcassa di un maialino di 1,5 kg all’aperto

2) sul presupposto che la putrefazione nera di un cadavere umano sepolto nella terra duri da 40 a 80 giorni dalla sepoltura

3) sul presupposto che la putrefazione nera comporti la disidratazione totale del corpo

4) sul presupposto che il peso medio del corpo delle presunte vittime di Bełżec fosse di 35 kg.

Il primo punto, che costituisce il criterio di giudizio fondamentale di Muehlenkamp, è a dir poco ingenuo ed è fin troppo facile contestarlo in base a fonti che si riferiscono a cadaveri umani. Adesempio, il dott. Luigi Maccone, nella sua opera classica sulla cremazione, dedica un documentato paragrafo alla Parassitologia del cadavere in cui riassume i risultati degli studi scientifici precedenti, che illustra anche con cinque tavole di disegni della fauna cadaverica. Egli rileva: «Secondo le oggettive ed acute indagini del Mégnin diverse specie di larve si succedono nel cadavere con un “ordine fisso”; esiste un periodo sarcofagico della durata di 3 mesi, un periodo dermestico che dura da 3 a 4 mesi, un terzo periodo – silfico – della durata da 4 a 8mesi ed infine un acarideo. [...].

Da 3 a 6 mesi dalla morte, e sempre sotto l’influenza delle fermentazioni microbiche,nascono dei prodotti grassi di cui sono golosi gli insetti di un altro ordine, sostituentisi apoco a poco alle grandi mosche che paiono avere terminato il compito loro. Questi sono piccole farfalle del genere anglosa e dei coleotteri del genere dermestes, le cui larve, lunghe al massimo un centimetro, ànno [hanno] il corpo coperto di peli e sono ben conosciute dai salumai e dai pellicciai, chè esse distruggono il lardo e le pellicce. Poco tempo dopo che la fermentazione butirrica, generando il “grasso di cadavere”, s’è formata, ne comincia un’altra nelle sostanze albuminose che è una vera fermentazione caseinica [...]. Alla fermentazione butirrica e caseinica segue la fermentazione ammoniacale, le cui emanazioni attirano una quinta squadra di distruttori, che si attaccano alla sostanza non ancora consumata. [...] essi terminano la essiccazione del cadavere assorbendo tutti gli umori sdegnati dai precedenti»123.

Perciò la fermentazione butirrica subentra dopo le prime fasi che durano 3–6 mesi. D’altra parte, la massima di Casper addotta da Muehlenkamp124dice esplicitamente che a una settimana all’aperto corrispondono otto settimane sotto terra, e poiché la fermentazione butirrica del maialino richiese da 20 a 50 giorni 125, ne consegue che sotto terra sono necessari da 160 a 400 giorni, ossia da 5 a 13 mesi. Se invece si considera la putrefazione nera, il tempo necessario, secondo la fonte di  Muehlenkamp, è di 10–20 giorni dopo la morte, corrispondenti a 80–160 in una fossa, ma sebbene essa asserisca che in questa fase «un grande volume di liquidi del corpo fluisca dal corpo nel terreno», la carcassa appare tutt’altro che essiccata: essa conserva invece ancora un discreto volume e dunque una discreto contenuto idrico126. Infine, per quanto riguarda il peso medio di 35 kg, rimando a quanto ho esposto sopra.

Il calcolo di Muehlenkamp è dunque basato su presupposti congetturali ed errati e non ha conseguentemente alcun valore. Egli avrebbe fatto meglio ad esaminare casi concreti di esumazione di cadaveri umani da fosse comuni, invece di affidarsi al maialino di un chilo e mezzo. A Winniza, ad esempio, l’esumazione

 Note:

 123) L. Maccone, Storia documentata della cremazione presso i popoli antichi ed i moderni con speciale riferimento alla igiene. Istituto Italiano di Arti Grafiche, Bergamo, 1932, pp. 158-159.

124) Si tratta di una massima accettata dagli specialisti del settore. Vedi: Postmortem changes and time of death, in: http://www.dundee.ac.uk/forensicmedicine/notes/timedeath.pdf.

125) Vedi http://www.deathonline.net/decomposition/decomposition/butyric_fermentation.htm

126) Vedi http://www.deathonline.net/decomposition/decomposition/black_putrefaction.htm

 36 dei corpi delle vittime sovietiche fu effettuata circa tre anni dopo la sepoltura. Nella ricapitolazione della perizia medico–legale si legge:«I cadaveri dei tre siti di rinvenimento mostravano varie forme di decomposizione a seconda della posizione. Mentre sulla superficie delle fosse comuni fu trovata in prevalenza una scheletrizzazione e una mummificazione parziale o più estesa, negli strati intermedi e profondi fu accertata una macerazione secca e adipocera. I tessuti e gli organi si potevano riconoscere ancora bene e mostravano, evidentemente a causa della pressione straordinariamente alta degli strati di terra sovrastanti, uno stato di conservazione relativamente buono con forte perdita d’acqua dei tessuti»127.In relazione agli strati intermedi e profondi, la perizia dice che i cadaveri non in stato di adipocera presentavano una «intensa perdita d’acqua»128 , ossia, ancora dopo tre anni, non erano completamente disidratati. Di conseguenza l’ipotesi della disidratazione al 100% dei cadaveri in pochi mesi è insostenibile.Sopra ho scritto che il peso medio di 45 kg da me assunto corrisponde a una perdita media del 35% del contenuto acqueo dei cadaveri; in termini di peso ciò significa una perdita di (58 – 45 =) 13 kg di acqua, che era una semplice stima senza pretese scientifiche, poiché è molto arduo determinare questo dato scientificamente. Ma anche assumendo una perdita d’acqua del 50%, il peso medio scenderebbe a 40,6 kg e l’ordine di grandezza non cambierebbe. D’altra parte qui interviene un altro fattore importante: la perdita di grasso da parte dei cadaveri.Muehlenkamp ha voluto approfondire la questione, ma ne ha trascurato un aspetto fondamentale che riguarda la combustione dei cadaveri. Sopra abbiamo visto che il processo di decomposizione fino alla fermentazione butirrica comporta anche una certa perdita di sostanze grasse, che vengono divorate da specifici insetti. Nel bilancio termico di una cremazione, il contenuto di grasso del cadavere è molto più importante del suo contenuto acqueo. Assumendo che il corpo umano contenga mediamente il 64% di acqua e il 14% di grasso (e il 15,3% di proteine)129, ammesso e non concesso un peso medio di 35 kg per il corpo delle presunte vittime, risultano (35 x 0,64 =) 22,4 kg di acqua e (25 x 0,14 =) 4,9 kg di grasso. Supponiamo infine una temperatura di combustione di 800°C, piuttosto irrealistica per un rogo (come ho già accennato, 800°C era la temperatura di esercizio dei forni crematori Topf di Auschwitz–Birkenau). Nel bilancio termico della cremazione, l’acqua è ovviamente un passivo, il grasso un attivo. La perdita di calore dovuta all’evaporazione dell’acqua del cadavere e al surriscaldo del vapore a 800°C si calcola così: 22,4 [640 + (0,493 x 700 130 )] = ~ 22.100 Kcal. Il grasso animale ha un potere calorifico di 11,1 kWh/kg 131 , cioè di circa 9.500 Kcal/kg, perciò i 4,9 kg di grasso summenzionati apportano (4,9 x 9500 =) 46.550 Kcal. Ciò significa che, in tali condizioni, nel bilancio termico della cremazione la perdita di calore dovuta all’acqua contenuta nel cadavere è di (22.100 : 22,4 =) 986 Kcal per kg di acqua, mentre l’apporto di calore del grasso è di 9.500 Kcal per kg di grasso. Il calore apportato da 1 kg di grasso è dunque equivalente a quello perduto a causa di (9.500 : 986 =) 9,6 kg d’acqua. Poiché i dati relativi alla perdita acquea e di grassi del cadavere sepolto sono puramente congetturali, le obiezioni di Muehlenkamp si riducono a nulla. Come abbiamo visto sopra, infatti, nella fermentazione buturrica avviene una certa perdita di grassi che vengono divorati da specifici insetti.

Note:

 127) Amtliches Material zum Massenmord von Winniza. Berlino, 1944, p. 86.

128) Idem, p. 63.

129) Encyclopedia of cremation, a cura di Douglas J. Davies con Lewis H. Mates. Ashgate, Londra, 2005, p. 134.

130) Si moltiplica per 700 e non per 800 perché 640 rappresenta già il contenuto termico di 1 kg d’acqua a 100°C, sicché il vapore acquelo dev’essere surriscaldato di altri 700°C.

131) Heizwerte, in:http://209.85.129.132/search?q=cache:A2EYZZUsfG0J:ftp://ftp2.stahl–online.de/BMS/download/brandschutz/kennwerte/Heizwertnahrung.pdf+heizwert+tierische+fette&hl=it&ct=clnk&cd=14&gl=it

 37 Perciò, ammesso e non concesso che i cadaveri avessero perduto il 100% del loro contenuto acqueo, sarebbe bastata la perdita di (22.100 : 9500 =) 2,3 o il 47% del grasso per riportare il bilancio termico in pari. Se invece si assume una perdita acquea del 75%, pari a (22,4 x 0,75 =) 16,8 kg, il calore corrispondente sarebbe di 16,8[640 + (0,493 x 700)] = ~ 16.500 Kcal, equivalenti a (16.500 : 9500 =) 1,7 kg o il 34% di grasso. Muehlenkamp cita poi la testimonianza di Gley del 7 gennaio 1963 che ho riportato sopra e che ripropongo di nuovo: «Le gasazioni, secondo i miei ricordi, cessarono alla fine del 1942, quando c'era già la neve. Poi cominciò l'esumazione generale e l' dei cadaveri, che durò probabilmente dal novembre 1942 al marzo 1943. Le arsioni furono eseguite ininterrottamente giorno e notte e precisamente in un focolare [rogo], poi in due. In un focolare si potevano bruciare circa 2.000 cadaveri in 24 ore. Circa 4 settimane dopo l'inizio delle arsioni, fu costruito il secondo focolare. Mediamente furono perciò bruciati in un focolare circa 300.000 cadaveri in 5 mesi circa, nell'altro 240.000 cadaveri in circa 4 mesi. Naturalmente queste sono valutazioni medie». Nel mio studio ho citato anche la testimonianza resa da Gley l'8 maggio 1961: «Alla fine del 1942 nel campo di Belcec [sic] cessarono le gasazioni in massa degli Ebrei. All'obiezione rispondo che so con certezza che al mio arrivo i cadaveri non venivano ancora bruciati. All'inizio del 1943 – non posso più dire se fosse in gennaio, in febbraio o in marzo  ricevetti l'incarico di procurare con un Kommando rotaie ferroviarie e di ferrovie campali. Questi strumenti servivano alla costruzione di grosse griglie sulle quali furono bruciati i cadaveri esumati all'inizio. Io stesso non sono stato nel Kommando di arsione»132. Secondo Muehlenkamp, avrei addotto la seconda citazione «per ragioni facilmente comprensibili, cioè perché afferma un periodo di cremazione più breve che permette a Mattogno di fare confusione». Egli invece si appella al rapporto Höfle, da cui risulta che nelle ultime due settimane del dicembre 1942 non erano giunti trasporti ebraici a Bełżec, e ne deduce che «la pulizia generale delle fosse e la cremazione dei cadaveri erano già in atto a Bełżec nel dicembre 1942». Questa deduzione è tuttavia in contrasto con entrambe le dichiarazioni di Gley, ossia che la cremazione iniziò nel novembre 1942 (quando, secondo Muehlenkamp, erano ancora in corso le gasazioni) o nel gennaio 1943. Se, com’ egli ammette, l’esumazione e la cremazione cominciarono dopo la fine delle presunte gasazioni, cioè verso la metà di dicembre, la cosa più ragionevole è che avvennero proprio «all'inizio del 1943». Muehlenkamp asserisce infatti, in forma di domanda retorica, che le autorità SS cancellarono le deportazioni a Bełżec, ma fecero continuare quelle negli altri campi dell’“Aktion Reinhard(t)” «pe rpermettere di eseguire indisturbatamente la pulizia delle fosse e la cremazione dei cadaveri», ma anche supponendo che questa congettura sia vera (il che è tutto da dimostrare)133, ciò non sarebbe comunque in contrasto con la datazione di Gley, assumendo un paio di settimane per il reperimento delle rotaie ferroviarie, la costruzione del o dei roghi, la ricerca e il trasporto della legna e l’esumazione dei cadaveri delle prime fosse comuni. Di conseguenza la pretesa di Muehlenkamp, che tali operazioni fossero «già in atto a Bełżec nel dicembre 1942» è infondata e in contrasto con la dichiarazione di Gley. Perciò resta valida la mia assunzione che «la cremazione non sarebbe iniziata prima del gennaio 1943»134. Muehlenkamp argomenta poi in questo modo:

 Note:

 132) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 112.

133) Essa è in aperto contrasto col fatto olocausticamente ineplicabile che Bełżec cessò la sua attività quando più di un terzo degli Ebrei da deportare si trovavano ancora in Galizia. Vedi sotto, paragrafo 5.

134) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 112.

 38 «Così il numero medio bruciato quotidianemente a Bełżec in cinque mesi = 150 giorni fu di circa 434.000 : 150 = 2.893, per cui con un peso medio di 25 kg per cadavere e legna da ardere necessaria di 1 kg per kg di cadavere ci sarebbero voluti 72.325 kg = 72,3 tonnellate di legna, invece delle 1.064 assunte da Mattogno». Egli aggiunge che, se si assumono 2 kg di legna per kg di cadavere, si ottengono 144,6 tonnellate.Il calcolo è basato sui seguenti dati fallaci:

– il peso medio di un corpo di 25 kg

– il fabbisogno di 1 o 2 kg di legna per cremare 1 kg di cadavere

– il numero delle presunte vittime – circa 434.000 – cifra che non è stata ancora accettata dagli specialisti olocaustici di Bełżec

– la durata delle cremazioni.

 L’ultimo punto merita un commento. Da dove Muehlenkamp ha tratto una durata di cinque mesi o 150 giorni? Dalla dichiarazione summenzionata di Gley del 7 gennaio 1963, in cui si dice che la cremazione durò dal «novembre 1942 al marzo 1943...in cinque mesi circa» ed egli interpreta dal 1° novembre 1942 al 31 marzo 1943 = 5 mesi. Ciò è in contraddizione con la sua stessa affermazione che, con certezza, le deportazioni–gasazioni cessarono a metà dicembre 1942 (non essendo menzionate nel rapporto Höfle per le ultime due settimane dell’anno). Da questo dato risultano tre mesi e mezzo o 105 giorni, sicché, «per ragioni facilmente comprensibili», per usare le sue parole, egli ha aumentato abusivamente la durata della cremazione di un mese e mezzo o 45 giorni. Del resto, anche la sua fonte, Y.  come ho già accennato, pone l’inizio della cremazione alla metà di dicembre del 1942 135. Circa l’inizio della cremazione a Bełżec, Gley è in contrasto non solo con sé stesso (novembre 1942/inizio 1943), ma anche con il (sedicente) “testimone oculare” Reder, il quale dichiarò che «alla fine di novembre» del 1942, quando riuscì a fuggire miracolosamente dal campo, lacremazione dei cadaveri non era ancora cominciata136. In ulteriore contraddizione con la testimonianza di Gley, che menzionò 540.000 cremati, Muehlenkamp ne considera solo 434.000. Ma, nell’economia della testimonianza, il tempo è in funzione del numero, sicché, facendo il ragionamento di Tregenza al contrario, se la cremazione di 540.000 cadaveri richiese 105 giorni, quella di 434.000 ne avrebbe richiesti 84 e ogni giorno sarebbero stati cremati (434.000 : 84 =) 5.166 cadaveri, non 2.893. Assumendo la cifra ufficiale di 600.000 cadaveri, risulta una cremazione giornaliera di (600.000 : 105 =) 5.714 cadaveri. In relazione all’origine dell’ingentissimo quantitativo di legna da ardere necessaria per la cremazione dei presunti cadaveri, avevo rilevato : «Per cremare 600.000 cadaveri sarebbero dunque stati necessari (600.000 x 160 =) 96 milioni di kg di legna o 96.000 tonnellate, un quantitativo prodotto dal disboscamento di 192 ettari di bosco di abeti vecchi di 50 anni 137, trenta volte la superficie del campo di Bełżec. Le fotografie aeree dell'area di Bełżec pubblicate da John C. Ball mostrano che nel 1944 i boschi intorno al campo erano come nel 1940 138 . Anzi, secondo l'ispezione del giudice istruttore di Zamość del 10 ottobre 1945, nell'area del campo, verso il centro, c'erano ancora un gruppo di pinastri vecchi di oltre vent'anni; un altro gruppo di pinastri simili si estendeva verso il lato sud e un terzo gruppo di 31 pinastri simili si trovava nell'angolo nordoccidentale»139.

 Note:

 135) Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps, op. cit., p. 172.

136) R. Sforni, Il sabba di Bełżec. Con la traduzione italiana della testimonianza del sopravvissuto Rudolf Reder, op. cit., pp. 137-139.

137) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 189.

138) J.C. Ball, Air Photo Evidence. Auschwitz, Treblinka, Majdanek, Sobibor, Bergen Belsen, Bełżec, Babi Yar, Katyn Forest. Ball Resource Services Limited, Delta, B.C., Canada, 1992, pp. 94–95

139) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 113-114.

  39

CM belzec2.jpgDocumento 2

Questi alberi furono persino rappresentati nella pianta di Szrojt summenzionata140. Per confutare questa osservazione, Muehlenkamp, afferma che essa sarebbe stata fatta da John Ball, «sulla cui credibilità ci si può informare in un articolo di Jamie McCarthy», cioè John Ball, Air Photo Expert?141, ossia egli cerca di screditare colui che ha pubblicato le due fotografie (sulla base di uno scritto che neppure le menziona) invece di esaminarle e contestare tale osservazione. Qui è il caso di ritornare sulla «giustizia criminale della Repubblica Federale Tedesca». Al processo Bełżec nessuno si curò di chiedere agli imputati in che modo fosse stata eseguita questa immane cremazione di 540.000 cadaveri in pieno inverno: come fossero fatti i roghi, quanta legna richiedessero, da dove questa fosse stata prelevata, come fosse stata portata al campo, ecc. ecc., domande di importanza vitale in quanto riguardano l’eliminazione del corpo del reato. Questa è la chiara dimostrazione che tale «giustizia» non perseguiva neppure la verità giudiziaria, ma soltanto una verità ideologica. Indi Muehlenkamp propone un altro argomento:

«I cadaveri nelle fasi avanzate di decomposizione non solo pesavano molto meno di quelli “freschi”, ma non contenevano affatto o a malapena acqua. È facilmente comprensibile che l’arsione di cadaveri umani richiede sostanze infiammabili supplementari soprattutto perché l’acqua, di cui l’organismo umano principalmente è costituito, deve essere vaporizzata. Ma se – come si può assumere almeno alla fine della fase della putrefazione nera e specialmente nella fase della fermentazione butirrica, per non menzionare la fase della decomposizione secca – non c’è più acqua o ce n’è a malapena, se la sostanza da bruciare consta di pelle essiccata, carne putrida, capelli e ossa, ci si può aspettare una riduzione del fabbisogno del combustibile esterno necessario. Secondo la dichiarazione summenzionata di Norbert Fuhrmann, le ossa hanno all’incirca lo stesso potere calorifico della lignite, ragione per la quale l’arsione all’aperto di carcasse che constano principalmente di ossa richiede molto meno legna di scarto dell’arsione di carcasse non ancora decomposte a poco meno che pelle e ossa: “Le ossa hanno un BTU all’incirca uguale a quello della lignite (circa 11.000 BTU per pound). Se doveste cremare un certo quantitativo di ossa, sarebbe necessario molto meno legno di scarto». Convertendo, risulta un potere calorifico di circa 2.800 Kcal/kg. Questo è un grossolano errore, perché si riferisce al potere calorifico dell’osseina, ma le ossa sono costituite anche da sostanze minerali, nelle seguenti proporzioni142:

acqua : 12%

sostanze organiche: 28%

sostanze grasse: 10%

minerali: 50%.

Le sostanze organiche sono essenzialmente proteine, sicché il potere calorifico inferiore delle ossa (a O°C) è: (9500 x 0,10) + (5400 x 0,28) – (600 x 0,12) = 2.390 Kcal/kg.

L’affermazione che la combustione di ossa richiederebbe molto meno combustibile di quella di carcasse intere è una semplice assurdità. Come ho accennato sopra, nel bilancio termico di una cremazione l’apporto di calore prodotto dalla combustione del grasso e, aggiungo qui, delle proteine, è molto maggiore di quello sottratto dalla vaporizzazione dell’acqua. Se si considera un cadavere di 82 kg, che contiene (82 x 0,64 =) 52,48 kg di acqua e (82 x 0,14 =) 11,48 di grasso, e (82 x 0,153 =) 12,54 kg di proteine,

• la perdita di calore per la vaporizzazione, a 800°C, è di 52,48[640 + (0,493 x 700)] = ~ 51.700 Kcal,

• il calore prodotto dalla combustione del grasso è di (9500 x 11,48 =) ~ 109.100

 Note:

140) Vedi documento 2.

141) In: http://www.holocaust–history.org/auschwitz/john–ball/

142) M. Giua e C. Giua Lollini, Dizionario di chimica generale e industriale. Unione Tipografico-Editrice, Torino, 1948, vol. II, p. 128.

40il calore prodotto dalla combustione delle proteine è di (5400 x 12,54 =) ~ 67.700, sicché il bilancio termico ha un attivo di (109.100 + 67.700) – 51.700 = 125.100 Kcal. Nonstante ciò, nei forni crematori a coke, secondo l’ing. Wilhelm Heepke, uno dei massimi specialisti tedeschi della cremazione dei primi decenni del secolo scorso e autore dello studio scientifico più approfondito e accurato sul bilancio termico di tali impianti, la cremazione del cadavere richiedeva in più il calore fornito da una bara di 40 kg con potere calorifico di 3.000 kg (legno stagionato!) e circa 30 kg di coke con potere calorifico di 6.470 Kcal 143, all’incirca l’equivalente di 135 kg di legna da ardere con potere calorifico di 2.300 Kcal/kg. Ho preso in esame il peso di 82 kg (Heepke assume il peso di 85 kg) perché la questione delle ossa sollevata da Muehlenkamp riguarda l’arsione summenzionata con air curtain di 504 maiali del peso di 41.300 kg, peso medio 82 kg, ed egli afferma che il maiale è «l’animale più simile all’organismo umano». Di conseguenza ciò che vale per la cremazione di un cadavere vale anche per le carasse di maiali di Muehlenkamp. Per completare il ragionamento, considerando che il sistema osseo di un essere umano è mediamente pari al 16% del peso corporeo144 , in base ai dati esposti sopra, esso pesa (82 x 0,16 =) 13,12 kg e contiene (16 x 0,12 =) 1,92 kg di acqua, (16 x 0,28 =) 4,48 kg di proteine e (16 x 0,10 =) 1,6 kg di grasso, sicché, eseguendo i calcoli, il calore in attivo prodotto dalle ossa risulta di 37.500 Kcal, contro le 125.100 Kcal del corpo intero. In termini di bilancio termico, lasciando invariati tutti gli altri parametri calcolati dall’ing. Heepke, con un rendimento del focolare di 0,75 e un potere calorifico effettivo del coke di (6.470 x 0,75 =) 4.850 Kcal/kg, la cremazione del cadavere disseccato rispetto a quella del cadavere normale richiederebbe (125.100 – 37.500): 4.850 = circa 18 kg di coke in più. ui bisogna inoltre rilevare che mentre il grasso contenuto nelle ossa è appena il 14% del totale, le proteine sono quasi il 36%. Tuttavia, come già rilevò l’ing. Klettner negli anni Cinquanta del secolo scorso, la sostanza proteica, col suo contenuto di azoto relativamente alto, oppone una forte resistenza alla combustione e la sua temperatura di accensione, o piuttosto di scissione dell’ N dai composti di CH, è di circa 800°C 145, il che significa che le ossa, a differenza del grasso, che ha una temperatura di accensione di 184°C, bruciano soltanto con un forte apporto di calore esterno: «Se un osso viene esposto al calore, dal punto di vista mineralogico ne risultano i seguenti cambiamenti: a causa della perdita dell’acqua unita per adsorbimento al minerale, tra i 150°C e i 300°C subentra una perdita di volume insignificante. Al di sopra dei 600°C comincia la perdita di CO2, che porta alla fine all’espulsione quantitativa dei componenti organici. In conseguenza della crescente disidratazione, comincia una reazione di trasformazione nella quale si forma il “pirofosfato” con una rapporto molare Ca/P < 1,5. Questo a una temperatura di circa 800°C si combina con “idrossilapatite” (Ca/P > 1,5) in una reazione dei solidi in ß-tricalciofosfato (Ca/P ~ 1,5 whitlockite). [...] Una esposizione al calore può essere dubbia soltanto se c’è stata una combustione incompleta, se cioè la temperatura di esposizione non ha raggiunto i 700-800°C o se è durata per un tempo insufficiente»146. Quanto sia sciocco il ragionamento di Muehlenkamp lo mostra già il fatto che, mentre è facile bruciare la lignite in una stufa147, è impossibile bruciarvi ossa senza combustibile supplementare.

 Note:

143) W. Heepke, «Die neuzeitlichen Leicheneinäscherungsöfen mit Koksfeuerung, deren Wärmebilanz und Brennstoffverbrauch», in: Feuerungstechnik, anno XXI, 15 agosto 1933, n. 8, pp. 123-128.

144) F. Goppelsroeder, Ueber Feuerbestattung. Verlag von Wenz & Peters, Mülhausen, 1890, p. 90. Ho fatto una media tra le percentuali riferite a uomo, donna, ragazzo, neonato e neonata.

145) Descrizione di brevetto n.861731. Classe 24d. Gruppo 1. T 1562/V24d. Procedimento e congegno per la cremazione di cadaveri, carogne e parti di essi. Brevettato nel territorio della Repubblica Federale Tedesca dal 24 giugno 1950.

146) M. Lange, H. Schutkowski, S. Hummel, B. Herrmann, A bibliography on cremation. Pact (Journal of the European Study Group on Physical, Chemical, Biological and Mathematical Techniques Applied to Archeology), 19, 1987, p. 10 e 14 (testo tedesco), 18 e 21 (testo inglese).

147) La lignite ha una temperatura di accensione di 225°C (in polvere, in strato di 5 mm), il carbone di legna di 320°C.

Direttiva europea ATEX 94/9/EC, in: http://www.ascojoucomatic.it/wbs/w3b.exe/_it/537/554/762

41

Per maggiore chiarezza, riporto i risultati del bilancio termico dell’ing. Heepke148:

per il riscaldo dell’aria di cremazione W1 = 38.000 Kcal

per la vaporizzazione dell’acqua W2 = 60.000 “

per il riscaldo specifico della cenere W3 = 800 “

per il riscaldo della parte superiore del forno W4 = 900.000 “

per il riscaldo della parte inferiore del forno W5 = 454.000 “

∑ (W1 ÷ W5) = 1.452.800 Kcal.

Quantità di calore che si sviluppa:

dalla combustione della bara : W6 = 80.000 Kcal

dalla combustione del cadavere : W7 = 105.000 “

W6 + W7 = 185.000 Kcal 185.000 Kcal

Perciò per la prima cremazione c’è un fabbisogno di calore di W1 = 1.267.800 Kcal.

A partire dalla quinta o sesta cremazione l’assorbimento di calore della muratura refrattaria del forno diminuisce fino a raggiungere approssimativamente l’equilibrio termico del forno nella sua perdita per emissione di calore, perciò d’ora in avanti ci si può basare senz’altro sul limite inferiore del 15%. Questo valore, desunto dai consumi effettivi dei forni crematori, corrisponde in massima parte al calore necessario per il riscaldo dell’aria di combustione, calcolato nel bilancio termico sulla base dell’aria teorica di combustione, che nella pratica superava invece normalmente il coefficiente 3 (= 3 volte l’aria di combustione teorica). Dalla combustione della bara e del cadavere si sviluppano W6 + W7 = 80.000 + 105.000 = 185.000 Kcal; di questa quantità di calore ∼ il 15% si perde attraverso il camino con i gas di scarico. Perciò restano a disposizione: 0,85 (W6 + W7) = 0,85 x 185.000 = 157.250 Kcal. Perciò per una ennesima cremazione vale:

Wn = 0,15 x 1.354.000 + 98.800 – 157.250 = 144.650, e:

Wn 144.650

Bn = ─── = ──── = 30 kg di coke.

η Hu 4.850

 Se viene a mancare il calore apportato dalle sostanze combustibili del cadavere, il calore necessario per la cremazione risulta di

(144.650 + 105.000 =) 249.650, equivalenti a 249.650 ───── = ~ 51,5 kg di coke.

4.850

Muehlenkamp introduce poi una nuova argomentazione, basata sulla formazione di metano nella decomposizione cadaverica fino alla fermentazione butirrica. Egli ragiona così:«Non ho trovato un sito149 che quantifichi il metano che si libera durante la decomposizione dei cadaveri, ma possiamo ricavare valori orientativi da un processo simile – la decomposizione di rifiuti animali: 5,9 libbre (= 2.676195 kg) di letame di bestiame producono 30 piedi cubi di biogas al giorno, che constano del 60% di metano e del 40% di biossido di carbonio, con un potere calorifico di 600 BTU per piede cubo o 18.000 BTU in totale (il potere calorifico del gas naturale, che consta soprattutto di metano, è un po’ più alto, 850–1.000 BTU per piede cubo). Assumendo che la decomposizione del corpo umano generi la metà di questo quantitativo di biogas per unità di peso di quella del letame di bestiame, e assumendo un peso medio di 35 kg per cadavere (vedi sopra), ciascuna delle

 

Note:

148) Significato dei simboli: W = Wärme, calore; Bn: = Brennstoff, combustibile, necessario per l’ennesima cremazione; η = rendimento del forno; Hu = potere calorifico inferiore del combustibile.

149) Per critici di tal fatta evidentemente i libri non esistono.

 

42 vittime seppellite nelle fosse comuni di Bełżec avrebbe prodotto nella fase di putrefazione 35 : 2,676195 x 15 = 196,17 piedi cubi di biogas al giorno con un potere calorifico di 35 : 2,676195 x 9000 = 117.704,43 BTU, l’equivalente di circa 0,003 cords di legna di quercia (a quanto pare la migliore che ci sia, con un potere calorifico di 34,4–36,6 milioni di BTU per cord secondo la tavola del potere calorifico della legna in rete menzionata sopra). Nella cremazione summenzionata descritta da Lund, Kruger e Weldon e nel rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura del Texas furono usati al massimo 33 cords di quercia secca/legna da ardere resinosa per bruciare 504 carcasse del peso totale di 41.300 kg. Assumendo che la legna usata in quest’esperimento avesse lo stesso potere calorifico della legna di quercia secondo la tavola menzionata sopra, questi 33 cords avevano al massimo un potere calorifico di 33 x 36.660.000 = 1.207.800.000 BTU o 1.207.800.000 : 41.300 = circa 29.245 BTU per kg di carcassa, o 29.245 x 35 = circa 1.023.575 BTU per ogni 35 kg di di carcassa. Ciò sarebbe 8,7 volte il quantitativo di BTU del biogas prodotto  quotidianamente da un cadavere del peso di 35 kg, secondo i miei calcoli. In altri termini: il quantitativo di biogas prodotto dalla decomposizione di un corpo del peso di 35 kg in circa 9 giorni sarebbe stato sufficiente a cremare quel cadavere senza ricorrere ad un’altra fonte di combustibile. Se, come dichiarato nello scritto di Lund, Kruger e Weldon e confermato dalle informazioni circa il “Costo preventivato” del rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura del Texas a p. 7 e dalle informazioni menzionate sopra di Norbert Fuhrmann, si assume che il quantitativo di legna necessario per bruciare 41.300 kg di carcasse suine nel detto esperimento fu soltanto di 40 metri cubi o 11 cords di legna, questi 11 cords avevano al massimo un potere calorifico di 11 x 36.600.000 = 402.600.000 BTU o 402.600.000 : 41.300 = circa 9.748 BTU per kg di carcassa, o 9.748 x 35 = circa 341.180 BTU per ogni 35 kg di carcassa. Ciò corrisponde a 2,9 volte il quantitativo di BTU di biogas prodotto giornalmente da un cadavere di 35 kg, secondo i miei calcoli precedenti. In altri termini: il quantitativo di biogas prodotto dalla decomposizione di un corpo del peso di 35 kg in circa 3 giorni sarebbe stato sufficiente per cremare quel corpo senza ricorrere ad altre fonti di combustibile!».Converto e semplifico:

• 2,67 kg di letame producono (30 x 0,28 =) 0,84 metri cubi di biogas al giorno, il cui potere calorifico è di (600 x 0,252) x (1 : 0,028 =) 5.392 Kcal per metro cubo;

• 1 kg di letame produce (0,84 : 2,67 =) 0,31 metri cubi di biogas al giorno = 1.672 Kcal;

• un cadavere di 35 kg produce (35 x 0,31/2 =) circa 5,42 metri cubi di biogas al giorno con

un potere calorifico totale di (5,42 x 5.392 =) circa 29.225 Kcal;

• questo calore equivale all’incirca a quello prodotto da (0,003 x 2.195 =) 6,58 kg di legno di quercia, che ha un potere calorifico tra ([34.400.000 x 0,252] : 2195 =] 3.950 Kcal e (36.600.000 x 0,252] : 2195 =] 4.200 Kcal per kg, ossia (4200 x 6,58 =) 27.636 Kcal;

• nell’esperimento di combustione di carcasse animali furono impiegati (33 x 2195 =) 72.435 kg di legna, che avevano un potere calorifico massimo di (72.435 x 4200 =) 304.227.000 Kcal, pari a (304.227.000 : 41.300 =) 7.366 Kcal per kg di carcassa;

• il calore disponibile per 35 kg di carcassa è di (7.366 x 35 =) 257.810 Kcal, che è (257.810 : 29.225 =) circa 8,7 volte il calore prodotto quotidianamente da un cadavere di 35 kg;

• se invece per la combustione suina summenzionata si assume un consumo di legna di 40.000 metri cubi, o (11 x 2195 =) 24.145 kg, il potere calorifico massimo è di (4200 x 24.145 =) 101.409.000 Kcal, ossia (101.409.000 : 41.300 =) 2.455 Kcal per kg di carcassa e (2.455 x 35 =) 85.925 per 35 kg;

• ciò corrisponde a (85.925 : 29.225 =) circa 2,9 volte il calore prodotto quotidianamente da un cadavere di 35 kg;

43• in conclusione, «il quantitativo di biogas prodotto dalla decomposizione di un corpo del peso di 35 kg in circa 3 giorni sarebbe stato sufficiente per cremare quel corpo senza ricorrere ad altre fonti di combustibile». Rilevo anzitutto che assumere come termine di confronto il letame per cadaveri che Muehlenkamp ritiene reali (e non fittizi, come me) non mi sembra il massimo del rispetto. Dai maili al letame! Ciò premesso, il suo ragionamento contiene errori di calcolo e logici. Egli suppone che 1 kg di letame produca 0,31 metri cubi di biogas = 1.672 Kcal al giorno e un cadavere, per sua assunzione, la metà, perciò un cadavere di 35 kg produce circa 29.225 Kcal al giorno, in tre giorni (29.225 x 3 =) 87.775 Kcal. Indi aggiunge che la putrefazione dura 4–10 giorni all’aperto e 4 volte di più sotto terra (in realtà 8 volte secondo la massima di Casper), perciò la putrefazione dei cadaveri delle presunte vittime a Bełżec durò da 16 a 40 giorni, sicché «all’incirca almeno alla metà di questa fase, secondo i miei calcoli precedenti, ogni cadavere avrebbe accumulato tanto biogas da sostenere la propria combustione». Ciò significa che un cadavere di 35 avrebbe prodotto come minimo (8 x 29.225 = 233.800 Kcal), come massimo (20 x 29.225 =) 584.500 Kcal. In realtà, se, come ho esposto sopra, il cadavere è costituito del 64% di acqua (= 22,4 kg), del 14% di grasso (= 4,9 kg) e del 15,3% di proteine (= 5,355 kg), il suo potere calorifico inferiore è di ([4,9 x 9.500] + [5,355 x 5.400] – [22,4 x 539 150 ] =) ~ 63.400 Kcal, o (63.400 : 35 =) ~ 1.800 Kcal/kg. Perciò il calore prodotto in un giorno dalla putrefazione di un cadavere di 35 kg calcolato da Muehlenkamp equivale al ([29.225 : 63.400] x 100 =) 46% del calore totale e il processo si esaurisce in (63.400 : 29.225 =) poco più di due giorni. Ne consegue che questa sarebbe anche la durata dell’intero processo di putrefazione fino alle ossa! In termini chimici, si può ragionare più semplicemente così: un cadavere di 35 kg produce (35 x 0,31/2 =) circa 5,42 metri cubi di biogas al giorno, costituito dal 60% di metano e dal 40% di anidride carbonica. Questi 5,42 metri cubi corrispondono a (5420 : 22,4 =) circa 242 grammi mole dei due gas, che contengono 242 grammi-atomo di carbonio, ossia (242 x 12 =) circa 2.900 grammi o 2,9 kg di carbonio. Il carbonio costituisce circa il 52% della sostanza combustibile del corpo umano151, equivalente a 35 – (35 x 0,64) = 12,6 kg, che contengono (12,6 x 0,52 =) 6,55 kg di carbonio.

Perciò la produzione di biogas dal corpo e dunque il processo di putrefazione si esaurirebbe in (6,55 : 2,9 =) poco più di due giorni! Da ciò risulta chiaro che il ragionamento e i calcoli di Muehlenkamp non hanno senso. Il potere calorifico della legna da ardere, 4.200 Kcal/kg è teorico e irrealistico, perché corrisponderebbe a legname completamente disidratato. Il presupposto che 41.300 kg di carcasse siano stati incinerati con 72.435 kg di legna = 1,75 kg di legna per kg di carcassa è infondato. Il presupposto che tale arsione sia stata effettuata con 24.145 kg di legna = 0,58 kg di legna per kg di carcassa è ancora più infondato. Come ho mostrato sopra, dai calcoli di Muehlenkamp risulta l’equivalente di 3,44 kg di legna per kg di carcassa. La conclusione di Muehlenkamp è inoltre logicamente insensata, in quanto significa che il biogas prodotto dai cadaveri sepolti nelle fosse comuni di Bełżec sarebbe stato sufficiente a cremare su roghi senza ulteriore combustibile gli stessi cadaveri esumati dalle fosse! O pensava forse a un impianto di biogas da installare su una fossa comune per cremare i cadaveri diun’altra fossa? Tutto questo guazzabuglio di cifre e di calcoli senza capo né coda tradisce la totale ignoranza di Muehlenkamp nel campo della cremazione. Non a caso egli, non avendo la minima idea di quale sia

Note:

150) In questo caso si calcola solo il calore di evaporazione, senza il surriscaldo del vapore alla temperatura di combustione.

151) W. Heepke, «Die neuzeitlichen Leicheneinäscherungsöfen mit Koksfeuerung, deren Wärmebilanz und Brennstoffverbrauch», op. cit., p. 124.

 44 il potere calorifico del corpo umano, ha paragonato la sua decomposizione alla gasificazione del letame! Finalmente Muehlenkamp trae le sue deduzioni: «A conclusione di quanto detto sopra, sembra plausibile assumere che nel caso di cadaveri in fase di putrefazione le sostanze infiammabili contenute nei cadaveri fornissero un contributo essenziale all’cremazione; soprattutto in cadaveri femminili che avevano ancora un contenuto di grasso più o meno elevato c’era anche il grasso corporeo come combustibile supplementare. Nel caso di cadaveri più o meno disidratati in stato di decomposizione più avanzato la loro parte secca, nel caso di cadaveri in fermentazione butirrica con le proprietà combustibili dell’acido butirrico e in cadaveri nei quali si era formata l’adipocera insieme con le proprietà combustibili dell’adipocera, avrebbero favorito decisamente il processo di cremazione. Si può perciò assumere che la legna richiesta per bruciare i cadaveri esumati dalle fosse comuni di Bełżec fosse anche molto inferiore a quella risultante dai miei calcoli esposti sopra. Per di più bisogna considerare che presumibilmente come combustibile non fu usato soltanto legname, ma anche liquidi infiammabili come benzina, alcool o olio diesel, se necessario in quantitativi più grandi di quelli richiesti per accendere il fuoco». In termini di tecnica della cremazione, questa infantile argomentazione si riduce alla ovvia constatazione che il potere calorifico delle sostanze combustibili del corpo umano è di gran lunga superiore alla quantità di calore necessario per la vaporizzazione dell’acqua in esso contenuto. In pratica però questo calore non solo non era sufficiente per eseguire una cremazione, ma era necessario un surplus di calore enorme: secondo il bilancio termico dell’ing. Heepke riassunto sommariamente sopra, il calore prodotto da 30 kg di coke metallurgico (con potere calorifico inferiore di 6.470 Kcal/kg) e da una bara di 40 kg di legno stagionato con potere calorifico inferiore di 3.000 Kcal/kg (di cui solo i 2/3 effettivamente utilizzabile). Ciò a causa delle ingenti perdite di calore che si verificano nel corso di una cremazione (aria di combustione, irraggiamento e conduzione, incombusti, ecc.). Riprendendo l’esempio esposto sopra, nell’ipotesi più favorevole alla tesi di Muehlenkamp che tutta l’acqua del cadavere fosse andata perduta durante la putrefazione ma la sua sostanza combustibile fosse rimasta intatta, il potere calorifico superiore di un cadavere di 35 kg disidratato sarebbe stato di circa 75.500 Kcal. Ma nel bilancio termico di un forno crematorio riscaldato con coke, nonostante le 105.000 Kcal prodotte dal cadavere, per la cremazione erano ancora necessarie ([6.470 x 30] + [0,66 x 40 x 3.000] =) 273.300 Kcal, 2,6 volte più del calore prodotto dal cadavere. L’affermazione di Muehlenkamp che il consumo di legna necessario per bruciare i cadaveri dei  presunti gasati di Bełżec fosse «anche molto inferiore» a quello da lui calcolato, cioè 0,58 o 1,75 kg di legna per kg di carcassa, è decisamente assurda, perché la base dei suoi calcoli è un’arsione di carcasse fresche di maiali che avevano un contenuto di sostanze combustibili in proporzione necessariamente superiore a quello dei cadaveri putrefatti di Bełżec. L’affermazione di Muehlenkamp citata sopra è per di più in contraddizione con il suo insensato ragionamento, perché i cadaveri avrebbero perduto tutto o la maggior parte del loro potere calorifico durante la fase di putrefazione delle fosse comuni, perciò alla loro esumazione di combustibile avrebbero avuto ancora poco o nulla. La conclusione di Muehlenkamp non è dunque soltanto basata su un errore di calcolo, ma è anche logicamente insensata e termotecnicamente assurda, ben degna della sostanza organica cui si è riferito. Alla fine Muehlenkamp si richiama al ben noto libro di Y. Arad onde mostrare che le sue «assunzioni e conclusioni non hanno un carattere puramente teorico, ma corrispondono alle esperienze di arsione di cadaveri fatte dal personale del campo e dai detenuti permanenti dei campi dell’Azione Reinhard(t), sulle quali la descrizione di Arad è presumibilmente basata».

 45 Seguono due citazioni del libro in questione di cui Muehlenkamp considera particolarmente significative le seguenti frasi:  «All’inizio sui corpi fu versato un liquido infiammabile per favorirne la combustione, ma poi ciò fu considerato superfluo; le SS incaricate della cremazione si convinsero che icadaveri bruciavano bene anche senza combustibile supplementare. [...] Questi corpi [cioè i cadaveri freschi] non bruciavano bene come quelli estratti dalle fosse e dovevano essere innaffiati di combustibile prima di essere bruciati». Ma se queste affermazioni sono basate su testimonianze, ciò non significa che esse confermino i calcoli insensati di Muehlenkamp, ma soltanto che sono false testimonianze, in quanto sia la cremazione di cadaveri senza combustibile supplementare, cioè l’autocombustione, sia la maggiore combustibilità di cadaveri putrefatti rispetto a cadaveri freschi sono delle semplici assurdità. Oltre quanto ho esposto sopra, a conferma di ciò si possono addurre altre esperienze reali, ad esempio il fatto che, negli anni Trenta del secolo scorso, una cremazione senza combustibile supplementare non era possibile neppure nel forno a gas Volckmann–Ludwig, il miglior sistema costruttivo dell’epoca, sebbene fosse pubblicizzato come un impianto che funzionava senza calore supplementare, anzi addirittura col calore prodotto dai cadaveri cremati152; nel 1930 infatti, nel crematorio di Amburgo–Ohlsdorf, in sette mesi in un forno di questo tipo furono cremati 2.500 cadaveri con 103 metri cubi di gas naturale (gas illuminante) più il calore fornito da una bara di 35 o 40 kg. ui vale la pena di osservare che la storiografia olocaustica non si è mai preoccupata di studiare seriamente il problema della cremazione dei cadaveri nei campi dell’“Aktion Reinhard(t)”. Essa si è invece limitata a riferire acriticamente le insensate dichiarazioni di sedicenti “testimoni oculari”, come ha fatto appunto Y. Arad. Sta di fatto, comunque, che, persino ammettendo i dati di Muehlenkamp, l’amministrazione di Bełżec avrebbe dovuto disporre di un enorme magazzino per depositarvi la legna. Persino il fabbisogno giornaliero di 72.325 kg di legna fantasticato da Muehlenkamp corrisponde a circa 120 merti cubi: una semplice scorta per tre giorni avrebbe occupato 360 metri cubi. Dove veniva sistemata questa legna? E da dove veniva?

 “La durata della cremazione”

Nella trattazione di questa questione Muehlenkamp è stranamente laconico. Espongo anzitutto gli rgomenti del mio studio: «Nessun testimone ha descritto la struttura dei roghi e la tecnica di cremazione. Assumendo che fosse identica a quella presuntamente adottata a Treblinka, i cadaveri sarebbero stati cremati su due o tre griglie fatte con traversine ferroviarie di 90 metri quadrati ciascuna153. Assumiamo tre griglie. Il quantitativo di legna che può bruciare su una griglia di tal fatta si aggira intorno agli 80 kg all'ora per metro quadrato, dunque (90 x 80 =) 7.200 kg all'ora per  una griglia e 21.600 per tre griglie. Pertanto per bruciare le 1.064 tonnellate di legna giornaliere, sarebbero state necessarie (1.064.000: 21.600 =) 49 ore di combustione continua. Se si aggiunge un giorno per il raffreddamento del rogo, la rimozione delle ceneri e la costruzione di un nuovo rogo, la cremazione di 6.650 cadaveri sarebbe durata non meno di tre giorni e tutta l'impresa avrebbe richiesto almeno 9 mesi. La cremazione, dunque, non sarebbe cessata nel marzo 1943, ma nel mese di settembre. Se invece si considerano due griglie, secondo la dichiarazione di H. Gley, la cremazione sarebbe durata più di 13 mesi.

 Note:

 152) Un articolo del 1931 era appunto intitolato Il corpo umano come combustibile (Stort, «Der menschliche Körper als Heizstoff», in: Die Umschau im Wissenschaft und Technik, n. 26, 1931).

153) C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op. cit., pp. 182-184.

 46 Secondo due sedicenti superstiti di Treblinka addetti alla cremazione dei cadaveri, Motle Zaidl e Itzhak Dugin, “il rogo bruciava per sette–otto giorni”154. Perciò due roghi sui quali fosse stato collocato  l'iperbolico quantitativo di 3.325 cadaveri ciascuno avrebbero consumato i 600.000 cadaveri in ([600.000 : 6.650] x 6~7 =] 541 ~ 631 giorni, cioè da 18 a 21 mesi». Egli mi oppone soltanto i suoi dati fallaci che ho confutato sopra, ossia la cremazione totale di 434.000 cadaveri (invece di 600.000) in cinque mesi (invece di tre mesi: gennaio–marzo 1943) e iornaliera di 2.893 cadaveri (invece di 6.650) con un consumo di 72.325 kg (invece di 1.064.000), ari a 1 kg di legna per kg di cadavere (invece di 3,5 kg), da cui risulta la fallace conclusione che la cremazione su una griglia sarebbe durata circa dieci ore e su due griglie circa cinque ore, il doppio assumendo un rapporto legna/cadavere di 2:1. En passant, Muehlenkamp che si appella a descrizioni basate anche solo «presumibilmente» su testimonianze, omette quelle di Motle Zaidl e Itzhak Dugin, perché dicono che a Treblinka «il rogo bruciava per sette–otto giorni», ossia 9 volte la durata più lunga da lui concessa. Se si considerano le circostanze effettive che ho descritto sopra, la pretesa che si siano potuti cremare 2.893 cadaveri al giorno ininterrottamente per 150 giorni consecutivi, notte e dì, nella neve, nel ghiaccio e sotto l’acqua, è francamente ridicola.

                                             Il terreno estratto dalle fosse”

Anche questo paragrafo è insolitamente breve. Al riguardo ho scritto quanto segue: «Nello scavo di una fossa la terra estratta, prima compressa, si dilata normalmente fino ad aumentare il suo volume del 10–25%. Abbiamo visto sopra che l'inumazione di 600.000 cadaveri avrebbe richiesto fosse comuni per un volume complessivo di 75.000 metri cubi e 20.800 metri quadrati. I 75.000 metri cubi di sabbia estratti dalle fosse, con un aumento del10%, sarebbero diventati circa 82.500. Dove sarebbe stato messo questo enorme quantitativo di sabbia? Se esso fosse stato sparso all'interno del campo in uno strato uniforme alto 2 metri, avrebbe occupato una superficie di (82.500 : 2 =) 41.250 metri quadrati, cioè l'intero ampo meno le fosse comuni! La sabbia asciutta ha un peso specifico di 1,4, perciò gli 82.500 metri cubi di sabbia summenzionati corrisponderebbero a (82.500 x 1,4 =) 115.500 tonnellate, l'equivalente di oltre 4.600 vagoni ferroviari pieni o oltre 24.000 autocarri pieni. Se le fosse piene di cadaveri furono ricoperte con uno strato di sabbia di 30 centimetri, ne furono impiegati (20.800 x 0,3 =) circa 6.200 metri cubi, ma allora dove furono messi i restanti (82.500 – 6.200 =) 76.300 metri cubi? Questo enorme quantitativo di sabbia non poté essere ammucchiato nel campo, né trasportato fuori di esso, perciò non fu estratto affatto e le relative fosse non furono mai scavate». Egli obietta che qui non è questione di 75.000 metri cubi, ma dei 21.310 stimati da Kola, che egli aumenta generosamente a 30.000, ma anche così le fosse comuni colme fino all’orlo avrebbero accolto solo 240.000 dei 600.000 presunti cadaveri. Per quanto riguarda la sabbia estratta dalle fosse, egli calcola 35.700 metri cubi, invece di 82.500 se al campo fossero stati realmente seppelliti 600.000 cadaveri, e afferma che essa «avrebbe potuto essere ammucchiata in uno strato alto 4 metri su 8.925 metri quadrati o meno di un sesto dell’area del campo (la maggior parte dei mucchi di terra che ho visto ultimamente erano alti almeno 4 metri). Come? Con autocarri, naturalmente; se il suolo estratto dalle fosse comuni pesava 35.700 x 1,4 = 49.980 tonnellate, bastavano all’incirca 10.000 carichi di autocarro da 5 tonnellate per questo». “Carichi di autocarro”, sottolinea ingenuamente Muehlenkamp, non “autocarri”, come se io parlando di «24.000 autocarri pieni» intendessi che erano necessari 24.000 autocarri per portare via la sabbia!

Nota:

 154) C. Lanzmann, Shoah. Fayard, Parigi, 1985, p. 26.

47 Poi continua:

«Con 10 viaggi al giorno ad un deposito vicino, 1.000 autocarri avrebbero potuto movimentare questo carico in un solo giorno, 100 autocarri in 10 giorni e 10 autocarri in 100 giorni. Anche se la “enorme quantità di sabbia” di Mattogno fosse stata rimossa in 100 giorni, il che sarebbe molto meno della durata delle operazioni di gasazioni a Bełżec, [ciò arebbe avvenuto] con non più di 24 autocarri!». Muehlenkamp annaspa di nuovo in ipotesi puramente teoriche che riguardano mere possibilità, non la realtà. Il dato di fatto reale e certo è che solo l’imputato Schluch accennò a tale questione, dichiararando esplicitamente che «la terra estratta era stata accumulata sul margine» delle fosse 155 , il che è evidentemente impossibile, perciò ho asserito che la sua dichiarazione «non può essere vera in relazione ad una inumazione in massa di queste proporzioni»156. Muehlenkamp obietta che una parte della sabbia può essere rimasta sul bordo delle fosse e un’altra parte può essere stata portata via, ma una tale eventualità non è corroborata da alcuna testimonianza. Il suo errore costante è di ragionare in astratto, senza riferimento specifico al dato concreto: i luoghi e le testimonianze. In astratto, ovviamente, tutto è possibile. Ma né gli inquirenti sovietici, né quelli polacchi, né i testimoni oculari sapevano nulla di un «deposito vicino» al campo, né di uno «strato alto 4 metri su 8.925 metri quadrati o meno di un sesto dell’area del campo», né dei 10.000 “carichi di autocarro” di sabbia, né dei (10.850 : 5 =) 2.170 o (21.700 : 5 =) 4.340 “carichi di autocarro” di legna, secondo Muehlenkamp: come poté sfuggire tutto ciò agli osservatori attenti del luogo che vedevano e sapevano tutto ciò che accadevaal campo?

 “Le ceneri”

Su questo punto ho argomentato come segue: «Dalla cremazione di un cadavere in un forno crematorio si produce circa il 5% di ceneri con un peso specifico di circa 0,5. In una cremazione all'aperto il quantitativo delle ceneri aumenta sensibilmente. Dalla combustione della legna risulta circa l'8% di ceneri con peso specifico di circa 0,34. Pertanto le presunte 600.000 vittime avrebbero lasciato (600.000 x 45 x 0,05 =) 1.350.000 kg o 1.350 tonnellate di ceneri, con un volume di (1.350 : 0,5 =) 2.700 metri cubi. Le ceneri del legname sarebbero invece ammontate a (96.000 x 0,08 =) 7.680 tonnellate, pari a (7.680 : 0, 34 =) circa 22.600 metri cubi. Complessivamente, dunque, dall'immane cremazione sarebbero risultate (1.350 + 7.680 =) 9.030 tonnellate o (2.700 + 22.600 =) 25.300 metri cubi di ceneri. Tuttavia il volume totale delle fosse individuate da A. Kola è di 21.310 metri cubi. Dunque,anche se tutte le fosse fossero piene fino all'orlo di ceneri non frammiste a sabbia, resterebbero ancora (25.300 – 21.310 =) circa 4.000 metri cubi di ceneri pure, sufficienti ariempire circa 290 autocarri o 60 vagoni ferroviari. Ma i grafici delle analisi dei 137 campioni di trivellazioni pubblicati da A. Kola dimostrano che le ceneri nelle fosse sono normalmente frammiste a sabbia e che in più della metà dei campioni lo strato di ceneri e sabbia è estremamente sottile, e a volte le ceneri sono addirittura assenti. Inoltre, dei 236 campioni, 99 sono irrilevanti e, dei 137 rilevanti, più della metà attestano uno strato di sabbia e ceneri molto sottile, mentre nei restanti la percentuale della sabbia non è inferiore al 50% e lo strato di sabbia e cenere è di spessore molto vario. Infine – fatto taciuto da A. Kola – i resti umani, oltre che a sabbia, sono frammisti anche a resti animali: «Questi scavi portarono alla luce anche una grande quantità di ossa umane, che erano in parte frammiste a resti animali». Da tutto ciò risulta evidente che il quantitativo di ceneri effettivamente presente nelle fosse è assolutamente incompatibile con la cremazione di 600.000 cadaveri».

Note:

 155) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p.  92.

156) Idem, nota 2 a p. 117.

48 Muehlenkamp concede che la percentuale di ceneri umane che ho addotto (il 5%, come risulta nella letteratura sulla cremazione157 ) sia esatta e calcola che 434.000 corpi del peso medio di 35 kg ciascuno avrebbero prodotto 759.500 kg di ceneri o 759,5 tonnellate, ma osserva: «Naturalmente non è corretto calcolare con la media del peso di 35 kg al momento dell’uccisione invece che col peso del cadavere decomposto di 25 kg stabilito sopra», nondimeno mi fa il «favore» di assumere il 5%. Una tale osservazione dimostra tutta l’inettitudine di Muehlenkamp: egli ignora persino che questo 5% si riferisce alle sostanze incombustibili contenute nel corpo umano, cioè i sali anorganici (cloruro di potassio, solfato di potassio, fosfato di potassio, cloruro di sodio, fosfato di sodio, fosfato di calcio, fosfato di magnesio) che non diminuiscono affatto se un corpo di 35 kg perde 10 kg di acqua e/o di sostanze combustibili! Se un corpo normale di 35 kg ha il 5% di ceneri = 1,75 kg, lo stesso corpo che abbia perso 10 kg ha semplicemente il ([1,75 : 25] x 100 =) 7% di ceneri. Aggiungo che questo 5% di ceneri è ottenibile concretamente soltanto in un forno crematorio; in una cremazione in massa all’aperto gli incombusti del cadavere sarebbero maggiori. Muehlenkamp calcola che le 759,5 tonnellate di ceneri summenzionate avrebbero occupato un volume di 1.519 metri, 2.100 metri cubi se si considerano 600.000 cadaveri. Per quanto riguarda la legna, assumendo i risultati dei suoi fallaci calcoli, egli afferma che i (25 x 434.000 =) 15.190.000 kg di cadaveri decomposti avrebbero richiesto per la cremazione 10.850 tonnellate di legna, in ragione di 1 kg di legna per kg di cadavere, o il doppio assumendo il rapporto di 2:1. Tuttavia egli concede generosamente, per un altro «favore», il peso di 35 kg, da cui risultano (35 x 434.000 =) 15.190.000 kg o 15.190 tonnellate, corrispondenti a 3.574 metri cubi, ossia meno del 17% dei 21.319 metri cubi delle fosse comuni individuate da Kola. Con un rapporto di 2:1, il valore sarebbe di 7.148 metri cubi, ossia il 34% del volume delle fosse. Perciò il volume totale massimo delle ceneri sarebbe di (1.519 + 7.148 =) 8.667 metri cubi, meno del 41% del volume delle fosse. Invece di concedere «favori» a me, Muehlenkamp avrebbe fatto meglio a rispettare i dettami della sua storiografia, assumendo 600.000 cadaveri. In tal caso le ceneri della legna sarebbero ammontate a (600.000 x 35 x 2 =) 42.000.000 di kg o 42.000 tonnellate di legna, pari a (42.000 x 0,08 =) 3.360 tonnellate di ceneri e a (3.360 : 0,34 =) 9.882 metri cubi, complessivamente (2.100 + 9.882 =) 11.082 metri cubi, o il 56% del volume delle fosse. Con il rapporto legna/cadavere più realistico di 3,5 kg, risultano 5.880 kg di ceneri, con volume di 17.294 metri cubi e volume totale di 19.394, vale a dire il 91% del volume delle fosse! Muehlenkamp adduce però un’altra descrizione di Y. Arad, presuntamente «basata su testimonanianze oculari». Ne riporto la parte più importante: «Alla fine si decise di versare di nuovo le ceneri e i residui ossei nelle fosse vuote e di coprirle con uno spesso strato di sabbia e di rifiuti. Le ceneri furono versate nelle fosse in vari strati, alternati con strati di sabbia. Lo strato superficiale constava di terra di 2 metri di spessore». Ciò significa che questa terra di copertura avrebbe occupato (5.490 x 2 =) 10.980 dei 21.310 metri cubi delle fosse, cioè il 51,5%. In questa prospettiva persino il risultato dei calcoli infondati di Muehlenkamp rende assurda l’ipotesi dello sterminio in massa, perché attualmente le ceneri occuperebbero (8.667 – [21.310 – 10.980] x 100 =) quasi l’84% della parte bassa di tutte le fosse! Ma egli neppure se ne rende conto, perché commenta che non ci si deve stupire se le ceneri umane edella legna individuate da Kola occupano un volume così esiguo, dato che esso risulta esiguo daisuoi calcoli strampalati. Ma il 51,5% del volume totale delle fosse e l’84% della loro parte inferiore non è poi così esiguo. Egli esamina inoltre come sono giunto alla conclusione che «dei 236 campioni, 99 sono irrilevanti e, dei 137 rilevanti, più della metà attestano uno strato di sabbia e ceneri molto sottile, mentre nei restanti la percentuale della sabbia non è

 Nota:

 157) Così anche nella già menzionata Encyclopedia of cremation, p. 134.

 49 inferiore al 50% e lo strato di sabbia e cenere è di spessore molto vario. Infine – fatto taciuto da A. Kola – i resti umani, oltre che a sabbia, sono frammisti anche a resti animali». Anzitutto egli mi accusa di aver abusivamente considerato «irrilevanti» i 99 campioni di cui Kola non ha pubblicato i grafici.  Ovviamente non ho omesso di esaminarli, ho solo preso atto del fatto che Kola non li ha riportati. I 137 grafici da lui pubblicati occupano quattro pagine e mezza di un libro di 84 (una pagina ne contiene 32), perciò tutti i 236 campioni avrebbero richiesto sette pagine e mezza, tre in più: Kola voleva forse risparmiare sulla carta? Perché non li ha pubblicati, se non perché erano, appunto, irrilevanti? Indi Muehlenkamp riporta una citazione dal libro di Kola, che mostrerebbe un «fattore che diminuisce considerevolmente il significato delle sue [di Mattogno] affermazioni circa il quantitativo delle ceneri»: «Gli scavi hanno dimostrato molti strati di ceneri frammiste alternativamente a sabbia, il che indica che queste fosse furono usate in molte fasi, ogni volta ricoperte con un nuovo strato di sabbia. Si può supporre che queste ceneri riempissero completamente le fosse e che fossero ricoperte solo da un sottile strato di terreno. Perciò durante la chiusura del campo nel 1943 e i lavori di livellamento effettuati all’epoca, nonché durante gli scavi predatori nell’area del campo subito dopo la fine della guerra, la maggior parte delle ceneri umane furono disperse sulla superficie e tuttora è abbastanza chiara la presenza di tracce di corpi bruciati 158 nelle strutture superficiali, in particolare nella parte occidentale e settentrionale del campo. In queste stesse parti era localizzata la zona delle fosse». In realtà si tratta di semplici pretesti per  dimostrare” che il quantitativo delle ceneri conferma la presunta gasazione–cremazione in massa, come egli dichiara esplicitamente: «Il volume totale delle fosse è stimato a 21.000 metri cubi. Così una parte importante del volume delle fosse è costituita prevalentemente da ceneri di corpi e ciò dimostra il fatto che vi furono uccise e seppellite centinaia di migliaia di persone». In tal modo Kola ha solo assolto uno dei suoi compiti. La questione della presenza di ceneri sulla superficie del campo è chiaramente menzionata nel paragrafo Gli accertamenti polacchi del 1945 del mio studio 159 , dove ho anche citato il “Protocollo degli scavi nel cimitero del campo di sterminio di Bełżec” redatto il 12 ottobre 1945 da Czesław Godziszewski, giudice istruttore distrettuale del tribunale provinciale di Zamość. Dallo scavo (non trivellazione!) di 9 fosse da 2 a 8 metri di profondità risultarono:

• fossa n. 1 (profondità: 8 m): un primo strato di ceneri frammiste a sabbia alla profondità di 2 metri dello spessore di 1 metro; un secondo strato alla profondità di 4–6 metri;

• fossa n. 2 (6 m): uno strato di ceneri umane dalla profondità di 1,5 a 5 metri;

• fosse n. 3 e 4 (3 m): da 1 a 3 metri ceneri frammiste a sabbia e resti di ossa umane non bruciate

• fosse n. 5, 6, 7, 8 e 9 (2 m): sabbia frammista a ceneri umane e ossa umane, come mascelle e tibie.

Questi risultati smentiscono la supposizione di Kola che le «ceneri riempissero completamente le fosse».

Sulla questione delle ceneri sulla superficie del campo ho rilevato ancora: «Inoltre, come risulta dalla dichiarazione di S. Kozak, la sabbia rimossa dalle fosse fu sparpagliata alla rinfusa in una vasta area del campo, portando alla luce ceneri e resti umani. Quando le fosse furono riempite, questo miscuglio di sabbia, ceneri e resti umani finì sia nell'area dove c'erano originariamente le pareti di separazione delle fosse, sia in fosse in cui originariamente non c'erano né ceneri né resti, confermando così l'illusione dell'esistenza di

 Note:

158) Nel corso della mia visita a Bełżec in compagnia di Jürgen Graf, nel giugno 1997, nell’area del campo non c’era alcuna traccia di corpi bruciati.

159) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 105-108,

 50 fosse comuni più numerose ed enormi. Anche la presenza di cadaveri saponificati in aree limitate di tre grandi fosse (vedi § 2a) si spiega in questo modo, ossia coll'ampliamento di fosse originariamente più piccole»160 . Quando Kola vi andò per eseguire le sue trivellazioni, il campo era stato spianato e le ceneri che si trovavano in superficie finirono dappertutto ed egli le trovò appunto dappertutto. Muehlenkamp cita poi le descrizioni delle fosse di Kola e conclude: «Come si può vedere, le descrizioni delle fosse comuni non forniscono maggiori indicazioni per stabilire il quantitativo di ceneri trovate e lo spessore dello strato di ceneri delle rappresentazioni schematiche esemplificative di una parte dei campioni. Ciò significa che gli accertamenti di Mattogno al riguardo sono basati su nient’altro che una congettura che si autoreferenzia». Proprio perché le descrizioni di Kola non forniscono dati numerici mi sono basato sui grafici delle trivellazioni, che non sono semplici «rappresentazioni schematiche esemplificative», ma diagrammi in scala in cui è raffigurato il contenuto delle fosse e il suo spessore. D’altra parte non ho affermato che i campioni da me considerati irrilevanti non contenessero ceneri, ma ho soltanto constato che «i grafici delle analisi dei 137 campioni di trivellazioni pubblicati da A. Kola dimostrano che le ceneri nelle fosse sono normalmente frammiste a sabbia e che in più della metà dei campioni lo strato di ceneri e sabbia è estremamente sottile, e a volte le ceneri sono addirittura assenti. Inoltre, dei 236 campioni, 99 sono irrilevanti e, dei 137 rilevanti, più della metà attestano uno strato di sabbia e ceneri molto sottile, mentre nei restanti la percentuale della sabbia non è inferiore al 50% e lo strato di sabbia e cenere è di spessore molto vario». Anche se i restanti 99 campioni mostrassero lo stesso quadro, l’ordine di grandezza non cambierebbe affatto, perché le percentuali resterebbero invariate. Al mio rimprovero a Kola di aver taciuto che «i resti umani, oltre che a sabbia, sono frammisti anche a resti animali», Muehlenkamp oppone due obiezioni. La prima è veramente gustosa: «In primo luogo, se Mattogno avesse realmente esaminato attentamente come pretende i campioni che rappresentano schematicamente il suolo, difficilmente gli sarebbe sfuggito il campione 484/XV–30–55 della fossa n. 10 nella figura 13 a p. 15 del libro di Kola, in cui poco più su del bloccaggio (ovviamente da parte di uno strato di corpi umani)161 è espressamente menzionato il ritrovamento di un canine tooth. Ciò significa che Kola non aveva difficoltà a menzionare resti animali (animal remains) nelle fosse comuni». Così per Muehlenkamp un canine tooth non è un dente canino umano, ma un dente di cane! Il termine  sato da Kola nel testo polacco è “kieł”, che significa appunto dente (umano) canino. In polacco “cane” si dice “pies” e l’aggettivo “canino” si rende col genitivo del sostantivo; “dente di cane” è dunque “ząb psa”. Dopo essersi coperto di ridicolo in questo modo, Muehlenkamp espone la seconda obiezione: «In secondo luogo, e ciò è più importante, Mattogno, che ha tratto dall’articolo summenzionato di Tregenza (vedi nota 270 a p. 87) l’informazione sui resti animali presuntamente omessi da Kola, o non ha letto quest’articolo molto attentamente o cerca di fuorviare i suoi lettori. Perché i resti animali che Tregenza menziona nel Postscriptum del suo articolo furono trovati (insieme con un grande quantitativo di ossa umane, secondo Tregenza) non nelle fosse comuni, ma negli scavi interni ai resti degli edifici del campo». Ciò che dice Muehlenkamp è vero, ma che cosa ci facevano ossa animali «insieme con un grande quantitativo di ossa umane» nell’area degli «scavi interni ai resti degli edifici del campo»?

 Note:

 160) Idem, p. 119.

161) Ciò non è per niente ovvio, perché quando questo avviene, nei grafici è specificato “blockade (human corpses)”, ma qui appare la semplice indicazione “blockade”.

 

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