AUSCHWITZ la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt 4^ parte

3.3. Il sistema di drenaggio del crematorio

 

Comincio dal primo indizio in ordine cronologico, non perché abbia una particolare importanza, ma per le implicazioni che ne derivano. Esso risale infatti al 18 giugno 1942 e - come ho rilevato sopra - proprio per la sua data rende del tutto incomprensibile il processo di trasformazione dei crematori e mostra nello stesso tempo fino a che punto Pressac proiettasse “indizi criminali” perfino su documenti ad essi assolutamente estranei sia per ragioni cronologiche, sia per il loro contenuto.

 Pressac al riguardo spiega:

 «I canali di deflusso del Leichenkeller 1, collegati agli altri nella parte occidentale dell'edificio, corrono direttamente nella fossa di sedimentazione comune, sicché, se nel Leichenkeller 1 si fosse usato del gas, ci sarebbe stata la possibilità di una penetrazione del gas tossico nei locali al pianterreno»459

 Appunto per questo motivo la conduttura di drenaggio del Leichenkeller 1 sarebbe stata separata dalle altre.

 Quata argomentazione è infondata sia architettonicamente sia tecnicamente.

 Una penetrazione del gas tossico al pianterreno del crematorio avrebbe potuto verificarsi solo a due condizioni:

 1) collegamento della conduttura di deflusso del Leichenkeller 1 anche con le condutture della parte orientale del crematorio, quella a pianterreno;

 2) scorrimento in salita dell'acqua di deflusso.

 Quanto alla prima condizione, rilevo che la pianta 932 del crematorio II mostra due sistemi di condutture di deflusso distinte e separate, una per la parte seminterrata, l'altra per la parte al pianterreno. Il primo è costituito da una conduttura nel Leichenkeller 2 che corre in direzione ovest-

 457 Idem, p. 227, 462, 492.

 458 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., p. 311 e 312

 459 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., p. 285.

 

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est, una conduttura nel Leichenkeller 3, inizialmente biforcata, che va in direzione est-ovest, un'altra conduttura nel Leichenkeller 3 che ha direzione nord-sud e una conduttura nel Leichenkeller 1 con direzione sud-nord. Queste quattro condutture si immettono in una fossa di sedimentazione comune (Absetzgrube), i primi tre attraverso un pozzetto comune collocato all'angolo inferiore sinistro del Leichenkeller 3, come nella pianta 1300, il quarto piegando di 90° a est davanti al muro dove si trova la porta. La fossa di sedimentazione corre in direzione nord-sud. Il sistema del pianterreno invece è costituito da una conduttura che corre fuori del crematorio, nel lato sud, in direzione est-ovest, che raccoglie le acque di deflusso della sala forni e si immette in un pozzetto di controllo (Kontrollschacht) situato davanti al locale Geräte (attrezzi), e da una conduttura che parte dallo spigolo nord-est del crematorio, va in direzione nord-sud, si immette in un pozzetto, indi piega a 90° verso ovest e si immette anch'esso nel pozzetto di controllo. Anche questo è collegato al Kläranlage (impianto di chiarificazione delle acque) attraverso una conduttura (“zum Kanal”) che va in direzione nord-sud.

 Dunque l'ipotesi di Pressac è architettonicamente impossibile, perché la conduttura di deflusso del Leichenkeller 1 non era collegata a quelle del pianterreno.

 Questo collegamento esiste invece proprio nella pianta 1300. In questa pianta tutte le acque nere dei Leichenkeller 2 e 3 - che mantengono il sistema di drenaggio della pianta 932 - e della parte del crematorio situata al pianterreno, si raccolgono in un pozzetto di ispezione comune (Revisionschacht) corrispondente alla fossa di sedimentazione della pianta 932 recante il numero III, che è collegato al Kläranlage attraverso una conduttura di drenaggio che corre in direzione nord-sud come nella pianta 932; a questa conduttura è collegato il sistema di drenaggio del Leichenkeller 1, costituito da due condutture che corrono in direzione nord-sud e sud-nord e si immettono in un pozzetto centrale comune dal quale un'altra conduttura che corre in direzione est-ovest si immette appunto nella conduttura comune che porta le acque nere al Kläranlage. Nella parte sinistra della pianta 1300 è riportata la sezione longitudinale (Längeschnitt) del sistema di drenaggio del pianterreno, coll'indicazione della pendenza delle singole condutture da un pozzetto di revisone all'altro. Le condutture del pianterreno sono ovviamente in discesa verso il pozzetto di ispezione comune n. III.

 Pressac commenta così la piante 1300:

 «La separazione del sistema di drenaggio del Leichenkeller 1 da quello del resto dell'edificio (come è adombrato nella pianta 932), è il primo indizio della trasformazione criminale del Leichenkeller 1 in una camera a gas»460.

 In realtà il sistema di drenaggio del Leichenkeller 1 era già separato da quello del resto dell'edificio nella pianta 932, nella quale, per di più, il sistema di drenaggio del pianterreno era separato da quello del seminterrato.

 In conclusione, secondo la logica di Pressac, il rischio di una penetrazione del gas tossico nei locali del pianterreno, con il sistema di drenaggio modificato a scopo criminale sarebbe stato impossibile, mentre sarebbe stato possibile con il sistema di drenaggio normale della pianta 932.

 Tuttavia, poiché le acque nere non potevano scorrere in salita dal seminterrato al pianterreno, una contaminazione da gas era comunque impossibile. Infatti l' eventuale acido cianidrico liquido (che è solubile in acqua) che fosse penetrato nel condotto di drenaggio del Leichenkeller 1 sarebbe defluito insieme alle acque nere nel Kläranlage senza il minimo pericolo per nessuno. Ciò è tanto vero che la pianta 1293 del 9 maggio 1942 relativa al sistema di approvvigionamento idrico e fognario dell'impianto di disinfestazione BW 5b di Birkenau (Be- u. Entwässerung der Entlausungsbaracke im K.G.L.)461 presenta all'interno della camera a gas (Gaskammer) di disinfestazione ad acido cianidrico due condutture di deflusso parallele che si immettono in un'altra conduttura ad esse perpendicolare che attraversa tutta l'installazione dalla “parte incontaminata” (reine Seite) a quella contaminata (unreine Seite) e si immette poi in una conduttura di deflusso esterna. Questo sistema di drenaggio, che era collegato perfino con quello della sala docce, e che fu realizzato secondo il progetto462, smentisce categoricamente le congetture di Pressac.

 

3.4. L'apertura di un ingresso nel Leichenkeller 2

 

L'apertura di una scala di accesso al Leichenkeller 2 dall'esterno si concilia senza dubbio coll'ipotesi di Pressac, ma ciò non significa necessariamente che sia un indizio criminale. Riguardo alla sua realizzazione, egli spiega:

 460 Idem, p. 296.

 461 Idem, p. 56.

 462 Vedi documento 16.

 

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«Il 10 febbraio [1943] cominciò il lavoro di realizzazione dell'apertura e della costruzione di una scala di accesso occidentale al Leichenkeller 2 (futuro spogliatoio) del crematorio III, sotto la supervisione del capomastro Kolbe della ditta Huta. Esso fu eseguito in sei giorni, poiché fu completato il giorno 15. Non si sa quando questa operazione sia stata effettuata per il crematorio II. L'unica menzione della sua realizzazione risale al 26 febbraio, undici giorni dopo il completamento di quella del crematorio III. Questo paradosso è inesplicabile senza altri documenti»463.

 Il documento invocato da Pressac dice quanto segue:

 ««1.2.43 Gettare la soletta di calcestruzzo nel Leichenkeller 2 (Betonieren der Platte i//LK.2)

 2.2.43 Costruire le pareti esterne nel Leichenkeller 2 (Außenwände mauern i/LK.2)

 3.2.43 Costruzione delle pareti esterne Leichenkeller 2 (Mauern der Außenwände LK. 2)

 4.2.43 Muratura Leichenkeller 2-3 (Mauern LK 2-3)

 5.2.43 Muratura Leichenkeller 2-3 (Mauern LK 2+3)

 6.2.43 Muratura nel Leichenkeller 1-2-3 (Mauern a/LK 1-2-3)

 7.2.43 Muratura Leichenkeller 2-3 (Mauern LK 2+3)

 8.2.43 Costruzione delle pareti dello scantinato Leichenkeller 1-2-3 (Mauern der Kellerwände LK 1-2-3)

 9.2.43 Costruzione delle pareti esterne e interne nel Leichenkeller 2-3 (Mauern der Außen- u. Innenwände im L.K. 2+3)

 10.2.43 Costruzione delle pareti esterne e interne nel Leichenkeller (Mauern der Außen- u. Innenwände im L.K. 2+3) Modifica della scala di ingresso allo scantinato (Umänderung des Kellertreppeneingangs)

 11.2.43 Muratura nel Leichenkeller 1 + 2 (Mauern a/LK. 1+2) Modifica della scala di ingresso allo scantinato (Umänderung der Kellereingangstreppe)

 12.3.43 Muratura dei Leichenkeller 1-3 (Mauern der LK 1+3) Modifica della scala di ingresso allo scantinato (Umänderung der Kellereingangstreppe)

 13.3.42 Muratura nel Leichenkeller 1-3 (Mauern a/LK 1-3) Calcestruzzo per la scala di ingresso allo scantinato (Beton der Kellereingangstreppe)

 14.2.42 Muratura nel Leichenkeller 1 (Mauern a/LK1) Muratura e intonacatura delle pareti di protezione nella modifica della scala di ingresso allo scantinato (Mauern und Putzen der Schutzwände b/der Umänderung der Kellereingangstreppe)»464.

 Poiché il 2 febbraio comiciò il lavoro di costruzione delle pareti esterne del Leichenkeller 2, non ha senso parlare dell'apertura in esse di un ingresso. La «modifica della scala di ingresso allo scantinato», senza mai un riferimento specifico al Leichenkeller 2, riguardava infatti la scala del progetto della pianta 2003.

 Per quanto riguarda il crematorio II, Pressac menziona una nota manoscritta del 26 febbraio 1943 che dice:

 «Crematorio II BW 30 8 metri lineari di tubo di argilla ingresso

 463 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., p. 217.

 464 APMO, BW 30/38, pp. 25-32.

 

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1 tubo di diramazione ø 12 1/2 cm scantinato 2 armature scantinato 1» «Krema 2 BW 30 8 lfd m Tonrohre ø 5 cm Eingang 1 Zweiger ø 12 1/2 cm Keller 2 Armaturen Keller 1»465.

 Essa è accompagnata da un disegno che mostra la posizione del nuovo ingresso466, il quale fu realizzato probabilmente in quel periodo.

 Questo nuovo ingresso fu creato per vari motivi concomitanti. Anzitutto il sistema di ventilazione del Leichenkeller 2 prevedeva soltanto un ventilatore aspirante con prese d'aria all'interno del locale e scarico dell'aria viziata sul tetto del crematorio; per poter funzionare correttamente, esso richiedeva un'entrata di aria fresca dall'esterno che era fornita dal nuovo ingresso.

 In secondo luogo, nel febbraio 1943 la mortalità al campo fu molto alta: non meno di 5.900 decessi467. Ciò indusse la Zentralbauleitung ad aggiungere un nuovo accesso per i cadaveri, essendo lo scivolo esistente (largo appena 78 cm) poco pratico. Il nuovo ingresso rendeva inoltre più razionale la sistemazione dei cadaveri: essendo introdotti dal Leichenkeller 2, essi potevano essere spogliati e registrati in questo locale (Auskleideraum), indi avviati alla camera mortuaria (Leichenkeller 1).

 I cadaveri potevano essere trasportati nel Leichnekeller 2 in vari modi, ad esempio tramite barelle o carrelli su una rampa mobile di tavole poggiata sui gradini.

 Un altro motivo era la necessità di creare una seconda entrata/uscita per il progetto Vergasungskeller in modo da disporre di un percorso “contaminato” di accesso al locale e di uno incontaminato” di uscita, come ho spiegato nel capitolo 2.9.2.

 

3.5. La direzione di apertura della porta del Leichenkeller 1

 

Nella pianta 932 la porta a due battenti del Leichenkeller 1 si apre verso l'interno; nella pianta 2003 essa è sempre a due battenti ma si apre verso l'esterno. Se il primo indizio criminale in ordine cronologico, come pretende Pressac, fosse il cambiamento del sistema di drenaggio del crematorio II risalente al 18 giugno 1942, i tecnici della Zentralbauleitung avrebbero impiegato sei mesi per capire che una porta di una camera a gas omicida che si apra verso l'interno resterebbe ostruita dai corpi delle vittime nel caso di gasazioni di gruppi numerosi di persone o di semplice accalcamento delle vittime verso la porta! E per giungere a questa conclusione elementare essi avrebbero dovuto semplicemente copiare l'installazione omicida che essi stessi avevano già presuntamente realizzato nel crematorio I! Come abbiamo visto nel capitolo 2.5.5., van Pelt suppone che una pianta del crematorio II datata 22 ottobre 1942 che non si è conservata recasse l'indicazione delle aperture sulla copertura del Leichenkeller 1 per l'introduzione dello Zyklon B. La pianta 932 riporta un settore del Leichenkeller 1 lungo circa 10 metri, sia nella planimetria del seminterrato sia in quella del pianterreno, sul quale dovrebbe apparire almeno una delle presunte 4 aperture di introduzione dello Zyklon B, come tra il locale per la lavorazione dell'oro (Goldarb.) e l' anticamera (Vorplatz) sono riportati i due pozzi di ventilazione.

 In questa pianta non esiste dunque alcun indizio a favore di un uso del Leichenkeller 1 come camera a gas omicida, perciò il cambiamento della direzione di apertura della porta di questo locale, di per sé, non ha alcun valore criminale.

 

3.6. Sostituzione di una porta a due ante con una ad una sola anta a (tenuta di gas468) nel Leichenkeller 1

 

Successivamente nel Leichenkeller 1 fu installata una porta a tenuta di gas ad una sola anta, alta m 1,92 e larga 1 metro. Ciò fu dovuto al fatto che nel progetto della pianta 2003 l'anta destra della 465 APMO, BW 30/4, p. 68e.

 466 Vedi documento 17.

 467 T. Grotus, J. Parcer, EDV-gestützte Auswertung der Sterbeeinträge, in: Sterbebücher von Auschwitz. Herausgegeben vom Staatlichen Museum Auschwitz-Birkenau. K.G. Saur. Monaco, New Providence, Londra, Parigi, 1995, vol. 1, p. 249.

 468 Questo indizio è già stato discusso nel capitolo 2.2. MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

 

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     porta del Leichenkeller 1 andava a cozzare contro l'anta sinistra della porta del montacarichi469. Nella pianta 2197 risulta infatti che il muro che separava il Leichenkeller 1 dal montacarichi fu prolungato fino a coprire la lunghezza dell'anta destra della porta470.

 

3.7. Eliminazione dei rubinetti nel Leichnekeller 1

 

I tre rubinetti in questione appaiono nella pianta 2197 del 19 marzo 1943471, che, essendo una pianta inventario, descrive le installazioni esistenti nel crematorio II. Essi sono menzionati anche nell'inventario relativo al seminterrato della deliberazione di consegna del crematorio II472 del 31 marzo 1943. Allora come può dire Pressac che essi furono rimossi? Soltanto sulla base della testimonianza di Tauber:

 «La camera a gas non possedeva un impianto idrico. Il rubinetto dell'acqua si trovava nel corridoio e da esso con un tubo di gomma si sciacquava il pavimento della camera»473.

 Ma nessun documento dimostra che tale affermazione sia vera, perciò l'indizio di Pressac non ha alcun valore.

 

4.8. Eliminazione del Leichenkeller 3

 

Nella pianta 1311 del 14 maggio 1942 l'area del Leichenkeller 3 della pianta 932 del 23 gennaio è suddivisa in cinque locali: un locale per la lavorazione dell'oro (Goldarb.), un ufficio (Büro) con camera blindata (Tresorraum) e anticamera (Vorplatz) e infine una camera mortuaria (Leichenkeller 3) di m 4,48 x 5,58474. Nella pianta 2003 del 19 dicembre 1942 quest'area appare ulteriormente modificata: il locale per la lavorazione dell'oro resta immutato, ma l'ufficio, la camera blindata e l'anticamera sono sistuate al posto del Leichenkeller 3, che è scomparso. La ragione è semplicissima:  davanti al nuovo ingresso dall'esterno del seminterrato fu creato un atrio con paravento(W.f. u. [Windfang und] Vorplatz) nell'area in cui c'erano in precedenza l'ufficio, la camera blindata e l'anticamera, che furono spostati nell'area del Leichenkeller 3, disposizione architettonica del tutto ovvia che non ha nulla a che vedere con il fatto che il Leichenkeller 3 aveva «nel contesto del crematorio II non aveva un uso criminale».

 469 Vedi documento 18.

 470 Vedi documento 19.

 471 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., p. 310 e 312.

 472 Vedi capitolo 2.5.1.

 473 Dichiarazione resa da H. Tauber al giudice istruttore Jan Sehn il 24 maggio 1945. Processo Höss, tomo 11, p. 130.

 474 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., pp. 294-295

 

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CAPITOLO 4

 

GLI “INDIZI CRIMINALI” PER IL CREMATORIO III:

 

“GASTÜR” (porta a tenuta di gas) E “BRAUSEN” (docce)

 

4.1. L'interpretazione di Pressac

 

Questi due indizi si trovano nella deliberazione di consegna (Übergabeverhandlung) del crematorio III all'amministrazione del campo datata 24 giugno 1943475. Pressac afferma che questo documento

«è l'unico tra quelli che si conoscono attualmente [nel 1989] che dimostra, indirettamente, l'esistenza di una camera a gas omicida nel Leichenkeller 1 del crematorio III»476.

 Questa dimostrazione risulta dalla “incompatibilità” che sussisterebbe tra due installazioni che la suddetta deliberazione attribuisce al Leichenkeller 1 del crematorio III: “1 gasdichte Tür” (una porta a tenuta di gas) e “14 Brausen” (14 docce). «Questa incompatibilità - dichiara Pressac - costituisce la prova fondamentale»477.

 Egli espone poi una specie di sillogismo la cui premessa “A” è che «una porta atenuta di gas può essere destinata soltanto ad una camera a gas», donde la conclusione «incomprensibile» della presenza di docce in una camera a gas; la premessa “B” è che «un locale equipaggiato con docce è un posto dove la gente si lava», donde l'altra conclusione «incomprensibile» della presenza di una porta a tenuta di gas in una doccia478.

 Pressac rileva inoltre che per le docce progettate per le installazioni igienico-sanitarie di Birkenau era prevista una superficie al suolo di 1,83 m2, sicché il Leichenkeller 1 del crematorio III, con una superficie di 210 m2, avrebbe dovuto avere 115 pomi di doccia, ma

«di fatto erano stati progettati solo 14 e noi sappiamo che furono installati, perché furono installate sette basi di legno alle quali erano attaccati tali pomi di doccia e sono ancora visibili nelle rovine del soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio I».

 Pressac aggiunge che in una delle copie della pianta inventario «del crematorio II/III », la 2197, «appaiono i tubi dell'acqua che alimentavano i 3 rubinetti del Leichenkeller 1 e i 5 del Leichenkeller 2, ma non sono collegati a “docce”», sicché «si può dedurre soltanto che erano docce finte, fatte di legno o di altri materiali e verniciate, come dichiararono parecchi membri del Sonderkommando».

 475 RGVA, 502-2-54, pp. 77-78.

 476 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., p. 439.

 477 Idem, p. 429.

 478 Idem.

 

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La conclusione di Pressac è perentoria:

 «Questo inventario è una prova assoluta e inconfutabile dell'esistenza di una camera a gas equipaggiata con docce finte nel rematorio III».

 Egli spiega che queste docce servivano «ingannare le persone che entravano nel Leichenkeller 1» per dar loro l'illusione che vi avrebbero fatto semplicemente una normale doccia479.

 Quest'argomentazione per Pressac è tanto importante che è l'unica ad essere da lui menzionata nella sua «Conclusione» generale dello studio dei «39 indizi criminali»:

 «Riassumendo, lo studio degli archivi relativi alla costruzione dei quattro crematori rivela 39 (trentanove) “lapsus” o “indizi criminali” di varia specie, la maggior parte dei quali costituisce la prova materiale dell'intenzione di rendere certi locali dei quattro crematori gasdichte”, a tenuta di gas. L'incompatibilità tra una porta a tenuta di gas e 14 pomi di doccia dimostra indirettamente l'uso di uno di questi locali come camera a gas omicida.

 Non ci può essere contestazione o diniego dell'esistenza di camere a gas a Birkenau in considerazione di un tale accumulo di indiscrezioni scritte su un argomento che, si presume, doveva restare segreto ma divenne un segreto di Pulcinella in tutta quella che era allora l'Alta Slesia»480.

 

4.2. Il contesto storico

 

In realtà questa è una delle argomentazioni che meglio illustrano la metodologia fallace con la quale Pressac ha costruito il suo sistema di “indizi criminali” artificiosi. Anzi, riportate nel loro vero contesto storico, le docce del crematorio III, da presunto “indizio criminale” si trasformano in una prova contraria.

 Rilevo anzitutto che il sillogismo di Pressac relativo alla pretesa “incompatibilità” tra una porta a tenuta di gas e una sala docce è falso già nelle sue premesse, come risulta documentariamente dalla scheda di lavoro (Arbeitskarte) della falegnameria (Tischlerei) della Zentralbauleitung del 13 novembre 1942 per la “baracca di disinfestazione KGL BW 5a” (Entlausungsbaracke KGL BW 5a) che si riferisce alla “realizzazione di 2 porte a tenuta di gas 1,00/2,00 m per la sauna” (Herstellung von 2 Stck. Gasdichte Türen 1.00/2.00 m für die Sauna)481.

 Oltre che errata in via di principio, l'argomentazione di Pressac è inficiata già in partenza da un errore grossolano: egli pretende infatti di giudicare la struttura del crematorio III in data 24 giugno 1943 sulla base di una pianta inventario del crematorio II (Bestandaufnahme des Krematoriums II) disegnata il 19 marzo!

 L'assurdità di una tale procedura risulta evidente dal fatto che le “docce” rientravano in un progetto, solo parzialmente realizzato, che fu elaborato quasi due mesi dopo.

 All'inizio di maggio del 1943 fu dato il via a un vasto programma di “misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche” (Sondermassnahmen für die Verbesserung der hygienischen Einrichtungen) del campo di Birkenau che nei documenti è denominato indifferentemente “Sofortprogramm” (programma immediato), “Sondermassnahme”, (misura speciale), “Sonderprogramm” (programma speciale), “Sonderbaumassnahmen” (misura di costruzione speciale) e “Sonderaktion” (azione speciale)482. Il relativo ordine scritto fu trasmesso da Kammler al comandante di Auschwitz il 14 maggio483. Fin dall’inizio della sua attuazione, in questo programma per il miglioramento delle installazioni igieniche del campo di Birkenau rientrarono anche i crematori484.

 Il 13 maggio 1943 Bischoff redasse un “Rapporto sulla pianificazione del lavoro nel programma immediato nel KGL Auschwitz” (Bericht über die Arbeitseinteilung beim Sofortprogramm im K.G.L. Auschwitz)” nel quale ad ogni ufficiale, sottufficiale e impiegato civile della Zentralbauleitung venivano affidati compiti specifici nell’ambito di questo programma. Il compito dell’impiegato civile Jährling è descritto così nel punto 9. del rapporto:

 «L'impiegato civile Jährling deve effettuare il montaggio di caldaie e boiler nelle baracche lavatoio, allo stesso modo le docce nello spogliatoio del crematorio III. Riguardo alle docce l' SS-Sturmbannführer Bischoff avrà ancora un colloquio col comandante del

 479 Idem.

 480 Idem, p. 456.

 481 RGVA, 502-1-328, p. 70. Vedi documento 20. Sulla questione del numero e della disposizione delle porte a tenuta di gas dei BW 5a e 5b rimando al mio studio già citato Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term, pp. 46-50.

 482 Idem, 56-59.

 483 Aktenvermerk di Jothann del 5 ottobre 1943. RGVA, 502-1-83, p. 77.

 484 Per un approfondimento della questione rimando al mio studio The Morgues of the Crematoria at Birkenau in the Light of Documents, in: “THe Revisionist”, vol. 2, n. 3, agosto 2004, pp. 271-294

 

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campo. Per i forni di disinfestazione viene anche inviato dall'SS-WVHA un disegno dell'Organizzazione Tod».

 «ZA. Jährling hat den Einbau von Kesseln und Boilern in den Waschbaracken durchzuführen, desgleichen die Brausen im Auskleideraum des Krematoriums III. Wegen der Brausen wird SS-Sturmbannführer Bischoff noch mit dem Lagerkommandanten, SS-Obersturmführer Höss, Rücksprache nehmen. Für die Entwesungsöfen wird vom SS-W.V.H.A. noch eine OT-Zeichnung zugesandt»485.

 Due giorni dopo, il 15 maggio, Bischoff inviò alla ditta Topf il seguente telegramma:

 «Telegramma urgente!

 Indirizzo: Officine Topf Erfurt.

 Testo:
Portate lunedì progetto approssimativo per produzione di acqua calda per circa 100
docce. Montaggio di serpentini di riscaldamento o boiler nel forno per la combustione dei rifiuti in corso di costruzione [nel] crematorio III o [nel] condotto del fumo scopo utilizzazione delle alte temperature dei gas di scarico. Eventualmente è possibile sopraelevazione del forno scopo alloggiamento di un grosso contenitore di riserva. Si prega di consegnare al signor Prüfer [il] relativo disegno lunedì 17 maggio».

 [«Dringendes Telegramm!

 Anschrift: Topfwerke Erfurt.

 Text: Mitbringt Montag überschlägiges Projekt für Warmwasserbereitung für ca. 100 Brausen. Einbau von Heizschlagen oder Boiler in den im Bau begriffenen Müllverbrennungsofen Krem. III oder Fuchs zwecks Ausnutzung der hohen Abgastemperaturen. Etvl. Höhermauerung des Ofens zwecks Unterbringung eines grossen Reservebehälters ist möglich. Es wird gebeten entsprechende Zeichnung Herrn Prüfer am Montag den 17.5. mitzugeben»]486.

 Il 16 maggio Bischoff inviò a Kammler un “Rapporto sulle misure adottate per l'attuazione del programma speciale ordinato nel KGL Auschwitz dall'SS-Brigadeführer e Generalmajor der Waffen-SS dott. ing. Kammler” (Bericht über die getroffenen Massnahmen für die Durchführung des durch SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Dr. Ing. Kammler angeordneten Sonderprogrammes im KGL. Auschwitz) nel quale, al punto 6 si legge:

 «6. Impianto di disinfestazione. Per la disinfestazione dei vestiti dei detenuti è previsto in ciascuna delle singole parti del campo del BAII487 un impianto di disinfestazione Organizzazione Todt. Per poter eseguire una disinfestazione corporea ineccepibile per i detenuti, nei due bagni per i detenuti esistenti nel BAI vengono montati caldaie di riscaldamento e boiler affinché per l'impianto doccia esistente sia disponibile acqua calda.

 Inoltre è progettato di montare serpentini di riscaldamento nel forno per la combustione dei rifiuti del crematorio III per ottenere tramite essi l'acqua [calda] per un impianto doccia da costruire nel seminterrato del crematorio III. Riguardo all'esecuzione della costruzione per quest'impianto si è discusso con la ditta Topf und Söhne di Erfurt».

 

[«6. Entwesungsanlage. Zur Entwesung der Häftlingskleider ist jeweils in den einzelnen Teillagern des BAII eine OT-Entwesungsanlage vorgesehen. Um eine einwandfreie Körperentlausung für die Häftlinge durchführen zu können, werden in den beiden bestehenden Häftlingsbädern im BAI Heizkessel und Boiler eingebaut, damit für die bestehende Brauseanlage warmes Wasser zur Verfügung steht. Weiters ist geplant, im Krematorium III in dem Müllverbrennungsofen Heizschlangen einzubauen, um durch diese das Wasser für eine im Keller des Krematoriums III zu errichtende Brauseanlage zu gewinnen. Bezüglich Durchführung der Konstruktion für diese Anlage wurde mit der Firma Topf & Söhne, Erfurt, verhandelt»]488.

 Il progetto dell’impianto docce nel seminterrato del crematorio III fu presto esteso anche al crematorio II. Il 5 giugno la ditta Topf inviò alla Zentralbauleitung di Auschwitz la seguente lettera con oggetto “Crematorio II e III. Forno per la combustione dei rifiuti”:

 485 RGVA, 502-1-83, p. 338.

 486 APMO, BW 30/34, p. 40.

 487 Bauabschnitt II, settore di costruzione II.

 488 RGVA, 502-1-83, p. 311.

 

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«Spediamo in allegato un disegno D 60446 relativo al montaggio di boiler nel forno per la combustione dei rifiuti. Un disegno identico abbiamo consegnato al nostro installatore Wilhelm Koch. Nel caso che siate d'accordo coll'esecuzione dell'impianto secondo questo disegno, Vi preghiamo di informarne il sig. Koch. Vogliate inoltrare una tale informazione anche a noi, affinché possiamo confermare l'ordinazione per la maggiorazione dei lavori».

 [«In der Anlage übersenden wir Ihnen eine Zeichnung D 60446, den Einbau der Boiler in den Müll-Verbrennungs-Ofen betreffend. Eine gleiche Zeichnung haben wir unserem Polier Wilh. Koch zugestellt. Falls sie mit der Ausführung der Anlage nach dieser Zeichnung einverstanden sind, bitten wir Sie, Herrn Koch hiervon zu benachrichtigen. Eine solche Nachricht wollen Sie dann bitte auch uns durchgeben, damit wir den Auftrag für die Mehrarbeit bestätigen können»]489.

 L’estensione del progetto ai crematori II e III è confermata da un questionario (Fragebogen) sui crematori di Birkenau senza data redatto da Bischoff nel giugno 1943. Il capo della Zentralbauleitung risponde alle prime quattro domande che nei crematori II-V c’erano 18 forni490 con 46 muffole, che erano stati costruiti dalla ditta Topf negli anni 1942-1943, che erano riscaldati con coke, che erano tutti fissi, che avevano complessivamente 6 camini di 16 metri e che i camini non possedevano impianti di tiraggio aspirato (Saugzuganlagen). Alla quinta domanda: «I gas di scarico vengono utilizzati?»(Werden die Abgase verwertet?), Bischoff risponde: «progettato, ma non realizzato» (geplant aber nicht ausgeführt), e alla domanda successiva: «Se sì, a quale scopo?»

 (Wenn ja, zu welchem Zweck?), egli scrive: «per impianti di bagni nel crematorio II e III» (für Badeanlagen im Krema. II u. III)491.

 Il progetto di installare 100 docce nel crematorio III (e un altro impianto di docce nel crematorio II) non poteva essere destinato ai detenuti del personale dei crematori, perché in quel periodo per la Zentralsauna, l’impianto di disinfezione e disinfestazione destinato all’intero campo, erano previste solo 54 docce, come Bischoff scrisse in data 4 giugno 1943 al capo dell’Amt C/I dell’SS-WVHA:

 «L'impianto doccia per i detenuti contiene 54 docce e viene alimentato da 2 boiler di 3.000 litri di contenuto ciascuno. L'impianto è progettato per il funzionamento continuativo».

 [«Die Brauseanlage für die Häftlinge enthält 54 Brausen und wird durch 2 Boiler mit je 3000 Ltr. Inhalt gespeist. Die Anlage ist für Dauerbetrieb berechnet»]492.

 Di fatto nella “sala docce” (Brauseraum) della Zentralsauna furono disposte soltanto 50 docce493. È dunque chiaro che le docce progettate nei crematori II e III erano destinate ai detenuti dell’intero campo.

 Pertanto le 14 docce che appaiono nella deliberazione di consegna del crematorio III del 24 giugno 1943 rappresentavano una realizzazione parziale del progetto originario e funzionavano grazie al calore prodotto dal Müllverbrennungsofen.

 Proprio perché tale progetto fu ideato nel maggio 1943, nell’inventario del seminterrato del crematorio II, la cui deliberazione di consegna fu effettuata, ripeto, il 31 marzo 1943, non appare alcuna doccia494 e per la stessa ragione nella pianta inventario del crematorio II, redatta il 19 marzo 1942, i tubi dell'acqua non sono collegati a docce.

 Naturalmente 14 docce servivano per un uso più limitato, ma non irrilevante in rapporto alle 50 docce della Zentralsauna.

 Il progetto iniziale non fu realizzato pienamente per due ragioni. Anzitutto in ciascuna delle due installazioni di disinfestazione (Entwesungsanlagen) del Bauabschnitt I (i Bauwerke 5a e 5b) furono installate 50 docce495. I lavori cominciarono alla fine di maggio, come ci informa il “Rapporto sulle costruzioni sulle misure speciali nelcampo per prigionieri di guerra” (Baubericht über die Sondermassnhamen im KGL) redatto da Bischoff il 30 maggio 1943:

 489 RGVA, 502-1-336, p. 104.

 490 Il forno a 8 muffole dei crematori IV e V viene considerato costituito di 4 forni.

 491 RGVA, 502-1-312, p. 8.

 492 RGVA, 502-1-336, p. 107.

 493 Inventario della Übergabeverhandlung del “Desinfektion und Entwesungsanlage” (Zentralsauna) del 22 gennaio 1944. RGVA, 532-1-335, p. 3.

 494 RGVA, 502-2-54, pp. 77-78.

 495 Übergabeverhandlung del Bauwerk 5a – Entlasungsanlage, inventario. RGVA, 502-2-58, p. 129. Plan Nr. 2948 dell’Entlausungsanlage FL BW. 5a del 6ottobre 1943. RGVA, 502-1-230, p. 174. Vedi anche la pianta della Zentralbauleitung 2540 del 5 luglio 1943 in: J.C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 58.

 

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 «È cominciato il montaggio dell'approvvigionamento di acqua calda nelle due baracche di disinfestazione (bagni per i detenuti)».

 [«Mit dem Einbau der Warmwasserversorgung in den 2 Entlausungsbaracken (Häftlingsbädern) wurde begonnen»]496.

 Il 13 luglio i due impianti erano già in funzione, come risulta dal “Rapporto sul progresso dei lavori per le misure speciali nel campo per prigionieri di guerra e nel campo principale” (Bericht über den Fortgang der Arbeiten für die Sondermassnahmen im KGL. und im Stammlager) compilato da Bischoff in tale data:

 «L'approvvigionamento di acqua calda nelle due baracche di disinfestazione (bagno per i detenuti) del Bauabschnitt I è stato messo in funzione».

 [«Die Warmwasserversorgung in den beiden Entlausungsbaracken (Häftlingsbad) des Bauabschnitt I sind in Betrieb genommen worden»]497.

 Inoltre la costruzione dell' “impianto di disinfezione e disinfestazione” (Desinfektion und Entwesungsanlage), la Zentralsauna, procedeva alacremente e il suo completamento era previsto per l’inizio di settembre498. Tuttavia l’impianto entrò in funzione, sia pure in modo limitato, all’inizio di dicembre499, un mese e mezzo prima della sua consegna all'amministrazione del campo di Auschwitz500.

 Nonostante ciò, il progetto delle docce, basato questa volta sull'utilizzazione del calore sensibile dei fumi dei forni crematori, riapparve il 25 marzo 1944. In tale data Jothann inviò alla ditta Topf una lettera con oggetto “Campo per prigionieri di guerra Auschwitz, Crematori Utilizzazione dei gas di scarico” (KGL Auschwitz, Kremat. Ausnützung der Abgase) nella quale scrisse:

 «Siete pregati di spedire qui al più presto un'offerta con descrizione in forma di disegno e calcolo nonché spiegazione dettagliata. Sono in questione i crematori II e III, eventualmente anche IV e V».

 [«Sie werden gebeten, Angebot mit bildlicher Darstellung und Berechnung sowie eingehende Erläuterung baldigst nach hier einzusenden. In Frage kommen die Kremat. II u. III und etvl. auch IV und V»]501.

 Come ha scritto Pressac stesso,

 «è ovvio che il KGL Birkenau non può avere avuto allo stesso tempo due funzioni opposte: salvaguardia della salute e sterminio»502.

 Ma poiché la progettazione di impianti sanitari nei crematori di Birkenau si basa su prove documentarie inconfutabili mentre quella di impianti di sterminio in massa, si fonda su semplici indizi”, è altrettanto ovvio che la reale funzione dei crematori non può essere stata quella sterminatrice propugnata da Pressac.

 

4.3. Le basi di legno delle presunte “docce finte”

 

Resta da esaminare l'argomento di Pressac relativo alle tavolette di legno incastrate nel soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio II nelle quali, a suo dire, sarebbero state infisse le presunte docce finte. La sua spiegazione è un vero e proprio paralogismo, perché egli pretende di dimostrare la presenza di docce finte nel Leichenkeller 1 del crematorio III sulla base di tavolette presenti soltanto nel Leichenkeller 1 del crematorio II: infatti per il crematorio II sono attestate le tavolette ma non le presunte docce finte, mentre per il crematorio III sono attestate le presunte docce finte ma non le tavolette.

 Fin dal giugno 1990, allorché, dopo attenta lettura del libro di Pressac, mi recai per la prima volta a Birkenau in compagnia di due ingegneri, una delle nostre prime investigazioni riguardò appunto queste tavolette, che fotografai ripetutamente anche nelle mie visite successive503. All'interno

 496 RGVA, 502-1-83, p. 281.

 497 RGVA, 502-1-83, p. 119.

 498 RGVA, 502-1-332, p. 10.

 499 Lettera dell’SS-Standortarzt al Leiter der Bauinspektion der Waffen-SS und Polizei Schlesien del 9 dicembre 1943. RGVA, 502-1-336, p. 84.

 500 La deliberazione di consegna (Übergabeverhandlung) dell’impianto è datata 22 gennaio 1944. RGVA, 502-1-335, p. 1.

 501 RGVA, 502-1-313, p. 11.

 502 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 512.

 503 Vedi al riguardo il mio studio “The Elusive Holes of Death”, in: Germar Rudolf, Carlo Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust. Theses & Dissertation Press, 2005, fotografie 9 e 10 a p. 392.

 

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del Leichenkeller 1 del crematorio II ne individuai otto (inclusi gli incassi vuoti nel cemento armato che originariamente le contenevano504). Esse sono disposte in due file parallele a destra e a sinistra del trave centrale, a una distanza di circa 1,65 metri dal trave e di circa circa 1,90 metri l'una dall'altra.

 Le dimensioni variano leggermente (10 x 11 cm; 9 x 12 cm), lo spessore è di 4 cm. Le singole coppie di tavolette (o incassi vuoti nel cemento) sono collocate, nel senso della lunghezza del Leichenkeller, in modo sfalsato rispetto ai pilastri.

 A che cosa servivano queste tavolette? Secondo l'ipotesi di Pressac, per ingannare le presunte vittime, gli architetti della Zentralbauleitung avrebbero escogitato 14 finte docce in un'area di 210 metri quadrati per qualche migliaio di persone!

 L'ispezione della presunta camera mortuaria del crematorio I fornisce la soluzione dell'apparente mistero. Otto travi di sostegno di questo locale presentano infatti al centro tavolette rettangolari dello stesso tipo incastrate nel cemento505. In tre di esse sono fissate le lampade che attualmente illuminano il locale.

 Dunque le tavolette erano semplicemente le basi alle quali erano fissate le lampade del Leichenkeller 1. Ciò è confermato anche da un documento. La pianta 2197[b](r) del crematorio II del 19 marzo 1943506 mostra la disposizione delle lampade nel Leichenkeller 1: otto coppie di lampade sono disposte in due file parallele ai due lati del trave centrale di cemento a eguale distanza dai pilastri, a 1,90 metri l'una dall'altra. Ciò corrisponde alla posizione delle tavolette summenzionate.

 Per quanto riguarda il senso della larghezza del Leichenkeller, le lampade sono situate a ridosso del trave centrale, ma è ragionevole ritenere che esse siano state collocate al centro di ciascuna delle due metà del locale, cioè a una distanza intermedia tra il trave centrale e la parete opposta (3,3 metri), dunque a circa 1,65 metri dal trave, dove appunto si trovano le tavolette. In effetti, nella posizione indicata dalla pianta, le lampade avrebbero illuminato male la metà del locale in cui si trovavano, e ancora peggio la metà opposta, perché il trave di cemento centrale, che aveva uno spessore di 55 centimetri, avrebbe creato un ampio cono d'ombra. La strana posizione di ogni coppia di lampade ai due lati del trave centrale nella pianta può avere questa spiegazione: nel settore ovest del Leichenkeller appare disegnato anche il canale di deflusso del locale, che correva in senso longitudinale tra il trave centrale e il muro opposto, sicché se le lampade fossero state disegnate nella posizione in cui sono situate le tavolette rettangolari, il disegno (un cerchietto con una x al centro) di sette lampade di questa metà del locale si sarebbe sovrapposto al disegno del canale, creando confusione.

 

4.4. La “Gastür” (porta a gas)

 

Dalla documentazione che ho esposto sopra risulta chiaro che la “Gastür”, la porta a tenuta di gas, non aveva una connessione diretta con le docce, ma era semplicemente il risultato di un progetto precedente poi abbandonato. Questa porta era stata infatti ordinata prima del 31 marzo 1943, mentre il progetto delle docce fu varato nel mese di maggio.

 Il rapporto di Bischoff del 13 maggio 1943 fa esplicito riferimento al progetto di installare delle docce nell' “Auskleideraum” del crematorio III, cosa - per dirla con Pressac - incomprensibile se tale locale fosse stato davvero lo spogliatoio per le vittime della presunta camera a gas, tanto più in quanto il progetto si riferiva anche al crematorio II.

 E questa è la conferma che la “Gastür” non aveva nulla a che vedere con una camera a gas omicida.

 504 Idem, fotografia 11 a p. 393.

 505 Idem, fotografia 12 a p. 393.

 506 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 312.

 

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CAPITOLO 5

 

GLI “INDIZI CRIMINALI” PER I CREMATORI IV e V

 

5.1. Esposizione degli indizi

 

Per questi crematori Pressac ha individuato tre indizi: “Gas[s]dichtenfenster”,“Gasdichte Türen” e “Gas[s]kammer”. Per comprendere il loro significato, questi indizi devono essere studiati nel contesto generale della progettazione e della costruzione dei crematori IV e V.

 Il primo indizio si riferisce all'ordinazione da parte della Zentralbauleitung di “12 porte a tenuta di gas di circa 30 x 40 cm” (12 St. gasdichte Türen cca 30/40 cm) riguardo alla quale Pressac scrive:

 «Sebbene la parola “Türen/porte” non sia molto adatta per aperture di 30 x 40 cm ma lo sia molto di più alle dimensioni di piccole finestre, essa tuttavia fu usata 4 volte prima che gli operai civili di Riedel e Figli, che ne dovettero installare alcune nelle camere a gas del crematorio IV, cominciassero a chiamarle correttamente “finestre a tenuta di gas”. Ogni crematorio aveva 6 finestre di tal fatta, mentre le loro camere a gas avevano 7 aperture per lo Zyklon B che dovevano essere equipaggiate»507.

 Vedremo successivamente in che modo Pressac spieghi questa incongruenza. Qui rilevo che, secondo la pianta 2036 dell'11 gennaio 1943, le sole finestre dei crematori IV e V che misurassero cm 30 x 40 si trovavano sì nel settore delle presunte camere a gas omicide, ma erano 8 in ciascun crematorio, 7 esterne e 1 interna. Sulla questione ritornerò nel paragrafo 7.

 Il secondo indizio pone dei problemi a Pressac, perché il numero delle porte a tenuta di gas ordinate per il crematorio IV/V è maggiore di quello delle presunte camere a gas. Vedremo in che modo egli abbia tentato di risolvere questa incongruenza.

 Anche il terzo indizio - “Gas[s]kammer” si trova in un contesto che non concorda con la tesi di Pressac.

 

5.2. Progettazione dei crematori IV e V: il progetto iniziale

 

Pressac ammette che non esiste alcuna prova della presenza di camere a gas omicide nei crematori IV e V, ma nonostante ciò egli non solo la presume ugualmente, ma pretende addirittura di illustrare il loro sviluppo e il loro funzionamento:

 «Questo documento “fantasma”508 non è una prova “conclusiva” dell'esistenza di camere a gas omicide nel crematorio IV, ma ci aiuta a capire come furono progettati, costruiti e usati.

 Contrariamente a ciò che scrissi nel mio articolo “Les Krématorien IV et V de Birkenau”, in “Le Monde Juif” (luglio-settembre 1982, n. 107), i tre documenti summenzionati, insieme con il disegno 1678 del crematorio IV del 14 agosto 1942 e 2036 dell'11 gennaio 1943 ci permettono di stabilire che i crematori IV e V furono disegnati come strumenti criminali, sebbene delle modificazioni introdotte nel corso della loro costruzione e attività abbiano reso assurda la loro sequenza operativa»509.

 507 Idem, p. 443.

 508 L'ordinazione di 4 porte a tenuta di gas del 18 gennaio 1943.

 509J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 447.

 

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Egli si accinge poi a dimostrare questo assunto:

 «La Bauleitung produsse solo due disegni per il crematorio IV, validi anche per il crematorio V. Confrontando questi disegni con le ordinazioni della “Schlosserei WL” risulta la seguente evoluzione:

 - Progetto preliminare: basato sul disegno 1768 del 14 agosto 1942 che mostra soltanto la sala forni con i due forni crematori gemelli a 4 muffole e i locali connessi nel lato est, collegati mediante una chiusura di sicurezza dell'aria [Schleuse] a una grande camera a gas di lunghezza indeterminata. Affermo che questo locale incompiuto è una camera a gas (e non una camera mortuaria, che deve essere tenuta fredda per definizione) per spiegare la presenza di una stufa e di una chiusura tampone dell'aria tra quel locale e la sala forni. Il condotto del fumo della stufa è sotterraneo e sbocca nel camino di uno dei due forni gemelli a 4 muffole. Questo progetto preliminare incompleto avrebbe potuto essere completato con uno spogliatoio nella parte ovest, sicché il suo funzionamento sarebbe stato lineare da ovest a est. Esso fu abbandonato per ragioni sconosciute che, presumo, erano connesse al rischio di intossicazione accidentale nella sala forni durante la ventilazione naturale della camera a gas»510.

 In realtà, come ho dimostrato nel capitolo 2.7., la presenza di una stufa non è affatto inconciliabile con una camera mortuaria tipica. Da questa ipotesi infondata Pressac ne deduce poi un'altra ancora più infondata:

 «Per spiegare la mancanza di uno spogliatoio nei crematori IV e V bisogna considerare che essi originariamente furono concepiti semplicemente come installazioni di cremazione supplementari dipendenti dai Bunker 1 e 2 e non come complessi perfettamente compiuti come i crematori II e III»511.

 Nella sua seconda opera Pressac ritorna sulla questione affermando che

«i crematori IV e V, di sommaria concezione, sono legati direttamente ai Bunker 1 e 2 e, sebbene la loro collocazione iniziale non fosse criminale (senza camere a gas), la loro finalità lo è, poiché si collocano alla fine di un processo di morte cui prendono parte»512.

 In realtà i Bunker, come installazioni di gasazione omicida, non sono mai eistiti513. Ma, perfino prescindendo da questo fatto, una tale progettazione sarebbe stata insensata, dato che il presunto Bunker 1 distava dai crematori (distanza stradale) circa 800 metri, il presunto Bunker 2 circa 900 metri, perciò i cadaveri dei gasati avrebbero dovuto essere trasportati ai crematori mediante autocarri. E ciò dopo che, a detta di Pressac stesso, la Zentralbauleitung aveva già attuato nel campo principale un procedimento di sterminio più razionale consistente nel collocare la camera a gas omicida all'interno dello stesso impianto di sterminio (il crematorio I).

 D'altra parte, se si considera che a Birkenau la cremazione all'aperto sarebbe iniziata il 21 settembre 1942514, la presunta funzione dei crematori IV e V di «installazioni di cremazione supplementari dipendenti dai Bunker 1 e 2» è anche anacronistica.

 Descrivendo la genesi di questi impianti, Pressac dichiara:

 «Per quanto riguarda il crematorio IV (e V), il suo primo schizzo dell'agosto 1942 ne mostrava soltanto la zona per l'incinerazione. A metà ottobre, la Konrad Segnitz, incaricata della sua copertura, lo disegnò con le misure definitive, con la sala del forno prolungata di un vasto obitorio di 48 m x 12 (576 m2), a indicarne l'utilizzazione quale “ultimo anello della catena”: le fasi che comprendevano lo spogliarsi delle vittime e il loro essere trattate col gas continuarono a collocarsi nel Bunker 2, ma i cadaveri “prodotti” venivano deposti nella morgue del crematorio IV per esservi cremati. In seguito le SS cercarono di ricavare una camera a gas (riscaldata con una stufa) al centro dell'edificio, per potere così ottenere la seguente disposizione logica:

 Spogliatoio--Camera a gas--Camera di passaggio--Sala del forno a 8 muffole»515.

 510 Idem.

 511 Idem, p. 398.

 512J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 64.

 513 Vedi al riguardo il mio studio The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History, op. cit.

 514 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 305.

 515 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 77.

 

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Il disegno della ditta Segnitz è la pianta 1361 del 14 ottobre 1942516, ma la stufa appare già nella pianta 1678 “Impianto di cremazione nelcampo per prigionieri di guerra” (Einäscherungsanlage im K.G.L.) disegnata dal detenuto n. 538 - il polacco Leo Sawka - il 14 agosto 1942517. Al riguardo Pressac in precedenza aveva spiegato che la presenza di una stufa in una camera mortuaria, che deve essere per definizione fredda, è “assurda”: essa serviva in realtà a favorire l'evaporazione dell'acido cianidrico, perciò «la presenza di una stufa in un locale non completato del disegno 1678 costituisce una indicazione formale del fatto che esso era usato [cioè: doveva essere usato] per gasare»518.

 Per Pressac, dunque, questo locale era una camera a gas omicida ad acido cianidrico. Ma se il futuro crematorio IV era già dotato fin dal primo progetto di una camera a gas omicida, come si può sostenere che esso fosse un' installazione di cremazione supplementare dipendente dai Bunker di Birkenau?

 Viceversa, se la camera a gas omicida fu allestita «in seguito», cioè dopo il 14 ottobre, la stufa presente nel progetto originario non serviva affatto a favorire l’evaporazione dell’acido cianidrico.

 Nella pianta 1678 sono indicate esattamente anche le misure di questa presunta camera a gas: m 48,25 x 12,20.

 Sebbene il documento mostri soltanto una parte della camera mortuaria, non si può equivocare sulle dimensioni di questo locale: la misura indicata (48,25 m) corrisponde infatti esattamente a quella dell’intero crematorio (67,50 m) meno la misura della sala forni e della Schleuse (19,25 m) nella pianta definitiva519.

 Il progetto del futuro crematorio IV non aveva dunque alcuna relazione con i fantomatici Bunker 1 e 2, né prevedeva una camera a gas omicida, ma contemplava invece la presenza di una grande camera mortuaria di 588,65 m2, cosa del tutto ovvia dato che esso che fu concepito in un periodo di altissima mortalità naturale tra i detenuti del campo a causa di una terribile epidemia di tifo petecchiale520. E il fatto che tale progetto presenti in modo dettagliato soltanto la sala forni e i locali annessi mostra che l'attenzione della Zentralbauleitung era rivolta principalmente all'aspetto cremazione, perciò esso era destinato ai cadaveri dei detenuti vittime dell’epidemia di tifo.

 Pressac stesso era giunto a questa logica conclusione, che però aveva respinto soltanto per la sua errata congettura relativa alla stufa:

 «La prima fase è rivelata dal disegno della Bauleitung 1678 del 14 agosto 1942 intitolato “Installazione di cremazione del campo per prigionieri di guerra”, installazione che doveva essere duplicata e che era connessa con la produzione dei Bunker 1 e 2 che era il risultato delle “azioni speciali”.

 La disastrosa situazione sanitaria del campo nell'agosto 1942 spiega probabilmente perché la parte “cremazione” del disegno fu completata, mentre il resto, considerato secondario, non lo fu. L'edificio, che misurava m 67 x 12, era composto di una sezione cremazione” (comprendente la sala forni e i suoi annessi e un compartimento di separazione) e di una sezione “camera mortuaria” di m 48 x 12 la cui area, 576 m2, non era affatto eccezionale per Birkenau, poiché le aree del Leichenkeller 1 e 2 del crematorio II o III, messe insieme, erano un po' più grandi di questa.

 Però l'apparente normalità di questa installazione è messa in dubbio da una stufa (fonte di calore) che appare nella camera mortuaria (camera fredda) e che indica così la presenza di una camera a gas»521.

La pianta 1678 indica l'altezza dei locali del crematorio: 3,80 metri. Pertanto la grande camera aveva un volume di (48,25 x 12,20 x 3,80 =) 2.236,87 m3. Come si può credere seriamente che questo locale fosse una camera a gas omicida a ventilazione naturale considerato che il Leichenkeller 1 dei crematori II e III misurava appena 506 m3 e fu presuntamente scelto dalla Zentralbauleitung come camera a gas omicida per il suo sistema di ventilazione che consentiva circa 9,5 ricambi d'aria all'ora?

 D'altra parte, poiché secondo Pressac la capacità di cremazione del crematorio IV era di circa 500 cadaveri al giorno522, una gasazione a pieno carico (oltre 5.800 vittime, con una densità di 10

 516 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit.,p. 397.

 517 Idem, p. 393.

 518 Idem, p. 392.

 519 Pianta 2036 dell’ 11 gennaio 1943 “Einäscherungsanlage für das K.G.L.”. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 399.

 520 Nell'agosto 1942 si registrò la mortalità più alta della storia del campo: circa 8.600 decessi.

 521 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 384.

 522 Idem, p. 384. J.-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., p. 121.

 

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persone per metro quadrato523) avrebbe richiesto oltre 11 giorni di cremazione ininterrotta (oltre 36 giorni in base alla capacità reale)524.

 

5.3. Progettazione dei crematori IV e V: il primo progetto operativo

 

Pressac passa poi ad esporre quello che egli ritiene il primo progetto operativo di sterminio di questi crematori:

 «- Prima concezione: basata sul disegno 2036 dell'11 gennaio 1943, le ordinazioni del 18 gennaio e del 19 marzo 1943 di quattro porte a tenuta di gas e su quella del 13 febbraio 1943 di 12 finestre a tenuta di gas per entrambi i crematori IV e V (sei per edificio).

 Il disegno mostra che i due locali del lato ovest sono camere a gas perché hanno una stufa ciascuno e per essere a tenuta di gas richiedono 4 porte (due per locale) e 6 finestre (3 per locale), una essendo all'interno del corridoio di accesso alle camere a gas, a differenza delle altre 5 che sono esterne. Le vittime avrebbero fatto il tragitto: camera a gas 1 o camera a gas 2, corridoio, vestibolo, camera mortuaria (locale centrale) e sala forni. La sequenza è lineare, dunque logica.

 In termini industriali, 2 unità di fabbricazione (le camere a gas 1 e 2) forniscono alternativamente un prodotto (cadaveri) da collocare in un magazzino (camera mortuaria) in attesa di essere consumato (nei forni crematori). In termini umani, la gente entra da sola dall'estremità ovest del crematorio IV ed esce sotto forma di fumo dai camini all'estremità est.

 La posizione delle due camere a gas e del loro corridoio, all'estremità ovest, permette una ventilazione naturale senza pericolo per le persone che lavorano nella camera mortuaria o nella sala forni. Ma l'edificio non ha uno spogliatoio. Le vittime si devono spogliare fuori. La Bauleitung poteva sopperire a questo problema costruendo sull'altro lato della Ringstrasse/strada circolare”, appunto di fronte al crematorio IV, una “baracca scuderia” a questo scopo»525.

 Ma in questo contesto le due camere a gas potevano benissimo essere di disinfestazione senza che cambiasse nulla, perché il loro carattere omicida non risulta da nessun indizio.

 Pressac stesso richiama invece l'attenzione su una incongruenza che rende poco plausibile la sua ipotesi: la mancanza dello spogliatoio.

 È certamente vero che la Zentralbauleitung “poteva” sopperire a questo inconveniente costruendo una baracca spogliatoio davanti al crematorio, ma sta di fatto che questa baracca non appare nel progetto del campo di Birkenau del 17 febbraio 1943526, redatto un mese dopo la presunta decisione di installare due camere a gas omicide nel crematorio IV, visto che l'ordinazione del 18 gennaio relativa alla costruzione di 4 porte a tenuta di gas non potrebbe essere che la conseguenza di tale presunta decisione.

 

5.4. Progettazione dei crematori IV e V: il secondo progetto operativo

 

Veniamo alla seconda ipotesi di Pressac:

 «- Seconda concezione: basata sulla lettera del 31 marzo 1943 e sulla testimonianza di S. Dragon, con la creazione di una unità a tenuta di gas comprendente le due camere a gas e il corridoio. Per renderla a tenuta di gas sono necessarie tre porte e sei o sette finestre.

 Aggiungendo la possibilità di usare la camera mortuaria come spogliatoio, si ottiene questa sequenza: entrata attraverso il vestibolo, spogliatoio (locale centrale), unità ovest delle due camere a gas e del corridoio, vestibolo, camera mortuaria (locale centrale) e sala forni. Questo tragitto non è più lineare e la sequenza operativa è divenuta del tutto illogica, tesi che ho sostenuto nel mio articolo.

 Secondo una fotografia del crematorio IV de “L'Album di Auschwitz”, nel corridoio fu installata una porta a tenuta di gas per consentire l'accesso diretto dall'esterno senza dover passare per il vestibolo. Questa porta supplementare, visibile su una fotografia del maggio o giugno 1944 [recte: 1943], dev'essere connessa con la terza concezione proposta per il crematorio IV e V»527.

 523 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 384.

 524 Vedi capitolo 8.7.

 525 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 447.

 526 Idem, p. 220.

 527 Idem, pp. 447-448.

 

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Queste due ipotesi di Pressac si basano sul presupposto che la Zentralbauleitung avesse ordinato per il crematorio IV prima 4 porte a tenuta di gas (ordinazioni del 18 gennaio e 19 febbraio 1943), poi 3 porte (ordinazione menzionata il 31 marzo 1943), annullando l'ordinazione precedente, inoltre 12 finestre a tenuta di gas per i crematori IV e V (ordinazione del 13 febbraio 1943).

 In realtà le cose non sono così semplici. L'ordinazione di “4 porte ermetiche” (4 dichte Türen) per il crematorio IV appare nella registrazione del 19 febbraio 1943, ordinazione 109, del registro della Schlosserei WL. Essa ne indica le dimensioni (100 x 205 cm) e fa riferimento all'ordinazione n.2261/80/17 del 18 gennaio 1943, che era passata dalla Häftlings-Schlosserei alla WL Schlosserei delle officine DAW. Quest'ordinazione viene menzionata nella lettera di Bischoff alle officine DAW del 31 marzo 1943. In questa lettera egli dispone

«che bisogna costruire tre porte a tenuta di gas conformemente all'ordinazione del 18 gennaio 1943 per il BW 30b [crematorio IV] e 30c [crematorio V], esattamente secondo le dimensioni e il modello delle porte finora consegnate».

 [«dass drei Gasdichte Türen gemäss des Auftrages vom 18.1.43 für das BW 30 b und 30 c auszuführen sind, genau nach den Ausmaßen und der Art der bisherangelieferten Türen»]528.

 I due documenti citati fanno dunque riferimento alla stessa ordinazione n.2261/80/17 del 18 gennaio 1943, ma il primo menziona 4 porte, il secondo 3. L'ipotesi di Pressac che l'ordinazione del 31 marzo si riferisse inizialmente a 4 porte529, cioè a una rettifica dell'ordinazione del 18 gennaio, è insostenibile; in tal caso Bischoff si sarebbe riferito a questa ordinazione di rettifica, non già a quella originaria. Inoltre l'ordinazione della Zentralbauleitung alla WL Schlosserei del 16 aprile menziona, con riferimento al crematorio IV, la fornitura delle «guaniture metalliche (Beschläge) come già in precedenza fornite» per 4 porte a tenuta di gas (für 4 gasdichte Türen), non per 3 porte, e poiché questo documento è posteriore alla lettera del 31 marzo, l'ipotesi di Pressac cade. La lettera di Bischoff non costituisce infatti un richiamo di un'ordinazione non ancora realizzata, ma una nuova ordinazione e, come Pressac aveva già spiegato bene nel suo articolo, essa si riferiva al crematorio IV:

 «“Für das BW 30b und 30c”: si può credere che le 3 porte siano destinate ai crematori IV e V. Due punti lo contraddicono. L'oggetto della lettera richiama un'ordinazione per il/das BW 30b (crematorio IV). Il singolare dell'articolo das è usato per designare gli edifici BW 30b e 30c, che mostra l'abitudine di designare globalmente il cantiere crematorio IV/crematorio V in opposizione a quello del crematorio II/crematorio III, distinzione imposta dalla diversa natura degli edifici. Non si tratta di 3 porte per i crematori IV e V, ma di 3 porte che dovevano essere realizzate per il cantiere crematorio IV/crematorio V come ordinazione per il crematorio IV»530.

 Perciò al crematorio IV furono consegnate 7 porte a tenuta di gas. Ma allora bisogna concludere che le 4 porte a tenuta di gas di cm 100 x 205 dell'ordinazione del 18 gennaio, ripetuta il 19 febbraio, non erano destinate all'ala ovest dell'edificio, ma all'ala est, e precisamente alla Schleuse, come Pressac stesso aveva affermato nell'articolo summenzionato:

 «L'ordinazione n. 109 del 19.2.43 per il crematorio IV di “4 dichte Türen”/4 porte ermetiche” di dimensioni 100 x 205 cm non è destinata alle camere a gas, ma alle quattro aperture del compartimento che separa la sala forni dalla grande sala/camera mortuaria (progetto iniziale). Le piante 1678 e 2036 confermano le loro dimensioni. Si può obiettare che le porte della parte “ovest” hanno anch'esse le stesse dimensioni, m 2,05 x 1,00.

 L'anteriorità netta dell'ordinazione - con i civili sempre presenti - in rapporto alle altre tre in funzione della data di consegna ufficiale dell'edificio, corroborata dall'obbligo di isolare la camera mortuaria/grande sala e la sala forni probabilmente per la semplice ragione di rischi di incendi, corroborata dall'installazione di un compartimento-tampone tra le due parti -, sembra un elemento importante a favore dell'uso “normale”»531.

 A favore di questa interpretazione c'è anche il fatto che, come risulta dai rapporti della ditta Riedel, i lavori di costruzione nel crematorio IV procedettero da est verso ovest, ossia dalla sala forni verso le presunte camere a gas. L'indizio “gettare il pavimento di calcestruzzo nella camera a gas”

 528 APMO, BW 30/34, pp. 59-60. Come è noto, la prima di queste due copie carbone del documento reca il termine “Türme”, che nella seconda appare corretto a penna in “Türen”, ma soltanto la prima volta che ricorre.

 529 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 384.

 530 J.-C. Pressac, «Les “Krématorien” IV et V de Birkenau et leurs chambres à gaz. Construction et fonctionnement», in: “Le Monde Juif”, n. 107, luglio-settembre 1982, p. 119, nota 14.

 531 Idem, pp. 119-120.

 

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(Fußboden betonieren im Gasskammer) infatti risale al 2 marzo 1943, ma la soletta del pavimento della sala forni era stata gettata già il 17 febbraio532.

 Pressac stesso contribuisce ad autodemolire la sua ipotesi scrivendo che i circa 240 metri quadrati di questa unità di gasazione avrebbe potuto accogliere 2.400 vittime, ma «ci sarebbero voluti quattro o cinque giorni per cremare questi 2.400 corpi»533, in realtà circa 15 giorni.

 Sulla «porta supplementare, visibile su una fotografia del maggio o giugno 1944», in realtà nell'aprile 1943, mi soffermerò nel paragrafo 9.

 La conclusione che deriva da queste considerazioni è che le due ipotesi di Pressac discusse sopra sono ingiustificate ed abusive già in via di principio, perché si basano su presupposti privi di fondamento.

 

5.5. Progettazione dei crematori IV e V: il terzo progetto operativo

 

Pressac propone anche una terza ipotesi sulla struttura e il funzionamento delle presunte camere a gas omicide dei crematori IV e V:

 «- Terza concezione: basata sulla testimonianza e il disegno di S. Dragon e sulle rovine del crematorio V. Questa concezione fu adottata per il crematorio V e forse anche per il crematorio IV. Essa fu imposta dalla necessità di poter gasare piccoli gruppi di vittime e dalle forniture di Zyklon B inadeguate. Nell'unità occidentale fu creata una quarta camera a gas dividendo in due il corridoio nella proporzione 1:2 (visibile nelle rovine del crematorio V). Quattro camere a gas, ciascuna con porte a tenuta di gas, richiedevano sei porte (o sette includendo la porta esterna del corridoio) con sette aperture per introdurre lo Zyklon B. Le rovine del crematorio non indicano se vi fu installata una quarta camera a gas»534.

 In un altro punto Pressac precisa:

 «Lo stesso principio fu applicato nel maggio 1944 nel crematorio V, dove fu costruita una parete interna per creare una camera a gas di circa 12 m2 al fine di poter “trattare” piccoli gruppi usando un minimo di Zyklon B»535

 Questa spiegazione è contraddittoria e insensata.

 È contraddittoria perché questa modificazione si sutua per Pressac nel maggio 1944, ossia nel periodo di massima attività di sterminio, riguardo al quale egli scrive:

 «Tra il maggio e l'inizio di luglio del 1944 circa 200.000-250.000 Ebrei ungheresi furono annientati nelle camere a gas e nei forni crematori dei crematori II e III, nelle camere a gas e nelle cinque fosse di cremazione del crematorio V e nella camera a gas (le originarie pareti che dividevano l'edificio in quattro piccole camere a gas erano state demolite, lasciando una sola camera a gas di dimensioni esterne di m 7 x 15) del Bunker 2/V e nella sua fossa di cremazione di 30 m2 di superficie»536.

 Perciò da un lato l'afflusso delle vittime da gasare era talmente enorme che fu necessario riattivare il presunto Bunker 2 e demolire i suoi tramezzi per ricavare un'unica grande camera a gas, dall'altro nel crematorio V fu eretto un tramezzo per creare una camera a gas di 12 m2 per «piccoli gruppi di vittime». Ma quali «piccoli gruppi»? Nei 58 giorni dell'arrivo di Ebrei ungheresi, secondo Pressac il numero medio giornaliero dei gasati fu di (200.000~250.000 : 58 =) circa 3.450~4.300!

 L'ipotesi in questione è anche insensata perché, nella contraddittoria eventualità di «piccoli gruppi» da gasare, per risparmiare Zyklon B bastava attendere non più di qualche giorno che arrivassero gruppi più numerosi per gasare tutti nelle camere a gas più grandi.

 Nel secondo libro Pressac riassume in modo molto sintetico questi presunti progetti della Zentralbauleitung senza aggiungere nulla di nuovo537.

 

5.6. Tecnica di gasazione

 

Dopo tutti questi presunti progetti, ecco quale fu, secondo Pressac,il risultato finale:

 532 APMO, BW 30/4/28, p. 93

 533 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 384.

 534 Idem, p. 448.

 535 Idem, p. 252.

 536 Idem, p. 253.

 537 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 78.

 


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«Sebbene la sequenza operativa sembri abbastanza semplice, essa era divenuta irrazionale e ridicola. Era irrazionale che le vittime andassero dal locale centrale alle camere a gas e fossero poi riportate indietro [morte], distruggendo così la logica lineare del progetto iniziale. Era ridicolo che una SS con maschera antigas indossata si tenesse in equilibrio sulla sua scaletta [a pioli] con un barattolo di Zyklon B da 1 kg nella mano sinistra mentre apriva e poi chiudeva lo sportello di 30 x 40 cm attraverso il quale introduceva i granuli [dello Zyklon B] con la mano destra. Quest'impresa doveva essere ripetura sei volte. Se non riusciva a tenersi in equilibrio, la SS doveva salire sulla scaletta tre volte per ogni apertura: anzitutto per aprire lo sportello (su e giù [per la scaletta]), in secondo luogo per introdurre lo Zyklon B (su e giù), in terzo luogo per chiudere lo sportello (su e giù). Sei aperture, diciotto volte su e giù per la scaletta indossando la maschera antigas. Una simulazione mostra che questo esercizio avrebbe richiesto 10 minuti. Pochi gradini [in muratura] installati sotto a ogni apertura avrebbero evitato tutta questa impresa»538.

 Nel secondo libro egli ribadisce:

 «L'accomodamento criminale del crematorio IV (e V), deciso esclusivamente dai tecnici e dagli ingegneri della Bauleitung, si rivelò così aberrante che il suo utilizzo sarebbe risultato quasi impossibile se non fosse intervenuta la Topf, che ebbe peraltro la sua parte di responsabilità nel cattivo funzionamento dei forni»539.

 Il riferimento alla ditta Topf riguarda l'ordinazione di un impianto di disaerazione per i crematori IV e V. A tale questione è dedicato il paragrafo 10. Qui rilevo soltanto che, secondo Pressac, tale impianto fu installato soltanto nel crematorio V e per di più nel maggio 1944, sicché la tecnica di gasazione in questo crematorio rimase «irrazionale»,«ridicola» e «aberrante» fino al maggio 1944, mentre nel crematorio IV lo fu sempre.

 

5.7. Sistema di introduzione dello Zyklon B

 

Ci sono altri due aspetti, non considerati da Pressac ma messi in evidenza da H. Tauber, che rendono la presunta operazione ancora più irrazionale e ridicola, anzi, praticamente inattuabile. Il testimone Tauber ha dichiarato che tutte e quattro le presunte camere a gas dei crematori IV e V

 «avevano porte a tenuta di gas, finestre munite di grata dalla parte interna e si chiudevano dall'esterno mediante imposte a tenuta di gas. Queste finestrelle, alle quali un uomo in piedi poteva arrivare con la mano alzata, servivano per versare il contenuto dei barattoli di “Cyklon” [Zyklon] nelle camere a gas riempite di persone»540.

 Nella testimonianza sovietica Tauber, in relazione alle presunte camere a gas, dichiara:

 «Per gettarvi lo “Zyklon”, nelle pareti, all'altezza di circa due metri, c'erano delle aperture con inferriate che si chiudevano ermeticamente con sportelli»541.

 Dunque la SS in bilico sulla sua scaletta a pioli avrebbe dovuto chiedere gentilmente alle vittime di lasciarsi gasare senza opporre resistenza, dato che esse, alzando semplicemente le mani, gli avrebbero impedito facilmente di introdurre il contenuto del barattolo di Zyklon B attraverso la finestrella di 30 x 40 centimetri. Come risulta dalla sezione A-B della pianta 2036 dell'11 gennaio 1943, il soffitto delle presunte camere a gas era alto m 2,20 e le finestrelle si aprivano da m 1,70 a m 2,10 dal pavimento. Le vittime avrebbero dunque rintuzzato facilmente qualunque tentativo di gasazione eseguito con questa tecnica. Ma non basta.

Pressac pubblica le fotografie di 3 finestre a tenuta di gas, che appartenevano ai crematori IV/V, corrispondenti ai numeri di inventario del Museo di Auschwitz II-5-64/1-3542. Le misure esterne dei telai sono 30 x 40 cm, ma gli sportelli di chiusura sono più piccoli dei telai e, per la particolare struttura degli sportelli543, l'apertura interna era ancora più piccola: circa 20 x 30 cm nelle finestre II-

 538 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 386.

 539 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 78.

 540 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 148.

 541 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 6.

 542 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 426-428.

 543 Vedi documento 21, finestra II-5-64/2.

 

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  •  

 

5-64/2 e 3, circa 15 x 25 cm nella II-5-64/1. Perciò lo spazio per introdurvi lo Zyklon B era ancora più ridotto: un barattolo di Zyklon B da 500 g aveva infatti un diametro di 15,4 cm e un'altezza di 12,5 e bisogna calcolare inoltre la mano dell'addetto alla gasazione. Perciò l'introduzione di un barattolo di Zyklon B in un'apertura così piccola sarebbe risultata già impossibile se una sola vittima vi si fosse opposta con una mano.

 Ma non basta ancora.

 La realizzazione delle inferriate alle finestre delle presunte camere a gas menzionate da Tauber è confermata da due ordinazioni della Zentralbauleitung alla Schlosserei. La prima è la n. 252 del 29 marzo 1943 per i crematori IV e V, che riguarda la fabbricarzione di “inferriate” (Eisengitter) per varie finestre, tra cui 4 di m 0,30 x 0,40544. Il lavoro fu terminato il 30 aprile. La seconda è la n. 351 del 27 aprile, parimenti per i crematori IV e V, che menziona tra le altre “12 inferriate per finestre 50 x 70 cm” (12 Stück Fenstergitter 50 x 70 cm)545. Il lavoro fu terminato il 30 aprile. Poiché tutte le finestre dei due crematori avevano misure standard di cm 100 x 150, 50 x 100 e 30 x 40, è evidente che le 4 inferriate di cm 30 x 40 e le 12 di cm 50 x 70 potevano essere destinate soltanto alle finestre che misuravano cm 30 x 40, cioè a quelle delle presunte camere a gas omicide. Infatti il numero totale - 16 - corrisponde al numero totale delle finestre di cm 30 x 40 dei crematori IV e V. Le misure di 50 x 70 cm corrispondevano probabilmente a modifiche murarie intervenute successivamente.

 Poiché la funzione delle inferriate era quella di proteggere la luce interna delle finestre, è chiaro che le piccole aperture delle finestre a tenuta di gas erano sbarrate, ma anche due semplici sbarre incrociate avrebbero reso impossibile l'introduzione di un barattolo di Zyklon B.

 In conclusione, il sistema di gasazione omicida attraverso le finestrelle descritto da Pressac era tecnicamente impossibile.

 

5.8. Van Pelt e le “12 porte a tenuta di gas”

 

Van Pelt si limita a menzionare il documento addotto da Pressac senza alcun commento546. Alla fine del libro ritorna sull'argomento per confutare la tesi di Germar Rudolf che le presunte camere a gas omicide dei crematori IV e V erano camere di disinfestazione:

 «Inoltre egli ha ignorato una curiosa caratteristica di queste camere a gas che non si trova in nessuna delle camere di disinfestazione di Auschwitz: la presenza di piccoli sportelli a tenuta di gas che misurano 30 x 40 cm. Questi erano collocati vicino al soffitto.

 Quando erano aperti, questi sportelli a tenuta di gas permettevano alle SS di introdurre lo Zyklon B nella camera a gas senza dovervi entrare. Questi sportelli non erano indispensabili nei locali di disinfestazione, poiché una persona equipaggiata con maschera antigas poteva entrare in tali ambienti, aprire un barattolo di Zyklon B, versarne il contenuto sul pavimento e uscire rapidamente, chiudendo la porta a tenuta di gas dietro di sé. Ma se il locale era pieno di persone, questa procedura era impossibile e perciò la presenza di piccoli sportelli a tenuta di gas collocati sopra le teste delle vittime era necessaria»547.

 Van Pelt ignora a sua volta che l'introduzione dello Zyklon B era impossibile anche in questo caso. D'altra parte, anche nell'ipotesi che le finestrelle servissero per introdurre lo Zyklon B, la spiegazione più logica resta legata alla disinfestazione. Van Pelt ignora infatti anche che nelle camere di disinfestazione gli abiti da disinfestare venivano appesi in appositi carrelli metallici: se la camera a gas veniva riempita di carrelli per sfruttare tutta la sua superficie, diventava impossibile entrarvi per versarvi sul pavimento lo Zyklon B, ma ciò poteva avvenire soltanto da aperture poste sopra, come nella camera di disinfestazione di Stutthof548, o ai lati.

 

5.9. La ventilazione naturale

 

Uno degli elementi più incredibili della tesi di Pressac è il fatto che i tecnici della Zentralbauleitung avessero progettato nei crematori I e V camere a gas omicide per uso di massa senza sistema di ventilazione meccanica, dopo che avevano ordinato, fin dal 9 dicembre 1940,

 544 Processo Höss, tomo 11, p. 89.

 545 Idem, p. 92.

 546 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 336.

 547 Idem, p. 502.

 548 J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Stutthof and its Function in National Socialist Jewish Policy. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003, p. 56.

 

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impianti di ventilazione per la sala di dissezione e per la camera mortuaria del crematorio I 549 e dopo averli progettati e installati non solo nei crematori II e III, ma anche nelle camere a gas ad acido cianidrico del Block 3 del campo principale550 e degli impianti di disinfestazione BW 5a e 5b di Birkenau551 e in quella del cosiddetto Kanada I552.

 Pressac ammette che le possibilità di ventilazione naturale delle presunte camere a gas omicide erano molto limitate. A suo dire, la Zentralbauleitung se ne sarebbe accorta solo successivamente, facendo aprire una porta nel corridoio del crematorio V che conduceva alle due presunte camere a gas omicide.

 Egli pubblica una fotografia risalente all' «inizio di aprile del 1943» che presenta la facciata sud della parte est dei crematori IV e V (quella che a suo dire conteneva le camere a gas omicide). La facciata del crematorio V mostra delle ombre indistinte dietro i tronchi degli alberi. Egli pretende che, in tale facciata, «a sinistra della finestra del deposito del carbone»553, si veda una porta, il che è a dir poco temerario. La finestra invece si distingue bene, ma non è quella del deposito del carbone, bensì quella del “Vorraum” (Pressac non ha tenuto conto dell'inversione speculare della pianta del crematorio V rispetto a quella del crematorio IV), a destra della quale, nascosta dalla parte finale del crematorio IV, c'era l'ingresso. Pressac stesso era tanto poco certo della localizzazione di tale porta che nelle didascalie che egli ha apposto a tale fotografia non la menziona affatto554.

 Ma anche ammesso e non concesso che tale porta esistesse, nulla dimostra che essa fosse a tenuta di gas, come richiesto dalla sua tesi, che espone così:

 «Senza questa nuova porta assolutamente essenziale per una ventilazione adeguata, l'attività delle camere a gas dei crematori IV e V sarebbe stata ostacolata dalla mancanza di adeguata ventilazione e dal connesso rischio di contaminazione del resto dell'edificio»555.

 Una tale contaminazione sarebbe stata comunque inevitabile. La ventilazione delle due presunte camere a gas si poteva ottenere soltanto aprendo le due porte esterne di questi locali e la porta di ingresso al Vorraum. Con un vento prevalente da nord, come dice Pressac556, nel crematorio IV la ventilazione avrebbe seguito il percorso indicato dalle frecce nel documento 22, nel crematorio V, che era speculare, il percorso inverso, con la inevitabile contaminazione non solo del Vorraum (locale 4), ma anche del deposito di carbone (locale 5), della stanza del medico (locale 6) e della grande sala (locale 7).

 La disposizione delle presunte camere a gas secondo la pianta 2036 sfida ogni logica ed è in aperta contraddizione con la disposizione che Pressac stesso attribuisce al Bunker 2:

 «Alla fine, nel capanno bianco furono costruite quattro picole camere a gas di circa 50 m3, piazzate in parallelo, senza ventilazione meccanica, ma orientate al meglio nella direzione del vento (nord-sud a Birkenau)»557.

 Un tale allestimento risalirebbe al giugno 1942558. Analogamente, la disposizione più razionale sarebbe stata quella che illustro nel documento 23: una soluzione semplice che avrebbe comportato lo spostamento di una porta nel locale 1 e l'apertura di altre due, una nel locale 1, l'altra nel corridoio.

 Tenendo chiusa la porta a tenuta di gas tra il corridoio e il Vorraum si sarebbe potuto ventilare più efficacemente il blocco camera 1, camera 2 e corridoio.

 Ovviamente sarebbe stato ancora più semplice dotare ogni camera a gas di due ventilatori (uno aspirante, l'altro premente) installati nei muri esterni, come nelle camere a gas di disinfestazione dei BW 5a e 5b, nei quali la disaerazione avveniva in questo modo.

 La possibilità dell'impiego delle stufe a scopo di ventilazione sarà discussa nel paragrafo 10.

 

5.10. La ventilazione meccanica

 

Solo successivamente la Zentralbauleitung ordinò un sistema di disaerazione meccanica per i crematori IV e V. A questo riguardo Pressac scrive che la ditta Topf,

 549 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., cap. II.1., “The Projects for the Ventilation System of Crematorium I”, pp. 17-22.

 550 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 25-27.

 551 Idem, p. 59.

 552 Idem, pp. 44-45 e 48.

 553 Idem, p. 416.

 554 Idem, fotografia 8(a) a p. 417.

 555 Idem, p. 416.

 556 Idem, p. 386.

 557J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 52.

 558 Idem, p. 51.

 

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«che aveva trovato con difficoltà un motore elettrico adatto, spedì comunque per vie ordinarie, il 21 dicembre [1943], una delle due disaerazioni. Fu stoccata nel Bauhof il primo gennaio 1944, e così lasciata fino al maggio dello stesso anno»559.

 Indi egli aggiunge:

 «L'impianto di disaerazione, in magazzino da gennaio, venne montato a maggio nel crematorio V, il cui forno fu giudicato in grado di funzionare correttamente. Per le due camere a gas e il corridoio, rappresentanti un volume di 480 m3 pressoché uguale a quello dell'obitorio I dei crematori II e III, Schultze aveva previsto una disaerazione della stessa potenza: una pompa [soffiante] n. 450 con un motore da 3,5 CV, capace di estrarre 8.000 m3 all'ora. Il secondo impianto di ventilazione sarebbe stato consegnato a luglio, ma non fu montato»560.

 Per quanto riguarda l'arrivo ad Auschwitz di uno dei due impianti di disaerazione, Pressac si riferisce a una «nota manoscritta senza data (fine dicembre 1943), controfirmata dal maresciallo SS Wegener (responsabile del Bauhof)»561.

 La nota in questione non è una registrazione di materiali immagazzinati nel Bauhof (il magazzino dei materiali), bensì la registrazione di una fattura con il suo contenuto. La prima colonna della nota riporta infatti nell'intestazione la dicitura “Rechnung Nr” (fattura n.), sotto la quale è scritto “23.12.43 Nr.2134”. Questi dati corrispondono esattamente alla fattura della Topf relativa agli impianti di disaerazione del crematori IV e V, di cui mi occuperò subito. La seconda colonna, “Absender” (mittente), contiene il nome della ditta Topf e la terza colonna, “Gegenstand” (oggetto) riporta le singole voci della fattura summenzionata con accanto (quarta colonna) il numero dei pezzi (“Stck”) esattamente corrispondenti a quelli indicati nella fattura nella colonna “Menge” (quantità).

 La colonna successiva, “Ank.” (“Ankunft”, arrivo) si riferisce alla fattura, non ai materiali. Questi venivano infatti presi in carico dall'“amministrazione dei materiali” (Materialverwaltung), che eseguiva il controllo della merce scaricata in base all' avviso di spedizione (Versandanzeige), in cui erano indicati il giorno di spedizione, il numero del vagone ferroviario caricato e la descrizione dettagliata dei pezzi spediti562.

 La nota ha il timbro “Richtigkeit bescheinigt” (esattezza certificata) con la firma dell'SS-Oberscharführer Wegner; più in alto appare il timbro Bauinspektion der Waffen-SS und Polizei Schlesien”, apposto più tardi. I due impianti, come vedremo subito, arrivarono ad Auschwitz il 25 gennaio 1944. Il 13 giugno 1944 Jothann scrisse una lettera alla Topf il cui punto 3 dice:

 «Riguardo alla Vostra fattura del 23 dicembre 1943, all'arrivo del materiale, è stato dato ordine di effettuare un pagamento in acconto di 1.200 RM. Poiché l'impianto è già ultimato, ora si può finire di pagare il resto dell'ammontare. Per questo è necessaria una fattura finale che viene compilata da qui e allegata affinché vi apponiate il timbro della Vostra ditta con la firma».

 [«Auf Ihre Rechnung vom 23.12.43 wurde Ihnen bei Anlieferung des Materials eine Abschlagszahlung in Höhe von RM. 1200,-- angewiesen. Da die Anlage bereits fertiggestellt ist, kann der Restbetrag nunmehr zur Auszahlung kommen. Hierzu wird eine Schlußrechnung benötigt, welche von hier aus erstellt und in der Anlage zwecks Anbringung Ihres Firmenstampels mit Unterschtift beigefügt wird»]563.

 La fattura menzionata sopra è la “Rechnung Nr. 2134” del 23 dicembre 1943, numero di ordinazione 43 D 775. Essa reca il timbro “Fachtechnich richtig!“ di Jährling attestante il controllo tecnico-specialistico con la data del 25 gennaio 1944 e una sua annotazione manoscritta in cui è indicato un ordine di pagamento in acconto di 1.200 RM con la stessa data, emesso «all'arrivo del materiale », come spiega la lettera summenzionata.

 L'impianto di disaerazione per i crematori IV e V era stato ordinato da Bischoff dopo un colloquio con Prüfer avvenuto il 18 maggio 1943. Il 9 giugno la Topf inviò alla Zentralbauleitung il relativo preventivo di costo per 2.510 RM accompagnato da un disegno riguardo al quale la Topf scrisse:

 559 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 98-99.

 560 Idem, pp. 100-101.

 561 Idem, nota 3 a p. 119.

 562 C. Mattogno, La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz”, op. cit., p. 44.

 563 RGVA, 502-1-327, p. 28.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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«Alleghiamo inoltre un disegno D 59620 in doppia copia dal quale potete desumere la realizzazione dei canali di disaerazione murati e la disposizione della tubazione di aspirazione che dev'essere fornita da noi, nonché il soffiante e la tubazione di pressione».

 [«Ferner fügen wir eine Zeichnung D 59620 in doppelter Ausfertigung bei, aus welcher Sie die Ausführung der gemauerten Entlüftungskanäle und die Anordnung der von uns zu lifernden Luft-Abseigeleitung, sowie das Gebläse und die Druckrohrleitung ersehen können»]564.

 Il disegno non si è conservato. Il preventivo di costo menziona per ogni impianto un soffiante n. 450 con portata oraria di 8.000 m3 di aria, azionato da un motore a corrente trifase da 380 volt con una potenza di 3,5 CV, una tubazione di aspirazione (Saugrohrleitung) e una di pressione (Druckrohrleitung)565.

 Pressac attribuisce questi impianti alle presunte camere a gas dei crematori e presenta addirittura un disegno che ne mostra il sistema costruttivo566. Si tratta in realtà di una semplice congettura, sia perché presuppone senza alcuna prova che l'impianto fosse destinato, appunto, alle presunte camere a gas, sia perché non tiene conto dei «canali di disaerazione murati».

 A questa interpretazione si oppongono inoltre ragioni tecniche e storiche.

 Pressac afferma che le due presunte camere a gas e il corridoio avevano un volume di 480 m3,
«pressoché uguale a quello dell'obitorio I dei crematori II e III», ma ciò è falso.

 Secondo la pianta 2036 dell'11 gennaio 1943567, i locali in questione avevano le seguenti dimensioni:

 1) m 12,35 x 7,72 = 95,3 m2

 2) m 11,69 x 8,40 = 98,2 m2

 3) m 11,69 x 3,70 = 43,2 m2

 --------

 236,7 m2

 L'altezza dei locali era di m 2,20, perciò il volume complessivo dei tre locali era di (236,7 x 2,20 =) 520,7 m3. Poiché il soffiante aveva una portata di 8.000 m3/h, per questi locali erano previsti (8.000 : 520,7 =) 15,36 ricambi d'aria all'ora. Perciò l'ingegnere Schultze, col beneplacito degli ingegneri della Zentralbauleitung, avrebbe dotato dei locali in superficie provvisti di porta e finestrelle - e quindi più facilmente ventilabili - di un numero di ricambi d'aria maggiore di quello previsto per la presunta camera a gas dei crematori II e III (9,48 ricambi all'ora).

 Storicamente, la decisione di installare impianti di disaerazione nei crematori IV e V risale al 18 maggio 1943, ossia nel pieno delle “Misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche” ordinate da Kammler all'inizio del mese che, come abbiamo visto, riguardarono anche i crematori, sicché si inquadrano in un contesto igienico-sanitario, non già in un contesto omicida.

 Pressac stesso, in relazione alla lettera della Topf del 9 giugno 1944 con allegato preventivo, in precedenza aveva dichiarato che:

 «nulla in questa lettera indica i sistemi di estrazione d'aria proposti per i crematori IV e V fossero per le camere a gas e stando alle apparenze potevano essere per le sale forni»568.

 

5.11. Analisi della pianta 2006 dell'11 gennaio 1943

 

Nei paragrafi precedenti ho dimostrato che la tesi delle camere a gas nei crematori IV e V è infondata per varie ragioni, cominciando dalle inferriate all'interno delle presunte finestrelle di introduzione dello Zyklon B e finendo con un sistema di ventilazione naturale del tutto irrazionale.

 A che cosa fossero destinati i locali dell'ala ovest del progetto è difficile dirlo.

 La deliberazione di consegna del crematorio IV, datata 19 marzo 1943569, contiene una descrizione dell'edificio” (Gebäudebeschreibung) che menziona i seguenti locali:

 «1 vestibolo, 4 locali, due locali per il carbone, 1 stanza per il medico, 1 locale di compensazione della pressione e delle impalcature, 1 soggiorno, un lavatoio e latrina con vestibolo, 1 sala di cremazione».

 564 RGVA, 502-2-26, p. 221. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 389.

 565 Kostenanschlag über Entlüftungs-Anlage per i crematori IV e V del 9 giugno 1943. RGVA, 502-2-26, pp. 222-223. Vedi documento 25.

 566J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 101.

 567 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 399.

 568 Idem, p. 386.

 569 RGVA, 502-1-54, p. 25. Vedi documento 26.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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[«1 Vorraum, 4 Räume, 2 Kohlenräume, 1 Arztzimmer, 1 Schleuse- und Geräteraum, 1 Aufenthaltsraum, 1 Wasch- und Klosettraum mit Vorraum, 1 Verbrennungsraum»]570.

 L'inventario571 della deliberazione di consegna del crematorio menziona 11 locali; quelli che ci interessano sono numerati da 6 a 11 e corrispondono ai locali che ho indicato con i rispettivi numeri nel documento 22.

 Qui entra in discussione il terzo indizio di Pressac. Nel rapporto sui lavori della ditta Riedel & Sohn del 2 marzo 1943 appare infatti questa annotazione: «Fußboden Aufschüttung auffühlen [auffüllen], stampfen und Fußboden betonieren im Ga[s]skammer» («riempire il pavimento con il riporto, pigiare e gettare il pavimento di calcestruzzo nella camera a gas»)572. Come rileva Pressac, questa è l'unica volta che nei rapporti summenzionati appare questo termine. Ma questa non è neppure l'unica stranezza di questi rapporti.

 Il giorno prima, il 1° marzo, appare la seguente annotazione:«Gerüste tragen, Fußboden Aufschüttung für die Kammer anfahren und stampfen» («Portare le impalcature, trasportare riporto [per il] pavimento per la camera e pigiare»)573.

 Il giorno dopo, il 3 marzo, il rapporto riporta: «Zementestrich legen, betonieren d. Fußboden, sowei Aufschüttung anfahren planieren und stampfen in beiden Kammern»(«posare il pavimento in cemento, gettare il pavimento di calcestruzzo, inoltre trasportare [il] riporto, spianare e pigiare nelle due camere»)574. Per il 4 marzo c'è questa annotazione: «Zementestrich legen, Fußboden betonieren und reiben in beiden Kammern und Vorraum» («posare il pavimento in cemento, gettare il pavimento di calcestruzzo e lisciare nelle due camere e nel vestibolo»)575. Ed ecco infine l'annotazione del 5 marzo:«Zementfußboden estrich [sic] legen und reiben in zweiten Kammern, Vorraum und Artzraum»(«posare il pavimento di cemento e lisciare nelle due camere,[nel] vestibolo e nel locale del medico»)576.

 Pressac, menzionando queste annotazioni, afferma che il compilatore dei rapporti dovette essere richiamato all'ordine dopo aver usato il termine “Gasskammer” e in conseguenza di questo richiamo egli avrebbe usato poi i termini più anodini “Kammern”577.

 Questa ipotesi è in realtà insostenibile. I rapporti quotidiani della ditta Riedel & Sohn venivano compilati la sera a fine lavori e verificati - si presume - quotidianamente da un direttore dei lavori (Bauführer) incaricato della Zentralbauleitung, nel caso specifico, l'impiegato civile Paul Wiera in sostituzione dell'SS-Sturmmann Seitner.

 Per Pressac Wiera si sarebbe accorto dell'uso del termine probito “Gasskammer”, l'avrebbe riferito immediatamente al capo della Zentralbauleitung che avrebbe imposto al compilatore dei rapporti l'uso di “Kammer”. Ma secondo questa logica il capo della Zentralbauleitung avrebbe ordinato anzitutto al compilatore di redigere un altro rapporto senza il termine “Gasskammer”, cosa che avrebbe richiesto pochi minuti578, indi avrebbe distrutto il rapporto originale.

 Ma l'ipotesi di Pressac è insostenibile anche per il contesto stesso dei rapporti. Come abbiamo visto sopra, nell'ala ovest del crematorio IV, dopo il grosso locale (che viene appunto chiamato regolarmente “großer Raum”579) c'erano altri sei locali, che ho designato nel documento 22 secondo l'inventario della deliberazione di consegna del crematorio, 7, 8, 9, 10, 11 e V.

 Il locale 7 è l'“Arztzimmer“(stanza del medico), il locale 8 il “Kohlenraum“(deposito del carbone), il locale V il “Vorraum” (vestibolo). I rapporti sui lavori menzionano espressamente Vorraum” “Artzraum” (=“Arztzimmer“),“Kohlenraum”580, “Gasskammer“ e “beide o zwei Kammern” (due camere), complessivamente sei locali. Ciò significa che le due “Kammern” erano locali diversi dalla “Gaskammer”.

 Pertanto dal rapporto della ditta Riedel & Sohn del 2 marzo 1943 si può desumere soltanto che nell'ala ovest del crematorio IV era prevista una sola camera a gas: in quale locale?

 Nei rapporti successivi sono indicati i seguenti lavori (con i soliti errori ortografici):

 16 marzo:

 570 RGVA, 502-1-54, p. 26. Vedi documento 27.

 571 RGVA, 502-1-54, p. 26a. Vedi documento 28.

 572 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 446. Gli errori di ortografia (incluso Ga[s]sdichtefenster) sono probabilmente dovuti al fatto che i rapporti furono compilati da un operaio polacco che parlava tedesco.

 573 APMO, BW 30/4/28, p. 71.

 574 APMO, BW 30/4/28, p. 66.

 575 APMO, BW 30/4/28, p. 58.

 576 APMO, BW 30/4/28, p.55.

 577 J.-C. Pressac, Les “Krématorien” IV et V de Birkenau et leurs chambres à gaz. Construction et fonctionnement, cit., p. 111.

 578 I rapporti venivano scritti in moduli prestampati. Quello del 3 marzo conta 10 righe.

 579 Ad esempio: «Innen Verputz im großen Raum» («intonaco interno nel grosso locale»): 23 febbraio 1943. APMO, BW 30/4/28, p. 81.

 580 «Zementfußboden im Kohlenraum reiben»,«lisciare il pavimento di cemento nel deposito del carbone»: 28 febbraio 1943. APMO, BW 30/4/28, p. 73.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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«Installare stufa in camera medico e presso impianti idrici(crematorio V)» [«Ofen einbauen in Arzliche Zimmer und bei Wasserinstallations (Krema IV)»]581.

 17 marzo: «Presso impianto idrico 1 muratore crematorio IV» [«Bei Wasserinstalation 1 Maurer Krema 4»]582.

 18 marzo: «Presso impianto idrico occupati 2 manovali» [«Bei Wasseninstalation beschäftigt 2 Maurerhilfe»]583.

 Come risulta dalla pianta 2036, nell'ala ovest del crematorio IV erano previste tre stufe: una nella stanza del medico e due nei locali 9 e 10: ma in questi due locali c'erano le “installazioni idriche”, perciò la “Gasskammer” era il locale 11. Esso aveva tre porte di cm 100 x 205 perfettamente conformi per numero e dimensioni alle tre porte a tenuta di gas ordinate da Bischoff nella lettera del 31 marzo 1943.

 Prima di procedere è importante sottolineare che queste porte furono ordinate 12 giorni dopo la deliberazione di consegna del crematorio IV, nel quale dunque i lavori proseguirono oltre tale data; inoltre l'allegata “descrizione dell'edificio” non corrispondeva allo stato effettivo dei lavori, perché essa non menziona le stufe installate dalla ditta Riedel il 16 marzo nei locali 9 e 10.

 Che cos'erano le “installazioni idriche” (Wasserinstallations)?

 Un documento ignoto a Pressac ci permette anzitutto di conoscere l'entità dei lavori. Si tratta di una “scheda di lavoro” (Arbeitskarte) relativa all'ordinazione n. 286 in data 20 marzo 1943 alla colonna “installatori” (Installeuere) della Zentralbauleitung584 per il «crematorio IV e V nel KGL BW 30 b e c»; i lavori da eseguire sono descritti così: «realizzazione dell'installazione sanitaria».(Ausführung der sanitären Installation). I lavori furono iniziati il 15 marzo e terminarono il 23 aprile, per complessive 653 ore di lavoro operai specializzati e 163 di aiutanti. Nel margine superiore destro del documento una notazione manoscritta specifica che il lavoro era per il “BW 30b”, cioè per il crematorio IV. Questi lavori costituivano l'esecuzione della relativa ordinazione n. 285 del 5 marzo 1943 col medesimo oggetto: «Ausführung der sanitären Installation»585.

 All'inizio dei lavori, come risulta dalla “descrizione dell'edificio“ della deliberazione di consegna del crematorio IV, l'impianto idrico del crematorio era già stato installato (ad esempio, nella stanza del medico c'era un lavabo con un rubinetto), perciò essi si riferivano alle “Wasserinstallations”.

 Queste avevano inoltre una relazione con due stufe, perciò potevano essere due impianti docce funzionanti con acqua riscaldata dalle stufe, ad esempio per mezzo di un serpentino di riscaldamento al loro interno. Le due stufe dei locali 9 e 10 sono infatti molto più grosse di quella del locale 7 (la stanza del medico) e sono collegate a camini alti circa 7 metri. Esse erano alimentate dal carbone depositato nel locale 8 (“Kohlenraum”) che misurava m 3,05 x 8,40 = 25,6 m2; il deposito del coke per il forno crematorio a 8 muffole non era molto più grande: m 4,60 x 7,67 = 35,2 m2. Da ciò si desume che per le stufe si prevedeva un funzionamento intenso e continuativo, il che concorda coll'ipotesi delle docce. Pressac stesso adduce un altro indizio a favore di questa ipotesi. Per i due locali in questione erano previste 4 lampade a muro (Wand-Lampen Versenckt) protette dall'acqua, perciò «si potrebbe pensare che in tali locali le SS intendessero installare docce alimentate con acqua calda riscaldata dal grande forno a 8 muffole»586, ipotesi che egli scarta sulla base della pianta 2036, senza considerare i lavori successivi.

 Con essa concordano invece anche altri due elementi: uno è il fatto che entrambi i locali erano provvisti di un pozzetto di scarico delle acque di deflusso collegati alla fognatura esterna, l'altro è che nel crematorio c'era una stanza per il medico. Pressac spiega questo fatto affermando che la presenza di un medico era richiesto dalle camere a gas omicide «per certificare la morte» delle vittime587, ma che senso ha «certificare la morte» di persone la cui morte non veniva registrata e che, secondo i testimoni, venivano cremate anche se erano ancora vive? Più logica è invece l'ipotesi che un medico visitasse i detenuti dopo la doccia per accertare il loro stato di salute.

 Un'ultima osservazione. Se nel crematorio IV era prevista una camera a gas, per il contesto generale e le incongruenze tecniche che ho esposto sopra essa poteva essere soltanto una camera a gas di disinfestazione di emergenza come il Vergasungskeller del crematorio II progettata per gli stessi motivi. La disposizione dei locali non è infatti priva di logica. I due locali potevano funzionare alternativamente sia come docce sia come parte incontaminata (reine Seite) e contaminata (unreine Seite) di un impianto di disinfestazione costituito da una camera a gas (il locale 11) di m 3,70 x 11,69

 581 APMO, BW 30/4/28, p. 29. Vedi documento 29.

 582 APMO, BW 30/4/28, p. 27. Vedi documento 30.

 583 APMO, BW 30/4/28, p. 25. Vedi documento 31.

 584 RGVA, 502-2-54, pp. 38-38a. Vedi documento 32.

 585 RGVA, 502-2-54, p. 37.

 586 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 400.

 587 Idem, p. 398.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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riscaldata dalle due stufe. La pianta 2036 mostra infatti che ogni stufa erano collegata al locale 11 da un'apertura relativamente grande praticata nei rispettivi tramezzi588. Le stufe erano probabilmente a ricircolazione d'aria con possibilità di riscaldare la stanza adiacente, secondo il sistema che appare nel documento 33589. In questo caso nelle stufe esisteva anche una seconda apertura superiore perpendicolare a quella che appare nella pianta: da quella in basso entrava l'aria fredda, da quella in alto usciva l'aria calda. Questo sistema con le due aperture fu adottato anche nella stufa centrale della camera a gas del BW 5a. Poiché gli sportelli delle stufe si trovavano nei due locali adiacenti, il locale 11 si poteva riscaldare anche se era chiuso a tenuta di gas. L'aria calda avrebbe perlomeno facilitato la ventilazione naturale del locale.

 588 Vedi documento 24.

 589 W. Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien).Verlag von Carl Marhold, Halle a. S., 1905, p.91.

 

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 CAPITOLO 6

 GLI “INDIZI CRIMINALI” DI CARATTERE GENERALE

 6.1. “Normalgaskammer”(camera a gas normale)

 

Per capire il significato di questo “indizio criminale”, è necessario un breve inquadramento storico.

 Secondo i progetti iniziali delle SS (1941-1942), l'edificio di ricezione del campo principale, denominato “Wäscherei- und Aufnahmegebäude mit Entlausungsanlage und Häftlingsbad”,(Edificio per la lavanderia e la ricezione con impianto di disinfestazione e bagno per i detenuti), Bauwerk 160, doveva accogliere 19 camere a gas di disinfestazione ad acido cianidrico con sistema Degesch a ricircolazione d'aria (Degesch-Kreislauf)590. Il progetto fu ripreso nel 1944, come risulta dalla corrispondenza tra la Zentralbauleitung e la ditta Friedrich Boos, di Colonia-Bickendorf, che aveva ricevuto l'incarico di realizzare l'impianto, e la ditta Tesch und Stabenow (chiamata in forma abbreviata “Testa”), che vendeva lo Zyklon B nei territori a est dell'Elba. L'impiegato civile Jährling sovrintendeva alla costruzione dell'impianto.

 Con riferimento a questo contesto, Pressac scrive:

 «In questa occasione, l'impiegato civile Jährling prese una tremenda cantonata in una lettera destinata alla Testa. Indicò le camere a gas per l'eliminazione dei pidocchi con il termine di “Normalgaskammer”, parola sottolineata e messa fra virgolette, come se esistessero delle camere a gas normali e delle altre anormali. La denominazione fu ripresa dalla Testa, che affermava prima di tutto che la riconversione all'Arginal591 era obbligatoria solo nel caso di nuovi impianti, e soprattutto insisteva perché il personale che si occupava delle camere a gas normali ad acido cianidrico fosse particolarmente ben preparato, sottintendendo che il loro funzionamento era nettamente più complesso del puro versamento di Zyklon-B nelle camere a gas “anormali”»592.

 Questa fantasiosa interpretazione si basa su una totale incomprensione delle fonti (la raccomandata di Jährling dell'8 giugno 1944 e la lettera della Tesch und Stabenow del 13 giugno 1944)593, come risulta dalla sequela degli eventi risultante dai documenti.

 Il 7 marzo 1944 la Zentralbauleitung comunicò per telegramma quanto segue alla ditta Boos:

 «Per l'edificio di ricezione invece di 19 camere di disinfestazione ne devono essere realizzate 11 il più presto possibile»[«Für Aufnahmegebäude müssen anstatt 19 Stück 11 Entlausungskammern schnellstens ausgeführt werden»]594.

 590 Vedi al riguardo J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 31-39.

 591 Recte: Areginal, un disinfestante a base di etile formiato.

 592 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p.100.

 593 Idem, Idem, note 11 e 12 a p. 120.

 594 Telegramma di Jothann alla ditta Boos del 7 marzo 1944. RGVA, 502-1-333, p. 59.

 

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Il 3 maggio Jothann inviò alla ditta Boos un altro telegramma con questa richiesta:

 «Spedite progetto con preventivo di costo e disegni riguardo a 11 celle [per] disinfestazione con acido cianidrico [per l'] edificio di ricezione. L'impianto dev'essere completato il più presto possibile. Sollecitate gli apparati comunicate termine di consegna».

 [«Hersendet Entwurf mit Kostenangebot u. Zeichnungen über 11 Zellen Blausäureentlausung Aufnahmegebäude. Anlage muß schnellstens fertiggestellt werden. Mahnt Apparate an teilt Liefertermin mit»]595.

 La richiesta fu ripetuta il giorno dopo, come risulta da una lettera della ditta Boos datata 4 maggio:

 «Inviate progetto e disegno esatto per 11 celle di disinfestazione ad acido cianidrico».

 [«Sendet Entwurf und genaue Zeichnung über 11 Blausäureentlausungszellen»]596.

 In questa stessa lettera la ditta Boos chiese alla Zentralbauleitung

 «il disegno più recente dell'apparecchiatura e dell'impianto del ventilatore di una cella di disinfestazione»[«die neueste Zeichnung über die Apparatur und die Ventilatoranlage für eine Entlausungszelle»], perché in precedenza era stata modificata la struttura delle«nicchie per la sistemazione dell'apparecchiatura»597.

 Parallelamente la ditta Boos fece la stessa richiesta anche alla ditta Tesch und Stabenow, la quale, come si apprende dalla lettera di Jährling dell'8 giugno 1944, rispose che aveva a sua volta richiesto il disegno di una “Normalgaskammer” al suo fornitore, la ditta Degesch, che produceva questo tipo di camera a gas. Presento il testo originale598 e la traduzione della lettera in questione:

 «Il 12 maggio 1944 avete scritto alla ditta Boos di aver richiesto presso il Vostro stabilimento di consegna un disegno esatto di una “camera a gas normale” [Normalgaskammer]. Questo disegno, che dev'essere eseguito a scala più grande e in cui tutte le misure devono essere iscritte nella pianta e nella vista verticale, qui è ormai diventato urgentissimo.

 Nel disegno bisogna parimenti indicare in quale direzione si aprono le porte, perché queste ultime devono essere ordinate da qui [da quest'ufficio].

 Secondo comunicazione del locale Standortarzt le camere di gasazione a Zyklon B sono state recentemente riconvertite a gasazione ad Ariginal [Ariginalvergasung]. Lo Standortarzt voleva mettersi in contatto direttamente con Voi per le modifiche da apportare. Ciò è accaduto? E si sono considerate nel disegno le necessarie modifiche?

 Sull'uso dell'apparato bisogna allegare istruzioni per l'uso in 3 copie ben chiare.

 Vogliate spedire il disegno parimenti in 3 copie.

 L'affare dev'essere trattato con grande fretta perché preferenziale. Si prega di  rispondere a posta corrente»599.

 Dunque il termine “Normalgaskammer” era già stato impiegato dalla ditta Tesch und Stabenow in una lettera precedente alla ditta Boos, dalla quale Jährling lo aveva tratto, e proprio per questo gli diede risalto con le virgolette e la sottolineatura, esattamente come fece con il termine Ariginalvergasung”, che aveva tratto invece dalla lettera dell'SS-Stardortarzt alla Zentralbauleitung del 20 maggio 1944600.

 La “cantonata” sarebbe allora stata presa dalla ditta Tesch und Stabenow? Neppure ciò è vero, come risulta dalla risposta di questa ditta, datata 13 giugno 1944, alla lettera summenzionata:

 «Confermiamo ringraziando la ricevuta del Vostro scritto menzionato sopra e Vi comunichiamo quanto segue:

 595 Il telegramma è citato nella lettera della Zentralbauleitung alla ditta Boos del 9 maggio 1944.RGVA, 502-1-347, p. 31.

 596 Lettera della ditta Boos alla Zentralbauleitung del 4 maggio 1944. RGVA, 502-1-333, p. 51.

 597 Idem.

 598 Vedi documento 34.

 599 Lettera di Jothann alla ditta Tesch und Stabenow dell'8 giugno 1944. RGVA, 502-1-333, p. 35.

 600 La lettera è menzionata in uno scritto della Zentralbauleitung datato 7 dicembre 1944. RGVA, 502-1-255, numero di pagina illeggibile.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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In seguito al Vostro telegramma del 3.5.1944 alla ditta Friedrich Boos, Colonia-Bickendorf, questa si è rivolta a noi. In conseguenza di ciò, ci siamo informati ulteriormente presso il nostro stabilimento fornitore per sapere se nel frattempo c'è stata qualche modifica per l'installazione delle camere a gas normali [Normalgaskammern]. Dopo la risposta dello stabilimento, il 18 maggio c.a. abbiamo scritto alla ditta Friedrich Boos che negli ultimi tempi non sono intervenute modifiche nella costruzione delle camere a gas normali [Normalgaskammern]. Con questa lettera abbiamo mandato alla ditta Friedrich Boos anche istruzioni di montaggio per l'installazione delle apparecchiature Kreislauf e le relative copie [dei disegni] DK 271, DK 283 e DK 284. Avendo questi disegni sotto gli occhi, insieme con le figure nel nostro manuale sulle camere a gas normali [Fibel über Normalgaskammern], risulta un quadro perfettamente chiaro per l'elaborazione del progetto e per il montaggio dell'impianto. Supponiamo che nel frattempo abbiate ricevuto dalla ditta Friedrich Boos i documenti mancanti.

 Le porte delle camere a gas [Gaskammern] si aprono verso l'esterno; porte che si aprissero verso l'interno, dopo il caricamento delle camere, non si potrebbero più chiudere.

 Abbiamo preso atto del fatto che le camere di gasazione [Begasungskammern] devono essere equipaggiate anche per la gasazione con Areginal [Areginal-Vergasung].

 Riguardo a questa faccenda il locale Standortarzt non si è ancora rivolto a noi; tuttavia abbiamo ben ricevuto il 9 c.m. da parte del Reichsarzt-SS und Polizei, der Oberste Hygieniker, l'incarico di consegnare anche i dispositivi supplementari per Areginal. Non si devono apportare modifiche alle camere di gasazione. Bisogna soltanto montare anche gli impianti di gasazione per Areginal. Riceverete un relativo disegno di montaggio quando le apparecchiature per l'Areginal saranno state consegnate dallo stabilimento. Per completezza diciamo subito che il prezzo di ogni impianto per Areginal ammonta a 27 RM e il fabbisogno di ferro per ogni dispositivo è di 12 kg.

 Esistono naturalmente istruzioni di servizio chiare per il funzionamento degli apparati, tuttavia l'impiego di acido cianidrico gasoso [Blausäuregas] in camere Kreislauf è permesso soltanto a personale specialmente addestrato. Perciò è necessario che in occasione della messa in funzione delle camere a gas il personale previsto per il servizio sia addestrato praticamente e teoricamente [praktisch und teorisch] nell'uso dell'acido cianidrico gasoso nelle camere a gas normali [Normalgaskammern]. Per l'invio di un nostro direttore di gasazione [Durchgasungsleiter] calcoliamo soltanto le relative spese di viaggio (2a classe) nonché un salario giornaliero di 22,50 RM incluso il tempo di viaggio. Alleghiamo per Vostra conoscenza una copia del nostro scritto odierno alla ditta Friedrich Boos».

 [«Wir bestätigen dankend den Empfang Ihres obigen Schreibens und teilen Ihnen dazu das Folgende mit: Auf Grund Ihres Telegramms vom 3.5.44 an die Fa. Friedrich Boos, Köln-Bickendorf, hat sich diese an uns gewandt. Wir haben daraufhin bei unserem Lieferwerk rückgefragt, ob sich für die Aufstellung der Normalgaskammern inzwischen irgendwelche Änderungen ergeban haben. Nach Rückäusserung des Werkes haben wir dann am 18. Mai ds. Js. der Fa. Friedr. Boos geschrieben, daß änderungen in der Ausführung der Normalgaskammern in der letzten Zeit nicht eingetreten sind. Auch habe wir mit diesem Schreiben der Fa. Friedr. Boos eine Montageausweisung für die Aufstellung der Kreislaufapparaturen und die dazu gehörigen Pausen DK 271, DK 283 und DK 284 übersandt. Nach Vorliegen dieser Zeichnungen ergibt sich zusammen mit den Abbildungen in unserer Fibel über Normalgaskammern ein vollkommen klares Bild für die Planherstellung und Montage der Anlage. Wir nehmen an, daß inzwischen von der Fa. Friedr. Boos die fehlenden Unterlagen erhalten haben. Die Türen der Gaskammern schlagen nach außen auf; nach innen schlagende Türen könnten ja nach Beladung der Kammern überhaupt nichr mehr geschlossen werden. Davon, daß die Begasungskammern auch für AREGINAL-Vergasung eingerichtet werden sollen, haben wir Kenntnis genommen. Der dortige Standortarzt ist in dieser Angelegenheit noch nicht an uns herangetreten; wohl aber haben wir unter dem 9. ds. Mts. seitens des Reichsarztes-SS und Polizei, der Oberste Hygieniker, den Auftrag erhalten, die AREGINAL-Zusatzgeräte mitzuliefern. Umänderungen sind an den Begasungskammern nicht vorzunehmen; es ist lediglich die AREGINAL-Vergasungsanlage mit zu montieren. Eine entsprechende Montagezeichnung werden sie erhalten, wenn die AREGINAL-Apparaturen vom Werke geliefert worden sind. Der Vollständigkeit halber erwähnen wir gleich, daß sich der Preis je AREGINAL-Anlage auf RM 27,-- und der Eisenbedarf je Gerät auf 12 kg beläuft.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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Wohl gibt es für die Bedienung der Apparate eine erläuternde Bedienungsanweisung, jedoch ist die Verwendung von Blausäuregas in Kreislaufkammern nur für besonders ausgebildetes Personal statthaft. Es ist deswegen erforderlich, daß gelengentlich der Inbetriebsetzung der Gaskammern das für die Bedienung vorgesehene Personal praktisch und theoretisch ausgebildet wird. Für die Entsendung eines unserer Durchgasungsleiter rechnen wir nur die entstehenden Fahrkosten (II. Klasse), sowie ein tagegeld von RM 22,50 für den Tag einschliesslich Reisezeit. Von unserem heutigen Schreiben an die Fa. Friedr. Boos fügen wir einen Durchschlag zu Ihrer Kenntnisnahme bei»]601.

 In conclusione, una “Normalgaskammer” era semplicemente una camera a gas di disinfestazione ad acido cianidrico standard con sistema Degesch-Krislauf e il termine era di uso tanto corrente che esisteva perfino un “manuale sulle Normalgaskammern”.

 Le “camere a gas normali” non si contrapponevano a camere a gas “anormali”, ossia omicide, come immaginava Pressac, ma alle “behelfsmäßige Blausäuregaskammern”, le camere a gas ad acido cianidrico provvisorie, come risulta dallo studio tecnico dell'epoca più completo che esistesse sull'argomento602. In questa categoria rientravano tutte le camere di disinfestazione ad acido cianidrico allora esistenti ad Auschwitz-Birkenau.

 Chiarito ciò, passiamo alla seconda supposizione di Pressac. Il testo della lettera riportata sopra mostra chiaramente che la ditta Tesch und Stabenow non “sottintendeva” neppure lontanamente che il funzionamento delle “Normalgaskammern” fosse «nettamente più complesso del puro versamento di Zyklon-B nelle camere a gas “anormali”», ma spiegava semplicemente che l'impiego dell'acido cianidrico gasoso era molto pericoloso e che non erano sufficienti delle istruzioni scritte, per quanto «ben chiare», per far funzionare una “Normalgaskammer”, ma si richiedeva per legge personale specialmente addestrato.

 

6.2. Perché le SS non usarono a scopo omicida camere a gas con sistema Degesch-Kreislauf?

 

Van Pelt si occupa della questione in risposta a Leuchter:

 «Io contestai l'assunzione di Leuchter che i Tedeschi si sarebbero preoccupati di usare il progetto di camere di disinfestazione per le loro camere a gas [omicide]s»603.

 Egli adduce tre motivazioni, che esamino una alla volta.

 «Anzitutto le camere di disinfestazione erano progettate per operare con concentrazioni di acido cianidrico molto alte - quaranta-settanta volte le concentrazioni che i Tedeschi usarono per uccidere esseri umani a Birkenau - e queste concentrazioni erano erogate per diverse ore»604.

 Premetto una breve descrizione della struttura e del funzionamento di una camera di disinfestazione Degesch-Kreislauf, che aveva dimensioni standard di m 4 x 1,35 x 1,90 (altezza). Il barattolo di Zyklon B veniva aperto dall'esterno per mezzo di un apposito dispositivo (Vierwegschalter) dotato di congegno di apertura (Dosenöffner). Lo Zyklon cadeva sulla sottostante lastra di lamiera (Auffangblech für das Zyklon) collocata davanti al dispositivo di riscaldo (Heizaggregat) ed era investito da una corrente ciclica di aria calda che veniva aspirata dal ventilatore (previsto per 72 ricambi d'aria all'ora) attraverso il tubo di aspirazione (Saugleitung) disposto nella parte opposta a quella del “dispositivo di ricircolazione” (Kreislaufgerät) e attraverso il tubo di pressione entrava nel dispositivo di riscaldo e investiva di nuovo lo Zyklon B. Terminata la disinfestazione, la miscela gasosa veniva espulsa dal ventilatore attraverso l'apposito tubo di disaerazione (Lüftungsleitung). La temperatura di esercizio era di 35-40°C. La durata normale di una disinfestazione era di 70-75 minuti605. Nelle camere Degesch-Kreilauf di Buchenwald la durata di una gasazione variava da una a dodici ore; con un carico normale era di tre ore e mezza606.

 601 Lettera della ditta Tesch und Stabenow alla Zentralbauleitung del 13 giugno 1944. RGVA, 502-1-333, pp. 30-30a. Vedi documento 35.

 602 Franz Puntigam, Hermann Breymesser, Erich Bernfus, Blauäuregaskammern zur Fleckfieberabwehr. Grundlagen, Planung und Betrieb, op. cit., pp. 62-68.

 603 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 380.

 604 Idem.

 605 G. Peters e E. Wünstiger Sach-Entlausung in Blausäure-Kammern, art. cit., pp. 193-196. Degesch-Kreislauf-Anlage für Entlausung mit Zyklon-Blausäure. APMM, VI, 9a, vol. 2, pp. 1-4.

 606 Vedi capitolo 13.

 

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