AUSCHWITZ la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt 3^ parte

[«Anlässlich einer durchgeführten und z. Zt. noch andauernden Häftlings-Entlausung sämtlicher Kommandos konnten am 11. und 12.2.1943 die von der hiesigen Dienststelle angeforderten Kommandos nur teilweise oder gar nicht ausrücken»].

 Dopo aver menzionato i Kommandos vitali che erano andati al lavoro e aver informato che il Kommando addetto alle officine e quello impiegato negli uffici della Zentralbauleitung avrebbero potuto essere pienamente impiegati dopo l'effettuazione della disinfestazione («nach erfolgter Entlausung»), Weislav prosegue:

 «I Kommandos di detenuti del campo per prigionieri di guerra e del campo di concentramento femminile329 i giorni summenzionati sono partiti completamente. La disinfestazione di questi campi avrà luogo in un momento successivo».

 [«Die Häftlingskommandos im K.G.L. und F.K.L. sind an den genannten Tagen voll ausgerückt. Die Entlausung dieser Lager findet zu einem späteren Zeitpunkt statt»]330.

 Il 13 febbraio Bischoff, a integrazione della lettera del giorno prima, comunicò al capo della Hauptabteilung C/VI dell’ SS-WVHA, l’ SS-Standartenführer Eirenschmalz, che «i casi si moltiplicano sempre di più, perché anche gli operai civili si ammalano di febbre petecchiale. Per quegli operai civili che sono stati insieme agli ammalati, viene regolarmente decretata dal medico della guarnigione una quarantena di tre settimane».

 [«sich immer mehr die Fälle häufen, da auch Zivilarbeiter am Fleckfieber erkranken. Über diejenigen Zivilarbeiter, die mit den Erkrankten beisammen wohnten, wird regelmässig vom Standortarzt eine dreiwöchige Quarantäne verhängt»]331.

 Nello Standortbefehl Nr.3/43 del 14 febbraio, Höss definì esattamente i limiti dello Sperrgebiet (l’area interdetta) e comunicò le disposizioni dell’ SS-Standortarzt:

 «[Le] disinfestazioni vengono eseguite in diretto accordo con l’ SS-Standortarzt. […]. Le disposizioni dell’ SS-Standortarzt riguardo alla disinfestazione dell’unità addetta ai trasporti devono essere eseguite in modo molto meticoloso».

 [«Entlausungen werden im unmittelbaren Einvernehmen mit dem SS-Standortarzt durchgeführt.[...]. Die Anordnungen des SS-Standortarztes hinsichtlich der Entwesung der Bereitschaft bei Transporten sind genauestens durchzuführen»]332.

 Il 18 febbraio Bischoff, con riferimento alla lettera del giorno 12, informò Kammler che

 «la disinfestazione dei detenuti è stata eseguita e i lavori sono ripresi il 16 febbraio 1943».

 [«die Entwesung der Häftlinge durchgeführt und die Arbeiten am 16. II.1943 wieder aufgenommen wurden»]333.

 Il 20 febbraio entrò in funzione, a regime ridotto, il crematorio II334. Il 25 febbraio l’ SS-Standortarzt di Auschwitz, in una lettera al capo dell’ufficio D III dell’ SS-WVHA, riassunse così la situazione che esisteva al campo:

 «Come già riferito, dopo che nei mesi di novembre e dicembre l’epidemia di febbre petecchiale nel KL Auschwitz era praticamente cessata, a causa dei trasporti arrivati dall’Est si è verificato un nuovo aumento di casi di febbre petecchiale sia presso i detenuti del KL Auschwitz, sia presso il personale SS della truppa. Nonostante le misure di lotta attuate immediatamente, fino ad oggi non si è conseguita una cessazione totale dei casi di febbre petecchiale».

 [«Wie bereits berichtet, ist, nachdem in den Monaten November und Dezember die Fleckfieberepidemie im K.L. Auschwitz praktisch erloschen war, durch die aus dem Osten eingetroffenen Transporte erneut eine Anstieg der Fleckfiebererkrankungen sowohl bei den Häftlingen des K.L. Auschwitz, als auch bei den SS-Truppenangehörigen erfolgt. Trotz der sofort erfolgten Bekämpfungsmassnahmen liess sich bis heute ein restloses Erlöschen der Fleckfiebererkrankungen nicht erreichen»].

 329 Settori del campo di Birkenau.

 330 RGVA, 502-1-26, p. 37.

 331 RGVA, 502-1-28, p. 221.

 332 APMO, Standort-Befehl, D-AuI-1, pp. 48-49.

 333 RGVA, 502-1-332, p. 106.

 334 RGVA, 502-1-26, p. 61.

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L’ SS-Standortarzt intendeva adottare dei provvedimenti drastici per eliminare una volta per sempre l’epidemia, il più importante dei quali era una disinfestazione generale:

 «Ad eccezione delle poche squadre di importanza vitale (aziende alimentari, lavori agricoli di accudimento del bestiame e personale degli uffici), bisognerebbe sospendere per la durata di 3 settimane tutta l’attività lavorativa dei grossi campi del KL Auschwitz, cioè il campo principale, il campo di concentramento maschile e femminile di Birkenau e il campo per prigionieri di guerra, settore di costruzione 2. In questo periodo sarebbe eseguita in due fasi una radicale distruzione dei pidocchi e disinfestazione di questi campi e il pericolo di ulteriori casi di febbre petecchiale sarebbe eliminato».

 [«Mit Ausnahme der wenigen lebenswichtigen Kommandos (Ernährungsbetriebe, landwirtschaftliche Arbeiter in der Viehversorgung und Büropersonal) wäre der gesamte Arbeitseinsatz in den grossen Lagern des K.L. Auschwitz, nämlich Stammlager, MKL und FKL- Birkenau und KGL, Bauabschnitt 2, für die Dauer von 3 Wochen zu sperren. In dieser Zeit wird zweimalige gründliche Entlausung und Entwesung dieser Lager durchgeführt, sodass nach Beendigung der 3-wöchigen Quarantänezeit von einer Verlausung des Lagers nicht mehr gesprochen werden kann und die Gefahr neuerlicher Fleckfiebererkrankungen beseitigt ist»]335.

 Il giorno dopo, il 26 febbraio 1943, la Zentralbauleitung inviò alla ditta Topf il noto telegramma:

 «Spedite immediatamente 10 Gasprüfer come concordato. Inoltrare successivamente il preventivo di costo».
[«Absendet sofort 10 Gasprüfer wie besprochen. Kostenangebot später nachreichen»]336.

 Se questi Gasprüfer fossero stati realmente degli «apparecchi indicanti i resti di acido cianidrico» (Anzeigegeräte für Blausäure-Reste), la richiesta della Zentralbauleitung rientrerebbe più nel contesto storico reale di una epidemia di tifo combattuta in tutto il campo con l’impiego di acido cianidrico (Zyklon-B) che nel contesto puramente ipotetico dell’ installazione di una camera a gas omicida nel Leichenkeller 1 del crematorio II. Parlo di contesto puramente ipotetico perché la lettera della Topf del 2 marzo 1943, in sé e per sé, non dimostra nulla: come ho rilevato altrove337, Pressac presenta qui un classico esempio di petitio principii: i Gasprüfer hanno una funzione criminale perché nel crematorio II esiste una camera a gas omicida, e, inversamente, nel crematorio II esiste una camera a gas omicida perché i Gasprüfer hanno una funzione criminale!

 Il contesto storico avvalorerebbe dunque già l’interpretazione di Robert Faurisson, secondo il quale questi - presunti, aggiungo io – «apparati di prova» servivano per le normali disinfestazioni del crematorio338. A sostegno di questa interpretazione si potrebbe aggiungere che, secondo le disposizioni generali dell’ SS-Standortartz, i 200 detenuti che lavoravano alla fine di febbraio 1943 nel crematorio II339 avrebbero potuto riprendere la loro attività solo dopo una disinfestazione personale ed evidentemente anche del luogo di lavoro, ossia del crematorio II. In particolare, che la disinfestazione delle due camere mortuarie seminterrate del crematorio II fosse prassi ordinaria quando vi venivano depositati cadaveri di detenuti morti di tifo petecchiale, si desume dalle seguenti disposizioni del presidente della polizia di Kattowitz (der Polizeipräsident in Kattowitz) riguardo ai detenuti della prigione ausiliaria della polizia di Myslowitz, dove, nel gennaio 1943, si era diffusa la febbre petecchiale:

 «I morti di febbre petecchiale devono essere trattati con un liquido disinfettante e pidocchicida, e messi nella bara il più presto possibile. La bara deve essere chiusa immediatamente e trasportata in una sala speciale. Per la cremazione i morti vengono trasportati con il carro funebre ad Auschwitz».

 [«An Fleckfieber Verstorbene sind mit einer desinfizierenden und läusetötenden Flüssigkeit zu behandeln und baldmöglichst einzusargen. Der Sarg ist sofort zu schliessen und in eine besondere Halle zu überführen. Zur Einäscherung werden die Verstorbenen mit dem Leichenwagen nach Auschwitz überführt»]340.

 335 RGVA, 502-1-68, pp. 115-116.

 336 APMO, BW 30/34, p. 48.

 337 Intervista sull’ Olocausto. Edizioni di Ar, 1995, p. 42.

 338 R. Faurisson, Réponse à Jean-Claude Pressac sur le problème des chambres à gaz. Diffusion : R.H.R., 1994, p. 49.

 339 Lettera della Zentralbauleitung an die Kommandantur - Abteilung IIIa (Häftlingseinsatz) del 20 febbraio 1943: “Nel crematorio II il commando il 18 febbraio 1943 è stato soltanto di 40 detenuti invece di 200 e il 19 febbraio soltanto di 80 detenuti invece di 200”.[“Bei Krematorium II war das Kommando am 18.2.43 statt 200 Häftlinge nur 40 Häftlinge stark, und am 19.2.43 statt 200 nur 80 Häftlinge stark”]. APMO, BW 30/34, p.74.

 340 Lettera del Polizeipräsident al Regierungspräsident di Kattowitz del 21 gennaio 1943. APK, RK 2903, p. 22.

 

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 Ma in questo periodo di forte recrudescenza dell’epidemia di febbre petecchiale si colloca anche il progetto, discusso sopra, di utilizzare provvisoriamente il Leichenkeller 1 del crematorio II come camera di disinfestazione di emergenza ad acido cianidrico.

 In conclusione, anche se le premesse di Pressac fossero vere, le sue conclusioni sarebbero storicamente insostenibili e il contesto storico darebbe ragione all'interpretazione revisionistica. Si potrebbe pertanto concludere che l'ordinazione di eventuali “rivelatori di gas” avrebbe avuto lo scopo del tutto innocuo di verificare la funzionalità del Leichenkeller 1 come camera di disinfestazione e chiudere qui la discussione.

 Ma l’interpretazione di Pressac è corretta? Per rispondere a questa domanda bisogna esaminare il contesto burocratico dei documenti.

 2.6.4. Il contesto burocratico.

 Nel gennaio 1943 la Zentralbauleitung aveva raggiunto l’apice del suo sviluppo organizzativo ed era articolata in 14 sezioni (Abteilungen) e 5 Bauleitungen.

 
Le Abteilungen erano le seguenti:

 
 
1)Sachgebiet Hochbau (settore edilizia al di sopra del livello del suolo),

 2) Sachgebiet Tiefbau (settore edilizia al o al di sotto del livello del suolo),

 3) Sachgebiet Bewässerung (settore irrigazione),

 4) Sachgebiet Meliorationen und Vermessung (settore migliorie e misurazione),

 5) Sachgebiet Planung (settore progettazione),

 6) Rohstoffstelle und Einkauf (ufficio materie prime e acquisti),

 7) Verwaltung (amministrazione),

 8) Fahrbereitschaft (pronto impiego dei mezzi di trasporto),

 9) Technische Abteilung (sezione tecnica),

 10) Arbeitseinsatz (impiego lavorativo),

 11) Werkstätten (officine),

 12) Zimmereibetrieb und Dachdeckerbetrieb (carpenteria e copertura tetti),

 13) Gartengestaltung (realizzazione di giardini),

 14) Sachgebiet Statistik (settore statistica).

 Le 5 Bauleitungen erano queste:

 
 
I - Bauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz. K.L. Auschwitz und Landwirtschaft Auschwitz (Bauleitung delle Waffen-SS e Polizia Auschwitz. Campo di concentramento Auschwitz e agricoltura Auschwitz);

 II - Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers (Bauleitung del campo per prigionieri di guerra [Birkenau]);

 III - Bauleitung Industriegelände Auschwitz (Bauleitung territorio industriale Auschwitz);

 IV - Bauleitung Hauptwirtschaftslager der Waffen-SS und Polizei Auschwitz und  Truppenwirtschaftslager Oderberg (Bauleitung del campo di approvvigionamento delle Waffen-SS e Polizia e del campo di approvvigionamento per la truppa Oderberg);

 V - Bauleitung Werk und Gut Freudenthal und Gut Partschendorf (Bauleitung azienda e tenuta Freudenthal e tenuta Partschendorf)341.

 

La Zentralbauleitung svolgeva esclusivamente compiti edilizi, perciò essa dipendeva dall’ Amtsgruppe C (Bauwesen)[gruppo di uffici C (costruzioni)] dell’ SS-WVHA diretto dall’ SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Kammler. Le questioni finanziarie - tra le quali il pagamento delle fatture delle ditte private - erano trattate dall’ Amt V/2a (Haushalt und Rechnungslegung)[ufficio V/2a (bilancio e resoconto)].

 I compiti medico-sanitari - tra cui l’ acquisto e l’impiego di acido cianidrico (Zyklon B) - erano invece di esclusiva pertinenza dell’ SS-Standortarzt, che dipendeva dall’ Amtsgruppe D III dell’ SS-WVHA, diretto dall’ SS-Obersturmbannführer Lolling. Nel febbraio 1943 l’ SS-Standortarzt di Auschwitz era l’ SS-Hauptsturmführer Eduard Wirths, il suo sostituto era l’ SS-Hauptsturmführer Eduard Krebsbach. Dall’ SS-Standortarzt dipendevano il Truppenarzt (medico della truppa), che provvedeva all’ assistenza medica della truppa, i Lagerärzte (medici del campo), che si occupavano dei detenuti, e i Sanitätsdienstgrade (SDG), personale ausiliario costituito da SS-Unterführer (sottufficiali) o SS-Männer (soldati) specificamente addestrati. Ogni campo (Lager) e ogni settore di campo (Lagerabschnitt) aveva un Lagerarzt (medico del campo). Il Lagerarzt del KGL-Birkenau era all'epoca l’ SS-Obersturmführer Helmut Vetter.

 341 Vedi al riguardo il mio studio The Central Construction Office of the Waffen-SS and Police Auschwitz, op. cit., pp. 18-24 e 144-145.

 

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 Uno dei compiti più importanti dell’ SS-Standortarzt era la prevenzione e la lotta contro le ricorrenti epidemie di febbre petecchiale con tutte le misure medico-sanitarie che essa comportava, incluse le disinfestazioni con Zyklon B. Egli era il responsabile diretto sia degli impianti di disinfezione e disinfestazione del campo, sia delle disinfestazioni di singoli edifici o di interi settori di costruzione (Bauabschnitte) del campo. Quest’ultima attività veniva svolta da un servizio dei Sanitätsdienstgrade (infermieri del servizio sanitario), il Desinfektionskommando (squadra di disinfestazione), diretto dall’ SS-Oberscharführer Joseph Klehr. Lo Zyklon B utilizzato dai Desinfektoren (disinfettori) e tutto l’altro materiale occorrente per le disinfestazioni venivano procurati per questa via: l’ SS-Standortarzt faceva una richiesta scritta al capo dell’amministrazione (Leiter der Verwaltung) adducendo la motivazione; questi inoltrava la richiesta all’ Amt D IV dell’ SS-WVHA. Ricevuta l’approvazione dal capo di questo ufficio, l’ SS-Sturmbannführer Burger, il capo dell’amministrazione inviava la richiesta alla ditta Tesch und Stabenow342 insieme ai necessari Wehrmacht-Frachbriefe (lettere di carico della Wehrmacht) per la spedizione del carico; questo poteva anche essere prelevato dalla Verwaltung direttamente a Dessau, dopo che la Dessauer Werke für Zucker und chemische Industrie, che produceva lo Zyklon B (insieme alla Kaliwerke A.G. Kolin), aveva informato tramite telegramma che lo Zyklon B era «pronto per essere prelevato»(abholbereit)343. Il pagamento delle fatture della ditta Tesch und Stabenov veniva effettuato dall’ Amt D IV/1 dell’ SS-WVHA. Per questa via ai disinfettori di Auschwitz pervenivano non solo lo Zyklon B, ma anche l’intero armamentario per eseguire le disinfestazioni, parimenti fornito dalla ditta Tesch und Stabenow, cioè i congegni per aprire i barattoli di Zyklon B (Schlageisen), i coperchi di gomma (Gummiklappen) per i barattoli aperti, le maschere antigas (Gasmasken), i filtri speciali “J” (Atemeinsätze “J”) e gli apparati di prova del gas residuo (Gasrestnachweisgeräte für Zyklon). Lo Standortarzt o, per sua delega, il Lagerarzt, era responsabile della custodia, dell’uso e della manutenzione di tutto questo materiale.

 È importante rilevare che questo iter burocratico valeva anche nell’ipotesi che lo Zyklon B fosse usato a scopo criminale. In pratica ad Auschwitz non era possibile impiegare Zyklon B senza l’ autorizzazione e all’ insaputa dell’ SS-Standortarzt.

 2.6.5. I problemi lasciati insoluti da Pressac

 Da ciò che si è detto sopra risulta chiaro che i due documenti sui Gasprüfer, secondo l’interpretazione di Pressac, presentano gravi problemi interpretativi davanti ai quali lo storico francese ha preferito chiudere gli occhi.

 Nella sua prima opera Pressac, che aveva già interpretato il significato del termine Gasprüfer nel telegramma della Zentralbauleitung del 26 febbraio 1943 come “rivelatori di gas” (gas detectors) per acido cianidrico, aveva sollevato al riguardo una questione molto importante:

 «Poiché la produzione della Topf consisteva essenzialmente in impianti per fabbriche di birra (caldaie, tini ecc.), tubature e contenitori metallici (condutture di ventilazione, silos per il grano ecc.) insieme alle parti relative (ventilatori, valvole e rubinetti) e, naturalmente, forni crematori, essa non fabbricava rivelatori di gas, oggetti appartenenti a sistemi completamente estranei alle sue sfere di attività, perciò essa aveva dovuto necessariamente ordinarli a un’altra ditta civile. Perché le SS usarono la Topf come intermediaria invece di rivolgersi direttamente a un fornitore specializzato?

 La risposta dev’essere che in questo modo esse evitavano domande imbarazzanti o la conclusione elementare che se ne sarebbe potuta trarre se delle ditte civili, non conoscendo l’ “attività speciale” del campo di Auschwitz, avessero ricevuto una tale ordinazione. Invece, nel trattare con Prüfer, che era pur sempre consulente tecnico per i crematori, non c’erano simili preoccupazioni»344.

 Questa interpretazione è di una superficialità disarmante. Nel febbraio 1943 a Birkenau erano già in funzione da alcuni mesi le due camere a gas di disinfestazione ad acido cianidrico (“Kammer für Blausäurevergasung”) delle installazioni di disinfestazione BW 5a e 5b345. Si trattava di due locali molto ampi, con una superficie di circa 108 metri quadrati (m 10,9 x 9,9), dai quali il gas veniva estratto per mezzo di due ventilatori (uno premente, l'altro aspirante) installati nel muro opposto a

 342 Auschwitz si trovava nell'area commerciale di vendita dello Zyklon B sulla quale aveva giurisdizione la ditta Tesch und Stabenow.

 343 APMM, sygn. I d 2, vol. 1; J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study. Theses & Dissertations Press, Chicago 2003, pp. 194-195.

 344 J.-C. Pressac, Auschwitz : Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, p. 218 e 223.

 345 Lettera del capo della Zentralbauleitung al capo del gruppo di uffici C dell’SS-WVHA del 9 gennaio 1943 con oggetto: “Installazioni igieniche nel KL e KGL Auschwitz”. RGVA, 502-1-332, p. 46a.

 

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 quello delle due porte di ingresso346. Una tale disposizione richiedeva l’impiego delle normali procedure di prova del gas residuo prima di accedere nelle camere a gas. Le istruzioni di servizio dovevano essere simili a quelle valide per la camera di disinfestazione di Gusen, stilate il 26 febbraio 1942 dall’ SS-Hauptsturmführer Krebsbach, all’epoca SS-Standortarzt di Mauthausen, che nel 1943 – come abbiamo visto sopra – era il sostituto dell’ SS-Standortarzt di Auschwitz. La camera di disinfestazione di Gusen aveva un volume di circa 100 metri cubi ed era dotata di un ventilatore aspirante e di finestre.

 Al punto 13 queste istruzioni prescrivono:

 «Non prima di un’ora e mezza si deve eseguire ad una finestra, dall’esterno, la prova del gas residuo. Se la prova del gas residuo è ancora positiva, bisogna prolungare il tempo di ventilazione. In ogni caso la prova del gas residuo deve essere eseguita indossando la maschera antigas».

 [«Frühestens nach 1 # Stunden muß, von außen, an einem Fenster die Gasrestprobe vorgenommen werden. Ist die Gasrestprobe noch positiv, ist die Entlüftungszeit noch zu verlängern. Die Vornahme der Gasrestprobe ist in jedem Falle mit aufgesetzter Gasmaske vorzunehmen»]347.

 L’ SS-Standortartz era responsabile del regolare funzionamento della camera a gas, dell’impiego dello Zyklon B e della corretta custodia di tutto il materiale per le disinfestazioni.

 Queste norme di sicurezza valevano anche per le camere a gas di disinfestazione dei BW 5a e 5b, le quali, per quanto riguarda l’aspetto igienico-sanitario, erano sotto la giurisdizione dell’ SS-Standortarzt di Auschwitz.

 Poiché questi impianti richiedevano quotidianamente quantitativi cospicui di Zyklon B e apparati di prova del gas residuo, per quale ragione una eventuale richiesta di tali apparati a ditte civili avrebbe dovuto suscitare «domande imbarazzanti»?

 L’interpretazione di Pressac, dunque, non spiega nulla e lascia aperti tutti problemi, che sono ben più numerosi e più gravi di quanto egli supponesse, e che si possono riassumere così.

 Poiché gli apparati di prova del gas residuo:

 a) erano di pertinenza dell’ SS-Standortarzt,

 b) erano distribuiti dalla ditta Tesch und Stabenow,

 c) si chiamavano Gasrestnachweisgeräte für Zyklon e non Gasprüfer,

 d) erano necessariamente disponibili ad Auschwitz nel febbraio 1943, perché mai essi:

 a) furono richiesti dalla Zentralbauleitung e non dall’ SS-Standortarzt

 b) alla ditta Topf e non alla ditta Tesch und Stabenow

 c) con il nome di Gasprüfer invece di Gasrestnachweisgeräte für Zyklon

 d) sebbene fossero disponibili ad Auschwitz?


 Esaminiamo in dettaglio ciascuna di queste obiezioni.

 a) La Zentralbauleitung non aveva alcuna competenza per l’ordinazione di apparati di prova del gas residuo, come non aveva alcuna competenza per l’ordinazione dello Zyklon B. Se essa avesse realmente fatto una tale ordinazione, non avrebbe potuto emettere il mandato di pagamento, in quanto tali apparati non rientravano nel campo amministrativo dell’ Amt V/2a dell’ SS-WVHA; in altre parole, sarebbe mancato il capitolo di spesa - e chi conosce il funzionamento della Zentralbauleitung sa quanto fosse importante questo problema burocratico -, a meno che il suo capo, Bischoff, non avesse voluto pagare i Gasprüfer di tasca propria!

 Pressac ha eluso inoltre un altro problema fondamentale: un eventuale controllo del sistema di ventilazione del Leichenkeller 1 del crematorio II per accertare la sua idoneità all’uso di acido cianidrico a scopo omicida avrebbe richiesto necessariamente il seguente materiale:

 1) lo Zyklon B,

 2) le maschere antigas

 3) i filtri speciali “J”

 4) i congegni per aprire i barattoli di Zyklon B

 5) il Gasrestnachweisgerät für Zyklon;

 

346 J.-C. Pressac, Auschwitz : Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 55 e 59.

 347 Vedi al riguardo il mio articolo Gasprüfer e prova del gas residuo, in: I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, op. cit.

 

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 ma allora perché la Zentralbauleitung avrebbe ordinato soltanto i Gasprüfer? Evidentemente perché non aveva bisogno del materiale restante, ma altrettanto evidentemente non ne aveva bisogno perché poteva procurarselo facendone richiesta all’ SS-Standortarzt. Ma allora poteva procurarsi nello stesso modo anche i Gasrestnachweisgeräte für Zyklon, per cui, in conclusione, che necessità c’era di chiederli alla ditta Topf?

 In questo contesto, l’affermazione di Pressac «furono fatte delle prove previa introduzione di Zyklon-B» suscita ulteriori problemi: se essa fosse vera, a chi la Zentralbauleitung avrebbe chiesto lo Zyklon B? Alla ditta Topf o all’ SS-Standortarzt, che, per quanto riguarda l’aspetto igienico-sanitario, aveva piena giurisdizione anche su tutti i crematori? Questo problema è tuttavia puramente ipotetico, perché l’affermazione di Pressac non soltanto non ha alcun fondamento documentario, ma è in evidente contrasto con i resoconti dei lavori dell'installatore della Topf Messing e perfino con i relativi commenti di Pressac stesso. Messing eseguì i seguenti lavori:

 10 e 11 marzo 1943:«Impianti di aerazione e disaerazione per il Leichenkeller I provati in via sperimentale». [«Be u. Entlüftungs Anlagen für L.Keller I versuchweise einprobiert»]: rispettivamente 16 e 11 ore di lavoro.

 12 marzo 1943: «Impianti di disaerazione per lo scantinato spogliatoio sistemati». [«Entlüftungs-Anlagen Auskleidekeller gearbeitet»]: 11 ore di lavoro.

 13 marzo 1943:«impianti di aerazione e disaerazione [Leichen]Keller I messi in funzione». [«Be u. Entlüftungsanlagen Keller I in Betrieb genommen»]: 15 ore di lavoro348.

 Pressac commenta:

 «All’apparenza l’impianto non era ancora a punto, poiché Messing vi lavorò ancora undici ore l’11 e quindici ore il 13»349.

 Dunque i giorni 10, 11 e 13 marzo Messing eseguì semplicemente esperimenti di ventilazione meccanica. Ma allora quando furono eseguite queste “prove” con lo Zyklon B, visto che la prima gasazione omicida sarebbe stata eseguita «nella notte dal 13 al 14 marzo 1943»?350 E perché Messing non accenna mai ad essi? La cosa è tanto più strana in quanto egli, secondo Pressac, in questo modulario relativo all’attività lavorativa (Arbeitszeit-Bescheinigung) volle rivelare parzialmente la “verità” usando il termine Auskleidekeller invece di Leichenkeller351.

 Passiamo al punto b): supponendo per ipotesi che l’ SS-Standortarzt fosse momentaneamente sprovvisto di Gasrestnachweisgeräte für Zyklon, per quale ragione la Zentralbauleitung li avrebbe dovuti richiedere alla Topf - una ditta che non li produceva né li vendeva - piuttosto che alla Tesch und Stabenow, la ditta che sicuramente li vendeva? La spiegazione di Pressac a questo problema è decisamente puerile: secondo la lettera del 2 marzo 1943, la Topf non avrebbe fatto da “intermediaria” per coprire i presunti segreti di Auschwitz - com'egli pretende -, ma avrebbe semplicemente messo la Zentralbauleitung in contatto con le ditte fornitrici di questi apparati:

 ««Quando riceveremo un’informazione a questo riguardo, ve lo faremo sapere immediatamente, allo scopo di potervi mettere in contatto con l’azienda che fabbrichi quest’apparecchio».

 In altre parole, la Topf avrebbe dovuto chiedere i Gasrestnachweisgeräte für Zyklon alla Tesch und Stabenow, e se questa ne avesse avuto disponibilità, la Topf avrebbe messo in contatto con essa la Zentralbauleitung! Questo insensato giro vizioso avrebbe avuto l’effetto contrario di quello supposto da Pressac: la ditta Tesch und Stabenow, vedendosi fare un’ordinazione di Gasrestnachweisgeräte für Zyklon dalla Zentralbauleitung, invece che dall’amministrazione del campo, come era prassi normale, avrebbe sì avuto fondati motivi di sospetto!

 Passiamo al punto c). Se si accettasse l’interpretazione di Pressac, ne risulterebbe un’altra conseguenza che lo storico francese non ha preso in considerazione: una eventuale verifica del sistema di ventilazione del Leichenkeller 1 per le gasazioni omicide con Zyklon B sarebbe rientrata nelle competenze dell’ SS-Standortarzt e sarebbe stata conseguentemente organizzatata ed eseguita dai Desinfektoren, mentre Messing si sarebbe limitato al suo campo specifico di competenza, la meccanica della ventilazione. Se dunque la Zentralbauleitung non poteva eseguire tale verifica se non tramite i disinfettori, che conoscevano bene la terminologia tecnica della loro specializzazione, come si spiega la richiesta di Gasprüfer in luogo di Gasrestnachweisgeräte für Zyklon?

 348 Arbeitszeit-Bescheinigung di Messing per la settimana 8-14 marzo 1943. APMO, BW 30/41, p. 28.

 349 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 84.

 350 Idem.

 351 Idem, p. 85.

 

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 Con ciò siamo giunti all’ ultimo punto. L’ipotesi che ho prospettato al punto b), che l’ SS-Standortarzt fosse momentaneamente sprovvisto di Gasrestnachweisgeräte für Zyklon non è ammissibile, perché la prova del gas residuo non era soltanto normativa, ma anche legalmente obbligatoria352: poiché questa prova era un complemento necessario e indispensabile dell’impiego di acido cianidrico, dall’attività delle camere a gas di disinfestazione dei BW 5a e 5b e dall’impiego di acido cianidrico per la disinfestazione del campo nel febbraio 1943, si desume con certezza anche la disponibilità di Gasrestnachweisgeräte für Zyklon353. Ma allora che ragione c’era di chiederli alla ditta Topf?

 

2.6.6. Che cos’erano i Gasprüfer?

 

Dimostrata l’infondatezza dell’ interpretazione di Pressac, è giunto il momento di fornire una spiegazione alternativa che risolva nel contempo tutti i problemi segnalati sopra che lo storico francese ha lasciato insoluti.

 Comincio con il rilevare che Gasprüfer era il termine tecnico che indicava uno strumento per l’analisi dei gas combusti (Rauchgasanalyse) che funzionava secondo metodi fisici354. All’inizio degli anni Quaranta esistevano vari strumenti per l’analisi dei gas combusti, dagli apparati per l’analisi dei gas combusti (Rauchgasanalyse-Anlagen) ai trasmettitori per % CO2, agli indicatori per % CO2 e per % CO+H2 (Anzeiger für % CO2 e für % CO+H2)355.

 I forni crematori erano normalmente dotati di uno di questi strumenti; l’ing. Richard Kessler, uno dei massimi esperti tedeschi nel campo della cremazione degli anni Venti e Trenta, raccomandava come «assolutamente necessario», per il corretto funzionamento dei forni crematori, l’installazione di una serie di “Apparate” tra cui «un misuratore ben funzionante di CO e CO2 per garantire una combustione economica e per osservare nello stesso tempo la formazione del fumo»356.

 Ancora all’inizio degli anni Settanta l’ing Hans Kraupner consigliava:

 «È importante che, per la rapida eliminazione del fumo, siano disposti apparati di misurazione subito dietro il forno i quali, in caso di formazione del fumo, diano immediatamente il relativo segnale all’addetto al forno»357 (corsivo nell'originale).

 L’ipotesi più ragionevole è dunque che la Zentralbauleitung avesse ordinato dei Gasprüfer per i forni crematori di Birkenau. Vediamo ora se questa ipotesi risolve tutti i problemi che ho segnalato sopra.

 Il telegramma del 26 febbraio 1943 reca la seguente indicazione dattiloscritta del mittente:

 Zentralbauleitung Auschwitz gez. Pollok SS-Untersturmführer”; esso presenta inoltre tre annotazioni manoscritte: nella parte alta, a destra, la sigla “BW 30” (Bauwerk 30 = crematorio II); in basso a destra la sigla “Jäh”, le iniziali dell’impiegato civile Jährling; infine in basso a sinistra, accanto alla data e all’ora di invio del telegramma, il nome di Kirschnek preceduto dall’abbreviazione del suo grado “Unstuf.” (= Untersturmführer)358. La lettera della Topf del 2 marzo 1943359 ha il timbro della Registratur (protocollo) del 5 marzo e presenta inoltre due sigle manoscritte: quella di Jährling (a sinistra) seguita dalla data 8 marzo 1943 e quella di Janisch (a destra) preceduta dalla data 6 marzo.

 Vediamo anzitutto chi erano questi personaggi e quale mansione svolgevano all’interno della Zentralbauleitung. L’ SS-Untersturmführer Josef Pollok era il Bauleiter360 della Bauleitung Hauptwirtschaftslager der Waffen-SS und Polizei Auschwitz und Truppenwirtschaftslager Oderberg; l’ SS-Untersturmführer Hans Kirschnek era il Bauleiter della Bauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz. K.L. Auschwitz und Landwirtschaft Auschwitz; l’ SS-Untersturmführer Josef Janisch era il Bauleiter della Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers; infine l’impiegato civile

352 C. Mattogno, Gasprüfer e prova del gas residuo, in: I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, op. cit.

 353 I Gasrestnachweisgeräte für Zyklon erano disponibili perfino nel gennaio 1945: i Sovietici ne trovarono alcuni nella Aufnahmebaracke mit Entlausung (BW 28) e li fotografarono. Vedi C. Mattogno, I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, op. cit., documento 4.

 354 "Hütte" des Ingenieurs Taschenbuch. Verlag von Wilhelm Ernst & Sohn, Berlino 1931, vol. I, pp. 1010-1013. C. Mattogno, I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, op. cit., documento 5, pp. 60-61.

 355 Idem, documento 6 a p. 62.

 356 R. Kessler, Rationelle Wärmewirtschaft in den Krematorien nach Massgabe der Versuche im Dessauer Krematorium. In: “Die Wärmewirtschaft”, 4.Jg., Heft 8, 1927, pp. 137-138.

 357 H. Kraupner, Neuere Erkenntnisse und Erfahrungen beim Betrieb von Einäscherungsöfen. Sonderdruck: Städtehygiene 8/1970, p. 4.

 358 APMO, BW 30/34, p. 48. Vedi documento 11.

 359 RGVA, 502-1-313, p. 44. Vedi documento 12.

 360 Capo di una Bauleitung.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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 Rudolf Jährling, di professione tecnico del riscaldamento (Heizungs-Techniker), faceva parte della sezione tecnica (Technische Abteilung) della Zentralbauleitung.

 Il telegramma del 26 febbraio 1943 fu redatto dall’ SS-Untersturmführer Pollok perché le sue competenze - riguardo, sia, in generale, alle questioni relative all’edilizia, sia, in particolare, alle questioni riguardanti economia edilizia, polizia edilizia, richieste di costruzione, pratiche di assegnazione dei materiali ecc. - si estendevano anche alla Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers, cioè del campo di Birkenau361. L’ SS-Untersturmführer Kirschnek non aveva invece alcuna competenza sul Kriegsgefangenenlager di Birkenau e probabilmente egli provvide soltanto a far spedire il telegramma. Il suo nome manoscritto che appare in questo documento non è la sua firma.

 Il personaggio più importante menzionato nel telegramma era proprio Jährling che, per la sua specializzazione termotecnica, si occupava di tutti gli impianti di riscaldamento e di combustione del campo, il più grande dei quali era la centrale di riscaldamento (Fernheizwerk), per la quale si prevedeva un consumo giornaliero di carbone di 45-50 tonnellate362. Jährling si occupava anche delle questioni termotecniche relative ai forni crematori, ad esempio, egli fu l’autore della nota per gli atti (Aktenvermerk) del 17 marzo 1943 riguardante la valutazione del consumo di coke dei crematori di Birkenau363. Nel 1944 Jährling era a capo della sezione di tecnica del riscaldamento (Heiztechnische Abteilung) della Zentralbauleitung. Il fatto che Jährling - un tecnico del riscaldamento - fosse interessato alla richiesta dei Gasprüfer è dunque un’ulteriore conferma del fatto che questi erano dei semplici strumenti per l’analisi dei gas combusti dei forni crematori.

 Questa interpretazione, inoltre, si concilia bene anche con il contesto storico.

 Il 29 gennaio 1943 l’ing. Prüfer ispezionò i cantieri dei crematori e redasse al riguardo un rapporto nel quale, circa il crematorio II, rilevò:

 «I 5 forni crematori a tre muffole sono completi e attualmente vengono riscaldati a

 scopo di essiccamento» [«Die 5 Stück Dreimuffel-Einäscherungsöfen sind fertig und werden z.Z. trockengeheizt»]364.

 Nel suo Tätigkeitsbericht (rapporto sulle attività) del 29 marzo 1943 Kirschnek annotò quanto segue riguardo al crematorio II:

 «Tutta la struttura muraria completata e messo in funzione il 20 febbraio 1943».

 [«Gesamtes Mauerwerk fertiggestellt und zum 20.2.43 in Betrieb genommen»]365.

 È dunque chiaro che la Zentralbauleitung, ordinando degli analizzatori di gas combusti, voleva assicurarsi una combustione ottimale nei forni crematori. Ed è altrettanto chiaro per quale ragione la Zentralbauleitung, per avere questi strumenti termotecnici, si rivolte alla ditta Topf, una “fabbrica di macchine e impresa di costruzione nel campo della tecnica di combustione” (Maschinenfabrik und feuerungstechnisches Baugeschäft)366.

 L'urgenza della richiesta di Bischoff è da mettere in relazione con le difficoltà di fornitura elettrica dei crematori II e III che erano insorte nel gennaio 1943. La nota per gli atti (Aktenvermek) redatta dall'SS-Unterschaführer Heinrich Swoboda, capo della Sezione tecnica (Technische Abteilung) della Zentralbauleitung, il 29 gennaio 1943, informa su un colloquio da lui avuto lo stesso giorno coll'ing. Tomitschek, della AEG di Kattowitz. Per problemi tecnici, non era possibile completare la fornitura di energia elettrica al crematorio II (ed era impossibile predisporre la fornitura per il crematorio III), perciò quest'impianto non poteva essere messo in funzione prima del 12 febbraio 1943. In questo contesto Swoboda rilevò:

 «Questa messa in funzione si può tuttavia estendere soltanto a un uso limitato delle macchine esistenti (con la qual cosa si rende possibile una cremazione con contemporaneo trattamento speciale), perché la linea di alimentazione che porta al crematorio è troppo debole per il consumo della potenza di esso»367.

 361 RGVA, 502-1-57, p. 306 (note caratteristiche di alcuni membri della Zentralbauleitung redatte da Bischoff nel gennaio 1943).

 362 Lettera della ditta F. Boos alla Zentralbauleitung del 27 giugno 1942 con oggetto:” Heizwerk K.L. Auschwitz”. RGVA, 502-1-138, p. 513.

 363 APMO, BW 30/7/34, p. 54. Vedi capitolo 8.8.3.

 364 Prüfbericht des Ing. Prüfer del 29 gennaio 1943. APMO, BW 30/34, p. 101.

 365 RGVA, 502-1-26, p.61.

 366 Nel campo termotecnico, la produzione della ditta Topf era articolata in quattro reparti (Abteilungen): D I - Kesselhaus u. Feuerungsbau (Sale caldaie e costruzione di focolari), D II - Topf-Rost Bau (Costruzione di griglie Topf), D III - Industrieschornsteinbau (Costruzione di ciminiere industriali), D IV - Ofenbau (Costruzione di forni). SE, 5/411 A 174, elenco senza intestazione.

 367 Aktenvermerk dell’ SS-Unterschaführer Swoboda del 29 gennaio 1943.RGVA, 502-1-26, p. 196.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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 Questo documento sarà analizzato a fondo nel capitolo 2.11. Ciò che qui importa, è che le «macchine esistenti» che assorbivano energia elettrica erano i tre impianti di tiraggio aspirato (Saugzug-Anlagen) del camino tripartito in tre condotti del fumo e le cinque soffierie (Druckluft-Anlagen) dei forni crematori. Il crematorio II - come abbiamo visto sopra, entrò in funzione il 20 febbraio, ma a regime ridotto368 - proprio perché la linea di alimentazione consentiva solo un «uso limitato delle macchine esistenti». I Gasprüfer servivano perciò a verificare se l'uso limitato degli impianti di tiraggio aspirato e delle soffierie consentiva una combustione economicamente buona.

 Resta da chiarire un’ ultima questione che Pressac ha preferito eludere e che conferma ulteriormente la spiegazione che ho esposto sopra: perché l’ordinazione della Zentralbauleitung riguardava proprio 10 Gasprüfer? La risposta è semplice: essi erano destinati ai 10 condotti del fumo (Rauchkanäle) dei crematori II e III, oppure alle 10 canne fumarie (Schronsteinröhre) dei crematori II-V369.

 Ricapitolando, se i Gasprüfer erano dei semplici analizzatori dei gas combusti si comprende perfettamente:

 a) perché furono ordinati dalla Zentralbauleitung e non dall’ SS-Standortarzt;

 b) perché furono ordinati alla ditta Topf e non alla ditta Tesch und Stabenow;

 c) perché furono ordinati con il nome di Gasprüfer e non di Gasrestnachweisgeräte für Zyklon;

 d) qual era la loro destinazione d’uso;

 e) perché ne furono ordinati proprio 10;

 f) perché, oltre ai Gasprüfer, non furono ordinati né Zyklon B, né maschere antigas, né filtri per le maschere, né dispositivi per aprire i barattoli di Zyklon B.

 Passiamo infine alla lettera della Topf del 2 marzo 1943. Come ho già rilevato, essa reca la sigla di Janisch, Bauleiter della Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers, e di Jährling, il che si concilia perfettamente con l’interpretazione fornita sopra.

 Per quanto riguarda il testo della lettera, osservo anzitutto che la richiesta di informazioni della Topf («già da 2 settimane») aveva preceduto di almeno 10 giorni il telegramma della Zentralbauleitung, il quale fa riferimento ad una conversazione anteriore («come concordato») della quale però nei documenti non esiste traccia. Il testo del telegramma - «Spedite immediatamente 10 Gasprüfer come concordato» fa pensare che la Topf avesse già a disposizione i Gasprüfer.

 La successiva menzione del preventivo di costo (Kostenangebot) e la risposta della Topf sollevano un altro problema: secondo la prassi burocratica, su richiesta della Zentralbauleitung, la Topf, come tutte le altre ditte, presentava un’offerta (Angebot) sotto forma di preventivo di costo (Kostenanschlag); se l’offerta era accettata, la Zentralbauleitung eseguiva l’ordinazione, anche verbale, che veniva sempre confermata per iscritto (Auftragerteilung). In questa prassi burocratica il termine Kostenangebot è raro e designa sicuramente il preventivo di costo (Kostenanschlag). Nei documenti in questione la prassi normale appare dunque invertita: l’ordinazione della Zentralbauleitung precede l’ offerta e il preventivo di costo della ditta. Secondo la normale prassi burocratica, invece, da un lato la Zentralbauleitung non poteva ordinare una merce prima che la ditta le avesse inviato la relativa offerta con preventivo di costo, dall’altro la Topf non poteva presentare un’offerta con preventivo di costo di una merce che non produceva né vendeva.

 In secondo luogo, poiché i Gasrestnachweisgeräte für Zyklon erano regolarmente distribuiti dalla ditta Tesch und Stabenow, dalla ditta Heerdt und Lingler e dalla Degesch, la difficoltà della Topf a reperirli risulta incomprensibile.

 In terzo luogo non si comprende neppure per quale ragione la Zentralbauleitung avrebbe dovuto chiedere queste informazioni alla Topf invece che all’ SS-Standortarzt.

 Infine, gli “Anzeigegeräte für Blausäure-Reste” non esistevano affatto; il termine “Anzeiger” non si applica del resto ad un apparato chimico, ma piuttosto ad uno strumento: esso designa sia l’intero strumento (Anzeigeinstrument), sia l’indicatore (Zeiger) dello strumento, ad esempio si può riferire agli strumenti di misurazione per % CO2 e per % CO+H2.

 Questa designazione, estranea a tutta la letteratura specialistica sulla disinfestazione con Zyklon B, appare soltanto in questa lettera e fu creata appositamente per questa lettera.

 368 Il crematorio entrò in funzione a pieno regime dopo il 5 marzo, data di arrivo ad Auschwitz del detenuto August Brück, già Kapo del crematorio di Buchenwald (equipaggiato con 2 forni a 3 muffole di modello uguale e quelli dei crematori II e III di Birkenau), che assunse l'incarico di Kapo del crematorio II.

 369 I condotti del fumo (Rauchkanäle) erano accessibili attraverso gli appositi pozzetti di ispezione (Fuchseinsteigeschächte), i camini attraverso le apposite porte di pulizia (Reinigungstüre).

 La sigla “BW 30” del telegramma del 26 febbraio 1943 non significa necessariamente che i “Gasprüfer” fossero destinati al crematorio II; essa, come in altri casi, può significare che la competenza amministrativa dell’acquisto spettava alla Registratur del BW 30. Ad esempio, il rapporto di Bischoff del 23 gennaio 1943, pur riferendosi a tutti e quattro i crematori, fu protocollato nella Registratur del BW 30. RGVA, 502-1-313, p. 53.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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 Come si spiegano tutte queste anomalie? E perché Pressac se ne è disinteressato completamente?

 Se uno storico pretende che un documento fornisca la «prova definitiva» di un fatto, deve anche affrontare e risolvere tutti i problemi che esso comporta, e non gli lecito sottrarsi a questo compito doveroso.

 Questo rimprovero si deve estendere, e a maggior ragione, a van Pelt, che ha trattato la questione con la sua solita faciloneria. Egli scrive:

 «Certi “lapsus”, tuttavia, non si poterono evitare. A volte la Zentralbauleitung doveva essere specifica al fine di avere esattamente ciò che desiderava»370.

 Indi egli introduce il telegramma della Zentralbauleitung del 26 febbraio 1943 relativo ai Gasprüfer. Per confutare il fatto che questi erano dei semplici strumenti per l’analisi dei gas combusti, van Pelt menziona poi trionfalmente la lettera della Topf del 2 marzo 1943 relativa agli Anzeigegeräte für Blausäure-Reste”. Così la Zentralbauleitung, avendo bisogno «esattamente» dei Gasrestnachweisgeräte für Zyklon per fare la prova del gas residuo in vista delle presunte gasazioni omicide, richiese dei “Gasprüfer”, strumenti per effettuare l'analsi dei gas combusti, ed ebbe in risposta informazioni su “Anzeigegeräte für Blausäure-Reste”, strumenti che non esistevano affatto.

 E queste straordinarie anomalie per van Pelt non richiedono neppure una parola di commento.

 

2.6.7. Kurt Prüfer e i Gasprüfer

 

Nel corso dell’interrogatorio del 4 marzo 1948 da parte di un ufficiale del servizio di controspionaggio sovietico a Prüfer fu esibita una fotocopia della famosa lettera della Topf del 2 marzo 1943 relativa ai Gasprüfer. L’ingegnere della Topf la commentò così:

 «I Gasprüfer, di cui si tratta nella fotocopia della mia lettera del 2 marzo 1943 indirizzata alla SS-Bauleitung del campo di concentramento di Auschwitz che mi è stata qui esibita, li ho cercati su richiesta del capo della suddetta Bauleitung von Bischoff [sic] per equipaggiare con essi le camere a gas nei crematori del campo.

 Quando von Bischoff si rivolse a me con la relativa richiesta, mi disse che dopo l'avvelenamento di detenuti nelle camere a gas si erano spesso verificati casi in cui perfino dopo la loro ventilazione vi rimanevano vapori di acido cianidrico, il che portava all'avvelenamento del personale di servizio che lavorava in queste camere.

 Perciò von Bischoff mi pregò di trovare quali ditte producessero Gasprüfer con i quali si potesse misurare la concentrazione di vapori di acido cianidrico nelle camere a gas, per rendere sicuro il lavoro del personale di servizio.

 Non potei esaudire la richiesta di von Bischoff perché non riuscii a trovare nessuna ditta che avesse prodotto tali Gasprüfer»371.

 Queste spiegazioni sono del tutto infondate.

 In primo luogo, la motivazione della richiesta dei Gasprüfer addotta da Prüfer non è attestata da alcun documento. Si conoscono invece almeno due casi di avvelenamento da acido cianidrico in conseguenza di gasazioni di disinfestazione: uno, già citato nel capitolo 2.1.6, fu menzionato da Höss nel Sonderbefehl del 12 agosto 1942; l’altro si verificò il 9 dicembre 1943, quando un operaio civile entrò a forza in una baracca per alloggio che era stata appena disinfestata372. Oltre che documentariamente infondata, una tale motivazione è anche poco sensata: dopo aver presuntamente gasato quasi 200.000 persone nei cosiddetti Bunker di Birkenau373, all'improvviso le SS si sarebbero ricordate dei rischi connessi all'impiego di acido cianidrico e avrebbero ordinato dei presunti “rivelatori di gas” prima ancora di iniziare la pretesa attività di gasazione omicida nel crematorio II.

 In secondo luogo, Prüfer parlò di “equipaggiamento” (in russo: “oborudovanie”) con Gasprüfer della presunta camera a gas, come se si trattasse di strumenti meccanici da installare permanentemente da qualche parte. E infatti, come ho spiegato sopra, i Gasprüfer erano appunto strumenti meccanici per l'analisi dei gas combusti che venivano normalmente installati negli impianti di combustione, ma proprio per questo non aveva senso collocarli in una presunta camera a gas omicida ad acido cianidrico. I Gasrestnachweisgeräte für Zyklon, invece, erano apparati chimici che

 370 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 311.

 371 Interrogatorio di K. Prüfer del 4 marzo 1948. FSBRF fondo N-19262. Cfr. J. Graf, Anatomie der sowjetischen Befragung der Topf-Ingenieure. Die Verhöre von Fritz Sander, Kurt Prüfer, Karl Schultze und Gustav Braun durch Offiziere der sowjetischen Antispionageorganisation Smersch (1946/1948), in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 6. Jg., Dezember 2002, p. 412.

 372 RGVA, 502-1-8, p. 25.

 373 Vedi capitolo 17.4.

 

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 servivano a preparare al momento cartine reattive imbevute di una soluzione sensibile all'acido cianidrico, perciò nessun locale poteva sensatamente essere “equipaggiato” con essi.

 In questa vicenda, ciò che stupisce non è tanto la richiesta di un eventuale apparato per eseguire la prova del gas residuo per la presunta camera a gas omicida, ma proprio il fatto che esso non sia mai stato usato in nessuna presunta camere a gas omicida, né prima né dopo, sebbene fosse un apparato essenziale per la salvaguardia della vita del personale detenuto e SS addetto alle presunte gasazioni omicide e sebbene fosse di uso obbligatorio nelle camere di disinfestazione374. Infatti nessun testimone oculare ha mai accennato alla prova del gas residuo nelle presunte camere a gas.

 

2.7. “WARMLUFTZUFÜHRUNGSANLAGE”
(impianto per l'apporto di aria calda)

 2.7.1. Posizione del problema

 

La lettera scritta da Bischoff alla Topf in data 6 marzo 1943 si apre con le seguenti parole:

 «In base alla Sua proposta, [questo] ufficio si dichiara d'accordo sul fatto che lo scantinato 1 venga preriscaldato coll'aria viziata [proveniente] dai locali dei tre impianti di tiraggio aspirato. La consegna e l'installazione delle tubazioni necessarie per questo e del soffiante per l'aria forzata deve avvenire il più presto possibile. Come Lei precisa nella lettera summenzionata, la realizzazione deve avvenire questa settimana stessa»

 [«Auf Grund Ihres Vorschlages erklärt sich die Dienststelle einverstanden, dass der Keller 1 mit der Abluft aus den Raümen der 3 Saugzuganlagen vorgewärmt wird. Die Anlieferung und der Einbau der hierfür benötigten Rohrleitungen und der

 Druckluftgebläses muss schnellstens erfolgen. Wie Sie in o.a. Schreiben angeben, sollte die Ausführung noch in dieser Woche geschehen»]375.

 Bischoff si riferiva ad una lettera di Prüfer del 22 febbraio 1943 che non è stata ritrovata.

 In un altro documento, sul quale ritornerò sotto, si parla di un Warmluftzuführungsanlage, impianto per l'apporto di aria calda.

 Pressac commenta lapidariamente:

 «Riscaldare una camera mortuaria è un controsenso. Gli estratti di queste due lettere sono indizi criminali di capitale importanza»376.

 In un'altra pagina Pressac formula l'argomentazione in modo più articolato:

 «Questo documento è una prova schiacciante. Se, come pretendono i revisionisti, il Leichenkeller 1 rimase una “camere mortuaria”, sarebbe stato folle o sciocco voler preriscaldare” un luogo, per definizione fresco o freddo, destinato a depositarvi temporaneamente dei cadaveri. Aggrapparsi alla teoria della “camera mortuaria tipica” senza prendere in considerazione la sua evoluzione equivale a negare l'autenticità di questa lettera. “Preriscaldare” ha senso soltanto per una camera a gas che impieghi Zyklon-B, dove la temperatura deve salire a 27°C affinché l'acido cianidrico evapori»377.

 Il rigore di questo argomento è solo apparente. L'ing. Wilhelm Heepke, nel suo studio classico sui crematori, rileva:

 «Se in un crematorio esistono camere mortuarie, naturalmente anche queste devono ricevere un impianto di riscaldamento indipendente, nel modo più semplice allora in forma di una stufa locale a fuoco continuo; ma un riscaldo delle camere mortuarie dev'essere sempre previsto, anzi spesso è richiesto da parte delle autorità».

 [«Sind in einem Krematorium Leichenhallen vorhanden, so haben diese selbstverständlich eine für sich abgeschlossene Heizanlage, am einfachsten dann in Form

 374 Auschwitz: "Gas Testers" and Gas Residue Test Kits, in: "The Revisionist", Vol. 2, n.2, May 2004, pp. 150-155.

 375 APMO, BW 30/25, p. 7.

 376 J.-C. Pressac, Auschwitz : Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 454.

 377 Idem, p. 375.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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 eines lokalen Dauerbrandofens, zu erhalten; eine Heizung der Leichenhallen ist aber stets vorzusehen, ja häufig behördlich bedingt»]378.

 E in un altro libro tecnico, nella trattazione di cimiteri e crematori, il prof. Ernst Neufert scrive:

 «Il livello della temperatura nella camera mortuaria [dev'essere] da 2 a 12°C, non inferiore, perché perché il gelo dilata i cadaveri e può farli scoppiare. Questo livello della temperatura dev'essere mantenuto grazie a un riscaldamento centrale e al raffreddamento, con ventilazione costante soprattutto d'estate».

 [«Der Wärmestand im Leichenhaus #2° - #12°, nie darunter, weil Frost die Leichen ausdehnt und sprengen kann. Durch Sammelheizung und Kühlung muß dieser Wärmestand gehalten werden, bei ständiger Lüftung vor allem im Sommer»]379.

 Invece di stupirsi, Pressac avrebbe fatto meglio almeno a meditare su come il suo testimone per eccellenza, Tauber, descrisse i cadaveri che si trovavano nella camera mortuaria del crematorio I:

 «Erano tutti gelati e li dovemmo separare l'uno dall'altro con accette»380.

 Dunque riscaldare una camera mortuaria tipica non era poi tanto «folle o sciocco». Ma per questo c'era anche un'altra ragione.

 Nella lettera alla allora Bauleitung del 4 novembre 1941, la Topf spiegò che per il nuovo crematorio (il futuro crematorio III) erano stati previsti 3 impianti di tiraggio aspirato (invece dei 2 del progetto iniziale) anche in considerazione del fatto che

 «giungono alla cremazione cadaveri gelati, che richiedono un maggiore dispendio di combustibile, per cui la quantità di gas aumenta»

 [«gefrorene Leichen zur Einäscherung gelangen, die mehr Heizmaterialaufwand bedingen, wodurch die Abgasmenge sich erhöht»]381.

 Nel caso specifico, un impianto di riscaldo dell'aria nel Leichenkeller 1 era utile per mantenere la temperatura del locale entro i limiti menzionati dal prof. Neufert quando la temperatura esterna era molto più bassa.

 La ragione per cui esso era previsto solo per il Leichenkeller 1 è invece spiegata da Pressac quando rileva che «il Leichenkeller 1 doveva accogliere i cadaveri di parecchi giorni che cominciavano a decomporsi e perciò esigevano che il locale fosse ben ventilato e che dovevano essere cremati il più presto possibile»382.

 In pratica il Leichenkeller 1 era il vero e proprio deposito dei cadaveri, mentre il Leichenkeller 2, secondo le intenzioni della Zentralbauleitung di quel periodo, doveva essere un “Auskleideraum” per la svestizione dei cadaveri.

 

2.7.2. La spiegazione di Pressac

 

Esaminiamo ora la spiegazione “criminale” di Pressac.

 Egli, come si è visto, afferma che «“Preriscaldare” ha senso soltanto per una camera a gas che impieghi Zyklon-B, dove la temperatura deve salire a 27°C affinché l'acido cianidrico evapori». Qui Pressac confonde l'evaporazione con l'ebollizione. Quella da lui indicata è infatti la temperatura di ebollizione dell'acido cianidrico, ossia la temperatura alla quale il valore della tensione di vapore di un liquido diventa uguale a quello della pressione atmosferica. L'esempio dell'acqua è più chiaro di qualunque spiegazione. L'acqua bolle a 100°C ma evapora a temperature molto inferiori. Così anche l'acido cianidrico, che anzi può evaporare perfino a temperature inferiori allo zero.

 Nel corso delle esperienze pratiche di disinfestazione di caserme con Zyklon eseguite in Germania a cavallo tra il 1940 e il 1941 con temperature dei locali da -4 a -8°C risultò infatti che «in tutti i casi la parte più importante dello sviluppo del gas è avvenuta dopo una o al massimo dopo due

 378 W. Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien). Verlag Carl Marhold. Halle a. S., 1905, p. 95.

 379 Ernst Neufert, Bau- Entwurfslehre. Bauwelt Verlag, Berlin SW 68, 1938, p. 271. Una copia di quest'opera si trovava nell'archivio della Zentralbauleitung. RGVA, 502-2-87.

 380 J.-C. Pressac, Auschwitz : Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 482.

 381 RGVA, 502-1-313, p. 83.

 382 J.-C. Pressac, Auschwitz : Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 284.

 

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ore»[«in alle Fällen ist der wesentlichste Teil der Gasentwicklung nach einer oder höchstens nach zwei Stunden vollzogen»]383.

 Non c'è dubbio però che una temperatura di 27°C o superiore avrebbe accelerato molto l'evaporazione dell'acido cianidrico. Ma per questo c'era davvero bisogno di un apposito impianto di riscaldo? Come ho rilevato altrove384, il corpo di un adulto fermo, in piedi, produce 1,72 Kcal al minuto385; 1.800 corpi producono dunque 3.096 Kcal al minuto. Il calore di vaporizzazione dell'acido cianidrico è di -6,67 Kcal/mole; poiché il suo peso molecolare è di 27,03, il calore di vaporizzazione di 6 kg di acido cianidrico è di (6.000 x 6,67) : 27,03 = 1.480 Kcal, meno della metà del calore prodotto da 1.800 corpi in 1 minuto.

 In modo simile ha argomentato un cardiologo antirevisionista:

 «Poiché a riposo si consumano circa 0,3 litri di ossigeno, ogni minuto il calore prodotto da una persona è di circa 1,5 Kcal (5 Kcal x 0,3 lt). Le 1500-2000 persone accalcate in una camera a gas producevano circa 2250-3000 Kcal al minuto (1,5 Kcal x 1500 o 2000 persone), sufficienti per raggiungere, in una camera delle dimensioni di circa 200 m2 e del volume di circa 500 m3, la temperatura di ebollizione dell'HCN, partendo da una temperatura ambientale iniziale di 0 gradi, in circa 2 minuti. Questo senza considerare che il calore prodotto dall'organismo aumenta moltissimo in situazione di stress (come nelle condizioni delle vittime delle camere a gas)»386.

 Dunque l'impianto per l'apporto di aria calda era assolutamente inutile per uno scopo omicida, come sarebbe stata inutile una stufa per la sala forni. A meno che non si voglia credere che i tecnici della Zentralbauleitung non fossero neppure capaci di fare questi due conticini. Cosa tanto più assurda in quanto questo inutile impianto costò alla Zentralbauleitung 1.070 Reichsmark, più del montacarichi Demag-Elektrozug (908 RM).

 Resta da chiarire che cos'era la Warmluftzuführungsanlage, a che cosa serviva e perché la lettera di Bischoff del 6 marzo 1943 parla di preriscaldo.

 Rilevo anzitutto che questa lettera mostra chiaramente che il preriscaldo del Leichenkeller 1 non era un'idea della Zentralbauleitung, ma era stato proposto da Prüfer, il quale era notoriamente un esperto in forni crematori, non già in camere a gas omicide. Già questo fatto dovrebbe indurre alla cautela.

 La Topf produceva impianti di questo tipo per i crematori civili fin dagli anni Venti. Un dépliant pubblicitario del 1926 ne descrive accuratamente struttura e funzionamento:

 «Da poco tempo montiamo riscaldatori d’aria per utilizzare i gas combusti; sono apparati che vengono installati nel condotto del fumo poco prima del camino. Essi constano di uno scambiatore di calore con un gran numero di cosiddette sacche in cui i gas combusti e l’aria circolano separatamente: un ventilatore collocato davanti ad esso aspira l’aria fresca e la spinge attraverso le sacche dell’aria. I gas combusti vengono convogliati attraverso le sacche adiacenti; in tal modo l’aria si riscalda e può essere condotta attraverso tubazioni nella sala della benedizione e la riscalda a sua volta. Con ciò un impianto di riscaldamento centrale apposito diventa superfluo. Prescindendo dal fatto che le spese di acquisto sono molto inferiori a quelle di un’apposita caldaia per il riscaldamento, col piccolo ventilatore risultano spese di esercizio così insignificanti che il riscaldamento è possibile quasi gratis.»387.

 Nell'ultima pagina del dépliant vengono riportate le lettere di varie amministrazioni municipali tedesche che esprimevano soddisfazione per i forni Topf installati nei rispettivi crematori. Una, intestata “Il Direttore municipale. Arnstadt in Turingia. Sezione IV” e datata 10 febbraio 1925 dice tra l'altro:

 «In collegamento col canale di scarico dei gas dal forno crematorio al camino è stato installato dalla ditta J.A.Topf & Söhne un impianto di riscaldamento dell’aria per riscaldare la cappella del cimitero. La temperatura dell’aria alle aperture di uscita nella cappella è 383 G. Peters und W. Rasch, Die Einsatzfähigkeit der Blausäure-Durchgasung bei tiefen Temperaturen. In: “Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung”, 1941, p.136.

 384 C. Mattogno, Auschwitz: Fine di una leggenda, op. cit., p. 59.

 385 F.Flury, F.Zernik, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel,Rauch- und Staubarten, op.cit., p. 29.

 386 F. Rotondi, Luna di miele ad Auschwitz. Riflessioni sul negazionismo della Shoah. Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2005, pp. 90-91.

 387 Öfen für Krematorien System Topf. J.A. Topf & Soehne [sic], Erfurt. Maschinenfabrik und feuerungstechnisches Baugeschäft. 1922, p. 3.

 

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mediamente di 50°C. Durante le cremazioni la cappella si riscalda in breve tempo senza alcun dispendio di combustibile».

 Qui non posso fare a meno di riportare l'inaudito commento di van Pelt su questo tipo di impianti basati sul principio dello sfruttamento del calore sensibile dei fumi:

 «Uno sviluppo finale nella perversità tedesca fu il tentativo di usare il calore prodotto nei forni per riscaldare l'acqua»388.

 L'impianto proposto da Prüfer era più semplice. La lettera di Bischoff del 6 marzo 1943 menziona infatti soltanto le tubazioni e e il soffiante, ma non lo scambiatore termico, perciò il progetto mirava ad estrarre l'aria calda (“Abluft”, aria viziata) dai tre locali degli impianti di tiraggio aspirato, che evidentemente si surriscaldavano.

 Per comprendere in che modo doveva funzionare la Warmluftzuführungsanlage nel crematorio II, bisogna anzitutto spiegare il sistema di scarico dei fumi dei forni389.

 Il crematorio II (e III) era provvisto di sei condotti del fumo, cinque per ciascun forno crematorio, il sesto per l’inceneritore per i rifiuti (Müllverbrennungsofen). Ogni coppia di canali confluiva in un unico condotto che si immetteva in ciascuna delle tre canne fumarie in cui era suddiviso il camino e precisamente: i condotti dei forni 1 e 2 nel condotto sinistro, i canali dei forni 3 e 4 nel condotto centrale e i canali del forno 5 e dell’inceneritore per i rifiuti nel condotto destro. Nel punto di confluenza, i tre condotti del fumo aumentavano di sezione, passando da mm 600 x 700 a 800 x 1.200 (la sezione di una canna fumaria del camino) perché in ciascuno di essi confluivano i gas di scarico di due canali del fumo provenienti dai forni. Ciascuno di questi tre condotti era collegato, per mezzo di una breve derivazione verticale, ad un impianto di tiraggio aspirato (Saugzuganlage), che si trovava in un apposito locale di servizio; alla fine dei tre condotti verticali, sotto al relativo soffiante, era disposta una piastra scorrevole (Schieberplatte) di mm 1.250 x 840 che, chiudendo il condotto verticale, permetteva al camino di funzionare con tiraggio naturale.

 Il 24 e 25 marzo 1943 Prüfer e il suo collega ingegnere Karl Schultze furono convocati ad Auschwitz dalla Zentralbauleitung per discutere dei danni che il crematorio II aveva subìto qualche giorno prima. Il giorno 25 Kirschnek redasse una nota per gli atti nella quale rese note le decisioni della Zentralbauleitung:

 «Dato che i tre impianti di tiraggio aspirato non hanno dato affatto buoni risultati, anzi hanno perfino subito danni dopo la prima utilizzazione a pieno regime a causa di temperature troppo alte, questi vengono smontati a carico della ditta Topf und Söhne e ritirati da questa ditta. La Zentralbauleitung si aspetta che non ne risulti una perdita di Kennziffer390 per sé e che le venga accreditato il relativo quantitativo di ferro. La Zentralbauleitung prende in consegna i tre motori elettrici (ciascuno di 15 CV) con innesto, interruttore e avviatore nel caso che questi non siano stati danneggiati dalle alte temperature. A causa del cambiamento di struttura, l'impianto per l'apporto di aria calda è fuori causa e viene messo in magazzino dalla Zentralbauleitung».

 [«Nachdem sich die drei Saugzuganlagen in keiner Weise bewährt haben, ja sogar nach der ersten Vollbenützung durch zu hohe Temperaturen Schaden litten, werden diese zu Lasten der Firma Topf u. Söhne ausgebaut und von dieser Firma zurückgekommen. Die ZBL erwartet, dass dadurch für sie kein Kennzifferverlust erwächst und die betreffende Eisenmenge gutgeschrieben wird. Die drei Elektromotoren (je 15 PS) mit Kupplung, Schalter und Anlasser übernimmt die ZBL für den Fall, dass diese durch die hohen Temperaturen nicht beschädigt werden. Die Warmluftzuführungsanlage für den Leichenkeller I muss wegen der Konstruktionsänderung entfallen und wird von der ZBL auf Lager genommen»]391.

 Lo smontaggio dei tre impianti di tiraggio aspirato eliminava ovviamente il problema del surriscaldo dei locali in cui erano alloggiati, perciò l'impianto di riscaldo, che doveva convogliare nel Leichenkeller 1 l'aria calda proveniente da quei locali, diventò inutilizzabile.

 In data 20 agosto 1943 la Topf inviò alla Zentralbauleitung un elenco di fatture non ancora pagate tra le quali figura quella relativa all'ordinazione n. 43/219 relativa a “Warmluftzuführung für Krema. II. Rechnung v. 11.6.43”, per un importo di 1.070 RM392.

 388 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 215.

 389 Vedi capitolo 8.4.3.

 390 La Kennziffer era l'assegnazione di metallo alle ditte civili da parte dell'SS-Rohstoffamt (ufficio materie prime) di Berlino-Halensee.

 391 Aktenvermerk del 25 marzo 1943. APMO, BW 30/25, p. 8.

 392 RGVA, 502-1-313, p. 26.

 

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 L'impianto in questione si chiamava dunque Warmluftzuführungsanlage. Tuttavia nella lettera di Bischoff menzionata sopra si parla di preriscaldo dell'aria. Il motivo è il fatto che, secondo le disposizioni dell' SS-Standortarzt i cadaveri dovevano essere portati nelle camere mortuarie dei crematori due volte al giorno, la mattina e la sera393, e in tale contesto ha senso anche parlare di preriscaldo.

 Nella sua seconda opera, Pressac è ritornato sulla questione scrivendo:

 «Quando i tiraggi erano in funzione, la temperatura nei vani saliva pericolosamente.

 Già il 19 febbraio Prüfer aveva segnalato quella tendenza pericolosa, e suggerito di rimediarvi servendosi del calore eccedente sviluppato per riscaldare l'obitorio 1 del crematorio II. Consigliare questa soluzione significava commettere ancora una volta una sbavatura tecnica, poiché l'obitorio è un luogo che, per definizione, deve restare fresco.

 Volerlo riscaldare indicava che la funzione della sala era cambiata. Il calore doveva assicurare una diffusione più rapida dell'acido cianidrico, che si vaporizza a 27°C, nella camera a gas. Il progetto era stato accettato immediatamente dalle SS, e la Topf aveva spedito il 22 febbraio, senza premura, una soffieria in ferro forgiato n. 450 con un motore di 4 CV per una potenza estrattrice di 9/10.000 m3 all'ora, che costava 522 RM. Restava da fabbricare la condotta metallica di collegamento, a forma di tridente, collocata nel solaio tra i soffitti dei vani del tiraggio forzato e la soffieria, che dava nel camino d'uscita dell'aria dalla camera a gas. Collocando una valvola a saracinesca in questo camino, tra la sua estremità superiore e la soffieria, chiudendolo e azionando quest'ultima, il flusso d'aria calda prendeva a prestito la condotta in muratura per l'evacuazione dell'aria tossica, nella direzione contraria, e arrivava nella camera a gas che riscaldava prima dell'impiego.

 L'ordine della condotta di collegamento fu passato ufficialmente il 6 marzo al prezzo di 1.070 RM, e la si doveva fabbricare entro la settimana»394.

 Il suggerimento di Prüfer del 19 febbraio 1943 è una semplice congettura di Pressac, come si desume dal fatto che egli cita come fonte la lettera di Bischoff del 6 marzo 1943395. Resta comunque il fatto che i tre impianti di tiraggio aspirato erano collocati in tre stanzette lunghe m 3,38 e larghe m 3,36 (sinistra), 3,30 (centrale) e 2,60 (destra). Le due stanze laterali avevano ciascuna una finestra di m 1,10 x 1,65396, indubbiamente insufficienti per assicurare il raffreddamento dell'aria riscaldata dagli impianti di tiraggio aspirato, che avevano una struttura metallica di notevole mole: ogni impianto, come si desume dai disegni del crematorio II397, era costituito da un grosso soffiante n. 625 alloggiato in una sede metallica a forma di tamburo larga circa 1 metro con diametro di circa 1,8 metri; insieme alla tubazione che lo collegava al camino, ogni impianto era lungo circa 2,5 metri. Ogni impianto aveva la tubazione aspirante-premente di 62,5 cm di diametro e pesava 775 kg398 Al calore dei fumi dei forni che passavano attraverso l'impianto, si aggiungeva anche quello prodotto da un poderoso motore elettrico di 15 CV399. Infatti, come abbiamo visto sopra, al primo impiego a pieno regime i tre impianti si bruciarono.

 Ciò significa che la Warmluftzuführungsanlage era più una soluzione di ripiego per raffreddare i locali degli impianti di tiraggio aspirato che un progetto per riscaldare il Leichenkeller 1.

 Parimenti congetturale è che la Topf avesse spedito ad Auschwitz il 22 febbraio il soffiante con motore dell'impianto di riscaldo dell'aria e solo successivamente la tubazione. In un elenco di fatture della Topf del dicembre 1944 in data 24 maggio 1943 è registrato un addebito di 522 RM per un «motore a corrente trifase» e in data 11 giugno un altro addebito di 1.070 RM per «Consegna di un impianto per l'apporto di aria calda per il crematorio II» (Lieferung einer Warmluft. für Kremator. II)400.

 Dunque ciò che costava 1.070 RM era l'intero impianto, essendo tra l'altro assurdo che la tubazione di lamiera costasse più del doppio del soffiante con motore.

 Per quanto riguarda la disposizione della tubazione, del sistema descritto congetturalmente da Pressac bisogna ritenere il fatto che il progetto prevedesse l'utilizzazione del condotto di disaerazione (Entlüftungskanal) del Leichenkeller 1, essendo il pozzo di disaerazione (Entlüftungsschacht) più vicino ai tre locali con gli impianti di tiraggio aspirato rispetto al pozzo di aerazione. Perciò con un

 393 The Morgues of the Crematoria at Birkenau in the Light of Documents, in: "The Revisionist", vol. 2, n.3, agosto 2004, pp. 280-281.

 394 J-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., pp. 83-84.

 395 Idem, nota 54 a p. 118.

 396 Pianta 109/15 del 24 settembre 1943. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 327.

 397 Le piante 933 e 934. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 282-283.

 398 Avviso di spedizione della Topf del 18 giugno 1942. RGVA,502-1-313, p. 165.

 399 Topf, Schluss-Rechnung Nr. 69 del 27 gennaio 1943. RGVA, 502-2-26, pp.230-230a.

 400 RGVA, 502-1-96, p. 33.

 

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solo impianto si sarebbero ottenuti nel modo più semplice due risultati: il raffreddamento dei locali degli impianti di tiraggio aspirato e il riscaldo della camera mortuaria vera e propria.

 

2.7.3. La spiegazione di van Pelt

 

Van Pelt ha dedicato a questo “indizio criminale” solo qualche riga, ripetendo la tesi esposta da Pressac:

«La corrispondenza spiegava che questi condotti di ventilazione erano collegati a un ventilatore azionato da un motore elettrico di 3,5 CV e che il locale era anche equipaggiato con un sistema separato per introdurvi aria - un dispositivo che non ha alcun senso se il locale era usato come camera mortuaria (perché i cadaveri devono essere conservati al freddo) ma che ha molto senso se il locale era usato come camera a gas a Zyklon B (perché l'acido cianidrico, che ha un punto di ebollizione di circa 27°C, agisce molto più rapidamente se impiegato in un locale preriscaldato...»401.

 Egli ritorna poi sulla questione aggiungendo un argomento nuovo:

 «Ci sono anche documenti tedeschi che attestano il fatto che la camera a gas era riscaldata, un fatto che, come ho sottolineato sopra, suggerisce fortemente che quel locale non era affatto destinato ad essere impiegato come camera mortuaria. Il più importante è la lettera del capo architetto di Auschwitz, Karl Bischoff, spedita alla Topf il 6 marzo 1943».

 Dopo aver citato questa lettera, van Pelt continua:

 «Sia la testimonianza di Bacon sia la lettera di Bischoff demoliscono l'argomento di Leuchter che la camera a gas del crematorio II, e, per il loro rapporto reciproco, la camera a gas del crematorio III, non erano riscaldate»402.

 Dunque, secondo van Pelt, la Warmluftzuführungsanlage fu effettivamente installata e funzionò, e non soltanto nel crematorio II, ma anche nel crematorio III. L'ignoranza storico-documentaria di questo “esperto” è veramente prodigiosa!

 Come ho documentato sopra, il funzionamento dell'impianto in questione dipendeva dagli impianti di tiraggio aspirato di cui era dotato il camino del crematorio II. Ma il 24 e 25 marzo 1943,dopo che questi impianti erano stati danneggiati dalle temperature eccessive, la Zentralbauleitung decise di farli smontare e di non farli installare affatto nel crematorio III. Il Warmluftzuführungsanlage del crematorio II divenne perciò inutilizzabile e per il crematorio III ovviamente un tale impianto non fu mai ordinato.

 Resta da esaminare la “conferma” di Yehuda Bakon. Al processo Eichmann di Gerusalemme egli dichiarò che, quando il Rollwagenkommando403, di cui faceva parte, aveva terminato di lavorare presso i crematori e faceva freddo,

 «il Kapo del Sonderkommando ebbe pietà di noi e ci disse:“Bene, ragazzi, fuori è freddo, scaldatevi nelle camere a gas! Non c'è nessuno lì!”.

 Domanda - E voi andaste a riscaldarvi nelle camere a gas?

 Risposta - Sì. A volte andammo a riscaldarci nella Kleidungskammer404, a volte nelle camere a gas»405.

 Per il testimone dunque era riscaldato anche il presunto spogliatoio, il che è contrario ad ogni evidenza documentaria; non solo, ma la presunta camera a gas era riscaldata anche quando non erano previste le gasazioni omicide: a che scopo se il “preriscaldo” del locale serviva a far evaporare più rapidamente l'acido cianidrico? D'altra parte Bakon parla genericamente di “crematorio”, senza specificare quale. La citazione che ho riportato sopra continua così:

 «Talvolta accadde che, quando arrivammo al crematorio, ci fu detto:“Ora non potete entrare - c'è gente dentro”. Talvolta, accadde nel crematorio numero 3, dopo che essi erano

 401 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 211.

 402 Idem, p. 372.

 403 Gruppo di detenuti che spingevano carretti a braccia.

 404 “Camera del vestiario”, cioè, secondo la prospettiva olocaustica, “spogliatoio”.

 405 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 371-372.

 

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stati cremati, prelevammo le ceneri e d'inverno le ceneri dovevano essere usate per le strade»406.

 Quello che Bakon designava «crematorio numero 3» era il crematorio IV. Per quanto riguarda l'attendibilità della dichiarazione, rilevo che, secondo Miklos Nyiszli, i detenuti non autorizzati non potevano entrare nell'area dei crematori, neppure il Leichenkommando (squadra di detenuti addetta al trasporto dei cadaveri:

 «Il Kapò maggiore del Sonderkommando viene a trovarmi e mi annuncia che alla porta del crematorio mi aspetta una SS con un commando di trasportatori di cadaveri. Gli vado incontro. È proibito alle SS di entrare nel cortile»407:

 ma allora come è possibile che l'intero Rollewagenkommando venisse tranquillamente fatto entrare addirittura nella presunta camera a gas omicida?

 Il 3 ottobre 1944, l'ultimo dato noto, il Kommando 214-B, denominato Rollkommando, contava ben 72 detenuti408, che non potevano certo passare inosservati!

 Su questo testimone ritornerò nel capitolo 12.3.1.

 Van Pelt discute poi l'obiezione relativa al riscaldo del Leichenkeller 1 per impedire che i cadaveri che vi dovevano essere depositati si congelassero, alla quale replica così:

 «Ma ciò non spiega perché non c'era alcuna traccia [documentaria] di riscaldamento prima che l'edificio fosse completato. Perché questo divenne improvvisamente così urgente nel marzo 1943, sebbene il progetto [del crematorio] risalisse all'ottobre 1941?»409

 Come ho spiegato sopra, ordinando il Warmluftzuführungsanlage la Zentralbauleitung aveva semplicemente accettato una proposta di Prüfer, che era uno specialista di termotecnica, non di camere a gas. La sua proposta era infatti in relazione con il surriscaldo degli impianti di tiraggio aspirato e appunto per questo l'installazione del “Warmluftzuführungsanlage” doveva avvenire «il più presto possibile». Quando i tre impianti di tiraggio aspirato furono danneggiati irrimediabilmente dalle alte temperature dei fumi, il problema scomparve e l'impianto rimase inutilizzato nel Bauhof il magazzino dei materiali. Esso avrebbe potuto funzionare ugualmente installando un riscaldatore dell'aria in uno dei tre condotti principali del fumo che sboccavano nelle tre canne fumarie del camino, come avveniva per gli impianti di riscaldo che la Topf costruiva per i crematori civili.

 Il fatto che la Zentralbauleitung non ricorse a questa semplice soluzione e che non pensò mai di installare un Warmluftzuführungsanlage nel Leichenkeller 1 del crematorio III dimostra che l'ordinazione di un tale impianto per il crematorio II, come ha spiegato bene Pressac, era soltanto un rimedio per eliminare il calore eccessivo che si sviluppava nei tre locali in cui si trovavano gli impianti di tiraggio aspirato.

 

2.8. “HOLZGEBLÄSE” (soffiante di legno)

 

Riguardo a questo indizio criminale Pressac scrive quanto segue:

 «Nelle lettere e nei telegrammi scambiati tra l'11 e 12 febbraio tra la Bauleitung e la Topf al riguardo di questa incompleta consegna, viene menzionata una soffieria di legno destinata al Leichenkeller 1, il cui ruolo era di estrarne l'aria, come Prüfer preciserà più tardi. Indicare che questa soffieria era di legno implicava un'inevitabile sbavatura tecnica:

 ciò provava che l'aria estratta non era più quella di un obitorio, carica di miasmi, ma l'aria mescolata ad un prodotto aggressivo che doveva essere aspirato soltanto da una soffieria che non poteva essere corrosa, e dunque interamente di legno (cipresso, di preferenza). Il tossico gassoso utilizzato nelle camere a gas era dell'acido cianidrico a forte concentrazione (20 g/m3), e gli acidi sono corrosivi»410.

 Qualche pagina dopo Pressac aggiunge che il 25 marzo 1943 le SS decisero

 406 State of Israel. Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann. Record of Proceedings in the District Court of Jerusalem. Gerusalemme, 1993, vol. III, pp. 1247-1248.

 407 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz. Longanesi, Milano, 1977, p. 48

 408 KL Auschwitz II. Arbeitseinsatz für den Oktober 44. APMO, D AuII/3a/49.

 409 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 443.

 410 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 81.

 

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«di sostituire la soffieria in legno per la disaerazione della camera a gas con una soffieria di metallo (avendo Schultze esagerato il pericolo di corrosione)»411.

 Questa ricostruzione non ha alcun fondamento.

 L'11 febbraio il capo della Zentralbauleitung scrisse alla Topf una lettera in cui si lamentava per i ritardi delle consegne e per le sue mancate promesse. In tale contesto egli recriminò:

 «Così avete scritto il 21 gennaio 1943 che tutti i materiali per l'impianto di aerazione e disaerazione sarebbero stati spediti il 22 gennaio 1943. All'arrivo del vagone queste parti mancavano, sicché il vostro installatore Messing non poté continuare [a lavorare].Al telefono il vostro sig. Prüfer ha detto che tutti i materiali erano partiti. Dopo un nuovo reclamo ci è stato comunicato da un altro signore che i materiali restanti non sono ancora pronti.Infine i materiali completati erano poi pretesamente depositati in magazzino. Ora è arrivata una lettera di carico con avviso di spedizione del 6 febbraio 1943. Dopo il relativo controllo e dopo consultazione col vostro installatore,è stato accertato che manca ancora un soffiante n. 450 com motore di 3,5 CV e proprio il soffiante per il Leichenkeller 1, che è necessario molto urgentemente. Inoltre 1 motore di 7,5 CV per il soffiante di disaerazione n. 550 per il Leichenkeller 2. Perciò vi è stato telegrafato di nuovo:“Spedite immediatamente il soffiante 450 con motore di 3,5 CV per Leichenkeller 1 e motore di 7,5 CV per il soffiante di disaerazione n. 550 per il Leichenkeller 2 non indicati nell'avviso di spedizione del 6 febbraio 1943, perché altrimenti l'impianto non può essere messo in funzione. Risposta telegrafica”».

 [«So schreiben Sie am 21.1.1943, daß die gesamten Materialien für di Be- und Entlüftungsanlage am 22.1.43 zum Versand kommen. Beim Eintreffen des Waggons fehlten diese Teile, sodaß Ihr Monteur Messing nicht weiter konnte. Am Telefon sagte Ihr Herr Püfer, daß sämtliche Materialien abgegangen seien. Bei nochmaliger Reklamierung wurde von einem anderen Herrn mitgeteilt, daß die restlichen Materialien noch nicht fertig seien. Zum Schluß waren dann die fertiggestellten Materialien angeblich im Lager gestapelt worden. Jetzt geht ein Frachtbrief ein mit Versandanzeige vom 6.2.1943. Nach Prüfung desselben und Rücksprache mit Ihrem Monteur wird festgestellt, daß ein Gebläse Nr. 450 mit 3,5 PS-Motor wieder fehlt und ausgerechnet das Gebläse für L.-Keller I, welchen am dringendsten benötigt wird. Außerdem 1 Motor 7,5 PS für das Abluftgebläse Nr. 550 für L.-Keller II. Es wurde Ihnen dieserhalb wieder telegraphiert:“Absendet sofort auf Versandanzeige 6.2.43 nicht angegebenes Gebläse 450 mit 3,5 PS-Motor für L.-Keller I und Motor 7,5 PS für Abluftgebläse Nr. 550 für L.-Keller II, da andernfalls Anlage nicht in betrieb genommen werden kann. Drahtantwort”»412.

 Nella sua risposta del 12 febbraio 1943, la ditta Topf, con riferimento al telegramma summenzionato, comunicò:

 «Il soffiante n. 450 è stato spedito l'8 novembre 1942 e il soffiante n. 450 (soffiante di legno) il 25 gennaio 1943. A quest'ultimo soffiante mancava ancora il motore di 7,5 CV, che abbiamo ripetutamente sollecitato - telefonicamente e telegraficamente - presso il nostro fornitore».

 [«Gebläse Nr. 450 ist am 8.11.42 zum Versand gekommen und das Gebläse Nr. 450 (Holzgebläse) am 25.1.43. Zu letzterem Gebläse fehlte noch der 7,5-PS-Motor, den wir schon verschiedentlich - telefonisch und telegrafisch - bei unserem Lieferwerk angemahnt haben»413.

 Ma il soffiante con motore di 7,5 CV era il n. 550 per la disaerazione del Leichenkeller 2, non il n. 450 per il Leichenkeller 1, perciò il soffiante di legno era il n. 550. A questa ovvia conclusione era giunto Pressac stesso nella sua prima opera, traducendo così il passo summenzionato:

 «Il soffiante n. 450 fu spedito l'8 novembre 1942 e il n. 450 [errore: dovrebbe essere il 550](soffiante di legno) il 25 gennaio 1943»414.

 411 Idem, p. 88.

 412 APMO, BW 30/34, p. 88. Le parole in corsivo sono sottolineate nell'originale.

 413 APMO, BW 30/34, p. 84.

 414 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 361.

 

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La nota della Topf del 17 febbraio 1943 dice esplicitamente che si trattava del Belüftungsgebläse (soffiante di aerazione), ossia del ventilatore che faceva affluire nel Leichenkeller 1 aria fresca dall'esterno, perciò esso non avrebbe potuto in ogni caso entrare in contatto con vapori di acido cianidrico415. Nella nota per gli atti del 25 marzo 1943 si dice invece:

 «Al posto del soffiante di legno per l'impianto di disaerazione del Leichenkeller 1 viene scelto come modello un ventilatore di ferro battuto. La Zentralbauleitung assume i costi aggiuntivi della sede del soffiante»

 [«Anstelle des Holzgebläses für die Entlüftungsanlage des Leichenkellers I wird ein Schmiedeeisengebläse als Ausführung gewählt. Die Mehrkosten des Gebläsegehäuses übernimmt die ZBL»]416.

 Ma c'è un altro documento che complica ancora di più la vicenda. Si tratta di una lettera di Bischoff alla ditta Topf datata 29 marzo 1943 che comincia così:

 «Con la presente si conferma per iscritto l'ordinazione impartita a voce relativa allo scambio delle sedi per gli aspiratori dei due impianti di disaerazione con uno di ferro battuto realizzato a tenuta d'aria».

 [«Der mündlich erteilte Auftrag über die Auswechselung der Holzgehäuse für die Exhaustoren der 2 Entlüftungsanlagen gegen schmiedeeiserne in luftdichter Ausführung wird hiermit schriftlich bestätigt»417.

 Dunque entrambi i soffianti di disaerazione, il n. 450 del Leichenkeller 1 e il n. 550 del Leichenkeller 2, avevano un alloggiamento di legno. Ciò è confermato dal libro di cassa (Bauausgabebuch) del crematorio III, che in data 9 luglio 1943 registra un pagamento alla Topf di 842 RM per “Gehäuse zu Gebläsen” (sedi per i soffianti), che evidentemente erano stati sostituiti secondo l'ordinazione summenzionata.

 Questo fatto infirma già da solo l' “indizio criminale” di Pressac, dato che nel Leichenkeller 2 non era previsto l'uso di acido cianidrico.

 Ma procediamo. Secondo Pressac il ventilatore di legno sarebbe stato consigliato da Schultze, il quale:

 «messo al corrente da Prüfer sulla particolare destinazione dell'aerazione e disaerazione nella morgue 1, aveva previsto l'evacuazione di acido gassoso»418, ma aveva semplicemente «esagerato il pericolo di corrosione» da parte dell'acido cianidrico. Tuttavia nessun documento collega Schultze al soffiante di legno. Ciò che Pressac scrive al riguardo non è soltanto immaginario, ma anche insensato.

 È noto infatti che le camere di disinfestazione ad acido cianidrico Degesch a ricircolazione d'aria (Degesch-Kreislauf) erano equipaggiate con dispositivi interamente metallici: non solo il ventilatore e la relativa tubazione, ma anche il dispositivo di ricircolazione (Kreislaufgerät)419. Questi dispositivi metallici erano esposti ad una concentrazione normale di 20 g/m3 di acido cianidrico più volte al giorno e tutte queste cose la Zentralbauleitung di Auschwitz le conosceva perfettamente. Fin dal 1941 l'allora SS-Neubauleitung aveva infatti progettato per l'edificio di ricezione (Aufnahmegebäude) del campo principale 19 camere a gas di disinfestazione ad acido cianidrico con sistema Degesch-Kreislauf420. La ditta Friedrich Boos, che doveva eseguire i lavori, aveva chiesto alla ditta Heerdt-Lingler, che distribuiva lo Zyklon B, due scritti tecnici per sua documentazione, tra cui l'articolo di G. Peters e E. Wünstiger “Entlausung mit Zyklon-Blausäure in Kreislauf-Begasungskammern. Sach-Entlausung in Blausäure-Kammern” (Disinfestazione con Zyklon-acido cianidrico in camere di gasazione a ricircolazione. Disinfestazione di oggetti in camere ad acido cianidrico). La SS-Neubauleitung aveva ricevuto i due articoli il 3 luglio 1941421. Questa documentazione fu rispolverata il 21 luglio 1942 dall'impiegato civile Jährling, che sovrintendeva alla costruzione dell'impianto, quando cominciarono le trattative con la ditta Boos. In data 12 settembre 1942 questa redasse infatti un preventivo di costo (Kostenanschlag) «sulla costruzione di 19 camere di disinfestazione per l'impianto di disinfestazione ad acido cianidrico del campo di concentramento di Auschwitz» (über die Einrichtung von 19 Stück Entlausungskammern für die Blausäure-Entlausungsanlage im K.L.

 415 Il documento è stato pubblicato in: http://static.flickr.com/62/218938661_0acaa33180.jpg

 416 APMO, BW 30/25, p. 8.

 417 APMO, BW 30/34, p. 53.

 418 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 81.

 419 Vedi documento 13.

 420 Vedi capitolo 6.1.

 421 Lettera della Heerdt-Lingler alla SS-Naubauleitung di Auschwitz datata 1. Juli 1941. RGVA, 502-1-332, p. 86. Vedi documento 14.

 

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Auschwitz) che fu siglato da Jährling il 30 settembre422. L'articolo di Peters e Wünstiger presentava una descrizione accurata delle camere Degesch-Kreislauf, mostrando chiaramente il dispositivo metallico di ricircolazione423. Dunque fin dal 1942 la Zentralbauleitung sapeva perfettamente che un soffiante metallico che entrasse in contatto con acido cianidrico anche ad alte concentrazioni non correva alcun pericolo di “corrosione”. Ricordo che nel gennaio 1943 Jährling faceva parte della “Sezione tecnica” (Technische Abteilung) della Zentralbauleitung424. 

 È dunque confermato che la scelta di un soffiante di legno non aveva nulla a che vedere coll'impiego di acido cianidrico.

 La cosa più sorprendente è che Pressac conosceva bene l'articolo summenzionato, che cita in un contesto di pura fantasia425.

 La vera motivazione dell'impiego del legno riguardava semplicemente le assegnazioni di metallo, che, a causa della guerra, erano razionate anche per Auschwitz. La corrispondenza della Zentralbauleitung del febbraio 1943 contiene continui riferimenti a tale questione burocratica, e qualche lettera è dedicata esclusivamente ad essa, come quella del 27 febbraio 1943 con oggetto Richieste di metallo per l'impianto di aerazione e disaerazione e per l'impianto di tiraggio aspirato del crematorio II nel campo per prigionieri di guerra di Birkenau” (Metallanforderungen für Be- und Entlüftungsanlage und Saugzuganlage des Krematoriums II im K.G.L. Birkenau)426.

 Una nota per gli atti del 15 febbraio descrive in sette pagine le trattative della Zentralbauleitung per l'assegnazione di metallo con gli uffici competenti. Da essa risulta tra l'altro che la Zentralbauleitung riceveva assegnazioni trimestrali prestabilite e passava le quote necessarie alle ditte civili che svolgevano lavori per suo conto. Per il primo trimestre del 1943 la richiesta di ferro era stata di 200 tonnellate427, ma l'assegnazione solo di 150 tonnellate428.

 Proprio per questo nella nota per gli atti del 25 marzo 1943 menzionata sopra, Kirschneck, dopo aver comunicato che la Zentralbauleitung aveva deciso di far ritirare a spese della ditta Topf i tre impianti di tiraggio aspirato danneggiati dalle temperature troppo alte (tranne i tre motori, nel caso che fossero rimasti intatti), sollevò la questione dell'assegnazione dei materiali metallici.

 Riassumendo la faccenda in termini semplici, la Zentralbauleitung, col ritiro dei tre impianti di tiraggio aspirato da parte della ditta Topf, si aspettava di non perdere la relativa Kennziffer (assegnazione di metallo) che le aveva passato per costruirli, perciò si sarebbe trovata con un quantitativo di ferro, per così dire, non speso, il che le avrebbe permesso di impiegarlo per sostituire i soffianti e/o gli alloggiamenti di legno con altri di ferro.

 La lettera del 29 marzo 1943 di cui ho citato sopra l'inizio, continua con questa richiesta:

 «In questa occasione si prega di indicare del quantitativo di ferro che viene accreditato alla Zentralbauleitung con la sostituzione dei tre impianti di tiraggio (esclusi serrande e motori con innesto e interruttore».

 [«Bei dieser Gelegenheit wird um Angabe der Eisenmenge gebeten, die durch die Auswechselung der 3 Saugzuganlagen (auschl. Schieber und Motoren mit Kupplung und Schalter) der Zentralbauleitung gutgeschrieben wird».

 Per poter usufruire del quantitativo di ferro in questione, l'ordinazione dei dispositivi metallici alla fine della lettera viene considerata «fabbisogno per riparazione» (Reparaturbedarf)429.

 Il 9 aprile Bischoff ritornò sulla questione inviando alla Topf una lettera in cui, con riferimento alla sua lettera del 29 marzo, ribadiva:

 «In base all'ordinazione impartitavi relativa alla sostituzione delle sedi per gli aspiratori del 29 marzo 1943, la Zentralbauleitung delle Waffen-SS e Polizia Auschwitz conferma con esplicito riferimento all'ordinanza del Führer per la protezione dell'economia bellica del 21 marzo 1942 (Gazzetta ufficiale del Reich, I, p. 165) assumendosene la piena responsabilità che l'ordinazione summenzionata rientra nel “fabbisogno per riparazione“ e che l'ordinazione corrisponde al senso dell'ordinanza citata per tipo, quantità e termine di consegna».

 [«Auf Grund des Ihnen erteilten Auftrages zur Auswechselung der Holzgehäuse für die Exhaustoren vom 29.3.43 bestätigt die Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz unter ausdrücklicher Bezugnahme auf die Verordnung des Führers zum

 422 RGVA, 502-1-137, pp. 13-16.

 423 RGVA, 502-1-332, p. 89.

 424 Vedi C. Mattogno, The Central Construction Office of the Waffen-SS and Police Auschwitz, p. 21.

 425 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., pp. 51-52.

 426 APMO, BW 30/34, p. 72.

 427 La richiesta per il 1° trimestre del 1943 fu datta da Bischoff il 21 novembre 1942. RGVA, 502-1-319, pp. 53-54.

 428 RGVA, 502-1-26, pp. 39-45.

 429 APMO, BW 30/34, p. 53.

 

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Schutzes der Rüstungswirtschaft vom 21.3.42 (Reichsgesetzblatt I, S. 165) mit Übernahme der vollen Verantwortung dafür, daß es sich bei oben genanntem Auftrag um Reparaturbedarf” handelt und dass der Auftrag nach Art, Menge und Liefertermin im Sinne der angegebenen Verordnung entspricht»430.

 Il 16 aprile la Topf comunicò alla Zentralbauleitung che non poteva accreditarle il quantitativo di ferro dei soffianti degli impianti di tiraggio aspirato, perché non poteva più usarlo per altre ordinazioni431, ma ormai la Zentralbauleitung aveva già chiesto la sostituzione del ventilatore di legno e/o dei due alloggiamenti di legno con congegni metallici.

 

2.9. ELIMINAZIONE DELLO SCIVOLO PER I CADAVERI

 2.9.1. La pianta 2003 del 19 dicembre 1942 e il suo significato

 

Pressac, dopo aver rilevato che l'architetto Werkmann, un impiegato civile che faceva parte della Sezione II/3/3 (Affari edilizi dei campi di concentramento e campi per prigionieri di guerra) [Abteilung II/3/3 (Bauangelegenheiten der KL und KGL)] dell' Hauptamt Haushalt und Bauten (Ufficio centrale bilancio e costruzioni), nel disegno originario del futuro crematorio II aveva previsto uno scivolo per portare più facilmente i cadaveri dall'esterno del crematorio nelle camere mortuarie sotterranee, afferma quanto segue:

 «L'utilizzazione “speciale” del sottosuolo [del crematorio II] riservava lo scivolo ai soli cadaveri, poiché le vittime da gassare, non essendo ancora prive di vita, potevano accedere da sole, tramite una scala, alla morgue scelta quale camera a gas. Dejaco disegnò un nuovo progetto per il sottosuolo il 19 dicembre [1942], il n. 2003, commettendo una sbavatura architettonica” grossolana. Se ci si attiene alle didascalie del progetto, la scala nord diviene il solo accesso possibile alle morgues, e ciò implica che i morti dovranno scendere camminando per le scale. Il progetto 2003 arrivò troppo tardi ai cantieri 30 e 30a, dove il cemento delle guide di scorrimento era già stato colato»432.

 La pianta in questione reca l'intestazione “Krematorium im K.G.L. Deckblatt zu n° 932 u. 933, Verlegung des Kellerzuganges an die Strassenseite” (Crematorio nel campo per prigionieri di guerra.

 Foglio di rettifica al n. 932 e 933, Installazione dell'accesso allo scantinato nel lato stradale). Sia nella pianta del seminterrato (Kellergeschoss)433 sia in quella del pianterreno (Erdgeschoss)434 mancano in effetti la doppia scala con al centro lo scivolo per i cadaveri. Nel 1994 avevo spiegato che la pianta in questione è un progetto di un accesso al seminterrato dall'esterno e non un progetto di eliminazione dello scivolo; perciò l'assenza dello scivolo è soltanto una semplificazione di una parte del disegno tecnicamente irrilevante. Ciò va precisato in questo modo.

 Nessuno ha rilevato che nella pianta del pianterreno, nell'area in cui avrebbe dovuto trovarsi lo scivolo, appare un nuovo locale denominato “Abstellraum” (ripostiglio) collegato da una porta prima inesistente al “Waschraum” (locale di lavaggio dei cadaveri). Ciò significa che questa pianta prevedeva un solaio che chiudeva l'apertura che dall'esterno portava al seminterrato ben visibile nella pianta 1173 435.

 La motivazione di questo progetto non è chiarita da alcun documento. A rigor di termini, non è esatto che il nuovo ingresso costituiva «il solo accesso possibile alle morgues», perché c'era anche un secondo accesso tramite il montacarichi. La pianta del pianterreno mostra infatti che dall'entrata del crematorio, attraverso un atrio paravento (Windfang) e un corridoio si accedeva nel Waschraum, dove si aprivano le porte del montacarichi; le porte opposte si aprivano nella sala forni.

 Una tale eventualità appare poco razionale, ma il progetto di eliminazione dello scivolo per i cadaveri in due crematori progettati come normali impianti sanitari lo è ancora di più, soprattutto nella prospettiva di Pressac. Se per questi due crematori le SS avevano progettato 10 forni crematori a 3 muffole con una capacità di 2.880 cadaveri al giorno per la mortalità “naturale” del campo, come vi si potevano eliminare razionalmente gli scivoli per i cadaveri?

 D'altra parte, nella pianta 2003 non manca soltanto lo scivolo, ma anche la doppia scala ai lati di esso che permetteva l'accesso al seminterrato. Dalla pianta 933(p)436 risulta che ciascuna delle due

 430 APMO, BW 30/25, p. 9.

 431 APMO, BW 30/34, p. 36.

 432 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit.,pp. 74-75.

 433 J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 302

 434 Idem, p. 303.

 435 Idem, p. 274.

 436 Idem, p. 285.

 

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scale laterali era larga 1,05 m, lo scivolo 0,7 m, perciò, se proprio bisognava eliminare lo scivolo perché, in una prospettiva criminale, non serviva più (ma ciò non può essere vero), la soluzione architettonicamente più semplice sarebbe stata collegare le due scale laterali, in modo da ottenere un'unica scala larga 2,80 m, lasciando l'entrata già progettata com'era (m 1,80) o allargandola. La nuova scala della pianta 2003 è larga m 1,80: ma allora che vantaggio c'era a far scendere le vittime per questa scala piuttosto che per le due scale ai lati dello scivolo? Perfino lasciando intatto lo scivolo esse avevano ancora, complessivamente, una larghezza maggiore della nuova scala (2,1 metri contro 1,8).

 Questa corrisponde invece a una logica architettonica ben precisa. La nuova scala si trovava infatti accanto all'ingresso principale del crematorio ed era evidentemente concepita come scala di servizio per le SS. Essa fu progettata perché, per accedere dal pianterreno al seminterrato, bisognava uscire dal crematorio, girare intono all'edificio passando sopra al Leichenkeller 2, la cui copertura era rialzata rispetto alla superficie del suolo, ed entrare attraverso l'ingresso in cui si trovava lo scivolo.

 Ciò appare ben chiaro nel documento 15, che mostra le rovine del crematorio II: in primo piano si vede la scala di accesso all'ingresso principale, subito dopo il nuovo ingresso e più avanti, indicati dalla freccia, i gradini utilizzati per salire sulla copertura del Leichenkeller 2.

 A conclusione di quanto ho esposto sopra, ribadisco che la pianta 2003 è un progetto di un accesso al seminterrato dall'esterno e non un progetto di eliminazione dello scivolo; perciò l'assenza dello scivolo e la presenza dell'“Abstellraum” non costituiscono un progetto, ma un semplice dato di fatto inesplicabile. Tanto inesplicabile che lo scivolo per i cadaveri fu ovviamente costruito sia nel crematorio II sia nel crematorio III.

 Pressac afferma che «il progetto 2003 arrivò troppo tardi ai cantieri 30 e 30a, dove il cemento delle guide di scorrimento era già stato colato». In realtà nei cantieri dei crematori II e III i lavori non procedevano affatto di pari passo. Tutt'altro. Alla fine di dicembre del 1942, il grado di completamento dei lavori era del 60% per il crematorio II, ma appena del 20% per il crematorio III437.

 Ancora il 23 gennaio 1943, nel seminterrato del crematorio III era stato soltanto approntato l'isolamento contro la falda freatica ed erano appena cominciati i lavori di posa delle condutture di drenaggio438. Dunque il pavimento del seminterrato non esisteva ancora e neppure lo scivolo per i cadaveri. La pianta 2136 del 22 febbraio 1943439, redatta oltre due mesi dopo la pianta 2003, mostra lo scivolo per i cadaveri e la doppia scala ai suoi lati come nel progetto originario, perciò la spiegazione di Pressac, riguardo al crematorio III, è completamente infondata.

 Per quanto riguarda il crematorio II, non esistono documenti che menzionino in modo specifico la realizzazione dello scivolo, tuttavia ciò si può desumere dal complesso dei lavori eseguiti in data 31 novembre 1942:

 «Realizzata la muratura al pianterreno sopra la parte interrata. Gettati tutti i solai. Posata la suola di calcestruzzo nel seminterrato 3. Completata la muratura del seminterrato 1».

 [«Erdgeschossmauerwerk über dem unterkellerten Teil hergestellt. Alle Decken betoniert. Betondruckplatte im Keller 3 eingebracht. Mauerwerk des Kellers 1 fertiggestellt»]440.

 Se si considera che i lavori procedettero ancora per 19 giorni fino alla realizzazione della pianta 2003, si può essere certi che lo scivolo il 19 dicembre esisteva già. Ma allora a che scopo eliminare qualcosa di già esistente e per di più necessario?

 Anche ammesso e non concesso che, come dice Pressac, «il cemento delle guide di scorrimento [dello scivolo] era già stato colato», che cosa avrebbe impedito alla Zentralbauleitung di ordinarne lo smantellamento se ciò avesse davvero corrisposto ad un suo progetto?

 Ma c'è un altro fatto ancora più importante che infirma le congetture di Pressac. La pianta del nuovo crematorio disegnata da Dejaco il 24 ottobre 1941 mostra due camere mortuarie sotterranee (i futuri Leichenkeller 1 e 2) ai quali si accede tramite una scala senza scivolo (“zum L. Keller”) o tramite il montacarichi (“Aufzug”)441, esattamente come nella pianta 2003.

 Secondo la logica di Pressac, tralasciando il montacarichi, anche in questa pianta la scala è 437 Baubericht für Monat Dezember 1942. RGVA, 502-1-214, p. 7.

 438 «Keller I und II. Wanne und Isolierung gegen Grundwasser fertig. Mit Verlegen der Entwässerungsleitungen begonnen». Bericht Nr. 1 della Zentralbauleitung del 23 gennaio 1943. RGVA, 502-1-313, p. 55.

 439 J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 305.

 440 Baubericht für Monat November 1942. RGVA, 502-1-24, p. 53.

 441 Pianta del nuovo crematorio 24 ottobre 1941. J-C. Pressac, Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie de meurtre de masse, op. cit., documento 9 fuori testo.

 

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«il solo accesso possibile alle morgues, e ciò implica che i morti dovranno scendere camminando per le scale»,

ma questa conclusione è in troppo flagrante contrasto con la sua tesi centrale della progettazione del crematorio come normale impianto igienico. Se dunque questa disposizione non poteva avere un significato criminale in questa pianta del 24 ottobre 1941, perché una disposizione identica dovrebbe avere un significato criminale nella pianta 2003 del 19 dicembre 1943?

 

2.9.2. Il mascheramento dello scivolo

 

Pressac, continuando nelle sue congetture, afferma:

 «Più tardi, quando le SS decisero di aggiungere alla camera a gas (il Leichenkeller 1) uno spogliatoio (il Leichenkeller 2) con una sua propria scala, la proiezione dello scivolo nel vestibolo che separava le due sale venne demolita e il suo sbocco mascherato con un tramezzo di assi»442.

 Perché allora non demolire anche le «guide di scorrimento»?

 In realtà la «proiezione dello scivolo», cioè la parte finale, piana, dello scivolo, lunga circa m 2,20, non fu affatto demolita, come risulta dalla sezione E-F della pianta 2197 del 19 marzo 1943.

 Pressac basa la sua congettura sulla seguente ordinazione della Zentralbauleitung n. 204 del 18 marzo 1943:

 «KGL Crematorio II, BW 30. Oggetto: Per [il] tavolato nello scantinato davanti davanti allo scivolo: 4 cerniere per porte lunghe 0,60 cm443, 4 cardini lunghi 9 cm. Tempo di consegna: urgente. Ordinazione della Bauleitung n. 100 del 17 marzo 1943. Esecutori: Godarski. Terminato: 19 marzo 1943».

 [«K.G.L. Krematorium II. BW 30. Przedmiot: Für Bretterverschlag im Keller vor der Rutsche: 4 Stück Türbänder 0,60 cm, lg. 4 Stück Kegel 9 cm lang. Lieferzeit: dringend. Baults. Auftrag Nr. 100 vom 17.3.43. Wykonawcy: Godarski. Uko# czono. 19.3.43»]444.

 Commentando la pianta 932(p), Pressac scrive:

 «La localizzazione centrale dello scivolo dei cadaveri, con la parte finale ben protesa tra i tre Leichenkeller avrebbe intralciato le persone che andavano dallo spogliatoio (Leichenkeller 2) alla camera a gas (Leichenkeller 1)»445.

 Per dimostrare questo intralcio, Pressac ha disegnato su un ingrandimento della pianta in questione il tragitto delle presunte vittime che sfiora la parte terminale dello scivolo. Tuttavia questo ingrandimento mostra che il corridoio di accesso al Leichenkeller 2 era largo appena 1,87 m, mentre nell'anticamera (Vorraum) da cui esso partiva, la parte terminale dello scivolo distava circa 3,4 m dal montacarichi: perché le presunte vittime che uscivano dalla strettoia del corridoio, entrando in un locale largo quasi il doppio, avrebbero dovuto essere intralciate dallo scivolo?

 Ma anche ammesso e non concesso che lo scivolo fosse stato accorciato per non intralciare le vittime, perché esso doveva essere “mascherato”? Per non far capire loro che si trovavano in un crematorio? Ma allora bisognava “mascherare” anzitutto il poderoso camino! Esiste anche un'ordinazione simile per il crematorio III, non menzionata da Pressac, recante il numero 294 e datata 10 aprile 1943:

 «Crematorio III. BW 30a, Oggetto: Per [il] tavolato nello scantinato davanti davanti allo scivolo: 4 cerniere per porte lunghe 0,60 m, 4 cardini lunghi 8 cm, 20 ganci per tubo 100 [mm] per fissare la tubazione. Tempo di consegna: fino al 15 aprile 1943. Ordinazione della Bauleitung n. 163 del 9 aprile 1943. Esecutori: Godarski, Durski. Terminato: 14 aprile 1943»

 [«Krematorium III. BW. 30 a. Przedmiot [oggetto]: Für Bretteverschlag [sic] im Keller vor der Rutsche: 4 Stück Türbänder 0,60 m lg. 4 Stück Kegel 8 cm. lg. 20 Stück Rohrhaken 100 für Befestigung der Rohrleitung. Lieferzeit: bis 15.4.43. Baults. Auftrag

 442J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., pp. 74-75.

 443 Bisogna intendere 0,60 metri.

 444 Processo Höss, tomo 11, p. 88.

 445 J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 285.

 

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 Nr. 162 vom 9.4.43. Wykonawcy: Godarski, Durski, Uko# czono [terminato]: 14.4.43»]446.

 Proprio perché, come ho spiegato sopra, per il crematorio III c'era la possibilità di non costruire affatto lo scivolo per i cadaveri, il fatto che esso sia stato ugualmente costruito e isolato con un tavolato come nel crematorio II dimostra che non si trattava affatto di un “mascheramento”.

 Senza ulteriori documenti è difficile dire a che cosa servisse questo tavolato. Esso aveva probabilmente una funzione provvisoria, dato che il testimone per eccellenza di Pressac, Henryk Tauber, lo ignora completamente. Egli infatti si limitò a dichiarare:

 «Per passare tra questi due scantinati c'era un corridoio al quale conducevano dall'esterno una scala e un piano inclinato per gettare giù i cadaveri portati dal campo per essere cremati nel crematorio»447.

 Nella prospettiva discussa nel paragrafo sul Vergasungskeller, in particolare in relazione all'obiezione di van Pelt, questo tavolato poteva servire a separare il percorso “contaminato” da quello “incontaminato”. Esso infatti, come si desume dalle 4 cerniere e dai 4 cardini, aveva due porte, che potevano dare accesso a due percorsi diversi: quello attraverso l'ingresso nel Leichenkeller 2 fino al Leichenkeller 1 e quello dal Leichenkeller 1 attraverso lo scivolo e la doppia scala verso l'esterno, o viceversa.

 In tale contesto potrebbe rientrare anche un'ordinazione della Zentralbauleitung alla Häftlings-Schlosserei dello stesso periodo di quella del tavolato. Si tratta dell'ordinazione 181 del 12 marzo 1943 che dice:

 «Zentralbauleitung. Crematorio II, BW 30. Oggetto: 1 dispositivo per appendere secondo lo schizzo, 1 guida di angolari secondo lo schizzo, 1 Feldbahnenschienengestände con avvolgimento di rete a maglia secondo schizzo. [Il] materiale dev'essere prelevato immediatamente e notificato. Termine di consegna: cominciare e terminare immediatamente. Ordinazione della Bauleitung n. 78 dell'11 marzo 1943. Effettuare la contabilizzazione con l'amministrazione del KL. Esecutori: Mirek, Dyntar. Terminato: 25 marzo 1943».

 [«Zentral Bauleitung Krematorium II BW 30. Przedmiot [oggetto]: 1 Stück Einhängevorrichtung nach Skizze, - 1 Stück Winkeleisenführung nach Skizze, - 1 Stück Feldbahnenschienengestände [sic] mit Maschendrahtumspannung nach Skizze. Material ist sofort auszuziehen, und anzugeben. Liferzeit: sofort beginnen und fertigstellen. Baults. Auftrag nr. 78 vom 11.3.43./:Verrechnung mit Verwaltung K.L. vornehmen./. Wykonawcy [esecutori]: Mirek, Dyntar. Uko# c ono [terminato]: 25.3.43»]448.

 Esiste anche un'ordinazione per il crematorio II, la n. 293 del 10 aprile 1943:

 «Crematorio III. BW 30a. Oggetto: 4 dispositivi per appendere secondo lo schizzo, 4 guide di angolari secondo lo schizzo, Feldbahnschienengestände con avvolgimento di rete a maglia secondo schizzo. Eseguire esattamente così come già eseguito con biglietto di ordinazione dell'11 marzo 1943. Lo schizzo si trova già alla Häftlings-Schlosserei. Termine di consegna: cominciare e terminare immediatamente. Effettuare la contabilizzazione con l'amministrazione del KL Auschwitz. Ordinazione della Bauleitung n. 161 del 9 aprile 1943. Esecutori: Mirek, Dyntar. Terminato: 28 aprile 1943».

 [«Krematorium III. BW. 30a. Przedmiot: 4 Stück Einhängevorrichtungen nach Skizze, - 4 Stück Winkel-eisenführungen nach Skizze, - Stück Feldbahnschienengestände [sic] mit Maschendrahtumspannung n/Skizze. Genau so anfertigen wie mit Bestellschein vom 11.3.43 bereit schon angefertigt. Skizze befindet sich schon in der Häftl. Schlosserei. Lieferzeit: sofort beginnen u. fertigstellen./: Verrechnung mit Verwaltung KL. Au. vornehmen:/ Bauleitungsauftrag Nr. 161 vom 9.4.43. Wukonawcy: Mirek, Dyntar. Uko# cono: 28.4.43»]449.

446 Processo Höss, tomo 11, p. 91.

447 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 128.

448 Processo Höss, tomo 11, p. 87.

449 Idem, p. 91.

 

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Per quanto riguarda l'ordinazione dell'11 marzo 1943 c'è anche il documento originale nel quale un'annotazione finale siglata “Jäh[hrling] e Kir[schnek] specifica che si trattava di “4 impianti completi” (“4 Stck. kompl. Anlagen”)450. Lo schizzo non si è conservato.

 Il termine “Feldbahnschienengestände” (ma la forma corretta dovrebbe essere Feldbahnschienengestänge) indica una intelaiatura metallica fatta con rotaie per ferrovia da campagna. I congegni in questione fanno pensare ai carrelli mobili per camere a gas per appendere i vestiti da disinfestare, qualcosa di simile ai disegni del documento 7, ma rivestiti di rete a maglia e dotati di una barra articolata di trazione per tenere il manovratore lontano dagli abiti contaminati.

 450 APMO, BW 1/31162 AuI, p. 317.

 

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CAPITOLO 3

 

GLI “INDIZI CRIMINALI” SECONDARI RELATIVI AL

 

CREMATORIO II

 

3.1. Origine e definizione degli “indizi criminali” secondari

 

Il confronto tra la pianta 932 (Kellergeschoss del futuro crematorio II/III), redatta originariamente il 23 gennaio 1942, con le piante successive, in particolare con le piante 1311 del 14 maggio 1942, 1300 del 18 giugno 1942, 2003 del 19 dicembre 1942 e 2197 del 19 marzo 1943, rivela delle modifiche strutturali dell'area seminterrata che Pressac interpreta in senso criminale. La sua analisi della pianta di partenza è molto accurata:

 «La data del 23 gennaio 1942 è quella della versione originale, ma non può essere accettata per questa versione, perché i seminterrati, i Leichenkeller 1 e 2 come appaiono qui non potevano essere costruiti sul posto nel campo principale per mancanza di spazio. La pianta è perciò più probabilmente una seconda versione dell'area seminterrata del crematorio progettato ridisegnata per adattarla alla nuova posizione a Birkenau, senza dubbio nell'aprile 1942. Le uniche differenze tra questa versione e quella originale del gennaio 1942 ridisegnata per il campo principale sono:

 1. Un aumento dell'area dei due Leichenkeller originariamente prevista (lettera del 22 ottobre 1941, n. 715?/41 Ho), che si spiega col fatto che il campo, originariamente progettato per 10.000-30.000 detenuti, fu accresciuto fino ad accoglierne, secondo le previsioni, 100-150.000 o anche più;

 2. Leichenkeller 1 e 2 ora progettati come locali seminterrati invece che completamente interrati a causa dell'alto livello della falda freatica a Birkenau;

 3. creazione di una terza camera mortuaria sotterranea, il Leichenkeller 3. La numerazione dei Leichenkeller 1, 2 e 3 non è spiegata in nessun documento tedesco noto.

 A giudicare dalla loro disposizione intorno alla loro fonte di approvvigionamento, lo scivolo dei cadaveri, e dal sistema di ventilazione che appare nella pianta 932, è ragionevole supporre che:

 a) il Leichenkeller 3 doveva essere la camera mortuaria di ricevimento, dove erano registrati i numeri di matricola dei cadaveri:

 b) il Leichenkeller 2 doveva essere il deposito temporaneo per cadaveri arrivati e registrati di recente in attesa della cremazione (attesa di 3 o 4 giorni);

 c) il Leichenkeller 1 doveva accogliere i cadaveri di parecchi giorni che cominciavano a decomporsi e perciò esigevano che il locale fosse ben ventilato e che dovevano essere cremati il più presto possibile.

 In questa pianta non c'è nulla che indichi il futuro uso “speciale” di questo crematorio. Al contrario, esso sembra una installazione di cremazione perfettamente normale, sebbene con una capacità molto alta»451.

 451 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., p. 284.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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Questa spiegazione, indubbiamente molto ragionevole, smentisce decisamente l'ipotesi di Pressac a proposito della capacità di cremazione dei 5 forni a 3 muffole progettati per il crematorio. Se infatti questi impianti potevano realmente cremare 1.000-1.100452 cadaveri in 24 ore e i cadaveri depositati nel Leichenkeller 2 dovevano attendere un «3 o 4 giorni» prima di essere cremati - e quelli depositati nel Leichenkeller 1 addirittura più di 4 giorni, ne consegue che la mortalità naturale prevista era di gran lunga superiore alla capacità di cremazione dei forni, cioè non meno di (1.000~1.100 x 5 =) 5.000~5.500 cadaveri al giorno: un po' troppo per una installazione «perfettamente “normale”».

 Pressac elenca poi le ragioni che contraddicono la tesi della progettazione criminale di questo crematorio:

 1) Mancanza dell'accesso al Leichenkeller 2 dall'esterno per far entrare le vittime nel futuro spogliatoio;

 2) Direzione di apertura della porta del Leichenkeller 1 (la futura camera a gas omicida) che avrebbe reso impossibile la sua apertura dopo la gasazione di un gruppo molto numeroso di vittime;

 3) Struttura della porta del Leichenkeller 1, a due battenti invece che ad uno solo, più facile da rendere a tenuta di gas;

 4) Sistema di drenaggio del Leichenkeller 1, connesso con quello della parte occidentale dell'edificio, che sbocca nella fossa di sedimentazione, sicché se nel Leichenkeller 1 si fosse usato del gas, ci sarebbe stata la possibilità di una penetrazione del gas tossico nei locali al pianterreno;

 5) Sistema di ventilazione del Leichenkeller 1 progettato per una camera mortuaria;

 6) Localizzazione centrale dello scivolo dei cadaveri, con la parte finale protesa verso il centro del vestibolo, il che avrebbe ostacolato le vittime che fossero passate dal Leichenkeller 2 al Leichenkeller 1/presunta camera a gas omicida453.

 

Indi Pressac enumera le modificazioni “criminali” presenti nelle piante successive disegnate dalla Zentralbauleitung presuntamente al fine di trasformare il crematorio in una installazione di sterminio:

 «1) Fu costruita una scala di accesso allo spogliatoio (Leichenkeller 2) dall'esterno. Nel frattempo una baracca eretta nel cortile del crematorio fu usata come spogliatoio temporaneo nella seconda metà di marzo 1943;

 2) La direzione nella quale si apriva la doppia porta del Leichenkeller 1 fu invertita (pianta 2003 del 19.12.42 disegnata da Dejaco);

 3) Questa doppia porta fu successivamente ridotta ad una porta singola a tenuta di gas;

 4) Il sistema di drenaggio del Leichenkeller 1 fu separato dagli altri drenaggi della parte  occidentale dell'edificio e sbocca direttamente in una fogna fuori dell'edificio (pianta del drenaggio 1300 del 18.6.42);

 5) L'efficienza del sistema di ventilazione del Leichenkeller 1 fu verificato dopo avervi introdotto dello Zyklon B nel marzo 1943;

 6) Una parete di legno fu costruita davanti allo scivolo dei cadaveri che provocava problemi di passaggio dal Leichenkeller 2 al Leichenkeller 1 (ordinazione 204 del 18.3.43 per il crematorio II inviata alle officine DAW);

 7) Nel Leichenkeller 1 furono installate 4 pesanti colonne di rete metallica con camini muniti di coperchi sul soffitto per introdurre lo Zyklon B (PMO schedario BW30/43, p. 12);

 8) 14454 docce finte furono installate nel soffitto del Leichenkeller 1 (PMO schedario BW 30/43 per il crematorio III);

 9) I 3 rubinetti del Leichenkeller 1 furono tolti (pianta 2197[b](r);

 10) Nel Leichenkeller 2 furono installate panche con attaccapanni nelle pareti sopra di esse;

 11) L'area del Leichenkeller 3 fu ridotta (disegno 1311 del 14.5.42), poi questa camera mortuaria fu eliminata completamente, perché nel contesto del crematorio II non aveva un uso criminale (pianta 2003 del 19.12.42)»455.

 Pressac presenta poi altri due indizi non inclusi o solo accennati in questo elenco:

 12) Eliminazione dello scivolo (Rutsche) per i cadaveri nella pianta del 19 dicembre 1942456;

 452 Idem, p. 244.

 453 Idem, pp. 284-285.

 454 Il testo originale dice erroneamente 24.

 455 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., p. 286.

 456 Idem, p. 302.

 

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13) Presenza di una baracca davanti al crematorio II nella pianta di Birkenau 2216 del 20 marzo 1943 457.

 

3.2. Considerazioni generali

 

Le trasformazioni elencate da Pressac possono apparire “criminali” soltanto se vengono prese nel loro complesso e simultaneamente; se invece si considerano singolarmente e nel loro contesto storico-cronologico - nell'arco di nove mesi - tale carattere diviene privo di senso.

 Lo scopo di queste modifiche “criminali” sarebbe stato quello di creare nei crematori II e III installazioni omicide sulla base di uno schema operativo molto elementare: spogliatoio e camera a gas omicida fornita di porta a tenuta di gas e di dispisitivi di introduzione dello Zyklon B.

 Una volta presa la decisione, sarebbe stato ovvio includere in un unico progetto tutte le modifiche necessarie per trasformare due impianti sanitari in impianti di sterminio, ma, stando a Pressac, tali modifiche sarebbero state attuate gradualmente a partire dal 18 giugno 1942 fino al febbraio 1943 e questa trasformazione rateale dei crematori appare del tutto incomprensibile.

 Basta solo rilevare che il crematorio II fu costruito senza porta di accesso dall'esterno al presunto spogliatoio e senza aperture di introduzione dello Zyklon B, che sarebbero poi state praticate perforando muri e soffitti; senza contare che il sistema di ventilazione che appare nella pianta 2197 del 19 marzo 1943 allegata alla deliberazione di consegna del crematorio II458 è uguale a quello della pianta 1173-1174 del 15 gennaio 1942.

 Due indizi (il n. 7 e 8) rientrano nel novero dei 39 indizi principali e sono già stati esaminati nei capitoli precedenti, al pari degli indizi n. 12 e 13.

 L'indizio n. 5 non si basa su alcun documento, ma su una arbitaria illazione di Pressac, come ho spiegato nel capitolo 2.6.

 Anche gli indizi n. 9 e n.10 non hanno nulla a che vedere né con le piante dei crematori né con i documenti tedeschi, essendo tratti dalla testimonianza di Henryk Tauber, perciò non sono “indizi criminali”. Come ho già accennato, Pressac adotta una metodologia alquanto curiosa: egli rifiuta in via di principio le testimonianze per fondare la sua dimostrazione esclusivamente sui documenti, ma poi aggira questo stesso principio traendo da tali testimonianze elementi che inserisce surrettiziamente nel contesto dei documenti. Ciò vale in particolare per l'indizio n. 9, che è un singolare caso di ibridismo documentario-testimoniale.

 Non resta dunque che esaminare i nuovi indizi.

 

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