AUSCHWITZ la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt 5^ parte

È dunque insensato asserire che «le camere di disinfestazione erano progettate per operare con concentrazioni di acido cianidrico molto alte»: il “Kreislaufgerät” era un dispositivo che permetteva la rapida evaporazione di qualunque quantitativo di acido cianidrico attraverso la ricircolazione di aria calda. Ed è ovvio che esso avrebbe fatto evavorare ancora più rapidamente quantitativi più esigui di acido cianidrico.

L'affermazione seguente, che nelle presunte camere a gas omicide si usassero concentrazioni di HCN «quaranta-settanta » inferiori, cioè di 0,5-0,3 g/m3, è smentita categoricamente dai testimoni addotti da van Pelt stesso, e in particolare da Höss, il quale indicò dati esatti dai quali si ricava una concentrazione di circa 17 g/m3 di HCN nelle presunte camere a gas omicide contro i 20 delle camere Degesch-Kreislauf.

Van Pelt dice infine che in queste camere le alte concentrazioni di HCN «erano erogate per diverse ore», il che è vero solo in parte, ma ovviamante questo tempo serviva per uccidere i pidocchi.

In rapporto alla gasazione di esseri umani tale obiezione non ha senso, perché significherebbe questo:

poiché le camere Degesch-Kreislauf impiegavano «diverse ore» a uccidere i pidocchi, esse erano inadatte a uccidere esseri umani.

Passiamo alla seconda motivazione di van Pelt:

«In secondo luogo, le camere di disinfestazione, come ha osservato Leuchter, erano progettate in modo da garantire la massima sicurezza per coloro che usavano, mentre permettevano la massima efficienza possibile nel rapido carico e scarico della camera. Il problema della sicurezza era di minore importanza nelle camere a gas [omicide] perché i Sonderkommandos che entravano nel locale si potevano sacrificare»607.

Van Pelt dimentica che coloro che usavano le camere di disinfestazione erano detenuti come quelli del cosiddetto “Sonderkommando”, perciò non si comprende perché le norme di sicurezza dovesso valere per gli uni ma non per gli altri.

Dalla testimonianza sovietica di Tauber risulta che il lavoro del cosiddetto “Sonderkommando” era organizzato razionalmente e a ogni detenuto era assegnato un compito specifico. In pratica, nella propspettiva olocaustica, i detenuti del “Sonderkommando” erano degli operai “specializzati” e le SS avevano tutto l'interesse a mantenere intatta la loro efficienza. Senza contare che essi erano sorvegliati da SS, che dunque erano esposte al rischio di avvelenamento. Perciò le misure di sicurezza, nell'ipotesi di gasazioni omicide, non potevano essere «o di minore importanza», se non altro per salvaguardare le guardie SS.

D'altra parte, come abbiamo visto nel capitolo 2.6.7, secondo Prüfer, Bischoff aveva ordinato alla Topf i 10 Gasprüfer perché «dopo l'avvelenamento di detenuti nelle camere a gas» si erano verificati casi di «avvelenamento del personale di servizio che lavorava in queste camere», cioè, appunto, di detenuti del “Sonderkommando”.

Eccoci infine alla terza motivazione:

«Inoltre nel caso delle camere a gas [omicide], l'efficienza nel riempire il locale con persone vive e nel recuperare poi i loro corpi era meno importante. Ma nel caso delle camere di disinfestazione il fattore che ne delimitava la velocità [di gasazione] era la tecnologia stessa del locale; nel caso delle camere a gas era il processo di cremazione che invariabilmente si svolgeva in modo considerevolmente più lento della gasazione. In altre parole, i locali di disingestazione erano progettati per operare più o meno continuamente con alte dosi di acido cianidrico e relativamente brevi periodi di tempo fermo intermedio, mentre le camere a gas erano progettate per operare per brevissimo tempo con basse dosi di acido cianidrico, rimanendo ferme per lunghi periodi di tempo»608.

Ma un impianto progettato per funzionare «continuamente» con una concentrazione di HCN molto vicina a quella delle presunte camere a gas omicide (20 g/m3 contro circa 17 g/m3) avrebbe solo reso più efficienti eventuali gasazioni omicide discontinue.

Dal punto di vista storico, la questione dibattuta da van Pelt assume un carattere completamente diverso. Si potrebbe certo chiedere perché, se Auschwitz divenne un campo di sterminio «alla metà del 1942»609, la Zentralbauleitung, dovendo progettare delle camere a gas omicide, non pensò ai dispositivi di ricircolazione di cui discusse con la ditta Boos nel settembre 1942. Ma non è questo il punto essenziale.

Nel giugno 1942 fu terminato il complesso denominato “Entlausungs- und Effektenbaracken” (Baracche di disinfestazione e per effetti personali)(BW 28), costituito da 4 baracche magazzino e da 607 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 380.

608 Idem.

609 Idem, p. 69.

 
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una camera a gas a Zyklon B che entrò in funzione poco dopo610. La camera a gas era dotata di due ventilatori611. Le “Entlausungsbaracken” (baracche di disinfestazione) I e II, situate rispettivamente nel BA Ia e nel BA Ib di Birkenau, i BW 5a e 5b, possedevano una camera a gas a Zyklon B, con due ventilatori e tre stufe, in funzione dall'autunno 1942612. Anche la camera a gas a Zyklon B del Block 3 di Auschwitz era dotata di un ventilatore aspirante613.

La cosa incredibile è che, per l'attuazione di un presunto ordine governativo di sterminio in massa, la Zentralbauleitung nelle presunte camere a gas omicide dei Bunker di Birkenau - che, secondo van Pelt, avrebbero fatto più di 200.000 vittime614, non fece installare neppure un misero ventilatore. E la stessa cosa vale per le tre presunte camere a gas omicide dei crematori IV e V. Nelle “Richtlinien für die Anwendung von Blausäure (Zyklon) zur Ungeziefervertilgung (Entwesung)”615, dopo la gasazione di un edificio con Zyklon B a scopo di disinfestazione, si prescrive una ventilazione di almeno 20 ore. Lo stesso Höss, parlando della presunta gasazione omicida nel Block 11 dello Stammlager, afferma che «dopo la gasazione l'intero edificio dovette essere arieggiato per almeno due giorni»616.

È dunque certo che la ventilazione naturale avrebbe ridotto enormemente l'efficienza delle presunte camere a gas omicide, aumentando i rischi: ma allora perché in queste otto (su dieci) presunte camere a gas omicide non furono installati dei semplici ventilatori?

6.3. “Verbrennung” (cremazione) e “Sonderbehandlung” (trattamento speciale)

6.3.1. Il documento

Passiamo infine all'esame dell'unico “indizio criminale” trovato da van Pelt.

Il 29 gennaio 1943 si svolse un colloquio tra l’SS-Unterscharführer Swoboda, capo della Sezione tecnica (Technische Abteilung) della Zentralbauleitung, e l’ing. Tomitschek della AEG-Kattowitz. Lo stesso giorno Swoboda redasse una nota per gli atti con oggetto:“Fornitura di energia elettrica e installazione del campo di concentramento e campo per progionieri di guerra” (Stromversorgung und Installation des KL und KGL). In questo documento egli rileva che la AEG non aveva ancora ricevuto le assegnazioni di ferro e di altri metalli, perciò non poteva far fronte ai lavori che aveva in appalto. Swoboda continua:

«Per questo motivo non è neppure possibile completare l’installazione e la fornitura di energia elettrica del crematorio II nel campo per prigionieri di guerra entro il 31 gennaio 1943. Il crematorio può essere completato soltanto prelevando materiali immagazzinati destinati ad altre costruzioni, sicché la messa in funzione non può avvenire prima del 12 febbraio 1943.

Questa messa in funzione si può tuttavia estendere soltanto a un uso limitato delle macchine esistenti (con la qual cosa si rende possibile una cremazione con contemporaneo trattamento speciale), poiché la linea di alimentazione che porta al crematorio è troppo debole per il consumo della potenza di esso».

[«Aus diesem Grunde ist es auch nicht möglich, die Installation und Stromversorgung des Krematoriums II im KGL bis 31.1.43 fertigzustellen. Das Krematorium kann lediglich aus lagernden, für andere Bauten bestimmten Materialen soweit fertiggestellt werden, dass eine Inbetriebsetzung frühestens am 15.2.43 erfolgen kann. Diese Inbetriebsetzung kann sich jedoch nur auf beschränkten Gebrauch der vorhandenen Maschinen erstrecken (wobei eine Verbrennung mit gleichzeitigen Sonderbehandlung möglich gemacht wird), da die zum Krematorium führende Zuleitung für dessen Leistungsverbrauch zu schwach ist»]617.

610 C. Mattogno, , “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 62-63.

611 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., fotografia 13 a p. 45.

612 Vedi capitolo 13.

613 Idem.

614 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 455.

615 NI-9912.

616 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss. Einaudi, Torino, 1985, p. 174. Testo tedesco: Die "Endlösung der Judenfrage" in KL Auschwitz, in: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss. Herausgegen von Martin Broszat. Deutscher Taschenbuch Verlag, Monaco, 1981, p. 159.

617 Aktenvermerk dell’ SS-Unterschaführer Swoboda del 29 gennaio 1943.RGVA, 502-1-26, p. 196.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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Van Pelt insiste molto sulla necessità della conoscenza del contesto storico per comprendere il significato di questa lettera. Egli afferma che «è importante conoscere il contesto di questa lettera»618 e ribadisce:

«Ho fornito il contesto storico di questo documento perché, come ogni altro documento, esso è muto se viene preso da solo. Come ogni altro elemento di prova, esso dev'essere inserito nel contesto che gli appartiene e ciò richiede la conoscenza di ciò che accadeva all'epoca, nel cantiere edilizio a Birkenau, nell'ufficio degli architetti e, in questo caso, in Grecia»619.

Egli riafferma poi che

«qui è importante rilevare che la regola fondamentale nell'interpretazione del materiale di prova storico è che ogni elemento di prova dipende dal contesto dal quale è tratto»620 e ripete ancora una volta:

«La nota per gli atti Tomitschek/Swoboda scritta frettolosamente è del tutto incomprensibile come fonte storica se non si conosce il contesto storico, che include la fretta con cui le SS cercavano di completare i crematori,le difficoltà che incontravano nell'ottenere le assegnazioni di materiali edilizi, il significato del termine Sonderbehandlung, la necessità di accendere i forni prima del loro impiego ecc.»621.

6.3.2. Il “contesto storico” secondo van Pelt

Vediamo dunque quale sia questo contesto storico illuminante delineato da van Pelt:

«[1] Dall'inizio alla fine di gennaio [1943] giunsero ad Auschwitz trasporti regolari e i Bunker riuscirono a stento a far fronte ad essi.

[2] Infatti Eichmann fu costretto a deviare a Sobibor e Treblinka treni destinati ad Auschwitz.

[3] Il completamento dei crematori era della massima urgenza. Ma di fatto la costruzione era rimasta indietro di due mesi rispetto al previsto. Problemi inattesi nella fornitura elettrica agli edifici aveva causato ritardi supplementari.

[4] Quando gli architetti SS modificarono il piano seminterrato dei crematori II e III per includervi una camera a gas, essi aumentarono il consumo di elettricità previsto [in precedenza] per l'edificio. Ora il sistema di ventilazione doveva nello stesso tempo estrarre lo Zyklon B622 dalle camere a gas e soffiare sul fuoco [fan the flames] dei forni crematori.

[5] Essi si erano messi in contatto coll'AEG, l'appaltatrice dei sistemi elettrici, ma, a causa del razionamento, la AEG non era riuscita ad ottenere i cavi resistenti e gli interruttori di circuito che il sistema richiedeva. Come risultato, il crematorio II dovette essere fornito di un sistema elettrico temporaneo; nulla invece era disponibile per l'impiego nel crematorio III.

[6] Il rappresentante della AEG di Kattowitz, l'ingegner Tomitschek, mise in guardia la Zentralbauleitung sul fatto che la potenza del sistema temporaneo non avrebbe permesso simultaneamente “trattamento speciale” e cremazione.

[7] Le SS non badarono a questo avvertimento: quando il crematorio II fu finalmente consegnato alle autorità del campo, esse cominciarono immediatamente a far funzionare i forni a pieno regime, contrariamente al consiglio di Tomitschek.

[8] Il sistema elettrico prese fuoco.

[9] Sia il sistema di tiraggio forzato che soffiava sul fuoco dei crematori sia il sistema di ventilazione per estrarre lo Zyklon B dalla camera a gas furono danneggiati»623.

6.3.3. Gli errori di van Pelt

In queste poche righe van Pelt ha esposto un tale congerie di errori, falsificazioni e assurdità che è necessario esaminare frase per frase. Appunto per questo nella citazione che precede le ho numerate progressivamente.

618 Idem.

619 Idem, p. 331.

620 Idem, p. 332.

621 Idem, p. 333.

622 Si intenda: i vapori di acido cianidrico.

623 Idem, pp. 329-331.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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[1] Secondo il “Kalendarium” di Auschwitz, nel gennaio 1943 furono gasate circa 45.700 persone in due Bunker, in media circa 1.475 al giorno. Van Pelt afferma che queste presunte gasazioni erano state effettuate «a stento», e da ciò dipendeva l'urgenza dei crematori. Tuttavia Dragon, che van Pelt tiene in alta considerazione, nella deposizione polacca del 10 e 11 maggio 1945 dichiarò che i due Bunker avevano una capienza di circa 4.500 persone624, perciò la loro capacità minima di sterminio era di 4.500 persone al giorno. Ciò significa che anche eseguendo una sola gasazione al giorno, i due Bunker nel gennaio 1943 avrebbero avuto una capacità di sterminio (4.500 x 31 =) 139.500 persone!

Dunque il testimone Dragon contraddice il fondamento stesso delle elucubrazioni di van Pelt.

[2] L'affermazione che «Eichmann fu costretto a deviare a Sobibor e Treblinka treni destinati ad Auschwitz» non ha alcun fondamento storico; a sostegno di essa infatti van Pelt non può addurre alcun documento.

[3] L'urgenza della costruzione dei crematori non aveva nulla a che fare con le presunte gasazioni omicide. Per quanto riguarda il crematorio II, il termine del 31 gennaio 1943 era già stato proposto da Bischoff il 18 dicembre 1942625 e accettato da Himmler qualche giorno dopo626. Ma il 4 gennaio 1943 Bischoff comunicò a Kammler che non poteva rispettare i termini prestabiliti (il 31 gennaio per il crematorio II, il 31 marzo per il crematorio III e il 28 febbraio per il crematorio IV). Il giorno 11 Kammler rispose che era d'accordo «coll'inosservanza dei termini di completamento» suddetti a patto che si facesse il possibile per accelerare i lavori627. Appunto per questo nella nota per gli atti di Swoboda si dice che «non è neppure possibile completare l’installazione e la fornitura di energia elettrica del crematorio II nel campo per prigionieri di guerra entro il 31 gennaio 1943». Secondo il “Kalendarium” di Auschwitz, nel dicembre 1942 nei due Bunker furono gasate circa 16.800 persone, il che rende ancora più inconsistente la congettura di van Pelt sull'urgenza dei crematori.

[4] L'affermazione di van Pelt che gli architetti della Zentralbauleitung, progettando la presunta camera omicida, «aumentarono il consumo di elettricità previsto [in precedenza] per l'edificio» è completamente falsa.

Infatti il consumo elettrico previsto per il Leichenkeller 1 prima della sua presunta trasformazione in camera a gas omicida rimase invariato anche dopo la presunta trasformazione.

Nel “Preventivo di costo per impianti di aerazione e disaerazione” (Kostenanschlag über Be- und Entlüftungs-Anlagen) del futuro crematorio II redatto dalla Topf il 4 novembre 1941, per la ventilazione del “B”-Raum (= belüfteter Raum: locale aerato), cioè il Leichenkeller 1628 erano previsti 2 soffianti (uno di Belüftung l’altro di Entlüftung), ciascuno con portata oraria di 4.800 m3 di aria contro una pressione totale di 40 mm di colonna d’acqua e azionato da un motore trifase di 2 cavalli vapore di potenza. Il costo complessivo dell’impianto era di 1.847 RM629.

Gli impianti di ventilazione effettivamente installati nel crematorio II sono elencati nella fattura

n. 171 redatta dalla ditta Topf in data 22 febbraio 1943. Secondo questa fattura, relativa alla “Fornitura di impianti di aerazione e disaerazione come sono stati descritti in modo particolareggiato nel nostro preventivo di costo del 4.11.1941” (Lieferung von Be- und Entlüftungsanlagen wie sie im einzelnen in uns. Kostenanschlag vom 4.11.41 beschrieben worden sind), nel “B”-Raum furono installati 2 soffianti (uno di Belüftung l’altro di Entlüftung), ciascuno con portata oraria di 4.800 m3 di aria contro una pressione totale di 40 mm di colonna d’acqua e azionato da un motore trifase di 2 cavalli vapore di potenza al prezzo complessivo di 1.847 RM630.

Dunque il consumo elettrico previsto per il crematorio II non era stato minimamente accresciuto dalla presunta trasformazione del Leichenkeller 1, e ciò dimostra ulteriormente che le congetture di van Pelt sono prive di fondamento.

[5] Le difficoltà relative al razionamento del metallo (l'assegnazione per il crematorio II richiesta dalla AEG nel novembre 1942 non era stata ancora consegnata alla fine del gennaio 1943) dimostrano che il crematorio II non aveva una particolare priorità per le SS; se esso, come pretende van Pelt, era destinato a diventare il centro di un presunto sterminio a Birkenau ordinato da Himmler stesso, tali difficoltà risulterebbero inspiegabili.

[6] L'asserzione di van Pelt che «la potenza del sistema temporaneo non avrebbe permesso simultaneamente “trattamento speciale” e cremazione» è completamente infondata, perché il testo dice esattamente il contrario: l’utilizzazione limitata delle «“macchine esistenti”» rendeva comunque possibile «“cremazione con contemporaneo trattamento speciale”».

624 Processo Höss, tomo 11, p. 104.

625 Fernschreiben di Bischoff a Kammler del 18 dicembre 1942 con oggetto “Fertigstellung der Krematorien”. APMO, BW 30/27, p. 17.

626 Lettera di Bischoff alla Topf del 22 dicembre 1942. APMO, BW 30/27, p. 51.

627 Lettera di Kammler alla Zentralbauleitung dell'11 gennaio 1943 con oggetto “Fertigstellung der Krematorien”. RGVA, 502-1-313, p. 59.

628 Il Leichenkeller 2, in questo documento, viene denominato „L”-Raum. J.-C. Pressac interpreta come “Leichenraum”, “obitorio”.

629 J.A. Topf & Söhne, Kostenanschlag über Be- und Entlüftungs-Anlagen. 4 novembre 1941. RGVA, 502-1-327, pp. 151-153.

630 RGVA, 502-1-327, p. 25. Vedi capitolo 1.8.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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[7] Van Pelt afferma che le SS «cominciarono immediatamente a far funzionare i forni a pieno regime», ma ciò è storicamente falso, perché il danneggiamento del camino e dei condotti del fumo fu provocato dal «riscaldo di singoli forni» (Heizung nur einzelner Öfen)631.

[8] Van Pelt pretende che «il sistema elettrico prese fuoco», il che è falso, perché la causa del danneggiamento non fu elettrica, ma termica, come chiarirò nel punto seguente.

[9] Van Pelt afferma che «sia il sistema di tiraggio forzato che soffiava sul fuoco dei crematori sia il sistema di ventilazione per estrarre lo Zyklon B dalla camera a gas furono danneggiati», il che è completamente falso. La nota per gli atti di Kirschneck del 25 marzo 1943 dice chiaramente che gli unici impianti che si erano danneggiati erano «i tre impianti di tiraggio aspirato (die drei Saugzuganlagen)» e che il danneggiamento era stato provocato da «temperature troppo alte (durch zu hohe Temperaturen)». La Zentralbauleitung aveva l'intenzione di tenere «i tre motori elettrici (ciascuno di 15 CV)» dei tre impianti a condizione che questi non fossero stati danneggiati dalle alte temperature (durch die hohen Temperaturen)632, il che conferma che il danno non era di natura elettrica. Il «il sistema di ventilazione per estrarre lo Zyklon B dalla camera a gas», cioè il sistema di Belüftung-Entlüftung, naturalmente non si era danneggiato affatto. D'altra parte il «il sistema di tiraggio forzato», cioè i tre Saugzuganlagen, serviva a favorire l'evacuazione dei fumi durante la cremazione aumentando la depressione nel camino, e solo indirettamente ciò accresceva anche il regime di griglia dei focolari. Secondo van Pelt, invece, l' impianto di tiraggio aspirato «soffiava sul fuoco» come un mantice per attizzare le fiamme.

Questa grave incomprensione demolisce definitivamente le congetture di van Pelt. Egli infatti conclude:

«Il problema discusso da Tomitschek e Swoboda era incentrato nella circostanza che per azionare il sistema di ventilazione delle camere a gas era necessaria l'elettricità.

Tuttavia, mentre questo sistema di ventilazione doveva estrarre l'acido cianidrico dalla camera a gas, nello stesso tempo anche il crematorio aveva bisogno di elettricità per azionare il sistema di tiraggio forzato per riscaldare i forni crematori mentre venivano preparati per cremare i resti delle persone uccise nelle camere a gas. In altre parole, c'era una sovrapposizione nel consumo di corrente per la camera a gas e per i forni, perché l'una usava ancora elettricità dopo che era avvenuta l'uccisione, gli altri usavano elettricità prima che la cremazione potesse cominciare»633 (corsivo di van Pelt).

In ciò consisterebbe la «cremazione con contemporaneo trattamento speciale» (Verbrennungs mit gleichzeitiger Sonderbehandlung). Fermo restando che il testo della nota per gli atti di Swoboda dice il contrario di ciò che pretende van Pelt, rilevo che una tale «sovrapposizione nel consumo di corrente» è tecnicamente insensata, perché i tre impianti di tiraggio aspirato non erano affatto necessari per il preriscaldo dei forni, come è dimostrato dal fatto che, in pratica, tutti i crematori di Auschwitz-Birkenau funzionarono con tiraggio naturale.

Ironicamente, proprio dove van Pelt si richiama con magniloquenza alla «regola fondamentale nell'interpretazione del materiale di prova storico», al «contesto storico», la cui ignoranza rende un documento «del tutto incomprensibile», egli dà prova di totale ignoranza del contesto storico del documento, fornendo in tal modo un eloquente esempio della sua straordinaria incompetenza storico-tecnica.

6.3.4. Il vero contesto storico

Per capire il senso della frase summenzionata è necessario stabilire anzitutto quali fossero le «macchine esistenti».

Il 29 gennaio 1943 Prüfer ispezionò i cantieri dei quattro crematori di Birkenau e redasse un verbale di prova” (Prüfbericht) nel quale, a proposito del crematorio II, scrisse:

«Questo complesso edilizio è completato dal punto di vista costruttivo salvo per lavori secondari minori (il soffitto del Leichekeller 2 non si è potuto ancora disarmare a causa del gelo). I cinque forni crematori a 3 muffole sono pronti e attualmente vengono riscaldati per l’essiccamento. La fornitura dell’impianto di aerazione e disaerazione per il Leichenkeller [1] tarda in conseguenza del blocco dei carri merce, sicché si può prevedere che l’installazione possa avvenire soltanto entro 10 giorni. Perciò l’entrata in funzione del

631 Vedi capitolo 8.8.3.

632 APMO, BW 30/25, p. 8.

633 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 332. Corsivo di van Pelt.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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crematorio II è fissata al 15 febbraio 1943». [«Dieser Gebäudekomplex ist baulich bis auf kleinere Nebenarbeiten fertiggestellt (Decke des Leichenkellers 2 kann wegen Frost noch nicht ausgeschalt werden). Die 5 Stück Dreimuffel-Einäscherungsöfen sind fertig und werden z. Zt. trockengeheizt. Die Anlieferung der Be- und Entlüftungsanlage für die Leichenkeller verzögerte sich im Folge der Waggonsperre, sodass der Einbau voraussichtlich erst in 10 Tagen erfolgen kann. Somit ist die Inbetriebnahme des Krematoriums II bestimmt am 15.2.43 möglich»]634.

Riallacciandosi a questo rapporto, la nota per gli atti di Swoboda precisa:

1) che il termine indicato da Prüfer per l’entrata in servizio del crematorio (il 15 febbraio 1943) poteva essere rispettato soltanto con un «uso limitato delle macchine esistenti»

2) che ciò avrebbe comunque garantito «una cremazione con contemporaneo trattamento speciale».

Quali erano le «macchine esistenti»? La risposta a questa domanda si trova in due importanti documenti. Nella nota per gli atti di Kirschnek del 29 gennaio 1943, nel quale, con riferimento al crematorio II, si legge:

«I collegamenti elettrici per i motori relativi al forno per i soffianti vengono attualmente montati. I 3 grossi impianti di tiraggio aspirato, che si trovano accanto alle canne fumarie635, sono installati e vengono resi pronti per l’uso. Anche qui attualmente vengono eseguiti i collegamenti elettrici per i motori. Il montacarichi per i cadaveri viene attualmente installato in via provvisoria (come montacarichi piano). L’impianto di aerazione e disaerazione per il Leichenkeller [1], in conseguenza del blocco dei carri merce, che è cessato solo qualche giorno fa, non è ancora arrivato, [ma ora] i carri merce circolano e si attende ogni giorno l’arrivo di questi materiali. L’installazione può avvenire in circa 10 giorni».

[«Die elektrischen Anschlüsse für die zum Ofen gehörenden Motore für die Druckluftgebläse werden z. Zt. verlegt. Die 3 grossen Saugzuganlagen, an den Schornsteinen befindlich, sind eingebaut und betriebsfertig erstellt. Auch hier werden zur Zeit die elektrischen Anschlüsse für die Motoren verlegt. Der Leichenaufzug wird z. Zt. provisorisch eingebaut (als Plateauaufzug). Die Be- und Entlüftungsanlage für die Leichenkeller ist infolge der Waggonsperre, die vor einigen Tagen erst aufgehoben wurde, noch nicht eingetroffen, die Waggons rollen und wird täglich mit dem Eintreffen dieser Materialen gerechnet. Der Einbau kann in ca. 10 Tagen erfolgen»]636.

Questo rapporto è pienamente confermato dai moduli relativi al tempo di lavoro redatti dall’installatore della Topf Messing, che descrivono i seguenti lavori da lui eseguiti nel crematorio II nel gennaio-febbraio 1943:

«4-5/1/43:Viaggio.

5-10/1/43: Installazione degli impianti di tiraggio aspirato nel crematorio.

11-17/1/43: Trasporto e installazione dei 3 impianti di tiraggio aspirato nel crematorio I [=II].

18-24/1/43: Impianti di tiraggio aspirato nel crematorio I K.G.L. installati.

25-31/1/43: Impianti di tiraggio aspirato e di aerazione e disaerazione. 5 soffianti secondari per i 5 forni a tre muffole installati. Trasporto del materiale.

1-7/2/43: Soffianti secondari per i cinque forni a tre muffole installati».

[«4-5/1/43: Reise.

5-10/1/43: Montagen d. Saugzug-Anlagen im Krematorium.

11-17/1/43: Transport und Montage der 3 Saugzug-Anlagen im Krematorium I.

18-24/1/43: Saugzug-Anlagen im Krematorium I. K.G.L. montiert.

25-31/1/43: Saugzug u. Be u. Entlüftungsanlagen. 5 Stück Sekundargebläse für die 5 Dreimuffe1öfen montiert. Transport des Materials.

1-7/2/43: Sekundargebläse für die fünf Dreimuffelofen montiert»]637.

Il montacarichi provvisorio non era stato ancora installato; esso fu ordinato dalla Zentralbauleitung alla Häftlingsschlosserei il 26 gennaio 1943 (Auftrag Nr.2563/146), ma la sua fabbricazione terminò il 13 marzo638.

634 Prüfbericht des Ing. Prüfers del 29 gennaio 1943. APMO, BW 30/34, p. 101.

635 I 3 Saugzuganlagen si trovavano in tre locali situati davanti alle tre canne fumarie in cui era suddiviso il camino.

636 Aktenvermerk di Kirschnek del 29 gennaio 1943. APMO, BW 30/34, p. 105.

637 Topf, Arbeits-Bescheinigung di Messing per il periodo 4 gennaio- 7 febbraio 1943. APMO, BW 30/31, pp. 31-36. Cfr. Jean-Claude Pressac, Auschwitz : Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 370.

638 Processo Höss, tomo 11, p. 83. Vedi capitolo 1.9.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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Ricapitolando, le «macchine esistenti» il 29 gennaio 1943 erano:

• I tre impianti di tiraggio aspirato (Saugzuganlagen) del camino, dotati ciascuno di un soffiante 625 D (Gebläse 625 D)639, con motore a corrente trifase per 380 volt di 15 CV640.

• Le cinque soffierie (Druckluftanlagen) dei forni crematori, fornite ciascuna di un soffiante 275 M (Gebläse Nr. 275 M) con motore a corrente trifase di 3 CV, 1420 giri al minuto, 380 volt (Drehstrommotor 3 PS, n = 1420/Min. 380 Volt)641.

Le macchine previste ma non esistenti erano invece:

• l'impianto di aerazione e disaerazione (Be- und Entlüftungsanlage) per il “B-Raum” (2 motori a corrente trifase per 380 volt di 2 CV),

• l’impianto di disaerazione (Entlüftungsanlage) per la sala forni (1 motore a corrente trifase per 380 volt di 3,5 CV),

• l’ impianto di disaerazione (Entlüftungsanlage) per le sale di dissezione, di composizione e di lavaggio delle salme (Sezier-Aufbahrungs- u.Waschraum)(1 motore a corrente trifase per 380 volt di 1 CV),

• l’impianto di disaerazione (Entlüftungsanlage) per il “L-Raum” (1 motore a corrente trifase per 380 volt di 5,5 CV)642,

• il montacarichi piano (Plateauaufzug).



Dunque le macchine non esistenti rendevano impossibile l’uso del Leichenkeller 1 come camera a gas omicida.

Ma se nonostante ciò l’uso limitato delle macchine esistenti - cioè degli impianti di tiraggio aspirato e dei soffianti dei forni - avrebbe comunque garantito «una cremazione con contemporanea Sonderbehandlung (trattamento speciale)», è chiaro che questa Sonderbehandlung non soltanto non può avere alcuna relazione con la presunta camera a gas omicida del Leichenkeller 1, ma ha invece inevitabilmente una stretta connessione in generale con questi impianti, in particolare con la cremazione stessa: essa si riferisce ad un trattamento di cadaveri, non già ad un trattamento di persone vive.

6.3.5. Il significato del documento

Passiamo al significato reale del documento.

Van Pelt dice giustamente che nel contesto storico rientra anche «il significato del termine Sonderbehandlung». Ora, come ho rilevato sopra, è un fatto assodato che esistono numerosi documenti di Auschwitz nei quali tale termine ha incontestabilmente un significato igienico-sanitario643, mentre van Pelt non adduce un solo documento dal quale risulti che esso fosse «un ovvio eufemismo per uccisione»644. Di conseguenza, considerando il contesto storico, il significato del termine Sonderbehandlung nella nota per gli atti del 29 gennaio 1943 può essere soltanto una estensione del significato igienico-sanitario summenzionato, ossia: le «macchine esistenti» avrebbero garantito anche con un uso limitato una cremazione ineccepibile dal punto di vista igienico-sanitario, ossia una cremazione totale (incenerimento) e non parziale (carbonizzazione).

L’importanza degli impianti di tiraggio aspirato e dei soffianti dei forni per realizzare una cremazione ineccepibile risulta anche da altre fonti. Prüfer stesso, nel corso dell’interrogatorio del 5 marzo 1946 da parte del capitano sovietico Schatonovski, dichiarò:

«Nei crematori civili viene insufflata aria preriscaldata per mezzo di un soffiante speciale, per cui il cadavere brucia più rapidamente e senza fumo. Il sistema costruttivo dei crematori per i campi di concentramento è diverso; esso non permette il riscaldo preliminare dell'aria, perciò il cadavere brucia più lentamente e con sviluppo di fumo. Per ridurre il fumo e l'odore, viene impiegata una ventilazione»645.

639 Versandanzeige della Topf del 18 giugno 1942 relativo a “Teile zu den 5 Topf-Dreimuffel-Öfen” per il crematorio II. RGVA, 502-1-313, p. 165.

640 Schluss-Rechnung della ditta Topf alla Zentralbauleitung riguardo a “BW 30 - Krematorium II”. RGVA, 502-2-26, p. 230.

641 Versandanzeige della Topf del 16 aprile 1942 relativo a “Teile zu den 5 Topf-Dreimuffel-Öfen” per il crematorio II. RGVA, 502-1-313, p. 167.

642 Topf, Rechnung Nr. 171 del 22 febbraio 1943 relativa agli impianti di ventilazione del crematorio II. RGVA, 502-1-327, pp. 250-250a.

643 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 47-73..

644 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 110.

645 J. Graf, Anatomie der sowjetischen Befragung der Topf-Ingenieure. Die Verhöre von Fritz Sander, Kurt Prüfer, Karl Schultze und Gustav braun durch die Offiziere der sowjetischen Antispionageorganisation Smersch (1946/1948), op. cit., p. 404.

 

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Per ridurre la formazione di fumo, come si riteneva allora, erano appunto necessari un maggiore tiraggio del camino (donde la progettazione di impianti di rafforzamento di tiraggio) e un maggiore apporto di aria di combustione (donde l’installazione di soffianti per le muffole).

L’importanza della presenza di questi soffianti è attestata da una lettera della Topf del 6 giugno 1942, nella quale la ditta pregava la Zentralbauleitung di Auschwitz di inviare a Buchenwald «un soffiante con motore (ein Gebläse mit Motor)», altrimenti non si sarebbe potuto mettere in funzione il forno crematorio a tre muffole appena costruito [«da wir sonst den dort neu errichteten Dreimuffel-Ofen nicht in Betrieb nehmen können»]646.

Come ho spiegato sopra, la richiesta di Bischoff dei 10 analizzatori dei gas combusti (Gasprüfer) per i forni crematori rientra appunto in tale contesto.

Il senso della frase di Swoboda è dunque che, sebbene queste apparecchiature essenziali per la cremazione potessero essere usate soltanto in modo limitato, si poteva tuttavia effettuare una cremazione ineccepibile dal punto di vista igienico-sanitario.

Questo significato traspare anche in un documento anteriore di un paio di settimane.

Il 13 gennaio 1943 Bischoff scrisse ai Deutsche Ausrüstungswerke di Auschwitz una lettera con oggetto “Esecuzione dei lavori di falegnameria per il locale Bauvorhaben”. In questo scritto egli lamentò tra l’altro il ritardo della fornitura delle porte per il crematorio II:

«Così, in particolare, dovete fornire le porte ordinate con incarico del 20 ottobre 1942 protocollo n. 17010/42/Ky/Pa per il crematorio I [= II], il quale si rende urgentemente necessario per l’attuazione delle misure speciali, altrimenti il progresso dei lavori di costruzione sarà messo in forse».

[«So sind vor allem die mit Auftragsschreiben vom 26.10.42 Bftgb.Nr.17010/42/Ky/Pa bestellten Türen für das Krematorium I im KGL, welches zur Durchführung der Sondermassnahmen dringend benötigt wird, umgehend anzuliefern, da sonst der Fortschritt der Bauarbeiten in Frage gestellt ist»]647.

L’ «attuazione delle misure speciali» (Durchführung der Sondermassnahmen) non aveva alcun significato criminale, riferendosi al contrario alla costruzione di installazioni igienico-sanitarie, incluso l’ospedale dei detenuti (Häftlingslazarett) progettato nel settore BIII di Birkenau648. Se dunque il crematorio serviva per la «Durchführung der Sondermassnahmen», significa che anch’esso faceva parte di queste installazioni e la sua funzione igienico-sanitaria era esclusivamente la cremazione dei cadaveri dei detenuti morti al campo.

D'altra parte dalla lettera di Bischoff del 29 gennaio 1943 - come ho mostrato nel capitolo 2.1. - risulta che il Leichenkeller 2 non poteva essere impiegato come camera mortuaria/spogliatoio per i cadaveri dei detenuti immatricolati morti di morte “naturale” perché il locale era inagibile, ma ciò non importava, perché i cadaveri potevano essere messi nel Vergasungskeller. Perciò la «cremazione con contemporaneo trattamento speciale»nel crematorio II il 29 gennaio 1943 non poteva riguardare che cadaveri.

646 Lettera della Topf alla Zentralbauleitung di Auschwitz del 6 giugno 1942. RGVA, 502-1-312, p. 52.

647 APMO, BW 30/34, p. 78.

648 C. Mattogno, Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term, op. cit., pp. 56-60; The Morgues of the Crematoria at Birkenau in the Light of Documents, in: “The Revisionist”, Vol. 2, Number 3, August 2004; IV., “The Detainee Sick-Bay of Construction

Section III at Birkenau”, pp. 289-294.

 


 

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CAPITOLO 7

I PRESUNTI “INDIZI CRIMINALI” PER I BUNKER DI BIRKENAU

7.1. Precisazione sul titolo

 



Gli “indizi criminali” che esaminerò in questo capitolo vengono riferiti da Pressac ai cosiddetti Bunker di Birkenau. Tuttavia, a differenza di quelli già discussi, la cui relazione con i crematori è indubitabilmente stabilita dai documenti stessi che li contengono, nessun documento menziona i Bunker. Perciò per queste fantomatiche installazioni non esistono “indizi criminali” reali, ma soltanto presunti, come ho precisato nel titolo di questo capitolo.

7.2. - “SONDERBEHANDLUNG”

7.2.1. La tesi di Pressac

Nel suo secondo libro Pressac affronta la problematica relativa al termine Sonderbehandlung delineandone la genesi documentaria e il significato e collocandola nel suo contesto storico come segue:

«Himmler aveva scaricato vigliaccamente un abominevole compito criminale su Höss che, per quanto carceriere indurito fosse, non apprezzava per nulla il dubbio onore del quale veniva gratificato. Per finanziare questo “programma” e l’estensione del campo, furono accordati dei fondi considerevoli. Giusto prima della visita del capo delle SS, Bischoff aveva steso un rapporto esplicativo, pronto il 15 luglio [1942], sui lavori da svolgere nello Stammlager, e il cui costo previsto ammontava a 2.000.000 di RM. Il passaggio di Himmler mandò tutto all’aria. Bischoff rielaborò per intero il suo rapporto in funzione dei desideri del Reichsführer, che vedeva in grande, molto in grande, e lo monetizzò in 20.000.000 di RM, e cioè dieci volte di più, un importo accettato il 17 settembre dall’ SS-WVHA [...].

«Col favore di questa insperata manna, e dato che Himmler aveva trovato che lo spogliarsi degli ebrei all’aperto creava disordine, Bischoff chiese nel suo secondo rapporto il montaggio, nei pressi dei due Bunker, di quattro baracche-scuderie in legno quali spogliatoio per gli inabili. Ogni baracca costava 15.000 RM. La richiesta venne formulata

 

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così: “4 Stück Baracken für Sonderbehandlung der Häftlinge in Birkenau/ 4 baracche per [il] trattamento speciale dei detenuti a Birkenau”. Era la prima volta in assoluto che appariva il termine “trattamento speciale”, e questo alla fine del luglio 1942. Ma la categoria di persone che riguardava e la sua finalità erano conosciute con precisione soltanto dalle SS di Berlino e di Auschwitz.

In più, il “trattamento speciale”, così come il “trasferimento di popolazione ebraica”, necessitava dello Zyklon B. Questi termini convenzionali indicavano la liquidazione col gas degli ebrei inabili a Birkenau.

Al fine di migliorare il “trasferimento” degli ebrei, le SS richiesero un camion. Cinque gliene furono assegnati il 14 settembre dall’ SS-WVHA di Berlino, e dovevano essere utilizzati per le “azioni speciali”.

Così, l’atto in se stesso della messa a morte veniva detto “trattamento speciale” o “trasferimento della popolazione ebraica”, mentre l’insieme dell’operazione, includente la selezione, il trasporto degli inabili e la gassazione omicida, era enunciato quale “azione speciale”, un termine che non era, comunque, specificamente criminale, potendosi pure applicare a un’operazione che criminale non era. Nei fatti, i camion servivano a trasportare gli inabili ebrei dalla prima “rampa” della stazione-merci di Auschwitz, dove si effettuava la selezione tra gli abili e gli inabili, verso i Bunker 1 e 2»649.

Pressac ritorna poi un’altra volta sulla questione, scrivendo:

«Fu fra il 10 e il 18 dicembre che la Bauleitung650 fissò le necessità di previsione in materiali (cemento, calce, mattoni, ferro, metalli non-ferrosi, legno, pietre, ghiaia, ecc.) per l’insieme delle realizzazioni in corso e a venire del KGL di Birkenau. Quarantun cantieri vennero inventariati, molto diversi tra loro, come le baracche per i detenuti, i loro sanitari e le infermerie, la loro installazione per l’eliminazione dei pidocchi, i quattro crematori, i recinti di filo spinato e le torri di guardia, l’equipaggiamento per il campo delle guardie SS, la sua Kommandantur, il panificio, le baracche degli operai civili, le strade e la via ferroviaria che collegava Birkenau alla stazione di Auschwitz. Tutti i cantieri, compresa la sauna della truppa SS, furono così contrassegnati:

Oggetto: Kriegsgefangenenlager Auschwitz/

Campo per prigionieri di guerra di Auschwitz

(Durchführung der Sonderbehandlung)/

(Attuazione del trattamento speciale),

ciò che rappresentava un’enorme “sbavatura amministrativa”, ripetuta centoventi volte, che conferma formalmente come, da fine novembre/inizio dicembre 1942, il KGL di Birkenau non fosse più un campo per prigionieri di guerra, ma fosse divenuto, nel suo insieme, il luogo dove veniva attuato il “trattamento speciale»651, che, come abbiamo visto, per Pressac significava «la liquidazione col gas degli ebrei inabili a Birkenau».

7.2.2. I rapporti esplicativi di Bischoff

La ricostruzione del contesto storico nel quale Pressac colloca la genesi della Sonderbehandlung è inficiata già in partenza da un gravissimo errore di interpretazione.

Egli suppone che Bischoff avesse preparato un primo rapporto esplicativo sul campo di Auschwitz con un costo previsto di 2 milioni di RM che fu respinto da Himmler nel corso della sua visita al campo del 17 e 18 luglio 1942, perciò il capo della Zentralbauleitung «rielaborò per intero il suo rapporto in funzione dei desideri del Reichsführer SS» aumentando il costo previsto a 20 milioni di RM.

In realtà il primo rapporto esplicativo preparato da Bischoff si riferisce ai lavori eseguiti nel primo e secondo anno finanziario di guerra652, come viene spiegato chiaramente alla fine del documento:

«L’ampliamento del campo di concentramento descritto in precedenza è stato eseguito nel primo e secondo anno finanziario di guerra» [«Der vorstehend beschriebene

649 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., pp. 55-56.

650 Recte: la Zentralbauleitung.

651 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 71.

652 Secondo le disposizioni dell’Amt II dello Hauptamt Haushalt und Bauten, il secondo anno finanziario di guerra terminava il 30 settembre 1941.

 

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Ausbau des Konzentrationslagers wurde im 1. und 2. Kriegswirtschaftsjahr durchgeführt»]653.

Il secondo rapporto di Bischoff, quello pretesamente “corretto” su indicazioni di Himmler, è invece, semplicemente, il rapporto esplicativo esteso anche al terzo anno finanziario di guerra, come si legge anche qui alla fine del documento:

«Già nel secondo anno finanziario di guerra è stato eseguito un gran numero di lavori, gli altri vengono iniziati nel terzo anno finanziario di guerra e portati avanti con il massimo impiego possibile dell’intera Bauleitung654 e dei mezzi che sono a sua disposizione» [«Bereits im 2. Kriegswirtschaftsjahr wurden eine Anzahl von Bauten durchgeführt, die anderen werden im 3. Kriegswirtschaftjahr begonnen und unter grösstmöglichstem Einsatz der gesamten Bauleitung und der ihr zur Verfügung stehenden Mittel vorangetrieben»]655.

Il fatto che Pressac non si sia accorto di questa differenza elementare ha veramente dell’incredibile.

Quanto infine il nuovo rapporto esplicativo risentisse della visita ad Auschwitz di Himmler del 17 e 18 luglio, si può giudicare dal fatto che il programma era già stato approvato nelle sue linee essenziali dallo Hauptamt Haushalt und Bauten fin dal giugno 1941, perché nella lettera di quest'ufficio al comandante del campo di Auschwitz del 18 giugno 1941, contenente l’elenco dei Bauwerke autorizzati per il terzo anno finanziario di guerra (1° ottobre 1941- 30 settembre 1942), ne sono già elencate venti voci656. Pressac commette dunque una palese forzatura interpretativa pretendendo che questo rapporto esplicativo sia stato «antedatato al 15 luglio, poiché redatto a fine luglio e inviato a Berlino il 3 agosto 1942»657.

In effetti, nessun documento attesta che esso fu redatto alla fine di luglio. L’unico documento citato da Pressac in questo contesto è la lettera di Bischoff all’ SS-WVHA del 3 agosto 1942 con la quale il capo della Zentralbauleitung di Auschwitz inviava all’ Amt CV le “domande di inquadramento” (Rahmenanträge658) contenenti il rapporto esplicativo (Erläuterungsbericht), il preventivo di costo (Kostenvoranschlag) e il piano regolatore (Bebauungsplan) per i progetti di costruzione (Bauvorhaben) “campo di concentramento Ausachwitz” (Konzentrationslager Auschwitz), “Aziende agricole” (Landwirtschaftliche Betriebe) e “Deposito dei materiali Auschwitz (Bauhof Auschwitz) come ordinato dall’ Amt C V/1 dell’ SS-WVHA con scritto del 3 giugno 1942, al quale la lettera di Bischoff in questione fa esplicito riferimento659.

Ma il fatto che il rapporto esplicativo sia stato inviato all’ SS-WVHA il 3 agosto non dimostra minimamente che esso sia stato «redatto a fine luglio» e «antedatato al 15 luglio».

Dunque «il passaggio di Himmler» ad Auschwitz non «mandò all’aria» proprio nulla: Pressac qui ha preso un abbaglio madornale.

Van Pelt e Dwork, scrivono al riguardo:

«In risposta alla riluttanza della IG Farben a sostenere un'operazione da 20,6 milioni, Bischoff propose due progetti. Il primo, preventivato a 2,02 milioni di marchi, fu chiamato “Espansione provvisoria del campo di concentramento di Auschwitz O/S [Oberschlesien o Alta Slesia], che doveva essere costruito con i materiali forniti dalla IG Farben. Il suo scopo principale era quello di dimostrare responsabilità verso la grande impresa. Il secondo progetto, “Progetto di costruzione Auschwitz”, preventivato a 20,6 milioni di marchi, era il vero ordine del giorno di Bischoff»660.

Anch'essi,dunque, al pari di Pressac, della questione hanno capito poco o nulla.

653 Erläuterungsbericht zum prov. Ausbau des Konzentrationslager Auschwitz O/S. TCIDK, 502-1-223, pp.1-22, citazione a p. 9.

654 La Bauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz. K.L. Auschwitz und Landwirtschaft Auschwitz, che dirigeva il Bauvorhaben SS-Unterkunft und Konzentrationslager Auschwitz e Landwirtschaftliche Betriebe Auschwitz. Vedi § 6 della Parte Seconda.

655 Erläuterungsbericht zum Bauvorhaben Konzentrationslager Auschwitz O/S. 15 luglio 1942. TCIDK, 502-1-220, pp. 1-52, citazione a p. 19.

656 RGVA, 502-1-11, p. 37.

657 J-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 115 (nota 2 del cap. 8).

658 Le richieste (Anträge) di inserimento dei Bauvorhaben nel quadro (Rahmen) della cubatura e della relativa spesa concessa dal Generalbevollmächtigte für die Regelung der Bauwirtschaft per il terzo anno finanziario di guerra. Vedi la lettera di Kammler alla Zentralbauleitung del 14 giugno 1942. RGVA, 502-1-319, p. 189.

659 Lettera di Bischoff all’ SS-WVHA del 3 agosto 1942. RGVA, 502-1-22, numero di pagina illeggibile.

660 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., pp. 215 e 218.

 

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7.2.3. Le quattro baracche “für Sonderbehandlung” (per trattamento speciale) e i Bunker di Birkenau

Vediamo ora come Pressac interpreta il passo relativo alle quattro baracche “fürSonderbehandlung”.

Egli afferma che «Bischoff chiese nel suo secondo rapporto il montaggio, nei pressi dei due Bunker, di quattro baracche-scuderie in legno quali spogliatoio per gli inabili».

È bene precisare subito che le frasi della citazione che ho messo in corsivo non hanno nulla a che vedere con il documento, ma sono delle semplici illazioni dello storico francese. Il testo integrale del passo citato da Pressac è il seguente:

«BW 58 5 Baracken für Sonderbehandlung u. Unterbringung von Häftlingen, Pferdestallbaracken Typ 260/9 (O.K.H.)

4 Stück Baracken für Sonderbehandlung der Häftlinge in Birkenau

1 Stk. Baracken zur Unterbringung v. Häftl. in Bor

Kosten für 1 Baracke: RM 15.000,--

mithin für 5 Baracken: Gesamtkosten z.b.N RM 75.000».

[«BW 58 5 baracche per trattamento speciale e alloggiamento di detenuti, baracche scuderia tipo 260/9 (Comando supremo dell’Esercito)

4 baracche per trattamento speciale dei detenuti a Birkenau 1 baracca per alloggiamento di detenuti a Bor

Costo di una baracca: RM 15.000

perciò per 5 baracche costo complessivo con la massima approssimazione RM 75.000»]661.

L’interpretazione di Pressac appare dunque chiaramente capziosa: questo testo non solo non suffraga la tesi della finalità criminale delle quattro baracche «per trattamento speciale», ma la esclude: la menzione della baracca per alloggiamento dei detenuti a Bor662, che fa parte del medesimo Bauwerk e rientra sotto la medesima rubrica delle altre quattro baracche presuntamente destinate agli Ebrei inabili al lavoro, dimostra che il termine Sonderbehandlung in questo documento non ha alcuna connotazione criminale.

La correttezza di questa conclusione è confermata da altri documenti ignorati da Pressac, a cominciare dalla lista dei Bauwerke di Auschwitz, progettati e già realizzati, redatta da Bischoff il 31 marzo 1942, in cui sono menzionate

«5 baracche scuderia (trattamento speciale) 4 a Birkenau 1 a Budy» [«5 Pferdestallbaracken (Sonderbehandlung) 4 in Birkenau 1 in Budy»]663.

Con buona pace della pretesa di Pressac che «era la prima volta in assoluto che appariva il termine “trattamento speciale”, e questo alla fine del luglio 1942».

La costruzione delle quattro baracche per la Sonderbehandlung progettate nella lista del 31 marzo fu richiesta da Bischoff il 9 giugno 1942. La relativa lettera all'SS-WVHA, ignota a Pressac, dice:

«Il comandante del campo del campo di concentramento di Auschwitz, SS-Sturmbannführer Höss, ha fatto domanda verbale di costruzione di 4 baracche scuderia per il trattamento speciale degli Ebrei (für die Sonderbehandlung der Juden) per la sistemazione degli effetti personali (zur Unterbringung der Effekten). Si prega di accogliere la domanda, perché l’affare è estremamente urgente e gli effetti personali devono essere 661 Kostenvoranschlag für das Bauvorhaben Konzentrationslager Auschwitz O/S. RGVA, 502-1-22, p. 36. “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., documento 4 a p. 156.

662 Nel comprensorio di Bor e Budy - due villaggi situati circa 4 km a sud di Birkenau - esisteva il cosiddetto “Wirtschaftshof Budy”, un Nebenlager in cui si svolgevano principalmente lavori agricoli. Il campo vero e proprio (Männer- und Frauen-Nebenlager) si trovava a Bor.

663 Aufteilung der Bauwerke (BW) für die Bauten, Aussen- und Nebenanlagen des Bauvorhabens Konzentrationslager Auschwitz O/S del 31 marzo 1942.RGVA, 502-1-267, pp. 3-13, citazione a p. 8. Cfr. C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., documento 5 a p. 157.

 

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messi assolutamente sotto un tetto (und die Effekten unbedingt unter Dach gebracht werden müssen)»664.

Non si trattava dunque di «quattro baracche-scuderie» da installare «nei pressi dei due Bunker» come «spogliatoio per gli inabili», ma di magazzini per mettere al riparo gli effetti personali che venivano sequestrati agli Ebrei deportati.

D'altra parte, secondo Pressac, il cosiddetto Bunker 1 «entrò in servizio, verosimilmente, alla fine del maggio 1942»665, mentre il Bunker 2 «divenne operativo alla fine di giugno del 1942»666.

Perciò la lista di Bischoff del 31 marzo 1942 prevederebbe assurdamente le presunte baracche spogliatoio per i Bunker ma non i Bunker stessi!

7.2.4. “Sonderbehandlung” (trattamento speciale) e “Entwesungsanlage” (impianto di disinfestazione)

Il 28 ottobre 1942 la Zentralbauleitung preparò una lunga lista di tutti i progetti di costruzione relativi al “Campo per prigionieri di guerra Auschwitz» (Kriegsgefangenenlager Auschwitz), ormai destinato alla “Attuazione del trattamento speciale (Durchführung der Sonderbehandlung), come viene specificato tra parentesi nel titolo.

Come abbiamo visto sopra, Pressac interpreta questo documento in chiave criminale pretendendo che esso contenga una «sbavatura amministrativa» indicante le presunte gasazioni omicide.

Questa interpretazione è documentariamente infondata, in quanto si basa, da un lato, sulla semplice presenza del termine Sonderbehandlung falsamente interpretato, dall’altro, su una grave omissione. Se il documento in questione costituisse realmente un progetto generale di costruzione finalizzato allo sterminio degli Ebrei, le installazioni di sterminio propriamente dette - i Bunker 1 e 2 e i quattro crematori di Birkenau - vi dovrebbero avere un posto di primo piano; invece, i presunti Bunker di gasazione non vi figurano affatto, nemmeno in modo “mascherato”; inoltre gli stessi crematori incidono sul bilancio totale del progetto - 23.760.000 RM - appena per 1.153.250 RM667, meno del 5%; non solo, ma l’unica installazione alla quale nel documento venga applicata in senso specifico la funzione della Sonderbehandlung, non è un crematorio, bensì un impianto di disinfestazione:

«16a) Impianto di disinfestazione (Entwesungsanlage)

1. Per trattamento speciale (für Sonderbehandlung)

16b) 2. Per la truppa di guardia (für die Wachtruppe)»668.

L'“Entwesungsanlage für Sonderbehandlung” non era altro che la Zentralsauna, l’impianto igienico-sanitario più importante dell’intero complesso Auschwitz-Birkenau.

Dunque l'unico cantiere al quale competeva in senso specifico la denominazione di Sonderbehandlung non era una installazione per «la liquidazione col gas degli ebrei inabili a Birkenau», ma un impianto di disinfestazione e disinfezione con docce per la salvaguardia della salute dei detenuti di Birkenau, esattamente il contrario della fantasiosa congettura di Pressac!

7.3. Le “Badeanstalten für Sonderaktionen” (stabilimenti di bagni per azioni speciali)

7.3.1. Le spiegazioni di Pressac

Il 19 agosto 1942 Prüfer ebbe un incontro con l’ SS-Untersturmführer Fritz Ertl, all’epoca capo della Abteilung Hochbau della Zentralbauleitung, riguardo all’ “ampliamento degli impianti di cremazione nelcampo per prigionieri di guerra”. Il 21 agosto Ertl redasse una nota per gli atti nella quale riferì i risultati dell’incontro. Al punto 2 di questo documento si legge:

664 Lettera della Zentralbauleitung all’ SS-WVHA, Amt V, del 9 giugno 1942.RGVA, 502-1-275, p.56. “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., documento 7 a p. 161..

665 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 49.

666 Idem, p. 52.

667 Vorhaben: Kriegsgefangenenlager Auschwitz (Durchführung der Sonderbehandlung). VHA, Praga, pp. 2, 8 e 9. Il costo dei crematori - 1.400.000 RM - è comprensivo di 4 camere mortuarie, il cui costo si ricava dal volume (4.935 m#) moltiplicato per il costo al metro cubo

(50 RM): 246.750 RM, perciò il costo dei crematori risulta di (1.400.000 - 246.750=) 1.153.250RM.

668 Vorhaben: Kriegsgefangenenlager Auschwitz (Durchführung der Sonderbehandlung). VHA, Fond OT 31(2)/8, pp. 9-10. “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., documento 10 a p. 165.

 

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«Per quanto riguarda l’installazione di 2 forni a 3 muffole presso ciascuno degli “stabilimenti di bagni per azioni speciali”, è stato proposto dall’ing. Prüfer di prelevarli da una consegna per Mogilew già pronta e il capufficio, che si trovava presso l’ SS-Wirtschaft-Verwaltungshauptamt a Berlino, è stato subito messo al corrente di ciò telefonicamente con preghiera di fare i passi ulteriori». [«Bezüglich Aufstellung von je 2 Dreimuffelöfen bei den “Badeanstalten für Sonderaktionen” wurde von Ing. Prüfer vorgeschlagen, die Öfen aus einer bereits fertiggestellten Lieferung nach Mogilew abzuzweigen und wurde sogleich der Dienststellenleiter welcher beim SS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt in Berlin anwesend war, hiervon tel. in Kenntnis gesetzt und gebeten, das weitere veranlassen zu wollen»]669.

Pressac commenta così:

« [...] - riguardo ai crematori IV e V destinati ai Bunker 1 e 2, Prüfer propose di equipaggiarli con doppi forni a quattro muffole, prelevati da un carico del contratto Mogilev pronto per la spedizione, poiché la cosa era già stata studiata con Bischoff. [...]. Nel suo rapporto su questa riunione, Ertl designò i Bunker 1 e 2 come “impianti per bagni per azioni speciali” »670.

Questa interpretazione, documentariamente infondata, è in realtà il risultato di un travisamento dei documenti cui Pressac si abbandona per tentare di risolvere i difficili problemi suscitati dal rapporto di Ertl summenzionato.

Anzitutto, il testo non dice che le “Badeanstalten für Sonderaktionen” erano due. Se poi presso ciascuna di queste Badeanstalten si volevano installare 2 forni a 3 muffole, i due forni a 3 muffole ordinati originariamente per ilcampo per prigionieri di guerra671 sarebbero bastati per una sola “Badeanstalt” e nessun documento menziona un’altra ordinazione di 2 forni a 3 muffole.

Nel libro precedente Pressac scrive:

«Per quanto riguarda l'installazione di ciascuno dei due forni a 3 muffole presso gli “stabilimenti di bagni per azioni speciali”...»672.

Ma questa traduzione, poco sensata, è errata. Il testo originale dice:

«Per ciò che riguarda l'installazione di 2 forni a tre muffole presso ciascuno dei bagni per azioni speciali”...»[«En ce qui concerne l'implantation de 2 fours à trois moufles près de chacun des “bains pour actions spéciales”...»673.

Ma ciò ci riporta alla contraddizione segnalata sopra, che Pressac non è mai riuscito a risolvere.

L’affermazione che i crematori IV e V fossero originariamente destinati ai Bunker 1 e 2 è in contrasto con la pianta 1678 dell’ “Impianto di cremazione nel campo per prigionieri di guerra” (Einäscherungsanlage im K.G.L.) del 14 agosto 1942674. Questo disegno mostra una parte del futuro crematorio IV, cioè essenzialmente la sala forni, che risulta equipaggiata con un “forno crematorio a otto muffole” (Achtmuffeleinäscherungsofen). Qui sorge il primo problema: se la proposta di trasferire ad Auschwitz i forni Topf a 8 muffole del contratto di Mogilew fu fatta da Prüfer il 19 agosto, come si spiega che in questa pianta del 14 agosto sia già previsto un forno Topf a 8 muffole?

Comunque sia, se la pianta del futuro crematorio IV esisteva già il 14 agosto, e se il 19 agosto esisteva ancora il progetto di installare 2 forni a 3 muffole presso ciascuna delle “Badeanstalten für Sonderaktionen”, è evidente che né questi forni né le “Badenastalten” avevano nulla a che vedere con il futuro crematorio IV.

Per Pressac, come abbiamo visto sopra, questa pianta conteneva già una camera a gas omicida ad acido cianidrico (desunta dalla presenza della stufa), ma allora come poteva sostenere che esso fosse destinato ai Bunker 1 e 2?

In conclusione, dato che il progetto del futuro crematorio IV non aveva alcuna relazione con i Bunker, dato che esso prevedeva la presenza di una grande camera mortuaria di 588,65 m2, e dato infine che fu concepito in un periodo di altissima mortalità naturale tra i detenuti del campo, è evidente che esso era destinato ai cadaveri dei detenuti vittime dell’epidemia di tifo.

Su questo punto mi sono già soffermato nel capitolo 5.2.

669 Aktenvermerk dell’ SS-Untersturmführer Ertl del 21 agosto 1942. TCIDK, 502-1-313, p. 159.

670 J-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 62.

671 J.A.Topf & Söhne, Kostenanschlag auf Lieferung von 2 Stück Dreimuffel-Einäscherungs-Öfen und Herstellung des Schornsteinfutters mit Reinigung. APMO, BW 34, pp. 27-29.

672 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 204.

673 Il testo mi fu consegnato da Pressac nel 1989. Ho esposto la vicenda nell'articolo Ricordo di Jean-Claude Pressac, in: I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, op. cit., pp. 7-14.

674 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 393.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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7.3.2. Un progetto non realizzato

Veniamo alle “Badeanstalten für Sonderaktionen”.

La nota per gli atti di Ertl del 21 agosto 1942 era già stata esaminata dalla Commissione sovietica di inchiesta che operò ad Auschwitz nel febbraio-marzo 1945. Di tale documento essa fece tradurre in russo soltanto il punto 2, che riguarda le “Badeastalten für Sonderaktionen” (rese con “ban' dlja osobovo naznacenija” = bagni per scopo speciale), e - inspiegabilmente - il primo capoverso del punto 4, che si riferisce all'invio per errore ad Auschwitz di parti di un forno a 2 muffole destinato a Mauthausen675. La Commissione decise che le “Badeastalten für Sonderaktionen” dovessero essere camere a gas omicide e le mise in relazione con i crematori IV e V. In un rapporto sulle presunte installazioni di sterminio di Auschwitz-Birkenau datato 14 febbraio-8 marzo 1945, alla fine del paragrafo riguardante i due crematori summenzionati, si legge infatti:

«È caratteristico che nella corrispondenza ufficiale i Tedeschi denominassero le camere a gas “bagni per scopo speciale”, lettera n. 12115/42/Er/Ha del 21 agosto 1942»676.

Tuttavia nell’agosto 1942 non esisteva alcun Bauwerk con questo nome; nessuno dei Bauwerke costruiti o in costruzione aveva una qualche relazione con queste “Badeanstalten”. Eppure per questo mese si conoscono esattamente tutti i Bauwerke allora esistenti a Birkenau, si sa quando fu ordinata la loro costruzione e quando cominciò, quale fosse il loro numero e la loro denominazione, quale fosse il loro grado di completamento e dove si trovassero. Queste informazioni sono contenute nel “Piano dei termini di scadenza 1942. Rapporto del mese di agosto” (Baufristenplan 1942. Berichtsmonat August)677 e nella pianta di Birkenau del 15 agosto 1942678. Le “Badeanstalten” non figurano in nessun progetto del campo di Auschwitz-Birkenau, in nessun rapporto sulla costruzione del campo, in nessuna pianta, perciò esistevano soltanto allo stato di progetto, e questa è una prova ulteriore del fatto che non designavano i Bunker 1 e 2, che nell’agosto 1942 erano pretesamente già operativi.

Ma questo progetto aveva uno scopo criminale? Il termine “Badeanstalten” era un “criptonimo”? Esiste un importante parallelo che fornisce una spiegazione alternativa molto plausibile.

Nel capitolo 4.2. ho mostrato che nel quadro delle “Misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche” (Sondermassnahmen für die Verbesserung der hygienischen Einrichtungen) ordinate da Kammler all'inizio di maggio del 1943 fu elaborato il progetto, in parte realizzato, di installare delle docce per i detenuti del campo nei crematori II e III. Questo progetto comportava dunque l’unione di “impianti di bagni (Badenanlagen)” e di forni crematori all’interno dello stesso edificio senza alcuna finalità criminale, anzi, a scopo igienico-sanitario.

Non si vede dunque perché le “Badeanstalten” del documento in questione non potessero essere dei veri e propri impianti igienici.

Il progetto di installare 2 forni a 3 muffole presso (bei) ciascuno dei “Badeanstalten für Sonderaktionen” – anch’essi un semplice progetto -, rientra perfettamente nella logica architettonica della collocazione, nello stesso settore, di tutti gli impianti igienici. Nel settore occidentale di Birkenau erano infatti riunite le installazioni igieniche del campo - crematori, impianto di disinfestazione e disinfezione (Zentralsauna), impianto di depurazione delle acque (Kläranlage) - e la Zentralsauna, che conteneva anche un “Badenanstalt”, era appunto situata “presso” i crematori IV e V.

Per comprendere il significato dei due progetti discussi sopra, è necessario un ulteriore approfondimento storico.

Nel mese di agosto del 1942 la mortalità tra i detenuti fu altissima: 8.600 uomini e donne persero la vita soprattutto a causa della terribile epidemia di tifo petecchiale che infuriava al campo.

All’inizio del mese il crematorio I dello Stammlager era ancora fuori servizio, perché il vecchio camino era stato demolito e quello nuovo non era ancora completato. I lavori terminarono non prima del giorno 8679. Il 13 agosto Bischoff, con riferimento al suo colloquio con l’SS-Hauptsturmführer Mulka del giorno prima, inviò la seguente lettera al comando del campo:

675 GARF, 7021-108-14, p. 27.

676 Verbale, città di O#wi#cim, 14 febbraio - 8 marzo 1945. GARF, 7021-108-14, p. 7.

677 RGVA, 502-1-22, pp. 40-41.

678 Lageplan des Kriegsgefangenenlagers in Auschwitz O/S del 15 agosto 1942. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York 1989, p. 209.

679 Nota manoscritta “Schornstein-Krematorium. BW 11 “ del 7 dicembre 1942. RGVA, 502-1-318, pp. 4-5. Secondo il Baufristenplan 1942. Berichtsmonat August (RGVA, 502-1-22, p.38) i lavori si conclusero il 10 agosto.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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«In seguito al colloquio telefonico summenzionato è stato comunicato al comando che, a causa del rapido riscaldo del nuovo camino del crematorio (sono in funzione tutti e tre i forni) nella muratura sono già apparsi danni. Poiché la messa in funzione dei tre forni crematori è avvenuta a pieno regime prima ancora della presa della malta della muratura del camino, [da parte di questo ufficio] si deve respingere ogni ulteriore responsabilità per il Bauwerk».

[«Auf Grund a.o. Telefongespräches wurde der Kommandantur mitgeteilt, dass durch das zu rasche Aufheizen der neuen Schornsteinanlage des Krematoriums (es sind alle 3 Öfen in Betrieb) bereits Schäden am Mauerwerk aufgetreten sind. Da die Inbetriebsetzung der 3 Verbrennungsöfen noch vor Erhärtung des Kaminmauerwerksmörtels in vollem Umfange erfolgte, muss jede weitere Verantwortung für das Bauwerk abgelehnt werden»]680.

In pratica, il crematorio era stato rimesso in funzione già il giorno 11 o 12, prima che la malta del nuovo camino si fosse indurita, e l’evaporazione dell’umidità in essa contenuta aveva lesionato la struttura. Una tale fretta di ritorno all’attività di cremazione si spiega con l’eccezionale mortalità di quei giorni: dall’8 all’11 agosto, in quattro giorni, morirono oltre 970 detenuti; all’incirca altrettanti erano morti dal giorno 1 al giorno 7681.

Il 19 agosto Kirschnek e l’imprenditore Robert Koehler ispezionarono i danni al nuovo camino. L’ispezione è descritta nello stesso documento in cui sono menzionate le “Badenanstalten für Sonderaktionen”682.

Dal 12 al 19 agosto la mortalità fra i detenuti fu ancora più alta: oltre 3.100 detenuti, in media circa 390 al giorno.

In tale tragica situazione, si comprende facilmente perché la Zentralbauleitung, avesse progettato l’installazione di “Badenanstalten für Sonderaktionen” e di 2 forni a 3 muffole come installazioni di emergenza per combattere l’epidemia sia con il trattamento igienico dei vivi, sia con la cremazione dei morti.

7.3.3. “Badeanstalten” e forni crematori

La nota per gli atti citata sopra stabilisce una correlazione tra Badeanstalten e forni crematori; Pressac e van Pelt pretendono che queste Badeanstalten non erano vere, essendo il termine un “criptonimo” che avrebbe indicato le presunte camere a gas omicide. Contro questa ipotesi, non suffragata da alcun documento, ho esposto il parallelo con le Badeanstalten progettate nei crematori di Birkenau. L'importanza di questo parallelo risulta dal fatto che, mentre ci sono documenti “concordanti” che menzionano in un medesimo contesto sanitario Badeanstalten e crematori, non esiste alcun documento che li menzioni in un contesto criminale.

Con ciò non pretendo che anche le “Badeanstalten für Sonderaktionen” dovessero sorgere in quel settore del campo, ma metto soltanto in rilievo la logica architettonica del campo, che riuniva nello stesso luogo impianti sanitari come “Badeanstalten” e crematori.

Quanto al fatto che dei forni dovessero essere installati presso degli impianti di bagni, esso non ha nulla di strano. In effetti, dal passo della nota per gli atti di Ertl citato sopra risulta chiaramente che le “Badeanstalten” erano già progettate con 2 forni crematori a 3 muffole, perciò non si può neppure escludere che questo abbinamento fosse dovuto al vantaggio di sfruttare il calore dei gas combusti per riscaldare l'acqua delle docce.

Neppure le Sonderaktionen, come ho dimostrato altrove, erano un “criptonimo”, ma si riferivano ai trasporti ebraici (Sondertransporte) con tutte le operazioni connesse di ricezione, disinfestazione e smistamento dei deportati683.

7.3.4. La spiegazione di van Pelt

Van Pelt dedica alla questione poche righe. Egli cita una dichiarazione di Ertl resa in un tribunale a Vienna il 21 gennaio 1972. Egli affermò che Bischoff gli aveva ordinato di non usare il termine “gasazione” (Vergasung) e di sostituirlo con le espressioni “azione speciale” (Sonderaktion) e 680 Lettera di Bischoff “an die Kommandantur des K.L. Auschwitz“ del 13 agosto 1942. TCIDK, 502-1-312, p. 27.

681 Dati ricavati dagli Sterbebücher di Auschwitz.

682 Aktenvermerk dell’ SS-Untersturmführer Ertl del 21 agosto 1942. RGVA, 502-1-313, p. 160.

683 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., 79-101.

 

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“misura speciale” (Sondermassnahme)684. Ma questi termini, come ho spiegato sopra, non erano affatto dei “criptonimi” e non avevano nulla a che vedere con le presunte gasazioni omicide. Nel 1972 Ertl aveva inevitabilmente adottato la tesi del “linguaggio cifrato” inventata dai Polacchi e ormai in auge da ventisei anni. Van Pelt continua così:

«Un importante documento d'archivio conferma la dichiarazione di Ertl sulla linea di condotta di Bischoff di usare un linguaggio camuffato. Il 19 agosto 1942 Ertl presiedette una riunione nella quale dei membri della Zentralbauleitung discussero coll'ingegnere Kurt Prüfer della Topf & Söhne la creazione di quattro crematori a Birkenau685. Il punto 2 menzionava la costruzione di due forni crematori tripli presso gli “stabilimenti di bagni per azioni speciali” - “Badeanstalten für Sonderaktionen”. Questi erano le camere a gas conosciute anche come Bunker 1 e 2. Ertl testimoniò in tribunale che quando scrisse le parole “stabilimenti di bagni per azioni speciali” sapeva esattamente che cosa questo eufemismo significasse.“All'epoca sapevo che questo riguardava locali di gasazione”»686.

Ma le “Badeanstalten für Sonderaktionen” rimasero allo stato di progetto e non basta certo una testimonianza del 1972 per “confermare” la loro esistenza e la loro identificazione con i presunti Bunker di gasazione.

In conclusione, le affermazioni di Pressac e di van Pelt sono vuote congetture senza alcun riscontro storico e documentario, sicché i presunti “indizi criminali” da essi addotti non hanno alcun valore dimostrativo.

7.4. “Sperrgebiet” (zona interdetta)

Pressac menziona questo indizio in modo alquanto sbrigativo e quasi en passant:

«[Prüfer] furioso, sul momento, per un simile errore, decise successivamente di sfruttarlo a proprio vantaggio, poiché era stato informato, al suo arrivo, dell'epidemia di tifo attraverso le raccomandazioni sanitarie che gli erano state fatte; aveva appreso, inoltre, chiacchierando con le SS, quel che non era opportuno ch'egli sapesse, e cioè quanto accadeva nello “Sperrgebiet” (zona interdetta) del Birkenwald, dove si trovavano i Bunker 1 e 2»687.

Egli rimanda al suo documento 21, che riproduco dall'originale di Mosca688. Si tratta di una “Visione d'insieme dei rilevamenti topografici della zona di interesse del KL Auschwitz” (Überblick der Geländeaufnahmen im Jnteressengebiet des K.L. Auschwitz) datata 2 giugno 1943. Pertanto già per la data questa pianta non può avere nulla a che fare con i fantomatici Bunker di Birkenau.

Secondo la storiografia olocaustica, infatti, i Bunker furono chiusi e le presunte fosse comuni livellate dopo l'entrata in funzione del crematorio II, ossia nel marzo-aprile 1943. Perché mai ci doveva essere uno Sperrgebiet nell'area dei Bunker ancora il 2 giugno 1943?

La pianta in questione fu disegnata per ragioni topografiche e cartografiche. Al riguardo la Zentralbauleitung si era attivata già dalla fine del 1942689. Il 13 gennaio 1943 erano stati completati i lavori preliminari per la rete trigonometrica della zona, ma altri lavori restavano ancora da fare690.

Tale pianta ha una diretta connessione coll'ampliamento della zona di interesse (Interessengebiet) del campo di concentramento di Auschwitz che entrò in vigore il giorno prima che essa fu redatta. Tale ampliamento fu annunciato nella “Gazzetta ufficiale del governo di Kattowitz” (Amtsblatt der Regierung in Kattowitz) con la descrizione minuziosa dei nuovi confini della zona d'interesse691.

Lo Sperrgebiet aveva invece una chiara relazione con le varie “chiusure del campo” (Lagersperren) che furono decretate da Höss a causa del tifo692. Per restare nel 1943, il 9 febbraio Höss emanò uno Standortbefehl nel quale comunicò che il capo dell' Amtgruppe D del WVHA, SS-684 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 297.

685 Ma la creazione del futuro crematorio II era già stata decisa in precedenza.

686 Idem, pp. 297-299.

687 Le macchine, p. 62.

688 RGVA, 502-1-88, p. 8.Vedi documento 36.

689 Il 12 ottobre 1942 un impiegato civile della Zentralbauleitung andò per servizio a Breslau per discutere con le competenti autorità di questioni topografiche e cartografiche. RGVA, 502-1-385, pp. 253-257.

690 Rapporto dell' SS-Schütze Fischer della Sezione misurazione del 23 gennaio 1943. RGVA, 502-1-385, pp. 47-49.

691 APK, Land 81 Go/S-467. Vedi documento 37.

692 La Lagersperre era in divieto di entrare nel campo e di uscirne.

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Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks, aveva ordinato la chiusura totale del campo (eine vollständige Lagersperre) a causa dell'intensificarsi di casi di febbre petecchiale693. Nello Standortbefehl n.3 del 14 febbraio Höss precisò i confini della “zona interdetta per la chiusura del campo” (Sperrgebiet für die Lagersperre):

«Con riferimento allo Standortbefehl 25/42 menzionato nello Standortbefehl 2/43 [dell'8 febbraio 1943], questo viene modificato nel senso che come Sperrgebiet per la Lagersperre conformemente alle indicazioni nella pianta della zona di interesse del campo di concentramento di Auschwitz viene fissato il seguente territorio: Lo Sperrgebiet è rappresentato dalla zona di interesse del campo di concentramento di Auschwitz e precisamente a nord, ovest e est è delimitato dalla Vistola o dalla Sola. ...».

[«Unter Bezug auf den in Standortbefehl 25/42 genannten Standortbefehl 2/43 [dell'8 febbraio 1943], wird dieser dahingehend geändert, dass als Sperrgebiet für die Lagersperre gemäss Einzeichnungen im Plan vom Interessengebiet des K.L. Auschwitz folgendes Gebiet bestimmt wird: Das Sperrgebiet wird dargestellt vom Interessengebiet des K.L. Au. und zwar im Norden, Westen und Osten begrenzt von der Weichsel bezw. der Sola...»]694.

Ciò chiarito, esaminiamo la pianta del 2 giugno 1943. Essa presenta, all'interno di un tratteggio obliquo, una zona bianca che reca all'interno le scritte “Sperrgebiet” e “Birkenau K.G.L.”. Quest'area corrisponde approssimativamente a quella del campo di Birkenau, mentre quella recante la scritta “Sperrgebiet” si estende a nord-nord-est della parte destra del campo fino a una distanza di circa 950 metri in direzione della Vistola. Se lo Sperrgebiet era solo quest'area, essa non includeva né i presunti Bunker né le rispettive fosse comuni. Il documento 39 è una sovrapposizione della pianta del campo di Birkenau del 1943 sulla pianta del 2 giugno 1943. Le zone cerchiate indicano:

B1: area del presunto Bunker 1 e delle relative fosse comuni

B2: area del presunto Bunker 2

F: fosse comuni pretesamente del Bunker 1, in realtà dei detenuti immatricolati morti nel 1942 che il crematorio del campo principale non era riuscito a cremare695.

Come risulta dalla sovrapposizione, le aree dei Bunker si trovavano al di fuori dello Sperrgebiet (quella del Bunker 1 addirittura nella zona tratteggiata).

L'area dello Sperrgebiet è circoscritta da una linea curva che corrisponde a quella che appare nella “pianta della zona di interesse del KL Auschwitz” n. 3203 dell'ottobre 1943 in cui anche l'area del campo di Birkenau è delineata in modo simile696.

In conclusione lo Sperrgebiet della pianta del 2 giugno 1943 non ha alcuna relazione con i presunti Bunker di Birkenau e anche questo “indizio criminale” cade.

693 Vedi capitolo 2.6.3.

694 Standortbefehl n. 3/43 del 14 febbraio 1943. APMO, Standortbefehl, t. I, D-AuI-1, p. 48. Vedi documento 38.

695 Vedi al riguardo l'appendice documentaria e le relative spiegazioni dei miei studi The Bunkers of Auschwitz, op. cit., e Auschwitz: Open Air Incinerations. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

696 Plan vom Interessengebiet des K.L. Auschwitz n. 3203 dell'ottobre 1943. APMO, negativo n. 6189.

 

 



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PARTE SECONDA

I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZ-BIRKENAU

Struttura, funzionamento, prestazioni tecniche e implicazioni storiografiche

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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CAPITOLO 8

LA PRIMA OPERA SCIENTIFICA SULLA CREMAZIONE AD AUSCHWITZ

8.1. Introduzione



Il problema della cremazione ad Auschwitz - una delle grandi questioni finora insolute della storiografia di questo campo - ha cominciato ad uscire dall’isteria collettiva in cui era stato relegato per decenni e ad assumere qualche connotazione scientifica solo nel 1989, grazie a Jean-Claude Pressac697. I meriti del ricercatore francese però finiscono qui: egli ha sì tentato di affrontare sul piano scientifico il problema, ma i suoi procedimenti argomentativi e le sue conclusioni, a causa di una ingiustificabile carenza di conoscenze tecniche, che traspare anche nella sua seconda opera su Auschwitz698, facevano sentire ancora più pressantemente la necessità di una rigorosa trattazione scientifica sull’argomento.

Questa trattazione, alla quale ho dedicato oltre 12 anni di ricerche, ha visto finalmente la luce con il titolo... Essa appariva tanto più urgente in quanto nell'ultimo decennio la questione della cremazione ad Auschwitz è ricaduta nell'isteria propagandistica del dopoguerra.

Come ho spiegato sopra, la questione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau è uno dei tre pilastri che sorreggono l'intero impianto argomentativo del libro di van Pelt. Si può anzi dire che tale questione costituisce il pilastro più importante, perché l'attendibilità delle dichiarazioni dei testimoni sulle presunte camere a gas omicide dipende strettamente dall'attendibilità delle loro dichiarazioni sui forni crematori, e se questa ne risulta infirmata, ne risulta infirmata anche la “convergenza di prove” tra testimonianze e documenti e l'intero impianto argomentativo di van Pelt crolla.

L'argomento è pertanto di fondamentale importanza, perciò in questa Parte Seconda presenterò anzitutto una sintesi delle conclusioni dell'opera in questione e di un mio articolo sui forni crematori di Auschwitz (apparso per la prima volta nel 1994 e successivamente aggiornato) in cui sono esposte le implicazioni storiografiche più importanti di essa699 e che qui adeguo, con qualche piccola modifica, ai risultati finali dello studio sulla cremazione. La prima versione di quest'articolo è stata criticata da un tale John C. Zimmerman con un testo dal titolo Body Disposal at Auschwitz: The End of the Holocaust Denial apparso in un sito internet nel 1999 e in parte ripreso in un libro l'anno dopo700. La mia risposta agli argomenti storicamente falsi e tecnicamente insensati di Zimmerman ha messo a tacere definitivamente questo critico improvvisato701.

697 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit.

698 J.-C. Pressac, Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit.

699 Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau, in: Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch über strittige Fragen des 20. Jahrhunderts. Herausgegeben von Ernst Gauss (Germar Rudolf). Grabert-Verlag, Tubinga 1994, pp. 281-320; The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau, in: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth” and “Memory”. Edited by Ernst Gauss. Theses & Dissertations Press, Capshaw, Alabama, 2000, pp. 373-412; The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau, in: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth” and “Memory”. Edited by Ernst Gauss. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003, pp. 373-412.

700 J.C. Zimmerman, Holocaust Denial. Demographics, Testimonies and Ideologies, op. cit.

701 G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 87-194.

 

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8.2. Struttura dell'opera

I forni crematori a gasogeno riscaldati con coke di Auschwitz costituirono uno sviluppo - o, più esattamente - una semplificazione di quelli civili, ma su questi impianti è difficile reperire informazioni precise persino nella letteratura specialistica. Ho giudicato dunque necessario premettere all’oggetto specifico dell’opera un rigoroso studio introduttivo su tali impianti, che costituisce la Parte Prima del primo volume dell’opera.

Considerando inoltre che i forni crematori sono dei semplici impianti di combustione, ho ritenuto opportuno esporre in via preliminare sia i princìpi generali di tecnica della combustione e i processi chimici che si verificano nel corso di una cremazione, sia i princìpi generali teorici e costruttivi di un forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke, con un’accurata descrizione della sua struttura e del suo funzionamento. In tal modo al lettore vengono fornite le basi per una comprensione più profonda della tecnologia della cremazione.

Poiché infine i forni crematori di Auschwitz erano il frutto della tecnologia del loro tempo, mi è sembrato utile ripercorrere la storia della cremazione moderna con particolare riferimento ai forni a gasogeno riscaldati con coke, come quelli di Auschwitz, ma senza tralasciare gli altri sistemi di riscaldo - a gas, elettrico, a nafta. Così al lettore viene presentato lo sviluppo tecnologico di questi impianti di combustione dagli ultimi decenni del XIX secolo alla seconda guerra mondiale, con tutti i problemi tecnici connessi. Questa sintetica storia dei forni crematori è completata da uno studio parallelo sugli impianti per la cremazione in massa a scopo igienico-sanitario (in caso di guerre, epidemie, ecc.) e trova la sua conclusione in una breve analisi dei forni crematori attuali.

Gli esperimenti scientifici di cremazione eseguiti in Germania (e in Svizzera) alla fine degli anni Venti costituiscono una solida base sperimentale per affrontare e risolvere le questioni essenziali della durata e del consumo di combustibile di una cremazione in un forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke, le quali vengono esaminate in modo dettagliato in due specifici capitoli.

Per offrire al lettore un quadro per quanto possibile completo dell’argomento trattato nell’opera, non ho trascurato l’aspetto legale e statistico della cremazione con particolare riferimento alla Germania. I temi summenzionati vengono presentati nella Parte Prima del primo volume.

Nella Parte Seconda ho delineato anzitutto le attività della ditta Topf nel campo della progettazione e della costruzione di forni crematori civili e di altri impianti di combustione, descrivendo in modo dettagliato la struttura e il funzionamento dei forni crematori Topf riscaldati con coke, con gas e con elettricità, e riportando i numerosi brevetti (e le richieste di brevetto) che le furono concessi o rilevò o presentò tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta.

Dopo questa introduzione generale sulla produzione di forni crematori della ditta Topf in campo civile, mi sono occupato degli impianti di cremazione che essa costruì o progettò per i campi di concentramento, a cominciare da quelli di Dachau e di Gusen (un sottocampo di Mauthausen).

Con ciò si entra nel vivo del tema specifico dell’opera, che comincia con una storia documentata della costruzione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau. Segue una descrizione tecnica accurata della struttura e del funzionamento di questi impianti - il forno a due a tre e a otto muffole - e una esposizione dei progetti Topf per la cremazione in massa in tale campo.

Le tre questioni fondamentali della durata del processo di cremazione, della capacità di cremazione e del consumo di combustibile dei forni crematori Topf di Auschwitz-Birkenau vengono trattate con rigore scientifico sulla base di una vasta documentazione.

Per accertare la durata del processo di cremazione mi sono basato essenzialmente su dati sperimentali, in particolare sugli esperimenti scientifici di cremazione in un forno crematorio riscaldato con coke eseguiti dall’ing. R. Kessler in Germania alla fine degli anni Venti e dal dott. E. Jones in Inghilterra negli anni Settanta in un forno crematorio riscaldato con gas, su un frammento delle liste delle cremazioni del crematorio di Gusen e sulle liste delle cremazioni quasi complete del crematorio di Westerbork. Le liste nominative delle cremazioni del crematorio di Terezín (di cui ho studiato un vasto campione di 717 cremazioni eseguite dal 3 ottobre al 15 novembre 1943 in 41 giornate di attività) forniscono inoltre un importante riscontro, in quanto la durata media delle cremazioni che da esse risulta costituisce il limite inferiore documentato realizzabile negli impianti di cremazione dell’epoca.

Il risultato dello studio - la durata media del processo di cremazione di un’ora - è confermato anche dalle dichiarazioni degli ingegneri Prüfer, l’ideatore dei forni a tre e a otto muffole, e Schultze, il progettista delle soffierie dei forni a due e a tre muffole.

La trattazione del problema della capacità di cremazione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau contiene uno studio preliminare sui limiti del funzionamento continuativo degli impianti (determinato dalla inevitabile formazione e dalla necessità di rimozione delle scorie nel focolare) e del carico delle muffole, cioè sulla possibilità di cremare più cadaveri contemporaneamente in una muffola in modo economicamente vantaggioso. Questa possibilità viene esclusa sulla base di dati sperimentali (le esperienze conseguite nei crematori di Westerbork e Gusen, nonché negli incineritori

 

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per i mattatoi). I forni Topf di Auschwitz-Birkenau erano progettati per cremazioni singole e il superamento dei loro limiti termotecnici non poteva portare alcun vantaggio nell’economia della cremazione. Le perizie tecniche sovietiche sui forni crematori Kori riscaldati con coke dei campi di concentramento di Lublino-Majdanek, Sachsenhausen e Stutthof, sfrondate dei loro orpelli propagandistici, ne forniscono una riprova indiretta.

In questa trattazione non mi sono limitato ad accertare dei semplici dati numerici, ma ho anche esaminato la questione storica dello scopo della progettazione e della costruzione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau.

Il bilancio termico - cioè il calcolo del consumo di coke dei forni crematori - si basa su un dato sperimentale certo: il consumo del forno crematorio Topf a due muffole del crematorio di Gusen (consumo medio: 30,6 kg di coke per 677 cremazioni). Esso analizza e spiega scientificamente questo consumo. Il relativo calcolo tiene conto dei dati tecnici relativi al coke, ai forni (con uno studio dettagliato sulla perdita oraria di calore del forno di Gusen e del forno a due e a tre muffole di Auschwitz-Birkenau) e ai cadaveri, di cui vengono considerati tre tipi: normale, medio, magro. Il consumo di combustibile (nonché l’aria totale di combustione, l’aria teorica e l’eccesso d’aria) è calcolato per ogni tipo di forno e per ogni tipo di cadavere.

Lo studio del bilancio termico dei forni di Auschwitz-Birkenau evidenzia inoltre un errore di progettazione del forno a tre muffole a causa del quale i gas combustibili che entravano o si formavano nella muffola centrale non avevano il tempo di bruciare completamente, ma erano risucchiati dal tiraggio del camino e terminavano la combustione nei condotti del fumo. Questo fenomeno, nel marzo 1943, provocò un serio danneggiamento del rivestimento refrattario dei condotti del fumo e del camino del crematorio II di Birkenau. Ma questo flusso di fiamme poteva anche arrivare all’esterno e produrre il fenomeno dei camini fiammeggianti, come asseriscono vari

testimoni? Secondo i calcoli, le fiamme si sarebbero dovute esaurire all’interno dei condotti del fumo dei crematori, tuttavia, per verificarne sperimentalmente la fondatezza, ho eseguito due esperimenti di combustione di grasso animale in un forno campale di mia costruzione. I risultati degli esperimenti hanno confermato pienamente i calcoli teorici.

Per valutare meglio le caratteristiche tecniche dei forni crematori Topf di Auschwitz-Birkenau ho studiato in modo approfondito anche i forni crematori a coke e a nafta per i campi di concentramento costruiti dalla ditta Hans Kori di Berlino, la maggiore concorrente della ditta Topf, e quelli della ditta Ignis-Hüttenbau installati nel crematorio di Terezín, senza dubbio gli impianti più efficienti tra tutti quelli costruiti in Europa negli anni Quaranta.

L’ultimo problema trattato nella Parte Seconda è quello delle norme legali sulla cremazione nei campi di concentramento e della compatibilità dei sistemi di forni ivi impiegati con tali norme. In questa esposizione ho riportato integralmente l’importante “Decreto sull’esecuzione di cremazioni nel crematorio del campo di concentramento di Sachsenhausen” promulgato da Himmler il 28 febbraio 1940 e ho mostrato che esso era pienamente conforme alla legislazione civile e che, almeno in origine, per i crematori dei campi di concentramento era previsto l’uso normale di bare e di urne cinerarie.

Per rendere più agile l’opera, ho relegato in Appendice la lunga elaborazione statistica delle liste di cremazione dei crematori di Westerbork e di Terezín (complessivamente, 41 tavole), il bilancio delle attività della ditta Topf ad Auschwitz-Birkenau e l’elenco dei brevetti, nonché delle richieste e descrizioni di brevetto della ditta Topf. Ho inoltre redatto un glossario di oltre 300 termini tecnici tedeschi che fornisce anche le spiegazioni essenziali. L’opera è basata su fonti rigorose e ineccepibili di prima mano.

Ho raccolto anzitutto la letteratura storica e tecnica tedesca più significativa che esista sull’argomento, alla quale ho affiancato i brevetti relativi ai forni civili ancora reperibili (molti sono andati perduti a causa dei bombardamenti alleati). Nel contempo mi sono messo in contatto con varie ditte costruttrici di forni crematori e ho visitato personalmente alcuni crematori in Italia e in Francia. Per capire la struttura e il funzionamento dei forni Topf e dei forni Kori, ho studiato i

documenti tedeschi che si sono conservati, in particolare, quelli della Zentralbauleitung di Auschwitz, e altri documenti custoditi in vari archivi europei; inoltre ho ispezionato e fotografato gli impianti ancora esistenti negli ex campi di concentramento tedeschi di:

- Auschwitz: 2 forni Topf a 2 muffole malamente ricostruiti dai Polacchi; 1 forno mobile Kori
riscaldato con nafta;

- Buchenwald: 2 forni Topf a 3 muffole riscaldati con coke (uno predisposto anche per il riscaldo con nafta) uguali a quelli installati nei crematori II e III di Birkenau;

- Dachau: 1 forno Topf a due muffole riscaldato con coke, originariamente forno mobile riscaldato con nafta; 4 forni Kori riscaldati con coke;

- Gusen: 1 forno Topf a due muffole riscaldato con coke, originariamente forno mobile riscaldato con nafta;

- Mauthausen: 1 forno Topf a 2 muffole riscaldato con coke, modello uguale ai tre forni a 2 muffole installati nel crematorio I di Auschwitz; 1 forno Kori riscaldato con coke;


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- Gross-Rosen: 1 forno mobile Kori riscaldato con nafta;

- Lublino: 5 forni Kori riscaldati con coke; 1 forno mobile Kori riscaldato con nafta;

- Stutthof: 2 forni Kori riscaldati con coke; 1 forno mobile Kori riscaldato con nafta;

- Terezín: 4 forni Ignis-Hüttenbau riscaldati con nafta.

Nel secondo volume dell’opera ho illustrato minuziosamente la descrizione di questi impianti con 360 fotografie suddivise in undici sezioni, ciascuna delle quali è dedicata ad un impianto specifico. Questa documentazione contiene fotografie di impianti fino ad ora sconosciuti (i forni del crematorio di Terezín) o poco noti perfino agli specialisti, come i forni dei crematori di Gusen, di Gross-Rosen, di Stutthof e anche di Lublino-Majdanek. Ma anche le fotografie degli impianti già noti rappresentano una novità non irrilevante, in quanto ne mostrano per la prima volta gli elementi costitutivi essenziali, e ciò è indispensabile per comprendere la loro struttura e il loro funzionamento.

Il secondo volume contiene inoltre 270 documenti, molti dei quali sono inediti o sconosciuti anche agli specialisti. I primi 101 documenti si riferiscono ai forni crematori civili; i documenti numerati da 102 a 143 riguardano le attività civili della ditta Topf; dal numero 144 al numero 270, infine, appare una selezione dei documenti più importanti sui forni crematori Topf di Mauthausen, Gusen, Buchenwald e Auschwitz-Birkenau (piante, disegni, progetti, preventivi di costo, avvisi di spedizione, fatture, istruzioni di servizio, diagrammi, ecc.), sui forni Kori dei campi menzionati sopra (soprattutto disegni originali e disegni molto accurati dei periti sovietici), su questioni tecniche e amministrative e sulla burocrazia della cremazione nei campi di concentramento.

8.3. LA CREMAZIONE MODERNA

8.3.1. La tecnologia dei forni crematori fino alla prima guerra mondiale

La cremazione dei cadaveri fu praticata in Europa già più di mille anni prima di Omero702 e continuò ad esservi praticata fino all’anno 785, quando fu proibita, sotto pena di morte, dal decreto di Paderborn di Carlo Magno703. Nei secoli successivi, nell’Europa cristiana, la cremazione dei cadaveri decadde completamente come usanza funeraria.

L’idea della cremazione dei cadaveri rinacque durante la rivoluzione francese704, ma si affermò solo nella seconda metà dell'Ottocento.

La nascita del movimento per la cremazione dei cadaveri si fa risalire al 1849, quando il filologo Jakob Grimm pronunciò all’Accademia delle Scienze di Berlino un discorso memorabile su questo argomento705. L’idea fu subito raccolta e diffusa entusiasticamente da infaticabili pionieri, come il medico militare Trusen, il prof. Moleschott, il prof. Richter, il prof. Reclam e il prof. Küchenmeister.

La prima cremazione in un forno crematorio in Europa avvenne il 9 ottobre 1874 a Dresda in un forno provvisorio Siemens e fu seguita da poche altre. Poi queste cremazioni sperimentali furono proibite dal governo sassone706.

L’Italia si pose subito all’avanguardia del movimento moderno per la cremazione, sia dal punto di vista legale, sia da quello tecnico. Il principio della cremazione dei cadaveri vi fu riconosciuto dal regolamento sanitario del 6 settembre 1874707.

Questo periodo vide un grande fervore di studi e di esperimenti che portarono alla costruzione di vari tipi di forni. La cremazione moderna doveva soddisfare determinati requisiti di ordine etico, estetico ed economico, che furono fissati come princìpi ispiratori al congresso generale sulla cremazione che si svolse a Dresda il 7 giugno 1876708.

Il primo crematorio europeo fu eretto a Milano nel 1875; esso era dotato di un forno Polli-Clericetti che fu inaugurato il 22 gennaio 1876, con la cremazione del cadavere di Alberto Keller, che in vita si era prodigato a favore della cremazione709. Il primo crematorio tedesco entrò in funzione a Gotha il 10 dicembre 1878.

702 C. Schuchhardt, Die Anfänge der Leichenverbrennung, in: “Sitzungsberichte der Preussischen Akademie der Wissenschaften”. Philosophisch-Historische Klasse, 1920, p. 502.

703 M. Pauly, Die Feuerbestattung. Verlagsbuchhandlung von J.J. Weber, Lipsia, 1904, p. 8.

704 B. Reber, Un crématoire du temps de la révolution française, in: “Société de crémation de Genève”, Bulletin VIII, Genève, Imprimerie Centrale, 1908, pp. 26-29.

705 Il discorso, intitolato Ueber das Verbrennen der Leichen (Sulla cremazione dei cadaveri), fu pubblicato lo stesso anno.

706 M. Pauly, Die Feuerbestattung, op. cit., p. 18.

707 G. Pini, La crémation en Italie et à l’étranger de 1774 jusqu’à nos jours. Ulrich Hoepli Editeur Libraire, Milano, 1885, p. 16.

708 M. Pauly, Die Feuerbestattung, op. cit., pp. 14-15.

709 G. Pini, La crémation en Italie et à l’étranger de 1774 jusqu’à nos jours, op. cit., p. 30.

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I primi apparati di cremazione progettati in Italia erano a muffola. Il cadavere doveva essere collocato in un cilindro metallico riscaldato dall’esterno con coke (progetto Du Jardin del 1867) o con gas illuminante (apparato Polli)710.

L’apparato Brunetti (1873) era costituito da un focolare, deliminato da quattro piccoli muri di mattoni, una stretta lamina di ferro e una cappa sovrastante collegata ad un camino. Il cadavere veniva legato con filo di ferro sulla lamina e veniva esposto alle fiamme del focolare sottostante. La cremazione durava circa 6 ore711.

Il forno Polli-Clericetti era costituito da una camera di cremazione munita di griglia orizzontale sulla quale veniva deposto il cadavere e di 217 becchi ad aria e a gas le cui fiamme a dardo investivano direttamente il cadavere riscaldando la camera di cremazione a 1100°C. Questo forno, installato nel crematorio di Milano, fu usato per la cremazione del cadavere di Alberto Keller e per altre due cremazioni, poi, a causa dei costi eccessivamente alti, fu smantellato e sostituito con un forno Betti e Terruzzi (1877).

Questo apparato era un forno a muffola costituito da un cilindro di ghisa collocato al centro di una grande fornace alimentata con coke. Quando il cilindro era diventato incandescente, vi veniva introdotto il cadavere per mezzo di una specie di guida di ferro. La cremazione risultava abbastanza completa, ma la durata dell’operazione era di almeno 5 ore e il costo molto alto, sicché, dopo nove cremazioni, anche questo forno fu demolito.

Il forno Muller e Fichet, presentato all’Esposizione universale di Parigi del 1878, era costituito da una muffola in muratura refrattaria, nella quale veniva collocata la bara, ed era rivestito inferiormente e lateralmente di mattoni refrattari che fungevano da accumulatore di calore. La muffola veniva riscaldata al calore bianco dai prodotti della combustione di un grosso gasogeno con griglia a gradini, dopo di che vi veniva introdotta la bara.

Il forno Kopp era basato sullo stesso principio del forno Betti e Terruzzi, ma aveva una muffola di mattoni refrattari. Questo apparato fu installato nel crematorio di Washington; per una cremazione completa richiedeva almeno 6 ore. Il forno Gorini adottava il principio della combustione diretta con fiamma viva. Il prototipo di questo forno fu inaugurato nel cimitero di Riolo il 6 settembre 1877. La durata di una cremazione era generalmente di un’ora e mezza - due ore, con un consumo di 100-150 kg di fascine.

L’apparato Venini fu il primo forno crematorio a gasogeno italiano. La cremazione vi veniva eseguita dalla fiamma prodotta da un gasogeno mobile la quale, attraverso un condotto di collegamento, giungeva nella camera di cremazione ed investiva il cadavere. La temperatura di introduzione era di 800°C. La durata di una cremazione era generalmente di un’ora e un quarto.

Il forno Guzzi riuniva i princìpi della cremazione diretta mediante fiamma viva e della cremazione indiretta mediante aria calda pura, di cui parlerò successivamente. In questo impianto la camera di cremazione era riscaldata sia dai prodotti della combustione del focolare sia dall’aria calda riscaldata dal rigeneratore.

Il forno Spasciani-Mesmer, installato a Livorno e a Venezia, era un impianto a gasogeno con griglia orizzontale e tramoggia di caricamento del combustibile. Il preriscaldo del forno richiedeva 8-10 ore, con un consumo di circa 2.000 kg di coke; per una cremazione erano necessari 200-300 kg di coke.

Il forno Toisoul e Fradet era un impianto a gasogeno disposto su tre piani: il gasogeno si trovava nello scantinato, il recuperatore al pianterreno e la camera di cremazione al primo piano. La durata di una cremazione era di circa un’ora, con un consumo di circa 100 kg di coke.

I forni esaminati finora funzionavano in base al principio della cremazione completamente diretta, cioè il cadavere era investito direttamente dalle fiamme sviluppate da un focolare (come nel forno Gorini) o dai prodotti della combustione di un gasogeno (come nel forno Venini); il sistema ideato da Friedrich Siemens introdusse il procedimento di cremazione completamente indiretto mediante aria calda pura, che in Germania dominò incontrastato fino al 1924. Questo nuovo procedimento consisteva nel fatto che la cremazione veniva eseguita mediante aria pura riscaldata a 1000°C in un rigeneratore o recuperatore. Il prototipo sperimentale fu impiegato soltanto per la distruzione di carogne animali712. Il forno Siemens fu installato, con varie modifiche, soltanto nel 710Idem, pp. 130-131. Una descrizione minuziosa dell’impianto è fornita da Wegmann-Ercolani, Ueber Leichenverbrennung als rationellste Bestattungsart. Cäsar Schmidt, Zurigo, 1974, pp. 30-33.

711 G. Pini, La crémation en Italie et à l’étranger de 1774 jusqu’à nos jours, op. cit., p. 132. Le informazioni che seguono, salvo diversa indicazione, sono tratte da questa fonte (pp.128-171). Vedi anche. M. de Cristoforis, Etude pratique sur la crémation. Imprimerie Treves Frères, Milano, 1890, pp. 56-135; P. de Pietra Santa, M. de Nansouty, La crémation, in: “Le génie civil”, n.8-12, 1881; L. Maccone, Storia documentata della cremazione presso i popoli antichi ed i moderni con speciale riferimento alla igiene. Istituto Italiano d’ Arti Grafiche, Bergamo, 1932, pp. 102-124; Fritz Schumacher, Die Feuerbestattung. J.M. Gebhardt’s Verlag, Lipsia, 1939, pp. 18-32.

712 F. Küchenmeister, Die Feuerbestattung. Unter allen zur Zeit ausführbaren Bestattungsarten die beste Sanitätspolizei des Bodens und der sischerste Cordon gegen Epidemien. Verlag von Ferdinand Enke, Stoccarda, 1875, pp. 70-71.

 

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crematorio di Gotha, nel 1878. Una cremazione durava mediamente due ore e un quarto; per la prima cremazione erano necessari 1.500 kg di lignite, per la seconda 250-300 kg713.

Il forno Klingenstierna costituì un miglioramento essenziale del forno Siemens. Esso era dotato i un focolare principale e di uno ausiliario che serviva soprattutto alla postcombustione dei fumi; l’aria di combustione veniva riscaldata in un recuperatore costituito da tubi metallici; il cadavere veniva introdotto nella camera di cremazione su un carrello che vi restava per tutta la durata del processo.

In Germania questo sistema costruttivo svedese fu perfezionato dall’ing. E. Dorovius e costruito dalla ditta Gebrüder Beck di Offenbach. I primi modelli, installati nei crematori di Heidelberg (1891) e Jena (1898), avevano ancora il carrello di introduzione, ma già nel modello del 1899 (crematorio di Offenbach) il carrello fu eliminato e la camera di cremazione fu dotata di una griglia costituita da barre di argilla refrattaria, al di sotto della quale furono disposti due piani inclinati ad imbuto che convogliavano le ceneri nel cenerario. Il modello installato nel 1903 nel crematorio di Magonza era dotato di un solo piano inclinato al di sotto della griglia della camera di cremazione, dispositivo ripreso da tutti i forni successivi, ma aveva ancora un recuperatore a tubi metallici714. In seguito questo tipo di recuperatore fu sostituito con uno di muratura refrattaria e il forno assunse la struttura tipica dei forni crematori tedeschi a gasogeno riscaldati con coke.

Il prototipo del forno Schneider fu installato nel crematorio di Amburgo nel 1892. La struttura di questo apparato era molto simile a quella del forno Klingenstierna-Beck. Le innovazioni più importanti riguardavano il focolare, con griglia piana e apporto dell’aria primaria715 di combustione sotto alla griglia, e il gasogeno, disposto verticalmente sopra alla griglia, con apertura del pozzo di caricamento del coke nella parte superiore del forno.

Il riscaldo del forno richiedeva circa tre ore e mezza. La durata di una cremazione era di 45-90 minuti, con un consumo di coke di 250-300 kg per una singola cremazione, 50-100 kg per ogni cremazione successiva.

Il forno Ruppmann aveva già la struttura tipica di un moderno forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke716. Dai dati sperimentali del crematorio di Stoccarda relativi a 48 cremazioni eseguite dal 20 luglio al 15 settembre 1909 risultò una durata media di una cremazione di 1h 33’; la durata minima fu di 1h 10’, quella massima di 2h 30’717.

Il forno Knös, di progettazione svedese, presentava ulteriori innovazioni rispetto al forno Klingenstierna-Beck. Il consumo di coke era di circa 300 kg per il riscaldo e la prima cremazione e di 50-90 kg per ciascuna delle successive. I diritti di costruzione di questo forno in Germania erano detenuti dalla ditta Gebrüder Beck di Offenbach.

8.3.2. Gli sviluppi tecnici dei forni crematori tedeschi negli anni Trenta

Dopo la fine della prima guerra mondiale, la diminuzione della produzione di carbone in conseguenza della cessione di importanti territori carboniferi e le forniture di carbone agli Stati vincitori sancite dal trattato di Versailles imposero alla Germania lo sfruttamento più completo possibile delle risorse carbonifere rimaste. Per queste ragioni nel dopoguerra l'industria tedesca si adoperò per trasformare dal punto di vista termotecnico tutti gli impianti che consumavano carbone e i suoi sottoprodotti per ottenere il massimo rendimento. Questa esigenza di una economia razionale del calore si impose anche nel campo dei forni crematori e influenzò perfino la legislazione relativa. Il 24 ottobre 1924 fu emendata la legge sulla cremazione del 14 settembre 1911 che ammetteva soltanto il procedimento di cremazione completamente indiretto, il quale comportava un dispendio enorme di combustibile, e fu consentito il procedimento semidiretto718. Ne scaturì una controversia alimentata anche dai costruttori dei forni crematori, che sentivano minacciati i loro modelli con funzionamento in teoria completamente indiretto dal nuovo sistema di cremazione che avrebbe condotto inevitabilmente - come effettivamente accadde - a grandi cambiamenti tecnologici719.

713 W. Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien). Verlag von Carl Marhold, Halle a. S., 1905, p. 20. Quest’opera contiene una descrizione molto dettagliata dei forni Siemens, Kliengenstierna e Schneider, con disegni tecnici molto accurati (pp. 41-58). Su questi forni vedi: E. Beutinger, Handbuch der Feuerbestattung. Carl Scholze Verlag, Lipsia, 1911.

714 W. Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien), op. cit., pp. 45-55.

715 Nella terminologia tecnica l'aria primaria era l'aria di combustione per il focolare, l'aria secondaria era quella per la combustione del cadavere.

716 H. Keller, Mitteilungen über Versuche am Ofen des Krematoriums in Biel. Bieler Feuerbestattungs-Genossenschaft in Biel. Jahresbericht pro 1927/28, Biel, 1928.

717 R. Nagel, Wege und Ziele der modernen Feuerbestattung. Verlag Wilhelm Ruppmann, Stoccarda, 1922, p. 36.

718 H. Kori, Bau und Betrieb von Krematorien. 1. Neue Wege und Ziele, in: “Die Wärmewirtschaft”, n. 8, 1924, pp. 115-119; Bau und Betrieb von Krematorien. 2. Gutachten der Arbeitsgemeinschaft für Brennstoffersparnis, in: : “Die Wärmewirtschaft”, n.8, 1924, pp. 119-120.

719Amtliches. Bau und Betrieb von Krematorien, in: “Die Wärmewirtschaft”, n.7, 1925, pp. 107-108; Bau und Betrieb der Krematorien. Erwiderung auf den Einspruch des Verbandes der Preußischen Feuerbestattungsvereine vom 9. Oktober 1925 gegen den Erlaß des Herrn

 

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La questione generale dell'economicità dei forni crematori poteva essere risolta soltanto con esperimenti scientifici di cremazione.

Gli esperimenti più importanti di questo periodo furono eseguiti nel crematorio di Dessau tra il 1926 e il 1927 dall’ing. Richard Kessler, che redasse una lunga relazione scientifica su di essi720.

Esamineremo successivamente i risultati di questi esperimenti.

I nuovi modelli di forni degli anni Trenta, nel loro sistema costruttivo, tenevano debito conto dei fattori determinanti per una economia razionale del calore individuati dall’ing. Kessler nel corso dei suoi esperimenti, e ciò si tradusse in un rendimento decisamente più alto. Tra le innovazioni tecniche più importanti di questo periodo sono da registrare la riduzione della sezione orizzontale del gasogeno, l’installazione della griglia di postcombustione, un sistema di apporto dell’aria più razionale, recuperatori più efficienti e infine l'adozione di strumenti appropriati di misurazione721.

All’inizio degli anni Trenta i forni crematori a gasogeno riscaldati con coke avevano raggiunto l’apice della perfezione tecnica, ma nello stesso tempo iniziava il loro inesorabile declino: essi cominciarono ad essere soppiantati dai forni di nuova generazione più economici riscaldati con gas o con elettricità. Il loro destino era ormai la demolizione722 oppure la ristrutturazione per adattarli al riscaldo con gas723.

I nuovi sistemi di riscaldo richiedevano ulteriori studi sulla struttura dei forni e sul fenomeno della cremazione in sé e questi studi furono presentati in importanti pubblicazioni tecniche724.

Nel campo del riscaldo con gas, l'innovazione più imporante fu il forno di nuova concezione Volckmann-Ludwig, che fu brevettato il 30 ottobre 1928. La licenza del brevetto fu concessa in esclusiva alla ditta H.R.Heinicke di Chemnitz725. Il primo forno crematorio con riscaldo elettrico entrò in funzione nel crematorio di Biel (Svizzera) il 31 agosto 1933. Esso fu costruito dalla ditta Brown, Boveri & Co. di Baden, sotto la supervisione dell'ing. Hans Keller726.

8.3.3. Legislazione e statistiche sulla cremazione in Germania

Sebbene il primo crematorio tedesco fosse stato costruito nel 1878, in Germania la cremazione tardò molto ad affermarsi legalmente; in Prussia essa divenne legalmente facoltativa solo con la legge sulla cremazione del 14 settembre 1911. Negli altri Länder essa fu ammessa tra il 1899 e il 1925, sia pure con disposizioni abbastanza diverse. Una regolamentazione unitaria apparve soltanto negli anni Trenta: la prima vera e propria “Legge sulla cremazione” valida per tutto il territorio nazionale fu promulgata il 15 maggio 1934. Seguirono a breve distanza di tempo disposizioni specifiche relative ai Ministers des Innern - II T 2015 - vom 24. Oktober 1924, in: “Die Wärmewirtschaft”, no. 1, 1926, pp. 9-12; Amtliches. Betr. Ofenanlage in Krematorien, in: “Die Wärmewirtschaft”, n. 3, 1927, p. 51; A. Peters, H. Tilly, Die Wirtschaftlichkeit von Anlagen zur Einäscherung menschlicher Leichen, in: “Die Wärmewirtschaft”, n. 11, 1926, pp. 176-178.

 
720 Richard Kessler, Rationelle Wärmewirtschaft in den Krematorien nach Maßgabe der Versuche im Dessauer Krematorium, in: “Die Wärmewirtschaft”,, n. 8-11, 1927. Versione abbreviata: Rationelle Wärme-Wirtschaft in Krematorien unter besonderer Berücksichtigung der Leuchtgasfeuerung, in: V. Jahrbuch des Verbandes der Feuerbestattungs-Vereine Deutscher Sprache 1930, Königsberg, 1930. Degni di nota sono anche gli esperimenti eseguiti nel 1927 dall'ing. Hans Keller nel crematorio di Biel (Svizzera) con un forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke: H. Keller, Mitteilungen über Versuche am Ofen des Krematoriums in Biel. Bieler Feuerbestattungs-Genossenschaft in Biel (Schweiz). Jahresbericht pro 1927-28. Biel, 1928; Idem, Versuche an einem Feuerbestattungsofen. Sonderabdruck aus der Zeitschrift “Archiv für Wärmewirtschaft und Dampfkesselwesen”, annata 10, n. 6, 1929.

 
721 F. Hellwig, Vom Bau und Betrieb der Krematorien, in: “Gesundheits-Ingenieur”, annata 54, n. 24, 20 giugno 1931, p. 372; A. Peters, Winke für den Betrieb von Einäscherungsanlagen, in: “Zentralblatt für Feuerbestattung”, annata 2, 1930, n.4, pp. 56-57.

722 Ad esempio, i vecchi forni a coke del crematorio di Amburgo già nel 1928 furono sostituiti dal forno sperimentale a gas Volckmann-Ludwig [a]; nel crematorio di Dortmund negli anni 1937-1938 il vecchio forno a coke fu smantellato e sostituito con due forni a gas Volckmann-Ludwig [b]. [a] H. Manskopf, Gas als Brennstoff für Einäscherungsöfen, in: “Das Gas- und Wasserfach”, annata 76, n.42, 1933. [b] Hermann Kämper, Der Umbau der Leichenverbrennungsöfen und die Einrichtung von Leichenkühlräumen auf dem Hauptfriedhof der Stadt Dortmund, in: “Gesundheits-Ingenieur”, annata 64, n. 12, 1941.
 
723 Ing. Repky, Der Umbau koksgefeuerter Kremationsöfen auf Leuchtgasbeheizung, in:”Gesundheits-Ingenieur”, annata 55, n.42, 1932.

 724 Tra gli articoli tecnici più importanti si possono menzionare: Friedrich Hellwig, Vom Bau und Betrieb der Krematorien, art. cit.; in forma abbreviata: Vom Bau und Betrieb der Krematorien, in: “Zentralblatt für Feuerbestattung”, annata 4, n. 1, 1932, pp. 8-14; Paul Schläpfer, Ueber den Bau und Betrieb von Kremationsöfen. Separatabdruck aus dem Jahresbericht des Verbandes Schweizer. Feuerbestattungsvereine, Zurigo, 1937; Idem, Betrachtungen über den Betrieb von Einäscherungsöfen, in: “Schweizerischer Verein von Gas- und Wasserfachmännern, Monatsbulletin”, annata XVIII, n. 7, Zurigo, luglio 1938; Richard Kessler, Entwicklung und Zukunftswege der Einäscherungstechnik, in: “Zentralblatt für Feuerbestattung”,annata 3, n. 6, 1931, pp. 83-89; R. Kessler, Die wärmewirtschaftliche Ausnutzung der Abgase bei Einäscherungsöfen, in: “Zentralblatt für Feuerbestattung”, annata 5, n. 2, 1935, pp. 21-26; Viktor Quehl, Feuerbestattung und Einäscherungsöfen, in: “Gesundheits-Ingenieur”,annata 59, n. 38, 1936, pp. 559.561.
 
725 Sul forno Volckmann-Ludwig vedi: H.Volckmann, Ein neues Einäscherungsverfahren, in: “Zentralblatt für Feuerbestattung”, annata 3, n. 4, 1931; H. Volckmann, Der neue Einäscherungsofen System Volckmann-Ludwig, in: “Zentralblatt für Feuerbestattung”, annata 3, n. 4, 1931; H. Volckmann, Das Volckmann-Ludwig-Verfahren und die Kesslerschen Richtlinien, in: “Zentralblatt für Feuerbestattung”,annata 6, n. 8, 1934; H. Wolfer, Der neue “Volckmann-Ludwig”-Einäscherungsofen im Stuttgarter Krematorium, in: “Gesundheits-Ingenieur”,annata 55, n. 13, 1932.

 726 Hans Keller, Der elektrische Einäscherungsofen im Krematorium Biel, in: “Bieler Feuerbestattungs-Genossenschaft in Biel (ed.)”, Jahresbericht pro 1933, Biel 1934; Idem, Der elektrische Ofen im Krematorium Biel, Graphische Anstalt Schühler A.G., Biel 1935. Questo forno sperimentale fu poi perfezionato dalla ditta BBC Brown Boveri; vedi G. Keller, Die Elektrizität im Dienste der Feuerbestattung, Aktiengesellschaft Brown, Boveri & Cie. Sonderabdruck aus den Brown Boveri Mitteilungen, n.6/7, 1942.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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forni crematori e al processo di cremazione, cioè il “Regolamento di servizio per gli impianti di cremazione” del 5 novembre 1935 e l’ “Ordinanza per l’applicazione della legge sulla cremazione” del 10 agosto 1938 727.

Il primo crematorio tedesco entrò in funzione a Gotha il 10 dicembre 1878. Fino al 1939, in Germania furono costruiti 122 crematori, come risulta dalla tavola che segue728:

anno ,crematori costruiti, numero totale

1878 1 1

1891 1 2

1892 1 3

1898 1 4

1899 1 5

1901 1 6

1902 1 7

1903 1 8

1904 1 9

1905 1 10

1906 2 12

1907 3 15

1908 1 16

1909 3 19

1910 4 23

1911 6 29

1912 5 34

1913 6 40

1914 3 43

1915 5 48

1916 1 49

1917 2 51

1918 2 53

1920 1 54

1921 1 55

1922 2 57

1923 4 61

1924 4 65

1925 4 69

1926 7 76

1927 5 81

1928 7 88

1929 5 93

1930 11 104

1931 3 107

1932 2 109

1934 3 112

1935 2 114

1936 1 115

1937 3 118

1938 3 121

1939 1 122

727Vedi al riguardo W. Lohmann, Gesetz, betreffend die Feuerbestattung, vom 14. September 1911 nebst Ausführungsanweisung vom 29. September 1911. J. Guttentag Verlagsbuchhaltung, Berlino, 1912; O. Marcuse, Die wichtigsten Bestimmungen der deutschen Landesgesetze über Feuerbestattung nebst dem Entwurf eines Reichsgesetzes, in: V. Jahrbuch des Verbandes der Feuerbestattungs-Vereine Deutscher Sprache. Königsberg, 1930, pp. 121-133; “Betriebsordnung für Feuerbestattungsanlagen” del 5 novembre 1935, “Verordnung zur Durchführung des Feuerbestattungsgesetzes” del 10 agosto 1938, pubblicate in F. Schumacher, Die Feuerbestattung, op. cit., pp. 116-121; Richtlinien für den Bau von Öfen zur Einäscherung menschlicher Leichen. Veröffentlichungen des Grossdeutschen Verbandes der Feuerbestattungsvereine Nr.5. Königberg i. Pr. Selbstverlag des Verbandes, 1932.

Queste norme furono pubblicate anche dalla rivista “Zentralblatt für Feuerbestattung”, 5. Jg., n.6, settembre 1933, pp. 87-92; Richtlinien für den Bau und Betrieb von Öfen zur Einäscherung menschlicher Leichen, aufgestellt vom Großdeutschen Verbande der Feuerbestattungsvereine e.V., Verlag der Verlagsabteilung des Großdeutschen Verbandes der Feuerbestattungsvereine e.V., Berlino, 1937.

728 IV.Jahrbuch der Feuerbestattungs-Vereine Deutscher Sprache. 1928. Königsberg 1928, pp. 82-87. Die Feuerhallen der Ostmark, in: “Phoenix. Blätter für wahlfreie Feuerbestattung und verwandte Gebiete”, Vienna, annata 50, 1939, p. 7; Idem, Einäscherungen im Grossdeutschland, annata 12, 1940, p. 20 e 29. Erwin Helbig, Die deutschen Krematorien im Jahre 1939, in: “Die Feuerbestattung”, annata 12, n. 3, 1940, pp. 28-31.

 

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Dal 1878 al 1939 in Germania furono eseguite 1.202.813 cremazioni, ripartite nel tempo come segue:

periodo numero delle ,cremazioni,cremazioni all'anno (media)

1878 1 1

1879 17 17

1880-1889 701 70

1890-1899 2.903 290

1900-1909 20.271 2.027

1910-1919 111.671 11.167

1920-1929 355.836 35.583

1930-1939 711.413 71.1413

totale 1.202.813

Nel territorio dei Sudeti erano in funzione 4 crematori: a Reichenberg (1918), ad Aussig (1933), a Brüx (1924) e a Karlsbad (1933); in Austria 5 crematori: a Vienna (1923) a Steyr (1927), a Linz (1929), a Salisburgo (1931) e a Graz (1923). Pertanto nella Grande Germania, nel 1939, esistevano 131 crematori. Nel 1940 ci furono 108.630 cremazioni, nel 1941 107.103 e nel 1942 114.184729.

Alla fine del 1938 in Germania c'erano 130 crematori, in Inghilterra 47, in Italia 37 (di cui 8 fuori servizio), in Svezia e Svizzera 22, in Danimarca 16, in Norvegia 10, in Cecoslovacchia 9, in Francia 6, in Russia 2, in Belgio, Finlandia, Olanda, Portogallo e Romania 1. Dopo la Germania, i paesi europei in cui si registrò il maggior numero di cremazioni furono l’Inghilterra (16.312 cremazioni), la Svizzera (7.071), il Protettorato di Boemia e Moravia (5.535), la Svezia (4.434), la Danimarca (4.031), la Norvegia (2.262) e la Francia (1.340)730.

Il primato mondiale, sia per numero dei crematori, sia per numero delle cremazioni, era detenuto dal Giappone, che già nel 1912 possedeva ben 36.723 impianti di cremazione. Nel 1929 in questo paese furono cremati 622.492 cadaveri731.

 

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