AUSCHWITZ la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt 8^ parte

8.8.5. Le cremazioni all'aperto nel 1944

L'argomento esposto nel paragrafo precedente ha una validità non solo tecnica, ma anche storica, perché nel periodo preso in esame (marzo-ottobre 1943), secondo la storiografia olocaustica, non esistette nessun impianto di cremazione all'aperto e tutte le cremazioni furono eseguite nei crematori.
A questo riguardo Franciszek Piper, il direttore della sezione storica del Museo di Auschwitz, ha scritto:

 MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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«In the spring of 1943, with the launching of new gas chambers and crematoria, the two bunkers were shut down. Shortly thereafter, bunker 1 and the nearby barracks were dismantled. The incineration pits were filled in with earth and leveled. The same work was performed on the pits and barracksof bunker 2, but the bunker itself was left intact. It was brought into operation again in May 1944 during the extermination of Hungarian Jews. At that time several incineration pits were reexcavated and new barracks for undressing were constructed»886 (corsivo mio).

Piper si basa sull’analisi di tutte le testimonianze disponibili al Museo di Auschwitz relative a questo argomento, perciò, se egli giunge a questa conclusione, significa che nessun documento e nessun testimone dichiara il contrario.

Passiamo alla questione delle fotografie aeree di Birkenau del 1944. Premetto che nello studio The Bunkers of Auschwitz: Black Propaganda Versus History887 ho dimostrato con abbondanza di prove che i “Bunker”, come strutture omicide, non sono mai esistiti e meno che mai le relative “fosse di cremazione”.

Alcune fotografie aeree di Birkenau del 1944 - in particolare quella datata 23 agosto 1944, che è stata pubblicata nel 2004 con grande clamore mediatico, mostrano incontestabilmente una colonna di fumo proveniente dal cortile nord del crematorio V e ciò costituirebbe la conferma documentaria delle dichiarazioni dei testimoni oculari.

Nello studio Auschwitz: Open Air Incinerations888 ho affrontato appunto questo argomento analizzando tutte le fotografie aeree e terrestri note e dimostrando che:

1) la storiografia olocaustica non sa nulla sulle “fosse di cremazione” e non è in grado di indicare né il loro numero, né la loro dislocazione, né le loro dimensioni, né la loro capacità;

2) le testimonianze degli ex detenuti sono radicalmente contraddittorie sia sul numero, sia sulla dislocazione, sia sulle dimensioni, sia sulla capacità delle “fosse di cremazione”;

3) le testimonianze degli ex detenuti sono radicalmente smentite dalle fotografie aeree di Birkenau;

4) dalle fotografie risulta sì un’attività di cremazione di cadaveri all’aperto nell’estate del 1944, ma con un ordine di grandezza estremamente esiguo e assolutamente incompatibile con l’ordine di grandezza immenso propugnato dalla storiografia ufficiale;

5) le fotografie terrestri mostrano un’attività di cremazione all’aperto nel cortile nord del crematorio V, ma parimenti di dimensioni estremamente esigue e assolutamente incompatibili con l’ordine di grandezza immenso asserito dalla storiografia ufficiale;

6) se la storia dello sterminio in massa a Birkenau fosse vera, le fotografie aeree dovrebbero mostrare, tra l'altro, “fosse di cremazione” con superficie totale di almeno 5.900 metri quadrati, sia nell’area del cosiddetto “Bunker 2" (da 1 a 4 fosse, secondo le testimonianze), sia nell’area del crematorio V (da 2 a 5 fosse). Ma in realtà le fotografie aeree mostrano una sola superficie fumante di circa 50 metri quadrati nell’area del crematorio V (per una cremazione giornaliera di una cinquantina di cadaveri) e nessuna traccia di fosse e di fumo nell’area del “Bunker 2”.

Vale la pena di approfondire il primo punto, che mostra da solo tutta l'inconsistenza delle pretese storiografiche olocaustiche.

Nell’opus magnum in cinque volumi edito dal Museo di Auschwitz nel 1995, alla questione delle fosse di cremazione nel 1944 Franciszek Piper ha dedicato in tutto tre righe! Ecco la traduzione:

«Esso [il “Bunker 2”] fu rimesso in funzione nel maggio 1944 al tempo dello sterminio degli Ebrei ungheresi. In questo periodo furono anche scavate alcune fosse [kilka do# ów] di cremazione e furono costruite nuove baracche spogliatoio»889.

Ciò si spiega facilmente: sulle “fosse di cremazione” non esiste alcun documento e tutto è rimesso ai testimoni, che però al riguardo hanno reso dichiarazioni del tutto contraddittorie e perciò assolutamente prive di valore dal punto di vista storiografico. Ecco ad esempio i dati risultanti da queste testimonianze riguardo alle “fosse di cremazione” pretesamente situate nel cortile nord del crematorio V890:

886 F. Piper, Gas Chambers and Crematoria, in: Y. Gutman and M. Berenbaum Editors, Auschwitz Death Camp, op. cit., 1994, p. 164.

887 Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

888 Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

889 F. Piper, “Komory Gazowe i Krematoria“ (Camere a gas e crematori), in: “Auschwitz 1940-1945. W#z#owe zagadnienia z dziejów obozu” (“Problemi fondamentali della storia del campo”), Wydawnictwo Pa#stowego Muzeum O#wi#cim-Brzezinka, 1995, vol. III, p. 121.

890 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cot., pp. 13-23.

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testimone...............................N°fosse....lungh.m,...largh.m,....prof.m,....capacità

Tauber (deposizione sovietica)........4............/............../............/............ 400 in una fossa in 48 ore

Tauber (deposizione polacca)..........5............/............./............/................./

Mandelbaum................................../..........30...........35..........15.............../.. 1.500-1800 in una fossa in 24-48 ore

Jankowski................................... 2...........20............2............2.............2.000 (in ?)

Dragon.........................................5...........25............6............3.............5.000 in 5 fosse in 24 ore

Bendel......................................... 3..........12.............6...........1,5...........1.000 all’ora

Müller.......................................... 5..........40-50........8.............2............1.200 in una fossa in 5-6 ore

Come ho spiegato sopra, se le dichiarazioni dei testimoni riguardo agli immani stermini presuntamente perpetrati a Birkenau nel 1944 fossero vere, nell'area del campo avrebbero dovuto trovarsi “fosse di cremazione” per almeno 5.900 metri quadrati, pari a:

11 fosse descritte da Henryk Mandelbaum (m 35 x 15)

14 fosse descritte da Filip Müller (m 50 x 8)

39 fosse descritte da Szlama Dragon (m 25 x 6)

82 fosse descritte da C.Siegismund Bendel (m 12 x 6)

147 fosse descritte da Stanis# a w Jankowski (m 20 x 2).

Pertanto l'unica superficie fumante di circa 50 metri quadrati che appare nelle fotografie aeree di Birkenau demolisce in modo totale e inoppugnabile tutte le testimonianze oculari.

8.8.6. L'eloquente silenzio di van Pelt

La questione delle “fosse di cremazione” ha un'importanza fondamentale nell'economia del presunto sterminio ebraico ad Auschwitz nel 1944. Piper scrive che esse avevano una capacità di cremazione complessiva di 10.000 cadaveri al giorno:

«The remainder were burned at the rate of about 5,000 corpses in 24 hours in the incineration pits near the crematoria. The same number were incinerated in the pits of bunker 2, which was reactivated in the spring of 1944»891.

Nonostante ciò, van Pelt non ha fornito alcuna indicazione al riguardo, non ne ha indicato il numero, né le dimensioni, né l'ubicazione892.

Il suo silenzio è tanto più grave in quanto egli era ben consapevole del fatto che le fotografie aeree smentiscono categoricamente le relative testimonianze.

Michael Shermer e Alex Grobman raccontano che si sono rivolti al dottor Nevin Bryant, supervisor of Cartographic Applications and Image Processing Applications at NASA's Jet Propulsion Laboratory in Pasadena, California, (operated by the California Institute of Technology) e hanno fatto analizzare le fotografie aeree di Birkenau «by digital technology». Essi spiegano che

«the photographic negatives were converted to digital data in the computer, then enhanced with software programs used by NASA for aerial and satellite images»893.

Tuttavia, nonostante questa sofisticatissima tecnologia, Shermer e Grobman non dicono assolutamente nulla circa la presenza di “fosse di cremazione” di massa nelle fotografie aeree, pur avendo dedicato ben 7 ingrandimenti alla documentazione di colonne di detenuti in marcia nel campo894.

Van Pelt afferma che, quando Shermer e Grobman si rivolsero a Nevin Bryant, era presente anche lui. Ecco il suo racconto della vicenda:

891 F. Piper, Gas Chambers and Crematoria, op. cit., p. 173.

892 R.J.van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit.

893 M. Shermer, A. Grobman Denying History. Who Says the Holocaust never Happened and Why Do They Say it? University of California Press, Berkeley, Los Angeles, London, 2000, p. 143.

894 Vedi le mie osservazioni al riguardo nell'articolo Denying Evidence. The Phony “Holocaust” “Convergence of Evidence”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 224-231.

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«The original CIA analysis was based on study of analog enlargements. With new digital technologies it has become possibile, however, to revisit the issue of the evidentiary value of the photos. In April 1996 I visited Los Angeles to meet with Michael Shermer, the editor of Skeptic magazine, and Alex Grobman, the director of the Martyrs Memorial and Holocaust Museum. Together we went to NASA’s Jet propulsion Laboratory in Pasadena to meet with Dr. Nevin Bryant, Supervisor of Cartographic Applications and Image Processing Applications. One of the world leaders in the analysis of aerial and satellite images, Dr. Bryant agreed to analyze with his computers the photos, enhancing the date using sofware programs used by NASA. The most important results were that the four shaded markings on the roofs of morgue 1 of both crematorium 2 and 3 did belong to original negative, and were not added later on. Furthermore, Dr. Bryant discovered through comparison of various consecutive exposures taken on May 31, 1944 a long line of people moving into the compound of crematorium 5»895.

E questo è tutto! Dal silenzio di Shermer e Grobman da un lato e di van Pelt dall'altro si desume che il Jet Propulsion Laboratory gestito dal California Institute of Technology della Nasa, nell'analisi delle fotografie aeree di Birkenau del 1944, non ha affatto individuato le “fosse di cremazione” in massa menzionate dai testimoni. In caso contrario essi si sarebbero affrettati ad addurre la scoperta come “prova concordante” dell'attendibilità delle testimonianze.

Ma è chiaro che il pennacchio di fumo che si leva dal cortile nord del crematorio V non può essere sfuggito a Nevin Bryant, perciò bisogna concludere che sia Shermer e Grobman, sia van Pelt hanno preferito non menzionarlo affatto, evidentemente perché si sono resi conto che un’attività di cremazione all’aperto così esigua è in totale contrasto con tutte le testimonianze dei membri del cosiddetto “Sonderkommando”!

Van Pelt tace anche su un'altra questione importante collegata alle fotografie aeree: quella del fumo alla bocca dei camini dei crematori. In polemica con Rudolf, van Pelt dedica una mezza pagina del suo libro a dimostrare che i camini dei crematori di Auschwitz-Birkenau fumavano in continuazione durante l'attività di cremazione. Egli rileva tra l'altro quanto segue:

«The Proceedings of the Associations of American Cemetery Superintendents provided ample evidence of continuous search by crematory engineers to control the smoke, and that only by 1940 was the problem solved by a combination of practices that included using of oil and gas instead of coke as fuel, inserting the corpse into a cold instead of a preheated oven896, slowing down the incineration, installing afterburners and air-pollution control scrubbers, and establishing procedures for maintenance. None of these practices applied to the Auschwitz crematoria»897,

perciò durante la cremazione i camini fumavano sempre. Ciò è perfettamente vero. Il problema del fumo era ancora vivo nel 1945 perfino nei crematori civili898 ed era ancora più grave per i crematori di Auschwitz, sia per il sistema di riscaldo con coke, sia per la mancanza di recuperatori che preriscaldavano l'aria di combustione, sia per l'inefficiente sistema di conduzione dei forni, che rendeva impossibile regolare il processo di cremazione in ogni muffola.

Van Pelt però non ne ha tratto le inevitabili conclusioni. In tutta la serie di fotografie aeree del 1944 (21 maggio, 26 giugno, 8 luglio, 20,23 e 25 agosto, 13 settembre) che mostrano i crematori di Birkenau, il fumo sui crematori appare in una sola fotografia, quella del 20 agosto, nella quale il fumo che esce soltanto dal camino del crematorio III. Questa fotografia è particolarmente importante perché mostra fumo non solo al camino del crematorio III, ma anche nel cortile nord del crematorio V. Ma quel giorno, secondo il “Kalendarium” di D. Czech, non fu effettuata alcuna gasazione omicida899, perciò l'arsione all'aperto non può avere una spiegazione criminale. D'altra parte, se i crematori di Birkenau erano in grado di funzionare tutti e quattro, che bisogno c'era di una cremazione all'aperto?900

895 “The Pelt Report”, p. 211. Van Pelt ha raccontato sommariamente l'episodio anche nel libro The Case for Auschwitz, op. cit., p. 84.

896 Affermazione tecnicamente insensata: l'introduzione di un cadavere in un forno freddo avrebbe avuto come effetto una formazione di fumo ancora più intensa.

897 R.J.van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 504.

898 Nel 1944 l'ing. Hans Keller svolse una serie di esperimenti per capire la causa della formazione di fumo. H. Keller, Ursache der Rauchbildung bei der Kremation. Bieler Feuerbestattungs-Genossenschaft in Biel. Jahresbericht pro 1944. Biel 1945.

899 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., pp. 855-856.

900 Ho sviluppato questi argomenti nel capitolo 10.3.4. “The Problem of the Absence of Smoke Rising from the Chimneys of the Crematoria” del mio studio Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 63-66.

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Infatti, alla luce di quanto si è detto sopra, l’assenza del fumo dai camini dei crematori è la prova della loro inattività, il che contraddice apertamente tutti i testimoni, i quali asserirono con una “convergenza” di false testimonianze che all'epoca essi cremavano ininterrottamente giorno e notte.

8.8.7. I testimoni

Un'altra implicazione storiografica basilare dello studio scientifico della cremazione ad Auschwitz riguarda l'attendibilità delle testimonianze. Fin dal 1945 i testimoni oculari abbracciarono entusiasticamente la cifra propagandistica sovietica dei 4 milioni di morti e, per giustificarla, resero dichiarazioni tecnicamente insensate sui forni crematori901. Quanto fossero insensate, risulta dalla seguente crestomazia, nella quale prendo in esame in ordine cronologico le dichiarazioni dei sedicenti detenuti del cosiddetto “Sonderkommando” dei crematori di Birkenau.

1) Szlama DRAGON:

«Nel corso di 24 ore in tutti i crematori si cremavano fino a 10.000-12.000 persone»902.

«Collocavamo i cadaveri davanti ai forni su barelle di ferro, che poi introducevamo nel forno su rulli montati accanto agli sportelli dei forni. [...]. Mettevamo in ogni forno muffola] 3 cadaveri. [...]. La cremazione durava 15-20 minuti»903.

I dati addotti dal testimone corrispondono a una capacità media di [(1440 : 17,5) x 30 x 3 =] 7.400 cadaveri in 24 ore per i crematori II/III e di [(1440 : 17,5) x 16 x 3 =] 3.950 cadaveri per i crematori IV/V, complessivamente 11.350 in 24 ore.


2)Henryk MANDELBAUM:

«Ogni turno lavorava 12 ore, cremando 6.000-7.000 cadaveri»904.

Il testimone si riferisce al crematorio V.

«C'erano 5 forni a 3 camere di combustione. [...]. In ogni forno [muffola] si mettevano 4 [cadaveri], e se erano più magri, 6. La cremazione durava 12, 13 e [o] 15 minuti.

Un tale trasporto di 3.000 persone, come diceva sempre il Kommandoführer, doveva essere cremato in un turno»905.

«Se le persone [i cadaveri] erano più leggere, se ne caricavano 3, 4 e perfino 5 in un forno [muffola] e c'erano 10 forni. Cioè si caricavano 50 cadaveri alla volta. La cremazione durava 12-13 minuti. Ciò dipendeva dal peso del cadavere, ma parlando di uomini normali, mediamente da 12 a 15 minuti»906.

La capacità di cremazione di 6.000-7.000 cadaveri in 12 ore nel crematorio V corrisponde a 12.000-14.000 in 24 ore e a 24.000-28.000 nei crematori IV/V, in media 26.000.

Per i crematori II/III, la cremazione di 3-5 cadaveri per muffola in 12-15 minuti equivale mediamente a una capacità di ([1440 : 13,5] x 30 x 4 =] 12.800 cadaveri in 24 ore; complessivamente per tutti i crematori 38.800 cadaveri in 24 ore.


3) Henryk TAUBER:

«In questo crematorio c'erano cinque forni a tre muffole. In ogni muffola venivano introdotti 4-5 cadaveri. I cadaveri bruciavano in 20-25 minuti. [...]. Seguirono i crematori n. 4 e 5; essi erano di tipo diverso. In ogni crematorio c'era un forno a 8 muffole. In ogni

901 Vedi al riguardo il mio articolo The Four Million Figure of Auschwitz. Origin, Revisions, Consequences, in: “The Revisionist”, Vol. 1, Number 4, November 2003, pp. 387-392.

902 Protocollo della deposizione di Sz. Dragon del 26 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-12, p. 186.

903 Protocollo della deposizione di Sz. Dragon del 10 e 11 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn. Processo Höss, tomo 11, p. 108.

904 Protocollo della deposizione di H. Mandelbaum del 27 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108, p. 95.

905 Protocollo della deposizione di H. Mandelbaum al processo della guarnigione del campo di Auschwitz, quinta udienza. AGK, NTN, 162, p. 167.

906 Protocollo della deposizione di H. Mandelbaum al processo Höss, ottava udienza. AGK, NTN, 108, p. 853.

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muffola venivano introdotte 4-5 persone. La durata della cremazione era di 35 minuti. Un forno cremava 1.200-1.500 persone al giorno»907.

«Con funzionamento continuo, il crematorio cremava due carichi all'ora. A norma di regolamento dovevamo caricare nuovi cadaveri nelle muffole ogni mezz'ora.

L'Oberkapo August ci spiegò che, secondo i calcoli e i piani del crematorio, per la cremazione di un cadavere in una muffola si prevedevano 5-7 minuti. All'inizio egli non ci permetteva di caricare più di tre cadaveri. Con un tale quantitativo dovevamo lavorare senza sosta, perché dopo aver caricato l'ultima muffola [il carico del]la prima era già bruciato. Per avere una sosta nel lavoro caricavamo in ogni muffola 4-5 cadaveri. La cremazione di un tale carico durava più a lungo, perciò dopo aver caricato l'ultima muffola avevamo qualche minuto di sosta mentre bruciava il carico della prima muffola. [...]. In media furono cremati 2.500 cadaveri al giorno»908.

La cremazione di 4-5 cadaveri per muffola in 20-25 minuti nei crematori II/III corrisponde a una capacità media di [(1440 : 22,5) x 30 x 4,5 =] 8.640 cadaveri in 24 ore. Per i crematori IV/V invece, 4-5 cadaveri per muffola in 35 minuti corrispondono a [(1440 : 35) x 16 x 4,5 =) 2.960 cadaveri in 24 ore, complessivamente 11.600.

Davanti al giudice Sehn, Tauber ridusse la capacità del crematorio II a 2.500 cadaveri al giorno, che corrisponde alla cremazione di 4-5 cadaveri per muffola in circa 37/39 minuti. In base a questi dati, la capacità dei crematori IV/V sarebbe di circa 2.800/2.650 cadaveri in 24 ore, quella totale di [(2,500 x 2 =) 5.000 + 2.650 =] circa 7.650.


4) David FLAMENBAUM:

«Nei crematori 2 e 3 ogni forno accoglieva 6 cadaveri alla volta, che bruciavano in 15 minuti e nel crematorio c'erano cinque forni. Perciò ogni crematorio in un'ora trattava 120 cadaveri. Identica capacità avevano anche i crematori 4 e 5»909.

Secondo il testimone, nei crematori II/III si introducevano in ogni forno 6 cadaveri, 2 per muffola, che bruciavano in 15 minuti, sicché in un'ora si cremavano [(60 : 15) x 15 x 2 =] 120 cadaveri, in 24 ore 2.880 e in entrambi i crematori 5.760. Poiché, secondo il testimone, i crematori IV/V avevano identica capacità (in rapporto a una muffola), per essi risulta una capacità di [(1.440 : 15) x 16 x 2 =] 3.070 cadaveri in 24 ore, complessivamente 8.830.


5) Stanislaw JANKOWSKI:

«A Birkenau esistevano già allora quattro crematori. Il crematorio II e III con 15 forni [muffole] ciascuno e una capacità di 5.000 cadaveri al giorno e i crematori IV e V con 8 forni [muffole] ciascuno, che cremavano complessivamente circa 3.000 cadaveri al giorno.

In questi quattro forni [crematori] si potevano cremare in tutto circa 8.000 cadaveri al giorno»910.


6) Miklos NYISZLI:

«Li mettono tre alla volta su un congegno a spinta fatto di lamiera d'acciaio. [...]. I corpi dei morti si riducono in cenere in 20 minuti. Il crematorio lavora con 15 forni. Questo significa la cremazione quotidiana di 5.000 uomini.
Quattro crematori lavorano con uguale capacità. Complessivamente 20.000 uomini passano ogni giorno per le camere a gas e di lì nei forni crematori»911.

Dai dati addotti dal testimone risulta una capacità di cremazione di [(1440 : 20) x 15 x 3 =] 3.240 cadaveri in 24 ore per il crematorio II o III, di 6.480 per entrambi. La cifra menzionata dal testimone (5.000 per un crematorio, 10.000 per entrambi) è dunque errata.

907 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, pp. 5-6.

908Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, pp. 133 e 139.

909 Protocollo della deposizione di D. Flamenbaum 1945 del 1° marzo 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-8, p. 177.

910 Protocollo della deposizione di S. Jankowski del 13 aprile 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn, in: Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos. Verlag des Staatlichen Auschwitz-Birkenau Museums, 1996, p. 43.

911 M. Nyiszli, Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban. Copyright by Dr. Nyiszli Miklos, Oradea, Nagyvárad, 1946, p. 38.

 
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Il testimone credeva inoltre che i crematori IV e V disponessero dello stesso numero di muffole dei crematori II/III, perciò attribuì ad essi la medesima capacità di cremazione: 10.000 cadaveri in 24 ore, in totale 20.000.
Dai dati risultano invece [(1440 : 20) x 16 x 3 =] circa 3.450, complessivamente 9.930.


7) Charles Sigismund BENDEL:

«Il crematorio gemello 1 e 2 era il più grande e aveva una possibilità di incinerazione di 2.000 persone in 24 ore. Gli altri forni crematori avevano una possibilità più piccola (di 1.000 persone circa)»912.

8) Ludwik NAGRABA:

«Dopo la gasazione alle persone venivano tagliati i capelli e estratti i denti [d'oro] e nel forno venivano messe 8 o 9 persone, a seconda della corporatura»913.

Il testimone non indicò né la durata della cremazione né la capacità dei crematori.

9) Dov PAISIKOVIC:

«La rimozione di 3.000 cadaveri dalle camere a gas durava circa 6 ore. Poiché i 15 forni del crematorio impiegavano circa 12 ore a cremare questi cadaveri, questi venivano ammuccchiati nello spazio davanti ai forni. [...]. I cadaveri bruciavano in circa 4 minuti»914.

Meno di un anno dopo, il testimone dichiarò:

«All'interno del crematorio a pianterreno, nella sala forni i cadaveri prelevati dal montacarichi venivano messi in 2-3 in ogni apertura di cremazione. [...].

C'erano 5 forni e ogni forno aveva 3 aperture-storte di cremazione [muffole]. [...]. Poi gli sportelli venivano chiusi e i corpi bruciavano [in un tempo] da 15 a 20 minuti»915.

La cremazione di 3.000 cadaveri in 12 ore in 15 muffole (crematorio II)
corrisponde a 12.000 in 24 ore nei crematori II/III e
a 6.400 nei crematori IV/V.
La durata della cremazione addotta dal testimone - 4 minuti - è la più bassa e anche la più folle; con un carico 2-3 cadaveri per muffola,
ciò corrisponde a 27.000 cadaveri in 24 ore nei crematori II/III e
a 14.400 nei crematori IV/V, complessivamente 41.400!

I dati della seconda dichiarazione corrispondono mediamente a [(1440 : 17,5) x 30 x 2,5 =] 6.170 cremazioni in 24 ore per i crematori II/III e a 3.290 per i crematori IV/V, complessivamente 9.460.

10) Joshuah ROSENBLUM:

«In ogni forno si potevano cremare circa 800 cadaveri in 24 ore. [...]. Il nostro compito consisteva nel mettere i cadaveri su una barella e nell'introdurli nei forni.
Ogni 10 minuti si introducevano 4 cadaveri»916.

La cremazione di 800 cadaveri in 24 ore in un forno a 3 muffole corrisponde a [(800 x 30 =)] 24.000 cadaveri nei crematori II/III; invece 4 cadaveri per muffola in 10 minuti corrispondono a [(1440 : 10) x 30 x 4 =] 17.280. Per i crematori IV/V, assumendo gli stessi dati, risulterebbero 12.800 cadaveri in 24 ore nel primo caso, circa 9.210 nel secondo.

11) Filip MÜLLER

Secondo il testimone, nel crematorio I si cremavano 3 cadaveri in una muffola in 20 minuti917.

Riguardo ai crematori II/III egli dichiarò:

912 Ministère de l'Intérieur. Direction générale de la Sureté Nationale. Procès-verbal di C.S.Bendel del 7 ottobre 1947. AGK, NTN, 153, p. 210. Bendel aveva menzionato questa capacità già nell'articolo Les crématoires. Le "Sonderkommando" pubblicato nel 1945 nel libro Témoignanes sur Auschwitz. Éditions de l'Amicale des déportés d'Auschwitz, Parigi, 1946, p. 161.

913 Deposizione di L. Nagraba al processo Höss, undicesima udienza. AGK, NTN, 118, p. 1146.

914 Dichiarazione di D. Paisikovic resa a Vienna il 17 ottobre 1963. ROD, c[21]96.

915 Relazione di D. Paisikovic datata Auschwitz, 10 agosto 1964. APMO, O#wi#cim, O#wiadczenia, tomo 44, p. 8/92.

916 Deposizione di J. Rosenblum datata Haifa 23 novembre 1970. AFH.

917 F. Müller, Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz. Verlag Steinhausen, Monaco, 1979, p. 30.

 
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«15 forni massicci con funzionamento continuo potevano cremare più di 3.000 cadaveri al giorno»918.

La capacità totale di tutti i crematori era di 10.000 cadaveri in 24 ore919. Anche nei crematori IV/V si cremavano 3 cadaveri in ogni muffola920. La capacità dei crematori IV/V era pertanto di (10.000 - 6.000 =) 4.000 cadaveri in 24 ore.

Dai dati addotti dal testimone risultano 6.480 cadaveri per i crematori II/III e 3.450 per i crematori IV/V, complessivamente 9.930.

12) Josef SACKAR:

«Nel forno il fuoco era tanto caldo che i cadaveri bruciavano immediatamente e vi si potevano introdurre nuovi cadaveri continuamente. [...]. Quando il crematorio II era pieno, si portavano le vittime al crematorio I o III, a seconda [del loro numero]. Certi giorni furono cremati 20.000 uomini»921.

13) Jaacov GABAI:

«Ogni forno aveva tre porte, attraverso ogni porta entravano quattro cadaveri. [...]. Ci voleva una mezz'ora per cremare quattro corpi in ogni apertura dei forni. [...].

Cinque forni per tre porte [muffole] per quattro cadaveri fa 60 cadaveri per ogni porta [muffola], che potevano essere cremati contemporaneamente nel crematorio II in una mezz'ora; 120 in un'ora; circa 2.800 in 24 ore»922.

La capacità di cremazione dei crematori II/III era dunque per il testimone di 5.600 cadaveri in 24 ore, quella dei crematori IV/V di circa 2.990, complessivamente 8.590. Dai dati risulta una capacità di 5.760 cadaveri per i crematori II/III e di circa 3.070 per i crematori IV/V, complessivamente 8.830.

14) Leon COHEN:

«[Domanda] Quanti cadaveri andavano in ogni forno?

[Risposta] Da due a cinque cadaveri. Ciò dipendeva dalla natura dei cadaveri. Se non erano cadaveri grossi, ne mettevamo quattro o cinque nel forno. I cadaveri venivano disposti così: tre uomini e due donne, perché le donne hanno più grassi nel corpo. Ogni mezz'ora si introducevano nuovi cadaveri nei cinque forni. [...]. In ogni sala di cremazione c'erano parecchi forni, sicché ogni mezz'ora si potevano cremare da 50 a 75 cadaveri»923.

Dunque ogni ora in 5 forni a 3 muffole si potevano cremare 100-150 cadaveri, in media 125, 3.000 in 24 ore e 6.000 nei crematori II/III, perciò 3.200 nei crematori IV/V, complessivamente 9.200.

15) Commenti a un rapporto dell'estate 1943

La dichiarazione che segue non è una testimonianza di un membro del cosiddetto "Sonderkommando", ma è comunque importante per i dati che espone.

Dopo la sua fuga da Auschwitz avvenuta il 20 maggio 1943, Stanislaw Chybilski, nel corso dell'estate, redasse un rapporto intitolato “Obrazki Auschwitzu” (Quadretti di Auschwitz) che fu esibito come prova al processo della guarnigione del campo di Auschwitz. Alla fine appare una “Legenda” anonima che commenta così i dati del rapporto:

«I crematori dunque avevano complessivamente 36 forni, inoltre ogni forno aveva 3 camere di cremazione che potevano accogliere 3 cadaveri, ossia un carico di 324 cadaveri alla volta.
La cremazione, come viene detto nei "Quadretti di Auschwitz", durava 7 minuti.

[...] Ogni carico di 324 cadaveri bruciava in 7 minuti. Per un nuovo caricamento e per la

918 Idem, p. 94.

919 Idem, p. 97.

920 Idem, pp. 151-152.

921 G. Greif, Wir weinten tränenlos... Augenzeugenberichte der jüdischen "Sonderkommandos" in Auschwitz. Böhlau Verlag, Köln,Weimar, Wien, 1985, pp. 40-41.

922 Idem, p. 131 e 142.

923 Idem, pp. 278-279.

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pulizia dei forni assumiamo altri 7-8 minuti, perché ciò veniva fatto abilmente. [...]. Così dunque una cremazione incluso il caricamento [durava] 15 minuti, ossia 1.396 [recte: 1.296] corpi all'ora. A questo ritmo dunque la capacità massima degli scantinati - 11.600 persone - veniva cremata all'incirca in 9 ore. [...] Basta solo calcolare la produttività dei crematori in due anni per ottenere una cifra molto eloquente, cioè:

1.296924 x 24 x 30 x 12 x 2 = 22.394.880

che eguaglia più o meno il numero dei Polacchi dopo l' espulsione della minoranza nazionale»925.

La menzione di 36 forni era il frutto di una grossolana invenzione da parte dei membri della resistenza clandestina del campo che fu ripetuta anche nel cosiddetto rapporto Vrba-Wetzler, una delle prime versioni del quale fu redatta a Ginevra il 17 maggio 1944.

In tale rapporto ai crematori II e III venivano infatti attribuiti 9 forni a 3 muffole collocati intorno al camino, invece di 5 forni a 3 muffole disposti uno accanto all'altro. Poiché i crematori di Birkenau erano 4, il rapporto di Chybilski menziona (4 x 9 =) 36 forni a 3 muffole926.

La cosa più incredibile è che gente la quale pretendeva di avere ottenuto le informazioni sul presunto sterminio nei crematori direttamente dai detenuti che vi prestavano servizio, non sapesse neppure quanti forni vi erano in essi!

Il rapporto di Chybilski parlava evidentemente della cremazione di 324 cadaveri in 7 minuti, che corrisponderebbe a circa 66.650 in 24 ore, cifra ritenuta un po' troppo abbondante perfino dall'autore della "Legenda", che la corresse introducendo di sua iniziativa altri 7-8 minuti per il caricamento e la pulizia (!) dei forni, arrivando così a 15 minuti per cremazione. Da ciò risultano [(60 : 4) x 36 x 3 x 3 =] 1.296 cadaveri all'ora, ossia circa 31.100 in 24 ore. Qui, oltre a questa folle capacità di cremazione, un'altra cosa sorprendente è il fatto che l'autore della "Legenda" conosceva la pianta del crematorio II n. 932 del 23 gennaio 1942, di cui riporta perfino la didascalia esatta - "Grundriss vom Untergeschoss" (Pianta dello scantinato) - la quale mostra chiaramente che il crematorio aveva 5 forni, non 9.

La durata di una cremazione di 7 minuti ispirò successivamente Tauber (5-7 minuti "secondo i calcoli e i piani del crematorio") e Paisikvic (4 minuti).

16) Rudolf HÖSS

Anche le SS, per ovvie ragioni, abbracciarono completamente la propaganda polacco-sovietica e si adeguarono a questa follia collettiva. Prendo in esame i due personaggi più significativi. L'ex comandante del campo dichiarò nelle sue "Annotazioni di Cracovia":

«I due crematori grandi I e II furono costruiti nell'inverno 1942-1943 ed entrarono in funzione nella primavera del 1943. Essi avevano cinque forni a 3 camere [di cremazione] ciascuno e in 24 ore potevano cremare circa 2.000 cadaveri. [...]. I due crematori più piccoli III e IV, secondo i calcoli della ditta costruttrice Topf di Erfurt, dovevano cremare 1.500 [cadaveri] in 24 ore»927.

La capacità di cremazione totale era pertanto di 7.000 cadaveri in 24 ore.

 17) Erich MUSSFELDT

L'SS-Oberscharführer Mussfeldt, che fu capo dei crematori di Birkenau nel maggio 1944, dichiarò:

«In questi crematori si caricavano 3 cadaveri di adulti in ogni storta [muffola]. I cadaveri dei bambini vi entravano in aggiunta. La cremazione di un tale carico durava circa mezz'ora»928.

Questi dati corrispondono ad una capacità di [(1440 : 30) x 15 x 3 =] 4.320 cadaveri in 24 ore nei crematori II/III e di [(1440 : 30) x 16 x 3 =] circa 2.300 nei crematori IV/V, complessivamente 6.620 nei quattro crematori.

924 Nel testo per errore "1.236".

925 AGK, NTN, 155, pp. 399-401.

926 Vedi capitoli 15.3. e 16.1.

927 Die "Endlösung der Judenfrage" in KL Auschwitz, in: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., pp. 164-165.

928 Protocollo dell'interrogatorio di E. Mussfeld del 19 agosto 1947. AGK, NTN, 144, p. 87.

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TESTIMINIANZE CREMAZIONI AUSCHWITZ dati e metodi.jpg

Nella tavola che segue riassumo i dati addotti dai testimoni confrontati con la capacità reale929 dei crematori di Auschwitz-Birkenau in 24 ore. (Indico in corsivo le cifre calcolate, in tondo le cifre dichiarate dai testimoni). Aggiungo i dati addotti dai periti polacco-sovietici e dal giudice Sehn, per i quali rimando al capitolo 16.6.

Da quanto ho esposto sopra risulta irrefutabilmente dimostrato che tutti i testimoni del cosiddetto “Sonderkommando”, sulla cremazione dei cadaveri, hanno proferito assurdità termotecniche.

In effetti, soltanto con tali assurdità si poteva puntellare la mitica cifra di 4 milioni. Quando questa crollò, le affermazioni insensate di Dragon, Tauber, Mandelbaum, Flamenbaum, Jankowski e dei loro epigoni, invece di essere travolte nel naufragio della propaganda sovietica, rimasero salde e incrollabili, e, incredibilmente, gli storici olocaustici le prendono ancora sul serio.

Lo studio scientifico sui forni crematori di Auschwitz dimostra invece in modo incontrovertibile che le dichiarazioni dei testimoni sulla capacità di cremazione di questi impianti e sul numero di cremazioni che vi furono eseguite sono completamente false.

Lo studio scientifico sulla cremazione all'aperto nel 1944 dimostra inoltre in modo altrettanto irrefutabile che i testimoni oculari hanno mentito spudoratamente anche su tale questione.

929 Fermo restando ciò che ho esposto nel capitolo 6.

 
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Tuttavia la storia delle camere a gas omicide ad Auschwitz si fonda ancora essenzialmente su queste pretese testimonianze oculari: se dunque questi testimoni hanno mentito spudoratamente sulle cremazioni nei forni crematori e all'aperto per sorreggere la storia delle gasazioni omicide, quale valore hanno le loro dichiarazioni specifiche sulle gasazioni omicide?

Shermer e Grobman espongono un decalogo metodologico che contiene questa regola:

«Has this source made other claims that were clearly exaggerated? If an individual is known to have stretched the facts before, it obviously undermines his or her credibility»930.

Ciò vale a maggior ragione per i testimoni del “Sonderkommando”, che non si sono limitati a «exaggerate» e a «stretch the facts», ma hanno mentito e hanno stravolto i fatti deliberatamente.

930 M. Shermer, A. Grobman Denying History. Who Says the Holocaust never Happened and Why Do They Say it?, op. cit., p. 248.

PARTE TERZA

I TESTIMONI HENRYK TAUBER E RUDOLF HÖSS

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CAPITOLO 9


ANALISI CRITICA DELLE TESTIMONIANZE DI HENRYK TAUBER


9.1. Introduzione


Henryk Tauber fu uno dei testimoni più importanti del processo celebrato a Varsavia dai Polacchi a Rudolf Höss dall'11 al 19 marzo 1947. Tuttavia, per ragioni ignote, egli non partecipò direttamente al dibattimento e neppure apparve al successivo processo contro la guarnigione del campo di Auschwitz, che si svolse a Cracovia dal 25 novembre al 16 dicembre 1947. La sua testimonianza allegata agli atti del processo Höss era il protocollo di una deposizione che Tauber aveva reso al giudice istruttore Sehn il 24 maggio 1945 931. Questa testimonianza costituì la base essenziale della ricostruzione giudiziaria del presunto processo di sterminio effettuata dal Tribunale e come tale fu assunta dalla nascente storiografia polacca per la sua ricostruzione storica.

Nella storiografia occidentale la testimonianza di Tauber fu ignorata per decenni, fino a quando, nel 1989, Pressac la riscoprì negli atti del processo Höss. Nella sua ponderosa opera su Auschwitz lo storico francese ne presentò infatti una traduzione integrale in inglese corredata di un suo accurato commento932. La traduzione, non ineccepibile, proveniva dall'adattamento da parte di Pressac di due traduzioni francesi eseguite per lui, l'una da Dorota Ryszka, l'altra da Adam Rutkowski933. Per questa ragione utilizzo per le citazioni una mia traduzione dal testo polacco.

Pressac attribuì una grandissima considerazione a Tauber, che definì «un testimone eccezionale»934, «storicamente affidabile al 95%»935 e concluse:

«La prova dell'eccezionale validità della sua testimonianza è il fatto che essa corrisponde bene al materiale storico disponibile ora, che non era disponibile nel maggio 1945»936.

Il giudizio di Pressac condizionò tutta la storiografia olocaustica successiva, che si affrettò a rispolverare la testimonianza di Tauber. Nel 1995 Piper la riprodusse in lingua originale nella storia del campo in cinque volumi937, poi tradotta in tedesco e in inglese938.

Van Pelt, in polemica con gli storici revisionisti, si è spinto ben oltre i limiti che si era posto Pressac, scrivendo:

«Tutta la testimonianza di Tauber fin qui può essere confermata da altri documenti dell'Ufficio Centrale delle Costruzioni [la Zentralbauleitung di Auschwitz]. Solo la divisione della camera a gas del crematorio 2 in due locali non può essere documentata nell'archivio.

931 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, pp. 122-150.

932 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 481-505, Deposition of 24th May 1945 by Henryk Tauber former member of the Sonderkommando of Krematorien I, II IV and V.

933 Idem, p. 481.

934 Idem, p. 380 e 481.

935 Idem, p. 481.

936 Idem, p. 502.

937 Auschwitz 1940-1945. W#z#owe zagadnienia z dziejów obozu, op. cit., vol. III, pp. 189-208.

938 Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz. Verlag des Staatlichen Museums Auschwitz-Birkenau, Oswiecim 1999; Auschwitz 1940-1945. Central Issues in the History of the Camp. Auschwitz-Birkenau State Museum, 2000.
 


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I negazionisti utilizzano questo fatto per confutare la validità dell'intera testimonianza di Tauber»939.

Non c'è bisogno di dire che nessun ricercatore revisionista si è mai sognato di confutare la testimonianza in questione esclusivamente sulla base di questo particolare. Van Pelt continua:

«Data la difficoltà di Eknes940 a screditare la testimonianza di Tauber, non sorprende che i negazionisti abbiano preferito seppellirla in silenzio. Nonostante ciò noi attribuiamo ad essa il valore probatorio più alto e non soltanto per la sua coerenza interna. Le dichiarazioni di Tauber furono ampiamente corroborate dalle testimonianze contemporanee di Jankowski e Dragon e dalle memorie successive di Filip Müller»941.

Ed ecco infine come van Pelt sintetizza il suo giudizio sulla testimonianza in questione:

«La dichiarazione di Tauber era estremamente specifica, non conteneva contraddizioni e non conteneva accuse senza prove improbabili. Infatti i revisionisti non sono riusciti a screditarlo come testimone»942.

Sebbene Tauber sia universalmente considerato dagli storici olocaustici il testimone di gran lunga più attendibile e più importante delle presunte gasazioni omicide ad Auschwitz, nessuno di costoro, a cominciare da Pressac, van Pelt e Piper, si è mai curato di procurarsi la sua prima testimonianza, quella resa al viceprocuratore sovietico Pachomow il 27 e 28 febbraio 1945 943. Della sua esistenza si sapeva fin dal 1945, perché il rapporto della Commissione sovietica di inchiesta su Auschwitz fa esplicito riferimento alle testimonianze di «Genrich [Henrich] Tauber della città di Krzanow, Polonia» e di «Shyloma [Szlama] Dragon», e ne riporta perfino uno stralcio944. Dopo l'apertura degli archivi sovietici, il reperimento di questa testimonianza era alla portata di qualunque ricercatore volenteroso e infatti Jürgen Graf ed io l'abbiamo trovata a Mosca senza eccessiva difficoltà.

Esiste anche un'altra breve testimonianza - praticamente ignota - di Tauber, quella da lui resa nel 1945 alla Commissione storica ebraica di Cracovia, di cui non è indicata la data precisa945.

Nei capitoli che seguono esaminerò il grado di attendibilità della testimonianza di Tauber dal punto di vista tecnico e storico.


9.2. FORNI CREMATORI E CREMAZIONE

9.2.1. Dimensioni delle muffole

Al riguardo Tauber dichiara:

«Gli sportelli erano più piccoli delle aperture di entrata della muffola, la muffola stessa era lunga circa 2 metri, larga 80 centimetri e alta circa 1 metro»946.

Il riferimento è al forno a 3 muffole, nel quale la muffola misurava 70 cm di larghezza, 80 di altezza e 210 di lunghezza. Le muffole erano chiuse anteriormente porte di introduzione (Einführungstüren) di cm 60 x 60.

9.2.2. Temperatura della muffola

Nella testimonianza sovietica Tauber afferma che la temperatura delle muffole dei forni a 2 muffole del crematorio I oscillava tra i 1200 e i 1500°C947. Ciò è tecnicamente insensato. Secondo le

939 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 193.

940 Lo storico revisionista spagnolo Enrique Aynat Eknes.

941 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 205.

942 Idem, p. 204.

943 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, pp. 1-12.

944 Documento URSS-008.

945 Bunt in krematorium (Rivolta al crematorio), in: Dokumenty zbrodni i m#cze#stwa (Documenti del crimine e del martirio), a cura di Micha# M. Borwicz, Nella Rost e Józef Wulf. Ksi# ki Wojewódzkiej #ydowskiej Komisij Historycznej w Krakowie Nr. 1. Cracovia, 1945, pp. 89-91.

946 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 133.

947 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 3.

 
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relative istruzioni di servizio della Topf, la temperatura non doveva superare i 1100°C nei forni a 2 muffole e i 1000° in quelli a 3 muffole. Ciò era in relazione col carico termico dei forni e dipendeva dal peso e dalla qualità dei refrattari impiegati. A temperature superiori ai 1100-1200°C si verificava il fenomeno della sinterizzazione, ossia la fusione e l'incollamento dei refrattari e delle ossa dei cadaveri. Nella testimonianza polacca, in riferimento ai forni a 3 muffole del crematorio II, Tauber dichiara che le muffole raggiungevano temperature di 1000-1200°C948. Ciò è non solo esagerato, ma anche contraddittorio. Tauber dice infatti che i forni, dopo varie cremazioni, «si riscaldavano al rosso»949 e decanta poi le mirabili capacità di un «forno così riscaldato al rosso»950. Ma nelle istruzioni di servizio della Topf per il forno a 2 e a 3 muffole si legge al riguardo:

«Quando le camere di cremazione sono ben riscaldate al calore rosso (circa 800 °C), si possono introdurre i cadaveri uno dopo l'altro nelle due camere»951.

Il colore rosso corrisponde pertanto a 800°C, che dunque rappresentava la temperatura massima delle muffole anche per Tauber. A temperature superiori il colore della muratura refrattaria è molto diverso: ciliegia chiaro a 1000°C, arancio cupo a 1100°C, arancio chiaro a 1200°C, bianco a 1300°C, bianco abbagliante a 1500°C952.

9.2.3. Sistema di caricamento delle muffole

In questo paragrafo mi occuperò soltanto della procedura di introduzione dei cadaveri nelle muffole. Anzitutto riprendo e completo la descrizione che ho già esposto nel capitolo 8.4.3.

Sotto le porte di introduzione dei forni a 3 muffole era saldata un'asta di fissaggio (Befestigungs-Eisen) rotonda sulla quale era imperniato il telaio al quale erano assicurati i rulli953 per il carrello di introduzione della bara (Sargeeinführungswagen)954. Il telaio poteva scorrere orizzontalmente sull’asta di fissaggio, perciò serviva tutte e tre le muffole del forno; esso era inoltre ribaltabile, cioè poteva essere sollevato e abbassato. Quando era sollevato, i due rulli poggiavano sulla base della porta della muffola, a 9 cm sul piano della griglia. Un tale dispositivo era presente anche anche nel forno a 2 muffole, con la differenza che qui ogni muffola aveva la propria coppia di rulli.

Il dispositivo di introduzione del cadavere (Leicheneinführungs-Vorrichtung) era costituito da un carrello di introduzione della bara (Sargeeinführungswagen) che si spostava su rotaie di scorrimento (Laufschienen) e da un carrello mobile (Verschiebwagen) di forma semicilindrica che scorreva sopra di esso. Il carrello di introduzione della bara era munito, nella parte anteriore, di una barella metallica lunga circa 270 cm, sulla quale veniva adagiato il cadavere e che era introdotta nella muffola. La barella era costituita da una lastra di ferro battuto orizzontale, larga circa 40 cm, e due verticali saldate a forma della lettera H, in modo da formare due coppie di sponde; le due sponde superiori impedivano al cadavere di cadere di lato durante lo spostamento del carrello, quelle inferiori scorrevano su una coppia di rulli955.

Con riferimento a questo dispositivo, Tauber dichiara:

«Su questa barella collocavamo cinque cadaveri: i primi due cadaveri con le gambe rivolte verso il forno e il ventre in alto, poi altri due cadaveri in direzione contraria e anche questi cadaveri avevano il ventre in alto. Il quinto cadavere veniva messo con le gambe verso il forno e la schiena in alto»956.

Quest'affermazione è falsa. Il piano della barella sul quale veniva adagiato il cadavere, per via dell'altezza dei rulli e delle sponde che vi scorrevano sopra, si trovava circa 15 cm al di sopra del piano della griglia della muffola957. Data l'esigua larghezza della barella, vi poteva essere caricato soltanto un cadavere; altri eventuali cadaveri dovevano essere sovrapposti. L'altezza del corpo di un adulto normale in posizione supina o prona è di 20-25 cm. Ciò significa che attraverso la porta della muffola

948 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 133

949 Idem, p. 143.

950 Idem.

951 APMO, BW 11/1/3, p. 2-3. Le istruzioni del forno a tre muffole dicevano ovviamente “nelle tre camere”. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 222.

952 U. Bordoni, Tecnologia del calore. Collana Trattato generale teorico pratico dell’arte dell’ingegnere civile, industriale ed architetto. Casa Editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1918, p. 13.

953 Questi rulli erano chiamati “Führungsrollen”, rulli guida, “Laufrollen”, rulli di scorrimento, o “Einführrollen”, rulli di introduzione.

954 Vedi documento 40.

955 Vedi documento 41.

956 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 124.

957 Vedi documento 42 .

 
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potevano passare ([60 - 15] : 20~25 =) al massimo due cadaveri normali958 sovrapposti, non cinque.

Tauber aggiunge:

«Nel crematorio II il carrello per caricare i cadaveri fu usato solo per breve tempo e fu poi sostituito da barelle di ferro /in tedesco si chiamavano Leichenbrett[er]/ che venivano introdotte [fino] in fondo alla muffola su rulli di ferro montati sul bordo inferiore della porta della muffola. Ciò fu fatto perché l'uso del carrello ritardava il caricamento dei cadaveri nel forno. Questo nuovo congegno fu inventato, mi pare, dall'Obercapo August.

Esso fu poi impiegato in tutti gli altri crematori. Nei forni dei crematori II e III c'era un solo paio di rulli per tutte e tre le muffole di un forno; essi si spostavano su una sbarra di ferro davanti agli sportelli delle muffole. Nei crematori IV e V ogni muffola aveva propri rulli fissi installati davanti al suo sportello.

Ogni crematorio aveva due barelle di ferro per caricare i cadaveri nei forni. Queste [barelle simili ad] assi venivano collocate davanti alla muffola. Due detenuti vi mettevano sopra i cadaveri. Questi venivano disposti in modo tale che il primo cadavere giacesse con le gambe in direzione della muffola con la schiena in basso e il volto in alto. Su questo cadavere ne veniva collocato un altro, parimenti col volto rivolto in alto, [ma] con la testa rivolta verso la muffola. Si faceva così affinché il cadavere superiore serrasse le gambe del cadavere che stava sotto e per evitare che le gambe del cadavere che giaceva sopra non ostacolassero [l'introduzione] nel forno, ma si infilassero [facilmente] nel forno. Due detenuti caricavano i cadaveri sulla barella. Altri due stavano accanto alle estremità di un'asta posta sotto la barella vicino al forno. Durante il caricamento dei cadaveri sulla barella, uno di essi apriva lo sportello della muffola, l'altro sistemava i rulli. Un quinto detenuto sollevava la barella per le impugnature e, dopo essere stata sollevata anche dagli altri due ed essere stata collocata sui rulli, la barella entrava nella muffola. Quando i cadaveri si trovavano ormai all'interno della muffola, un sesto detenuto con un raschiatoio di ferro li tratteneva dentro la muffola e il quinto tirava via la barella sotto di essi. Tra i compiti di questo sesto detenuto c'era anche il lavaggio con acqua della barella dopo che era stata estratta dal forno. Lo faceva per raffreddare la barella, che nel forno si riscaldava.

Si trattava anche [di fare in modo che] i corpi appena collocati sulla barella non si attaccassero ad essa. In quest'acqua si scioglieva del sapone, affinché i cadaveri scivolassero bene sulla lamiera della barella. Il secondo carico da cremare nella stessa muffola veniva caricato allo stesso modo di questo [primo carico], ma con questa seconda coppia di cadaveri dovevamo affrettarci, perché i cadaveri caricati prima nel frattempo già bruciavano, le loro braccia e gambe si alzavano sicché, in caso di ritardo, trovavamo difficoltà a caricare nel forno la seconda coppia di cadaveri. Durante il carico di questa seconda coppia di cadaveri nel forno avevo la possibilità di osservare il processo di combustione dei cadaveri. Sembrava che i cadaveri drizzassero il tronco del corpo, che le [loro] mani si alzassero in alto e si contraessero, la stessa cosa accadeva con le gambe»959.

Qui Tauber descrive il sistema di caricamento tramite barella (Trage, Leichentrage o Einführtrage), adottata anche per i forni Topf di Mauthausen, che era costituita da due tubi metallici paralleli di 3 cm di diametro lunghi circa 350 cm sulla cui parte anteriore, quella che veniva introdotta nella muffola, era saldata una lamiera metallica leggermente concava lunga 190 cm e larga 38. In corrispondenza delle impugnature, per una migliore manegevolezza, i tubi erano più distanti l’uno dall’altro (49 cm) grazie ad una doppia piegatura. I due tubi della barella erano saldati alla stessa distanza dei rulli di guida (Führungsrollen), in modo che potessero scorrere facilmente su di essi. Il peso standard di una barella era di 51 kg960.

Secondo Tauber, con questo sistema si effettuavano due caricamenti successivi di 2 cadaveri di adulti o più (egli menziona anche un carico totale di 4-5 cadaveri per muffola)961, il che è ancora più assurdo di quanto egli riferisce a proposito del sistema del Leicheneinführungs-Vorrichtung. Infatti, i primi due cadaveri introdotti nel forno sovrapposti avrebbero reso impossibile l'introduzione di altri due cadaveri sovrapposti. Nel documento 46 ho tracciato due linee che rappresentano l'altezza di due cadaveri normali: la linea 1 si riferisce al primo cadavere (22,5 cm), la linea due al secondo (45 cm complessivamente); dal secondo cadavere al culmine della volta dell'apertura della muffola resterebbero (60 - 45 =) 15 cm. Nel caricamento della seconda coppia di cadaveri la barella non potrebbe più scorrere sui rulli, ma dovrebbe essere sollevata e appoggiata sul secondo cadavere, al di sopra del quale, rispetto all'apertura della muffola, resterebbero soltanto (60 - 45 - 3 =) 12 centimetri.

958Vedi capitolo 9.2.5.

959Idem, pp. 140-141.

960Vedi documenti foto 43, 44, 45.

961Vedi capitolo 9.2.5.


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Il documento 46a mostra quanto avrebbe dovuto essere sollevata la barella per poter essere introdotta nella muffola sopra la prima coppia di cadaveri.

Perciò l'introduzione di quattro cadaveri in una muffola con il sistema descritto da Tauber è impossibile.

9.2.4. Caricamento dei cadaveri: il disegno di David Olère

Pressac, per mostrare l'esattezza della testimonianza di Tauber, invoca un disegno di David Olère, un sedicente membro del personale dei crematori. In questo disegno962 la tecnica di caricamento è in realtà un po' diversa da quella descritta da Tauber: la barella di caricamento non scorre sui rulli, ma su una sbarra di ferro sostenuta da due detenuti963; gli addetti al caricamento sono soltanto tre.

Questo disegno presenta inoltre quattro gravi errori.

Anzitutto le dimensioni dell'apertura della muffola sono decisamente spropositate. Il culmine della volta della porta della muffola è più alto dei tre detenuti, mentre in realtà si trovava ad appena 132 centimetri dal pavimento.

In secondo luogo, il detenuto di destra che sorregge la sbarra si trova senza alcuna protezione, addirittura a dorso nudo, davanti al lato interno della porta della muffola riscaldata a 800°C.

In terzo luogo, questa tecnica di caricamento richiede necessariamente la presenza di un quarto uomo che tenga fermi i corpi all'interno della muffola mentre il detenuto addetto alla barella la sfila sotto di essi.

In quarto luogo, dalla muffola aperta, quella centrale, escono fiamme e fumo, il che era impossibile, perché fumo e fiamme erano risucchiati immediatamente dal tiraggio del camino e le aperture del condotto di scarico del forno a 3 muffole si trovavano proprio nella muffola centrale, nel cenerario sottostante. Il disegno di Olère non ha dunque alcun valore probatorio.

9.2.5. Carico delle muffole e durata della cremazione

Tauber afferma che l'attività quotidiana dei forni di Birkenau era di 21 ore:

«Nei crematori n. 2 e 3 la cremazione dei cadaveri nei forni veniva eseguita nel corso dell'intera giornata, ad eccezione della pausa per la rimozione delle scorie, però per almeno 21 ore»964.

Egli descrive così la capacità di cremazione dei forni dei crematori di Birkenau:

«In questo crematorio c'erano cinque forni a tre muffole. In ogni muffola venivano introdotti 4-5 cadaveri. I cadaveri bruciavano in 20-25 minuti. [...].

In ogni crematorio c'era un forno a 8 muffole. In ogni muffola venivano introdotte 4-5 persone. La durata della cremazione era di 35 minuti. Un forno cremava 1.200-1.500 persone al giorno»965.

Riassumendo:

forno a 3 muffole: 4-5 cadaveri per muffola in 20-25 minuti

forno a 8 muffole: 4-5 cadaveri per muffola in 35 minuti.

Da questi dati risultano le seguenti capacità di cremazione medie in 21 ore al giorno di funzionamento effettivo dei forni:

forno a 3 muffole: 756 cadaveri al giorno

crematorio II/III: 3.780 cadaveri al giorno

forno a 8 muffole: 1.296 cadaveri al giorno

crematorio IV/V: 1.296 cadaveri al giorno

capacità totale dei quattro crematori: 10.530.

Nella testimonianza polacca Tauber conferma che di regola, nei forni del crematorio II si cremavano 4-5 cadaveri alla volta per muffola966, ma spiega:

962 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 259. Il disegno è riprodotto anche da van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 179.

963 Ma curiosamente i rulli appaiono nel forno in fondo al locale.

964 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 10.

965 Idem, pp. 5-6.

966 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 133.

 
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«Con funzionamento continuo, il crematorio cremava due carichi all'ora. A norma di regolamento dovevamo caricare nuovi cadaveri nelle muffole ogni mezz'ora.

L'Oberkapo August ci spiegò che, secondo i calcoli e i piani del crematorio, per la cremazione di un cadavere in una muffola si prevedevano 5-7 minuti.

All'inizio egli non ci permetteva di caricare più di tre cadaveri. Con un tale quantitativo dovevamo lavorare senza sosta, perché dopo aver caricato l'ultima muffola [il carico del]la prima era già bruciato. Per avere una sosta nel lavoro caricavamo in ogni muffola 4-5 cadaveri. La cremazione di un tale carico durava più a lungo, perciò dopo aver caricato l'ultima muffola avevamo qualche minuto di sosta mentre bruciava il carico della prima muffola»967.

Tauber afferma inoltre che in media nel crematorio II venivano cremati 2.500 cadaveri al giorno968.

Il carico di 4-5 cadaveri si riferiva a corpi normali di adulti, perché quando c'erano corpi di bambini il carico era diverso: 2 adulti e 5-6 bambini969. D'altra parte Tauber dichiara esplicitamente che in una muffola «trovavano posto anche otto musulmani [cadaveri emaciati]»970.

Rilevo anzitutto che questi dati sono contraddittori.

Tauber dice che un carico di 4-5 cadaveri nel forno a 3 muffole durava «più a lungo» della mezz'ora prestabilita. Poiché in media nel crematorio II si cremavano 2.500 cadaveri al giorno, la durata della cremazione di un carico di 4-5 cadaveri era mediamente di circa 39 minuti (di 34 minuti se il funzionamento dei forni era di 21 ore al giorno) e non di 20-25 minuti.

Un'altra contraddizione riguarda il caricamento dei forni. Tauber afferma che nel crematorio II c'erano due squadre di 5 detenuti ciascuno addetti al caricamento dei forni971 (ma nella deposizione polacca egli menziona sei detenuti addetti a questo compito)972 e che, introducendo 3 cadaveri in ogni muffola, dopo aver caricato l'ultima muffola i cadaveri caricati nella prima erano già bruciati. Poiché un tale carico bruciava in mezz'ora, questo era anche il tempo necessario per caricare le 3 muffole di un forno e il carico di ogni muffola, con tutti i preparativi connessi, durava 10 minuti973. Ma allora le due squadre avrebbero potuto servire solo due forni (6 muffole) e per i cinque forni del crematorio sarebbero state necessarie cinque squadre.
Il sistema - del resto tecnicamente impossibile - di introdurre 4-5 cadaveri per muffola invece di 3 non avrebbe risolto questo problema, perché la durata della cremazione sarebbe ipoteticamente aumentata a 39 minuti, ma anche il caricamento, che prevedeva 1-2 cadaveri in più per muffola, sarebbe aumentato di conseguenza. Supponiamo tuttavia che il tempo di caricamento rimanesse invariato e - per comodità di calcolo - che la cremazione di 4-5 cadaveri per muffola durasse 40 minuti. In tal caso ogni squadra avrebbe potuto servire 4 muffole; appena caricata la quarta muffola, i cadaveri della prima erano già bruciati e bisognava introdurvi altri cadaveri. Pertanto le due squadre avrebbero potuto servire solo 8 muffole e le altre 7 sarebbero rimaste inattive. Per di più nel crematorio esistevano soltanto due barelle di introduzione974, sicché questa assurda conduzione dei forni sarebbe stata inevitabile.

Il nuovo sistema di caricamento consisteva nell'introdurre in una muffola prima due (o tre) cadaveri, poi altri due (o tre). Da ciò che dice Tauber, il secondo caricamento seguiva immediatamente quello precedente e doveva essere effettuato prima che le braccia e le gambe dei cadaveri dei primi due o tre cadaveri si alzassero per effetto del calore975, ossia quando essi erano ancora più o meno intatti.

Ma, come ho spiegato nel capitolo 9.2.3., il caricamento di due cadaveri in una muffola già contenente altri due cadaveri sarebbe stato impossibile. Per non parlare del quinto cadavere.

Inoltre, anche assumendo 10 minuti per due caricamenti successivi e 40 minuti per la cremazione, non ci sarebbe comunque stato tempo libero «per lavare il pavimento della sala di riscaldo»976, perché la squadra di Tauber sarebbe riuscita a caricare e a far funzionare solo 4 muffole; infatti dopo (10 x 4 =) 40 minuti il carico della prima muffola sarebbe bruciato completamente e avrebbe richiesto un nuovo doppio carico di cadaveri. Allo stesso modo, la seconda squadra avrebbe potuto servire altre 4 muffole, sicché 7 muffole su 15 sarebbero rimaste sempre vuote!

967 Idem, p. 135.

968 Idem, p. 139.

969 Idem, pp. 141-142.

970 Idem, , p. 134.

971 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 9.

972 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 141.

973 Tauber si riferisce alle 3 muffole di un forno, non già ai 5 forni del crematorio, come risulta chiaramente dal passo citato nel capitolo 8.8.7.

974 Idem, p. 140.

975 Idem, p. 141.

976 Idem, p. 135.

 
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Il sistema di caricamento descritto da Tauber cozza infine contro un'altra impossibilità materiale.

Come ho già spiegato, il seminterrato (Kellergeschoss) del crematorio II, in cui si trovava la presunta camera a gas omicida, era collegato al pianterreno (Erdgeschoss), dove c'era la sala forni, da un montacarichi provvisorio e rudimentale con una portata di 300 kg, ossia di 6 cadaveri977. Secondo Tauber, al montacarichi erano addetti due detenuti per caricare i cadaveri nel seminterrato e altri due per scaricarli nella sala forni978. Nel capitolo 1.9. ho assunto una durata media del trasporto di ogni carico di cadaveri (caricamento, viaggio di ascesa, scaricamento e viaggio di discesa) di 5 minuti.

Dopo essere stati tirati fuori dal montacarichi, ai cadaveri - secondo quanto riferisce Tauber, venivano tolti anelli, orecchini, orologi e denti d'oro979, indi venivano portati ai forni. Assumendo un tempo minimo di 3 minuti per tutte queste operazioni, un carico di 6 cadaveri sarebbe stato pronto per la cremazione ogni 8 minuti e in un'ora sarebbero stati disponibili 45 cadaveri.

Ma secondo Tauber i forni cremavano 90 cadaveri ogni ora (3 cadaveri per muffola in 30 minuti o 4 cadaveri per muffola in circa 40 minuti); inversamente, per portare 90 cadaveri nella sala forni sarebbero stati necessari ([90: 6] x 8 = ) 120 minuti o 2 ore.

Anche il numero medio di 2.500 cremati al giorno dichiarato da Tauber è impossibile, perché corrisponde a (2.500 : 6 =) 417 viaggi di andata e ritorno del montacarichi, che avrebbero richiesto (417 x 8 =) 3.336 minuti, cioè 55 ore e mezza!

Se invece si gasavano 4.000 persone alla volta 980 , il trasporto dei relativi cadaveri ai forni avrebbe richiesto ([4.000 : 6] x 8 =) 5.333 minuti, cioè più di 88 ore.

Il caricamento dei forni descritto da Tauber è dunque impossibile.

In secondo luogo, le sue affermazioni sono tecnicamente insensate anche per quanto riguarda la durata del processo di cremazione.

La durata del processo di cremazione nei forni di Auschwitz-Birkenau era di circa un'ora981, perciò la durata di 5-7 minuti presuntamente prevista per la cremazione di un cadavere «secondo i calcoli e i piani del crematorio» è semplicemente assurda: essa non era sufficiente neppure per la combustione completa di una bara ordinaria di legno stagionato. La durata che Tauber attribuisce alla cremazione di un carico di 4-5 cadaveri bastava a stento per la vaporizzazione dell'acqua di un solo cadavere. Questo processo negli esperimenti dell'ing. Kessler durò mediamente 27 minuti, ma il cadavere fu cremato con una bara normale, la cui combustione, che fece salire la temperatura della muffola a circa 1000°C, nel complesso affrettò il processo di vaporizzazione. Nei forni riscaldati con nafta Ignis-Hüttenbau del crematorio di Theresienstadt la vaporizzazione dell'acqua del cadavere durava circa 35 minuti.

La cremazione di 4-5 cadaveri in una muffola in 20-25 minuti o in mezz'ora o in poco più di mezz'ora è doppiamente assurda: anzitutto la cremazione di un solo cadavere durava circa un'ora, in secondo luogo un eventuale carico di 4-5 cadaveri avrebbe teoricamente moltiplicato per 4 o per 5 la durata di una cremazione singola. Ma in pratica una tale procedura avrebbe comportato problemi termotecnici insormontabili982.

La condizione necessaria per il regolare svolgimento di una cremazione è che la temperatura della muffola non scenda al di sotto dei 600°C, altrimenti il risultato non è più l'incenerimento, ma la carbonizzazione del cadavere.

Un corpo di 70 kg contiene circa 45,5 kg di acqua;
il calore di vaporizzazione a 600°C per 3 cadaveri è di 3 x 45,5 x [(640 + 0,477 (500 - 20)] = circa 118.500 Kcal.

Il processo di vaporizzazione durava, sperimentalmente, circa mezz'ora.

Il regime di griglia del forno a 3 muffole era di 70 kg/ora di coke (due focolari con regime di griglia di 35 kg/ora ciascuno), perciò la disponibilità teorica di calore in mezz'ora era di 6.470 x 35 = 226.450 Kcal/ora.
La disponibilità effettiva era molto minore, perché gran parte del calore prodotto dai gasogeni andava perduto.
Nella fase di vaporizzazione le perdite più importanti erano quella per irraggiamento e conduzione, calcolata a circa 62.500 Kcal/ora a 800°C e che possiamo considerare proporzionalmente di 46.900 Kcal/ora a 600°C e 23.450 Kcal in mezz'ora, corrispondente al (23.450/226.450 x 100 =) 10,3%; calore sensibile dei fumi a 600°C, secondo il calcolo, 31,3%; gas incombusti del focolare, 4%; incombusti del focolare, 3,1%.

977 Vedi capitolo 1.9.

978 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 9.

979 Idem, p. 5.

980 Idem, p. 4.

981 Vedi capitolo 8.6.

982 Vedi capitolo 8.7.2.

 
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Il rendimento del forno era pertanto di (100 - [10,3 + 31,3 + 4 + 3,1] =) 51,3%,
il rendimento effettivo del coke di (6470 x 0,513 =) circa 3.320 Kcal,
sicché il calore effettivo era di (35 x 3.320 =) 116.200 Kcal.

Per mantenere il forno a 600°C mancavano dunque (116.200 - 118.500 =) 2.300 Kcal, facilmente fornite dall'irraggiamento delle muffole.

Esaminiamo ora il caso della vaporizzazione di 4 cadaveri in ogni muffola, in tutto 12 cadaveri.

Il contenuto acqueo dei cadaveri è di (45,5 x 12 =) 546 kg,
il cui calore di vaporizzazione a 600°C è di 546 x [(640 + 0,477 (500 - 20)] = circa 474.500 Kcal.

Il calore disponibile resta 116.200 kcal in 30 minuti, perciò il deficit di calore è di (116.200 - 474.500 =) 358.300 Kcal, ossia circa 119.400 Kcal per muffola.

Resta da stabilire se il calore irraggiato dalle muffole avrebbe potuto sopperire a questo deficit. Calcolare in modo preciso il calore irraggiato dalle muffole e assorbito dai cadaveri è difficile, sia per la loro variabile geometria, sia per il progressivo raffreddamento delle muffole. Il prof. Schläpfer, uno dei massimi studiosi europei della cremazione degli anni Trenta, in un articolo tecnico specifico983 fornisce tuttavia una stima attendibile della quantità di calore irraggiato dalle pareti della muffola su un singolo corpo a varie temperature.

Egli pubblica un diagramma984 dal quale risultano i seguenti dati:

Temperatura delle pareti della muffola in °C...800---700---600

Calore irraggiato sul corpo, in Kcal/min........1.400---930---600

Nel caso dell'irraggiamento su un ipotetico carico di 3 cadaveri in una muffola, la geometria cambierebbe, ma il rapporto superficie-volume di un tale carico sarebbe meno favorevole di quello di un singolo corpo, perché i tre cadaveri si coprirebbero parzialmente a vicenda. Ma anche prescindendo da ciò, la quantità di calore necessaria per l'evaporazione dell'acqua contenuta in tre cadaveri normali, circa 119.400 Kcal, richiederebbe oltre 3 ore alla temperatura costante di 600°C.

Tuttavia la temperatura delle pareti della muffola non potrebbe rimanere costante così a lungo e le condizioni termiche diventerebbero presto molto sfavorevoli, perché, come mostra il diagramma di Schläpfer, nella mmuffola il calore irraggiato diminuisce fortemente al diminuire della temperatura.

L'ing. Hans Kori, discutendo di un problema termotecnico simile, rileva:

«Se la parete interna della camera di cremazione ha una superficie di circa 4 m2, con un peso specifico di 2,1 uno strato di 5 cm di spessore pesa circa 420 kg. Il calore specifico dell'argilla refrattaria è di circa 0,2. Se dunque questo strato di 5 cm potesse cedere in modo sufficientemente rapido e completo il calore in esso contenuto nel caso di una temperatura interna da 1000 a 800°C, sarebbero disponibili soltanto 200 x 0,2 x 420 = 16.800 Kcal. In realtà non è possibile neppure questo, perché la muratura non rilascia il calore accumulato tanto rapidamente quanto la temperatura si abbassa»985.

Nel forno Topf a 3 muffole, il peso della muratura refrattaria di una muffola era di circa (0,13 x 4 x 2.000 =) 1.000 kg. Per compensare la perdita di calore causato dalla vaporizzazione dell'acqua dei cadaveri ogni muffola avrebbe dovuto cedere 119.400 Kcal, corrispondenti a una diminuzione della temperatura media della muratura refrattaria di ogni muffola di (119.400/0,2 x 1.000 =) circa 600°C.

Per ripristinare le condizioni termotecniche della cremazione di un singolo cadavere, in termini di tempo, sarebbe stata necessaria circa un'ora e mezza:

3.320 x 70

---------- = ~ 1.290 Kcal986, apporto di calore effettivo ad ogni

3 x 60

muffola in un minuto

119.400 : 1.290 = ~ 92 minuti

983 Paul Schläpfer, Betrachtungen über den Betrieb von Einäscherungsöfen, in: “Schweiz. Verein von Gas- und Wasserfachmännern Monatsbulletin, XVIII. Jg., Nr. 7, 1938

984 Idem, p. 153. Vedi documento 47

985 Bau und Betrieb von Krematorien. 1. Neue Wege und Ziele. Von ingeniör [sic] H. Kori, Berlin, in: “Die Wärmewirtschaft”, n. 8, 1924, p. 117.

986 3.320 (Kcal/min): rendimento del coke; 70 (kg): consumo orario di coke nei due gasogeni (70 kg); 3: numero delle muffole; 60: minuti.

 
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Qui ho schematizzato il processo di vaporizzazione, che nella realtà è più complesso, perché vi intervengono altri fattori termotecnici collaterali; ma questi fattori valgono allo stesso modo sia per una singola cremazione sia per una ipotetica cremazione multipla, perciò l'enorme differenza tra l'ordine di grandezza termotecnica dell'una e dell'altra che risulta dai calcoli resta perfettamente valida e dimostra che in mezz'ora non soltanto non era possibile la cremazione di 4 cadaveri, ma neppure la vaporizzazione dell'acqua in essi contenuta.

9.2.6. L'apertura delle porte delle muffole

Tauber afferma che «dopo ogni carico l'SS Kommandoführer controllava se i forni erano ben caricati. Noi dovevamo aprirgli gli sportelli di ogni muffola e in quell'occasione vedevamo ciò che vi accadeva dentro»987. Poiché, di norma, in un forno si effettuavano due carichi all'ora e i cadaveri venivano introdotti a due riprese in ogni muffola, in un'ora le porte delle muffole venivano aperte 4 volte.

Tauber aggiunge che i cadaveri nella muffola venivano attizzati con un raschiatoio «per accelerare la combustione dei cadaveri»988, il che significa che le tre porte delle muffole di un forno venivano aperte almeno un'altra volta, in totale almeno 5 volte e in un'ora almeno 10 volte. In termini di tempo, anche se si assume la durata del caricamento addotta dai periti sovietici (2-3 minuti), ogni porta di un forno a 3 muffole sarebbe rimasta aperta per 4-6 minuti ogni mezz'ora. E se per le restanti 4 aperture (2 per il controllo della combustione e 2 per attizzare i resti dei cadaveri) consideriamo una durata minima di 30 secondi, il tempo totale sale a 6-8 minuti, ossia 12-16 minuti ogni ora!

Ciò è termotecnicamente insensato, perché l'aria fredda avrebbe raffreddato enormemente il forno. Come rilevò l'ing. Keller, l'aria «è un termovettore molto piccolo e la temperatura scende in modo assai rilevante ad ogni minima sottrazione di calorie»989.

Quanto questo fenomeno fosse importante, risulta dalla seguente osservazione dell'ing. Kessler:

«Le crepe della muratura, che si formano in maggiore o minore misura nei forni crematori proprio a causa della loro sollecitazione continua, apportano nella camera di cremazione nella fase finale della cremazione, come è stato accertato negli esperimenti da noi eseguiti, una quantità d’aria, e precisamente di aria fredda, molto più grande di quella necessaria in questa fase per la combustione dei resti del cadavere. La conseguenza di ciò è naturalmente un inutile raffreddamento del forno (perdita di calore)»990.

Se dunque l'aria che affluiva nella muffola da semplici crepe invisibili poteva raffreddare la muffola, è facile immaginare che cosa sarebbe accaduto aprendo tante volte e così a lungo le porte del forno.

Proprio per evitare questo inconveniente, le porte del forno Topf a 3 muffole avevano, nella parte inferiore, un'apertura di entrata dell'aria di combustione chiusa da uno sportello di ghisa sollevabile di 10,8 x 12,6 cm con al centro un foro di ispezione rotondo di 45 mm di diametro munito di una piastra di ghisa rotonda di chiusura fissata allo sportello con perno. Per osservare il processo di cremazione, bastava spostare di lato la piastra e guardare attraverso l'apertura rotonda oppure sollevare lo sportello e guardare attraverso l'apertura rettangolare.

9.2.7. La combustibilità dei cadaveri

Tauber asserisce:

«I cadaveri delle donne bruciavano molto meglio e più rapidamente dei cadaveri degli uomini. Perciò, se un carico bruciava male, cercavamo il cadavere di una donna [e] lo caricavamo nel forno per accelerare il processo di combustione»991.

987 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 141.

988 Idem.

989 H. Keller, Mitteilungen über Versuche am Ofen des Krematoriums in Biel, op. cit., pp. 24-25.

990 R. Kessler, Rationelle Wärmewirtschaft in den Krematorien nach Massgabe der Versuche im Dessauer Krematorium, in: “Die Wärmewirtschaft”, 4. Jg., 1927, Heft 8, p. 136.

991 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 142.

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È generalmente riconosciuto che le donne hanno un contenuto di grasso corporeo maggiore di quello degli uomini, perciò, almeno in teoria, dovrebbero essere più combustibili. Ma ciò che afferma Tauber è comunque insensato, perché anche i corpi delle donne sono costituiti all'incirca del 65% di acqua, perciò «se un carico bruciava male», introducendo un altro cadavere avrebbe bruciato peggio, perché la vaporizzazzione dell'acqua in esso contenuta avrebbe abbassato ulteriormente la temperatura della muffola.

9.2.8. L' “autcombustione” dei cadaveri

Nella testimonianza polacca Tauber afferma che i cadaveri grassi bruciavano per autocombustione. Suddivido le sue dichiarazioni in paragrafi per confutarle ad una ad una:

«[1] Durante la cremazione di questi cadaveri usavamo propriamente il coke soltanto per l'accensione del forno. I cadaveri grassi bruciavano da soli grazie alla combustione del grasso presente nel corpo.

[2] Accadde anche che, quando mancava il coke per riscaldare i gasogeni, collocavamo nei cenerari, che si trovavano sotto le muffole, paglia e legna e appena il grasso dei cadaveri si incendiava, gli interi carichi992 bruciavano già di fuoco proprio»993.

«[3] Nei primi carichi, quando i forni erano riscaldati soltanto dai gasogeni, la cremazione si svolgeva più lentamente. Poi però, man mano che venivano cremati altri carichi, si riscaldavano al rosso grazie alla brace che si produceva nella cremazione dei cadaveri, sicché durante la cremazione di cadaveri grassi in genere i gasogeni venivano spenti».

«[4] Dai cadaveri collocati nel forno così riscaldato al rosso, il grasso colava immediatamente nel cenerario, nel cenerario si incendiava e bruciava il cadavere»994.

Prima affermazione:

In via di principio, l'autocombustione di cadaveri, anche grassi, è un'assurdità fisica, già per il fatto che le sostanze combustibili del corpo sono per così dire immerse nell'acqua, che costituisce circa il 65%995 del suo peso.

Ciò è confermato dal diagramma triangolare di Tanner, elaborato per la combustione dei rifiuti solidi urbani, che definisce il campo di autocombustione secondo i seguenti parametri:

acqua: massimo 50%

sostanze combustibili: minimo 25%

sostanze incombustibili: massimo 60%.

Una percentuale di acqua del 65% è dunque ben al di fuori del campo di autocombustione996.

Fin dal 1925 era stato sperimentato che

«se i gas combusti vengono esclusi dalla camera di cremazione chiudendo completamente la serranda, il forno si raffredda così rapidamente che al massimo dopo un’ora e mezza le parti del cadavere non bruciano più, ma si carbonizzano soltanto»997.

L'“autocombustione” dei cadaveri era irrealizzabile perfino nel migliore forno crematorio civile tedesco degli anni Trenta e Quaranta998.

Seconda affermazione:

Qui Tauber prospetta il caso di un forno freddo («quando mancava il coke per riscaldare i gasogeni») in cui nella muffola venivano introdotti dei cadaveri, nel sottostante cenerario paglia e legna.

992 Tutti i cadaveri caricati nel forno.

993 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 133.

994 Idem, p. 142.

995 Questa percentuale si trova normalmente negli studi tecnici sulla cremazione degli anni Trenta, ad es.: W. Heepke, Die neuzeitlichen Leicheneinäscherungsöfen mit Koksfeuerung, deren Wärmebilanz und Brennstoffverbrauch, in: “Feuerungstechnik”, annata XXI, 1933, n. 9, p. 124. Le valutazioni più recenti menzionano una percentuale del 64% di acqua. Encyclopedia of Cremation. Edited by Douglas J. Davies with Lewis H. Mates.Ashgate, London, 2005, p. 134.

996 Manuale dell’ingegnere Nuovo Colombo. Hoepli, Milano 1990, p. E-734.

997 “Die Wärmewirtschaft”, n. 6, 1925, pp. 89-91: Bau und Betrieb von Krematorien. Vedi pure: n. 6, 1926, p. 96: Zur Frage der Krematorienbeheizung in Preussen. Von der Arbeitsgemeinschaft für Brennstoffersparnis, e.V., Berlin.

998 Vedi capitolo 11.6.

 
MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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Premetto che il cenerario era una camera larga circa 35 cm e alta circa 45 chiusa da uno sportello di ghisa di cm 28 x 35. In questa camera dunque si collocava legna (evidentemente legna minuta in fascine) e paglia, si dava fuoco alla paglia e, appena il fuoco si appiccava alle fascine, il grasso dei cadaveri (cioè i soliti 4-5 cadaveri per muffola) colava nel cenerario, si incendiava e i 4-5 cadaveri di ogni muffola bruciavano «di fuoco proprio».

Questa affermazione è ancora più assurda della precedente: se è impossibile l'autocombustione di 4-5 cadaveri in un forno riscaldato a 800°C, l'autocombustione in un forno freddo è - se così si può dire - ancora più impossibile. Nella descrizione di Tauber la legna collocata nel cenerario (poche decine di kg999) non serviva neppure ad eseguire la cremazione, come in un rogo, ma semplicemente a sciogliere il grasso dei cadaveri, dopo di che la cremazione avveniva per autocombustione.

Terza affermazione:

Tauber afferma che «durante la cremazione di cadaveri grassi in genere i gasogeni venivano spenti».

Oltre alle assurdità segnalate sopra, questa affermazione è termotecnicamente insensata e contraria alla prassi della conduzione dei forni crematori. In nessun forno il gasogeno veniva mai temporaneamente spento, neppure nei momenti in cui il calore da esso prodotto era superfluo. Al riguardo l'ing. R. Kessler rileva:

«Mentre col riscaldo con gas il fabbisogno di calore può essere regolato esattamente, col riscaldo con coke e con bricchetta il calore viene prodotto anche in momenti in cui esso non è necessario, perché si può sì rallentare la combustione nel gasogeno, ma non la si può interrompere completamente, perché altrimenti la brace si spegnerebbe»1000.

Ed è chiaro che lo spegnimento della brace ardente nel focolare del gasogeno, oltre ai problemi termotecnici esposti sopra, avrebbe comportato anche una inutile perdita di tempo per la riaccensione del coke per la cremazione di cadaveri magri, una perdita di tempo inconciliabile con i ritmi di cremazione forsennati addotti da Tauber.

Quarta affermazione:

Tauber spiega in che modo avvenisse la presunta autocombustione dei cadaveri in un forno riscaldato. Si tratta dunque dell'assurdità già rilevata a proposito del primo paragrafo. È certamente vero che il grasso che si scioglieva dal cadavere si incendiava e bruciava, ma non poteva certo bruciare il cadavere. Ciò che qui importa rilevare è che il dato tecnico e sperimentale della combustione immediata del grasso contraddice e demolisce in modo radicale la descrizione di Tauber delle “fosse di cremazione”1001.

 

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