AUSCHWITZ la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt 6^ parte

8.3.4. La ditta J. A. Topf & Söhne di Erfurt

Nel campo dei forni crematori la ditta Topf cominciò la sua attività all’inizio della prima guerra mondiale. Il primo forno crematorio Topf a gasogeno riscaldato con coke installato in un crematorio fu quello del crematorio di Friburgo, che fu inaugurato il 15 aprile 1914732. Negli anni Venti la Topf si avviò a diventare la ditta del settore commercialmente più importante della Germania: dal 1922 al 1927, dei 24 forni crematori installati nei crematori tedeschi, ben 18 furono costruiti dalla Topf733.

All’inizio degli anni Trenta, grazie alla sua tecnologia avanzata, il primato commerciale della Topf era ormai consolidato. Ad essa spetta il merito di aver costruito, a Dresda, nel 1927, il primo forno crematorio riscaldato con gas della Germania che abbia funzionato ineccepibilmente, nonché il primo forno crematorio elettrico tedesco, che entrò in funzione ad Erfurt nel 1933734. L’attività di ricerca della ditta Topf è inoltre testimoniata dai numerosi brevetti che le furono rilasciati soprattutto negli anni Trenta, alcuni dei quali - come la griglia di postcombustione e la griglia girevole - introdussero nella tecnologia della cremazione importanti perfezionamenti. Essa rispose alla concorrenza del forno a gas Volckmann-Ludwig con il “forno ad alto rendimento con griglia della cenere girevole D.R.P.

(Descrizione di brevetto dell'Ufficio brevetti tedesco del Reich)“ modello 1934. In questo impianto il sistema di funzionamento era ancora indiretto, ad aria calda riscaldata in tubi metallici situati sopra alla muffola. La camera di postcombustione era dotata di una griglia girevole, ma nel complesso il


729 Theodor Weinisch, Die Feuerbestattung im Lichte der Statistik. Buchdruckerei J. Bollmann, Zindorf, 1929; “Die Feuerbestattung”, annata 16, 1944, p. 17.

730 Statistisches. Europäische Länder mit den Verhältniszahlen der Einäscherungen zu den Gestorbenen im Jahre 1938, in: “Die Feuerbestattung”, annata 11, 1939, p. 41.

731 P. Pallester, Mitteilungen über die Feuerbestattung in Japan. Verlag des Vereines der Freunde der Feuerbestattung “Die Flamme” in Wien.Vienna, 1912, p. 28; L. Maccone, Storia documentata della cremazione presso i popoli antichi ed i moderni con speciale riferimento alla igiene, op. cit., p. 92.

732 “Phoenix. Blätter für fakultative Feuerbestattung und verwandte Gebiete”, n. 10, 1915, p. 296; Idem, n.4, 1916, p. 97 sgg.

733 IV. Jahrbuch des Verbandes der Feuerbestattungs-Vereine Deutscher Sprache. Königsberg Pr. 1928, p. 84.

734 Regarding the electric Topf oven, see Konrad Weiss, Der erste deutsche elektrisch beheizte Einäscherungsofen im Krematorium Erfurt, in: “Gesundheits-Ingenieur”, yr. 57, no. 37, Sept. 15, 1934, pp. 453-457; Elektrisch betriebener Topf-Einäscherungsofen D.R.P. angem., in: “Zentralblatt für Feuerbestattung”, yr. 7, no. 6, 1935, pp. 88ff.; Konrad Weiss, Die Entwicklung des elektrisch beheizten Einäscherungsofens im Krematorium Erfurt, in: “Gesundheits-Ingenieur”, yr. 60, no. 11, 1937, pp. 159-162; Fritz Schumacher, Die Feuerbestattung, op. cit., pp. 28ff.; Rudolf Jakobskötter, Die Entwicklung der elektrischen Einäscherung bis zu dem neuen elektrisch beheizten Heißlufteinäscherungsofen in Erfurt, in: “GesundheitsIngenieur”, yr. 64, no. 43, 1941, pp. 579-587.

 
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forno appariva più macchinoso e notevolmente più voluminoso del forno Volckmann-Ludwig: esso conservava ancora la struttura a due piani del forno a coke, con un’altezza complessiva di circa 5 metri; nel piano inferiore erano collocati il comando per girare la griglia e il congegno di estrazione della cenere; anche la parte situata nella sala forni, che misurava m 3,70 x 2,60, era nettamente più voluminosa del forno Volckmann-Ludwig (m 3,10 x 1,70)735.

Il primo forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke costruito dalla ditta Topf, pur rispecchiando nelle sue linee essenziali i princìpi costruttivi dei forni già esistenti, introduceva alcune innovazioni ispirate a idee precedenti, ma in una rielaborazione originale. In particolare, il forno Topf presentava un sistema di riscaldo della muffola dall’esterno comandato da una serranda di argilla refrattaria collocata prima della gola del gasogeno, la quale, impedendo ai gas combusti di entrare nella muffola, garantiva una cremazione completamente indiretta736.

8.3.5. Stuttura e funzionamento del forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke degli anni Trenta

Questo tipo di forno era costituito dal gasogeno (Generator), dalla camera di cremazione (Verbrennungsraum) o muffola (Muffel) con la camera di postcombustione (Nachglühraum) sottostante e dal recuperatore (Rekuperator).

Il gasogeno era una camera verticale rivestita internamente di materiale refrattario; nella parte inferiore era installato il focolare, costituito dalla griglia e dallo sportello per l’apporto dell’aria primaria di combustione e per l’estrazione della cenere e delle scorie; nella parte superiore la camera si restringeva da un lato in un condotto (gola del gasogeno) attraverso il quale i prodotti della combustione del coke entravano nella muffola, dall’altro in un canale verticale o obliquo, che sboccava all’esterno del forno, attraverso il quale il gasogeno veniva riempito di coke.

La funzione specifica del gasogeno era quella di produrre la gasificazione del coke, ossia la sua trasformazione in gas combustibili (gas d’aria o gas d’acqua).

La muffola era una camera di combustione orizzontale con la parte superiore a volta, costruita con mattoni refrattari, chiusa anteriormente da una serranda di argilla refrattaria che scorreva obliquamente su un apposito telaio. Davanti alla serranda era disposta un’antiporta di metallo.

Nella parte posteriore, la muffola era collegata al gasogeno per mezzo della gola del gasogeno; inferiormente essa era delimitata da una griglia di argilla refrattaria, normalmente con barre longitudinali e trasversali, sulla quale si deponeva la bara.

Al di sotto della griglia c’era il piano inclinato della cenere, sul quale si consumavano completamente i residui del cadavere che vi cadevano attraverso le barre della griglia. Il piano inclinato della cenere terminava anteriormente in una cavità nella quale si trovava il contenitore delle ceneri, in cui le ceneri venivano fatte cadere raschiandole giù con uno strumento apposito.

Negli anni Trenta, alla fine del piano inclinato della cenere fu installata una griglia di postcombustione.

Al di sotto della griglia di argilla refrattaria le pareti della muffola erano inclinate verso l’interno, in modo da formare una piccola camera (camera di postcombustione) che accoglieva i resti del cadavere. Sulle pareti di questa camera erano disposte le aperture dei canali di scarico attraverso le quali i gas combusti entravano nel recuperatore.

Il recuperatore era uno scambiatore termico di argilla refrattaria costituito da un sistema di canali contigui disposti nella parte inferiore del forno. In questi canali, che sboccavano attraverso apposite aperture superiormente nella muffola e inferiormente all’esterno del forno, fluivano contiguamente in controcorrente i gas combusti provenienti dalla muffola in direzione discendente e l’aria di combustione proveniente dall’esterno in direzione ascendente. Nel loro percorso, i gas combusti cedevano alle pareti dei canali parte del loro calore; in conseguenza di ciò, il calore si diffondeva per conduzione in tutto il recuperatore, che si riscaldava a temperature oscillanti tra i 400 e i 600°C o più.

Il forno era di norma disposto su due piani: nello scantinato c’erano il focolare e il recuperatore, al pianterreno la camera di cremazione.

Il funzionamento dell’impianto con procedimento diretto era il seguente: Prima di mettere in funzione il gasogeno si apriva la serranda del condotto del fumo. Indi sulla griglia del gasogeno si accendeva un fuoco di legna con un po’ di coke. Quando il coke diventava incandescente, si aggiungeva altro combustibile attraverso il pozzo di caricamento. I gas prodotti dal gasogeno entravano nella muffola attraverso la gola del gasogeno, passavano nella camera di postcombustione,

735 Hugo Etzbach, Der technische Vorgang bei einer Feuerbestattung, Druck Johannes Friese, Cologne, 1935, pp. 3ff. Regarding the gas-fired Topf oven cf. also F. Schumacher, Die Feuerbestattung, op. cit., pp. 25ff.

736 Balduin Reichenwallner, Tod und Bestattung, Katakomben-Verlag / Balduin Reichenwallner, Munich, 1926, pp. 28f.

 

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attraversavano il recuperatore ed uscivano dal forno immettendosi nel condotto del fumo. Quando il forno aveva raggiunto la temperatura di esercizio, si apriva la serranda di introduzione e si introduceva nella muffola la bara, che veniva deposta sulla griglia di argilla refrattaria. A causa dell’alta temperatura della muffola, la bara si incendiava già durante l’introduzione nel forno e bruciava rapidamente, lasciando il cadavere sulla griglia esposto al flusso dei prodotti della combustione del gasogeno che attraversavano la muffola ad alta temperatura. Nel frattempo cominciava l’evaporazione e poi la gasificazione del cadavere, seguite dalla combustione vera e propria. I residui della combustione cadevano attraverso le barre della griglia sul piano inclinato della camera di postcombustione, dove finivano di bruciare. Quando lo sviluppo di fiamme era cessato, le ceneri incandescenti, attraverso lo sportello del cenerario, venivano tratte in avanti con un raschiatoio dal piano inclinato nel recipiente apposito, dove si consumavano a poco a poco. La conduzione del forno si eseguiva tramite gli organi di regolazione (sportelli di apporto dell’aria, sportello del focolare e serranda del condotto del fumo)737.

8.3.6. Tiraggio del camino e regime di griglia

In un forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke la funzione del camino non era soltanto lo scarico dei gas combusti, ma anche il richiamo di una sufficiente quantità di aria di combustione attraverso la griglia del focolare. La resistenza principale che incontrava l’aria comburente era infatti quella offerta dalla griglia e dallo strato di coke sovrastante.

Il tiraggio del camino poteva essere naturale o artificiale. Il tiraggio naturale è provocato dalla differenza dei pesi specifici - e dunque dalla differenza di temperatura - tra i fumi alla base del camino e l’aria esterna. La sua forza dipende inoltre dall'altezza e dalla sezione del camino. Il tiraggio si misurava in mm di colonna d’acqua738 (1 mm di colonna d’acqua equivale alla pressione di 1 kg per m2). Il tiraggio artificiale o forzato o aspirato era ottenuto per mezzo di un soffiante posto alla base del camino che aspirava una parte dei fumi e li proiettava nel camino ad alta velocità.

Nei forni crematori a gasogeno riscaldati con coke il tiraggio minimo ammissibile era di 10 mm di colonna d’acqua, il tiraggio massimo di 30 mm.

Dal tiraggio dipendeva direttamente il regime di griglia del focolare, ossia il quantitativo di coke bruciato su una griglia nell'unità di tempo, di norma chilogrammi per ora per metro quadrato. Con tiraggio naturale e camino normale il regime di griglia era di 120 kg/h/m2, corrispondente a un tiraggio di 10 mm di colonna d'acqua. Il tiraggio artificiale, aumentando la quantità d'aria che passava nell'unità di tempo attraverso la griglia, accelerava corrispondentemente anche la combustione del coke e conseguentemente il regime di griglia. Le relative corrispondenze secondo i dati sperimentali sono esposte nel prospetto che segue:

forza del tiraggio in

mm di colonna d’acqua

regime di griglia

kg/h per 1m2

10 mm 120 kg/h

20 mm 150 kg/h

30 mm 180 kg/h739

8.3.7. Il consumo di coke di un forno crematorio a gasogeno

Il consumo di combustibile di un forno crematorio dipendeva essenzialmente dal sistema costruttivo del forno, dal procedimento di cremazione, dalla frequenza delle cremazioni, dalla composizione dei cadaveri e dalla conduzione del forno.

Il sistema costruttivo del forno era importante perché una massa refrattaria più voluminosa nel orso delle prime cremazioni assorbe una maggiore quantità di calore.

Il sistema di cremazione influiva parimenti sul consumo di coke, perché comportava un riscaldo indiretto, semidiretto o diretto della muffola; il riscaldo indiretto era il più dispendioso.

La frequenza delle cremazioni aveva un’importanza determinante per il consumo di combustibile. Se infatti nel forno veniva eseguita una sola cremazione nell’arco della giornata, il


737 K. Weigt, Almanach der Feuerbestattung. Selbstverlag des Verfassers, Hannover 1909, p. 46; H. Keller, Mitteilungen über Versuche am Ofen des Krematoriums in Biel, op. cit.; R. Kessler, Rationelle Wärmewirtschaft in den Krematorien nach Massgabe der Versuche im Dessauer Krematorium, in: “Die Wärmewirtschaft”, 4. Jg., 1927, Heft 8, pp. 148-151.

738 In tedesco "Wassersäule", abbreviato in WS.

739 W. Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien), op. cit., pp. 71-75; M. Labrasseur, Tirage naturel et tirage mechanique des appareils thermiques, in: “Gesundheits-Ingenieur”, 45. Jg., 1922, Heft 5, pp. 56-57 (recensione); A. Cantagalli, Nozioni teorico-pratiche per i conduttori di caldaie e generatori di vapore. G.Lavagnolo Editore, Torino, 1940, p. 86; G. Salvi, La combustione. Teoria e applicazioni. Tamburini Editore, Milano, 1972, pp. 617-822; G. Colombo, Manuale dell'ingegnere civile e industriale. U. Hoepli,Milano, 1926, pp. 399-400.

 

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consumo di combustibile necessario per il riscaldo del forno alla temperatura di esercizio gravava tutto su di essa; se invece venivano eseguite parecchie cremazioni consecutive, il consumo iniziale si ripartiva fra tutte le cremazioni e il consumo per ogni cremazione diminuiva considerevolmente e dopo un certo numero di cremazioni tendeva a stabilizzarsi.

Anche la composizione dei cadaveri influiva sul processo di cremazione e quindi sul consumo di combustibile, perché, in virtù della diversa quantità di grassi e proteine contenute nel corpo, esso poteva fornire più o meno calore alla muffola.

Secondo le esperienze conseguite nei crematori tedeschi negli anni Trenta, il 65% dei cadaveri bruciava normalmente, il 25% male e il 10% con difficoltà740.

La conduzione del forno era infine di grandissima importanza per un’economia razionale del calore: una conduzione errata o troppo disattenta poteva addirittura far raddoppiare il consumo di combustibile.

Il consumo di coke per una singola cremazione non era noto, perché le amministrazioni dei crematori registravano soltanto il consumo medio, che includeva anche il riscaldo del forno e variava in funzione del numero delle cremazioni. Si cercò allora di risolvere il problema teoricamente.

Ma il bilancio termico di un forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke era un problema molto difficile da risolvere teoricamente, perché nella prassi intervenivano fattori variabili che non potevano essere predeterminati teoricamente e ai quali la conduzione del forno doveva essere di volta in volta adattata.

Negli anni Venti il problema fu discusso da specialisti come l'ing. Fichtl e l'ing. Tilly741, ma il contributo più importante alla sua soluzione fu apportato dall'ing. Wilhelm Heepke in un fondamentale articolo apparso nel 1933 742.

Il risultato dei suoi calcoli, per una cremazione con il forno in equilibrio termico (quando cioè il calore assorbito dalla muffola tendeva a stabilizzarsi) era di 30 kg di coke (più il calore fornito da una bara di 40 kg). Ma una revisione dei calcoli (il procedimento dell'ing. Heepke presentava alcuni errori di impostazione) porta a un consumo di circa 20,5 kg di coke per cadavere.

Questo risultato si concilia bene con quelli sperimentali. Nell' esperimento di cremazione dell’ing. R. Kessler del 5 gennaio 1927 (8 cremazioni consecutive in un forno riscaldato con coke) risultarono i seguenti consumi di combustibile:

consumo totale: 436 kg

consumo per il preriscaldo del forno: 200 kg

consumo per 8 cremazioni consecutive: 236 kg

consumo per una cremazione compreso il preriscaldo del forno: 436 : 8 = 54,5 kg

consumo per una cremazione senza il preriscaldo del forno: 236 : 8 = 29,5 kg743.

I consumi relativi alle 8 cremazioni senza il preriscaldo del forno comprendevano ancora il calore assorbito dalla muratura refrattaria del forno fino al raggiungimento dell’equilibrio termico, che incideva per poco più del 22%, sicché il consumo effettivo risultava di circa 23 kg di coke (più il calore fornito dalla bara).

8.3.8. La durata del processo di cremazione nei forni a gasogeno riscaldati con coke

Il processo di cremazione è un fenomeno chimico-fisico che richiede, per il suo svolgimento, una durata, che potremmo definire naturale, al di sotto della quale non si può scendere qualunque sia il sistema di forno adottato. Ciò dipende essenzialmente dalla composizione chimica del corpo umano, la cui struttura proteica, come fu accertato negli anni Settanta da esperimenti specifici eseguiti in Inghilterra sui quali ritornerò in seguito, a causa del suo contenuto di azoto relativamente alto, della

740 Rudolf Jakobskötter, Die Entwicklung der elektrischen Einäscherung bis zu dem neuen elektrisch beheizten Heisslufteinäscherungsofen in Erfurt, art. cit., p. 587.

741 Engineer Fichtl, Rationelle Wärmewirtschaft in den Krematorien, in: “Die Wärme, Zeitschrift für Dampfkessel und Maschinenbetrieb”, 17(34) (1924), pp. 394-397; H. Tilly, Luftüberschuß und Brennstoffverbrauch bei der Einäscherung menschlicher Leichen, in: “Die Wärmewirtschaft”, 3(2) (1926), pp. 190f.; H. Tilly, Versuch einer rechnungsmäßigen Erfassung der Vorgänge bei der Einäscherung menschlicher Leichen, in: “Die Wärmewirtschaft”, 3(8) (1926), pp. 134ff.; H. Tilly, Über die Einäscherung menschlicher Leichen, in: “Die Wärmewirtschaft”, 4(2) (1927), pp. 19-25.

742 Die neuzeitlichen Leicheneinäscherungsöfen mit Koksfeuerung, deren Wärmebilanz und Brennstoffverbrauch, in: “Feuerungstechnik”, yr. XXXI, 1933: issue 8, pp. 109ff., and issue 9, pp. 123-128. This is a consolidated version of the study on thermal equilibrium which engineer Heepke had presented in his aforementioned book, op. cit., pp. 60-63.

743 R. Kessler, Rationelle Wärmewirtschaft in den Krematorien nach Massgabe der Versuche im Dessauer Krematorium, in: “Die Wärmewirtschaft”, 4. Jg., 1927, Heft 8, pp. 148-159.

 

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sua elevata temperatura di accensione e delle trasformazioni chimiche che le proteine subiscono alle alte temperature, oppone una forte resistenza alla combustione744.

In altri termini, una cremazione che si svolga in condizioni ottimali non può durare meno del tempo naturale necessario per lo svolgimento del processo di combustione. Viceversa, la durata di una cremazione aumenta quanto più ci si allontana dalle sue condizioni ottimali, sia a causa di una conduzione disattenta del forno, sia a causa di un sistema costruttivo inadeguato. Nei forni a gas attuali questo limite è di circa un’ora.

Negli anni Settanta in Inghilterra furono eseguiti esperimenti scientifici per accertare quali siano i fattori più importanti che influiscono sul processo di cremazione. I risultati furono resi noti alla conferenza annuale della “Cremation Society of Great Britain” del luglio 1975 745.

Gli esperimenti furono articolati in due indagini: una orientativa, svolta nel crematorio Breakspear di Ruislip, l’altra principale condotta nel crematorio Chanderlands di Hull. Il gruppo di ricercatori che eseguì gli esperimenti selezionò anzitutto i seguenti fattori: il combustibile, il tipo di forno, le dimensioni della bara (e della salma), il trattamento igienico (imbalsamazione) della salma, la causa della morte, il conduttore del forno e l’uso di forni diversi. L’influenza dei fattori tecnici fu uniformata adottando per gli esperimenti lo stesso forno (Dowson & Mason Twin Reflus Cremator) a gas e lo stesso conduttore del forno.

Tenendo presenti questi fattori furono osservate 200-300 cremazioni e i dati raccolti furono consegnati allo statistico del gruppo di ricerca per il rapporto iniziale. Da questo rapporto risultò che, dei fattori considerati inizialmente, soltanto quattro erano influenti: l’età e il sesso del defunto, la causa della morte e la temperatura del forno. Sulla base di questi quattro fattori l’indagine fu proseguita nel crematorio di Hull. Qui si accertò che i fattori realmente determinanti sono la temperatura massima del forno e il sesso del defunto. I risultati degli esperimenti furono elaborati dallo statistico in un grafico che uno degli sperimentatori, il dott. E.W. Jones, commenta così:

«From his graph he [lo statistician] was able to tell us (we thought this rather interesting) that there is a maximum point, or rather a minimum point, of incineration time below which it is impossible to go, and our statistician defined this as a thermar barrier that, because of the make, the nature of human tissues, you cannot incinerate them at a rate which is below round about 63 minutes»746.

Il grafico mostra che la durata che più si avvicina alla barriera termica, fissata a 60 minuti, è quella che corrisponde ad una temperatura di 800°C. Aumentando la temperatura fino a 1000°C, la durata della cremazione sale a 67 minuti e scende di nuovo a 65 minuti a 1100°C. A temperature superiori, non sperimentate, la durata dovrebbe diminuire ulteriormente e a temperature altissime dovrebbe scendere al di sotto della barriera termica. Se dunque si volesse ridurre la durata della cremazione a 20 o a 15 minuti - spiega il dott. Jones - bisognerebbe costruire un forno che funzionasse a 2000°C747.

In realtà, il processo di cremazione si deve svolgere entro limiti termici ben precisi: a temperature superiori ai 1100-1200°C si verifica il fenomeno della sinterizzazione, ossia le ossa del cadavere e i refrattari del forno diventano molli e si fondono insieme; a temperature inferiori ai 700-600°C avviene soltanto la carbonizzazione del cadavere. Le temperature di introduzione della bara più opportune accertate sperimentalmente erano di 850-900°C748.

Il dott. Jones aggiunge poi questa osservazione:

«Our statistician colleague did some work, he looked into the records of crematoria in Germany during the last war, and it would appear that the authorities there were presented with a similar problem - that they came up against a thermal barrier. They could not design a furnace that reduced the mean incineration time to a very practical effective level. So we started to look at why there is this thermal barrier with human tissues»749.

744 H. Fleck, Beitrag zur Beantwortung der Frage von Leichenverbrennung, in: “Zeitschrift für Epidemiologie”, I, 1874, pp. 163-164.; Hans Kraupner, Franz Puls, Die chemischen Vorgänge bei einer Einäscherung, special offprint from Städtehygiene, Ülzen 8/1970; R. Löffler, Die wichtigsten Verbrennungs-Oxydationsvorgänge, in: “Die Volks-Feuerbestattung”, 1.Jg., 1926, n.7-8, pp. 3-4; Bundesrepublik Deutschland. Deutsches Patentamt. Patentschrift Nr.861731. Klasse 24d. Gruppe 1. Ausgegeben am 5. Januar 1953. Brevetto presentato da Martin Klettner, Recklinghausen.

745 Factors which affect the process of cremation, Third Session, by Dr. E. W. Jones, assisted by Mr. R. G. Williamson, from: “Annual Cremation Conference Report”, Cremation Society of Great Britain, 1975.

746 Idem, p. 81.

747 Idem.

748 R. Kessler, Rationelle Wärme-Wirtschaft in Krematorien unter besonderer Berücksichtigung der Leuchtgasfeuerung, art. cit., , pp. 136-137.

749 Factors which affect the process of cremation, op. cit., p. 81.


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La conclusione degli sperimentatori è che le proteine del corpo umano, quando vengono riscaldate a 800-900°C, subiscono una trasformazione chimica, si dissociano e si uniscono insieme formando «what can only be described as a hard shell» che ostacola il processo di cremazione750.

Naturalmente la durata del processo di cremazione nei forni crematori a gasogeno riscaldati con coke degli anni Trenta era ancora più lunga. I dati relativi che si reperiscono nella letteratura dell'epoca non sono del tutto affidabili. Come punto di riferimento obiettivo e indiscutibile ho assunto pertanto i dati che risultano da una serie di diagrammi relativi a cremazioni elaborati per mezzo degli strumenti tecnici di misurazione installati nei forni.

Particolarmente importanti da questo punto di vista sono i diagrammi relativi agli esperimenti dell’ing. Kessler. Qui, sia per l’ottimo sistema di costruzione del forno (Gebrüder Beck, Offenbach), sia per le misure adottate dall’ing. Kessler per ridurre al minimo l’aria falsa751, sia per la presenza degli strumenti tecnici necessari per seguire in ogni fase il processo di cremazione, sia per la conduzione particolarmente attenta del forno sotto la sorveglianza di un ingegnere specializzato, si può ritenere a buon diritto che le cremazioni siano state eseguite in condizioni ottimali.

La durata media di una cremazione fu di 1h 26’. Nell'esperimento del 12 gennaio 1927, in cui furono cremati 8 cadaveri consecutivi con bricchetta, la durata media del processo di cremazione fu di 1h 22’752.

8.4. I FORNI CREMATORI TOPF DI AUSCHWITZ-BIRKENAU

8.4.1. I forni crematori Topf per i campi di concentramento

L’istituzione di crematori nei campi di concentramento tedeschi rientrava nella pluridecennale consuetudine crematoria riassunta nel capitolo 8.3.3.

Allorché, nel Terzo Reich, furono istituiti i primi campi di concentramento, le competenti autorità SS, non prevedendo l’alto tasso di mortalità che essi avrebbero raggiunto negli anni successivi, inviarono normalmente i cadaveri dei detenuti nei crematori civili, e solo quando, contro le loro aspettative, la mortalità cominciò a crescere a dismisura, decisero di istituire crematori nei campi.

Originariamente il KL Buchenwald si serviva a tal fine del crematorio statale di Weimar; dal 5 settembre 1938 al 3 maggio 1940 i detenuti deceduti nel KL Mauthausen furono inviati al crematorio municipale di Steyr; il KL Wewelsburg si affidò almeno fino al dicembre 1941 al crematorio di Bielefeld, mentre il campo di Gross-Rosen, dal 21 agosto 1940 al 28 gennaio 1943, si servì del crematorio municipale di Legnitz. All’inizio, perfino il KL Auschwitz si appoggiò ad un crematorio civile, quello di Gleiwitz (Gliwice in polacco)753.

Quando all’interno dei campi di concentramento cominciarono ad essere istituiti i primi crematori, essi furono assoggettati ad una severa legislazione perfettamente conforme a quella in vigore per i crematori civili, come risulta dal già citato “Decreto sull’esecuzione di cremazioni nel crematorio del campo di concentramento di Sachsenhausen” promulgato da Himmler il 28 febbraio 1940 754. Secondo questo regolamento, le urne contenenti le ceneri dei detenuti cremati potevano essere inumate nel cimitero del luogo di provenienza del defunto.

Successivamente, con il tragico aggravarsi delle condizioni sanitarie dei campi, i crematori divennero uno strumento igienico-sanitario indispensabile e le cremazioni vi furono eseguite senza troppi scrupoli legali.

A partire dalla fine degli anni Trenta la ditta Topf ed altre ditte tedesche, in particolare la Hans Kori di Berlino e la Didier-Werke AG parimenti di Berlino, cominciarono a progettare forni crematori destinati ai campi di concentramento con un sistema costruttivo semplificato rispetto ai forni per uso civile.

La ditta Topf progettò - e in parte costruì - sei modelli di forni di questo tipo:

750 Idem.

751 Così veniva chiamata l'aria che si infiltrava nel forno attraverso le crepe invisibili della muratura refrattaria e attraverso le fessure di porte e sportelli.

752 R. Kessler, Rationelle Wärmewirtschaft in den Krematorien nach Massgabe der Versuche im Dessauer Krematorium, in: “Die Wärmewirtschaft”, 4. Jg., 1927, Heft 8, pp. 150-151 e 154-157.

753 Lettera della Bauleitung del KL Buchewald all’ SS-Gruppenführer Eicke del 18 giugno 1938. NO-4353; ÖDMM, Archiv, 7, 4; SB, Einäscherungslisten.; Tadeusz Czuj, Czeslaw Kempisty, Spopielanie zwlok wiezniów obozu Gross-Rosen w komunalnym krematorium Legnicy w latach 1940-1943, in: “Biuletyn Glównej Komisji Badania Zbrodni Hitlerowskich w Polsce”, XXVII, 1977, pp. 106-119; F. Piper, Gas Chambers and Crematoria, in: Yisrael Gutman and Michael Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op. cit., p. 158.

754 Erlass über die Durchführung von Einäscherungen im Krematorium des Konzentrationslager Sachsenhausen. BAK, NS 3/425.

 

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1) Forno crematorio a una muffola riscaldato con coke, mai costruito755.

2) Forno crematorio mobile a due muffole riscaldato con nafta (trasformato in forno crematorio fisso riscaldato con coke). Questo modello di forno crematorio fu installato nel campo di Gusen (sottocampo del KL Mauthausen) e nel KL Dachau756.

Il primo fu ordinato alla Topf dalla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen il 21 marzo 1940 come forno mobile riscaldato con nafta (fahrbarer Ofen mit Ölbeheizung), ma il 9 ottobre 1940 fu deciso di trasformarne il sistema di riscaldo a nafta in quello a coke. I due gasogeni a coke furono installati durante la costruzione del forno, che entrò in funzione alla fine di gennaio del 1941757. Il forno del KL Dachau era stato consegnato ancora prima, come risulta dalla lettera della Topf alla SS-Neubauleitung di questo campo in data 25 luglio 1940758. Le autorità SS del KL Dachau optarono anch'esse per la trasformazione dell'impianto di riscaldo del forno facendo installare due gasogeni a coke al posto dei due bruciatori a nafta. Entrambi i forni così trasformati esistono ancora negli ex campi di concentramento suddetti.

3) Forno crematorio a due muffole riscaldato coke, installato nel KL Buchenwald (1940-1941)759.

4) Forno crematorio a due muffole riscaldato con coke modello Auschwitz. Tre forni di questo tipo furono costruiti nel crematorio di Auschwitz tra il 1940 e il 1942, uno fu costruito nel 1945 nel crematorio di Mauthausen760.

5) Forno crematorio a tre muffole riscaldato con coke. Due forni di questo modello (uno anche previsto per il riscaldo con nafta) furono installati nel crematorio di Buchenwald nel 1942, due nel crematorio di Gross-Rosen nel 1942761 e dieci nei crematori II e III di Birkenau nel 1942-1943.

6) Forno crematorio a otto muffole riscaldato con coke. Due forni di questo tipo furono costruiti nei crematori IV e V di Birkenau nel 1942-1943, mezzo forno (4 muffole) fu inviato a Mogilew (Bielorussia) nel 1942.

Nei paragrafi seguenti esamineremo i forni crematori installati ad Auschwitz-Birkenau.

8.4.2. Il forno crematorio a 2 muffole riscaldato con coke

Tre forni di questo tipo furono installati nel vecchio crematorio o crematorio I di Auschwitz.

I lavori di costruzione del primo forno cominciarono all'inizio di luglio del 1940. Esso entrò in funzione il 15 agosto, giorno in cui fu eseguita la cremazione di prova del primo cadavere762. Il secondo forno fu completato alla fine di febbraio del 1941763. Il terzo forno fu costruito nel marzo 1942 764.

Il crematorio rimase in funzione fino al luglio 1943 765. Successivamente i tre forni crematori furono smantellati. I due forni crematori Topf a 2 muffole che si trovano attualmente nel crematorio

755 Disegno della J.A. Topf & Söhne D 58173 del 6 gennaio 1941 “Einmuffel-Einäscherungsofen” riscaldato con coke per la SS-Neubauleitung del KL Mauthausen. Fonte: BAK (Koblenz Federal Archives), NS 4/Ma 54; Kosten-Anschlag della Topf del 6 gennaio 1941 per la SS-Neubauleitung del KL Mauthausen relativo ad un forno crematorio riscaldato con coke a una o a due muffole. BAK, NS 4/Ma 54.

756 Lettera della Topf del 26 febbraio 1941 alla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen. BAK, NS 4 Ma/54; Telegramma della SS-Neubauleitung del KL Mauthausen alla Topf del 19 dicembre 1940, idem; Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen del 23 dicembre 1940, idem; Topf, Bescheinigung über gegen besondere Berechnung geleistete Tagelohn-Arbeiten für Firma: SS-Neubauleitung d. Kz.L. Mauthausen, idem; Lettera della SS-Neubauleitung del KL Mauthausen alla Topf del 14 febbraio 1941, idem.

757 Lettera della SS-Neubauleitung del KL Mauthausen alla Topf del 14 febbraio 1941. BAK, NS 4 Ma/54.

758 Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen del 25 luglio 1940. BAK, NS 4 Ma/54.

759 Lettera della Bauleitung del KL Buchewald all’ SS-Gruppenführer Eicke del 18 giugno 1938. NO-4353; Kosten-Anschlag della J.A. Topf & Söhne del 21 dicembre 1939 per la SS-Neubauleitung del KL Buchenwald relativo ad un forno crematorio a due muffole riscaldato con nafta o coke. NO-4448; Baubeschreibung zum Neubau eines Not-Krematoriums im Häftlingslager K.L. Buchenwald. NO-4401; Disegno della J.A. Topf & Söhne D 56570 del 21 dicembre 1939 “Doppelmuffel-Einäscherungsofen mit Ölbrenner ” per il KL Buchenwald. NO-4444.

760 Letters from the Topf firm to the SS Construction Office of the concentration camp Mauthausen, Nov. 23, 1940 and Oct. 16, 1941.BAK, NS 4 Ma/54. The letter of Oct. 16, 1941 expressly mentions the delivery of a "Doppelmuffeleinäscherungsofen - Modell Auschwitz" (double-muffle cremation oven - Auschwitz model).

761 Su questi forni non si è conservato alcun documento, tuttavia nel 1948 il servizio di controspionaggio sovietico (Smersch) era in possesso di un disegno del crematorio di Gross-Rosen redatto dalla ditta Topf che mostrava 2 forni crematori a 3 muffole. Kurt Prüfer confermò che essi erano stati costruiti nel 1942. FSBRF, Fond N-19262, p. 183. J. Graf, Anatomie der sowjetischen Befragung der Topf-Ingenieure, art. cit., p. 412.

762 Tätigkeitsbericht del Bauleiter Schlachter del 12 luglio 1940, relativo al periodo 5-11 luglio. RGVA, 502-1-214, p. 97; Tätigkeitsbericht del Bauleiter Schlachter del 17 agosto 1940, relativo al periodo 9-15 agosto. RGVA, 502-1-214, p. 92; Lettera della SS-Neubauleitung all’HHB, Amt II, del 16 settembre 1940. RGVA, 502-1-327, p. 216.

763 Disegno della Topf D 57999 del 30.11.1940. RGVA, 502-1-312, p.134; Tätigkeitsbericht del Bauleiter Schlachter del 1° marzo 1941, relativo al periodo 23 febbraio-1° marzo. RGVA, 502-1-214, p. 67.

764 Baufristenplan del 15 aprile 1942. RGVA, 502-1-22, p. 11; Baubericht über den Stand der Bauarbeiten del 15 aprile 1942. RGVA, 502-1-24, p. 320; Bestandplan des Gebäude Nr.47a B.W.11. Krematorium. Disegno n. 1241 del 10 aprile 1942. RGVA, 502-2-146, p. 21.

765Lettera di Bischoff al capo della SS-Standortverwaltung, SS-Obersturmbannführer Möckel del 16 luglio 1943. RGVA, 502-1-324, p. 1.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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di Auschwitz sono stati maldestramente ricostruiti dai Polacchi nel dopoguerra utilizzando le parti originali smontate dalle SS.

Tuttavia il forno di Mauthausen, che si è conservato intatto, e numerosi documenti, tra cui gli avvisi di spedizione della Topf che ne elencano gli elementi costitutivi, permettono di fornire una descrizione accurata del sistema costruttivo del forno Topf a due muffole modello Auschwitz, che riassumo766.

• Dimensioni:

Le dimensioni del forno risultano dal seguente prospetto:

Altezza mm 1.850

Larghezza mm 2.500

Lunghezza (senza gasogeni) mm 2.780

Lunghezza(con i gasogeni) mm 3.380

Superficie (senza gasogeni) m2 25

Superficie dei gasogeni m2 7

Superficie totale m2 32.

Il forno era dotato di due camere di cremazione (Einäscherungskammer) o muffole (Muffel) ciascuna delle quali aveva le seguenti dimensioni:

Altezza : mm 700

Larghezza : mm 700

Lunghezza : mm 2.000

Superficie (senza la griglia) : m2 4,5

Volume (compreso il cenerario) : m3 1,4.

• Sistema di apporto dell'aria di combustione:

Le pareti laterali delle muffole presentavano quattro aperture rettangolari collegate a due canali di apporto dell'aria (Luftkanäle) che attraversavano le due murature laterali del forno parallelamente alle muffole e sboccavano all'esterno del forno in due aperture di entrata dell'aria (Lufteintritte) chiuse anteriormente da due sportelli di ghisa sollevabili (Luftkanalverschlüsse) di mm 108 x 128 situati ai lati delle porte di introduzione delle muffole. Questi canali servivano ad apportare alla muffola l'aria secondaria di combustione.

Sulla sommità delle volte di entrambe le muffole, lungo il loro asse longitudinale, erano disposti gli sbocchi di quattro tubi collegati alla tubazione della soffieria (Druckluftleitung) proveniente dal soffiante (Druckluftgebläse). La funzione di questo dispositivo era quella di apportare alla muffola la quantità di aria di combustione necessaria, soprattutto in caso di cremazione con la bara.

• Muffole:

Nelle due pareti interne delle muffole erano praticate tre aperture rettangolari di circa mm 210 x 270. Lo spessore della muratura refrattaria era di 260 mm. Queste aperture servivano all'interscambio termico tra le due muffole.

Le muffole erano chiuse anteriormente da due porte di introduzione del cadavere (Einführtüren o Einführungstüren) di ghisa di mm 600 x 600. All'interno queste porte erano rivestite di materiale refrattario. Al centro delle porte, nella parte inferiore, era installata un'apertura di entrata dell'aria chiusa nella parte esterna della porta da uno sportello sollevabile di ghisa di tipo standard che però recava al centro un foro di ispezione (Schauluke) rotondo di 45 mm di diametro.

Posteriormente le muffole, al di sopra della gola del gasogeno, erano chiuse dalla muratura di mattoni refrattari.

766 Kosten-Anschlag della J.A. Topf & Söhne del 13 novembre 1940 relativo al secondo forno crematorio Topf a due muffole riscaldato con coke del crematorio I di Auschwitz. RGVA, 502-1-327, pp. 168-172; Kostenanschlag della J.A. Topf & Söhne del 31 ottobre 1941 relativo a un forno crematorio Topf a due muffole riscaldato con coke per la SS-Bauleitung del KL Mauthausen. BAK, NS 4/Ma 54; Kostenanschlag della J.A. Topf & Söhne del 25 settembre 1941 relativo al terzo forno crematorio Topf a due muffole riscaldato con coke del crematorio I di Auschwitz. RGVA, 502-2-23, pp.264-267; Versandanzeige della J.A. Topf & Söhne alla SS-Neubauleitung di Auschwitz del 17 gennaio 1941 relativo alle parti del secondo forno crematorio Topf a due muffole riscaldato con coke del crematorio I di Auschwitz. RGVA, 502-1-327, pp.201-203; Versandanzeige della J.A. Topf & Söhne alla SS-Neubauleitung di Auschwitz del 21 ottobre 1941 relativo alle parti del terzo forno crematorio Topf a due muffole riscaldato con coke del crematorio I di Auschwitz. Fonte: RGVA, 502-1-312, pp.104-105; disegno della J.A. Topf & Söhne D 57253 “Koksbeheizter Einäscherungsofen u. Fundamentplan” del 10 giugno 1940 relativo al primo forno del crematorio I di Auschwitz. BAK, NS 4/Ma 54.

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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• Griglia della muffola:

Inferiormente le muffole erano delimitate da una griglia orizzontale di argilla refrattaria (Schamotterost) costituita da cinque barre di argilla refrattaria (Schamotteroststeine) trasversali sulle quali veniva adagiato il cadavere.

• Camera di postcombustione:

Sotto a ogni griglia era disposto un piano inclinato della cenere (Aschenschräge) a imbuto che terminava in una camera di combustione più stretta (340 mm) nella quale avveniva la postcombustione (Nachverbrennung) dei residui del cadavere caduti attraverso le barre della griglia e fungeva perciò da camera di postcombustione. La parte anteriore della camera di postcombustione costituiva il cenerario (Aschenraum). La cenere ardente veniva estratta per mezzo degli appositi raschiatoi (Kratzen) attraverso gli sportelli di estrazione della cenere (Ascheentnahnetüren) di ghisa di mm 280 x 350 posti nella parte frontale del forno, sotto alle porte di introduzione delle muffole.

• Sistema di scarico dei gas combusti:

Sulle pareti laterali delle due camere di postcombustione, nella parte anteriore del forno, erano disposte le due aperture di scarico rettangolari attraverso le quali i gas combusti passavano nei due condotti del fumo (Rauchkanäle) laterali sotterranei. I condotti del fumo avevano una sezione di mm 350 x 600 e ciascuno di essi poteva essere chiuso mediante un'apposita serranda del condotto del fumo (Rauchkanalschieber) di argilla refrattaria, anch'essa di mm 350 x 600, che scorreva verticalmente in un telaio di ferro battuto (Rauchkanalschieberrahmen) ed era azionata per mezzo di una fune metallica (Drahtseil) e di due carrucole a fune (Seilrollen). Le carrucole erano saldate su una barra di ancoraggio.

I due condotti del fumo, prima di giungere al camino (Schornstein), confluivano in un condotto unico che poteva essere chiuso per mezzo della serranda principale del condotto del fumo (Hauptkanalschieber), che funzionava come quelle secondarie.

Sulle pareti laterali del forno erano installate due aperture di entrata dell'aria chiuse da due sportelli di ghisa sollevabili di tipo standard collegate a due canali dell'aria che sboccavano attraverso due piccole aperture rettangolari sulle pareti esterne delle camere di postcombustione e che servivano a portare aria di combustione a queste camere.

• Gasogeni:

I due gasogeni erano collocati in una struttura muraria che misurava mm 2.500 (larghezza) x 600 (lunghezza) x 1.400 (altezza). Sul piano inclinato di questa struttura muraria erano installati i due sportelli di chiusura dei pozzi di caricamento dei gasogeni (Generatorfülltüren). I pozzi di caricamento dei gasogeni (Generatorschächte) sboccavano nei gasogeni.

• Focolari dei gasogeni:

I gasogeni (Generatoren) erano delimitati inferiormente dalle griglie orizzontali (Planrosten) dei focolari costituite da otto barrotti quadri (Vierkanteisen) di mm 40 x 40 x 630 e da quattro barrotti di sostegno (Auflager-Eisen) della stessa sezione, ma lunghi mm 740. La griglia misurava mm 500 x 500 = 0,250 m2. Il regime di griglia era di circa 30 kg/h di coke. In alto, verso l'interno del forno, i gasogeni si restringevano in una gola del gasogeno (Generatorhals) che sboccava nella muffola sotto alle barre della griglia. Fino all'altare (Feuerbrücke) della gola, il gasogeno aveva un volume di circa 0,175 m3.

• Peso della muratura refrattaria:

La massa refrattaria del forno pesava circa 10.000 kg ed era ripartita in questo modo:

1 muffola 3.000 kg

1 muffola 3.000 "

1 gasogeno 2.000 "

1 gasogeno 2.000 "

--------

10.000 kg.

Nel peso della muffola è compresa anche la camera di postcombustione.

• Dispositivo di introduzione:

Il sistema di caricamento del forno era costituito dal dispositivo di introduzione del cadavere formato da un carrello di introduzione della bara che si spostava su apposite rotaie di scorrimento e da un carrello mobile semicilindrico che scorreva sopra ad esso. Nel crematorio di Auschwitz questi dispositivi esistono ancora. Il funzionamento di questo dispositivo sarà illustrato nel paragrafo seguente.

8.4.3. Il forno crematorio a 3 muffole riscaldato con coke

Cinque forni di questo tipo furono installati in ciascuno dei On October 22, 1941 l'allora SS-Neubauleitung of Auschwitz ordered from the Topf firm, five Topf three-muffle ovens with forced-air

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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blower, for the new crematorium which the Office intended to construct in the Main Camp. These ovens were later installed in crematorium II of Birkenau. The final bill for this was dated January 27, 1943, and the cost per oven was RM 6,378 767. The five three-muffle cremation ovens for crematorium III were first ordered by the Central Construction Management on September 25, 1942, by telephone, and on September 30 by registered letter768. On October 28 the Topf firm sent the Central Construction Management diagram D59394 for the construction of the ovens in crematoria II and III. This diagram has been lost769. The final bill for the five three-muffle cremation ovens for crematorium III of Birkenau is dated May 27, 1943. The cost per oven was RM 7,830  770.

 I forni del crematorio II furono costruiti tra il settembre 1942 e il gennaio 1943, quelli del crematorio III tra il marzo e il giugno 1943 771. Questi impianti furono demoliti dalle SS nel novembre 1944.

Gli elementi costitutivi dei 5 forni a 3 muffole del crematorio II sono elencati negli avvisi di spedizione della Topf del 16 aprile e del 18 giugno 1942. Questi documenti e l'ispezione dei due forni Topf a 3 muffole di Buchenwald dello stesso modello permettono un'accurata descrizione dell'impianto, che riassumo772.

• Dimensioni:

Le dimensioni del forno erano le seguenti:

Altezza mm 2.000

Larghezza mm 3.460

Lunghezza (senza gasogeni) mm 2.780

Lunghezza (con i gasogeni) mm 3.400

Superficie del forno

senza i gasogeni mq 33

Superficie dei gasogeni mq 10

Superficie totale mq 43

Il forno era dotato di tre camere di cremazione o muffole ciascuna delle quali aveva le seguenti dimensioni:

Altezza mm 800

Larghezza mm 700

Lunghezza mm 2.000

Superficie (senza la griglia) mq 5

Volume (compreso il cenerario) mq 1,5.

• Sistema di apporto dell'aria di combustione:

Sulla sommità della volta di ogni muffola, lungo il suo asse longitudinale, erano disposte 4 aperture rettangolari di mm 100 x 80 collegate, mediante un condotto verticale, alle tubazioni della soffieria installate nella muratura del forno al di sopra delle muffole in senso longitudinale e parallelamente ad esse. Queste tre tubazioni si immettevano in una tubazione comune disposta trasversalmente alla fine del corpo del forno, la quale sboccava all'esterno del forno ed era collegata ad un soffiante. Le aperture suddette servivano ad apportare aria di combustione alla muffola, soprattutto in caso di cremazione con la bara. Ogni forno era dotato di una soffieria propria.

Le pareti laterali delle muffole esterne presentavano 4 aperture rettangolari di mm 110 x 130 collegate ai due canali dell'aria che attraversavano le due murature laterali del forno parallelamente alle muffole e sboccavano in due aperture di entrata dell'aria chiuse anteriormente da due sportelli di ghisa sollevabili di forma e dimensioni standard (mm 108 x 128). Il canale dell'aria della muffola centrale si trovava invece all'interno della muratura posteriore del forno.

767 Letter from Kurt Prüfer to Ludwig and Ernst Topf, Dec. 6, 1941. APMO, BW 30/46, p. 6; bill no. 69, Jan. 27, 1943. RGVA, 502-1-327, pp. 10-10a.

768 Letter from the Topf firm to the Central Construction Management of the concentration camp Auschwitz, Sept. 30, 1942. APMO, BW 30/34, p. 114 e BW30/27, p. 30.

769 Letter from the Topf firm to the Central Construction Management of the concentration camp Auschwitz, Oct. 28, 1942. APMO, BW 30/34, p. 96.

770 Bill no. 728 of May 27, 1943. RGVA, 502-1-327, pp. 19-19a.

771 Baubericht für Monat September 1942.RGVA, 502-1-24, p. 138; Prüfbericht des Ing. Prüfer alla Zentralbauleitung del 29 gennaio 1943. APMO, BW 30/34, p. 101; Tätigkeitsbericht des SS-Ustuf. (F) Kirschnek, - Bauleiter für das Schutzhaftlager und für landwirtschafltiche Bauvorhaben. Zeit 1. Januar 1943 bis 31. März 1943 redatto il 29 marzo 1943. RGVA, 502-1-26, p. 61; lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 con oggetto “Fertigstellung d. Krematoriums III”. RGVA, 502-1-314, p. 14a.

772 Topf, Versandanzeige del 16 aprile 1942. RGVA, 502-1-313, pp.167-170; Topf, Versandanzeige del 18 giugno 1942. RGVA, 502-1-313, pp.165-166; Topf, Schluss-Rechnung Nr. 69 del 27 gennaio 1943. RGVA, 502-2-26, pp.230-230a.

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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• Muffole:

La muffola centrale era collegata a quelle esterne da 3 grosse aperture rettangolari di circa mm 200 x 300 praticate sulle sue pareti laterali; esse attraversavano da entrambi i lati la muratura refrattaria, spessa circa 250 mm, e sboccavano sulle pareti interne delle muffole laterali. Queste aperture facevano parte del sistema di scarico dei gas combusti, perciò, a differenza di quelle del forno a due muffole, erano indispensabili per il funzionamento del forno. Le muffole erano chiuse anteriormente da tre porte di introduzione del cadavere di ghisa di mm 600 x 600. All'interno le porte erano rivestite di materiale refrattario. Al centro delle porte, nella parte inferiore, era praticata un'apertura di entrata dell'aria chiusa nella parte esterna della porta da uno sportello di ghisa sollevabile di tipo standard con al centro un foro di ispezione rotondo di 45 mm di diametro chiuso da una piastra di ghisa rotonda fissata allo sportello con un perno. Posteriormente le muffole laterali al di sopra della gola del gasogeno erano chiuse dalla muratura refrattaria; quella centrale era chiusa completamente.

• Griglia della muffola:

Inferiormente le muffole erano delimitate da una griglia orizzontale costituita da 5 barre di argilla refrattaria spesse, nella parte superiore, circa 90 mm e collocate a distanza di circa 210 mm l'una dall'altra, sulle quali veniva adagiato il cadavere.

• Camera di postcombustione:

Sotto a ogni griglia di argilla refrattaria c'era il piano inclinato della cenere a imbuto che terminava in una camera di combustione più stretta nella quale avveniva la postcombustione dei residui del cadavere caduti attraverso le barre della griglia e che fungeva perciò da camera di postcombustione. La parte anteriore di questa camera costituiva il vero e proprio cenerario. La cenere ardente veniva estratta per mezzo degli appositi raschiatoi attraverso gli sportelli di estrazione della cenere, posti nella parte frontale del forno, sotto alle porte di introduzione delle muffole, e fatta cadere nei cenerari disposti davanti ad essi nel pavimento della sala forni.

• Sistema di scarico dei gas combusti:

Sulle pareti laterali della camera di postcombustione della muffola centrale, nella parte anteriore, erano disposte le due grosse aperture rettangolari di scarico attraverso le quali i gas combusti entravano in due brevi canali verticali che si immettevano in un condotto del fumo installato sotto il forno. Il condotto del fumo, che collegava il forno al camino, poteva essere chiuso mediante un'apposita serranda di argilla refrattaria che scorreva verticalmente in un telaio.

I gas prodotti nei gasogeni penetravano nelle muffole laterali attraverso le gole dei gasogeni, passavano nella muffola centrale attraverso le sei aperture intermuffola, scendevano nella camera di postcombustione, uscivano dalle due aperture praticate sulle pareti laterali di questa e si immettevano in un condotto del fumo (Rauchkanal) con sezione di mm 600 x 700 installato nel pavimento sotto al forno. Ciascun condotto era dotato di una serranda del fumo anch'essa di mm 600 x 700 installata all’uscita del forno, che scorreva verticalmente lungo la parete posteriore della muffola centrale. Il crematorio era provvisto di sei condotti del fumo, cinque per ciascun forno crematorio, il sesto per il Müllverbrennungsofen. Ogni coppia di condotti confluiva in un unico condotto comune che si immetteva in ciascuna delle tre canne fumarie in cui era suddiviso il camino. Nel punto di confluenza, i tre condotti del fumo aumentavano di sezione, passando da mm 600 x 700 a 800 x 1.200 (la sezione di una canna fumaria del camino) perché in ciascuno di essi confluivano i gas di scarico di due canali del fumo provenienti dai forni. Ciascuno di questi tre condotti era collegato, per mezzo di una breve derivazione verticale, ad un impianto di tiraggio aspirato (Saugzuganlage); alla fine dei tre condotti verticali, sotto al relativo soffiante, era disposta una piastra scorrevole (Schieberplatte) di mm 1.250 x 840 che, chiudendo il condotto verticale, permetteva al camino di funzionare con tiraggio naturale. Il soffiante aspirava una parte dei gas combusti e, attraverso un’apertura apposita, li lanciava ad alta velocità in una delle tre canne fumarie (Züge) del camino, creando una forte depressione che aspirava i gas combusti dal condotto del fumo nella canna fumaria. I tre soffianti avevano ciascuno una portata oraria di 40.000 m# di gas combusti con una pressione totale di 30 mm di colonna d'acqua. Davanti al camino erano installate tre serrande del fumo di mm 800 x 1.200 che, scorrendo verticalmente, consentivano di isolare le tre canne fumarie del camino dai relativi condotti del fumo che vi si immettevano.

Il camino, alto m 15,46, era suddiviso in tre canne fumarie ciascuna con sezione di m 0,80 x 1,20.

• Gasogeni:

Il forno era dotato di due gasogeni, collocati ciascuno in una struttura muraria separata, posta dietro alle due muffole laterali, larga circa mm 1.380 e alta circa 1.280 mm fino all'inizio del piano inclinato. Sul piano inclinato, lungo circa 900 mm, era disposto lo sportello di chiusura del pozzo di caricamento del gasogeno, che misurava mm 270 x 340. Questo pozzo sboccava nella parte superiore del gasogeno.

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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• Focolari dei gasogeni:

Ogni gasogeno aveva un focolare con una griglia piana costituita da 12 barrotti quadri di mm 40 x 40 x 630 e da due barrotti di sostegno della stessa sezione, ma lunghi 740 mm, di tipo standard.

La griglia misurava circa mm 600 x 500 = O,3 m2. Il regime di griglia era di 35 kg/h di coke.

• Dispositivo di introduzione:

Il dispositivo di introduzione del cadavere (Leicheneinführungs-Vorrichtung) era costituito da un carrello di introduzione della bara (Sargeinführungswagen) che si spostava su rotaie di scorrimento (Laufschienen) e da un carrello mobile (Verschiebwagen) di forma semicilindrica che scorreva sopra di esso. Il carrello di introduzione della bara era munito, nella parte anteriore, di una barella metallica lunga circa 2.700 mm, sulla quale veniva adagiato il cadavere e che era introdotta nella muffola scorrendo a sua volta su una coppia di rulli (Laufrollen o Einführrollen) fissati ad un telaio ribaltabile imperniato su un’asta di fissaggio (Befestigungs-Eisen) rotonda saldata alle barre di ancoraggio del forno sotto le porte delle muffole.

• Peso della muratura refrattaria:

Il peso della muratura refrattaria del forno era di circa 13.000 kg (9.000 kg le tre muffole e 4.000 kg i due gasogeni).

• Modifiche successive:

Il crematorio I di Auschwitz era dotato originariamente di un impianto di tiraggio aspirato con una portata oraria di 4.000 m3 di gas. L'impianto fu smontato prima della demolizione del vecchio camino e nel nuovo camino, ricostruito nel luglio-agosto 1942, non fu più installato.

I tre impianti di tiraggio aspirato del crematorio II rimasero irrimediabilmente danneggiati alla fine di marzo del 1943 e furono successivamente smontati. Nel crematorio III non furono installati né gli impianti di tiraggio aspirato né il sistema di rotaie di caricamento dei forni descritto sopra, in quanto i carrelli di introduzione dei cadaveri furono sostituiti con barelle di tipo standard. Questo dispositivo (Trage o Einführtrage), che fu adottato anche nel crematorio II, era costituito da due tubi metallici paralleli sulla cui parte anteriore, quella che veniva introdotta nella muffola, era saldata una lamiera metallica leggermente concava sulla quale veniva adagiato il cadavere. I due tubi erano saldati alla stessa distanza dei rulli di guida (Führungsrollen), in modo che potessero scorrere facilmente su di essi.

8.4.4. Il forno crematorio a 8 muffole riscaldato con coke

Un forno di questo tipo fu installato in ciascuno dei crematori IV e V di Birkenau.

This oven, whose construction was probably shown on the missing diagrams D59555,D60129 and D60132 from the Topf firm773, was designed by engineer Prüfer, presumably in late 1941. In any case it was designed along the lines of the three-muffle oven, whose design diagram bears a lower number, namely D59394.

On December 4, 1941 the Main Office for Budget and Buildings in Berlin (SS-HHB) ordered from the Topf firm, “4 double-Topf-4 muffle cremation ovens” for Mogilew in Russia, where POW  transit camp 185 was located774. The order was confirmed on December 9, but only half the oven (four muffles) was shipped to Mogilew on December 30, while the rest remained in Topf’s storehouse for the time being. On August 26, 1942 in accordance with the suggestion engineer Prüfer had made on the occasion of his visit to Auschwitz on August 19, 1942, the SS Economic-Administrative Main Office (SS-WVHA) ordered that two of the ovens for Mogilew should instead be sent to Auschwitz. However, the Central Construction Management waited two-and-a-half months before requesting a cost estimate for this model of oven. Topf sent the estimate on November 16. The total price of RM 55,200 - RM 13,800 for each oven - included a 6% surcharge because the company had to revise the drafts and design new models for the ovens’ fittings so often 775.

La costruzione del crematorio IV cominciò il 23 settembre 1942.
L’impianto fu consegnato al comando del campo il 19 marzo 1943 776.
La costruzione del crematorio V iniziò il 20 novembre 1942;
la consegna al comando del campo avvenne il 4 aprile 1943 777.

Il crematorio IV fu distrutto nell'ottobre 1944, il crematorio V nel gennaio 1945.

773 RGVA, 502-1-313, p. 139 e 140.

774 RGVA, 502-1-327, pp. 47-48.

775 Idem.

776 Baufristenplan del 2 ottobre 1943. RGVA, 502-1-320, p. 7; Übergabeverhandlung del crematorio IV. 19 marzo 1943. RGVA, 502-2-54, p . 25.

777 Baufristenplan del 2 ottobre 1943. RGVA, 502-1-320, p. 7; APMO, BW 30/25, p. 14.

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L'installazione di questi forni fu decisa dall' SS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt il 26 agosto 1942 prelevandoli dall’ordinazione di 4 forni a 8 muffole effettuata alla Topf dallo Hauptamt Haushalt und Bauten il 4 dicembre 1941. Gli elementi costitutivi di due forni a 8 muffole sono elencati nell’avviso di spedizione della Topf datato 8 settembre 1942.

I documenti disponibili, incluse le piante del crematorio IV di Birkenau - che mostrano le fondamenta e la sezione verticale del forno a otto muffole -,le fotografie scattate dai Polacchi nel 1945 alle rovine del crematorio V e l'ispezione diretta a queste stesse rovine consentono di ricostruire con sufficiente precisione la struttura di questo modello di forno, che riassumo.

• Dimensioni:

Dalla lista delle ferramenta di ancoraggio del forno a 8 muffole redatta dalla Topf il 4 settembre 1942 si possono ricostruire le seguenti dimensioni dell’impianto:

Un gruppo di 4 muffole:

altezza mm 2.450

lunghezza mm 4.430

larghezza mm 2.545

lunghezza del piano superiore mm 2.990

lunghezza della muratura superiore (sede della

serranda della muffola) mm 720

Gasogeni:

altezza mm 2.060

lunghezza mm 3.225

larghezza mm 2.290.

Il forno, inclusi i gasogeni, misurava dunque [(2.545 x 2) + 2.290 =] m 4,43 x 7,38.

• Struttura del forno:

Il forno crematorio Topf a otto muffole riscaldato con coke era costituito da otto forni a una muffola conformi al disegno della Topf D 58173 (forno crematorio a una muffola riscaldato con coke) accoppiati in due gruppi di quattro forni; ogni gruppo era formato da due coppie di forni disposti in senso inverso, in modo che ogni coppia aveva in comune le due pareti di fondo e le due pareti centrali delle muffole. I due gruppi di forni erano collegati da quattro gasogeni accoppiati con lo stesso sistema, sicché formavano un unico forno a otto muffole denominato per le sue grosse dimensioni “Grossraum-Einäscherungsofen”.

Il forno era serrato in una solida struttura muraria da una serie di barre e di tiranti di ancoraggio chiaramente visibili nelle fotografie polacche del 1945 che ritraggono le rovine del crematorio V e tuttora esistenti.

• Muffole:

Le muffole erano fornite di porte a serranda (Muffelabsperrschieber) di 46 kg l’una che scorrevano verticalmente in un telaio murato all'interno di una struttura muraria situata sopra a ogni coppia di muffole nella parte anteriore dei forni. Le serrande venivano azionate mediante carrucole fissate alle travi del soffitto, funi metalliche e contrappesi. La parete centrale di ogni coppia di muffole era provvista di aperture intermuffola, probabilmente tre come nel forno a due e a tre muffole.

• Sistema di scarico dei gas combusti:

Sulla parete esterna di ciascuna delle quattro muffole laterali, nella parte posteriore della muffola, era predisposta un'apertura di scarico dei gas combusti che si immetteva in un condotto verticale in modo da formare due coppie di condotti paralleli - una per ogni gruppo di quattro muffole - ciascuna delle quali era collocata all'interno di una struttura muraria che si trovava ai due lati del forno. Le due coppie di condotti sboccavano separatamente ciascuna in due condotti orizzontali che si immettevano in un condotto unico dotato di serranda di chiusura azionata mediante carrucola, fune metallica e contrappeso. Ogni serranda misurava m 0,8 x 0,7 e pesava 85,5 kg. I due condotti correvano orizzontalmente in direzioni opposte sotto il pavimento della sala forni e si immettevano ciascuno in un camino a sezione quadrata di m 0,80 x 0,80 alto m 16,87. I condotti del fumo erano privi di pozzi di ispezione. I camini erano sprovvisti di impianti di tiraggio aspirato.

• Griglia di argilla refrattaria della muffola:

Inferiormente le muffole erano delimitate dalla griglia di argilla refrattaria, costituita probabilmente da cinque barre di argilla refrattaria come nel forno a una muffola.

La larghezza della griglia, e dunque della muffola, era di 700 mm come nel forno a 2 muffole, dotato di barre della stessa lunghezza. Al di sotto della griglia di argilla refrattaria si trovava la camera di postcombustione (cenerario), chiusa anteriormente dallo sportello di estrazione della

 

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cenere. Questo tipo di sportello, che misurava mm 280 x 350, era uguale a quello usato per i focolari dei gasogeni.

• Sistema di apporto dell'aria di combustione:

L’aria di combustione era apportata ai singoli forni e ai gasogeni attraverso 20 canali dell’aria chiusi da altrettanti sportelli ribaltabili, 12 di modello standard (mm 108 x 126, peso 7,5 kg), 8 più grandi (peso 14,5 kg). Questi sportelli erano disposti nel modo seguente:

- uno, di modello stardard accanto allo sportello del cenerario, (= 8 sportelli);

- uno, di tipo grande, accanto alla porta della muffola, come nel forno Topf di Mauthausen (= 8 sportelli),

- quattro, di modello standard, accanto allo sportello del focolare dei gasogeni (= 4 sportelli).

L’installazione di canali dell’aria per le muffole più grandi di quelli previsti per il forno a 2 e a 3 muffole serviva probabilmente a compensare in parte l’assenza di soffianti.

• Gasogeni:

Il forno era provvisto di due coppie di gasogeni collocati in senso inverso tra i due gruppi di quattro muffole. Ogni gasogeno serviva le due muffole che erano disposte ai suoi lati. In questo modello di forno la gola del gasogeno non si apriva nella parete di fondo della muffola, come nel forno a 2 e a 3 muffole, ma su una parete laterale, come nei forni Topf di Dachau e di Gusen. Perciò i prodotti della combustione attraversavano le muffole trasversalmente. Davanti ai gasogeni erano installati i rispettivi pozzi di servizio che consentivano di accedere agli sportelli di caricamento, ai pozzi dei gasogeni e ai focolari. I telai dei focolari erano fissati alle barre di ancoraggio dei gasogeni tramite due staffe ancora esistenti nelle rovine del forno. Il regime di griglia dei focolari era di 35 kg/h di coke.

• Dispositivo di introduzione dei cadaveri:

Il dispositivo di introduzione dei cadaveri era costituito da barelle per i cadaveri come quella descritta precedentemente e da coppie di rulli di struttura semplificata.

• Peso della muratura refrattaria:

La muratura refrattaria di un forno a 8 muffole era costituita da:

- 1.600 mattoni refrattari a cuneo = ~ 5.300 kg

- 4.500 mattoni refrattari normali = ~ 15.800 kg

- 3.000 kg di malta refrattaria,

complessivamente ~ 24.100 kg. Assumendo per i 4 gasogeni un peso totale della muratura refrattaria di 8.000 kg, la muratura refrattaria di ogni muffola pesava circa 2.000 kg.

8.4.5. Funzionamento e conduzione dei forni crematori Topf di Auschwitz-Birkenau

I forni Topf funzionavano in questo modo. Sulle griglie dei focolari dei gasogeni si poneva un po' di paglia e legna sottile, che poi si incendiava. Indi, attraverso gli appositi sportelli di caricamento, si introduceva un piccolo quantitativo di coke, che prendeva fuoco a sua volta. Allora si riempiva gradualmente di coke l'intero pozzo del gasogeno. Quando il coke era divenuto incandescente, il gasogeno produceva gas d'aria ricco di ossido di carbonio, che cominciava a bruciare nella gola del gasogeno. La corrente di gas e fiamme che si formava, penetrando nelle muffole, investiva la griglia e la muratura refrattaria delle muffole, riscaldandole ad alta temperatura. I prodotti della combustione seguivano il percorso illustrato sopra per ogni tipo di forno.

Quando il forno aveva raggiunto la temperatura di esercizio, circa 800°C (stimata dal colore rosso della muratura refrattaria), si apriva la porta della muffola e si introduceva il primo cadavere, che veniva deposto sulla griglia di argilla refrattaria. Indi la porta veniva chiusa. Il cadavere restava esposto al flusso di gas incandescenti e fiamme proveniente dal gasogeno che lo investivano da sopra e da sotto.

Nella muffola avveniva l'essiccamento e la combustione principale del cadavere; quando questa aveva raggiunto lo stadio finale, i residui del cadavere erano ormai tanto piccoli da cadere attraverso le aperture esistenti tra le barre della griglia nel cenerario sottostante. Appena ciò era avvenuto, nella muffola, che si era così liberata, veniva introdotto un altro cadavere.

Nel frattempo, secondo le istruzioni di servizio Topf dei forni a 2 e a 3 muffole, i residui del cadavere precedente restavano ancora 20 minuti nel cenerario, dove si consumavano completamente (postcombustione), poi le ceneri venivano estratte con un apposito raschiatoio attraverso lo sportello del cenerario.

La temperatura non doveva superare i 1.100°C nei forni a 2 muffole e i 1.000° in quelli a 3 muffole. Ciò era in relazione col carico termico dei forni e dipendeva dal peso e dalla qualità dei refrattari impiegati. A temperature superiori si correva il rischio della fusione e dell'incollamento dei refrattari e delle ossa dei cadaveri778.

778 Topf, Betriebsvorschrift des koksbeheizten Topf-Dreimuffel-Einäscherungsofen. Marzo 1943, in: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 222.

 

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Il sistema di regolazione della combustione del forno a 3 muffole era poco efficiente. Esso era costituito da una sola serranda del fumo che regolava i fumi di tre muffole e da una soffieria non regolabile per ogni muffola. Perciò la combustione dei tre cadaveri che si trovavano nelle muffole non poteva essere regolata singolarmente e ciò andava a scapito dell'economicità della cremazione. Il forno a 3 muffole comportava inoltre un errore di progettazione che risulta evidente dal confronto con il sistema di scarico dei fumi. Nella muffola centrale si immettevano i gas provenienti dalle due muffole laterali, ai quali si aggiungevano quelli prodotti dalla gasificazione del cadavere della muffola centrale, sicché il volume dei gas che l'attraversava era più che doppio rispetto a una muffola laterale.

Per mantenere la velocità normale dei gas sarebbe stato necessario raddoppiare il volume della muffola centrale, esattamente come nel sistema di scarico dei gas combusti dei crematori II e III ogni coppia di condotti del fumo collegata a due forni confluiva in un condotto unico con sezione più che doppia (da m 0,6 x 0, 7 = 0,42 m2 a m 0,8 x 1,2 = 0,96)779. Perciò i gas combustibili che si formavano dalla combustione del cadavere della muffola centrale e quelli provenienti dalle muffole laterali non avevano il tempo di bruciare completamente ed entravano incombusti nel condotto del fumo. Ciò comportava la perdita di una parte del potere calorifico dei cadaveri, che si traduceva in un corrispettivo aumento del consumo di coke e anche della durata della cremazione nella muffola centrale.

Il forno a 2 muffole era più efficiente, in quanto aveva una serranda del fumo e una soffieria per ogni muffola. Il forno a 8 muffole era il meno efficiente, perché aveva una sola serranda del fumo per regolare i fumi di quattro muffole ed era privo di soffieria.

I forni Topf di Auschwitz-Birkenau mancavano del recuperatore che preriscaldava l'aria di combustione e non erano dotati degli strumenti tecnici per il controllo della combustione, come i pirometri elettrici, gli analizzatori dei gas combusti e i dinamometri per misurare la forza del tiraggio.

8.4.6. I forni crematori delle ditte H. Kori di Berlino e Ignis-Hüttenbau di Teplitz

Where the supply of cremation ovens to German concentration camps is concerned, the Berlin manufacturer H. Kori was Topf’s major competitor. Kori’s coke- or oil-fired ovens were installed at Dachau, Mauthausen, Majdanek, Stutthof near Danzig, Natzweiler-Struthof, Ravensbrück, Groß-Rosen, Bergen-Belsen, Neuengamme, Dora-Mittelbau, Flossenbürg and Westerbork, among other places. Strictly speaking, these ovens have no immediate significance to a study of the crematoria at Auschwitz and Birkenau. However, since we shall eventually use some data from Kori ovens to draw certain conclusions about characteristics also present in the Birkenau ovens, we have also analyzed these Kori ovens in detail. Since these analyses would go beyond the scope of the present study, we refer the reader to the relevant sources780.

Nel corso del 1942 a Terezín, all’epoca Theresienstadt, fu costruito un crematorio per il locale ghetto.

Su questo impianto esiste un dettagliato preventivo di costo redatto in data 2 aprile 1942 dalla ditta Ignis Hüttenbau A.G. di Teplitz-Schönau, l’attuale Teplice, nella Repubblica Ceca, che si trovava all’epoca nel Protettorato di Boemia e Moravia781.

A causa del rapido aumento della mortalità che si registrò nel ghetto di Theresienstadt - dai 256 decessi dell’aprile 1942 ai 2.327 del mese di maggio ai 3.941 del mese di giugno782 -, il crematorio fu equipaggiato con quattro forni Ignis-Hüttenbau riscaldati con nafta.

779 Bauletung Drawing 932 e 934 , in: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 284-285 e 288-289.

780 Cf. the following documents: letter from the Didier-Werke, Aug. 25, 1943, to Herrn Boriwoje Palitsch, Belgrade, regarding SS cremation facility in Belgrade. USSR-64; letter from the firm of H. Kori, May 18, 1943, to accredited engineer Waller of Department CIII of the SS Economic-Administrative Main Office, regarding the delivery of one or two Kori cremation ovens. KfSD (Archives of the Curatorship for the Atonement Memorial of the Concentration Camp Dachau), 5732; cremation facility for the POW camp Lublin. Design by the firm of H. Kori J. no. 9122. KfSD, 659/41; letter from the firm of H. Kori, Oct. 23, 1941, to SS-Sturmbannführer Lenzer, Lublin. APMM, sygn. VI-9a, v. 1; letter from the firm of H. Kori to the Headquarters of the Waffen-SS and Police POW camp Lublin. APMM, sygn. VI-9a, v. 1; APMO, ZO, sygn. Dpr-20/61a, p. 76.

781 Lettera e preventivo di costo della ditta Ignis Hüttenbau A.G. di Teplitz- Schönau del 2 aprile 1942 “An die Zentralstelle für jüdische Auswanderer, z.H. des Kommandos der Waffen-SS in Theresienstadt” con oggetto “Errichtung eines Krematoriums in Theresienstadt”. PT, A 7-856.

782 Terezínská Pametní Kniha, Terezínská Iniciativa Melantrich, 1995, vol. I, p.33.

 

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8.5. IL CONSUMO DI COKE DEI FORNI TOPF DI AUSCHWITZ-BIRKENAU

8.5.1. Bilancio termico del forno Topf a 2 muffole del crematorio di Gusen

Il fattore determinante che influiva sul consumo di combustibile di un forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke era la frequenza delle cremazioni: maggiore era la frequenza, minore era il consumo di ogni singola cremazione.

Ad esempio, il diagramma “Einäscherungen hintereinander” pubblicato dal prof. P. Schläpfer nel 1936 e realizzato sulla base delle esperienze pratiche, mostra un consumo di oltre 400 kg di coke per la prima cremazione a forno freddo, di circa 200 per la seconda, di poco più di 100 per la quarta.

A partire dall’ottava cremazione la curva che indica il consumo di coke tende a diventare orizzontale e alla ventesima ed ultima cremazione considerata il consumo di coke risulta di circa 37,5 kg783. Ciò significa che 20 cremazioni discontinue eseguite a vari giorni di distanza l’una dall’altra avrebbero richiesto oltre (400 x 20 =) 8.000 kg di coke, mentre 20 cremazioni consecutive soltanto (37,5 x 20 =) 750 kg.

Dalla decima cremazione il consumo di coke tendeva ad essere uniforme, perché ormai la muratura refrattaria si era riscaldata adeguatamente e assorbiva pochissimo calore. Per questa ragione, nel calcolo del bilancio termico dei forni crematori di Auschwitz, bisogna prendere in considerazione la condizione del forno in cui la sua muratura refrattaria non assorbiva praticamente più calore e il forno funzionava con il minimo consumo di combustibile.

Tra i pochi documenti relativi al crematorio di Gusen che si sono conservati esiste una lista, redatta dall’ SS-Unterscharführer Wassner, capo del crematorio, che registra il numero dei detenuti cremati e il relativo consumo di coke nel periodo dal 26 settembre al 12 novembre 1941. Secondo questo documento, dal 31 ottobre al 12 novembre 1941 nel crematorio di Gusen furono cremati continuativamente 677 cadaveri – in media, 52 al giorno in 2 muffole in circa 18 ore di attività al giorno - con un consumo totale di 20.700 kg di coke e un consumo medio di circa 30,6 kg di coke per ogni cadavere784.

Poiché questi consumi sono dei dati sperimentali, essi rappresentano un punto di partenza prezioso per il calcolo del bilancio termico dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau.

Il bilancio termico è una eguaglianza in cui le perdite di calore totali del forno corrispondono agli apporti di calore totali. Il calcolo del bilancio termico, che è stato eseguito secondo il metodo sviluppato dall'ing. W. Heepke, consiste invece nella individuazione delle singole quantità di calore in attivo (apporto) e in passivo (perdita) dipendenti dai vari fattori che influivano sul processo di cremazione (ad esempio, il calore apportato dalla combustione del cadavere o quello perduto nei fumi). Questi fattori sono tutti teoricamente determinabili, tranne il volume dell’aria di combustione.

Tuttavia, nel caso specifico, poiché si conosce sperimentalmente il quantitativo di calore apportato dalla combustione del coke, si può determinare anche questo valore.

L’eguaglianza fondamentale del forno di Gusen che esprime il consumo medio di una cremazione è questa785:

L + W2 + W2a + W3 + Vls – W7

-------------------------- = 30,6.

e(étà)Hu

8.5.2. Bilancio termico del forno Topf a 2 muffole modello Auschwitz

Per il forno Topf a 2 muffole modello Auschwitz il bilancio termico è stato invece calcolato sulla base della stessa eguaglianza fondamentale, ma inserendovi i parametri relativi alla diversa temperatura di esercizio, alla durata della cremazione e alla superficie del forno, che incidono essenzialmente sulle perdite per irraggiamento e conduzione e sul rendimento del coke. Inoltre al parametro aria di combustione sono state sottratte le piccole perdite di calore non considerate dall’ing. Heepke (incombusti dei cadaveri, riscaldo del residuo secco del cadavere alla temperatura di accensione, riscaldo del coke alla temperatura di accensione, riscaldo del congegno di introduzione del cadavere), determinando con maggiore precisione il volume dell’aria di combustione e il coefficiente di eccesso d’aria.

783 Naturalmente bisogna sempre aggiungere il calore prodotto dalla bara.

784 Vedi capitolo 8.6.4.

785 Simboli secondo l'articolo dell'ing. W. Heepke: L = aria di combustione + piccole perdite; W2 = calore di vaporizzazione dell’acqua del cadavere; W2a = calore di riscaldo alla temperatura dei fumi del vapore acqueo che si forma dalla combustione dell’idrogeno contenuto nel residuo secco del cadavere; W3 = riscaldo delle ceneri del cadavere fino alla temperatura di estrazione; Vls = perdita di calore del forno per irraggiamento e conduzione; W7 = potere calorifico superiore del cadavere; #Hu = rendimento del coke.

 

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Il bilancio termico è stato calcolato per tre tipi diversi di cadaveri: normale, medio ed emaciato786 (nel gergo del campo “musulmano”). Il risultato è un consumo medio di 23,5 kg di coke per il cadavere normale, di 28 kg per il cadavere medio e di 32,5 kg per il cadavere emaciato.

8.5.3. Bilancio termico del forno Topf a 3 muffole e a 8 muffole

Il forno a 3 muffole era costituito da un forno a 2 muffole con l’aggiunta di una terza muffola centrale. Le due muffole laterali si comportavano come un forno a 2 muffole, ma scaricavano i fumi in quella centrale. Poiché il forno funzionava con un coefficiente di eccesso d’aria relativamente alto, i fumi contenevano una certa percentuale di ossigeno che poteva servire per la combustione del cadavere della muffola centrale, il che comportava un certo risparmio di coke. Per questa ragione l’aria di combustione non era proporzionale a quella del forno a 2 muffole, perciò per calcolare il consumo di coke del forno a 3 muffole non possiamo ricorrere all’eguaglianza menzionata sopra, in quanto il parametro aria di combustione è ignoto.

Tuttavia il consumo di coke delle due muffole laterali non poteva essere inferiore a quello del forno a due muffole, ma doveva essere leggermente superiore, in quanto esse presentavano maggiori perdite di calore per irraggiamento e conduzione. Di conseguenza, nel forno a 3 muffole, il consumo di coke per tre cadaveri non poteva essere inferiore a quello che si registrava nelle due muffole laterali, perciò, come limite minimo teorico possiamo assumere il consumo espresso dalla seguente eguaglianza787:

Vls3 - Vls2

C2 + ---------------- x 2/3 = C3

2 x étàHu

in cui il consumo di coke corrisponde ai 2/3 del consumo di coke per la cremazione di un cadavere nel forno a 2 muffole più il quantitativo di coke necessario per coprire le maggiori perdite di calore per irraggiamento e conduzione del forno a 3 muffole.

Da ciò risulta un consumo di 16 kg di coke per il cadavere normale, di 19 kg per il cadavere medio e di 22 kg per il cadavere emaciato.

Il forno a 8 muffole era costituito da 4 coppie di muffole indipendenti, ma con collegamento tra le due muffole di ogni coppia. Poiché i prodotti della combustione della prima muffola passavano attraverso la seconda, anche per questo forno vale ciò che si è detto per il forno a 3 muffole: i fumi della prima muffola contenevano una quantità di ossigeno teoricamente sufficiente per la combustione del cadavere della seconda muffola. Pertanto si assume per questo tipo di forno il consumo teorico minimo corrispondente alla metà di quello del forno a due muffole:

cadavere normale: 23,5:2 = 11,75 kg, in cifra tonda 12 kg

cadavere medio: 28:2 = 14 kg

cadavere magro: 32,5:2 = 16,25 kg., in cifra tonda 16 kg

Riepilogo generale sul consumo di coke:

Tipo di cadavere forno a 2 muffole forno a 3 muffole forno a 8 muffole

normale 23,5 kg 16 kg 12 kg

medio 28,0 kg 19 kg 14 kg

magro 32,5 kg 22 kg 16 kg

A titolo di confronto, i forni crematori Kori, secondo il costruttore, per una cremazione richiedevano 25 kg di coke.

786 Si assume: per il cadavere normale un peso di 70 kg; per il cadavere medio un peso di 55 kg, con perdita del 25% delle proteine e del 30% dei grassi; per il cadavere emaciato 40 kg, con perdita del 50% delle proteine e del 60% dei grassi.

787 C2 = consumo di coke per la cremazione di un cadavere nel forno a 2 muffole; Vls3 – Vls2 = differenza tra la perdita di calore per irraggiamento e conduzione tra il forno a 3 muffole e quello a due muffole; C3 = consumo di coke per la cremazione di un cadavere nel forno a 3 muffole; #Hu = rendimento del coke.

 

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8.5.4. Osservazioni sul consumo dei forni a 3 e a 8 muffole

La nota per gli atti (Aktenvermerk) del 17 marzo 1943, redatta dall’impiegato civile Jährling “su dati della ditta Topf & Söhne” (sulla quale ritornerò nel capitolo 8.8.3.), espone la stima del consumo di coke dei quattro crematori di Birkenau788. In questo documento il consumo di coke in 12 ore di attività è calcolato a 4.200 kg per il crematorio II e altrettanti per il crematorio III e a 1.680 kg per il crematorio IV e altrettanti per il crematorio V. Il calcolo è basato sul regime di griglia dei focolari di 35 kg/ora di coke: i 5 forni a 3 muffole del crematorio II/III avevano 10 focolari, perciò 10 x 35 x 12 = 4.200 kg; il forno a 8 muffole del crematorio IV/V aveva 4 focolari, dunque 4 x 35 x 12 = 1.680 kg. Il documento aggiunge che “bei Dauerbetrieb/in caso di funzionamento continuativo” il consumo diminuiva di 1/3, scendendo a 2.800 kg per il crematorio II/III e a 1.120 per il crematorio IV/V.

Questa diminuzione si spiega col fatto che in questo caso il quantitativo di coke necessario per il riscaldo del forno era notevolmente inferiore a quello necessario in caso di cremazioni discontinue.

Pertanto la riduzione del consumo di coke in 12 ore di attività di 1/3 - da 4.200 a 2.800 kg può significare soltanto che, nel caso di cremazioni discontinue, (4.200 - 2.800 =) 1.400 kg di coke erano necessari per il riscaldo di 5 forni e i restanti 2.800 kg per le cremazioni. La diminuzione del consumo normale di 1/3 corrisponde alla combustione dei seguenti quantitativi orari di coke:

A)tipo di

forno

B)numero

dei

focolari

C)regime di

griglia dei

focolari

D)disponibilità

oraria di coke

per muffola

E)consumo di coke per

muffola in caso di

funzionamento conti-

nuativo

A) forno a 3 muffole

 

B C D E

2 70 kg/h 23, 3 kg/h 15, 5 kg/h

 

A forno a 8 muffole

 

B C D E

4 140 kg/h 17, 5 kg/h 11, 7 kg/h

Questi dati sono quasi identici a quelli calcolati sopra per i cadaveri normali789 e confermano la fondatezza del bilancio termico esposto sopra anche per i forni a 3 e a 8 muffole.

8.6. LA DURATA DEL PROCESSO DI CREMAZIONE NEI FORNI TOPF DI AUSCHWITZ-BIRKENAU

8.6.1. I documenti

Sulla questione controversa della durata del processo di cremazione nei forni Topf per i campi di concentramento esistono quattro documenti che forniscono però dati molto contrastanti:

1) una lettera inviata dalla Topf alla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen il 1° novembre 1940 790

2)una lettera inviata dalla Topf alla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen il 14 luglio 1941 791

3)una nota interna dell'ing. Prüfer datata 8 settembre 1942 792

4) una lettera indirizzata il 28 giugno 1943 dal capo della Zentralbauleitung di Auschwitz (l'SS-Sturmbannführer Karl Bischoff) al capo dell’ Amtsgruppe C del SS-WVHA (l' SS-Brigadeführer Hans Kammler)793.

Nella tavola che segue riassumo i dati che si ricavano da questi documenti in relazione alla durata della cremazione e alla capacità teorica di cremazione in 24 ore per ogni tipo di forno:

788 APMO, BW 30/7/34, p. 54.

789 Poiché i consumi relativi al forno a 2 muffole - e alle 2 muffole laterali del forno a 3 muffole - sono certi, il consumo di 15,5 kg/h/muffola può riferirsi soltanto ad un cadavere normale: se si riferisse ad un cadavere medio, la muffola centrale non solo non consumerebbe coke, ma ne farebbe risparmiare quasi 11 kg; se si riferisse ad un cadavere magro, il risparmio di calore sarebbe di quasi 20 kg di coke. Entrambe le ipotesi sono irreali.

790 Letter from the Topf firm to the SS-Neubauleitung of the concentration camp Mauthausen, Nov. 1, 1940.BAK, NS 4 Ma/54.

791 Letter from the Topf firm to the SS-Neubauleitung of the concentration camp Mauthausen, July 14, 1941. Weimar State Archives, LK 4651.

792 Vedi capitolo 11. 3.

793 Vedi capitolo 11. 2.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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tipo di forno documento 1 documento 2 documento 3 documento 4

durata capacità durata capacità durata capacità durata capacità

a 2 muffole - 60’ - 24 - 33-40’ -72-86 -34-35’ - 83 - 25’ - 113

a 3 muffole / / / / - 27’ - 160 - 15’ - 288

a 8 muffole / / / / - 14-15’ - 800 - 15’ - 768

Per giudicare la fondatezza tecnica di questi dati e accertare la durata media del processo di cremazione nei forni Topf di Auschwitz-Birkenau, ho utilizzato tre criteri oggettivi principali di verifica, tutti basati su esperienze pratiche, e altri tre supplementari, parimenti fondati sulla pratica:

1) I risultati degli esperimenti di cremazione con coke eseguiti dall’ing. R. Kessler il 5 gennaio 1927.

2) Un frammento delle liste delle cremazioni del crematorio di Gusen.

3) Numerosi frammenti di tali liste relative al crematorio di Westerbork.

4) Un altro importante criterio di giudizio sperimentale è costituito dai risultati pratici di esercizio dei forni Kori per i mattatoi.

5) Le perizie tecniche eseguite dai Sovietici e dai Polacchi sui forni Kori dei crematori di Majdanek (agosto 1944), Stutthof (maggio 1945) e Sachsenhausen (giugno 1945) forniscono ulteriori elementi di giudizio utili.

6) Le liste delle cremazioni del crematorio di Terezín - che era dotato di quattro forni Ignis-Hüttenbau riscaldati con nafta, senza dubbio i più efficienti tra tutti quelli costruiti durante la Seconda guerra mondiale - costituiscono infine un criterio di giudizio essenziale che ci permette di fissare il limite minimo della durata del processo di cremazione ottenibile negli impianti costruiti negli anni Quaranta nei campi di concentramento tedeschi.

 

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